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martedì, agosto 01, 2017

Il fantasma della Signora Leta a Mesagne

di MARIO CONTINO - Il comune di Mesagne, in provincia di Brindisi, sembrerebbe essere particolarmente interessato da leggende legate al mondo spiritico, in poche parole a fantasmi. Ho affrontato in altri articoli la leggenda del fantasma del monaco nell'ex monastero dei frati cappuccini, in questa stessa cittadina, una storia al limite tra il sacro ed il profano. Oggi narrerò di un altro fantasma che sembrerebbe aver preso domicilio in Mesagne: “lo spettro della signora Leta”.

La leggenda, anch'essa purtroppo quasi del tutto scomparsa dalle memorie dei pugliesi, racconta di una ragazza di cui si ignora il vero nome, sicuramente appartenente ad una delle famiglie nobili del posto, che si sarebbe addossato il crimine di essersi innamorata del figlio di un ciabattino, gesto che la famiglia ritenne disonorevole.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il padre della donna, contrario al matrimonio, arrivò a commettere il più ignobile degli atti pur di impedire l'unione amorosa: incaricò i suoi figli maschi di uccidere la sorella. Una notte i due seguirono la donna e la scoprirono in atteggiamenti amorosi in una vecchia casa di campagna.

Uccisero il ragazzo accoltellandolo senza pietà, poi si scagliarono sulla povera donna che, nel tentativo di sfuggire all'ira dei “mostri”, si nascose in un vecchio forno. Quando i fratelli scoprirono suo il nascondiglio, appiccarono il fuoco e la lasciarono morire tra le fiamme; una delle morti più orribili che possano esistere.

Da allora il fantasma della “Signura Leta” si aggira per la periferia di Mesagne, indossando un abito nuziale, presumibilmente quello che stava indossando la sera del brutale omicidio, in cerca di quell'amore che gli fu barbaramente strappato insieme alla vita.

domenica, luglio 09, 2017

Fantasma nel Castello di Barletta?

di MARIO CONTINO - Continuando il nostro viaggio tra i misteri e le leggende pugliesi, ci imbattiamo in un altro presunto "fantasma" del castello. Questa volta la leggenda interessa il castello di Barletta, tra le cittadine più belle della Puglia. Una testimone avrebbe riferito di aver visto una luce muoversi, durante la notte, all'interno del maniero, ad un orario che lascerebbe escludere la presenza del custode.

Questa dichiarazione è stata poi riportata su diversi siti web fino a giungere al sottoscritto, che incuriosito ha deciso di approfondire la faccenda con una breve ricerca.

Il Castello risulta essere maestoso, edificato e modificato varie volte per adattarlo alle esigenze delle varie dinastie che ne hanno usufruito dall'XI secolo al XVIII secolo.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Un'antica fortezza, con un imponente fossato che un tempo era colmo dell'acqua marina, oggi l'edificio si presta a mostre ed alcune sale sono sedi di attività di servizio per il cittadino.

Del fantasma però non si hanno molte tracce. Non ho riscontrato nulla né in vecchie leggende né chiedendo a qualche mio contatto in loco. Questo fantasma sembrerebbe far capolino in una leggenda relativamente nuova e poco nota soprattutto ai barlettani.

Da ricercatore non posso escludere a priori nulla, non ho elementi per poter affermare che nel maniero si verifichi o meno attività "anomala" riconducibile a quel ramo definito da molti come "paranormale". Spero, nel caso, di poter ricevere un invito al fine di poter meglio studiare quella che, per adesso, bisogna considerare più "diceria popolare" che vera "leggenda"

giovedì, giugno 22, 2017

'Supernatural' nel Salento

di MARIO CONTINO - Uno dei telefilm più famosi del mondo è senza ombra di dubbio 'Supernatural' (una serie televisiva statunitense di genere paranormale e drammatico creata da Eric Kripke e prodotta dal 2005). In questa serie, i fratelli Sam e Dean Winchester lottano contro demoni, mostri e fantasmi di ogni sorta.

Certo, un film che ha riscosso sin da subito un enorme successo mondiale, ma pochi sanno che una delle scene più viste è tanto vicina alla realtà da poter essere considerata lo specchio del folklore pugliese.

Cosa fanno i due fratelli per liberarsi dello spirito vendicativo di qualcuno? Del suo fantasma per farla breve? Bruciano l'oggetto al quale lo spirito sarebbe legato, cospargendolo di sale.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Bene, in Puglia, soprattutto nel Salento, la superstizione legata al culto dei morti, tiene in vita un'antichissima usanza. Alla morte di qualcuno, i parenti bruciano tutti i suoi vestiti ed i suoi oggetti tipo: pettine, attrezzi per la barba ecc.

Secondo la credenza popolare, infatti, lo spirito del defunto potrebbe rimanere legato a questi affetti e restare, di conseguenza, nel luogo in cui questi verrebbero conservati, infestando l'abitazione e non riuscendo a trovare pace.

Chissà cosa penserebbero i fratelli Winchester del fatto che il popolo salentino abbia usanze e tradizioni che nel film sono prerogativa dei “cacciatori di mostri”.

sabato, giugno 17, 2017

Il fantasma del prete senza testa a Lecce

di MARIO CONTINO - Fantasmi senza testa, protagonisti di famose leggende (vedesi il fantasma del cavaliere senza testa, in Otranto), di romanzi e film famosi (chi non ricorda il famoso spettro di "Nick quasi senza testa" nella saga di Harry Potter?).

Bene, anche Lecce avrebbe il suo Fantasma decapitato. Ormai noto alle cronache nazionali è lo spettro del bambino che dimorerebbe nel Castello di Carlo V. Famoso, se è lecito usare questo aggettivo, è anche il fantasma del cavaliere (o monaco secondo alcuni) che sarebbe più volte apparso nel Museo archeologico "Faggiano".

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Meno noto, e proprio per questo più interessante dal mio personale punto di vista, sarebbe lo spirito di un prete che apparirebbe senza testa al primo piano della casa che si trova in via Galateo, nei pressi di Porta Rudiae, non si conosce bene il numero civico.

Poche informazioni su Internet, ancora meno su vecchi testi inerenti il folklore leccese, però alcuni anziani ricordano ancora che, quando erano bambini, i loro genitori li mettevano in guardia dal frequentare quella via nelle ore notturne, proprio per evitare "Lu prete senza capu" (il prete decapitato).

Sarebbe veramente molto interessante riuscire a reperire maggiori informazioni in merito, contribuirebbe alla salvaguardia di un folklore che, sempre più velocemente, si avvia verso l'estinzione.

domenica, maggio 28, 2017

Nanni Orcu, la leggenda degli orchi del Salento

di MARIO CONTINO - Tra le più belle ed antiche leggende pugliesi, questa volta proprio del Salento, occorre citare quella relativa "all'Orco Nanni" o come ricordano gli anziani: "Lu Nanni Orcu". Si tratterebbe di un'antica creatura alta come 2 uomini, quindi quasi 3 metri, ricoperta di peli, dalla pelle durissima ed impossibile da ferire.

Questo essere parlerebbe una lingua incomprensibile e si nutrirebbe di esseri umani, soprattutto donne e bambini. Nanni non sarebbe stato certo l'unico esemplare di orco che avrebbe dimorato in zona, le foreste dei Paduli avrebbe nascosto intere generazioni di questi esseri che, nelle grotte ed in altre cavità naturali, si sarebbero organizzati in piccole società, con tanto di famiglie, figli, e gradi gerarchici.

Nessuno ovviamente avrebbe mai avuto il coraggio di inoltrarsi in questi luoghi per accertare la veridicità delle leggende che, con il passare degli anni, assunsero sempre più la caratteristica di "favola".

In tutto il basso Salento si narrano storie aventi per protagonista il famoso "Nanni Orcu", ciò che io mi chiedo è: cosa ha originato queste narrazioni? Forse la necessità di mettere in guardia donne e bambini dagli stranieri, soprattutto in un epoca remota (ma neanche troppo) in cui gli invasori erano i turchi ("mamma li turchi" recita ancora oggi un antico detto del posto, in ricordo del terrore e delle barbarie di cui si macchiavano questi invasori).

Con le loro lingue incomprensibili ai contadini salentini, la loro prestanza fisica da combattenti, il colore della pelle ed i lineamenti fisici differenti da quelli considerati "normali" per le popolazioni locali. Magari accampati nei fitti boschi, in grotte ed antri, pronti ad uccidere e far sparire chiunque fosse venuto a contatto con loro ed avrebbe dunque appreso la loro posizione strategica in terra nemica.

Ciò che più affascina è la semplicità con la quale gli uomini crearono la leggenda e la sua estrema utilità nello specifico contesto storico. Leggende che sono giunte fino a noi, ancora una volta, a metterci in guardia dai nuovi "Nanni Orchi", poiché la storia umana non è una retta a senso unico, è un cerchio nel quale gli eventi si ripetono ciclicamente.

sabato, maggio 27, 2017

La Specchia dei Mori nel Salento e la leggenda del tesoro maledetto

(ph: ArtInSalento)
di MARIO CONTINO - Tra le splendide campagne salentine, ma anche nella valle d'Itria ed in alcune zone delle Murge, è possibile ammirare i ruderi di antiche costruzioni in pietra, costruite a ecco come spesso succedeva per gli antichi muri di cinta. Queste costruzioni, nel Salento, vengono chiamate "specchie", e sono tanto caratteristiche e numerose da aver dato il nome ad un paesino del Sud Salento, "Specchia" per l'appunto.

Ad accrescere il loro fascino non mancano alcune leggende che citerebbero fantasmi, mostri, folletti, tesori e addirittura demoni. È questo il caso della specchia denominata "Specchia dei Mori", sita tra i comuni di Caprarica e Martano, nei pressi della quale si vocifera che sia nascosta un'"archiatura", già citata in altre leggende, ossia un antichissimo tesoro solitamente sorvegliato da uno spirito guardiano.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Nello specifico, questo tesoro sarebbe composto dalle sculture di una gallina ed i suoi dodici pulcini, realizzate in oro purissimo. Tesoro che farebbe gola a chiunque, perchè allora nessuno avrebbe mai provato ad impadronirsene? Perchè lo stesso sarebbe sotto la protezione di Satana in persona, un tesoro maledetto dunque, del quale nessuno ha mai avuto il coraggio di cercar traccia.

Secondo altre versioni, Satana avrebbe la facoltà di cederlo solo a coloro che ne avrebbero realmente bisogno, su ordine di Dio stesso. Purtroppo nel corso dei secoli nessuno si sarebbe dimostrato degno di un simile dono.

Chiarissimi i riferimenti ad un folklore intriso di religione, Satana è evidentemente una figura importata dal Cristianesimo ed i 12 pulcini d'oro sembrerebbero un chiaro richiamo ai 12 apostoli.

La Puglia, ancora una volta, ci tramanda storie che meritano di essere gelosamente custodite, queste sì come tesori inestimabili.

venerdì, maggio 19, 2017

Eusapia Palladino, la medium di Minervino Murge

di MARIO CONTINO - Minervino Murge è un grazioso comune italiano sito nella nuova provincia di Barletta-Andria-Trani, nell'antica Puglia. Certamente molti di voi lo avranno visitato o ne avranno sentito parlare quale centro in cui le antiche tradizioni pugliesi ben si sposano con l'attuale concezione turistica del Sud Italia.

Pochi, però, conosceranno Minervino come il Comune nel quale venne al mondo una delle “medium” più studiate e importanti del mondo: Eusapia Palladino, donna che nella sua vita riuscì a convincere dell’autenticità delle sue doti il maggior numero di scienziati e filosofi, rispetto ad altri presunti “medium”.

Nacque nel 1854 in una famiglia contadina. Si appassionò allo spiritismo in giovanissima età, lavorando come domestica presso una famiglia avvezza a tali studi e, in una occasione, fu invitata a prendere parte ad una seduta spiritica. Durante questa seduta accaddero diversi fenomeni che mai si erano verificati prima e per questo attribuiti alla presenza di Eusapia ed alle sue doti medianiche.

Da questa prima seduta nacque la passione della donna per lo spiritismo e la presa di coscienza delle proprie capacità che, in poco tempo, la resero molto famosa non solo in Italia ma in tutto il mondo. Eusapia organizzò infatti sedute spiritiche in Francia, Germania, Polonia, Russia e negli Stati Uniti, suscitando sempre grandissimo interesse.

Non solo levitazione di tavoli ed altri oggetti, nonostante lo stretto controllo cui era sottoposta, ma anche apporti ed asporti di oggetti posizionati in modo tale da non poter essere rimossi con trucchi. In un'occasione apparve, al posto di un oggetto di valore ed al centro del tavolino, un topo morto.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Probabilmente le sue capacità non erano continue e dovette risentire di stress ed altre variabili che la portarono ad imbrogliare per poter tenere il passo delle sedute organizzate: fu infatti scoperta ad ingannare il pubblico e la sua fama subì un primo drastico declino.

Durante questo periodo incontrò un uomo napoletano appassionato di occultismo, Ercole Chiaia, che si interessò ai suoi poteri e organizzò un incontro tra lei e lo scienziato Cesare Lombroso che si dimostrò molto interessato al caso. Dall’appoggio di Lombroso, che inizialmente si era dichiarato scettico, ma che rimase sorpreso dalle capacità dimostrate da Eusapia durante una seduta organizzata per testare proprio le doti della donna, derivarono le attenzioni di numerosi altri illustri personaggi. Certo, non mancarono gli scettici che esposero diverse teorie atte a dimostrare come la medium avrebbe potuto ingannare lo stretto controllo cui era sottoposta ed abbindolare i presenti.

Le facoltà psichiche di Eusapia furono esaminate anche dalla famosa SPR (Società per la Ricerca Psichica), che concluse che la medium fosse solo un’imbrogliona, al di là di quanto sostenevano gli spiritisti di mezzo mondo. Dopo diversi anni la stessa SPR decise di ripetere gli studi su Eusapia, cercando di capire il motivo della sua fama, per comprendere come mai venisse tanto sostenuta anche a seguito del primo studio effettuato e della relativa conclusione negativa.

Dopo diverse ricerche, test ed esperimenti, si dedusse che: «era in gioco una qualche forza che andava al di là di qualunque controllo normale e al di là dell’abilità del più capace prestigiatore»

Questa donna divise letteralmente in due il mondo tra illustri studiosi, pronti a sostenere l'autenticità dei fenomeni da lei prodotti, ed altrettanti pronti a dichiararne la fraudolenza. Eusapia Palladino morì, nel 1918, dopo aver attirato su di sé l’attenzione del mondo scientifico per quarant’anni ed essere stata la medium più studiata fino ad allora.

mercoledì, maggio 10, 2017

Presunti fantasmi alle Grotte di Castellana

di MARIO CONTINO - Vicino al capoluogo, città metropolitana di Bari, sorgono nascoste da madre terra le Grotte di Castellana, straordinarie formazioni che la natura ha modellato per milioni di anni, scoperte dall'uomo solo una settantina di anni fa.

Gli abitanti del luogo conoscevano da secoli l'ingresso al sito in questione, un'ampia voragine chiamata "la Grave", mai visitato in quanto le antiche leggende citavano la presenza di fantasmi e spiriti non troppo avvezzi al contatto con gli uomini.

Oggi le Grotte, una delle principali mete turistiche pugliesi, conosciute soprattutto per la straordinaria geologia ed i monumenti naturali presenti, sono ancora oggetto di leggende sugli spiriti?

Visitando le grotte è molto facile cadere in suggestioni ed illusioni varie, spesso giochi di luce ed ombra, uniti ai colori caratteristici delle grotte stesse, creano pareidolie molto particolari in cui il testimone crede di vedere sagome ed ombre umanoidi, associandole poi a spiriti di varia natura.

Alcuni però avrebbero dichiarato di aver visto qualcosa di più di semplice ombra, sagome fumose, così descritte le particolari "visioni", fumo grigiastro dall'aspetto umanoide che, al movimento, sarebbe svanito nel nulla o nel muro di pietra.

Proprio queste seconde testimonianze, che come al solito definisco "da bar" per l'impossibilità di risalire all'identità del reale testimone, sono però più interessanti da un punto di vista di "ricerca" della fenomenologia.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Sono citati in tutto il mondo casi analoghi nei quali sarebbero stati avvistati proprio presunti spiriti dall'aspetto fumoso, grigio o nero in relazione alle varie testimonianze, in grado persino di compiere azioni quali: spostare oggetti, muovere tende, emettere o provocare suoni.

Certo pur meritando attenzione sul piano folkloristico, soprattutto in relazione alle grotte di Castellana che anticamente sembrerebbero già essere state caratterizzate da leggende simili, forse create per tenere lontani i bambini dal pericolo di cavità inesplorate, come semplice "voci popolari" queste storie devono essere considerate.

Leggende che potrebbero anche avere un fondo di verità, ma che senza uno studio adeguato non potrebbero essere considerate in tal senso.

Come sempre io sono disponibile, qualora i responsabili del sito lo ritenessero opportuno, ad effettuare i rilevamenti utili allo scopo, come già fatto in alcuni dei siti storico-archeologici più belli ed importanti d'Italia.

Il mio consiglio è quello di visitare le grotte da curiosi turisti, aperti ad ogni affascinante possibilità. Queste leggende non fanno altro che accrescere, a mio avviso, il prestigio ed il fascino di uno dei luoghi più belli d'Italia.

lunedì, maggio 08, 2017

Il fantasma senza testa delle Isole Tremiti

di MARIO CONTINO - Le Isole Tremiti sono un arcipelago del mare Adriatico, a 22 km a nord del promontorio del Gargano, che costituiscono il "Comune sparso delle Tremiti" che conta circa 455 abitanti, facente parte della provincia di Foggia. Il comune, il secondo meno popoloso della Puglia, fa parte del "Parco nazionale del Gargano" e parte del suo territorio costituisce la "Riserva naturale marina Isole Tremiti". Un importantissimo centro turistico molto frequentato per le sue meraviglie naturali tutto l'anno, uno dei migliori esempi di turismo destagionalizzato della regione Puglia. 

L'arcipelago è legato all'eroe Diomede, tanto che in antichità furono conosciute come Isole Diomedee. Furono i romani a denominarle Trimerus, che deriverebbe dal greco trimeros (τρίμερος), ossia "tre posti" o "tre isole". La leggenda racconta che nacquero per mano di Diomede che gettò in mare tre enormi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia), portati con sé da Troia e misteriosamente tramutatisi in isole appena avrebbero toccato il fondo del mare. La leggenda vorrebbe che lo stesso eroe fosse morto sulle isole e lì qualcuno avrebbe nascosto il suo corpo, preservandone le spoglie mortali.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Un'altra è però la leggenda che oggi vorrei narrarvi, quella del presunto fantasma che infesterebbe l'isola di Cretaccio, la più piccola delle Tremiti con i suoi 400 m di lunghezza e 200 m di larghezza, quasi uno scoglio: infatti viene chiamata "Scoglio del Cretaccio", sita tra San Domino e San Nicola Piccola, disabitata e arida, è divenuta nei secoli il palcoscenico perfetto per storie legate a fantasmi, mostri e tesori nascosti, come sempre il folklore ha saputo tramandare queste narrazioni fino ai giorni nostri ed è giusto preservarne la memoria.

La leggenda cita un prigioniero detenuto sulle prigioni isolane in epoche remote, giustiziato per decapitazione, come spesso avveniva ai tempi (alcune versioni della storia citano un'impiccagione sfociata in un' involontaria decapitazione del prigioniero). Da allora, nelle notti ventose che man mano sgretolano l'isola con un' intensa azione erosiva, al suono del vento si mescolano le disumane urla dello spettro.

Alcuni lo avrebbero intravisto, grande ed imponente, intento a muoversi furtivamente tenendo in mano la sua testa che continuerebbe ad emettere urla strazianti. I malcapitati sarebbero stati colti da un profondo terrore, forse rivivendo la stessa paura che un condannato a morte avrà sicuramente vissuto trovandosi faccia a faccia con il boia, con un uomo che giudica e condanna un suo simile, con una legge che spesso si sostituisce a Dio ed alla natura. Anche per questo è importante tramandare le leggende folkloristiche, per far sì che l'uomo non si dimentichi mai gli orrori del passato, e non commetta l'errore di perpetrarli in futuro.

lunedì, maggio 01, 2017

La sposa fantasma di Trani

di MARIO CONTINO - Sembra tratta da un film anni '70 la storia del presunto fantasma che infesterebbe Palazzo Broquier a Trani. Nessun rumore inquietante, nessun lamento né urla strazianti, nessun oggetto svolazzante o chiusura ed apertura di porte o finestre, nulla di tutto ciò. Lo spettro di Palazzo Broquier sarebbe colto, almeno così lascerebbe intendere la leggenda, una dama bianca che amerebbe sfogliare le pagine di un vecchio libro.

La leggenda ebbe inizio quando vennero fatti i lavori di ristrutturazione del Palazzo: venne rimosso con forza un antico tappeto che, si dice, era stato inchiodato al pavimento. Al di sotto dello stesso venne scoperto un abito da sposa che al contatto con l'aria si polverizzò.

Da quel giorno sembrerebbe che lo spettro di una donna si aggiri in abito da sposa per le stanze dell'antico edificio nobiliare e si soffermi a leggere le vecchie pagine di un antico libro poggiato su un vecchio leggio.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Alcuni testimoni, come sempre non confermati, avrebbero affermato che questo libro verrebbe ritrovato aperto sempre ad una pagina precisa, come se venisse sfogliato anche se nessuno ha accesso agli ambienti.

Altri invece affermano di aver visto la "sposa fantasma" muoversi tranquillamente, come in cerca di un contatto che da troppo tempo gli è negato. Anche in questo caso non è stato possibile risalire all'origine esatta della leggenda, ossia ai testimoni citati in numerosi articoli ma mai confermati.

A Trani, però, questa storia è molto conosciuta e da alcuni anni a questa parte è entrata a pieno titolo tra le più belle leggende metropolitane pugliesi. Mi piacerebbe indagare in questo palazzo, per poter confermare o smentire questa leggenda. Certamente ci sarebbe dell'ottimo materiale per la sceneggiatura di un film.

domenica, aprile 30, 2017

Fantasmi a Casino del Duca (Mottola)

di MARIO CONTINO - Tra le tante leggende che circolano in rete, certamente grande interesse suscitano quelle su presunti fantasmi e luoghi infestati. Si vocifera che il luogo più infestato della Puglia si trovi nel tarantino, precisamente noto come "Casino del duca", presso Mottola. Potremmo definire il complesso una "Masseria fortificata", costruito nel ‘600 ed ampliato nei due secoli successivi dai nobili duchi Caracciolo di Martina Franca e dai loro discendenti.

L'edificio giace in stato di semi abbandono nel senso che, pur essendo proprietà privata, come ogni luogo simile, la mancanza di porte, cancelli, recinzioni varie, ne fa meta di centinaia di persone ogni anno. Meta turistica impropria, quindi, sia per coloro che vogliono trascorrere un pomeriggio estivo in campagna che per quanti giungono affascinati dalle tante storie su fantasmi ed apparizioni varie che fanno da contorno ad un edificio che ben si presterebbe per la sceneggiatura di un film.

Un importante intervento di ristrutturazione della masseria inizialmente presente si deve, fra il 1827 ed il 1849, all’ultima esponente del casato ducale dei Caracciolo, Maria Argentina, che fece anche edificare una nuova chiesa sulla antica cripta ipogea. Sposa di Riccardo III Duca de’ Sangro, alla sua morte i vastissimi possedimenti passarono al casato del marito, di origine abruzzese, del quale nel ‘700 fece parte anche il famoso Principe di San Severo.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Si narra che il Duca Raimondo De Sangro, che avrebbe ereditato e vissuto nel casino, fosse un mago e occultista dedito ad sperimenti alchemici su esseri viventi tra i quali la cristallizzazione del sistema circolatorio umano. Non si comprende quanto possa esserci di vero in queste storie ma di sicuro la vita del posto fu sempre molto travagliata.

Oggi i testimoni riferiscono di aver ascoltato urla disumane, parole incomprensibili provenire da stanze vuote, di aver visto ombre muoversi rapide, di aver fotografato volti pallidi dagli occhi vuoti. Le testimonianze, numerosissime, divulgatesi rapidamente grazie ad internet e a vari portali web che hanno riportato le leggende, hanno decretato quel luogo come uno dei posti più infestati della nostra regione.

Personalmente ho letto molte testimonianze su diversi portali, non posso certo azzardarmi a dar credito alle stesse, né però mi sento di smentirle tutte senza aver almeno effettuato un sopralluogo sul campo. Se mai i proprietari volessero delle risposte, io sarei pronto a studiare questo luogo e le sue leggende, nel modo più serio possibile, allontanando dalla ricerca sia il fanatismo che il pregiudizio.

martedì, aprile 25, 2017

"Salvaguardare il folklore pugliese", l'appello dello studioso Mario Contino

di MARIO CONTINO - La Puglia è una regione molto antica, il cui stesso nome è avvolto nel mistero e nella leggenda ed il cui vasto territorio racchiude tradizioni millenarie degne della più ampia divulgazione possibile. Da diversi anni mi occupo del folklore pugliese, percorrendo la regione da Nord a Sud, visitando castelli, antiche masserie, chiese e cripte, grotte, tutti luoghi che conservano leggende e misteri, dal fantasma di questa o quella dama, ai segni del miracolo del Santo o del Beato di turno.

Non mancano neppure i riferimenti al simbolismo massonico esoterico, alcune volte giusto accennato e celato tra i capitelli del Barocco, altre volte ostentato con fierezza, soprattutto sulle antiche cappelle di alcuni dei cimiteri più antichi della nostra regione Bitonto o Lecce, giusto per citarne due.

Sono stati scritti diversi libri sulla nostra bella regione, sui suoi monumenti, sull'architettura, sulle bellezze naturali e culinarie ma, soprattutto, sul mistero e sul folklore, poichè è da questi che l'intera cultura regionale trae origine, da credenze, leggende, storie che sono proprie della tradizione contadina.

Ho pubblicato molti articoli giornalistici e ne produrrò ancora, descrivendo questi insoliti ma importanti aspetti culturali spesso sottovalutati e sminuiti dalla "reale" ignoranza di molte istituzioni che cercano le ricchezze del territorio calpestando i suoi veri diamanti.

Viviamo in una regione ricchissima, i tanti critici d'arte dovrebbero osservarla nell'insieme e giudicarla come uno dei capolavori artistici più belli del mondo, la cui autrice è addirittura "madre natura", aiutata da un popolo umile ma dai saldi principi morali.

Eppure, chi come me prova a descrivere e divulgare questi aspetti, si ritrova spesso mal giudicato, forse deriso e sicuramente ostacolato da chi, forte di un potere illusorio e subordinato al popolo che di tal potere investe i suoi governanti, si permette di giudicare senza conoscere né i motivi che spingono uno studioso del folklore a richiedere le autorizzazioni necessarie per approfondire una data leggenda, né l'eventuale sfruttamento economico che egli potrebbe ottenere da tali studi.

In altre nazioni, infatti, dal folklore si è creata l'economia alla base della società, divulgando contemporaneamente le bellezze artistiche, architettoniche e letterarie del territorio. Lo studio del folklore, se correttamente intrapreso, è utile soprattutto a salvaguardare beni storico architettonici, grazie all'accrescimento dell'interesse collettivo sugli stessi.

Quello che si propone di fare il portale pugliafolklore.it, del quale sono gestore e che fortunatamente conta migliaia di visite di persone serie, colte, ed interessate. Ho deciso di andare avanti con gli studi personali su tali materie solo a seguito del successo del mio libro "Puglia Misteri & Leggende", che mi ha aperto gli occhi sulla necessita di riavvicinare le persone a queste tematiche, argomenti che fanno parte del nostro vissuto, della vita dei nostri nonni e bisnonni, del nostro DNA.

Nei prossimi mesi saranno organizzati diversi convegni pubblici nei quali saranno discussi proprio questi interessanti argomenti, con serietà ed onestà intellettuale, nei quali spero che coloro che decidano di partecipare siano partecipi e protagonisti, dialogando con il sottoscritto.

In tal modo potremmo tutti riunirci, se pur per minima parte, alle nostre origini, ritrovare noi stessi, apprendere insieme leggende che sono quasi dimenticate e salvaguardarle preservandone le memorie.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Perchè dunque il folklore è così importante? Il termine folclore, o folklore dall'inglese folk (popolo) e lore, (sapere), si riferisce all'insieme della cultura popolare, intesa come (sapere popolare), conoscenze tramandate spesso oralmente e riguardanti usi e costumi, miti e leggende, con riferimento a una determinata area geografica ed una determinata popolazione.

L'origine del termine  viene attribuita allo scrittore inglese William Thoms (1803-1900) che, con lo pseudonimo di Ambrose Merton, pubblicò nel 1846 una lettera sulla rivista letteraria londinese Athenaeum, allo scopo di dimostrare la necessità di un vocabolo che si riferisse a tutti gli studi sulle antiche tradizioni popolari inglesi.

Il termine fu accettato dalla comunità scientifica internazionale dal 1878, per indicare tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate "tradizioni popolari".

«Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso». (Claude Lévi-Strauss)

Il folklore, in particolare i miti ed i loro intrinsechi significati, furono oggetto di studio del famoso antropologo Claude Lévi-Strauss, da cui la citazione sopra riportata. In particolare nella sua opera “Mito e significato”, l'antropologo francese non considera i miti esclusivamente come“elementi primitivi”, un prodotto della superstizione, egli ci vede qualcosa di estremamente più importante.

A mio modesto parere, lo studio delle antiche tradizioni, conservate dalla saggezza popolare e tramandate in differenti modi e con differenti linguaggi, rappresenta un tesoro inestimabile.

Quante popolazioni hanno camminato sul suolo che oggi chiamo Puglia?
Quanti racconti, questi uomini, hanno narrato ai loro figli?
Quali speranze avevano per il futuro?
Quali erano le loro aspettative per la razza umana?
Come intendevano rapportarsi con la natura?
Queste ed altre domande, tantissime altre, sono proprio la base sulla quale oggi si erge il folklore, facente riferimento proprio a tentativi di dar risposta a tali quesiti.
Cosa ci insegna il folklore?

A quanti riescono a percepire il suo mistero al di la del suo fascino, il folklore insegna a vivere su questo pianeta accettando la condizione umana, spiegando come questa possa raggiungere livelli elevati o precipitare nel baratro più oscuro.

Il folklore lascia una traccia di vita vissuta, una registrazione che solo le menti più aperte possono riprodurre. Quando ciò accade, l'uomo si ritrova catapultato “indietro nel futuro” (citando una battuta del noto film “Ritorno al futuro”), si ritrova cioè in epoche che solo apparentemente rappresentano il passato, in quanto raggiungendole successivamente alla loro comprensione, decodificazione simbolica, esse rappresentano effettivamente un futuro.

Questo articolo non è casuale, non mera pubblicità ma una dichiarazione sincera, una richiesta alle istituzioni ed ai pugliesi tutti. Alle istituzioni perchè comprendano l'importanza delle tematiche appena descritte.

Ai pugliesi, perchè non dimentichino mai che ogni dottore proviene da un umile ed onesto contadino che alle storie oggi disprezzate e derise credeva fermamente.

lunedì, aprile 17, 2017

Fantasmi e fate a Porto Selvaggio

di MARIO CONTINO - Molte leggende hanno la loro ambientazione in boschi isolati o cascine abbandonate. La leggenda metropolitana che oggi riporterò è nata proprio all'interno del bosco di Porto Selvaggio, località turistica del Sud Salento, meta molto ambita da turisti provenienti da ogni angolo del mondo.

Da qualche anno sono nate diverse leggende su questo bosco incontaminato che si affaccia sul mare donando uno spettacolo unico nel suo genere, alcune di queste citerebbero sfere luminose più volte viste aggirarsi tra gli alberi. A divulgare questa voce sono stati avventori notturni, amanti della natura che hanno deciso di pernottare nel bosco in tenda o semplicemente trascorrere una serata alternativa all'insegna del relax e lontani dai caotici centri turistici come Otranto o Gallipoli, che offrono invece una fervida movida tra arte, spettacoli e mercatini.

Le sfere luminose sarebbero state avvistate da più di un testimone: queste sembrerebbero non avere movimenti casuali ma movenze precise, come se si nascondessero tra la vegetazione o danzassero tra gli alberi.

Proprio questi movimenti hanno creato la leggenda secondo la quale il bosco sarebbe abitato da fate o esseri simili. Alcuni avrebbero anche dichiarato di aver udito risate fanciullesche in concomitanza con gli avvistamenti.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Oltre a questa leggenda che, tutto sommato ritengo essere molto curiosa, ne esiste una abbastanza inquietante. Sembrerebbe che il bosco sia abitato dallo spirito di una donna che terrorizzerebbe chiunque si trovi sulla sua strada. Questo spirito vagherebbe per i boschi senza avere una precisa meta, non si sa quale possa essere la sua origine ma l'ultima testimonianza ci giunge per bocca di due pescatori amatoriali.

I due stavano percorrendo uno dei numerosi sentieri che, attraversando il bosco, scendono verso la scogliera e dunque il mare. Improvvisamente si sarebbero accorti della presenza di una donna vestita di bianco che a passo svelto gli andava incontro.

Quando la figura arrivò a circa 10 – 15 metri da loro, poterono notare un particolare inquietante: era semitrasparente e non aveva i lineamenti del volto. A quel punto udirono un urlo straziante, lasciarono tutto per terra e fuggirono via terrorizzati, continuando a correre anche quando furono certi che lo spirito non era più presente nelle vicinanze.

Cosa dire, un vero "Bosco dei misteri". Anche in questo caso è difficile esprimersi sull'autenticità delle testimonianze che, in assenza di prove, possono comunque essere considerate nell'ambito del folklore popolare.

venerdì, aprile 14, 2017

Il fantasma del monacello nel centro storico di Foggia

di MARIO CONTINO - Quando mi è stato riferito che a Foggia si vocifera di un fantasma a spasso per il centro storico, e che questo viene chiamato "manacello", ho immediatamente associato questa figura al noto folletto campano, citato soprattutto nelle leggende napoletane e salernitane.

Anche a Napoli "O Manaciell'" sarebbe uno spirito di bassa statura vestito in abiti monacali, solo che a differenza del quasi omonimo foggiano lui sarebbe un folletto.

Nel centro storico di Foggia, esattamente presso Vico D'Angiò, stretta via che prende il nome dall'antica famiglia che in loco abitava, sono in molti ad essere a conoscenza della leggenda del monaco fantasma, e tra questi, una buona parte sostiene che ci sia un fondo di verità, strani avvistamenti che poco avrebbero di razionale.

La via in questione Parte da Vico Pietà e costeggia le mura della "chiesa dei Morti", termina poi in un tratto senza uscita conosciuto come vico San Leonardo.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il leggendario monaco apparirebbe dall'aspetto tozzo, con saio e corda ben visibile sulla pronunciata pancia, di bassa statura ma non tanto piccolo da aver potuto creare l'idea del folletto, ciò a differenza dello spirito campano sopracitato.

Secondo la leggenda il frate fantasma viveva a Foggia e fu tentato dalla bellezza delle ragazze che più volte si era fermato ad osservare dalle finestre del monastero. Tentò quindi di fuggire dal palazzo per dar sfogo alle sue tentazioni, forse non pienamente convinto della sua vocazione religiosa. Scelse però una via di fuga rischiosa, si intrufolò nello sfiatatoio del camino senza tener conto della sua taglia. Il mattino seguente i frati lo ritrovarono morto, soffocato all'interno dello sfiatatoio stesso.

Un religioso che tradisce la sua fede è considerato un traditore che tradisce Dio, macchiato dunque dello stesso peccato di Lucifero. Quanto detto, unito alla violenta morte dell'uomo e ad un contesto culturale abbastanza chiuso, hanno certamente contribuito alla nascita del fantasma, ossia dell'anima del peccatore rifiutata dal Paradiso e costretta a vagare in un'eterna dannazione.

Anche questa è una storia poco divulgata; mi è stata raccontata da diversi amici, alcuni l'avrebbero appresa come narrazione popolare, quindi in contesti colturali locali, altri invece su giornali o riviste.

Ciò che conta è che la leggenda esiste, è certamente tra le più affascinanti della Puglia e merita di essere divulgata.

mercoledì, aprile 12, 2017

Fantasma autostoppista a Nardò

di MARIO CONTINO - Le più belle leggende sui "fantasmi", usiamo pure questo termine improprio ma attinente se si resta in ambito folkloristico, non sono quelle sulle infestazioni di questo o quel castello ma, a mio parere, quelle sui presunti spettri autostoppisti. Si tratta di leggende che citano fantasmi intenti a fare proprio l'autostop, chissà poi per quale motivo. Se il discorso fosse circoscritto al solo territorio italiano, allora potrei azzardare che il prezzo della benzina li spinga a chiedere un passaggio per risparmiare. Sarcasmo a parte, queste leggende sono presenti in tutto il mondo ed alcune testimonianze sono veramente degne di nota, presenti nei libri più autorevoli legati al folklore ed alla tradizione, spesso studiate da ricercatori di fama internazionale.

Anche il Salento ha diverse leggende legate all'argomento; abbiamo già citato lo spettro autostoppista di Brindisi, oggi ci spostiamo nel Sud Salento, precisamente a Nardò. Non si conosce molto sull'identità dei soggetti interessati, ma la leggenda metropolitana, ormai conosciuta anche all'estero, cita più o meno quanto segue, con alcune varianti tra racconto e racconto.

In una calda ma piovosa serata d'estate, nel Salento sono frequenti i temporali estivi con relativi acquazzoni. Un ragazzo si dirigeva in auto verso il suo paese: Nardò. Vedendo una ragazza in attesa sul ciglio della strada, sotto la pioggia, decise di accostare e chiedere se avesse bisogno di un passaggio. La ragazza accettò volentieri e si accomodò in auto, per giunta aveva come destinazione lo stesso paese dell'autista, quindi non vi furono problemi per il ragazzo nell'aiutarla.

Di poche parole, non fu facile per i due instaurare un dialogo, che si limitò in saluti e risposte semplici relative alle informazioni sul luogo di destinazione della ragazza. Giunti a Nardò, la fanciulla chiese di essere lasciata nei pressi del cimitero, disse di abitare poco distante e questa risposta non destò alcuno stupore poichè effettivamente non era per niente improbabile.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Scese dall'auto e salutò l'uomo, ringraziandolo in maniera molto educata, chiuse lo sportello e l'uomo si accorse che la passeggera aveva dimenticato sul sedile la sua agenda. Scese dall'auto per chiamarla ma si rese conto che la donna era letteralmente sparita, pur essendo uscita solo da qualche secondo.

Il ragazzo raccolse l'agenda e notò che vi era un indirizzo, quindi decise di recarsi sul posto all'indomani per restituire l'oggetto. Giunse nei pressi di una modesta abitazione, suonò al campanello ed aprì una signora anziana che, appena ascoltò la storia e vide l'agenda, scoppiò in lacrime e chiese al ragazzo di accomodarsi.

È questa la ragazza? Chiese la donna mostrando una foto tra un singhiozzo e l'altro. Si, rispose l'uomo che a questo punto iniziava ad avvertire una certa tensione. Gli è successo qualcosa? L'ho accompagnata ieri sera in paese, aggiunse. La donna allora disse: "Si, è mia figlia ma non è possibile che tu l'abbia accompagnata, non è possibile, mia figlia è morta 10 anni fa in un incidente d'auto, quell'agenda è stata seppellita con lei". A questo punto, il ragazzo, in preda a terrore e confusione, lasciò l'abitazione e non si fece più vedere.

In linea di massima questa è la leggenda relativa al fantasma autostoppista di Nardò, una trama affascinante degna dei migliori romanzi, ciò che conta però è, ancora una volta, la grande diffusione che questa ha avuto in tutta Italia. Probabilmente, sempre più persone riconoscono nelle leggende e nel folklore qualcosa di proprio, di fisicamente importante, una parte di se stessi che ingiustamente è stata messa da parte dal mondo dell'informazione e dell'istruzione.

lunedì, aprile 10, 2017

Fantasmi in una palazzina a Ruvo di Puglia

di MARIO CONTINO - Continua il nostro viaggio tra le leggende metropolitane pugliesi, relativamente nuove ma dal gusto antico e misterioso. Questa volta ci sposteremo a Ruvo di Puglia, da qualche anno oggetto di una leggenda che reputo degna di menzione, anche se già citata in numerosi portali web e sopratutto conosciuta da molti pugliesi residenti nel Nord barese.

Si tratterebbe non della classica casa infestata così come generalmente la si potrebbe immaginare, non una vecchia masseria fatiscente o un antico palazzo nobiliare ma, udite udite, un'intera palazzina a più piani.

Si vocifera sia sita in Via Madonna delle Grazie, un palazzo che ormai si troverebbe in stato di semi abbandono e del quale nessuno sembrerebbe volersi occupare. Pare che il proprietario dell'immobile lo abbia fatto sgombrare come conseguenza ai ripetitivi mancati pagamenti degli affitti da parte degli inquilini. Successivamente l'immobile sarebbe stato messo in vendita ma senza trovare la giusta domanda, ergo ora giacerebbe li in quello stato forse non meritato.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Alcuni dichiarerebbero che la palazzina sia stregata, di aver visto gli infissi chiusi la sera ed aperti il mattino dopo, essendo certi che nessuno potesse occupare, neanche abusivamente, gli appartamenti.
Certo, ci chiederemmo tutti da cosa possa scaturire tale certezza, anche perchè difficilmente supponiamo che questi testimoni abbiano avuto il coraggio di bussare alla porta degli immobili in questione.

Tralasciando queste testimonianze che, come dimostrato, sono assolutamente discutibili in assenza di studi appropriati in loco, ritengo molto più interessanti le leggende che traggono origine da chi in quella palazzina ci abitò effettivamente. Alcuni di questi avrebbero raccontato che ogni qual volta si tentava di stendere il bucato, le robe venivano puntualmente gettate per terra, senza che ci fossero spiegazioni razionali per un simile evento.

Altri raccontano di oggetti, anche pesanti, spostati in punti diversi da quelli nei quali avrebbero dovuto trovarsi. Altri ancora citano finestre e cassetti trovati aperti senza spiegazione.

Che si tratti di storie vere, di pura immaginazione o addirittura di trame create a tavolino per suscitare spavento e scoraggiare gli avventori ad entrare nell'immobile, ciò che sorprende è la rapida divulgazione che la leggenda metropolitana ha avuto. Passando di bocca in bocca, da un portale web all'altro, modificandosi ad ogni passaggio, oggi pochi si chiedono quanto di vero possa esserci in tutta la questione, tutti sembrerebbero invece non avere alcun dubbio sull'autenticità delle testimonianze.

Personalmente sono pronto, in caso di necessità, a portare avanti uno studio appropriato in grado di verificare, o smentire, la leggenda in questione.

domenica, aprile 09, 2017

Fantasmi sulla strada Surano-Ruffano

di MARIO CONTINO - Sono numerose le leggende che, in tutto il mondo, citano fantasmi che apparirebbero sul ciglio di questa o quella strada, poco importa se di campagna o provinciale; ciò che ne deriva è sempre stupore e terrore per il testimone o i testimoni di turno.

Nel Salento una di queste "strade maledette", o interessanti in base ai punti di vista, è la statale Ruffano – Surano, percorso stradale che sembrerebbe essere interessato da numerosissime segnalazioni, alcune veramente degne di nota.

Una testimonianza che ormai ha dato origine ad una vera e propria leggenda metropolitana, citerebbe una strana figura tra il ciglio della strada e gli alberi di ulivo, la testimone (una ragazza che tornava da Lecce in orario serale) non avrebbe avuto alcun dubbio nel considerare quella figura un fantasma, qualcosa che nulla poteva avere a che fare con l'umano.

Avrebbe altresì dichiarato di essere stata colta da un grande freddo che sarebbe perdurato per un po' insieme a tanta, e lecita, inquietudine.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il giorno dopo, ripercorrendo quella strada, avrebbe prestato maggiormente attenzione per sincerarsi che qualche palo della luce o altri fattori non abbiano potuto generare quella particolarissima visione ed ovviamente non è riuscita a rilevare nulla di simile.

Certo è che quel tratto stradale conserverebbe numerose testimonianze che citerebbero spiriti, soprattutto ritenuti femminili, forse perchè descritti come "immagini evanescenti che sembrerebbero indossare un lungo abito bianco", altri chiacchiericci descriverebbero sfere luminose tra gli ulivi e suoni inspiegabili, sordi e molto bassi.

Che il "paranormale" esista sembrerebbe essere scontato, soprattutto nell'ottica di fenomeni sconosciuti, non compresi e probabilmente sottovalutati dal mondo accademico per via dei troppi ciarlatani che ogni giorno si impegnano a distruggere quel poco di credibilità che ricercatori seri tentano di apportare a questo campo di studio.

Sulle leggende appena descritte non posso esprimermi, non fin quanto non porterò a termine uno studio adeguato in merito.

giovedì, aprile 06, 2017

Fantasma al cimitero di Brindisi

di MARIO CONTINO - I cimiteri sono spesso stati associati al mondo del paranormale, a luoghi spettrali nei quali le anime farebbero capolino per terrorizzare i vivi. Ovviamente questa visione non ha alcuna logica neppure da un punto di vista religioso, ciò in quanto, in base a religione cristiana, l'anima umana disincarnata dopo la morte del corpo non resterebbe in questo mondo ma migrerebbe verso Dio o comunque nell'aldilà.

Qui sarebbe sottoposta al primo giudizio e destinata già nell'Inferno, nel Purgatorio o nel Paradiso, in attesa del secondo ed ultimo giudizio, quello universale in cui Dio, appunto, giudicherebbe sia i vivi che i morti.

Bisogna però considerare l'enorme mole di leggende che saturano il folklore locale, soprattutto quello pugliese, di presunti spettri avvistati proprio nei cimiteri o nei pressi di questi. Oggi vi racconterò della leggenda che ha per protagonista il fantasma di una graziosa fanciulla che apparirebbe presso il cimitero di Brindisi.

L'origine della leggenda sarebbe da ricercare in una tragedia che nel 2001 scosse le vite dell'intera comunità brindisina, per un fatale incidente dovuto a distrazione per cui persero la vita due giovani donne, madre e figlia rispettivamente di 50 e 20 anni. Le due si trovavano nei pressi della banchina di Costa Morena in un’auto, la madre si esercitava per poter riprendere padronanza della guida dopo anni di astinenza dalla stessa, la ragazza invece le dava lezioni.

A causa di una manovra errata, l’auto finì nelle acque del porto e le due donne morirono annegate. Due anni dopo il tragico evento, uno strano episodio avrebbe dato il via alla leggenda ormai citata su diverse riviste on-line e testate giornalistiche. La leggenda, o fatto vero che sia, narra che in una serata invernale, una coppia di brindisini si sarebbe trovata a Costa Morena e avrebbe notato la presenza di una bella ragazza dai capelli lisci e lunghi.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
La coppia si sarebbe avvicinata alla ragazza senza minimamente sospettare su ciò che da li a poco avrebbe vissuto. Questa avrebbe chiesto loro di accompagnarla in città in quanto, a seguito di un litigio, il suo ragazzo l'avrebbe abbandonata in quel posto. Avrebbe chiesto di essere lasciata vicino al cimitero, cosa che non destò grande stupore nei testimoni.

Arrivati a destinazione, però, la ragazza sarebbe scesa dall’auto dirigendosi senza esitazione verso il piazzale antistante il "luogo dell'eterno riposo", o almeno così dovrebbe essere. La coppia al volante si soffermò qualche minuto per sincerarsi sulla sicurezza della ragazza, in quanto le abitazioni distano un po' dal luogo in cui si era fatta lasciare.

Proprio per questo motivo, seguendo con gli occhi il tragitto della giovane, avrebbero visto che questa si sarebbe diretta verso l'ingresso del cimitero, entrando nel "campo santo" dopo aver attraversato il cancello perfettamente chiuso. La tragedia dell'incidente era successa da poco tempo, quindi i due avrebbero immediatamente collegato i due eventi, provando un forte e naturale senso di paura ed angoscia misti a naturale incredulità.

Che fosse realmente lo spirito della povera ragazza defunta qualche anno prima? Di questo non possiamo esserne certi, di sicuro c'è il fatto che da allora questa leggenda è entrata nelle storie, e negli incubi, di molti pugliesi. Sta di fatto che l'incidente alla base di questa leggenda è relativamente giovane, che due donne hanno tragicamente persero la vita e che il dolore è certamente ancora vivo nella comunità.

Ergo, da ricercatore, da studioso del folklore, vorrei invitare a riflettere, perchè se è giusto divulgare una leggenda e studiarne eventualmente l'origine al fine di comprendere quanto possa esserci di vero, è altrettanto giusto concedere pace a coloro che soffrono e rispettare l'altrui dolore, facendo un passo indietro e, se nel caso, restando al proprio posto.

Mi piacerebbe proprio incontrare questi presunti testimoni citati nella leggenda per capire quanto possa esserci di vero in tutta questa storia, sperando che non siano proprio loro i fantasmi della vicenda.

venerdì, marzo 24, 2017

Il pianto del bambino fantasma a Leuca

di MARIO CONTINO - Sono molte le leggende legate al mare, anzi ai mari pugliesi, spesso derivanti da storie vere di cronaca, altre volte originate nella notte dei tempi e tramandate verbalmente nell'intenso folklore regionale.

Quella che oggi riporterò a galla appartiene senza dubbio alla seconda delle categorie sopra riportate ed ha per protagonista un fantasma, un bambino che piangerebbe disperato in cerca di risposte che probabilmente non potrà mai ricevere.

Nel basso Salento, precisamente nel Capo di Leuca, sono molte le scogliere a picco sul mare, queste rendono la zona più collinare che pianeggiante.

Mario Contino
Durante le burrasche dovute al forte vento che spesso spazza la nostra regione, il mare schiaffeggia gli scogli e l'atmosfera diventa surreale, magnificamente spettrale, in grado di suscitare sentimenti contrastanti e misti tra la meraviglia ed il terrore.

Si narra che, in un non ben specificato punto nel territorio di Leuca, una giovane donna si innamorò di un Saraceno, giunto nel Salento durante uno dei frequenti assalti che insanguinavano la nostra penisola.

La donna, che divenne presto motivo di vergogna per la sua comunità, partorì il banbino che aveva in grembo e lo lanciò in mare per lavare quel "peccato", forse per amore stesso, per impedire che quel piccolo vivesse in un mondo non suo, che lo avrebbe odiato e non accettato, che lo avrebbe condannato senza possibilità di replica.

Da quel momento però, durante le notti tempestose, molti affermano di aver sentito le urla, i pianti strazianti di un neonato, ancora in cerca di un perchè.

giovedì, dicembre 08, 2016

Tricase, la leggenda del Principe Vecchio di Palazzo Gallone

di MARIO CONTINO - Fra i monumenti più belli della nostra Puglia occorre citare il famoso Castello dei Principi Gallone di Tricase, attualmente sede del Municipio e proprietà del Comune.

Questo imponente palazzo principesco è costituito da tre elementi principali: la Torre, il Torrione e il Corpo principale dell'edificio.

La Torre ed il Torrione rappresentano le strutture più antiche e conservano ad oggi le caratteristiche architettoniche del Trecento; Il nucleo centrale dell'edificio fu costruito nel 1661 da Stefano II Gallone, primo Principe di Tricase.

Come tutti i castelli feudali di quel tempo, l'edificio fu trasformato in abitazione dalla Famiglia Gallone. La tradizione vuole che Stefano II Gallone abbia voluto fare tante stanze quanti i giorni dell'anno, e una sala detta "del trono", tanto grande da contenere più di mille persone. Negli anni cinquanta il Palazzo fu comprato dal Comune di Tricase.

A questo edificio è legata l'antica leggenda che di seguito citerò. Si narra che tanto tempo fa nel palazzo Gallone vivesse un principe molto crudele che aveva dei legami di amicizia con il demonio in persona.

L'uomo sarebbe stato così in amicizia con Satana che ogni suo desiderio veniva immediatamente esaudito. Essendo questo principe molto avanti con gli anni, venne denominato dal popolo: Principe Vecchio.

I cittadini di Tricase erano soliti assistere ai fantastici prodigi che il Diavolo compiva per ordine, o su richiesta, del principe ed intimoriti da ciò decisero di scoprire in che modo il signore del palazzo riuscisse a comunicare o a farsi ubbidire dal demonio.

In cerca di risposte, due uomini si introdussero nel maniero sfruttando l'oscurità notturna, ebbero quindi occasione di vedere il principe dirigersi verso una stanza segreta del castello. In essa, all'interno di un grosso e robusto baule, era custodito un libro rosso che il principe prese e posò su un leggio, lo aprì e farfugliò alcune misteriose parole.

Improvvisamente, tra calde folate di vento e bagliori rossastri come il fuoco, apparve il diavolo che, rivolgendosi all'uomo, disse: "Comanda ed io ubbidirò".

Il principe chiese a Satana che le acque del mare invadessero la piazza del paese, nel giorno seguente, forse per capriccio, forse per sete di vendetta.

I due uomini, presi da forte paura ma intenti a salvare la piazza, aspettarono che il principe si allontanasse e poi riaprirono il libro e chiamarono nuovamente il diavolo.

Il Signore delle tenebre riapparve e rivolgendosi ai due chiese stizzito il motivo della convocazione. Uno dei due, il più furbo, decise di fare una richiesta tanto assurda da essere di per sè irrealizzabile (qui la leggenda cita varie richieste).

Ciò che avvenne in seguito fu che Satana, impossibilitato ad esaudire quella richiesta e sentendosi beffato, scomparve insieme al libro per sempre. Grazie a quel gesto, il mare non invase la piazza di Tricase ed il Principe Vecchio non poté più avere rapporti con il diavolo.

Antiche leggende che spesso vengono ricordate solo quali “favole” per calmare i fanciulli, sono a mio avviso parti di un'antica tradizione che andrebbe salvaguardata e custodita gelosamente.