sabato, dicembre 31, 2016

INTERVISTA. Virginia Raffaele. "Il Teatro? Un luogo a me caro e rassicurante"

di NICOLA RICCHITELLI – Giungerà anche in Puglia la comicità di Virginia Raffaele – a Barletta al teatro G.Curci dal 6 al 8 gennaio e a Bari sul prestigioso palco del teatro Petruzzelli – con lo spettacolo “Perfomance” giunto ormai alla seconda stagione.

La presenza dell’attrice romana qui in Puglia è stata occasione per una conversazione sullo spettacolo che da ormai due stagioni porta nei vari teatri italiani. Di seguito la nostra chiacchierata con la talentuosa e indiscussa regina della comicità italiana.

Virginia, cosa si dovranno aspettare il pubblico di Bari e Barletta in occasione dello spettacolo “Perfomance”?
I personaggi, o meglio, le “istallazioni umane” che porto in scena, tra cui Belen, la criminologa Roberta Bruzzone, Ornella Vanoni e tante altre, che monologano e dialogano tra loro in un gioco di specchi e di rimandi frutto della genialità registica di Gianpiero Solari. Tutte donne molto diverse tra loro, che però sintetizzano alcune delle ossessioni ricorrenti della società contemporanea declinate secondo la lente deformante e irriverente dell’ironia e della satira: vanità, scaltrezza, voglia di affermazione e, forse, la scarsa coscienza di sé. Qua e là, tra le maschere, in scena arrivo anche io, “vestita” da Virginia Raffaele, che interagisco con le mie creature, in cerca della mia identità.

Qual è il suo rapporto con il teatro?
Ma per chi fa il mio mestiere salire sul palco, un qualsiasi palco, è sempre emozionante. In teatro ci sono cresciuta, le mie prime esperienze le ho fatte lì. Non può che essere un luogo a me caro e rassicurante. Questa è la magia del teatro.


Quanto lavoro c’è dietro l’ottima riuscita delle sue imitazioni?
Tutti i personaggi richiedono un grande lavoro perché io non riproduco esattamente timbro e tono della persona che imito, piuttosto reinterpreto esseri umani esistenti mettendoci del mio. Do una visione più personale, una mia chiave di lettura del personaggio. La cosa più faticosa però è il momento del trucco, parliamo di una media di 4 ore di seduta per ogni personaggio.

Quali elementi deve avere un personaggio per essere imitabile?
Al di là della verosimiglianza fisica alla quale arrivo grazie al mio team di truccatori guidati da Bruno Biagi, possono essere gli elementi più disparati. Magari un gesto, un timbro di voce, una camminata mi colpiscono talmente tanto che parto da lì per creare l’intero personaggio. Io non riproduco esattamente timbro e tono della persona che imito, piuttosto reinterpreto esseri umani esistenti. Per questo preferisco chiamarle “istallazioni umane”, perché c’è anche una visione più personale, una mia chiave di lettura del personaggio. Il lavoro che faccio sui personaggi è attoriale, cioè di immedesimazione totale nel personaggio.

Possiamo dire che la svolta della tua carriera è avvenuta con “Quelli che il calcio…”?
In realtà è stato l’incontro con la Gialappa’s quello decisivo per il mio lavoro sulle imitazioni. Durante Mai dire Grande Fratello mi dissero: “Se senti un suono e lo rifai, saprai anche rifare una voce una volta sentita”. Così sono nate Giusi Ferreri e tante altre imitazioni.

E quindi Sanremo non più di un anno fa, che effetto ti ha fatto calcare il palco dell’Ariston?
L’impatto mediatico del Festival è enorme, difficile capirlo se non si è dentro quel contesto. Ma per arrivare fino a lì ho studiato tanto, ho fatto spettacoli nei teatrini da 50 posti. Una gavetta lunga e faticosa, fatta non solo di teatro, ma anche di televisione e tanta radio, in particolare Radio2 dalle prime cose con Lillo e Greg in poi.

Virginia, lei si sente imitabile o inimitabile?
Io risiedo dentro ad ogni mio personaggio, sono in ognuna di loro, ognuna di loro è dentro di me. E’ un reciproco scambio. Penso che proprio in questa alchimia tra me e i miei personaggi risieda il seme di ogni risata del pubblico in sala.

Virginia, due parole su questa Puglia e quindi Bari e Barletta
Sono venuta qui ai miei esordi perché partecipavo a dei festival dedicati alla comicità. Mi sono sempre divertita e torno volentieri ad esibirmi in un one woman show tutto mio.
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