Magia e superstizione: i periodi sfortunati, gli animali da tener d'occhio e alcune azioni rischiose

di Vittorio Polito. Nella precedente nota è stato trattato il tema generale della magia e superstizione, mentre in questa nota tratteremo i temi relativi ai periodi sfortunati, agli animali da tener d’occhio e ad alcune azioni rischiose.
Cicerone sosteneva che “La superstizione è un’insana paura di Dio”. Una ninna-nanna egiziana utilizzata, in tempi antichi, serviva come scaramanzia per allontanare dai bambini lo spirito che procurava la malattia. Nell’ultima strofa si fa cenno ai rimedi usati per esorcizzare il male.

Corri via tu che vieni dall’oscurità
che entri pian piano (…)
Sei venuta per baciare questo bimbo?
Io non permetterò che tu lo baci.
Sei venuta per ammutolirlo?
Io non permetterò che tu lo ammutolisca.
Sei venuta per fargli del male?
Io non permetterò che tu gli faccia del male.
Sei venuta per rapirlo via?
Io non ti permetterò di strapparlo dalla mia mano.
L’ho munito delle protezioni contro di te
Con trifoglio… cipolle… miele…

Maghi e incantatrici, nonostante condannati e perseguitati dalle istituzioni civili ed ecclesiastiche, continuano a prosperare nella nostra società. Essi hanno resistito alle persecuzioni ed ai processi: le loro “prestazioni” erano richieste sia dalle classi sociali subalterne che da quelle dirigenziali, dal momento che nell’animo umano albergano perennemente desideri di conoscenza, di vendetta, di odio, di invidia, di disperazione, di amore negato. Per quale meccanismo l’uomo moderno, apparentemente figlio della ragione, crede che alcune figure, gesti o situazioni possono condizionare il suo destino? Forse perché è molto difficile scrollarsi di dosso i pregiudizi da superstizione che abbiamo accumulato fin dalla più tenera età.
Il fenomeno appare preoccupante soprattutto perché riguarda una fascia di popolazione battezzata e che si professa cristiana. Chi segue Cristo, al contrario, dovrebbe confidare solo in Lui, e in nessun altro. Il nostro destino è esclusivamente nelle nostre mani, e in quelle di Dio che ci riempie della sua Grazia nella misura in cui gli diamo spazio nella nostra vita. I superstiziosi traggono auspici anche dalla caduta delle forbici. Bisogna farle raccogliere da altri o, se non fosse possibile, camminarci sopra prima di sollevarle. Quando le forbici cadono e le punte rimangono infisse nel terreno, corrisponde ad un presagio di morte. Regalare forbici equivale ad augurare del male. La superstizione ha trovato ampio spazio anche intorno a cose non pericolose come il pane. Prima regola non sprecare il pane. Buttarlo sarebbe un gesto destinato a condurre il sacrilego alla povertà. Infatti, il pane consacrato rappresenta il “Corpo di Cristo” e quindi al di là del valore nutritivo, riveste un ruolo sacro. Usare un pettine appartenuto ad una persona defunta, si rischia di seguire il precedente possessore. La scopa, oggetto emblematico del femminile, è sempre stato uno strumento intorno al quale la superstizione si è sbizzarrita. Un proverbio francese avverte: «Se pulisci la casa con una scopa verde in maggio, scopi via anche il padrone di casa…». Se una ragazza cammina sul manico di una scopa sarà madre prima di sposarsi. Questa superstizione forse risente dell’influenza dei numerosi riti di fecondità precristiana. Quando si cambia casa non portarsi dietro le scope vecchie, poiché così facendo si porterebbero nella nuova abitazione tutte le precedenti sventure.

I periodi della sfortuna. Al capodanno sono riconosciute delle peculiarità che nella superstizione diventano “segni” addirittura profetici. Se nel primo giorno dell’anno si incontra una persona di sesso opposto, l’anno appena iniziato sarà fortunato, al contrario sarà nefasto. Inoltre porterebbe male incontrare un prete, una suora, un vecchio o un gobbo. È buona sorte invece incontrare un frate.
C’è un’antica credenza che recita “Anno bisesto anno funesto” che accompagna la nostra esperienza quotidiana, superstizione a parte. Ma non è proprio così. Ricordate il 2000, anno bisestile, che tutti presagivano sciagure di ogni tipo che dovevano aggiungersi a quelle per il fine millennio? In realtà non è accaduto proprio nulla. Le credenze nelle disgrazie che accompagnerebbero l’anno bisestile deriverebbero dal fatto che a febbraio fu aggiunto un giorno, come intercalare nel calendario Giuliano, e quindi considerato anomalo e portatore di disgrazie. Le statistiche ci dicono comunque che disgrazie di ogni tipo accadono in tutti gli anni anche non bisestili.
Com’è noto, il cosiddetto pesce d’aprile è costituito da uno scherzo che può presentare due varianti: attaccare un pesce, o una sua rappresentazione, sulle spalle della vittima o colpire lo sfortunato con uno scherzo anche pesante. In varie località si mandavano i creduloni alla ricerca di oggetti impossibili o si invitavano a compiere azioni irrealizzabili.
Il mese di maggio, notoriamente dedicato alla Madonna, è considerato popolarmente un mese sfortunato, in particolare per quanto riguarda iniziative importanti, come sposarsi, cambiare casa, iniziare una nuova attività. L’origine di questa credenza forse è riposta nel fatto che maggio era il mese più adatto per la semina e per iniziare importanti lavori agricoli, quindi in famiglia era necessario il contributo di tutti, per cui qualsiasi iniziativa o attività erano considerate “frivole” e dannose per la già precaria economia rurale.
Nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì non bisognerebbe mai sposarsi: sarebbe la rovina della futura famiglia. Giornata fausta per il matrimonio è il sabato, perché è il “giorno della Madonna” e la protezione della Vergine rende ogni cosa certa e felice.
Giovedì e sabato sono i giorni dedicati alla magia, in cui le streghe metterebbero a segno le loro pratiche malvagie e quindi rovinerebbero ogni buona intenzione. In questi giorni, dopo l’Ave Maria, le donne devono togliere la biancheria stesa ad asciugare perché, in caso contrario, le streghe farebbero la “fattura” a quei panni, producendo effetti devastanti su quanti ne facessero uso.
Un discorso a parte merita il temutissimo venerdì. Forse la negatività deriva dal fatto che in quel giorno, secondo la tradizione cristiana, Cristo fu crocifisso. Di qui il divieto di mangiar carne, partecipare a feste e divertimenti e il detto “chi ride di venerdì piange la domenica”. Se poi il venerdì cade di 17, allora la negatività sarà massima, anche per coloro che alla superstizione credono solo un po’. Per Cristoforo Colombo, invece, il venerdì era un giorno fortunato. Partì dal porto di Palos un venerdì e mise piede sulla nuova terra di venerdì e rientrò, sempre di venerdì, a Porto Palos.


Animali da tener d’occhio. Una barbara tradizione sostiene che le allodole tenute in gabbia avrebbero cantato meglio se accecate. Da qui si è consolidato il mistero che circonda questi docili uccelli. Ascoltare il loro canto appena svegli sarebbe di buon auspicio. Leonardo Da Vinci, invece, scrisse che se un allodola si ferma al capezzale di un ammalato è possibile conoscere le sorti dell’infermo, osservando i movimenti dell’animale: se guarda l’ammalato la guarigione è assicurata, se invece lo ignora la fine è vicinissima.
In molti paesi veder volare una civetta o ascoltare il suo canto è un cattivo presagio. Forse le credenze che circondano questo volatile sono da ricercare nelle sue abitudini notturne.
In Germania, quando nasce un bambino, ci si augura di non sentire l’inquieto verso, perché in quel caso la vita del nascituro sarebbe infelice. Ma va anche ricordato che la civetta era sacra per Athena, la dea greca delle arti e delle scienze, poiché l’animale era considerato protettore della città. Ben presto, con altri uccelli come il gufo e il barbagianni, l’aura positiva diventò quella nefasta e malvagia che l’avrebbe accompagnata fino al presente. Il corvo è stato considerato un animale nefasto, annunciatore di morte e di sciagure. Associato alla stregoneria, si diceva fosse in grado di predire il futuro e quindi utilizzato da streghe e stregoni per le loro pratiche di magia nera. Il suo verso è considerato annuncio di morte. In genere la vista di questo animale è considerata negativa e terribile, probabilmente per il suo colore nero, emblematicamente connesso alla morte e al mistero. Anche il gatto entra di prepotenza fra gli animali da tener d’occhio, sempre circondato da un’aria di mistero, distaccato e individualista. La sua agilità, il suo rapido apparire e sparire come per magia, la sua capacità di vedere al buio sono caratteristiche che hanno contribuito a caratterizzare il gatto con toni spesso soprannaturali.
Notissima la superstizione che considera un annuncio di disgrazia un gatto nero che attraversa la strada. Questa credenza è viva in molti paesi, mentre negli Stati Uniti è considerato un segno positivo essere seguiti da un gatto nero. Sta di fatto che in molte località si crede che streghe e stregoni hanno la possibilità di trasformarsi in gatti neri, e sotto quelle spoglie, compiere malefatte.
Altri animali da tener d’occhio sono il maiale, collegato alla sporcizia e, in senso figurato, evidenzia la passione per le cose peggiori, il topo, forse per il suo collegamento con la peste, e il pipistrello, animale del mistero per eccellenza, collegato a tutto quello che rappresenta oscurità e mistero.

Azioni rischiose. Vi sono azioni che per ragioni ataviche e talvolta inspiegabili, si attribuiscono effetti deleteri. Si tratta di credenze che sorgono, nella maggioranza dei casi, dal valore simbolico dell’azione o per essere state causa di grandi disgrazie. Si scopre così che il meccanismo destinato ad alimentare queste superstizioni si fonda sulla consapevolezza dell’esistenza di un equilibrio governato da regole precise, la cui infrazione determinerebbe effetti spesso drammatici.
Passare sotto una scala rappresenta per buona parte del mondo occidentale una tra le azioni più temute dai superstiziosi. È utile sapere che la scala rappresenta un simbolo importante per numerose religioni, in quanto costituisce un tramite che pone in relazione cielo e terra.
Giacobbe, il Patriarca, sognò una scala lungo la quale salivano e scendevano angeli. L’episodio viene così ricordato nella Genesi (28.12): «Una scala che appoggiava sopra la terra, con la cima arrivava al cielo; e per essa ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano».
Un ultimo avvertimento: passare sotto una scala porta sfortuna, ma passare sotto una scala con un numero di pioli dispari è peggio. I danni saranno ancora più gravi.
È diffusa la superstizione che impone di non aprire mai un ombrello in casa, pena un sacco di guai, per alcuni addirittura un annuncio di morte. Vediamo perché. L’ombrello richiamerebbe il baldacchino con il quale, nella liturgia, poi riformata, era d’uso coprire il prete che portava il viatico ad un morente. Un’altra interpretazione vuole che l’ombrello aperto in casa evocherebbe il tetto rotto o, peggio, la sua mancanza, che potrebbe rappresentare un presagio di miseria. Se cade un ombrello dovrebbe raccoglierlo qualcuno che non sia il proprietario, in caso contrario sullo sfortunato ricadrebbero molte sventure. Se poi una donna raccoglie il proprio ombrello resterà zitella.
I nostri nonni dicevano che “Rovesciare l’olio porta disgrazia”, probabilmente perché non potendo usare i moderni detersivi, guardavano con rammarico la tovaglia macchiata. Molto probabilmente le credenze intorno all’olio hanno origine nell’importante ruolo che l’olio svolge nelle religioni e nel suo stretto rapporto con il sacro. Infatti in un versetto del Levitico (2.1) si dice: «Quando una persona vorrà fare un’oblazione al Signore, offra fior di farina, su cui verserà dell’olio e metterà dell’incenso».
I più razionali sostengono, invece, che la superstizione dell’olio versato sia sorto quando i pavimenti erano costruiti in legno, in cotto o in marmo non trattati. Essendo estremamente porosi e assorbenti, dove cadeva l’olio si formava una macchia indelebile e scivolosa.
Un altro versetto del Levitico (2.13) recita: «In ogni oblazione da te offerta dovrai metterci del sale; né lascerai mancare nella tua offerta il sale, simbolo di alleanza col tuo Dio». Questo forse l’importante ruolo simbolico svolto da questo prodotto nelle tradizioni religiose. E forse, come per l’olio, è facile capire perché versarne possa esse considerato nefasto. Il sale, infatti, è diventato elemento di purificazione dal male: dal rito del battesimo alle pratiche contro le streghe. Se si fa cadere del sale, si può allontanare la disgrazia con un semplice scongiuro: se ne prendono due pizzichi e si gettano alle spalle. Il sale versato sulla porta allontana le streghe, mentre quello gettato sul fuoco conduce all’inferno…
Con la rottura di uno specchio si annunciano sette anni di guai. Una tragedia forse originata dal fatto che frantumandosi, avrebbe mandato in frantumi tutte le immagini che era solito riflettere.
Nella cultura popolare si usa coprire gli specchi della casa in occasione della morte di un parente, poiché si teme che la sua anima vagante possa essere bloccata per sempre dietro le superfici riflettenti (?). Da qui forse il ricorso allo specchio da parte dei maghi per conoscere il futuro.

Continua

Nella prossima ed ultima nota tratteremo di streghe e masciare e di alcune curiosità

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