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  • INTERVISTA. Francesco Gabbani e quella nostra chiacchierata di un anno fa

    di NICOLA RICCHITELLI - Erano i giorni di 'Amen', il brano che faceva conoscere il vincitore della 67ma edizione del festival di Sanremo, una vittoria ottenuta al termine di un percorso controverso in quel Sanremo giovani che lo vide dapprima eliminato nello scontro diretto con Miele, ma poi il verdetto fu ribaltato non appena si scoprì l’errore tecnico. Chissà cosa sarebbe successo oggi se quel errore non fosse stato mai scoperto. Nel dubbio vi riproponiamo quanto detto in quell’occasione da Francesco Gabbani in una intervista telefonica recuperata dall’archivio del Giornale di Puglia.

    D: Francesco, possiamo dire che un “Amen” ti sta cambiando la vita almeno dal punto di vista professionale?
    R:«Si, possiamo dire proprio così, per assurdo va a conferma del significato della canzone nel senso al contrario, perchè nella canzone la proposta – in maniera sarcastica – è proprio quella di non cercare di risolvere la propria vita consapevolmente tramite un amen, invece nel mio caso ironicamente devo dire proprio di si, la canzone 'Amen', almeno quotidianamente, mi sta cambiando la vita».

    D: Come nasce il testo di questa canzone, che appunto è un testo molto particolare?
    R:«Il testo nasce in collaborazione con il mio compagno autorale Fabio Ilaqua, con il quale scrivo canzoni da oramai due anni; nasce in realtà da un esigenza espressiva così come tutte le canzoni che scriviamo. In questo caso l’idea era quella di porre una riflessione su modo di vivere i nostri giorni, sul fatto che tante volte la tendenza culturale italiana è quella di cercare di trovare la risoluzione delle nostre vite in qualcosa di esterno a noi, e quindi nell’attesa di un miracolo che possa arrivare e risolvere tutto. Ecco, con questa canzone ho cercato di far riflettere sul fatto di far spostare su se stessi, e quindi rivalutare se stessi, il proprio destino, perché alla fine tutto dipende da noi, il miracolo vero siamo noi».

    D: Come nasce la scelta per l’appunto di presentare questo pezzo al festival di Sanremo?
    R:«Dunuqe, in realtà non era stato scritto per Sanremo, diciamo pure che aveva avuto una sua vita indipendente, nel momento in cui avevo scelto di presentarmi al festival; possiamo dire che questa canzone ci è sembrata più appropriata, un po’ per il potenziale che aveva come brano indipendentemente da Sanremo, e comunque rappresentava la formula con cui in questo momento ho il piacere di esprimermi musicalmente, perché è un brano – così come il resto del disco – che ha un sound elettronico che fa ballare e divertire, e quindi abbiamo questo primo approccio; dall’altro abbiamo un testo che è un motivo per riflettere, quindi vi è la spensieratezza del sound e il tentativo di riflessione del testo. In sintesi posso dire che è un brano che mi rappresenta».

    D: Francesco come hai vissuto quel piccolo incidente, quella eliminazione non eliminazione in corso della prima serata?
    R:«L’ho vissuto come tale! Praticamente dopo il primo verdetto che mi dava escluso è normale che io abbia avuto un tracollo emotivo, mentalmente in quel momento vi era grande delusione, poi i giochi si sono riaperti, devo dire che è stato un momento emotivamente molto forte, però sono contento che alla fine tutto sia stato chiarito».

    D: Aldilà che tutto si sia risolto, però è stato un incidente che ha rischiato di compromettere il tuo percorso al festival e, perché no, il tuo percorso musicale…
    R:«Sicuramente, devo dire una cosa, che la motivazione per cui dopo si sia fatta luce su questa cosa è sicuramente da attribuire al fatto che ci troviamo nell’era del web, perché questo, perché la sala stampa – che è quella che ha avuto difficoltà nel voto – nei momenti successivi al primo verdetto, ha pubblicato sul web il fatto che vi fosse stato un errore di votazione. A quel punto l’organizzazione del festival non poteva non dare peso a questa cosa che rischiava di far fare loro questa figuraccia. Però, devo dire – io sono figlio del web - che se non vi fosse stata la rete avrebbero forse insabbiato tutto, avrebbero lasciato le cose così come sono e avrebbero detto 'Andiamo avanti'».

    D: Francesco, tra gli attestati di stima vi è quello di un vescovo che, a quanto pare, ha addirittura cantato la tua canzone. Come hai vissuto questa cosa?
    R:«In realtà in maniera positiva, perché essendo esposto artisticamente si parla di me, della mia canzone. Sicuramente è un vantaggio, ma credo che sia bello vedere che ognuno la canzone la interpreta a proprio modo e in qualche modo la fa sua. Il monsignore che ha cantato la canzone la usa per spiegare talune cose ai suoi ragazzi, anche se credo che non ha carpito fino in fondo il vero significato di essa. Però mi sta bene lo stesso, se può diventare anche in quel contesto un motivo per riflettere… ben venga!».

    D: Il tuo rapporto con la fede?
    R:«Il mio rapporto con la fede è di grande rispetto per chi c’è l’ha, per chi la pratica. Io però, ad oggi, pur avendo in realtà tutti i sacramenti cattolici fino alla cresima, perché ho avuto insegnamenti di tipo cattolici sin da giovane, ad oggi devo dire che non sono praticante, perchè se devo essere sincero ho difficoltà ad accettare tutto ciò che ha basi dogmatiche. Quindi devo dire che non sono praticante e non sono credente, però ho un grande rispetto per chi ha un senso di grande religiosità e per chi ha una fede in qualcosa, perchè credo che chi ha fede in qualcosa può portare del buono nelle nostre vite».

    D: Quali sono i temi che affronti nel tuo nuovo album 'Eternamente ora'?
    R: «I temi sono abbastanza eterogenei. E' un disco che parla di tematiche sociali, che parla di rapporto tra individualità e collettività, della paura sociale intesa come la paura mediatica, nel senso che siamo succubi dell’azione mediatica e quindi televisiva. Parla del rapporto con la tecnologia, si parla anche di sentimento: posso dire che è un disco eterogeneo. Quello che mi auguro è che la mia musica possa da una parte far divertire in maniera spensierata, ma che dall’altra rappresenti un occasione per far riflettere, perché alla fine questa è anche un po’ l’espressione di me stesso, visto che sono così nella vita. Da un po’ di tempo ho iniziato a vivere di questo connubio…».
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