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Gaming: i nuovi modi di fare pubblicità


La storia del gioco con denaro online in Italia inizia nell’ormai lontano 2009, quando l’AAMS, un organo di stato addetto alla gestione del gioco pubblico, che oggi ha preso il nome di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ha preso in mano la caotica situazione precedente, che vedeva vuoti legislativi a causa dell’avanzamento tecnologico legalizzando e regolarizzando il gioco online. Milioni di italiani sono stati così proiettati verso il mondo del poker online e le scommesse legali come machineslotonline.it, potendo abbandonare i siti di scommesse più popolari ma che agivano in condizione di illegalità nonostante avessero una licenza rilasciata da altri enti europei. Nel giro di pochi anni il gioco online è entrato a far parte delle nostre vite attraverso le, adesso possibili, pubblicità che conosciamo tutti, che vediamo nei cartelloni per strada, in tv, o sul web. Le grandi società, sia italiane che straniere sfruttarono quindi il diritto finalmente ottenuto di sponsorizzarsi su tutti i media tradizionali, con una conseguente e sempre più intensa crescita del settore.

Il Decreto Dignità giallo-verde e il ritorno del proibizionismo in Italia

Il mercato italiano si è quindi riassestato in seno alle nuove direttive e si è stabilizzato all’interno dell’equilibrio economico, coinvolgendo direttamente o indirettamente centinaia di attori sociali attivi in moltissime aree di competenza, venendo così a crearsi nuove opportunità di impiego nel paese. Questo equilibrio ha vacillato duramente quest’anno, quando il governo M5S-Lega ha emanato il famoso Decreto Dignità su cui hanno costruito una considerevole parte delle loro campagne elettorali. Entrato in vigore il 14 Luglio 2019, il decreto prevede, dopo un’iniziale limitazione delle fasce orarie per le pubblicità del gioco online, l’effettivo divieto di sponsorizzare il settore tramite i media tradizionali in nome della tutela del popolo italiano. A sfavore della decisione del ministro le opinioni degli esperti del media del gioco, i quali evidenziano che il vero problema consiste nelle slot machine presenti nei bar e nelle sale da gioco, che vengono continuamente utilizzate anche in maniera patologica da gente di tutte le età, persino fasce a rischio come i minorenni.

La reazione delle società dopo il decreto dignità

L’attività pubblicitaria è stata così frenata e poi arrestata dal governo, abbiamo assistito ad una totale interruzione delle operazioni da Luglio fino al Novembre dell’anno corrente. Ciò che è successo è quello che succede sempre in ambito pubblicitario, le agenzie si sono adattate prontamente alla difficile situazione ed hanno cercato nuovi modi di spingere il gioco online senza violare in alcun modo la legge attraverso nuove formule in modo che esse fossero comunque conformi al decreto. Il diritto di promuovere i propri brand è stato così riacquisito dalle numerose aziende di gioco online. Ad esempio, per far fronte al divieto di mostrare i brand in tv, i marchi sono stati eliminati dalle magliette dei calciatori ed una nota società ha aggirato il problema promuovendo negli stadi, tramite i cartelloni LED, un sito in cui poter vedere le migliori clip della stagione calcistica 2010/2011, mostrando di fatto i brand ma evitando tassativamente di menzionare il brand stesso nel sito. Un'altra azienda, seguendo l’esempio precedente, ha investito sulla pubblicità in TV del proprio sito di notizie sul calcio, senza menzionare sul sito nessun tipo di brand di gioco.

Il futuro delle pubblicità del gioco online

La pubblicità è, senz’altro, uno dei motori principali dell’economia e del mercato. Senza di essa si potrebbe andare verso la perdita di un’importantissima parte degli introiti delle aziende, è quindi logico pensare che queste si operino per pubblicizzare i propri brand il più possibile nonostante le restrizioni, come abbiamo visto nei due esempi precedenti. Altre soluzioni vagliate sono quella dell’apertura di piattaforme in cui i clienti dei casinò online possono provare i giochi senza scommettere denaro, anche se questa non è stata adottata dalle aziende, forse per evitare beghe legali in un contesto in cui ogni passo è effettivamente incerto, oppure l’apertura di pagine web e blog che contengano informazioni sui giochi, i parametri e le probabilità di vincita ad esempio. Viene comunque istintivo pensare che queste ipotesi possano fare da apripista per un ritorno integrale ai media tradizionali, il quale appare inevitabile e naturale nonostante gli ostacoli.