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Banksy e la mercificazione dell'arte

di CRISTINA ANTIFORA - Probabilmente il più controverso artista di strada al mondo, Banksy ha sviluppato un'intera cultura artistica. L'arte di Banksy può influenzare qualsiasi luogo in qualsiasi momento. La sua abilità artistica risiede nella sua capacità di usare umorismo e arguzia per ingannare gli spettatori nel contemplare la gravità soggiacente dei suoi messaggi sul capitalismo, la pubblicità, la politica e l'umanità. È proprio questo senso dell'innocente capriccio unito a verità audaci e abbaglianti sui nostri tempi che lo portano a svolgere un ruolo di potente mediatore sociale sotto l'apparenza dell'arte di strada.

A causa dell'impermanenza della tela scelta da Banksy, ovvero la strada e i luoghi pubblici improvvisati, rimane fedele alla filosofia della “guerrilla art”, poiché la mercificazione dell'arte è un modo definito blasfemo per convalidare un artista all'interno di uno specifico settore sociale o mercato. L'anonimato è stato il modus operandi di Banksy, in gran parte perché rimuove lo status di artista come celebrità e invece si concentra sull'opera d'arte. Permette anche la libertà di raccontare la propria verità, impenitente senza riguardo per le conseguenze.

Il lavoro di Banksy continua a sollevare interrogativi in ambito sociale sulle linee dell’ arte pubblica; Il fenomeno d’aperture delle mostre non autorizzate è in larga espansione e a tal proposito lo stesso artista ha pubblicato uno screenshot riguardante una conversazione privata con un suo fan. Si evince che fosse lo stesso Banksy ad essere ignaro di quello che stesse accadendo. Conoscendo il suo modus operandi, è giusto che la sua arte venga “mercificata”? Al lettore l’ardua sentenza.

'La Scelta', il nuovo romanzo di Morgane Mentil

MILANO - La Scelta è un paranormal romance che trascende i confini del genere fantasy di appartenenza per raccontare una storia che ha tratti distopici, che condivide aspetti del thriller poliziesco, che ha i ritmi serrati di un romanzo d’avventura e che riesce a far riflettere sull’uomo e sul suo legame con la spiritualità. Morgane Mentil narra una vicenda dai risvolti apocalittici ambientata in una Milano sconvolta da fenomeni inspiegabili che si riflettono in un disordine planetario, e al contempo racconta dell’incredibile forza degli esseri umani, della potenza dell’amore e del sacrificio e dell’importanza del libero arbitrio.

Morgane Mentil parla dell’imprevedibilità della vita, di lotte fratricide, di un amore all’apparenza impossibile, di libero arbitrio e di riscatto nel suo romanzo La Scelta. Il pianeta Terra è sconvolto da disastri inspiegabili che colpiscono senza una logica; una giovane giornalista, Sarah Terenzi, supera le sue paure e cerca di trovare un senso al mistero che avvolge queste tragedie. Durante le sue indagini si imbatte in un affascinante uomo in nero che sembra essere sempre presente nei luoghi dei disastri: sfuggente e dalla personalità incline alla rabbia, l’uomo le salva la vita e da quel momento ritrovarlo diventa lo scopo primario di Sarah, al pari di comprendere cosa sta causando morte e distruzione al suo mondo. La protagonista di questo avvincente romanzo è l’espressione più autentica della forza dell’essere umano, che pur se fragile sa rialzarsi anche nelle situazioni più difficili, e non smette mai di combattere per ciò che è davvero importante.

Gli altri personaggi dell’opera, Mita e i suoi fratelli Cory e Ruvo, rappresentano invece le sfumature che rendono labili i confini tra il bene e il male, tra la luce e l’oscurità. Per poter essere immortali e invincibili essi si devono nutrire della rabbia, del dolore e della paura degli esseri umani, ma nel corso della vicenda dovranno fare loro stessi i conti con le emozioni umane che li avvincono e li sconvolgono. Il titolo del romanzo fa riferimento alle scelte che ognuno di loro dovrà attuare, e che avranno ricadute sugli altri; scelte cruciali in cui emergerà la vera anima di creature umane e soprannaturali, costrette a decidere tra vita e morte, tra sé stessi e il bene comune, tra amore e solitudine. Nel dualismo che è il cuore pulsante dell’opera, si mette in scena l’incontro e lo scontro tra realtà all’apparenza inconciliabili, che trovano nella lotta a un nemico comune il coraggio di connettersi e di accettarsi. 

L’accettazione del diverso diventa così punto fondamentale in un romanzo fantasy che parla alla contemporaneità e alle sue complessità; La Scelta offre quindi un attento sguardo sulle dinamiche interpersonali e sulla natura a volte controversa dell’animo umano. Se è vero che non può esserci luce se non c’è oscurità, è altrettanto vero che è nell’incontro tra le due sfumature che si ha la verità, in quella zona grigia a volte incomprensibile: Sarah alla fine lo accetta, va oltre la concezione manichea della vita e l’autrice stessa cerca attraverso la sua opera di illuminare le zone oscure e di dare ombra alla luce più accecante. “La luce. Lui voleva la luce. Tu eri la sua luce. Il bene e il male. Il giorno e la notte. Voi due, insieme, eravate completi. E così lui è cambiato. È diventato più luminoso. E tu hai accettato la sua oscurità. Un equilibrio perfetto”. 


TRAMA. Milano, giorni nostri. La città è colpita da improvvise esplosioni. In una di queste resta coinvolta Sarah Terenzi che per miracolo sopravvive. Da quel momento la vita della giovane giornalista cambia. E non solo la sua. Le distruzioni si moltiplicano investendo l’intero Pianeta – dal Brasile alla Cina, dagli Stati Uniti all’Italia – e quel che sembrava un piano ben congegnato da una cellula terroristica assume i contorni di una devastazione su scala mondiale mai vista prima. Al fianco della ragazza, l’amico ed ex-fidanzato Michele Fontini, giornalista ambizioso e con la propensione a cacciarsi nei guai, e il suo cameraman Andrea. Scoprire la verità non è cosa semplice ma Sarah ha un asso nella manica: nel parco cittadino in cui si sono verificati i primi attacchi nota un uomo che porta in salvo molte vittime e si scontra con un altro, un tipo strano, cupo e accigliato, di cui presto si dimentica. Di lì a invaghirsi dell’eroe sconosciuto il passo è breve: scovare quel tizio diventa per Sarah un’ossessione, come comprendere chi si nasconde dietro gesti apocalittici che paiono compiuti da folli terroristi. Salvata anche lei dalle braccia e dal corpo di questo semidio un po’ scontroso, tenta di approcciarlo, ma viene cacciata in malo modo. La giovane però non si arrende e quando sembra che il fato abbia soltanto tirato un brutto scherzo, ecco rispuntare quel fantasma sfuggente in tutta la sua statuaria bellezza, intenzionato a fare amicizia con lei. L’uomo misterioso, custode di segreti ben oltre l’immaginabile, non ha calcolato l’amore per Sarah e, incastrato fra un padre padrone e un’accesa faida tra fratelli, dovrà fare i conti con il ruolo cruciale ricoperto in famiglia, la missione più che straordinaria sulla Terra e una coscienza per troppo tempo ignorata. Sia lui, sia Sarah dovranno scegliere tra il cuore e la ragione, la morte e la vita, il buio e la luce, senza per questo abbandonare a sé stessa l’intera Umanità.

Morgane Mentil ama la narrativa distopica, il filone thriller-giallo-poliziesco, le storie horror, i fantasy, ma è comunque aperta ai vari generi letterari. Interessata a cinema e serie TV, è cresciuta ascoltando in famiglia la musica jazz, i cori spirituals e il rock anni cinquanta e sessanta. È un’insegnante di yoga e ballerina di flamenco. Scrive regolarmente di letteratura sul suo sito internet. Nel 2018 è stata promotrice del contest creativo Instagram #leggoemergentiperché, un concorso avente per oggetto la sensibilizzazione del pubblico alla lettura di autori emergenti o auto pubblicati. La Scelta è il suo primo romanzo.

Sanremo: 49,5% di ascolti nella prima serata

(ANSA)
ROMA - Partenza boom per la 69ma edizione di Sanremo. Sono stati quasi 10,1 milioni gli spettatori della prima serata del Festival, con uno share del 49,5%. Per la Rai si tratta di un "grande successo", considerando che rispetto allo scorso anno questa volta non c'è stata la partenza con un "traino" forte come quello rappresentato nel 2018 dallo start con Fiorello che annunciava l'entrata in scena di Claudio Baglioni.

Anna Falchi (intervista): "Sono partita con una valigia di sogni e desideri, con tanta energia"

di EDOARDO GIACOVAZZO - La protagonista dello spazio dedicato alle interviste del Giornale di Puglia è Anna Falchi. All'anagrafe Anna Kristiina Palomäki Falchi, è nata a Tampere in Finlandia e nella sua carriera si è distinta sia nei panni dell'attrice che della conduttrice televisiva e di modella.

Nella sua vita, con la sua forte personalità, ha collezionato e realizzato tantissimi successi nel mondo del cinema, del teatro e nella tv, divenendo uno dei maggiori sex symbol femminili italiani degli ultimi anni.

D. Com'è iniziato il tuo percorso, la tua storia?

R. Bisogna andare nella preistoria. Sono partita con la valigia di sogni, di desideri e con tanta energia. Ricomincerei sempre la mia vita, la mia carriera perché le esperienze più belle sono quelle all'inizio, le prime soddisfazioni, i provini vinti, i primi lavori, i primi ingaggi, gli incontri e quindi, solo questo qua, non per essere più giovane, ma per quel tipo di spensieratezza con cui, comunque, si iniziava il percorso della vita perché, comunque, ero giovanissima, e quindi con questa spensieratezza qua. Ho fatto un po’ di tutto, ero pronta praticamente a tutto.

D. Hai qualche episodio in particolare che ci vuoi raccontare tra le tue esperienze?

R. Ho fatto un concorso di modelle in concomitanza a un cambiamento di casa, da Misano Adriatico dove vivevo a Pesaro, e mia madre mi iscrisse a un corso di portamento, per socializzare, e li ho conosciuto una ex modella che mi disse che avevo le caratteristiche per poter lavorare a Milano. Da lì, nel tempo libero, ho iniziato a fare scatti per giornali e di riviste nei week mentre studiavo. Ci fu un'agenzia di moda di Milano, pronta a selezionare delle ragazze, e poi sono stata scelta. Avevo un carattere forte, sono stata intraprendente. Mi ricordo, quando andavo a fare i casting, che c'erano Charlize Theron e Sharon Stone nella stessa agenzia che facevano i casting a Milano e spesso ci portavano i driver. Ho condiviso questa esperienza di modella anche con loro. È una cosa che non avevo mai raccontato. Mentre mia mamma metteva a posto delle cose, ho ritrovato tantissime foto. Mi ricordo, un San Valentino, un mio servizio fotografico per un giornale femminile che si chiamava Annabella, con un bambino. Ho avuto l'esperienza di lavorare con baby model, ed erano terribili come lo erano i bambini. C'era questo bambino ed io dicevo "quando io avrò un figlio, non farò mai la modella".

D. Quale emozione ti ha spinto nella tua carriera? 

R. Rendermi indipendente, avere i soldi in tasca e decidere di fare quello che volevo, di lavorare fin da giovanissima non potendo più studiare per motivi familiari. Non per diventare famosa, ma per lavorare. Ho avuto la fortuna di conoscere persone importanti che hanno creduto in me. Ultimamente ho ricevuto anche un premio alla carriera di cinema, che è stata breve. Ho fatto poche cose. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri del cinema che saranno sempre nella memoria di tutti, da Federico Fellini, che è stato il primo a credere in me, a Marco Risi, Dino Risi, a Carlo Rizzani, fino ad arrivare a Carlo Vanzina. Sono fiera ed orgogliosa di aver avuto questi incontri che tanto mi hanno dato. La popolarità è venuta di più con la televisione, ma lo è ancora oggi, col tutto che ci sono tante altre alternative nelle case degli italiani. Ancora oggi la televisione è più generalista, è quella che entra nell'immaginario collettivo, che tutti vedono, dove tutti mi riconoscono. In televisione sono venuta a contatto col grande Pippo Baudo, è stato un incontro speciale.

D. Qual è l'esperienza più bella che ti ha segnato?

R. Sicuramente lo spot con Federico Fellini, quello mi sembrava davvero incredibile di lavorare con un mostro sacro come lui, poi il fatto di venire dalla provincia di Rimini come lui, rimasi molto sorpresa che avesse scelto me, mi sembrava di vivere un sogno, lui riteneva di avermi incontrata in un suo sogno, disse "ho sognato proprio te". Per me era un sogno che si realizzava. Quello sicuramente di più, perché era un set così importante con Paolo Villaggio, con cui ho fatto poi, qualche anno dopo, anche un film da protagonista "Palla di neve" con Maurizio Nichetti, Monica Bellucci, Alessandro Haber, un cast di tutto rispetto. Mi hanno dato questa opportunità, come prima esperienza è di quelle che ti fanno tremare le gambe, ti facevano venire le farfalline nello stomaco.

D. Che progetti stai portando avanti attualmente?

R. "Anna e i suoi fornelli", sono molto contenta di questo, è una scommessa vinta e ringrazio il direttore di Telenorba, Antonio Azzalini, che proprio mi ha cucito addosso un programma che ha realizzato lui, iniziato come una prova e poi andato benissimo, oggi come oggi va in onda dall'Emilia Romagna alla Sicilia, oltre che la Puglia quasi in tutt'Italia, abbiamo rotto il muro della regionalità.

D. Progetti futuri? Hai qualcosa da svelarci in anticipo?

R. Sinceramente no. In divenire. È impossibile programmare prima.

ph credits: 'Anna Falchi' Facebook 

SOCIAL: 
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https://www.instagram.com/annafalchi22/

Sanremo: standing ovation per Andrea Bocelli

(ANSA)
SANREMO - Partenza altamente spettacolare per l'edizione n.69 di Sanremo. Claudio Baglioni, Claudio Bisio e Virginia Raffaele compaiono sul trampolino, fulcro della scenografia, e cantano insieme Via, hit del direttore artistico, mentre sul palco dell'Ariston si scatenano i ballerini che hanno accompagnato Baglioni nel tour Al centro.

"Siamo qui per vivere una nuova avventura con energia, euforia, poesia, per un cammino lungo da qui fino a sabato che ci porti verso la meta dell'armonia, che è il senso di questo avvenimento. L'armonia, principio fondamentale della musica, è un percorso verso la bellezza, non è una condizione di partenza, ma di arrivo, a volte difficile, è un traguardo, un percorso che consiste nel collegare elementi e significati diversi lontani, opposti, come nel simbolo yin e yang che ispira il numero 69", dichiara Baglioni.

(ANSA)
"Andremo là dove ancora non sappiamo - conclude Baglioni - ecco perché mi sono definito dirottatore artistico. Auguro buon viaggio a tutti, tutti insieme". Poi si passa al regolamento e a Virginia, veterana dell'Ariston ma al debutto da conduttrice, esorcizza il fantasma degli errori con la prima papera, salutata con simpatia da Baglioni e Bisio.

Standing ovation come 25 anni fa per Andrea Bocelli, quando il tenore vinse Sanremo Giovani con Il mare calmo della sera. E stasera emoziona l'Ariston riproponendo il pezzo - che esalta anche l'orchestra - in duetto con Claudio Baglioni. Al piano, il chiodo nero che indossava allora e che poi cede al figlio Matteo: "Non è un passaggio di testimone - dice Bocelli al figlio - ma è un augurio".

Ospiti della prima serata, oltre a Bocelli, anche Giorgia e Pierfrancesco Favino, che torna dopo il successo dello scorso anno ed è protagonista di una performance con Virginia Raffaele. Claudio Santamaria è il quarto componente del Quartetto Cetra con Baglioni, Bisio, Raffaele.

Arte: 'Van Gogh Alive – The Experience' prolunga la sua permanenza a Bari


BARI - A due mesi dall'inaugurazione la mostra Van Gogh Alive – The Experience continua ad attirare visitatori e appassionati d'arte, che arrivano da ogni parte del Meridione e riempiono le sale del rinnovato Teatro Margherita. Dopo aver superato le 50.000 presenze e al fine di soddisfare le richieste del pubblico, la mostra prolungherà la sua permanenza a Bari e proseguirà per le prossime settimane. Vengono anche modificati gli orari di apertura nei giorni dal lunedì al giovedì, quando l'accesso sarà consentito dalle 9.00 alle 21.00, mentre si conferma l'orario dalle 9 alle 22 nelle giornate di venerdì, sabato e domenica (ultimo ingresso un'ora prima dell'orario di chiusura).

Van Gogh Alive – The Experience è una mostra prodotta da Cube Comunicazione e Time 4 Fun. L'evento ha ricevuto il patrocinio dell'Assessorato all'industria turistica e culturale della Regione Puglia ed il Comune di Bari ed ha ricevuto il sostegno di Auriga, Banca Popolare di Bari, Primiceri, Nuova Orsud e AN-Light. Grazie all'utilizzo di 50 proiettori ad alta definizione, una grafica multi-canale e un suono surround, Van Gogh Alive – The Experience si propone come una mostra mirata a creare uno dei più coinvolgenti ambienti multi-screen al mondo, arricchito inoltre dalla eccezionale colonna sonora creata con le musiche di Vivaldi, Lalo, Schubert, Bach, Saint-Saëns, Debussy, Tchaikowskij e Handel).

I biglietti sono disponibili ai seguenti costi: 14 euro per il ticket intero, 12 euro per gli studenti universitari, i visitatori over 65 e i diversamente abili, 8 euro per i ragazzi dai 6 ai 12 anni, ingresso gratuito per i minori di 6 anni accompagnati da un familiare.

Per informazioni e prenotazioni: www.vangoghbari.com

Libri: 'E tutto divenne luna', e follia


di FRANCESCO GRECO - Sapevate che c’è carenza di storie di Natale e che le riviste le cercano disperatamente? Che Babbo Natale è un ciccione inventato da una multinazionale delle bevande? Che, se non bastasse, forse è pure pedofilo? Che la festa altro non è che una “possente campagna pubblicitaria”, “un omaggio collettivo al vitello d’oro”?

E sapevate che il desiderio di paternità può portare un uomo a scambiare una bambola per una figlia, accudita come tale da un uomo incontrato sul treno che sta andando in ospedale (“i medici mi hanno detto che dovranno squartarmi”) e che la consegna allo scrittore “almeno per uno o due mesi”? 

Georgi Gospidonov (bulgaro del 1968) è forse il figlio che Emile A. Cioran avrebbe voluto avere. Stesso gusto per il paradosso amaro, al di là di ogni illusione e disincanto. Nel dna di chi è nato o ha vissuto in un regime comunista. Che nel surreale ha trovato una password per sopravvivere, o quanto meno non finire nella follia e nello smarrimento di se stessi.
 
“E tutto divenne luna”, Edizioni Voland, Roma 2018, pp. 144, euro 16, 00, collana Sirin (postazione di Giuseppe Dell’Agata, bella cover di Marco Meniero), allinea 19 racconti sublimi, di uno scrittore che può essere considerato un maestro di stile. 
 
La sua prosa “frammentaria, intertestuale e moderatamente postmoderna” (Dell’Agata) è quanto di più innovativo e diremmo anche rivoluzionario si muove nell’Est europeo che cerca mentalmente di fuoruscire dal comunismo, col rischio di sprofondare in una palude ancora più infida: i populismi e i sovranismi, facili da vendere (un po’ come Babbo Natale), soprattutto se per lungo tempo ci si è abituati alla negazione della democrazia, alla sua sciatta finzione, ma che forse ne rappresentano l’ontologico proseguimento, stessa chiusura culturale e politica, oltre che dominio sulle menti grazie a big data e algoritmi.
 
Il sole che illanguidisce la sua forza, mentre “Il gatto si è rintanato da qualche parte. Anche lui lo sa. Fuori la gente sta sprecando gli ultimi minuti di sole”. Quel che ci resta da vivere (“8 minuti e 19 secondi”, il racconto che apre la raccolta), cos’è se non un ammonimento, una cruda, livida allegoria, la metafora di quel che ci attende, se continuiamo a fuggire da ogni responsabilità, facendoci lavare la mente dagli astuti maghi del marketing, cinici profeti del nulla?

Baglioni: "Non sarà un festival politico"

(ANSA)
SANREMO - Domani non si aprirà un Festival di Sanremo improntato sulla politica. Ad assicurarlo lo stesso conduttore, Claudio Baglioni: "non è un Festival politico..a meno che non accadano a mia insaputa delle cose". Così il cantante romano in conferenza stampa, rispondendo alla domanda se pensa che durante le serate, nella parte intrattenimento possano esserci argomenti diversi dalla musica e dalla canzone. "Nella parte intrattenimento vincerà la leggerezza", ha detto Baglioni, quasi una chiusura ad ogni altro tema diverso dalla canzone. A meno, appunto, di cose dell'ultima ora, di un'attualità da cui non si può prescindere.

Tra gli ospiti vi sarà anche Riccardo Cocciante. L'annuncio di Baglioni nel corso della conferenza stampa dell'organizzazione.

Il Festival 2019 segna già un grosso successo: è già stata superata di gran lunga la raccolta pubblicitaria di un anno fa, "e di diversi milioni" ha detto il direttore di Rai1, Teresa de Santis. Un Festival "ritenuto strategico dalle aziende, che chiedono di investire", ha aggiunto, senza però fornire cifre. Ma indiscrezioni parlano di ricavi complessivi vicini ai 28 milioni di euro, i costi invece intorno ai 15 milioni di euro.

Vito Maurogiovanni e il Teatro Abeliano

di VITTORIO POLITO - Negli anni ’70 Vito Maurogiovanni (1924-2009), al tempo in cui Radio Bari dava grande spazio alle trasmissioni regionali, era impegnato a scoprire Cattedrali e Castelli di Puglia e storie di grandi uomini e donne, di castellani, di religiosi e contadini che vivevano all’ombra delle storiche costruzioni. Il tutto finalizzato a riscoprire antiche testimonianze della tradizione orale della povera gente.

Fra le tante scoperte figuravano le “laude” popolari che allora erano recitate in maniera rozza e popolaresca dopo le celebrazioni religiose. Tra le laudi più ricorrenti vi era quella dedicata alla Passione di Cristo. Da queste esperienze cominciò a nascere l’idea della sua “Passiòne de Criste” in dialetto barese, complice Vito Signorile che lo incoraggiò e gli dette pure una mano. Alla “Passiòne” occorreva anche un sottofondo musicale e fu ancora Signorile a individuare riferimenti che passavano da Bach ad Ottorino Respighi, insomma la “Passiòne”, diventava realtà.

La prima rappresentazione andò in scena nel dicembre 1979 con la scenografia di Filippo Alto, la regia di Vito Signorile, e con il fascino delle musiche. Il lavoro aveva un punto di forza, il dialetto. Un dialetto drammatico, alto, che rendeva nobilissimo il fatto popolare e dava drammaticità ai racconti evangelici.

Nel 1969 un gruppo di giovani decisero di mettersi insieme per occuparsi di teatro, presentando alla stampa il proprio ‘manifesto’. Sorgeva così la necessità di una sede idonea che inizialmente svolgeva la sua attività in una piccola sala di Piazza Garibaldi che in seguito diverrà “I campi Elisi”. Il 30 maggio 1971 il Centro Studi Gruppo Abeliano si dota di una sede più consona alle accresciute esigenze con la capienza di 200 posti e inaugura un teatrino in Viale Orazio Flacco, sviluppando una intensa attività culturale e di produzione teatrale che si pone all’attenzione cittadina.

Nel 1977 la cooperativa si ristruttura in “Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano” e l’anno successivo inaugura in Largo 2 Giugno il “Teatro Abeliano” che si affermerà nel giro di pochi anni come il teatro della città.

Il 3 febbraio 2012, in Via Padre Kolbe, su progetto dell’architetto e scenografo prof. Luca Ruzza, nasce finalmente il Nuovo Teatro Abeliano, capiente di circa 300 posti e pronto ad ospitare la polivalente e articolata attività del Centro.

Sostenuto dalle maggiori Istituzioni Pubbliche, patrocinato nei vari progetti dall’Università degli Studi di Bari e in collaborazione con i più importanti Gruppi e Associazioni Culturali della Città, con la Circoscrizione Japigia-Torre a Mare e con gli Istituti scolastici di ogni ordine e grado, il Gruppo Abeliano affronta la sua attività con un aggiuntivo spirito di servizio alla città considerato che agirà in un quartiere in forte espansione ma ancora povero di strutture di Cultura e Spettacolo come Japigia.

Ovviamente, Vito Signorile, attore e regista, è tra i fondatori del Gruppo Abeliano di cui è da sempre il direttore artistico fin dalla sua costituzione in cooperativa e dell’omonimo Teatro Abeliano. Ricercatore di canti e racconti della tradizione popolare, è stato per diversi anni collaboratore esterno Rai quale regista e sceneggiatore radiotelevisivo.

Ensi presenta 'Clash': ''Con amore e coraggio racconto le mie storie''


MILANO - Ensi ritorna e lo fa con un disco che conferma la sua maturità artistica. ''Clash'' è il titolo del suo ultimo progetto discografico pubblicato per Warner Music Italia, disponibile dal 1 febbraio in tutte le piattaforme digitali e nel formato fisico. Un'esperienza pluridecennale nell'hip pop italiano e, ancora una volta, si conferma uno dei migliori rapper della scena freestyle.  Dopo “V” e “Rock Steady”, che hanno debuttato ai vertici delle classifiche di vendita, “CLASH” è un album denso il cui titolo racconta, più che qualche tema trattato nei brani, l’approccio generale al progetto.
''Sono vari i messaggi presenti in questo disco - spiega Ensi. E' un album diviso in due parti: quella più personale ed intima  e l'altra più legata al rap. L'esigenza comunicativa comunque era quella di dimostrare che un rapper può parlare anche di altre tematiche come la vita, l'amore e la quotidianità''.

Perchè Clash: ''L’ho chiamato Clash perché é uno scontro completo: c’è il clash emozionale e quindi le canzoni dedicate alla famiglia; e c’è lo scontro più liberatorio, quello dove parlo a chi è nel mio mondo professionale''.

La copertina del disco: ''Ho voluto rendere omaggio al mondo rivoluzionario dei Clash, anche se di musicale da loro non ho preso nulla. Ho assistito agli anni della rivoluzione, dai Novanta gli anni 2000 quando degli artisti pionieri hanno spiegato agli italiani cosa era il rap. Oggi il rap è il linguaggio più rappresentativo per i ragazzi, e questa la dice lunga sul deserto culturale che sta attorno a noi. Sono convinto che il genere che rappresento stia rivoluzionando il mondo della discografia e sono super positivo ma anche nostalgico per la dimensione piccola di quando ho iniziato. All’epoca c’erano più regole e si capiva chi faceva cosa. La musica non salva il mondo, non è più così ma io nel mio piccolo ci provo''.

La parte fondamentale del disco è lo scontro e l'incontro tra le sue identità. Nel nuovo disco di Ensi c'è un forte senso di libertà e di raccontarsi a tutto tondo, mettendo da parte le paure e i dubbi. Si fa spazio all'amore che qui assume i connotati dell'ideale che si scontra con la realtà. La purezza del sentimento incontrando le difficoltà della vita, invece di esaurirsi, va sempre intensificandosi. Ensi descrive una forma d'amore che, più passa il tempo, più si rivela per ciò che davvero è: aiutarsi e sostenersi nelle difficoltà reciproche, dimostrandosi più forti delle intemperie della vita.

Questa la track list: 
1. CLASH FREESTYLE
2. DENG DENG feat. PATRICK BENIFEI
3. MUTOMBO
4. ROCKER
5. IVORY FREESTYLE
6. RAPPER feat. JOHNNY MARSIGLIA & AGENT SASCO
7. VITA INTERA
8. THEMA TURBODIESEL
9. AUTOGRILL FREESTYLE
10. RAT RACE feat. ATTILA
11. FRATELLO MIO
12. COMPLICATO

Egitto: scoperte 40 mummie di 2000 anni fa


IL CAIRO - Arriva la prima scoperta archeologica del 2019 in Egitto. Gli archeologi hanno rivenuto una tomba faraonica contenente oltre 40 mummie risalenti all'era tolemaica (323-30 a.C.), a Minya, a sud del Cairo. Le mummie, di cui 12 di bambini, sono state scoperte all'interno di quattro camere sepolcrali di nove metri di profondità nel sito archeologico di Tuna el-Gebel.

Ancora ignote le identità delle mummie, ha spiegato Mostafa Waziri, segretario generale del Supremo consiglio delle antichità. "Non abbiamo trovato nomi scritti in geroglifici", ha aggiunto. Dal metodo di mummificazione emerge che si trattavano di personaggi con ruoli importanti o prestigiose.

Baby K (intervista): "Mi piacerebbe condurre un programma sulla musica. Le critiche? Non mi interessano"

di MARCO MASCIOPINTO - Baby K è cresciuta. La reginetta dei tormentoni estivi, scoperta da Tiziano Ferro, torna con un nuovo disco che la vede nelle vesti di direttrice artistica e autrice dei dieci testi che fanno parte di 'Icona'. Il talento e il successo non le mancano: 9 dischi di platino, oltre 220 milioni di visualizzazioni su YouTube, 11 settimane consecutive alla posizione #1 in classifica.

Il successo mondiale di "Roma-Bangkok e l'ultima grande hit dell'estate 2018 "Da zero a cento".  Baby K non si ferma e mette a tacere le critiche.

Sei emozionata per l'uscita del disco? 

Molto, è un disco che mi rappresenta ed è ricco di collaborazioni importanti da J Ax a Gemitaiz. All'interno ci sono suoni nuovi e soprattutto tanta energia e positività. Sono orgogliosa di percorrere questa nuova strada in Italia e sento di aver dato qualcosa di diverso per il genere rap e pop.

Perchè Icona? 

Siamo nell'era in cui i social hanno preso il sopravvento. Credo che oggi tutti vogliono diventare icone, protagonisti indiscussi di una vetrina digitale. Viviamo una vera ossessione per i like credendo erroneamente che siano direttamente proporzionali alla validità artistica, cosa che invece non corrisponde assolutamente alla realtà. Il loro utilizzo, non solo per noi artisti ma anche per la gente comune, sta viaggiando in una direzione sbagliata. Vedo molte bambine che hanno messo via le bambole per giocare con i social e farsi selfie in pose sexy.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con questo disco?

Ho voluto raccontare un mio pensiero sull'essere un'icona. Per me un'icona è una persona che ha dedicato la sua vita all'arte. Si deve sempre ricordare che cos'è l'arte e come si fa. E' un peccato se si perde il vero senso del termine.

Chi sono le tue icone?

Stevie Wonder, Madonna e sicuramente Micheal Jackson.

Sei la Regina dei tormentoni ma sei stata criticata anche per questo...

Le critiche sono il pane quotidiano (ride, ndr). Dopo dodici anni di gavetta un artista non si può ridurre solo ai tormentoni estivi. Nel nuovo disco c'è una Baby K che vuole parlare alla gente e vuole condividere il proprio mondo.

Chi è Baby K nel privato?

Sono me stessa, sempre. Nel tempo libero mi piace guardare i documentari musicali, film e mangiare tanto (ride, ndr). Amo anche viaggiare e andare alla scoperta di stili di vita e culture nuove.

Sei innamorata?

Sì, sono felicemente fidanzata e vivo una relazione lontana dai riflettori.

Ti piacerebbe condurre un programma musicale? 

Sin da piccola ho sempre assaporato tutta la musica e tutti i generi, quindi mi sento portata. Un pò di tempo fa sono stata coach nel programma 'Sanremo Young' di Antonella Clerici ed è stata un'esperienza fantastica che rifarei. Quindi, perchè no.

Hai un look originale e sempre alla moda, non hai mai pensato di creare una linea d'abbigliamento?

Mi piacerebbe collaborare con alcuni brand per delle collezioni ma creare una linea tutta mia no. Preferisco continuare con la musica, il mio primo grande amore.

SOCIAL:

‘L’innocenza ritrovata’ di Cera rivanga nel ‘Solco’ della tradizione

di LIVALCA - Una domenica di metà novembre dello scorso anno ero a San Marco in Lamis per ritirare le bozze del nuovo libro di Grazia Galante e, mentre  sgranocchiavo una specialità del Forno Sammarco chiamata ‘dita’, il mio sguardo fu attratto da una scritta ‘PARALIPOMENI’ che sbucava da una pila di libri a riposo su un tavolo ‘fratino’. Il mio pensiero volò a quasi mezzo secolo prima al liceo, quando per compiacere una professoressa amante del genio di Leopardi, mi venne l’infelice idea di  definire un  capolavoro il poema in ottave ‘Paralipomeni della Batracomiomachia’.

Ancora ricordo:«Cavalli si tratta di opera frammentaria, discontinua che Gioberti definì ‘ libro terribile’…».  Fui costretto, per quella inopportuna affermazione,  a studiarmi che  ‘PARALIPOMENI’ in origine formavano un solo libro intitolato in ebraico ‘Dibre hajjamim‘ (discorsi dei giorni), poi nel tempo  ‘delle cose omesse’ ecc. ecc.: pensare che  ero partito dalla battaglia tra i topi e le rane.

Agevolato dal fatto che la professoressa Galante era impegnata sul pianerottolo in una discussione amichevole ma intransigente ( tipico  della stirpe sammarchese !) con una simpatica signora e il contendere era questione di condominio, spostai i libri per far  emergere un testo del preside Raffaele Cera dal titolo « L’innocenza ritrovata. Paralipomeni»( Edizioni del Rosone, 2018, Foggia). Ricordo di essermi imbattuto subito in Joseph Tusiani - l’America non ha scalfito l’intransigente marchio di fabbrica - che precisava come il titolo giusto dovesse  essere l’innocenza ricordata, ma subito - l’amichevole di cui sopra -  aggiungeva, dando  ragione a Cera, che quel ritrovata significasse  rivissuta, ossia mai troncata.   Ritengo di aver letto il testo nei 50 minuti che Grazia dedicò all’amica  - quel giorno vi fu un nulla di fatto, ma nei giorni successivi fu trovata l’intesa e la pace nel condominio - nutrendomi  di saggezza liquida e  anche sostanziosi biscotti, ottimi ma non per il mio…diabete.

Cera in una breve introduzione spiegava il richiamo a Leopardi e Paralipomeni nel senso di ‘cose tralasciate’,  quelle che io ho sopra citato delle ‘cose omesse’.

Il preside nel suo libro evidenziava come tutto quello che era affidato alla memoria, e quindi legato alle persone,  andava  perduto con lo scorrere del  tempo, qualora nessuno lo avesse messo su ‘carta’. Il discorso è legato, comunque, alla correttezza degli individui : spesso ci sono stati tramandati fatti, arricchiti di cose ‘inesistenti’ ma che faceva piacere raccontare più che ricordare.

Molto eloquente è il capitolo dedicato al silenzio interiore, che ha avuto il potere di rievocare ricordi scolastici che pensavo ‘smarriti’: l’autore  rammemora  come il Manzoni ‘celebrasse’  con grande maestria, nel suo capolavoro ‘I  Promessi sposi’, la notte tumultuosa vissuta dall’Innominato.   Nonostante il silenzio assoluto esterno, Bernardino Visconti, questo il nome dell’Innominato, aveva tormenti, affanni, angosce che gli rendevano impossibile il riposo.   La teoria di Cera su di me ha avuto un effetto immediato : sono tornate a galla reminiscenze che ignoravo di sapere ; nella prima stesura del  romanzo l’Innominato si chiamava ‘ Conte del Sagrato’ perché aveva ucciso un suo rivale  sulla porta di una chiesa,  Fra Cristoforo-Lodovico Picenardi da Cremona, Gian Paolo Osio-Egidio, Monaca di Monza- suor Virginia de Leyva-Gertrude  ecc. ecc.   Come giustamente ha rilevato Cera sono avvenimenti scolpiti nella nostra memoria : hanno solo bisogno di un richiamo per venire in superficie, oggi difficilmente replicabili perché in una giornata vi sono tante situazioni cangianti, spesso mutevoli, che  non abbiamo il tempo materiale di scolpire…però poi ci aiuta la tecnologia moderna, quella che ieri  era assente ‘giustificata’.

Cera con grande acume attribuisce un grande merito di aggregazione e di conservazione di identità culturali al periodico ‘Il Solco’, testata nata in San Marco negli anni ’30 ad opera di un gruppo di persone di cui potrei anticipare qualche nome ma non vorrei dimenticare qualche altro e  creare un ‘solco’ tra me e gli Amici sammarchesi.  La stampa locale, quella di piccole testate e riviste, ha visto dal ’40 fino al 2000 la nostra azienda ledaer  nel settore,  dando voce e spazio a realtà che hanno potuto ‘elevarsi’ e ‘costruirsi’ un futuro più prospero, poi i nuovi sistemi di comunicazione, ancora in evoluzione, hanno dettato la loro ‘legge’ : fra due lustri si vedrà…perché la musica non è mai finita del tutto.

Un cognome voglio farlo: D’Alessandro, che mi pare di ricordare sia stata insegnante di lettere dello studente Raffaele Cera; la mia nonna paterna, nativa di San Nicandro Garganico, di cognome faceva D’Alessandro e le figlie del fratello, entrambe insegnanti, si sono sposate a San Marco imparentandosi con le famiglie Bevilacqua e Ciavarella.

Un capitolo del saggio di Cera è dedicato agli usi e costumi di San Marco: la riflessione verte su certi comportamenti  ( feste di battesimo, comunione, fidanzamento) e usanze che  ormai vivono solo nei luoghi in cui tanti anni fa sono andati in cerca di lavoro i sammarchesi. Una frase molto veritiera di Gilbert :«Gli uomini fanno le leggi, le donne i costumi», ci racconta come quasi sempre è il mondo femminile che per il mezzo di mogli e figlie tramanda tradizioni e ricette culinarie. La stessa Grazia Galante nei suoi viaggi in Australia e in Sud America ha potuto notare che tendenze e abitudini scomparse nel paese nativo rivivono e convivono a migliaia di chilometri.   L’autore nota come la voglia di vivere e creare  a fine anni ’40 e inizio ’50 fosse tanta e vi era la necessità di divertirsi insieme, di dimenticare il passato : balli, musica, teatro, cinema.

Vi erano anche personalità carismatiche cui la comunità paesana riconosceva abili doti di intraprendenza ed efficienza: per esempio “don Giampre” (?) oggi moderno chef, allora solo cuoco, che svolgeva il lavoro che ai nostri giorni si chiama ‘catering’ con grande maestria ed impegno, avendo come unica pubblicità il ‘passa parola’. Altro pezzo da novanta era l’avvocato ‘don Fabie’ che, senza uno straccio di carta che legittimasse il suo operato, era solito frequentare la Pretura e il Circolo dei Signori, in virtù di una abilitazione conquistata sul campo e che, pare,  desse  utili e non utilitaristici consigli.

Caro Raffaele non sono in sintonia con te  quando concludi che questo rapporto di amicizia e cordialità non esista più nel tuo paese,perché  ritengo viva e si sviluppi in altri termini e modi :  noi anta, in genere, ricordiamo solo che  vogliamo rispetto, dimenticando che l’AMORE  esige intimità, quell’intimità di cui ricordiamo il cognome, ma il  cui nome è…rimpianto.  Dici bene  abbiamo ritrovato la nostra innocenza, per cui è giusto che ora la perdano coloro che fra tanti anni ci seguiranno : per l’armonia del mondo si nasce con l’innocenza e ci si congeda con la…‘ritrovata innocenza’.

'La solitudine nell'era dei social network': intervista alla scrittrice Sabrina Lanzillotti

di PIERO CHIMENTI - 'La solitudine nell'era dei social network' è il libro di esodio di Sabrina Lanzillotti, che con lo stesso zelo del 'mito' di Oriana Fallaci ha voluto affrontare lo 'spinoso' fenomeno dei social network. La giovane giornalista tarantina, originaria di Manduria, nella nostra intervista ci spiega come i social polarizzino milioni di persone, divenendo fenomeno globale che ha appassionato un po' tutti, senza distinzione di sesso o classe sociale, ma come effetto collaterale portino al disgregamento della società, con pericoli in cui soprattutto i giovanissimi possono incappare.

In cosa pensi di assomigliare alla Fallaci nel tuo modo di approcciarti alla scrittura?
Penso che mi piacerebbe tantissimo somigliare ad Oriana Fallaci, ma non credo di meritare un simile paragone. Sono cresciuta nel mito della Fallaci, una donna forte, determinata e combattiva, una donna con una voce, ed è questo ciò che più amo di lei.
Ho deciso di intraprendere la carriera giornalistica seguendo le sue orme e spero, un giorno, di poter dare un contributo concreto alla società proprio come ha fatto lei.

Cosa hanno i social da attrarre tutti indistintamente da classe sociale o sesso, tanto da desiderare un like?
Per parafrasare uno dei più grandi filosofi dell’Ottocento, i social network sono il nuovo “Oppio dei popoli”. La loro forza sta nel far leva sulla più grande paura dell’essere umano, quella del rifiuto. Essere rifiutati sui social è meno umiliante, soprattutto perché non ci si mette in gioco personalmente, ma attraverso uno schermo che, in questo caso, funge da potente armatura.
Il risvolto negativo è che così facendo si perde il contatto con la realtà, con conseguenze disastrose.

Com'è nata l'idea di questo libro? Quali 'effetti' speri che possa avere il libro sul lettore?
L’idea del libro è nata dall’osservazione. Guardandomi attorno ho notato quanto radicalmente siano cambiate le relazioni, quanto si siano “disumanizzate e digitalizzate”, e ciò mi ha spaventato. Ho deciso quindi di puntare i riflettori su un fenomeno che coinvolge tutti, indistintamente, sperando che le mie parole possano, in qualche modo, far riflettere ma, soprattutto, sperando che i lettori inizino a porsi delle domande perché, solo così facendo, avranno voglia di cercare delle risposte.

Quali consigli daresti agli adolescenti che si approcciano per la prima volta ai social?
Ad oggi negare l’uso dei social network è quasi impossibile, ed anche poco utile secondo me.
Ciò che consiglio agli adolescenti, quindi, è di ricordarsi sempre che i social sono un mezzo, uno strumento da utilizzare a nostro beneficio e non un qualcosa da cui essere sopraffatti.
Utilizzate quindi i social per svago, ma non rinunciate ad una partita a pallone, ad un caffè con gli amici o alla conversazione con una ragazza seduti su una panchina.

Il libro è acquistabile online, cliccando su questo link https://www.lafeltrinelli.it/libri/sabrina-lanzillotti/solitudine-nell-era-social-network/978887112434

ph credits: Stefania Cardone

Little Bigger, nuovi rapper crescono: in arrivo il nuovo singolo

MILANO - Dopo la pubblicazione dei singoli 'Fuori per sempre' e 'Strada' Little Bigger è a lavoro su un nuovo singolo dal titolo ''Scu0l4 fr33style'' in uscita a marzo. ''Voglio trasmettere carica e far comprendere alla gente le emozioni che provo scrivendo e cantando'' - spiega il piccolo cantante calabrese.

Little Bigger pseudonomo di Vito Giotta, nato il 3 novembre 2006 a Cosenza, all’età di 6 anni inizia ad ascoltare musica rap e trap e si appassiona sempre più alla musica ed a cantanti come Rocco Hunt, Clementino ed in seguito Sfera Ebbasta, Ghali, IZI, Dref Gold, Junior Cally . Nel 2018 in occasione di un Casting selettivo incontra Claudio David, un talent scout ed artista televisivo, che dopo averlo ascoltato ed aver testato il suo talento a riuscire a trappare e scrivere testi da se stesso, unisce il suo talento a quello del noto dj romano Dyox.

Claudio David diventa agente del ragazzo ed insieme decidono il nome d’arte ( Little Bigger). Inizia un meraviglioso percorso, il primo brano intitolato “Piskello” verrà presentato a Febbraio durante la trasmissione sportiva ” Gold Derby” della Tv Locale Lazio Gold e supererà la selezione online del Format “Cantando” Di Stefano Jurgens con Gianluca Sole e Silvio Pacicca e riuscirà ad arrivare alla finale svoltasi il 22 Luglio 2018 a Roma al Teatro Parchi della Colombo. Nel frattempo la realizzazione del secondo inedito “Fuori X Sempre” in uscita il 29 settembre 2018 su Star Compilation 2018 seconda edizione. Little Bigger verrà poi intervistato anche da Radio RPL ospite del programma di Sammy Varin e Lidia Laudani , Radio Nord Castrovillari ospite del programma di Angelo De Vincenzi. Si è esibito il 27 Maggio 2018 al VII Memorial Avv. F. De Biase a Castrovillari, durante il saggio di danza della scuola Fly Dance Accademy di Castrovillari, il 14 Luglio alla manifestazione di “Capena tra le stelle”, in cui si è tenuto anche il Concorso Nazionale di bellezza “Miss Venere Lazio 2018”.

Libri: 'I colori del cuore e dell'anima' presentato alla libreria ‘Campus’


BARI - Sabato 2 febbraio alle 17,30, presso la Libreria “Campus” di Bari, Via Toma, 76-78, Celestina Carofiglio presenterà la sua raccolta di racconti “I colori del cuore e dell’anima”, WIP Edizioni.

Con questo secondo libro di racconti, che vede la partecipazione di Santa Vetturi e Paola Potenza, Celestina Carofiglio ha voluto offrire ai suoi lettori delle storie che parlano al cuore con il cuore.

L’autrice mette a nudo le sue passioni: l’amore per la vita, per la natura, per la sua terra: la Puglia e, soprattutto, Bari; e, ancora, l’amore per il mare che è la voce del suo cuore. Nei suoi racconti, si moltiplicano le suggestive immagini pittoresche della sua città, con il suo meraviglioso mare e con i suoi monumenti.

La scrittrice riflette nelle pagine di questo libro i ricordi più dolci, gli affetti più cari, i sogni cullati, le attese deluse... la sua vita, insomma. E dal vissuto personale parte, come dal proprio bagaglio culturale e dalle esperienze del mondo, siano esse incontri o viaggi, per costruire storie che si nutrono di realismo e sono tuttavia permeate della sua innata natura romantica e fecondate da una fantasiosa creatività.

Mariella Castoro dialogherà con le autrici nel corso della presentazione, che sarà accompagnata dagli interventi di Floriana Uva (attrice) e Maria De Pasquale (musicista).

Savino Zaba (intervista): "Per affermarsi occorrono studio, curiosità e talento"

di FRANCESCO BRESCIA - Doti da intrattenitore e importanti capacità vocali e canore, presenza da showman e conoscenza del mondo della radio a trecentosessanta gradi, tutto questo e altro ancora in un pugliese doc: Savino Zaba. Conduttore di importanti trasmissioni radiofoniche, televisive e di kermesse di rilevanza nazionale, cantante, imitatore, insomma un artista completo made in Puglia. Savino, cerignolano di nascita, ha praticamente scalato le vette della radio italiana oltre ad affermarsi in campo televisivo e del mondo dello spettacolo in generale e conquistando in tutta Italia premi grazie alle personali competenze, conoscenze, abilità in campo radiotelevisivo.

Savino, intanto come sta andando l’esperienza su RaiRadio1?

Benissimo. Dopo quattordici anni su RaiRadio2 sentivo il bisogno di nuove idee, nuovi progetti. E’ arrivata questa bella proposta, doppia tra l’altro: è la prima volta che mi capita in trentadue anni di radio di condurre due programmi in una giornata. Ho iniziato con “Zona Cesarini”, dalle 21 alle 23 dal lunedì al venerdì, che è un programma che è un po’ un continuum con “Italia nel pallone” di Radio2 e che unisce le mie due più grandi passioni che sono la musica e lo sport. E poi il nuovo direttore Luca Mazzà mi ha proposto di condurre “Giorno per giorno” alle 10:30 da lunedì al venerdì in quanto mi vedeva indicato per un programma di approfondimento e intrattenimento e io ho accettato. E’ faticoso, ma il fatto di fare radio ogni giorno è bellissimo. E poi Radio1 è in grande crescita in termini di ascolti.

Come si arriva da una radio locale a RaiRadio1?

E’ stato un percorso continuo, progressivo, lento e tutto guadagnato sul campo. Io non credo molto ai successi facili che molto spesso offre il mondo dello spettacolo oggi. E’ un percorso fatto di gavetta, una gavetta che ancora faccio giorno dopo giorno. Da Radio Arcadia a Cerignola, 1987, a RadioNorba che è il traguardo più importante per chi vive al Sud, poi Rds, Radio Capital, M2O, Rtl 102.5, Radio2 e ora Radio1. Si arriva amando le parole alla radio come scrivo nel mio libro (“Parole parole… alla radio” – 2017, Graus Editore). E’ così tanta l’adrenalina che mi muove in questo mio lavoro che faccio fatica a dormire la notte. Ma d’altronde di questo si nutre la radio. Di adrenalina, di energia, di novità. Ma si arriva soprattutto studiando, conoscendo, incuriosendosi, appassionandosi e un minimo di stoffa e talento devi pure avercelo!

Parliamo di pugliesi: come consideri la nomina di Lino Banfi a membro della Commissione Italiana Unesco?

In realtà, oltre a grandi studiosi, c’è già un altro grande personaggio dello spettacolo che è Pupi Avati. Stimo tantissimo Lino. Porterà un tocco di pop, nell’accezione positiva, in un contesto così importante e porterà anche buonumore e attenzione alle piccole realtà anche della nostra Puglia.

Quando ti rivedremo in Puglia?

Spero presto. Con questo doppio impegno nell’immediato sarà difficile, ma spero di venire quest’estate a fare qualche bagno. Porterò in giro il mio spettacolo “Canto anche se sono stonato”, ma per ora le date sono tutte al Nord, però qualche serata probabilmente sarà programmata anche al Sud. Sono un pugliese nel mondo, un pugliese a Roma, pugliese rimani sempre. Ogni tanto, anche nelle riunioni, colleghi o amici mi fanno notare di aver pronunciato certe espressioni con forte accento pugliese, ma talvolta serve per far arrivare prima e meglio certi concetti.

L’ufficio stampa dello showman ci fa sapere, a fine intervista, che “Parole parole… alla Radio” sarà presentato a Casa Sanremo, in occasione del 69° Festival della Canzone Italiana, sabato 9 febbraio, alle 16:30. E per l’occasione non ci saranno solo parole, ma anche dell’ottima musica, suonata unplugged, pianoforte e voce, in una presentazione davvero originale che ripercorrerà la storia della musica italiana e della radio.

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Il teatro ‘Purgatorio’ di Bari: storia e curiosità

di VITTORIO POLITO – Il fondatore del Teatro “Purgatorio” di Bari è stato Beppe Stucci (1948-2018), figura storica del teatro dialettale barese degli anni ’70. Negli ultimi tempi si era dedicato al turismo ed alla ristorazione, settori non lontani dal suo primo grande amore, il teatro e la sua la nota cantina di “Cianna Cianna”, nel centro storico di Bari.

Il teatro “Purgatorio” di Bari, diretto da oltre trent’anni da Nicola Pignataro, trovasi in Via Pietrocola, nei pressi del Conservatorio, località che una volta era denominata “Fanidde”, dal nome di una vecchia taverna, e faceva parte di un gruppo di case vecchie adiacente all’ex passaggio a livello Bari-Taranto e alla Villa Romanazzi Carducci.

In quei tempi si avvertiva la necessità di nuovi teatrini per il cabaret, il teatro dialettale e le tradizioni popolari e Beppe Stucci pensò di attivare un teatrino di quel genere e, in compagnia della moglie Resi e della signora Mariellina Lorusso Cipparoli, architetto e arredatrice, si recarono nel vecchio frantoio. La visita avvenne di sera, pieno di misteri e penombre e, pare che Mariellina Lorusso abbia esclamato “Madonne, e ci jè ddò? U purgatorie?”. E così il teatro “Purgatorio” era nato.

Si alternarono quindi Vianello e Mondaini e tanti cabarettisti di fama per un pubblico un po’ raffinato e attento che gremiva la sala. Michele Mirabella, in collaborazione con il “Piccolo Teatro” di Bari, mise in scena “Jarche Vasce” di Vito Maurogiovanni, diventato poi il cavallo di battaglia del “Piccolo”.

Con il dialetto una grande partecipazione di pubblico fece capolino al “Purgatorio”. Il dialetto diventerà sempre più il programma privilegiato del teatro, quando Stucci passò la mano ad altri soci, tra cui Nicola Pignataro, che rimarrà il solo conduttore e ne farà il tempio del dialetto barese, anzi del suo teatro in dialetto barese. Mariolina De Fano, Gino Paoli, Enrico Montesano, il Quartetto Cetra, I Gatti di Vicolo Miracoli, Oreste Lionello, Nico Salatino e Michele Volpicella, Franco de Giglio, Teodosio Barresi, Carla e Nicola Traversa, Gianni La Porta, Annalena Cardenio, Ileana Pepe, Giuliano Ciliberti, Claudia Papa, ecc.

Merito dell’ininterrotto successo delle commedie in dialetto barese, è il garbo, l’assenza di volgarità e il buon gusto dei testi che fa del teatro di via Pietrocola il luogo ideale per un sano divertimento adatto a grandi e piccini. Non a caso, il “Purgatorio” è il punto di riferimento preferito per i baresi residenti nelle altre parti d’Italia all’estero, poiché il clima che vi si respira è sempre improntato ad un buonumore che non ha bisogno di ricorrere a parolacce o riferimenti osceni per strappare una lunga e liberatoria risata.

Il 21 maggio 2013 il Teatro chiuse perché non era più a norma e Nicola Pignataro diffuse il seguente comunicato: «Come è già a conoscenza di molti, lo storico Teatro Purgatorio dovrà chiudere i suoi gloriosi battenti. I motivi scatenanti sono le ingiustizie, le vessazioni e gli accanimenti burocratici, da noi subiti da parte dell’attuale Amministrazione Comunale, comportamenti che rendono impossibile il prosieguo delle attività. Ma il TEATRO PURGATORIO per evitare l’onta della chiusura, il giorno prima dell’arrivo dei “gendarmi” SI SUICIDERÀ alla presenza dei suoi attori, dei giornalisti, operatori TV e di tutti i suoi simpatizzanti che vorranno intervenire». Cosa che avvenne per riaprire a febbraio 2016.

Le notizie di cui sopra sono state attinte dalla pagina web del Teatro Purgatorio e dal volume di Vito Maurogiovanni “Cantata per una città” (Levante Editori).

Eleonora Di Miele (intervista): "Amo trasmettere tutta la mia passione per lo spettacolo ai giovani"


di EDOARDO GIACOVAZZO - La storia di Eleonora Di Miele e’ la realizzazione di un vero e proprio sogno, ricco di emozioni, impegno e opportunità. Come tutti i sogni che si rispettano, quello di Eleonora e’ avvolto dalla passione in quello che crede e quello che intende realizzare. Nata a Monsummano Terme il 7 marzo 1979,  inizia all'età di tre anni a studiare danza classica, modern/jazz, contemporanea e tango argentino. Studia anche canto e recitazione oltre alla danza.

Dopo aver ultimato gli studi di Architettura presso l'Istituto d'arte a Passaglia di Lucca, prosegue la sua carriera studiando scenografia teatrale presso l'Accademia di Belle arti di Firenze.

Ascoltare le parole di Eleonora e’ stato assolutamente emozionante: è facile infatti percepire la sua grande passione per il teatro e il mondo dello spettacolo a cui dedica tanto tempo e impegno, riuscendo a coniugare anche l'arduo compito di essere mamma.

Abbiamo avuto il piacere di farle alcune domande che riguardano il suo passato, il suo presente e il suo futuro.

Ciao Eleonora, raccontaci un po’ di come è iniziata la tua carriera?
R:”La mia storia inizia con 2 fotografie che inviò mia madre ad un programma televisivo, il Festival di Castrocaro Terme, che rappresentava in quel periodo l'accesso più diretto per i cantanti a Sanremo. Mi sono presentata al concorso pero’ come ballerina e non come cantante, visto che la mia passione piu’ grande era la danza. In quell'occasione arrivai prima”.

Cos'è accaduto successivamente? 
R:”Di lì tante e tante altre occasioni come Sotto a chi tocca con Pippo Franco e Pamela Prati. Il mio primo vero lavoro e’ stato con Scatafascio di Paolo Rossi per  Mediaset. Ho iniziato come conduttrice e poi ho continuato come attrice”.

Attualmente che progetti stai portando avanti? 
R: "Ora sto seguendo due accademie di arte e danza per la formazione di giovani per il mondo dello spettacolo. Ho anche creato una mia compagnia di giovani con cui organizzo show per bambini e famiglie. Il mio obiettivo principale e’ quello di trasmettere a loro la mia passione”.

Quest'estate hai collaborato con il regista Pieraccioni? 
R: "Si, ho collaborato con lui  per il film – Se son rose - come assistente alla regia. E' un amico da quando avevo 15-16 anni. Leonardo mi chiamò per seguirlo e fare da coach per i giovanissimi: molti di questi erano anche miei ragazzi. Come gli dico spesso, questo film e’ un po' tuo e un po' mio".

Hai qualche new sui progetti futuri da regalarci? 
R: "Sto organizzando due spettacoli con la mia regia per la mia compagnia. Partirà inoltre anche uno show teatrale dove interpreterò una suora di nome Martina con il regista Aldo Pellegrini in giro per l'Italia. E tra i vari progetti... c’è anche quello di venire al mare in Puglia quest’estate!

Come non aspettarla per una nuova intervista in spiaggia? 😄🌴

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Carnevale di Putignano: ai nastri di partenza la 625ma edizione


BARI - La Révolution Italienne, Verso la libertà, Chi è senza peccato scagli la prima mela, La gabbia dei Matti, Italian Dream Libertà di ... cambiare, Libertà in burrasca e infine The Wall - Incubi del passato.

Sono i nomi che i maestri cartapestai hanno dato ai Giganti di Cartapesta che sfileranno per il Corso di Putignano durante la 625ª edizione del Carnevale più lungo e longevo d'Europa che inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale (sfilate in programma il 17 e 24 febbraio e il 3 marzo alle ore 15.30 e il 5 marzo alle 19.00).

Sapienza, estro, passione e determinazione, sono le qualità che consentono ai maestri d'arte di lavorare la carta e le loro opere, da sempre in grado di far innamorare e divertire anziani e bambini.

Satira e libertà è il tema scelto per questa edizione dalla Fondazione Carnevale di Putignano e a cui i Maestri si sono ispirati per la realizzazione delle loro macchine spettacolari.  Tutto è partito da una domanda: Cos’è la libertà? Esiste davvero?

"La libertà è un concetto, se vogliamo, intrinsecamente ambivalente. Perché quando diciamo di essere liberi, ci priviamo in parte della nostra libertà. Siamo liberi di scegliere, ma limitati nella scelta tra una cosa e un’altra. Siamo liberi di amare, consapevoli di cedere al rapporto parte della nostra libertà. Siamo liberi cittadini, ma la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro. Siamo liberi di esprimere le nostre opinioni, nel doveroso rispetto di quelle altrui - spiegano dalla Fondazione -. Siamo liberi di indossare la nostra migliore maschera, ed essere altro da noi – magari quello che abbiamo sempre desiderato essere. Liberi di essere noi, almeno per un giorno. È possibile? Forse il Carnevale può compiere la magia. Forse la satira può. Una satira che raggiunge la sua massima espressione se è veramente libera, senza alcun condizionamento, privazioni e concessioni".

Da sempre considerato una delle eccellenze pugliesi, il Carnevale di Putignano è una vera e propria grande festa invernale a cui ogni anno partecipano migliaia di persone. Una interruzione della vita quotidiana ordinaria con le sue regole e i suoi ritmi, per un'immersione nella follia intesa come ribaltamento di regole, ruoli, luoghi comuni, punti di vista, nello stravolgimento di ogni idea e teoria. Perché "se vi sentite pazzi, incompresi, anticonformisti, a Putignano vi comprenderemo con immenso piacere. Benvenuti al Carnevale di Putignano il cui motto per quest'anno è "Fai quel PAZZO che ti pare".

Il Carnevale di Putignano però non è solo pazzia. Da alcuni anni infatti questo magico appuntamento pugliese sta vivendo una rivoluzione ecologica estremamente importante, allontanando sempre più l'uso di materiali diversi dalla carta (nel bando per la presentazione dei carri infatti all'articolo 2 si specifica che le opere allegoriche dovranno essere realizzate in cartapesta con la possibilità di utilizzo di materiale alternativo nella misura massima del 10%) per arrivare a diventare un grande evento plastic free e sostenendo iniziative per il risparmio energetico come M'illumino di Meno promossa da Caterpillar e Radio2.

Come da tradizione i sette carri allegorici usciranno dai capannoni la mattina del primo Corso Mascherato (17 febbraio - ore 15.30) per essere ultimati dalle sapienti mani dei carristi e raggiungere il corso principale e mostrarsi al pubblico in tutta la loro maestosità, insieme a maschere di carattere e gruppi mascherati.

Ad aprire la sfilata però non può che esserci il passaggio di Farinella, la maschera simbolo del Carnevale di Putignano. Ideata negli anni Cinquanta dal grafico Domenico Castellano, Farinella prende il nome da uno sfarinato di orzo e ceci abbrustoliti pestati in un mortaio di pietra tipico della gastronomia locale. La farinella, in dialetto “a povl” (la polvere), insieme ai fichi secchi era infatti il pasto consumato dai contadini impegnati nel lavoro della terra. Un pasto frugale che simboleggiava la condizione di povertà dei tempi antichi. La farinella era presente anche sulle tavole dei signori, degli artigiani e dei commercianti come accompagnamento ad altre pietanze. Ancora oggi è consuetudine consumarla insieme al sugo.

Ma il programma di eventi a Putignano inizia ben prima della prima sfilata. Come di consueto il 2 febbraio, giorno della Candelora, la presentazione di Gesù al tempio con la benedizione delle candele, ci sarà il tradizionale appuntamento con la Festa dell'Orso: si tratta di uno degli appuntamenti tipici della tradizione carnascialesca putignanese, insieme alla Festa delle Propaggini e al Funerale del Carnevale. Si tratta di un appuntamento dal carattere magico-divinatorio, secondo quello che la tradizione popolare gli attribuisce. Secondo il proverbio, infatti, "Ci chiuev a Cann'luer u virn je fu'r, l'ors nan s'fasc u pagghiar" (Se piove alla Candelora, l'inverno è fuori e l'orso non si fa il pagliaio). Se invece il tempo è buono l'inverno sarà ancora lungo e l'orso si costruirà il suo pagliaio per affrontare il freddo.

I RITI

I giovedì

C’è quello dei monsignori (17 gennaio), dei preti (24 gennaio), delle monache (31 gennaio), delle vedove (7 febbraio), dei pazzi (i giovani non ancora sposati il 14 febbraio), delle donne sposate (il 21 febbraio) e dei cornuti (gli uomini sposati, il 28 febbraio). Sono i Giovedì, feste per antonomasia del Carnevale di Putignano che segnano l’avvicendarsi della manifestazione rendendo protagonista, di volta in volta, uno specifico strato sociale, con una vena mista di satira e puro divertimento. Si contano a partire dal 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate. Quando il calendario lo consente, si comincia con quello dei monsignori seguito, in ordine immutabile, da quello dei preti, delle monache, delle vedove, dei pazzi, delle donne sposate e dei cornuti. Queste giornate intrecciano sacro e profano portando indietro nel tempo. Questi giorni, infatti, rappresentavano in passato l’occasione per improvvisare negli “jos’r”, tipici locali (cantine e sottani) del centro storico, balli e banchetti in maschera. Una tradizione che, rinnovata, continua a vivere anche oggi.

Estrema Unzione, Funerale e Campana dei Maccheroni

Con l’avvicendarsi della Quaresima, le danze e gli eccessi carnascialeschi volgono al termine. A ricordarlo l’Estrema Unzione del Carnevale, il corteo di falsi prelati che, la vigilia del martedì grasso, si snoda per le vie cittadine impartendo il rito ai passanti che incontrano lungo il percorso. Una divertente e dissacrante benedizione, declamando in vernacolo la biografia del Carnevale morente, cui segue, il giorno dopo, il Funerale.

L’ultima parata dei carri e delle maschere si chiude con il corteo funebre. Un maiale in cartapesta, simbolo degli eccessi, sfila per la città fino a essere bruciato. Un gesto purificatorio dal quale non resta che un mucchio di cenere, simbolo che la Quaresima è alle porte.

Gli ultimi minuti di festa sono scanditi dal ritmo dei 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni, tra balli, un bicchiere di vino e un piatto di pasta.

Un'occasione all'insegna del divertimento, dell'allegria e delle risate. Perché si sa, "chi ride vive di più". Il Carnevale è pronto a sfilare. Che la festa abbia inizio!

La 625ª edizione del Carnevale di Putignano, il più lungo e longevo d'Europa, quest'anno inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale. i Giganti di Cartapesta creati dalle sapienti mani dei sette maestri cartapestai sfileranno per il corso di Putignano il 17 e 24 febbraio e poi il 3 e 5 marzo.

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