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Cosmo: un party con i fan per le vie di Milano


MILANO - Per cominciare a scaldare l’atmosfera in vista del 2 febbraio per l’unica data live del 2019 sul palco del Mediolanum Forum di Assago, domenica 27 gennaio Cosmo salirà a bordo del COSMOTRAM (powered by Puma). Un block party, un rave itinerante che viaggerà dalle 17 alle 22 per le vie del centro di Milano su cui si potrà ballare con un djset speciale di Cosmo e Ivreatronic. 

Ma Cosmo, insieme a DNA concerti e 42 Records, ha pensato ad un regalo anche per tutti i fan che raggiungono la città da fuori e che vogliono festeggiare con lui in quello che sarà un evento indimenticabile: il 2 febbraio partirà da Roma Termini il COSMOTRAIN a bordo del quale si ballerà con Ivreatronic per arrivare carichi a Milano Centrale, pronti ad immergersi nel flusso musicale non-stop della serata. Due esperienze esclusive per i veri fan di Cosmo che non riescono più ad aspettare il live del Forum - Tutte le info su dnaconcerti.com/cosmotram e dnaconcerti.com/cosmotrain.

Gli Ex-Otago incontrano i fan a Bari e Lecce


MILANO - Gli Ex-Otago, in gara al Festival con Solo una canzone, annunciano una serie di appuntamenti che li terrà impegnati dopo la trasferta sanremese. In occasione della pubblicazione del nuovo album Corochinato la band genovese è pronta a incontrare i fan con una sorpresa inedita. Faranno tappa anche in Puglia per due appuntamenti imperdibili a Bari e Lecce.

Sarà un incontro speciale e diverso quello ideato dalla band: iInstore & Cinema Tour che promette di essere una vera festa immersiva in stile Ex-Otago. Dall’11 al 20 febbraio, la serata inizia alle 18 con il firmacopie per poi proseguire, dalle 20.30, al cinema con uno speciale live acustico in attesa del tour e la proiezione di Ex-Otago – Siamo come Genova, film documentario poi distribuito nelle sala da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection nell’ambito delle I Wonder Stories.


Di seguito il calendario completo:

11 febbraio FIRENZE
GALLERIA DEL DISCO // Piazza della Stazione – ore 18.00 firmacopie
CINEMA STENSEN // Viale Don G. Minzoni, 25/C – ore 20.30 live e proiezione

12 febbraio GENOVA
FELTRINELLI // Via Ceccardi, 18 – ore 18.00 firmacopie
CINEMA CORALLO // Via Innocenzo IV, 13 – ore 20.30 live e proiezione

13 febbraio ROMA
DISCOTECA LAZIALE // Via Giovanni Giolitti, 263 – ore 18.00 firmacopie
CINEMA TIBUR // Via degli Etruschi, 36 – ore 20.30 live e proiezione

14 febbraio NAPOLI
MONDADORI BOOKSTORE // Via Luca Giordano,158 – ore 18.00 firmacopie
METROPOLITAN // Via Chiaia 149 – ore 20.30 live e proiezione

15 febbraio LECCE
MONDADORI // Via Cavallotti,7 – ore 19.00 firmacopie
MULTISALA MASSIMO // Viale Francesco Lo Re 3 – ore 22.30 live e proiezione 

16 febbraio BARI
FELTRINELLI // Via Melo,119 – ore 18.00 firmacopie
CINEMA GALLERIA // Corso Italia, 15 – ore 22.40 live e proiezione 

17 febbraio MILANO
MONDADORI DUOMO // Piazza Duomo – ore 18.00 firmacopie
CINEMA CENTRALE // Via Torino, 30/32 – ore 20.30 live e proiezione

18 febbraio TORINO
FELTRINELLI // Stazione Porta Nuova – ore 18.00 firmacopie
CINEMA ROMANO // Galleria Subalpina, Piazza Castello, 9 – ore 20.30 live e proiezione

19 febbraio BOLOGNA
MONDADORI // Via M. D’Azeglio, 34/A – ore 18.00 firmacopie
CINEMA POP UP JOLLY // Via Guglielmo Marconi, 14 – ore 20.30 live e proiezione

20 febbraio PADOVA
FELTRINELLI // Via S. Francesco,7 – ore 18.00 firmacopie
CINEMA MPX // Via Antonio Francesco Bonporti, 22 – ore 20.30 live e proiezione


Giovanni Vernia (intervista): "La gente è il più grande spettacolo del mondo"

di DANIELE MARTINI - Si parla di comicità, e viene fuori il nome di Giovanni Vernia: ingegnere di giorno, mentre la sera si trasformava in Jonny Groove a Zelig. È iniziata così la sua carriera: una doppia vita andata avanti per un po' di tempo, fino alla scelta finale di fare l’artista.

Per l'appunto il suo spettacolo, che sta portando in tour nei teatri italiani, dal titolo "Vernia o non Vernia: questo è il problema", è il suo dilemma esistenziale. Un one-man show pieno di ironia, improvvisazione e comicità, ma anche di canto e ballo.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo.

D. Com'è nata la tua passione per il teatro, e soprattutto per la comicità?

R. Lo racconto proprio nello spettacolo, lo spettacolo "Vernia o non Vernia? Questo è il problema". Nasce tutto da piccolino: io sono cresciuto a Genova, ma, i miei, mamma era siciliana e papà era barese di Gioia Del Colle. E quindi, da piccolo, passavo le estati nel paese, rispettivamente in Puglia e in Sicilia. Lì avevo questi parenti meravigliosi che erano delle macchiette umane, ed io incominciavo a fare le imitazioni. Quando l'imitazione veniva bene, dei parenti in questione, ce ne rendevamo conto perché non arrivavano gli auguri a Natale perché si offendevano. E quindi da lì è iniziata questa cosa. Poi, ad un certo punto, imitavo i miei capi al lavoro, imitavo sempre quelli che mi capitavano sotto tiro. A quel punto, ho cominciato a studiare un po’ teatro, mentre facevo il mio lavoro di ingegnere. Ho fatto per 10 anni l'ingegnere. E poi, a quel punto lì, mi hanno chiamato in televisione e, da lì è nato tutto. Da lì è nato il mondo dello spettacolo. Ho tenuto i miei lavori, quello della televisione e quello dell'ingegnere, per un anno e mezzo insieme e poi, ad un certo punto ho detto "ma sai che c'è? La vita è una", ed io scelgo questo lavoro qua. Anziché far ridere i miei colleghi al lavoro, faccio ridere tutto il teatro e la gente.

D. Sei stato in tv a Zelig. Che ricordo hai di questa esperienza televisiva?

R. Per me è un ricordo bellissimo perché, appunto, mi ha permesso di fare una cosa che io non mi sarei mai immaginato di fare, cioè il comico. Zelig mi ha lanciato, è stato con quel personaggio che è entrato nel cuore di tanta gente, Johnny Groove, "ti stimo fratello", tutti i vari tormentoni che faceva. E quindi non posso che essere affezionato a Zelig. Poi, ovviamente, Zelig è stato come un trampolino di lancio. Poi devi reinventarti, altrimenti diventi noioso. Lo spettacolo che verranno a vedere a teatro ha poco a che fare con Zelig. È uno spettacolo dove io avrò modo di cantare, di ballare, di fare un po’ tutto quello che mi piace, di raccontare perché non c'era il tempo. Lo spettacolo dura 2 ore e, in quelle 2 ore, ne faccio di tutti i colori. E quindi è proprio la mia passione stare sul palco a teatro, perché posso poi fare quello che voglio io.

D. Nel 2010 sei stato l'unico ospite comico del Festival di Sanremo. Che effetto ti ha fatto salire sul palco dell'Ariston?

R. Quel palco è stato calpestato dai comici più bravi, più famosi, da Benigni a Fiorello. Nel 2010 è stato il mio turno, quindi è stato proprio scrivere la pietra nel 2010, perché c'era la crisi. Quindi hanno chiamato me. È andata così, che devi fare? Però è andata bene, perché ho conosciuto il maestro d'orchestra che è Marco Saviu proprio in quell'occasione a Sanremo, lui dirigeva l'orchestra di Sanremo. Poi lui l'ha diretta per altri 2 anni e, col tempo, siamo diventati amici ed adesso è sul palco con me nello spettacolo a teatro. Infatti, ci siamo ritrovati tutti e due nello spettacolo. E Marco Saviu, direttore d'orchestra di Sanremo, è sul palco di "Vernia o non Vernia? Questo è il problema" che tutti vedranno al Teatro Team di Bari il 9 di febbraio.

D. Tanti sono i personaggi che hai imitato (Gianluca Vacchi, Jovanotti, Marco Mengoni, Mika, Pif, Fedez, Robert De Niro, Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Matteo Salvini, Claudio Baglioni, Vasco Rossi, Ignazio Boschetto de Il Volo...). Uno su tutti... Johnny Groove. Come nasce questo personaggio?

R. È nato semplicemente dal fatto che io sono sempre stato un tamarro da discoteca. Ho sempre avuto la passione per la discoteca, per andare a ballare. Diciamo che la discoteca mi piaceva perché c'era la materia prima, come si dice, quella che a noi ragazzi interessava molto. E quindi era l'unico posto dove ce n'era molta di questa materia prima femminile che ci piaceva molto inseguire. E quindi, spesso eravamo con alcuni compagni in discoteca, io ero il più tamarro di tutti, ero quello che ballava più di tutti. E quindi, quando ho inventato il personaggio, era il primo che imitavo. Sono proprio io esasperato all'ennesima potenza. Per quello l'ho voluto bene, perché non faccio molta finta alla fine, non è che recito molto. Sono io quello lì, quel Johnny Groove sono io.

D. Tra gli altri personaggi che hai imitato, vi è anche Fabrizio Corona. Cosa ne pensi di lui? Lo stesso Fabrizio ti ha fatto qualche commento?

R. Fabrizio faccio molta fatica ad imitarlo. L'ho imitato per un po’, quando è andato in galera ho smesso. Adesso è tornato alla carica, c'è stata una riapparizione in televisione nei panni di Fabrizio Corona, l'ho fatta la settimana scorsa su Italia Uno. È un personaggio che mi fa ridere molto perché è tragicomico. Fabrizio Corona è un personaggio comico, nel senso che spesso è talmente sopra le righe che è comico, però è anche tragico nel frattempo, perché non riesce a mettere la testa a posto 'stu guaglione. E quindi, per uno che fa il comico, non puoi rappresentarlo, che poi non puoi presentarlo come l'ho presentato io, non puoi esimerti dall'intervenire quando vedi che lui non ce la fa a stare sulla retta via. Mi fa molto divertire perché io non riesco a stare serio quando lo faccio, faccio fatica a stare serio. Ci sono delle volte che sono proprio esploso a ridere sul palco perché - penso -"ma porca miseria non è possibile che è così stupido 'stu guaglione", però è così. Lui mi ha chiamato, mi ha cercato, mi fa ridere perché io magari mi inventavo il marchio di magliette, per prendere in giro il fatto che lui fa sempre marchi, magliette, felpe, cappellini, mutande, tutte cose, e lui adesso mi telefona perché queste magliette che io faccio per scherzo nello schetch, lui le vuole fare per davvero. È simpatico perché, quando mi telefona, mi chiama facendo la stessa voce che faccio io di lui con tutti i tormentoni. Mi fa ridere, mi è simpatica come cosa, però poi mi stufo subito dei personaggi. Ne faccio uno, poi ne faccio un altro. È questo il motivo del titolo "Vernia o non Vernia? Questo è il problema" perché io non riesco mai ad essere me stesso. Sin da piccolo vedevo l'idraulico che parlava in calabrese, con il suo accento: io cominciavo a confrontarmi con l'idraulico. I veterani pugliesi, dove ci sta quello che ti offre tutti i prodotti tipo la burrata, fave e cicoria con la burrata dentro: io non riuscivo a non imitarlo. E quindi questo è il problema mio, che andiamo ad arrangiare in questo spettacolo in chiave comica con la musica, il ballo. Questo spettacolo lo hanno chiamato One Man Show perché, appunto, c'è di tutto: la musica, il racconto, il monologo, la canzone, il momento di ballo, il maestro che sale sul palco. Io mi vergogno a chiamarlo così, però lo hanno chiamato così i registi, perché hanno molta esperienza in questo campo. I registi sono Paola Galassi, che ha sempre fatto il video di Aldo, Giovanni e Giacomo. Poi c'è Gianpiero Solari, che è colui che ha creato tutti gli show di Panariello, di Fiorello, etc. Poi c'è il figlio, pure, Paolo Solari. Quindi abbiamo tutta la famiglia che si è messa a fare la regia di questo spettacolo, scritto insieme al mio fidato Paolo Uzzi di Taranto. Se lo dicono loro, io lo posso dire. Hanno capito che è uno spettacolo completo.

D. Hai partecipato all'ultima edizione di “Tale e Quale”. Come hai vissuto questa esperienza e, tra i cantanti che hai imitato, ce n'è qualcuno che è entrato nel cuore?

R. "Tale e Quale" non lo volevo fare. Quando mi hanno cercato, io gli dissi di no. E gli dissi di no per un motivo: perché a "Tale e Quale" vogliono fare i personaggi tali e quali. Però io ho sempre pensato una cosa: che l'originale, per quanto ti sforzi, sarà sempre meglio. Quindi, è inutile sforzarsi di farlo tale e quale, perché non ce la farai mai. Io, invece, ho sempre fatto le parodie dei personaggi, non le imitazioni tali e quali. Ho preso, magari, la caratteristica di un personaggio, l'ho esasperato per fare un'imitazione che facesse ridere. Lo stesso Fabrizio Corona non parla come parlo io nella sua imitazione. Però ti fa ridere perché se lo ricorda, gli prendi i talloni d'Achille. E quindi io non sono adatto a fare "Tale e Quale" dicevo, "avete sbagliato persona, perché non riuscirò mai a farli tali e quali". Io ho questa malattia che mi spingerà per forza a farli in modo divertente e quindi non saranno vicini all'originale. Se io faccio Claudio Baglioni, io non sarò mai fedele a Claudio Baglioni perché ci sono degli attimi in cui parlo che devo far ridere per forza, perché sono un comico. Poi loro mi hanno detto: "No, guarda che però noi ti lasceremo un po’ di libertà, puoi darci una vena ironica nei personaggi". E allora mi sono convinto, anche perché mi piace cantare, quindi quello è un format dove si canta, si balla ed allora mi sono convinto. Poi ho fatto i personaggi, più o meno, tutti con stile. Infatti, mi è piaciuto molto The Mask di Jim Carrey. Poi mi è rimasto nel cuore, mi sono molto divertito a fare quello perché era un personaggio nuovo che nessuno aveva mai fatto, un grandissimo comico. Insomma, mi ha divertito, mi è rimasto nel cuore. Mi è rimasto nel cuore anche Claudio Baglioni, sono sincero, perché non era facile farlo. Allora, siccome non era facile, io chiesi una canzone, tanto l'avrei sbagliato di sicuro. È inutile fare una canzone difficile, tanto vale fare quella che mi piace di più, ed ho preso "Mille giorni di te e di me" che, per me, è la canzone più bella di Baglioni. E allora ho detto "sai che c'è? Io mi diverto, tanto prendo le mazzate, tanto vale che mi diverto". Poi, alla fine, è stata apprezzata quella performance. Poi c'è Marco Mengoni: con lui avevo già dato, ed anche lì mi sono divertito, non l'ho fatto preciso, però ho fatto le sue smorfie, i suoi movimenti di ballo, insomma, mi sono divertito. Poi, Renzo Arbore. Ero onorato di farlo, poi lui è allegro, solare e tutto, quindi mi sono divertito a farlo. Ma io sono un suo super fan, e mi sono ritrovato a farlo davanti a Nino Frassica che era in giuria. Poi, dopo, mi fece i complimenti... è stato molto carino. Ma io pensavo che fosse qualcosa rimasto lì. Invece, l'indomani mattina, mi squilla il telefono, ed era Renzo Arbore in persona che mi ha chiamato. E mi fa "Pronto, Giovanni Vernia" ed io rispondo "si, chi è?", "sono Renzo Arbore, volevo complimentarmi per la sua magnifica interpretazione di me", "ma veramente è lei maestro che mi sta chiamando?" "sì sì. Avvisami quando fai una serata in teatro perché ci tengo a venirti a vedere. Posso memorizzare il numero?". "Assolutamente sì". E allora io l'ho memorizzato come Dio sulla rubrica. Questo è il ricordo più bello che ho di "Tale e Quale Show".

D. Progetti futuri?

R. Adesso c'è di andare avanti con lo spettacolo a teatro, perché questo spettacolo vorremmo poi riarrangiarlo in chiave televisiva, e quindi l'obiettivo è quello lì. L'obiettivo è di andare in televisione a fare una cosa mia, anche piccola, in terza serata, in quarta. Prima di "Uno Mattina". Però volevo fare una cosa mia, una cosa dove la gente vede quello che vede a teatro, perché alla fine la gente non se l'aspetta uno spettacolo così da me. Esce molto sorpresa, e quindi vogliamo farlo vedere a un grande pubblico. Abbiamo un grande gruppo di lavoro e stiamo lavorando per quell'obiettivo lì.

D. Che consiglio dai ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo e della comicità?

R. Rimboccarsi le maniche perché c'è un quarto di concorrenza ormai. Adesso c'è il web, ci sono i social, ci sono gli youtubers, ci sono ovunque. Quindi c'è una concorrenza spietata. Bisogna documentarsi tanto, studiare tanto l'attualità, studiare la gente. La comicità: non è che ti metti una parrucca ed hai fatto il comico. La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto, come diceva Charles Bukowski, ed ha ragione. Bisogna studiare la gente, studiarla: è da lì che escono le maschere più comiche e più belle. Io mi ricordo Carlo Verdone: i suoi personaggi erano persone che lui conosceva realmente, che sono rimaste indimenticate. Il grandissimo Checco Zalone, che siamo anche amici: la sua è una maschera assolutamente super popolare. Quindi, prende una caratteristica dell'italiano e la mette dentro la maschera. Però, questo non basta. Bisogna anche leggere tanto, documentarsi tanto per cercare di non fare cose già fatte, perché è stato fatto tutto. Quindi, bisogna essere originali. Usare il web, perché, di trasmissioni televisive che ti lanciano non ce ne sono più. Quindi, per lanciarsi, bisogna lanciarsi da soli, con il web, che è uno strumento potentissimo che, se viene usato bene, può farti scoprire.

D. Un saluto ai lettori ed ascoltatori del Giornale di Puglia

R. (imitando Johnny Groove) Ciao belli del Giornale di Puglia. La Puglia spacca, belli. Siete troppo avanti lì in Puglia. Sono sempre stato a Firenze, a Bologna, ma la Puglia spacca, fratelli. Quindi io vi aspetto tutti, vi saluto tutti. Vi stimo, fratelli.

CONTACTS:
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Carnevale di Putignano: tutto pronto per la 625ma edizione

BARI - La 625ª edizione del Carnevale di Putignano, il più lungo e longevo d'Europa, verrà presentata in conferenza stampa il prossimo mercoledì 30 gennaio alle ore 10.30 nel palazzo della Presidenza della Regione Puglia (sala Di Jeso, 1° piano).

Il Carnevale, che quest'anno inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale, vedrà i Giganti di Cartapesta creati dalle sapienti mani dei sette maestri cartapestai sfilare per il corso di Putignano il 17 e 24 febbraio e poi il 3 e 5 marzo.

Il Carnevale a Putignano non è solo cartapesta, ma tanto altro. Tutti i dettagli, i bozzetti dei carri, e il programma delle attività che la Fondazione ha messo a punto per questa grande edizione dedicata al tema "Satira e libertà" saranno presentati nel corso dell'incontro con la stampa.

Parteciperanno:

- Loredana Capone, assessore all'Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia
- Aldo Patruno, direttore dipartimento Turismo, Economia della Cultura e valorizzazione del territorio della Regione Puglia
- Domenico Giannandrea, sindaco di Putignano
- Emanuela Elba, assessore alla Cultura del Comune di Putignano
- Giampaolo Loperfido, presidente Fondazione Carnevale di Putignano

Boomdabash: la band salentina si prepara per Sanremo

MILANO - Dopo aver conquistato la vetta della Top 100 of the year con la hit “Non ti dico no”, singolo più trasmesso dalle radio nel 2018 e doppio disco di platino, i Boomdabash sono pronti ad approdare per la prima volta sul palco dell’Ariston alla 69esima edizione del Festival di Sanremo. La band d’origine salentina sarà in gara tra i big con “Per un Milione”, brano che sarà disponibile su Spotify, ITunes e su tutte le principali piattaforme digitali da mercoledì 6 febbraio e sarà incluso in “Barracuda – Predator Edition 2019” in uscita su etichetta B1-Polydor (Universal), una specialissima riedizione del loro ultimo album Barracuda, che sarà fruibile in fisico e digitale dall’8 febbraio.

“Per un Milione” è una ballad in stile reggae e un inno all’attesa delle molteplici forme d’amore nelle sue mille sfaccettature. Il testo esalta l’indispensabilità del vivere la semplicità dei piccoli gesti quotidiani facendo riflettere su quanto sia importante riscoprire i valori e la bellezza dei momenti passati insieme agli affetti più cari. Oltre ai Boomdabash al testo hanno collaborato anche Rocco Hunt, Federica Abbate e Cheope Mogol, alle sonorità invece hanno partecipato Takagi e Ketra.

Nella nuova riedizione “Barracuda – Predator Edition 2019”, oltre al nuovo singolo sanremese, ci sono collaborazioni con alcuni dei migliori artisti del panorama musicale italiano. Da Loredana Bertè a Fabri Fibra e Jake La Furia, fino ai feat con Rocco Hunt nel brano “Gente del sud”, Alborosie nel brano “Pon di Riddim” e con Sergio Sylvestre nel brano “The Blind man story”. La band dopo Sanremo partirà con il “Boomdabash & Friends”, il concerto – evento per celebrare 15 anni di carriera che si terrà all’Alcatraz di Milano il prossimo 9 maggio con numerosissimi ospiti, le cui prevendite sono già disponibili.

Dal nostro inviato alla guerra di Troia


di FRANCESCO GRECO - “Guardando Priamo capì che tutti gli esseri umani, amici e nemici, sono legati alla grande ruota del destino”. Il mito, tutto è nel mito. Esso è immortale. La sua potenza dialettica, la ricchezza semantica, la forza dirompente si apre un varco nel tempo per giungere immutata sino a noi.
 
“Alcuni alberi ne ombreggiavano la tomba. Si diceva che crescessero orgogliosi fin quando dalle loro cime si poteva scorgere Troia…”. Eroi e dèi in bella prossimità, promiscuità: gli uni legati ontologicamente agli altri. E viceversa.
 
“Una volta estintosi il fuoco della pira e raccolte le ceneri di Patroclo in un’urna, si dette inizio ai giochi atletici in suo onore”. Omero il misterioso capì il bisogno di mito e di immortalità nell’uomo e raccolse dall’affabulazione popolare le loro gesta, passioni, capricci, vendette, finzioni.

Dalla teogonia di Esiodo alle guerre dove gli eroi mostrano il loro coraggio, onore e virtù. “Prima che la flotta sbarcasse a Troia, avvenne un altro fatto inquietante…”.
 
Perché uomini e dèi sono speculari come nello stagno dove si specchia Narciso. L’oracolo di Delfi (del dio Apollo) non intreccia indissolubilmente nel fato i loro destini, nel bene e ne male? “Sul corpo di Achille si accese una mischia furibonda, finché i Greci riuscirono a portare i cadaveri alle navi”.
 
Contaminando tutti i livelli dello storytelling: poesia, prosa, pittura (anche vascolare), scultura (manca solo la musica), con la ricchezza filologica derivante da una frequentazione  col mito che risale all’infanzia (un regalo di Natale), Giulio Guidorizzi offre una prospettiva originale di una delle guerre più raccontate in tre millenni, montate e smontate sotto ogni aspetto (militare, psicanalitico, antropologico, ecc.) e più semanticamente affollata: la guerra di Troia. Dove, forse, inizia a prender corpo il nostro dna identitario, culturale, antropologico, sociale, contribuendo a cesellare e definire – anche inconsciamente - quel che oggi è il nostro immaginario.

Non è difficile intravedere in quel mondo, le sue dinamiche, sovrapposizioni, fra élite e popolo, i topoi della nostra civiltà, i personaggi trasfigurati in archetipi (il cinema Usa lo aveva compreso e reso nel film “Il gladiatore”).
 
“Il grande racconto della guerra di Troia”, il Mulino, Bologna 2018, pp. 416, euro 48, 00 (cover design Vanessa Pasquali), è un’opera sublime, superba, commovente, che ti porta sul fronte, sul campo di battaglia dove scorre il sangue facendotene annusare l’odore, ma anche nelle corti, nelle diplomazie, nei talami dove gli eroi si accoppiano e procreano, nell’epos e l’etos, nell’Ade e nell’Olimpo.
 
I nostri eroi dell’infanzia rivivono tutti, protagonisti e comparse, re e principi, regine e ninfe: da Achille a Ettore, da Agamennone a Paride, da Andromaca alle Amazzoni prive di un seno per meglio impugnare l’arco… Un’opera possente, sorprendente, monumentale.
 
E come per lo storico (che ha insegnato Letteratura Greca e Antropologia del mondo antico all’ateneo torinese), anche noi potremo veder entrare dalla porta Elena (con la figlioletta Ermione), Pentesilea che vive il suo amore mentre agonizza sorretta da Achille, magari il dio Apollo che ci dona l’oracolo, senza alcuna intermediazione, bypassando Delfi…
 
In un tempo di omuncoli senza orgoglio né dignità, cialtroni e avventurieri d’ogni risma, senza parola, onore, virtù, anni in cui la bruttezza trasfigurata in valore si eleva a oscurare la bellezza, che pure balugina in noi e nelle nostre vite, le pubblicazioni che fanno rivivere il passato si moltiplicano. Sarà un caso?   

Carmen Russo (intervista): "Con l'arrivo di Maria la mia vita si è arricchita in maniera incredibile"

di DANIELE MARTINI - È uno dei personaggi tv più conosciuti del piccolo schermo: stiamo parlando di Carmen Russo. Nata a Genova il 3 ottobre 1959 Carmela Russo, in arte Carmen, ha sempre avuto una sorta di amore innato per la danza. Approda al cinema negli anni ’70 e, tra i suoi films, ricordiamo "La città delle donne" con il grande Federico Fellini.

Il debutto televisivo è invece datato gennaio 1978, ma la grande notorietà arriva nel 1983 con la partecipazione a "Drive In". Negli anni è stata protagonista di tantissimi programmi di successo. È sposata con il coreografo e ballerino Enzo Paolo Turchi ed ha una splendida bambina di nome Maria.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarla.



D. Com'è nata la tua passione per la danza e lo spettacolo?

R. La mia passione per la danza è nata perché mi vedevo proiettata sul palcoscenico, oppure sullo schermo che la mia mamma Giuseppina, che tra l'altro una settimana fa ci ha lasciato. Infatti sto vivendo dei momenti molto tristi, lei ha fatto la cassiera al cinema a Genova per 40 anni e più, e tutte le sere io, con il mio papà, andavamo a prenderla, ed io vedevo tutti i finali dei films. E quindi sono sempre rimasta affascinata dallo schermo del cinema, da questo mondo di spettacolo. Poi, chiaramente, come tutte le ragazzine, ho studiato danza, mi piaceva molto danza, ginnastica artistica, ero anche portata e da lì ho iniziato a coltivare un po’ questa mia passione per il mondo dello spettacolo.

D. Come hai incontrato il tuo grande amore, Enzo Paolo Turchi, e cosa ti ha colpito di lui?

R. L'ho conosciuto ben 36 anni fa: eravamo ragazzi. L'ho conosciuto in occasione di un lavoro perché ero già famosa, avevo fatto già due spettacoli al Bagaglino, avevo fatto dei servizi fotografici. Già se ne parlava un po’ di me, però mi rendevo conto che avevo bisogno di una patente per il mondo dello spettacolo, di una formazione più professionale. Allora cercai un coreografo, e il coreografo più importante era Enzo Paolo Turchi. L'ho conosciuto e gli ho chiesto di fare le coreografie per uno spettacolo estivo, perché già facevo tournée e spettacoli; lui disse di sì ed iniziò questa avventura nello spettacolo. Poi, da lì, nacque prima un flirt, e per noi era un flirt perché poi eravamo molto giovani, poi era estate. E invece si è dimostrata una storia d'amore importante.

D. Come vivi la tua vita da quando sei diventata mamma della tua Maria?

R. La mia vita si è arricchita in una maniera incredibile. Io non avrei mai pensato che un figlio ti potesse dare tanta ricchezza, tanti valori, tanta responsabilità, tante cose belle. La mia vita io la vivo normalmente, continuo a lavorare, faccio la mamma, mi occupo di lei, non ho tate, sono solo o io o la bimba sta con o Enzo Paolo o con me. Infatti, abbiamo un rapporto bellissimo, e ti dirò che infatti adesso ho scritto il secondo libro che si intitola "Completamente io. Desideravo essere chiamata mamma", delle Edizioni Pathos, si trova su Internet o in certe librerie, e racconto proprio come mi è cambiata la vita in questi ultimi 6 anni, come riesco a gestirmi come donna, moglie, mamma e donna di spettacolo.

D. Tra le tue esperienze hai fatto cinema, tra cui ricordiamo anche il film "La città delle donne" di Federico Fellini. Come hai vissuto quel periodo e che ricordo hai del grande Fellini?

R. Ho avuto la fortuna di frequentare il set de "La città delle donne" per un mese. Poi, mi si vede nel film per 15 secondi, però io ho avuto una scuola incredibile per un mese, ogni giorno dalle 6:30 del mattino; sono stata nel famoso Studio 5 con lui che mi parlava, mi controllava, dava le indicazioni agli operatori, al costumista perché mi voleva in un certo modo. Ho un ricordo di Federico Fellini bellissimo, anche perché io per lui ero la "Russina" perché ero piccolina, non avevo quelle forme esagerate. E allora lui diceva "i tuoi fianchi sono da maschietto". Era fantastico!

D. Hai fatto anche tanta tv. Tra le tue esperienze ricordiamo anche "Drive In" con accanto tanti comici tra cui Zuzzurro e Giorgio Faletti. Qual è il tuo ricordo di quel periodo?

R. Ho fatto le prime due edizioni di Drive In e loro due non c'erano. C'era Ezio Greggio, Gianfranco D'Angelo, Enrico Beruschi. Poi loro vennero ospiti ogni tanto, ma, nella serie dove loro c'erano fissi, io non c'ero. Perché poi, dopo il "Drive In", feci "Risatissima", "Grand Hotel", poi tanti altri programmi. Ho conosciuto Faletti ed anche Zuzzurro e Gaspare, grandi professionisti. Adesso Giorgio riposa in pace, è stato un uomo meraviglioso, un gran poeta. Quando ci si incontrava era sempre uno scambio bellissimo di affetto.

D. Tra i reality hai partecipato a L'Isola dei Famosi. Torneresti a partecipare nuovamente ad un reality?

R. Sono stata felice di aver fatto tre Isole dei Famosi, una diversa dall'altra, perché la prima è stata la prima edizione e quindi c'era la novità, un programma che faceva il 50% di share. Poi, dopo, ne ho fatta un'altra in Spagna che ho vinto, perché ho un mercato anche spagnolo, ho lavorato oltre vent'anni in Spagna, e quindi è stata un'altra avventura anche quella perché sono stata due mesi da sola, e poi ho vinto. E l'ultima, la terza, l'ho fatta insieme ad Enzo Paolo. Quindi è stato un pre-reality, anche se lo stesso, ma diversi completamente l'uno dall'altro. E poi, dopo il terzo, è nata Maria. Allora, ti dirò: l'anno scorso, quando ho partecipato al Grande Fratello, che mi hanno chiamata perché ormai tutti i personaggi più popolari erano usciti, andai ma perché sapevo, intuivo, conoscevo le dinamiche di un reality, che mi avrebbero messo in nomination subito. Allora diciamo che per un'esperienza, per capire cosa fosse il Grande Fratello, mi ha fatto piacere. Sono stata fuori 3 settimane, quindi va benissimo. Adesso non rifarei un reality perché c'è la bambina, e non mi posso e non mi voglio allontanare da lei. Pensa che a me e ad Enzo ci avevano chiamati per fare Pechino Express, ma non è stato proprio possibile. Possiamo venire uno alla volta perché così, la bimba, sta con l'altro genitore. Quindi l'era dei reality, per adesso, è finita. Aspettiamo che cresca Maria.

D. Che insegnamento ti hanno lasciato i tuoi genitori?

R. Non è che i genitori lasciano insegnamenti. Il compito dei genitori, ed è anche quello di cui ci preoccupiamo adesso io ed Enzo in quanto genitori, è trasmettere i valori, trasmettere la capacità di vedere le cose, di non soffermarsi all'apparenza, la capacità di approfondire, la capacità di convivere con tutte le cose belle e le cose brutte. Mia madre mi ha insegnato, e mio padre anche, sono stati una coppia meravigliosa, insieme da 50 anni e più (quasi 70), che l'amore è la cosa più importante per una famiglia, il rispetto, il senso del sacrificio, la comprensione, e mi hanno insegnato che nella vita se tu ti comporti bene, se sei onesta, vivi bene, e puoi parlare con chiunque e puoi riuscire a fare qualsiasi cosa se lo desideri. Quindi, insegnamenti molto semplici, perché mia madre era di origini contadine, e quindi aveva degli schemi ben chiari di vita. Ma la vita è quella: amare il prossimo, vivere bene, godersela e non essere invidiosi. Infatti, una cosa per cui il nostro rapporto va avanti sempre, e lo dico sempre a tutti, perché io non penso che l'erba del vicino sia più verde. Io invece penso che il nostro orto sia quello più fertile. Mia mamma mi manca tanto, ma io so che, comunque, c'è. Quando ti manca una persona cara soffri ma, quando ti manca la mamma, sei proprio a zero, a pezzi. Ma tu sai anche che il legame con la tua mamma, sei stato nella sua pancia per 9 mesi, è un legame che va oltre al fisico, è un legame mentale, è un legame spirituale, è un legame indissolubile.

D. Progetti futuri?

R. Noi abbiamo un'accademia di danza, di canto, di musical a Palermo, dove facciamo recitazione, soprattutto Enzo perché io sto di più a Roma perché Maria va a scuola. E poi abbiamo dei progetti televisivi dei quali però non si può dire nulla finché non vanno in porto. Ho fatto un libro che consiglio a tutti perché è come trascorrere tre giorni insieme a me dove racconto la mia vita, il mio quotidiano. Inoltre, ho sposato un progetto pazzesco: ho ideato una linea di creme per donne, perché ho scoperto delle formule meravigliose, delle creme che ho testato io personalmente per 6 mesi e devo dire che ho avuto dei grandi risultati. Allora ho detto "divento produttrice di questa linea di cosmetici". Adesso la propongo ai centri estetici: quindi, se nella Puglia ci sono dei centri estetici interessati, magari possono fare riferimento. Ho il mio sito www.carmenrussocosmetici.com e quindi mi possono lasciare un messaggio. Lo dò ai centri estetici perché sono creme molto buone. Allora, con il centro, una donna si fa i trattamenti e ne ha i primi risultati, e poi, dopo il centro, se le può portare a casa, può averle, per una questione di mantenimento. Sono creme che si possono utilizzare con tutti gli attrezzi, con gli ultrasuoni: le consiglio vivamente.

D. Che consiglio dai ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera nella danza o nello spettacolo?

R. Se sono spinti da una passione, la devono seguire e devono provarci. Poi, è chiaro... uno si confronta con la tv, con il teatro, con lo spettacolo che esiste adesso. Però, io dico una cosa: visto che ci sono tanti talent che danno molta popolarità e visibilità, consiglio di farli. Ovvio, perché, un tempo, si facevano anni e anni di gavetta per arrivare a certi risultati. Invece, adesso, si ha la possibilità di avere una grande visibilità. E quindi, però, non finisce lì. Non basta la visibilità. Bisogna saper dimostrare, bisogna saper entrare nel cuore della gente, bisogna fare in modo che il proprio talento venga fuori con pazienza, pazienza, pazienza. Però, con perseveranza.

D. Un saluto ai lettori ed ascoltatori del Giornale di Puglia?

R. A tutti gli amici e lettori, ma soprattutto amici, del Giornale di Puglia, vi dò un grande abbraccio, un augurio di buona vita e alla prossima intervista. Seguitemi sempre, seguitemi sui social mi raccomando: Instagram, Facebook, Twitter così i miei followers aumentano. Grazie!

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28-29 gennaio 1944, a Bari il Congresso dei CLN


di NICOLA ZUCCARO - Una lapide scoperta l'8 aprile 1964 all'ingresso del Teatro Piccinni, alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni e del Presidente del Consiglio dei Ministri Aldo Moro, rappresenta l'espressione monumentale del Congresso dei Comitati Nazionali di Liberazione Nazionale, celebratosi presso il Politeama Comunale il 28 e il 29 gennaio 1944. La città di Bari fu per due giorni fu al centro dell'informazione nazionale ed estera per aver ospitato il primo appuntamento di libertà e democrazia  che, nella fattispecie del dialettico quadro politico italiano offuscato dal ventennio dittatoriale, segnò nel contempo il ritorno dei Partiti e dei Sindacati.

A Bari, sulle ceneri del Vecchio Partito Popolare, fu costituita la Democrazia Cristiana e furono ricostituiti il Partito Socialista e la Cgil e, sempre nel capoluogo pugliese, presso l'Aula che attualmente ospita i lavori del Consiglio Comunale, furono poste le fondamenta per la scrittura della Costituzione della Repubblica italiana e le premesse politiche che condussero alla conclusione della Monarchia e alla nascita dell'Assemblea Costituente.

Azionisti, Comunisti e Democristiani convennero in un comune obiettivo: riportare la politica anche nel Nord Italia, ovvero là dove erano ancora in corso i combattimenti fra le forze partigiane e le truppe nazifasciste.

La scelta di Bari non fu casuale. Il capoluogo pugliese fu preferito a Napoli non solo perchè la città partenopea era a ridosso di quel fronte bellico che di lì a qualche mese avrebbe lasciato il posto alla Liberazione di Roma, ma anche perchè sede di centri importanti  per la libera divulgazione di idee e notizie, rispettivamente  con la Casa Editrice Laterza e con la Stazione Radiofonica di Radio Bari. Da quest'ultima veniva trasmesso il notiziario "Italia Combatte", che destò non poca preoccupazione alle leggendarie  Radio Berlino e Radio Londra.

Elementi storici che spinsero il Congresso di Bari a divenire un evento mediatico per la presenza di 50 giornalisti e con la possibile radiodiffusione, poi categoricamente esclusa per motivi di ordine pubblico. A 75 anni di distanza, il ricordo di questo avvenimento non dovrà essere solo di circostanza, ma dovrà anche rappresentare quel toccasana in tempi non facili per la libertà di informazione in Italia.

Dimensioni giuridiche della bellezza in Puglia

di DONATO FORENZA - La Regione Puglia si sta dotando di una Legge sulla Bellezza del proprio territorio mediante un articolato disegno di legge preparato da accademici ed esperti del settore. La legge è stata voluta dall’Assessorato regionale alla Pianificazione Territoriale Urbanistica, Assetto del Territorio, Paesaggio, Politiche abitative, diretto dal prof. Alfonso Pisicchio, che ne ha incaricato la redazione ad un comitato tecnico-scientifico interdisciplinare.

Pertanto, per l’esposizione al pubblico e per illustrare gli obiettivi e i contenuti della innovativa normativa regionale, che successivamente, diventerà definitiva, sono state istituite “Le giornate della bellezza”. Tali giornate costituiscono le tappe del mirabile processo partecipativo che intende raccogliere contributi di associazioni, stakeholder e interlocutori dei territori. Al termine delle consultazioni sarà possibile procedere alla stesura finale della legge sulla bellezza.

Nel primo recente incontro sul tema del disegno di legge sulla bellezza, presso la sede della ex Provincia, a Bari, con la partecipazione di un folto pubblico, si è proceduto ad una sintetica discussione pubblica aperta a cittadini, operatori del settore, rappresentanti di associazioni, amministratori, cultori della materia, che hanno, dialogato su alcuni importanti elementi connessi ai tavoli tematici, con referenti e qualificati esperti. Riteniamo che le norme dovranno essere idonee allo svolgimento di rilevanti funzioni ecosistemiche per assicurare la protezione e la promozione della bellezza della Puglia, con differenti attività di preservazione, tutela e valorizzazione dei territori urbani, periurbani e rurali e delle straordinarie tessere dei Mosaici della Puglia.

Particolare rilevanza va data ai Sistemi ambientali, eterogenei e peculiari luoghi connessi alle  multiformi identità culturali, architettoniche e antropologiche dei territori e delle poliedriche località  pugliesi. Il variegato processo partecipativo di associazioni, stakeholder e interlocutori della Puglia potrà costituire un notevole risultato per fornire utili approcci necessari per conseguire conoscenze fondamentali e per raccogliere preziosi suggerimenti per la stesura definitiva del testo della Legge Regionale sulla Bellezza. Dopo l’articolato e riuscito evento di Bari si effettueranno incontri a Ruvo di Puglia, Lecce, Foggia, San Giovanni Rotondo, Brindisi, Taranto, la sesta provincia di Barletta, Andria, Trani, Martina Franca, la riviera jonico-salentina per  poi tornare a Bari. E’ opportuno formulare un testo finale ricco di valenze multidisciplinari e calibrato in base alle preziose esigenze tra le quali la valorizzazione integrata e gli approcci sistemici di sostenibilità e miglioramento della società.

Carnevale di Putignano: al via la 625ma edizione


BARI - La 625ª edizione del Carnevale di Putignano, il più lungo e longevo d'Europa, verrà presentata in conferenza stampa il prossimo mercoledì 30 gennaio alle ore 10.30 nel palazzo della Presidenza della Regione Puglia (Lungomare N. Sauro 31-33, sala Di Jeso, 1° piano).

Il Carnevale, che quest'anno inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale, vedrà i Giganti di Cartapesta creati dalle sapienti mani dei sette maestri cartapestai sfilare per il corso di Putignano il 17 e 24 febbraio e poi il 3 e 5 marzo.

Il Carnevale a Putignano non è solo cartapesta, ma tanto altro. Tutti i dettagli, i bozzetti dei carri, e il programma delle attività che la Fondazione ha messo a punto per questa grande edizione dedicata al tema "Satira e libertà" saranno presentati nel corso dell'incontro con la stampa.

Parteciperanno:

- Loredana Capone, assessore all'Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia
- Aldo Patruno, direttore dipartimento Turismo, Economia della Cultura Valorizzazione del territorio della Regione Puglia
- Domenico Giannandrea, sindaco di Putignano
- Emanuela Elba, assessore alla Cultura del Comune di Putignano
- Giampaolo Loperfido, presidente Fondazione Carnevale di Putignano

Episodi di cavalcate e cavalli nella storia di Bari

di VITTORIO POLITO – Lo storico Vito Antonio Melchiorre (1922-2010) nel suo libro “Storie Baresi” (Levante editori), ricorda che in tempi passati vi era a Bari l’usanza delle cavalcate che si svolgevano in precise date: 3 dicembre, 3 maggio e 29 settembre in occasione della Fiera nicolaiana di dicembre e maggio e quella di Sant’Angelo e San Michele Arcangelo, che a partire dal 1567 aveva luogo nel casale di Ceglie. Le cavalcate erano formate dal mastrogiurato che recava lo stendardo reale a cui seguivano due sindaci, tutti a cavallo, e 30 soldati del battaglione cittadino.

Nel corso dell’anno 1634, il parlamento cittadino propose al viceré l’abolizione della manifestazione che dava luogo a frequenti inconvenienti, chiedendo nel contempo l’autorizzazione a disciplinare diversamente la manifestazione nelle ricorrenze di particolari avvenimenti cittadini, come l’insediamento dei sindaci neoeletti o del governatore. Il progetto fu approvato in data 24 novembre 1634, ordinando la prima applicazione a partire dal successivo 3 dicembre. Il provvedimento fu trascritto dal notaio Giovanni Chiaromonte ed è tuttora custodito presso l’Archivio di Stato di Bari.

E, dopo le cavalcate, passiamo ai cavalli cosiddetti “schiavotti” (ossia slavi), che caricati su una feluca, comandata da tale Pietro di Cristofaro, provenienti da Ragusa e diretti a Barletta, a causa di un particolare violento vento detto “garbino” o “garbinazzo”, furono costretti a rifugiarsi nel porto di Bari.

L’improvviso maltempo fu oggetto di malesseri per i cavalli per cui il comandante si presentò agli ufficiali di dogana per chiedere il permesso di far sbarcare gli animali per un po’ di riposo. Ottenuto il permesso, i cavalli furono affidati ai maniscalchi che riuscirono a farli restare un po’ meglio, lasciandoli pascolare vicino al porto. Nonostante tutto un quadrupede morì e altri 7 si ammalarono e furono assistiti con assidua attenzione, tornando alla propria vitalità.

Il gran movimento giunse all’orecchio dell’Arcivescovo Muzio Gaeta che manifestò il desiderio di acquistare qualche cavallo e all’arcivescovo si aggiunsero altri acquirenti contro il diniego del comandante. Ma giunte le voci della storia ai barlettani, destinatari dei cavalli, questi decisero di non volere più ricevere i cavalli e il capitano per evitare le conseguenze finanziarie a cui andava incontro, decise di vendere tutti gli animali.

La ‘colonna della giustizia o infame’ di Bari


di VITTORIO POLITO - La “giustizia” è il pregio o il merito etico-sociale consistente nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui, attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge. Secondo la concezione scolastica è una della quattro virtù cardinali, hanno cioè la funzione di “cardine”, insieme a “prudenza”, “fortezza” e “temperanza”.

Nella simbologia è rappresentata come una bella donna, vestita di bianco che ha in mano la bilancia (per pesare ragioni e torti), ed è bendata a significare l’imparzialità, nell’altra mano ha una scure ed una verga, simboli della punizione.

Nei tempi passati per dissuadere i malintenzionati a compiere nuovi crimini, la “giustizia” assumeva l’aspetto di orrido spettacolo. Infatti, dopo l’esecuzione, i corpi, smembrati, erano esposti al pubblico ludibrio in luoghi designati dalle autorità nelle sentenze. Questi “spettacoli” erano abbastanza frequenti dalle nostre parti e un ordine diramato dal preside della Sacra Udienza di Trani del 12 marzo 1651 ne dà testimonianza. Dopo una condanna a morte di tale Vito Scalera di Santeramo, la triste incombenza di andare ad esporre il corpo sezionato fu affidato al ministro di giustizia, Gio Pizzoli, il quale era stato munito di lasciapassare per non subire il controllo dell’insolito bagaglio. Il documento indicava anche il luogo ove esporre i lugubri trofei.

A Bari che succedeva? In Piazza Mercantile è presente la cosiddetta “colonna della giustizia” o “colonna infame” con un leone accovacciato alla base. Secondo Antonio Beatillo (1570-1642), teorico, storico e gesuita, si tratterebbe di un monumento eretto dai baresi vicino al mare e poi trasferito nella piazza, dopo aver liberato la città dai saraceni (1002). Ciò non appare credibile in quanto la belva non rappresenta affatto il Leone di Venezia, ma tiene fra le zampe lo scudo della città di Bari e sul collare incise le parole “custos iusticiae”. Pare che su quel monumento erano esposti al pubblico ludibrio gli insolventi, o la fustigazione dei malfattori, o la gogna di bancarottieri e falliti.

Armando Perotti ipotizza che il monumento in questione fu installato intorno al 1546, quando il viceré Pedro di Toledo emanò una sanzione di condanna della disumana pena della gogna, offrendo al reo per sgabello la groppa del leone.

Successivamente, in seguito alla separazione della provincia di Bari da quella di Otranto, dopo la contesa con Bitonto per il privilegio di avere a Bari la sede della Sacra Regia Udienza, si decise di rinunciare in onore del patrono San Nicola per “non avere sott’occhi patiboli di malfattori ed esecuzioni d sangue, sconvenienti al venerato santuario, cui traevano le genti devote di tutte le nazioni”.

Le note di cui sopra sono state rilevate da alcuni testi di Vito Antonio Melchiorre (1922-2010) editi da Adda e Levante Editori.

Shoah: a Bitritto 'Memoria'


BITRITTO (BA) - Condivisione, riflessione, ma soprattutto Memoria. Come lo stesso titolo scelto dalle Associazioni “Casa Torre”, “Orizzonti Musicali” e “Team Puglia” per un evento in ricordo delle vittime dell’Olocausto che si terrà in occasione della Giornata della Memoria, domenica 27 gennaio alle 19.30 nella suggestiva Sala Castello del Comune di Bitritto.

Un’iniziativa aperta all’intera cittadinanza e in particolare modo alle famiglie e agli studenti, in cui sarà l’Arte, nelle sue più svariate forme, a condurre per mano il pubblico in un viaggio tra passato, presente e futuro , alla scoperta della storia, delle emozioni, delle vite degli uomini di ieri, di oggi e di domani.

La durezza della Shoah, le storie delle deportazioni nei campi di concentramento nazisti, le testimonianze degli uomini, delle donne e dei bambini di allora, saranno raccontate attraverso letture e interpretazioni taglienti a cura dell’attrice Gianna Grimaldi. Parole cullate, a tratti sferzate, dalle note suonate dal vivo dai musicisti dell’Associazione Culturale “Orizzonti Musicali” e dalla teatralità delle esibizioni di danza dei ballerini dell’A.S.D. “Team Puglia”.

Scopo dell’iniziativa, nata da un’idea dell’Associazione Culturale “Casa Torre” è quello di coniugare un importante momento di commemorazione a livello mondiale con la necessità di ricontestualizzare le grandi tematiche dell’odio e della discriminazione, intesi in senso lato, nei tempi odierni e nella realtà locale di appartenenza. In quest’ottica, l’evento non mancherà di proporre richiami e parallellismi con le nuove forme di violenza e di razzismo dell’epoca contemporanea.

MEMORIA
Domenica 27 Gennaio 2019, ore 19.30
Sala Castello, Bitritto (Ba)

Ingresso libero.
Info: 370.335.19.42
ass.culturalecasatorre@gmail.com

Mario Contino: "Nel mio nuovo libro racconto il folklore pugliese"

BARI - La Puglia è certamente una delle regioni d'Italia in cui maggiormente le antiche tradizioni si intrecciano con le moderne concezioni della vita, dando spesso origine ad eventi dal gusto antico ma freschi e contemporanei, come ad esempio l'ormai celeberrima "Notte della Taranta", oppure la "Focara di Novoli" (un enorme falò di circa 25 m, il più grande d'Italia, che viene acceso il 16 Gennaio in onore di Sant'Antonio Abate, e che è stato interesse di un documentario della National Geographic). Il folklore è dunque molto sentito dal popolo pugliese, che nel corso degli anni ha saputo conservare intatti riti, usi e costumi di un tempo forse trascorso troppo rapidamente, ma mai del tutto superato, del quale sopravvivono anche miti e leggende, storie di folletti, streghe. Fantasmi e demoni.

Mario Contino è uno studioso del folklore, esperto anche in materia di antroposofia religiosa e demonologia, fondatore dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero, poi evolutasi nel gruppo G.I.R.P. (Gruppo Italiano Ricerca Psichica); Autore di molte pubblicazioni librarie e di articoli per riviste di rilevanza nazionale.

I suoi studi puntano più che altro alla comprensione, alla conservazione e alla divulgazione delle specifiche tematiche da lui trattate, ed oggi lo intervisteremo in relazione alla sua ultima "fatica letteraria", il libro dal titolo "Puglia Folk, tra miti e leggende", edito da IqdB edizioni – 2018.

Come mai ha deciso di scrivere questo libro proprio sul folklore pugliese?

Intanto vi ringrazio per l'intervista e per l'interesse nei confronti delle mie ricerche. Io sono pugliese di adozione, sono nato in Campania, nel magnifico Cilento, ma la Puglia non ha nulla da invidiare ad altre regioni. Da quando ho iniziato ad appassionarmi al folklore, ai miti e alle leggende in particolar modo, ho iniziato a ricercare soprattutto nel territorio in cui vivo, ossia la Puglia, scoprendo una mole impressionante di racconti quasi del tutto sconosciuti alla grande massa, noti solo nei pressi del luogo ove si tramandano. Il mio obiettivo è stato subito quello di trascrivere queste leggende e farle conoscere ad un più vasto pubblico, in modo tale da non farle estinguere.

Perchè ha optato per il titolo Puglia Folk, tra miti e leggende?

Il titolo è assolutamente esplicativo del contenuto. “Folk” è da intendersi come abbreviativo di “Folklore”, anche se di per se è un termine con significato proprio. Folklore è un termine che venne proposto per la prima volta dallo scrittore inglese Williams Thoms nel 1846, accettato dalla Comunità Scientifica Internazionale nel 1878. Il vocabolo si compone delle due parole inglesi “Folk” (popolo) e “Lore” (sapere), per esteso il termine folklore fa riferimento al sapere popolare, ergo all'intera tradizione popolare di un determinato territorio, che comprende usi, costumi, miti e leggende ecc.. Per questo motivo, insieme al Dott. Stefano Donno, editore di IqdB edizioni, si è optato per il titolo “Puglia Folk, tra miti e leggende”.

Ci dica brevemente cosa è possibile leggere all'interno della pubblicazione.

Come già accennato il tema principale è il folklore pugliese, quindi leggende relative a castelli infestati, fantasmi e spiriti inquieti, simbolismi esoterici, demoni, folletti, fate e persino streghe e stregoni. Ovviamente il tutto è trattato con metodica, non si tratta solo di reperire la leggenda e di pubblicarla nel libro, dietro di essa si sviluppa uno studio che, a volte, mi ha portato ad appostamenti notturni al fine di cercare di verificare la specifica testimonianza, e non sono mancate certo le sorprese, come potrete leggere nella pubblicazione. Ci sono anche descrizioni di riti religiosi millenari, che si ergono su concezioni cristiane intrise di antiche usanze pagane. Queste danno origine a spettacoli mozza fiato in perfetto equilibrio tra il sacro e il profano. Ovviamente c'è tanto altro nel libro ma non voglio anticipare oltre per non privare il lettore del gusto stesso della lettura.

Perché comprare il suo libro?

Io lo comprerei e come, anzi le dirò di più, l'ho scritto proprio perché in vendita ho trovato ben poco sull'argomento, a parte altri miei lavori letterari precedenti che però seguono filoni di studio leggermente differenti. L'ho scritto in modo tale da creare un volume piccolo ma completo, semplice ma allo stesso tempo ricercato, in modo tale da poter accontentare sia i fanciulli curiosi che gli studiosi più esperti. Lo comprerei perché non è il solito libro, anzi, è un libro insolito in tutti i sensi, dal tema trattato al formato di stampa scelto, facilmente trasportabile anche in borsa.

Bene, ringraziando ancora Mario Contino per aver partecipato a questa nostra intervista, non possiamo che augurarci che lo scopo principale del suo lavoro letterario possa in fine attuarsi, ossia che le antiche tradizioni pugliesi possano rivivere e trovare nuovamente il giusto rispetto in una società che tende a dimenticare troppo rapidamente le proprie, sane, origini.

'Giornata della Memoria', i papaveri rossi al 'Salvemini' di Alessano


di VALERIA BISANTI - Per edificare il senso di cittadinanza e spronare gli studenti a un uso consapevole della memoria, intesa come costruzione critica del passato in grado di fornire significative chiavi di lettura del presente, diverse e articolate sono le iniziative che l’IISS “G. Salvemini” di Alessano, seguendo le direttive del MIUR, ha progettato per coinvolgere gli studenti: incontri, conferenze con testimoni, condivisione di percorsi con associazioni del territorio con lo scopo di valorizzare il ruolo della memoria come fattore decisivo nella costruzione dell’identità personale e collettiva.
 
“Solo così è possibile - dichiara il Dirigente scolastico, prof.ssa Chiara Vantaggiato - formare cittadini educati al pensiero critico, alla complessità e non studenti-cittadini iperconnessi, ignari del passato e concentrati solo sul presente”.
 
In particolare, come ogni anno, la scuola ha aderito al progetto “Treno della Memoria” organizzato dall’associazione “Terra del Fuoco”, affinché la visita ai luoghi dell’orrore nazista diventi occasione per i 28 ragazzi che sono in viaggio dal 18 al 26 gennaio, di sviluppare concrete e personali esperienze di conoscenza e riflessione.
 
Per i ragazzi delle classi quinte, invece, il 26 gennaio, per il progetto curato da me, “Dialoghi d’autore”, in collaborazione con la Libreria Idrusa di Alessano, e con il patrocinio del Comune di Alessano, alle ore 9,30, presso l’Aula Magna dell’Istituto, ci sarà la presentazione del libro dello storico Paolo Wieczorek “Rossi papaveri a Montecassino” (Manni editore), Lecce.
 
Una vicenda, quella narrata dell’autore, particolarmente significativa per gli studenti del nostro territorio perché ricostruisce un pezzo di storia del Salento che si intreccia con gli avvenimenti epici della battaglia di Montecassino, costata la vita a centinaia di polacchi.
 
Tra i sopravvissuti, anche molti di coloro che scelsero di vivere nel Salento.

Il libro, attraverso le piccole storie familiari, tra cui quella dell'autore, restituisce la storia della grande guerra. “Sentirsi sia italiano che polacco mi ha indotto a raccontare questa storia”, spiega Paolo Wieczorek, salentino trapiantato da anni a Padova.
 
Alcune classi, inoltre, parteciperanno, insieme ad altre scuole del Capo di Leuca, sabato 2 Febbraio alle ore 9,00 presso l’Hotel Terminal, all’iniziativa promossa dalla Pro Loco di Leuca “Tutti i nomi dello sterminio” con un intervento dal titolo “Antisemitismo ieri e oggi”. La finalità sottesa a queste iniziative è educare alla memoria critica per far crescere la pace e far crollare il muro dell’indifferenza. 

Drefgold: le date del suo nuovo tour

MILANO - Sulla scia del grande successo dell’uscita del suo primo album “Kanaglia”e della prima parte del tour si aggiungono nuove date all’esplosivo “Kanaglia tour” del rapperDrefgold, tour che lo vedrà protagonista nei principali club della penisola italiana per tutta la stagione invernale. Il “Kanaglia tour” si arricchisce di altre otto imperdibili date dal vivo approdando a Padova il 3 Febbraio, Torino l’8 Febbraio, Ravenna il 17 Febbraio, Napoli il 22 Febbraio, Brescia il 23 Febbraio, Potenza il 9 Marzo, Lucca il 23 Marzo e Lugano il 30 Marzo.

Considerato come uno dei migliori rapper della nuova generazione Elia Specolizzi, in arte DrefGold, è un vero e proprio fenomeno musicale con quasi mezzo milione di follower solo su Instagram. Tutte le undici canzoni contenute nel suo nuovo album, "Kanaglia” sono state prodotte da uno dei migliori producer della scena odierna: Daves the Kid.

Durante il “Kanaglia tour”, il rapper proporrà dal vivo tutti i brani tratti dall’ultimo album che ha esordito direttamente in top 3 della classifica ufficiale FIMI con eccellenti performance di vendita sia per il mercato fisico che digitale, senza dimenticare i maggiori successi che hanno segnato definitivamente l’inizio della sua carriera. Da “Boss”, brano il cui video sfiora 8 milioni di views sulla rete, a “Occupato”, non mancherà’ inoltre occasione di ascoltare dal vivo anche “Wave”, singolo impreziosito dal feat con la “rockstar” Sfera Ebbasta.

Questa collaborazione nasce dall’ingresso del giovane artista nell’etichetta fondata dallo stesso Sfera e Charlie Charles, la BillionHeadz Music Group. Poliedrico e trasversale Drefgold in questa nuova e grande avventura live interamente da solista sarà pronto a stupire i suoi fan con la grande energia che lo ha sempre contraddistinto sul palco. Durante l’intero tour ad accompagnarlo sul palco sarà il dj Tooda, al secolo Antonio Pezzella.

Le prevendite per le nuove date del “Kanaglia tour” sono disponibili sui canali di Thaurus Music o acquistabili direttamente in loco. L’intero tour è ideato e organizzato daThaurus Live, nota agenzia di booking e management di riferimento nel panorama rap italiano.

PROSSIME DATE DEL “KANAGLIA TOUR”:
21/01 Zurigo, Komplex 457
26/01 Bologna, KinderGarten
02/02 Milano, Magazzini Generali
03/02 Padova, Storya - Dj set
8/02 Torino, Vogue - Dj set
17/02 Ravenna, Kojak
22 /02 Napoli, Duel Beat
23/02 Brescia, Number one – Dj set
09/03 Potenza, Basilikos
23/03 Lucca, Kuku disco – Dj set
30/03 Lugano, Vanilla Club – Dj set

Carnevale di Putignano: ai nastri di partenza la 625ma edizione

PUTIGNANO (BA) - Ai nastri di partenza la 625ª edizione del Carnevale di Putignano, il più lungo e longevo d'Europa che inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale. Come da tradizione i sette carri allegorici usciranno dai capannoni la mattina del primo Corso Mascherato (17 febbraio - ore 15.30) per essere ultimati dalle sapienti mani dei carristi e raggiungere il corso principale e mostrarsi al pubblico in tutta la loro maestosità, insieme a maschere di carattere e gruppi mascherati.

Le sfilate dei Giganti di Cartapesta sono in programma poi il 24 febbraio e il 3 marzo alle ore 15.30 e il 5 marzo alle 19.00. Sapienza, estro, passione e determinazione, sono le qualità che consentono ai maestri d'arte di lavorare la carta e le loro opere, da sempre in grado di far innamorare e divertire anziani e bambini.

Satira e libertà è il tema scelto per questa edizione dalla Fondazione Carnevale di Putignano e a cui i Maestri si sono ispirati per la realizzazione delle loro macchine spettacolari. Da sempre considerato una delle eccellenze pugliesi, il Carnevale di Putignano è una vera e propria grande festa invernale a cui ogni anno partecipano migliaia di persone. Una interruzione della vita quotidiana ordinaria con le sue regole e i suoi ritmi, per un'immersione nella follia intesa come ribaltamento di regole, ruoli, luoghi comuni, punti di vista, nello stravolgimento di ogni idea e teoria.

Ad aprire la sfilata però non può che esserci il passaggio di Farinella, la maschera simbolo del Carnevale di Putignano. Ideata negli anni Cinquanta dal grafico Domenico Castellano, Farinella prende il nome da uno sfarinato di orzo e ceci abbrustoliti pestati in un mortaio di pietra tipico della gastronomia locale. La farinella, in dialetto “a povl” (la polvere), insieme ai fichi secchi era infatti il pasto consumato dai contadini impegnati nel lavoro della terra. Un pasto frugale che simboleggiava la condizione di povertà dei tempi antichi. La farinella era presente anche sulle tavole dei signori, degli artigiani e dei commercianti come accompagnamento ad altre pietanze. Ancora oggi è consuetudine consumarla insieme al sugo.

Ma il programma di eventi a Putignano inizia ben prima della prima sfilata. Come di consueto il 2 febbraio, giorno della Candelora, la presentazione di Gesù al tempio con la benedizione delle candele, ci sarà il tradizionale appuntamento con la Festa dell'Orso: si tratta di uno degli appuntamenti tipici della tradizione carnascialesca putignanese, insieme alla Festa delle Propaggini e al Funerale del Carnevale. Gli ultimi minuti di festa sono scanditi dal ritmo dei 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni, tra balli, un bicchiere di vino e un piatto di pasta.

Un'occasione all'insegna del divertimento, dell'allegria e delle risate. Perché si sa, "chi ride vive di più". Il Carnevale è pronto a sfilare. Che la festa abbia inizio!

I dettagli e le novità verranno svelate in conferenza stampa nei prossimi giorni.

Nel Gioco del Jazz: al Forma di Bari la compagnia 'Flamenco Nuevo'

BARI - Secondo appuntamento del 2019 della decima Rassegna dell’Associazione musicale ‘Nel Gioco del Jazz’ con un concerto fuori abbonamento domani, giovedì 24 gennaio. Alle 21,00 sul palco del Teatro Forma a Bari si esibirà la Compagnia Flamenco Nuevo diretta da Dario Carbonelli. La Compagnia nasce dalla volontà di creare un gruppo di lavoro che rappresenti il flamenco nella sua forma più completa e rispettosa della tradizione, ma con uno sguardo all'evoluzione del linguaggio artistico.

La prima produzione, dal titolo “Fantasia Flamenca”, rappresenta vari palos (stili) del flamenco con un passaggio dalla forma più profonda (Seguiriya) a quella più leggera (Alegrias, Tango) per arrivare allo stile di provenienza latino americana (Guajira).

La musica dal vivo rende lo spettacolo ricco di colori ed armonie che trasportano lo spettatore nel vivo delle atmosfere tipiche della terra andalusa.

Il fondatore Dario Carbonelli, figlio d’arte, si avvicina allo studio della danza da giovanissimo, frequentando l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, dove, completati gli anni di studio, si diploma in qualità di insegnante di danza classica. Durante gli studi accademici si avvicina al baile flamenco sotto la guida di Isabel Fernández Carrillo, della cui compagnia diventa ben presto solista.

Inizia a studiare presso l’Accademia “Amor de Dios” di Madrid, sotto la guida di maestri di chiara fama quali Manolete, Cristóbal Reyes, Antonio Reyes, Elena Santoja, Kelian Jimenez. Nel 1998 fonda il gruppo "FlamencoVivo" con cui partecipa a numerosi festival (Riccione, Rapallo, Campobasso, Anguillara, Catanzaro, Ostia Lido, Mazzara del Vallo. Nell'estate del '98 collabora con Denis Ganio alla messa in scena di «Aspettando Godot» portato in tournée in varie piazze.

Dal settembre 2002 vive tra Roma e Siviglia, dove, nel febbraio 2003, entra a far parte della nuova “Compañía Flamenca di Javier Cruz”, e contemporaneamente, frequenta le classi di flamenco di  Úrsula López, Ramón Martinez, Rocío Márquez, Pilar Ortega, Alicia Márquez e Soraya Clavijo. Nel 2009 torna all’attività di coreografo e bailaor con la compagnia “FlamencoVivo”, di cui è fondatore, con la quale, dopo aver partecipato allo spettacolo “Flamenco Tango Jazz”, per il Teatro Greco di Roma, crea lo spettacolo Encuentro (2009) e poi Vente Conmigo (2010).

Nel dicembre 2011 viene chiamato a partecipare alla messa in scena dell’opera lirica Carmen di Bizet, per la regia del premio oscar Gianni Quaranta, in qualità di primo ballerino solista e coreografo della parte flamenca presso la Royal Opera House di Muscat (Oman).

 Nell’ottobre 2015 apre a Roma la propria scuola “Spazio Flamenco”.

Ospite della Compagnia Flamenco Nuevo sarà Cristina Benitez. Nata a Barcellona nel 1978, si avvicina alla danza già da piccolissima. Comincia gli studi di danza e coreografia con specializzazione “Flamenco” presso l’Accademia Superiore di Danza “Istituto del Teatro” di Barcellona. Numerose sono le sue esperienze professionali tra cui come ballerina nella compagnia “Carmen Cortes”, come prima danzatrice nel Teatro “Opera House” al Cairo e nel film “Iberia” di Carlos Saura. Attualmente lavora insieme a Lucas Ortega e Manuel Montero nello spettacolo “La Vida al Viento”.

Costo biglietto: 30,00 euro settore “A” – 20,00 euro settore “B”

Il prossimo appuntamento con l’Associazione musicale ‘Nel Gioco del Jazz’ è domenica 24 febbraio, alle 21,00 sempre al Teatro Forma a Bari con il cantante belga David Linx.

Per aggiornarsi su tutti gli eventi dell’Associazione è possibile scaricare l’APP dal sito ufficiale, www.nelgiocodeljazz.it, Google Store, Facebook e da tutti i dispositivi tablet, smartphone e iphone.

Biglietti in vendita presso CENTRO MUSICA – C.so Vitt. Emanuele 165 – Bari - tel. 0805211777, botteghino Teatro Forma (dalle 10,00 alle 18,00) o chiamando l’Associazione “Nel Gioco del Jazz” al 3389031130 o scrivendo ad info@nelgiocodeljazz.it.

Unesco: Lino Banfi nominato rappresentante italiano

ROMA - Il comico pugliese Lino Banfi sarà nominato dal governo italiano rappresentante del nostro Paese nella commissione italiana per l 'Unesco. "Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell'Unesco", scherza Luigi Di Maio nel presentare, alla convention M5s sul reddito di cittadinanza, il noto attore.  "Voglio portare un sorriso ovunque", ha detto Banfi.

Il comico di Canosa scherza anche durante la conferenza stampa: "Ora Luigi ha chiarificheto la mia presenza...". Non rinuncia al suo classico stile pugliese, che ha fatto la sua fortuna in tanti anni, il comicovip d'onore all'evento M5s sul reddito di cittadinanza.

"È una carica bellissima - ha evidenziato riferendosi alla sua nomina dal Governo per rappresentare il nostro Paese nella commissione Italiana per l'Unesco - Voglio portare un sorriso; le commissioni sono fatte con persone plurilaureate.. ma io voglio portare un sorriso ovunque. Il mio sogno è di vedere sorridere anche mentre si fa politica".

Banfi ha ricordato quando ha conosciuto Di Maio : "Questo ragazzo mi disse che sapeva tutti i miei film e mi disse interrogami ... e poi si presentò al mio ristorante per il mio compleanno con un mazzetto di fiori. Luigi ha 32 anni ma quando parla con Salvini e Conte ne ha 55.. non so come fa".  Poi, prosegue: "Non ti chiedo niente per chi voti, mi disse, ma io ti adoro perché hai fatto ridere 3 generazioni.. Ora abbiamo fatto 5 minuti faceti.. adesso parlate di cose serie".

Il dialetto martinese nei versi di Antonio Martino Fumarola

di VITTORIO POLITO - Il termine “dialetto”, oltre a non essere gradevolmente accettato è anche considerato, erroneamente, di valore inferiore rispetto alla “lingua”, ma l’Italia ha il privilegio di essere il paese più frazionato dai dialetti e quindi dimostra la ricchezza delle sue parlate e le sue numerose risorse, che li valorizza, tenendo conto che l’italiano stesso era un dialetto, un dialetto toscano che “ha fatto carriera”, diffondendosi attraverso la letteratura.

Oggi parliamo del tascabile di Antonio Martino Fumarola “La mia terra, la sua parlata” (Vitale Edizioni), una raccolta di poesie scritte in dialetto di Martina Franca o “martinese” che dimostra il suo appassionato amore per la sua terra e il suo dialetto.

Va detto che ogni pubblicazione dedicata al dialetto è un contributo alla salvaguardia ed alla sua conservazione dello stesso e Fumarola, da sempre assertore dell’importanza del mantenimento “in vita” dei dialetti come lingua fondante delle comunità locali, si è cimentato a pubblicare i suoi versi, dopo aver anche pubblicato “1000 Proverbi e Detti Martinesi” (in dialetto e in lingua). Dal 2008 organizza concorsi di poesia vernacolare e manifestazioni pubbliche, finalizzati al rilancio, alla conservazione e diffusione della lingua martinese.

L’agile volumetto di cui parliamo, si avvale della prefazione di Teresa Gentile, giornalista, scrittrice, poetessa e animatrice del Salotto Culturale “Palazzo Recupero” di Martina Franca, che scrive della “gradevole forma poetica e ricorrendo a riflessioni che possano continuare ad essere puro distillato di saggezza incastonato tra schegge di ieri e di oggi. Una storia di martinesità intessuta da operosità, fede e solidarietà e da quella mirabile dignità che contraddistingue non le persone fragili ma gli eroi del quotidiano”.

Michele Galiano, psicoterapeuta, che firma la postfazione, scrive che nella lettura dell’opera di Fumarola emerge “un elemento del suo stile narrativo, frutto di una profonda ricerca filologica e storico-culturale”.

Tutte le liriche sono tradotte anche in lingua, mentre il dialetto si rivela capace di aprire nuovi orizzonti sulle vere origini di Martina Franca e sugli influssi latini delle dominazioni spagnole, francesi ed arabe, riscontrabili in alcuni termini lessicali.

Il libretto riporta anche alcune note grammaticali e l’uso dei segni grafici utilizzati.

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