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domenica, ottobre 22, 2017

L'importanza del folklore nel 2017


di MARIO CONTINO - Nel 2017 parlare di mistero e folklore non è facile come in realtà dovrebbe esserlo. Purtroppo alcune persone, vuoi per ignoranza vuoi per lecito timore dovuto ai troppi millantatori che infestano la nostra società, hanno sviluppato un atteggiamento che profuma più di pregiudizio che di sano scetticismo.

Il folklore cita figure quali: spiriti, fantasmi, mostri, maghi, streghe, ma anche tanto altro, come i piatti tipici della tradizione culinaria locale, i rimedi medicamentosi tradizionali e ben noti alle nostre nonne, ritmi e danze spesso associate a religiosità (si vedano la pizzica salentina, nata come rimedio per "esorcizzare" il male rappresentato dal veleno della tarantola).

Il termine folklore si compone di due differenti parole inglesi:

Folk: popolo
Lore: Sapere

Dunque fa diretto ed esplicito riferimento all'antico sapere popolare che da sempre è stato imbevuto di leggenda e mistero, e che è alla base di quell'affascinante cultura contadina che rappresenta i forti pilastri della nostra odierna società.

Il folklore, materia della quale mi occupo da circa 10 anni, è direttamente legato alla "Sociologia", materia universitaria di grande importanza.

Il dizionario Treccani definisce la sociologia in questi termini:

"Scienza che ha per oggetto i fenomeni sociali, indagati nelle loro cause, manifestazioni ed effetti, nei loro rapporti reciproci e in riferimento ad altri avvenimenti".

É dunque lecito studiare, conservare e tramandare, leggende che da sempre furono raccontate dai nonni ai nipoti, seduti accanto al focolare, momenti unici che solo i nostri genitori potrebbero ancora ricordare. Attimi di condivisione, di affetto, di unione, nei quali nessuno rideva, o derideva il prossimo per l'utilizzo di termini quali: "Fantasma o Folletto".

Certo oggi le cose sono mutate, oggi molti sono oppressi dal peso di una società menzognera e meschina che ha fatto del materialismo e del denaro gli unici dei ai quali inchinarsi e mostrare riverenza.

Oggi il mondo occidentale sembra allontanarsi dal folklore, dalle proprie radici culturali, ed un albero al quale vengono tagliate le radici, è destinato a perire.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Non è così ovunque: il Giappone è la culla del folklore, nel quale persino il mondo scientifico-accademico è aperto al mistero e al fascino di festività antiche e sentite come motivo di orgoglio, come colla che unisce un popolo e lo fortifica.

In occidente troppi santoni, maghi, fattucchiere e cartomanti hanno creato un clima di disprezzo, convincendo molti a fare "di tutta l'erba un fascio", nel disprezzo di una materia che fino a pochi anni fa era sui banchi di scuola nell'ora, probabilmente non più in vigore, dedicata alla lettura.

I bambini non sognano più, sono catapultati in un mondo che non dovrebbe essere di loro competenza, il mondo degli adulti, che scoprono troppo presto e che li ingabbia in meccanismi deleteri.

É più giusto insegnare ai nostri figli a contare le banconote o lasciargli sognare un mondo nel quale le streghe volano sulle loro scope ed i folletti curano le piante dei boschi?

Lasciamo i fanciulli a vivere la loro fanciullezza, purtroppo diventeranno adulti sui quali graverà la nefasta eredità lasciata da tutti noi: un mondo insicuro e un'economia pressoché inesistente.

Ma questi sono problemi dei grandi, ad ogni età il giusto peso di responsabilità. Il folklore può essere utile anche per migliorare il livello socio culturale ed economico del popolo.

Come? Attirando turismo destagionalizzato e diversificato, un turismo attento alle antiche tradizioni, capace quindi di radicarsi per interessi culturalmente rilevanti, e non per mero commercio e consumismo sfrenato.

Questo è il folklore, questo è il mio studio ed il tema che continuamente traina la mia produzione libraria e giornalistica. Rinnegare il nostro passato, la nostra storia, significa rinnegare noi stessi.

domenica, ottobre 08, 2017

La leggenda del santuario di Santa Lucia ad Erchie

(credits: Tripadvisor)
di MARIO CONTINO - Così come più volte ribadito sul noto portale Pugliafolklore.it, il folklore è l'insieme delle conoscenze rientranti nel “sapere popolare”. Ciò implica che esso non faccia solo riferimento a fantasmi e folletti ma a molte altre cose, come la religione, la musica, la tradizione culinaria ecc.

Oggi vi riporterò la bella leggenda legata al Santuario di Santa Lucia, ad Erchie (Br). Anticamente Erchie era inserita nella Foresta oritana, territorio nel quale operarono alcuni monaci basiliani, famosi per aver creato siti religiosi in grotte e luoghi originariamente impiegati come templi per culti pagani.

Furono proprio i monaci basiliani che trasformarono l’anfratto in una cappella e la affrescarono con immagini raffiguranti la Santa. Nel corso degli anni si diffuse la voce dell'esistenza di questo luogo sacro e si avviò un vero e proprio pellegrinaggio di fedeli verso Erchie.

I signori del posto, ricchi feudatari, decisero di fare dono alla cappella di un quadro raffigurante Santa Lucia, che fu perduto durante un inondazione che investi il luogo di culto. La corrente lo trasportò via facendone perdere le tracce. Qualche tempo dopo fu un “vaccaro” a ritrovarlo miracolosamente.
Lo studioso del paranormale Mario Contino
La leggenda vorrebbe che durante un periodo di grande siccità, mentre l'uomo portava le sue mucche a pascolare nei pressi della Cappella, notò in più occasioni che una bestia si allontanava dalla mandria facendo perdere per lungo tempo le sue tracce, per poi ricomparire misteriosamente.

Un bel giorno l'uomo prestò attenzione e seguì la mucca, curioso di conoscere il motivo di quello strano comportamento. La trovò in una zona interessata da un avvallamento, che custodiva una pozza d'acqua, la mucca si stava abbeverando ed accanto alla pozza c'era il quadro di Santa Lucia.

Fu poi innalzato un altare sul quale fu deposto il quadro in seguito a quello che venne dichiarato un ritrovamento miracoloso.

Una leggenda che fa parte del folklore religioso che ancora oggi, in Puglia, è vissuto in maniera forte e rispettosa.
(credits: Tripadvisor)

giovedì, ottobre 05, 2017

Misteri e leggende: nasce 'Puglia Folklore'


BARI - Da sempre la Puglia è stata meta turistica molto gettonata per le sue magnifiche coste, la ricchezza del suo patrimonio artistico ed architettonico, la buona cucina ed il calore del suo popolo.

Da alcuni anni è cresciuto sempre di più l'interesse verso il folklore pugliese, ossia verso le leggende, i miti, le credenze proprie della cultura popolare che ancora oggi rappresentano un patrimonio forse poco sfruttato e salvaguardato.

É questo il motivo che ha spinto Mario Contino, noto studioso del folklore, a fondare il portale Pugliafolklore.it, ma chiediamo direttamente all'interessato.

Salve Mario, cosa è Puglia Folklore?
Salve a voi. È un contenitore, uno scrigno colmo dell'antico sapere, la cosiddetta cultura contadina che oggi viene barbaramente disprezzata, ma senza la quale nessuno di noi sarebbe qui in questo momento.

Quindi folklore, leggende... quanto c'è di vero?
Quanto c'è di vero sta ad ognuno di voi giudicarlo in base al vostro metro. Io mi limito a riportare queste storie così come ci giungono, spesso già parzialmente contaminate. Purtroppo questi racconti, che un tempo erano un modo per tenere riunita la famiglia attorno al focolare, oggi sono vittime del più meschino e viscido dei mali: il pregiudizio.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Puglia folklore raccoglie anche altro, oltre le leggende su fantasmi ed altri esseri simili?
Il folklore, dall'inglese "folk – popolo" e "lore – sapere", quindi sapere popolare, è un termine che fa riferimento non solo a leggende su fantasmi folletti ed affini. Danze e ritmi musicali, ricette, antiche cure mediche tradizionali, sono molti i campi nei quali il folklore è radicato. Tutte queste antiche conoscenze fanno parte dell'identità di un popolo oggi alla deriva, io intendo salvaguardarle il più possibile.

Tra i libri da lei pubblicati, c'è n'e uno molto attinente al portale Pugliafolklore, vero?
Certo, nel 2014 pubblicai un libro dal titolo "Puglia Misteri & Leggende" (Artebaria edizioni).. Pugliafolklore.it è l'evoluzione di quel lavoro.

Cosa spera di ottenere con l'impegno, assiduo, su questo portale?
Cosa stò già ottenendo, con mia grande soddisfazione. Ossia molti appassionati di folklore, dopo aver visto il sito, si sono recati nei vari luoghi indicati per poter toccare con mano il luogo della leggenda. Maggiormente turisti stranieri, all'estero il folklore è valorizzato, non deriso come spesso accade in Italia. Quindi diversificazione e destagionalizzazione del turismo.

Gli eventi da lei creati con la sua agenzia sono sempre attinenti al mistero?
Assolutamente no, Organizziamo qualsiasi tipo di evento sia pubblico che privato, ma ovviamente abbiamo intenzione di promuovere alcuni siti particolari, che si prestano allo scopo, sia dal punto di vista storico che folkloristico. Questo il caso dell'evento organizzato presso il museo archeologico faggiano, a Lecce. Questo sito conserva una leggenda molto affascinante su un presunto fantasma avvistato al suo interno. Grazie ai nostri eventi, centinaia di turisti lo hanno conosciuto e visitato, spinti forse dal fascino del mistero, ma informato sulla storia, la storia di tutti noi.

Il mistero è la storia, come afferma Contino, combinati in modo tale da funzionare in maniera simbiotica ed efficiente come una macchina di promozione territoriale. Potrebbe sembrare strano ma il portale pugliafolklore.it, che si regge con sponsorizzazioni di diverse attività commerciali pugliesi, sembra confermare questa affascinante teoria.

lunedì, settembre 11, 2017

La leggenda dello spettro del Museo Faggiano di Lecce

di MARIO CONTINO - Diverse volte ho citato il celebre “museo archeologico Faggiano”, o casa museo Faggiano, come alcuni preferiscono chiamare il sito.

Si tratta, per quanti non avessero letto i miei precedenti articoli in merito, di un edificio storico entro il quale sono state rinvenute tombe, stanze sotterranee, cisterne, simboli presumibilmente di carattere esoterico, ed elementi che farebbero sospettare una struttura collegata all'antico ordine dei Cavalieri Templari.

Oggi però vorrei soffermarmi di più sulla leggenda secondo la quale il museo sarebbe infestato dallo spettro di un monaco, visto, o intravisto, da differenti testimoni.

Sembrerebbe che la figura evanescente compaia maggiormente al piano superiore dell'edificio, nell'atto di attraversare un muro tra due stanze differenti.

Successivi rilievi avrebbero evidenziato un fatto sorprendente: nel punto in cui il presunto spettro sembrerebbe oltrepassare il muro divisorio, sarebbe stata trovata un'antica porta, un passaggio murato. Forse l'evento spettrale potrebbe essere riconducibile ad una scena anticamente avvenuta, che per qualche strano motivo si ripresenta ai fortunati, che però la percepiscono come un'apparizione spettrale.

Il “monaco” sarebbe stato visto da diversi turisti, che avrebbero poi informato i responsabili del sito, con non poco imbarazzo e tanta incredulità, per alcuni anche un leggero timore.

Sarebbe alto quanto un uomo di media statura, con i lineamenti non troppo distinguibili, indosserebbe un saio, o comunque una lunga tunica scura. Questo spettro sembrerebbe ignorare i testimoni, non sarebbe quindi avvezzo al contatto.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Personalmente ho potuto condurre diversi studi nel museo, uno dei quali mi ha donato sensazioni fuori dal comune, fatti anomali percepiti e vissuti non solo dal sottoscritto ma anche dagli altri membri dell'allora associazione AIRM, Associazione Italiana Ricercatori del Mistero che avevo l'onore di presiedere.

Durante il sopralluogo, ci assicurammo di aver spento le luci, non staccammo il contatore elettrico centrale per via di ragioni di sicurezza, tuttavia le luci furono accuratamente spente, poi accedemmo ai vari ambienti utilizzando le nostre torce.

Improvvisamente si accese l'illuminazione in uno degli ambienti, pochi secondi, il tempo di constatare il fatto, poi si spense e non si riaccese più.

Uno dei ricercatori fu da me mandato a controllare gli interruttori, per accertarsi che fossero tutti abbassati (anche se nessuno aveva il minimo dubbio in merito).

Improvvisamente lo sentimmo chiacchierare, quando ci raggiunse rimase sorpreso nel vederci tutti lì ad attenderlo, era sicuro che uno di noi lo avesse accompagnato al buio, disse di aver visto una sagoma e di aver parlato con questa (aveva riferito alla sagoma vista in lontananza, che tutti gli interruttori erano nella giusta posizione). Proprio quella sagoma sarebbe da considerarsi anomala, poiché nessuno poteva esserci in quel posto oltre lui.

Nel soffermarci nei pressi della scala metallica posta nell'atrio interno, potemmo ascoltare i passi di qualcuno, come se un uomo stesse scendendo giù, ma non era presente nessuno oltre a noi dell'associazione.

L'ultimo evento anomalo che registrammo fu un fischio proveniente da uno dei livelli interrati del museo, le stanze sotterranee. Un fischio tanto netto da far voltare diversi ricercatori nello stesso momento, verso una precisa direzione dalla quale il fischio sembrò provenire.

Il museo archeologico Faggiano, oltre che per la sua storia, merita di essere citato quale luogo di interesse per tutti gli amanti del mistero e del folklore.

lunedì, settembre 04, 2017

Lecce, notte nel museo infestato

LECCE - La Puglia non è solo mare, spiaggia e turismo commerciale sfrenato, è anche tradizione, mistero, magia, in poche parole: “Folklore”. Proprio il folklore è alla base dell'evento intitolato “Notte nel museo infestato”, organizzato dalla “Mario Contino Event Planner”, che avrà luogo il 30 Settembre 2017 presso il famoso “Museo archeologico Faggiano”, in Lecce.

Dalla locandina pubblicata dagli organizzatori, possiamo apprendere che il museo Faggiano sarebbe noto in tutto il mondo sia per la sua storia (sarebbe stato anche un rifugio templare), sia per la leggenda secondo la quale sarebbe infestato dallo spettro di un monaco.

La figura evanescente sarebbe stata vista, fugacemente, da diversi testimoni ed in diverse occasioni. Anche per questo il museo è stato recentemente oggetto di attenzione della famosa testata giornalistica: New York Times.

L'evento, che avrebbe un costo di soli 10,00€ a partecipante, si suddividerebbe in due fasi. Nella prima Fase, gli ospiti potranno, dopo aver visitato il museo, partecipare ad un breve convegno sul paranormale, nel quale saranno mostrate foto, e riprodotti audio, provenienti dalle ricerche svolte in veri luoghi infestati.

Successivamente sarà effettuata, con i presenti, una ricerca atta a tentare di far manifestare il famoso spettro del monaco. Ovviamente l'organizzazione non garantisce che “il monaco” possa fare la sua comparsa, ma comunque saranno utilizzati strumenti in grado, se nel caso, di registrare “l'anomalia”.

Ricordiamo che Mario Contino, oltre ad essere organizzatore di questo evento, è Giornalista e scrittore, con diverse pubblicazioni librarie aventi come oggetto lo studio del folclore e del mistero. É un blogger affermato, gestore dei portali “pugliafolklore.it” e “universodelmistero.blogspot.it”

Per poter partecipare all'iniziativa, un'occasione abbastanza rara per poter comprendere quali siano le teorie alla base di una ricerca del genere, ed assistere ad una dimostrazione pratica, occorre prenotare al numero presente sulla locandina: 3291948173 (organizzazione).

lunedì, agosto 28, 2017

La leggenda del fiume Idume che scorre sotto Lecce


di MARIO CONTINO - Realtà o leggenda? Fiume o acqua stagnante? La leggenda del fiume Idume che scorre sotto la città di Lecce sembrerebbe essere alquanto impropria, visto che il corso acquifero risulta essere reale ed attivo.

Sotto il bellissimo centro storico di Lecce questo fiume scorrerebbe per ben per 7 km, con una portata di acqua di circa 1000 litri al secondo. Storicamente, diversi documenti citerebbero il famoso corso d'acqua; nel Settecento, Lorenzo Giustiniani parlò di un fiume che scorreva tra Lecce e Brindisi ed Ascanio Grandi, nel Seicento, lo citò nel suo poema.

Il punto nel quale il fiume risulta essere maggiormente visibile è nei sotterranei di Palazzo Adorno, nei quali è possibile osservare una falda acquifera formatesi grazie alle acque dolci dell'Idume e alla presenza di uno strato di rocce permeabili poste su delle rocce impermeabili, che impediscono all’acqua di filtrare.

Questa piscina naturale, sempre limpida e cristallina a maggior prova del ricambio dell'acqua, e quindi di un fenomeno ben diverso dal ristagno dell'acqua piovana, come asserito da molti studiosi contro ogni logica, venne utilizzata come vasca di abluzione da comunità ebree in tempi passati.

Il passaggio di questi culti è testimoniato dalla presenza di alcune iscrizioni in ebraico, poste sui muri dei sotterranei. Palazzo Adorni attualmente è sede degli uffici della Provincia; gli interessati che volessero vedere la piscina dell'Idume possono quindi rivolgersi al custode.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il fiume è visibile anche all'interno del famoso “Museo archeologico Faggiano”, sempre nella città di Lecce, all'interno di un antico pozzo nel quale l'acqua si scorge con sorprendente facilità.

Io mi chiedo perché la presenza di un fiume, oggi sommerso ma non sappiamo se lo fu anche in tempi remoti, dovrebbe suscitare tanto clamore e tanta incredulità negli studiosi che si ostinano a definire le acque sotterranee come stagnanti. Lecce è un'antica città, creata in una delle terre più aride d'Italia, infatti il nome Puglia deriva dal latino Apulia, in riferimento alla parola “Apluvia”, ossia povera di pioggia, quindi scarsa di corsi acquiferi.

Non è logico supporre che i fondatori abbiano scelto di edificare le fondamenta di una grande città nei pressi di uno dei rari corsi d'acqua regionali? A mio parere è più che plausibile, ma non spetta certo al sottoscritto porre l'ultima parola in merito a tale, importantissima, questione.

Secondo alcune leggende, il fiume Idume sarebbe magico, sacro alle ninfe, abitato da spiriti fanciulleschi che spesso sarebbero stati uditi. Allegre risate sarebbero giunte proprio dai numerosi pozzi presenti in città, che attingono dalle acque del fiume.

Tra leggenda e realtà, Lecce rimane una delle città più affascinanti del mondo, ricca di Barocco, di mistero, di magia.

venerdì, agosto 18, 2017

Il fantasma della Casa del Fatone a Cerignola

(credits: Facebook)
di MARIO CONTINO - Cerignola è un piccolo comune pugliese, in provincia di Foggia, situato nella valle dell'Ofanto. Anche questa cittadina cela numerosi misteri, tra i quali oggi cito la leggenda della presunta infestazione di un'antica abitazione sita nel suo territorio.

In zona questo antico castello è conosciuto come "La casa del Fatone" e si narra che l'ultimo suo abitante sarebbe stato un vecchio frate solitario. Proprio di quest'ultimo sarebbe lo spirito che molti testimoni ammetterebbero di aver intravisto.

Lo spettro di un uomo, con il volto poco riconoscibile ma che indosserebbe un saio con un grande cappuccio. Esistono numerose versioni di questa leggenda, probabilmente derivanti da testimonianze diverse, per le quali è però quasi impossibile rintracciare i reali testimoni.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Alcuni ragazzi che si sarebbero trovati in zona, intenti a divertirsi con le loro bici su strade poco trafficate e quindi più sicure, avrebbero raccontato di essere stati addirittura inseguiti da questa terrificante figura; altri, invece, avrebbero dichiarato di aver avvertito una strana sensazione, brividi freddi improvvisi, e poi di aver visto questo "frate spettrale" come se fosse intento ad osservarli scrupolosamente.

Anche su questa leggenda non posso esprimermi, in quanto non ho visitato il luogo personalmente.
Resta però una delle leggende più interessanti che animano il folklore pugliese.

La foto è tratta dalla pagina Facebook 'Orgoglio pugliese nel mondo'

martedì, agosto 01, 2017

Il fantasma della Signora Leta a Mesagne

di MARIO CONTINO - Il comune di Mesagne, in provincia di Brindisi, sembrerebbe essere particolarmente interessato da leggende legate al mondo spiritico, in poche parole a fantasmi. Ho affrontato in altri articoli la leggenda del fantasma del monaco nell'ex monastero dei frati cappuccini, in questa stessa cittadina, una storia al limite tra il sacro ed il profano. Oggi narrerò di un altro fantasma che sembrerebbe aver preso domicilio in Mesagne: “lo spettro della signora Leta”.

La leggenda, anch'essa purtroppo quasi del tutto scomparsa dalle memorie dei pugliesi, racconta di una ragazza di cui si ignora il vero nome, sicuramente appartenente ad una delle famiglie nobili del posto, che si sarebbe addossato il crimine di essersi innamorata del figlio di un ciabattino, gesto che la famiglia ritenne disonorevole.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il padre della donna, contrario al matrimonio, arrivò a commettere il più ignobile degli atti pur di impedire l'unione amorosa: incaricò i suoi figli maschi di uccidere la sorella. Una notte i due seguirono la donna e la scoprirono in atteggiamenti amorosi in una vecchia casa di campagna.

Uccisero il ragazzo accoltellandolo senza pietà, poi si scagliarono sulla povera donna che, nel tentativo di sfuggire all'ira dei “mostri”, si nascose in un vecchio forno. Quando i fratelli scoprirono suo il nascondiglio, appiccarono il fuoco e la lasciarono morire tra le fiamme; una delle morti più orribili che possano esistere.

Da allora il fantasma della “Signura Leta” si aggira per la periferia di Mesagne, indossando un abito nuziale, presumibilmente quello che stava indossando la sera del brutale omicidio, in cerca di quell'amore che gli fu barbaramente strappato insieme alla vita.

domenica, luglio 09, 2017

Fantasma nel Castello di Barletta?

di MARIO CONTINO - Continuando il nostro viaggio tra i misteri e le leggende pugliesi, ci imbattiamo in un altro presunto "fantasma" del castello. Questa volta la leggenda interessa il castello di Barletta, tra le cittadine più belle della Puglia. Una testimone avrebbe riferito di aver visto una luce muoversi, durante la notte, all'interno del maniero, ad un orario che lascerebbe escludere la presenza del custode.

Questa dichiarazione è stata poi riportata su diversi siti web fino a giungere al sottoscritto, che incuriosito ha deciso di approfondire la faccenda con una breve ricerca.

Il Castello risulta essere maestoso, edificato e modificato varie volte per adattarlo alle esigenze delle varie dinastie che ne hanno usufruito dall'XI secolo al XVIII secolo.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Un'antica fortezza, con un imponente fossato che un tempo era colmo dell'acqua marina, oggi l'edificio si presta a mostre ed alcune sale sono sedi di attività di servizio per il cittadino.

Del fantasma però non si hanno molte tracce. Non ho riscontrato nulla né in vecchie leggende né chiedendo a qualche mio contatto in loco. Questo fantasma sembrerebbe far capolino in una leggenda relativamente nuova e poco nota soprattutto ai barlettani.

Da ricercatore non posso escludere a priori nulla, non ho elementi per poter affermare che nel maniero si verifichi o meno attività "anomala" riconducibile a quel ramo definito da molti come "paranormale". Spero, nel caso, di poter ricevere un invito al fine di poter meglio studiare quella che, per adesso, bisogna considerare più "diceria popolare" che vera "leggenda"

giovedì, giugno 22, 2017

'Supernatural' nel Salento

di MARIO CONTINO - Uno dei telefilm più famosi del mondo è senza ombra di dubbio 'Supernatural' (una serie televisiva statunitense di genere paranormale e drammatico creata da Eric Kripke e prodotta dal 2005). In questa serie, i fratelli Sam e Dean Winchester lottano contro demoni, mostri e fantasmi di ogni sorta.

Certo, un film che ha riscosso sin da subito un enorme successo mondiale, ma pochi sanno che una delle scene più viste è tanto vicina alla realtà da poter essere considerata lo specchio del folklore pugliese.

Cosa fanno i due fratelli per liberarsi dello spirito vendicativo di qualcuno? Del suo fantasma per farla breve? Bruciano l'oggetto al quale lo spirito sarebbe legato, cospargendolo di sale.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Bene, in Puglia, soprattutto nel Salento, la superstizione legata al culto dei morti, tiene in vita un'antichissima usanza. Alla morte di qualcuno, i parenti bruciano tutti i suoi vestiti ed i suoi oggetti tipo: pettine, attrezzi per la barba ecc.

Secondo la credenza popolare, infatti, lo spirito del defunto potrebbe rimanere legato a questi affetti e restare, di conseguenza, nel luogo in cui questi verrebbero conservati, infestando l'abitazione e non riuscendo a trovare pace.

Chissà cosa penserebbero i fratelli Winchester del fatto che il popolo salentino abbia usanze e tradizioni che nel film sono prerogativa dei “cacciatori di mostri”.

sabato, giugno 17, 2017

Il fantasma del prete senza testa a Lecce

di MARIO CONTINO - Fantasmi senza testa, protagonisti di famose leggende (vedesi il fantasma del cavaliere senza testa, in Otranto), di romanzi e film famosi (chi non ricorda il famoso spettro di "Nick quasi senza testa" nella saga di Harry Potter?).

Bene, anche Lecce avrebbe il suo Fantasma decapitato. Ormai noto alle cronache nazionali è lo spettro del bambino che dimorerebbe nel Castello di Carlo V. Famoso, se è lecito usare questo aggettivo, è anche il fantasma del cavaliere (o monaco secondo alcuni) che sarebbe più volte apparso nel Museo archeologico "Faggiano".

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Meno noto, e proprio per questo più interessante dal mio personale punto di vista, sarebbe lo spirito di un prete che apparirebbe senza testa al primo piano della casa che si trova in via Galateo, nei pressi di Porta Rudiae, non si conosce bene il numero civico.

Poche informazioni su Internet, ancora meno su vecchi testi inerenti il folklore leccese, però alcuni anziani ricordano ancora che, quando erano bambini, i loro genitori li mettevano in guardia dal frequentare quella via nelle ore notturne, proprio per evitare "Lu prete senza capu" (il prete decapitato).

Sarebbe veramente molto interessante riuscire a reperire maggiori informazioni in merito, contribuirebbe alla salvaguardia di un folklore che, sempre più velocemente, si avvia verso l'estinzione.

domenica, maggio 28, 2017

Nanni Orcu, la leggenda degli orchi del Salento

di MARIO CONTINO - Tra le più belle ed antiche leggende pugliesi, questa volta proprio del Salento, occorre citare quella relativa "all'Orco Nanni" o come ricordano gli anziani: "Lu Nanni Orcu". Si tratterebbe di un'antica creatura alta come 2 uomini, quindi quasi 3 metri, ricoperta di peli, dalla pelle durissima ed impossibile da ferire.

Questo essere parlerebbe una lingua incomprensibile e si nutrirebbe di esseri umani, soprattutto donne e bambini. Nanni non sarebbe stato certo l'unico esemplare di orco che avrebbe dimorato in zona, le foreste dei Paduli avrebbe nascosto intere generazioni di questi esseri che, nelle grotte ed in altre cavità naturali, si sarebbero organizzati in piccole società, con tanto di famiglie, figli, e gradi gerarchici.

Nessuno ovviamente avrebbe mai avuto il coraggio di inoltrarsi in questi luoghi per accertare la veridicità delle leggende che, con il passare degli anni, assunsero sempre più la caratteristica di "favola".

In tutto il basso Salento si narrano storie aventi per protagonista il famoso "Nanni Orcu", ciò che io mi chiedo è: cosa ha originato queste narrazioni? Forse la necessità di mettere in guardia donne e bambini dagli stranieri, soprattutto in un epoca remota (ma neanche troppo) in cui gli invasori erano i turchi ("mamma li turchi" recita ancora oggi un antico detto del posto, in ricordo del terrore e delle barbarie di cui si macchiavano questi invasori).

Con le loro lingue incomprensibili ai contadini salentini, la loro prestanza fisica da combattenti, il colore della pelle ed i lineamenti fisici differenti da quelli considerati "normali" per le popolazioni locali. Magari accampati nei fitti boschi, in grotte ed antri, pronti ad uccidere e far sparire chiunque fosse venuto a contatto con loro ed avrebbe dunque appreso la loro posizione strategica in terra nemica.

Ciò che più affascina è la semplicità con la quale gli uomini crearono la leggenda e la sua estrema utilità nello specifico contesto storico. Leggende che sono giunte fino a noi, ancora una volta, a metterci in guardia dai nuovi "Nanni Orchi", poiché la storia umana non è una retta a senso unico, è un cerchio nel quale gli eventi si ripetono ciclicamente.

sabato, maggio 27, 2017

La Specchia dei Mori nel Salento e la leggenda del tesoro maledetto

(ph: ArtInSalento)
di MARIO CONTINO - Tra le splendide campagne salentine, ma anche nella valle d'Itria ed in alcune zone delle Murge, è possibile ammirare i ruderi di antiche costruzioni in pietra, costruite a ecco come spesso succedeva per gli antichi muri di cinta. Queste costruzioni, nel Salento, vengono chiamate "specchie", e sono tanto caratteristiche e numerose da aver dato il nome ad un paesino del Sud Salento, "Specchia" per l'appunto.

Ad accrescere il loro fascino non mancano alcune leggende che citerebbero fantasmi, mostri, folletti, tesori e addirittura demoni. È questo il caso della specchia denominata "Specchia dei Mori", sita tra i comuni di Caprarica e Martano, nei pressi della quale si vocifera che sia nascosta un'"archiatura", già citata in altre leggende, ossia un antichissimo tesoro solitamente sorvegliato da uno spirito guardiano.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Nello specifico, questo tesoro sarebbe composto dalle sculture di una gallina ed i suoi dodici pulcini, realizzate in oro purissimo. Tesoro che farebbe gola a chiunque, perchè allora nessuno avrebbe mai provato ad impadronirsene? Perchè lo stesso sarebbe sotto la protezione di Satana in persona, un tesoro maledetto dunque, del quale nessuno ha mai avuto il coraggio di cercar traccia.

Secondo altre versioni, Satana avrebbe la facoltà di cederlo solo a coloro che ne avrebbero realmente bisogno, su ordine di Dio stesso. Purtroppo nel corso dei secoli nessuno si sarebbe dimostrato degno di un simile dono.

Chiarissimi i riferimenti ad un folklore intriso di religione, Satana è evidentemente una figura importata dal Cristianesimo ed i 12 pulcini d'oro sembrerebbero un chiaro richiamo ai 12 apostoli.

La Puglia, ancora una volta, ci tramanda storie che meritano di essere gelosamente custodite, queste sì come tesori inestimabili.

venerdì, maggio 19, 2017

Eusapia Palladino, la medium di Minervino Murge

di MARIO CONTINO - Minervino Murge è un grazioso comune italiano sito nella nuova provincia di Barletta-Andria-Trani, nell'antica Puglia. Certamente molti di voi lo avranno visitato o ne avranno sentito parlare quale centro in cui le antiche tradizioni pugliesi ben si sposano con l'attuale concezione turistica del Sud Italia.

Pochi, però, conosceranno Minervino come il Comune nel quale venne al mondo una delle “medium” più studiate e importanti del mondo: Eusapia Palladino, donna che nella sua vita riuscì a convincere dell’autenticità delle sue doti il maggior numero di scienziati e filosofi, rispetto ad altri presunti “medium”.

Nacque nel 1854 in una famiglia contadina. Si appassionò allo spiritismo in giovanissima età, lavorando come domestica presso una famiglia avvezza a tali studi e, in una occasione, fu invitata a prendere parte ad una seduta spiritica. Durante questa seduta accaddero diversi fenomeni che mai si erano verificati prima e per questo attribuiti alla presenza di Eusapia ed alle sue doti medianiche.

Da questa prima seduta nacque la passione della donna per lo spiritismo e la presa di coscienza delle proprie capacità che, in poco tempo, la resero molto famosa non solo in Italia ma in tutto il mondo. Eusapia organizzò infatti sedute spiritiche in Francia, Germania, Polonia, Russia e negli Stati Uniti, suscitando sempre grandissimo interesse.

Non solo levitazione di tavoli ed altri oggetti, nonostante lo stretto controllo cui era sottoposta, ma anche apporti ed asporti di oggetti posizionati in modo tale da non poter essere rimossi con trucchi. In un'occasione apparve, al posto di un oggetto di valore ed al centro del tavolino, un topo morto.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Probabilmente le sue capacità non erano continue e dovette risentire di stress ed altre variabili che la portarono ad imbrogliare per poter tenere il passo delle sedute organizzate: fu infatti scoperta ad ingannare il pubblico e la sua fama subì un primo drastico declino.

Durante questo periodo incontrò un uomo napoletano appassionato di occultismo, Ercole Chiaia, che si interessò ai suoi poteri e organizzò un incontro tra lei e lo scienziato Cesare Lombroso che si dimostrò molto interessato al caso. Dall’appoggio di Lombroso, che inizialmente si era dichiarato scettico, ma che rimase sorpreso dalle capacità dimostrate da Eusapia durante una seduta organizzata per testare proprio le doti della donna, derivarono le attenzioni di numerosi altri illustri personaggi. Certo, non mancarono gli scettici che esposero diverse teorie atte a dimostrare come la medium avrebbe potuto ingannare lo stretto controllo cui era sottoposta ed abbindolare i presenti.

Le facoltà psichiche di Eusapia furono esaminate anche dalla famosa SPR (Società per la Ricerca Psichica), che concluse che la medium fosse solo un’imbrogliona, al di là di quanto sostenevano gli spiritisti di mezzo mondo. Dopo diversi anni la stessa SPR decise di ripetere gli studi su Eusapia, cercando di capire il motivo della sua fama, per comprendere come mai venisse tanto sostenuta anche a seguito del primo studio effettuato e della relativa conclusione negativa.

Dopo diverse ricerche, test ed esperimenti, si dedusse che: «era in gioco una qualche forza che andava al di là di qualunque controllo normale e al di là dell’abilità del più capace prestigiatore»

Questa donna divise letteralmente in due il mondo tra illustri studiosi, pronti a sostenere l'autenticità dei fenomeni da lei prodotti, ed altrettanti pronti a dichiararne la fraudolenza. Eusapia Palladino morì, nel 1918, dopo aver attirato su di sé l’attenzione del mondo scientifico per quarant’anni ed essere stata la medium più studiata fino ad allora.

mercoledì, maggio 10, 2017

Presunti fantasmi alle Grotte di Castellana

di MARIO CONTINO - Vicino al capoluogo, città metropolitana di Bari, sorgono nascoste da madre terra le Grotte di Castellana, straordinarie formazioni che la natura ha modellato per milioni di anni, scoperte dall'uomo solo una settantina di anni fa.

Gli abitanti del luogo conoscevano da secoli l'ingresso al sito in questione, un'ampia voragine chiamata "la Grave", mai visitato in quanto le antiche leggende citavano la presenza di fantasmi e spiriti non troppo avvezzi al contatto con gli uomini.

Oggi le Grotte, una delle principali mete turistiche pugliesi, conosciute soprattutto per la straordinaria geologia ed i monumenti naturali presenti, sono ancora oggetto di leggende sugli spiriti?

Visitando le grotte è molto facile cadere in suggestioni ed illusioni varie, spesso giochi di luce ed ombra, uniti ai colori caratteristici delle grotte stesse, creano pareidolie molto particolari in cui il testimone crede di vedere sagome ed ombre umanoidi, associandole poi a spiriti di varia natura.

Alcuni però avrebbero dichiarato di aver visto qualcosa di più di semplice ombra, sagome fumose, così descritte le particolari "visioni", fumo grigiastro dall'aspetto umanoide che, al movimento, sarebbe svanito nel nulla o nel muro di pietra.

Proprio queste seconde testimonianze, che come al solito definisco "da bar" per l'impossibilità di risalire all'identità del reale testimone, sono però più interessanti da un punto di vista di "ricerca" della fenomenologia.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Sono citati in tutto il mondo casi analoghi nei quali sarebbero stati avvistati proprio presunti spiriti dall'aspetto fumoso, grigio o nero in relazione alle varie testimonianze, in grado persino di compiere azioni quali: spostare oggetti, muovere tende, emettere o provocare suoni.

Certo pur meritando attenzione sul piano folkloristico, soprattutto in relazione alle grotte di Castellana che anticamente sembrerebbero già essere state caratterizzate da leggende simili, forse create per tenere lontani i bambini dal pericolo di cavità inesplorate, come semplice "voci popolari" queste storie devono essere considerate.

Leggende che potrebbero anche avere un fondo di verità, ma che senza uno studio adeguato non potrebbero essere considerate in tal senso.

Come sempre io sono disponibile, qualora i responsabili del sito lo ritenessero opportuno, ad effettuare i rilevamenti utili allo scopo, come già fatto in alcuni dei siti storico-archeologici più belli ed importanti d'Italia.

Il mio consiglio è quello di visitare le grotte da curiosi turisti, aperti ad ogni affascinante possibilità. Queste leggende non fanno altro che accrescere, a mio avviso, il prestigio ed il fascino di uno dei luoghi più belli d'Italia.

lunedì, maggio 08, 2017

Il fantasma senza testa delle Isole Tremiti

di MARIO CONTINO - Le Isole Tremiti sono un arcipelago del mare Adriatico, a 22 km a nord del promontorio del Gargano, che costituiscono il "Comune sparso delle Tremiti" che conta circa 455 abitanti, facente parte della provincia di Foggia. Il comune, il secondo meno popoloso della Puglia, fa parte del "Parco nazionale del Gargano" e parte del suo territorio costituisce la "Riserva naturale marina Isole Tremiti". Un importantissimo centro turistico molto frequentato per le sue meraviglie naturali tutto l'anno, uno dei migliori esempi di turismo destagionalizzato della regione Puglia. 

L'arcipelago è legato all'eroe Diomede, tanto che in antichità furono conosciute come Isole Diomedee. Furono i romani a denominarle Trimerus, che deriverebbe dal greco trimeros (τρίμερος), ossia "tre posti" o "tre isole". La leggenda racconta che nacquero per mano di Diomede che gettò in mare tre enormi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia), portati con sé da Troia e misteriosamente tramutatisi in isole appena avrebbero toccato il fondo del mare. La leggenda vorrebbe che lo stesso eroe fosse morto sulle isole e lì qualcuno avrebbe nascosto il suo corpo, preservandone le spoglie mortali.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Un'altra è però la leggenda che oggi vorrei narrarvi, quella del presunto fantasma che infesterebbe l'isola di Cretaccio, la più piccola delle Tremiti con i suoi 400 m di lunghezza e 200 m di larghezza, quasi uno scoglio: infatti viene chiamata "Scoglio del Cretaccio", sita tra San Domino e San Nicola Piccola, disabitata e arida, è divenuta nei secoli il palcoscenico perfetto per storie legate a fantasmi, mostri e tesori nascosti, come sempre il folklore ha saputo tramandare queste narrazioni fino ai giorni nostri ed è giusto preservarne la memoria.

La leggenda cita un prigioniero detenuto sulle prigioni isolane in epoche remote, giustiziato per decapitazione, come spesso avveniva ai tempi (alcune versioni della storia citano un'impiccagione sfociata in un' involontaria decapitazione del prigioniero). Da allora, nelle notti ventose che man mano sgretolano l'isola con un' intensa azione erosiva, al suono del vento si mescolano le disumane urla dello spettro.

Alcuni lo avrebbero intravisto, grande ed imponente, intento a muoversi furtivamente tenendo in mano la sua testa che continuerebbe ad emettere urla strazianti. I malcapitati sarebbero stati colti da un profondo terrore, forse rivivendo la stessa paura che un condannato a morte avrà sicuramente vissuto trovandosi faccia a faccia con il boia, con un uomo che giudica e condanna un suo simile, con una legge che spesso si sostituisce a Dio ed alla natura. Anche per questo è importante tramandare le leggende folkloristiche, per far sì che l'uomo non si dimentichi mai gli orrori del passato, e non commetta l'errore di perpetrarli in futuro.

lunedì, maggio 01, 2017

La sposa fantasma di Trani

di MARIO CONTINO - Sembra tratta da un film anni '70 la storia del presunto fantasma che infesterebbe Palazzo Broquier a Trani. Nessun rumore inquietante, nessun lamento né urla strazianti, nessun oggetto svolazzante o chiusura ed apertura di porte o finestre, nulla di tutto ciò. Lo spettro di Palazzo Broquier sarebbe colto, almeno così lascerebbe intendere la leggenda, una dama bianca che amerebbe sfogliare le pagine di un vecchio libro.

La leggenda ebbe inizio quando vennero fatti i lavori di ristrutturazione del Palazzo: venne rimosso con forza un antico tappeto che, si dice, era stato inchiodato al pavimento. Al di sotto dello stesso venne scoperto un abito da sposa che al contatto con l'aria si polverizzò.

Da quel giorno sembrerebbe che lo spettro di una donna si aggiri in abito da sposa per le stanze dell'antico edificio nobiliare e si soffermi a leggere le vecchie pagine di un antico libro poggiato su un vecchio leggio.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Alcuni testimoni, come sempre non confermati, avrebbero affermato che questo libro verrebbe ritrovato aperto sempre ad una pagina precisa, come se venisse sfogliato anche se nessuno ha accesso agli ambienti.

Altri invece affermano di aver visto la "sposa fantasma" muoversi tranquillamente, come in cerca di un contatto che da troppo tempo gli è negato. Anche in questo caso non è stato possibile risalire all'origine esatta della leggenda, ossia ai testimoni citati in numerosi articoli ma mai confermati.

A Trani, però, questa storia è molto conosciuta e da alcuni anni a questa parte è entrata a pieno titolo tra le più belle leggende metropolitane pugliesi. Mi piacerebbe indagare in questo palazzo, per poter confermare o smentire questa leggenda. Certamente ci sarebbe dell'ottimo materiale per la sceneggiatura di un film.

domenica, aprile 30, 2017

Fantasmi a Casino del Duca (Mottola)

di MARIO CONTINO - Tra le tante leggende che circolano in rete, certamente grande interesse suscitano quelle su presunti fantasmi e luoghi infestati. Si vocifera che il luogo più infestato della Puglia si trovi nel tarantino, precisamente noto come "Casino del duca", presso Mottola. Potremmo definire il complesso una "Masseria fortificata", costruito nel ‘600 ed ampliato nei due secoli successivi dai nobili duchi Caracciolo di Martina Franca e dai loro discendenti.

L'edificio giace in stato di semi abbandono nel senso che, pur essendo proprietà privata, come ogni luogo simile, la mancanza di porte, cancelli, recinzioni varie, ne fa meta di centinaia di persone ogni anno. Meta turistica impropria, quindi, sia per coloro che vogliono trascorrere un pomeriggio estivo in campagna che per quanti giungono affascinati dalle tante storie su fantasmi ed apparizioni varie che fanno da contorno ad un edificio che ben si presterebbe per la sceneggiatura di un film.

Un importante intervento di ristrutturazione della masseria inizialmente presente si deve, fra il 1827 ed il 1849, all’ultima esponente del casato ducale dei Caracciolo, Maria Argentina, che fece anche edificare una nuova chiesa sulla antica cripta ipogea. Sposa di Riccardo III Duca de’ Sangro, alla sua morte i vastissimi possedimenti passarono al casato del marito, di origine abruzzese, del quale nel ‘700 fece parte anche il famoso Principe di San Severo.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Si narra che il Duca Raimondo De Sangro, che avrebbe ereditato e vissuto nel casino, fosse un mago e occultista dedito ad sperimenti alchemici su esseri viventi tra i quali la cristallizzazione del sistema circolatorio umano. Non si comprende quanto possa esserci di vero in queste storie ma di sicuro la vita del posto fu sempre molto travagliata.

Oggi i testimoni riferiscono di aver ascoltato urla disumane, parole incomprensibili provenire da stanze vuote, di aver visto ombre muoversi rapide, di aver fotografato volti pallidi dagli occhi vuoti. Le testimonianze, numerosissime, divulgatesi rapidamente grazie ad internet e a vari portali web che hanno riportato le leggende, hanno decretato quel luogo come uno dei posti più infestati della nostra regione.

Personalmente ho letto molte testimonianze su diversi portali, non posso certo azzardarmi a dar credito alle stesse, né però mi sento di smentirle tutte senza aver almeno effettuato un sopralluogo sul campo. Se mai i proprietari volessero delle risposte, io sarei pronto a studiare questo luogo e le sue leggende, nel modo più serio possibile, allontanando dalla ricerca sia il fanatismo che il pregiudizio.

martedì, aprile 25, 2017

"Salvaguardare il folklore pugliese", l'appello dello studioso Mario Contino

di MARIO CONTINO - La Puglia è una regione molto antica, il cui stesso nome è avvolto nel mistero e nella leggenda ed il cui vasto territorio racchiude tradizioni millenarie degne della più ampia divulgazione possibile. Da diversi anni mi occupo del folklore pugliese, percorrendo la regione da Nord a Sud, visitando castelli, antiche masserie, chiese e cripte, grotte, tutti luoghi che conservano leggende e misteri, dal fantasma di questa o quella dama, ai segni del miracolo del Santo o del Beato di turno.

Non mancano neppure i riferimenti al simbolismo massonico esoterico, alcune volte giusto accennato e celato tra i capitelli del Barocco, altre volte ostentato con fierezza, soprattutto sulle antiche cappelle di alcuni dei cimiteri più antichi della nostra regione Bitonto o Lecce, giusto per citarne due.

Sono stati scritti diversi libri sulla nostra bella regione, sui suoi monumenti, sull'architettura, sulle bellezze naturali e culinarie ma, soprattutto, sul mistero e sul folklore, poichè è da questi che l'intera cultura regionale trae origine, da credenze, leggende, storie che sono proprie della tradizione contadina.

Ho pubblicato molti articoli giornalistici e ne produrrò ancora, descrivendo questi insoliti ma importanti aspetti culturali spesso sottovalutati e sminuiti dalla "reale" ignoranza di molte istituzioni che cercano le ricchezze del territorio calpestando i suoi veri diamanti.

Viviamo in una regione ricchissima, i tanti critici d'arte dovrebbero osservarla nell'insieme e giudicarla come uno dei capolavori artistici più belli del mondo, la cui autrice è addirittura "madre natura", aiutata da un popolo umile ma dai saldi principi morali.

Eppure, chi come me prova a descrivere e divulgare questi aspetti, si ritrova spesso mal giudicato, forse deriso e sicuramente ostacolato da chi, forte di un potere illusorio e subordinato al popolo che di tal potere investe i suoi governanti, si permette di giudicare senza conoscere né i motivi che spingono uno studioso del folklore a richiedere le autorizzazioni necessarie per approfondire una data leggenda, né l'eventuale sfruttamento economico che egli potrebbe ottenere da tali studi.

In altre nazioni, infatti, dal folklore si è creata l'economia alla base della società, divulgando contemporaneamente le bellezze artistiche, architettoniche e letterarie del territorio. Lo studio del folklore, se correttamente intrapreso, è utile soprattutto a salvaguardare beni storico architettonici, grazie all'accrescimento dell'interesse collettivo sugli stessi.

Quello che si propone di fare il portale pugliafolklore.it, del quale sono gestore e che fortunatamente conta migliaia di visite di persone serie, colte, ed interessate. Ho deciso di andare avanti con gli studi personali su tali materie solo a seguito del successo del mio libro "Puglia Misteri & Leggende", che mi ha aperto gli occhi sulla necessita di riavvicinare le persone a queste tematiche, argomenti che fanno parte del nostro vissuto, della vita dei nostri nonni e bisnonni, del nostro DNA.

Nei prossimi mesi saranno organizzati diversi convegni pubblici nei quali saranno discussi proprio questi interessanti argomenti, con serietà ed onestà intellettuale, nei quali spero che coloro che decidano di partecipare siano partecipi e protagonisti, dialogando con il sottoscritto.

In tal modo potremmo tutti riunirci, se pur per minima parte, alle nostre origini, ritrovare noi stessi, apprendere insieme leggende che sono quasi dimenticate e salvaguardarle preservandone le memorie.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Perchè dunque il folklore è così importante? Il termine folclore, o folklore dall'inglese folk (popolo) e lore, (sapere), si riferisce all'insieme della cultura popolare, intesa come (sapere popolare), conoscenze tramandate spesso oralmente e riguardanti usi e costumi, miti e leggende, con riferimento a una determinata area geografica ed una determinata popolazione.

L'origine del termine  viene attribuita allo scrittore inglese William Thoms (1803-1900) che, con lo pseudonimo di Ambrose Merton, pubblicò nel 1846 una lettera sulla rivista letteraria londinese Athenaeum, allo scopo di dimostrare la necessità di un vocabolo che si riferisse a tutti gli studi sulle antiche tradizioni popolari inglesi.

Il termine fu accettato dalla comunità scientifica internazionale dal 1878, per indicare tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate "tradizioni popolari".

«Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso». (Claude Lévi-Strauss)

Il folklore, in particolare i miti ed i loro intrinsechi significati, furono oggetto di studio del famoso antropologo Claude Lévi-Strauss, da cui la citazione sopra riportata. In particolare nella sua opera “Mito e significato”, l'antropologo francese non considera i miti esclusivamente come“elementi primitivi”, un prodotto della superstizione, egli ci vede qualcosa di estremamente più importante.

A mio modesto parere, lo studio delle antiche tradizioni, conservate dalla saggezza popolare e tramandate in differenti modi e con differenti linguaggi, rappresenta un tesoro inestimabile.

Quante popolazioni hanno camminato sul suolo che oggi chiamo Puglia?
Quanti racconti, questi uomini, hanno narrato ai loro figli?
Quali speranze avevano per il futuro?
Quali erano le loro aspettative per la razza umana?
Come intendevano rapportarsi con la natura?
Queste ed altre domande, tantissime altre, sono proprio la base sulla quale oggi si erge il folklore, facente riferimento proprio a tentativi di dar risposta a tali quesiti.
Cosa ci insegna il folklore?

A quanti riescono a percepire il suo mistero al di la del suo fascino, il folklore insegna a vivere su questo pianeta accettando la condizione umana, spiegando come questa possa raggiungere livelli elevati o precipitare nel baratro più oscuro.

Il folklore lascia una traccia di vita vissuta, una registrazione che solo le menti più aperte possono riprodurre. Quando ciò accade, l'uomo si ritrova catapultato “indietro nel futuro” (citando una battuta del noto film “Ritorno al futuro”), si ritrova cioè in epoche che solo apparentemente rappresentano il passato, in quanto raggiungendole successivamente alla loro comprensione, decodificazione simbolica, esse rappresentano effettivamente un futuro.

Questo articolo non è casuale, non mera pubblicità ma una dichiarazione sincera, una richiesta alle istituzioni ed ai pugliesi tutti. Alle istituzioni perchè comprendano l'importanza delle tematiche appena descritte.

Ai pugliesi, perchè non dimentichino mai che ogni dottore proviene da un umile ed onesto contadino che alle storie oggi disprezzate e derise credeva fermamente.

lunedì, aprile 17, 2017

Fantasmi e fate a Porto Selvaggio

di MARIO CONTINO - Molte leggende hanno la loro ambientazione in boschi isolati o cascine abbandonate. La leggenda metropolitana che oggi riporterò è nata proprio all'interno del bosco di Porto Selvaggio, località turistica del Sud Salento, meta molto ambita da turisti provenienti da ogni angolo del mondo.

Da qualche anno sono nate diverse leggende su questo bosco incontaminato che si affaccia sul mare donando uno spettacolo unico nel suo genere, alcune di queste citerebbero sfere luminose più volte viste aggirarsi tra gli alberi. A divulgare questa voce sono stati avventori notturni, amanti della natura che hanno deciso di pernottare nel bosco in tenda o semplicemente trascorrere una serata alternativa all'insegna del relax e lontani dai caotici centri turistici come Otranto o Gallipoli, che offrono invece una fervida movida tra arte, spettacoli e mercatini.

Le sfere luminose sarebbero state avvistate da più di un testimone: queste sembrerebbero non avere movimenti casuali ma movenze precise, come se si nascondessero tra la vegetazione o danzassero tra gli alberi.

Proprio questi movimenti hanno creato la leggenda secondo la quale il bosco sarebbe abitato da fate o esseri simili. Alcuni avrebbero anche dichiarato di aver udito risate fanciullesche in concomitanza con gli avvistamenti.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Oltre a questa leggenda che, tutto sommato ritengo essere molto curiosa, ne esiste una abbastanza inquietante. Sembrerebbe che il bosco sia abitato dallo spirito di una donna che terrorizzerebbe chiunque si trovi sulla sua strada. Questo spirito vagherebbe per i boschi senza avere una precisa meta, non si sa quale possa essere la sua origine ma l'ultima testimonianza ci giunge per bocca di due pescatori amatoriali.

I due stavano percorrendo uno dei numerosi sentieri che, attraversando il bosco, scendono verso la scogliera e dunque il mare. Improvvisamente si sarebbero accorti della presenza di una donna vestita di bianco che a passo svelto gli andava incontro.

Quando la figura arrivò a circa 10 – 15 metri da loro, poterono notare un particolare inquietante: era semitrasparente e non aveva i lineamenti del volto. A quel punto udirono un urlo straziante, lasciarono tutto per terra e fuggirono via terrorizzati, continuando a correre anche quando furono certi che lo spirito non era più presente nelle vicinanze.

Cosa dire, un vero "Bosco dei misteri". Anche in questo caso è difficile esprimersi sull'autenticità delle testimonianze che, in assenza di prove, possono comunque essere considerate nell'ambito del folklore popolare.