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mercoledì, febbraio 22, 2017

Ue: calo tasso di mortalità per cancro, ma è più lento tra le donne

MILANO - Il tasso di mortalita' per il cancro nei paesi dell'Unione Europea sta diminuendo, anche se più rapidamente tra i maschi che tra le femmine, per le quali sono ad esempio ancora in aumento i tassi di morte per tumori del pancreas e dei polmoni (in gran parte a causa del fumo). A sostenerlo uno studio pubblicato sugli Annals of Oncology.

La ricerca è stata condotta da ricercatori italiani guidati da Carlo La Vecchia dell'Università di Milano, in collaborazione con il Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV), e studiosi americani, secondo cui oltre quattro milioni di decessi per tumore sono stati evitati in 30 anni a partire dal 1988.Secondo la ricerca nel 2017 sono attesi 761'900 decessi tra i maschi e 611'600 tra le donne e rispetto al 2012 la quota di decessi tra i maschi si è ridotta di oltre l'8%, tra le femmine invece di appena il 4%.

Il problema è che la mortalità per tumori legati al fumo (tumori ai polmoni e altri), evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è ancora in aumento tra le donne che storicamente hanno iniziato a fumare più tardi degli uomini e quindi i danni del fumo si vedono con effetto ritardato sul sesso femminile, ma non tra gli uomini.Inoltre la mortalità per tumore del polmone che nel 2017 farà un totale di 275'700 morti, corrispondenti a circa il 20% dei decessi per tutti i tumori, tra le donne di 25-44 anni è maggiore che tra i maschi (rispettivamente 1,4 per 100 mila contro 1,2 per 100 mila).

L'analisi mostra che i decessi per tumore stanno diminuendo anche se a velocità differenti tra i due sessi. Fanno eccezione, però, il cancro ai polmoni e il cancro al pancreas i cui decessi sono ancora in aumento tra le donne. Per il cancro del pancreas (su cui sono stati fatti pochi progressi sul fronte diagnostico e terapeutico) per il 2017 sono attesi 76'100 decessi tra i maschi (10,3 per 100'000) e 43'800 tra le donne (5,6 per 100'000) e, mentre il tasso di morte per questo tumore è stabile tra gli uomini, esso risulta in aumento (del 3,5%) tra le donne.
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'Inside the breath', in Puglia dall'analisi del respiro si diagnosticherà il rischio del tumore

BARI - Potenziando questa tecnica diagnostica, il progetto “Inside the breath”, si propone di rilevare nel respiro molteplici patologie a carico del sistema gastro-intestinale, respiratorio, del sistema nervoso centrale e periferico, infezioni del tratto respiratorio, sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Osas), cancro della mammella, dell’apparato genitale, della prostata e cancro al colon retto, fino all’asma pediatrica.

Obiettivo finale è l’utilizzo, entro il 2018, della tecnica per eseguire screening di massa per la diagnosi precoce delle più diffuse patologie e carcinomi, con un approccio non invasivo: non più prelievi del sangue ma un solo soffio in un palloncino.

Alla conferenza di presentazione del progetto di ieri, per la regione Puglia era presente l’assessora regionale Loredana Capone. «Abbiamo sostenuto questo progetto sin dalla nascita – ha detto la Capone -  e adesso lo vediamo crescere e prepararsi non solo a conquistare fette di mercato, ma a semplificare la vita dei cittadini e delle cittadine della Puglia e del mondo. Poter ottenere una diagnosi precoce semplicemente soffiando è un'evoluzione straordinaria, è un dono dalla Puglia al mondo. In questo progetto la regione ha investito meno di 2 milioni di euro. Per questo – aggiunge - abbiamo chiesto alle imprese di fare ancora più ricerca. Oggi sono quasi 366 milioni gli investimenti già programmati in ricerca e sviluppo in poco più di un anno e mezzo".

Grande soddisfazione è stata espressa dal rettore dell’università degli studi di Bari, Antonio Felice Uricchio, che con il Dipartimento di Biologia, è partner del cluster Inside the Breath. "Questa iniziativa - ha dichiarato Uricchio - rappresenta la chiara testimonianza di quanto l'Università si collochi sul territorio come motore principale di generazione della conoscenza scientifica, messa a servizio delle imprese per co-progettare e sviluppare soluzioni utili a rispondere ad esigenze concrete dei cittadini. Il progetto cluster "Inside the Breath" intende mettere a punto una soluzione per l'indagine di screening non invasiva per la diagnosi precoce di malattie tumorali e non».

L’obiettivo è di raggiungere la mortalità zero nella neoplasia al colon retto. Ne è convinto il prof. Donato Francesco Altomare, direttore dell'unità di Coloproctologia presso l’Università di Bari. «Non si tratta di una provocazione – ha dettoAltomare – ma di una prospettiva concreta. Questo tumore se diagnosticato precocemente, può essere operato prima che degeneri con tecnica mininvasiva, annullando il rischio di mortalità».
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martedì, febbraio 21, 2017

Lecce, apre al Fazzi il reparto 'Medicina 4'

LECCE - La nuova sezione di Medicina ha aperto le corsie venerdì 17 e, a dispetto delle credenze popolari, gli auspici sono più che promettenti. Si è partiti con 12 posti letto e già ieri, lunedì, sono diventati 18. Destinati a Medicina e a Pneumologia, le due branche più bersagliate dall’aggressività dell’influenza.

Com’era prevedibile, il reparto, situato al 4° piano del nosocomio leccese, è già pieno. Anzi, questa mattina la Medicina ha dovuto «extralocare» 3 pazienti: 2 in Chirurgia plastica e 1 in Chirurgia generale.

Nelle scorse settimane la direzione generale della Asl si è prodigata per reperire il personale, soprattutto medici e infermieri per garantire i turni autonomi.

Considerata la stagione, molte patologie riguardano ancora l’apparato respiratorio. Tanto che , a differenza degli altri anni, gli ammalati «pneumologici» superano quelli di medicina. L’anno scorso per esempio, a febbraio, Pneumologia era già decongestionata.
Oggi al Fazzi sono attivi 70 posti letto di Medicina. Tre sezioni al 4° piano: Medicina 1 (20 p.l.) – Medicina 2 (20 P.L.) – Medicina 4 (18 p.l.) e una sezione, Medicina 3, al 5° piano (12 p.l.).

La direzione sanitaria ha dotato l’unità di Medicina del personale sufficiente a garantire una corretta turnazione, senza affanno: circa 20 medici; circa 60 infermieri; e 10 OSS.

Il Fazzi si lascia alle spalle quindi i momenti critici del picco influenzale, quando il Pronto soccorso è stato costretto a «piazzare» in qualche modo fino a 25-27 «extralocati».

Quando passerà del tutto l’ondata influenzale (attorno alla metà di aprile), i 18 nuovi posti letto saranno  riservati tutti alla Medicina.
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venerdì, febbraio 17, 2017

Ricotta tossica, il Ministero della Salute ordina il ritiro dal mercato

ROMA - Dopo i test, arriva lo stop da parte del ministero della Salute che dispone il ritiro dal mercato di due tipi di ricotte a causa della possibile presenza di aflatossine. Si tratta della Ricotta di pecora e della Ricotta della Mafalda prodotte del Caseificio Fruzzetti. Il lotto richiamato è esclusivamente il numero 18.02.2017, che corrisponde anche alla data di scadenza. L’avviso di richiamo del lotto di ricotte è stato pubblicato sul sito del nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute.

Le aflatossine sono micotossine prodotte da due specie di Aspergillus, un fungo che si trova in particolare nelle aree caratterizzate da un clima caldo e umido. Poiché le aflatossine sono note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, l'esposizione attraverso gli alimenti deve essere il più possibile limitata. Le aflatossine possono essere presenti in prodotti alimentari, quali arachidi, frutta a guscio, granoturco, riso, fichi e altra frutta secca, spezie, oli vegetali grezzi e semi di cacao, a seguito di contaminazioni fungine avvenute prima e dopo la raccolta.

Diversi tipi di aflatossine sono presenti in natura. L'aflatossina B1 è la più diffusa nei prodotti alimentari ed è una delle più potenti dal punto di vista genotossico e cancerogeno. È prodotta sia dall'Aspergillus flavus sia dall'Aspergillus parasiticus. Pertanto Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita i consumatori a non consumare il lotto in questione e a riportare il prodotto nel punto vendita per la sostituzione o il rimborso.
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mercoledì, febbraio 15, 2017

Diete senza glutine, gli scienziati Usa: non prive di rischi

STATI UNITI - Da una ricerca condotta da un’equipe della School of Public Health dell'Università dell'Illinois a Chicago giungono degli esiti a dir poco significativi in relazione ai cibi per celiaci che esporrebbero gli abituali consumatori a livelli maggiori di metalli pesanti dai potenziali effetti tossici, come arsenico e mercurio. È noto che circa l'1% della popolazione su base globale ha una diagnosi di celiachia, malattia dovuta alla risposta immunitaria per l’appunto al glutine, una proteina presente in cereali come grano, segale e orzo.

Il fatto più eclatante è che da qualche tempo le vendite di prodotti senza glutine abbiano conosciuto un incremento incredibile negli ultimi anni, perché molti ritengono, pur se non scientificamente provato, che riducano l'infiammazione del colon. Gli scienziati americani dello studio in questione pubblicato su Epidemiology. hanno, quindi, voluto verificare statisticamente le conseguenze relative al consumo abituale di tali prodotti ed hanno analizzato i dati di 7.471 persone tra 6 a 80 anni, che hanno partecipato tra il 2009 e il 2014 al National Health and Nutrition Examination Survey. Di queste, 73 seguivano una dieta gluten-free e mostravano concentrazioni di arsenico nelle urine due volte maggiori rispetto agli altri e livelli del 70% maggiori di mercurio nel sangue.

I prodotti gluten free, infatti, contengono farina di riso come sostituto del grano, ma il riso è soggetto alla bioaccumulazione di alcuni metalli tossici derivanti da fertilizzanti, suolo o acqua. "Sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter stabilire se una dieta particolarmente ricca di riso rappresenti un significativo rischio per la salute", hanno correttamente precisato gli autori, anche se rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’indagine non dovrebbe destare alcun allarme, ma solo spingere la ricerca a verificare ogni soluzione possibile perché anche chi è costretto ad assumere cibo senza glutine non rischi conseguenze negative per la propria salute.
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martedì, febbraio 14, 2017

Tbc, in Italia casi in aumento del 20%. "Mortalità nei bimbi al 2% grazie alla terapia preventiva"

ROMA - In Italia 126 bambini sotto i 15 anni si sono ammalati di tubercolosi nel 2013, erano 184 nel 2009. Una riduzione che si è osservata inizialmente anche nella popolazione generale: i nuovi casi in un quinquennio (2009-2013) sono passati da 4.300 a 3.153, ma nel 2014 i casi registrati sono stati 3.680 e nel 2015 circa 3.769, con un crescente aumento di circa il 20% (dati Organizzazione Mondiale della Sanità). Il 60% delle notifiche riguarda cittadini stranieri. “In Europa, rispetto al resto del mondo, si registra una bassa mortalità pediatrica per questa malattia, pari al 2%, che arriva all’8% nei bambini con coinfezione tubercolosi/immuno-deficienza umana (HIV).

Questo dato confortante è in relazione all’elevata percentuale dei pazienti pediatrici che ricevono un adeguato trattamento per la malattia e dei bambini sotto i 5 anni sottoposti a terapia preventiva quando entrano in contatto con persone infette - spiega la dott.ssa Laura Lancella dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, centro di riferimento per la cura di questa malattia -. I più piccoli presentano un’aumentata suscettibilità verso questa infezione in quanto il loro sistema immunitario non ha ancora completato il percorso maturativo. Il rischio di contrarre la tubercolosi per contatto con persone infette è del 43% nei bambini sotto i 12 mesi, del 24% nei bambini tra 1 e 5 anni e del 15% negli adolescenti”.

Nel mondo, i nuovi casi di tubercolosi sono stati 9,6 milioni nel 2014 e 10,4 milioni nel 2015, di questi ultimi 1,2 milioni erano bambini. Il 60% dei malati è rappresentato dalla popolazione di sei Paesi (India, Indonesia, Cina, Nigeria, Pakistan e Sud Africa). Uno studio recentemente pubblicato su Lancet Infectious Diseases ha analizzato la mortalità per tubercolosi in 82.436 bambini da 0 a 14 anni in 3 diverse epoche: prima dell’introduzione di terapie specifiche (fino al 1946), tra il 1946 e il 1980 quando ancora non si trattavano tutti i bambini, e dopo questa data che ha visto l’introduzione dei farmaci antivirali contro l’HIV.

Nel primo periodo, quello in cui non esistevano farmaci antitubercolari, la mortalità pediatrica era pari a circa il 22%: sotto i 5 anni raggiungeva il 44% rispetto al 15% nei bambini in età compresa tra 5 e 14 anni. L’analisi ha evidenziato una mortalità particolarmente elevata in caso di mancata diagnosi o di inadeguato trattamento dei piccoli, specialmente se residenti in aree endemiche per tubercolosi e HIV. “In presenza di altre infezioni come l’HIV, la mortalità è più elevata. È importante ricordare che il paziente pediatrico con tubercolosi è il cosiddetto ‘evento sentinella’ - conclude la dottoressa Lancella - che induce i medici a ricercare l’infezione tra coloro che si prendono cura del bambino. Quest’ultimo, infatti, non è quasi mai contagioso, è l’adulto che diffonde la malattia”.
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I cardiologi della Asl fanno prevenzione tra gli studenti delle scuole di Copertino e Maglie

LECCE - Un dolore forte al braccio, il battito accelerato anche quando non dovrebbe, uno strano senso di oppressione sul petto. Quando il cuore lancia un certo tipo di segnali, bisogna ascoltarlo: prima che sia troppo tardi. Prevenzione e sensibilizzazione, informazione e un po’ di buon senso: tutto utile per avere cura di se stessi e del “muscolo” più importante.

Torneranno sicuramente preziosi i consigli dei cardiologi della ASL di Lecce che, in questa settimana, saranno a disposizione nelle loro Cardiologie ma soprattutto “fuori”.

E’ questo, infatti, l’obiettivo di “Cardiologie Aperte”, la tradizionale iniziativa nazionale promossa tra il 12 e il 19 febbraio 2017 (non a caso a cavallo di San Valentino) dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e dalla Fondazione per il Tuo Cuore - HCF ONLUS.

I cardiologi, smesso per un attimo il camice bianco, saranno sul campo a spiegare l’importanza della prevenzione, nel senso più ampio di cultura della salute. Dagli stili di vita corretti alle cattive abitudini, passando per la sana alimentazione oppure per una salutare camminata.

Il primo appuntamento locale con la campagna nazionale “Per il tuo cuore” è a Copertino, mercoledì 15 febbraio 2017 alle ore 9,30, tra i ragazzi dell’istituto “Bachelet” e con l’intervento di medici ed esperti, tra i quali il dott. Cosimo Esposito, direttore del Distretto Socio-Sanitario di Nardò, e il dott. Francesco Magliari, direttore UOC Cardiologia dell’Ospedale “Vito Fazzi”.

In particolare, i primari delle Cardiologie della Asl Lecce punteranno l’attenzione su alcuni temi sensibili, come l’”Uso di droghe e le cardiopatie” (dott. Giovanni Carlo  Piccinni - direttore UOC Cardiologia Ospedale Casarano-Gallipoli),  “Il movimento e l'alimentazione  nella prevenzione delle malattie cardiovascolari” (dott. Eugenio Vilei - direttore ff UOC Cardiologia Ospedale di Scorrano), “La  prevenzione dell’arresto cardiaco nei giovani  e il  Progetto Bancom@Heart” (dott. Antonio  F.  Amico - Direttore dell’UOC Cardiologia dell’Ospedale di Copertino).

Toccherà quindi al dott. Francesco Tarantino, dirigente del Centro Antifumo di Copertino della ASL Lecce, illustrare il capitolo dei problemi cardiaci legati al fumo, mentre Mauro Caldararo (coordinatore Infermieristico S.C. Cardiologia UTIC – P.O. Copertino) fornirà una dimostrazione pratica sul “trattamento dell’arresto cardiaco extra-ospedaliero nei giovani”.

Doppia tappa il successivo venerdì 17 febbraio a Maglie, prima nel Liceo Scientifico "Da Vinci" (ore 11) e poi a Palazzo De Marco (dalle 14) con gli allievi dell'Istituto Alberghiero di Santa Cesarea Terme, che prepareranno il "Pranzo del Cuore".

Protagonista sarà la Dieta Mediterranea, vero e proprio “toccasana” per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, con un occhio di riguardo al vino rosso e all’olio d'oliva, “alleati” della salute che fanno bene al cuore e perché no anche alla gola, come spiegherà il dott. Borrelli, nutrizionista clinico dell’Ospedale “Fazzi”.

Ai ragazzi maggiorenni sarà quindi proposto il progetto “Banca del Cuore”, che mira a costruire il più ampio database nazionale contenente dati clinici cardiologici essenziali dei cittadini italiani. Ogni studente che aderirà al progetto, anche in successive occasioni di promozione, riceverà una “BancomHeart”, la card di accesso simile ad un bancomat contenente i dati anagrafici e l’elettrocardiogramma, oltre alle credenziali di accesso personali uniche e indecifrabili. Uno strumento fondamentale anche per raccogliere informazioni mediche, ad esempio per le rare patologie elettrico-cardiache che possono provocare la “morte improvvisa”, oppure per motivi di ricerca scientifica, in modo da poter studiare nella loro evoluzione futura patologie non frequenti ma presenti proprio nella popolazione giovanile.  

In sostanza, una preziosa banca dati accessibile online (sul sito www.bancadelcuore.it) dal cittadino/utente o dal medico curante per tenere sotto controllo il cuore, anche in tempo reale grazie all’uso di computer, iPad e smartphone.
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lunedì, febbraio 13, 2017

"Grazie a loro faccio ancora parte di questo mondo". La riconoscenza di una paziente ai medici della Chirurgia Toracica del Fazzi

LECCE - Pubblichiamo la lettera accorata che una paziente 50enne, calabrese, operata di tumore al polmone ha inviato a Salute Salento. La giovane signora ha trovato nel reparto di Chirurgia Toracica del Fazzi, diretto dal dottor Gaetano Di Rienzo (in foto), e dalla sua equipe, quell’umanità e quelle cure che le hanno consentito di riappropriarsi della sua vita. Otto mesi fa alla signora è stato asportato un lobo del polmone con la tecnica della “Vatslobectomy”, un’eccellenza ai primi posti in Italia.

«Mi chiamo Carmela Cannata - scrive la paziente a Salute Salento - e sono nata in un piccolo paese della provincia di Cosenza a Corigliano Calabro nel 1967. Da due anni soffrivo di continue febbri e i medici del mio paese mi curavano per bronco polmonite e pleurite. Grazie a dei conoscenti, sono riuscita ad avere il recapito telefonico del professore Di Rienzo che mi ha visitato e subito ha diagnosticato la completa atalassia del lobo inferiore del polmone destro.

Il primario, con la collaborazione del dottor Corrado Surrente, mi ha eseguito una broncoscopia, che ha rilevato la presenza di un carcinoide atipico che ostruiva il bronco. Dopo aver eseguito tutti gli esami di routine sono stata operata il 13 giugno 2016 per neoplasia polmonare destra e sottoposta a VATS biportale destra presso l'ospedale “Vito Fazzi” a Lecce dal professore Di Rienzo e dalla sua equipe.

Nel corso della degenza, sia prima che dopo l’intervento, ho avvertito attorno a me una grande solidarietà, non solo professionale, ma anche umana.Anche il personale infermieristico è stato sempre disponibile e pronto.

Ritengo giusto segnalare inoltre, che nel perimetro dell'ospedale è ubicata una casa d'accoglienza per i familiari dei pazienti lontani (Casa di Accoglienza S. Caterina Labourè – ndr).

Credo che questa sia un grande aiuto dal punto di vista economico, infatti è richiesto solo un contributo volontario. Io, personalmente ringrazio Dio e non smetto mai di ringraziare i medici che mi hanno curata e grazie a loro faccio ancora parte di questo mondo. Sarò sempre riconoscente», conclude la lettera.                                                                                                                                                                                          

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venerdì, febbraio 10, 2017

Lecce, prelevati reni e fegato a un uomo di 56 anni colpito da emorragia cerebrale: donati a 4 pugliesi

LECCE - Reni e fegato di un 56enne salentino continueranno a vivere nel corpo delle persone che li hanno ricevuti in dono. Il prelievo multiorgano, il secondo in Puglia da inizio anno, è stato portato a termine ieri nelle sale operatorie dell’Ospedale Vito Fazzi, con un lavoro di squadra tra il reparto di Rianimazione e le équipe chirurgiche. Ed è soprattutto il frutto della scelta di grande generosità e altruismo fatta dalla famiglia dell’uomo, deceduto per un’improvvisa e gravissima emorragia celebrale.

Una giornata lunghissima, cominciata in mattinata con il periodo di osservazione per la constatazione di morte cerebrale e proseguito con l’iter degli esami di laboratorio, attraverso i quali poter stabilire l’adeguatezza degli organi ai fini della donazione. In mezzo, il colloquio con la moglie dell’uomo, carico di dolore e insieme di speranza, da cui è scaturita la decisione di acconsentire alla donazione: «Ringraziamo la famiglia – dice il dott. Giuseppe Pulito(in foto), direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione del “Vito Fazzi” – per la grandissima sensibilità dimostrata. Prelievi del genere hanno un valore altissimo per chi dona e per chi riceve».

Reni e fegato, immediatamente dopo il prelievo, sono stati affidati all’équipe specializzata giunta da Bari e quindi destinati ai riceventi, tutti pugliesi, in attesa in diverse sale operatorie. Grazie allo “split”, ed è il caso di ieri, un fegato sano può essere trapiantato in due soggetti, portando a quattro il numero di coloro i quali hanno ricevuto l’intero gruppo di organi.

«Il prelievo d’organi – rimarca Filippo De Rosa, coordinatore locale per l'attività di prelievo e trapianto del “Vito Fazzi” – è un intervento lungo e delicato, tecnicamente complesso. Sicuramente è importante puntare su campagne di sensibilizzazione, anche per far comprendere alle persone che qualsiasi procedura di prelievo viene fatta in maniera certa e legale, nel miglior modo possibile e senza lasciare alcun dubbio. Far capire tutto ciò è utile anche per aumentare il senso di fiducia nel sistema sanitario e in chi vi opera e, quotidianamente, affronta un lavoro molto difficile che si sviluppa attraverso un percorso lungo e multidisciplinare».

Un lavoro attaccato, letteralmente, alla speranza di ricevere un prezioso “sì”. La donazione parte da qui, talvolta può “moltiplicarsi” ma va certamente alimentata sollecitando in profondità l’opinione pubblica: «I

dati relativi a donazioni e trapianti nel 2016 – sottolinea Giancarlo Negro, responsabile del Centro Donazioni di Casarano -  sono abbastanza confortanti, perché questo è l’anno nel quale, con 47 donatori utilizzati, si è superato il precedente primato di 46, stabilito negli anni 2008 e 2011». Numeri ancora troppo piccoli, però: «La cultura della donazione – conclude Negro – va costruita e consolidata. Su questo versante abbiamo molto da fare».
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giovedì, febbraio 09, 2017

'Rete oncologica pugliese, una realtà in dirittura d'arrivo"

BARI - L’oncologia regionale fa rete. Con l’obiettivo di garantire la condivisione di informazioni cliniche e la comunicazione tra specialisti e strutture sanitarie che attuano prevenzione, assistono e curano pazienti affetti da tumore.

Ultimo giro di orologio prima che la gestione reticolare delle patologie neoplastiche entri nel vivo con la delibera di giunta di istituzione, la cui approvazione si attende ad horas. «Dopo 13 anni di attese ce l’abbiamo fatta». Francesco Diomede, vice presidente nazionale della Favo (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) sa bene quanto lo sforzo e l’impegno portato avanti negli anni sia stato fondamentale per mettere al centro la qualità dell’offerta sanitaria. «Noi, le associazioni di volontariato, saremo l’antenna in grado di rilevare il reale funzionamento della rete, vigileremo insomma sull’operatività della stessa» anticipa Diomede che approfondirà il ruolo del volontariato nel costituendo sistema durante il convegno dal titolo “Rete oncologica pugliese, una realtà…”, in programma sabato 11 febbraio a partire dalle 10 nella sala congressi del “Giovanni Paolo II”.

Anche in questo caso all’Istituto tumori spetterà un ruolo di prestigio. L’IRCCS di via Orazio Flacco avrà una funzione di coordinamento dell’hub della Città Metropolitana di Bari oltre che degli altri tre hub pugliesi, Foggia-Bat, Brindisi-Taranto e Lecce; sarà altresì sede della rete oncologica e favorirà la costruzione condivisa dei PDTA (Percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali) e delle linee guida, occupandosi dell’aggiornamento di tali documenti e favorendo un benchmarking (processo strategico di misurazione e confronto) sulle performance e sugli aspetti qualitativi dell’assistenza.

Nonostante il sistema delle reti sia stato discusso in tutte le Regioni, solo in sei è stato deliberato con differenti livelli di organizzazione. Sull’esempio di Piemonte, Lombardia, Toscana, Trentino, Veneto Umbria, la Regione Puglia sta gettando le basi per portare sul territorio un modello che garantisca standard di qualità e centralità della persona. Approccio multidisciplinare e multi professionale, percorso assistenziale organizzato ed efficiente, appropriatezza ed equità di accesso alle cure: è in un terreno composto da questi elementi che la gestione “reticolare” trova le sue radici più vitali: un insieme di condizioni necessarie a scongiurare la migrazione sanitaria.

Durante il convegno di sabato apriranno i lavori, il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, il Direttore Generale dell’Oncologico Antonio Delvino e il Direttore Scientifico Giampietro Gasparini. A spiegare l’avvio e l’operatività della rete, evidenziando la consultazione con il livello professionale, interverranno il Commissario straordinario ARES Giancarlo Ruscitti e il Direttore del Dipartimento Salute Regione Puglia Giovanni Gorgoni.
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mercoledì, febbraio 08, 2017

Adisco, Flavia Pennetta testimonial: "Donerò anch'io il sangue del cordone ombelicale"

BRINDISI - Donazione e ricerca sono le parole scritte sul piatto corde della racchetta che oggi, simbolo di un ambizioso progetto di raccolta del sangue cordonale ombelicale, porta il nome di Flavia Pennetta. L’ormai ex tennista brindisina, che presto diventerà mamma, è ufficialmente la testimonial di Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale) Brindisi.

Nel tardo pomeriggio di ieri, martedì 7 febbraio, presso Palazzo Virgilio, bella, solare e con una luce negli occhi diversa dal solito, quella che solo una donna che sta per mettere al mondo un bambino può avere, Flavia ha incontrato i soci e i componenti del direttivo dell’associazione. Un appuntamento per pochi intimi al quale, tra gli altri, hanno partecipato Giuseppe Garrisi e Carla Lanzillotto, rispettivamente presidente nazionale e regionale di Adisco. Dopo i saluti iniziali di Lina Bruno, presidente della sezione territoriale di Brindisi, un excursus veloce sull’argomento e quattro chiacchiere a tu per tu con la campionessa che, poi, si è fermata a scattare qualche foto-ricordo con i presenti.

Il cordone ombelicale – come è stato spiegato dagli addetti ai lavori -, attraverso il quale ogni mamma nutre il proprio bambino nel grembo, dopo il parto viene usualmente gettato: dare il consenso alla donazione di sangue del cordone ombelicale significa evitare questo spreco, mettendone a frutto l’utilità come importante risorsa per la salute e la ricerca. Il sangue del cordone ombelicale e della placenta, infatti, è ricco di cellule staminali, simili a quelle del midollo osseo che hanno un ruolo fondamentale nella cura di gravi malattie del sangue. In particolare, queste cellule, sono utilizzate per leucemie e linfomi, malattie congenite e metaboliche: attualmente vengono curate con il trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale circa 80 malattie, un numero destinato a crescere ancora in futuro.

«Già dallo scorso anno – ha affermato Lina Bruno, presidente di Adisco Brindisi – avevamo tentato di contattare Flavia perché fosse la nostra testimonial in quanto nostra illustre concittadina. Lei  ha dato la sua disponibilità abbastanza presto, però, abbiamo dovuto aspettare un poco perché a causa dei suoi impegni era in giro per il mondo. Questo forse è stato un bene dal momento che adesso, oltre ad essere una tennista, una ragazza bella e simpatica, è anche una futura mamma che probabilmente donerà il cordone ombelicale. Averla qui è un onore e un piacere: siamo convinti che il suo carisma darà una marcia in più all’attività di sensibilizzazione che noi come Adisco cerchiamo di portare avanti per evitare che venga sprecato questo capitale così prezioso che è il sangue cordonale. La ringraziamo e nel donarle la spilletta dell’associazione, la nominiamo nostra socia onoraria».

Il sangue cordonale può essere raccolto e conservato presso adeguate strutture (Banche di sangue del cordone ombelicale), rendendosi immediatamente disponibile per chi ne avesse bisogno. La donazione ad una Banca pubblica, pertanto, non è mai inutile perché laddove l’unità donata non dovesse essere idonea per il trapianto, potrà essere utilizzata per la ricerca scientifica.
«Certo è che anche in questa situazione – ha spiegato Giuseppe Garrisi, presidente nazionale di Adisco - entrando nel dettaglio della tematica – c’è chi pensa di poter far business. Bisogna stare molto attenti alle Banche private, che del sangue ombelicale ne fanno commercio diffondendo informazioni non corrette».

«Il mese scorso – ha continuato la Pennetta – , quando a Barcellona, dove nascerà mio figlio, ho incontrato il mio ginecologo, anche lui mi ha consigliato di donare il cordone. Devo dire che mio marito Fabio, che non era presente alla visita, appena l’ho sentito al telefono, non era molto convinto sull’argomento. Appena rientra approfondiremo insieme la questione e molto probabilmente anche io donerò il sangue del cordone ombelicale».

«La donazione – ha concluso Carla Lanzillotto, presidente Adisco Puglia -  è un qualcosa in cui credo fermamente. Ritengo si tratti di un percorso fondamentale per l’esistenza stessa. A tal proposito, volevo chiudere con delle parole di Dan Brown che diceva: ‘ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale’».
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Tumori, il laboratorio di Biologia molecolare del 'Fazzi' ottiene la certificazione europea di qualità

LECCE - Il laboratorio di Biologia Molecolare del "Vito Fazzi" ha ottenuto nelle scorse settimane la certificazione europea di qualità delle procedure. In altre parole vuol dire che le terapie oncologiche decise dai gruppi multidisciplinari del Fazzie somministrate ai malati di tumore,sono le migliori in assoluto. Sono le medesime che si praticano nei centri di eccellenza in Europa. Questo perché le procedure per individuare le possibili mutazioni sono certificate da istituti rigorosi, come la Società europea EuropeanMolecular Genetics Quality Network (EMQN).  

Il laboratorio, situato nel seminterrato dell’ala destra del Fazzi, è dedicato alle malattie oncologiche, è gestito dalla biologa molecolare Maria Maddalena Galante (in foto) e aveva già ottenuto nel 2013 l’accreditamento a livello nazionale.

«Il nostro laboratorio – conferma con orgoglio Galante - ha partecipato e superato i controlli di qualità per una serie di esami molecolari promossi dalla Emqn». Il laboratorio fa parte dell’unità di Anatomia Patologica diretta dal dott. Ermenegildo Colosimo.

Sempre alle prese con provette e centrifughe, la dottoressa Galante esegue le analisi molecolari utilissime nella terapia personalizzata  delle malattie oncologiche. La biologa del Fazziricerca e individua l’esistenza di mutazioni del Dna che consentono agli oncologi diutilizzare gli anticorpi monoclonali più aderenti alla cura della neoplasia oggetto di studio. Un compito molto importante, visto che dalla formulazione del farmaco più idoneo dipende la sopravvivenza o la guarigione del paziente

La dott.ssa Galante – dicevamo - studia, caratterizza, isola, manipola e analizza le componenti molecolari delle cellule, con un livello di dettaglio che giunge sino al DNA, lo scrigno in cui è conservata l'informazione genetica, o l’RNA, per poter valutare lo stato delle mutazioni su tessuto e sangue con le diverse e complesse tecniche contemplate dalle linee guida delle più importanti Società scientifiche in materia di diagnosi molecolari.

Ora questo nuovo salto di qualità “europeo”, – spiega la stessa Galante - allinea le analisi molecolari condotte nella ASL di Lecce alla qualità delle realtà laboratoristiche più avanzate in Italia. L'augurio – aggiunge - è che tali validi e rigorosi indicatori di best practice dell'attività laboratoristica migliorino il clima di fiducia fra gli operatori del settore oncologico e determinino un incremento della capacità di attrazione dei pazienti».
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mercoledì, febbraio 01, 2017

Lo studio choc: "La povertà può rubare fino a 2 anni di vita"

SVIZZERA - La povertà "Può rubarti fino a 2 anni di vita". A sostenerlo uno studio svolto sull'arco di 13 anni pubblicato su Lancet, secondo cui vivere in condizioni sociali ed economiche svantaggiate, per esempio avendo un basso profilo professionale, può privare una persona di 2,1 anni in media. La ricerca, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stata condotta da Lifepath, un progetto finanziato dalla Commissione europea.

Lo scopo è individuare i meccanismi biologici alla base delle differenze sociali nella salute, un basso status socioeconomico può essere letale quanto fumare, avere il diabete o condurre una vita sedentaria, associati rispettivamente alla perdita di 4,8 anni di vita, 3,9 e 2,4. Si vive, in media, un anno di meno se si fa abuso di alcol. «Ci siamo sorpresi quando abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche povere può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come il fumo, l'obesità e l'ipertensione, commenta Silvia Stringhini, ricercatrice al Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV) di Losanna e coordinatrice dello studio. Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati, per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si concentrano le strategie globali di salute pubblica».

I ricercatori hanno raccolto e analizzato dati da 48 coorti, insieme di individui che hanno sperimentato uno stesso evento in un periodo definito, indipendenti di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti, seguiti per una media di tredici anni. «È noto che educazione, reddito e lavoro possono influire sulla salute, ma pochi studi avevano cercato di valutare quale fosse il peso effettivo di questi fattori. Per questo abbiamo deciso di confrontare l'impatto dello status socioeconomico sulla salute mettendolo a confronto con quello di sei fra i principali fattori di rischio», spiega Mika Kivimaki, professore all'ateneo britannico University College di Londra e co-autore dello studio. Un basso livello socioeconomico, secondo l'equipe, può quindi essere un efficace indicatore di un calo nell'aspettativa di vita.

«Lo status socioeconomico è importante perché include l'esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo e obesità, su cui si concentrano le politiche sanitarie», conclude Paolo Vineis, professore all'ateneo Imperial College di Londra e coordinatore di Lifepath. L'obiettivo è «fornire accurate prove scientifiche a istituzioni sanitarie e decisori politici, che a loro volta potranno migliorare l'efficacia delle loro strategie di intervento sulla salute pubblica».

Lo studio è il primo a confrontare l'aspettativa di vita fra persone appartenenti a diverse categorie socioeconomiche, correlando queste differenze con quelle dovute a sei noti fattori di rischio per la salute.
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sabato, gennaio 28, 2017

Cavie umane per testare farmaci: scandalo in Svizzera, test illegali su pazienti

SVIZZERA - Uno scandalo colpisce una delle più famose ditte farmaceutiche mondiali: SANDOZ. Secondo quanto rivela un'inchiesta del canale televisivo RTS, negli anni 50 questa società dette in appalto nuovi medicinali da testare su pazienti a loro insaputa. La clinica psichiatrica di Marsens nel canton Friburgo, all'epoca sovraffollata, accettò nel 1955 un'offerta di Sandoz ed effettuò dei test di farmaci sperimentali su pazienti ignari di servire da cavia. Fra questi anche un 34enne degente nella struttura dopo essere stato un bambino vittima di collocamento coatto.

Articoli scientifici di quel decennio provano che nel 1958 non meno di una decina di sostanze sperimentali era già stata provata su "quasi un migliaio di persone". Due avevano dovuto essere abbandonate perché dannose per la retina, finché i medici decisero di concentrarsi sulla promettente tioridazina. Questa venne poi messa in commercio con il nome di Melleril, farmaco ritirato da Novartis, succeduta a Sandoz, nel 2005 dopo essere risultato troppo rischioso per le funzioni cardiache. Tanto la clinica quanto Novartis non hanno permesso alla RTS di consultare i loro archivi.

Questo scandalo è sulla scia di un altro ben più grande sollevato nel 2012 dal Tagesspiegel di Berlino e la radio-tv Mitteldeutscher Rundfunk, che ha colpito le più famose ditte farmaceutiche mondiali: Bayer e Schering , Hoechst (oggi Sanofi), Boehringer Ingelheim e Goedecke (Pfizer), Sandoz (Novartis) Secondo quanto hanno scoperto negli anni 80 una cinquantina di queste società dettero in appalto a ospedali dell' allora Ddr più di 150 nuovi medicinali da testare su pazienti della Germania dell' Est. In questo altri casi di decessi in seguito alla sperimentazione si ebbero nel Madgeburgo dove la Sandoz (Novartis) testò un nuovo farmaco contro l' ipertensione, il cui principio attivo era denominato spirapril.

Morirono sei pazienti su 17, dall'inchiesta emerse che lo spirapril provocò fin dall' inizio un peggioramento nei malati, tanto che alcuni si rifiutarono dopo qualche settimana di proseguire la cura. Dai documenti dell' ex ministero della Sanità della Ddr, non risulta che fosse stato richiesto ai pazienti nessun "consenso informato". A dir poco agghiacciante, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in molti casi le persone volontariamente si mettono a disposizione di sperimentazioni per riuscire ad ottenere un “rimborso spese” notevole altre volte non sanno di essere cavie di laboratorio.

E’ sconvolgente pensare agli effetti collaterali che si possono riscontrare a breve e lungo termine. Nel migliore dei casi si verificano lievi complicazioni, nei peggiori si può morire ed i soldi di certo non possono comprare un’altro corpo. Se ci pensiamo bene tutti noi assumiamo farmaci che creano dipendenza ed a loro volta curano una malattia e provocano un’altro tipo di patologia. Avere la conferma di essere cavie inconsapevoli è veramente terrificante.
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'Contro il Cancro, la prevenzione è per sempre', prima camminata non competitiva a Foggia

FOGGIA - In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, l’Associazione Runners Parco San Felice, con il Patrocinio del Comune di Foggia, ha organizzato la prima camminata non competitiva dal titolo “Contro il Cancro, la prevenzione è per sempre”. La manifestazione si terrà domenica 5 febbraio 2017 e vedrà la partecipazione di numerose associazioni che hanno voluto aderire all’evento perché certi dell’importanza dello stesso e del messaggio che si voglia trasmettere.

In Capitanata, così come in molte altre province manca, purtroppo, un registro dei tumori. Quindi, per avere dei dati attendibili è necessario riportare le stime per la nostra Regione. Il numero di nuovi tumori stimati per l’anno 2016 in Puglia è di 11.600 nuovi casi per i maschi e 10.300 per le donne (si parla di varie forme di metastasi: mammella, color-retto, tiroide, utero, polmone, prostata, vescica, fegato). I dati sono davvero allarmanti e mostrano un aumento dell'incidenza dei tumori in tutti i Paesi, nessuno escluso. Occorre, pertanto, intensificare l’attività di informazione e prevenzione.

Uno dei tanti modi di fare “prevenzione contro il cancro” è camminare. Evidenze scientifiche, robuste e concordanti, affermano che l'attività motoria è uno dei pilastri della prevenzione del cancro, unitamente alla corretta alimentazione e nutrizione. Prevenzione intesa sia come primaria, vale a dire quella che allontana i fattori di rischio per evitare la malattia, sia per i “sopravvissuti” al cancro.

“L'idea di sostenere la 1^ camminata contro il cancro – ha dichiarato il Prof. Michele Panunzio, nutrizionista, direttore del Servizio di Igiene Alimenti e Nutrizione dell'Asl di Foggia e responsabile del Med-Food Anticancer Program -  nasce dalla consapevolezza che la prevenzione è per sempre (non ha caso è lo slogan utilizzato per la manifestazione). Aderiamo all'iniziativa per manifestare concreta solidarietà ai malati di cancro e alle loro famiglie”. Non si è mai soli in questi casi e l’adesione delle numerose associazioni ne è un chiaro segnale.

In realtà, si parla di prevenzione quando interagiscono tra loro tre elementi fondamentali: attività motoria, nutrizione e sana alimentazione. Il programma anticancro promosso dal Dott. Panunzio, prevede infatti il raggiungimento dello standard dei 10.000 passi al giorno (una camminata di circa un'ora) associato alla dieta mediterranea, prevalentemente vegetale, priva di zuccheri, alcol e fumo.

Ebbene, è giunto il momento di iniziare. La prima camminata contro il cancro è aperta a tutti, malati e non, grandi e piccini. Il raduno è previsto in Piazza Pavoncelli alle ore 09:30. Si proseguirà per le vie del centro urbano, attraversando l’isola pedonale, fino al Parco San Felice, sede dell’associazione promotrice. Le iscrizioni sono aperte e possono essere effettuate presso ParcoCittà (Parco San Felice) o presso lo studio fotografico Momenti Felici (via Borrelli, 55).

Adottiamo tutti uno stile di vita fisicamente attivo. Preveniamo e combattiamo il cancro. Sempre. Ogni giorno.

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lunedì, gennaio 23, 2017

Gli oncologi: "Le Regioni realizzino il Piano nazionale vaccini, strumento essenziale di prevenzione contro gravi malattie"

MILANO – “Informazione dei cittadini e adesione consapevole ai programmi di vaccinazione. Il Piano nazionale vaccini, da poco approvato dalla Conferenza Stato Regioni, delinea un percorso di civiltà che ci pone in prima linea in Europa nella lotta a gravi malattie infettive. Ringraziamo il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per aver sostenuto con forza la necessità di questi strumenti di prevenzione, previsti anche nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) recentemente approvati. Ora è necessario che le Regioni condividano e realizzino quanto previsto dal Piano”.

L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) plaude all’approvazione del documento che intende promuovere nella popolazione generale e nei clinici una nuova cultura delle vaccinazioni. “L’allargamento dell’offerta vaccinale stabilita dal Piano è un passo in avanti fondamentale, però è necessario che ogni Regione si attivi quanto prima per garantire la piena attuazione del provvedimento attraverso la chiamata attiva dei cittadini, senza la quale il Piano stesso resterebbe solo una proposizione – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. La nostra Società scientifica eserciterà un’azione di promozione in tal senso. Le vaccinazioni sono uno strumento di prevenzione primaria, elementi portanti di uno stile di vita sano, al pari di un’alimentazione corretta, dell’esercizio fisico costante e dell’astensione dal fumo di sigaretta. Esistono, infatti, alcuni virus, contro cui è possibile vaccinarsi, che possono manifestare gravi conseguenze dopo molti anni dall’insorgenza dell’infezione”.

Tra questi, il virus HBV (Hepatitis B Virus) che è causa dell’epatite B, la più comune infezione del fegato al mondo, e lo Human Papilloma Virus (HPV), a cui è riconducibile quasi il 100% dei casi di tumore del collo dell’utero, una delle neoplasie più frequenti nelle donne under 50. “L’HPV può causare il cancro anche in altre sedi come vulva, vagina, pene, ano, orofaringe – continua il prof. Pinto -. È pericoloso, quindi, e può provocare l’insorgenza di tumori anche per gli uomini. La vaccinazione è una strategia efficace per prevenire le malattie causate da questo virus. In particolare, l’Italia è stato il primo Paese in Europa a stabilire la gratuità della vaccinazione anti-HPV e ad assicurarne, contestualmente, la commercializzazione e la rimborsabilità nell’ambito di un programma nazionale. Tutte le Regioni hanno avviato i piani di vaccinazione contro l’infezione da HPV dalla fine del 2008. Questa viene offerta attivamente e gratuitamente alle ragazze dodicenni tramite i servizi vaccinali del Servizio Sanitario Nazionale in tutte le Regioni”.

“Tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (che includono le prestazioni offerte gratuitamente in tutte le Regioni) e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni – continua il prof. Pinto -. Una decisione molto importante visto che un terzo del totale delle infezioni si registra proprio negli uomini che hanno una probabilità 5 volte superiore rispetto alla donna di infettarsi e spesso non sono consapevoli di essere portatori del virus. Sottolineo che è la prima volta che avviene l’estensione di questa vaccinazione anche per gli uomini”.

“Dieci Regioni negli ultimi due anni – conclude il prof. Pinto - hanno già esteso con chiamata attiva la vaccinazione agli adolescenti di sesso maschile ed oggi il diritto alla vaccinazione anti HPV per entrambi i generi sarà una realtà anche nelle altre Regioni garantendo un’equità di accesso per la prevenzione dei tumori da papillomavirus indipendente dal sesso e dalla residenza”.
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‘Sanità e salute’: incontro al Teatro Petruzzelli di Bari

di DONATO FORENZA - Presso il foyer del Teatro Petruzzelli a Bari si è svolto recentemente l’incontro “Sanità' Vs Salute”. L’evento ha mirabilmente trattato aspetti sociali interessanti e si è svolto tenendo presenti i preziosi contributi di esperti. Tra gli ospiti invitati che hanno partecipato va segnalata la senatrice a vita Elena Cattaneo, docente di Farmacologia dell'Università degli Studi di Milano ed autrice del recente volume 'Ogni giorno. Tra Scienza e Politica'; ella è anche biologa di livello internazionale in virtù dei suoi studi sulla malattia di Huntington, patologia neurologica degenerativa.

Nel corso del dibattito è stato evidenziato che il Diritto alla Salute può essere garantito allorché venga riconosciuta l'importanza della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica, in connubio con la versatilità del sistema politico che deve essere capace di implementare l’organizzazione sanitaria adeguata ed efficiente, in grado di tutelare i bisogni di tutti i cittadini. Ha coordinato Luca Clarizio, avvocato e managing partner di Nextlaw.  Hanno aderito all’appuntamento: - Nicola Costantino, docente di Ingegneria economico gestionale del Politecnico di Bari; - Tommaso Fiore, docente di Anestesia e rianimazione dell'Università degli Studi di Bari; - Giancarlo Ruscitti, commissario straordinario di ARES Puglia.

Particolare attenzione è stata data, nel contesto del poliedrico dibattito, alla complessa tematica della Tutela della Salute, assunta quale elemento rilevante e diritto primario dell'Uomo. Notevole la riuscita dell’evento e la partecipazione di esperti e cultori delle problematiche trattate. Questo incontro fa parte di un ciclo di eventi 'Nextopic', ideato e organizzato da Nextlaw, studio legale di diritto amministrativo con sedi a Bari, Lecce e Roma. Si tratta di alcuni temi di peculiare attualità tra cui ambiente ed ecologia, sanità, pubblico e privato, territorio e infrastrutture e vari altri aspetti correlati con un obiettivo preciso: partecipare e contribuire al dibattito pubblico su specifici temi.

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venerdì, gennaio 20, 2017

"Le vaccinazioni siano un obbligo assoluto per i clinici"

FIRENZE – “Plaudiamo all’approvazione del Piano nazionale vaccini. Chi vuole fare parte della comunità scientifica del Paese deve accettare le evidenze scientifiche. Una di queste riguarda proprio i vaccini, che costituiscono una pratica medica indispensabile e imprescindibile. Queste strumenti fondamentali di profilassi dovrebbero rappresentare un obbligo assoluto per i clinici. Proponiamo cioè che sia considerato non opponibile da parte dei medici convenzionati e dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale l’obbligo di accettare, oltre alle leggi sanitarie dello Stato, anche gli atti di programmazione e di indirizzo fondati su evidenze scientifiche incontrovertibili, come quelli previsti nel Piano Nazionale Vaccini”.

Un obbligo che per il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), dovrebbe riguardare in primo luogo gli iscritti alle società scientifiche. “In questi giorni – continua il dott. Cricelli - sono avvenuti due passaggi fondamentali per la sanità italiana: innanzitutto l’approvazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che contengono un particolare focus sull’estensione delle garanzie vaccinali e sulla relativa copertura finanziaria per le Regioni. In secondo luogo l’approvazione del Piano nazionale vaccini 2017-2019 da parte della Conferenza Stato-Regioni, che implica una nuova concezione della prevenzione attraverso azioni concrete, in linea con quanto previsto dal Piano nazionale della Prevenzione. In un momento di crisi economica sta aumentando l’offerta del Servizio Sanitario Nazionale ed è importante che i cittadini siano consapevoli di queste opportunità”.

“Il ddl Gelli sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari prevede che l’operato dei medici sia riferito a evidenze chiare e pubbliche – conclude il dott. Cricelli -. E le linee guida, che diventeranno accessibili per tutti, conterranno le buone pratiche che i medici saranno obbligati a seguire per salvaguardare la salute dei cittadini. In vista della definitiva approvazione di questo provvedimento che comporterà l’accreditamento delle Società Scientifiche in grado di realizzare le linee guida per il nostro Paese, intendo proporre all’esecutivo della SIMG una norma regolamentare che preveda l’obbligo per tutti i soci iscritti o che intendano richiedere l'iscrizione alla SIMG di accettare, rispettare e applicare le buone pratiche della Medicina e della Sanità come previsto dall'art.5 del ddl Gelli, incluso l’obbligo all’informazione, all’adesione alle campagne vaccinali e alla somministrazione dei vaccini. In difetto sarà negata l’iscrizione alla SIMG. Suggerisco inoltre che questa norma regolamentare sia estesa a tutte le Società che intendano essere riconosciute secondo quanto previsto dal ddl Gelli”.
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martedì, gennaio 17, 2017

Scienziati sviluppano un anticorpo specifico in grado di frenare la leucemia

BERNA - I ricercatori dall'Università di Berna in Svizzera, sono riusciti a identificare un anticorpo in grado di frenare la proliferazione di cellule staminali leucemiche che causano tumori del sangue. Se i test, che sono attualmente in corso, sono positivi negli esseri umani, questa scoperta, prima nel mondo, aprirà la strada ad un futuro farmaco che permetterà la lotta contro questa terribile malattia. Lo ha annunciato oggi Martedì il portavoce dell'Università.

Le cellule staminali leucemiche resistono alla chemioterapia, alla radioterapia e alla maggior parte dei medicinali disponibili. L'équipe di Adrian Ochsenbein, dell'Università e dell'Inselspital di Berna, ha scoperto che l'interazione tra due molecole nominate CD70 e CD27 provoca una forte proliferazione di queste cellule staminali.

I ricercatori rileva Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, hanno quindi sviluppato un anticorpo specifico che inibisce questa interazione, hanno riferito i ricercatori sul "Journal of Experimental Medicine". Le cellule staminali ematopoietiche sane non vengono toccate. L'anticorpo ha mostrato risultati promettenti in occasione di test preclinici per frenare l'evoluzione della malattia. Uno studio clinico deve ora iniziare con un gruppo-pilota di pazienti, viene precisato.
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sabato, gennaio 14, 2017

Bimbi e meningite: la parola al Pediatra


di PIERPAOLO DE NATALE - Ormai in tutta Italia è "allarme" meningite. Dopo le diverse vittime accertate in Toscana, il 2017 si è aperto con una vera corsa al vaccino in tutte le regioni. Le Aziende Sanitarie Locali sono state letteralmente prese d'assalto, con migliaia di richieste e anche i pugliesi seguono l'ondata di panico nazionale. In particolare, ad agitare la Puglia è stato il falso allarme erroneamente lanciato da alcuni quotidiani locali circa la presunta morte per meningite di una bimba di quattro anni, presso l'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.
Dunque (tra ansie, allarmismi e falsi miti) facciamo chiarezza con il dott. Danilo Falciatore, noto medico pediatra di libera scelta presso l'Asl di Bari.


dott. Danilo Falciatore
Come si contrae la malattia? Esistono luoghi in cui il contagio viene agevolato?
La meningite è un processo infiammatorio a carico delle meningi che sono tre membrane che rivestono il cervello ed il midollo spinale proteggendoli. Tale infiammazione è provocata, nella grande maggioranza dei casi, da virus o batteri che possono colonizzare queste membrane provocando la malattia.
Essendo i virus ed i batteri (questi molto più frequenti e pericolosi) i responsabili della meningite, la malattia si contrae prevalentemente attraverso le goccioline respiratorie. In particolare gli starnuti e i colpi di tosse sono i principali veicoli di trasmissione dell'infezione da un soggetto all'altro.
Se pensiamo che il temutissimo meningococco spesso alberga nelle prime vie respiratorie di soggetti sani (portatori) o con sintomi estremamente limitati, si capisce come si possa contrarre la malattia non necessariamente da un soggetto malato o con sintomi conclamati. E tali soggetti diventano, inconsapevolmente, la fonte principale d'infezione non potendo essere individuati come avviene invece per gli ammalati.
Da tutto ciò deriva che i luoghi più a rischio per il contagio sono i luoghi iperaffollati, magari senza fonti adeguate di areazione come ad esempio asili, scuole e uffici. Luoghi in cui si soggiorna per parecchie ore al giorno.

Come prevenire e quali attenzioni devono prestare i genitori?
La prevenzione principale, per le forme batteriche, è direi quasi esclusivamente la vaccinazione. Infatti non si può pensare di isolarsi dal mondo impedendo ai bambini di frequentare le scuole o astenendoci dal recarci nei luoghi di lavoro quali uffici, studi o ipermercati.
Ovviamente è importante prestare attenzione anche alle principali norme igieniche previste per limitare la trasmissione di qualunque agente infettivo: lavarsi spessissimo le mani, soffiarsi il naso con fazzoletti di carta usa e getta rapidamente eliminati dopo l'uso, arieggiare i locali evitando il ristagno di aria viziata.

Quali sono i sintomi della meningite e quando si manifestano?
La meningite spesso è una malattia subdola i cui sintomi iniziali ricalcano quelli di una banale influenza: febbre, malessere generale, brividi, prostrazione. Successivamente subentrano i sintomi eclatanti che possono essere diversi nei bambini e negli adulti. Nei neonati e bambini: pallore o pelle a chiazze o colorazione bluastra della pelle stessa, sonnolenza, rifiuto del cibo, irritabilità, stato di flaccidità corporea, difficoltà ad essere calmato, respirazione affannosa, lamento o pianto stridulo, rigonfiamento della fontanella cranica. Come si può vedere la rigidità nucale, da sempre considerata il segno patognomonico della meningite, nei lattanti e nei bambini può mancare. È invece un sintomo sempre presente nell'adulto insieme a vomito, intensa cefalea, stato confusionale (a volte convulsioni) e fotofobia. Come detto questo corteo sintomatologico può presentarsi in una fase secondaria della malattia.

Cosa fare in tal caso? Cosa consiglia ai genitori?
Come già detto i sintomi della meningite inizialmente sono del tutto simili a quelli di una banale forma influenzale. Anche il periodo di maggiore incidenza delle meningiti è sovrapponibile a quello del picco influenzale. Fortunatamente, però, la stragrande maggioranza delle febbri di questo periodo risulta poi essere un'influenza: infatti la frequenza di questa patologia è di gran lunga maggiore rispetto a quella delle meningiti.

Alla luce di quanto detto, il consiglio che do ai genitori è di non pensare subito ad una meningite allorquando il proprio bambino presenta una sintomatologia febbrile anche se associata a mal di testa: infatti quasi tutti i bambini quando hanno febbre manifestano anche cefalea. Quest'ultima, però, nelle forme non meningee regredisce rapidamente e completamente insieme alla febbre con l'uso di un antipiretico.

Tenere attentamente sotto controllo l'andamento del quadro clinico nelle successive 24 - 48 ore. Lì dove comparissero segni e sintomi come quelli precedentemente descritti, tenendo conto anche delle diverse peculiarità cliniche in base all'età del soggetto ammalato, consultare repentinamente il proprio medico di famiglia o il proprio pediatra descrivendo accuratamente la situazione. Il medico, visitando il soggetto, potrà avanzare o meno il sospetto di una meningite ed eventualmente inviare subito il malato in un centro ospedaliero per la conferma diagnostica.
Il ricorso diretto al Pronto Soccorso deve avvenire solo se i sintomi presentati dall'ammalato sono fortemente evocativi di meningite: in particolare convulsioni e/o stato soporoso o confusionale o comparsa di manifestazioni cutanee bluastre sulla cute, sintomi quindi assolutamente non comuni delle normali febbri influenzali.

Vaccinazioni e Asl: come si procederà con la profilassi?
La vaccinazione è il principale se non l'unico strumento di prevenzione delle meningiti batteriche. Per quelle virali, purtroppo, non esiste possibilità di vaccinazione ma va anche detto che si tratta di forme più rare e più benigne.
Gli agenti batterici responsabili delle principali forme di meningite sono: l'Haemophilus influenzae B, lo Streptococcus Pneumoniae (Pneumococco) e la Neisseria Meningitidis (Meningococco). In particolare quest'ultima prevede numerosi sierotipi identificabili con una lettera: i più frequenti e patogeni sono A, B, C, Y, W135.

La vaccinazione nei confronti dei primi due agenti, l'Haemophilus ed il Pneumococco, viene effettuata gratuitamente nei primissimi mesi di vita: infatti l'anti-Haemophilus è compreso nella cosiddetta esavalente insieme a anti-tetano-difterite-pertosse-polio-epatite B e l'anti-Pneumococco 13 valente viene fatta contemporaneamente alla precedente ovvero nel primo anno di vita. Non sono ad oggi previsti richiami per questi vaccini.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-meningococco, la Regione Puglia offre già da diversi anni GRATUITAMENTE il vaccino contro il sierotipo C che viene effettuato ai bambini subito dopo l'anno di vita, ed il vaccino contro i sierotipi A, C, Y, W135 che viene effettuato insieme a quello per il Papillomavirus dopo gli undici anni. Anche per questi vaccini ad oggi non è previsto richiamo.

Diversa è la situazione per il più recente dei vaccini anti-meningococco cioè quello attivo nei confronti del sierotipo B: infatti questo vaccino, introdotto dal 2014, viene offerto GRATUITAMENTE ai bambini nati dal 2014 in poi. La schedula è diversa a seconda dell'inizio del ciclo vaccinale e, dopo il ciclo primario, ad oggi non sono previsti nuovi richiami.

La novità è che sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 150 del 30 dicembre 2016, è stata pubblicata la Legge Regionale n. 40 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2017 e bilancio pluriennale 2017–2019 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2017)”; la quale recita:
"art. 52 - Disposizioni in materia di vaccinazione anti meningococco 
1. È assicurata con oneri a carico del Servizio sanitario regionale la vaccinazione “anti meningococco B”, anche per i nati prima dell’anno 2014"
Ad oggi, però, le ASL pugliesi non hanno recepito ancora tale disposizione prevista nella Legge Regionale n.40/2016. Auspichiamo che al più presto, tale vaccinazione, che al momento è offerta in copagamento con un onere di 150,00 euro per i bimbi nati prima del 2014, sia disponibile gratuitamente.

Detto questo mi preme precisare però che in Puglia, così come in Italia ad eccezione della Regione Toscana, non è in corso alcuna epidemia di meningite: infatti i casi segnalati sul territorio sono esattamente in linea con quelli "attesi" ogni anno in questo periodo. È dunque immotivato il panico diffuso nella popolazione ed anche la corsa al vaccino "immediato e a tutti i costi". La vaccinazione anti-meningococco B va sicuramente programmata perchè si tratta di un vaccino sicuro ed efficace nel prevenire questa pericolosa e temibile patologia, ma l'eccessivo ed incontrollato panico di questi giorni sta mandando in tilt i centri vaccinali e sta portando ad esaurimento le scorte di vaccini. È bene, dunque, che la precedenza venga data alle fasce di età più a rischio: l’incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore nella fascia di età 0-4 anni e in particolare nel primo anno di vita in cui l’incidenza supera i 4 casi per 100.000. Tuttavia l’incidenza si mantiene elevata fino alla fascia 15-24 anni e diminuisce dai 25 anni in sù. Quindi, precedenza alla fascia pediatrica ed in particolare ai primi anni di vita. Keep calm and protect yourself and your family with vaccines! (ndr. Mantenete la calma e proteggete voi stessi e la vostra famiglia con i vaccini!)
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