LA RECENSIONE. Inferno

di FREDERIC PASCALI - Hans Zimmer, capo del dipartimento musicale della DreamWorks, è ad oggi uno dei migliori compositori di musiche da film e il suo timbro inconfondibile è quasi sempre garanzia di successo. Non fa eccezione l’ultimo lavoro diretto da Ron Howard e interpretato da Tom Hanks nei panni del Prof Robert Langdon, il personaggio creato da Dan Brown protagonista di “Inferno”, l’ultimo romanzo della trilogia iniziata con il “Codice Da Vinci”.

Il Professor Langdon si risveglia in un letto d’ospedale fiorentino con una ferita al capo e una momentanea perdita di memoria. Al suo capezzale c’è la dottoressa Sienna Brooks, una giovane americana che dopo poco lo aiuta a fuggire da una killer travestita da carabiniere che fa irruzione nel suo reparto. A casa di lei Langdon, mentre cerca di capire cosa gli sia successo, trova una piccola lampada di Faraday all’interno della sua giacca. Grazie a un puntatore laser essa rivela una riproduzione dell’Inferno dantesco dipinto dal Botticelli. Forse la chiave per risolvere l’enigma dei suoi incubi collegati alle profezie apocalittiche del miliardario Zobrist. Ma non c’è più tempo per pensare, gli uomini dell’Organizzazione mondiale della sanità e quelli del “Consortium”, un fantomatico gruppo criminale, sono già sulle sue tracce.

Nonostante l’ottimo risultato al botteghino non si può certo dire che “Inferno” abbia in sé le stimmate del capolavoro. Ron Howard non riesce a cambiare le sorti di una storia che non dispone del pathos e della forza delle precedenti, in specie de “Il Codice Da Vinci”. La sceneggiatura, affidata ancora una volta a David Koepp, già presente in “Angeli e Demoni”, regge sino al finale dove si manifestano tutte le incertezze di un racconto farraginoso e stentoreo. Inceppamenti che coinvolgono parte di un cast non sempre all’altezza della situazione.

Ragguardevole e di ottima fattura l’impronta lasciata dalla fotografia di Salvatore Totino, unica nota lieta, insieme ai già citati Hans Zimmer e Tom Hanks, di una produzione, solo sulla carta, fantasmagorica.

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