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Esenzione ticket pronto soccorso per Corpi di Polizia, PcE deposita mozione


di REDAZIONE - Attivare in sede di Conferenza Stato-Regioni le opportune iniziative normative per il pieno diritto ai Corpi di Polizia ad ordinamento civile e militare, alle Forze Armate ed ai Vigili del Fuoco, di ricevere le prestazioni sanitarie senza corrispondere alcuna quota di partecipazione ed non essere assoggettati al pagamento della quota di accesso al Pronto soccorso a seguito di “infortunio sul lavoro/in servizio e alla compartecipazione alla spesa nei casi di “codice bianco” (prestazione non urgente).

È l’obiettivo della mozione urgente presentata e sottoscritta dai consiglieri de La Puglia con Emiliano, Giuseppe Turco (primo firmatario), Paolo Pellegrino e Alfonso Pisicchio.

“Alla luce di diverse disposizioni normative (il D.M. 01/02/1991, “Rideterminazione delle forme morbose che danno diritto all’esenzione dalla spesa sanitaria” e la legge finanziaria 2007 che prevede, a carico degli assistiti non esenti, il pagamento, di un ticket di 25 euro per prestazioni non seguite da ricovero e quindi classificate in “codice bianco”) riteniamo – spiegano i tre consiglieri – che anche i Corpi di Polizia abbiano diritto a ricevere tali prestazioni sanitarie di Pronto Soccorso, in caso di infortunio sul lavoro/servizio, senza corrispondere alcuna quota di partecipazione.

È a nostro avviso una battaglia di civiltà per sanare questa ingiustificata disparità a tutela delle donne e degli uomini che ogni giorno, con costanza e abnegazione, assicurano e tutelano l’ordine e la pubblica incolumità”.

“Con questa mozione – concludono Turco, Pellegrino e Pisicchio – la Regione Puglia può davvero portare sul tavolo della conferenza Stato-Regioni un tema per troppi anni non considerato, un tema spesso escluso dalle agende di governo e dai programmi dei ministeri di competenza. Allo stesso tempo siamo fortemente convinti che tutte le forze politiche all’interno del Consiglio regionale condivideranno questa proposta trattandosi di questioni riguardanti i diritti di alcune categorie di lavoratori”.

Cassazione: lei non blocca sms molesti, assolto


ROMA - Sta facendo discutere la decisione della Suprema Corte, con cui gli Ermellini hanno assolto un uomo che inviava sms molesti alla propria ex, poichè quest'ultima non faceva nulla per bloccarli. Secondo i giudici vi sarebbe la totale mancanza del reato, in quanto l'uomo non poteva sapere di essere insistente. L'uomo, nella propria difesa, affermava di essere alla ricerca di un semplice modo per trovare una riconciliazione, movente che lo avrebbe portato ad agire in maniera "ingenua e maldestra".

I messaggi di lui: "esprimevano essenzialmente amarezza provocata dall'interruzione del rapporto, gelosia e volontà di incontrare di nuovo l'ex fidanzata per riallacciare la relazione". Tuttavia, come è possibile leggere consultando le motivazioni della sentenza, non è possibile ravvisare "il tipico atteggiamento psicologico inerente alla petulanza del comportamento" nei confronti dell'altro "fino al punto di determinarlo ad invocare aiuto".

Giallo a Capo Verde: muore agronomo fiorentino


CAPO VERDE - Un agronomo fiorentino di 31 anni, David Solazzo, è morto a Capo Verde durante il coordinamento di un progetto di cooperazione per il Cospe, una Ong di Firenze. Il decesso è avvenuto nell'isola di Fogo. A diffondere la notizia il sito del Cospe dove si spiega che il giovane sarebbe morto in un incidente sul quale "le autorità locali stanno ancora indagando".

Il giovane era giunto a Capo Verde nel novembre scorso, spiega la nota pubblicata sul sito del Cospe, dove aveva "messo in campo la sua professionalità, la sua energia e passione al servizio delle comunità locali". Solazzo era già stato per la stessa Ong anche in Angola: era un "amico e professionista serio e appassionato". 

Il progetto di cui Solazzo era il coordinatore si chiama 'Rotas de Fogo' e il suo obiettivo "è portare avanti azioni per il rafforzamento del turismo rurale e sostenibile nell'Isola di Fogo". Il Cospe, conclude la nota, si stringe "attorno alla famiglia, alla fidanzata e agli amici, con l'impegno di fare di tutto per appurare la realtà dei fatti, ancora sgomenti per la tragica notizia".

1 maggio: a Torino scontri tra polizia e No Tav


TORINO - Momenti di tensione a Torino durante il corteo del Primo Maggio dove hanno manifestato tra gli altri i No Tav. Prima gli agenti hanno bloccato, con una carica e manganellate, un gruppo di No Tav che da piazza Vittorio stava cercando di raggiungere la testa del corteo. 

Poi, quando la polizia ha fermato e allontanato lo spezzone con migliaia di No Tav, i manifestanti hanno risposto lanciando bottiglie, lattine, aste di bandiere. Il movimento è stato portato indietro di due isolati rispetto a piazza San Carlo dove si teneva il comizio sindacale. Insulti, spintoni e accuse dal movimento: "Ci hanno preso a cinghiate, pugni e bastonate. Il Pd ha assoldato i picchiatori". Decine di No Tav gridano "Fuori il Pd dal corteo!".

Interviene anche la sindaca Chiara Appendino che auspica che il corteo "sia pacifico". "La grande sfida del lavoro - aggiunge - la vinci se ciascuno fa la sua parte. Lavoro che è dignità, è la strada per avere soddisfazioni economiche, sociali personali e bisogna lavorare tutti insieme per questo diritto". Quanto alla presenza in piazza del tema Tav, Appendino sottolinea che "non bisogna farlo diventare un corteo sì Tav o no Tav, non è questo il tema di oggi. Ma il lavoro e dobbiamo ricordarci quanto sia doveroso per ciascuno di noi lavorare per la dignità del lavoro".

Berlusconi ricoverato al San Raffaele, Lapo Elkann gli fa visita


MILANO - L'imprenditore Lapo Elkann si è recato in mattinata alla clinica San Raffaele per andare a trovare il presidente di Forza Italia ricoverato per un intervento dopo un'occlusione intestinale. (Courtesy Telelombardia)

Dall’Africa ad Altamura. Cronistoria d’una speranza negata


di ROBERTO BERLOCO - Altamura. Un prossimo che, giunto d’assai lontano, nuotando tra i flutti come sul punto d’annegare, tende la mano a chiedere aiuto. Potrebbe essere questa la rappresentazione maggiormente calzante per  una figura sempre più ricorrente nelle cronache degli ultimi anni, meglio nota sotto il termine di migrante.

Pane quasi quotidiano per i media, la questione di masse umane provenienti in gran parte dal continente nero, ovunque affrontato nel contesto italiano, tende immancabilmente ad accendere divisioni tra l’opinione pubblica, innescando non di rado vivaci polemiche nell’interpretazione del principio dell’accoglienza e chiamando in causa energie abbondanti da parte dei partiti, consapevoli di quanto peso abbia il fenomeno in causa sulla bilancia del consenso elettorale.

Ad Altamura la parola migrante ha preso a circolare nelle case attraverso i servizi dei telegiornali, con le commoventi immagini di barconi strapieni di uomini, donne e bambini, in balìa delle onde di un mare solitamente impietoso con chi l’affronta armato solo del coraggio della disperazione. 

Esseri spinti alla fuga verso le coste del Mediterraneo, a ragione della fame o di guerre civili nella propria patria africana, che hanno lasciato sfidando la fatica d’un lungo viaggio e le umiliazioni di mediatori senza scrupoli, pronti per soldi a profittarsi del loro sogno d’una terra promessa che li traesse in salvo per sempre.

La tematica s’è fatta via via più familiare alla popolazione federiciana con la notizia del crescendo di loro acquartieramenti in varie regioni dello Stivale, ospitati a spese dello Stato in stabili del demanio o in convenzione con privati. 

Fino a che, ai primi di Dicembre del 2016, dal movimento “Noi con Salvini”, localmente capeggiato da Rossano Sasso, giunge la prima voce sul sopraggiungere di centocinquanta di essi in paese. Più che una voce, però, si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme, prima che l’immagine di quest’umanità in cerca di speranza si tramuti in realtà a portata d’occhio.

Superata la soglia d’ingresso del 2017, a distanza d’un paio di mesi, di fronte al dato sempre più probabile di almeno cento unità all’orizzonte, selezionati attraverso i criteri del cosiddetto “S.P.R.A.R.” (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), i Leghisti altamurani elevano la prima seria barricata, promuovendo una raccolta di firme da presentare al sindaco di allora Giacinto Forte e all’intero Consiglio comunale. Basandosi sulle disposizioni dello statuto, confidano che questa petizione convinca almeno un quinto dei consiglieri, il minimo richiesto dalla normativa, a proporre un referendum consultivo che permetta alla cittadinanza d’esprimersi sulla prospettiva di accogliere il gruppo in arrivo.

Tra i lamenti levati dai Salviniani nostrani a fondamento dell’intrapresa ci sono anzitutto quelli attinenti alla sicurezza collettiva, ma presto vi s’aggiungerà, espressa da Nicola Fedele Loizzo, all’epoca consigliere di Maggioranza, anche l’ira che, al di là delle rassicurazioni istituzionali, le premure verso questi “clandestini”, tenuti distinti dalla categoria dei rifugiati politici, possano compromettere alcuni diritti fondamentali della comunità, primo fra tutti quello all’utilizzo di soluzioni immobiliari che avrebbero potuto essere riservate a concittadini in necessità urgente d’abitazione. 

Questo perché, secondo un’accesa ricostruzione sempre del Loizzo, qualche anno addietro, dallo stesso Municipio, era stata inviata una missiva in Prefettura con la quale si faceva richiesta di moduli abitativi per far fronte allo stringente bisogno d’un tetto per una sessantina di famiglie del luogo. Una richiesta cui la legazione del Governo, proprio la stessa che avrebbe poi provveduto ad un alloggio per i richiedenti asilo del caso, avrebbe risposto con le picche d’una propria incompetenza in materia.

In realtà, l’unica alternativa per opporsi alla distribuzione configurata mediante lo “S.P.R.A.R.”, meccanismo che prevede l’accettazione comunque volontaria da parte delle Amministrazioni civiche, parrebbe quella d’esporsi al rischio dell’imposizione coatta d’una quantità d’immigrati che potrebbe finire per essere anche maggiore di quella inizialmente proposta.

Ed è proprio tale eventualità che Forte oppone alla pressione di respingere gli arrivi annunciati, finendo per incassare appoggi dall’interno della propria Opposizione.

La fronda più risoluta viene espressa  dai “Giovani Democratici”, costola giovanile del “Partito Democratico”.

“Il referendum” - si legge tra le righe d’un loro testo diffuso all’indomani dell’iniziativa dei proseliti di Matteo Salvini - “mira ad alimentare un clima di paura e ostilità, senza informare sulle modalità di accoglienza e sul piano nazionale previsto. Ci risulta incomprensibile credere a priori che questi individui, dopo aver rischiato di morire pur di arrivare in Europa, mettano in pericolo la sicurezza pubblica. E’ insensato parlare d’invasione, quando si tratta di centocinquanta persone a fronte di settanta mila abitanti”.

“Quanto all’emergenza abitativa” - dichiara oggi il segretario cittadino dei “G.D.” Alessandro Cornacchia - “ancora è un problema. In questo momento posso solo dire che, nel programma di Rosa Melodia, l’edilizia residenziale pubblica è contemplata”.

Non saranno, tuttavia, i moniti sulla sicurezza né le esigenze dei residenti in maggiore difficoltà, a pesare sulle scelte del governante municipale, di fatto costretto al senso unico della decisione di concedere spazio vitale per un centinaio di queste creature dalla pelle d’ebano durante l’ultima decade di Maggio, dentro un caseggiato in via Bresso.

Né ad influire sulla finale determinazione del primo cittadino alla costituzione di un “C.A.S.” (Centro di Accoglienza Straordinaria) nel proprio territorio, sarà il sommarsi delle posizioni di altri partiti, come “Unione di Centro”, “Primavera Italia” e “Popolo Idea e Libertà”, tutti decisamente ostili verso i nuovi arrivi, al punto da sottoscrivere un documento dove marcano come di queste genti “nessuno conosce la provenienza, lo stato di salute e la pericolosità sociale”.

Ai primi di Giugno i Leghisti domandano pubblicamente lumi sul numero effettivo degli extra comunitari complessivamente destinati al suolo altamurano, sollecitando di “istituire un posto fisso di polizia in via Bresso e di emanare una ordinanza anti-accattonaggio per evitare il sorgere del racket dell'elemosina".

Ad Autunno inoltrato prende corpo un’ipotesi di chiusura del “C.A.R.A.” (Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo) di Bari Palese, con seguente prospettiva d’uno smistamento dei suoi ospiti in città dell’entroterra barese, tra le quali Altamura. Ad inizio di Novembre un tempestivo incontro nel capoluogo di regione tra il Prefetto Marilisa Magno e il responsabile pugliese della fazione salviniana Sasso, su sollecitazione di quest’ultimo, sembra comunque portare alla chiarezza di escludere il trasferimento di ulteriori centinaia di migranti nella Leonessa delle Puglie. Anche se, nella stessa occasione, dal movimento dell’erede politico di Umberto Bossi, si chiede di tenere comunque alta “la guardia”, spiegando che l’aggregato in paese “non ha iniziato alcun percorso di integrazione, non seguono corsi di lingua italiana, passano le giornate a bighellonare davanti ai bar e ai supermercati”.

Ma di legna per il fuoco della situazione se ne trova pure con l’anno seguente, quel 2018 nel quale sarà inaugurato il primo Governo nazionale partecipato anche dai Cinque Stelle. L’uno di Marzo, dalle puntuali sirene leghiste s’apprende della prossimità di circa tremila ulteriori profughi nel Barese, di cui trecento ad Altamura. Secca ed immediata la smentita del commissario prefettizio Vittorio Lapolla, di stanza presso il municipio in seguito alle dimissioni in Febbraio dell’insegnante Forte dal ruolo di sindaco. L’alto funzionario bolla la notizia come “assolutamente priva di qualsiasi fondamento”. Di rimando, il coordinatore Sasso ne documenterà la veridicità chiamando in causa un bando pubblico, emesso diverse settimane prima proprio dalla Prefettura.

Tre giorni appresso si avvia la chiamata alle urne per il rinnovo del Parlamento. Il segretario regionale della lista “Noi con Salvini” - ora, però, tornata alla denominazione originaria di “Lega” - risulterà eletto Deputato della Repubblica.

Da questo momento, fuor d’un richiamo tra gli impegni elettorali per le Amministrative di qualche mese dopo, e come si ricava dall’assenza di note o comunicati a mezzo di stampa o anche dai canali ufficiali che illustrano periodicamente le attività dei Salviniani, sembra allentarsi la corda dell’abituale dedicamento alla specifica vicenda degli stranieri domiciliati nel centro di via Bresso.

Oggi questo è chiuso. Ha serrato i battenti sul finire dell’Estate scorsa e non per effetto delle locali pressioni leghiste. La ragione sta nel fatto che la cooperativa che lo gestiva, non ha più potuto garantire i requisiti necessari per l’affidamento del servizio.

D’altra parte gli espatriati di colore sono rimasti, provenienti da analoghe strutture situate in altre località dell’area barese. Vengono ad Altamura solitamente in treno, per poi raggiungere e presidiare gli ingressi di empori o di caffetterie di gestori con qualche grammo di cuore in più.

Prima di far ritorno alle loro dimore, trascorrono buona parte della giornata lì, chiedendo la carità d’una monetina. Quando la ricevono, ringraziano e salutano calorosamente. Che quel danaro, poi, rimanga ad essi o venga versato in un qualche circuito illegale parallelo, non è dato ancora di saperlo. Di certo sta che non mancano cittadini lesti a donare gli ultimi spiccioli rimasti dopo una spesa. Un sostegno assai modesto che s’aggiunge a quello della diaria giornaliera, poco più di due euro.

Di fronte al dato della mancanza ormai d’un centro di accoglienza, ma pure all’altro della presenza d’immigrati in paese, “la nostra linea è sempre la stessa, fondata sul rispetto del Decreto Sicurezza” - dichiara Onofrio Gallo, unico consigliere comunale altamurano della “Lega”, in carica dal 10 di Giugno dell’anno passato e, in precedenza, con un seggio in dote a “Fratelli d’Italia”.

Tuttavia specificando, relativamente al periodo compreso tra la sua elezione e la chiusura del sito di via  Bresso, di non aver prodotto “interpellanze che lo riguardino”.

Con l’oltranza dei “porti chiusi” attuata dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, una strategia di sostanziale completamento all’azione di freno alle partenze esercitata in terra libica dai punti di raccolta a gestione governativa, la problematica parrebbe aver ricevuto un risvolto definitivo che, ancor adesso, non manca di produrre echi di approvazione come di sdegno.

E che l’argomento sia rimasto attuale, malgrado l’arresto sostanziale del grosso dei flussi dai lidi africani soprattutto, lo dicono le agitazioni di pensiero e di protesta che continuano a fioccare intorno all’agire del titolare del Viminale fin dal suo insediamento.

Senza contare le energiche impugnazioni da parte della Chiesa cattolica, partendo proprio dal suo apice, quel Santo Padre che, in quell’umanità allo sbaraglio tra i marosi, continua a vederci padri, madri, fratelli, sorelle e figli da amare e servire secondo i comandamenti del Cristo. 

In un messaggio più recente, contenuto in un passaggio della sua prefazione al volume “Luci sulle strade della speranza”, Papa Francesco afferma che “le migrazioni arricchiscono le nostre comunità”. Una visione che è appena un ritorno al tema, considerando le trascorse e copiose dichiarazioni da parte del Pontefice in favore del popolo dei migranti. Tutte tese a rivendicare il principio dell’umana dignità, sempre più in uno stato pericolante, quasi che gli intendimenti della solidarietà e della tolleranza, pur tipici della società italiana, facciano sempre più fatica a trovar il risvolto di atti condivisi.

Intanto, dalle più recenti vicissitudini tripolitane, con i venti di guerra civile che rischiano di tramutarsi in un tifone distruttore per il Governo della Libia riconosciuto legittimo dalle Nazioni Unite, affiorano segnali d’inquietudine circa un possibile esodo di altre centinaia di migliaia di ultimi verso le coste italiane ed europee. Un segno, forse, d’un destino che non ha voglia di arrendersi, la mano d’un uomo morente ma ancor vivo che riemerge dalle acque, le stesse che, fra non molto, andranno ad allietare i divertimenti di bagnanti in vena di godersi le agognate vacanze.

Berlusconi operato per occlusione intestinale: sta bene

(Getty)
MILANO - Silvio Berlusconi, ricoverato nella mattinata di martedì 30 aprile 2019 presso l'ospedale San Raffaele di Milano per forti dolori che lo hanno colpito durante la notte, è stato operato per occlusione intestinale. L'ex premier aveva raggiunto il nosocomio milanese in ambulanza per sottoporsi alle cure dei relativi sanitari. 

LA NOTA — “Silvio Berlusconi, a seguito di forti dolori addominali, è stato ricoverato nella notte del 29 aprile - si legge in una nota-. Una TC ha rilevato uno stato occlusivo a carico del piccolo intestino. E’ stato sottoposto a laparoscopia esplorativa che ha permesso di diagnosticare e trattare l’occlusione intestinale da volvolo ileale dovuta ad un intervento di colecistectomia eseguito 40 anni fa. L’intervento è correttamente riuscito ed è risolutivo. Il presidente sarà dimesso nei prossimi giorni”.

Fonti vicine a Forza Italia rassicurano che il suo leader potrà partecipare alla presentazione dei candidati alle Europee, prevista nel pomeriggio odierno.

Regeni, approvata commissione inchiesta alla Camera: l'applauso dell'Aula


ROMA - E' stata approvata da parte dell'Aula della Camera dei deputati l'istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo, in Egitto, il 25 gennaio 2016. I voti favorevoli sono stati 376, nessun contrario, 54 gli astenuti.

Morte di Antonio Cosimo Stano, Di Gioia: "Un blackout sociale che coinvolge tutti"


BARI - Dopo i fermi di otto dei ragazzi indagati per le violenze subite da Antonio Cosimo Stano, il pensionato di Manduria morto dopo alcuni giorni di agonia in ospedale, e dopo la conferenza stampa tenutasi in Questura, la storia ha assunto dettagli più chiari. Antonio è morto con un senso soffocante di solitudine che lo opprimeva. Viveva nel terrore delle angherie perpetrate di continuo nei pressi della sua abitazione da ragazzi che documentavano e condividevano tutto sui social. Video che buona parte della comunità messapica aveva visto o di cui era a conoscenza. “Oggi i riflettori sono puntati sui ragazzi, sugli indagati per la morte di Antonio Cosimo Stano”, dice Antonio Di Gioia, presidente dell’Ordine degli Psicologi della regione Puglia. “La giustizia ora decreterà la verità su quanto accaduto comminando la pena opportuna per i reati commessi dai giovani. Ma dovremmo spostare l'attenzione sul contesto ed accettare il punto di rottura sociale creatosi”.

“Se fallimento educativo c'è stato, questo fallimento riguarda tutti noi e può essere risolto solo con uno sforzo comune” dice la segreteria dell’Ordine, la dottoressa Giovanna Teresa Pontiggia: “La formazione educativa di questi ragazzi non ha avuto un blackout solo nel rapporto con i genitori. Quella parte di cittadinanza messapica che ha preferito tacere con discrezione, anzi, indifferenza, è parimenti coinvolta”.

“La famiglia, il nucleo famiglia in quanto tale, può essere fragile ed incapace di riconoscere alcune devianze. Il senso di genitorialità invece dovrebbe coinvolgere tutta la comunità, le agenzie educative che i nostri ragazzi incontrano nel loro percorso di vita: dalla scuola al mondo associativo, passando anche per i mass media. Chiediamoci perché chi sapeva, non si sia riconosciuto responsabile delle azioni di quei ragazzi. È un upgrade culturale di cui abbiamo urgente bisogno” chiude Antonio Di Gioia.

Bufera sul Tgr: chiesti chiarimenti sul servizio su Mussolini


Polemiche sul servizio trasmesso dal Tgr dell'Emilia Romagna da Predappio su Mussolini per l'anniversario della morte del Duce. Il servizio della TgR Emilia Romagna ha suscitato - a quanto si apprende - "profonda irritazione" nell'ad della Rai, Fabrizio Salini, che ha chiesto al direttore della TgR, Alessandro Casarini, un'accurata relazione su tempi e sulle modalità di realizzazione del pezzo.

La scorsa domenica alcune centinaia di persone hanno partecipato al corteo che a Predappio ha raggiunto la cripta del Duce, per rendere omaggio alla sua tomba nel giorno del 74/o anniversario della morte. 

Pd parte all'attacco: "Al Tgr Emilia Romagna è andato in onda un servizio che nulla ha a che vedere con l'informazione e molto con quella che è apparsa come una vera e propria apologia del fascismo. Due minuti di interviste e immagini, con tanto di saluti romani, sulla manifestazione fascista di Predappio per l'anniversario della morte di Mussolini. L'amministratore delegato Salini spieghi se questa è la nuova informazione Rai. Chi ha deciso di mettere in onda quel servizio? Chi non ha controllato? Il direttore Casarin sia chiamato a risponderne": scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai, che ripubblica il video del servizio andato in onda ieri alle 19.30.

Roma, striscione choc: "Mussolini per mille anni"


ROMA - Striscione choc nella Capitale. "Mussolini per mille anni": la firma è del movimento neofascista di Forza Nuova. Lo striscione è comparso la scorsa notte nel centro di Roma, a due passi dal Colosseo, in ricordo dell'anniversario della morte del dittatore. 

"Contro vecchi e nuovi partigiani, contro sbirri, toghe e pennivendoli. Contro vili, prudenti e traditori, contro i servi di Soros, contro Bruxelles e la Nato. Contro ogni antifascismo. Onore eterna all'ultimo dei Cesari! - si legge sulla pagina Facebook di Forza Nuova -. Per l'Italia di oggi e di domani il suo esempio la nostra lotta".

Libia, Conte a Putin: "Lavorare insieme a una soluzione"


ROMA - Lavorare "insieme" a una "soluzione" della crisi libica. A chiederlo il premier Giuseppe Conte durante un colloquio "fitto e intenso" al presidente russo Vladimir Putin. A margine del forum sulla Via della seta a Pechino, il premier "ha espresso a Putin la sua valutazione dell'attuale situazione in Libia e gli ha chiesto di condividere le preoccupazioni al fine di lavorare insieme a una soluzione". Il colloquio, spiegano le stesse fonti, continuerà dopo pranzo.

Di Maio e Bonafede tamponati all'Autogrill rassicurano tutti: "Siamo integri e interi"


ROMA - "Ci sono titoli di giornali che dicono Incidente per il ministro Di Maio, auto blu travolta. Voglio tranquillizzare che siamo integri e interi, non c'è stato nessun incidente, ma un normale tamponamento". Così Luigi Di Maio, in una diretta Facebook con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede(Fonte Facebook)

25 aprile: Mattarella all'Altare della Patria, stretta di mano con Conte


ROMA - Partono le celebrazioni ufficiali del 25 aprile. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha deposto una corona all'Altare della Patria, dando inizio alle celebrazioni della Festa della Liberazione dal nazifascismo. Presenti le alte cariche dello Stato, la sindaca di Roma Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Mattarella sarà poi a Vittorio Veneto.

Ieri il presidente della Repubblica ha fatto appello a "non riscrivere la storia". "Non è solo la festa dei comunisti: mi aspetto rispetto", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, il quale oggi non sarà alle celebrazioni del 25 aprile ma oggi e domani sarà in visita in Sicilia.

Il premier Conte è invece atteso alle Fosse Ardeatine. 

Sri Lanka, Papa: "Vicino a vittime di questo drammatico evento"


CDV - Le toccanti parole di Papa Francesco in occasione della benedizione Urbi et Orbi nella solennità della Pasqua.

Trump e WikiLeaks: 'amore' finito


di DOMENICO MACERI - “Non so niente di WikiLeaks”. Ecco la reazione di Donald Trump poco dopo l'arresto di Julian Assange a Londra in seguito all'espulsione dall'ambasciata ecuadoriana. Il fondatore di WikiLeaks vi si era rifugiato nel 2012 onde sfuggire all'estradizione in Svezia per le accuse di stupro e molestie sessuali di cui era stato accusato. Trump però nella campagna elettorale del 2016 aveva menzionato WikiLeaks più di 140 volte, ripetendo in più di 14 occasioni che lui “adorava WikiLeaks”.

Si sa benissimo che Trump cambia idea e dimentica o sostiene di avere detto o non avere detto qualcosa anche quando le prove lampanti ci dicono il contrario. Ma al di là della veridicità delle asserzioni del 45esimo presidente i legami con WikiLeaks ci sono stati e non sono affatto insignificanti.

In uno dei momenti più bui della campagna elettorale dell'attuale inquilino alla Casa Bianca, Assange ha dato una grossa mano a Trump. Con la divulgazione del video di Access Hollywood, in cui si sente Trump dire che come star lui può fare quello che vuole con le donne, persino prenderle dalle “parti intime”, WikiLeaks lo ha aiutato e non poco. La notizia del video era avvenuta il 10 ottobre 2016 e sembrava che la campagna del tycoon stesse per implodere. Si credeva a quei tempi che senza il video Trump avesse il 25 percento di possibilità di sconfiggere Hillary Clinton. La divulgazione del video aveva ovviamente diminuito le sue chance. Mentre Trump e i suoi collaboratori stavano freneticamente cercando di spiegare l'orrenda dichiarazione di Trump sulle donne che si aggiungeva a molte altre fatte in precedenza, Assange ha rilasciato la prima parte delle e-mail di John Podesta, amico dei Clinton, e a quei tempi direttore della campagna elettorale di Hillary. Il contenuto delle e-mail mirava a creare l'immagine di Bernie Sanders come truffato della nomination per convincere i sostenitori del senatore del Vermont a non votare per la Clinton. Il rilascio delle e-mail ha avuto l'effetto programmato di distrarre l'attenzione mediatica dal video, sminuendo, anche se non eliminando completamente, la bufera delle rivelazioni compromettenti.

Si è saputo più tardi che Assange aveva ottenuto queste e-mail dalla intelligence russa sotto la maschera di Guccifer 2.0. Il rilascio delle e-mail intendeva ovviamente aiutare Trump e, forse meglio per i russi, di fomentare confusione e incertezze nell'elezione americana per dimostrare la corruzione della loro democrazia.

I legami di Assange con Trump non sono stati diretti ma le ultime informazioni venute a galla in parte mediante Michael Cohen, ex avvocato di Trump, nelle sue testimonianze alla Camera, ci dicono che Roger Stone, collaboratore di Trump nella campagna elettorale, aveva fatto da intermediario. I contatti di Assange con Trump, però, ci vengono anche dimostrati da e-mail inviate dal fondatore di WikiLeaks a Donald Trump Junior in cui gli offre consigli politici sul miglior metodo di sfruttare le e-mail di Podesta. In particolare, Assange consiglia al primogenito di Trump siti internet dove ottenere massima distribuzione e incoraggia l'allora candidato di usarli nei suoi tweet. La mattina dell'elezione, quando ancora tutti prevedevano la vittoria di Hillary Clinton, Assange ha mandato un'altra e-mail a Donald Junior consigliando che il padre non dovrebbe accettare la sconfitta e che dovrebbe sfidare i risultati, sostenendo corruzione nel sistema elettorale.

Perché Assange ha deciso di aiutare Trump dopo che lui si era fatto un nome rivelando notizie rubate sulle atrocità commesse da forze militari americane in Iraq nel 2009 sulle quali il governo statunitense avrebbe chiuso non uno ma ambedue gli occhi? La divulgazione di documenti trafugati non aveva dunque reso Assange persona grata agli americani. Si crede però che Assange volesse uscire dall'ambasciata ecuadoriana dove in effetti era divenuto carcerato per i limiti imposti dal nuovo presidente ecuadoriano Lenín Moreno, eletto nel 2017. Il nuovo presidente era stato vittima di fuga di notizie e foto compromettenti per le quali il governo ecuadoriano aveva addossato la responsabilità ad Assange. Considerando altri comportamenti poco gradevoli come lo spargimento di feci sui muri dell'ambasciata e il costo di un milione di dollari di spese annue per Assange, Merino non ne ha potuto più e ha deciso di buttarlo fuori. La polizia inglese lo ha subito arrestato perché Assange aveva violato la libertà condizionale nel 2012 e si era rifugiato nell'ambasciata ecuadoriana accettando l'asilo politico di Rafael Correa, l'allora presidente dell'Ecuador.

Non potendo continuare ad abitare all'ambasciata ecuadoriana dove la sua situazione era in effetti divenuta un carcere, Assange avrà cercato una via d'uscita la quale gli sarebbe potuta arrivare mediante Trump. Secondo un articolo pubblicato nella rivista The Atlantic, Assange, cittadino australiano, aveva suggerito a Donald Trump Junior, che il padre potrebbe mettere pressione sul governo australiano affinché lo nominasse ambasciatore agli Stati Uniti. Inoltre, Roger Stone, consigliere di Trump incriminato per avere mentito sulle sue comunicazioni su WikiLeaks, avrebbe comunicato ad alcuni suoi collaboratori che Assange potrebbe ricevere una grazia in caso fosse estradato negli Stati Uniti.

Il dipartimento di Giustizia di Trump ha richiesto l'estradizione di Assange accusandolo di avere cospirato con Chelsea Manning di ottenere documenti segreti illegalmente e di avere tentato di aiutarla a hackerare una password per ottenere altri documenti segreti. Se estradato in America e condannato delle accuse, potrebbe andare in carcere per 5 anni. Le accuse di stupro e molestie sessuali di cui Assange è accusato lo potrebbero però fare estradare in Svezia che ha di recente riaperto l'inchiesta. Si teme che se gli Stati Uniti vincessero la contesa con la Svezia e riuscissero a processare Assange, ulteriori accuse più pesanti potrebbero emergere, anche se gli accordi bilaterali di estradizione fra Stati Uniti e Gran Bretagna permettono solo un processo sui capi d'accusa nella richiesta di estradizione. Una possibile estradizione agli Stati Uniti potrebbe anche condurre a chiarezza sulle responsabilità russe nell'interferenza sull'elezione americana, che ovviamente non farebbe piacere a Trump.

Xylella, al via le nuove eradicazioni. CIA Due Mari: “Ora i ristori”

BRINDISI – Sono in corso in queste ore, ad opera del personale esperto incaricato dalla Regione Puglia, le eradicazioni dei 12 alberi risultati infetti da Xylella fastidiosa ubicati tra Fasano e Ostuni, a ridosso della frazione di Montalbano, nella Piana degli Ulivi monumentali. “Nessuno gioisce quando un albero viene abbattuto, ma quando tutto ciò è indispensabile per limitare l’espansione del batterio Xylella fastidiosa va fatto senza se e senza ma e senza perdere ulteriore tempo”, ha dichiarato Giannicola D’Amico, vicepresidente regionale di CIA Puglia. “L’obiettivo prioritario di tutti - istituzioni, associazioni e comunità scientifica - deve essere quello di fermare l’avanzata del batterio applicando quanto sostenuto dalla scienza e quanto previsto dalle norme comunitarie, nazionali e regionali, in primis le eradicazioni oltre che la lotta al vettore attraverso le buone pratiche agricole”, ha aggiunto D’Amico.

“Allenarsi per il futuro”: sportivi, imprenditori e talenti in campo per i giovani



MILANO - A scuola con i grandi dello sport: pallavolo, calcio, ciclismo, rugby. Ma soprattutto campioni della vita nel tema “Il valore dello sport - Allenarsi per il Futuro”. Un progetto che fonda le proprie radici dalla sinergia di Bosch e Randstad in un format che gira le scuole e le università in tutta l’Italia. I relatori dell’incontro che si è svolto il pomeriggio del 09/04/2019 sono stati: Maurizia Cacciatori (Ex pallavolista azzurra), Daniele Massaro (Ex calciatore Milan), Daniela Masseroni (Ex ginnasta azzurra), Matteo Burgstaheler (Sponsorship & Event Specialist Randstad), Lucio Fusaro (Presidente Power Volley Milano), Mauro Gianetti (Ex ciclista e CEO team UAE Emirates), Carlo Laudisa (nota firma della Gazzetta dello Sport), Marco Riva (membro del comitato esecutivo CONI), Christian Gaston Ilan (CEO iLoby e conduttore televisivo), Alberto Ziliani (Avvocato e esperto del diritto sportivo).  A moderare l’incontro Roberto Zecchino (Vice presidente Risorse Umane e Organizzazione e Bosch Sud Europa) con l’introduzione di Cristina Sottotetti (Responsabile Ufficio Career Service e Rapporti con le imprese Università IULM).

Il comune denominatore è il gioco di squadra, il duro lavoro, la determinazione e il credere in un sogno e soprattutto in sè stessi. E anche il fallimento fa parte del percorso per arrivare ai propri obiettivi, è il momento della crescita personale di chiunque. Se si ha l’attitudine dello studente e l’umiltà necessaria a rimboccarsi le maniche, anche e soprattutto i momenti più difficili possono rappresentare uno slancio verso il proprio obiettivo. Nello sport così come nella vita. Così i grandi campioni e imprenditori si sono confrontati in una tavola rotonda all’Università IULM di Milano. A tirare le fila dello speech l’imprenditore e founder di iLoby Christian Gaston Illan che attraverso il racconto di un aneddoto di vita conclude con le parole della sua nonna argentina “Non abbiate paura di sbagliare, buttatevi! Il mondo appartiene agli audaci”.

Al via dal 2 maggio a Bari l'Unità di Pronto Intervento Minori


BARI - È stato siglato questa mattina, negli uffici della Procura per i Minorenni, il protocollo d’intesa con il quale l’assessorato al Welfare e la Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Bari si impegnano a dar vita a un’Unità di pronto intervento minori - PIM che possa intervenire tempestivamente nei casi di abuso-maltrattamento, devianza, evasione dell’obbligo scolastico relativi a minori residenti o rintracciati nell’Ambito di Bari.

L'Assessora al Welfare, Francesca Bottalico, ha dichiarato "Ancora una volta la città di Bari e la rete costruita dall’Assessorato al welfare con le istituzioni territoriali lancia una nuova sfida. Il Pronto intervento per i minori, grazie ad una squadra di emergenza interistituzionale, permetterà di intervenire con immediatezza sui casi più difficili in una prospettiva sempre meno repressiva bensì orientata ad avviare programmi di sostegno e reinserimento sociale di minori a rischio devianza. Sarà attivato anche una linea telefonica dedicata. 
Sono già più di 1200 i minori presi in carico dai servizi in tutte le periferie della città, minori con situazioni di disagio socio familiare e a rischio di dispersione scolastica; a loro si aggiungeranno i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che riusciremo ad intercettare con il progetto di educativa di strada. 
È un'importante sfida sociale e culturale che come assessora al welfare ho lanciato, condividendola con la Procura, il Tribunale per i minorenni, le scuole e le istituzioni del territorio, in un'ottica di costruzione di comunità educanti. 
I giovani hanno bisogno di coraggio, esempio, coerenza e lavoro di rete per ritrovare il senso del futuro e credere che un'altra vita sia possibile pur se provenienti da contesti di illegalità o a forte disagio. Siamo sicuri che investire nei bambini, nei ragazzi, vittime e autori, sia il presupposto per investire su tutta la comunità e sulla città del presente e del futuro."

Ancora carcere per Fabrizio Corona


MILANO - Non sono validi i 5 mesi trascorsi in affidamento terapeutico da Fabrizio Corona. Ad affermarlo è il Tribunale di Sorveglianza, il quale ha revocato l'affidamento terapeutico dell'ex fotografo ed accolto la richiesta avanzata dall'avvocato generale, Nunzia Gatto, della Procura generale di Milano. Per questa ragione, Corona dovrà scontare altri cinque mesi in carcere.

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