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Melania Rea: per la Cassazione Parolisi resta in carcere. Gentile: "Da domani inizia un'altra battaglia"

di Roberta Calò. "Siamo pronti a fare il processo. Inizieremo da domani a procurare nuove prove e aiutare Salvatore a dimostrare la sua estraneità al delitto, prendiamo atto del provvedimento della Suprema Corte. Si trattava di un percorso, quello compiuto dalla Cassazione, che ci poteva stare. Ora vogliamo vedere le motivazioni". Queste le prime dichiarazioni del collegio difensivo di Salvatore Parolisi, l'uomo accusato di uxoricidio ai danni della giovane Melania Rea scomparsa lo scorso 18 Aprile e ritrovata accoltellata nel Bosco delle Casermette in zona Ripe di Civitella. I giudici della Corte Suprema hanno confermato lo stato detentivo per il caporalmaggiore della caserma Clementi incriminato di omicidio e arrestato il 20 Luglio. Non sono ancora state rese note le motivazioni ma non stupisce la decisione della Cassazione che ha solo riconfermato quanto già dichiarato dagli inquirenti sia in fase preliminare che in fase di Ricorso rigettando l'istanza di scarcerazione avanzata dai rappresentanti legali di Parolisi.
"Si tratta -spiega l'avvocato Nicodemo Gentile- di una decisione che apprendiamo e che rispettiamo perchè proviene dalla Suprema Corte e fa parte di un percorso obbligato. E' una tappa importante ma interlocutoria. "
L'impianto accusatorio eretto contro l'uomo e confermato nel corso delle varie fasi investigative parlava di un imbuto emotivo che avrebbe stretto l'uomo tra le pressioni della amante Ludovica Perrone ad abbandonare la famiglia e le eventuali responsabilità economiche a cui avrebbe dovuto far fronte in caso di separazione. Lo stesso Parolisi, consapevole del suo comportamento fedifrago, aveva perfino tentato di occultare nei primi interrogatori tali verità confermate comunque in seconda battuta sia dai familiari della vittima che dalle prove legate a email, messaggi e lettere.
Eppure proprio nelle ultime ore sarebbe stata portata all'attenzione degli inquirenti una traccia ematica sulla coscia del cadavere che riportava zigrinature, simbolo di una pressione effettuata sul corpo con il polsino di una manica. Un dettaglio che contrasta con quanto dichiarato e comprovato dallo stesso Parolisi sul fatto che il giorno della scomparsa indossava una magli a mezza manica e un calzoncino. La difesa ha puntato il suo percorso sia su questo dettaglio, sia sulla presenza di tracce di dna non appartenenti al caporalmaggiore sul luogo del delitto, sia sulla mancanza di una prova effettivamente inconfutabile.
Lo stesso avvocato Gentile ha chiarito che questi elementi "rimangono validi e che saranno comunque approfonditi, come la traccia trovata sul corpo e rimasta ancora anonima, insieme all'analisi delle macchie di sangue, la Bpa. I gravi indizi non sono colpevolezza". Questo verdetto rappresenterebbe solo una "battuta d'arresto che non paralizza la difesa: Salvatore Parolisi era pronto a questo, a restare in carcere ed è pronto ad andare a processo. Da domani inizia un'altra battaglia". La prossima data che pende sul caso è il 2 Dicembre relativo alla patria potestà dello stesso caporalmaggiore relativamente alla figlia, la piccola Vittoria, al momento affidata alle amorevoli cure dei nonni materni che ne hanno chiesto l'affido temporaneo. Il Tribunale dei Minori dovrà pronunciarsi relativamente ad una sistemazione definitiva per la minore e vista la sentenza della Cassazione appare ormai alquanto prevedibile anche l'eventuale responso dei giudici partenopei.

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Pubblicato da Redazione alle 09:03. Raccolto in . Puoi seguire i commenti tramite RSS 2.0. Commenta liberamente l'articolo.
     

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