domenica, dicembre 18, 2016

INTERVISTA. Uccio De Santis: "Sarebbe bello un film con tutti i comici pugliesi"

di NICOLA RICCHITELLI – E’ stato sicuramente un anno intenso per l’attore pugliese Uccio De Santis quello che si sta per concludere, dal film tutto pugliese “Mi rifaccio al trullo” fino ad arrivare nella famiglia più famosa di Italia, quella di un “Medico in famiglia”: «Si, una 'comparsata' troppo breve per la verità, una fiction con così tante puntate fare solo pochi minuti è una presenza che passa nel dimenticatoio. Però devo dire che è stata una bella esperienza, se si toglie la quantità io vedo la qualità, se alla fine quel poco che ho fatto l’ho fatto bene posso ritenermi soddisfatto».

Ma sono soprattutto gli ultimi due film – “Cena di Natale” e “Natale a Londra” – oggetto della nostra chiacchierata con l’attore barese senza dimenticare la creatura che ha reso famoso il nostro Uccio e quindi il “Mudù”.

D: Uccio, parlaci un po’ di questa “Cena di Natale” e del tuo personaggio e quindi del suo peso nella commedia? 
R: «”Cena di Natale” è chiaramente una continuazione del film “Io che amo solo te”, quindi anche in questo film sono presenti i protagonisti del primo film, un film che ruoterà attorno alla cena di Natale, ognuno con le sue problematiche, quindi abbiamo Riccardo Scamarcio che interpreta Damiano, sempre con la testa altrove con la moglie incinta – Laura Chiatti – quello che dovrebbe sapere tutto, e quindi il prete di famiglia interpretato da me alla fine si ritrova anche lui a sapere qualcosa che non sa. Sicuramente è un film che lascia una porta aperta addirittura per uneventuale terza continuazione. Il mio personaggio così come accennavo è il prete del paese, ero già stato presente nel primo film, e posso dire che in questo film mi ritrovo con un ruolo più presente visto che nel primo film ed è piaciuta sia al regista che alla produzione la mia interpretazione, quindi la mia presenza nel film è aumentata a livello di scene».

D: Quanto c’è della realtà che ci circonda in questo film?
R: «Un po’ tutto visto che si parla di amanti, di amore tra due uomini e quindi tra due donne, quindi si, quello che succede nel film è un po’ quello che succede anche nella realtà, ed è un po’ quella la formula vincente, raccontare le cose reali, sia se fai un film per il cinema che una fiction per la televisione».

D: In questo Natale ti vedremo presente anche nel film “Natale a Londra” nelle sale dallo scorso 15 dicembre… 
R: «In Natale a Londra ho un ruolo poco comico in realtà, non c’è tanta comicità nel mio personaggio, la comicità la fanno più gli altri attori presenti nel film, però anche in questo film devo dire che c’è una bella parte, di questo barese che vive a Londra e ritrova quattro vecchi amici tra cui un mago con cui aveva rapporti negli anni passati, quattro amici scapestrati un peggio dell’altro. Ecco, c’è l’esigenza di andare a rapire i cani della regina ci si riunisce, e si decide di fare questo colpo insieme. Quindi nel film io sono il barese nonostante vive a Londra anch’io, quindi questa va dal barese che poi li porta dal mago, ci si rivede dopo tanti e alla fine si decide insieme di affrontare questa impresa di rapire per l’appunto i cani della regina che sono assicurati per due milioni di euro, e siccome abbiamo bisogno tutti di soldi la formula migliore diventa appunto questa. Alla fine però finirà a tarallucci e vino perche non essendo ladri professionisti immagina un po’ cosa può succedere…».

D: Da Michele Placido a Nino Frassica, passando per Riccardo Scamarcio e tanti altri, che rapporto si sta creando con questi grandi attori?
R: «Sicuramente un rapporto ottimo, di professionalità, ovvio che quando vediamo questi artisti passeggiare per le vie delle nostre città c’è la corsa alla foto, all’autografo, specie qui da noi dove c’è un po’ il divismo. Stando insieme però ci si accorge che dietro l’artista, dietro il personaggio c’è l’uomo, c’è la donna. Quindi alla fine si crea un rapporto normalissimo che si potrebbe avere con gli amici più comuni».

D: Senza dimenticare la comparsata nella famiglia più famosa di Italia, “Un Medico in famiglia”, al fianco di uno dei mostri della comicità italiana, Lino Banfi. Cpme hai vissuto questa esperienza?
R: «Si, una 'comparsata' troppo breve per la verità, una fiction con così tante puntate fare solo pochi minuti è una presenza che passa nel dimenticatoio. Però devo dire che è stata una bella esperienza, se si toglie la quantità io vedo la qualità, se alla fine quel poco che ho fatto l’ho fatto bene posso ritenermi soddisfatto».

D: Uccio, come vedresti con 'dentro tutti' i comici pugliesi: Checco Zalone, Lino Banfi, e quindi tu…  
R: «Potrebbe essere una bella cosa però irrealizzabile, perché dietro ogni artista ci sono contratti, management, agenzie, esclusive e quant'altro e, per come stanno messe le cose ora, non è semplicissimo, di certo non per la volontà dei singoli attori».

D: Uccio, parliamo un po’ della tua creatura e quindi Mudù. Cosa ci puoi anticipare circa la nuova stagione?
R: «Stiamo girando ancora – anche se siamo attualmente fermi e quindi ripartiremo a gennaio – e mi auguro di poter lanciare una bella sorpresa oltre che su TeleNorba anche a livello nazionale. Posso comunque dire che il cast sarà comunque quello delle passate edizioni rafforzato da alcune presenze mi auguro di livello nazionale – sia pur per una o due scenette solamente – avrà sicuramente un ritmo più veloce e quindi cercheremo di adeguarci ai tempi di oggi».

D: Come spieghi questa longevità del 'Mudù' dopo circa quindici anni?
R:«Nel  momento in cui è stato realizzato, consideriamo che le barzellette si avvicinano molto alla realtà e quindi sono sempre attuali, è stato realizzato bene, e questo grazie anche a chi ha seguito le riprese, alla regia, quindi nel momento in cui realizzi una cosa tecnicamente fatta bene, interpretata bene, e con dei temi attuali, sicuramente il progetto è sempre funzionante».

D: Nel successo di un programma come 'Mudù', quanto è importante il cast di cui ci si circonda?  
R: «E’ importante perche c’è la volontà di farlo, nel momento in cui c’è qualcosa che non funziona è facile chiudere comunque il rapporto, invece nel momento in cui le cose funzionano è bene tenerseli stretti stretti, anche perché poi il pubblico si affeziona al personaggio, quindi è giusto non deluderli, quindi squadra che vince non cambia».

D: Quando nasce l’idea di portare in televisione 'Mudù'?
R: «Tutto nasce nel 2000, volevo fare questo programma comico cucito su di me, erano i tempi in cui facevo 'La sai l’ultima', quindi pensai che anziché raccontarle le barzellette di realizzare dei cortometraggi per la televisione. E fu così che nell’arco di dieci minuti è nato Mudù, sceneggiare le barzellette anziché raccontarle».

D: Dire “La sai l’ultima” significa dire anche, e soprattutto, Gigi Sabani. Cosa ricordi di questo grande personaggio della televisione italiana?
R: «Diciamo che nelle edizioni dove io ho partecipato lui non c’era mai, quindi ho zero ricordi visto che le edizioni dove io c’ero ha presentato c’era Gerry Scotti. Ho avuto modo di incontrarlo in un paio di occasioni, dal vivo, e tutto quello che posso dire è che era davvero un grande artista, peccato per averci lasciato così giovane. Della “Sai l’ultima” ho ricordi molto belli, erano le prime esperienze televisive, non era facile perché avevi poco tempo per farti notare».

D:Cosa c’è nel futuro di Uccio De Santis?
R: «C’è l’idea di un altro film, di uno spettacolo teatrale, ma questo per la stagione 2017/2018, però tra teatr, cinema e televisione fortunatamente non sono mai fermo».

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