Visualizzazione post con etichetta Ghost Hunters Puglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ghost Hunters Puglia. Mostra tutti i post

martedì, novembre 08, 2016

Puglia Folklore, al via il turismo del mistero

BARI - Inaugurato un nuovo portale web che si prefigge lo scopo di divulgare in tutto il mondo il meraviglioso folklore pugliese. Il folklore è l'insieme delle credenze popolari, leggende ed antiche tradizioni, facenti parte della cultura contadina propria delle varie zone di appartenenza; una mole di informazioni da studiare, raccogliere, preservare e divulgare al fine di far conoscere la vera “anima” territoriale.

Pugliafolklore.it (www.pugliafolklore.it), questo il nome del sito internet ideato e gestito da Mario Contino, studioso ed esperto del folklore mondiale, fondatore dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) e del blog “universo del Mistero”, autore di diverse pubblicazioni librarie e di molti articoli giornalistici presenti anche su riviste di settore di importanza nazionale quali: “Misteri d'Italia”, “Enigmi”, “Italia Misteriosa” ecc.

Alla domanda “Perchè ha ideato il portale pugliafolklore”, Contino dichiara: A mio avviso il folklore, non solo pugliese, dovrebbe essere introdotto nelle scuole. È una materia ricca di fascino, mistero, magia a volte, ciò che stuzzica l'immaginazione e l'ingegno dei giovani studenti, rendendo le ore di lezione più leggere.

A differenza dei romanzi fantasy, però, il folklore racchiude in sè verità storiche che contribuiscono ad arricchire la società di nozioni spesso difficili da ricordare in relazione ai normali canoni di studio. Ho deciso di creare il portale “pugliafolklore.it” al fine di far conoscere un lato della mia Puglia poco noto, meritevole di attenzione, in grado di richiamare un turismo culturale attento e destagionalizzato, a di là del classico turismo da “movida” estiva o da spiaggia".

Allora ben venga il folklore, lì dove è inteso come Contino ha spiegato e trattato con serietà di intenti, al di là dei troppi usi ed abusi che molti gruppi di pseudo ricercatori e trasmissioni radiotelevisive fanno di questa materia.

Come già accade in Scozia, nel Regno Unito, negli Usa ed in tante altre parti del mondo, il folklore può realmente lanciare un turismo diversificato e destagionalizzato in grado, forse, di risanare sia l'immagine che parte dell'economia della nostra Puglia.

Siamo certi che con Mario Contino, tra i pochi veri esperti di folklore pugliesi, il portale “pugliafolklore” possa diventare un vero punto di riferimento in ambito nazionale, e non solo, per tutti gli appassionati della materia.
Condividi:

lunedì, agosto 29, 2016

Il Bafometto, un mostro nel cuore di Lecce

di MARIO CONTINO — Passeggiando tra i magnifici palazzi leccesi, godendo della vista dello sfarzoso Barocco, delle imponenti chiese, delle cripte e dei cunicoli che celano antichi ma vivi misteri, non ho potuto non notare, tra simbolismi vari e soprattutto iniziatico-massonici, la figura del dio barbuto che tanto fece discutere in ogni tempo: Baphomet, da molti descritto come un "mostro" o addirittura "il diavolo".

Bafometto è un idolo pagano, della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari o, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis ("poveri compagni d'armi di Cristo e del tempio di Salomone").

Questa figura, ricorrente nella letteratura occultista, viene descritta in vari modi:
Una testa con due facce,
Un idolo-gatto,
Una testa barbuta.

Con il tempo, il Bafometto è stato associato alla figura di Satana, ma ciò non è certo una novità, sono molti gli idoli pagani ai quali è toccata simile sorte nell'azione distruttiva attuata dalla Chiesa, in più la Santa Inquisizione, conosceva certamente metodi di tortura in grado di far confessare, anche ad un ateo, la venerazione per un qualsiasi dio.

Non è ben chiara l'origine del termine, secondo Idries Shah - famoso scrittore britannico autore di molte pubblicazioni inerenti tematiche quali stregoneria, magia etc. - Baphometde riverebbe dal sostantivo in arabo: “Abu fihama”, traducibile con: "padre dell'ignoto", e associato al sufismo, ossia una ricerca a carattere mistico propria della cultura araba.

Interessante è questa definizione in merito alle teorie occultiste secondo le quali la parola “amen” pronunciata spesso nella liturgia cristiana, deriverebbe non dalla lingua latina ma dal termine “Amon” riferibile ad un antichissima divinità spesso identificata come: “Il Celato”, tra quest'ultima definizione e "padre dell'ignoto" potrebbero sussistere numerosi collegamenti.

Eliphas Lévi, probabilmente il più famoso studioso di esoterismo dell'ottocento, almeno a livello commerciale, fa riferimento diverse volte al Bafometto.

Lévi lo raffigura, nella sua opera “Dogma e rituale dell'alta magia” 1855-56, come un capro alato ed umanoide, con il seno femminile ed una torcia tra le lunghe corna, al centro della fronte vi era inciso un “pentacolo”.

Quanta confusione e quanto mistero celati dietro questo affascinante simbolo, confusione in quanto si è spesso accostato il Bafometto al satanismo, non dimentichiamoci che una testa di capro all'interno di un pentacolo rovesciato è uno dei simboli occasionalmente adottati proprio da quest'ultima realtà.

In relazione al possibile significato di “Padre dell'Ignoto”, a mio avviso, sarebbe come riconoscere l'esistenza di una realtà definita ed una indefinita, e dunque riconoscere se stessi in questo "tutto" naturale del quale, spesso, non ci accorgiamo neppure.

La figura del Dio barbuto, del capro umanoide, è facilmente riconducibile al Dio Pan e non è detto che Bafometto non ne sia una diretta derivazione.

Nella mitologia greca il Dio Pan era una divinità che viveva al di fuori della cerchia degli dei olimpici, se così possiamo dire. Metà uomo e metà capro con una folta barba e lunghe corna, figlio del Dio Ermes e della Ninfa Driope.

Un Dio associato alla natura selvaggia ma anche al “tutto”, volendo vedere in questa assoluta totalità la forza creatrice naturale nella sua massima espressione e completezza.

Secondo la mitologia, durante un epica battaglia, gli Dei furono quasi sconfitti da Tifone e si nascosero tutti in Egitto assumendo le sembianze di animali vari. Pan trasformo solo la sua parte inferiore in pesce e si rifuggiò in un fiume, quando Zeus stava però per essere sconfitto, Pan lanciò un terrificante urlo, tanto potente da spiazzare il nemico e permettere così la vittoria di Zeus. Il padre degli Dei lo ringraziò ponendo nel cielo la costellazione del capricorno, ad onore di un potentissimo e coraggioso Dio.

Secondo alcuni studiosi Pan era assimilato anche a Phanes o Fanes, dal greco antico Phanês con significato di “Luce”, il primo vero Re dell'universo che cedette il suo potere solo perché stanco di governare.

Luce?
Portatore di luce?
Che sia forse un riferimento a Lucifero?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Dunque una Divinità primordiale molto potente potrebbe celarsi dietro al simbolo del Bafometto – Pan?

Non posso ne confermarlo ne smentirlo, è certamente un ipotesi da non scartare a priori.

Vi è la possibilità che i Cavalieri templari avessero adottato questa divinità successivamente a scoperte fatte in terra santa e basate sullo studio di antichi testi sacri?

Studi e verità scomode potrebbero proprio aver firmato la loro condanna, ma questa è un altra storia che merita certamente un capitolo a se stante.

Un mostro, un'antica divinità, un richiamo alla natura selvaggia, nessuno conosce il vero significato del Bafometto, che ad oggi ha realmente ragione per esser considerato "il celato", proprio per questa ignoranza che circonderebbe la sua figura.

Potremmo descriverne i significati alchemici, ma l'ermetismo che dovremmo citare renderebbe troppo faticosa la lettura di questo articolo alla maggior parte dei curiosi.

Vorrei solo che, nel momento in cui osserverete un Bafomet sulla facciata di un palazzo o sulla colonna di una chiesa, o in qualsiasi altra parte, vi ricordaste di non considerarlo come semplice maschera apotropaica. Questo idolo cela forse uno dei misteri più grandi della storia dell'uomo... O forse no.
Condividi:

venerdì, agosto 26, 2016

Massafra, culla del folklore pugliese

di MARIO CONTINO — Massafra, in provincia di Taranto, è uno dei paesi pugliesi più misteriosi che io abbia visitato, un luogo che conserva un fortissimo legame con la tradizione folkloristica tipica della cultura del Sud Italia e, purtroppo, quasi forzata all'estinzione.

Nei secoli scorsi Massafra è stata molto famosa per via dei suoi "Masciari", termine dialettale traducibile con "mago", colui che esercita l'arte della "Masciaria" ossia "magia".

Questi personaggi erano noti soprattutto per la loro abilità di confezionare "Fascinazioni", magie di legamento e filtri d'amore, un tempo molto richiesti non solo dagli abitanti di Massafra ma da molti uomini, e soprattutto donne in cerca di marito, provenienti da diverse zone limitrofe.

Alcuni posti in città richiamano tutt'ora quegli anni di mistero e magia: la grotta della "maciaredda", il corno della strega e tanti altri luoghi legati alla storia esoterica el posto.

Tra i "luoghi del mistero", certo non posso non nominare l'imponente Castello di cui documenti storici fanno menzione già nel lontano, per quanto relativamente vicino, X sec.

Il maniero ebbe una storia movimentata e passò sotto diversi "padroni" che di volta in volta apportarono differenti modifiche. La costruzione più significativa è la torre ricostruita nel 1700 circa dagli Imperiali. La sua forma ottagonale ha dato origine alla leggenda secondo la quale sia stata voluta da Federico II in persona, che sia stata fatta per omaggiare i cavalieri templari e che abbia custodito il Sacro Graal, poi spostato presso Castel del Monte. Ovviamente sono ipotesi più fantasiose che veritiere, in quanto il regno di Federico II era ben antecedente all'edificazione della torre.

É credenza che nel maniero esistesse una "stanza delle torture" denominata "muta pensiero" e che questa si trovasse nella torre ottagonale.

Questa stanza non fu mai rinvenuta e, a mio modesto parere, non esiste affatto, infatti l'ottagono è un simbolo spesso legato a luoghi di evoluzione spirituale, meditazione, posti in cui l'evoluzione che deriva dal processo spirituale dovrebbe, appunto, mutare il pensiero.

Questa è una mia personale interpretazione, non voglio certo sostituirmi agli storici ma ritengo sia doveroso non tralasciare tale possibilità.

Anche in questo maniero si celano leggende più o meno note sulla presenza di spettri, e addirittura di una strega in grado di apparire e scomparire a suo piacimento. Come presidente dell'Associazione Italiana ricercatori del Mistero (www.associazoneairm.it), spero di poter presto iniziare uno studio serio all'interno di questo affascinante Castello.

Massafra merita a pieni voti il titolo di Città magica pugliese.

Condividi:

domenica, agosto 14, 2016

Fantasmi nel Castello di Bisceglie, fantasia o verità?

di MARIO CONTINO — Pochi giorni fa ho avuto il piacere di visitare la caotica e graziosa cittadina di Bisceglie, in provincia di Bari. La mia sorpresa è stata grande potendo notare, tra i vialetti del centro storico, un simbolismo esoterico e religioso tanto evidente, ancor di più sono stato colpito dall'imponenza del castello normanno svevo che domina l'aria donandole un fascino unico.

Proprio per il castello mi ero recato in paese, per indagare su alcune leggende ad esso legate, segnalatemi da alcuni abitanti del posto.

Questo sito è stato per anni trascurato, fino a quando i restauri hanno restituito al mondo un capolavoro storico architettonico degno delle migliori recensioni e, soprattutto, di essere visitato, compreso, apprezzato.

Gli storici lo datano intorno al 1050 e originariamente la struttura era costituita dal solo torrione maestro, alto ventiquattro metri. Solo in epoca federiciana, il torrione maestro venne integrato in un sistema difensivo più complesso: un recinto fortificato quadrangolare munito di quattro torri agli angoli e circondato da un fossato, anche se nell'elenco ufficiale delle dimore federiciane in terra di Puglia, di questo castello non si fa menzione.

Del periodo angioino si riconoscono diversi interventi strutturali, come quelli apportati al lato del castello posto a sud-est che fu inglobato, con la relativa torre, in un bastione a pianta pentagonale di cui oggi non resta molto.

Nel XIX sec. l'edificio venne sottoposto a numerose trasformazioni con l'edificazione al suo interno, sul lato sud, di un edificio che ingloba parte del Palatium medioevale e della torre sud-est. Le modifiche strutturali continuarono fino agli anni Cinquanta, periodo in cui furono avviati i primi restauri.

Cenni storici più completi su questo edificio possono essere reperiti facilmente in rete o su differenti libri a carattere storico sul sito, ciò che a me interessa raccontare in questo contesto è la leggenda che si anniderebbe tra le sue mura, se pur relativamente "giovane".

Alcuni abitanti del posto avrebbero segnalato strane ombre all'interno del maniero e voci, a detta loro, insolite.

A mio avviso, abituato a non dare mai nulla per scontato ma, comunque, a restare con i piedi per terra, il sito potrebbe essere meritevole di attenzione, magari oggetto di ricerche atte a stabilire se nel maniero possa manifestarsi o meno attività solitamente definita "paranormale".

L'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) sta procedendo per gradi nello studio di quello che ad oggi potremmo definire solo "chiacchiericcio del quartiere" ma che, a seguito di un eventuale indagine sul luogo, potrebbe assumere ben altra importanza.

Del resto la città di Bisceglie non è estranea alla leggenda: ci tengo a ricordare quella che ha per oggetto la particolare forma dialettale dei suoi cittadini: Sembrerebbe che quando San Nicola Pellegrino giunse a Bisceglie per diffondere il Vangelo, gli abitanti lo scacciarono via in malo modo tra sbeffeggiamenti vari. San Nicola allora, per punire i biscegliesi, chiese a Dio di distorcere la loro lingua al fine di rendere difficile la loro comunicazione. Oggi gli abitanti di Bisceglie vengono chiamati "vòcche stourte" (bocca storta) dagli abitanti dei paesi limitrofi che con la leggenda giustificarono il differente dialetto.

Come studioso del folklore non posso che restare stupito ed affascinato al cospetto di questa vivace cittadina ed i suoi tanti misteri.
Condividi:

domenica, febbraio 21, 2016

Paranormale: il fantasma del Castello di Trani, Sifridina o Armida?

di Mario Contino, fondatore AIRM - La leggenda del presunto fantasma di Armida, che dimorerebbe nell'affascinante Castello di Trani, è ormai nota in tutta Europa grazie al potente mezzo di comunicazione quale è in realtà Internet e le molte pubblicazioni giornalistiche e librerie che ne riportano la tradizione.

Qualche anno fa si occupò del caso l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (A.I.R.M.) che allora utilizzava il nome di GHP Ghost Hunters Puglia, poi abbandonato in quanto ritenuto poco serio in relazione alla tipologia di ricerca portata avanti.

I ricercatori, tra i quali Fisici, Biologi, Storici, Tecnici audio-video ecc., indagarono nel maniero alla ricerca di prove che potessero, nel caso, accreditare la leggenda di Armida ma alcuni malintesi, dovuti a menzognere dichiarazioni pubblicate da alcune testate giornalistiche, fecero cessare anticipatamente gli studi, ed il materiale audiovisivo registrato non venne mai pubblicato.

Da quanto la storia ufficiale ci racconta delle vicissitudini del Castello Svevo di Trani, sembrerebbe che tale Sifridina, contessa di Caserta, fu tenuta prigioniera, dal 1268 al 1279, in una segreta del castello, punita per aver segretamente cospirato contro gli Angioini. 
La donna morì dopo qualche anno nella torre del maniero e secondo alcune interpretazioni mai verificate l'eventuale spettro potrebbe appartenere a questa donna e non ad Armida, mai menzionata nei documenti ufficiali del Castello.

Pur basandoci sulla più popolare delle teorie, secondo la quale il “fantasma” altro non sarebbe che lo “spirito” dell'uomo che, sopravvissuto alla morte del corpo fisico, si materializzerebbe per questo o quel motivo, non sarebbe giusto negare la possibilità dell'esistenza dello spettro all'interno del maniero né tanto meno bollare come impossibile l'associazione del nome Armida alla presunta manifestazione.

La leggenda così come oggi è narrata può essere riassunta come di seguito:

“Il fantasma di Armida apparirebbe con indosso un vestito grigio scuro, con il viso ben riconoscibile nella sua giovinezza ed i capelli lunghi e nerissimi; i suoi occhi sarebbero di un azzurro penetrante, brillanti a detta di alcuni presunti testimoni. Sarebbe uno spettro avvezzo al contatto con l'uomo che, di tanto in tanto si avvicinerebbe ai fortunati, o ai malcapitati in relazione alle reazioni personali di ognuno, per osservare e farsi osservare, come se fosse alla ricerca di un antico contatto con l'essere umano.
La sua storia narra che Armida si innamorò di un cavaliere,ma venne scoperta da suo marito che impiegò poco tempo per pugnalare il suo giovane amato. Non parco delle sue azioni e in presa alla follia, rinchiuse Armida in una cella nei sotterranei del castello e lì la povera e bella donna si lasciò morire. Da allora il suo fantasma vaga per il castello alla ricerca di quell'amore”.

Ovviamente, come detto, non è storicamente accertata la leggenda appena citata, ergo o si tratta realmente di un allegoria per far sì che la storia della Contessa Sifridina potesse venir tramandata, come io sospetto, o c'è sotto dell'altro.

In Internet sono poi reperibili moltissime testimonianze, o presunte tali, che eviterei di riportare in quanto non sarebbe comunque possibile accertarne l'esatta origine. Ciò non nega la possibilità di un osservazione alla base della leggenda, ma perché Armida? Non è citato un racconto secondo il quale lo “spettro” si sarebbe auto nominato con quel nome.

Armida è un nome citato nel poema epico di Torquato Tasso “La Gerusalemme liberata” e nel contesto trattasi di una maga musulmana. Il poema si data attorno al 1560, periodo nel quale il Castello di Trani doveva risentire del dominio spagnolo sotto Carlo V. Apparentemente Tasso inventò di sana pianta il nome del suo personaggio ma alcune fonti  lo considerano una contrazione di Ermenfrida o di Armelinda.

Altre teorie vorrebbero il nome Armida di origini greche ed è curioso evidenziare che il nome sia attestato anche in Spagna. Il nome potrebbe anche avere origini celtiche, da “Armis”con il significato di: “Colei che è adatta” oppure, con riferimento a possibili origine germaniche: “Donna forte e combattiva”.

Conoscendo la storia di Sifridina, vissuta sotto una torre fredda e umida, malnutrita, per diversi anni e senza mai tradire i suoi principi, è chiaro che proprio di una donna forte e combattiva si stia discutendo, quindi il collegamento con il nome Armida non è affatto improbabile sotto tale ottica.

Quindo vi è la possibilità che l'appellativo sia non il nome proprio di una donna vissuta e morta nel maniero ma un nome utilizzato per descrivere il carattere di Sifridina e tale concezione troverebbe un riscontro storico ed una affascinante, ed interessantissima, similitudine tra la storia della prigionia della contessa e quella della leggendaria Armida.

Si potrebbe ora diffidare della descrizione dell'aspetto del presunto spettro in contraddizione di quello che poteva essere l'aspetto della Contessa Sifridina, non proprio una fanciulla.

Restando sulla teoria popolana dello spirito umano, non è forse vero che questo non invecchia? Così vorrebbe la teoria, ergo in tal senso ogni obiezione sarebbe vana.

Ipotesi che potrebbero essere approfondite con ricerche atte a stabilire se le leggende sulle presunte apparizioni spettrali di Armida/Sifrifdina possano avere un fondo di verità e che, come Presidente dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) spero di poter presto portare avanti con la serietà che contraddistingue la nostra organizzazione.
Condividi:

venerdì, febbraio 19, 2016

La misteriosa “Collina delle Ninfe e dei Fanciulli” a Giuggianello

di Mario Contino, fondatore AIRM - Mistero è magia, oggi più di ogni altra cosa l'uomo ha necessità di ritrovare se stesso e la sua spiritualità, di guardare le stelle con gli occhi del fanciullo, di chiedersi dove ha origine l'arcobaleno, di ricercare il mistero più grande di questa vita: “se stesso”. In quest'ottica nascono le mie ricerche che oggi mi portano a descrivervi la magnifica leggenda legata al paese di “Giuggianello” nel basso Salento.

La “Collina delle Ninfe e dei Fanciulli” a Giuggianello, a due passi dalla Grotta di San Giovanni, è oggetto di leggende ancora vive nel folklore locale e che, a mio avviso, meriterebbero ben altri riconoscimenti.

Nella zona sono presenti numerosi Dolmen e Menhir, che l'antica sapienza non costruiva a casaccio ma in terreni riconosciuti sacri e custodi di ancestrali energie di cui al giorno d'oggi si è persa memoria. Luoghi in cui si narra che dimorerebbero fatine, folletti, orchi, demoni, streghe e chissà, se l'antica osservazione di alcuni fenomeni ritenuti misteriosi, abbia originato tali leggende in relazione all'impressione più o meno positiva del testimone di turno.

Lo scrittore Nicandro di Colofone nel II sec. a.C.  così scriveva del logo: “Si favoleggia che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che sapevano danzare meglio. Queste parole punsero sul vivo le ninfe e si fece una gara per stabilire chi sapesse meglio danzare. I fanciulli, non rendendosi conto di gareggiare con esseri divini, danzarono come se stessero misurandosi con delle coetanee di stirpe mortale. Il loro modo di danzare era quello, rozzo, proprio dei pastori; quello delle ninfe, invece, fu di una bellezza suprema. Esse trionfarono dunque sui fanciulli nella danza e rivolte ad essi dissero: “Giovani dissennati, avete voluto gareggiare con le ninfe e ora che siete stati vinti ne pagherete il fio”. E i fanciulli si trasformarono in alberi, nel luogo steso in cui stavano, presso il santuario delle ninfe».

Da quanto sopra descritto l'origine del nome e dei vecchi ulivi che sembrerebbero contribuire all'incanto del posto e, per quanti ricordano l'antica leggenda, fungono da monito mettendo in guardia gli stolti dal voler sfidare il divino. Fino a qualche decennio or sono, i contadini della zona vietavano severamente ai figli di recarsi presso la collina: si credeva, infatti, che le fate potessero apparire loro sotto le mentite spoglie di bellissime fanciulle per stregarli, riservando loro la terribile sorte toccata ai ragazzini messapi.

In altre versioni invece era una vecchia e folle strega (Macara o Striara nel dialetto locale) a lanciare sugli sprovveduti la sua terribile maledizione (“la macaria” nel dialetto locale).

Non si contano le storie legate “all'inquietante” presenza dello “Scazzamirrieddru”, il dispettosissimo folletto salentino che proprio in quella zona vanterebbe un gran numero di avvistamenti.

Sfere luminose sarebbero più volte state avvistate tra gli alberi e la ricca vegetazione, così come inspiegabili canti e pianti fanciulleschi, per alcuni solo voci lontane portate dal vento, per altri un prezioso richiamo ad un passato tanto vicino ma sufficientemente lontano per esser smarrito.

All’ombra dei massi sacri, dove un altra leggenda vorrebbe che Ercole abbia intrapreso  parte di una delle sue dodici fatiche contro i giganti Leuterni, non si potrebbe far a meno di aguzzare la vista e tentare di scorgere quella magia che solo a pochi eletti è dato di intravedere...
Riservata a coloro che ancora sorridono, cercando i folletti sotto folti cespugli.
Condividi:

mercoledì, gennaio 13, 2016

La misteriosa Chiesa del Purgatorio a Monopoli


di Mario Contino, fondatore AIRM - Nella bella ed antica città di Monopoli, tra gli stupendi monumenti che conservano una movimentata storia che ben si amalgama ad una caotica movida turistica contemporanea, è presente con la sua particolare struttura artistico-architettonica la Chiesa del Purgatorio (S. Maria del suffragio).

La struttura si presenta in stile barocco, dotata di 5 altari, di cui quello maggiore in pietra leccese. Al suo interno è custodito, tra le altre opere artistiche, un dipinto di Paolo Da Matteis, “La Madonna del Suffragio”, donato alla chiesa dall’abate Palmieri,  è presente altresì un magnifico organo settecentesco  realizzato dal Maestro Felice Scala.

Già dall'esterno è possibile notare vari riferimenti all'importante tema della morte ormai sottovalutato, forse per timore, da parte dell'odierna società che sembra aver dimenticato che per ogni nascita si preannuncia una morte. L'imponente portale in legno datato 1736, nella sua parte centrale, colpisce il visitatore con le raffigurazioni di due scheletri e che rappresenterebbero l'uguaglianza sociale e sostanziale “donata” dalla morte ad ogni uomo, teschi ed ossa incrociate sono presenti in maniera abbastanza ricorrente sia all'esterno che all'interno della Chiesa.

Se già l'architettura è abbastanza singolare e colpisce il turista, a volte incuriosendolo, altre volte spaventandolo, è all'interno che la Chiesa conserva uno dei richiami più importanti in relazione al culto della morte: mummie.

Sono presenti delle teche in vetro e legno che mostrano 8 confratelli mummificati, vestiti dei loro abiti prestabiliti dalla confraternita stessa ed oltre a questi la mummia di una bambina (unica in Puglia) che conserva ancora tutti i tratti somatici quasi intatti.

Non è dunque un caso che attorno a questo edificio siano nate numerose leggende che ancora oggi incuriosiscono e spaventano soprattutto i più piccoli. Alcuni abitanti del luogo narrano di ombre che nottetempo sarebbero state viste sia all'esterno che all'interno della struttura, a tal punto che molti cittadini, in passato, evitavano di passare nella strada adiacente alla Chiesa se non per stretta necessità.

Un luogo stupendo che meriterebbe ben altra visibilità, soprattutto perché è solo comprendendo il mistero della morte che l'uomo potrebbe realmente rispettare la vita, questo un tempo era chiaro a tutti, oggi invece questa mancanza di valori contribuisce a peggiorare giorno dopo giorno le condizioni di una società già malata e forse moribonda.

La morte non è soltanto un passaggio fondamentale nella filosofia religiosa ma anche del pensiero esoterico. È proprio attraverso la morte, il “Nigredo”, che gli alchimisti compiono la “Grande Opera”.

La chiesa del Purgatorio di Monopoli potrebbe insegnare tanto a quanti avessero voglia di visitarla con la giusta umiltà d'animo ed attenzione.
Condividi:

martedì, gennaio 12, 2016

I misteri di Monte Sant’Angelo, il monte sacro di Puglia

di Mario Contino, fondatore AIRM - Monte Sant'Angelo è situato a circa 18 Km da Manfredonia e può considerarsi l'unico un “monte sacro” pugliese, certamente uno dei luoghi più misteriosi della regione. Meno conosciuto sotto l'aspetto esoterico-magico, a differenza di molti altri monti italiani, è certamente più noto dal punto di vista storico-religioso.

La leggenda narra che proprio sulla sommità di questo monte apparve l'Arcangelo Michele, allora vescovo di Siponto, ed in seguito a questo miracoloso evento fu edificata, nel 493, la chiesa dedicata all'Arcangelo stesso. Secondo la tradizione un uomo del posto smarrì un toro, alcuni dicono in seguito ad una tempesta, lo ritrovò dopo diverse ore all'interno di una caverna e, colto da improvvisa ira, dovuta probabilmente al tempo impiegato nella ricerca della bestia, gli scagliò contro una freccia con l'intento di ucciderla.

Quest'ultima puntò dritto l'animale ma, ad un certo punto, proprio prima di colpirlo, deviò drasticamente il suo moto, ritornando indietro e colpendo chi l'aveva scagliata. In seguito la voce si sparse e quelle che sembravano semplici chiacchiere legate ad un evento di
presunta origine paranormale giunsero ai rappresentanti della Chiesa, sempre attenti a valutare eventi misteriosi. Lo stesso Vescovo si recò nella grotta in cerca di risposte ed in quel momento gli apparve l'Arcangelo Michele che si disse responsabile dell'episodio.

La seconda Apparizione dell'Arcangelo avvenne nel periodo in cui il Re dei Goti assediò Siponto. In quell'occasione il vescovo chiese e ottenne una tregua di tre giorni; al terzo giorno L’Arcangelo apparve al Vescovo e gli assicurò una sicura vittoria. E così fu, grazie all'intercessione divina i  soldati sconfissero i nemici.

Un anno dopo fu organizzata una processione con i vescovi delle città più importanti del tempo. Quando il corteo giunse alla caverna, i presenti trovarono un altare sormontato da una croce e l’impronta del piede dell'Arcangelo. A seguito della celebrazione della Santa Messa, il Santuario fu consacrato a San Michele e divenne meta di pellegrinaggio per i Cavalieri Crociati.

Michele è considerato il Principe delle milizie celesti, il suo nome si traduce nell'ebraico Mi-Ka-El, interpretabile con la domanda: “Chi è come Dio?”. Ovvia risposta: nessuno è come Dio ed in base alla Teologia l'Arcangelo lotterebbe con forza contro chiunque lo dimentichi. Anche per questo è il simbolo per eccellenza della lotta contro Satana, colpevole di essersi paragonato al “Padre Eterno” e per questo cacciato dal Regno dei Cieli e confinato nell'Inferno proprio grazie all'azione dell'Arcangelo, a seguito di una lotta nei cieli (sempre in base alla classica visione cristiana).

Esisterebbe anche una linea (una retta ipotetica rintracciabile su mappa geografica collegando diversi punti) considerata sacra, conosciuta come “Linea di S. Michele”, questa “linea energetica” toccherebbe anche Monte S. Angelo insieme ai seguenti siti:

• St Michael' s Mount (Cornovaglia);
• Mont Saint Michel (Francia);
• Sacra di San Michele in Val di Susa;
• L'Eremo di San Michele di Coli nei pressi di Bobbio
• Santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano

Questi luoghi presenterebbero inspiegabili anomalie a livello di campo elettromagnetico, geomagnetismo ecc.. Monte Sant'Angelo è anche famoso per la leggenda di Bianca Lancia, moglie di Federico II^ il cui spettro apparirebbe nel Castello durante la notte.

Questa leggenda fu studiata dai ricercatori dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero che, pur non riscontrando prove riconducibili alla presenza dello spettro di cui narra la leggenda, riscontrarono numerose anomalie e registrarono voci e parole spesso pronunciate in spagnolo, dato interessante se si tiene conto del periodo nel quale il maniero fu sotto la dominazione spagnola.

Il Castello dista poche centinaia di metri dal Santuario di San Michele e l'unione tra le due leggende sembrerebbe creare un perfetto connubio tra sacro e profano che rendono Monte Sant'Angelo un luogo unico, da scoprire e soprattutto salvaguardare.
Condividi:

venerdì, dicembre 11, 2015

Mistero nel cimitero di Bitonto: ombra o fantasma?

di Mario Contino, fondatore AIRM - Il Cimitero di Bitonto è stato oggetto di studio, nei mesi scorsi, dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it)

I ricercatori, autorizzati all'indagine notturna dai responsabili del sito, hanno indagato per far luce su “voci popolari” ormai divenute vere e proprie leggende che citerebbero ombre notturne avvistate più volte nel sacro luogo, probabilmente da passanti che transitando dall'adiacente strada hanno gettato uno sguardo curioso attraverso l'ampio cancello.

Il Cimitero è tra i più antichi d'Italia e già una precedente indagine aveva portato alla luce cadaveri mummificatisi in maniera naturale nelle cripte-ossario del Campo santo ed un teschio con una moneta in bocca, reminiscenza di antichi culti di origine greco-romana divenuti poi tradizione popolare in molte zone d'Italia.

Trattasi del famoso obolo che lo spirito del defunto avrebbe dovuto consegnare a Caronte, traghettatore avente il compito di accompagnare le anime attraverso il fiume degli Inferi, l'Acheronte.

L'indagine si è svolta grazie all'ausilio di tecnologia atta ad ampliare la percezione umana, limitata nei 5 sensi, e strumenti utili a monitorare l'ambiente per segnalare variazioni anomale, ergo sono state messe in campo:

· Videocamere IR di videosorveglianza;
· Fotocamere e videocamere in grado di percepire la radiazione luminosa dell'Infrarosso e dell'Ultravioletto;
· Geofoni;
· Rilevatori di campi elettromagnetici;
· Termoigrografi per il rilevamento professionale di umidità e temperatura nell'arco temporale nel quale si è svolta l'indagine;
· Termocamere;
· Luxometri;
· Convertitori di ultrasuono in suono udibile;
· Registratori in grado di captare Infrasuoni ed Ultrasuoni ed una serie di altri strumenti utili allo studio.

Nel corso del sopralluogo, sempre accompagnati dal responsabile del sito, sono stati raccolti molti dati interessanti che saranno poi illustrati in maniera più esaustiva nel video che, come consuetudine, l'Associazione divulgherà attraverso i suoi canali ufficiali.

Ci permettiamo, in questo primo articolo dedicato all'indagine, di segnalarvi un'ombra anomala apparsa in una fotografia alle spalle dei ricercatori, un ombra dalle sembianze apparentemente simili a quelle di un uomo, o meglio sarebbe dire di forma umanoide.

Ovviamente solo approfondite analisi saranno in grado di svelare l'arcano. Ombra anomala riconducibile ad un qualche fenomeno “paranormale” o semplice Pareidolia?

Nel video che presto sarà divulgato potrete trovar risposta a quest'ultimo quesito e scoprire eventuali altre anomalie scoperte dai Ricercatori dell'Associazione A.I.R.M..
Condividi:

sabato, ottobre 31, 2015

Il vero spirito di Halloween: intervista ad una Strega

di Mario Contino, fondatore AIRM - Oggi, 31 Ottobre 2015, come da tradizione importata dagli USA e che ormai è diventata festa sentita anche in Italia, si festeggia Halloween, la notte degli spiriti. Altre volte ho toccato questo tema, cercando di spiegare che tra la festa commerciale del "Dolcetto o scherzetto" e la vera festività di antichissima origine celtica vi è un vuoto concettuale-culturale che ormai appare quasi del tutto incolmabile.

Tra vetrine addobbate di mostri e streghe, tra pipistrelli, fantasmi e mascherate, c'è ancora chi vive questo giorno assaporandone antichi sapori, custodi di arcane conoscenze purtroppo dimenticate quasi del tutto, mi riferisco agli appartenenti di culti e teosofie facenti riferimento a tradizioni pagane.

Si, a qualcuno di voi sembrerà strano ma nel 2015 esistono ancora le streghe, non certo quelle demonizzate e descritteci ingiustamente come mostri sanguinari da un inquisizione che, a parer mio, appariva ben lontana dal compiere il volere di Dio nel mandare a rogo migliaia di donne a seguito di  disumane torture.

Queste donne oggi non si nascondono più e, soprattutto, si lasciano intervistare. Come Presidente dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it), al fine di comprendere come alcuni culti neopagani e pagani vivano il 31 Ottobre, ho intervistato Noviluna: Strega e fondatrice del gruppo "Temenos degli Ulivi" (gruppo per la corretta informazione sul neopaganesimo e la Wicca ) attivo sul territorio del sud Italia: Puglia, Basilicata, Calabria e Molise; il gruppo Temenos collabora ed appoggia il progetto "Le vere origini di Halloween" (www.levereoriginidihalloween.it).

Noviluna cosa rappresenta per voi Halloween?
Halloween in realtà rappresenta poco per noi, perché la concepiamo come la festa del dolcetto e scherzetto che in realtà deriva dalle celebrazioni di "Samhain". Noi celebriamo Samhain, che significa "fine dell'estate" ed è l'ultimo degli otto "Sabba" della Ruota dell'Anno stregonesca.

Una sorta di capodanno stregonesco dunque, la natura si ritira nel suo letargo invernale e noi tiriamo le somme, raccogliamo gli ultimi frutti, ringraziamo per ciò che abbiamo ricavato a livello materiale e spirituale, è il momento in cui la Dea lascia lo scettro al Dio.

Anche noi questo giorno commemoriamo ed onoriamo coloro che sono i nostri antenati ed i "cari defunti" che in questo periodo possono oltrepassare il velo sottile tra il mondo ordinario dei vivi e quello degli spiriti e tornare, almeno per poco, a festeggiare insieme a noi.

Il rito di 'Samhain' è per una Strega ben più intriso di significato rispetto ad Halloween 
Come festeggiate?
Ci sono diverse tradizioni che poi si sono sincretizzate con i moderni modi di festeggiare Ognissanti e celebrare il giorno dei morti in tutta Italia e che noi conserviamo, come cucinare dolci per i bambini che per essere arrivati da poco rispetto agli adulti da quel mondo ultraterreno, sono quelli che più sono vicini appunto a quel mondo e dunque li omaggiamo e nello stesso tempo omaggiamo anche gli spiriti ultraterreni.

Nulla a che fare con la festa commerciale che tutti conoscono, cosa significa oggi essere una strega?
Niente a che fare con sacrifici umani o gatti neri sgozzati. Per noi i gatti, come molti altri animali, sono magici, capaci di vedere oltre e quindi considerati famigli. Non avrebbe senso sacrificare nel senso di ucciderli o torturarli, credere questo è un errore dovuto alla disinformazione.
Essere una Strega significa onorare la natura, riconoscere i suoi cicli, armonizzarsi a questi e dare una spinta alla ruota perché certi equilibri interiori ed esterni possano continuare a mantenersi.

Vi sentite minacciate dalla società o dall'ideologia religiosa?
Forse ti riferisci alla religione più diffusa. Non è che ci sentiamo minacciate in quanto Streghe, ci sentiamo minacciate, forse, in quanto cittadini italiani, dall'invadenza nelle leggi o nei luoghi pubblici come la scuola, dei certe istituzioni religiose.

È discriminante, certamente non solo per la nostra religione. Per non parlare poi della voluta disinformazione che si divulga proprio sulla festa di Halloween, che viene demonizzata come tante altre nostre feste che hanno tutte una forte matrice pagana.
Il progetto che sosteniamo come gruppo "Temenos", ossia "le vere origini di Halloween", nasce proprio per far fronte a questa disinformazione.

Ringraziando Noviluna per aver voluto contribuire a chiarire un po' le idee su questa festività ormai anche italiana, non mi resta che augurarvi Buon Samhain!
Condividi:

giovedì, ottobre 08, 2015

C’è un fantasma in Gravina sotterranea?

di Mario Contino, fondatore AIRM - Il giorno 3 Ottobre 2015 l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) si è recata sul posto (presso Gravina in Puglia) per svolgere accurate indagini fini a determinare l'eventuale veridicità di alcune segnalazioni inerenti a presunta attività paranormale all'interno delle Gravine.

I ricercatori, accompagnati dal dott. Natale Parisi, responsabile dell'associazione Gravina Sotterranea, hanno scandagliato ogni angolo alla ricerca di fenomeni comunemente definiti "paranormali". Come sempre l'associazione si è avvalsa di tecnologia scientifica e l'apporto di figure professionali, al fine di poter ottenere materiale audio e video-fotografico sul quale svolgere accurate analisi nel post indagine.

La bellezza dei luoghi, in cui la storia può essere toccata con mano, quasi rivissuta con un po' di immaginazione, ha reso le operazioni dei ricercatori piacevoli ed intriganti.

Presto sarà rilasciato un video-documentario nel quale sanno illustrati i risultati dell'indagine e si potrà dichiarare se, nell'arco temporale nel quale l'associazione ha operato, si sia manifestata attività paranormale, soprattutto registrazione di parole o frasi di senso compiuto in frequenze audio non comuni (Ultrasuoni o Infrasuoni) ed immagini ritraenti anomalie fotografiche non riconducibili a difetti fotografici o pareidolia.

L'associazione Italiana Ricercatori del Mistero è un'associazione culturale intenta a promuovere il territorio e la cultura storico-folkloristica del luogo preso in esame, ergo nel documentario saranno presenti interviste atte a mostrare le gravine anche dal punto di vista storico ed architettonico.

Anticipando che, dalle prime analisi fotografiche sarebbero emerse due interessanti anomalie, non ci resta che attendere la pubblicazione del video sui canali ufficiali dell'associazione A.I.R.M..
Condividi:

martedì, maggio 05, 2015

Giovinazzo, città pugliese del mistero

di Mario Contino, fondatore AIRM - Molte volte ho parlato, nei miei articoli, di Giovinazzo, l'antica città romana Natiolum oggi posta a pochi minuti dal capoluogo Bari. Ho già trattato del mistero che si cela all'interno dell'Istituto Vittorio Emanuele II, luogo in cui si vocifera vi sia la presenza del “fantasma” di un bambino, leggenda che sembrerebbe confermata dagli studi effettuati dall'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it).

Cosa dire dei Dolmen presenti nell'agro cittadino, i Dolmen di S. Silvestro, riconosciuti come i più grandi ed importanti d'Europa? Anche tale meraviglia è stata da me trattata in apposito articolo, illustrando il luogo sia dal punto di vista storico-archeologico che esoterico.

Dopo aver trattato di tali interessantissimi luoghi, dopo aver illustrato leggende antichissime relative a “processioni spettrali” nei pressi del cimitero (la famosa e per molti sconosciuta processione bianca), dopo aver riportato testimonianze su presunti avvistamenti di “spiriti” tra le vie dell'affascinante centro storico ed all'interno di luoghi di immane bellezza, come la famosa “Vedetta sul Mediterraneo”, qualcuno potrebbe ancora dubitare della possibilità di “dichiarare” Giovinazzo” città pugliese del Mistero?

Se così fosse sarà meglio continuare a citare alcune leggende ed avvenimenti utili a far comprendere che, così come Torino è divenuta famosa quale Città Esoterica per eccellenza, e frequentata per tal giudizio da turisti provenienti da tutto il mondo, stesso onore meriterebbe Giovinazzo, culla di segreti ancora avvolti in un aria di magia e mistero.

Nella nostra cittadina sacro e profano si intrecciano nell'antichissima opera dei Cavalieri Templari, che tra storia e mistero hanno lasciato orme visibili ancora oggi e leggende vive nei cuori dei giovinazzesi.

Mi riferisco soprattutto alla festività patronale della Madonna SS. Di Corsignano, la cui venerazione sarebbe legata proprio all'arrivo di un “Cavaliere Crociato”, in fuga dalla “Terra Santa”, che avrebbe trasportato qui la Sacra Icona. Ovviamente, nel centro storico, non mancano simboli riconducibili alla presenza del “Poveri Cavalieri di Cristo”.

L'esoterismo è lo studio di ciò che è nascosto, un linguaggio che, agli iniziati, a coloro che posseggono le giuste chiavi interpretative, rivela verità importanti e spesso scomode, per questo occultate in simboli e testi all'apparenza comuni ma ricchi di valore per gli appassionati della materia.

Proprio questo occorrerebbe osservare nel centro storico, una miriade si simboli che celano un antica sapienza ancora non del tutto compresa. Così l'antica iscrizione dantesca posta sulla facciata laterale di “Palazzo Saraceno” (Temer si dee di sole quelle cose c'hanno potenza di fare altrui male; De l'altre no, che non son paurose) non potrebbe non far pensare al famoso e discusso esoterismo di Dante, il “sommo poeta” che all'interno della Divina Commedia sembrerebbe aver celato importantissimi messaggi.

Percorrendo le vie del borgo antico è possibile osservare, tra le varie icone cristiane, croci templari che sembrano far compagnia a maschere apotropaiche poste nell'architettura dei alcune architravi degli ingressi principali di alcune abitazioni. Queste maschere avevano un importantissimo significato esoterico-folkloristico, era credenza che le stesse servissero ad allontanare gli spiriti demoniaci.

Spostandoci dal centro urbano non possiamo che stupirci della magnificenza delle torri e delle chiese rurali, quasi tutte conservanti leggende degne di nota e sconosciute ai più.

Giovinazzo è conosciuta soprattutto per il corteo storico e la meravigliosa architettura del borgo antico. Meriterebbe ben altre attenzioni, meriterebbe di entrare a pieno titolo in quel circuito turistico legato al mistero ed alle tradizioni storico-esoteriche. L'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero, che in Giovinazzo ha sede, non a caso, si impegnerà come sempre a favore della divulgazione di tradizioni folkloristiche-esoteriche, facenti parte della cultura pugliese ed in grado di suscitare quella sana curiosità alla base di ogni progresso culturale.
Condividi:

sabato, aprile 25, 2015

I Cavalieri templari in Puglia

a cura di Mario Contino, fondatore AIRM - Tutti oggi conoscono la storia dei Cavalieri Templari, almeno quella ufficiale presente su numerosi libri di storia e resa nota da documentari e romanzi. Pochi però sanno che i famosi “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone” ( Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis), ordine cavalleresco fondato in Terra santa nel 1119 circa ed avente l'iniziale scopo di proteggere i pellegrini, fu presente ed attivo anche nella nostra Puglia.

Il primo documento ufficiale che fa esplicito riferimento alla presenza dei Cavalieri nel Regno di Sicilia risale al 1143, si tratta di una cronaca di Amando, diacono di Trani, che attesta la partecipazione dei Templari ad una cerimonia religiosa. Probabilmente nella terra di Puglia vi era la maggiore concentrazione di “Precettorie” e “Mansioni”, nomi con cui in Italia si indicavano i loro centrali (differentemente dal nome “commanderie” utilizzato soprattutto in Francia). Sempre in Puglia, presso S. Maria Maddalena a Barletta, domiciliava il Maestro Provinciale dell'ordine che presenziava su tutte le case templari del Regno di Sicilia.

Solitamente i cavalieri Templari alloggiavano in chiese e cattedrali, non di rado però costruivano di propria iniziativa i loro luoghi ove dimorare. In alcune zone interne della Puglia sorgevano masserie appartenenti all'ordine che prendevano il nome di “grancie”. Le terre annesse alle Masserie venivano o affittate a contadini che provvedevano alla coltivazione o lavorate dagli stessi Templari; nascevano dunque vere e proprie economie basate non solo sulla coltivazione ma anche sull'allevamento del bestiame e la trasformazione di materie prime come latte o lana.

Un altro importantissimo personaggio storico, anch'esso legato all'ordine templare e soprattutto alla Puglia, è Federico II di Svevia. Il sovrano ebbe rapporti soprattutto con l'Ordine di S. Maria di Gerusalemme, i cui membri erano tutti esclusivamente cavalieri tedeschi, il Gran Maestro di quest'ordine, fu addirittura suo fidato consigliere.

Il rapporto tra Federico II ed i “Poveri Cavalieri di Cristo” fu ottimo fino all'elezione a Pontefice di Gregorio IX, che tentò di ostacolare il suo potere. I rapporti precipitarono nel 1227, quando il Papa scomunicò Federico II di Svevia ed i templari si schierarono, come ovvio che fosse, dalla parte del Santo Padre. Per ordine di Federico II molti beni furono confiscati all'ordine e la revoca della scomunica avvenuta nel 1227 non placò certo l'ira del Sovrano.

La storia del Cavalieri del Tempio, in Puglia soprattutto, fu veramente movimentata, colma di alti e bassi fino al 1305, quando l'ordine fu accusato di blasfemia ed eresia, di disprezzo della sacra croce cristiana e di adorazione di un idolo barbuto chiamato Baphomet. Probabilmente queste accuse, intrise di coinvolgimento politico, furono portate avanti da interessi sull'immenso patrimonio accumulato nel corso degli anni dai Templari.

Si scatenarono le “belve” dell'inquisizione e furono arrestati, in breve tempo, moltissimi cavalieri. Nel Regno di Sicilia fu il Vicario Roberto d'Angiò ad impartire l'ordine di arresto dei Templari ed il sequestro dei loro averi.

Tra processi e testimonianze più o meno attendibili, molti cavalieri confermarono di aver rinnegato la croce e di aver adorato un Dio dalle sembianze di un gatto, o di aver ceduto ad atti di sodomia, certo sotto non poche prevedibili pressioni. La travagliata storia dell'ordine si concluse nel 1312 con la bolla “Vox Clamantis In Excelso” emanata da Papa Clemente V, con la quale si scioglieva l'antico Ordine dei Cavalieri del Tempio.

In Puglia oggi è possibile ritrovare molte tracce della presenza dei Cavalieri Templari, alcune ben visibili, altre occultate e probabilmente risalenti al periodo post inquisizione, ne citerò solo alcune. A Lecce sorse la Chiesa di S. Maria del Tempio (o della sanità), ma la presenza templare è rilevabile anche in luoghi meno noti sotto tale aspetto, recentemente balzati agli onori delle cronache, come ad esempio il Museo Archeologico Faggiano, già studiato dall'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) e di recente citato anche in un importante articolo sulla famosa testata giornalistica New York Times.

All'interno del museo sono stati rinvenuti vari simboli riconducibili ai Cavalieri del Tempio, ad esempio il famoso “Fiore della vita” conosciuto anche come “Sesto giorno della Genesi”. Di non poca rilevanza il rinvenimento di un testo in latino abbreviato, inciso su una lapide, che recita: OB[IS] Q[UI]S CONT[R]A NOS.  Questa frase è certamente ricollegabile all’epistola di San Paolo ai Romani (Rm VIII, 31): “Se Dio è con noi, chi è contro di noi?”, frase che poi fu assimilata dall’antico ordine dei cavalieri Templari fino a divenire uno dei loro motti.

Citerò anche la graziosa cittadina di Giovinazzo, a pochi chilometri da Bari (altro grande centro in cui si attesta una forte presenza dell'ordine). La presenza dei Cavalieri del Tempio a Giovinazzo è storicamente attestata: nel 1310 ottennero la proprietà della chiesa di San Pietro in località Rubissano ed una “grancia” in loco piczani. Sempre in Giovinazzo la presenza dei Cavalieri Templari fu origine della leggende legata alla venerazione della sacra icona della Madonna SS. Di Corsignano.

Sarebbe stato un  “Cavaliere Crociato”, reduce da una disastrosa campagna in Terra Santa, a consegnare la sacra icona nel lazzaretto che sorgeva presso l'antica Chiesa del Casale. Il dipinto rimase presso quel luogo per molti secoli e, pian piano, le voci legate ai tanti miracoli che avrebbero avuto origine dalla sua venerazione crebbero fino a creare un vero e proprio culto per la SS. Madonna di Corsignano. Nell'Agosto del 1388 il Vescovo, preso atto dei miracoli attribuiti alla Madonna raffigurata sulla tela, proclamò ufficialmente la SS. Madonna di Corsignano quale Patrona di Giovinazzo.

Il simbolismo esoterico-iniziatico legato all'antico ordine è veramente vasto. In Puglia è possibile scorgere presso antiche Chiese e nelle architetture di palazzi e monumenti Croci patenti, Croci patriarcali, Baphomet ed altre antiche incisioni riconducibili all'ordine, basta aguzzare un po' la vista.

Un altro importantissimo simbolo templare era la famosa “Croce delle otto beatitudini”, così chiamata per via della sua particolare forma.
Questa croce, che oggi è l'emblema ufficiale del Cavalieri di Malta, presenta 8 cuspidi nella sua periferia esterna ed è perfettamente inscrivibile in un ottagono, uno dei simboli principali dell'ordine dei Cavalieri del Tempio.

Quanto detto, se messo in relazione con l'ottimo rapporto che i Cavalieri Templari ebbero con il Sovrano Federico II di Svevia, lascia aperte molte vie interpretative sull'architettura a base ottagonale propria di Castel del Monte (Andria). Da non sottovalutare la leggenda in base alla quale il Sacro Graal, coppa in cui Gesù bevve durante l'ultima cena (secondo alcune interpretazioni), fosse proprio di forma ottagonale.

Potrei continuare a citare luoghi e leggende pugliesi che hanno alla base la presenza dei Cavalieri Templari ma occorrerebbero numerose pubblicazioni. Mio scopo era far conoscere, ancora una volta, un aspetto della nostra regione quasi sconosciuto ma degno di nota. La Puglia è una terra ancora da scoprire, da vivere, da osservare con gli occhi curiosi ed innocenti del fanciullo che, se pur quasi dimenticato, vive in ognuno di noi.

Condividi:

lunedì, marzo 23, 2015

Paranormale: indagini AIRM nel cimitero di Bitonto

di Mario Contino, fondatore dell'associazione AIRM - Il 23 gennaio 2015, l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) si è recata nell'antico comune di Bitonto (Ba) per indagare su una “leggenda” che da alcuni anni sembrava aver preso piede nella graziosa cittadina.

Alcune voci narravano di uno strano teschio presente all'interno della “cripta – ossario” del cimitero comunale. Questo teschio con presunte monete in bocca e negli occhi avrebbe suscitato curiosità e clamore in quanto presumibilmente di origine pre-cristiana.

Dopo aver indagato in zona, e raccolto varie testimonianze a sostegno della leggenda, ci siamo recati presso gli uffici del Comune di Bitonto per richiedere, alle autorità competenti, le autorizzazioni necessarie per accedere nel sacro luogo e cercare prove che potessero dimostrare la reale presenza del teschio in questione.

In orario notturno, per evitare inutili viavai di curiosi che avrebbero certamente creato confusione nel luogo “dell'Eterno riposo”, armati di videocamere e fotocamere in grado di riprendere sia la radiazione luminosa degli IR (raggi infrarossi) che degli UV (raggi ultravioletti), con il supporto di registratori particolarmente sensibili ad ultrasuoni ed infrasuoni ed altra strumentazione utile a monitorare le condizioni ambientali attraverso la registrazione di dati quali: temperatura, umidità, radiazione elettromagnetica ecc., siamo scesi nell'antica cripta alla ricerca di indizi utili.

Con indosso tute protettive e mascherine atte ad evitare il contatto e l'inalazione di possibili muffe presenti in luoghi simili, abbiamo documentato lo stato dei luoghi e reperito materiale Audio-Visivo molto interessante che mostreremo a breve nel video-documentario che stiamo preparando.
Dopo circa 2 ore di indagini tra corpi esposti a vista e completamente mummificati, abbiamo rintracciato il teschio in questione, ben conservato con ancora la dentatura quasi intatta e con una moneta ben visibile all'interno della cavità orale.

Non è stato possibile datare la moneta in quanto posta in una posizione in cui risultavano invisibili eventuali incisioni, certo è che appariva abbastanza lucida difficilmente accomunabile a monete risalenti al periodo pre-cristiano che avrebbero risentito dell'erosione del tempo.

Per ulteriori indagini occorrerebbe l'intervento di organi competenti ed autorizzati ad estrarre la moneta dal teschio e ad esaminarla attentamente, saranno le autorità competenti a valutare tale opzione.

Il cimitero di Bitonto, ovviamente, risale al periodo successivo all'editto di Saint Cloud “Décret Impérial sur les Sépultures”, emanato da Napoleone a Saint-Cloud il 12 giugno 1804 e che decretava l'oligo di stabilire il luogo di sepoltura all'esterno delle mura cittadine.

Basterebbe questo dato per stabilire l'inesattezza della leggenda in essere, probabilmente dovuta ad un'antica usanza, reminiscenza di antichi culti risalenti al periodo greco-romano, nel quale era consuetudine inserire in bocca al defunto “l'Obolo” da consegnare a Caronte, il traghettatore degli inferi.

L'associazione Italiana Ricercatori del Mistero, come ormai noto, unisce la ricerca storico-folkloristica a quella definibile  “parascientifica”, atta ad individuare l'eventuale presenza di attività paranormale nel luogo preso in esame.

Nel caso specifico sono state registrate molte voci anomale, la più significativa delle quali, avrebbe pronunciato la parola “AVE”, traducibile con “Salve” oppure “Ciao”, anomalia molto interessante che sarà resa nota nel video-documentario. Nello stesso video saranno intervistate varie figure professionali che interpreteranno, in relazione ai loro studi, il materiale ottenuto durante le indagini svolte.

In definitiva, uno studio molto interessante che, ancora una volta, dimostra come la cultura contadina pugliese, intrisa di folklore, sia giunta quasi inalterata fino ai nostri giorni.

Condividi:

venerdì, febbraio 13, 2015

Processioni bianche tra mito e realtà

di Mario Contino, fondatore AIRM - Parlare di spiriti e fantasmi non è mai semplice come potrebbe sembrare. Ogni leggenda va appresa e studiata con attenzione scrupolosa, sviscerata nei minimi dettagli per poter trovare quei tratti comuni ad altre leggende presenti in altre parti del mondo. Oggi vi parlerò delle famose “Processioni bianche”, veri e propri cortei i cui partecipanti sarebbero “fantasmi”, spiriti che apparirebbero in abiti bianchi con tanto di cappuccio sul capo, spesso nei pressi di cimiteri o chiesette rurali.

Un esempio di “processione bianca” sarebbe quella che molti testimoni giurerebbero di aver visto nella notte tra l'1 ed il 2 Novembre, in un punto non specificato sulla strada che collega la cittadina di Manduria a Taranto. Qualcuno avrebbe addirittura cercato di seguirla ma, suo malgrado, sarebbe svenuto senza riuscire a raggiungere il luogo ove essa era diretta.

Altra segnalazione inerente una simile leggenda ci giunge da Modugno (Ba). Sembrerebbe che nel corso degli anni più di uno sia stato il testimone che, nei pressi di una chiesetta denominata “Le Monacelle”, abbia assistito ad una strana processione di “spettri”. In particolare di Suore vestite di bianco con capo coperto in tal modo da rendere irriconoscibile il volto. I testimoni aggiungono anche di essersi ritrovati in uno strano stato confusionale, di aver percepito il tempo in maniera differente dal solito

Episodi simili sono segnalati in ogni parte d'Italia ma in Puglia, dove il folklore è molto sentito, queste leggende assumono una rilevanza non trascurabile. I testimoni si sentono non sfortunati spettatori di un terribile evento da non divulgare mai per paura di pregiudizi vari ma fortunati partecipanti di aspetti mistici di una vita ancora da capire e ricca di misteri.

L'ultima segnalazione di tale leggenda, giunta presso la sede dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero, ci giunge da Giovinazzo (BA).
La testimone ci raccontò di aver assistito ad un fenomeno da lei definito “sorprendente” e che di seguito vi narrerò brevemente.

Abitando non troppo lontano dal Cimitero, all'epoca dei fatti, assistette al passaggio di una processione di spettri che si dirigevano proprio verso il luogo di “eterno riposo”, o almeno questo dovrebbe essere un Campo Santo. Sarebbero state tutte dame, signore di ogni età e dall'aspetto normalissimo, quasi allegro. Una di loro, avendo visto che la signora stava assistendo al tutto, si sarebbe staccata dallo spettrale corteo per suggerire alla “fortunata” testimone di non raccontare nulla dell'accaduto per 7 giorni, pena disastrose conseguenze.

A seguito di questa dichiarazione, avviando ricerche atte a scovare altri testimoni, abbiamo potuto riscontrare, soprattutto in alcuni anziani, il ricordo della leggenda descritta proprio come: “La processione bianca dei fantasmi”, nei pressi del Cimitero. Puglia, magica terra tutta da scoprire.
Condividi:

sabato, gennaio 31, 2015

Il culto dei morti in Puglia: le credenze più comuni

di Mario Contino, fondatore AIRM - La morte, quella umana, fisica, sentita e temuta da tutti, ha da sempre suscitato nell'uomo quel senso di rispetto che da sempre si associa ai signori, ai sovrani, agli dei stessi, a qualcosa che non si può fuggire, inesorabile tappa per ogni vita umana. Nascono così in Puglia, tra un popolo contadino ma istruito di antiche nozioni tramandate spesso oralmente ed adattate ai tempi, usanze che ancora oggi, soprattutto tra gli anziani, sembrerebbero essere considerate leggi indiscutibili, gesti da ripetere per non mancare di rispetto ai “cari defunti”.

Rispetto per la morte, rispetto per il defunto, a mio avviso una credenza che ha radici profonde; del resto il defunto viene visto come colui che ha affrontato la morte, l'ultima tappa, che ha varcato la soglia ed ha finalmente scoperto quella verità che tutti ipotizzano in mille modi ma di cui nessuno ha certezza, che ha superato l'agonia della vita con un atto di estremo coraggio.

Eccoci dunque catapultati in un mondo di gesti e parole che creano uno scenario d'altri tempi, tra sacro e profano. Nel Salento soprattutto, si ha l'usanza di farsi il segno della croce prima di iniziare a pranzare e pronunciare: “Lecu Materna” a Tizio e Caio; in questo modo si crede che lo spirito del defunto sia gratificato e che lo stesso possa trovare sollievo. Il termine dialettale “Lecu Materna” è traducibile con: ”Con affetto materno”. Lo stesso gesto si ripete quando, indipendentemente dall'occasione, si sta mangiando una pietanza che era molto gradita al caro defunto quando era ancora in vita. Il tutto è senza dubbio un modo per ricordare, nel corso degli anni, qualcuno che non è più presente e che continua a vivere nei ricordi.

Un altra usanza è quella di creare, in ogni casa, un angolo destinato a quello che potrebbe essere definito senza dubbio alcuno un “culto dei morti”, di chiara derivazione romana, quindi pagana, successivamente inglobato nella “cristianità quotidiana”. Nello specifico è molto comune trovare in ogni casa pugliese un angolo, che sia una mensola o uno specifico mobiletto, sul quale vi sono sistemate diverse fotografie ritraenti alcuni amici o parenti passati a miglior vita (pagelline).
Queste sono esposte con un lumino ed un mazzo di fiori che regolarmente viene curato e sostituito.
Molto importante è la benedizione delle pagelline; in caso contrario potrebbero essere origine di sventura, sempre secondo tradizione. Questo vero e proprio rituale, che prevede il farsi il segno ella croce ogni qual volta si passi nei paraggi “dell'altarino”, servirebbe ad aggraziarsi gli spiriti dei defunti al fine di ottenere protezione per la casa. Un chiaro esempio di come antichi riti appartenenti a religioni “lontane” siano sopravvissuti fino ai nostri giorni.
Era usanza presso l'impero romano, allestire degli altari con delle statuine in ricordo dei defunti (antenati), i Lares Familiares”, al fine di ottenere i loro favori e la loro protezione. La statuette, in terracotta o legno, che raffiguravno  gli antenati, ere chiamata “Sigillum” e venivno poste all'interno della “Domus, in un' apposita nicchia detta “Larario”

Continuando con le antiche usanze pugliesi sulla morte, non possiamo non citare le più superstiziose, come ad esempio il divieto assoluto di esporre specchi li dove è allestita la “camera ardente”: l'anima del defunto potrebbe rimanere imprigionata nello specchio e condannata alla dannazione.
Senza contare che la casa in cui quello stesso specchio dovesse venire esposto, potrebbe essere bersaglio di demoni ed altre entità soprannaturali definite malvagie dalla comune concezione.

In alcuni paesi, almeno fino agli anni '50, ora questa usanza sembrerebbe essersi estinta anche tra gli anziani, era di moda porre sugli occhi e nella bocca del defunto alcune monete. Secondo i più materialisti, queste servivano a tenere chiuse le palpebre nelle prime ore successive al decesso. Questa soluzione non giustifica le monete in bocca, chiaro riferimento al culto greco-romano, il famoso “obolo” che l'anima avrebbe dovuto pagare a Caronte, il traghettatore degli inferi.

Curiosa è invece l'usanza, questa ancora molto sentita, di porre nella tomba del defunto, prima del funerale, scarpe, bottiglie di vino o altri oggetti che, in base a sogni premonitori, servirebbero ad un altra anima già trapassata in precedenza. Ricordo ancora un mio vecchio parente che dichiarò di aver sognato suo padre e gli avrebbe detto di essere rimasto scalzo, gli avrebbe poi suggerito di inviargli delle scarpe nuove tramite Tizio e Caio, morto realmente pochi giorni dopo il sogno che assume così le caratteristiche di premonitore.

L'antica Puglia ha molto da raccontare, storie aride come le le terre da cui prende il suo nome, vecchie come le pietre che aguzze ferirono le mani dei tanti contadini che con fatica e sudore hanno saputo tramandarci insegnamenti importanti, usanze che sempre mi impegnerò a tenere in vita.

Condividi:

martedì, gennaio 20, 2015

Esoterismo: oltre l’opportunismo turistico

Torino, città italiana esoterica per eccellenza
di Mario Contino, fondatore AIRM - Oggi pronunciare la parola Esoterismo sembra quasi reato, come se questo termine facesse riferimento a qualcosa di malsano e contrario al comune senso del pudore o al buon costume.
Se da un lato non si esita, in campo turistico, a definire Torino quale città italiana esoterica per eccellenza, dall'altro ci si sente a disagio a chiacchierare con un amico in un Bar pronunciando questo termine. Questa strana situazione nasce dall'ignoranza, e non è un insulto, verso l'etimologia del termine e ciò cui maggiormente fa riferimento.

Più volte, in relazione ai miei studi e soprattutto al Sud Italia, sono stato attaccato per aver utilizzato termini quali:
Simbolismo esoterico;
Ricerca Storico-Esoterica;
Messaggio Esoterico ecc..
Eppure non ho ne bestemmiato ne insultato qualcuno, ho solo illustrato l'arte e la storia fornendo un interpretazione alternativa, una “lettura in chiave Esoterica” per l'appunto.
Sperando di chiarire un po' il concetto ai lettori pugliesi, e non solo, visto che la Puglia è ricca di simbolismo esoterico facente riferimento ad antichissime filosofie, basti pensare ai mille simboli esoterici nascosti nel magnifico Barocco leccese, esporrò di seguito alcune nozioni basilari sul concetto di “Esoterismo”.

Il termine Esoterico (dal greco “Esotericos”: interno, nascosto) si contrappone al termine “Essoterico” (dal greco “Exoterikos”: esterno). Lo scritto esoterico non è rivelato al grande pubblico ma a pochi attenti e prescelti allievi di un maestro, un esempio lo ritroviamo negli scritti “acromatici” di Aristotele.
Il senso dell'insegnamento esoterico, che fa riferimento a studi e conoscenze filosofiche e religiose, è quello di poter tramandare una profonda “verità” solo a chi dimostra di essere degno di possederla e custodirla, ciò in quanto si teme che alcune di queste verità possano addirittura mettere in discussione ogni certezza acquisita dall'umano intelletto, portando il conoscitore sprovveduto alla follia.

L'insegnamento esoterico si è sempre suddiviso in due livelli:
L'insegnamento orale e quello scritto, quest'ultimo è ad esempio il testo sacro, che occulta le verità assolute evidenziando le chiavi utili, all'attento studioso, ad apprenderne i segreti.
Questo, a grandi linee e senza scendere in dettagli inutili nel contesto dell'articolo, è il significato del termine Esoterismo.

Detto ciò, potrete osservare l'arte delle splendide facciate barocche e chiedervi: cosa ci fa lì la scultura di un Melograno semi aperto? La risposta potrebbe essere di due tipi, una classica l'altra in chiave simbolico-esoterica, quale preferireste? Personalmente mi soffermerei sulla seconda, sul fatto che, a seconda dell'apertura del frutto (maturazione) veniva simbolicamente rappresentato il livello di conoscenza raggiunto o acquisibile, ergo si parla di esoterismo e come avrete notato non c'è nulla di sciocco o malsano in ciò.
Potreste osservare il famoso “fiore della vita” scolpito su un muro e chiedervi se fa riferimento ad un partito politico, oppure leggerlo in chiave esoterica ritrovandoci all'interno la perfezione di Dio nella perfezione del cerchio, contarli ed accorgersi che sono 6 come i sei giorni della creazione (motivo che conferisce al simbolo il nome di Sesto giorno della Genesi), scoprire che il simbolo era posto in luoghi templari e vicino a fonti di acqua, ecc. ecc.. Anche in questo secondo caso si parla di interpretazione esoterica, utile anche a rivelare una storia spesso sconosciuta ai più ma, degna di essere ricordata.

La Puglia è un'antichissima regione in cui l'esoterismo è sempre stato presente, i suoi mille segreti le conferirebbero facilmente l'appellativo di regione più misteriosa d'Italia, l'importante è saper leggere tra le righe ed avere il coraggio di mostrare anche l'altra faccia della moneta, sempre nel pieno rispetto dell'altrui credo, persona ed opinione.
Condividi:

venerdì, gennaio 16, 2015

Il Carnevale tra sacro e profano

Maschere al Carnevale di Venezia
di Mario Contino, fondatore AIRM - Fischi, scherzi, maschere, carri allegorici e tante risate, ogni anno il Carnevale giunge e porta un pizzico di allegria in grandi e piccini. Sappiamo cosa è realmente questa ricorrenza? Il nome Carnevale, dal latino “Carnem Laxare”, è probabilmente collegato all'ordine Ecclesiastico di astenersi dal consumare carne per tutto il periodo di Quaresima, la festa infatti ha inizio il 17 Gennaio è termina il Martedì Grasso, giorno che precede il Mercoledì delle ceneri, ossia primo di Quaresima.
Si hanno chiari riferimenti di questa festa già in periodo medioevale, i documenti citano atteggiamenti disinvolti, danze scatenate, abbuffate e vere e proprie orgie. Probabilmente prima dell'inizio del divieto religioso, il popolo cercava di dar sfogo ad ogni voglia e soddisfare così ogni capriccio. Le maschere servivano per nascondere la propria identità in modo tale da poter prender parte ad atteggiamenti che spesso cadevano negli eccessi, senza pregiudicare lo status sociale.

A ben riflettere questa festa sembrerebbe avere molto in comune con i festeggiamenti che nell'antica Grecia venivano istituiti in onore del Dio Dionisio, e con i festeggiamenti romani in onore del Dio Saturno, ergo anche il Carnevale conserva chiari ricordi del paganesimo precristiano.
Soprattutto nell'antico impero Romano, i saturnali (così chiamati i festeggiamenti in onore del Dio Saturno) erano molto sentiti e radicati nel popolo.
Feste orgiastiche in cui i ruoli erano sovvertiti ed i servi spesso riuscivano a farsi ubbidire dai padroni. Persino l'imperatore, mascherato anch'egli a dovere e con umili abiti, si univa alle orgie ed ai festeggiamenti, mischiandosi per un giorno al popolo.
Con l'avvento del Cristianesimo tutto mutò velocemente: Papa Gelasio (492-496) ottenne dal Senato di Roma l'abolizione delle feste pagane, tra le quali anche quella sopracitata. Il popolo però non riuscì mai a staccarsi completamente da quella ricorrenza e, se pur con atteggiamenti più composti, la tradizione si è tramandata nel corso dei secoli.

Un carro allegorico del più noto Carnevale pugliese: quello di Putignano
In Puglia è famosissimo il carnevale di Putignano, uno tra i più antichi d'Italia, giunto alla 621° edizione nel 2015. Carri allegorici in cartapesta e festeggiamenti in grado di attirare turisti da tutta Italia, questa festa dall'antichissima origine contadina è oggi una vera e propria risorsa economico-culturale per la nostra regione. Sacro e profano, ancora una volta, sembrano mescolarsi per dar vita a qualcosa di bello ed in grado di superare secoli e restrizioni, a maggior conferma di quanto sempre citato dagli antichi saggi: “La perfezione è nel perfetto equilibrio tra gli opposti”.

Condividi:

martedì, dicembre 30, 2014

Ufo: segnalazioni di avvistamenti in costante aumento in Puglia

di Mario Contino, fondatore Associazione AIRM - La Puglia è sempre stata meta turistica molto ambita, di recente, però, sembrerebbe che ben altri visitatori si stiano interessando alla nostra Regione: mi riferisco a presunti “turisti alieni”.

Avete ben capito: le segnalazioni di cittadini che sono fermamente convinti di aver assistito al transito di un presunto “Disco Volante” si moltiplicano di giorno in giorno e, sebbene molte di queste siano da archiviare quali sviste dovute all'inganno dei sensi, non si può certo non considerare quella piccola percentuale di avvistamenti che sembrerebbe far riferimento a qualcosa che va ben oltre l'umano ingegno o il fenomeno naturale.

Probabilmente l'aumento delle segnalazioni nasce come conseguenza di un migliore sistema comunicativo basato sui social network e sullo scambio virale dell'informazione stessa; vi è poi la possibilità di trovare organizzazioni serie sul proprio territorio a cui affidare la propria testimonianza senza temere di essere derisi o giudicati.

Ho parlato di “inganno dei sensi” in riferimento a segnalazioni di presunti UFO (Unidentified Flying Object) dimostratisi, in seguito a perizie sull'eventuale materiale audio-video e su un sistema di investigazione atto ad escludere ogni minimo dubbio: lanterne cinesi, droni, volatili fotografati in movimento, meteoriti, riflessi luminosi dovuti ad errori fotografici, ecc.

A questi però si accostano descrizioni e fotografie che mostrerebbero oggetti più o meno nitidi che sembrerebbero realmente “sconosciuti” e per i quali è corretto l'utilizzo dell'appellativo “UFO”, anche se tale termine non potrebbe in alcun caso certificare l'origine “aliena” dell'oggetto in questione che, a ragion di logica, potrebbe essere un velivolo militare sperimentale o simile.

Un breve esempio per chiarire quanto sopra espresso: se in lontananza vedessi un oggetto sferico in volo, e lo stesso venisse fotografato e successivamente non identificato per mancanza di dettagli utili, quello sarebbe, senza alcun dubbio, un UFO.

Qualcuno potrebbe, in assenza di prove, escludere la presenza di palloni sonda anche artigianali?
Certo che no! Ecco che dunque che l'UFO, se pur tale, potrebbe non avere un origine “Aliena”.
Si parla di UFO in senso stretto quando, invece, un'apparizione nitida seguita da testimonianze certe e foto dettagliate mostrano un oggetto sconosciuto all'umano ingegno, le cui caratteristiche esulano dalle comuni conoscenze in campo scientifico.

Le segnalazioni pervenute all'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it), nel 2014, sono state 25: di queste solo 5 sono state ritenute degne di approfondimento, le altre sono state reputate quali effetti ottici o errata interpretazione di fenomeni comuni, come quelli sopra elencati.
Le 5 prese in considerazione fanno riferimento a:
2 avvistamenti zona Giovinazzo (BA)
2 avvistamenti zona Lecce città
1 avvistamento zona Galatina (LE).

Ben 4 delle segnalazioni ricevute facevano riferimento ad oggetti luminosissimi ed apparentemente sferici: non avrebbero emanato alcun bagliore ad intermittenza e non avrebbero avuto le classiche luci segnaletiche rosse o verdi tipiche degli aerei o dei droni.
I loro movimenti sarebbero stati lenti e, se pur visti ad una distanza relativamente vicina al punto in cui si trovava l'osservatore, non sarebbe stato avvertito alcun tipo di suono.
Gli oggetti sarebbero poi spariti improvvisamente nel nulla senza lasciar traccia.
I loro movimenti, ben studiati, sarebbero incompatibili con eventuali lanterne cinesi, e le loro caratteristiche sembrerebbero non avere nulla in comune con Palloni sonda, Droni o altre tecnologie conosciute.

Il fenomeno UFO in Puglia, come del resto in tutto il mondo, non è certo nuovo. Sono tantissime le testimonianze raccolte oggi ma facenti riferimento ad avvenimenti accaduti decine di anni fa, come il caso di una ragazza, ormai venticinquenne, che da bambina, mentre giocava con altri amici in Giovinazzo (BA), avrebbe avvistato un oggetto siluriforme apparso dal nulla e fluttuante sulle loro teste senza emanare alcun suono, il suo movimento è stato descritto come una specie di galleggiamento sull'aria, con costanti movimenti di salita in quota e discesa. Anche gli altri bambini del gruppo avrebbero visto l'oggetto il che aumenta la probabilità della sua reale apparizione.

I casi sopra riportati sono una piccola parte di quelli realmente registrati e studiati, utili a far capire che il fenomeno UFO ed “Alieni” sembrerebbe aver raggiunto dimensioni non trascurabili ed è bello constatare che il popolo pugliese stia prendendo atto della situazione, reagendo non con timore o pregiudizio ma con positiva curiosità.
Condividi:

mercoledì, novembre 26, 2014

Il paese 'fantasma' di Monteruga

di Mario Cotino, fondatore AIRM - Il Comune di Veglie, nel Salento, comprende una frazione che conserva un frammento di storia dimenticata dal tempo e, purtroppo, meno dall'incuria.
Percorrendo la strada che da San Pancrazio salentino conduce a Torre Lapillo è possibile raggiungere l'antico borgo di “Monteruga”, dall'omonima masseria divenuta poi in un importante azienda agricola in età fascista.

La chiesa del paesino abbandonato

Nulla mancava in questo villaggio rurale, gli alloggi per i contadini, la caserma, la chiesa, la scuola, un borgo vivo e vitale, come direbbe qualcuno.
Monteruga fu assegnata alla SEBI, società elettrica che favorì il progresso in quella zona, convincendo molti contadini del basso Salento ad aggregarsi a quella che sembrava una fiorente comunità in grado di garantire una vita agiata ed un futuro migliore ad i propri figli.
In pochi anni, però, la SEBI fu messa in liquidazione e la successiva privatizzazione contribuì al declino di Monteruga; i lavoratori furono così attratti nei vicini centri urbani e pian piano l'antico borgo fu abbandonato al suo destino.

Le campagne che circondano Monteruga
Oggi quello che viene definito, forse impropriamente, un “paese fantasma”, fa ancora parlare di sè. Ne parlano i locali, ricordando storie di vita vissuta tramandate dai loro nonni. Ne parano alcuni contadini, che vorrebbero il luogo quale dimora di spettri e “lauri” (i lauri sono i folletti pugliesi). Ne parlano i tanti turisti che, giunti sul posto, continuano a chiedersi il motivo per il quale il sito continua a non essere sfruttato a dovere, come luogo di attrazione o con altra destinazione d'uso che potrebbe giovare al turismo locale ed al territorio.

Personalmente sono rimasto rapito dal fascino di Monteruga, dalla sua energia, dalla storia che racconta. Non posso non citare questo posto come uno dei più suggestivi luoghi pugliesi, sarebbe negare l'evidenza. Mi auguro che questo antico borgo possa tornare a vivere, perché le storie che potrebbe raccontare potrebbero essere importanti lezioni per tutti noi.
Condividi: