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mercoledì, marzo 14, 2012

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei / I padri della grafologia

di Stefania De Matola. Il desiderio di indagare gli aspetti della personalità di uno scrivente attraverso l’analisi della sua grafia ha origini molto antiche. In tutte le epoche storiche e presso tutti i popoli, sin dall’antico Egitto, gli appassionati si sono succeduti nel tentativo di capire il carattere delle persone dalla scrittura. In Grecia se ne occupò Aristotele; nell’antica Roma, lo storiografo Svetonio dedusse alcune interpretazioni del carattere dell’imperatore Cesare Augusto studiando la sua grafia. Ancora dal Medio Evo sono pervenuti studi di correlazioni tra personalità e scrittura, ma il vero studio sistematico dei segni grafici risale al XIX secolo in Francia.

Fu l’abate Jean Hippolyte Michon (1806-1881) che iniziò il metodo di ricerca a cui diede il nome di grafologia.
Michon effettuò uno studio su quaranta mila scritture catalogando i segni ricorrenti e, nonostante il limite dovuto alla meccanicità della tipizzazione, il suo prezioso e faticoso lavoro aprì la strada al suo allevo Jules Crépieux-Jamin che è considerato il vero padre della disciplina. Nel 1871 Michon fondò la Société Françase de Graphologie ancora oggi organizzazione più importante per la grafologia francese. Partendo dallo studio di Michon, Crépieux-Jamin (1859-1940) elaborò un sistema gerarchico di categorie dominanti, detti Generi, da cui derivano le Specie, cioè le diverse modalità in cui i generi si posso esprimere. Ogni segno grafico, secondo il suo metodo, non ha un valore fisso, ma va interpretato nell’ambito generale della scrittura.


In Germania, il filosofo Ludwig Klages (1872-1956) introduce nella grafologia il concetto di Formniveau che rappresenta il livello di energia vitale espressa nella scrittura.


In Svizzera è Max Pulver (1889-1952), filosofo e autore di derivazione junghiana, che utilizza il criterio dell’approccio globale nell’esame della scrittura ed introduce i primi concetti psicoanalitici nel metodo grafologico. Fondamentale il suo contributo con la teoria del simbolismo nella scrittura, in particolar modo nello studio della direzione e dello spazio.


In Italia il caposcuola della grafologia è Padre Girolamo Moretti (1874-1963); il suo metodo si basa sulla misurazione dei segni grafici che, secondo Moretti, rappresentano le forze dinamiche presenti nella psiche che possono agire in sintonia, in contrasto o autonomamente.


Altri importantissimi studiosi che hanno contribuito a far crescere la grafologia sono: Rudolph Pophal, grafologo e neurologo tedesco che effettuò studi sulla tensione del tratto mettendolo in relazione con grado di adattamento sociale e Ania Teillard, allieva di Jung che per prima elaborò le correlazioni grafologiche con i tipi psicologici junghiani.

Nel tempo, attraverso l’opera di altri capiscuola e dei loro seguaci, la grafologia si è poi diffusa nel mondo e ha ormai raggiunto la dignità di scienza umana.

martedì, marzo 06, 2012

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei / Come riconoscere una persona pratica e con autostima

Profilo di personalità – donna 40 anni impiegata

La grafia appartiene a una donna pratica, organizzata nella sua vita quotidiana e con una buona autostima. Sul piano intellettivo è valida grazie a una mente chiara guidata efficacemente da lucidità. Il suo pensiero è analitico e ben organizzato inoltre il tipo di ragionamento, ricco di pause di riflessione, le fa scegliere soluzioni semplici evitando inutili complicazioni. La tendenza ad analizzare dettagliatamente le circostanze può suscitare, tuttavia, un rallentamento nel passaggio all’azione. Soffermandosi a riflettere infatti perde di vista l’obiettivo e la sua energia psico-fisica non è sufficiente a farla evolvere nel suo percorso di vita. Ecco infatti che per la scrivente nascono delle difficoltà nel momento in cui deve realizzare, trasformare il progetto in un risultato concreto. Non sembra abbastanza motivata e quindi rischia di cadere nell’apatia. Sul lavoro può pertanto apparire demotivata quando deve svolgere i compiti assegnati. Può arrivare ad opporsi e a essere disattenta, ma tutto nasce da una certa insoddisfazione interiore. Le ambizioni sono solo apparenti. Ella rivendica socialmente un’importanza e una sicurezza che in realtà non sente di avere e non le interessa avere.
In generale l’entusiasmo è più apparente che reale. Sembra che la scrivente lo desideri, ma non trovi una vera spinta che la movimenti verso il futuro per raggiungere i suoi obiettivi. Si aggiunge che per lei è difficile prendere decisioni nonostante si sia resa indipendente e non si lasci condizionare. È coinvolta nelle sue convinzioni e magari non vedendo le cose con il giusto distacco, può sentirsi incompresa e, invece di difendere le proprie idee, rinuncia e si adegua.
Questo atteggiamento può essere scambiato per indifferenza nei confronti degli altri ma solo perché è una persona che seleziona le amicizie e gli interlocutori. La timidezza che talvolta manifesta nasconde una profonda sensibilità affettiva anche se l’atteggiamento esteriore che più frequentemente adotta è quello della relazione facilmente stabilita e spontanea. I sentimenti sono importanti per lei che li mostra con schiettezza e trasparenza.
Una personalità quindi che deve ancora completare la strada verso la realizzazione. Deve trovare le risorse per affermarsi e sbloccare una progressione che finora è stata un po’ incerta.

Rubrica di grafologia
a cura di Stefania De Matola

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stefania.dematola@gmail.com

martedì, febbraio 28, 2012

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei / Il profilo grafologico di un uomo dinamico

di Stefania De Matola. La scrittura in analisi appartiene ad un uomo, di 50 anni che svolge l’attività di editore. Già dalla prima osservazione risulterà evidente anche agli occhi di non esperti in grafologia che la grafia è animata da un forte dinamismo che fa vibrare le forme personalizzate. L’aspetto con cui di presenta è quello della vivacità, di una personalità dinamica.


(figura 1)

Questa tendenza a favorire il movimento si ripercuote sulla forma delle lettere che ne risultano talvolta schiacciate, tirate verso destra e non ben formate. Nell’atto di scrivere e quindi nell’esprimere la sua personalità, lo scrivente non si cura molto dell’aspetto esteriore con cui si presenta all’ambiente perché ciò gli farebbe “perdere tempo” mentre preferisce attivarsi per realizzare i suoi propositi. Ne deriva una comunicazione con l’esterno basata sulla diplomazia e senza seguire schemi prestabiliti, ma un ordine personale. Lo scrivente non ama i conflitti ed evita gli scontri diretti. Si mostra coerente e senza complicazioni (anche queste una inutile perdita di tempo). Tuttavia, in alcuni casi per fretta o superficialità, non è molto chiaro, e quindi rischia di essere frainteso.
Dove si esprime la massima intensità del carattere è nel lavoro. L’attività sembra occupare uno spazio importante nell’esistenza dello scrivente che sa sostenere un buon ritmo di lavoro e portare rapidamente a termine gli impegni, anche se rischia di rimanere su un livello superficiale per impazienza o scarso interesse.
Egli ha vivacità mentale e apertura di idee e un moderato controllo che però è sufficiente a mantenere un certo equilibrio tra razionalità e istinto. Il pensiero è logico e deduttivo anche con capacità di analisi. È dotato di creatività ma solo nei campi di interesse e per breve durata, fin quando non è attratto dalla successiva novità.


(figura2)

I rapporti sociali sono spontanei senza però superare il livello di conoscenza generica. I modi diplomatici e riservati sono più apparenti che reali visto che possono nascondere convinzioni critiche nei confronti degli altri e bisogni egocentrici.
In conclusione, la personalità scrivente è più libera che imbrigliata nel controllo razionale e l’istinto creativo regala anche una certa originalità, ma l’adattamento all’ambiente è solo parzialmente riuscito nascosto dietro una facciata di calma, ma che invece trattiene sentimenti di insoddisfazione e irrequietezza.

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mercoledì, febbraio 22, 2012

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei / Armonia nella scrittura

di Stefania De Matola. Nella tecnica di indagine grafologica che studia la personalità dell’individuo attraverso la scrittura spontanea, un elemento molto importante è quello di armonia. Il concetto è stato introdotto nei primi del ‘900 dal padre fondatore della scuola francese Crepieux-Jamin e viene ancora oggi inserita nel programma di studi di molti corsi di grafologia. Per stabilire se una scrittura è armonica, si valutano sette parametri a cui si dà un valore (+ se presente, - se assente, +/- se presente con moderatezza). I parametri dell’armonia grafologica sono:

- Proporzione
- Ordine
- Omogeneità
- Chiarezza
- Aissance (Flessibilità)
- Semplicità
- Sobrietà

Proporzione Questo parametro si riferisce alle tre zone della grafia (zona alta, zona media, zona bassa) nessuna delle quali deve eccedere perché sia preservata l’armonia.
Ordine L’ordine deve essere rispettato sia nella collocazione della scrittura nel foglio sia nell’impressione generale che la stessa trasmette all’occhio che la osserva.
Omogeneità Si intende in questo caso una grafia che si presenta nello stesso modo per tutto il testo, al contrario di alcune grafie che sembrano vergate da mani diverse.
Chiarezza Scrivere vuol dire comunicare e quindi una grafia chiara e leggibile soddisfa un parametro importante dell’armonia.
Aissance (Flessibilità) Il termine francese trova in “flessibilità” la traduzione più riuscita con cui si intende che il tracciato grafico si sviluppa in modo morbido, elastico e senza scatti né urti.
Semplicità Per avere una scrittura semplice la forma non deve essere complicata da segni grafici inutili che appesantiscano il tracciato e rallentino il suo volgere verso la destra.
Sobrietà Non solo semplicità nella forma e nei gesti, ma anche un aspetto sobrio nel senso di mancanza di qualsiasi tipo di eccesso. La sobrietà ricorda anche l’eleganza e il non aver bisogno di mettersi in mostra con eccentricità o stranezze.


(figura 1 - scrittura armonica)

Una scrittura armonica riflette una personalità che è in equilibrio, che si adatta bene all’ambiente in cui si trova e che ha trovato in modo spontaneo la migliore strategia di adattamento al mondo. Il carattere della persona è accomodante, scevro da comportamenti eccessivi e atteggiamenti estrosi che servono ad attirare l’attenzione. Evita gli scontri diretti e non ha grandi ambizioni, questo forse un aspetto sfavorevole soprattutto nella valutazione dell’individuo dal punto di vista della selezione del personale.

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martedì, febbraio 14, 2012

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei / Velocità di scrittura, velocità di pensiero

a cura di Stefania De Matola. Nella nostra società siamo sempre più chiamati ad assolvere numerosi impegni nell’arco fisso delle ventiquattrore ore e questo ci costringe ad aumentare la velocità con cui agiamo, pensiamo, comunichiamo. L’utilizzo continuato di strumenti di comunicazione favorisce la rapidità di scrittura man mano che l’allenamento ci fa acquisire il gesto: si pensi a quando componiamo sms al cellulare o scriviamo al computer. In tempi meno recenti, si utilizzavano la stenografia e la stenotipia per velocizzare la registrazione scritta di un discorso.
In grafologia la velocità è una caratteristica importante che si prende in considerazione nell’analizzare una scrittura. Crepieux-Jamin, il fondatore della scuola francese, ha individuato nella velocità uno degli otto generi (caratteristiche) della grafologia. Eppure si tratta della caratteristica più difficile da rilevare per il grafologo: il rilevamento esatto della velocità è impossibile salvo che l’esaminatore sia presente al momento del rilascio del saggio grafico. Cronometro alla mano, potrebbe catalogare la scrittura in base al numero di lettere vergate in un minuto.

Scrittura Lenta per meno di 100 lettere al minuto
Scrittura Posata per circa 130 lettere al minuto
Scrittura Accelerata per circa 160 lettere al minuto
Scrittura Rapida per circa 190 lettere al minuto
Scrittura Precipitata per oltre 190 lettere al minuto


(Figura 1 – Scrittura Rapida)

Il più delle volte, invece, il grafologo si trova ad analizzare uno scritto già stilato e in questo caso utilizza segni grafici per ricostruire se una scrittura è più rapida o più lenta. I più comuni segni di velocità sono: l’andamento sciolto, i legamenti con poche alzate di penna, la pressione leggera, la forma semplice, la progressività mentre segni di lentezza frequenti sono: una forma complicata, un tratto appoggiato, le lettere staccate, un tracciato rigido ed angoloso.
Una scrittura rapida è sempre un segno positivo in quanto traduce una velocità di pensiero e di passaggio dall’idea all’azione. Soprattutto in ambito professionale per la selezione del personale, una grafia rapida è garanzia di capacità di svolgere l’attività con ritmo, efficienza e senza sprechi di energia. Il massimo della efficacia si ottiene per scriventi che hanno una grafia Posata o Accelerata; sono questi individui i più equilibrati, quelli che ottengono il risultato migliore con il minimo dispendio.
Un esagerato dinamismo, infatti, diventa un rischio per coloro che, essendo troppo concentrati sull’obiettivo, perdono di vista la corretta pianificazione e trascendono nell’eccessiva emotività, nell’ansia e in agitazione nel caso di scrittura Rapida fino all’imprudenza e alla superficialità nel caso di scrittura Precipitata. Analogo eccesso in senso opposto ha comunque un significato negativo perché se una scrittura lenta suggerisce calma, valutazione dei rischi e pazienza, la troppa lentezza se il contesto grafico lo conferma, può anche significare tendenza a dissimulare oppure pigrizia e scarsa spontaneità nei rapporti.


(Figura 2 – Scrittura Lenta)


(Figura 3 – Scrittura Precipitata)

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