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martedì, gennaio 27, 2015

I finti perbenisti generano Desesperados

di Giuliano Gasparotti e Gipo Ciccone - Si chiama Desesperados ed è una web serie creata da Ludovica Lirosi che, cresciuta con il mito di Pedro Almodóvar, in suo omaggio ha realizzato una storia fuori dagli schemi convenzionali, interamente interpretata in spagnolo.
“Dietro la storia c’è una denuncia delle discriminazioni del mondo omosessuale. Ci siamo sforzati di dare ai dialoghi un’assoluta spontaneità e normalità come se questo fosse un altro mondo possibile - dice l’ideatrice - ho girato tutto in bagno, il luogo più intimo, privato e nascosto della casa. Mi incuriosiva renderlo protagonista”.

Nel turbinio di personaggi di variopinta umanità che popolano la casa, protagonista è una divertente commedia degli equivoci tra i due coinquilini sui quali incombe la emblematica figura del padrone di casa, perfetta traduzione del perbenismo riassumibile nella frase "tutto di può fare, purché non si dica, e purché si dica che certe cose sono moralmente sbagliate”. La serie, non certo a caso,  è girata in una Roma tratteggiata quasi come capitale della doppia morale: pubbliche virtù e vizi privati, privatissimi. Se ancora oggi, c'è chi vive l'essere gay come un problema, al punto da crearsi tante vite parallele e nascoste, e si ha difficoltà a costruire un progetto di vita di coppia, una propria famiglia, è evidente quanto la cappa del pregiudizio omofobo sia, anche culturalmente, opprimente e diffusa. Certamente, reagire a questa situazione con un'ostentazione fine a sé stessa, serve a poco.

Sino a quando il pendolo oscillerà tra ipocrisia, da una parte, e spettacolarizzazione, dall'altra, difficilmente le cose cambieranno a meno che non emerga quel normalissimo desiderio di costruire la propria felicità da parte di persone come tante altre, libere di essere quello che sono, e di realizzare sé stesse anche nella propria vita privata. Non è certo un caso che in tanti Paesi esiste un diritto alla felicità addirittura sancito da varie Costituzioni, Stati Uniti in testa.
Eppure passi avanti se ne stanno facendo, se pensiamo alla portata dirompente, ad esempio, del Sinodo sulla Famiglia voluto da Papa Francesco che ha posto, per la prima volta senza girarci intorno, il tema dell'omosessualità in maniera aperta proprio laddove la tradizionale tendenza era quella di negare l'esistenza di una realtà tanto diffusa.

Denuncia, dunque, interessante quella fatta dalla creatrice di questa serie che fa riflettere su quanto lunga sia ancora la strada la percorrere. Sono sinora sei i premi internazionali tributati a questa produzione negli Stati Uniti, ai quali si aggiungono le partecipazioni ufficiali al Latino Web Fest, Londra, Miami, Los Angeles ed India nonostante in Italia non abbia neanche passato le selezioni del relativo concorso di Roma.
Coincidenza, curiosa coincidenza...
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venerdì, dicembre 19, 2014

IL PRINCIPE AZZURRO | Quando la Famiglia non è proprio convenzionale...

a cura di Giuliano Gasparotti e Gipo Ciccone - In questo strano autunno romano, dove il freddo ha lasciato il posto alle piogge, non c'è niente di meglio che una serata a teatro: “Tutto in ordine” scritto e diretto da Andrea Ronchetti, racconta una storia comunissima, ma vista da un punto di vista differente.

Quante volte succede che dei genitori, con un determinato orientamento sessuale, rimangano scioccati alla notizia che il proprio figlio non segue la stessa corrente? Di norma ciò avviene quando una coppia eterosessuale viene messa di fronte alla rivelazione dell’omosessualità del figlio.

Nella sua opera, Ronchetti racconta la storia di una coppia dello stesso sesso che alleva un nipote come un figlio. Ed il giorno che lui presenta in casa una fidanzata loro rimangono tramortiti. Piani ribaltati come in un gioco di specchi; naturalmente è l’esasperazione di una storia voluta per far riflettere sul fatto che ogni essere umano vive la vita con le proprie abitudini. L'unicità di ogni persona che insegue la propria felicità.

Sarà stata anche la pioggia battente, che invoglia alla riflessione, ed in un lampo emerse un flash back del passato: una ragazza italiana, tempo fa, chiese alla sua insegnante di ebraico perché loro scrivessero al contrario (da destra verso sinistra) e l’insegnante, seria e decisa rispose: “siete voi a scrivere al contrario”. Potremmo puntualizzare che la lingua ebraica sia nata parecchio prima di quella latina, oppure che l’omosessualità ai tempi degli antichi romani, quando nacque l’attuale civiltà, era non solo ben tollerata ma anche parecchio diffusa, ma il nodo della questione è che conviviamo con culture, inclinazioni e stili di vita differenti; che ciascuno deve vivere il proprio senza imporlo agli altri. Aprire le proprie vedute ed accettare che non tutti, grazie al cielo, la pensano e si comportano come noi.

Per questo l’opera teatrale è interessante, perché ci ricorda che tutto è relativo, che non esistono certezze. Le uniche che definiamo tali sono solo convenzioni. Ma c’è l’istinto, l’unico innegabile input che ci instrada nella direzione più coerente con il nostro piano vitale prestabilito.

Nessuno sa cos’è assolutamente certo; ascoltiamo e studiamo tante cose, e facciamo proprie quelle che sono più vicine a noi. Ciascuno ha la sua strada, è vero, anche se troppo spesso, vuoi per debolezza, vuoi per poca consapevolezza, in tanti, troppi, preferiscono uniformarsi alle convinzioni/certezze altrui. Seguendo spesso strade che non sono proprie, anche se più facilmente percorribili.

Quest’opera, come la vita, sanamente equilibrata tra animi istintivi e ragionevoli, viene scombussolata dagli imprevisti, dal disordine che crea il non conforme ad un ordine prestabilito o convenzionale. Ma che senso ha vivere una vita senza sorprese, in base alle scelte altrui? La vita va vissuta intensamente, correndo anche qualche piccolo rischio. Altrimenti sarebbe come restare a casa quando piove, e perdersi opere teatrali così simpatiche e dense come questa.

GIPO CICCONE - Pseudonimo di Gianfilippo Chiarello, siciliano, adottato da Roma nel lontano 2001.

Amministratore del seguitissimo blog gipociccone.com che parla di tolleranza, bellezza, promozione di giovani talenti e Dolce Vita romana. Netooki lo ha selezionato proprio per l'opera di supporto per i giovani creativi. Scopo di tutte le sezioni, ed in particolare Gipo Filo.sofy, è di stimolare i lettori a tirar fuori il meglio di se per vivere una vita più felice.

Ha partecipato come attore alla serie televisiva Desperados che ha già all'attivo 7 premi negli States ed ha ricevuto il The Official Award Winners 2014 al London Film Awards, in teatro sta preparando il reading I sentieri della Bellezza dove interpreterà Lord Henry di Oscar Wilde.

Amministratore onorario del principale fan club di Madonna ha partecipato ed è stato selezionato per il concorso internazionale Art for Freedom.
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lunedì, dicembre 01, 2014

IL PRINCIPE AZZURRO | Aids, grandi progressi della ricerca ma vietato abbassare la guardia

di Giuliano Gasparotti - Vietato abbassare la guardia. Nella Giornata mondiale contro l'Aids si ricordano i grandi progressi fatti dalla ricerca ma anche la sfida della prevenzione dal contagio che, in particolare stando ai dati europei, conosce una decisa recrudescenza sia tra i giovani sia tra i Paesi dell'Europa dell'Est. Nel 2013 sono stati rilevati ben 136.000 nuovi casi di contagio nel vecchio continente, come risulta da uno studio dell'Oms – Organizzazione mondiale della Sanità, e dall'European Center for Diseaes Control and Prevention (Ecdc). Il nodo sta nella diffusione di una corretta informazione, in particolare per l'uso del profilattico come principale strumento di prevenzione. Quello che più impensierisce è il crollo dell'attenzione su una malattia che è la sesta causa di morte nel mondo e che, solo nel 2013, ha ucciso un milione e mezzo di persone. Pare, però, un problema lontano, in larga parte legato all'accesso alle cure ma proprio per questo non meno pericoloso. In attesa di un vaccino, la ricerca ha senz'altro fatto passi da gigante grazie a delle terapie che ritardano lo sviluppo della malattia, aumentando le aspettative di vita delle persone contagiate. Con una corretta informazione e l'uso del profilattico si cerca di intervenire, dunque, sulla riduzione dei comportamenti a rischio. Ancora in pochi conoscono, ad esempio, la TasP (Traetement as Prevention) ovvero l'uso dei farmaci antiretrovirali per diminuire il rischio di trasmissione del virus. “Fatelo dove, come e con chi vi pare, ma fatelo protetto” recita intanto uno spot di una grande catena di distribuzione che presenta i nuovi profilattici dell'azienda. Il messaggio migliore per non abbassare la guardia rispetto al problema. Per questo, il Principe Azzurro, quest'anno riparte dalla solidarietà e sostiene la campagna #WeAreAllClean per raccogliere fondi per la ricerca contro l'Aids. Per chi volesse fare una donazione: IBAN IT 42 X 08329 10900 000000300721, intestato a LILA Nazionale Onlus. Amare è una cosa meravigliosa: protagonista è il cuore ma senza dimenticarsi l'uso della testa :-)
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venerdì, dicembre 20, 2013

Il Principe Azzurro / I diritti civili e la rivoluzione dell'amore

di Giuliano Gasparotti - Sarà stato il buon vino bianco, le luci rosse dell'albero di Natale, i discorsi, i sorrisi, le strette di mano, le candele accese in vasi di cristallo oppure i cioccolatini al doppio latte con una goccia di liquore, di una bella festa trascorsa in una mite serata di luna piena a Roma. Così passeggiare dopo un simile e piacevole frastuono tra le belle strade di Prati, tra “le vie dei professionisti romani”, come sono state definite, e respirare quell'aria pungente di un mite dicembre, aiuta a riflettere, a mettere in fila argomenti e pensieri. Si è parlato e si parla spesso di amore. A sproposito, il più delle volte. Magari per cantarne la bellezza ma anche la superficialità. “Complimenti per il tuo impegno politico. Io non ci credo più. Non so come tu faccia ma vai avanti”: quante decine di volte rimbomba questa frase nelle pieghe della memoria.

Certo dopo un ritardo di trent'anni non è semplice avere fiducia nelle istituzioni, specie se pensiamo agli scandali, alle promesse mancate, con la crisi economica che ha ridotto, come affermato dal Presidente di Confindustria Squinzi, il Paese in condizioni postbelliche, con oltre il 40% di giovani senza lavoro, crollo di consumi ed investimenti ed il raddoppio del numero dei poveri. Con i diritti civili non ci si riempie la pancia, perché non si mangiano, rimproverano in molti. Falso. Sia perché allargare i diritti, come noto, non toglie niente a nessuno, sia perché creare una società aperta porta ricchezza anche a chi è oggi in difficoltà. Essere una società competitiva interessa tutti perché tutti spingono verso una crescita che non può essere economica senza che sia anche civile.

Quando abbiamo lavorato per proporre le Civil Partnership, le unioni civili, abbiamo solo pensato a fare una piccola grande rivoluzione che è giuridica, sociale e culturale insieme: dare valore all'amore che lega due persone attribuendo stessi diritti e doveri di qualsiasi altra coppia. Certo anche i diretti interessati debbono dare prova di maturità, iniziando a cambiare e fuggendo dal “tutto e subito” che ha bloccato qualsiasi processo di riforme. A cominciare da un mondo dell'associazionismo ancora fermo su posizioni di bandiere logorate dai tempi. Nel Paese degli improvvisati opinionisti, invece, sono passate solo poche ore dall'ennesima lite su twitter, durante la quale il solito autoproclamatosi giudice salito sul piedistallo morale ha sentenziato: troppo moderatismo, non bisogna ascoltare le ragioni dei nemici. Salvo poi dopo poche ore cambiare idea, terminato il momento degli insulti, e riconoscere che “importanti cambiamenti potrebbero nascere dalla legge sulle Civil Partnership”. Patetico massimalismo.

Chiedere tutto quando non si ha nulla equivale grosso modo a quei politici che non fanno altro che promettere sapendo che non riusciranno mai a mantenere le promesse fatte. E' efficace, magari  si fa  carriera perché strappa applausi facili solleticando le frustrazioni di chi attende da una vita intera di esistere (giuridicamente). La condanna per quelle stesse speranze ad essere relegate nel cantuccio del mondo ideale. Poco concreto. Il linguaggio della verità non è semplice: è duro, crudo ma è l'unico che fa affrontare di petto la realtà. Pian piano le cose cambiano, non possono rimanere sempre le stesse, anche se siamo in Italia. Basta avere ben chiaro che occorre fiducia per conquistarci centimetro dopo centimetro quello spazio necessario per dare valore civile a quel sentimento così comune che porta due persone a tenersi per mano per una vita. Progettando insieme il proprio futuro, senza averne più paura.

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mercoledì, novembre 27, 2013

IL PRINCIPE AZZURRO / La diversità

di Giovanni Licchello, Mr Gay 2013 - Ciascuno di noi durante la propria esistenza è costantemente attraversato da continue presenze dell'altro .. Le relazioni quotidiane non sono altro che una "carrellata di volti" che irrompono nel nostro modo di vivere, di pensare, di agire, ai quali rispondiamo in forme differenti e singolari. Entrare in contatto con una nuova identità, cioè con qualcuno che è "diverso" da noi è il vero valore aggiunto nella nostra vita.

 Attraverso questo gesto si può diventare più ricchi di animo e conoscersi meglio. Eppure a volte, a livello sociale si cerca di annullare la "diversità" che ci rende tutti così unici, si tende a concentrarsi più sul collettivo che sull'individuo, a creare stereotipi omologati, comunità di simili dove il singolo si deve identificare con il gruppo. Ed è proprio per questo che la presenza dei cosiddetto "diverso" nella società o nella scuola genera confusione, mette in crisi il sistema e condiziona la formazione e la crescita dei singoli, tanto più se si tratta di bambini.

Vedere questo concetto in chiave negativa, come "minaccia" per la propria integrità genera sentimenti di paura, ansia, sospetto. Basti pensare a quanto la presenza di una persona omosessuale, un portatore di handicap o di un ragazzo ribelle di strada, talvolta crei con pregiudizio un sentimento di timore, di un qualcosa non omologato e quindi difficile da gestire.

Quindi se si riuscisse invece a percepire la "differenza" non come un limite alla comunicazione, ma come un "valore", una "risorsa", un "diritto", l'incontro con l'altro potrebbe essere in certi casi anche scontro, ma non sarebbe mai discriminazione. Incominciare a far pensare i bambini e i ragazzi nelle scuole criticamente con loro testa è la vera sfida di questo secolo.

Nella mia prima adolescenza mi sono sentito "diverso", quando tanti interrogativi mi accompagnavano nelle mie giornate. Domande dalle risposte piene di confusione, che nessuno ha saputo captare o capire.

Ecco perché dico, se avessi avuto dei modelli da seguire anche a scuola non avrei magari fatto tutto da solo o quanto meno mi sarei sentito appoggiato e quindi più sereno. Alla fine posso assicurare che c'è sempre la luce al termine di un percorso che sembra buio. Credetemi. Abbiamo un grande compito nei riguardi delle generazioni che verranno e saremo i garanti della loro libertà quindi cerchiamo di essere originali e autentici nella nostra vita.
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lunedì, novembre 18, 2013

IL PRINCIPE AZZURRO / Sangue e luce, il tesoro di San Gennaro e la lotta alle discriminazioni

di Giuliano Gasparotti - La scrivania è piena di giornali, libri, report, statistiche rilegate alla buona. Quante parole, quanti numeri crudi che pesano spesso come macigni quando si parla di discriminazione in Italia. Paura di ciò che è diverso o forse paura di ciò che annida dentro alcuni di noi. Violenze gratuite, a volte letali, per un semplice gesto d'affetto, per quello che si è e per come si è. Quante discussioni, quante polemiche intorno all'omofobia, quanti sforzi di trovare un modo attraverso il quale far emergere il valore della diversità come ricchezza.

Lo strillo dei gabbiani che volano sui tetti richiama l'attenzione nonostante il brulicare di vita, sempre intensissima, che affolla le strade di Roma. A pochi chilometri il mare, a pochi metri l'imponenza del Colosseo che lascia senza fiato, della “macchina da scrivere”, l'altare della Patria, a pochi passi dai Palazzi delle istituzioni dove il “mare è costantemente in tempesta” e nonostante tutto si scrive il destino di un Paese. Intorno una fittissima selva di gioielli, palazzi e chiese meravigliosi, le luci che si specchiano nelle pozze d'acqua di strade fratturate dal tempo. E dalla poca cura. Destinazione Palazzo Sciarra, obiettivo la mostra dei tesori di San Gennaro. Un pezzo di Napoli, anzi il cuore di Napoli per qualche tempo a Roma.

Il legame del Santo con la propria città si esprime nelle più incredibili forme, dai gioielli scintillanti di pietre preziose con diamanti, rubini e smeraldi dalla bellezza impressionante incastonati in collane e nella famosa mitra del maestro Matteo Treglia. Una devozione cementata dal tempo, sin dal 300 d.c. e che ha attraversato le più grandi tragedie di una città dai contrasti violenti eppure perennemente aggrappata alla speranza nonostante le eruzioni del Vesuvio, le pestilenze, le guerre, la povertà.

Riflettere sulla apparente contraddizione tra spiritualità, fede e la magnificenza di quei tesori è d'obbligo. Per chi sente il richiamo della propria terra è facile comprendere la coincidenza tra quello che appare e quello che è. Roma, come Napoli, sono città aperte crocevia di diversità eppure nelle proprie affascinanti contraddizioni sociali, culturali, religiose, sono esattamente quello che si vede ad occhio nudo. In tutta la straordinaria teatralità di queste opere: il sangue di San Gennaro e la luce delle pietre preziose.

Le cose più importanti non si vedono ma si sentono: vale per gli uomini, vale per le città che abitano. Eppure dinanzi al tesoro è difficile fare questa affermazione.  Il pensiero va alla straordinaria tradizione di inclusione e di solidarietà di Napoli, città da sempre abituata ad essere crocevia di diversità. Porto di popoli. Essere sé stessi ed esprimere sé stessi per comunicare quello che si sente, quello che si è. Il segreto, forse, sta proprio nel tesoro che è custodito dentro di noi, che gli altri percepiscono dagli occhi, dai gesti, dalle parole, ma anche dal modo di comportarsi, da ciò che abbiamo addosso.

Finita la visita della mostra lo strillo dei gabbiani assume un significato differente. E' il richiamo dell'altro, di ciò che sta fuori da noi. Almeno per un po', sembra tutto chiaro. E' la luce di quei meravigliosi gioielli il miglior progetto per combattere ogni forma di discriminazione? Sì, perché è l'espressione di quello che sta oltre gli occhi, oltre i gesti, oltre le parole racchiuso nella nostra testa, scorre nelle nostre vene: l'arma più potente per reagire all'ennesima aggressione di due ragazzi che si tengono per mano, all'ennesima violenza di chi ha paura di riconoscere la ricchezza della diversità.  E' quell'idea di forza e bellezza dell'amore che lega le persone e le nostre città.

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domenica, novembre 10, 2013

IL PRINCIPE AZZURRO / Lettera di un ragazzo a Giovanni Licchello

A cura di Giovanni Licchello - Mi sono chiesto se in qualche modo fosse giusto pubblicare messaggi così forti che ricevo in posta privata su Facebook.

Con il consenso di questa persona nel pubblicarlo, ho preso atto che sia giusto condividere in maniera trasparente le nostre gioie e i nostri dolori di comuni mortali, ma anche le gioie.

Ricevo tanti messaggi di questo tipo, rimango anche spiazzato alle volte perché penso che con i mie 26 anni possa magari regalare un po' di spensieratezza per la mia storia a lieto fine ma non potrei regalare la serenità, quella che auguro a questo caro ragazzo come penso tutti voi.

Ognuno di noi sa quanto è difficile il proprio percorso di vita e non parlo solo di omosessualità.

Questa rubrica con il Giornale di Puglia possa essere una valvola di confronto per il sociale, per far capire che tutti siamo immersi nei nostri pensieri e nelle nostre fobie, paure ma anche tante cose belle e positive.

Tutti noi, senza distinzioni di nessun genere.

Questo ragazzo, con il quale ho avuto modo di chiacchierare in posta Facebook, ha comunque da oggi il mio appoggio e quello di tutti noi. Magari le sue parole potranno essere da richiamo a tutti per sentirci forse, a partire da oggi, meno soli.

"Ciao Giovanni ti seguo in ogni tuo passo e in ogni spostamento sono fiero di te e di ciò che fai e stai facendo.Ti scrivo per uno sfogo personale che forse tu solo puoi capire e solo tu puoi consigliarmi...Vivo da un paio di mesi con un angoscia nel cuore che nn riesco a colmare, non esco più di casa e mi sento un fallito in tutto. Sono sempre stato una persona che ha dato la vita per gli altri, che ha sempre lottato per dare il meglio anche a chi non lo merita. Oggi mi ritrovo solo senza amici senza un uomo accanto senza un compagno con cui dividere i condividere momenti belli e tristi anche... ho sempre cercato di trovare l'amore in questo mondo di lestofanti o arrampicatori sociali con la speranza di trovare qualcuno che mi dia il coraggio di non scoraggiarmi... oggi ancor più dopo aver perso oltre che l'amore sperato pure il lavoro ho un continuo istinto suicida che nn mi lascia in pace e mi logora ogni giorno.... per cui ti chiedo scusa intanto per essere così deprimente o logorroico di ascoltarmi o di regalarmi un po' della tua grinta o del coraggio che mi manca.... scusami ancora e ti ringrazio per avermi ascoltato.... ti abbraccio e ti faccio sempre il mio in bocca al lupo per tutto... grazie ancora e scusami ancora tanto".

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giovedì, novembre 07, 2013

Brindisi, ''Una grande città dal potenziale incompreso”

di Giovanni Licchello, Mr Gay 2013 - La mia città, Brindisi. Una “grande città dal potenziale incompreso” la definisco, potrebbe offrire tantissimo in un contesto meglio organizzato. Della notizia del concorso di mister gay Italia, tutti i media locali hanno trattato. Essere un ex giocatore di calcio, per giunta del Brindisi, ha avuto una vasta eco mediatica. Della vita quotidiana ho riscoperto moltissimi appoggi di persone, conoscenti e non. Sono queste le cose che alla fine fanno più piacere, soprattutto quei commenti che provengono da chi non ti conosce.

Ricevere tanti sms da parte, ad esempio, dei miei clienti dentisti e odontotecnici con la scritta "ora non ci abbandonare nel cambiare lavoro, continua così" mi ha fatto piacere e riempito di soddisfazione. Veder colleghi di lavoro, amici calciatori di squadre in cui militavo mostrare interesse con domande sul contesto sociale di noi gay, su cosa sia la “vita gay”. Sono esperienze costruttive per me. La frase che sento dire più spesso?
Ci piace il fatto che sei il tipico ragazzo della porta accanto.

Questa frase mi fa molto riflettere, credo a questo punto che tutto venga erroneamente ricondotto ad una questione di etichetta mentale, di immaginario del gay.

Se così dovesse essere, dovremmo forse capire tutti insieme che alle volte si possono rivendicare i propri diritti anche con altre sfaccettature, alcune volte può non servire spettacolarizzare un messaggio o una manifestazione di identità. Ognuno è libero, per carità, di esternare in qualsiasi forma  il proprio modo di essere o pensare, ma credo anche che, con buon gusto, ci si possa proporre  nella vita, senza distinzioni di sorta se parliamo di un etero, un gay, un trans o lesbica.

Una bella panoramica della città delle Due Colonne
Piuttosto, occorre domandarsi quali stereotipi si siano costruiti negli anni intorno all'essere gay. Quanto questo stesso immaginario possa essere distante dal vivere quotidiano di persone comuni. Provocatoriamente ho chiesto anche a me stesso se ciascuno di noi contribuisce a mandare un messaggio positivo all'esterno e se spesso chi soffre discriminazioni rischia di spingersi in un ghetto che amplifica le distanze dal resto del mondo. Può essere un bar, un condominio od una discoteca.

E' giusto, quindi, uscire da questi “ghetti”, magari divertenti e molto colorati per creare posti aperti a tutti? Senza distinzioni? Come possiamo, noi per primi, includere e non escludere se è vero come è vero che ogni giorno facciamo parte di un mondo che è uno, interno ed abbastanza grande per tutti?

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giovedì, ottobre 31, 2013

''Tutti a bordo, parte Il Principe Azzurro!''

a cura di Giuliano Gasparotti e Giovanni Licchello.
Spesso ci siamo chiesti come vengono visti gli omosessuali dall'esterno. C'è chi li conosce poco o crede di non averci mai avuto a che fare. Magari, appunto, “crede” di non averne mai conosciuti. E' probabile che questa convinzione sia destinata ad infrangersi, ad un occhio più attento. Stiamo parlando di qualcosa di così normale che non dovremmo neanche domandarci il perché di molte discussioni ancora. Spesso siamo quelli che mai diresti, i ragazzi della porta accanto. Il tuo avvocato, l'autista del nostro bus, il postino, il meccanico: insomma chiunque. Uno dei grandi tabù di questa nostra società un po' ipocrita è forse questo: quello di stampare etichette preconfezionate senza considerare la normalità quotidiana di vita delle persone. Pregiudizi che nascondono solo la paura per la diversità. Siamo donne e uomini, né migliori né peggiori di tutti gli altri, prima ancora di essere gay o lesbiche. Con il desiderio tipico che accomuna ogni essere umano di Amare ed essere felici, liberi di essere ciascuno quello che è. “Nessuno mi può giudicare” cantava la Caselli, non a caso divenuto l'inno del World Pride di Roma del 2000. La libertà di essere sé stessi non è però da darsi per scontata. Se ancora solo pochi anni fa, autorevoli parlamentari (era il 2011) respingevano un ddl contro l'omofobia perché assimilavano l'orientamento sessuale con “incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo”. Il clima in Italia è ancora pesante tanto da diventare insopportabile in alcuni, purtroppo non isolati, drammatici casi. Ultimo quello del giovane Simone di Roma.

E' per rispetto verso la sofferenza altrui che occorre invece insistere a parlare di diversità, di inclusione, di vita. Nella diversità di ognuno di noi che nasce la bellezza e la testimonianza di qualcosa di speciale. Vita comune, straordinaria. Per questo realizzeremo un diario incrociato: quello di un giurista che fa politica con la fissazione per lo sport e per l'arte contemporanea e un ex calciatore diventato Mister Gay Italia 2013 e rappresentante per studi dentistici.

Quotidianità, si diceva. Storie comuni. Come quella coppia di ragazzi tanto carini che stanno insieme perché si amano nel condominio accanto al Vostro. Vanno a lavoro, fanno la spesa, vanno agli allenamenti, al cinema ed il sabato sera a cena con gli amici od a ballare in discoteca. Il mio viaggio (Giuliano)  inizierà con una mostra, a Roma, città che sarà protagonista di questo nostro “love and the cities”: il tesoro di San Gennaro in esposizione a Palazzo Sciarra. Il mio viaggio (Giovanni) invece inizierà dalla mia Brindisi, dove nel lavoro o nella vita quotidiana, subito dopo la notizia mediatica del concorso dì Mr.Gay Italia ha fatto emergere nelle persone che mi conoscevano aspetti diversi ed interessanti.

Se per una volta provassimo a parlare di sessualità anziché di sesso, o magari di amore, forse il concetto sarebbe molto più chiaro e comprensibile a chiunque, e si spezzerebbe questa morbosa e peccaminosa immagine che avvolge da sempre l'omosessualità ed il mondo LGBT.

Sullo sfondo una domanda: è davvero l'amore quello che ci contraddistingue? Nonostante una società che ci impone di guardare all'oggi, al presente perché domani è già un tempo troppo complicato ed incerto per poter essere dominato? Domande che potrebbe farsi chiunque: etero o gay che sia.

Proviamo a dare qualche risposta. Inizia il viaggio: tutti a bordo, parte il Principe Azzurro.

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giovedì, ottobre 17, 2013

ESCLUSIVO: Intervista a Giovanni Licchello e Giuliano Gasparotti, "Uniti per combattere l'omofobia!"

di Marco Masciopinto - Da una parte troviamo il ‘Reginetto d’Italia’, eletto Mr Gay 2013, che rappresenta il popolo omosessuale e dall’altro un giurista 39enne toscano con un passato nel Pd.

Diversi tra loro ma con un unico obiettivo: combattere l’omofobia e le discriminazioni. Giovanni Licchello e Giuliano Gasparotti scendono in campo a favore dei diritti degli omosessuali d’Italia partendo dalla legge contro l’omofobia votata in Parlamento. Un passo avanti è stato fatto ma è solo l’inizio.

Per il Giornale di Puglia cureranno una nuova rubrica, ‘Il Principe Azzurro’, che si occuperà delle tematiche del mondo gay, dei diritti civili, ma anche consigli, esperienze e storie di vita quotidiana, per gridare che l’amore non va condannato.



Un giurista e un Mr Gay insieme per combattere contro l’omofobia. Perché avete deciso di unire le vostre forze?

Gasparotti:  ‘’Proviamo a rompere gli schemi: i politici, i giuristi debbono essere meno imbalsamati e conoscere la realtà, così come chi vince un concorso di bellezza deve dimostrare di avere sale in zucca... D'altronde, mettete a lavorare insieme persone differenti unite da  un obiettivo, nel nostro caso affermare una società più libera in cui ciascuno può essere sé stesso, e qualcosa di buono viene sicuramente fuori...’’

Licchello:  ‘’L'unione fa la forza quindi perchè non provare questa ulteriore esperienza insieme. Stimo Giuliano come amico, come persona e come professionista quindi l'idea di poter sviluppare idee, progetti e considerazioni con lui su temi importanti quali l'omofobia, i diritti ecc .. è stata vista da subito in maniera positiva. Diamo voce a chi non riesce ad averla’’.

Per la prima volta è stata votata in Parlamento la legge contro l’omofobia. Un piccolo passo avanti?

Gasparotti:  ‘’Un passo avanti perché si abbatte un muro. Al Senato potranno esserci dei miglioramenti che chiariscano la distinzione tra libertà di espressione e crimini d'odio che verranno puniti, mentre prima non lo erano. Una società liberale, però, non persegue penalmente le opinioni, per quanto possano non piacere. Ho incontrato recentemente Gitti, amico e collega di partito (Scelta Civica, n.d.r.) e condivido l'obiettivo di aggiungere diritti  senza togliere libertà a nessuno’’.

Licchello:  ‘’La legge sull'omofobia che sarà vagliata a breve dal Senato va sicuramente migliorata. Sono fiducioso che si portino delle correzioni positive’’.

Giovanni Licchello, Mr. Gay 2013
Come si sta evolvendo tale questione nel nostro paese?

Gasparotti:  ‘’L'omofobia non si cancella con una legge, pur necessaria, che punisce maggiormente atti e violenze motivate dall'odio verso chi ha un differente orientamento sessuale. E' essenziale attuare una strategia europea contro le discriminazioni peraltro già decisa dall'allora Ministro Fornero del Governo Monti. Dobbiamo portare il nostro Paese nell'Europa delle libertà e dei diritti civili. Per questo attendiamo che il Governo Letta intervenga: lavarsene le mani rinviando tutto al Parlamento sarebbe un grave arretramento’’.

Licchello:  ‘’L'Italia come accettazione del mondo LGBT ha bisogno ancora di maturare.
Molto è stato fatto, ma rispetto a Paesi come la Spagna, Germania, Stati Uniti, siamo seduti in panchina. Credo che la Chiesa specie con Papa Francesco stia facendo passi da gigante verso l'uguaglianza senza pregiudizi. Per educare al rispetto verso l'altro si dovrebbe cominciare dalle scuole dove crescono le generazioni future. Insomma cose da fare, ce ne sono tante. Che si cominci presto’’.

E le ultime dichiarazioni di Guido Barilla cosa hanno suscitato in voi?

Gasparotti: ‘’Un clamoroso autogoal in termini di marketing: credo che lo stesso Barilla se ne sia reso conto se consideriamo la marcia indietro fatta dopo poche ore. Per quanto poco condivisibile, tuttavia, un'opinione non può, e meno male, essere perseguita. Dopodiché mi piacerebbe organizzare un incontro tra Barilla ed una famiglia arcobaleno: sarebbe sicuramente molto più utile delle campagne “contro” che pullulano in questa nostra Italia’’.

Licchello:  ‘’Come ho già sottolineato in altri interventi, il caso Barilla è stato uno scivolone gestito male. Una multinazionale che fonda la sua storia nel nostro Paese doveva pesare meglio le parole.
Magari se avessero comunicato le stesse cose in una forma diversa non avrebbero affatto provocato il boicottaggio annunciato. Sarebbe emersa solo la loro strategia di marketing rivolta ad un pubblico da loro scelto a priori; e ci poteva anche stare, ovviamente’’.

Siete dell’idea che il popolo italiano è più omofobo di quello di altre nazioni?

Gasparotti:  ‘’Assolutamente no. L'Italia deve solo recuperare il senso di progettare il proprio futuro sgomberando il campo dalle battaglie e dalle guerre ideologiche. Anche sul terreno dei diritti civili e delle libertà. L'opera di rinnovamento portata avanti, ad esempio, da Papa Francesco sono convinto che aiuterà gli italiani a rompere certi tabù ed a praticare quotidianamente il cambiamento’’.

Licchello:  ‘’Il popolo italiano rispetto a molti anni fa ha cambiato la percezione del gay inserito nella società. Non considero il popolo italiano omofobo, considero l'Italia arretrata su molti temi. La definisco in ritardo perenne’’.

Siete state vittime di omofobia e discriminazione?

Gasparotti:  ‘’Mai. Ho però vissuto molto da vicino il dramma di chi non accetta sé stesso e vive  una  omofobia interiorizzata. Per me è stata una grande sconfitta: prima o poi racconterò quanto dolore  ho letto negli occhi di chi vive in queste condizioni: quante discriminazioni si debbono subire per arrivare quasi ad odiare sé stessi’’.

Licchello:  ‘’In adolescenza ho vissuto in prima persona una esperienza omofoba che riguardava un mio amico, che ho difeso, portandone una cicatrice. Non ha vinto nessuno in quella circostanza’’.

‘’Il Principe Azzurro’’ è la nuova rubrica del nostro quotidiano online, curata personalmente da voi.  Quali sono i messaggi fondamentali che volete trasmettere?

Gasparotti:  ‘’Parafrasando “Sex and the City” la nostra rubrica potrebbe essere un “Love and the city”, un piccolo viaggio sul pianeta Amore fatto di quotidianità straordinaria di storie, racconti, riflessioni. Troppo spesso vengono fatte caricature che non sono vita normale di persone come le altre, né migliori né peggiori, che si amano. Invece vorremmo accendere i riflettori sui “gay della porta accanto”, quelli che mai diresti, eppure’’.

Licchello:  ‘’Sarà uno scambio di informazioni su argomenti, storie, consigli, eventi, sfoghi e gioe di ognuno di noi, curiosità e tessuto sociale del più vario. La voce di tutti.  Con Giuliano vorrei dar spazio a tutti coloro che avranno qualcosa da dire e anche insegnare a tutti noi’’.
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