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giovedì, dicembre 08, 2016

Tricase, la leggenda del Principe Vecchio di Palazzo Gallone

di MARIO CONTINO - Fra i monumenti più belli della nostra Puglia occorre citare il famoso Castello dei Principi Gallone di Tricase, attualmente sede del Municipio e proprietà del Comune.

Questo imponente palazzo principesco è costituito da tre elementi principali: la Torre, il Torrione e il Corpo principale dell'edificio.

La Torre ed il Torrione rappresentano le strutture più antiche e conservano ad oggi le caratteristiche architettoniche del Trecento; Il nucleo centrale dell'edificio fu costruito nel 1661 da Stefano II Gallone, primo Principe di Tricase.

Come tutti i castelli feudali di quel tempo, l'edificio fu trasformato in abitazione dalla Famiglia Gallone. La tradizione vuole che Stefano II Gallone abbia voluto fare tante stanze quanti i giorni dell'anno, e una sala detta "del trono", tanto grande da contenere più di mille persone. Negli anni cinquanta il Palazzo fu comprato dal Comune di Tricase.

A questo edificio è legata l'antica leggenda che di seguito citerò. Si narra che tanto tempo fa nel palazzo Gallone vivesse un principe molto crudele che aveva dei legami di amicizia con il demonio in persona.

L'uomo sarebbe stato così in amicizia con Satana che ogni suo desiderio veniva immediatamente esaudito. Essendo questo principe molto avanti con gli anni, venne denominato dal popolo: Principe Vecchio.

I cittadini di Tricase erano soliti assistere ai fantastici prodigi che il Diavolo compiva per ordine, o su richiesta, del principe ed intimoriti da ciò decisero di scoprire in che modo il signore del palazzo riuscisse a comunicare o a farsi ubbidire dal demonio.

In cerca di risposte, due uomini si introdussero nel maniero sfruttando l'oscurità notturna, ebbero quindi occasione di vedere il principe dirigersi verso una stanza segreta del castello. In essa, all'interno di un grosso e robusto baule, era custodito un libro rosso che il principe prese e posò su un leggio, lo aprì e farfugliò alcune misteriose parole.

Improvvisamente, tra calde folate di vento e bagliori rossastri come il fuoco, apparve il diavolo che, rivolgendosi all'uomo, disse: "Comanda ed io ubbidirò".

Il principe chiese a Satana che le acque del mare invadessero la piazza del paese, nel giorno seguente, forse per capriccio, forse per sete di vendetta.

I due uomini, presi da forte paura ma intenti a salvare la piazza, aspettarono che il principe si allontanasse e poi riaprirono il libro e chiamarono nuovamente il diavolo.

Il Signore delle tenebre riapparve e rivolgendosi ai due chiese stizzito il motivo della convocazione. Uno dei due, il più furbo, decise di fare una richiesta tanto assurda da essere di per sè irrealizzabile (qui la leggenda cita varie richieste).

Ciò che avvenne in seguito fu che Satana, impossibilitato ad esaudire quella richiesta e sentendosi beffato, scomparve insieme al libro per sempre. Grazie a quel gesto, il mare non invase la piazza di Tricase ed il Principe Vecchio non poté più avere rapporti con il diavolo.

Antiche leggende che spesso vengono ricordate solo quali “favole” per calmare i fanciulli, sono a mio avviso parti di un'antica tradizione che andrebbe salvaguardata e custodita gelosamente.

lunedì, novembre 14, 2016

La Processione dei misteri di Taranto

di MARIO CONTINO - La processione dei Misteri è uno dei rituali più interessanti ed antichi d'Italia, tra i più suggestivi, uno dei momenti che più meritano di essere citati nel folklore religioso pugliese.

I rituali del periodo pasquale partono nel primo pomeriggio del Giovedì Santo, quando inizia il pellegrinaggio dei “Confratelli del Carmine” nei “Sepolcri”, ossia gli altari allestiti in ogni chiesa della città. Escono in coppia, a piedi nudi e incappucciati, percorrendo le vie cittadine sostando in ogni sepolcro lungo il loro percorso.

Sono i perdoni, in tarantino chiamati “perdune”, e simboleggiano i pellegrini che si recavano a Roma in cerca del perdono di Dio, la salvezza per l loro anima macchiata dai peccati terreni.

Le “poste” (così chiamate le coppie dei confratelli in cammino) impiegano diverse ore a compiere il tragitto designato perché avanzano con un dondolio lento e ritmico che i tarantini chiamano “a nazzecate” (piccoli passi eseguiti con un contemporaneo dondolio del corpo, destra/sinistra, che rende il cammino simile ad una danza).

L’ultima coppia di confratelli che abbandona la Chiesa del Carmine viene chiamata “u serrachiese”, in quanto ha il compito di “chiudere - serrare” le chiese.

Quando le coppie di confratelli si incrociano lungo la strada, viene fatto“u salamelicche”, una sorta di saluto nel quale i perdoni si tolgono il cappello e posano i rosari ed i medaglieri contro il petto, un segno di rispetto.

Tutti i perdoni devono rientrare alla Chiesa del  Carmine entro la mezzanotte del Giovedì quando, dalla Chiesa di San Domenico, parte la Processione della Madonna Addolorata che si conclude solo il pomeriggio del Venerdì Santo alle 17:00 per consentire l’inizio della seconda processione, quella “dei Misteri”, che parte dalla Chiesa del Carmine per farvi ritorno alle 7:00 del mattino del Sabato. Durante questa processione per la città sfilano le statue rappresentanti la passione di Cristo.

A capo di entrambe le processioni c’è sempre il troccolante, a cui spetta l'incarico di chiudere i riti il Sabato mattina. Questi giunge “nazzicando” davanti alla Chiesa del Carmine e bussa tre volte con la punta del suo bastone chiamato “bordone”) su una delle ante chiuse.

La nascita delle due processioni si ebbe nel 1703, quando Don Diego Calò ordinò a Napoli le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Da allora Don Diego Calò, e per tutti gli anni a seguire i suoi eredi, radunò le confraternite di Taranto per la processione del Venerdì Santo che all’epoca si limitava soltanto al Gesù Morto e all’Addolorata. Nei secoli successivi si aggiunsero alla processione altri simulacri raffiguranti i momenti più importanti della Passione di Cristo.

Certamente questo articolo non rende giustizia al fascino dell'evento che viene seguito da tutto il mondo, nel quale si vive un'atmosfera quasi surreale, emozioni vive, avvertite a pelle, in grado di colpire fedeli e non.

Il mio consiglio è quello di visitare Taranto durante questi giorni ed unirsi alla folla, vivendo pienamente l'evento con fede o curiosa attenzione, nel rispetto però di quanti profondamente sentono la processione come momento di vicinanza a Dio.

Ciò che più affascina dei rituali pasquali tarantini è l'unione che si crea tra tutti i partecipanti, non importa del ceto sociale, del livello culturale, dell'ideale politico ecc.. Tutti in rispettoso silenzio si uniscono in un unicum di idee in grado, a mio avviso, di compiere il vero miracolo.

martedì, novembre 08, 2016

Puglia Folklore, al via il turismo del mistero

BARI - Inaugurato un nuovo portale web che si prefigge lo scopo di divulgare in tutto il mondo il meraviglioso folklore pugliese. Il folklore è l'insieme delle credenze popolari, leggende ed antiche tradizioni, facenti parte della cultura contadina propria delle varie zone di appartenenza; una mole di informazioni da studiare, raccogliere, preservare e divulgare al fine di far conoscere la vera “anima” territoriale.

Pugliafolklore.it (www.pugliafolklore.it), questo il nome del sito internet ideato e gestito da Mario Contino, studioso ed esperto del folklore mondiale, fondatore dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) e del blog “universo del Mistero”, autore di diverse pubblicazioni librarie e di molti articoli giornalistici presenti anche su riviste di settore di importanza nazionale quali: “Misteri d'Italia”, “Enigmi”, “Italia Misteriosa” ecc.

Alla domanda “Perchè ha ideato il portale pugliafolklore”, Contino dichiara: A mio avviso il folklore, non solo pugliese, dovrebbe essere introdotto nelle scuole. È una materia ricca di fascino, mistero, magia a volte, ciò che stuzzica l'immaginazione e l'ingegno dei giovani studenti, rendendo le ore di lezione più leggere.

A differenza dei romanzi fantasy, però, il folklore racchiude in sè verità storiche che contribuiscono ad arricchire la società di nozioni spesso difficili da ricordare in relazione ai normali canoni di studio. Ho deciso di creare il portale “pugliafolklore.it” al fine di far conoscere un lato della mia Puglia poco noto, meritevole di attenzione, in grado di richiamare un turismo culturale attento e destagionalizzato, a di là del classico turismo da “movida” estiva o da spiaggia".

Allora ben venga il folklore, lì dove è inteso come Contino ha spiegato e trattato con serietà di intenti, al di là dei troppi usi ed abusi che molti gruppi di pseudo ricercatori e trasmissioni radiotelevisive fanno di questa materia.

Come già accade in Scozia, nel Regno Unito, negli Usa ed in tante altre parti del mondo, il folklore può realmente lanciare un turismo diversificato e destagionalizzato in grado, forse, di risanare sia l'immagine che parte dell'economia della nostra Puglia.

Siamo certi che con Mario Contino, tra i pochi veri esperti di folklore pugliesi, il portale “pugliafolklore” possa diventare un vero punto di riferimento in ambito nazionale, e non solo, per tutti gli appassionati della materia.

lunedì, agosto 29, 2016

Il Bafometto, un mostro nel cuore di Lecce

di MARIO CONTINO — Passeggiando tra i magnifici palazzi leccesi, godendo della vista dello sfarzoso Barocco, delle imponenti chiese, delle cripte e dei cunicoli che celano antichi ma vivi misteri, non ho potuto non notare, tra simbolismi vari e soprattutto iniziatico-massonici, la figura del dio barbuto che tanto fece discutere in ogni tempo: Baphomet, da molti descritto come un "mostro" o addirittura "il diavolo".

Bafometto è un idolo pagano, della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari o, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis ("poveri compagni d'armi di Cristo e del tempio di Salomone").

Questa figura, ricorrente nella letteratura occultista, viene descritta in vari modi:
Una testa con due facce,
Un idolo-gatto,
Una testa barbuta.

Con il tempo, il Bafometto è stato associato alla figura di Satana, ma ciò non è certo una novità, sono molti gli idoli pagani ai quali è toccata simile sorte nell'azione distruttiva attuata dalla Chiesa, in più la Santa Inquisizione, conosceva certamente metodi di tortura in grado di far confessare, anche ad un ateo, la venerazione per un qualsiasi dio.

Non è ben chiara l'origine del termine, secondo Idries Shah - famoso scrittore britannico autore di molte pubblicazioni inerenti tematiche quali stregoneria, magia etc. - Baphometde riverebbe dal sostantivo in arabo: “Abu fihama”, traducibile con: "padre dell'ignoto", e associato al sufismo, ossia una ricerca a carattere mistico propria della cultura araba.

Interessante è questa definizione in merito alle teorie occultiste secondo le quali la parola “amen” pronunciata spesso nella liturgia cristiana, deriverebbe non dalla lingua latina ma dal termine “Amon” riferibile ad un antichissima divinità spesso identificata come: “Il Celato”, tra quest'ultima definizione e "padre dell'ignoto" potrebbero sussistere numerosi collegamenti.

Eliphas Lévi, probabilmente il più famoso studioso di esoterismo dell'ottocento, almeno a livello commerciale, fa riferimento diverse volte al Bafometto.

Lévi lo raffigura, nella sua opera “Dogma e rituale dell'alta magia” 1855-56, come un capro alato ed umanoide, con il seno femminile ed una torcia tra le lunghe corna, al centro della fronte vi era inciso un “pentacolo”.

Quanta confusione e quanto mistero celati dietro questo affascinante simbolo, confusione in quanto si è spesso accostato il Bafometto al satanismo, non dimentichiamoci che una testa di capro all'interno di un pentacolo rovesciato è uno dei simboli occasionalmente adottati proprio da quest'ultima realtà.

In relazione al possibile significato di “Padre dell'Ignoto”, a mio avviso, sarebbe come riconoscere l'esistenza di una realtà definita ed una indefinita, e dunque riconoscere se stessi in questo "tutto" naturale del quale, spesso, non ci accorgiamo neppure.

La figura del Dio barbuto, del capro umanoide, è facilmente riconducibile al Dio Pan e non è detto che Bafometto non ne sia una diretta derivazione.

Nella mitologia greca il Dio Pan era una divinità che viveva al di fuori della cerchia degli dei olimpici, se così possiamo dire. Metà uomo e metà capro con una folta barba e lunghe corna, figlio del Dio Ermes e della Ninfa Driope.

Un Dio associato alla natura selvaggia ma anche al “tutto”, volendo vedere in questa assoluta totalità la forza creatrice naturale nella sua massima espressione e completezza.

Secondo la mitologia, durante un epica battaglia, gli Dei furono quasi sconfitti da Tifone e si nascosero tutti in Egitto assumendo le sembianze di animali vari. Pan trasformo solo la sua parte inferiore in pesce e si rifuggiò in un fiume, quando Zeus stava però per essere sconfitto, Pan lanciò un terrificante urlo, tanto potente da spiazzare il nemico e permettere così la vittoria di Zeus. Il padre degli Dei lo ringraziò ponendo nel cielo la costellazione del capricorno, ad onore di un potentissimo e coraggioso Dio.

Secondo alcuni studiosi Pan era assimilato anche a Phanes o Fanes, dal greco antico Phanês con significato di “Luce”, il primo vero Re dell'universo che cedette il suo potere solo perché stanco di governare.

Luce?
Portatore di luce?
Che sia forse un riferimento a Lucifero?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Dunque una Divinità primordiale molto potente potrebbe celarsi dietro al simbolo del Bafometto – Pan?

Non posso ne confermarlo ne smentirlo, è certamente un ipotesi da non scartare a priori.

Vi è la possibilità che i Cavalieri templari avessero adottato questa divinità successivamente a scoperte fatte in terra santa e basate sullo studio di antichi testi sacri?

Studi e verità scomode potrebbero proprio aver firmato la loro condanna, ma questa è un altra storia che merita certamente un capitolo a se stante.

Un mostro, un'antica divinità, un richiamo alla natura selvaggia, nessuno conosce il vero significato del Bafometto, che ad oggi ha realmente ragione per esser considerato "il celato", proprio per questa ignoranza che circonderebbe la sua figura.

Potremmo descriverne i significati alchemici, ma l'ermetismo che dovremmo citare renderebbe troppo faticosa la lettura di questo articolo alla maggior parte dei curiosi.

Vorrei solo che, nel momento in cui osserverete un Bafomet sulla facciata di un palazzo o sulla colonna di una chiesa, o in qualsiasi altra parte, vi ricordaste di non considerarlo come semplice maschera apotropaica. Questo idolo cela forse uno dei misteri più grandi della storia dell'uomo... O forse no.

venerdì, agosto 26, 2016

Massafra, culla del folklore pugliese

di MARIO CONTINO — Massafra, in provincia di Taranto, è uno dei paesi pugliesi più misteriosi che io abbia visitato, un luogo che conserva un fortissimo legame con la tradizione folkloristica tipica della cultura del Sud Italia e, purtroppo, quasi forzata all'estinzione.

Nei secoli scorsi Massafra è stata molto famosa per via dei suoi "Masciari", termine dialettale traducibile con "mago", colui che esercita l'arte della "Masciaria" ossia "magia".

Questi personaggi erano noti soprattutto per la loro abilità di confezionare "Fascinazioni", magie di legamento e filtri d'amore, un tempo molto richiesti non solo dagli abitanti di Massafra ma da molti uomini, e soprattutto donne in cerca di marito, provenienti da diverse zone limitrofe.

Alcuni posti in città richiamano tutt'ora quegli anni di mistero e magia: la grotta della "maciaredda", il corno della strega e tanti altri luoghi legati alla storia esoterica el posto.

Tra i "luoghi del mistero", certo non posso non nominare l'imponente Castello di cui documenti storici fanno menzione già nel lontano, per quanto relativamente vicino, X sec.

Il maniero ebbe una storia movimentata e passò sotto diversi "padroni" che di volta in volta apportarono differenti modifiche. La costruzione più significativa è la torre ricostruita nel 1700 circa dagli Imperiali. La sua forma ottagonale ha dato origine alla leggenda secondo la quale sia stata voluta da Federico II in persona, che sia stata fatta per omaggiare i cavalieri templari e che abbia custodito il Sacro Graal, poi spostato presso Castel del Monte. Ovviamente sono ipotesi più fantasiose che veritiere, in quanto il regno di Federico II era ben antecedente all'edificazione della torre.

É credenza che nel maniero esistesse una "stanza delle torture" denominata "muta pensiero" e che questa si trovasse nella torre ottagonale.

Questa stanza non fu mai rinvenuta e, a mio modesto parere, non esiste affatto, infatti l'ottagono è un simbolo spesso legato a luoghi di evoluzione spirituale, meditazione, posti in cui l'evoluzione che deriva dal processo spirituale dovrebbe, appunto, mutare il pensiero.

Questa è una mia personale interpretazione, non voglio certo sostituirmi agli storici ma ritengo sia doveroso non tralasciare tale possibilità.

Anche in questo maniero si celano leggende più o meno note sulla presenza di spettri, e addirittura di una strega in grado di apparire e scomparire a suo piacimento. Come presidente dell'Associazione Italiana ricercatori del Mistero (www.associazoneairm.it), spero di poter presto iniziare uno studio serio all'interno di questo affascinante Castello.

Massafra merita a pieni voti il titolo di Città magica pugliese.

domenica, agosto 14, 2016

Fantasmi nel Castello di Bisceglie, fantasia o verità?

di MARIO CONTINO — Pochi giorni fa ho avuto il piacere di visitare la caotica e graziosa cittadina di Bisceglie, in provincia di Bari. La mia sorpresa è stata grande potendo notare, tra i vialetti del centro storico, un simbolismo esoterico e religioso tanto evidente, ancor di più sono stato colpito dall'imponenza del castello normanno svevo che domina l'aria donandole un fascino unico.

Proprio per il castello mi ero recato in paese, per indagare su alcune leggende ad esso legate, segnalatemi da alcuni abitanti del posto.

Questo sito è stato per anni trascurato, fino a quando i restauri hanno restituito al mondo un capolavoro storico architettonico degno delle migliori recensioni e, soprattutto, di essere visitato, compreso, apprezzato.

Gli storici lo datano intorno al 1050 e originariamente la struttura era costituita dal solo torrione maestro, alto ventiquattro metri. Solo in epoca federiciana, il torrione maestro venne integrato in un sistema difensivo più complesso: un recinto fortificato quadrangolare munito di quattro torri agli angoli e circondato da un fossato, anche se nell'elenco ufficiale delle dimore federiciane in terra di Puglia, di questo castello non si fa menzione.

Del periodo angioino si riconoscono diversi interventi strutturali, come quelli apportati al lato del castello posto a sud-est che fu inglobato, con la relativa torre, in un bastione a pianta pentagonale di cui oggi non resta molto.

Nel XIX sec. l'edificio venne sottoposto a numerose trasformazioni con l'edificazione al suo interno, sul lato sud, di un edificio che ingloba parte del Palatium medioevale e della torre sud-est. Le modifiche strutturali continuarono fino agli anni Cinquanta, periodo in cui furono avviati i primi restauri.

Cenni storici più completi su questo edificio possono essere reperiti facilmente in rete o su differenti libri a carattere storico sul sito, ciò che a me interessa raccontare in questo contesto è la leggenda che si anniderebbe tra le sue mura, se pur relativamente "giovane".

Alcuni abitanti del posto avrebbero segnalato strane ombre all'interno del maniero e voci, a detta loro, insolite.

A mio avviso, abituato a non dare mai nulla per scontato ma, comunque, a restare con i piedi per terra, il sito potrebbe essere meritevole di attenzione, magari oggetto di ricerche atte a stabilire se nel maniero possa manifestarsi o meno attività solitamente definita "paranormale".

L'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) sta procedendo per gradi nello studio di quello che ad oggi potremmo definire solo "chiacchiericcio del quartiere" ma che, a seguito di un eventuale indagine sul luogo, potrebbe assumere ben altra importanza.

Del resto la città di Bisceglie non è estranea alla leggenda: ci tengo a ricordare quella che ha per oggetto la particolare forma dialettale dei suoi cittadini: Sembrerebbe che quando San Nicola Pellegrino giunse a Bisceglie per diffondere il Vangelo, gli abitanti lo scacciarono via in malo modo tra sbeffeggiamenti vari. San Nicola allora, per punire i biscegliesi, chiese a Dio di distorcere la loro lingua al fine di rendere difficile la loro comunicazione. Oggi gli abitanti di Bisceglie vengono chiamati "vòcche stourte" (bocca storta) dagli abitanti dei paesi limitrofi che con la leggenda giustificarono il differente dialetto.

Come studioso del folklore non posso che restare stupito ed affascinato al cospetto di questa vivace cittadina ed i suoi tanti misteri.

sabato, luglio 09, 2016

Bari, la leggenda dell'ex fabbrica di materassi

di MARIO CONTINO — Saranno vere le storie secondo le quali un edificio molto noto nella zona di Bari e dintorni sarebbe in realtà infestato da “spettrali” presenze?

Non sarò certamente io a rispondere a questo quesito ma la leggenda è certamente meritevole di menzione, in quanto divenuta in pochi anni tra le più note della Puglia.

Parlare di spiriti e fantasmi, che ricordo non essere sinonimi, non è mai semplice, spesso però nascono leggende metropolitane che proprio a queste figure farebbero esplicito riferimento, una specie di meccanismo inconscio che tende a ricordare all'essere umano, ormai sempre più presuntuoso, il suo ruolo di semplice osservatore nei confronti di fenomeni inspiegabili ed incontrollabili.

Forse proprio quest'ultima caratteristica alla base dell'innato timore per l'ignoto, l'uomo che tende a controllare tutto e tutti, arrogantemente, è posto difronte a fenomeni che esulando dal suo controllo e che fanno crollare il suo muro di certezze fondato sull'acqua.

Oggi citeremo la leggenda che è sorta, recentemente, sulla famosa “fabbrica di materassi” sita al n.322 di corso Alcide de Gasperi, nei pressi dello svincolo della tangenziale (Bari Carassi – Carbonara).

La leggenda narra che il primo proprietario dell'antico edificio sia la causa della presunta infestazione del posto, fenomeno che avrebbe causato il trasferimento, nel corso degli anni, di tutti gli inquilini dell'immobile, aziende e privati.

Alcuni citerebbero fenomeni quali: voci, urla, ombre che si muoverebbero furtivamente, condensazioni nebbiose che interesserebbero solo quello specifico edificio e non il circondario.
Utilizzo il condizionale in quanto, ovviamente, ogni leggenda metropolitana deve essere considerata tal quale, soprattutto quelle relativamente giovani.

Ciò che sorprende realmente è l'enorme diffusione che la storia ha avuto sui social network ed in generale su internet, sintomo di una mancanza di valori che sfocia nella ricerca di un ignoto che, in fin dei conti, appare più vicino di quanto ci si aspetti.

venerdì, aprile 08, 2016

Presunti spiriti nel Castello di Acaya

di MARIO CONTINO — Sabato 9 Aprile 2016, l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) visiterà il famoso Castello di Acaya (Vernole – Le) per studiarne le leggende che ormai da molti anni sono ad esso legate.

Nel 1294 Carlo II D'Angiò donò Segine (antico nome di Acaya) a Gervaso di Acaya, valoroso capitano la cui discendenza mantenne per oltre tre secoli il possesso del feudo. Nel 1506 Alfonso di Acaya costruì il nucleo più antico del Castello mentre le mura di cinta furono fatte innalzare nel 1535 sal suo discendente Giangiacomo.

Nel 1575, il feudo di Acaya passò al Regio Fisco e successivamente, nel 1608, ad Alessandro De Montibus che la fortificò ulteriormente per timore delle incursioni turche. Verso la fine del 17^ secolo il feudo tornò alla Corte Regia che nel 1688 lo vendette ai De Montibus-Sanfelice i quali, nello stesso anno lo vendettero ai Vernazza.

Questi ultimi non vi apportarono alcuna modifica strutturale e passò così indenne attraverso il barocco conservando la sua struttura tipica di rocca rinascimentale.

L'edificio  si presenta come un quadrilatero ai cui vertici si innestano i bastioni, di forma bassa e robusta, adatti alla difesa\attacco contro armi da fuoco. L'impianto bellico risulta opera dell'architetto militare Gian Giacomo dell'Acaya,  tra i più noti architetti militari del XVI secolo, per conto di Carlo V.

La fortezza risulta tra le più innovative e meglio curate di tutto il "Vice Regno di Napoli".
Il castello non ebbe solo funzione difensiva e di controllo del territorio salentino, un esempio su tutti è la sala Ennagonale, della torre Nord – Est, arricchita da pregevoli fregi.

Diverse sono le sepolture rinvenute nei pressi e all'interno del Castello di Acaya, probabilmente alla base di numerose, se pur poco note, leggende riguardanti spettrali apparizioni nel maniero, che hanno convinto i ricercatori dell'associazione A.I.R.M. ad effettuare lo studio.

Infatti un Castello che non ha bisogno di leggende su spiriti e fantasmi per attirare turismo è certamente considerato più idoneo allo studio (ricerca del presunto fenomeno paranormale con metodica, nel rispetto degli standard richiesti dalla parapsicologia classica) rispetto a tante altre fortificazioni che sulla base del folklore hanno innalzato la propria economia.

Nel corso di una recente ristrutturazione, dal lato nord dell'antico maniero, sono affiorate le tracce di una costruzione di epoca medioevale poi rivelatasi una piccola chiesa bizantina e sotto di essa alcune sepoltura purtroppo già violate.

Il 25 gennaio 2001, durante gli scavi nei pressi delle mura e nelle vicinanze delle scuderia, sono state riportate alla luce una serie di tombe con ossa umane maschili, forse soldati caduti in una delle tante battaglie disputate nella zona.

Che i citati spettri appartengano a questi soldati? L'associazione Italiana Ricercatori del Mistero, tenterà almeno di stabilire se il fenomeno possa sussistere o se la suggestione dovuta alla magnificenza dell'edificio abbia contribuito a creare la leggenda.

Per il risultato occorrerà attendere alcune settimane e saranno rese note dagli organi e sui canali della stessa associazione.

domenica, febbraio 21, 2016

Paranormale: il fantasma del Castello di Trani, Sifridina o Armida?

di Mario Contino, fondatore AIRM - La leggenda del presunto fantasma di Armida, che dimorerebbe nell'affascinante Castello di Trani, è ormai nota in tutta Europa grazie al potente mezzo di comunicazione quale è in realtà Internet e le molte pubblicazioni giornalistiche e librerie che ne riportano la tradizione.

Qualche anno fa si occupò del caso l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (A.I.R.M.) che allora utilizzava il nome di GHP Ghost Hunters Puglia, poi abbandonato in quanto ritenuto poco serio in relazione alla tipologia di ricerca portata avanti.

I ricercatori, tra i quali Fisici, Biologi, Storici, Tecnici audio-video ecc., indagarono nel maniero alla ricerca di prove che potessero, nel caso, accreditare la leggenda di Armida ma alcuni malintesi, dovuti a menzognere dichiarazioni pubblicate da alcune testate giornalistiche, fecero cessare anticipatamente gli studi, ed il materiale audiovisivo registrato non venne mai pubblicato.

Da quanto la storia ufficiale ci racconta delle vicissitudini del Castello Svevo di Trani, sembrerebbe che tale Sifridina, contessa di Caserta, fu tenuta prigioniera, dal 1268 al 1279, in una segreta del castello, punita per aver segretamente cospirato contro gli Angioini. 
La donna morì dopo qualche anno nella torre del maniero e secondo alcune interpretazioni mai verificate l'eventuale spettro potrebbe appartenere a questa donna e non ad Armida, mai menzionata nei documenti ufficiali del Castello.

Pur basandoci sulla più popolare delle teorie, secondo la quale il “fantasma” altro non sarebbe che lo “spirito” dell'uomo che, sopravvissuto alla morte del corpo fisico, si materializzerebbe per questo o quel motivo, non sarebbe giusto negare la possibilità dell'esistenza dello spettro all'interno del maniero né tanto meno bollare come impossibile l'associazione del nome Armida alla presunta manifestazione.

La leggenda così come oggi è narrata può essere riassunta come di seguito:

“Il fantasma di Armida apparirebbe con indosso un vestito grigio scuro, con il viso ben riconoscibile nella sua giovinezza ed i capelli lunghi e nerissimi; i suoi occhi sarebbero di un azzurro penetrante, brillanti a detta di alcuni presunti testimoni. Sarebbe uno spettro avvezzo al contatto con l'uomo che, di tanto in tanto si avvicinerebbe ai fortunati, o ai malcapitati in relazione alle reazioni personali di ognuno, per osservare e farsi osservare, come se fosse alla ricerca di un antico contatto con l'essere umano.
La sua storia narra che Armida si innamorò di un cavaliere,ma venne scoperta da suo marito che impiegò poco tempo per pugnalare il suo giovane amato. Non parco delle sue azioni e in presa alla follia, rinchiuse Armida in una cella nei sotterranei del castello e lì la povera e bella donna si lasciò morire. Da allora il suo fantasma vaga per il castello alla ricerca di quell'amore”.

Ovviamente, come detto, non è storicamente accertata la leggenda appena citata, ergo o si tratta realmente di un allegoria per far sì che la storia della Contessa Sifridina potesse venir tramandata, come io sospetto, o c'è sotto dell'altro.

In Internet sono poi reperibili moltissime testimonianze, o presunte tali, che eviterei di riportare in quanto non sarebbe comunque possibile accertarne l'esatta origine. Ciò non nega la possibilità di un osservazione alla base della leggenda, ma perché Armida? Non è citato un racconto secondo il quale lo “spettro” si sarebbe auto nominato con quel nome.

Armida è un nome citato nel poema epico di Torquato Tasso “La Gerusalemme liberata” e nel contesto trattasi di una maga musulmana. Il poema si data attorno al 1560, periodo nel quale il Castello di Trani doveva risentire del dominio spagnolo sotto Carlo V. Apparentemente Tasso inventò di sana pianta il nome del suo personaggio ma alcune fonti  lo considerano una contrazione di Ermenfrida o di Armelinda.

Altre teorie vorrebbero il nome Armida di origini greche ed è curioso evidenziare che il nome sia attestato anche in Spagna. Il nome potrebbe anche avere origini celtiche, da “Armis”con il significato di: “Colei che è adatta” oppure, con riferimento a possibili origine germaniche: “Donna forte e combattiva”.

Conoscendo la storia di Sifridina, vissuta sotto una torre fredda e umida, malnutrita, per diversi anni e senza mai tradire i suoi principi, è chiaro che proprio di una donna forte e combattiva si stia discutendo, quindi il collegamento con il nome Armida non è affatto improbabile sotto tale ottica.

Quindo vi è la possibilità che l'appellativo sia non il nome proprio di una donna vissuta e morta nel maniero ma un nome utilizzato per descrivere il carattere di Sifridina e tale concezione troverebbe un riscontro storico ed una affascinante, ed interessantissima, similitudine tra la storia della prigionia della contessa e quella della leggendaria Armida.

Si potrebbe ora diffidare della descrizione dell'aspetto del presunto spettro in contraddizione di quello che poteva essere l'aspetto della Contessa Sifridina, non proprio una fanciulla.

Restando sulla teoria popolana dello spirito umano, non è forse vero che questo non invecchia? Così vorrebbe la teoria, ergo in tal senso ogni obiezione sarebbe vana.

Ipotesi che potrebbero essere approfondite con ricerche atte a stabilire se le leggende sulle presunte apparizioni spettrali di Armida/Sifrifdina possano avere un fondo di verità e che, come Presidente dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) spero di poter presto portare avanti con la serietà che contraddistingue la nostra organizzazione.

venerdì, febbraio 19, 2016

La misteriosa “Collina delle Ninfe e dei Fanciulli” a Giuggianello

di Mario Contino, fondatore AIRM - Mistero è magia, oggi più di ogni altra cosa l'uomo ha necessità di ritrovare se stesso e la sua spiritualità, di guardare le stelle con gli occhi del fanciullo, di chiedersi dove ha origine l'arcobaleno, di ricercare il mistero più grande di questa vita: “se stesso”. In quest'ottica nascono le mie ricerche che oggi mi portano a descrivervi la magnifica leggenda legata al paese di “Giuggianello” nel basso Salento.

La “Collina delle Ninfe e dei Fanciulli” a Giuggianello, a due passi dalla Grotta di San Giovanni, è oggetto di leggende ancora vive nel folklore locale e che, a mio avviso, meriterebbero ben altri riconoscimenti.

Nella zona sono presenti numerosi Dolmen e Menhir, che l'antica sapienza non costruiva a casaccio ma in terreni riconosciuti sacri e custodi di ancestrali energie di cui al giorno d'oggi si è persa memoria. Luoghi in cui si narra che dimorerebbero fatine, folletti, orchi, demoni, streghe e chissà, se l'antica osservazione di alcuni fenomeni ritenuti misteriosi, abbia originato tali leggende in relazione all'impressione più o meno positiva del testimone di turno.

Lo scrittore Nicandro di Colofone nel II sec. a.C.  così scriveva del logo: “Si favoleggia che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che sapevano danzare meglio. Queste parole punsero sul vivo le ninfe e si fece una gara per stabilire chi sapesse meglio danzare. I fanciulli, non rendendosi conto di gareggiare con esseri divini, danzarono come se stessero misurandosi con delle coetanee di stirpe mortale. Il loro modo di danzare era quello, rozzo, proprio dei pastori; quello delle ninfe, invece, fu di una bellezza suprema. Esse trionfarono dunque sui fanciulli nella danza e rivolte ad essi dissero: “Giovani dissennati, avete voluto gareggiare con le ninfe e ora che siete stati vinti ne pagherete il fio”. E i fanciulli si trasformarono in alberi, nel luogo steso in cui stavano, presso il santuario delle ninfe».

Da quanto sopra descritto l'origine del nome e dei vecchi ulivi che sembrerebbero contribuire all'incanto del posto e, per quanti ricordano l'antica leggenda, fungono da monito mettendo in guardia gli stolti dal voler sfidare il divino. Fino a qualche decennio or sono, i contadini della zona vietavano severamente ai figli di recarsi presso la collina: si credeva, infatti, che le fate potessero apparire loro sotto le mentite spoglie di bellissime fanciulle per stregarli, riservando loro la terribile sorte toccata ai ragazzini messapi.

In altre versioni invece era una vecchia e folle strega (Macara o Striara nel dialetto locale) a lanciare sugli sprovveduti la sua terribile maledizione (“la macaria” nel dialetto locale).

Non si contano le storie legate “all'inquietante” presenza dello “Scazzamirrieddru”, il dispettosissimo folletto salentino che proprio in quella zona vanterebbe un gran numero di avvistamenti.

Sfere luminose sarebbero più volte state avvistate tra gli alberi e la ricca vegetazione, così come inspiegabili canti e pianti fanciulleschi, per alcuni solo voci lontane portate dal vento, per altri un prezioso richiamo ad un passato tanto vicino ma sufficientemente lontano per esser smarrito.

All’ombra dei massi sacri, dove un altra leggenda vorrebbe che Ercole abbia intrapreso  parte di una delle sue dodici fatiche contro i giganti Leuterni, non si potrebbe far a meno di aguzzare la vista e tentare di scorgere quella magia che solo a pochi eletti è dato di intravedere...
Riservata a coloro che ancora sorridono, cercando i folletti sotto folti cespugli.

giovedì, febbraio 04, 2016

Spiriti e misteri della Grotta dei Cervi


di Mario Contino, fondatore AIRM - Le grotte, soprattutto quelle di origine naturale, sono da sempre ritenute luoghi magici e misteriosi, custodi di antichi tesori, porte per misteriosi regni fatati e chi più ne ha più ne metta. La Puglia ospita molte grotte sul suo territorio, molte delle quali abbastanza interessanti sia dal punto di vista storico-archeologico che simbolico-esoterico.

É quest'ultimo il caso della misteriosa Grotta dei Cervi, una grotta naturale costiera, sita sul litorale salentino in località “Porto Badisco”, non accessibile al pubblico ed il cui nome deriva da alcuni pittogrammi in essa ritrovati (circa 3000), più precisamente dalla raffigurazione di una scena inerente la caccia ai cervi.

Scoperta il 1º febbraio del 1970 da cinque membri del Gruppo speleologico salentino "P. de Lorentiis": I. Mattioli, S. Albertini, R. Mazzotta, E. Evangelisti e D. Rizzo, custodisce il complesso pittorico Neolitico più imponente d'Europa.

Si suddivide in tre corridoi percorsi da varie pitture:
Il primo corridoio è lungo circa 200 metri e comprende una sorta di bivio nel suo percorso. In esso furono ritrovati 2 scheletri.
Il secondo corridoio, anch'esso lungo 200 metri, si allarga sul finale dando accesso a due sale successive. Verso la metà del cunicolo è presente un laghetto naturale e un deposito di guano adoperato dall'uomo neolitico per dipingere.
Il terzo corridoio, sempre lungo 200 metri è accessibile da una bassa apertura nel secondo corridoio
La grotta è accessibile da due versanti, uno orientale che da accesso a tutti e tre i corridoi interni ed uno occidentale che si immette solo nel primo corridoio
Uno occidentale, che si immette solo nel primo corridoio;
Uno orientale, che dà accesso a tutti e tre i corridoi.

Secondo gli studi ufficiali, i pittogrammi, in guano di pipistrello e ocra rossa, raffigurano forme geometriche, umane e animali ma a mio parere gli stessi potrebbero rappresentare l'esposizione di conoscenze magico-esoteriche già possedute dagli uomini neolitici.

Uno dei “disegni” più frequenti nella grotta è quello della spirale, il più usato nella tradizione celtica  rappresenta il percorso che conduce alla conoscenza del mondo e dell'esistenza, un po' come il simbolo del labirinto. Secondo altre interpretazioni potrebbe simboleggiare il centro, inteso come polo terrestre, ed il movimento concentrico intorno ad esso.

Uno dei simboli tra i più conosciuti è la celebre figura della scimmietta o sciamano, anche detta divinità danzante, presente nel corridoio 2 della grotta. Probabilmente non ha nulla a che fare con uno sciamano inteso in senso letterale, anche perché una coda ben visibile ci dà l'informazione necessaria ad interpretare il dipinto quale immagine dell'animale.

Bisogna però ricordare che le scimmie furono e sono considerate sacre da molte teosofie e che dunque è possibile ricondurre il tutto a rituali magico religiosi. Nella religione egizia il babbuino era sacro al Dio lunare Djhuti, che è talvolta raffigurato sotto tale forma. Nella mitologia indù Hanuman, che aiuta l’eroe Rama, è un Dio delle Scimmie.  Secondo una leggenda ebraica, uno dei tre uomini che costruirono la torre di Babele fu trasformato in scimmia da Jahweh.

Potrei continuare a descrivere i pittogrammi più misteriosi ma sarebbe un ardua impresa vista la grande mole di raffigurazioni, così ho voluto portare alla luce una leggenda da pochi conosciuta e che merita sicuramente attenzione, giuntaci da una delle persone forse più affezionate alla Grotta dei Cervi: la signora Rosanna Albertini, moglie dello scopritore Severino Albertini, che ho avuto l'onore di intervistare:

1) Signora Rosanna, come e' stata scoperta la grotta?

“La grotta e' stata scoperta la notte dell' 1-2-1970 da mio marito Severino Albertini, Mattioli Isidoro, Remo Mazzotta, Enzo Evangelisti e Daniele Rizzo. Successivamente mio marito ha chiamato un fotografo, Pino Salamina e Nunzio Pacella del Gruppo Speleologico 'De Lorentis' di Maglie. L'1-2-1970 alle ore 4 del mattino mio marito insieme ai suoi compagni si recarono sul pianoro di Badisco per continuare le ricerche in quanto precedentemente proprio su quel pianoro avevano avvistato allo stato erratico molte schegge di selci lavorate e cocci. Tutto lasciava intendere che poteva esserci un insediamento preistorico. Ma dove? C'era il nulla!Nnon una cavita', ne' un anfratto, ne' una dolina. Mio marito si isolo' per un bisogno personale (fare la cacca) e alzandosi' noto' che il “fumo” delle feci, poiché' faceva freddo,  invece di salire in alto veniva risucchiato dal terreno. Il fenomeno fu fatto notare anche agli altri (poveretti per la puzza) i quali decisero di spostare le feci e sotto di esse notarono che c'era un buco dal quale improvvisamente sbuco' una vipera. Iniziarono a spostare terra e pietre per circa 20 metri lineari e 26 metri di profondità', dopo quasi 10 ore di lavoro, arrivarono, strisciando, in una cavità.

2) Ha mai sentito di leggende legate a quella grotta?

Subito dopo aver avvistato la vipera, comparve alle loro spalle una vecchia signora con uno scialle nero che disse loro: ''figli miei, se avete trovato la vipera, avete trovato il tesoro''. Il tempo di girarsi e la donna non c'era più'. Sempre nello stesso luogo, sempre gli stessi personaggi, entrando in un anfratto iniziarono a sentire un tam-tam che aumentava di forza e ritmo man mano che loro si avvicinavano. Guardando in fondo, al buio, videro sbucare due macchie rosse che sembravano due occhi. Tutti e cinque scapparono a gambe levate.

3) Secondo lei si verificò attività paranormale quindi?

Da sempre secondo noi e' stata svolta un'attività' paranormale, ce lo dicono molto chiaro i 3000 pittogrammi fra i quali si puo' notare una donna con le pinne, l'uomo scudo, l'uomo uccello e a detta di Peter Colosimo (studioso di ufologia) addirittura una rampa spaziale. Le attività' paranormali sicuramente erano conseguenti all'attività dello sciamano ben raffigurato in un pittogramma e sicuramente nella grotta si svolgevano rituali magici.

4) Cosa si aspetta dai gestori della grotta?

Da circa 46 anni, cioè' dal giorno della scoperta fino ad ora, il gestore ''Sovrintendenza Archeologica di Taranto'' ha pensato bene di chiuderla ma poco ha divulgato e niente ha fatto per valorizzarla, anche se alcuni studiosi sono entrati e poco hanno pubblicato, soprattutto sulle miriadi di reperti trovati in grotta e in antigrotta.

5) Vuole lanciare un messaggio ai nostri lettori?

Il messaggio che io lancio e che era quello degli scopritori (oggi defunti) e' quello di ricostruire in copia fedele le grotte, preservando quelle originali, in modo che tutti noi possiamo godere della visione delle stesse e nello stesso modo creare attrazione turistica e quindi lavoro per i nostri figli come e' stato già' fatto in Francia e in Spagna.
Messaggio, questo, scritto sulle rocce dai nostri antenati per noi.

Ringraziando la Signora Rosanna per il tempo dedicatoci non mi resta che immaginare, come spero vogliate fare tutti voi, quali siano state le speranze, le emozioni e le delusioni degli scopritori della grotta.

Vi lascio con un interessante quesito:
“Se avete trovato la vipera avete trovato il tesoro”, chi era la misteriosa donna poi scomparsa nel nulla? Per mio conto, credo possa essere stato uno spirito che, visti i nobili propositi degli uomini lì presenti, ha pensato bene di dar loro un piccolo suggerimento.

L'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) non abbasserà mai la guardia su questo fantastico e misterioso sito archeologico.

mercoledì, gennaio 13, 2016

La misteriosa Chiesa del Purgatorio a Monopoli


di Mario Contino, fondatore AIRM - Nella bella ed antica città di Monopoli, tra gli stupendi monumenti che conservano una movimentata storia che ben si amalgama ad una caotica movida turistica contemporanea, è presente con la sua particolare struttura artistico-architettonica la Chiesa del Purgatorio (S. Maria del suffragio).

La struttura si presenta in stile barocco, dotata di 5 altari, di cui quello maggiore in pietra leccese. Al suo interno è custodito, tra le altre opere artistiche, un dipinto di Paolo Da Matteis, “La Madonna del Suffragio”, donato alla chiesa dall’abate Palmieri,  è presente altresì un magnifico organo settecentesco  realizzato dal Maestro Felice Scala.

Già dall'esterno è possibile notare vari riferimenti all'importante tema della morte ormai sottovalutato, forse per timore, da parte dell'odierna società che sembra aver dimenticato che per ogni nascita si preannuncia una morte. L'imponente portale in legno datato 1736, nella sua parte centrale, colpisce il visitatore con le raffigurazioni di due scheletri e che rappresenterebbero l'uguaglianza sociale e sostanziale “donata” dalla morte ad ogni uomo, teschi ed ossa incrociate sono presenti in maniera abbastanza ricorrente sia all'esterno che all'interno della Chiesa.

Se già l'architettura è abbastanza singolare e colpisce il turista, a volte incuriosendolo, altre volte spaventandolo, è all'interno che la Chiesa conserva uno dei richiami più importanti in relazione al culto della morte: mummie.

Sono presenti delle teche in vetro e legno che mostrano 8 confratelli mummificati, vestiti dei loro abiti prestabiliti dalla confraternita stessa ed oltre a questi la mummia di una bambina (unica in Puglia) che conserva ancora tutti i tratti somatici quasi intatti.

Non è dunque un caso che attorno a questo edificio siano nate numerose leggende che ancora oggi incuriosiscono e spaventano soprattutto i più piccoli. Alcuni abitanti del luogo narrano di ombre che nottetempo sarebbero state viste sia all'esterno che all'interno della struttura, a tal punto che molti cittadini, in passato, evitavano di passare nella strada adiacente alla Chiesa se non per stretta necessità.

Un luogo stupendo che meriterebbe ben altra visibilità, soprattutto perché è solo comprendendo il mistero della morte che l'uomo potrebbe realmente rispettare la vita, questo un tempo era chiaro a tutti, oggi invece questa mancanza di valori contribuisce a peggiorare giorno dopo giorno le condizioni di una società già malata e forse moribonda.

La morte non è soltanto un passaggio fondamentale nella filosofia religiosa ma anche del pensiero esoterico. È proprio attraverso la morte, il “Nigredo”, che gli alchimisti compiono la “Grande Opera”.

La chiesa del Purgatorio di Monopoli potrebbe insegnare tanto a quanti avessero voglia di visitarla con la giusta umiltà d'animo ed attenzione.

martedì, gennaio 12, 2016

I misteri di Monte Sant’Angelo, il monte sacro di Puglia

di Mario Contino, fondatore AIRM - Monte Sant'Angelo è situato a circa 18 Km da Manfredonia e può considerarsi l'unico un “monte sacro” pugliese, certamente uno dei luoghi più misteriosi della regione. Meno conosciuto sotto l'aspetto esoterico-magico, a differenza di molti altri monti italiani, è certamente più noto dal punto di vista storico-religioso.

La leggenda narra che proprio sulla sommità di questo monte apparve l'Arcangelo Michele, allora vescovo di Siponto, ed in seguito a questo miracoloso evento fu edificata, nel 493, la chiesa dedicata all'Arcangelo stesso. Secondo la tradizione un uomo del posto smarrì un toro, alcuni dicono in seguito ad una tempesta, lo ritrovò dopo diverse ore all'interno di una caverna e, colto da improvvisa ira, dovuta probabilmente al tempo impiegato nella ricerca della bestia, gli scagliò contro una freccia con l'intento di ucciderla.

Quest'ultima puntò dritto l'animale ma, ad un certo punto, proprio prima di colpirlo, deviò drasticamente il suo moto, ritornando indietro e colpendo chi l'aveva scagliata. In seguito la voce si sparse e quelle che sembravano semplici chiacchiere legate ad un evento di
presunta origine paranormale giunsero ai rappresentanti della Chiesa, sempre attenti a valutare eventi misteriosi. Lo stesso Vescovo si recò nella grotta in cerca di risposte ed in quel momento gli apparve l'Arcangelo Michele che si disse responsabile dell'episodio.

La seconda Apparizione dell'Arcangelo avvenne nel periodo in cui il Re dei Goti assediò Siponto. In quell'occasione il vescovo chiese e ottenne una tregua di tre giorni; al terzo giorno L’Arcangelo apparve al Vescovo e gli assicurò una sicura vittoria. E così fu, grazie all'intercessione divina i  soldati sconfissero i nemici.

Un anno dopo fu organizzata una processione con i vescovi delle città più importanti del tempo. Quando il corteo giunse alla caverna, i presenti trovarono un altare sormontato da una croce e l’impronta del piede dell'Arcangelo. A seguito della celebrazione della Santa Messa, il Santuario fu consacrato a San Michele e divenne meta di pellegrinaggio per i Cavalieri Crociati.

Michele è considerato il Principe delle milizie celesti, il suo nome si traduce nell'ebraico Mi-Ka-El, interpretabile con la domanda: “Chi è come Dio?”. Ovvia risposta: nessuno è come Dio ed in base alla Teologia l'Arcangelo lotterebbe con forza contro chiunque lo dimentichi. Anche per questo è il simbolo per eccellenza della lotta contro Satana, colpevole di essersi paragonato al “Padre Eterno” e per questo cacciato dal Regno dei Cieli e confinato nell'Inferno proprio grazie all'azione dell'Arcangelo, a seguito di una lotta nei cieli (sempre in base alla classica visione cristiana).

Esisterebbe anche una linea (una retta ipotetica rintracciabile su mappa geografica collegando diversi punti) considerata sacra, conosciuta come “Linea di S. Michele”, questa “linea energetica” toccherebbe anche Monte S. Angelo insieme ai seguenti siti:

• St Michael' s Mount (Cornovaglia);
• Mont Saint Michel (Francia);
• Sacra di San Michele in Val di Susa;
• L'Eremo di San Michele di Coli nei pressi di Bobbio
• Santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano

Questi luoghi presenterebbero inspiegabili anomalie a livello di campo elettromagnetico, geomagnetismo ecc.. Monte Sant'Angelo è anche famoso per la leggenda di Bianca Lancia, moglie di Federico II^ il cui spettro apparirebbe nel Castello durante la notte.

Questa leggenda fu studiata dai ricercatori dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero che, pur non riscontrando prove riconducibili alla presenza dello spettro di cui narra la leggenda, riscontrarono numerose anomalie e registrarono voci e parole spesso pronunciate in spagnolo, dato interessante se si tiene conto del periodo nel quale il maniero fu sotto la dominazione spagnola.

Il Castello dista poche centinaia di metri dal Santuario di San Michele e l'unione tra le due leggende sembrerebbe creare un perfetto connubio tra sacro e profano che rendono Monte Sant'Angelo un luogo unico, da scoprire e soprattutto salvaguardare.

venerdì, dicembre 11, 2015

Mistero nel cimitero di Bitonto: ombra o fantasma?

di Mario Contino, fondatore AIRM - Il Cimitero di Bitonto è stato oggetto di studio, nei mesi scorsi, dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it)

I ricercatori, autorizzati all'indagine notturna dai responsabili del sito, hanno indagato per far luce su “voci popolari” ormai divenute vere e proprie leggende che citerebbero ombre notturne avvistate più volte nel sacro luogo, probabilmente da passanti che transitando dall'adiacente strada hanno gettato uno sguardo curioso attraverso l'ampio cancello.

Il Cimitero è tra i più antichi d'Italia e già una precedente indagine aveva portato alla luce cadaveri mummificatisi in maniera naturale nelle cripte-ossario del Campo santo ed un teschio con una moneta in bocca, reminiscenza di antichi culti di origine greco-romana divenuti poi tradizione popolare in molte zone d'Italia.

Trattasi del famoso obolo che lo spirito del defunto avrebbe dovuto consegnare a Caronte, traghettatore avente il compito di accompagnare le anime attraverso il fiume degli Inferi, l'Acheronte.

L'indagine si è svolta grazie all'ausilio di tecnologia atta ad ampliare la percezione umana, limitata nei 5 sensi, e strumenti utili a monitorare l'ambiente per segnalare variazioni anomale, ergo sono state messe in campo:

· Videocamere IR di videosorveglianza;
· Fotocamere e videocamere in grado di percepire la radiazione luminosa dell'Infrarosso e dell'Ultravioletto;
· Geofoni;
· Rilevatori di campi elettromagnetici;
· Termoigrografi per il rilevamento professionale di umidità e temperatura nell'arco temporale nel quale si è svolta l'indagine;
· Termocamere;
· Luxometri;
· Convertitori di ultrasuono in suono udibile;
· Registratori in grado di captare Infrasuoni ed Ultrasuoni ed una serie di altri strumenti utili allo studio.

Nel corso del sopralluogo, sempre accompagnati dal responsabile del sito, sono stati raccolti molti dati interessanti che saranno poi illustrati in maniera più esaustiva nel video che, come consuetudine, l'Associazione divulgherà attraverso i suoi canali ufficiali.

Ci permettiamo, in questo primo articolo dedicato all'indagine, di segnalarvi un'ombra anomala apparsa in una fotografia alle spalle dei ricercatori, un ombra dalle sembianze apparentemente simili a quelle di un uomo, o meglio sarebbe dire di forma umanoide.

Ovviamente solo approfondite analisi saranno in grado di svelare l'arcano. Ombra anomala riconducibile ad un qualche fenomeno “paranormale” o semplice Pareidolia?

Nel video che presto sarà divulgato potrete trovar risposta a quest'ultimo quesito e scoprire eventuali altre anomalie scoperte dai Ricercatori dell'Associazione A.I.R.M..

lunedì, novembre 23, 2015

Paranormale: indagini Airm nel Parco Archeologico di Manduria

di Mario Contino - Sabato 21 Novembre 2015, l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) ha svolto uno studio presso “Parco Archeologico di Manduria”, splendido sito in cui storia e mistero convivono in simbiosi perfetta.

Nello specifico i ricercatori hanno visitato:
· Il fonte pliniano
· La necropoli messapica
· La Chiesa ipogea di San Pietro Mandurino
· La Chiesa di Santa Croce

Monumenti di interesse storico-architettonico enorme che meriterebbero ben altre attenzioni, e l'interesse degli organi preposti allo sviluppo di un turismo “culturale” attento ad aspetti alternativi della Puglia che esulano da Spiagge e movida commerciale.

Molte le leggende che hanno spinto l'Associazione ad indagare nei luoghi sopracitati, in primis la leggenda legata al Fonte Pliniano, una grande caverna naturale di 18 metri di diametro e 8 metri di altezza, accessibile da una larga scala a due rampe scavata nella roccia. Nella volta si apre un grande lucernario quadrato e proprio sotto di esso, al centro della caverna, è posto un pozzo le cui acque mantengono un livello sempre costante per via della costituzione naturale che sfrutta il classico principio dei vasi comunicanti, questo fattore, anticamente, è stato certamente interpretato come magico e misterioso.

Dal lucernario si insinuano le radici di un Mandorlo che la leggenda vorrebbe essere magico per via delle acque “sacre” del fonte.

Si pensa che in antichità la caverna sia stata sede del culto per un antico “Genio” delle acque, uno spirito collegato all'elemento “acqua” ed anche questo particolare è stato preso in esame durante il sopralluogo dell'A.I.R.M..

Ogni sede è stata oggetto di studio sia dal punto di vista parascientifico che esoterico-simbolico e storico- architettonico, senza che nulla fosse lasciato al caso e grazie anche all'aiuto delle guide turistiche della Pro Loco di Manduria che hanno di volta in volta illustrato gli aspetti storici principali del Parco archeologico.

Tra sepolture e fonti miracolose, tra ipogei e possenti mura messapiche, l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero si pone, ancora una vota, promotrice della cultura folkloristica pugliese.

Nei prossimi giorni saranno analizzati i files audio-video-fotografici ottenuti e sarà comunicato sui canali ufficiali dell'associazione il risultato delle indagini.

Saranno fondate le voci che da qualche tempo vorrebbero il parco archeologico come sede di alcune attività definite “paranormali”?

Tra alcune settimane sarà svelato l'arcano.

sabato, ottobre 31, 2015

Il vero spirito di Halloween: intervista ad una Strega

di Mario Contino, fondatore AIRM - Oggi, 31 Ottobre 2015, come da tradizione importata dagli USA e che ormai è diventata festa sentita anche in Italia, si festeggia Halloween, la notte degli spiriti. Altre volte ho toccato questo tema, cercando di spiegare che tra la festa commerciale del "Dolcetto o scherzetto" e la vera festività di antichissima origine celtica vi è un vuoto concettuale-culturale che ormai appare quasi del tutto incolmabile.

Tra vetrine addobbate di mostri e streghe, tra pipistrelli, fantasmi e mascherate, c'è ancora chi vive questo giorno assaporandone antichi sapori, custodi di arcane conoscenze purtroppo dimenticate quasi del tutto, mi riferisco agli appartenenti di culti e teosofie facenti riferimento a tradizioni pagane.

Si, a qualcuno di voi sembrerà strano ma nel 2015 esistono ancora le streghe, non certo quelle demonizzate e descritteci ingiustamente come mostri sanguinari da un inquisizione che, a parer mio, appariva ben lontana dal compiere il volere di Dio nel mandare a rogo migliaia di donne a seguito di  disumane torture.

Queste donne oggi non si nascondono più e, soprattutto, si lasciano intervistare. Come Presidente dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it), al fine di comprendere come alcuni culti neopagani e pagani vivano il 31 Ottobre, ho intervistato Noviluna: Strega e fondatrice del gruppo "Temenos degli Ulivi" (gruppo per la corretta informazione sul neopaganesimo e la Wicca ) attivo sul territorio del sud Italia: Puglia, Basilicata, Calabria e Molise; il gruppo Temenos collabora ed appoggia il progetto "Le vere origini di Halloween" (www.levereoriginidihalloween.it).

Noviluna cosa rappresenta per voi Halloween?
Halloween in realtà rappresenta poco per noi, perché la concepiamo come la festa del dolcetto e scherzetto che in realtà deriva dalle celebrazioni di "Samhain". Noi celebriamo Samhain, che significa "fine dell'estate" ed è l'ultimo degli otto "Sabba" della Ruota dell'Anno stregonesca.

Una sorta di capodanno stregonesco dunque, la natura si ritira nel suo letargo invernale e noi tiriamo le somme, raccogliamo gli ultimi frutti, ringraziamo per ciò che abbiamo ricavato a livello materiale e spirituale, è il momento in cui la Dea lascia lo scettro al Dio.

Anche noi questo giorno commemoriamo ed onoriamo coloro che sono i nostri antenati ed i "cari defunti" che in questo periodo possono oltrepassare il velo sottile tra il mondo ordinario dei vivi e quello degli spiriti e tornare, almeno per poco, a festeggiare insieme a noi.

Il rito di 'Samhain' è per una Strega ben più intriso di significato rispetto ad Halloween 
Come festeggiate?
Ci sono diverse tradizioni che poi si sono sincretizzate con i moderni modi di festeggiare Ognissanti e celebrare il giorno dei morti in tutta Italia e che noi conserviamo, come cucinare dolci per i bambini che per essere arrivati da poco rispetto agli adulti da quel mondo ultraterreno, sono quelli che più sono vicini appunto a quel mondo e dunque li omaggiamo e nello stesso tempo omaggiamo anche gli spiriti ultraterreni.

Nulla a che fare con la festa commerciale che tutti conoscono, cosa significa oggi essere una strega?
Niente a che fare con sacrifici umani o gatti neri sgozzati. Per noi i gatti, come molti altri animali, sono magici, capaci di vedere oltre e quindi considerati famigli. Non avrebbe senso sacrificare nel senso di ucciderli o torturarli, credere questo è un errore dovuto alla disinformazione.
Essere una Strega significa onorare la natura, riconoscere i suoi cicli, armonizzarsi a questi e dare una spinta alla ruota perché certi equilibri interiori ed esterni possano continuare a mantenersi.

Vi sentite minacciate dalla società o dall'ideologia religiosa?
Forse ti riferisci alla religione più diffusa. Non è che ci sentiamo minacciate in quanto Streghe, ci sentiamo minacciate, forse, in quanto cittadini italiani, dall'invadenza nelle leggi o nei luoghi pubblici come la scuola, dei certe istituzioni religiose.

È discriminante, certamente non solo per la nostra religione. Per non parlare poi della voluta disinformazione che si divulga proprio sulla festa di Halloween, che viene demonizzata come tante altre nostre feste che hanno tutte una forte matrice pagana.
Il progetto che sosteniamo come gruppo "Temenos", ossia "le vere origini di Halloween", nasce proprio per far fronte a questa disinformazione.

Ringraziando Noviluna per aver voluto contribuire a chiarire un po' le idee su questa festività ormai anche italiana, non mi resta che augurarvi Buon Samhain!

venerdì, ottobre 30, 2015

Halloween, alla scoperta del fantasma del Museo del Faggiano

LECCE - Singolare iniziativa dell’Assessore Andrea Guido per Halloween. Il giovane esponente della giunta leccese ha pensato bene di sfruttare la ricorrenza e richiamare una particolare leggenda urbana che narra della presenza di un fantasma di un monaco Templare che si aggirerebbe nelle sale del Museo Faggiano per avvicinare i più giovani ai tesori custoditi nella struttura di Via Ascanio Grandi.

Appuntamento alle 17.00 presso il Bar Astoria di Porta San Biagio per tutti coloro che vogliono partecipare alla terrificante visita gratuita del Museo accompagnati dallo stesso Guido e da alcune guide messe a disposizione dalla proprietà del museo privato.

Si narra che nel museo siano stati oltre 50 gli avvistamenti di strani movimenti e misteriose presenze. Alcune persone hanno chiaramente intravisto un personaggio in abiti talari attraversare una delle stanze al primo piano dell'edificio. In particolar modo sembrava che il personaggio uscisse da uno dei camini che ora è adibito a bacheca.

Per certo si sa che il sito è molto antico e risale all'epoca messapica (V sec. A.C.) e come potete leggere dal sito ufficiale del museo, nello stesso luogo sono stati ritrovati numerose testimonianze che collegano il luogo a sepolture di vari periodi storici.

“Sono tantissimi i visitatori e i turisti che, nei pomeriggi d’estate, giurano d’aver visto il fantasma di un frate che si aggira per le stanze - fa sapere Andrea Guido - Se ne sono accorti anche i famosi Ghost Watchers e il team di Paranormal Studio i quali sono riusciti a documentare la presenza di misteriose entità all’interno del museo. Ma al di là di questi particolari, la visita promette tante altre scoperte. Fra i numerosi ambienti sotterranei, passaggi segreti riportati alla luce o ancora occlusi, c’è un profondo pozzo che collegava la casa al fiume Idume, ed un altro, ancora più profondo, che scende fino alla falda acquifera e che era usato per essiccare i cadaveri. In pratica, in questa struttura sono racchiusi 2000 anni di Storia, partendo dalle prime abitazioni messapiche, per arrivare ai giorni nostri. L’invito a questa terrificante visita gratuita - conclude l’assessore - è rivolto a tutti, giovani e meno giovani. Vi aspetto all’imbrunire a Porta San Biagio, armatevi di coraggio e non dimenticate che questa è la notte più spaventosa dell’anno: la notte delle streghe”.

L’incredibile storia del museo ebbe inizio nell’ormai lontano 2001, quando il Sig. Faggiano fu costretto a rompere i pavimenti di quella che sembrava essere una normalissima e quasi moderna abitazione, allo scopo di cambiare i tubi della fogna che erano divenuti causa di problemi legati ad infiltrazioni e umidità. Nessuno poteva minimamente sospettare che dei semplici lavori idraulici potessero far riaffiorare un passato sepolto da secoli di storia. Durante i lavori iniziarono a riemergere veri e propri tesori storico-archeologici consistenti in antiche strutture, tombe, nascondigli ricavati tra i muri, gallerie, altari sacri, ossari, simboli riconducibili agli antichi cavalieri templari, affreschi e quant’altro. Fu così che il Sig. Faggiano un giorno si rese conto di non essere solo e cominciarono gli avvistamenti di misteriose presenze. Il sito ospita anche un antico ossario, un essiccatoio in roccia usato per decomporre i cadaveri ed un tratto di strada sotterranea che certamente collegava l’edificio ad altri luoghi.

Ma chi portava lì ad essiccare salme i cui resti probabilmente finivano nella fossa comune? Sembra certo che l’edificio soprastante fosse un tempo un antico convento, chiuso poi intorno al XVI-XVII secolo. Se quel convento non disponeva di un giardino, niente di più facile che quando un religioso moriva le sue spoglie fossero ‘trattate’ nel mesto modo che l’essiccatoio e l’ossario lasciano immaginare. L’evanescente e inquietante figura osservata da alcuni appartiene a uno dei tanti monaci sepolti? Le sorprese del Museo Faggiano non si fermano qui. Su un architrave si legge un testo in latino che segnalerebbe una frequentazione templare del luogo. L’ipotesi è avvalorata da un affresco dove un triangolo equilatero presenta al centro della base una possibile rappresentazione del tempio di Salomone.

giovedì, ottobre 08, 2015

C’è un fantasma in Gravina sotterranea?

di Mario Contino, fondatore AIRM - Il giorno 3 Ottobre 2015 l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) si è recata sul posto (presso Gravina in Puglia) per svolgere accurate indagini fini a determinare l'eventuale veridicità di alcune segnalazioni inerenti a presunta attività paranormale all'interno delle Gravine.

I ricercatori, accompagnati dal dott. Natale Parisi, responsabile dell'associazione Gravina Sotterranea, hanno scandagliato ogni angolo alla ricerca di fenomeni comunemente definiti "paranormali". Come sempre l'associazione si è avvalsa di tecnologia scientifica e l'apporto di figure professionali, al fine di poter ottenere materiale audio e video-fotografico sul quale svolgere accurate analisi nel post indagine.

La bellezza dei luoghi, in cui la storia può essere toccata con mano, quasi rivissuta con un po' di immaginazione, ha reso le operazioni dei ricercatori piacevoli ed intriganti.

Presto sarà rilasciato un video-documentario nel quale sanno illustrati i risultati dell'indagine e si potrà dichiarare se, nell'arco temporale nel quale l'associazione ha operato, si sia manifestata attività paranormale, soprattutto registrazione di parole o frasi di senso compiuto in frequenze audio non comuni (Ultrasuoni o Infrasuoni) ed immagini ritraenti anomalie fotografiche non riconducibili a difetti fotografici o pareidolia.

L'associazione Italiana Ricercatori del Mistero è un'associazione culturale intenta a promuovere il territorio e la cultura storico-folkloristica del luogo preso in esame, ergo nel documentario saranno presenti interviste atte a mostrare le gravine anche dal punto di vista storico ed architettonico.

Anticipando che, dalle prime analisi fotografiche sarebbero emerse due interessanti anomalie, non ci resta che attendere la pubblicazione del video sui canali ufficiali dell'associazione A.I.R.M..

mercoledì, agosto 12, 2015

Associazione Italiana Ricercatori del Mistero visiterà Gravina sotterranea


di Mario Contino Presidente Associazione Italiana Ricercatori del Mistero - Sita a circa 60 Km da Bari ed a soli 30 Km da Matera, Gravina offre al turista una valida alternativa culturale, affascinante e misteriosa. Storicamente nota già a partire dal VII secolo risentì inizialmente dell'influsso della Magna Grecia e successivamente, sotto l'Impero Romano, divenne un centro di stazione di rifornimento sulla Via Appia. Le successive incursioni nemiche, che causarono la distruzione dei centri abitati, spinsero la popolazione a rifugiarsi nel sottostante burrone, gravina, sfruttando le grotte preesistenti e scavando la morbida roccia locale al fine di ricavarne altre ed adibirle a vere e proprie abitazioni, dando il via ad una vera e propria civiltà rupestre.

Oggi Gravina sotterranea appare nel suo immenso splendore come una delle più belle città sotterranee italiane, con i suoi cunicoli, gli acquedotti, le chiese rupestri e tanto altro ancora. Grazie all'autorizzazione dell'associazione “Gravina Sotterranea”, impegnata nella tutela dei luoghi e la divulgazione culturale atta a far conoscere gli stessi in tutto il mondo, nel mese di Settembre 2015 l'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (www.associazioneairm.it) effettuerà delle ricerche all'interno dei vari siti rupestri.

Saranno quindi effettuate riprese video-fotografiche con tecnologia full spectrum e termo-fotografia, e registrazioni audio con strumenti in grado di captare infrasuoni ed ultrasuoni, saranno altresì monitorati altri parametri come: umidità, temperatura, campo elettromagnetico ecc.. Il tutto al fine di stabilire se, come qualcuno avrebbe accennato, all'interno delle gravine ci sia o meno la presenza di attività paranormale legata allo spirito di qualche antico abitante del luogo. A.I.R.M. Acronimo di Associazione Italiana Ricercatori del Mistero, è un'associazione culturale, apolitica e senza fini di lucro avente come scopo lo studio delle antiche tradizioni, con particolare riguardo verso gli aspetti filosofico-religiosi e storico-esoterici delle più svariate culture del mondo. Gli aspetti principalmente trattati sono:
  • Studio dell'iconologia storica;
  • Studio del simbolismo esoterico-religioso;
  • Studio dell'architettura in relazione alle varie ideologie interconnesse;
  • Studio e conservazione delle leggende inerenti al folklore popolare, proprio della zona presa in esame.
A ciò si aggiunge lo studio e la ricerca delle fenomenologie rientranti nell'ambito del paranormale e della parapsicologia, trattate con metodo e serietà grazie all'appoggio di figure professionali in ambito medico-scientifico e tecnico-analitico.

Gravina di Puglia offre uno scenario ideale nel quale l'associazione A.I.R.M. possa svolgere i propri studi ed impegnarsi nella divulgazione di aspetti storico-culturali alternativi ma utili soprattutto allo sviluppo di un turismo alternativo, destagionalizzato e diversificato, basato sull'attenta ricerca e la divulgazione di misteri e leggende apprezzate in tutto il mondo da attenti appassionati del settore.

Tali studi, in altre Nazioni, sono stati alla base della nascita di veri e propri “tour del mistero”, come ad esempio accade in Scozia o negli U.S.A. O come in Italia succede per Torino, ormai nota come città esoterica e della magia.

A seguito degli studi, l'Associzione Italiana Ricercatori del Mistero, renderà noti i risultati attraverso un video-documentario che sarà divulgato attraverso i propri canali, si preannuncia un interessante studio ricco di colpi di scena che, come sempre accade a seguito dell'operato di A.I.R.M., terrà tutti con il fiato sospeso e contribuirà ad innalzare l'attenzione sul sito preso in esame.

giovedì, luglio 16, 2015

La leggenda di “O Marinarid” di Giovinazzo

di Mario Contino, fondatore AIRM - Tra le mille leggende che la Puglia nasconde sotto l'ombra dei suoi secolari Ulivi, oggi ne citerò una raccontatami da alcuni anziani giovinazzesi. Ho già accennato a Giovinazzo diverse volte, questo piccolo paesino a pochi chilometri da Bari non smette mai di stupirmi ed ogni volta sa rapirmi con il suo folklore di antichissima derivazione.

Quando mi è stata narrata questa storia, non ho potuto fare a meno di viaggiare con la mente nel tempo e nello spazio: “O Marinarid” così sembrerebbe chiamarsi questo strano “spiritello” che di tanto in tanto si sarebbe fatto notare dai fortunati di turno. Purtroppo oggigiorno i ragazzi non sono interessati a queste antiche storie, spesso bollate quale frutto di fantasia e superstizione, un gravissimo errore, “menefreghismo” che contribuisce inesorabilmente alla perdita di valori ed identità alla base del declino socio-culturale che ormai sembra inarrestabile.

Probabilmente la colpa di ciò è da ricercarsi anche nelle istituzioni scolastiche, attente allo studio di tradizioni folkloristiche d'oltre confine e poco inclini alla ricerca delle ben più profonde leggende locali, ormai quasi del tutto dimenticate.

Dalle testimonianze raccolte, non troppe purtroppo, sono riuscito a delineare dei tratti comuni che di seguito riporterò. Il Marinarid', o Marinaretto come qualcuno lo ha definito, apparirebbe sia di giorno che di notte, sia in luoghi pubblici che privati (per intenderci sarebbe apparso sia in una strada più o meno affollata che su un terrazzo di un abitazione privata).

Avrebbe l'aspetto di un bambino di circa 10 anni, vestito come un piccolo marinaio (il nome “marinaretto” sarebbe la dialettizzazione di: “piccolo marinaio”), con pantaloncini corti, scarpe, maglioncino semplice ed un cappello sulla testa. Le sue apparizioni non sarebbero mai motivo di paura, i testimoni resterebbero più stupiti che terrorizzati.

La testimonianza seguente mi è stata raccontata da un'anziana signora di circa 70 anni che identificherò con le sue iniziali: F.T.. La signora, abbastanza stupita per il mio interesse verso questo “spiritello”, ha deciso di narrarmi la sua storia dimostrando entusiasmo ma anche molta serietà nel descrivere ciò che per lei è ancora una realtà in grado di ripresentarsi e sulla quale non occorre mai scherzare troppo, l'antica prudenza di un epoca ormai lontana.

La signora F. avrà avuto circa 20 anni quando, in un normale pomeriggio estivo, mentre era intenta a stendere il bucato sul terrazzo di quella che un tempo era la casa dei suoi genitori, colta da un improvviso senso di irrequietezza si è voltata ed ha visto ciò che sembrava un normalissimo bambino. Stupita da quanto stava accadendo la donna ha inizialmente pensato al nipote di un vicino ma, quando il fanciullo sarebbe svanito nel nulla davanti i suoi occhi ha immediatamente associato l'evento all'allora ben nota leggenda del “marinaretto”.

Da una mia breve indagine è risultato evidente l'assoluta mancanza di quei fattori normalmente presenti in storie riguardanti presunte manifestazioni spiritiche. La testimone ha infatti dichiarato che durante l'evento non ha subito l'effetto di particolari stati emotivi quali terrore o confusione, non ha avvertito odori particolari e fuori dall'ordinario ne udito suoni anomali, il tutto si sarebbe svolto nella più totale tranquillità, come se la manifestazione spiritica appena vista fosse la cosa più naturale di questo mondo, in più il bambino aveva l'aspetto di un normalissimo essere umano se pur di giovanissima età.

Quanto appena descritto è a mio avviso qualcosa di cui tener debito conto e non sottovalutare in ambito di ricerca. Secondo la leggenda giovinazzese, il “marinaretto” sarebbe in realtà lo spirito di un bambino morto in mare ma il nome assegnatogli deriverebbe più dall'abbigliamento con il quale si presenterebbe, ossia “alla marinara”, secondo altre interpretazioni il “Marinaretto” sarebbe il figlio di un marinaio morto in mare che, a sua volta, sarebbe morto di fame e di stenti.

Ciò che sembrerebbe certo, al di la del nome dato a questo spirito, è che apparirebbe con le sembianze di un bambino e che non sarebbe mai stato associato a qualcosa di “negativo”.

A mio avviso questa leggenda andrebbe preservata, studiata e fatta conoscere alle nuove generazioni, così come molte altre. Ancora una volta rimango stupito nel costatare con quanta poca leggerezza l'odierna società stia cancellando tali leggende e distruggendo le  fondamenta su cui si innalza.

Vorrei suggerire ai giovinazzesi, ed ai turisti che intendano visitare questo antichissimo e vivace borgo, di prestare attenzione non solo ai negozi ma anche alle tradizioni locali, così facendo, forse, potreste anche voi scorgere un simpatico bambino in abiti antichi intento a svanire dopo avervi donato un prezioso sorriso.