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martedì, dicembre 02, 2014

PUNTO E A CAPO | Vendola si poteva attaccare in mille modi ma non così

di Giuliano Gasparotti - Dalla Puglia alla vigilia del voto regionale, agli onori delle cronache balza una lite al calor bianco tra Massimo Cassano, Ncd, ed il Governatore Vendola. "La vera differenza tra me e lei sta nelle mani. Le sue sono fresche di continue ripassate dalla manicure, le mie hanno i calli che distinguono chi è nato nelle periferie diroccate delle nostre città del Sud - mondo a lei e ai suoi sconosciuto". A quanto pare i problemi della Puglia sarebbero ben poca cosa rispetto alla grave colpa di chi (sarà poi vero?) ha mani curate rispetto a chi sfoggia, fiero di tanta virilità, poderosi calli, segno di fatica  anche se non si capisce bene se anche frutto di lavoro ancorché (rigorosamente) manuale. Sullo sfondo le periferie degradate dove il lavoro (quello reale) è l'unico assente. A giudicare dalla biografia di Massimo Cassano, Ncd, sottosegretario al lavoro del Governo Renzi, non pare vi sia traccia di tutta questa sbandierata fatica ammesso che di lavoro si alluda. Imprenditore, commercialista, iscritto alla sezione locale del Rotary, ed una lunga carriera politica alle spalle a partire, diciannovenne, dalla propria militanza nella gioventù democristiana. Una certa perplessità rispetto agli sbandierati calli, a dire la verità, insorge. Specie per chi ha fatto della politica una professione che di per sé difficilmente si accosterebbe al duro lavoro manuale. I maligni cultori dell'antipolitica si saranno chiesti: “Ma questo, avrà mai lavorato in vita sua?”. Si sa, i pregiudizi sono dietro l'angolo se si tratta di un sottosegretario. La verità, invece, probabilmente sta in un altro tipo di pregiudizio che è quello di chi ha qualche problemino di omofobia. Chissà quale raffinatissima strategia è stata elaborata dalle parti dell'Ncd, che, da Alfano in giù, si distingue per il concentrato, quello sì esemplare, di attacchi ripetuti a chiunque sia gay. 'Giovanardizzazione' di un movimento in crollo verticale di consenso ed alla ricerca di visibilità nella discutibilissima convinzione che erigersi ad alfieri del più becero bigottismo possa riportare indietro i voti oramai persi. Il Governatore Vendola lo si poteva attaccare in mille altri modi sulla propria opera di governo della regione ma quello utilizzato è l'unico inaccettabile, tanto da far invocare le dimissioni immediate del sottosegretario. Giocarsi la carta della “colpa gay” evidentemente mostra come si è a corto di argomenti più efficaci: ennesimo autogol di chi probabilmente non ha più contatto con la realtà.

lunedì, maggio 19, 2014

Ecco perché #Meriamdevevivere

di Giuliano Gasparotti - “La Libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” così Piero Calamandrei ha scolpito a futura memoria l'idea stessa di quella libertà spesso negata in tante occasioni e tanti luoghi del mondo. Le declinazioni sono le più differenti ed una delle più importanti è senz'altro la libertà di culto, negata nei Paesi in cui vige la Sharia.

Il Sudan è tra questi ed il caso di Meriam Yahia Ibrahim Ishag è quello di una donna nata da padre mussulmano, che ha abbandonato al famiglia quando aveva solo 6 anni, e madre cristiana che in Sudan ha sposato un uomo cristiano, ed è stata condannata a morte, lei che di anni ne ha solo 27, ha già un figlio ed è incinta di 8 mesi. Apostasia è l'accusa, in quanto per la legge islamica avere un padre mussulmano comporta l'automatica trasmissione della fede ai figli e dichiarandosi cattolica Meriam avrebbe violato questa regola cui si aggiunge anche l'adulterio per aver contratto nozze non valide con un cristiano.
Amnesty International ha definito “ripugnante” la sentenza che è in aperto contrasto con le più elementari regole di civiltà sancite dal diritto internazionale. La mobilitazione del mondo per salvare la donna ha fatto nascere una campagna lanciata da Avvenire #Meriamdevevivere.

In gioco c'è la vita di una donna e l'affermazione di quella libertà basilare per ciascuno di essere sé stesso, includendo la propria fede, la propria religione. Essendo connaturata all'Uomo, non è un caso che le prime tracce scritte a difesa della libertà religiosa risalgano al 250 a.C. “Chi disprezza l'altrui credo, abbassa il proprio credendo d'esaltarlo”. Le cronache anche recenti, tuttavia, sono piene di casi di persecuzione di cristiani: da Asia Bibi a Shahbaz Bhatti in Pakistan. Un dovere quindi difendere le libertà e con queste la vita di Meriam contro la barbarie. Ecco perchè #Meriamdevevivere.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

giovedì, maggio 08, 2014

PUNTO E A CAPO / Le elezioni europee spartiacque tra II e III Repubblica

di Giuliano Gasparotti - Nelle convulse ore degli arresti eccellenti che su più fronti fanno riemergere gli insani intrecci tra (cattiva) politica e corruzione, dall'arresto di Scajola all'inchiesta che sconvolge Expo 2015, con Frigerio e Greganti nuovamente in manette, fino alla Lega Basket di Minucci, pare sempre più chiaro che le elezioni europee del 25 maggio segneranno una dead line che porterà alla fine della II Repubblica.

Dinanzi ad una vecchia politica incapace di cambiare sé stessa, è sempre più evidente che il duello si consumerà tra Matteo Renzi e Beppe Grillo, laddove quest'ultimo rappresenta la febbre ancora troppo alta di un Paese che non riesce a liberarsi di un passato che ritorna. La magistratura, diversamente da vent'anni fa, interviene in un quadro già chiaro almeno dalla tristissima serata di finale di Coppa Italia con la vergognosa trattativa consumata davanti agli occhi di tutti tra il figlio di un camorrista Gennaro De Tommaso ed i dirigenti dell'autorità di Pubblica sicurezza. Nonostante l'evidenza delle immagini ed il durissimo monito del Presidente Napolitano, negli stessi istanti durante i quali il Ministro Alfano la negava, il  giudice sportivo nel comminare sanzioni al Napoli calcio, confermava che quella trattativa c'era stata eccome. E la “foglia di fico” del daspo di 5 anni per Genny a'carogna, voluto da Alfano sembra non far altro che rinverdire le polemiche sulla capacità (od incapacità) di conduzione del Viminale che già divamparono durante il caso Shalabayeva, pochi mesi fa.

Nelle ore in cui la riforma delle riforme, ovvero quella del Senato, veniva congelata dalla contemporanea approvazione sia del testo base previsto dal Governo sia dell'Odg Calderoli che all'opposto riproponeva l'elettività dei senatori grazie ad una convergenza molto pericolosa di voti tra le opposizioni, alcuni partitini della maggioranza e la minoranza del Pd.  E' inutile girarci intorno: l'elettività o meno del Senato si può anche leggere sotto il capitolo riduzione dei costi e dei posti della politica. E' la risposta in chiave istituzionale alla propaganda grillina: “o noi o loro” urlato nelle piazze, cui si contrappone il derby “speranza vs rabbia” lanciato da Matteo Renzi che muove dalla convinzione che solo cambiando radicalmente anche le istituzioni e, quindi, la politica è possibile recuperare credibilità che è la base per costruire il futuro.

Tre nodi simbolici, quindi, dalle inchieste della Magistratura sulla corruzione, alla trattativa tra Stato e delinquenza organizzata al blocco delle riforme costituzionali: sembrano essere lo specchio della difficoltà di costruire (o distruggere) un cambiamento possibile per il Paese. Se il risultato del voto europeo sarà chiaro, Renzi porrà un chiaro aut-aut: o si cambia tutto (metodi, idee e persone) oppure meglio andare ad elezioni dopo l'approvazione dell'Italicum che possa garantire non solo una solida maggioranza di Governo ma anche un solido ricambio definitivo della classe dirigente, riguardo la quale, ancora siamo a metà del guado.

Ritornano alla mente le parole scritte da Roberto Giachetti, deputato Dem, che anticipando i tempi aveva previsto questo empasse, sollecitando il ritorno alle urne ben prima del 2018. E se avesse avuto ragione?

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, aprile 30, 2014

PUNTO E A CAPO / Se dal Giulio Cesare di Roma si rilancia la lotta (necessaria) contro l'omofobia

di Giuliano Gasparotti - “Maschi selvatici non checche isteriche”: questo lo striscione che alcuni ragazzi hanno sbandierato al Giulio Cesare, una delle scuole più prestigiose di Roma, per protestare contro la scelta di alcuni docenti di far leggere ai propri alunni “Sei come sei” di Melania Mazzucco.

Selvatici è l'aggettivo usato dai ragazzi, ed è particolarmente significativo. Selvatico vuol dire incolto, poco docile, magari non cattivo ma sicuramente poco socievole: esattamente l'opposto della mission di una qualsiasi scuola che grazie alla forza della conoscenza e del sapere dovrebbe spezzare le catene dell'ignoranza per far uscire dal buio della caverna, le donne e gli uomini che saranno il futuro di questo nostro Paese.

Ciascuno con la libertà di scoprire sé stesso e le proprie idee, che siano di destra o di sinistra o magari di nessuna delle due. Certo se per questi ragazzi l'alternativa fosse secca, i dubbi sarebbero pochi su “da che parte stare” (l'isterismo, spesso degli stessi “selvatici”, è una psiconeurosi grave...) ma forse la realtà è un po' più complessa.

Quanto al ricorso dei “Giuristi per la Vita” associazione che ha denunciato i docenti per non aver messo all'indice il romanzo della discordia, addirittura per “divulgazione di materiale osceno”, c'è da essere molto preoccupati di essere assistiti da avvocati di così bassa preparazione tecnica. Piuttosto che invocare pratiche medievali di censura, ci sarebbe da rispondere semplicemente con l'elenco dei nominativi dei ricorrenti, in modo che i rispettivi clienti possano riflettere bene se chi usa argomentazioni così pretestuose possa essere davvero capace di difendere i propri interessi in giudizio.

Più interessante invece la posizione dei ragazzi che hanno esposto lo striscione. Chissà se si saranno chiesti l'effetto che provocano certe frasi su chi sa di essere gay. Magari sono loro stessi compagni di scuola o di calcetto magari sono i loro migliori amici e non lo sanno.

Rompe, infine, il silenzio il Ministro dell'Istruzione Giannini che esprime il giusto sostegno a quel principio fondamentale che sta nella libertà di insegnamento dei docenti. Non fosse altro che per rilanciare quell'idea della scuola come luogo di incontro di diversità lontana anni luce da quel terreno di battaglia e di conquista ideologica che alcuni vorrebbero nel 2014 riaffermare.

Il silenzio aiuta la lotta ideologica, per quanto anacronistica sia, in un senso e nell'altro. Bisognerà rilanciare, cosa che ancora non si intravede, magari su basi nuove, una strategia antidiscriminatoria anche nelle scuole, per non dare fiato a polemiche inutili e strumentali a chi vuole riportare i ragazzi nella “caverna” ed il medioevo a scuola.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

giovedì, aprile 24, 2014

PUNTO E A CAPO / Sul taglio dei costi della politica, Renzi 1-Grillo 0: ecco perché

di Giuliano Gasparotti - Quello che Grillo non dice, si potrebbe anche titolare. Infatti la riforma delle riforme pare proprio essere quella del Senato, che Grillo invece vuole salvare per puro calcolo tattico, così da uscire dall'angolo in cui si è cacciato grazie alla sua politica fatta di NO a tutti e a tutto, condita da poderosi insulti, tanto per non perdere l'abitudine. Oltre 1 mld di euro è il costo del Senato che Renzi vorrebbe trasformare in Camera delle autonomie territoriali, senza conferimento di alcuna indennità per i futuri componenti. Se a questo si aggiunge il tetto massimo per le retribuzioni dei consiglieri regionali, quello fissato per i manager pubblici, e la cancellazione di un bel po' di enti inutili (Province incluse), il pacchetto di risparmi è senz'altro consistente. Il Presidente del Consiglio, che non è parlamentare e neanche più Sindaco, ha uno stipendio che si aggira intorno ai 5.000 euro, meno della metà di un parlamentare.

Nel botta e risposta con Di Maio, il grillino vicepresidente della Camera dichiara che su 14.000 euro di stipendio ne trattiene 3.000 più il rimborso di alcune spese, non meglio specificate. A tutti sono noti i travagli dei pentastellati, all'atto della deliberazione delle regole da seguire per calcolare l'effettiva retribuzione. Quanto guadagna dunque un parlamentare italiano? Tra stipendio base (5.000 euro), diaria (3.500 euro), rimborsi spese (3.600 euro di cui, al Senato, solo il 36% debbono essere documentate), rimborsi trasporti (oltre 1.000 euro), telecomunicazioni e staff la cifra si aggira intorno ai 14.000 euro cui vanno aggiunti i contributi ai gruppi parlamentari, le spese elettorali e di trasporto oltre al lungo elenco dei benefits ad accesso gratuito. Sicuramente troppo, dunque. Il dato più impressionante, tuttavia, è il rapporto con il PIL pro-capite, con i parlamentari che guadagnano 6-8 (a seconda delle stime) volte tanto e svettano rispetto alla media fatta sui colleghi stranieri. Quanto intascano i grillini? I parlamentari pentastellati rinunciano alle spese telefoniche e di spostamento, mentre percepiscono intera la diaria e le spese per i rapporti con gli elettori purché documentate. Quindi rinunciano ad una cifra che va dai 3.500 ai 7.100 euro sul totale, a seconda di quanto riusciranno a documentare. Considerando i versamenti che gli eletti in altre liste debbono effettuare, ai rispettivi partiti, alla fine, quindi, un parlamentare PD guadagna meno di uno a 5 stelle (che continuando con questo tenore di propaganda rischiano di meritare l'appellativo di 5 bufale).

Se si considera che la riforma del finanziamento pubblico dei partiti sta, con molta progressività, abbassando i contributi pubblici per arrivare solo nel 2018 alla totale abolizione, c'è senza alcun dubbio la necessità di abbassare globalmente, se non dimezzare, lo stipendio dei parlamentari. Per tutti, grillini inclusi che così non potrebbero più fare il gioco delle tre carte, riportando ad una media europea il costo della Camera dei deputati in rapporto ai cittadini. A Grillo bisognerebbe chiedere come mai vuole mantenere il Senato con tutti i costi che comporta per la collettività. Perché poco o nulla dice, se non propaganda, sui consigli regionali, o sugli stipendi dei manager di Stato.

Senza dubbio Renzi batte Grillo anche sul terreno di una politica più leggera che recuperi insieme alla sobrietà anche la propria credibilità. Semmai il problema sta nell'opposizione, più o meno velata, che fanno alcuni partiti della maggioranza od alcuni eletti democrat. Sorprende, infatti, la disinvoltura con la quale alcuni eletti di Scelta Civica, nei fatti, abbiano dimenticato la lezione di stile dell'ex Premier Monti che pose il problema delle retribuzioni dei parlamentari con l'intento di tagliarle, e rinunciò persino allo stipendio da Premier e da Ministro dell'Economia. Tanto per fare un esempio che si potrebbe allargare anche ad parlamentari di altri gruppi, di maggioranza e di opposizione. Il miglior modo, dunque, per rispondere alla propaganda di Grillo è di andare avanti sulle riforme profonde della politica: in primis quella del Senato.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, aprile 16, 2014

PUNTO E A CAPO / Cambiare tutto: unica alternativa a Grillo perché destra, centro e sinistra non esistono più

di Giuliano Gasparotti - Ennesima gazzarra dei grillini al Senato, questa volta sul voto di scambio, testo diventato legge che in prima lettura era stato approvato alla unanimità. Nervosismo palpabile in casa pentastellata proprio quando il Governo Renzi inizia a presentare i primi risultati della sua azione alla vigilia di voto europeo. Il clima è cambiato e se persino un navigatissimo come Casini tesse le lodi del Premier qualche domanda sorge spontanea: sarà solo dovuto all'inserimento del fedelissimo Roberto Rao nel consiglio di amministrazione di Poste italiane? Probabilmente non solo.

La linea di demarcazione che segnerà vittorie e sconfitte nella prossime europee non sarà tra conservatori e riformatori, popolari, liberali e socialisti ma bensì tra Palazzo (o casta a seconda dei punti di vista) e Popolo (o populismo a seconda delle sfumature). Matteo Renzi, neanche parlamentare, è stato scelto sull'onda dei consensi che lo hanno portato con una vittoria schiacciante alla segreteria del Pd. E' tra i primi ad aver compreso come occorra muoversi lungo il crinale della riforma radicale della politica per poter, accogliendo le istanze dei cittadini, riconquistare fiducia e credibilità. Il termometro della febbre di un Paese come il nostro attraversato da una drammatica crisi economica e civile, sarà ancora una volta il livello dei consensi del movimento di Grillo che continua nelle proprie “sparate” senza ritegno pur di catalizzare l'attenzione (pur se in negativo come nel caso della parafrasi di Primo Levi o della strumentalizzazione di Falcone e Borsellino) dei media.
La crisi di consenso di Berlusconi, sempre più evidente, non necessariamente si trasformerà in un passaggio di voti ad Alfano, nonostante la danza tribale sulle note di Happy che ha chiuso la convention Ncd. Non fosse altro perché un partito i cui principali animatori sono stati tra i protagonisti del ventennio berlusconiano, non lo rende credibile agli occhi di un elettorato speranzoso di vedere realizzata una rivoluzione liberale mai avvenuta.

Destra, centro, sinistra sono categorie avvertite sempre più come vuote. Narrazioni o retaggi del novecento. Contano le idee, contano i comportamenti individuali, contano le leadership che hanno un senso se legittimate dal basso. Per questo formule terziste, o doppioforniste (un po' a destra, un po' a sinistra) tanto care alla I Repubblica ed alla tramontata DC non hanno più alcun futuro nel 2014. Persino Casini sembra averlo compreso, schierandosi con un centrodestra in grande crisi ma allontanandosi da quella irrilevanza che spazzerà inevitabilmente via tutte le posizioni non chiare dello scacchiere politico.
Sebbene il finanziamento pubblico dei partiti sarà abolito solo a partire dal 2018, già sembrano tutti lamentare la mancanza di fondi, inconsapevoli che gli strumenti per coagulare consenso sono ben altri rispetto al lapidare soldi pubblici per giunta in periodo di recessione. I profondi cambiamenti dei meccanismi di comunicazione hanno nuovamente stravolto il concetto di rappresentanza e non è un caso che larga parte degli aventi diritto non si senta rappresentata da un'offerta politica sempre più polverizzata e tuttavia incapace di leggere gli umori profondi della società italiana. Il motivo sta nella credibilità e nella fiducia, entrambi ridotte al lumicino.

Aprire porte e finestre del Palazzo per far cambiare “aria” è l'unico modo per arginare un'ondata populista che rischia di distruggere senza essere capace di costruire niente. E' l'inconcludenza l'arma principale che può depotenziare i grillini, e seppure speculare al galleggiamento di partiti che puntano all'autoconservazione, in entrambi i casi l'esito è l'immobilismo, quindi l'inesorabile declino. Quanto più i partiti sapranno aprirsi alla contemporaneità, nelle idee, nelle facce, nelle leadership, nelle forme di comunicazione e di partecipazione, trasformandosi in movimenti credibili, tanto più la patologica alternativa tra dentro/fuori, casta/populismo sarà riportata ad una più sana alternanza tra riformisti e conservatori.
E la febbre del grande malato potrà essere abbassata.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, aprile 09, 2014

PUNTO E A CAPO / La pazza idea del centrodestra e di Grillo: scaricare il debito sull'euro

di Giuliano Gasparotti - Nell'Italia della crisi economica, si tende a dimenticare quanto altrettanto profonda sia la crisi morale ben poco rappresentata dalla babele di urla, insulti e proteste: il leit-motiv di certi talk-show televisivi nei quali imperversano politici e folle urlanti, forconi e finti rivoluzionari, nell'affannosa ricerca di (troppo) semplici soluzioni per far ripartire la crescita cercando (al contempo) di scaricare ogni responsabilità del tonfo economico in corso. Cosa c'è di meglio che dare la colpa a qualcos'altro? Con le europee alle porte, l'occasione è ghiotta specie per coloro che sono alla ricerca di una nuova verginità politica: così Alemanno, insieme ai fratelli d'Italia, alza la voce contro l'Euro, causa di ogni male. Dimenticando che l'ex Sindaco di Roma ha lasciato il Comune con un buco da 867 mln di euro. Omettendo gli scandali che hanno travolto la sua Giunta, dalle assunzioni nelle aziende pubbliche di parenti ed amici alle consulenze d'oro. Tutto pagato con i soldi dei cittadini, of course.

Si tuona contro il “fiscal compact” ovvero il sistema attraverso il quale l'Italia si impegna ad un rientro in vent'anni del debito pubblico al 60% del Pil – Prodotto interno lordo. Insieme all'altro parametro sotto accusa, con un certo grado di ragione, ovvero il rapporto tra deficit/Pil che non deve superare la soglia del 3%. Non c'è alcun dubbio che questi parametri debbano essere resi più elastici proprio per consentire ai Paesi in recessione di uscire da questa spirale che rischia di essere distruttiva. A questo serviranno le elezioni europee: chiedere consenso agli italiani affinché si possa costruire una nuova Unione che rispolveri l'idea (ed il sogno) degli Stati Uniti d'Europa. Almeno questo chiedono il Pd, nell'alveo delle forze socialiste, e Scelta Europea, nata dall'unione delle forze liberal di Scelta civica.

Da Grillo alla sinistra di Tsipras, dalle destre alla Lega, la critica dell'Europa raggiunge apici tali da considerare non lontana la possibilità di uscire, in primis dall'Euro. Nella totale assenza di Berlusconi, concentrato sui propri guai giudiziari. E' colpa dell'Europa se l'Italia ha un debito oltre 2.000 mld di euro, oltre il 133% del Pil? Di chi sono le responsabilità? L'eredità è della I Repubblica che, tuttavia, il ventennio berlusconiano non ha in alcun modo affrontato. Tutto ruota intorno alla catena consenso-clientele-denaro publico-sprechi: 100 mld l'anno, secondo stime accreditate. Le campagne su “Roma ladrona” sono un pallido ricordo per la Lega oggi “basta Euro” che ha governato, non senza sprechi e relativi scandali, insieme a Forza Italia. Senza tralasciare le responsabilità dei Casini e degli Alfano che non hanno mai messo un serio argine all'ingrassamento della pubblica amministrazione, specie al sud. Larga parte della sinistra, tuttavia, non può certo lavarsi le mani perché se è vero che Romano Prodi ha spesso avuto il compito di rimediare ai buchi ereditati dai governi delle destre, è anche vero che molto robusta pare essere la tesi di chi – da Fassina alla sinistra tradizionale e sindacale – vorrebbe ricominciare ad alimentare la curva di una spesa pubblica in crescita costante.

Per quanto dolorosa, la cura imposta dal Governo Monti ha salvato il Paese dal collasso ed usciti dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo, oggi le condizioni di bilancio sembrano essere tali da consentire, con un minimo di credibilità, di tenere fermo il timone delle spese per consentire l'abbassamento delle tasse e l'investimento in crescita. A chi tuona contro l'Euro bisognerebbe chiedere perché non alza un dito sui 29 mld di euro di fondi strutturali assegnati all'Italia senza essere usati. Se si cercassero le vere responsabilità di una classe politica che ha prodotto debito sulle spalle delle generazioni successive, sarebbe a tutti chiaro come l'Europa sia la soluzione e non certo la causa di questo disastro. Bisognerebbe dirlo a Grillo, oramai chiuso in una battaglia di opposizione distruttiva. Facendo leva sulla stanchezza ed insofferenza degli italiani, si prepara la  trappola di chi vuole annullare la memoria dell'Italia recente. Annullando, così, ogni responsabilità. Tanto è tutta colpa dell'Euro, anche se sappiamo tutti che non è così. Applausi.  

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

lunedì, marzo 31, 2014

PUNTO E A CAPO / Dimezzare (subito) lo stipendio dei parlamentari per spianare la strada alle riforme (Senato incluso)

di Giuliano Gasparotti - C'è un argomento – fortissimo, perché vero – usato da Matteo Renzi: se la politica non cambia, non rinuncia a quella tendenza bulimica tipica della partitocrazia, firma la sua definitiva condanna a morte. Ancora peggio: sarà la principale responsabile dell'esplosione di consensi del populismo più becero, inconcludente e pericoloso. Su questo aspetto i partiti che sostengono la maggioranza debbono lanciare segnali inequivocabili. Per questo sulla querelle aperta tra il Premier ed il Presidente Grasso, politicamente è indispensabile fare quadrato sulle riforme costituzionali. Procedere senza indugio alla trasformazione del Senato ed al cambiamento del Titolo V. Un altro fattore spesso trascurato è infatti, pensiamo alla vicenda del Governo Letta, rappresentato dal valore del “tempo”. Siamo in ritardo di oltre trent'anni su ogni fronte: dalla forma di Governo al lavoro, dai diritti civili alle tecnologie. In una condizione di gravissima crisi economica e morale nessuno si può permettere il lusso di “attendere” o di “rinviare”.

Nel merito, tuttavia, se “cambiare” non è sinonimo di “migliorare”, non è possibile trascurare due elementi. E' difficile riformare la Costituzione in due ore di accordo preso a tavolino tra Renzi e Berlusconi: si sta parlando della Carta fondamentale che disciplina la vita democratica del Paese. Per quanto le scelte fondamentali siano politiche ci sono anche aspetti tecnici niente affatto trascurabili. Per quanto vi sia allergia sul metodo la via maestra sarebbe stata, come tuttora è, l'elezione diretta da parte dei cittadini di una Assemblea Costituente per riscrivere la seconda parte della Costituzione: due anni di lavoro e risultato assicurato. Stabilizzando – quindi blindando – la vita del Governo Renzi per tutta la legislatura in corso. Se, a quanto pare, non si vuole percorrere questa strada, è irrinunciabile un confronto serrato in Parlamento con tutti i rischi che questo comporta. Sui quattro pilastri irrinunciabili proposti da Renzi - “Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità”- sembra improbabile che sono si innesti una discussione lunga al termine della quale la votazione potrebbe non consentire di raggiungere il risultato sperato.

La sortita del Presidente Grasso è apparsa eccessiva proprio per il ruolo di terzietà ed equilibrio che la seconda carica dello Stato deve assumere. Non si può, tuttavia non registrare che se c'è larga condivisione sul superamento del bicameralismo perfetto, e sulla connotazione territoriale del Senato, sulla non elezione molte sono le resistenze. Perché, ad esempio, non prendere a modello quello Statunitense? Tre senatori eletti per ciascuna regione (in USA sono due), diversificazione delle funzioni, senza voto di fiducia o di bilancio. Dai 315 membri attuali si passerebbe al massimo ad un centinaio. E' un'ipotesi. Il nodo vero, tuttavia è un altro ed è la risposta più efficace ottenibile in pochissimo tempo: dimezzare lo stipendio di tutti i parlamentari adeguandoli agli standard europei. L'ex Premier Mario Monti ci aveva provato ma la palude parlamentare prese il sopravvento. Oggi la forza politica e la determinazione del Premier Renzi potrebbe riuscire in una svolta fortissima che spianerebbe la strada alle riforme costituzionali che necessitano di tempi e formalità difficili da eliminare.

Perché, quindi, non partire proprio da questa proposta?

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, marzo 26, 2014

PUNTO E A CAPO / La riforma della PA non si fa con i prepensionamenti

di Giuliano Gasparotti - Dinanzi ai tagli prospettati dal Piano Cottarelli sulla Spending Review, è intervenuta la Ministra Madia prospettando per gli 83.000 esuberi un possibile prepensionamento. Annunciando anche un piano di nuove assunzioni ed una mobilità forzata per il personale in servizio. Entrambe le proposte, tuttavia, non scalfiscono lontanamente il problema di una riforma vera della PA: se il primo ragiona in termini di soli tagli, la seconda aggraverebbe – e non di poco – le falle dei conti pubblici.

Luca Ricolfi sulla Stampa spiega come sebbene l'entità degli sprechi pubblici ammonti a 100 mld di euro annui, non siano aggredibili perché mancherebbero studi sia di sistema che di settore approfonditi – realizzabili in non meno di 3 o 4 anni – e comunque non si comprende chi e contro quali resistenze - dipendenti, dirigenti, sindacati – dovrebbe provvedere alla riorganizzazione dei singoli servizi. Ad essere sbagliato è probabilmente il metodo: ragionare in ottica di efficienza significa pensare in primis cosa lo Stato debba o non debba fare. La rivoluzione liberale, nella prospettiva degli Stati Uniti d'Europa, infatti, imporrebbe un costante riferimento ai parametri europei sia agendo sulle retribuzioni, sia sulla organizzazione della burocrazia.

Così si scopre che i 3.500.000 dipendenti pubblici non sono troppi ma sono inamovibili, poco qualificati ed eccessivamente anziani e soprattutto costosi. I problemi si concentrano sui dirigenti che guadagnano il doppio dei parigrado europei. Senza conteggiare i top manager delle aziende di Stato dai compensi fuori controllo, gli stipendi andrebbero semplicemente dimezzati. Principio che andrebbe esteso anche ai parlamentari ed ai vertici degli organi istituzionali.

L'altra leva è la cancellazione di enti ed uffici inutili, compresi le Province, il Senato e la miriade di altre soggettività, promuovendo un poderoso piano di dismissione di aziende di stato, società, e degli immobili relativi. Il nocciolo vero di una riforma però sta nell'organizzazione: smaterializzare gli uffici, abbattere il principio gerarchico, creare strutture snelle che lavorino per obiettivi verificati da soggetti terzi che facciano impennare la produttività, la mobilità, la flessibilità. Rendere a tempo determinato tutti i dirigenti sarebbe una rivoluzione epocale, peraltro prevista nel programma di candidatura alle Primarie del Premier Matteo Renzi.

Ad oggi un dipendente pubblico può lavorare tanto o poco e guadagna esattamente la stessa cifra, con una produttività distribuita a pioggia. Responsabilità grave di sindacati che hanno sostenuto l'egalitarismo a discapito dell'efficienza dei servizi e del merito individuale. Un dirigente che sbaglia al massimo viene sanzionato con lo spostamento ad altro incarico. Basterebbe, invece, programmare seriamente le attività, verificare gli obiettivi reali ed introdurre un principio di responsabilità per rinfoltire le – attualmente vuote – liste di mobilità,  equiparando il lavoro pubblico con quello privato, licenziamenti inclusi.

Tempi di realizzazione di una siffatta riforma? Brevissimi e gli effetti economici strutturali sarebbero immediatamente visibili. Certo il nodo sta nel fatto che i politici si sono sempre serviti della PA come serbatoio di consenso elettorale: ma questa, che è il vero nocciolo della questione, è un'altra storia...

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, marzo 12, 2014

PUNTO E A CAPO / L'Italicum approvato e la battaglia (dimenticata) delle primarie

di Giuliano Gasparotti - Ed Italicum fu, alla fine. Dopo otto anni di stallo nonostante gli appelli ripetuti fino allo sfinimento dal Presidente Napolitano e dai Premier Monti e Letta, il Porcellum già modificato dalla sentenza della Consulta del dicembre scorso, è ad un passo dall'essere consegnato alla Storia.

Se è vero che il testo è frutto di un compromesso tra esigenze opposte, senza la presunzione di avere la verità in tasca, si può anche dire che probabilmente la migliore soluzione poteva essere una legge elettorale che salvasse tre principi essenziali: maggioritario, collegi uninominali e le primarie. Vero è che non esiste un sistema elettorale perfetto, e verissimo è che questo Parlamento, così composto, incapace persino di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, non riusciva a concepire niente di meglio, per cui fondamentale è stato arrivare in fondo ed ottenere comunque un importante risultato che ora dovrà passare le forche caudine del Senato, ovvero di quel secondo ramo del Parlamento che si vorrebbe abolire.

Si è riusciti a salvare il maggioritario, si sono ristretti i collegi sebbene non al punto da essere uninominali e, per quanto accorciate, non si è riusciti a superare lo scoglio dei listini bloccati. Nonostante le parlamentari di bianco vestite abbiano concentrato i loro sforzi sull'imposizione di una alternanza di genere nelle liste, il vero grande limite da nessuno cavalcato (e questo la dice lunga), è dato dall'assenza di una norma che prevedesse primarie (facoltative) per la selezione dei candidati. Quello era ed è il vero nodo politico ed insieme limite di questa legge: non a caso Matteo Renzi ha ripetutamente garantito che la selezione, comunque, il Pd la farà ricorrendo all'unico strumento di partecipazione che ha consentito un avvicinamento dell'elettorato alla politica.

Non c'è niente di peggio per i partitini che “ragionare” da partitini perché si alza il muro dell'autoreferenzialità e si antepone a qualsiasi esigenza la propria sopravvivenza. L'unico modo per abbattere questo muro è incidere sul potere decisionale delle segreterie politiche, dei caminetti di poche persone che stabiliscono chi candidare e chi escludere a seconda delle convenienze. Ed essendo legate al voto organizzato, molto lontano da logiche di merito, non sono certamente le preferenze classiche il sistema adeguato per rendere contendibili delle cariche. Ncd, popolari, montiani ed altre minoranze sparse hanno, quindi, perso una prima essenziale occasione per migliorare il testo dell'Italicum, chiudendosi, come hanno fatto, in battaglie di bandiera, che li ha portati dritti dritti in un vicolo cieco. Di altri Parlamenti di nominati, questo Paese, non ha davvero bisogno: per questo, se una battaglia possibile si vuole realizzare, che questa sia per la partecipazione e quindi, per le primarie.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

sabato, marzo 08, 2014

PUNTO E A CAPO / Pari Opportunità: se essere donne non è di per sé un merito

di Giuliano Gasparotti - La questione delle pari opportunità non è affatto superata, “esiste eccome” come afferma il Presidente Napolitano a margine delle celebrazioni dell'8 marzo. E' di queste ore la battaglia in Parlamento sulla legge elettorale che le donne stanno conducendo per ottenere l'alternanza di genere per le candidature nelle liste. Un'alleanza trasversale che, tuttavia, se ben vista dalla Boldrini, Presidente della Camera, che ha dato rilevanza all'iniziativa, non ha entusiasmato le ministre del nascituro Governo Renzi che è composto per il 50% da donne.

+ Parla Lucia Annibali, no sessismo

Si riapre così il dibattito su come lottare contro le discriminazioni: è sufficiente una legge che individui delle quote o imponga formalmente un'alternanza di genere? Viene da chiedersi se imporre una parità che nei fatti non c'è perché non esiste nella realtà della società italiana in ritardo di qualche decennio rispetto alle altre democrazie ed economie evolute, possa essere la giusta strada da seguire. E' l'organizzazione sociale che andrebbe nei modi e nei tempi completamente cambiata per spezzare quelle catene che impediscono di fare emergere talenti femminili: dal lavoro, alla famiglia ed alla maternità, dagli orari alla necessaria flessibilità che consentirebbe di costruire una società su misura delle esigenze personali di ciascuno. E' una delle grandi sfide della contemporaneità che tuttavia non può prescindere da un fattore, forse il più trascurato ad oggi in Italia: quello del merito.

Essere donna, essere omosessuale, essere giovane e via discorrendo non è un merito. E nonostante tanti sfruttino queste realtà facendone talvolta anche un mestiere, non pare che questa impostazione abbia prodotto dei risultati effettivi. Anzi, sembra quasi essere un modo per giustificare un cambiamento che è solo di facciata e non incide nel profondo. Non a caso le celebrazioni che ogni anno si tengono non fanno altro che constatare come il ritardo sia innanzitutto culturale, prima ancora che politico, economico e sociale.

In tanti hanno criticato la scomparsa di un Ministro dedicato alle Pari Opportunità che oggi, così come era nell'esecutivo Letta, è stato affidato ad un sottosegretario del Ministero del Lavoro, Teresa Bellanova, Pd con un passato di militanza Cgil. Con o senza Ministro, poco in realtà cambia a livello di approccio, molto tradizionale, perché la vera sfida sarebbe stata quella di smantellare integralmente uffici e dipartimenti che non sono mai riusciti ad ottenere altro che la preservazione di simboli usurati dal tempo. In un'ottica riformatrice è proprio il dicastero della Boschi quello cui si poteva guardare, riorganizzando gli uffici in base a taskforce di risultato: dall'omofobia all'imprenditoria, dalle unioni civili alla conciliazione lavoro-famiglia etc. Provando a creare magari quel Commissario per i diritti civili o quell'Agenzia per i diritti umani cui chiedere di stimolare sia le riforme legislative necessarie sia quelle politiche attive che incidano nel tessuto sociale.

L'Italia delle quote rosa e perché no anche quelle rainbow, a tutela delle rappresentanze lgbt, o di qualsiasi altro colore rischiano di creare una parità formale del tutto scissa dal merito e dalle competenze di ciascuno. Quell'antico vizio tipicamente veltroniano di comporre le liste elettorali per simbologie, per categorie (l'imprenditore, l'operaio, il sindacalista, la donna, il gay, l'immigrato etc) sembra essere puro maquillage che crea più problemi di quanti ne risolva. Partiamo dal merito: forse così inizieremmo a mettere ordine necessario per costruire delle politiche antidiscriminatorie davvero efficaci, davvero innovative.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, febbraio 26, 2014

PUNTO E A CAPO / Renzi, coraggio e postideologia: sui diritti civili cambiare verso è possibile

di Giuliano Gasparotti - Confronto e dialogo, un metodo laico che viene evocato, il giorno della fiducia al Governo dallo stesso Premier Renzi in riferimento ai diritti civili. Le associazioni gay insorgono proprio contro la parola “compromesso” che viene evocata insieme al riferimento alle unioni civili, le Civil partnerships che furono messe nero su bianco nel programma di candidatura dello stesso Renzi nel 2012. Se l'Italia si presenta alla guida del semestre europeo come l'unico Paese a non aver riconosciuto uno standard di tutele, è anche perché su questo terreno sono in troppi coloro che giocano la carta ideologica della contrapposizione. Laicità, d'altronde, vuol dire avere la capacità di ascoltare le ragioni dell'altro per provare a costruire riforme avanzate: unica soluzione per archiviare polemiche che durano da trent'anni. Responsabilità miope di chi non vuole legare il ragionamento sui diritti a quello sulle libertà e sulla giustizia e quindi, alla crescita anche economica del Paese. Qualche esempio?

I reati di opinione sono una brutta bestia, come noto. Lo sa bene Vladimir Luxuria che a Sochi non può esporre una scritta per protestare contro una legge liberticida, che immediatamente scatta il fermo di polizia con controlli annessi. Succede però che, quasi in contemporanea, in Italia, impazzi la polemica su una serie di opuscoli finanziati con soldi pubblici, che fanno l'elenco dei divieti e delle cose da non fare/dire direttamente nel mondo della scuola, impartendo l'ennesima lezioncina ad insegnanti ed alunni, dal titolo “educare alla diversità”. Nonostante il tentativo della viceministra Guerra di scaricare le “colpe” sull'Unar – Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali –    fallito grazie alla pubblicazione di una lettera che lodava anzitempo i libretti della discordia, e nonostante la consulenza che Paola Concia ha dato al governo Letta, proprio su questi temi, il nodo è che tutto il settore delle pari opportunità e dei diritti civili dovrebbe essere completamente rivoluzionato. Dovrebbe “cambiare verso” per usare un'espressione cara a Matteo Renzi.

Unar: un utile pullulare di opuscoli a scuola
Qualcosa, infatti, non torna: come si fa a criticare la censura russa ed al contempo difendere quel libretto che vorrebbe educare con un elenco di divieti e di discutibili assunti? Se davvero si ha a cuore la diversità, il ragionamento non può che partire con il rafforzamento della libertà: la scuola, nel rispetto della sensibilità di chiunque, sia un luogo che stimola il confronto, non “uniformandosi” ad un pensiero unico. Ad un modello, non si contrappone un altro modello; la propaganda stia fuori dalle aule, perché educare, significa fornire  strumenti utili affinché ciascuno ragioni con la propria testa. Metodo laicissimo che si basa sul dialogo: proprio quello contro il quale si scagliano alcune delle associazioni gay che affermano “o matrimonio egualitario o niente”.

Così se a destra sarebbe anche arrivata l'ora di sdoganare il tabù dei diritti civili, come parte integrante delle libertà della persona strettamente legate alla giustizia ed alla sua amministrazione da riformare; a sinistra sarebbe l'ora di evitare processi di rieducazione che hanno un approccio molto poco liberale. C'è modo di essere a favore dei diritti civili senza urtare la sensibilità di nessuno, purché invece di farne bandiere ci si concentri sulle quotidiani condizioni di vita di cittadini come gli altri, come tali né peggiori né migliori. Ciascuno è quello che è: si possono offrire anche 65.000.000 di dollari per “convertire” una figlia lesbica, come nel caso del magnate coreano Cecil Chao Sze-tsung ma non c'è lavaggio del cervello che tenga rispetto alla libertà di ciascuno di essere sé stessi e di costruire, ciascuno, la propria felicità.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, febbraio 19, 2014

PUNTO E A CAPO / Il lavoro nel crono-programma Renzi: perché le riforme sociali e civili sono due facce della stessa medaglia chiamata crescita

Irene Tinagli
di Giuliano Gasparotti - “Votiamo leggi di cui nessuno di noi comprende il significato”: iniziò così un applaudito intervento di Pietro Ichino, qualche mese fa e sollevava un problema non solo di 'drafting' legislativo, cioè del modo in cui si scrivono le leggi, ma una più generale esigenza di semplificazione e di chiarezza che sono le precondizioni necessarie per la crescita. Il Paese chiede riforme urgenti non più rinviabili: questo il motivo essenziale che ha portato al cambio di Premier a Palazzo  Chigi. Renzi, indubbiamente è oggi l'unico leader politico capace di spingere sull'acceleratore l'auto Italia rendendola competitiva e capace di creare opportunità.

Come è tipico del suo stile postmoderno ed efficientista, Renzi ha innanzitutto trasformato il programma di Governo in un crono-programma. Lavoro, pubblica amministrazione, fisco: le tre priorità. Come già annunciato in una lettera di inizio anno, a queste riforme si debbono associare quelle istituzionali (legge elettorale, Senato e Titolo V) ed i diritti civili. Rispetto a questo impianto i partiti della maggioranza hanno l'occasione di cambiare il Paese in profondità oppure di condurlo a delle consultazioni elettorali che, ricordiamolo, comportano comunque il cambiamento della legge elettorale e l'attuazione delle modifiche costituzionali necessarie. Quindi: galleggiare oppure cambiare? Nessuno degli eletti vuole realmente affrontare il responso delle urne, questo è evidente.

Pietro Ichino
Dalla composizione del Governo, si capirà bene che indirizzo l'esecutivo vorrà prendere. I nomi non sono indifferenti: avere Ichino o Tinagli come Ministri del Lavoro, ad esempio, significa provare finalmente a rilanciare l'economia di un Paese che scommette sulle proprie capacità e può diventare attrattore di investimenti grazie ad un codice del lavoro semplificato, a garanzie certe sui costi, all'abbattimento di quel muro invalicabile che condanna il 40% dei nostri giovani ad essere disoccupati. Se la scelta ricadrà su Moretti, ad di Ferrovie o su Epifani, ex Cgil, si rimarrà sulla difesa dell'esistente che, in un momento di crisi come questo, vuol dire arginare una emorragia in corso senza né far rimarginare la ferita e meno che meno guarire dalla malattia.

Non è neanche possibile pensare di rilanciare i diritti sociali, il lavoro, senza occuparsi di quelli civili perché sono due facce della stessa medaglia, legate a filo doppio e lontani anni luce da battaglie di stampo ideologico. Per questo sorprende, ad esempio, la posizione di partiti come quello di Alfano, che vorrebbe un liberismo senza confrontarsi sul terreno delle libertà e dei diritti civili, oppure di Scelta civica che non sembra stringersi affatto sui suoi cavalli di razza, rinviando un congresso aperto fondativo di un movimento Liberal che la guida di Stefania Giannini relega al 2% secondo i sondaggi più favorevoli, dopo aver raggiunto il 10% alle ultime politiche.

Specie per la formazione di un nuovo centrosinistra vincente, è interesse del Pd, quello di avere alleati forti e capaci di mettere il turbo al processo riformatore. Quello che conta è dare risposte ad una Italia stremata: dagli imprenditori ai lavoratori al popolo delle partite iva, dai giovani alle donne agli omosessuali, una lista sterminata di cittadini chiedono di voltare pagina con decisione e chiarezza rispetto a stantie liturgie e giochi di potere che non risolvono alcun problema quotidiano.  Guai a chiedere di aspettare ancora: nessuno è davvero più disposto ad assecondare le esigenze di una politica autoreferenziale che guarda soltanto alla propria sopravvivenza.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

martedì, febbraio 04, 2014

PUNTO E A CAPO / La riforma della Giustizia non si fa col decreto Svuotacarceri

di Giuliano Gasparotti - Più volte il Presidente Napolitano è intervenuto per sollecitare Governo e Parlamento ad affrontare il dramma umano che si consuma nelle carceri italiane. 62.000 detenuti per 47.000 posti disponibili sono i numeri che evidenziano la portata della questione sulla base della quale la Corte Europea dei diritti ha messo in mora il nostro Paese. L'intervento, urgente, è stato più volte rinviato per la delicatezza del tema che impatta non poco sull'opinione pubblica. Il Governo presenta, dunque, un decreto infelicemente ribattezzato “svuotacarceri” che facendo leva sugli strumenti legislativi vigenti, amplia la possibilità di ricorso a metodi alternativi di pena valutati caso per caso da parte dei giudici.

Prontissima e scontata la polemica con Grillo che denuncia l'uscita di assassini, mafiosi e stupratori dalle patrie galere. L'ennesima esasperazione che, tuttavia, poggia su una considerazione del tutto evidente: così com'è il decreto non fa altro che evitare di affrontare il problema vero ovvero una riforma complessiva della Giustizia. Di per sé, quindi, è una misura (come troppe adottate dal Governo Letta) che non risolve ma tampona rinviando ancora la cura di un sistema davvero malato.
Provvedimenti di clemenza (amnistia od indulto) non sono una vera riforma strutturale ed a nulla servono se non si apre nel Paese una riflessione seria sulla dignità della persona, sui diritti e le libertà negate. Dal problema dei tempi biblici, alla carcerazione preventiva che anticipa la pena rispetto al giudizio, al rapporto tra giustizia, mass media e diffusione delle intercettazioni, ad un bilanciamento di tutte le fattispecie di reato, dalla responsabilità civile dei magistrati ad una riforma in senso accusatorio del processo penale eliminando tutti i residui inquisitori persistenti ad una profonda riforma dell'amministrazione penitenziaria, il lavoro da realizzare è senz'altro impegnativo. La logica, tuttavia, del cacciavite laddove andrebbe ripensato il sistema dalle proprie fondamenta, evidentemente non convince.

Di più: prepara il terreno per innestare su questo campo la becera propaganda ideologica delle tante forze politiche forcaiole che, Grillo in testa, non risparmiano occasioni per soffiare sul fuoco. Qualche esempio? E' di soli pochi mesi fa la fuga del serial killer Bartolomeo Gagliano. Candidamente, il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo, ammise: “per noi era solo un rapinatore”. Parole che pesarono come pietre considerando l'estrema pericolosità sociale del fuggiasco, poi catturato, che non era nuovo ad episodi del genere. Il nodo, tuttavia era un altro: dinanzi ad un errore così evidente, possibile che la responsabilità della Giustizia al massimo, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe potuto produrre la sanzione dello “spostamento” ad altro incarico del direttore del carcere?

Tutto qui? Qualcosa, anzi più di qualcosa non funziona in un sistema del genere che non fa altro che giustificare errori che, in questi casi, possono essere irreparabili. Ne va della sicurezza e quindi della vita dei cittadini. Per il bene quindi, della Giustizia una riforma complessiva, taboo per la sinistra con l'incubo di essere poi associata a Berlusconi, è doverosa. E dinanzi all'incapacità della politica è del tutto normale che le uniche riforme effettuabili imbocchino la strada referendaria. Attenzione però: la tecnica del rinvio, ogni giorno che passa, giustifica, con provvedimenti poco utili come il decreto Cancellieri, polemiche strumentali di chi si aggrappa a qualsiasi cosa pur di gettare benzina su un incendio già divampato.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

mercoledì, gennaio 22, 2014

PUNTO E A CAPO / L''Italicum' di Renzi e Berlusconi e la palude parlamentare

di Giuliano Gasparotti - Si scrive “ridateci le preferenze” ma in realtà, tra le righe delle dichiarazioni sull'Italicum, che non è un treno ma la proposta di nuova legge elettorale, si legge “abbassiamo lo sbarramento” così da far sopravvivere i tanti (troppi) partitini in cui è divisa la politica italiana. Con estrema chiarezza, infatti, Renzi ha già individuato il modo che consente ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti nel futuro Parlamento: le primarie di circoscrizione. Sbloccando, su base volontaria, i listini bloccati ed evitando di creare nuovi gruppi di nominati, i (non si sa mai fino a che punto) fedelissimi dei capi, che fuori dal Palazzo non riuscirebbero a prendere neanche un voto: deprimente spettacolo prodotto in questi anni. La proposta adesso deve attraversare la palude delle attuali Camere che, tenteranno l'assalto alla diligenza per modificarne il testo e rinviarne l'approvazione.

Nel proprio discorso di (re)insediamento il Presidente Napolitano rimproverò ai partiti proprio la mancata riforma elettorale tra le tante omissioni, irresponsabilità, tatticismi e strumentalismi concludendo “questo vostro applauso non induca a nessuna autoindulgenza”. La recente vicenda del poi ritirato decreto Salva-Roma è un chiaro esempio di come funzionano certe cose. L'accordo tra Renzi e Berlusconi prevede il doppio turno di coalizione, sbarramenti alti e primarie volontarie per la scelta dei parlamentari. Preferenze a parte i rilievi sono due: troppo bassa la soglia di accesso al premio di maggioranza perché consentirebbe col 35% di voti di avere una sovrarappresentanza del 55% dei seggi, e troppo alte sono le soglie di sbarramento (5% per i partiti in coalizione; 8% per i partiti fuori coalizione; 12% per le coalizioni). Tecnicismi a parte, se andassimo a votare domattina in Parlamento ci ritroveremmo soli 3 partiti: Pd, Forza Italia e 5 Stelle. Al di là del solito teatrino di dichiarazioni, basterebbe specificare meglio l'accordo. Come? Inserire per legge le primarie (come accade nella vigente legge toscana). Chi non vuole dare un vantaggio competitivo agli avversari, presentandosi meglio all'elettorato, faccia le primarie e dia agli elettori la facoltà di scelta dei futuri parlamentari. Specificare che il premio di maggioranza va attribuito alla coalizione vincente prevedendo una quota di seggi dello stesso premio da attribuire proporzionalmente come recupero per le sole forze che non superano lo sbarramento ma sono parte della maggioranza uscita vincente alle urne. Utilissima sarebbe una norma “antiribaltone” che preveda la decadenza degli onorevoli che eletti in una lista decidano di cambiare casacca in corso d'opera. Certamente alzando dal 35% al 40% la soglia di assegnazione del premio od abbassando le soglie di sbarramento si risolverebbero quei dubbi di costituzionalità da più parti sollevati ma con il rischio di riprodurre una Camera con gli stessi vizi di inconcludenza ed ingovernabilità che ci sono oggi.

I piccoli partiti spariranno? No, saranno però costretti a stringere degli accordi di coalizione oppure a federarsi con i partiti maggiori e potranno condurre dall'interno le proprie battaglie politiche. Se invece continueranno a guardarsi l'ombelico è bene che, senza consenso sufficiente, non abbiano rappresentanze istituzionali. “Siamo cresciuti dello 0, 7%: un grande successo”: nessuno vorrebbe più rileggere sui quotidiani frasi del genere che appartengono alla I Repubblica durante la quale tutto cambiava (a cominciare dai Governi) per non cambiare assolutamente nulla. 43 Governi in 45 anni anni non sono cosa di poco conto rispetto ai vent'anni di maggioritario durante i quali, salvo ribaltoni, i Presidenti del Consiglio sono stati Berlusconi (3,340 giorni da Premier), Prodi, D'Alema, Amato, Monti e Letta con una imperfetta ma pur importante stabilità. Una semplificazione del quadro, quindi, è indispensabile e con questa riforma i cittadini potranno scegliere il Governo, la maggioranza, il partito e con le primarie anche i propri rappresentanti. Sarà davvero la volta buona?

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

venerdì, gennaio 10, 2014

PUNTO E A CAPO / Il cacciavite ed il trapano: Letta-Renzi alla prova delle riforme

di Giuliano Gasparotti - Tre i fronti caldissimi aperti: la legge elettorale e le riforme istituzionali, il lavoro ed i diritti civili. Una benefica scossa quella data dall'elezione a Segretario di Matteo Renzi che ha con poche mosse rimesso nelle mani del Pd l'agenda politica nazionale. Mentre a Firenze incontra Mario Monti, fondatore di Scelta civica, a Palazzo Chigi un altro democrat come Enrico Letta prova a mettere le ali ad un esecutivo che non riesce a decollare e appare in perenne stato di empasse. In fondo si tratta di sintonizzarsi con gli umori profondi di un Paese travagliato dalla crisi che è economica ed anche morale, fermo da troppo tempo, invischiato in quelle sabbie mobili di un immobilismo che poteva funzionare nella I Repubblica ma di certo non nel 2014 appena iniziato. C'è chi pensa di “aggiustare” le cose col cacciavite per far funzionare l'Italia, c'è chi invece utilizzerebbe il trapano per ricostruire tutto daccapo.

Se infatti Grillo non riesce a superare la critica antisistema ed inizia ad essere percepito come un voto poco utile perché fine alla protesta senza proposta, lo slancio riformatore di Renzi, che era stato quello di Monti quando era Premier, è quello di aggredire i nodi principali della crisi italiana affrontandoli con coraggio e decisione, diversamente dall'attuale Premier Letta che rischia di essere stretto dai propri stessi metodi fatti di mediazione paziente, di trattative estenuanti, di rinvii, di equilibrismi che rischiano di aggiungere caos a caos e di non portare i risultati attesi. E' cambiata la società italiana, se si pensa che le famiglie composte da una sola persona sono il 31,2% del totale, in crescita esponenziale rispetto solo a pochi decenni fa, ed in pochi anni la crisi economica ha portato secondo dati recentissimi e drammatici la disoccupazione giovanile sopra il 40%. Se sommiamo a questi dati anche un bassissimo livello di credibilità delle istituzioni e dei partiti ed una fiducia nel futuro ridotta al lumicino, è facile comprendere come il recupero di questi indicatori sia possibile non certo avvitando meglio qualche bullone ma ricostruendo dalle fondamenta un sistema che più volte ha rasentato il corto circuito.

Il tempo è ampiamente scaduto esattamente come la pazienza di italiani stremati dalla coda interminabile di una II Repubblica che non riesce a finire. Per questo, a torto od a ragione, il tema della lotta seria e senza quartiere ai privilegi è il primo punto all'ordine del giorno. Per questo restituire la scelta e la decisione ai cittadini dei propri parlamentari e del proprio Governo sono tasselli ineludibili per una nuova legge elettorale che mandi in soffitta sia il Porcellum che il neoPorcellum così come trasfigurato dalla sentenza della Corte costituzionale. Per questo, necessario è aprire un cantiere di riforme civili e sociali che rilancino il lavoro ed i diritti civili. Isolando gli opposti estremismi, i temi e le proposte politiche in campo sono queste. Non è un caso che solo pochi giorni fa Mario Monti era a pranzo con Matteo Renzi a Firenze proprio mentre Vendola inizia a bussare alle porte del Pd paventando una federazione dei due partiti. Con buona pace di un Alfano che, da settimane, ripete, quasi ossessionato, il proprio no a dei matrimoni gay che nessuno ha chiesto – vista la proposta delle Civil Partnership – e pare essere sempre più isolato e schiacciato da Berlusconi vero perno del centrodestra italiano.

Eppure laddove ci fosse una volontà politica le riforme si potrebbero fare in pochissimi mesi e si potrebbero scongiurare i venti di crisi che soffiano su Palazzo Chigi. La presidenza di turno della UE da parte dell'Italia è un'occasione che non si può perdere per presentare un Paese allineato a tutti gli standard economici ma anche sociali e civili del resto dell'Europa. Ricominciare a correre: questo è l'obiettivo che non si può mancare.

Giuliano Gasparotti
BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.

martedì, dicembre 10, 2013

PUNTO E A CAPO / Scalfarotto-D'Alema, 50-30: come cambia il Pd nell'era Renzi

di Giuliano Gasparotti - A Foggia, in Puglia, si è consumata la sfida di maggiore rilievo nel corso di queste primarie 2013 del Partito Democratico. Vinta da Ivan Scalfarotto che sfiorando il 50% dei consensi ha battuto Massimo D'Alema, uomo simbolo della sinistra della II Repubblica, già Premier e più volte Ministro che si è attestato poco sotto il 30% dei consensi. Sono stati due mondi che si sfidavano, due modi di concepire la politica, i suoi metodi, i suoi contenuti. L'innovazione contro la tradizione. “Senza essere stata né cooptata, né invitata, cosa inusuale per l'Italia, una nuova generazione ha preso il Pd. Oltre all'exploit di Renzi, con il buon risultato di Civati, si supera l'80% dei consensi.

Io e Renzi alla Leopolda 2012
"In un Paese normale dovrebbe essere fisiologico", commenta Ivan Scalfarotto ad urne chiuse. Finisce l'epoca degli eredi del Pci ed infatti, nonostante le costanti polemiche che lo circondano, il Pd ha saputo dimostrare tutta la sua vitalità superando la fusione a freddo di due apparati morenti. Basta, d'altronde, leggere il libro “Contro i perpetui”, per rendersi conto della cifra dell'impegno politico dell'amico e compagno di tante battaglie, Ivan Scalfarotto che aveva sfidato la premiership di Romano Prodi ed altri nel 2005. Preparato, pragmatico, in prima linea nelle battaglie per i diritti civili, è diventato deputato pugliese democrat ed impegnato al fianco di Matteo Renzi per rinnovare il Pd e la politica italiana. Tutto l'opposto di Massimo D'Alema che ha rappresentato e rappresenta quell'anima della sinistra tradizionale, socialdemocratica, fatta di impegni istituzionali e devozione verso “il” partito, di tradizione post-comunista.

E' la sintesi di quanto accaduto solo poche ore fa durante delle consultazioni che hanno celebrato la vittoria di Matteo Renzi, uomo lontano dall'apparato, dalle liturgie e dalle modalità di fare politica che appartengono ad una tradizione consegnata alla Storia. Le esigenze di cambiamento sono forti nella società italiana e l'elettorato mai come oggi è mobile e volubile. Una delle principali chiavi di interpretazione sta proprio nella contrapposizione tra statico e dinamico, ovvero tra chi ha sempre considerato la società italiana dagli immutabili blocchi contrapposti tra destre e sinistre e chi invece comprende come gli umori elettorali si spostano e si conquistano a seconda della capacità di proporre una soluzione ad un malessere profondamente radicato. La sfida più difficile di Renzi starà nella capacità di leggere l'Italia vera della crisi e darle una prospettiva di speranza. Con Letta a Palazzo Chigi ed un panorama politico estremamente cambiato in un solo anno, con  Grillo stabilizzatosi intorno al 20%, la sfida non appare semplice.

Rispetto al 2012, infatti, le primarie sebbene abbiamo mantenuto un'alta partecipazione, non hanno messo le ali al Pd: centrodestra e centrosinistra sono pari al 33%, mentre un anno fa il Pd balzò dal 26% al 34% in pochi giorni. Segnali non trascurabili anche perché oltre la rottamazione, oramai avvenuta, occorrere rimettere in sesto il Paese e farlo correre. Un'Agenda per l'Italia che coaguli oltre al Pd le migliori energie di tutte le forze politiche innovatrici, inclusa Scelta civica ovviamente, potrebbe essere lo strumento vincente per costruire una maggioranza unita dalle idee prima ancora che dalle persone, frutto non di accordi di vertice ma in primo luogo comune sentire nel Paese, tra i cittadini, stanchi, che vogliono cambiare decisamente pagina.

BIOGRAFIA - Giuliano Gasparotti, giurista, si occupa attualmente di privacy e diritti della persona per Regione Toscana dopo aver a lungo approfondito i temi dell'amministrazione digitale, società dell'informazione e della comunicazione, degli aspetti giuridici del documento elettronico, dell'organizzazione del lavoro pubblico. Dopo la Scuola di formazione politica Ulibo di Prodi, ha approfondito per il Pd i temi della creatività, dei diritti civili, della innovazione, dello sviluppo competitivo dei territori e dell’economia della conoscenza, della cultura contemporanea e della identità politica postmoderna. Ideatore e fondatore delle Officine Democratiche (che raccoglie i “meccanici” ovvero coloro che lavorano per sanare la frattura tra politica e società) di cui è attualmente Presidente onorario è stato coordinatore fiorentino per i DS, prima, e per il PD, poi, ed è tra gli estensori delle proposte sulla laicità ed i diritti civili per il programma di candidatura di Matteo Renzi alle Primarie 2012. Candidato “rottamatore” con l'ex Premier Mario Monti, è parte del Coordinamento politico toscano ed è Responsabile nazionale Area Diritti Civili di Scelta Civica per l'Italia.