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giovedì, maggio 25, 2017

Medicina estetica, in un convegno a Lecce tutte le novità per il trattamento degli inestetismi cutanei

LECCE - Si svolgerà sabato 27 maggio all’Hotel Hilton Garden Inn di Lecce il IV Convegno Salentino di Medicina estetica. L’appuntamento, giunto alla IV^ edizione, è curato dai medici specialisti, Corradino Giuranno, Anna Maria Stomeo e Maria Rosaria Franco.

Al convegno, dal titolo intrigante: «La Medicina del Bellessere» partecipano i massimi specialisti nazionali della medicina estetica, oltre a farmacisti, biologi, nutrizionisti e psicoterapeuti.

Negli ultimi anni è aumentata la richiesta di correzione degli inestetismi cutanei con trattamenti clinico-ambulatoriali. Le numerose innovazioni aprono nuovi scenari terapeutici per la Medicina Estetica del Benessere e del Bellessere.

Questo IV Convegno di Medicina Estetica prevede un percorso formativo teorico-pratico che mira a fornire le conoscenze cliniche e tecnologiche più innovative. Le tematiche, sulle quali si apre un confronto stimolante, anche a livello internazionale, consentono di scambiare esperienze e aggiornamenti di nuove tecniche di trattamento degli inestetismi cutanei, tendenze nell’alimentazione, stili di vita e benessere.

La partecipazione al congresso è aperta a tutte le professioni mediche.

mercoledì, maggio 24, 2017

Dormire per vivere meglio anche con gli altri: chi passa notti in bianco è poco affidabile e perde gli amici

STOCCOLOMA - Due ricerche recenti rivelano dei lati poco approfonditi degli effetti dell'insonnia o della carenza di sonno, in particolare per ciò che riguarda le conseguenze sociali. Una arriva dal Karolinska Institute di Stoccolma, ed ha evidenziato che la voglia di avere contatti sociali con qualcuno che appare stanco e insonnolito è del 21% inferiore al desiderio di socializzare con chi sembra riposato.

"Potrebbe trattarsi di un meccanismo evolutivo", ha sottolineato una delle ricercatrici, Tina Sundelin, ed ha continuato: "oppure potrebbe essere un meccanismo appreso: tutti abbiamo imparato, dalle nostre esperienze, che chi è stanco non è un gran partner nelle conversazioni, non è interessato a noi e probabilmente ci farà perdere tempo".

Il secondo studio, pubblicato dalla University of California di Berkeley, ha indagato l'effetto dell'insonnia sul cervello ed avrebbe dimostrato che la mancanza di sonno rende iperattiva l'amigdala, il centro cerebrale della paura e questo fa sì che l'insonne sia meno capace di interpretare le espressioni facciali altrui. Gli altri così appaiono più ostili di quanto in realtà siano. È come se il nostro organismo, avvertendo che nonostante la stanchezza non stiamo dormendo, scambiasse questo stato con quello in cui ci si trova quando una minaccia - ad esempio un predatore - ci impedisce di rilassarci.

E così il sistema cerebrale che vigila sull'ambiente circostante cercando segnali di pericolo, inizia a imporsi sulla nostra capacità di concentrazione, depotenziandola. Per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di ulteriori buoni motivi per cercare di vivere una vita con meno stress e alla ricerca del giusto riposo quotidiano per stare bene con sé stessi e con gli altri.

martedì, maggio 23, 2017

Al Fazzi i tumori si curano con l’'immunoterapia'."Il nostro è un Polo di eccellenza dove si pratica la terapia personalizzata e di precisione"

LECCE - Il Polo Oncologico di Lecce è uno dei centri all’avanguardia in Puglia e molto stimato in Italia. A parlare sono i dati sulla mobilità passiva: sono sempre meno i malati che prendono la strada delle cliniche del nord. All’Oncologico “Giovanni Paolo II” del “Vito Fazzi” , da quasi due anni l’affluenza è enorme. Basta dare uno sguardo al parcheggio, sempre stracolmo (purtroppo!). La conferma arriva dalle circa 1.000 chemioterapie al mese; dalle 2.000  prestazioni ambulatoriali in day hospital al mese e dai quasi 1.000 ricoveri l’anno nel reparto di degenza al 2° piano.

Oggi la terapia che apre la strada al prolungamento della sopravvivenza e alla speranza di guarigione di molti malati oncologici in stato avanzato ha un solo nome: immunoterapia. Ovvero, una potente arma contro il cancro che non combatte direttamente le cellule tumorali ma agisce sul sistema immunitario: lo attiva per aggredire e combattere il tumore tramite gli anticorpi normalmente presenti nel nostro organismo.

«Con i successi dell’immunoterapia – spiega il primario Gianmarco Surico – si va riducendo sempre di più il ricorso alla chemio e alla radioterapia. Il gruppo multidisciplinare valuta lo stato immunitario del paziente, le indicazioni di tipo genetico, i fattori diagnostici, le mutazioni molecolari, la valutazione clinica e dello stato di malattia e si passa alla scelta migliore».

I tumori che maggiormente si prestano alle cure dell’immunoterapia sono il polmone, il melanoma, i reni e i tessuti uroteliali(vescica…).
«Ma adesso l’Asco, la Società americana di oncologia clinica – fa sapere Surico – mette a disposizione i primi studi dell’impiego dell’immunoterapia anche per il colon e la sfera ginecologica».

Chi sono i pazienti candidati all’immunoterapia, visto che si parla di una terapia molto costosa?
«In questo senso – spiega l’oncologo del “Fazzi” – c’è un po’ di confusione. Tutti i pazienti vorrebbero accedere all’immunoterapia. Ma devono ricorrere condizioni particolari. Il convegno che faremo al Tiziano il 6 e 7 luglio servirà a chiarire anche questi aspetti».

Quali sono le ultime novità terapeutiche sull’immunoterapia?
«Il 1° giugno -anticipa il dottore Surico - sto partendo per gli Usa, a Chicago, al Congresso mondiale di Asco. Stanno cambiando molte cose che riguardano le nuove indicazioni e le linee guida sull’immunoterapia. Una pratica che ormai si sta allargando con indicazioni in vari tipi di tumori. Al convegno verranno illustrati tutti gli studi nelle varie patologie. Prende sempre più piede la terapia personalizzata e di precisione. E i risultati sembrano promettenti».

Ultimamente la direzione della Asl Lecce ha supportato fortemente i laboratori bio-molecolari e la genetica oncologica del “Fazzi”.

lunedì, maggio 22, 2017

Basilico, da re degli aromi ad antidolorifico per eccellenza che aiuta la circolazione sanguigna

BARI - Direttamente dalla natura arrivano alcune risposte alla domanda di salute che spesso vengono confortate anche dagli studi della medicina. Esistono, infatti, piante che utilizzate nelle cucine o nelle tradizioni mediche di alcuni paesi anche da migliaia di anni, possono apportare benefici sufficientemente conclamati anche a livello della ricerca scientifica. Questa volta, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti, vuol parlare dei benefici ed usi di una pianta, utilizzata come spezia per il sapore così delicato, per molti insostituibile.

Il basilico è una delle piante più fresche che possiamo trovare in circolazione, talvolta usato anche solo per il suo buon odore. Eppure il basilico contiene un'infinità di sostanze che rappresentano un vero toccasana per il corretto funzionamento del nostro organismo, al netto di un apporto calorico praticamente irrisorio. Il basilico è ricchissimo di potassio, il ché lo rende perfetto per ridare il giusto equilibrio idrico al nostro corpo; inoltre, anche se non in quantità industriali, questa pianta contiene anche calcio, perfetto ottimo per la solidità delle ossa; infine grazie al ferro e al fosforo, il basilico aiuta la nostra corretta circolazione sanguigna e aiuta anche il nostro cervello a mantenere brio e freschezza.

Il basilico, inoltre, è ricco di magnesio e vitamina A, elementi importanti per il nostro sistema immunitario. Ma quello che non tutti sanno è che questa pianta è portentosa per quel che riguarda i problemi di articolazioni e i dolori reumatici: le sue foglie contengono un elemento chiamato eugenolo che ha fortissime proprietà antidolorifiche, tant'è che negli ultimi tempi se ne sta ricavando addirittura un olio essenziale.

domenica, maggio 21, 2017

Frammenti di metallo, negli Usa ritirate tonnellate di hot dog

STATI UNITI - La presenza di corpi estranei è uno dei rischi più temuti da aziende e consumatori, dall’Italia all’estero. Negli Stati Uniti, John Morrell & Co. una grande società di lavorazione della carne, ha ordinato il ritiro dei prodotti per probabile contaminazione da corpi estranei. L’avviso di richiamo per il rischio alimentare riguarda nella fattispecie 100 tonnellate di carne: numeri da capogiro che rischiano di generare seri problemi di salute, derivanti dai frammenti metallici che possono provocare soffocamento o lesioni.

L’ordine della società alimentare di ritirare la carne incriminata è stato pubblicato sul sito del Dipartimento dell’Agricoltura degli USA (FSIS): si tratta di 100 tonnellate di hotdog di manzo, un alimento consumatissimo oltreoceano. L’azienda, dopo le lamentele di molti consumatori, ha palesato che gli hotdog potrebbero essere contaminati dal frammenti metallici, dunque, immediato il ritiro. Il tutto è emerso durante un normale controllo di routine interno da parte degli specialisti dell’USDA, dopo le lamentele di numerosi acquirenti ed ecco la scoperta shock: un campione è risultato contenere corpi estranei.

Gli hotdog sotto accusa sono stati prodotti dal 26 gennaio 2017. La misura adottata dalla società è di tipo precauzionale: al momento, infatti, non si registrano casi di lesioni. A causa dell’elevato rischio, però, le autorità americane hanno lanciato l’appello a coloro che hanno acquistato la carne di riportarla nei punti di vendita. Si tratta di uno dei provvedimenti più drastici negli USA per la carne: l’allerta è molto elevata. Essa è stata classificata da parte del Ministero dell’Agricoltura come “Class I recall“, cioè “una situazione pericolosa per la salute in cui vi è una ragionevole probabilità che l’uso del prodotto provoca gravi conseguenze per la salute”.

Le tracce di frammenti metallici, possono provocare soffocamento o lesioni. l ritrovamento di un corpo estraneo, spiega Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è uno dei tre possibili rischi legati alla produzione di alimenti, insieme a quello di contaminazioni biologiche o chimiche, ed è anche il meno pericoloso dei tre. Si tratta di solito di eventi puntuali, dovuti a incidenti: frammenti di vetro o metallo, oppure di gusci o di osso, e in qualche caso materiale biologico come insetti o piccoli animali. I casi sono sporadici, ma esistono: basti pensare che nel 2016 sono state 36 le segnalazioni di allerta su prodotti importati in Italia e 15 quelle sugli alimenti esportati all’estero dal nostro paese.

Il sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangini (Rasff) ci informa per esempio che dalla Germania è arrivato budino “arricchito” da frammento di metallo". Noi invece ci siamo fatti notare per la presenza di ossa di animali in scatolette di tonno, pezzi di vetro nella pizza e lame metalliche in un lotto di mortadella affumicata. Probabilmente i casi sono molti di più, perchè la presenza di corpi estranei negli alimenti prodotti e venduti solo in Italia non viene monitorata dal Ministero della salute e quindi non esiste una casistica. Per fortuna le conseguenze in genere sono minime. Nei casi più gravi, fortunatamente rari, si tratta di lesioni alla bocca o danni ai denti: il nostro apparato digerente è attrezzato per proteggersi da questo tipo di incidenti e in letteratura scientifica non ci sono casi di danni all’apparato digerente dovute all’ingestione accidentale di frammenti di vetro. Le aziende proteggono i prodotti lavorati con barriere, come setacci, o sistemi di rilevamento come metal detector, raggi X o campi magnetici.

Il sistema di controllo HACCP prevede di individuare i punti di rischio nel processo produttivo, che variano a seconda del tipo di prodotto, per metterli in sicurezza, e in genere funziona abbastanza bene. Ovviamente non si tratta di un sistema perfetto. Per quanto riguarda i consumatori, chi trova un corpo estraneo in un alimento, ha il dovere di avvertire sia il punto vendita dove si è fatto l’acquisto sia il produttore, fornendo tutti i dati necessari a identificare il prodotto: lotto, data di produzione e data di scadenza. L’alimento in questione dovrebbe essere conservato, se possibile, o quanto meno fotografato. Le aziende devono verificare che il reclamo sia fondato e legato al processo produttivo, non ad altri fattori, come la cattiva conservazione nel punto vendita.

Barcellona, il ginecologo del 'Fazzi' Andrea Tinelli presidente del Congresso mondiale di Isteroscopia

BARCELLONA  - Tre giornate, dal 3 al 5 maggio 2017, dedicate alle novità mondiali sull’Isteroscopia, la procedura chirurgica minimamente invasiva utilizzata per la visione dell’interno dell’utero.

Un congresso, il “Global Congress on Hysteroscopy” che ha riscosso un grande successo internazionale, con la partecipazione di oltre 700 ginecologi affluiti nella città catalana da 63 paesi del mondo, con la rappresentanza qualificata di tutti i continenti.

Al tavolo della presidenza il prof. Andrea Tinelli, ginecologo leccese da anni al “Vito Fazzi” di Lecce, non nuovo a riconoscimenti e docenze internazionali.

Tinelli ha diviso la presidenza con i colleghi spagnoli Sergio Haimovich (Barcellona) e Luis Alonso Pacheco (Malaga). Al Congresso hanno partecipato anche i rappresentanti delle più importanti società mondiali di Endoscopia, quali la Prof. Bradley, il Prof. Levie, il Prof. Moawade altri.

I video, le slide e le relazioni hanno parlato di sanguinamenti, polipi, aborti spontanei, cancro dell’endometrio e molto altro ancora, alla luce delle recentissime tecniche diagnostiche e terapeutiche.

La prestigiosa delegazione italiana ha svolto un ruolo scientifico di primo piano, con la partecipazione di illustri ginecologi, quali il prof. Bettocchi (Bari - premiato fra i pionieri dell'Isteroscopia), il prof. Di Spiezio Sardo (Napoli), il Prof. Cicinelli (Bari), il prof. Mazzon (Roma), il dr. Franchini (Firenze), il dr. Gubbini (Bologna), il dr. Casadio (Bologna) e altri ancora.

Il successo del Congresso è testimoniato dagli oltre 5500 followersche hanno seguito le sezioni su Linkedinin vari continenti.

Visto l'incredibile exploit dell'evento, il comitato organizzativo ha deciso di ripetere il “Global Congress” fra 2 anni, nel 2019, nella stessa splendida location catalana, orgogliosi di aver creato un prodotto scientifico di altissima qualità.



sabato, maggio 20, 2017

Cassazione: se l'intervento è perfetto ma inutile, l'ospedale deve risarcire il danno non patrimoniale al paziente

ROMA - Quanti interventi o trattamenti si fanno nelle nostre strutture sanitarie che non portano i risultati promessi con conseguente mantenimento della situazione precedente o addirittura peggioramento dei pazienti sia nella loro situazione clinica e quasi sempre anche in quella psichica determinata dalla frustrazione per i mancati miglioramenti previsti? Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, con la sentenza 12597/17 della Cassazione Civile pubblicata il 19 maggio, case di cura e ospedali dovranno prestare maggiore attenzione nel proporre operazioni o cure, perchè nel caso in cui risultassero del tutto inutili anche se eseguite alla perfezione e non determinino un peggioramento delle condizioni di salute dello stesso paziente, potrebbero essere foriere di risarcimenti.

Nella fattispecie, i giudici della terza sezione civile hanno accolto il ricorso di una donna che si era rivolta ad una Casa di Cura della provincia di Avellino per un intervento chirurgico di «stabilizzazione della spalla sinistra». Nonostante l’operazione, se non un aggravamento, la paziente non aveva tuttavia riscontrato alcun giovamento ed in più aveva subìto un danno psichico documentato a causa della delusione provata per l’inefficacia del trattamento. La Corte di appello di Napoli aveva respinto la domanda risarcitoria ritenendo che l’intervento era stato eseguito correttamente e che non aveva determinato un peggioramento del suo stato di salute. La Cassazione nel ribaltare il giudizio della corte territoriale ha ritenuto fondate le doglianze della donna ha focalizzato l'attenzione sull’inutilità dell’operazione che aveva inciso sulla sfera psicofisica della paziente e proprio per questo era da ritenere «foriera di danni».

Ed in particolare sostiene che: «In tema di responsabilità sanitaria, qualora un intervento operatorio, sebbene eseguito in modo conforme alla lex artis e non determinativo di un peggioramento della condizione patologica che doveva rimuovere, risulti, all’esito degli accertamenti tecnici effettuati, del tutto inutile, ove tale inutilità sia stata conseguente all’omissione da parte della struttura sanitaria dell’esecuzione dei trattamenti preparatori a quella dell’intervento, necessari, sempre secondo la lex artis, per assicurarne l’esito positivo, nonché dell’esecuzione o prescrizione dei necessari trattamenti sanitari successivi, si configura una condotta della struttura che risulta di inesatto adempimento dell’obbligazione». Tale obbligazione, «per il fatto che l’intervento si è concretato in un’ingerenza inutile sulla sfera psico-fisica della persona, si connota come danno evento, cioè lesione ingiustificata di quella sfera, cui consegue un danno conseguenza alla persona di natura non patrimoniale, ravvisabile sia nella limitazione e nella sofferenza sofferta per il tempo occorso per le fasi preparatorie, di esecuzione e post-operatorie dell’intervento, sia nella sofferenza ricollegabile alla successiva percezione dell’inutilità dell’intervento».

venerdì, maggio 19, 2017

Sindrome del cromosoma, evento di solidarietà allo Zoosafari di Fasano

FASANO - La International 22q11.2 Foundation, un’organizzazione americana dedita al miglioramento della qualità di vita delle persone affette dalla Sindrome da delezione del cromosoma 22 attraverso l’interazione e la collaborazione tra le famiglie e il personale medico-assistenziale coinvolto, per il settimo anno consecutivo organizza 22q at the Zoo - Worldwide AwarenessDay, una giornata di sensibilizzazione alla sindrome che coinvolgerà zoo e parchi di tutto il mondo il prossimo 21 maggio. L’evento prenderà il via alle 11 del mattino ad  Auckland, in Nuova Zelanda, e farà letteralmente il giro del mondo, per concludersi alle 14 ora locale a San Diego, Los Angeles e a Sacramento, in California. Circa a metà del percorso si uniranno alla manifestazione mondiale anche soci e simpatizzanti di AIdel22 - Associazione Italiana delezione cromosoma 22 - riuniti per l’occasione allo Zoo-Safari Fasanolandia di Fasano

Oltre a fornire un’occasione di svago e di incontro, l’evento mira a divulgare informazioni riguardanti la Sindrome da delezione del cromosoma 22, nota anche come Sindrome di DiGeorge, e a sensibilizzare l’opinione pubblica e le categorie professionali coinvolte su una condizione patologica che troppo spesso non viene diagnosticata, con l’obiettivo di favorire la conoscenza della patologia, la diagnosi precoce, il trattamento ad hoc e, quindi, di migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

22q at the Zoo quest’anno potrà contare sulla partecipazione di oltre 120 città in 26 Paesi sparsi in tutti i continenti del mondo per richiamare l’attenzione su una patologia ancora relativamente poco conosciuta. Questo evento ha l’obiettivo di dare la possibilità alle persone con 22q, e alle loro famiglie, di condividere momenti ludici resi unici dal fatto che si tratta di un evento internazionale:  “Worldwide AwarenessDay” “Giorno della consapevolezza mondiale” ; e grazie ad esso possiamo dire al mondo: “Noi ci siamo!”

L’International 22q11.2 Foundation è stata fondata nel 2003, mentre AIdel22 nasceva un anno prima con i medesimi intenti, che spaziano dalla volontà di creare una rete tra le famiglie che si confrontano con la sindrome all’organizzazione di momenti di approfondimento (convegni, simposi, conferenze, workshop, ecc.) con l’intervento di medici e operatori educativo-assistenziali che si dedicano allo studio e al trattamento della patologia, al sostegno di progetti di ricerca, e alla proposta di progetti utili all’integrazione dei soggetti affetti.

La sindrome si manifesta con caratteristiche diverse, alcune ricorrenti - malformazioni cardiache, debolezza del sistema immunitario, difetti del palato, ritardo cognitivo e tratti autistici, tra i più comuni - ma i sintomi sono altamente variabili. Generalmente è dovuta a una mutazione genetica che ora può essere facilmente diagnosticata durante la gestazione, ma può essere anche trasmessa da genitori ignari di esserne affetti. La diagnostica ora disponibile associata ad una conoscenza della sindrome a cui hanno contribuito anche l’attività e la determinazione delle associazioni, consente di identificare un numero maggiore di casi che in passato sarebbero potuti sfuggire alla diagnosi: le iniziative come 22q at the Zoo aiutano proprio a diffondere la conoscenza della patologia e contribuiscono a migliorare il trattamento delle problematiche cliniche connesse alla sindrome.

Per ulteriori informazioni su 22q at the Zoo - Worldwide AwarenessDay: http://www.22q.org/awareness-events/awareness/annual-22q-at-the-zoo/ oppure il gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/22qAtTheZooWorldwideAwarenessDay/

Per informazioni sull’Associazione Italiana delezione cromosoma 22:  http://www.aidel22.it/

Attenzione al pesce nel piatto: dai metalli pesanti ai parassiti, dalle specie tossiche ai contaminanti chimici


LECCE - Il “ruvetto” o il “pesce palla”, il “capolepre” o l’aliceattaccata dall’Anisakis. Sono solo alcuni dei rischi potenziali per i consumatori con i quali i veterinari e gli ispettori della Asl di Lecce hanno fatto i conti nei due giorni di corso tenuto ieri e oggi nel Polo didattico di via Miglietta a Lecce.

“Specie ittiche tossiche e lessepsiane: Prospettive nel controllo sanitario dei prodotti della pesca”. Questo il tema del corso,tenuto da docenti dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con la supervisione del responsabile scientifico del Servizio veterinario Area B Asl Lecce, Maurizio Vetrugno, che si occupa di igiene degli alimenti di origine animale.

Con la formazione acquisita sul campo gli ispettori della Asl saranno in grado di controllare la presenza di contaminanti chimici che finiscono nei prodotti della pesca (mercurio, piombo ed altri),  oppure il rischio di antibiotico resistenza, rappresentato da organismi che possono albergare al loro interno con geni antibiotico resistenti, in grado di causare effetti indesiderati nell'uomo.
In cima alla lista dei pericoli c’è  l’Anisakis.Un parassita presente nel pesce che, se mangiato crudo, può dare vomito, diarrea e granulomi intestinali.

Ma non è meno pericolosa la presenza nel nostro mare (collegato con il Mar Rosso attraverso il canale di Zuez) di circa 500 nuove specie (aliene). Tra queste anche il pericoloso pesce palla (Lagocephalussceleratus), che insieme al Capolepre sono stati banditi dall’Unione europea perchè contengono latetraodontossina,una tossina molto dannosa.

In generale – fanno sapere i veterinari della Asl -  i pericoli possono provenire da pesci crudi o poco cotti, comunque non sottoposti a idoneo trattamento: il congelamento ad almeno -20 gradi per 24 ore oppure nel congelatore di casa per 96 ore a -18 gradi.

Per evitare guai, in linea di principio, è importante mantenere la catena del freddo ed eviscerare prontamente il prodotto.

giovedì, maggio 18, 2017

'Col cuore non si scherza', ieri al Fazzi di Lecce 130 controlli gratuiti della pressione arteriosa

LECCE - Col cuore non si scherza. Ieri al «Fazzi» 130 controlli gratuiti della pressione arteriosa per informare sui rischi di infarto, ictus e scompenso cardiaco. Sono stati 130 i pazienti che ieri mattina, 17 maggio, in occasione della “XIII Giornata mondiale contro l’Ipertensione” si sono sottoposti al controllo gratuito della pressione.

Nell’atrio di ingresso al “Vito Fazzi” il cardiologo Giuseppe De Giorgi, della Società italiana dell’Ipertensione arteriosa (Siia), il cardiochirurgo Domenico Rocco, presidente di “Assocuore”, coadiuvati dai volontari della Croce Rossa Italiana, hanno misurato e valutato gratuitamente la pressione ai cittadini che ne hanno fatto richiesta.

Prima di sottoporsi alla valutazione strumentale e al colloquio con l’operatore in una delle 4 postazioni attivate, ogni paziente ha compilato un questionario, rigorosamente anonimo, che servirà ai medici per avere un quadro della patologia a livello locale.
Dalle 130 schede compilate dalle 9 alle 13 è emerso:
- i pazienti che si sono sottoposti allo screening hanno un’età media di 50 – 55 anni;
- lo stato della conoscenza della gravità dell’ipertensione;
- le abitudini e gli stili di vita dei pazienti (fumo, alimentazione, attività fisica..);
- l’eventuale terapia farmacologica seguita;
E’ stato distribuito un vademecum informativo sul corretto controllo dell’Ipertensione.

E’ utile ricordare che l'ipertensione colpisce in media il 30/35% della popolazione generale, con picchi del 70% negli ultra settantenni e valori del 20/25% nei giovani.

L'ipertensione è strettamente correlata con malattie quali infarto, scompenso cardiaco, insufficienza renale,ictus cerebrale. Valori pressori normali portano a una drastica riduzione del rischio di ammalare di queste patologie. Fondamentale seguire corretti stili di vita ed effettuare controlli periodici.

martedì, maggio 16, 2017

Usa, overdose di caffeina: ragazzo muore a 16 anni per troppe bevande

STATI UNITI - Un ragazzo di 16 anni si è sentito male a scuola ed è morto per aver ingerito troppe bevande alla caffeina. Il fatto è successo negli USA in Sud Carolina. La notizia è riportata da diversi media Usa. Secondo il coroner, ad ucciderlo è stata un 'evento cardiaco che ha causato una probabile aritmia indotta da caffeina'. Il ragazzo, che pesava novanta chili e non aveva malattie precedenti, aveva ingerito un latte da McDonald, che contiene caffè, una bibita gassata grande con caffeina e un energy drink in appena due ore.

Secondo le ricostruzioni il ragazzo potrebbe aver ingerito circa 470 milligrammi di caffeina in totale sommando le tre bevande, un valore superiore ai 400 milligrammi indicati dalle linee guida come soglia pericolosa. "Non si tratta di un'overdose di caffeina, spiega il coroner, Gary Watts , non è stata la quantità totale di caffeina nel sistema, è stato il modo in cui è stata ingerita in un così breve lasso di tempo, con un energy drink tracannato per ultimo".

Alcune bibite possono essere estremamente pericolose per bambini e adolescenti, a tal punto che il loro consumo andrebbe rigidamente regolamentato e limitato come per l’alcool, il tabacco e i farmaci con ricetta. Alcuni dei prodotti, hanno infatti un contenuto di caffeina elevatissimo, quattro o cinque volte più forte delle più comuni bevande gassate. Le bevande contenenti caffeina, pertanto osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” non sono consigliate a persone particolarmente sensibili, tra le quali i bambini.

venerdì, maggio 12, 2017

Boom di intossicazioni alimentari da tonno, scatta l'allerta in Europa

ROMA - Le autorità sanitarie spagnole hanno deciso il ritiro dal commercio del tonno prodotto dalla società andalusa Garciden che secondo l'agenzia di stampa Efe ha indicato di avere inviato lotti anche in Italia, Germania e Portogallo dopo che negli ultimi giorni sono stati registrati 40 casi di intossicazione. Il ministero della sanità, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha invitato le persone che hanno comprato tonno fresco fra il 25 aprile e il 5 maggio a verificare se si tratta di pesce venduto dalla società Garciden, che conterrebbe dosi più alte di istamina.

Il tonno Garciden venduto in questo periodo, precisa l'Autorità della sicurezza alimentare spagnola (Aecosan), non deve essere consumato in alcuna forma di preparazione culinaria in quanto la istamina resiste a tutti i processi termici. Nessuna delle 40 persone risultate intossicate ha dovuto essere ricoverata. Sono stati casi senza gravità, con irritazione alla gola o della pelle, sudore, nausea, vomito o cefalee.

mercoledì, maggio 10, 2017

Oncologico Bari, supporto psicosociale ai pazienti oncologici tra priorità

BARI - La fragilità del paziente oncologico è tra le priorità da gestire, attraverso un adeguato supporto psicosociale, in tutte le fasi della malattia, dalla diagnosi alla guarigione.

Questa raccomandazione forte, elaborata nello svolgimento del progetto “CanCon” (Cancer Control), una Joint Action triennale cofinanziata dalla Commissione europea e dagli Associated Partners, è il risultato raggiunto dal team di ricercatori dell’Irccs “Giovanni Paolo II” che a livello Europeo hanno rappresentato l'Italia nel gruppo di lavoro dedicato alla Sopravvivenza e Riabilitazione.

La raccomandazione stilata dalla squadra barese è contenuta nella European Guide on Quality Improvement in Cancer Control, un volume che ha raccolto anche le linee guida degli altri gruppi di lavoro, al fine di uniformare tra gli Stati membri, i piani nazionali di cura del cancro, dalla prevenzione alla riabilitazione.

Nel dettaglio, le conclusioni del team di via Orazio Flacco, frutto della valutazione di migliaia di lavori clinico-scientifici e del confronto con esperti internazionali, attraverso una fitta serie di incontri di studio, saranno rese pubbliche venerdì 12 maggio durante il National Meeting for Dissemination of Recommendations & Policy Papers, nella sala convegni dell’Istituto Oncologico diretto da Antonio Delvino.

«Secondo la letteratura scientifica internazionale, pur ritenendo fondamentale assistere il paziente nei bisogni psicosociali, non è possibile trarre conclusioni definitive su quale tipo di intervento o tecnica sia più adatta per trattare ogni problema specifico presente sia nelle fasi acute della malattia, sia nella sopravvivenza  - spiega Vittorio Mattioli, responsabile scientifico del progetto, esperto di sopravvivenza al cancro, coinvolto nella redazione del capitolo della guida dedicato allo “Psychological Support” insieme con i colleghi Angelo Paradiso, Francesca Romito, Claudia Cormio, Caroline Oakley, Francesco Giotta, Andrea Lisi, Domenico Zonno - Questo deriva dal rilievo che non solo vi sono molte tecniche efficaci, ma anche dalla conoscenza che, ad ogni fase della malattia, possono  corrispondere livelli differenti di psicopatologia, che, per questo motivo, richiedono trattamenti differenti. Esemplificando si può affermare che per i livelli di psicopatologia lieve, gli interventi psicosociali, da soli, possono risultare efficaci, mentre per una psicopatologia moderata o grave la gestione ottimale richiede una combinazione di interventi psicosociali e farmacologici. Tutti gli interventi psicosociali devono essere gestiti da personale specificamente formato e professionalmente esperto» continua Mattioli.

Una dissemination esemplare quella di venerdì; non ne fanno mistero neppure sul sito ufficiale del progetto CanCon, in cui si definisce “un buon esempio” il meeting organizzato dall’Istituto tumori: un approccio metodologico privilegiato anche dalla Direzione Generale, Sanitaria e Scientifica dell’Oncologico, al fine di diffondere il messaggio direttamente ai destinatari.

Il meeting che, oltre ai ricercatori baresi, ha nel panel dei relatori rappresentanti ministeriali, regionali e di associazioni scientifiche, ordinistiche e dei pazienti, si presta ad essere evento collaterale del G7 finanziario in programma a Bari dall’11 al 13 maggio, e insieme occasione per distribuire ai partecipanti una copia della Guida Europea ed una edizione speciale della Newsletter Cured & Chronic, una rivista quadrimestrale in lingua inglese dedicata alla promozione della cultura della sopravvivenza di lungo-termine al cancro.

martedì, maggio 09, 2017

Creme dermatologiche ritirate da farmacie: ecco i lotti

ROMA - La Società Pharmaday, con propria nota del 5 maggio 2017, ha comunicato che sta provvedendo al ritiro volontario dal mercato, su tutto il territorio nazionale, delle specialità medicinali ECOMI CREMA DERM e VENOSMINE CREMA prodotte da Lachifarma Srl. Si tratta dei lotti ECOMI CREMA DERM 30G 1% - AIC 024846014 – lotti nn. 603001 scad. 30/4/2020; 603002 scad. 30/4/2020; 603003 scad. 30/4/2020; 608012 scad. 31/8/2020; ECOMI*SOL GINEC 5FL 10ML 100MG – AIC 024846053 – lotti nn.605031 scad. 30/6/2020; 605032 scad. 30/6/2020; 605033 scad. 30/6/2020; VENOSMINE CREMA 40G 4% - AIC 024062046 – lotti nn.510055 scad. 30/11/2020; 510054 scad. 30/11/2020 e 510053 scad. 30/11/2020. ECOMI CREMA DERM, evidenzia

Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è utilizzata nel trattamento di infezioni dermatologiche di origine micotica e batterica, sensibili al chemioterapico. Mentre VENOSMINE CREMA è utilizzata nel trattamento topico della malattia varicosa (ulcere varicose, flebiti, trombosi venose superficiali, edemi malleolari, stasi venosa superficiale...). Coadiuvante nel trattamento, in genere, degli stati di fragilità capillare e delle loro manifestazioni (ecchimosi, ematomi, porpora...).

lunedì, maggio 08, 2017

Galatina, attende 12 ore al Pronto soccorso prima di essere ricoverato

GALATINA - E’accaduto il 2 maggio scorso. Salvatore Perrone, un anziano di Cavallino, non si sente bene. I familiari chiamano il 118 e, dopo gli accertamenti di rito, viene deciso di portarlo al Pronto soccorso. Al “Fazzi” neanche a parlarne, c’è affollamento. Per cui la centrale operativa del 118 dirotta il paziente su Galatina, dove viene «sbarellato» alle 11 del mattino.

Qui ha inizio il “calvario”. «Papà – riferisce il figlio Massimo – è stato portato in una stanzetta, in attesa su una lettiga. A noi non ci hanno fatto entrare; nemmeno per chiedere a papà se avesse bisogno di qualcosa di personale».

In questi casi il tempo è tutta angoscia per i familiari. «Abbiamo chiesto perché lo tenevano così a lungo in quella stanzetta - aggiunge Massimo – Ci è stato risposto che stavano facendo vari esami e dovevano attendere i risultati delle analisi. E ci hanno anche spiegato che ci sarebbe voluto più tempo perché il laboratorio analisi, dopo l’incendio, andava a rilento».

Alle 18 il sig. Perrone era ancora steso sulla lettiga del Pronto soccorso. Attorno alle 21 – stando a quanto riferisce il figlio – hanno finalmente comunicato ai familiari che lo avrebbero ricoverato. Ma non si sapeva ancora dove si sarebbe reso disponibile un posto letto: a Galatina (sicuramente non a Geriatria che era strapieno) oppure a Lecce.  «Attorno alle 22,30  - continua il figlio - ci hanno detto che a papà è stato applicato un catetere. E alle 23 è stato ricoverato in Chirurgia».

«Nei giorni successivi  - riferisce il figlio - mi sono recato a Galatina per trovare papà e per chiedere informazioni al medico di turno sul decorso della malattia, forse broncopolmonite. Il medico mi ha invitato a tornare l’indomani mattina perché – ha detto – era da solo e non aveva la cartella clinica di papà. Una grande amarezza per me, visto che io lavoro solo di mattina e non ho potuto andare».

Oggi il sig Perrone è ancora ricoverato al “Santa Caterina Novella”, mentre il figlio Massimo, in apprensione per la sua salute, continua a farsi alcune domande che consegna alle istituzioni, sanitarie e politiche: «Perchè papà è stato portato, in codice giallo, al pronto soccorso di Galatina, pur sapendo che il Laboratorio analisi è fuori uso e quindi i risultati avrebbero subito un ritardo?».

E, ancora: «Come mai il medico di turno non è in grado di dare informazioni sullo stato di salute, dicendo che è da solo e che non ha la cartella clinica? Come fa a curare un paziente se non dispone dei dati della cartella? Infine: perché è stato ricoverato in Chirurgia e non in Geriatria?».

sabato, maggio 06, 2017

Tre tazzine di caffè espresso al giorno contro il cancro

ISERNIA - Noi italiani non sappiamo proprio rinuniciare alla tazzina di caffè quotidiana, che oltre ad essere un'abitudine sociale consolidata e per la gran parte insostituibile, porterebbe anche ad effetti benefici sulla nostra salute, secondo una ricerca pubblicata sull'autorevole rivista scientifica International Journal of Cancer, dal dipartimento di epidemiologia e prevenzione presso l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed (I.R.C.C.S.) con sede nella provincia di Isernia.

Lo studio ha riguardato i dati clinici rivenienti da ben 7mila uomini in Molise, il cui livello di salute è stato monitorato per 5 anni dal 2005 al 2010. Dai risultati, ottenuti a seguito dell’analisi di vari estratti di caffè e della loro azione sulle cellule del tumore, i ricercatori hanno scoperto una riduzione pari al 53% del carcinoma della prostata negli uomini che ne bevevano almeno tre tazzine al giorno. «L’analisi delle cellule cancerogene sui 7mila partecipanti allo studio ci consente di affermare che il caffè ha un effetto benefico sul tumore, un fatto molto probabilmente dovuto alla caffeina, piuttosto che alle altre sostanze contenute nel caffè», ha spiegato la dottoressa Maria Benedetta Donati, a capo del laboratorio di medicina traslazionale presso l’istituto I.R.C.C.S..

La ricercatrice ha tuttavia precisato che non tutti i tipi di caffè sono stati analizzati né vengono ritenuti benefici in questo senso: solo l’espresso fatto nella maniera tradizionale italiana – alta pressione, acqua bollente, senza filtri – ha offerto questi risultati positivi per la ricerca. «Questo metodo di preparazione è diverso da vari altri metodi impiegati in differenti zone del mondo. Il nostro espresso, fatto in quella maniera, contiene una maggiore concentrazione di sostanze bioattive», ha continuato l’esperta. «Sarebbe davvero interessante esplorare più a fondo questo aspetto; il caffè è parte integrante dello stile di vita di noi italiani, che – è bene ricordare – non è dato solo dal tipo di cibo e bevande che consumiamo, ma anche dai metodi di preparazione».

venerdì, maggio 05, 2017

Lecce, seduta di laurea per 35 allievi infermieri

LECCE - La scuola di Medicina dell’Università di Bari ha laureato ieri a Lecce 35 nuovi infermieri. La laurea triennale arriva a coronamento dei tanti sacrifici trascorsi sulle sinossi di medicina, nei turni in corsia e con l’apprendimento pratico nei reparti.

Un sogno per 35 giovani salentini che ieri hanno illustrato la tesi di laurea di fronte alla commissione presieduta dal prof. Nicola Brienza, della facoltà di Medicina dell’Ateneo barese, che ne ha valutato il valore, l’impegno e l’originalità. In un’aula gremitissima e festosa sono stati diversi i candidati che hanno riportato 110 e lode. Nel complesso i risultati sono stati più che brillanti.

Presente alla cerimonia, in rappresentanza del presidente Michele Emiliano, la dottoressa Paola Povero, per tanti anni coordinatrice infermieristica al “Vito Fazzi”.

Con riferimento a una certa diffidenza e sottovalutazione nei confronti dell’infermiere, la rappresentante della regione ha fatto appello alle istituzioni perché – ha detto - «dobbiamo superare  i livelli culturali delle gerarchie, ancora molto presenti nel nostro meridione».

Quanto poi alla carenza di infermieri, la Povero ha comunicato che il Piano operativo prevede l’assunzione nella Asl leccese di 100 nuovi infermieri. «Il ruolo dell’infermiere è determinante – ha rimarcato -  Non possiamo avere più un’assistenza sminuita dalla mancanza di personale e non certo per la qualità».  

Oggi l’infermiere ha un riferimento nella dirigenza infermieristica, rappresentata per l’area ospedaliera dalla dottoressa Adelina Usai che ha spronato i neolaureati con lo slogan,«Essere professionisti significa sentirsi professionisti».

Il presidente dell’Ordine degli infermieri di Lecce, Marcello Antonazzo, ha comunicato che è già pronto un corso rivolto ai neo laureati.  «Una giornata di studio – ha detto  -  per spiegare le modalità di accesso al lavoro, pubblico o privato, ma anche alla libera professione. Da noi -  ha fatto sapere -  su 7000 iscritti circa 700 sono liberi professionisti».

Grande soddisfazione ha espresso anche il direttore delle attività didattiche professionalizzanti e di tirocinio del Corso di Laurea in Infermieristica, dott. Cosimo Caldararo, nominato a gennaio scorso dalla direzione della Asl, di concerto con l’università, dopo il collocamento in pensione di Suor Rosanna Polverino, storica direttrice dei corsi di laurea.

giovedì, maggio 04, 2017

Morbillo, casi quintuplicati rispetto ad aprile 2016

ROMA - I casi di morbillo registrati in Italia sono stati 385 nel mese di aprile 2017, ovvero cinque volte quelli verificatisi nello stesso mese del 2016, quando se ne erano contati appena 76. E' quanto emerge dal nuovo bollettino settimanale curato dal Ministero della Salute e dall'Istituto superiore della sanità (ISS), che aggiorna a 1.920 il numero totale dei casi verificatisi da inizio di quest'anno. Di questi un terzo con almeno una complicanza.

Dal sesto numero del bollettino, nato per monitorare l'epidemia di morbillo in corso in Italia, risulta che dal 24 al 30 aprile 2017, sono stati 29 i contagi registrati, che portano complessivamente a 385 i casi nel solo mese di aprile 2017. Il 34% ha avuto almeno una complicanza, come diarrea, polmonite, otite, epatite, insufficienza respiratoria, calo di piastrine, più raramente encefalite e convulsioni.

Il 40% è stato ricoverato, il 15% ha fatto ricorso al pronto soccorso. Quasi tutte le Regioni hanno segnalato casi, ma il 92% proviene da Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Infine sono stati 176 i casi tra gli operatori sanitari.

Melagrana, scoperta una potente molecola anti-invecchiamento

BARI - Era una questione già nota quella delle potenzialità “anti-invecchiamento” della melagrana, ora dalla scienza arriva un'ulteriore conferma che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, vale la pena conoscere. Una molecola del frutto, trasformata dai batteri intestinali, genererebbe effetti sconosciuti fino ad oggi. Mentre sono tuttora in corso alcuni test sugli esseri umani, i ricercatori hanno già pubblicato i primi sorprendenti risultati sugli animali, sulla rivista Nature Medicine. La melagrana è davvero un super-frutto che combatterà l'invecchiamento?

Fino ad oggi, le prove scientifiche sarebbero piuttosto irrilevanti. Ed è per questo che alcuni avrebbero gettato discredito dopo talune controverse campagne di marketing. Volendo vedere più a fondo, alcuni ricercatori provenienti dall'EPFL (acronimo dell'École polytechnique fédérale de Lausanne, ossia il politecnico Federale di Losanna in Svizzera), e dall'azienda Amazentis avrebbero dimostrato come una molecola nel frutto, poi trasformato dal microbioma intestinale, permetterebbe alle cellule muscolari di difenderle contro le principali cause di invecchiamento. Sui vermi nematodi e i roditori, l'effetto sarebbe a dir poco sorprendente. Le prove umane sono in corso, ma la scoperta, come detto, è già stata pubblicata su Nature Medicine.

Nel corso dell'avanzare dell'età le nostre cellule lottano per riciclare le loro fabbriche di energia. Questi piccoli scomparti interni chiamati mitocondri, eseguono sempre meno correttamente le proprie attività. Questo degrado influisce sul funzionamento di molti tessuti, compresi i muscoli, che s'indeboliscono nel corso degli anni. L'accumulazione dei mitocondri disfunzionali è anche sospettata di svolgere un ruolo in altre patologie legate all'età come, per esempio, nel morbo di Parkinson. I ricercatori sarebbero stati in grado di identificare l'unica molecola che può ripristinare il riciclaggio dei mitocondri carenti: la r. urolithine "Questa è la sola molecola nota che può far rivivere i mitocondri”, spiega Patrick Aebischer, co-autore.

“È una sostanza completamente naturale, ma il suo effetto è potente e misurabile".Inizialmente, i ricercatori hanno testato la loro ipotesi sul verme c. elegans. Esposti alle urolithine, la vita dei vermi è stato estesa oltre il 45% rispetto alle loro controparti nel gruppo di controllo. Questi primi risultati incoraggianti hanno indirizzato i ricercatori a testare la molecola su animali più vicini all'essere umano, per ora topi e ratti. Nei roditori, come nei C. Elegans, hanno visto una forte diminuzione del numero dei mitocondri, segnale che un riciclo importante era in corso. I topi anziani, di circa due anni, hanno mostrato una resistenza pari al 42% superiore al gruppo di controllo. Prima di correre a fare incetta di melagrane però, bisogna sapere che il frutto di per sè non contiene la molecola in questione, ma solo il suo precursore! Quest'ultimo è digerito e convertito in urolithine A dai batteri del microbioma intestinale.

Di conseguenza, i tassi di urolithine A variano notevolmente secondo la flora intestinale dell'individuo, umana o animale. Alcuni addirittura non ne produrre per niente. Quinsi, se sei un individuo “sfortunato”, è possibile che la melagrana non sia di grande utilità. Per coloro che la natura non ha fornito di batteri buoni, i ricercatori stanno già lavorando ad una soluzione. La start-up Amazentis, fondata dai co-autori dello studio, ha sviluppato prodotti progettati per somministrare urolithine finemente calibrata a dosi.

La società sta svolgendo attualmente test iniziali sugli esseri umani negli ospedali europei. Johan Auwerx, uno dei co-autori, ritiene quasi sorprendente che la urolithine non sarà efficace sugli esseri umani. "Specie estremamente arcaiche come il verme c. elegans e i ratti, reagiscono alla stessa sostanza in un modo simile. Questo dimostra che abbiamo raggiunto un meccanismo chiave della fisiologia». L'azione dell'urolithine A è il risultato di decine di milioni di anni di co-evoluzione tra piante, batteri e animali - tra cui gli esseri umani.

Secondo Chris Rinsch, co-autore e direttore di Amazentis, ciò spiega la sua efficacia: "la melagrana è il precursore della urolithine A, che è anche contenuta in piccole quantità in molti frutti di bosco e noci. Per prosperare nel nostro intestino, i batteri devono essere in grado di digerire quello che mangiamo. Quando nella digestione producono una sostanza che è benefica, la selezione naturale favorisce sia i batteri che il loro ospite. Il nostro obiettivo è quello di seguire una rigorosa convalida clinica, affinché tutti possano trarre beneficio dai risultati di milioni di anni di evoluzione».

L'approccio dei ricercatori all'EPFL apre un modo radicalmente nuovo per combattere la degenerazione muscolare e, possibilmente, altri effetti dell'invecchiamento. Aiutando il corpo a rigenerarsi, la A urolithine farebbe ottenere risultati positivi là dove non sono riusciti farmaci che sono stati intesi ad aumentare la massa muscolare. Johan Auwerx, che ha recentemente pubblicato  una scoperta circa gli effetti di un'altra molecola naturale anti-invecchiamento, evidenzia l'importanza delle ricerche scientifiche in corso.

Per il ricercatore, "l'approccio nutrizionale dà accesso a nuovi territori che gli studi farmaceutici classici non hanno mai esplorato. È un cambiamento di paradigma scientifico».

sabato, aprile 29, 2017

Andare in bici: un’attività anti-cancro per una ricerca scozzese

GLASGOW - Fare attività fisica è ormai universalmente riconosciuto come un modo utile e forse necessario per migliorare le nostre condizioni di vita. Un recentissimo studio pubblicato sulla rivista scientifica BMJ, ci da anche la conferma che utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto (primario o anche secondario) può abbassare drasticamente  le probabilità di incappare in una malattia cardiovascolare o in un carcinoma mortale e la percentuale indicata potrebbe far cambiare a molti il proprio stile di vita: le possibilità si ridurrebbero del 45 %.

Ma v'è di più: coloro che utilizzano regolarmente la bici corrono il 41% di rischio in meno di morire prematuramente a causa di qualsiasi altra malattia. La ricerca è stata condotta da ricercatori dell’Institute of Cardiovascular and Medical Sciences della Glasgow University, in Scozia, che hanno preso in considerazione i dati rivenienti da ben 300mila individui di mezza età tra uomini e donne, osservando le loro abitudini quotidiane per 5 anni e registrando ogni eventuale causa di morte, cancro, e malattia del cuore.

Ed i risultati sono stati a dir poco stupefacenti: per le persone che guidano o che prendono i mezzi pubblici ogni giorno per recarsi sul posto di lavoro, il rischio di incappare in un problema di salute si innalza del 27% rispetto a coloro che al contrario scelgono di camminare, e di oltre il 40% rispetto a chi preferisce andare in bicicletta. «Pedalare per tutta la strada verso il posto di lavoro, o anche solo parte di essa, è stato associato ad un sostanzioso calo del rischio di sviluppare un’avversa condizione di salute», ha dichiarato dottor Jason Gill, dell’equipe scozzese.«Se queste associazioni sono causali, significa che avere delle normative che rendano più semplice e più sicuro circolare in bicicletta in città – come per esempio la creazione di corsie appositamente create per i ciclisti, l’apertura di negozi di noleggio bici, ecc. – può senza dubbio contribuire a migliorare il livello della sanità pubblica».

In Italia la percentuale di utenti della strada a pedali, secondo alcune statistiche, è arrivata addirittura al 9% (in numeri assoluti sono circa 5 milioni di persone). Complice la crisi economica e la ricerca di più salutari stili di vita è, infatti, visibilmente cambiato il rapporto dei cittadini con questo ecologico mezzo di locomozione, basti pensare che secondo il censimento Istat del 2001 i cittadini che sceglievano la bici come mezzo di trasporto urbano erano appena il 2,9% della popolazione adulta. Anche se il traffico e la scarsa sicurezza delle nostre strade – rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” - fa evitare a molti l’uso di questo salutare mezzo di trasporto che viene ancora troppo poco incentivato dalle nostre istituzioni ad ogni livello.