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Melania Rea: Parolisi minacciato da un mafioso

di Roberta Calò. "Peccato che non ti hanno mandato in questo carcere perchè ti avrei ucciso con le mie mani. Le donne non si toccano mai. Ma forse un giorno ci incontreremo e allora saprò cosa fare". Queste sono le parole di minaccia che un mafioso avrebbe rivolto a Salvatore Parolisi, l'uomo accusato di uxoricidio ai danni della moglie Melania Rea, uccisa lo scorso 18 Aprile con oltre trenta coltellate nel bosco delle Casermette in zona Ripe di Civitella. Il caporalmaggiore, dal primo giorno di detenzione, aveva ricevuto altre lettere, ma per la maggior parte di spasimanti, ammiratrici e familiari. Il mittente della lettera sarebbe un uomo detenuto presso il carcere di Cosenza per reati di 'ngheta.
La missiva è stata inserita nelle indagini ma non rappresenta almeno per ora una prova; si tratta di un effetto eco su una massa influenzata sicuramente dal clamore procurato da un omicidio così efferato.
Confermato intanto lo stato di arresto per Parolisi; i suoi rappresentanti legali avevano nei giorni scorsi fatto richiesta di concedere al proprio assistito la possibilità di attendere l'inizio del processo presso casa dei genitori a Frattamaggiore in provincia di Napoli. Il rifiuto è giunto dal gip Marina Tommolini, la quale probabilmente si è basata anche sui responsi dati dai giudici che in questo iter giuridico l'hanno preceduta. si tratta infatti di omicidio aggravato per la parentela sussistente tra assassino e vittima e per l'ipotesi, avanzata dalla Procura, che l'uomo possa aver commesso l'assassinio in presenza della figlia Vittoria. In quel preciso giorno, infatti, i coniugi Rea e la minore si erano recati, secondo la ricostruzione del caporalmaggiore, sul pianoro di Colle San Marco per una gita fuori porta. La donna si sarebbe poi allontanata per bisogni fisiologici dal luogo dove si trovavano teoricamente figlia e marito e non avrebbe più fatto ritorno. L'uomo stato dichiarato colpevole sia in fase preliminare che di Ricorso che dalla Cassazione. Ora la parola spetta al gip Marina Tommolini che dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta di rito abbreviato condizionato portata avanti dagli avvocati Nicodemo Gentile e Valter Biscotti; il loro intento è quello di ottenere una nuova perizia che invalida ora e modalità del delitto così come presentate dall'accusa.
Per la famiglia Rea e per il loro legale, si tratterebbe solo di un escamotage per ottenere lo sconto di un terzo della pena come previsto dal codice da penale.

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Pubblicato da Redazione alle 08:51. Raccolto in . Puoi seguire i commenti tramite RSS 2.0. Commenta liberamente l'articolo.
     

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