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martedì, aprile 09, 2013

Intervista del Giornale di Puglia a Iva Zanicchi: «Il futuro? non mi vedo in casa a guardare la tv e a fare l’uncinetto»


Nicola Ricchitelli. Ospite quest’oggi della rubrica “La Voce Grossa di…” “l’aquila di Ligonchio”... stiamo parlando della grande Iva Zanicchi. Con Iva una chiacchierata tra passato, presente e futuro: «Ho sempre saputo e sentito quello che sarebbe successo nella mia vita artistica. Il fatto di non saperlo oggi mi preoccupa: non lo so. Una cosa è certa: non mi vedo in casa  a guardare la tv e a fare l’uncinetto»; non mancano inoltre alcune incursioni tra i ricordi e le numerose soddisfazioni che hanno costellato la sua grande carriera.


D: Iva quest’ultimo periodo è stato caratterizzato da due eventi in particolare, le elezioni e il Festival di Sanremo. Partiamo da quest’ultimo, quale il tuo giudizio sull’edizione a firma Fabio Fazio, Luciana Litizzetto?
R: «Un buon Festival, niente da dire sulla conduzione. La Littizzetto è divertente, ironica, dissacrante e Fazio ha interpretato il bravo presentatore che finge di scandalizzarsi sulle battute, o di fare il finto tonto... bravo, nulla da eccepire. La musica messa in primo piano, e questo è un bene».

D: Il palco dell’Ariston ti ha regalato molte soddisfazioni – vedi le vittorie nel 1967, 1969 e 1974 - ma anche qualche amarezza - vedi il caso Benigni nel 2009 – cosa rappresenta per te il palco dell’Ariston e quindi il Festival di Sanremo?
R: «E’ una manifestazione che io ho sempre amato, che mi ha dato tanto. Il fatto di averlo vinto tre volte mi ha permesso di cantare in tutto il mondo».

D: Che ricordi conservi del tuo primo Festival di Sanremo e della tua prima affermazione avvenuta nel 1967? Se dovessi scegliere in assoluto il ricordo più bello che ti lega a questa manifestazione?
R: «Il mio primo festival nel 1965 fu un insuccesso. Cantavo I TUOI ANNI PIU’ BELLI e fui esclusa dalla finale: fu un grande dispiacere e pensai che la mia carriera fosse finita, come era già successo ad altri. La vittoria nel 1967 con Claudio Villa la potei gustare solo in seguito. Lì fu giustamente funestata dalla morte di Luigi Tenco.  Il ricordo più bello forse è proprio la vittoria del 1969 con Zingara, in coppia con Bobby Solo».

D: La domanda che segue è alla militante politica, e quindi all’eurodeputata. Secondo il tuo punto come se viene fuori dalla situazione che è venuta fuori dalle urne? Piccola curiosità: ti aspettavi la rimonta di Silvio Berlusconi?
R: «Se parliamo di Silvio Berlusconi abbiamo visto ancora una volta di che pasta è fatto. Lui sa conquistare la gente e parlare alla gente, rimontare come ha fatto lui e recuperare tutti quei punti di distacco è cosa che forse nessun altro sarebbe riuscito a fare. Io, conoscendolo da anni, sapevo che aveva la possibilità, solo lui, di compiere quel “miracolo”».

D: A proposito di politica, proprio in una recente intervista hai dichiarato di essere stata delusa; cosa ti aspettavi dalla politica, e quali gli aspetti che hanno contribuito a maturare questo giudizio?
R: «Fondamentalmente rendersi conto che sei parte di un ingranaggio... è sciocco forse dirlo, avrei dovuto saperlo. Per quanto tu ti possa impegnare anche allo stremo, comunque fai parte di questo ingranaggio e alla fine resti un  numero. Per non parlare  della lunghezza dei tempi, della burocrazia, dei tempi assurdi per discutere e approvare ogni singola proposta».

D: Iva, tutto ebbe inizio da un’apparizione a “Campanile sera” con Mike Bongiorno. Che ricordi conservi di quell’esperienza?
R: «In realtà tutto ebbe inizio da una trasmissione di Silvio Gigli, che mi permise di cantare per radio e fui sentita da Gianni Ravera che mi invitò a Voci Nuove».

D: "Avevo trentotto anni: quando si arriva intorno ai quaranta si viene presi dalla "stupidera"... Insomma, il fisico teneva, mi sembrava una cosa spiritosa. Poi mi sono pentita: allora Playboy era un giornale vietatissimo. Mia mamma ci rimase male...", Iva pensi ancora alla copertina di Playboy come un errore?
R: «Si, perché erano foto fatte esclusivamente per quel giornale, con tanto di contratto. Negli anni poi le ho viste pubblicate ovunque».

D: L’anno 1985 è l’anno di “facciamo un affare”, per proseguire con “Ok il prezzo giusto” dal 1987 fino al 2000. Quali gli elementi che contribuirono alla svolta televisiva?
R: «Accettai di condurre questo programma convinta che sarebbe stata un’avventura brevissima. Volevo una pausa dal mondo discografico, ero delusa dagli ultimi risultati. Vogliamo parlare di anno sabbatico? Ne sono passati 15…».

D: Iva, tu sei un po’ la donna dei primati; partiamo dal primo: anno 1973, prima cantante italiana ad aver tenuto un concerto al Madison Square Garden di New York. Che ricordi conservi di quell’esperienza?
R: «Il 1963. Avevo appena fatto Castrocaro, cantare in questo grande e mitico teatro è stato sconvolgente, fino ad allora avevo cantato solo in balere o piccoli teatri. Sapere poi che sarei stata la prima cantante italiana ad esibirsi lì, non mi ha certo aiutato a contenere la grande emozione».

D: Quindi anno 1981, prima cantante italiana ad attraversare l'Unione Sovietica in tour nel 1981. Cosa ci puoi raccontare di quel viaggio?
R: «E' stata una delle esperienze più forti ed entusiasmanti. Scoprire la gente, la cultura, un mondo così distante e lontano da me... ma proprio per questo affascinante. A pensarci, credo che sia la tournèe che più mi ha colpito e mi è rimasta nel cuore. Viaggiare allora in Unione Sovietica era come attraversare tutto il mondo, un unico paese ma con culture così differenti…».

D: Concludiamo l’intervista con la più ovvia delle domande, cosa c’è nel futuro di Iva Zanicchi?
R: «Ho sempre saputo e sentito quello che sarebbe successo nella mia vita artistica. Il fatto di non saperlo oggi mi preoccupa: non lo so. Una cosa è certa che non mi vedo in casa  a guardare la tv e a fare l’uncinetto».




giovedì, aprile 19, 2012

"Offro compagnia per signore e signori benestanti", ecco i consigli per diventare gigolò

di Nicola Ricchitelli. «Sono un ragazzo di 25 anni di Barletta, serio, responsabile, di bella presenza, gentile ed educato. Offro compagnia per signore e signori benestanti». Da un lato l’ennesimo tabù infranto dal gentil sesso, dall’altro l’emergere di un fenomeno - abbastanza diffuso in ogni qual si voglia parte dell’Italia già da parecchi anni – che sembra sfiorare (o ben radicato?) per il momento l’esercito dei giovani delle nostre città ogni giorno impegnati nell’arte dell’arrangiarsi tra questo, quello e quell’altro lavoro.
 Si faceva cenno ai due lati della stessa medaglia, ma il dato certo sembra essere quello del ritorno del sesso (o amore?) a pagamento da parte delle donne, e, quindi, la ricerca dell’uomo che, in cambio di denaro o di regali, è pronto a soddisfare qualsiasi desiderio femminile. L’altro lato della medaglia è rappresentato da quei giovani - poco più che ventenni – che, nascosti dietro l’anonimato (lasciando al massimo numeri di cellulare o e-mail) o dietro nickname creati ad arte e neanche poco allusivi, su Internet, mettono in vetrina e in vendita il proprio corpo per soldi.
Le motivazioni di tali decisioni che in una vita pesano non poco (specie sulle coscienze) sembrano essere le più nobili che si conoscano, per guadagnare e costruirsi un futuro, o più semplicemente per essere indipendenti dai propri genitori.
Escort, gigolò, o semplicemente prostituti? Le vetrine sono tante e svariate: si va dai vari siti specializzati ai social network per omosessuali, ed è come al solito la rete ad alimentare il fenomeno; di fatti sono ormai moltissimi i siti che propongono accompagnatori per tutti i gusti e per tutte le tasche, anche se quelle che non hanno problemi di portafoglio ammettono di essere disposte a pagare fino a 5.000 euro per una sola notte di passione con un vip.
La scelta è variegata: centinaia infatti sono i profili di gigolò e accompagnatori - corredati da foto audaci, informazioni dettagliate e, ovviamente, dal listino prezzi – mentre altri inseriscono nel proprio sito addirittura la sezione “Gift”, dove elencano i regali che più gradirebbero ricevere.
Dati alla mano pare proprio che ogni giorno nel complesso questi siti registrano circa 5.000 transazioni portate a buon fine: a mettere mano al portafogli per soddisfare i propri capricci sessuali sono sopratutto donne tra i 30 e i 40 anni; tra cui imprenditrici e libere professioniste, manager, impiegate. Dal calderone non manca la solita rappresentanza di divorziate e single, anche se il dato più inquietante sembra essere rappresentato dall’alta percentuale di donne sposate.
A quanto pare non è la sola voglia di fare sesso a spingere le donne a cercare un rapporto a pagamento: tra i motivi addotti da queste ultime pare esserci la tanto sbandierata carenza affettiva, anche se non manca la questione di curiosità, e chi lo fa per divertimento. La maggior parte, forse, cerca solo un momento di evasione dalla solita routine quotidiana. Ma quali sono i consigli per diventare accompagnatore o gigolò? Fare l'accompagnatore per donne o escort per donne non è solo una professione in cui una mattina ci si sveglia e ci si improvvisa "gigolò" e si decide di mettere un annuncio su un giornale o su internet ed automaticamente si è gigolo accompagnatori provetti, capaci e disponibili ad ogni tipo di incontro.
Per saper fare l'accompagnatore non basta avere un bel fisico donato dalla natura, oppure costruito in palestra, bisogna saper parlare con la-il vostra-o ospite e far star bene la-il vostra-o interlocutrice-ore. Nessuno può prepararti alla professione di accompagnatore e insegnarti come diventare escort per donne o come diventare accompagnatore in quanto non esistono delle scuole in cui si spiega come fare.
Bisogna sapere che una donna è sempre attenta ai dettagli e non basta mettere in internet due o tre fotografie mosse, sfocate, davanti ad uno specchio con il telefonino. La figura dell'accompagnatore gigolò è molto di più di 4 foto sfocate e mosse scattate in fretta e furia.
Innanzitutto, bisogna avere un minimo di disponibilità verso il prossimo e verso le persone che non si conoscono. Avere un incontro con una persona mai incontrata prima, con una sconosciuta-o per il gigolò è una cosa eccitante che dà piacere e infonde una carica speciale in ogni incontro. Bisogna avere cura del proprio aspetto fisico e mentale. Ogni incontro è una novità e la persona che si incontra si aspetta allegria, buon gusto, dolcezza, intelligenza, cultura, raffinatezza, eleganza e molto altro. C'è infatti chi dice che accompagnatore gigolò si nasce e non si diventa….

mercoledì, aprile 11, 2012

“Cerchi un lavoro?...presta la tua immagine per clienti facoltosi”: il dramma occupazionale dei ragazzi della Bat

di Nicola Ricchitelli. Le zone industriali di ogni città del circondario pian piano si fanno sempre più silenziose, le scene di caotici ed interminabili file di autovetture che un tempo si vedevano nelle ora di punta per raggiungere i vari posti di lavoro - o per far ritorno a casa dopo la giornata di lavoro - assumono sempre più i contorni di una cartolina in bianco e nero.
Le serrande delle varie attività commerciali sparse in lungo e in largo per le vie dei paesi o chiudono battenti, altrimenti hanno da scegliere se bruciare o saltare per aria. Inesorabili si aprono gli occhi su un nuovo giorno che si rivelerà essere lungo fin troppo, è duro a morire. Quasi per dovere, ogni giorno migliaia di giovani dinanzi ad un pc saltano di palo in frasca tra un annuncio di lavoro e l’altro, divincolandosi tra annunci che sembrano un vero è proprio invito a buttare per aria gli interminabili anni vissuti tra i banchi di una scuola e gli stanzoni dell’università, ad altri che sembrano espliciti inviti a dar fuoco ai troppi attestati e diplomi che silenti invadono e ingombrano le pareti delle proprie camere.
Di fatti, nelle retrovie del web, tra un annuncio e l’altro, capita di ritrovarsi dinanzi anche ad annunci di questa portata: "Sei carina ? Sei stufa di cercare lavoro? Cerchi un lavoro? Tutti i giorni navighi cercando offerte di lavoro e trovi solo lavori a provvigione? Hai bisogno di un lavoro fisso e uno stipendio sicuro? Ti piacerebbe cambiare città? Se le tue risposte sono tutte SI, abbiamo un proposta per te!!! Cerchiamo ragazze dai 18 ai 35 anni, di bella presenza, per lavoro di ragazza immagine nei locali notturni. Il lavoro consiste nel prestare la propria immagine al tavolo di “facoltosi clienti” in prestigiosi locali. NULLA DI PIU’". Già, “Nulla di più”, e mentre come un proiettile impazzito e silente quella vita riassunta in poche righe, chiamato sinteticamente Curriculum Vitae, viaggia inesorabile tra le interminabile e chilometriche vie fatte di cavi recapitando mail della speranza in lungo e largo tra le poche aziende che ancora compongono il nostro comparto produttivo, ecco che alla fine ti accorgi che questa crisi tutto ciò che ha da offrire sono robe di questo tipo: "Selezioniamo collaboratori/collaboratrici, anche prima esperienza, per ampliamento organico. Il candidato deve possedere ottime doti comunicative, bella presenza e volontà di realizzarsi nel settore". Ed ancora: "Cercasi n. 5 operatrici teleselling con esperienza pregressa nel settore. Offresi ottimi sistemi di pagamento", interminabile ed estenuanti annunci che dal: "Cercasi addetta alla reception diplomata o laureata con buona conoscenza lingue e computer, buona predisposizione ai rapporti umani" al "Agenzia cerca Promoter bella presenza con esperienza nel settore della cosmetica per attività promozionali", passando per i vari: "Cercasi ragazze di bella presenza e spigliate per evento promozionale all'interno di un punto vendita", fino ad arrivare a proposte ai limiti dell’assurdo "Stanco della solita routine e dello stipendio fisso che non cambia mai? Senti il bisogno di un guadagno extra, di uno stile di vita diverso? Dipende solo da te. Puoi collaborare con persone dalla mentalità aperta, pronte ad aiutarti a costruire la tua nuova attività ed a guadagnare sin da subito. Ricerchiamo collaboratori da inserire nel mercato del Benessere e dell'Integrazione». A volte servirebbe un "ti faremo sapere!" per alimentare una consapevole illusione più che una sana speranza, per non sprofondare in una realtà che ad oggi non ha altro da offrire se non vaghe posizione lavorative della serie “sarai pagato, solo se guadagno io”.
Nel frattempo, dall’alba al tramonto il passo è breve, i tavoli delle movide son presi d’assalto da rumorose e tristi risate, risate di ragazzi che nonostante tutto cercheranno di non far morire i propri sogni e aspirazioni dietro le giacche da promoter e cravatte da consulenti, benché dinanzi a certe proposte indecenti.

venerdì, ottobre 07, 2011

Bdsm e breath play: pratiche sessuali al limite tra godimento e morte

di Redazione. "L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande" ci sussurra diligentemente Woddy Allen.
Ma se prima la serata occasionale era sufficiente a soddisfare la voglia di trasgressione ora le pretese sono cresciute e la fantasia tanto maschile quanto femminile ha raggiunto vette ai limiti della logica. Così un'esperienza che punta a stimolare i piaceri della vita potrebbe essere la stessa che ci impedisce di viverli. Vengono partoriti allora titoli di cronaca nera che ci lasciano sbigottiti e disarmati: "Paola Caputo morta per soffocamento". Si tratta di una studentessa di 23 anni di Lecce morta durante una pratica sessuale insolita di cui è stato perso il controllo nel corso dell'esecuzione. Nel caso specifico si tratta dunque del, noto per alcuni e sconosciuto per altri, BDSM associato al pericoloso "breath play".
Il "breath play" si concretizza in una tecnica di soffocamento che limita la facoltà respiratoria per acuire la sensazione di piacere o di orgasmo durante l'attività sessuale; tale pratica, consistente nello stringere materialmente il collo o nel ricorso a sacchetti di plastica da infilare sulla testa del soggetto dominato per poi legarli al collo mediante corde o funi, è diffusa soprattutto nelle comunità Bdsm.
Secondo un sondaggio si tratta di circa 500 coppie in Italia, pari a circa il 3-5% della popolazione sessualmente attiva, impegnate in questo tipo di pratiche. E' vero che come disse Woody Allen "Il sesso è sporco solo se fatto bene" ma evidentemente la concezione di trasgressione nel corso degli anni è irrimediabilmente degenerata secondo la teoria del piano inclinato in atti di forza e violenza.
Così navigando nei meandri delle fantasie più sfrenate si è passati dalle semplici concubine a manette, fruste, coltelli, abbigliamenti in pelle, affilati tacchi a spillo, corde e nodi. Forse la cinematografia americana è stata troppo buona nel credere che il massimo della perversione potesse essere il far sesso con uno sconosciuto con il consenso del marito, ma a quanto pare ci può essere una "Proposta indecente" molto più pericolosa che tramuta il divertimento in piacere letale.
Paola è solo una delle tante vittime di questi giochi e a spiegare di cosa si tratta è stato proprio un insegnante di tali pratiche, Stefano Laforgia nonchè amico della vittima: "Il BDSM è una sigla abbastanza moderna che sta per bondage, disciplina dominazione, sottomissione sadismo, masochismo, dinamiche di rapporto che sono abbastanza comuni più di quanto si pensi di credere. Una persona su dieci ha provato qualche volta il bondage ed è interessata in qualche modo a questo genere di dinamiche. Ad esempio ai bambini che in età puerile fanno cose del tipo io sculaccio te, tu sculacci me, oppure legano la bambina-principessa per salvarla dal drago, dietro queste iniziative non c’è assolutamente nulla di sessuale, è un gioco. Il concetto dell’ubbidienza fa parte dell’uomo che crea una società piramidale con un capo in un branco, come succede tra quasi tutti i mammiferi. Poi una chiacchierata tra amici, un film erotico possono innescare un interessamento verso il BDSM. A questo punto il gioco che facevi da bambino della sculacciata ad esempio acquista una valenza anche erotica all’interno di un rapporto".
E se Anatole France affermava che "Di tutte le perversioni sessuali, la castità è la più strana" chissà cosa direbbe delle moderne e bizzarre proposte offerte dal mercato in materia di sesso.
Il sesso visto in tempi immemori si presentava come un tabù, ora le porte si spalancano e si arriva a fare perfino un'iscrizione in palestra per specializzarsi in materia: "Affittiamo una stanza di un locale dell´Arci al Pigneto, sono una trentina i partecipanti quest´anno. Ma la comunità romana -spiega Laforgia- raccoglie alcune centinaia di persone. La scuola non è aperta a chiunque, viene fatta una selezione, sia per quanto riguarda le caratteristiche e attitudini, che per il numero massimo degli allievi. Insegniamo tecnica, fisiologia, la legatura a una corda, a più corde, le sospensioni e l´utilizzo di bamboo o arredi".
A giudicare dai listini peraltro tale disciplina sembra convenire molto di più di un'iscrizione ad un corso di nuoto o di body gym: "Il costo del corso è di 80 euro al mese. Poi occorre acquistare il set completo di corde da bondage composto da 8 pezzi di corda ritorta in juta da otto metri e un paio di forbici. E chi segue questa pratica deve portare sempre dietro delle forbici in caso di emergenza". Questa forma alternativa di fitness come ci spiega il nostro personal trainer ha la prerogativa di sanare tanto il corpo quanto la mente: "Tu arrivi alla monotonia quando non c’è più fantasia. Il BDSM è una cosa che senti non puoi far finta di fare qualcosa. Se io desidero che la mia donna faccia la schiava e lei non ha questa intenzione, rischieresti solo di generare lacrime ed angoscia. Il partner vuole soddisfare le richieste del compagno/a, la sua gratificazione è quella di riuscire a fare ciò che l’altro chiede. Il BDSM implica anche un coinvolgimento mentale, senza questo quello che fai fisicamente sarebbe una sorta di teatrino senza contenuti". Sembra perfino che tali pratiche possano cementificare l'unione di una coppia a livello sessuale perchè la conditio sine qua non affichè si raggiunga con successo le sensazioni sperate è l'approfondita conoscenza dell'altro: "Per fare sesso non hai neanche bisogno di sapere il nome della persona con cui lo fai, la vedi, ti piace, fai quello che devi fare e finisce lì. Per praticare il BDSM non puoi farlo con una persona che non conosci perché devi conoscere la sua mente e il suo corpo come reagiscono, devi sapere quali sono i suoi limiti, le sue paure. Non ti posso legare se tu sei claustrofobica, rischierebbe di diventare una sorta di violenza, qualcosa che va oltre il piacere. C’è bisogno di una conoscenza molto più profonda di un rapporto comune, perché si vanno a toccare nervi più profondi e più sensibili. Si gioca con le paure".
Oggi come oggi diventa sempre più difficile trovare il giusto cercando di non pendere troppo nè dal lato della più ottusa moralità nè dal lato della più squallida depravazione; e soprattutto in materia di sesso bisogna capire dove finiscono i bisogni soggettivi e dove incomincia l'input "educativo" somministratoci quotidianamente da modelli sociali e televisivi ambigui.
Impossibile non dover fare i conti oggi come oggi con filosofie di vita più che aperte direi spalancate: "La castità si può curare, se presa in tempo", soprattutto in un'epoca in cui l'età del primo rapporto sessuale precipita clamorosamente.
Volendo allora ipotizzare che almeno gli adulti siano coscienti e consapevoli delle proprie azioni anche assecondando Mae West "Risparmiate l'acqua, fate la doccia con un amico" o nel suo "Dai mano libera a un uomo e te la ritroverai addosso dappertutto", quello su cui si dovrebbe investire sono le nuove generazioni.
Nei singoli step di vita di ogni essere umano, sarebbe salubre fornire una corretta, imparziale ed equilibrata educazione di base in ogni ambito su cui poi l'individuo impianterà autonomamente la propria dimensione empirica.
Si sa, l'esasperazione non è mai stata un metro di valutazione positivo e quindi non siamo lontani dal vero nel citare Orazio e il suo "In medio stat virtus". Soprattutto nei giovani bisognerebbe impiantare il germe dello spirito critico attraverso cui valutare autonomamente il limite oltrepassabile e quello invalicabile senza rischiare di danneggiarsi per scimmiottare modelli comportamentali errati e fuorvianti. Così facendo probabilmente riscopriremo anche al di fuori della trasgressione, l'autenticità e la forza delle emozioni, delle sensazioni, delle percezioni in un rapporto più armonico e intenso con il nostro corpo visto non solo come oggetto, ma come soggetto che sente e trasmette sensibilmente entro un fine più grande del mero sesso. E magari un giorno potremo pensare anche noi come Woody Allen che "Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere".

lunedì, settembre 12, 2011

Incontri online: un mondo di occasioni, consigli e sesso


di Roberta Calò. Come ci rammenta James Redfield in "La profezia di celestino", "Quando si tratta di rapporti umani, siamo talmente pieni di pretese da renderli quasi impossibili". Sarà forse questa un'espressione più poetica per esprimere in parole quello che l'Istat ci ha reso noto con i numeri comunicandoci che secondo una ricerca nel 2009 le separazioni sono state 85.945 e i divorzi 54.456 registrando un aumento del 2,1 e dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Gli studi attualmente in corso sembrano non paventare segni di miglioramento. Di pari passo s'impennano gli indici di iscrizione a siti di incontri: lovepedia, badoo, meetic, be2, smartdate, etc. L'equazione sentimentale che a primo acchito appare direttamente proporzionale, segna la società odierna con una tragica realtà: i rapporti umani crollano tra le solide mura di casa e crescono tra le impalpabili pagine del web.
Dunque la chiacchiera sul bus o in treno, la conoscenza causale in un bar, il complimento regalato con la banale scusa di accendere una sigaretta si tramuta in un login a siti gratuiti in cui si apre uno scenario ingestibile di ormoni in visibilio in cui vengono trucidate le parole di Nietzsche: "Nel vero amore è l'anima che abbraccia il corpo".
Qualcuno si registra sperando di poter incontrare l'anima gemella, qualcuno espia la colpa di essersi fatto risucchiare da internet tra le righe di una chat, qualcuno getta l'amo sperando che una preda abbocchi e si lasci sedurre dalla proposta di una serata di sesso occasionale, altri puntano a far chiodo scaccia chiodo perchè come disse Neruda: "L’amore è breve, dimenticare è lungo".
Le ataviche agenzie matrimoniali si smaterializzano e prende vita la ricerca fa di te; a tal proposito sono nati perfino siti che forniscono consigli per ottenere maggiori successi quando ci si addentra in questo mondo. Alcuni di questi menzionano le sei scuse utilizzate da chi non ricorre a simili stratagemmi rischiando, a detta loro, di rimanere single:
- "Il dating online non è sicuro!"
-"Conosco già abbastanza persone così!"
-"Aiuto? Non mi serve!"
-In Internet ci sono solo persone disoneste!"
-"Come scoprire online se siamo compatibili?"
-"Cosa dirò ai miei amici?".
Così quello che dovrebbe essere un tentativo di smorzare simili iniziative, si tramuta in una sorta di metodo coercitivo per favorire il proliferare di questi siti.
Non mancano perfino consigli per scrivere un buon annuncio personale probabilmente per irretire giovani donzelle attratte da quanti sanno ben giocare con le parole:
-Una foto nell'annuncio personale è assolutamente obbligatoria!
-Formulate il vostro annuncio personale in modo conciso e positivo!
-Il titolo è la chiave del successo del vostro annuncio personale!
-Passiamo a voi stessi: chi siete e cosa cercate?
Per i più inesperti non mancano esempi pratici a cui rifarsi:
"Sono avventuroso e pieno di curiosità e non vedo l'ora di conoscere finalmente la persona che condivide la mia passione per i viaggi e di girare per il mondo", "Sei anche tu una persona estroversa e piena di vita? Sarei lieto di conoscere le tue idee e i tuoi sogni, per poterli forse vivere insieme un domani".
Quello che dunque sembra un corso di formazione in marketing e comunicazione, è in realtà il risvolto della medaglia di una società in cui gli strumenti di comunicazione di massa aumentano e di pari passo la crescita dei rapporti diminuisce registrando innegabilmente un esoso numero di persone sole.
Così se Shakespeare si illudeva dicendo "Ho superato quelle mura con le ali leggere dell'amore poiché non v'è ostacolo di pietra che possa arrestare il passo dell'amore", il motto di oggi diventa "ogni lasciata è persa".
Superato lo scoglio del proprio profilo si passa a questo punto all'interazione con l'altra persona e anche in questo momento i siti specializzati non vi abbandonano e suggeriscono:
-Non mentire sull'aspetto fisico!
-Restate realistici!
-Avviate più contatti paralleli!
-Prendete l'iniziativa, uomini, ma con classe, per favore!
-Non dare mai subito il numero di telefono!
-Dare e prendere foto!
-Anche le coppie sono le benvenute !
Insomma, non salviamo a questo punto quanti magari l'amore l'hanno già trovato! E chissà, se siamo fortunati, magari rischiamo in questo rilancio all'offerta di trovare persino sconti nel periodo dei saldi sentimentali!
Conducendovi step by step verso la pseudo realizzazione della vostra felicità, il vostro consigliere online fornisce inoltre ragguagli per l'eventuale primo incontro:
-Incontrarsi in un luogo neutro!
-Ripulitevi e fatevi belli!
-Non aver paura dell'appuntamento!
-Tutto è un piacere, niente è d'obbligo!
-Non precipitare niente!
-Uomini: pensate al safe sex!
Come direbbe Manzoni "ai posteri l'ardua sentenza"!
Nessuna critica nessun apprezzamento, solo probabilmente la presa di coscienza di un mondo che sta cambiando e che rema contro la genuinità e la tradizione dei rapporti umani.
L'evoluzione fino ad oggi ci ha portato alla demolizione di numerosi valori e al fallimento di principi e istituzioni che rappresentavano la nostra umanità. La speranza è che ciascuno di noi sappia sempre trovare il giusto equilibrio tra il mondo reale e il mondo virtuale perchè oggi come in passato le uniche cose intangibili che hanno fatto la felicità dell'uomo non sono i siti ma i sogni!
Solo così forse riusciremo a dar vita alle parole di Voltaire: "I piaceri sensuali passano e svaniscono in un batter d'occhio, ma l'amicizia tra noi, la reciproca confidenza, le delizie del cuore, l'incantesimo dell'anima, queste cose non periscono, non possono essere distrutte. Ti amerò fino alla morte".

mercoledì, luglio 13, 2011

Sesso facile su chat: dialogo tra un 40enne e una 16enne

di Roberta Calò. Come celebrava Antoine de Saint-Exupéry in Terra degli uomini "esiste un solo vero lusso, ed è quello dei rapporti umani".
Oggi una frase del genere potrebbe idealmente collocarsi a piede libero se si tiene conto dei numerosi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia per alimentare la funzione di una siffatta esaltazione delle relazioni tra animali sociali. In realtà, passando attraverso la più crudele delle contraddizioni, non si può ignorare che il nostro mondo e la nostra società sono costellati da rapporti monouso in cui la chat ha parzialmente sostituito qualsiasi altra modalità di intrattenere una relazione, di qualsiasi natura sia. Nella migliore, ma comunque triste, delle ipotesi si tratta di rapporti sani; nella peggiore delle ipotesi questa camera virtuale diventa una vera trappola in cui a farne maggiormente le spese sono i minori.Si parte da quattro chiacchiere per giungere a realizzare rapporti sessuali virtuali sfruttando la cam o da incipit immateriali che poi mirano a concretizzarsi in incontri de visu. Se già uomini e donne non riescono a valutare la pericolosità di tale iter, l'allarme scatta per quei ragazzini e quelle ragazzine che giocando a fare gli adulti e assetati di esperienze non consone alla loro età, si ritrovano immischiati in situazioni più grandi di loro correndo il pericolo di subire violenze, stupri, maltrattamenti.
La facilità di accesso e di utilizzo, la mancanza di filtri di controllo di questo tipo di siti alimentano il traffico delle visite indipendentemente dal target degli utenti. Appare pertanto facilissimo fingere di essere una ragazzina di sedici anni, inventarsi un'identità e incorrere in incontri di questo tipo.

ciaoo, disturbo? Mi chiamo L***. Ti piacciono gli uomini 40 enni?
non so
:-)
sei impegnata?
no
di dove sei?
R****
mmhhh... anni?
16
io sono di P*****
troppo lontani?
beh non siamo lontanissimi
haha
no non siamo lontanissimi
scherzavi?
su cosa?
sul fatto che non siamo lontanissimi, hai riso subito dopo averlo scritto
dai si
però
aerei e treni avvicinano
appunto
ormai in treno sono 3 ore
e in aereo 40 minuti
non sapevo
non prendo spesso questi mezzi
lo so io
come puoi immaginare
e che mezzi prendi?
l'autobus per scuola
eheheh
è vero
magari se gli chiedi un piacere all'autista ti porta a P***** :-)
ci provo
ma non credo
:-)
ahhahah
hai mai conosciuto una sedicenne?
sinceramente conosciute si, ma provata no, e mi piacerebbe
:-)
e dove?
da me
e mi posso fidare di te?
certo che si
se vieni , sei mia ospite in tutto, e dico tutto
348 ** ** ***
fami uno squillo
ora ci sono i miei
puoi chiamare tranquillamente
dalle 22 in poi dopo cena vado in camera mia
non farti nessun problema ok?
se sei davvero intenzionata a venire, organizziamo quando vuoi.

La conversazione prosegue con promesse di regali, di gite fuori porta, di allettanti svaghi per irretire la pseudo minore apparentemente attratta da tali situazioni. E quella che forse per molti genitori potrebbe apparire come un evento che mai potrebbe tangere il proprio figlio o la propria figlia, è in realtà una minaccia che si nasconde dietro l’angolo e che sarebbe bene tenere sotto controllo. Media, tv, internet proiettano ormai una realtà virtuale gravitante attorno al fattore sesso che è riuscita a risucchiare già molti adulti e molti minori. Rieducare entrambi all’autenticità e alla purezza dei rapporti umani disintossicandosi da quella che è stata definita come “la droga del terzo millennio” potrebbe essere già un gran passo avanti verso il recupero di una dimensione umana, sentimentale e morale di ciascuno di noi.

martedì, luglio 05, 2011

Barletta: "Provincia Story", storie di barlettani che lottarono per la provincia

di Nicola Ricchitelli. Era il 30 dicembre di un lontano 1993 quando, alla pagina 22 della sezione cronaca, Domenico Castellaneta di “Repubblica” parlava di una protesta che prendeva forma nella città di Barletta, una protesta che paralizzava il traffico ferroviario di mezza Italia per via dell’occupazione della stazione ferroviaria su iniziativa dell’allora sindaco Raffaele Grimaldi.
La decisione che costò numerosi disagi ai tanti viaggiatori che scendevano al sud in occasione delle vacanze natalizie fu presa all’indomani del consiglio comunale del 29 dicembre quando, dinnanzi alla reiterata assenza del decreto istitutivo della sesta provincia pugliese nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, il sindaco democristiano Raffaele Grimaldi, alla testa di un gruppo di dieci consigliere, quattro assessori e un migliaio di manifestanti, dopo aver sospeso la seduta del consiglio comunale marciarono verso la stazione occupandola.
La resistenza terminava dopo sedici ore dinnanzi al prefetto di Bari Corrado Catenacci che un po’ con le buone, ma soprattutto con le cattive – si narrano di urla del prefetto con cui intimò l’ex sindaco a farla finita con la sceneggiata – riuscì a riportare la situazione nella normalità. Il risultato fu di un'intera linea adriatica mandata in tilt, studenti costretti a dormire in treno per tutta la notte, altri furono costretti a dormire in improvvisate e artigianali tendopoli di fortuna, altri furono costretti ad aggirare l’ostacolo finendo il viaggio in autobus. «Un vero disastro tra Bari e Foggia. E sino a ieri sera la situazione non era ancora tornata alla completa normalità soprattutto per i treni a lunga percorrenza. Tutto per un gonfalone, quello della Provincia di Barletta per la quale il prefetto di Bari si è impegnato a parlare col governo»: così narrava il Castellaneta, un'azione che all’epoca fu definita pazzoide e scellerata, ma che oggi assume connotati eroici.
Difatti lo stesso ex sindaco, all’indomani ella protesta, invitò la popolazione a reagire alla congiura, quella dei media in particolare, rei di "travisare i fatti". Storie di lotte, ma soprattutto storie di barlettani che per la sesta provincia hanno dato tanto, storie di barlettani appunto, non di andriesi e tranesi.

martedì, giugno 14, 2011

Barletta, l’invasione dei “consulenti” Enel porta a porta tra le strade della città di Eraclio

di Nicola Ricchitelli. «Signora siamo dell’Enel può farci vedere l’ultima bolletta?», ed ancora, «signora ha fatto l’adeguamento alle fasce orarie?». Frasi chiare e semplici ma che nascondono insidie a non finire, per la precisione contratti poco chiari, condizioni che all’apparenza possono sembrare vantaggiose, ma che nella realtà non lo sono, se poi al giochetto ci aggiungi una giacca, una cravatta d’ordinanza, o semplicemente un’elegante camicia il tutto per dare quella parvenza di professionalità nonché di credibilità all’interlocutore che volta per volta aprirà la porta, mostrando in caso di diffidenza un tesserino recante la scritta Enel, ecco che il gioco è fatto. Inizia all’incirca verso le nove del mattino la giornata di un agente commerciale qui a Barletta. Stiamo parlando di tutti quei ragazzi e ragazze che, muniti di valigie di circostanza e cartellette professionali, battono le strade della città della Disfida e dintorni, casa per casa, con la speranza di far apporre la firma dei malcapitati clienti sui loro contratti. D’altronde, volendo fare una breve ricerca su internet tra le offerte di lavoro, pare che ai giovani barlettani non sia rimasto che fare questo, visto che dopo il proliferare di pub, bar e ristoranti, Barletta pare essere diventata terreno fertile per agenzie private operanti per conto delle grandi aziende del mercato libero – tra cui Enel Energia, Sorgenia - dell’energia, del gas e della telefonia. Alzi la mano chi ha dovuto sbattere almeno una volta la porta in faccia ad uno di questi sedicenti “tecnici dell’Enel” che nel bel mezzo della mattinata hanno interrotto la propria attività di studio, o quelle casalinghe impegnate nelle faccende domestiche o nella preparazione del pranzo?
La figura di Enel può a volte confondere le idee del consumatore perché si parla ad esempio di Enel Energia ed Enel Distribuzione? Ma non sono la stessa cosa? La tendenza è infatti quella di chiamare tutte quelle società operanti nel mercato libero con il nome di Enel. In realtà, si tratta di società distinte preposte alle attività commerciali in Enel. Tale distinzione è stata introdotta dal decreto legge 18 giugno 2007, n. 73 – Governo Prodi - riguardante l’attuazione delle disposizioni comunitarie in materia di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. La liberalizzazione del mercato elettrico ha introdotto il cosiddetto “unbundling”, cioè separazione societaria, per quelle imprese, come Enel, che alimentano più di 100.000 clienti richiedendo la creazione di una società per azioni adibita alla sola vendita al dettaglio di energia elettrica e gas. Insomma, la metodica è semplice e chiara: ci si dividono le zone della città, poi si passa al vaglio le varie abitazioni, si suona il campanello, ed una volta aperta la porta si cerca di convincere il titolare o la titolare del contratto del rapporto di fornitura di energia e gas, di “adeguare” le condizioni di fornitura. Esordiscono dicendo di essere semplicemente “consulenti Enel”, chiedono vecchie bollette, e al malcapitato, che magari firma il loro contratto, rifiutano di lasciarne una copia. A quanto pare persino se non firmi, a loro basta un’occhiata a una vecchia bolletta per tirare giù il tuo codice cliente e fare una firma falsa, per cui ti trovi a essere cliente di un’azienda che ti manda bollette esorbitanti, mentre l’Enel “vera” continua a mandarti le sue di bollette. A chi pensa, poi, che dietro queste diverse agenzie vi siano chissà quali esperti psicologi o comunicatori, basta sapere che i primi a subire a quanto pare una vera e propria manipolazione psicologica nonché verbale sono gli stessi pseudo – agenti commerciali che, ingannati dalla promessa di ricchi guadagni senza troppo sudare, sono disposti a camminare per città intere mossi dall’illusione che tanto cammino ne varrà prima o poi la pena, contratti tra l’altro che loro stessi non farebbero mai firmare alle proprie famiglie e ai propri parenti con la consapevolezza che quello che offrono non è altro che l’illusione di un contratto vantaggioso che nella realtà non lo è. E ai malcapitati che si ritrovano ad apporre le firme su questi contratti? Ecco a voi alcune testimonianze rinvenute dai forum sparsi qua e là nella rete: «Assolutamente non passate al mercato libero. Io l'ho fatto, lasciandomi ingannare dal nome, e sono 8 mesi che me ne pento. La fatturazione avviene in base a un consumo presunto, e la lettura effettiva viene fatta solo dopo un anno, per cui a parte non sapere quanto state realmente consumando vi ritroverete con un conguaglio dopo 12 mesi. E poi dopo tutto quel tempo come fate a verificare che la lettura per fasce orarie sia stata fatta correttamente? Inoltre le bollette sono bloccate nel vero senso del termine: io non ho mai ricevuto bollette finché 3 giorni fa me ne sono arrivate 5 tutte insieme, tutte per un importo superiore a quello che pagavo con Enel servizio elettrico. Le telefonate al call center sono inutili, gli operatori non sanno dire nulla se non di mandare un fax che ovviamente non verrà mai letto»; arrivando all’assurdo: «Per caso ho fatto un “colloquio” con un ragazzo procacciatore di affari che lavora per conto di una società operante nel mercato libero. Oltre a volermi convincere che alla fine queste società hanno nomi diversi ma sempre di Enel trattasi, mi ha proposto, tra l’altro, di lavorare con loro secondo queste modalità: una settimana di prova dove devo concludere almeno quindici contratti semplicemente proponendo al cliente (tramite porta a porta) un “aggiornamento tariffario” ovviamente con costo minore rispetto alla “vecchia bolletta Enel in bianco e nero”.
Dopo questa settimana avrei dovuto seguire un corso “pagato da loro” e in seguito ricevere un “badge” (che arriva direttamente dalla sede di Roma) che attesta che sono un incaricato», ed ancora: «Si sono presentati a casa spacciandosi per Enel servizio elettrico, nonostante fossi diffidente ho firmato il contratto con questa società operante nel mercato libero. Queste sono società che subappaltano ad agenzie senza scrupoli la vendita dei contratti, questi entrano in casa tua e fingono di essere dipendenti Enel: non lo sono, sono solo dei disperati venditori a provvigione» fino a concludere con: «Da me si è presentato un ragazzo spacciandosi per dipendente Enel, dicendo di informare i clienti sulle nuove tariffe e su una nuova iniziativa di raccolta punti sui consumi effettuati cumulabili di più utenti. Parlava con scioltezza continuando a decantare la professionalità di Enel che mandava loro, per tenersi i clienti in Enel, e facendomi firmare un contratto supplementare per una società operante nel mercato libero (dicendo che era la stessa Enel) per questa raccolta punti. Dopo una settimana circa mi chiamano a casa per comunicarmi che stavo cambiando gestore. Posso dire di sentirmi truffato e sono sicuro che per colpa loro e di chi non fa nulla per stoppare questa illegalità da oggi in poi chi si presenterà alla porta con qualsiasi offerta di qualsiasi genere verrà allontanato».

venerdì, giugno 10, 2011

Scambismo a Barletta, un nuovo fenomeno sociale?

di Nicola Ricchitelli. Sarà lo scambio di coppia il nuovo fenomeno sociale della città della Disfida? Chi vivrà vedrà, dicevano i padri dei nostri padri; ad oggi registriamo lo sviluppo della nostra inchiesta pubblicata proprio da Giornale di Puglia qualche mese fa. Aperto il venerdì e sabato e prefestivi dalle 22.30 alle 4.00 dal prossimo 30 Giugno – zona industriale in Via dell’Unione europea - trattandosi di un club privato, come avviene in questi casi nel resto della penisola italica, l'ingresso è consentito esclusivamente ai soci e a chi è interessato ad associarsi. La tessera ha validità annuale e costa 20 euro. Stesso prezzo per l'ingresso di una coppia non ancora associata, che diventa molto più salato nel caso di un single, che di euro ne dovrà pagare 130. Solo per maggiorenni il club avrà un suo codice deontologico dell'approccio riportato sul sito web, da applicare in maniera attenta e che prevede “rispetto ed educazione”, uniti “alla voglia di divertirsi, conoscere nuova gente, passando il proprio tempo libero in maniera spensierata, senza costrizioni di sorta, nè propria nè altrui, vivendo momenti di assoluta libertà e trasgressione”. Per ora c'è la pagina Facebook e il sito web, ma alla fine di giugno sarò operativo a tutti gli effetti, e allora per gli scambisti di Barletta e del circondario ci sarà modo di assecondare i propri gusti sessuali in un club privato creato apposta. Se sei single, va evitato un “abbordo troppo diretto” alla donna senza tener conto del suo accompagnatore. Per le coppie, quando un single si avvicina alla donna per mostrarle il proprio interesse, “chiaramente con tatto ed educazione”, se lei non desidera fare amicizia “è sufficiente allontanare, anche con un semplice gesto, la persona in questione”. Il tutto avverrà nella massima libertà e con la massima discrezione, come si precisa sull'apposito sito web, perché nessuno è tenuto a fare nulla, e alla fine sarà possibile passare la serata senza divagazioni sessuali ma sorseggiando un drink con la musica in sottofondo, così come avviene in un qualsiasi altro locale notturno.
I club privè, assolutamente legali, sono presenti in tutta la penisola, e, a quanto pare, il fenomeno è in continua crescita. Uomini e donne pronti a cambiare partner in presenza di quello ufficiale perché alla ricerca di nuove emozioni. Ma è anche un modo per sperimentare e per mettersi alla prova non solo in fatto di sesso. Sono questi i commenti nei quali ci si imbatte girando in rete. Le coppie disinibite e trasgressive di Barletta e provincia avranno quindi il loro posto dove assecondare i propri sogni erotici.

sabato, maggio 07, 2011

«Sto cercando i miei genitori naturali»: quando a Barletta si abbandonavano i bambini

di Nicola Ricchitelli. Il nostro lungo girovagare tra le periferie di Internet ci ha portato quest’oggi a conoscenza nonché a far luce forse su un fenomeno chissà ancora quanto diffuso, ma che di sicuro non ha risparmiato in passato molti nati a Barletta durante gli anni '60.
«Ciao, io sono Margherita…, alla nascita Margherita S…, sono nata a Barletta il … e sto cercando i miei genitori naturali. Mia madre porta il nome di Antonia S. e mio padre Michele S. Abitavano a Barletta in via San Samuele 15. Persone di loro conoscenza si chiamavano Lucia D. e Nunzia D. La mia data di nascita è …, sono stata abbandonata nella chiesa di S. Agostino a Bisceglie il 29-5-1958». Fine anni sessanta, così come accennato sopra per l’appunto, due anni prima, il 14 Marzo 1956, alcuni spari costarono la vita a dei civili, due braccianti, Giuseppe Dicorato e Giuseppe Spadaro e un operaio, Giuseppe Lojodice, morirono a seguito di una manifestazione di circa 4.000 donne e braccianti disoccupati che chiedevano un'immediata e non discriminatoria distribuzione dei pacchi di viveri ed indumenti, già promessi dalla Pontificia Opera di Assistenza(POA), giacenti nei suoi depositi. Seguì l’attacco della polizia al corteo, il quale si stava dirigendo verso i depositi sparando sulla folla. Capire da che parte stiano ragione e torto non è cosa facile, perché in certi casi la ragione non esiste quando delle vite umane soccombono per la fame. Ma cosa sono stati gli anni '60 a Barletta? Erano gli anni in cui i numeri parlavano più di ogni altra cosa, una Barletta abitata da circa 65.000 abitanti, 2600 braccianti agricoli disoccupati, 2000 disoccupati nell’industria e piu di 1000 nel settore edilizio, senza contare la schiera di sotto occupati (memoriale redatto dalle delegazioni dei Gruppi socialista e comunista giunti a Barletta a seguito degli episodi del 1958). Dalla storia di due delle tre vittime è possibile risalire a cos’era Barletta in quegli anni: Giuseppe Spadaro era un uomo di 49 anni, sposato, padre di sette figli; era un bracciante permanente e non possedeva che un letto, una sedia e un tavolo e qualche suppellettile. Aveva circa 1000 lire di debiti, al negoziante doveva dei soldi per l’acquisto di farina, olio, pane mentre aveva da pagare ancora 4 mesi di pigione, una casa che iniziava e finiva in una stanza e dove vi dovevano convivere nove persone oltre ai letti, il tavolo, il cammino. Quella mattina Spadaro era uscito di casa per procacciarsi qualcosa da mangiare, visto che negli ultimi due mesi aveva lavorato per soli due giorni per spalare la neve e non lavorava più con regolarità dalla vendemmia. Stessi connotati la storia di Giuseppe Dicorato – giovane di 28 con un padre a carico di 61 anni malato e nullatenente, nonché senza pensione di sostentamento – il quale per sposarsi aspettava solo di trovare un lavoro. Di tanto in tanto si improvvisava scaricatore al porto ma niente più, di qui è facilmente comprensibile come molte famiglie, date le carenti condizioni economiche, preferivano abbandonare i loro figli. L'abbandono dei neonati è un fenomeno antichissimo ampiamente utilizzato in alcune società antiche. In Italia fino all'Unità il fenomeno fu prevalente al nord, mentre sul finire del XIX secolo fu prevalente nel Mezzogiorno. Nel XX secolo il fenomeno si è ridotto rimanendo comunque di proporzioni rilevanti: negli anni cinquanta i casi di non riconoscimento alla nascita, ai quali è necessario aggiungere anche alcuni casi di abbandono successivi, erano circa 5.000 nel territorio italiano. Da allora le nascite sono diminuite circa del 39%, mentre i non riconoscimenti alla nascita del 91% arrivando circa a 400 casi ogni anno.

giovedì, maggio 05, 2011

Una maledetta serata tra i tavoli di un pub

di Nicola Ricchitelli. Un articolo per dare voce a tutti quei ragazzi che vivono la loro vita nei pub e nei bar della nostra città, quei ragazzi di cui si ha sempre troppo poco rispetto, in quanto molti considerano il loro lavoro di serie B. Le giornate di un ragazzo che serve tra i tavoli di un pub o di un ristorante qui a Barletta iniziano sempre troppo presto e finiscono sempre troppo tardi, e quando alla fine della serata si tirano le somme, al totale manca sempre qualcosa. Trenta, trentacinque, a voler essere di manica larga anche quaranta euro, ma quanta fatica, e quanto poco rispetto bisogna subire per intascare le briciole di un boccone che non rende mai sazi i gestori dei locali.
Varchi la soglia del posto di lavoro sullo sfondo di un sole che tramonta, per poi vedertelo sbucare da dietro la linea dell'orizzonte dopo aver chiuso il portone del locale.
C'è sempre un arrivo assieme a quell'ostentato saluto che il titolare del locale ti porge, quasi a volerti far capire che non c'è tempo per i saluti e che bisogna subito mettersi a lavoro. Poi ci sono loro, i tuoi colleghi, compagni di sventura con cui si hanno in comune sogni ed aspirazione di tempi migliori, sogni tal volta troppo grandi per vederli realizzare, ma che aiutano a sopravivere, e a cui il sorriso e la battuta pronta non manca mai.
Pronti, partenza e via: ognuno al proprio posto, c'è chi raggiunge la cucina e inizia a tagliare le patate, pomodori e quant'altro, il pizzaiolo inizia la preparazione dell'impasto della pizza (o meglio, ci pensa la tecnologia, e quindi la moderna impastatrice), e il resto della truppa va in sala ad alzare le sedie; poi dopo una veloce ramazzata al pavimento dove si raccolgono i segni della maleducazione dei clienti barlettani, via con rastrelli e secchi d'acqua a tirare a lucido i pavimenti.
Sembra passata un'eternità da quando la giornata lavorativa ha avuto inizio, ma sono passate appena un paio d'ore, neanche il tempo di dare una pulita ai tavoli e al mobilio con cui il locale è arredato che è giunta l'ora di mettersi grembiule e maglia di circostanza, prendere taccuino e penna ed iniziare a prendere le ordinazioni; a volte non si ha nemmeno il tempo di mettere qualcosa sotto i denti (dove sempre i signori gestori dei locali tra l'altro, pretendono la petizione alla canonizzazione per passare agli onori degli altari per quella pizza e birra che ti passano, senza contare che rientra nei loro doveri), ed ecco arrivare l'ondata dei clienti: da quel momento in poi loro avranno sempre ragione e tu sempre torto, avranno sempre ragione anche coloro che pensano che nel preciso istante in cui prendono posto al tavolo di lì in poi pagano oltre ai piatti ordinati dal menù anche il diritto di maltrattarti e di essere maleducati. La serata passa con la mente del tutto stordita, che quasi non ci capisce più nulla, narcotizzata e assuefatta alle mancanze di rispetto di ogni genere che per poche lire devi sorbirti; passa la serata tra i “sì signore”, con l'immancabile sorriso di circostanza che per copione devi avere in viso per quella solita legge che recita che il cliente ha sempre ragione. Porti e tagli pizze, spilli birre a volontà, corri su è giù per il locale ad apparecchiare e sparecchiare tavoli, che il più delle volte sembrano essere dei veri e propri campi di battaglia. Il pavimento in meno che non si dica diventa un vero è proprio attentato alla tua integrità fisica, per via di bibite che con noncuranza vengono riversate accidentalmente (se così si può dire), o per poco eccesso di attenzione da parte dei clienti. Poi, però, Dio vuole che la serata volga al termine, ci si regge in piedi giusto per quel pacchetto di venti sigarette che una dopo l'altra sono andate via, tra le varie imprecazioni di cui anche il vocabolario rifiuta ospitalità nelle proprie pagine.
Già, la serata è finita, ma c'è sempre quell'ultimo tavolo che ancora si intrattiene; per non parlare di quei venti che, a pochi minuti dalle ore tre di notte, invece di andare a consumare cornetto e cappuccino, si presentano sull'uscio del locale prossimo alla chiusura chiedendo di sedersi a consumare pizza, wurstel e birra. Poi finalmente è davvero tutto finito; vai in bagno e ti guardi allo specchio che stenti a riconoscerti, ti sciacqui la faccia e accendi l'ultima sigaretta, mentre il titolare a malincuore ti mette tra le mani il misero frutto di quell'immane lavoro che hai fatto per guadagnartelo. Ti guarda quasi a farti sentire in colpa, come se stessi rubando le caramelle ad un bambino, poi esci fuori, e quei soldi ti serviranno a malapena per pagarti la colazione che assieme ai tuoi amici ti concederai, mentre già il sole da lontano manda segnali di vita, di un nuovo giorno che riprende, e di una vita che nelle case si sta risvegliando a cui tu dirai buonanotte, per poche ore ancora, perché poi, giusto il tempo di mandare giù l'amaro boccone all'ora di pranzo, che tutta inizierà di nuovo. Sarà così per giorni, e sarà così per anni. Per alcuni sarà così per sempre.

12/02/2011

Barletta, ecco come si vive in via Foggia

di Nicola Ricchitelli. Tutto potrebbe avere inizio da quella pista ciclabile posizionata lì, in bella mostra: vantaggi pochi, disagi tanti. O per meglio dire, i vantaggi ci sarebbero se gli utenti della strada percorressero la pista ciclabile anziché preferire comunque la carreggiata adibita alle auto tuttavia le cose non vanno sempre così. Proseguendo lungo la strada altri dettagli non tardano a sbucare come funghi: i cordoli di cemento distrutti dal passaggio delle auto, i pali di protezione tra la pista ciclabile e la strada in alcuni punti distrutti completamente, fino agli automobilisti che lamentano un restringimento della carreggiata, il quale provoca nelle ore di punta un intasamento della zona. Il tutto viene completato dal fatto che in molte strade che sbucano su Via Regina Margherita (tra cui Via Luigi Tatò) sono presenti piste ciclabili che hanno un inizio ma non hanno una fine: come dire, giunti ad un certo punto bisognerebbe scendere dalla bici, caricarsela in spalla, e raggiungere un'altra pista ciclabile.
Si prosegue con i rivestimenti catarifrangenti posizionati sui paletti presi in pieno da chissà chi e quindi resi inutilizzabili, mentre lungo la strada alcuni fiori posizionati sui paletti di protezione ancora rimasti in piedi fanno riflettere, pensare, oltre che generare certi sinistri presagi. In fondo, quelle strade lì in passato sono stati scenario di tragedie e morti.
La visita prosegue nelle vie adiacenti a via Foggia; si prosegue, quindi, in via degli Artigiani. Anche qua non sfuggono le sterminate pista ciclabili inutilizzate, con i cordoli di cemento distrutti in alcuni punti, e molti pali di protezione mancanti per via della guida spericolata degli automobilisti. Tra l'altro, la strada è resa pericolante da alcuni tombini posizionati lungo di essa, e che crea problemi sia alle sospensioni delle auto ma anche problemi di tenuta di guida. In diverse zone non sfuggono le tante buche sparse in lungo e in largo, che rendono le carreggiate praticamente impraticabili, oltre ai bidoni dell'immondizia che oltre ad essere poco utilizzati vista la tanta sporcizia sparsa sui marciapiedi e lungo le strade, vengono posizionate in bella mostra lungo le piste ciclabili.
Lungo la strada incontriamo alcuni abitanti del posto con cui scambiamo qualche parola. Difatti, i disagi non finiscono qua: i cani, avvistati lungo il nostro iniziatico percorso, all'apparenza potrebbero sembrare randagi e magari potrebbero costituire pericolo per coloro che percorrono la zona in bici. Gli abitanti della zona tengono a precisare che sono dotati di microchip, curati e puliti (dunque, nessun disagio per gli eroici ciclisti), ma in realtà i problemi veri sono legati al mancato arrivo dei mezzi pubblici nella zona. E, infine, l'ultima ciliegina sulla torta: lo svolgimento di gare clandestine in tarda serata.

giovedì, aprile 28, 2011

Barletta, segni sui citofoni delle abitazioni: codice degli zingari realtà o leggenda?

di Nicola Ricchitelli. Un rombo ad indicare una casa disabitata, un triangolo ad indicare un'anziana sola, quindi una “X” ad indicare che l’obiettivo è alquanto succulento, ma non solo: come potete ben vedere qui nella foto accanto, il ricettario è alquanto ricco di segni che individuano ogni qualsivoglia situazione. Infatti, oltre agli esempi già citati, abbiamo segni che identificano la casa con cane, o un'abitazione abitata da pubblico ufficiale, abitazioni dove è inutile insistere, quelle dove vi sono donne ben disposte a dare soldi, segni atti ad individuare case ricche o comunque buoni obiettivi, case con allarme, fino ad arrivare a simboli che identificano addirittura il momento propizio per compiere il colpo e quindi mattino o pomeriggio, fino ad arrivare al più inquietante dei segni: quello corrispondente alla casa già svaligiata. Dopo avervi raccontato qualche tempo fa la giornata di un rom qui a Barletta, Giornale di Puglia quest’oggi cerca di far luce su un altro fenomeno che potrebbe ricondurre direttamente ai tanti rom che ogni giorno vivono le strade di Barletta. Infatti, dopo alcune segnalazioni giunte in maniera più o meno diretta, durante una passeggiata in apparenza disinteressata dalle parti di Via Madonna della Croce, abbiamo notato come alcuni citofoni delle abitazioni sono marchiati da simboli che in qualche modo riconducono al famoso codice usato dagli zingari per svaligiare le abitazioni. Uno dei primi articoli riguardanti il cosiddetto "codice degli zingari" risale addirittura al 1997 - sul Corriere della Sera - "codice" di cui si sono interessati numerosi quotidiani e telegiornali regionali a seguito di una denuncia fatta da un senatore della Lega, Luigi Peruzzotti, il quale denunciò questa nuova tecnica utilizzata per i furti nelle case presentando addirittura un' interrogazione all’allora ministro dell' Interno Giorgio Napolitano. All’epoca dei fatti, il senatore Peruzzotti fu appoggiato anche dall’allora questore di Milano, Marcello Carnimeo, il quale nell’occasione dichiarò: «Che gli zingari utilizzino questo sistema risulta anche a noi». La tecnica più o meno nota vede impegnate donne con bambini, che preparono il colpo fingendo di chiedere l' elemosina e intanto controllano se ci sono le condizioni per far entrare in azione i complici; poi, finito il sopralluogo, lasciano il "segno" in un punto convenzionale, una dimostrazione tra l’altro di come dietro ai furti nelle case ci sia un' organizzazione capillare ed efficientissima. A dire il vero non sono pochi coloro che nutrono dubbi sulla veridicità del codice stesso. Dubbi sorgono ad esempio sul simbolo "AM", che per alcuni viene interpretato come "pomeriggio", altri come "mattina". Dubbi persistono inoltre su un altro segno, ad esempio sull’indicazione "evitare questo comune", il quale, secondo alcuni, per essere utile andrebbe scritta sul cartello stradale d'ingresso al comune, o su tutte le porte di tutte le abitazioni. E', inoltre, estremamente improbabile che un'organizzazione criminale continui a utilizzare per anni simboli in codice il cui significato è (almeno così pare) noto alle vittime: sarebbe come un esercito che usa un codice cifrato conosciuto dal nemico. Si potrebbe pensare per questo a un'origine francese; autorizza a pensarlo, tra l'altro, la sigla AM per indicare il pomeriggio (après-midi?). Il "codice" avrebbe varcato le Alpi per essere adottato, paradossalmente, in un territorio dove gli zingari non parlano francese. Il problema è che non parlano tra di loro neppure l'italiano (molti anzi, e proprio in questa zona, lo conoscono pochissimo) e nessuna delle parole che sarebbero richiamate dalle lettere sopra ricordate, hanno, nei loro vari dialetti presenti in questa zona, quelle iniziali. Perché dovrebbero darsi indicazioni che si deve supporre molto importanti, in una lingua che non è conosciuta da molti di loro e comunque è la loro seconda, quella che serve per comunicare con i non zingari? Inoltre, a che fine dovrebbero gli zingari indicare ad altri che una casa è stata svaligiata da poco? E a che fine, anche, il segnalarla come appetibile, col rischio che il colpo lo faccia qualcun altro? Un ladro qualsiasi, sedentario o no, che voglia svaligiare o far svaligiare una casa, non la indicherà certo con un sistema di segni così farraginoso e pericoloso. Grottesco immaginare uno "zingaro" che sbircia le case di un quartiere alla ricerca di questi "segni"; gli risulterebbe tutt'altro che facile passare inosservato, specie se dovessimo immaginarlo di notte, magari con un accendino acceso, nell'impresa impossibile di individuare questi "segni" poco visibili. Sarebbe molto più semplice e produttivo che gli eventuali complici gli indicassero il numero civico o gli descrivessero il luogo, l'edificio, ecc...

giovedì, aprile 21, 2011

Barletta, il fenomeno dello scambismo prende piede anche nella città della Disfida

di Nicola Ricchitelli. Dopo il misterioso diciottenne barlettano che urlava al mondo la sua disperazione per la sua verginità non ancora smarrita, approfondiamo un altro aspetto evidenziato nell’articolo pubblicato qualche settimana fa dal titolo: ”Sesso e trasgressione a Barletta:la sesta provincia si scopre meno bigotta”.
L’articolo condiviso dal numeroso popolo di Facebook ha registrato numerosi commenti di sgomento, ma non solo: si è avuto modo di verificare come la condanna sia arrivata proprio da molti teen ager, che in maniera netta hanno preso la distanza da taluni comportamenti. Insomma, perversione e trasgressione? No, grazie, visto che sono i più adulti a dare un bel calcio nel sedere alla moralità. «Vera coppia sana, discreta e pulita lui 48 anni lei 39 anni cerca coppia o singola in Barletta per amicizia e trasgredire nel rispetto reciproco». Mittenti? Una coppia sposata di Barletta, per l’appunto; oppure «coppia cerca singola o coppia per trasgredire senza volgarità non ospitiamo ma viaggiamo in Puglia e regioni limitrofe siamo amanti della pulizia e depilazione», ed ancora: «ciao cerco un bel massaggiatore per poter massaggiare integralmente mia moglie molto bella 38 enne 3 seno tg. 44. Lei non è del tutto convinta fare sesso in tre». Insomma, da questi primi messaggi reperiti dai numerosi siti Internet è facile capire come lo scambismo non sia estraneo alle mura domestiche dei barlettani. Anzi, a quanto pare sembra essere un fenomeno in netta crescita, che coinvolge coppie di tutte l’età: si va dalla coppia tardona e attempata: «Ciao siamo coniugi 52enni entrambi, di Barletta, disinibiti e aperti a situazioni intriganti purchè fatto con gusto, nel rispetto delle persone, amiamo giochi a 4, le situazioni piacevoli di scambio protetto, possiamo ospitare, cerchiamo singoli - coppie come noi che amino il sesso senza forzature e ipocrisie, per rapido contatto inviare foto… (stanchi di buche, coppie che si inventano problemi 30 minuti prima, di caffè, cene. Il primo incontro lo facciamo in club privè, dove si balla si ride e ci si conosce, nulla è scontato ma tutto può succedere)».
Insomma, a pensar decentemente pare che si cada pure nell’ipocrisia, ma il padre di tutti gli annunci è questo: "Veri coniugi con prole, 39 e 48, cerchiamo coppie vere come noi per momenti piacevoli all'insegna dell'amicizia e dello scambio... offriamo serietà, discrezione e igiene e la pretendiamo. Siamo di Barletta non possiamo ospitare, astenersi categoricamente i singoli sarete subito cestinati. Allegare possibilmente foto ma sopratutto recapito tel. per non perderci in innumerevoli mail». E poi, ancora: «Ciao, siamo vale e fra molto giovani carini e distinti!" Siamo qui quasi per caso, più per gioco che altro. Vorremmo stringere "amicizia" con un coppia altrettanto giovane e particolare. Astenersi mercenari, singoli giovanotti delle cam, gradita foto di entrambi, meglio se assieme, nel primo annuncio. Ci interessa una sana amicizia, poi da cosa nasce sempre cosa»; sana amicizia per l’appunto: «Siamo una coppia alla prima esperienza.Lui 50 enne, Lei 49 enne snella e bella di Barletta. Cerchiamo coppie pari requisito. Snelle, 45/50, serietà, igiene al max, no mercenarie, con Lui poco dotato. Accettiamo ospitalità e offriamo ospitalità». Infatti, stando al parere di autorevoli psicologi, lo scambio di coppia è divenuta una pratica oramai molto diffusa. Le coppie che decidono di vivere questa esperienza sono in aumento e non solo tra quelle più giovani (che nell’immaginario comune sono quelle con una mentalità più aperta e disinibita). Spesso chi decide di fare questa esperienza si reca in locali "specializzati", oppure si dedica all’incontro rispondendo ai sempre più numerosi messaggi che si possono trovare sui giornali e anche su internet. Di città in città, di regione in regione, il fenomeno dello scambio di coppia negli ultimi anni si è andato allargando a macchia d’olio, coinvolgendo un numero di coppie crescente. Si va in un locale, l’ideale è essere in coppia, ma di solito vengono accettati anche i single, e ci si scambia il partner. Poi, dopo aver fatto sesso con lo sconosciuto o la sconosciuta di turno, la coppia torna a casa felice di aver peccato in piena complicità. Lo scambio di coppie, inoltre, appartiene alla categoria delle perversioni soft e rappresenta, in realtà, un “adulterio codificato ”: praticamente i partners, di comune accordo, pattuiscono la possibilità di concedersi vicendevolmente ad altri partners ludici, in situazioni precedentemente codificate. Lo scambio di coppie, oggi, pare essere una “strategia” condivisa dalla coppia per evitare le “ asimmetrie”, cioè i tradimenti unilaterali, che generano dolore, acredine, astio, desideri vendicativi e sofferenza. Questa strategia, caratterizzata da una reciproca libertà d’azione, all’interno di un patto di segretezza e di reciprocità, rappresenta un tentativo, forse un po’ maldestro, di salvataggio delle coppie in crisi e forse un po’ annoiate: praticamente cambiano i corpi, ma il sentimento no. Lo scambista è solitamente molto “narciso”, attento ai suoi impulsi piuttosto che all’oggetto d’amore; un altro meccanismo psicologico degli scambisti è l’omosessualità latente, infatti la possibilità d’accesso al corpo allo stesso tempo crea una forte eccitazione sessuale, mitigando l’ansia e la paura dell’omosessualità. Lo scambismo, inoltre, nutre ed asseconda il desiderio di voyeurismo ed esibizionismo.