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Bollette: spingono i prezzi dal +12% pasta al +20% oli

ROMA - I rincari energetici di bollette, benzina e gasolio si scaricano sui prezzi del carrello della spesa con aumenti tendenziali che vanno dal 9% per la farina al 12% per la pasta, al 6% per il pesce all’11% per il burro, dal 7% per la frutta al 17% per la verdura fino al 20% per gli oli di semi come il girasole importato dall’Ucraina che ha dovuto interrompere le spedizioni. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in riferimento all’ipotesi di un decreto taglia prezzi alo studio del governo per contenere i rincari con il petrolio in frenata, sulla base dei dati Istat a febbraio.

In un Paese come l’Italia dove l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio – sottolinea la Coldiretti – ha un effetto valanga sui costi delle imprese e sulla spesa di consumatori con il rischio di alimentare psicosi, accaparramenti e speculazioni.  L’aumento dei costi si estende- precisa la Coldiretti – all’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria di trasformazione fino alla conservazione e alla distribuzione ed occorre intervenire nell’immediato per contenerli e non far chiudere le attività produttive e distributive essenziali al Paese.

Per il balzo dei costi energetici – sottolinea la Coldiretti – l’agricoltura deve pagare una bolletta aggiuntiva di almeno 8 miliardi su base annua, rispetto all’anno precedente, che mette a rischio coltivazioni, allevamenti, e industria di trasformazione nazionale ma anche gli approvvigionamenti alimentari di 5,6 milioni di italiani che si trovano in una situazione di indigenza economica. Il caro energia – spiega la Coldiretti –ferma i trattori nelle campagne, spegne le serre di fiori e ortaggi e blocca i pescherecci italiani nei porti, aumentando la dipendenza dall’estero per l’importazione di prodotti alimentari.

Gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori – precisa la Coldiretti – sono costretti a lavorare in perdita con i costi superiori ai ricavi a causa dei rincari insostenibili dei prezzi per il gasolio necessario per le attività dei trattori che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina, la concimazione l’irrigazione che insieme agli alti costi e alle difficoltà di approvvigionamento di concimi e mangimi spingono quasi un imprenditore su tre (30%) a ridurre la produzione. Il prezzo medio del gasolio per la pesca è praticamente raddoppiato (+90%) rispetto allo scorso anno costringendo i pescherecci italiani a tagliare le uscite e favorendo le importazioni di pesce straniero, secondo Coldiretti Impresapesca che evidenzia come fino ad oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata, infatti, proprio dal carburante. Senza dimenticare – continua la Coldiretti – i costi per il riscaldamento delle serre per la produzione di ortaggi e fiori con la necessità di contenere i costi che rischia di far scomparire alcune delle produzioni più tipiche.

Una emergenza – continua la Coldiretti – proprio alla vigilia delle semine primaverili necessarie all’Italia per garantire la produzione di mais, girasole e soia per l’alimentazione degli animali mentre in autunno le lavorazioni serviranno per il grano duro per la pasta e quello tenero per la panificazione, in una situazione sugli scaffali arrivano i primi razionamenti per le difficoltà all’importazione derivate dalla guerra in Ucraina.

“Bisogna intervenire per contenere il caro gasolio e ridurre la dipendenza dall’estero per l’importazione di prodotti alimentari” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia deve puntare ad aumentare la propria produzione di cibo recuperando lo spazio fino a oggi occupato dalle importazioni che, come dimostrano gli avvenimenti degli ultimi anni, sono sempre più esposte a tensioni internazionali e di mercato che mettono a rischio la sovranità alimentare del Paese”.

I tre ecotipi di Cipolla Bianca di Margherita Igp volano a Fruit Logistica

MARGHERITA DI SAVOIA (BT) – La Cipolla Bianca di Margherita Igp conferma anche quest’anno la sua presenza a Fruit Logistica, la vetrina mondiale dell’ortofrutta. Il prodotto pugliese sarà in vetrina con i suoi tre ecotipi: marzaiola, maggiaiola e giugnaiola. La tre giorni tedesca, dal 5 al 7 aprile, è un’opportunità anche per consolidare la propria visibilità con gli operatori di settore e la grande distribuzione, italiani e stranieri.

«Dall’analisi relativa alla commercializzazione del nostro prodotto Igp emerge che i mercati esteri rappresentano un nostro fattore di debolezza – spiega Giuseppe Castiglione, presidente del Consorzio di Valorizzazione e tutela della Cipolla Bianca di Margherita Igp -. Infatti, il 95% delle vendite ha come destinazione l’Italia e solo una parte minima va all’estero. Far crescere questa quota è un nostro obiettivo prioritario. Puntiamo, inoltre, anche alla creazione di una filiera di trasformazione che crei nuove risorse e dia continuità al prodotto sul mercato, per esempio sotto forma di salse, pesti o composte. Qualche passo in questa direzione abbiamo già iniziato a muoverlo».


Allo stand dedicato alla cipolla margheritana Igp (Hall 4.2.1) ci sarà una presenza qualificata di produttori e confezionatori. Verrà anche attrezzato uno spazio per la degustazione del prodotto.

La Cipolla Bianca di Margherita Igp viene prodotta non nel terreno, come di consueto accade, ma nelle sabbie del Mar Adriatico, a sud del Gargano, in una zona di elevato interesse ambientale, tutelata da una convenzione internazionale (Ramsar 1979), nei territori compresi tra Margherita di Savoia (Bat), Zapponeta (Fg) e Manfredonia (Fg).

'Essere Città dell’Olio: cultura, turismo, enogastronomia, produzione e sviluppo del territorio': tracciata a Castellana Grotte la linea di azione comune per lo sviluppo, produttivo, turistico ed enogastronomico territoriale


CASTELLANA GROTTE (BA) - Un incontro molto partecipato, quello di ieri sera nel Park Hotel di Castellana Grotte, nel corso del quale si è parlato di identità culturale del territorio, marketing territoriale e si è tracciata una linea d'azione comune per ottimizzare le risorse e utilizzare al meglio le occasioni date dall'essere una Città dell'Olio.

Cittadini, produttori, albergatori, ristoratori e operatori del turismo, nessuno ha voluto mancare un'opportunità così importante di approfondimento e confronto con esperti del settore turistico, di quello oleario ed amministratori.

“Non posso che essere orgoglioso - ha commentato il sindaco, Francesco De Ruvo - che, ancora una volta, Castellana Grotte sia stata scelta come luogo di confronto per definire strategie d’azione comuni, dall’Associazione Nazionale Città dell'Olio. Un incontro che è stato quanto mai utile ad infondere maggiore consapevolezza in tutti gli attori presenti, ancor più stimolati a contribuire, con azioni sinergiche, allo sviluppo del nostro territorio ”.

“Le Città dell'Olio - afferma Vanni Sansonetti, Assessore alle Attività Produttive, nonché vice presidente dell’ass. Città dell’Olio - vanno verso uno sviluppo più ampio delle proprie possibilità in termini di produzione ma anche di sviluppo turistico. Uno sviluppo che interessa anche tutte le attività ricettive e ristorative che possono trarre vantaggio dal predisporre un'offerta di prodotti in linea con la vocazione olivicola del nostro territorio. Essere in grado, infatti, di garantire un'offerta a 360°, legata a questo grande patrimonio comune, rappresenta a mio parere il futuro delle Città dell’Olio”.

L'incontro è stato strumento di progettualità per attrarre investimenti, per realizzare occasioni, eventi e progetti di marketing territoriale che permettano una promozione sistematica delle attività produttive agricole ed enogastronomiche legate all’olio extra vergine. Centrale il tema della sostenibilità, driver di mercato imprescindibile.

“Il tema della sostenibilità - ha spiegato Roberta Garibaldi, Amministratore delegato ENIT - è sempre più importante e rilevante. Quella italiana, è l’agricoltura che ha un approccio alla sostenibilità più importante a livello europeo ed è utile riuscire a valorizzare dal punto di vista turistico questa caratteristica nella progettazione dei percorsi turistici ed enogastronomici. L’Enit quest’anno presenterà, a seguito di un lavoro di ricerca dei trend territoriali, le linee strategiche per la cui redazione saranno coinvolti anche gli assessori regionali di Turismo e Agricoltura, oltre che associazioni ed esperti. Un documento che verrà partecipato, con incontri a livello regionale che servano ad attuare le linee guida, utilizzando meglio risorse date dal PNRR e dai nuovi fondi strutturali europei”.

Ucraina: nel mirino di Putin olio, vino e pasta italiani

ROMA - L’alimentare è nel mirino delle ritorsioni di Putin come già accaduto nel 2014 con l’embargo ad una ampia lista di prodotti in risposta alla sanzioni decise dall’Unione Europea, dagli Usa ed altri Paesi per l’annessione della Crimea. E’ l’allarme della Coldiretti in riferimento al decreto firmato dal presidente russo Vladimir Putin come reazione “rapida” e “ponderata” alle ultime sanzioni UE per l’invasione dell’Ucraina che “sarà avvertita” spiega Mosca nelle aree più “sensibili per coloro a cui si rivolge” con una lista di Paesi per i quali saranno vietati i movimenti di export e import, di prodotti finiti e materie prime. In pericolo per l’Italia ci sono le vendite degli elementi base della dieta mediterranea come vino, pasta e olio in Russia, che sono scampati all’embargo, ed hanno raggiunto lo scorso anno il valore di 670 milioni di euro con un aumento del 14% rispetto al 2020, secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat. Tra i prodotti Made in Italy più venduti nel Paese di Putin – precisa la Coldiretti – ci sono infatti prodotti come il vino e gli spumanti per un valore attorno ai 150 milioni di euro, il caffè per 80 milioni di euro, l’olio di oliva per 32 milioni di euro e la pasta per 27 milioni di euro. In particolare l’Italia – riferisce la Coldiretti – è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 30%, davanti a Francia e Spagna, ed ha registrato nel 2021 un boom della domanda di spumanti a partire da Prosecco e Asti ma tra le denominazioni più apprezzate ci sono anche i vini Dop toscani, siciliani, piemontesi e veneti.

Gli effetti del conflitto ucraino rischiano dunque di cancellare completamente il Made in Italy a tavola dai mercati e dai ristoranti di Mosca – denuncia la Coldiretti – aggravando ulteriormente gli effetti dell’embargo deciso da Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, e da allora sempre prorogato, come risposta alla sanzioni decise dall’Unione Europea, dagli Usa ed altri Paesi per l’annessione della Crimea. Un blocco che è già costato alle esportazioni agroalimentari tricolori 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo.  Il Decreto tuttora in vigore colpisce – sottolinea la Coldiretti – una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. L’agroalimentare – spiega la Coldiretti – è, fino ad ora, l’unico settore colpito direttamente dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti Made in Italy presenti nella lista nera come salumi, formaggi e ortofrutta Made in Italy, senza risparmiare le specialità, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele.

Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge – continua la Coldiretti – la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy, realizzati in Russia come parmesan, mozzarella, robiola, o nei Paesi non colpiti dall’embargo come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e gorgonzola di produzione Svizzera e reggianito di origine brasiliana o argentina. Nei supermercati russi si possono trovare fantasiosi surrogati locali che hanno preso il posto dei cibi italiani originali, dalla mozzarella “Casa Italia” all’insalata “Buona Italia”, dalla robiola Unagrande alla mortadella Milano. Il danno – conclude la Coldiretti – riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, ha dovuto rinunciare ai prodotti alimentari Made in Italy originali.

Olio: Unaprol, a Bari una nuova visione di turismo


BARI - Il turismo dell’olio rappresenta una grande opportunità per valorizzazione per i territori a trazione olivicola e, per questo motivo, occorre fare le scelte migliori per sfruttare questa grande occasione. Ne è convinta Unaprol - Consorzio Olivicolo Italiano, che nell’ambito di Enoliexpo, in programma a Bari dal 10 al 12 marzo, organizza per venerdì 11 marzo alle 9.30 un importante momento di approfondimento con le più autorevoli figure del settore. 

In particolare, spiccano gli interventi di Roberta Garibaldi, amministratore delegato di ENIT, del Senatore Dario Stefano, che più di tutti ha lavorato in Parlamento per l’approvazione della legge sull’oleoturismo, e del Presidente dell’associazione Città dell’Olio Michele Sonnessa. Particolarmente significativo l’intervento, in collegamento video, di Fra Diego dalla Gassa, rettore del romitaggio del Getsemani, che parlerà dell’esperienza in Terra Santa. 

L’occasione, ovviamente, sarà propizia per parlare di xylella e di tutto il grande lavoro tecnico e scientifico che Coldiretti e Unaprol, in sinergia con gli enti di ricerca, stanno portando avanti per rilanciare il territorio colpito dalla grave pandemia dei nostri ulivi, grazie agli interventi di Salvatore Infantino, Dirigente Osservatorio Fitosanitario Regione Puglia, Giovanni Melcarne, Presidente Dop Terra d'Otranto e Donato Boscia, Dirigente Isps-Cnr. 

La Xylella, infatti, oltre ai danni economici devastanti per le aziende olivicole, sta distruggendo il grande patrimonio ambientale e paesaggistico della Puglia e, più in generale, del nostro Paese.

Expo '22: intervista a Marcello Milano, Sales Director dell'Acetificio Andrea Milano


EDOARDO GIACOVAZZO - L'Italia è famosa all'estero per la sua attenzione alla qualità e alla creatività nella realizzazione di diversi prodotti. Ho potuto constatarlo di persona sia al Dubai per l'EXPO 2020 (2022 causa pandemia covid-19) che al Gulfood.

Ho avuto modo di parlare di questo argomento con Marcello Milano, Sales Director di Andrea Milano, famoso brand italiano nel mondo, e di conoscere la storia di quest'Azienda del Sud che si è fatta strada piano piano fino ad oggi, con esportazioni fino a Dubai e in diversi paesi in tutto il mondo.

L'Acetificio Andrea Milano nasce nel 1889 e rappresenta una delle maggiori realtà del settore con tre stabilimenti produttivi: Napoli, Acerra (NA) e Modena. Produce aceto di vino, aceto di mele, Aceto balsamico di Modena IGP, aceto di riso, aceto di melograno, glasse a base di aceto e tanti altri condimenti. 

Esporta in più di 65 paesi nel mondo e l’obiettivo per i prossimi anni è quello di aumentare la presenza nella GDO italiana, oltre ad espandere ulteriormente i propri marchi in giro per il mondo. Ha vinto nel 2020 il Gulfood Innovation Awards a Dubai per la linea Deto, una linea di aceti biologici non filtrati non pastorizzati. 

Non tutti sanno che l’aceto di mele biologico, ad esempio, è un vero toccasana. Un cucchiaio al mattino di aceto di mele biologico non filtrato diluito in acqua ha grandi proprietà benefiche per la salute e aiuta a dimagrire. L'azienda Milano ha creato nella linea degli infusi di aceto di mele biologico con spezie biologiche quali zenzero, curcuma, cannella, peperoncino, zenzero e matcha. 

Tra le varie innovazioni nel mercato italiano ed estero ci sono le linee di aceto di alcol con Trigger spray, dedicato alla pulizia e altri utilizzi domestici.

Da poco anche nel settore degli yacht per l'utilizzo dell’aceto sia come anticalcare che per le pulizie delle imbarcazioni stesse.

Apulian Experiences '22: intervista a Saverio Zagaria, direttore commerciale e socio di 'Agrimperiale Spa'

EDOARDO GIACOVAZZO - La salute passa anche attraverso i nostri alimenti quotidiani, infatti è importante utilizzare materie prime di qualità per il benessere del nostro organismo. L'ambiente in cui viviamo oggi è ormai contaminato su tantissimi livelli: aria, mare e terra. La frutta e la vedura, super consigliate da OMS nelle diete, non sono più sicure come prima su certi standard qualitativi. 

Oggi il "Vero Biologico" può soddisfare i nostri reali fabbisogni di sicurezza e valori nutrizionali. I cibi ricchi di nutrienti e vitamine completano il nostro set alimentare migliorando la nostra salute a 360°.
 
Ho avuto il piacere d' intervistare Saverio Zagaria, direttore commerciale e socio di Agrimperiale Spa, riguardo i prodotti biologici di loro produzione. Nell' intervista abbiamo affrontato diversi temi e visionato importanti novità su qualità dei loro prodotti, il packaging e i super foods. 

Qui sopra potrete guardare una realtà pugliese biologica attenta a questa tematica: Agrimperiale Conserve Vegetali e Biologiche.
Da anni sostengo il mio pensiero sul "Quality vs Quantity", dove l' ago della bilancia pende decisamente sulla qualità mangiando meno. Al termine dell' intervista ho eseguito il food testing dei vari prodotti insieme alla Dott.ssa Rosa Goffredo Agrimperiale: www.agrimperiale.it

Enoliexpo, dal 10 al 12 marzo 2022 a Bari: mercoledì 2 marzo la conferenza di presentazione


BARI - Il prossimo mercoledì 2 marzo 2022, alle ore 11.00, nella Sala Due del PAD. 152, in Fiera del Levante, si terrà la conferenza stampa di presentazione di Enoliexpo, rassegna nazionale di macchinari, tecnologie e servizi per l’olivicoltura e la vitivinicoltura, in programma dal 10 al 12 marzo a Bari. Si tratta del primo evento della programmazione in Fiera del Levante per l’anno 2022.

Alla conferenza stampa interverranno:

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia;
Donato Pentassuglia, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia;
Alessandro Ambrosi, presidente Nuova Fiera del Levante;
Sonia Villani, presidente di EnoliExpo;
Filomena Corbo e Marialisa Clodoveo, docenti dell’Università degli Studi di Bari;
Stefano Caroli, presidente Associazione Frantoiani della Puglia;
Massimo Tripaldi, presidente Assoenologi Puglia, Basilicata e Calabria.

Visita al frantoio semi ipogeo di Borgagne


MELENDUGNO (LE) - Proseguono gli appuntamenti alla scoperta del territorio a cura di Vivarch: domani, domenica 20 febbraio, è la volta di un luogo particolarmente caratteristico, il frantoio semi ipogeo di Borgagne, frazione di Melendugno. 

La produzione olearia tradizionale in Terra d’Otranto risale a tempi antichissimi in cui la "ciurma di frantoiani" lavorava faticosamente in ambienti ipogei o semi ipogei, insieme agli animali da traino. Vere e proprie miniere di quell'oro liquido tanto prezioso quanto fondamentale per l'economia.

L'apertura del frantoio è prevista dalle ore 10 alle 13 mentre la visita guidata, della durata di circa un'ora, è fissata per le ore 11. L’attività rientra nelle aperture straordinarie dei Beni Culturali del Comune di Melendugno.

Info e prenotazioni:

Tel. 349.8067219 /339 2063223
Costi biglietto: 3 euro adulti; 2 euro sotto i 14 anni e sopra i 65.
Gratuito sotto i 6 anni, per i residenti di Lecce e provincia e disabili e accompagnatore e per i soci volontari e sostenitori di Vivarch aps.

E’ di Vieste il top italiano dell’olio evo di qualità


VIESTE (FG) - E’ viestano, fieramente e autenticamente pugliese, il top in Italia dell’olio extravergine di qualità. A decretarlo, assegnando ben tre premi per altrettante categorie di concorso, è uno dei più autorevoli contest nazionali dedicati al design, alla creatività come veicolo di valorizzazione delle eccellenze produttive italiane. “Le forme dell’olio 2022”, contest organizzato da “OlioOfficina”, magazine di riferimento nazionale per il settore olivicolo, ha assegnato ben tre premi all’olio extravergine d’oliva ‘Cristalda e Pizzomunno’ dell’Oleificio Fratelli Vieste: premio Forme d’Oro per la categoria “Gourmet con confezione”, premio Forme d’Oro per la categoria “Linea commerciale Gourmet con confezione”; e, infine, premio “Migliore narrazione”.

IL RICONOSCIMENTO. La nona edizione per gli oli (il concorso prevede anche una sezione dedicata agli aceti, quest’anno giunta al suo quarto appuntamento annuale) ha selezionato e valutato i prodotti dei migliori oleifici italiani. "Quando siamo venuti a conoscenza della notizia, ci si sono illuminati gli occhi”, ha commentato entusiasta Raffaele Vieste. “Non è un premio, un trofeo da esporre in bacheca, a cambiarci la vita, ma questa è una testimonianza oggettiva, concreta, che tutti i nostri sforzi giornalieri, tutta la passione che anima la nostra famiglia, tutti i nuovi progetti di comunicazione avviati camminano sulla strada giusta. Io ci credo tanto in questo territorio, non me ne andrei per nulla al mondo, anzi è in tutto il mondo che voglio arrivare a raccontarlo, sulle tavole e nei cuori di tutti. Pian piano lo so, troppa ambizione forse, ma l'ambizione non ha mai fatto male a nessuno”.

“FARE LA DIFFERENZA”. “Sono felice di questo successo personale dell’azienda che è in linea con quella che è la strada intrapresa dall’amministrazione sulle politiche olivicole”, ha detto Dario Carlino, assessore del Comune di Vieste con deleghe ai settori Agricoltura, Pesca, Demanio Marittimo, Sport, Impianti sportivi e Politiche Forestali.

“Il premio – ha aggiunto Carlino - è il giusto riconoscimento a un’azienda che ha puntato alla qualità e alla bellezza. Ed è proprio alla qualità del prodotto e alla presentazione dello stesso che dobbiamo puntare tutti, e questo premio potrebbe essere da sprone per le tante aziende del territorio che devono capire che la direzione a cui stiamo puntando, basata sulla qualità del prodotto e sugli aspetti anche del packaging, fa la differenza fra chi vuole esserci e chi vuole crescere”.


L’OLIO COME ESPERIENZA DEL TERRITORIO. “Lavorare per la crescita di un settore come l’olivicoltura, in un territorio che con oltre due milioni di presenze è la prima destinazione turistica della Puglia, è la prossima sfida che dovremo affrontare”, ha spiegato Rossella Falcone, vicesindaco e assessore al Turismo di Vieste. “Far vivere esperienze legate all’olio, far conoscere i vari momenti della trasformazione delle olive, far visitare i frantoi rappresenterebbe la concreta realizzazione di quanto oggi si definisce con il termine di ‘olioturismo’. Questo ci aiuterebbe a fare arrivare sul territorio, in mesi solitamente poco frequentati, turisti e appassionati di un settore, quello olivicolo, sempre più in crescita”.

CRISTALDA E PIZZOMUNNO. La linea di olio evo che ha fatto man bassa di premi è stata lanciata lo scorso anno. Sulle bottiglie, reca il disegno stilizzato di Cristalda e Pizzomunno, gli innamorati viestani di una leggenda che ha nel faraglione più fotografato del mondo uno dei simboli iconici di Vieste. Un’altra dimostrazione, sulla scorta di quanto affermato da Rossella Falcone, di quanto sia potente dal punto di vista attrattivo e turistico un’immagine che reca con sé la storia e la bellezza di un territorio, soprattutto se associata al gusto e alla qualità di un prodotto straordinario per sapore e proprietà nutritive. Innovazione e storia, radici ed evoluzione: sono questi i tratti distintivi di un’azienda, quella dell’Oleificio Fratelli Vieste, la cui attività è iniziata nel 1985 e che, in quasi 40 anni, ha saputo diventare una delle realtà imprenditoriali più all’avanguardia nel settore oleario. L’olio extravergine d’oliva, con i suoi potenti antiossidanti, è un farmaco naturale migliore e più efficace di quelli chimici. L’olio evo è anche un cosmetico naturale e, a breve, l’Oleificio Fratelli Vieste lancerà la nuova linea di cosmesi a base di extravergine d’oliva.

San Valentino: per 300mila cena romantica in agriturismo

(Pixabay)

ROMA - Sono trecentomila gli italiani che hanno scelto di festeggiare la giornata degli innamorati con una cena romantica in agriturismo immersi nella tranquillità della campagna e a contatto con la natura, senza dimenticare quanti approfittando della collocazione favorevole della ricorrenza hanno optato per un weekend lungo di vacanza. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle indicazioni di Terranostra per San Valentino.

Tornano dunque le cene di coppia sospese lo scorso anno a causa – sottolinea la Coldiretti – delle limitazioni legate all’emergenza Covid che aveva costretto ristoranti e agriturismi alla chiusura serale. Tante le iniziative nei 25mila agriturismi, presenti in Italia secondo Campagna Amica, che sono spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – sottolinea Coldiretti – i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Per l’occasione sono molte e differenziate le proposte negli agriturismi di Terranostra, dalla cucina tipica ai menu a tema afrodisiaci fino alla semplice possibilità di asporto di piatti pronti realizzati con ingredienti locali.

Il rapido miglioramento della situazione sanitaria con l’allentamento delle restrizioni, a partire dall’addio alla mascherina all’aperto, induce all’ottimismo e – continua la Coldiretti – si registra una netta ripresa dei consumi con ben 5,3 milioni di italiani che hanno programmato di mangiare fuori in ristoranti, trattorie e agriturismo per una spesa stimata in 200 milioni di euro. Un risultato importante che si trasferisce a cascata sull’intera filiera dopo un lungo periodo di difficoltà con vini e cibi invenduti da parte di industrie ed aziende agricole fornitrici.

All’appuntamento non possono mancare i fiori che oltre un italiano su due (53%) che fa regali per San Valentino ha scelto di regalare secondo l’indagine on line condotta dal sito www.coldiretti.it. Quest’anno – sottolinea la Coldiretti – i fiori sono proprio il simbolo di un primo ritorno alla normalità ma anche l’occasione per far ripartire gli acquisti di piante e fiori in Italia nonostante le gravissime difficoltà legate all’aumento dei costi energetici che stanno mettendo in ginocchio le serre.  

Quest’anno produrre fiori costa agli agricoltori italiani il 30% con i vivai che sono oggi costretti a produrre praticamente in perdita. L’emergenza energetica si riversa infatti – sottolinea Coldiretti – non solo sui costi di riscaldamento delle serre, ma anche su carburanti per la movimentazione dei macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartoni. Da qui l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy – conclude la Coldiretti – scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio.


 

"Vino cancerogeno? Ci batteremo per difenderlo"


MANDURIA (TA) - “Siamo molto preoccupati e amareggiati sull’Ipotesi che l'Unione Europea possa etichettare il vino come alimento ad alto rischio cancerogeno.” Una preoccupazione che accomuna il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria dop, il Consorzio del Salice Salentino doc, il Consorzio di Brindisi e Squinzano doc eConfagricoltura Puglia alla vigilia dell'approvazione del piano anticancro europeo.

“In Italia e soprattutto in Puglia il vino non è una bevanda, è molto di più. Il vino è cultura, è racconto dei territori, è parte di una tradizione secolare oltre che una componente della Dieta Mediterranea, una dieta sana ed equilibrata e che è anche patrimonio immateriale dell’umanità; dunque il vino non può essere criminalizzato.

È necessario scongiurare il rischio che decisioni avventate e dogmatiche mettano in pericolo il futuro di una filiera strategica per il nostro Paese come quella vitivinicola, senza peraltro riuscire a trovare una soluzione ai problemi di salute pubblica. Il consumoresponsabile, rimane l'unica vera ricetta contro i rischi alcol-correlati.

Se passasse il piano, i Paesi membri potrebbero adottare pesanti restrizioni sul vino, provocando danni enormi alla filiera: etichette con alert sanitari; divieto di pubblicità; divieto di sponsorizzazione; aumento delle tasse. Tutto questo a discapito dei nostri produttori.

Ci batteremo perché non vada in porto, anche perché il vino è uno degli elementi produttivipiù importanti del Pil e della bilancia commerciale, tra i pochi che non hanno visto diminuire investimenti e posti di lavoro neanche in tempi di crisi. Una brutta immagine per l’Italia vitivinicola e per la Puglia, una delle regioni italiane simbolo di vini di alta qualità.

Siamo fiduciosi sul fatto che i nostri parlamentari italiani a Bruxelles si batteranno, come hanno sempre fatto finora, in difesa del vino e dell’intera Puglia”.

"Il Primitivo Es 2019 miglior rosso d’Italia"

BARI - "Un altro prestigioso riconoscimento per una delle cantine pugliesi più premiate d’Italia, quella di Gianfranco Fino e Simona Natale, entrambi di Taranto. Il loro vino Primitivo Es 2019 è risultato il miglior rosso d’Italia nella classifica di Gentlemen Milano Finanza 2022. È la quinta volta che Es si aggiudica la corona di miglior vino rosso tricolore. Era già accaduto con le annate 2009, 2010, 2011, 2016." Lo ricorda con viva soddisfazione il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (PD). “È una notizia che mi riempie di orgoglio da tarantino e da pugliese e che premia un lavoro fatto con grande passione e professionalità, non privo di sacrifici. Simona e Gianfranco, coppia nella vita prima ancora che nella loro attività, sono un’eccellenza del made in Italy. Il loro vino è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: dall’ex presidente degli Usa Obama, al commissario tecnico della Nazionale di calcio, Mancini”.

La classifica Gentleman prende in considerazione i vini che hanno totalizzato i massimi punteggi in sei importanti guide: Vini d’Italia del Gambero Rosso, I Vini di Veronelli, Guida Essenziale ai Vini d’Italia, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier, Annuario dei migliori vini italiani. Una sfida a colpi di “calici e stelle”, altamente selettiva.

“Gianfranco Fino e sua moglie Simona - sottolinea Di Gregorio - non fanno solo un ottimo vino che è stabilmente ai vertici delle classifiche di settore da oltre dieci anni. Hanno effettuato un prezioso intervento nel cuore della Terra del Primitivo, in agro di Manduria, realizzando una splendida cantina circondata dai vitigni che è anche un raffinato resort in cui è possibile vivere un’esperienza unica immersi in un contesto di rara bellezza. Es porta in alto il buon nome della tradizione enologica italiana, Gianfranco Fino e Simona Natale sono due ambasciatori della nostra Puglia e della nostra Terra. A loro il nostro grazie e l’augurio di continuare a fare il pieno di successi”.

Coldiretti, 5 miliardi di cibi e vini invenduti nei locali svuotati

ROMA - Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in  quasi 5 miliardi nel 2021 e un trend in ulteriore peggioramento con i locali deserti a causa della ripresa dei contagi nel 2022. E’ quanto afferma la Coldiretti nel tracciare un bilancio sulle conseguenze delle chiusure e delle limitazioni imposte alla ristorazione per l’emergenza Covid rispetto al periodo prima della pandemia.

La diffusione della variante Omicron ha di fatto – spiega Coldiretti – prolungato le difficoltà per ristoranti, agriturismi e bar anche nel mese di gennaio mentre il balzo dei prezzi energetici ha fatto impennare i costi di produzione in campi, stalle, serre e cantine. I locali si sono svuotati per il timore provocato dalla rapidità di diffusione dei contagi, per lo smart working e per il calo del turismo ma anche – sottolinea la Coldiretti – per il fatto che milioni di italiani sono stati costretti a casa perché positivi al Covid, hanno avuto contatti a rischio e sono in quarantena o sono privi di green pass perché non vaccinati.

Una drastica riduzione dell’attività che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – continua la Coldiretti –rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi.

Nell’attività di ristorazione – rileva la Coldiretti – sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro.

Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che nel 2021 è salita al valore di 575 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale. Occorre salvaguardare – conclude la Coldiretti – un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese.

Coldiretti, vola cibo (+16,5%) spinto da record export

ROMA - Vola il fatturato alimentare che fa segnare una crescita del 16,5% spinta anche dal record storico per il Made in Italy alimentare all’estero per un valore vicino ai 52 miliardi per l’intero 2021, il massimo di sempre. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’andamento tendenziale del fatturato industriale a novembre. L’emergenza sanitaria Covid – precisa la Coldiretti – ha provocato anche una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della Dieta mediterranea.  A preoccupare è però adesso è l’impennata dei contagi provocato da Omicron a livello nazionale che ha provocato un crack da 1,5 miliardi per il fatturato di bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi dall’inizio dell’anno, rispetto a prima della pandemia nel 2019.

I locali si sono svuotati per il timore provocato dalla rapidità di diffusione dei contagi, per lo smart working e per il calo del turismo ma anche – sottolinea la Coldiretti – per il fatto che milioni di italiani sono stati costretti a casa perché positivi al Covid, hanno avuto contatti a rischio e sono in quarantena o sono privi di green pass perché non vaccinati. La situazione di difficoltà non coinvolge solo le 360mila realtà della ristorazione ma – continua la Coldiretti – si fa sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare assicurata da ben 740mila aziende agricole e 70mila industrie alimentari. Il risultato è infatti una pioggia di disdette per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le crescenti difficoltà – evidenzia la Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico per salvare l’economia e l’occupazione della filiera agroalimentare nazionale che rappresenta la prima ricchezza del paese ma è anche – conclude la Coldiretti – un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese.

Turismo dell’olio, pubblicazione linee guida in Gazzetta Ufficiale

BARI - “Un altro traguardo, un altro passo importante, per i produttori di olio e per i territori, viene dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sulle linee guida per l’esercizio dell’attività di oleoturismo”, dichiara il senatore Dario Stefàno, presidente della commissione Politiche dell’Unione europea e padre della norma inserita in legge di bilancio.

“Si tratta di un altro obiettivo che mi ero posto in questa legislatura e che sono contento sia stato centrato. La palla, adesso – spiega Stefàno - passa alle singole Regioni per compiere veramente l’ultimo miglio necessario a dare effettiva e piena operatività ad una norma pensata e voluta come   occasione e opportunità di diversificazione e ampliamento del reddito per i produttori di olio, ma anche per arricchire l’offerta turistica resiliente al Covid. Mi augura si faccia più in fretta di quanto fatto con il recepimento del decreto su Turismo del vino”.

“L'oleoturismo  infatti – conclude il senatore pugliese - mette a valore una tradizione che in Italia, insieme al vino, vanta un patrimonio inestimabile fatto di storia e storie, autoctonie, paesaggio, ambiente, gusto. Il turismo dell'olio integra e completa perfettamente quel tipo di offerta turistica esperienziale sempre più rispondente alle esigenze di turisti e viaggiatori che vogliono scoprire gli angoli più autentici e suggestivi del nostro Paese”.


Coldiretti: addio a pasta, olio e pomodoro con +30% costi

ROMA - Dall’aumento del 30% dei costi per produrre il grano per la pasta ai rincari del 12% per quelli dell’olio extravergine d’oliva, fino ai ritardi negli accordi di filiera sul prezzo del pomodoro riconosciuto agli agricoltori per l’avvio della coltivazione, sulle tavole degli italiani si abbatte nel 2022 una tempesta perfetta che mette a rischio anche il piatto simbolo della cucina tricolore e della Dieta Mediterranea come gli spaghetti, olio e pomodoro. A lanciare l’allarme è la Coldiretti in merito agli effetti del caro bolletta sul settore agroalimentare che complessivamente assorbono oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno.

Tra le prime vittime dei rincari ci sono i produttori di grano che quest’anno devono spendere 400 euro in più all’ettaro, dalla semina fino alla mietitura, secondo l’analisi Coldiretti. La stangata interessa – rileva Coldiretti – il gasolio agricolo necessario per le operazioni colturali, aumentato di circa il 50%, e persino i concimi. L`urea per esempio, che è fondamentale nella fase post-semina del grano, è passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%). Anche il fosfato biammonico Dap è raddoppiato, da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano aumenti superiori al 65%.

In difficoltà – continua la Coldiretti – anche i produttori di olio extravergine d’oliva sui quali si abbatte la scure dei rincari con un aumento complessivo del 12% dei costi medi di produzione, secondo Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano. Ad incidere sono il prezzo del carburante, praticamente raddoppiato nel giro di pochi mesi, il costo dell’energia e i rincari di vetro (+15%) e carta (+70%) necessari per imbottigliamento e confezionamento.

Sulla produzione di polpe, passate e sughi di pomodoro pesano, invece, i ritardi nella definizione di un accordo quadro per il 2022 fra produttori e industriali che è fondamentale – spiega Coldiretti – considerato proprio l’aumento senza eguali dei costi di produzione per le imprese agricole costrette ad affrontare esborsi vertiginosi per tutte le operazioni colturali. In mancanza dell’intesa sui prezzi le imprese agricole non possono c permettersi di programmare alla cieca l’avvio delle operazioni colturali.

Ma l’impennata dei prezzi energetici – continua la Coldiretti – riguarda anche l’alimentazione del bestiame e il riscaldamento delle serre per ortaggi e fiori e non risparmia neppure i costi di produzione dell’intera filiera agroalimentare come quello per gli imballaggi, dalla plastica alla banda stagnata che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per il vino, succhi e conserve, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

“Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle anche combattendo le pratiche sleali nel rispetto della legge che vieta di acquistare il cibo sotto i costi di produzione” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare  “la necessità di risorse per sostenere il settore in un momento in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di, accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare”.

Coldiretti: "Raddoppiano i costi delle semine del grano per la pasta"

ROMA - In Italia sono praticamente raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano destinato a pasta e pane per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che gli effetti del balzo dei costi energetici colpiscono l’intera filiera, dai campi all’industria fino agli scaffali.

Nonostante questo il grano duro italiano – sottolinea la Coldiretti – è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero che pesa per il 40% sulla produzione di pasta. La produzione importata in Italia, soprattutto dal Canada, è ottenuta peraltro con l’uso del diserbante chimico glifosato in preraccolta, vietato in Italia.  Una anomalia che ha spinto il record degli acquisti di pasta con grano 100% italiano reso riconoscibile dall’ obbligo di etichettatura di origine fortemente sostenuto dalla Coldiretti.

Per fermare le speculazioni a livello internazionale e garantire la disponibilità del grano – continua la Coldiretti – occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali.

Ci sono le condizioni per incrementare la produzione di grano in Italia dove – precisa la Coldiretti – si raccolgono 3,8 milioni di tonnellate (-3% rispetto all’anno precedente) che fanno della Penisola il secondo produttore mondiale ma anche il principale importatore perché molte industrie anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale hanno preferito acquistare sul mercato internazionale approfittando delle basse quotazioni dell’ultimo decennio.

“Ci sono quindi le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzioni di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy” ha concluso il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di, accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare”.

È sloveno l'olio vincitore della XIII edizione del Biol Novello


MATERA - Provengono da Slovenia, Basilicata e Lazio, i vincitori del BIOL NOVELLO 2021 il concorso internazionale dedicato all’extravergine biologico della nuova stagione, primo appuntamento organizzato nell’ambito del Premio Biol, la più importante competizione tra gli EVO biologici del mondo, giunto alla XXVII edizione. Ad aggiudicarsi il podio tra gli oltre 150 campioni analizzati dalla giuria, Jasa Prestige di Arsen Jurincic (Slovenia), Bioè dell'impresa agricola Pepe Luciano (Basilicata), Superbo di Americo Quattrociocchi (Lazio).

La manifestazione, organizzata il 17 e 18 dicembre a Matera da BIOL ITALIA, l’associazione di produttori attiva nel miglioramento della qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari nazionali e regionali certificati ai sensi dei regimi di qualità riconosciuti dall’Unione Europea, ha permesso di accendere i riflettori su uno dei comparti più importanti dell’olivicoltura.


La due giorni, ospitata dall’Istituto Tecnico Agrario "Gaetano Briganti" e dall’Istituto d'Istruzione Superiore “Antonio Turi” e realizzata con il contributo della Regione Basilicata, a valere sulla Misura 3 del PSR – Regimi di Qualità dei prodotti Agricoli e Alimentari – Sottomisura 3.2, ha visto il coinvolgimento degli studenti che hanno potuto conoscere il mondo dell’extravergine d’oliva biologico da vicino grazie ad attività di formazione nelle classi quarte e quinte, ma anche quello del miele. Nell’ambito della manifestazione, infatti, sono stati individuati da esperti assaggiatori anche i vincitori del BIOL MIEL, l’analogo concorso giunto alla XIV edizione.

Workshop, degustazione, mostre: un’opportunità per i prodotti di qualità certificata tipici lucani, il tema al centro del convegno conclusivo.

Coldiretti: a Natale pesce a tavola in 7 case su 10, i consigli

ROMA - Nei menu della vigilia di Natale sarà servito il pesce per oltre 7 italiani su dieci (71%) a conferma di una tradizione molto radicata in Italia che resiste anche al tempo del Covid. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ diffusa in occasione dell’iniziativa “I mari d’Italia” al mercato di Campagna Amica a Roma con i tutor del pesce in azione per rivelare ai cittadini i segreti per scegliere il pesce fresco e Made in Italy e le ricette per la sera del 24 dicembre preparate dai cuochi contadini della Coldiretti.

Se la stragrande maggioranza degli italiani rispetta il precetto della vigilia “di magro”, a scegliere menu con solo carne – precisa la Coldiretti – sarà, invece, il 23% delle famiglie, mentre una ristretta minoranza (5%) si indirizzerà verso piatti a base di verdure. Se durante le festività di Natale si registrano le punte massime, in Italia il consumo di pesce – sottolinea la Coldiretti – è pari ad oltre 28 chilogrammi a testa durante l’anno, superiore alla media europea di 25 chili e a quella mondiale di 20 chili.

Sulle tavole per le feste è forte la presenza del pesce nazionale a partire da alici, vongole, sogliole, triglie, anguilla, capitone e seppie ma – sottolinea Coldiretti Impresa pesca – il 64% degli italiani assaggerà il salmone, il 12% si permetterà le ostriche e il 10% il caviale spesso peraltro di produzione nazionale che viene anche esportata.

Per non cadere nelle trappole del mercato in una situazione in cui la grande maggioranza dei pesci in vendita provengono dall’estero, il consiglio dei tutor del pesce della Coldiretti è di guardare l’etichetta sul bancone dove deve essere specificato il metodo di produzione (“pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato…”), il tipo di attrezzo oggetto della cattura e la zona di cattura o di produzione (Mar Adriatico, Mar Ionio, Sardegna, anche attraverso un disegno o una mappa).

Per garantirsi la qualità il pesce fresco – ricorda la Coldiretti – deve avere inoltre una carne dalla consistenza soda ed elastica, le branchie di colore rosso o rosato e umide e gli occhi non secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole. Infine, meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne mentre – continua la Coldiretti – per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso.

Per quanto riguarda il pesce congelato c’è l’obbligo di indicare la data di congelamento e nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.

“Comprare pesce italiano significa aiutare un settore che offre 28mila posti di lavoro” ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel lanciare un appello a preferire per le feste i prodotti locali.

Il settore della pesca e acquacoltura vede impegnate – conclude Impresapesca Coldiretti – circa 12mila imbarcazioni mentre la top-ten delle produzioni è guidata dalle alici, seguite da vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada, gallinelle e sugarelli.

I SEGRETI PER SCEGLIERE IL PESCE FRESCO

•       Acquistarlo, laddove possibile, direttamente dal produttore che garantisce la freschezza del pescato.

•       Verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca

•       Verificare che la carne abbia una consistenza soda ed elastica, che le branchie abbiano un colore rosso o rosato e siano umide e gli occhi non siano secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole.

•       Per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso.

•       Per i gamberi verificare che non abbiano la testa annerita

•       Meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne.

(Fonte: Coldiretti – Impresapesca)

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