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venerdì, luglio 21, 2017

Allattare i figli fa bene: riduce il rischio di sclerosi multipla

BARI - Molte ricerche scientifiche da tempo sono giunte alla conclusione che l’allattamento è portatore di molteplici benefici non solo per i bambini, ma anche per le mamme. Uno degli ultimi studi, realizzato dall’istituto Kaiser Permanente in California, pubblicato per intero nella rivista scientifica Neurology, ne ha chiarito un’altra preziosa conseguenza benefica, ovvero l’alta capacità di riduzione del rischio di sviluppare la sclerosi multipla che sarebbe pari addirittura al 50%.

Questa patologia, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di sintomi, affligge oltre 100mila persone solo in Italia. I segnali più comuni sono problemi di vista, affaticamento, equilibrio e disturbi nei movimenti delle braccia e delle gambe. Al momento non esiste una cura per la sclerosi multipla, né è totalmente chiaro ciò che scatena l’attacco del sistema immunitario nei confronti degli strati che avvolgono e proteggono i nervi, alterando così i «messaggi» che viaggiano lungo di essi. Per la capo equipe della ricerca Annette Langer-Gould «Tra i numerosi benefici dell’allattamento, sia per la madre che per il bambino, vi è anche una netta riduzione delle probabilità di sviluppare la sclerosi multipla per la madre».

Durante la ricerca il team ha preso come campione 397 donne a cui era stata di recente diagnosticata la malattia, e altre 433 in salute. A tutti i partecipanti è stato chiesto di compilare un esteso questionario relativo alle loro gravidanze e all’allattamento. Secondo i risultati, nella fase di allattamento avviene un’alterazione positivamente del livello di estrogeno, l’ormone femminile che, nelle donne incinte e in quelle che continuano ad allattare, resta molto basso. Di conseguenza, il rischio viene drasticamente ridotto, per la precisione del 53%.

«Questo studio rappresenta un’ulteriore prova del fatto che le donne in grado di allattare i propri bambini dovrebbero essere incoraggiate a farlo», ha aggiunto la Langer-Gould. In buona sostanza, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”.un motivo in più per incentivare l’allattamento per i molteplici benefici che non sono solo psicologici, ma anche concretamente fisici e preventivi.

giovedì, luglio 20, 2017

"Veleni nelle verdure asiatiche", la Svizzera pronta a bandirle

ZURIGO - L'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria ha lanciato una vera e propria allerta mettendo in guardia i consumatori: le verdure provenienti dall'Asia conterrebbero un vero cocktail di veleni. Una notizia ripresa dalla stampa elvetica che stando ai dati raccolti e pubblicati in data di ieri, avrebbe rilanciato l’allarme secondo cui, anche nel 2016, quasi un terzo dei campioni controllati alle frontiere svizzere presentava un tenore troppo elevato in pesticidi. Particolarmente critici sono risultati i prodotti provenienti dalla Thailandia e dal Vietnam, come il coriandolo e il peperoncino.

Già precedenti analisi di questo tipo avevano mostrato tassi elevati, compresi tra il 20 e il 53% in eccesso rispetto le soglie di tollerabilità. Tali dati dovrebbero preoccupare e non poco anche le autorità di vigilanza alimentare europee e italiane, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che alla luce dell’allarme lanciato dalla vicina Svizzera rilancia la necessità di un’intensificazione dei controlli a campione sui prodotti importati dalle aree indicate per evitare facili allarmismi o ancor peggio, la possibilità che vengano messi in commercio e sulle tavole italiane verdure e ortaggi contaminati.

Tumori: al Miulli l’innovativa tecnica per l'identificazione del 'linfonodo sentinella'


ACQUAVIVA DELLE FONTI - La tecnica del linfonodo sentinella, ampiamente utilizzata per i melanomi e i tumori della mammella, è ora disponibile anche in Puglia, più precisamente al Miulli, per il trattamento dei tumori iniziali dell’utero. A seguito della recente acquisizione del secondo Robot Da Vinci Xi è ora possibile, oltre che semplificare diverse procedure di ginecologia oncologica (come la linfadenectomia paraortica), identificare il linfonodo sentinella con la tecnologia in infrarosso usando il tracciante verde indocianina.

È il dott. Francesco Legge, responsabile dell’Unità di Ginecologia Oncologica del Miulli, a spiegare in che modo tale innovazione porta un miglioramento sensibile per le pazienti: «Sia nei carcinomi della cervice uterina che dell’endometrio in stadio precoce, tale tecnica permette di sapere se il tumore si è diffuso ai linfonodi senza tuttavia asportarli tutti, con benefici per le pazienti interessate in termini di riduzione delle complicanze legate alla linfadenectomia (come per esempio il linfedema alle gambe), minori tempi operatori, migliore e più rapido recupero e minori costi sanitari».

L’identificazione di tali linfonodi sentinella permette infatti un più accurato studio istopatologico, definito “ultrastaging”, che consente una più precisa definizione dello status linfonodale, identificando le cosiddette micrometastasi, difficilmente individuabili senza tale metodica. Proprio in considerazione di tali benefici questa procedura è stata recentemente inserita nelle principali linee guide di oncologia americane ed europee.

Lo scopo è infatti quello di incrementare ulteriormente l’utilizzo di tali tecniche a minor impatto sulla qualità di vita nei tumori ginecologici. Questi temi saranno inoltre al centro del Convegno dal titolo I Tumori ginecologici oltre il Survival: Qualità di Vita e Preservazione della Fertilità che si terrà al Miulli nei giorni 22 e 23 settembre 2017 e che vedrà impegnati i principali esperti nazionali di oncologia, radioterapia e ginecologia oncologica.

martedì, luglio 18, 2017

Lecce: acqua, frutta e verdura di stagione per gli anziani in difficoltà

LECCE - Nell'ambito del “Piano Emergenza Estate”, l'Amministrazione Comunale organizza anche per quest'anno, fino a conclusione della stagione estiva, il servizio di distribuzione a domicilio di acqua, frutta e verdura di stagione per anziani soli o in coppia che abbiano difficoltà nel provvedere autonomamente al rifornimento di questi beni fondamentali per affrontare i mesi più caldi.

Il servizio può essere richiesto dai cittadini leccesi che abbiano superato i 65 anni d'età scaricando l'apposita domanda sul sito istituzionale del Comune, allegando la documentazione richiesta e consegnandola a mano agli uffici dei Servizi Sociali in via Pistoia angolo via Massimiliano Kolbe.

Di seguito il link al quale è possibile scaricare la domanda: www.comune.lecce.it/settori/servizi-sociali/cosafacciamo/emergenza-estate

La domanda da compilare può anche essere ritirata in formato cartaceo allo sportello Urp di Palazzo Carafa in Piazza Sant'Oronzo, all'Ufficio di Piano (in via Pistoia) o nei Centri sociali comunali.

Per richiedere il servizio è necessario possedere un Isee in corso di validità inferiore ai 7500 euro, una autocertificazione attestante la composizione del nucleo familiare, un certificato medico o di invalidità che attesti le difficoltà dell'utente a provvedere autonomamente alle proprie necessità per prevenire gli effetti negativi della calura estiva.

domenica, luglio 16, 2017

Usa: migliaia di tonnellate di hot dog ritirati per contaminazione da frammenti ossei di animali

STATI UNITI - La presenza di corpi estranei è uno dei rischi più temuti da aziende e consumatori,dall’Italia all’estero. Negli Stati Uniti, Marathon Enterprises Inc., con sede a Bronx, NY, una grande società di lavorazione della carne, ha ordinato il ritiro dei prodotti per probabile contaminazione da frammenti ossei e di cartilagine di animali.

L’avviso di richiamo per il rischio alimentare riguarda nella fattispecie oltre 7 milioni di libbre di hot dog di manzo e maiale "SABRETT", un alimento consumatissimo oltreoceano: numeri da capogiro che rischiano di generare seri problemi di salute, derivanti dai frammenti ossei che possono provocare soffocamento o lesioni. L’ordine della società alimentare di ritirare la carne incriminata è stato pubblicato sui siti del Dipartimento dell’Agricoltura degli USA (USDA) e dal servizio per la sicurezza alimentare ( FSIS ).

L’azienda, dopo le lamentele di molti consumatori e dopo che una persona subì una lesione orale minore, ha palesato che gli hot dog potrebbero essere contaminati dal frammenti ossei, dunque, immediato il ritiro.

Gli hot dog sotto accusa sono stati prodotti tra il 17 marzo e il 4 luglio 2017 e distribuiti a livello nazionale. La misura adottata dalla società è di tipo precauzionale. A causa dell’elevato rischio, però, le autorità americane hanno lanciato l’appello a coloro che hanno acquistato gli hot dog di riportarli nei punti di vendita o di gettarli nella spazzatura.

Si tratta di uno dei provvedimenti più drastici negli USA per la carne: l’allerta è molto elevata. Essa è stata classificata da parte del Ministero dell’Agricoltura come “Class I recall“, cioè “una situazione pericolosa per la salute in cui vi è una ragionevole probabilità che l’uso del prodotto provoca gravi conseguenze per la salute”.

Le tracce di frammenti ossei possono provocare soffocamento o lesioni. Il ritrovamento di un corpo estraneo, spiega Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è uno dei tre possibili rischi legati alla produzione di alimenti, insieme a quello di contaminazioni biologiche o chimiche, ed è anche il meno pericoloso dei tre. Si tratta di solito di eventi puntuali, dovuti a incidenti: frammenti di vetro o metallo, oppure di gusci o di osso, e in qualche caso materiale biologico come insetti o piccoli animali.

Nello specifico, a quanto emerge dall’indagine degli investigatori statunitensi, nello stabilimento dell’azienda che rifornisce numerose e conosciute multinazionali del settore alimentare, ci sono finite decine di tonnellate di carne con una tecnica di raschiatura delle ossa. Un metodo vietato in Europa in quanto comporta il rischio che si mescolino assieme alla carne, frammenti ossei o di tessuti nervoso. L'esportazione e la lavorazione sul continente europeo di carne ottenuta in questo modo e' stata vietata dopo la crisi della mucca pazza, per il pericolo di contaminazione al prione, il microrganismo responsabile di questa malattia, veicolata proprio da nervi e midollo osseo.

giovedì, luglio 13, 2017

Salmonella in pollame: Ministero Salute lo ritira dai supermercati per rischio microbiologico

ROMA - Il Ministero della salute, giovedì 13 luglio, ha diramato un comunicato rivolto ai consumatori con il quale ha segnalato che è stato disposto il ritiro dal commercio, su tutto il territorio nazionale, delle carni da pollame per rischio microbiologico. A rendere necessario il provvedimento è la possibile presenza di Salmonella enteritidis. Sono interessati dal richiamo diversi prodotti in elenco sulla pagina dell'allerta del Ministero o e commercializzati da Viustino 65 S.S.con sede stabilimento Viustino 65 San Giorgio P.no.

La Salmonella causa una situazione di irritazione intestinale, che provoca dolore intenso. L’intestino è quindi il primo organo ad essere colpito da questo batterio, e risponde fisiologicamente con il meccanismo della diarrea. La comparsa dei sintomi è davvero molto veloce. Non passano mai più di 12 ore da quando la salmonella, o comunque l’alimento infetto, viene ingerito a quando si presentano i sintomi.

Nelle situazioni normali, in cui il dolore si limita all’intestino, solitamente non si fa nulla. Usare gli antibiotici significherebbe incentivare la resistenza e creare situazioni peggiori qualora si verificasse nuovamente un episodio del genere. Se i batteri riescono invece a superare la barriera intestinale potrebbero diffondersi nel sangue, e attaccare alcune strutture molto più delicate come le meningi, causando di fatto una meningite.

In questi casi, molto più gravi, si richiede l’ospedalizzazione del paziente e la cura con medicinali mirati a distruggere la Salmonella.Ormai si tratta di una malattia che, comunque, non è più mortale. Ma bisogna fare particolarmente attenzione specie in soggetti a rischio come i bambini e gli anziani.

Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione ormai punto di riferimento per la sicurezza alimentare in Italia, invita i consumatori che hanno acquistato la carne di pollame oggetto del provvedimento a non consumarla e a restituirla al punto vendita d’acquisto e di contattare l'azienda al n° di telefono 0523530169. L’avviso di richiamo è stato pubblicato sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute.

Lecce: la più prestigiosa rivista mondiale della tiroide pubblica i dati degli interventi al Fazzi

LECCE - Sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica “Journal of Thyroid Research” i dati dell’attività di ecografia interventistica e citologia tiroidea, frutto del lavoro svolto dal dr.Roberto Negro e dal dr. Gabriele Greco(in foto), del reparto di Endocrinologia del “Vito Fazzi” di Lecce.

Lo studio ha preso in esame i dati del secondo semestre 2016 e ha riguardato le caratteristiche ecografiche dei noduli tiroidei sottoposti ad ago aspirato e l’esito dell’esame citologico.

I risultati hanno evidenziato come l’inquadramento in categorie ecografiche dei noduli (suggerito dall’AACE  -American Association of Clinical Endocrinologists) fatto dagli endocrinologi del “Fazzi”corrispondono all’esito dell’esame citologico. E’emerso cioè che i noduli ecograficamente benigni o maligni, lo sono anche all’esito dell’esame citologico.

Lo studio ha evidenziato inoltre che nella stragrande maggioranza dei casi l’esame istologico finale ha confermato la diagnosi citologica e quindi anche l’attendibilità degli esami citologici  effettuati dall’ Anatomia Patologica del “Vito Fazzi”. Un secondo studio pubblicato sulla rivista internazionale e relativo al periodo 2012- 2016, riguarda la risoluzione delle cisti tiroidee mediante alcolizzazione.

L’alcolizzazione è una tecnica mini-invasiva che consiste nel drenaggio del liquido della cisti e nella introduzione di alcol che induce una sclerosi delle pareti della cisti stessa. Lo studio ha dimostrato che l’alcolizzazione  è una procedura sicura, virtualmente indolore e in grado di evitare l’intervento chirurgico.

Sono stati selezionati 101 pazienti portatori di cisti pura della tiroide. I dati hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi una sola sessione è stata sufficiente alla risoluzione del problema. Nei pazienti si otteneva una riduzione del 66% dopo la prima sessione, del 74% dopo la seconda sessione e del 79% dopo la terza sessione.

Nel 2016 l’Endocrinologia del “Fazzi” diretta dal dr. Negro aveva visto pubblicati su “International Journal of Hyperthermia”, i dati di un altro studio riguardanti gli esiti dell’ablazione laser per i noduli tiroidei e la sua efficacia nella riduzione del volume.

L’ablazione laser è una procedura mini-invasiva che riduce il nodulo ed evita l’intervento chirurgico di asportazione della tiroide.Dal 2012 ad oggi sono stati trattati più di 300 pazienti. La riduzione media del nodulo è stata di circa il 50%. Particolarmente marcata (oltre il 70%) per i noduli cosiddetti “spongiformi”, cioè noduli con struttura porosa.

mercoledì, luglio 12, 2017

Tumori: al 'Giovanni Paolo II' nasce la prima biobanca oncologica pugliese accreditata


BARI - Avvio di una nuova stagione in campo oncologico. Ha il sapore di una sfida e i colori di un punto di partenza più che di arrivo, l’inaugurazione della Biobanca istituzionale in programma venerdì 14 luglio a partire dalle 10, nuovo motivo di orgoglio dell’Istituto tumori di Bari.

Spia di uno squarcio di sereno per i pazienti, il nuovo laboratorio dotato delle più moderne tecnologie e unico accreditato in Puglia, è stato consacrato dalla Regione quale hub della rete delle Biobanche Oncologiche pugliesi, con un ruolo di servizio su un'ampia area territoriale.

La Biobanca istituzionale cammina essenzialmente su due gambe: conservazione e trattamento. La ricerca traslazionale, quella branca che permette di portare le scoperte scientifiche dal banco del laboratorio al letto del paziente, si basa sulla possibilità di reperire materiale biologico umano di qualità. «La ricerca attuale in campo oncologico, ma anche in generale per tutte le malattie, si basa sull'utilizzo e sullo studio di campioni biologici provenienti dai pazienti che vengono trattati e crioconservati con procedure ben definite- spiega il dottor Angelo Paradiso, Direttore della Biobanca- Il nuovo laboratorio garantisce che questo processo avvenga secondo criteri etici, tecnici e metodologici idonei».

La struttura dotata di una decina di congelatori con temperature che raggiungono - 80 gradi e di tanks che permettono la conservazione a - 170 gradi in azoto liquido, si estende su una superficie di 300 metri quadri e permetterà la conservazione e il trattamento dei più vari materiali biologici (sangue, urine e tessuti).

«La realizzazione e stata possibile grazie al know-how e all’autorevolezza che l’IRCCS ha acquisito negli ultimi 20 anni, guidando due progetti di coordinamento nazionale del Ministero della Salute” – aggiunge il dottor Paradiso-  La Regione è ben consapevole del significato e del ruolo della Biobanca avendone finanziato, con un importante progetto Fesr, lo sviluppo, quale cerniera tra il sistema sanitario, quello della ricerca e quello industriale regionale così vivace».

Durante la cerimonia inaugurale che culminerà con la visita della Biobanca, apriranno i lavori nella sala conferenze dell’Istituto di via Orazio Flacco il Direttore Generale dell’IRCCS, Antonio Delvino, il Direttore Scientifico facente funzione, Girolamo Ranieri, il Presidente della scuola di specializzazione di Chirurgia Generale dell’Università di Catanzaro, Roberto Sacco e il Rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio.

Su ”La Biobanca  nella realtà territoriale” interverranno il dottor Giancarlo Ruscitti,  Direttore Dipartimento Promozione della Salute, Tino Gesualdo, Preside della Scuola di Medicina dell’Università di Bari, Vito Fazio, Direttore del laboratorio di Oncologia presso la Casa Sollievo della Sofferenza, e Francesco Diomede, vice presidente nazionale della Favo Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) nonché presidente del Comitato Consultivo misto dell’IRCCS.

Le prospettive di una struttura così progettata puntano anche a rappresentare l’Istituto Tumori e la Regione Puglia nei più ampi scenari nazionali ed internazionali. Durante la mattinata, la professoressa Maria Luisa Lavitrano dell’Università Bicocca, esplicherà gli sviluppi del programma nazionale ed europeo “Biobanche” che coordina, e il professor Paolo De Paoli, direttore scientifico del CRO di Aviano, illustrerà l’importanza che la disponibilità di una moderna biobanca riveste per l’European Organization of Cancer Institutes (OECI). 

martedì, luglio 11, 2017

Dl vaccini: Senato respinge pregiudiziali

ROMA – L'Aula del Senato ha respinto per alzata di mano le questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni al decreto sui vaccini. Hanno votato contro le pregiudiziali: FI, il gruppo "Federazione per la Libertà" di Gaetano Quagliariello e il gruppo di Gal. Sul provvedimento potrebbe essere chiesta la fiducia da parte del Governo.

Una scelta contestata - però - da Fi. "Sarebbe un insulto al Paese - dichiara il capogruppo azzurro al Senato Paolo Romani- un calcio in faccia a chi vuole discutere di questi problemi". Romani chiede così al governo di non porre la fiducia sul decreto. "Si è aperto un dibattito importante nel Paese - sottolinea - e l'Aula deve approfondire". E come "gesto di buona volontà" Romani sottolinea che FI voterà contro le questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni. Pregiudiziali che sono state respinte dall'Aula.

La norma, modificata nel corso del passaggio in Commissione, prevede ora dieci vaccinazioni obbligatori per l’iscrizione a scuola: contro polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella.

Altre quattro – anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus – vengono attivamente consigliate dalle Asl. Ridotte le sanzioni ai genitori che non vaccinano che passano da un minimo di 500 a un massimo di 3.500 euro (contro i 7.500), a seconda della gravità dell’inadempimento.

Scompaiono anche tutti i riferimenti alla perdita della patria potestà. Viene inoltre istituita una commissione tecnico-scientifica con il compito di monitorare il sistema di farmacovigilanza e gli eventi avversi per i quali è stata confermata un’associazione con la vaccinazione.

La Commissione ha anche approvato un emendamento che prevede l’istituzione dell’Anagrafe vaccinale nazionale. Inoltre, le vaccinazioni saranno richieste – secondo un emendamento per il quale però è atteso l’ok dalla Commissione Bilancio – anche per operatori sanitari, sociosanitari e scolastici. Prevista, infine, la possibilità di vaccinarsi in farmacia.

lunedì, luglio 10, 2017

Caffè elisir di lunga vita: per uno studio tre tazzine al giorno fanno vivere più a lungo

LONDRA - Non solo un’abitudine insostituibile per milioni di persone, ma il caffè sarebbe anche un elisir di lunga vita per coloro che lo consumano abitualmente. Bere tre tazzine al giorno renderebbe più longevi di coloro che non lo bevono, indipendentemente dal metodo di preparazione e anche dalla scelta tra decaffeinato o normale. A sostenere queste conclusioni il più ampio studio mai condotto sull'argomento, che ha riguardato oltre mezzo milione di individui in 10 paesi europei.

L’indagine scientifica è stata condotta da esperti della IARC e dell'Imperial College di Londra. I partecipanti sono stati monitorati per un tempo medio di 16 anni e tutti i decessi e le relative cause sono state registrate. Sulla base dei milioni di dati raccolti, è emerso che bere abitualmente caffè è associato a ridotto rischio di morte per tutte le cause, in particolare per malattie circolatorie e del tratto digerente.

Gli esperti ipotizzano che i benefici della nera bevanda siano multipli, ad esempio che abbia effetti protettivi significativi sul fegato e che più in generale eserciti i suoi effetti benefici su tutto l'organismo grazie all'elevato contenuto in molecole quali gli antiossidanti. Come al solito noi dello “Sportello dei Diritti” - rileva il presidente Giovanni D’Agata - raccomandiamo di bere sì, ma mai di esagerare.

Foggia, operata anziana di 114 anni

SAN GIOVANNI ROTONDO - Si chiama Maria Giuseppa Robucci, ha 114 anni, ed è stata sottoposta nei giorni scorsi ad intervento dall’Unità di Chirurgia Senologica dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. La donna, considerata tra le più longeve d’Italia, è tornata venerdì in Ospedale per sottoporsi alla visita di controllo e alle medicazioni.

L’operazione, effettuata martedì 27 giugno, è stata preceduta da un attenta fase di valutazione preoperatoria in cui, assieme alla famiglia, sono stati soppesati vantaggi e svantaggi. «Il suo ottimo stato di salute e le sue condizioni cliniche ci hanno consentito di effettuare un intervento chirurgico “palliativo” con l’obiettivo di prevenire la probabile insorgenza di complicanze molto serie e migliorare così la qualità della sua vita», ha spiegato Roberto Murgo, direttore dell’Unità di Chirurgia Senologica che ha coordinato l’equipe di sala operatoria, con il contributo della collega Stefania D’Avolio, medico dell’Unità di Anestesia e Rianimazione I.

Nata il 20 marzo del 1903 a Poggio Imperiale, in Provincia di Foggia, “nonna Peppa” ha fatto una vita molto semplice. Si è occupata dei suoi 5 figli, accanto al marito, proprietario del bar di paese e piccolo viticoltore. Durante la sua lunga vita ha avuto altre due ospedalizzazioni perfettamente superate, l’ultima a 111 anni per la frattura di un femore. Alla nostra domanda “Come si sente Maria Giuseppa?”, ci ha risposto “Sto diventando vecchia”.

Il segreto della sua longevità? «La Santa Messa nella Chiesa di San Placido Martire» ci ha confidato, «fino a qualche anno fa ci andavo da sola, tutti i giorni». Adora il pane e pomodoro ed è molto devota di Padre Pio, che ha incontrato più di un volta durante la Santa Messa e la sera quando salutava i fedeli dalla finestra della sua cella.

Ad assisterla a San Giovanni Rotondo, la figlia suor Nicoletta, delle Suore Sacramentine di Bergamo, trasferita nella comunità di San Severo per stare più vicina alla mamma.

«Nostra madre è una donna forte» ha spiegato suor Nicoletta. «Con la sua testimonianza ci ha insegnato il valore della preghiera, che ti sorregge e ti dà la forza di saper accettare con serenità tutto ciò che accade. Ringraziamo tutti gli operatori di Casa Sollievo della Sofferenza per l’assistenza e l’affetto e a Padre Pio rivolgiamo infinità riconoscenza per aver pensato, costruendo quest’Opera, alle anime e ai corpi che soffrono. Andare in contro alle sofferenze degli uomini - ha concluso - è un’opera grande e solo l’amore è in grado di fare qualcosa di così importante». 

La prima 'Sala ibrida' pugliese alla clinica 'Città di Lecce': riunite Cardiochirurgia, Emodinamica e Radiologia

LECCE - Da poche settimane è attiva presso il reparto di Cardiochirurgia e malattie vascolari di “Città di Lecce Hospital”, sulla via per Monteroni, una “Sala Ibrida”, la prima in Puglia. Si tratta di una sala operatoria dotata di tecnologie molto avanzate che consente di effettuare, nello stesso ambiente, interventi di chirurgia cardiaca e vascolare tradizionali, ma anche tecniche interventistiche cardiologiche ed endovascolari. E’ dotata di un angiografo, collegato a un braccio robotizzato, che produce immagini anche tridimensionali.

La clinica “Città di Lecce” si conferma così come Centro di eccellenza a livello nazionale in cardiochirurgia e cardiologia interventistica (ai primi posti in Italia).

«In sostanza – spiega il dr. Renato Gregorini, responsabile della Cardiochirurgia della clinica “Città di Lecce”, ospedale privato accreditato con il SSN, intervistato da Salute Salento – la “sala operatoria ibrida” è dotata di tutte le tecnologie e di tutti i materiali presenti in una sala di emodinamica e in una sala operatoria di cardiochirurgia tradizionale».

Con quali vantaggi dr. Gregorini?
«Intanto un vantaggio concettuale molto importante: la “Sala ibrida” obbliga a lavorare a stretto contatto di gomito diverse professionalità, come il cardiochirurgo, il cardiologo interventista di emodinamica, il chirurgo vascolare e l’endovascolare, l’anestesista e il radiologo interventista. Lavorare in team significa discutere collegialmente il caso e ritagliare quindi sul singolo paziente la procedura più consona per il paziente stesso. La sala ibrida consente di eseguire il trattamento scelto, sia esso open che endovascolare, nello stesso ambiente. E questo è molto importante».

Chi sono i candidati per i quali è indicata la sala ibrida? Quelli a più elevata complessità?
«E’chiaro che il paziente a più elevata complessità è quello che più si può giovare dell’approccio ibrido. Ma non è automatico. La decisione ibrida viene ritagliata sul singolo paziente e discussa insieme ai vari professionisti che devono intervenire. La novità è che non sono tanto le diverse patologie prestabilite che si possono giovare di un approccio ibrido, ma è sulla complessità del paziente stesso e della sua patologia che noi ritagliamo l’approccio ibrido. E questa è la vera novità ».

Ci sono delle procedure che la Sala Ibrida consente di affrontare con maggiore sicurezza rispetto alla sala operatoria tradizionale?
«Certo. Per esempio l’impianto per via percutanea della valvola aortica, attraverso un catetere, la cosiddetta Tavi. Ma anche la rivascolarizzazione miocardica chirurgica e percutanea, il debranching aortico chirurgico con concomitante impianto di protesi endovascolare ed il trattamento di ogni tipo di vasculopatia di interesse chirurgico ed endovascolare».

Nella clinica Città di Lecce si effettua già la Tavi, per pazienti inoperabili?
«Certamente, sì. Anche se per ciò che riguarda la Tavi vi è ancora oggi un problema irrisolto e cioè che il rimborso del Servizio sanitario nazionale non è congruo al costo della valvola e dei materiali. Quindi ogni amministratore, pubblico o privato, deve fare i conti con questo dato di fatto. Comunque a tutt’oggi da linee guida, la Tavi può essere impiantata nei pazienti inoperabili e nei pazienti a rischio chirurgico molto elevato. Nei pazienti che rientrano in queste categorie e che possono migliorare la loro speranza e qualità di vita, la TAVI è sicuramente la strada da seguire».

sabato, luglio 08, 2017

Giornate Salentine di Oncologia: individuato bio-marcatore tumore colon-retto

LECCE - “Giornate Salentine di Oncologia” progressi incoraggianti per i tumori del polmone, della vescica e dei reni. Individuato un bio-marcatore per il tumore del colon-retto. Le novità terapeutiche in Oncologia. E’ questo l’asse portante del convegno organizzato il 6 e 7 luglio all’Hotel  Tiziano di Lecce dal primario di Oncologia del “Fazzi”, Giammarco Surico.

Salute Salento lo ha intervistato al termine dell’incontro che ha visto la partecipazione di un vasto uditorio e di una cinquantina fra relatori, moderatori e operatori di settore.

Nel padiglione oncologico “Giovanni Paolo II “ del “Fazzi “si pratica l’immunoterapia da almeno 2 anni. Una terapia che sta sostituendo in alcuni casi la chemioterapia, ma che – sostiene Surico – va in parte ridimensionata.

Con quali criteri viene utilizzata  l’immunoterapia all’Oncologico del “Fazzi”?

«A Lecce utilizziamo l’immunoterapia ormai da un paio d’anni. Siamo uno dei centri in Italia più accreditati in quanto abbiamo accumulato notevole esperienza, anche grazie alla vicinanza della Direzione generale e sanitaria. I dati sono incoraggianti. Come nel caso del tumore al polmone. Prima la sopravvivenza era di 6 mesi;  oggi si va oltre i 18 mesi, grazie all’immunoterapia nei tumori polmonari NON MUTATI, quelli cioè che non hanno espressioni di mutazioni bio-molecolari e che consentono l’utilizzo di farmaci target. Sono delle piccole molecole che riescono a dare anche loro una lungo-sopravvivenza. Benefici che riscontriamo anche nei tumori dell’urotelio e del rene.

Quali sono le novità terapeutiche nella cura dei tumori?

«L’immunoterapia è sicuramente un’arma importante dell’Oncologia.  Ma non è la risoluzione della patologia. In alcuni tipi di tumore, come nel melanoma metastatico, abbiamo osservato che la sopravvivenza fino a pochi anni fa era praticamente nulla. Dai dati presentati al convegno abbiamo visto che circa il 73% dei pazienti sopravvive dopo 2 anni e circa il 50% dopo 5 anni. Il problema dell’Immunoterapia oggi è capire quando usarla e perché usarla. E’ importante la ricerca di un bio-marcatore che sia predittivo di risposta».

Nella sua relazione sul tumore del colon-retto lei parla di un bio-marcatore già individuato.

«Questo marcatore è l’instabilità microsatellitare. Provo a spiegare.  Quando una cellula si divide in due parti uguali, molte volte il Dna subisce delle modificazioni. Quindi intervengono dei meccanismi di riparazione per rendere uguali le due parti. Se si hanno delle mutazioni genetiche noi abbiamo delle riparazioni incomplete perché il meccanismo di riparazione non è stato adeguato. Nei soggetti che esprimono queste mutazioni noi abbiamo delle grandi risposte. Circa il 30% dei tumori colon-rettali presentano questa mutazione. E la risposta alla terapia consente una sopravvivenza molto più lunga. A 12 mesi il 73% dei pazienti con questa alterazione dei meccanismi di riparo è vivo. Nei prossimi mesi verificheremo quali miglioramenti ci saranno stati in un follow up   a 2 – 3 anni».

Pembrolizumab, Nivolumab, Avelumab, Atezolizumab, sono farmaci molto costosi utilizzati nell’immunoterapia Ma sono anche «miracolosi» come si sente dire da più parti? 

«Sono farmaci immunologici che vengono utilizzati per sbloccare e svegliare il sistema immunitario e quindi  consentire che il corpo stesso determini una risposta. Qui a Lecce li utilizziamo da un paio di anni e abbiamo buone risposte. E’ chiaro che non si possono fare a tutti i pazienti. Occorre una selezione sulla base di una documentazione scientifica. Nei prossimi mesi credo che la ricerca ci porterà ad individuare il bio-marcatore che consente di selezionare quei pazienti che possono beneficiare di una risposta concreta. Anche perché il costo di questi farmaci è notevole e la vita del paziente non ha costo».

venerdì, luglio 07, 2017

Lecce: attivo day service per piccoli interventi chirurgici di ortopedia e oculistica

LECCE - Una decisione concordata fra l’Unione dei Comuni del Nord Salento e la direzione della Asl di Lecce con la quale comincia a prendere corpo il Presidio Territoriale di Assistenza (Pta) di Campi Salentina. Un primo passo del graduale trasferimento della medicina dagli ospedali al territorio che potrebbe allargarsi, in tempi brevi, fino a ricomprendere i Day Service di Urologia e Chirurgia Plastica.

Un progetto da 4 milioni di euro, finanziato con fondi Fesr 2014-2020, che ridarà vita e una nuova missione al presidio dismesso.

E’ di giovedì 6 luglio l’incontro  in Direzione Generale ASL Lecce, per scrivere assieme questa nuova pagina di Sanità al servizio del Territorio. Da una parte il direttore amministrativo Antonio Pastore e il direttore sanitario Antonio Sanguedolce, dall’altra il presidente dell’Unione dei Comuni Nord Salento, on. Giuseppe Mario Taurino, il sindaco di Campi Salentina Egidio Zacheo e il presidente del Consiglio comunale di Novoli, Giovanni De Luca. Al centro, i prossimi passi da compiere, frutto di diversi incontri e delle sollecitazioni giunte dai sindaci e dalle popolazioni dell’Unione e, in risposta, della concreta azione della ASL per riempire di servizi sanitari il PTA.

Un progetto a più mani, al quale hanno lavorato il direttore del Distretto Socio Sanitario di Campi, Giuseppe Guida, e il referente delle attività specialistiche, Roberto Pulli, e che ha già prodotto l’impegno della ASL - dopo un sopralluogo dei direttori di Oculistica e Ortopedia del “Vito Fazzi” - a recuperare e riattivare le sale operatorie per poter effettuare i Day Service chirurgici ortopedici e oculistici.

«La Direzione Strategica – spiega il direttore amministrativo Antonio Pastore – ha in programma di avviare questa attività chirurgica a bassa intensità e complessità entro il mese di gennaio 2018». Nel frattempo, il ventaglio di opzioni potrebbe allargarsi ancora, sino a ricomprendere i Day Service di Urologia e Chirurgia Plastica, coinvolgendo specifiche professionalità.

«Il PTA – aggiunge Pastore - sarà una struttura ancora più fortemente proiettata verso le esigenze della popolazione locale, anche in virtù di ambulatori che saranno dotati delle migliori e più moderne tecnologie, così da offrire servizi diagnostici di qualità». Il progetto, già incardinato, prevede infatti l’incremento dei posti rene nel Centro Dialisi, la ristrutturazione e ampliamento dell’Unità di Degenza Territoriale per adulti (che passerà da 8 a 20 posti letto) e, soprattutto, il potenziamento della diagnostica ambulatoriale e per immagini e il relativo collegamento in rete delle apparecchiature. Il geometra Francesco Paolelli, dell’Area Tecnica del DSS Campi, sta già provvedendo all’allestimento e adeguamento sia dei locali per la mammografia e l’ecografia mammaria, sia dell'ambulatorio di Endoscopia per lo screening del colon.

Fondamentale l’investimento in dotazioni tecnologiche, per cui è prevista la spesa di 1 milione e 330mila euro per l’acquisto di diverse apparecchiature. Tra le più rilevanti: 1 Risonanza magnetica nucleare Articolare, 1 TAC 64 strati, 9 Defibrillatori automatici e manuali, 2 Elettrocardiografi a 12 derivazioni, 1 Elettrocardiografo portatile e 4 lettori Holter. Sono stati già acquistati, invece, 5 Ecotomografi multidisciplinari di fascia alta, 3 Ecotomografi cardiologici di fascia alta e un Mammografo digitale diretto, mentre è in corso la procedura per acquisire un Colonscopio per screening. I lavori strutturali, infine, riguarderanno opere di adeguamento antincendio e sismico (400mila euro), adeguamento del sistema elettrico (450mila), ristrutturazioni edili (700mila) e opere di efficientamento energetico e logistico (150mila).

mercoledì, luglio 05, 2017

Giornate salentine di oncologia: immuno-terapia, la nuova frontiera della lotta al cancro

LECCE - Si scrive oncologia, si legge innovazione: contro il male del secolo scienza e ricerca promettono dura battaglia. E le premesse ci sono tutte.  Anzi, molto più che premesse. Grazie alla ricerca e alla innovazione ci sono già le prime risposte rispetto alle guarigioni che negli ultimi anni sono aumentate notevolmente, mentre armi sempre più efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie target personalizzate, potrebbero consentire di cronicizzare diverse malattie neoplastiche anche molto aggressive e in fase avanzata. Sul banco degli imputati soprattutto alcuni tipi di neoplasie: polmone, mammella, colon, melanoma e tumori urologici che rappresentano le prime cause di morte per cancro.

E’ proprio per fare il punto della situazione sullo stato dell’arte del percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con questo tipo di carcinomi che da domani 6 a venerdì 7 luglio prossimi si terranno a Lecce, nella sala conferenze dell’Hotel Tiziano, le “Giornate salentine di oncologia: novità terapeutiche”, promosse dal direttore dell’U.O. di Oncologia dell’ospedale Fazzi di Lecce, Giammarco Surico.

Durante la due giorni si confronteranno relatori provenienti da tutta Italia, come da programma allegato.

Il congresso avrà inizio nel pomeriggio di domani 6 luglio, alle ore 15.00, con un focus su “Immunoterapia dei tumori solidi”. Proseguirà il giorno 7 - inizio ore 9.00 – con focus specifici su immunoterapia nei tumori della mammella e immunoterapia e angiogenesi nel tumore polmonare.
Le ultime due sessioni saranno dedicate all’immunoterapia nei melanomi e nei tumori urologici.

“L’immuno-oncologia è un nuovo strumento a disposizione dell’oncologo medico per la terapia dei tumori”, spiega Surico, “Si tratta di una metodologia che affianca le strategie terapeutiche tradizionali e combatte la malattia neoplastica stimolando il sistema immunitario. Gli approcci immuno-terapici usati sino a pochi anni fa non si sono dimostrati efficaci a causa della capacità del cancro di eludere l’attacco del sistema immunitario. Ma gli ultimi studi clinici dimostrano che esiste la possibilità di trattare il cancro con agenti immuno-terapici in grado di allungare i tempi di sopravvivenza”.

“L’obiettivo del convegno”, conclude, “è proprio quello di affrontare le varie tematiche della diagnostica e del trattamento della patologia oncologica. Nel contempo, condividere le informazioni derivanti dagli ultimi studi per tracciare un percorso di cura personalizzato per il paziente con particolare attenzione alle novità dell’immediato futuro che con buona probabilità espanderanno ancor di più le possibilità terapeutiche contro questa patologia”.

Lecce, al Fazzi disponibile un test che identifica i germi delle infezioni gravi

LECCE - Il test (Pcr – multiplex) viene effettuato dal 26 giugno scorso presso il Laboratorio analisi del “Fazzi”, diretto dal dr.  Giovambattista Lobreglio (in foto). Dov’è la novità? Niente più corse affannose contro il tempo, alla volta dell’Istituto microbiologico di Bari, per avere la conferma di una meningite.

Adesso basta una manciata di minuti e gli specialisti possono dare corpo ai loro sospetti.  Grazie a questo test che si avvale di metodi molecolari è possibile diagnosticare in pochissimo tempo meningiti, encefaliti, polmoniti, gastroenteriti (nei bambini), klebsiella e molte altre patologie gravi.

A richiedere il test saranno iclinici che hanno ricoverato un paziente grave e che devono formulare una diagnosi. Sarà sicuramente richiesto dalla Pneumologia per molte forme di patologie respiratorie. Dalla Pediatria per le infezioni gastroenteriche dei bambini. Dalla Rianimazione e la Cardiochirurgia per le sepsi, le infezioni dei cateteri. E da Malattie Infettive per i sospetti di meningite ed encefalite.
Finora questi test venivano inviati fuori oppure dovevanoessere fatti singolarmente e si avevano i risultati dopo parecchi giorni.

Il test costa poco più di 100 euro. Prima d’ora si facevano circa 20 test singolarmente, uno per ognuno dei circa 20 microrganismi, con un costo di circa 1.200 euro e i risultati che si conoscevano dopo diversi giorni.

Il test Pcr-multiplex messo a punto al “Fazzi” amplifica il genoma Dna e analizza 4 possibili percorsi dell’infezione e dei microrganismi responsabili:
Infezioni del sistema nervoso centrale e quindi meningoencefaliti;
Infezioni dell’apparato digerente come le gastro-enteriti gravi, soprattutto nei bambini e le sindromi uremiche dei neonati:
Nelle patologie delle vie respiratorie il test consente il rilevamento mediante tampone nasofaringeo, di polmoniti, complicanze influenzali e parainfluenzali e broncopneumopatie.

Nelle infezioni gravi del sangue il Test identifica i microrganismi che sono responsabili di sepsi.  Il test inoltreè in grado di rilevare se i microrganismi sono resistenti ad alcuni antibiotici. Particolarmente utile per individuare i germi che girano in ambiente ospedaliero, resistenti alla meticillina, alla vancomicina e ai carbapenemici (come la klebsiellamultiresistente) .

martedì, luglio 04, 2017

Continua l'allerta in Italia per l’istamina nel tonno spagnolo

MADRID - Anche in Italia si registrano i primi casi di intossicazione alimentare causata dall’eccesso di istamina in tranci di tonno a pinne gialle decongelato importato dalla Spagna. Il quattro luglio 2017 il Ministero della salute ha diffuso un comunicato per annunciare il ritiro dal commercio del "Filetto tonno pinne gialle qualità extrataglio misto" della Trivaris SL in confezioni sotto vuoto con peso variabile. Il lotto coinvolto per il momento è T154-17 , e riporta sulle confezioni come data di scadenza 01.11.2018. Trivaris SL è una società con una vasta conoscenza dei mercati ittici nazionali ed internazionali dedicati alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca sia freschi che surgelati con sede C/O Cegarra Cayuela Andrés, s / n. Apdo. 29 · 30360 · Dell'Unione (Murcia).

La prima allerta risale al 12 maggio 2017, quando il Ministero della salute spagnolo (AECOSAN) dirama un comunicato, ripreso sul sito del Ministero italiano, che focalizza l’attenzione sul rischio da intossicazione alimentare legato al consumo di tonno fresco con alti livelli di istamina. Questo focolaio di sindrome sgombroide in Spagna avrebbe già colpito 155 persone. Il problema coinvolge anche altri paesi europei come Francia, Germania, Italia e Portogallo destinatari di alcuni lotti contaminati, commercializzati dalla ditta Garciden della provincia di Almeria (Spagna). Da allora i richiami di prodotto sul mercato segnalati al Sistema di allerta rapida europeo (Rasff ) sono stati numerosi, e ora si registrano anche in Italia casi di sindrome sgombroide in diverse regioni.

Il problema non riguarda il tonno in scatola come riferiscono alcuni giornali, ma solo quello commercializzato fresco o decongelato. Lo sviluppo di istamina può essere causato dalla scarsa igiene nella manipolazione degli alimenti e, soprattutto, da una cattiva conservazione del pesce, tenuto a temperatura elevata per periodi di tempo prolungati. L’altro problema è che l’istamina resiste al calore e quindi la cottura dei cibi non ne annulla la pericolosità. La sindrome sgombroide è una patologia simil-allergica che si manifesta comunemente con arrossamento della pelle, prurito, cefalea pulsante, bruciore orale, crampi addominali, nausea, diarrea, palpitazioni, senso di malessere e raramente ipertermia a breve distanza dal consumo del pesce. In molti casi la sintomatologia tende a risolversi in maniera spontanea. Sintomi più severi possono presentarsi in soggetti asmatici o allergici in generale.

L’amministrazione sanitaria spagnola avverte che se dopo pochi minuti fino a tre ore dopo aver mangiato tonno, si registra uno dei sintomi sopra descritti, conviene consultare subito un medico. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione ormai punto di riferimento per la sicurezza alimentare in Italia, invita i consumatori che hanno acquistato il tonno oggetto del provvedimento a non consumarlo e a restituirlo al punto vendita d’acquisto. L’avviso di richiamo del lotto è stato pubblicato sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute.

Ammalati Sla e gravi, "Assegno di cura garantito e non inferiore ai 1.000 euro”

BARI - Gli impegni che il vicepresidente della Commissione Sanità, Luigi Manca, e il consigliere regionale, Renato Perrini, entrambi di Direzione Italia, chiedono che la Regione Puglia assuma.

“Assumere un impegno è una responsabilità. Assumerlo con i malati Sla, quelli con patologie invalidanti e gravi e le loro famiglie è una responsabilità maggiore. Questa mattina li abbiamo incontrati sotto i portici di via Capruzzi mentre manifestavano per rivendicare un diritto sacrosanto: l'assegno di cura, che potrebbe essere a rischio a causa delle poche risorse a disposizione. In Puglia, infatti, aumenteranno più del doppio le famiglie che avranno diritto all’assegno mensile per assistere il proprio caro non auto-sufficiente a causa di grave malattia. Questo perché sono aumentate le patologie invalidanti e permanenti che ne hanno diritto. La coperta è corta e molti potrebbero restare o totalmente o parzialmente scoperti dopo che il bando aprirà la platea dagli storici 2.500 a circa 6.000 beneficiari.

"Ci sono a disposizione 30 milioni (12 di competenza regionale), per soddisfare tutti ne occorrono praticamente il doppio! Questo significa che non solo l’importo sarà ridotto a tutti e non supererà i 1.000 euro, ma che molte famiglie potrebbero rimanere fuori a causa del reddito ‘leggermente’ più alto rispetto alla povertà e quindi delle quasi 6.000 domande potrebbero rimanere fuori un bel numero. Allora chiediamo alla Regione Puglia che assuma quattro impegni, sui quali noi vigileremo: 1) va garantita la continuità, per i 2.500 storici, nella corresponsabile dell'assegno; 2) aumentare la spesa di compartecipazione della Regione (questa Giunta ha dimostrato che quando vuole trova risorse insperate); 3) non si deve tener conto del reddito ISEE che metterebbe fuori molte famiglie; 4) l'assegno di cura non può e non deve scendere sotto i 1.000 euro”.

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato all’unanimità la mozione a firma dei consiglieri del Movimento 5 stelle Bozzetti, Galante, Conca per il riconoscimento della Fibromialgia, dell’Encefalomielite mialgica benigna e della Sensibilità chimica multipla come malattie rare.

MALATTIE RARE: CONSIGLIO APPROVA MOZIONE M5S - Considerato che “il Sistema Informativo Malattie Rare della Regione Puglia conta più di 15.000 ammalati ed evidenzia che il 60% dei malati pugliesi si cura in regione, con un’inversione di tendenza nella mobilità passiva”, il provvedimento impegna il Governo regionale a farsi promotore presso il Governo Nazionale, in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, affinché l’elenco delle malattie rare, il quale dà diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, venga aggiornato mediante l’inserimento delle tre patologie in questione. A farsi promotore presso il Governo Nazionale affinché si assicuri a tutti i malati italiani di Fibromialgia, Encefalomielite mialgica benigna e Sensibilità chimica multipla un giusto riconoscimento dello stato patologico. Si chiede inoltre di prevedere adeguate forme di collegamento tra il presidio di riferimento della rete e i servizi sanitari territoriali ed ospedalieri, attraverso l’assunzione di medici specializzati e di assistenti sanitari nelle direzioni sanitare della ASL, e di favorire l’accesso dei malati e delle famiglie alle cure (con l’ingresso in trials clinici internazionali) e ai servizi.

lunedì, luglio 03, 2017

Defibrillatori, dal 1° luglio scatta obbligo negli impianti sportivi

LECCE - Dal 1° luglio è obbligatoria la presenza di un defibrillatore negli impianti sportivi. La norma, che finora valeva soltanto per le società sportive, da qualche giorno è stata estesa anche alle gare e agli allenamenti delle società dilettantistiche. Sono escluse le attività esterne agli impianti sportivi e gli sport “a ridotto impegno cardiocircolatorio”. Come le bocce, gli scacchi, il tiro con l’arco, il golf, il biliardo…

Il decreto che illustra le “Linee guida sulla dotazione e utilizzo di defibrillatori e dispositivi salvavita da parte delle associazioni sportive” reca la data del 26 giugno 2017 e la firma dei ministri Beatrice Lorenzin (Salute) e Luca Lotti (Sport).

Per le società sportive professionistiche l’obbligo era già in vigore dal 2014. Per il mondo dilettantistico, invece, l’iter che ha portato all’approvazione delle linee guida non è stato semplice.C’è voluto più di un anno per giungere alla versione definitiva, dopo numerosi rinvii in fase di ratifica.

Cosa stabiliscono le linee guida?

Le società sportive dilettantistiche dovranno essere in possesso, all’interno del proprio impianto sportivo, di un defibrillatore semiautomatico esterno e garantire la presenza di personale abilitato all’uso dell’apparecchio.Il defibrillatore dovrà essere posizionato in un luogo accessibile, ben segnalato e la società dovrà garantire una periodica manutenzione.

L’immediata disponibilità di un defibrillatore infatti, aumenta la probabilità di sopravvivenza in una persona colpita da arresto cardiaco improvviso.

In provincia di Lecce sono 690 le federazioni e le discipline sportive associate e ne fanno parte circa 42mila atleti.

domenica, luglio 02, 2017

Lecce, Asl pronta ad erogare la cannabis per usi terapeutici

LECCE - La Asl è pronta ad erogare la cannabis per usi terapeutici. I pazienti si rivolgeranno alle farmacie degli ospedali e dei distretti di appartenenza. Stop ai dolori atroci dei malati oncologici, di sclerosi multipla  e di decine di altre patologie. Sta per arrivare nelle farmacie della Asl di Lecce il preparato galenico utile per alleviare le sofferenze di moltissime persone.

Con una delibera del 23 giugno scorso la Asl istituisce “La rete aziendale per la prescrizione e dispensazione di cannabis ad uso terapeutico”. Tutto è partito con la delibera della giunta regionale 512 del 19 aprile 2016, che traccia gli indirizzi attuativi e con una serie di incontri che hanno impegnato la direzione strategica della Asl nel corso del 2016.

Oggi l’azienda sanitaria leccese intende istituire una Rete aziendale per la prescrizione e gestione della preparazione galenica – magistrale a base di cannabinoidi a carico del Servizio sanitario regionale, nonché la presa in carico dei pazienti che ne fanno uso a scopo terapeutico.

La rete comprende gli ospedali di Lecce, Gallipoli, Casarano e Scorrano.

Nell’ambito del territorio provinciale saranno individuati i Centri per la prescrizione del Piano terapeutico individuale e gli Specialisti prescrittori, in base alla patologia del paziente.

La Asl ha già individuato un gruppo di lavoro costituito da specialisti di anestesia e rianimazione, medicina e neurologia, nonchè direttori di reparto degli ospedali di Lecce e Gallipoli e dirigenti della farmacia degli ospedali che erogano la sostanza cannabis e i direttori dell’area farmaceutica.

Il Gruppo di lavoro dovrà assicurare l’omogeneità dell’applicazione delle disposizioni contenute nella normativa, valutare l’efficacia terapeutica, promuovere la farmacovigilanza segnalando le sospette reazioni avverse da cannabinoidi.

Al gruppo di lavoro la direzione ha affidato inoltre il compito di  implementare la 1^ stesura della procedura interna “Prescrizione ed erogazione di derivati a base di cannabinoidi  del 16.01. 2012”.

Sul fronte politico il consigliere regionale Sergio Blasi, promotore di un progetto pilota per la coltivazione, produzione e distribuzione di farmaci da cannabinoidi,da 2 anni si batte per l’attuazione della legge regionale del 2014.

Dallo schieramento opposto invece,nei giorni scorsi sono state sollevate perplessità dal sen. di Forza Italia Andrea Mandelli, il quale ha dichiarato «…la legalizzazione è una mina alla tutela della salute dei più giovani, foriera di gravi danni psichici e fisici e di dipendenza dalle droghe cosiddette pesanti».