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Walter Nudo operato d'urgenza dopo malore

LOS ANGELES - Paura per il noto attore ligure Walter Nudo, che si trovava a Los Angeles quando è stato colpito da un malore ed è stato ricoverato presso il Cedars-Sinai Medical Center di Beverly Hills: «La risonanza magnetica ha riscontrato che ha avuto due ischemie sul lato sinistro del cervello, causate da un problema al cuore», si legge in una nota sulle sue condizioni. Con il permesso dei medici statunitensi, l’attore ha preso il primo volo per l’Italia e oggi sarà operato d’urgenza all’Ospedale Monzino di Milano.

Nudo aveva vinto il Grande Fratello Vip 3 e si trovava in America per motivi di lavoro.

Andrea Mainardi, che insieme a Nudo ha vissuto l’esperienza del GFVip l’anno scorso, ha rassicurato tutti attraverso le proprie Instagram stories: «Ha detto di non preoccuparsi e che adesso sta meglio. Forza amico mio, siamo tutti con te!».

Matera '19: storia e design 'da toccare'

MATERA - I due progetti più importanti della Capitale europea della Cultura sono I-Dea, un ciclo di mostre basate sugli archivi, e la Open Design School, dove vengono fabbricate le strutture di Matera 2019…

Il 'Messiah' di Friedrich Händel al Teatro Apollo di Lecce


LECCE - Il “Messiah”, capolavoro immortale di Georg Friedrich Händel, verrà eseguito nuovamente in Puglia, inserito nel programma della stagione Concertistica della Camerata Musicale Salentina 2018-2019, presso il Teatro Apollo di Lecce questa sera (mercoledì 10 aprile, ndr) a partire dalle ore 20:45.

A proporre le meravigliose melodie, i cori solenni e le virtuosistiche arie del grande compositore tedesco l’Ensemble vocale Florilegium Vocis, l’orchestra barocca Santa Teresa dei Maschi, i solisti Maria Luisa Casali (soprano), Tina D’Alessandro (mezzosoprano), Manuel Amati (tenore), Giuseppe Naviglio (baritono) sotto la direzione di Sabino Manzo.

Per info è possibile consultare la pagina Facebook e il sito web della Camerata Musicale Salentina. La prevendita dei biglietti è disponibile anche on-line e nei punti vendita del circuito Vivaticket e presso il Castello Carlo V di Lecce.


Medimex: al via l’edizione Spring a Foggia con la mostra sui Beatles

FOGGIA - Medimex al via, giovedì 11 aprile, a Foggia, con l’edizione Spring dell’International Festival & Music Conference, in programma sino a domenica 14 aprile. Prima giornata ricca di appuntamenti, dopo l’inaugurazione-anteprima di sabato scorso della mostra Pattie Boyd and The Beatles, che a Palazzo della Dogana rimarrà aperta sino al 5 maggio (tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 - per informazioni e orari aggiornati www.medimex.it). Con oltre quaranta scatti, molti dei quali inediti, la fotografa e modella britannica racconta la sua relazione con gli ex mariti George Harrison ed Eric Clapton e i tanti momenti vissuti accanto ai Beatles, ai quali è dedicata questa edizione Spring del Medimex a cinquant’anni dallo scioglimento della band.

Proprio sui Fab Four è incentrata la “Lezione di rock”, con il sapore dell’incontro speciale, in programma alle ore 20, al Teatro del Fuoco (ingresso gratuito sino ad esaurimento dei posti). Ernesto Assante e Gino Castaldo tengono una Beatles Night 1960-1969 con ospite d’eccezione Klaus Voormann, l’illustratore, bassista e discografico che conquistò un Grammy Award per la copertina dell’album “Revolver”, suonò nella Plastic Ono Band e in vari singoli di Lennon, Harrison e Ringo Starr, e inoltre partecipò al Concerto per il Bangladesh organizzato da Harrison nel 1971.

Giovedì 11 aprile partono anche gli “Incontri d’autore” curati e condotti da Ernesto Assante, appuntamenti aperti al pubblico (con ingresso gratuito sino ad esaurimento dei posti) durante i quali gli artisti si raccontano parlando non solo della loro esperienza professionale, ma anche degli aspetti più diversi della propria storia personale e delle proprie passioni. A Palazzo della Dogana, alle ore 16.30, iniziano gli Ex-Otago, che arrivano al Medimex sull’onda del successo seguito alla partecipazione al Festival di Sanremo con “Solo una canzone” e la pubblicazione del nuovo album “Corochinato”, con il quale la band genovese si conferma una delle formazioni di punta della scena indie-rock. 

Segue, alle ore 18, al Teatro del Fuoco, il rendez-vous con il “padrone di casa”, Renzo Arbore. L’artista e showman racconterà la sua grande passione, il jazz, al quale fu iniziato sin da piccolo proprio a Foggia, ai tempi in cui nel capoluogo dauno sbarcarono gli americani con le loro orchestrine swing. L’incontro precede l’atteso live Renzo Arbore & Friends di venerdì 12 aprile, in piazza Cavour, con l’artista pugliese coordinatore di un progetto inedito nel quale sono coinvolti alcuni tra i più rappresentativi esponenti del jazz italiano.

Con la Spring Edition tornano le attività di formazione del Medimex. E giovedì mattina, a Palazzo della Dogana, prendono il via le lezioni del Puglia Sounds Musicarium, scuola dei mestieri della musica curata da Ernesto Assante e Stefano Senardi con autorevoli docenti. Contestualmente, nelle aule del Conservatorio “Umberto Giordano”, iniziano le attività del Songwriting Camp, organizzato in collaborazione con Sony/ATV e pensato per autore e produttori che intendono apprendere e perfezionare le diverse discipline della musica a stretto contatto con affermati autori e produttori della scena italiana.

Inoltre, nella Fondazione dei Monti Uniti, giovedì 11 aprile, alle ore 10, il Medimex inaugura un’importante esposizione interamente dedicata al mondo Fender con il Fender Vintage Museum a cura di Rete di imprese Oltre e Apulian Guitar Startup (sino al 20 aprile, orari di apertura 10-13/17-20). Intervengono Peppino D’Urso, Presidente Teatro Pubblico Pugliese, Aldo Ligustro, Presidente Fondazione Monti Uniti, Carmine Spagnulo, Referente per Oltre- Rete di imprese e Luca Maggio, Apulian Guitar Start up. Sono oltre cento gli esemplari, tra strumenti a corde solid body e amplificatori costruiti tra il 1951 e il 1974, raccolti da Falvio Camorani per l’Associazione Prisma Melody, in mostra in ordine cronologico e filologico accanto a cataloghi, manifesti, documenti, memorabilia e fotografie d’epoca, per un viaggio imperdibile nel periodo d’oro della casa fondata da Leo Fender. Alla mostra, durante i giorni del Medimex, è connessa anche la presentazione del libro “Our vintage soul”, in programma sabato 13 aprile (ore 17), sempre nella Fondazione dei Monti Uniti.

Un’altra mostra in programma in corso Two for Jazz, in programma sino a sabato 13 aprile a Palazzo della Dogana (orari di apertura 9.00-19.00). L’allestimento comprende una serie di scatti con i quali i fotografi Mariagrazia Giove e Samuele Giordano raccontano quarant’anni di Giordano in Jazz.

Medimex è un progetto Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese nell’ambito del Fondo di Sviluppo e di Coesione 2014-2020 – Patto per la Puglia Area di Intervento IV “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali. www.pugliasounds.it.

Il rapper Luchè lancia il nuovo tour con due tappe in Puglia

MILANO - Dopo il grande successo dell’uscita del suo ultimo album “Potere” entrato direttamente alla numero 1 della classifica FIMI dei dischi più venduti in Italia e dopo un tour invernale che ha registrato sold out in ogni dove, il rapper Luchè torna alla dimensione live annunciando la partenza del “Potere summer tour”, nuovo tour che dal 6 Giugno lo vedrà protagonista per tutta l’estate tra principali club, festival e summer arena lungo tutta la penisola.

Il “Potere summer tour” di Luchè partirà il 6 Giugno da Napoli per proseguire il 7 Giugno a Barzio (LC), l’8 Giugno a Treviso, il 9 Giugno a Pescara, il 15 Giugno aRiazzino, il 24 Giugno a Bologna, il 28 Giugno a Milano, il 13 Luglio a Follonica (GR), il 25 Luglio a Chianciano Terme (SI), il 26 Luglio a Roma, il 27 Luglio aSenigallia (AN), il 7 Agosto a Zrce Beach (Croazia), il 9 Agosto a Termoli (CB), il 10 Agosto a Gallipoli (LE), l’11 Agosto a Taranto, il 24 Agosto a Brescia e il 21 Settembre a Mondovì (Cn).

Il celebre rapper campano, al secolo Luca Imprudente, tra le più interessanti penne della scena urban italiana, può vantare oltre mezzo milione di followers solo su Instagram. L’artista, cresciuto nella periferia di Napoli, ha esordito verso la fine degli anni novanta col gruppo Co’Sang per poi sciogliersi e intraprendere la carriera da solista entrando nell’etichetta di Marracash, ovvero la Roccia music.

Considerato come uno degli artisti più originali del rap contemporaneo e contraddistinto da una personalità unica nel suo genere, Luchè negli ultimi anni ha collaborato con i migliori protagonisti della scena rap, da Guè Pequeno a Marracash, solo per citarne alcuni, sino alla recente collaborazione con Sfera Ebbasta nel brano “Stamm Fort”, hit co - prodotta da Charlie Charles e Sick Luke e già certificata disco di platino. Durante il “Potere summer tour”, il rapper proporrà dal vivo tutti i brani tratti dall’ultimo album che ha conquistato ogni classifica, senza dimenticare i maggiori successi che hanno segnato definitivamente l’inizio della sua carriera. Da “Torna da Me” a “Potere” sino a “Lv & Balmain” feat. Guè Pequeno non mancherà inoltre occasione di ascoltare “O' Primmo Ammore”, brano il cui video ha già superato le 11 milioni di views sulla rete, nonché colonna sonora della nota serie tv Gomorra.

Poliedrico e trasversale Luchè in questa nuova e grande avventura live sarà pronto a conquistare i suoi fan con la grande energia che lo ha sempre contraddistinto sul palco.

Le prevendite delle nuove date del “Potere summer tour” sono disponibili sui canali di Thaurus Music. L’intero tour è ideato e organizzato da Thaurus Live, nota agenzia di booking e management di riferimento nel panorama rap italiano.

CALENDARIO DEL “POTERE SUMMER TOUR” IN CONTINUO AGGIORNAMENTO:
06/06 Napoli, Ex Base Nato

07/06 Barzio (LC), Nameless Music Festival

08/06 Treviso, Core Festival

09/06 Pescara, Tortuga Beach Club

15/06 Riazzino (Svizzera), Vanilla Club

24/06 Bologna, Botanique

28/06 Milano, Carroponte

13/07 Follonica (GR), Disco Village

25/07 Chianciano Terme (SI), Festa della Musica

26/07 Roma, Rock in Roma

27/07 Senigallia (AN), MamaMia Festival Estate 2k19

07/08 Zrce Beach (Croazia), UDJ Kalypso Club

09/08 Termoli (CB), Musurplage

10/08 Gallipoli (LE), Sottosopra Fest @ Praja

11/08 Taranto, Yachting Club


24/08 Brescia, Festa di Radio Onda d’Urto

21/09 Mondovì (CN), Wake up

Teatro: all'Abeliano le Farfalle di Ilaria Cangialosi

BARI - Nuovo appuntamento della rassegna To the theatre venerdì 12 e sabato 13 aprile (ore 21) al Teatro Abeliano con “Farfalle”, scritto e diretto da Ilaria Cangialosi. Lo spettacolo interpretato da Sara Bevilacqua, Arianna Gambaccini, Angela Iurilli, e la stessa Cangialosi. Disegno luci di Vincent Longuemare.

Lo spettacolo narra la storia delle sorelle Mirabal, nate ad Ojo de Agua (Repubblica Domenicana, tra il 1923-1960) sotto il severo regime trujillista. Le famiglie furono spogliate di ogni bene a favore della Patria, per ordine del generale Rafael Leónidas Trujillo. Il regime durò più di trent’anni, circa 30.000 haitiani furono uccisi in nome dello “sbiancamento razziale” a causa di una politica xenofoba, 50.000 vittime in tutto.

Minerva, Patria e Maria Teresa Mirabal crebbero in una famiglia benestante, tra libri, musica, principi di tolleranza e amore, svilupparono così nei confronti del regime un senso di rivendicazione e giustizia. Hanno lottato durante tutta la loro vita contro il regime, nascondendo gli haitiani prima e diventando attiviste poi, senza cedere mai alla paura.

Le sorelle Mirabal lottarono per la libertà di ogni individuo e per l’emancipazione femminile, fondarono e divennero l’anima del movimento 14 giugno, movimento nato per combattere il regime, la loro parola d’ordine era Mariposas: “Farfalle”.  ll 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò, in loro memoria, il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Info: 080.542.7678
Teatro Abeliano (Via Padre Massimiliano Kolbe 3) Bari

Alessandro Argentina: 'Museo della civiltà contadina e non solo'

di GRAZIA STELLA ELIA - Alessandro Argentina è un artista completo (fotografo, pittore, poeta, scenografo, restauratore di dipinti ad olio e di sculture in legno e cartapesta, ritrattista di famosi personaggi) che mi aveva già stupita quando, giovanissimo, nel 1994 aveva pubblicato con Levante editori di Bari un volume che, ora come allora, definisco un piccolo prezioso gioiello, per contenuto e manifattura, dal titolo ‘Francavilla Fontana- Ricordi’, in cui palesava la sua passione e grande abilità per la fotografia dei Maestri senza tempo. So che il libro, esaurito, ha ricevuto molti premi e che «...tutto rifinito a mano con custodia di cartone doppio pressato, oggi difficile ed oneroso da rieditare…», sono parole dell’editore.

Quando il giornalista Gianni Cavalli, uno dei fratelli che da vita alla Levante, mi ha donato un piccolo speciale volumetto, pubblicato da Schena Fasano, il cui titolo Museo della civiltà contadina - Francavilla Fontana ha catturato la mia attenzione, non ho potuto fare a meno di notare che era curato dallo stesso Argentina del ‘librone’ di cui sopra ( solo con Levante avviene che regalino libri non propri e che stimolino a recensirli : Signori d’altri tempi, come le foto e gli attrezzi di cui vi parlerò), per cui mi occuperò con infinita partecipazione del Museo, essendo studiosa di tutto ciò che riguarda la vita e le opere dei nostri predecessori. Chi fa nascere un museo etnografico deve raccogliere, ordinare, studiare l’eredità storica, linguistica e folclorica di un luogo e di una collettività, deve cioè conservare e far conoscere gli usi e costumi della gente del posto e non solo. Un museo etnografico, silenzioso eppure decisamente espressivo, racconta i mestieri, le opere, gli arnesi di lavoro, la religiosità, la vita quotidiana degli avi, improntata alla laboriosità, al sacrificio e spesso agli stenti. 

Questo Museo di Francavilla Fontana, ricco quant’altri mai di oggetti del mondo agricolo, artigianale e sociale, si pone quale brillante esempio da imitare, perché spesso la saggezza matura troppo tardi e tutto rischia di cadere tristemente nell’oblio, se non addirittura nella scomparsa di oggetti notevolmente documentari di un passato che a tutti appartiene. In questo caso la raccolta è sfociata in una esposizione a regola d’arte nel 1986, per opera di un professore innamorato della storia dei contadini della sua terra, Alessandro Argentina, il quale per molti anni ha fatto leva sulla sua grande passione, per giungere ad una formidabile raccolta di “pezzi” del mondo contadino. Per ospitare degnamente questo importante Museo, egli ha usato tutti i sottani del palazzo di famiglia: Palazzo Argentina, appunto, rinunciando ad ogni tipo di profitto, pur di vedere realizzato il sogno di un contenitore ampio, elegante e accogliente, che ospitasse una miriade di oggetti, gratuitamente fruibili da ogni visitatore. 

Il Museo consta di varie stanze che si diramano da un cortile interno, tutte organizzate secondo un sistema tematico. All’ingresso è possibile osservare numerosi carretti e calessi; poi lo sguardo può posarsi su gabbie per uccelli e piccionaie. A seguire la cucina, la sala dedicata al lavoro femminile della tessitura, un’osteria fedelmente ricostruita con tavola e panche originali e tutto quanto riguarda la lavorazione dell’uva con i relativi sistemi di misura. Proseguendo, si entra in una stanza che contiene selle, finimenti, attrezzi per cavalli. Vi sono poi le stanze con oggetti e attrezzi tipici del lavoro del fabbro e del ceramista (la ceramica è un’attività tipica e peculiare di Francavilla Fontana, per giunta Argentina è un virtuoso di dipinti a sfondo sacro su maiolica, tipo quello che illustra questo mie note). Si tratta dunque di un Museo gestito privatamente, aperto tutto l’anno, del quale il professore Alessandro Argentina deve andar fiero, poiché egli, esperto non solo di di fotografia d’epoca ma di costume e di ambiente, oltre che della linguistica e delle radici del suo popolo, è riuscito a compiere un’operazione culturale e sociale di enorme portata. 

Ma veniamo al libro, che è uno scrigno di sapienza e memorie; un libro particolare, perché, oltre a contenere numerose pagine ricche di immagini, contiene anche informazioni di carattere demologico e testi poetici in lingua e in dialetto di tutto rispetto, scritti da Alessandro Argentina e da altri autori. Pregnanti, sapide, straordinarie le poesie in vernacolo, specialmente quella dal titolo La terra meje, che mi hanno dato, unitamente alla condivisione, una forte emozione. Si riscontra quindi una trattazione variegata, fondata su studi approfonditi ed anche su reiterati incontri con le persone anziane, testimoni di una vita povera, ma ricca di dignità e fortemente legata agli antichi valori.

Alessandro Argentina, nel condurre la realizzazione di una imponente struttura materiale e linguistica, ha messo a partito tutte le sue qualità di professionista, conoscitore della lingua che ancora si parla nella Grecìa salentina, di storia e di etnografia del popolo di sua appartenenza. Egli può dire, con Orazio: Exegi monumentum aere perennius (Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo). Gli usi e costumi rivivono in una trama di cultura contadina, le cui testimonianze, salvate dalla devastazione e risorte nel contesto museale, danno voce ad un passato che merita di vivere nella mente e nel cuore di un’intera collettività. Trovo pertanto questo libro meraviglioso non solo per le immagini, ma anche per la maniera fantasiosa ed inedita in cui gli attrezzi sono descritti, intervallandoli con poesie, proverbi e cantilene. Esco da questa lettura arricchita e presa dal desiderio di visitare il Museo di Alessandro Argentina, per esprimergli tutta la mia stima ed ammirazione.

Federica Marinari: «Ad Amici ho scoperto una Federica più matura e consapevole di sé»

di NICOLA RICCHITELLI – Qualche settimana fa, nel day time del sabato pomeriggio di Amici, arrivava il disco rosso che di fatti ne sbarrava la strada verso l’ultimo step del talent condotto da Maria, il serale.

Ma lei, Federica Morinari, non fa drammi e vede la questione dalla prospettiva giusta: «Credo che ognuno di noi abbia un percorso di vita già scritto, e una “missione” ben precisa da portare a termine. Dopo la mia esclusione dal serale è arrivata, infatti, l’opportunità di ripresentarsi al programma. C’è sempre del positivo in tutto ciò che accade, basta vedere i fatti dalla prospettiva giusta!».

Non nuova all’esperienza del talent – infatti nel 2014 fu tra i concorrenti di “The Voice”, nel team di Piero Pelù – l’artista pisana traccia un bilancio su questi mesi nella scuola di “Amici”: «Il programma Amici ha incontrato una Federica più matura consapevole di sé, del suo corpo e della sua mente, pronta a mettersi in gioco. Il programma mi ha fatto scoprire dei lati di me e mi ha stimolata come nessuno negli ultimi anni era riuscito».

Federica, come di consueto permettimi di darti il benvenuto quest’oggi sulle pagine del nostro giornale. Dunque, torniamo indietro nel tempo di qualche settimana fino a quel pomeriggio del 23 marzo: per molti l’esclusione dal serale è arrivata un po’ a sorpresa, tu che sensazioni avevi prima del verdetto?
R:«Ho sempre avuto sensazioni positive, sin dal primo provino. Sono una ragazza molto positiva e credo che ognuno di noi abbia un percorso di vita già scritto, e una “missione” ben precisa da portare a termine. Dopo la mia esclusione dal serale è arrivata, infatti, l’opportunità di ripresentarsi al programma. C’è sempre del positivo in tutto ciò che accade, basta vedere i fatti dalla prospettiva giusta!».

In molti sono rimasti stupiti dalla tua reazione dopo l’esclusione dal serale: davvero non hai provato un minimo di delusione?
R:«No assolutamente, io credo in me stessa e nella mia forza di volontà. È difficile per me portare rancore per qualcosa o per qualcuno!».

Nel tuo post pubblicato subito dopo l’eliminazione hai speso parole di stima per la padrona di casa, Maria De Filippi. Federica, chi è Maria De Filippi?
R:«Maria è una donna forte e dall’animo buono. I suoi occhi osservano sempre con estrema curiosità, è incredibile come riesca a capire una persona anche solo da uno sguardo. La stimo tanto».

Ad ogni modo, questa esperienza ti ha lasciato un nuovo singolo… Come sei riuscita a cucirtelo addosso?
R:«“Difficoltà” è stato scritto da me, musica e parole. È un racconto intimo, estremamente delicato. È come ascoltare il mio cuore dopo una corsa velocissima».

Io, però, voglio far di tutto per farti arrabbiare e quindi ti ricordo che alla prima serata del serale vi è stata la partecipazione di Laura Pausini...
R:«Non riuscirai a farmi arrabbiare! J Laura è un po’ la mia mamma della musica. Sono destinata ad incontrarla un giorno, a condividere un momento importante. Se non è stato quest’anno, probabilmente il momento arriverà in futuro! J».

Federica, un tuo pronostico: chi vince Amici 2019?
R:«Categoria ballo: se la giocano Valentina e Vincenzo. Categoria canto: se la giocano Alberto e Giordana».

Questa edizione si sta portando con sé un enigma assai curioso, che ruota attorno ad Alessandro Casillo… che idea ti sei fatta?
R:« Non sono nessuno per giudicare o farsi idee riguardo una persona che conosco davvero poco».

Non sei nuova all’esperienza dei talent. Ricordiamo la tua partecipazione a “The Voice” nel 2014. Quali sono state le differenze tra queste due esperienze?
R:«“The Voice” è stato il primo vero approccio con la realtà del mondo che ho deciso di abitare. Ero molto ingenua, non controllavo la mia impulsività, e soprattutto non avevamo persone che quotidianamente ci facessero concentrare sui brani. Il programma Amici ha incontrato una Federica più matura consapevole di sé, del suo corpo e della sua mente, pronta a mettersi in gioco. Il programma mi ha fatto scoprire dei lati di me e mi ha stimolata come nessuno negli ultimi anni era riuscito».

Tra l’altro, a “The Voice” ti sei rapportata con un altro grande della musica italiana, stiamo parlando di Piero Pelù, personaggio e artista assai diverso da Stash e Alex Britti... Cosa ci puoi raccontare di Piero?
R:«Piero è un matto! Gentilissimo, alla mano e toscano al 100%!».

Zerbi, Britti, Stash: in assoluto qual è stato il più grande insegnamento che ognuno di loro ti ha lasciato?
R:«Zerbi mi ha stimolata e mi ha permesso di concentrarmi sui miei difetti. Stash mi ha fatto notare un mio pregio, che se usato nella maniera sbagliata può trasformarsi in difetto. Britti mi ha regalato un bel pacchetto di stima per me stessa, da usare con cautela e amore».

Chiudiamo con il futuro, quello immediato perlomeno: cosa bolle in pentola per i prossimi mesi?
R:« Mi concentrerò sui miei brani e la mia musica, continuerò a suonare e cantare perché senza live non so stare! Cosa molto importante voglio assolutamente coccolare i miei fan, che amo tanto e che non smetterò di ringraziare per quello che fino ad ora hanno fatto.

A tal proposito: il 6 Aprile parte il mio “STRADE TOUR”, piccole sessioni live nelle principali città italiane. Un’occasione per incontrare i miei fan e le persone che avranno voglia di ascoltarmi: saranno dei bei momenti di felicità, musica ed emozioni! La prima data sarà la mia città: Pisa!♥».

SOCIAL: https://www.instagram.com/federica_marinari/

Teatro: al Palazzo di Bari di scena 'Karamazov'

BARI - Un capolavoro della letteratura russa, quattro protagonisti della tradizione popolare barese, giovani esponenti della ricerca teatrale. “Karamazov”, in scena al Teatro Palazzo venerdì 12 aprile alle 21, nell’ambito della stagione diretta da Titta De Tommasi, è tutto questo: una coraggiosa operazione di rilettura di un classico, I Fratelli Karamazov di Dostoevskij, ad opera della compagnia Vico Quarto Mazzini (Michele Altamura e Gabriele Paolocà) che ha affidato la riscrittura al giovane drammaturgo barese Francesco d’Amore. 

La scena si svolge in un interno familiare di Bari Vecchia, a trentacinque anni di distanza dalla morte del patriarca, evento che rappresenta il motore narrativo della riscrittura e del romanzo. Nella casa vivono due anziani fratelli, Alex (Pinuccio Sinisi) e Ivan (Nicola Pignataro), che non ricordano nulla del loro passato o fanno finta di non ricordare. La donna che si occupa di loro (Tiziana Schiavarelli), “Quella”, si occupa anche della memoria di famiglia. È lei a ricordare che il padre dei due fratelli è stato assassinato anni prima e che un terzo fratello, Dimitri (Dante Marmone) è finito in carcere per questo. Ma la verità sull’omicidio non è certa. Tutti potrebbero essere coinvolti. 

Solo l’anziano servitore della casa sa cosa è accaduto quella notte di tanto tempo prima, ma non ha mai rivelato niente a nessuno. Ora è in fin di vita: i suoi ultimi giorni li passa bloccato a letto. E prima di esalare l’ultimo respiro, ha deciso di dire la verità: chi ha ucciso il padre dei fratelli Karamazov? 
Lo spettacolo è prodotto da Vico Quarto Mazzini, compagnia di teatro indipendente che dal 2010 produce spettacoli, rappresentati in numerose stagioni teatrali italiane e in festival nazionali e internazionali. 

Al centro della scena c’è un microcosmo familiare attraverso il quale scrutare la condizione umana dei nostri tempi. Amarezza e ironia si intrecciano parlando allo spettatore con le risate (assicurate), i ribaltamenti di senso, la suspense del thriller esistenziale, riflessioni sul senso di colpa e sulla famiglia, che per ognuno di noi può essere un nido o una gabbia. La comicità fa parte del Dna di un poker di attori beniamini del pubblico barese, protagonisti della scena teatrale e televisiva della città. Erano stati insieme nel 1999 sul set di un film di culto come LaCapaGira di Alessandro Piva, grazie a “Karamazov” per la prima volta sono sullo stesso palco tutti insieme, diretti da due giovani registi. 

Il Palazzo punta su un progetto stratificato che ha anche l’obiettivo di raccontare il carattere di una regione, riscrivendo un classico della letteratura in modo da coinvolgere gli appassionati del teatro popolare, quelli del teatro di ricerca e gli amanti dei grandi classici (non mancano i rimandi al testo originale) in una dialettica tra tradizione popolare e studio del testo, comicità, attenzione al territorio e ricerca teatrale di più ampio respiro.

Biglietti per Karamazov dai 24 ai 32 euro in vendita presso il botteghino del Teatro Palazzo (c.so Sonnino 142/D), aperto dal martedì al sabato dalle 17 alle 21 (info 080/97.53.364 – 366/1916.284, si prega di riportare entrambi i numeri di telefono per le info, info@teatropalazzo.com), presso i punti vendita Vivaticket, la Feltrinelli di Bari, e on-line sul sito www.vivaticket.it. I biglietti sono acquistabili anche con la Carta del Docente. 

Cinema: Stefania Sandrelli a Lecce per l'Ulivo d'oro

LECCE - Dal set a Napoli dove  è protagonista di un'opera prima tratta dal romanzo di Lorenzo Marone "La tristezza ha il sonno leggero" diretto da Marco Mario de Notaris, a Lecce per l'omaggio che il Festival del Cinema Europeo diretto da Alberto La Monica le tributa.

Una retrospettiva dei suoi film, una mostra fotografica che si inaugura domani ai Teatini e la consegna dell'Ulivo d'oro alla carriera.

La Sandrelli,  in un incontro condotto da Fabrizio Corallo, racconterà al pubblico del festival la sua lunga e fortunata carriera e la sua instancabile dedizione e passione nei confronti del cinema.

Teatro: il 'Felicità Tour' di Siani all'Orfeo di Taranto

TARANTO - Conclusione col botto per il Teatro Orfeo di Taranto. Lo spettacolo di Alessandro Siani, “Felicità Tour” (Best Live produzione), che andrà in scena il 9 e il 10 aprile, ha registrato il soldout per entrambe le date.

Si chiude così il sipario su una stagione artistica straordinaria, con il tutto esaurito per la maggior parte delle date; stagione che conferma l'importanza e la necessità della cultura a Taranto, come hanno sempre sostenuto Adriano e Luciano Di Giorgio.

Ancora una volta, l'ultracentenario teatro tarantino saluta la platea con il sorriso. E lo fa attraverso “Felicità Tour”. Un gran ritorno ai monologhi dal vivo per Siani, dopo la parentesi dello spettacolo corale ‘’Il principe abusivo a teatro’’ con Christian De Sica.

La scelta di ritornare sulle tavole del palcoscenico è stata per Siani dettata dalla voglia di potersi confrontare con il pubblico, perché lo spettatore è l’unico vero metronomo della vita di un artista. Sentire un applauso, una pausa, guardarsi negli occhi, resta ancora l’unico deterrente contro l’incomunicabilità, oggi più che mai accentuata dalle realtà virtuale.

In questo viaggio artistico Siani non sarà da solo; ad accompagnarlo ci sarà il maestro e compositore Umberto Scipione, che dal vivo suonerà e segnerà le tappe cinematografiche della carriera del protagonista da “Benvenuti al Sud” passando per “Il Principe Abusivo” e “Si Accettano Miracoli”, per concludersi con “Mister Felicità”. I monologhi saranno l’occasione per raccontare non solo il dietro le quinte di queste pellicole ma anche per poter parlare delle differenze tra nord e sud, tra ricchi e poveri e di sviscerare quelle che si propongono come le nuove tendenze religiose; ma soprattutto, evidenziare i tic e le manie di una società divisa tra ottimisti e pessimisti, tra disperati di professione e sognatori disoccupati. Tutto questo per un unico obiettivo: divertirsi insieme. Anche perché come Siani dice nel film ‘’Mister Felicità’’: ‘’quando si è da soli la felicità dura poco, ma se condivisa dura nu’ poco e’ cchiu’’.

Si confermano media partner: Se Dico Taranto, TarantoNotte e TarantoDay.

La stagione teatrale del Cinema Teatro Orfeo è patrocinata dal Comune di Taranto.

Si ringraziano i main sponsor: Nuovarredo e Pausa Caffè.

E gli sponsor: Maico, RiverTyre, Claudio Gulli Ascensori, Copyright, Banca di Taranto, Il Braciere, Istituto di Radiologia San Giorgio, RTL 102.5

Partner ufficiale: La Spiaggetta Club

Lo spettacolo è soldout

Carlo Verdone a passeggio a Torre a Mare

BARI - Una scena quantomai insolita quella di quest'oggi per gli abitanti di Torre a Mare, ex frazione sulla litoranea del Sud Barese, che ha visto protagonisti Carlo Verdone e Luigi De Laurentiis, che hanno deciso di girare il loro prossimo film a Bari con il sostegno di Apulia Film Commission e della Regione Puglia. A far da Cicerone all'attore romano e al produttore, patron del Ssc Bari, il sindaco di Bari Antonio Decaro, che vive nell'ex frazione. Il capoluogo pugliese è stato scelto infatti come set del prossimo film della Filmauro.

A Lecce Shajay Bhooshan dello studio d’architettura più famoso a mondo

LECCE - Le nuove frontiere dell’architettura digitale della pietra sono state il filo conduttore dei lavori di un convegno organizzato dall’Ordine degli Architetti della provincia di Lecce nell’ambito di Externa, la Fiera nazionale dell’arredo degli spazi esterni, in corso di svolgimento a Lecce Fiere di piazza Palio. 

“La Puglia – ha spiegato Loredana Capone, assessore all’Industria Turistica e culturale della Regione Puglia – è il secondo distretto in Italia della pietra. E questo è motivo di grande soddisfazione ma anche di enorme responsabilità. Dobbiamo mantenere l’arte del saper lavorare la pietra. Il Politecnico di Bari sta facendo un ottimo lavoro con l’alta formazione ma non dobbiamo puntare a mantenere i maestri perché il prodotto lavorato una volta esportato produce un valore aggiunto significativo, ancor più del grezzo. Che significa indotto economico, occupazione, ricchezza”.

Il tema centrale, dunque, era legato alla necessità di riconfigurare l’antica arte del taglio delle pietre incontrando la rivoluzione digitale. 

Rocco De Matteis, presidente dell’Ordine degli Architetti Lecce, ha rimarcato “l’esperienza di uno degli Studi di architettura che ha fatto, con grande coraggio e qualità, la storia degli ultimi 20 anni della nostra disciplina nel mondo e l’esperienza accademica e di ricerca di chi accoglie e rilancia la sfida del digitale dinanzi all’antichissima arte del taglio delle pietre, quella dei nostri maestri tagliatori, fabbricatori e scalpellini. Ed è importante che, accanto alla discussione teorica, una Mostra evidenzi la posta in gioco, permettendo a chiunque di entrare nel pieno di una riflessione che sta segnando la nostra professione a livello globale”. 

“I paesaggi di pietra - ha commentato Flavio De Carlo, coordinatore della giornata per il Consiglio dell’Ordine - non sono solo quelli che la tradizione ci consegna ma anche quelli che possiamo qui ed ora immaginare, rileggendo una storia antichissima e coniugandola con nuovi saperi, nuove esigenze, nuove funzioni, noi possiamo decidere di lasciare tutto com’è, abdicando a un ruolo e a una funzione, oppure capire cosa e come tutelare, salvaguardare, trasformare, innovare, reinventare”. 

L’esperienza del celeberrimo studio londinese ZHA, presentata da Shajay Bhooshan, si è focalizzata sulle tecniche metodologiche e operative di progettazione e costruzione degli spazi e oggetti complessi legati indissolubilmente al nome di Zaha Hadid. 

“Grazie all’utilizzo della tecnologia – ha spiegato - si riescono ad applicare tecniche antiche legate all’uso della pietra”. Shajay Bhooshan, ha colto l’occasione per andare a scoprire da vicino la pietra leccese. “Sono andati a far visita alla Pimar mi hanno spiegato molto bene come si effettua l’estrazione e quali sono le proprietà della pietra leccese, una pietra che si presta a diverse funzioni per via della sua particolare friabilità che offre la possibilità di essere utilizzata anche dal punto di vista prettamente ornamentale per la facilità appunto di eseguire decorazioni e di lavorare sulla parte estetica”.

Nel corso della riflessione sono stati illustrati, tra gli altri, lavori specifici pensati per la pietra, dimostrando come la complessità formale sia una derivazione aggiornata e digitale dell’artigianato manuale della tradizione. 

Shajay Bhooshan si è unito a ZHA dieci anni fa con l’obiettivo di applicare alla progettazione architettonica le sue conoscenze nella programmazione, nella geometria e nella matematica. Bhooshan è cofondatore di CoDe, il gruppo di ricerca sul design computazionale della ZHA. Oggi la ricerca di ZHA utilizza i più diversi strumenti e software di progettazione digitale. 

Giuseppe Fallacara ha invece presentato le ricerche sulla Stereotomia (antica arte del taglio delle pietre) svolte da ormai quasi venti anni all’interno del Politecnico di Bari e illustrate in tutto il mondo, su cui si è incardinato un rapporto di sperimentazione congiunta con Shajay Bhooshan e con lo studio Zaha Hadid Architects.  

Arte: il live painting con vino di Arianna Greco al Vinitaly

VERONA - Il vino rappresenta uno dei simboli più importanti della cultura italiana e da diversi anni anche pugliese. In generale la Civiltà Mediterranea è segnata dalla coltivazione della vite e dalla produzione di vini di eccellente qualità, una storia che si sussegue già da molto prima dell’Impero Romano. Il vino inoltre è un potente antiossidante e, in piccole quantità, ci protegge dal colesterolo cattivo e migliora la circolazione del sangue. 

Alcuni elementi, presenti soprattutto nel vino rosso, come i polifenoli, i tannini e il resveratrolo, apportano notevoli benefici al nostro corpo.  È così che diventa un valido alleato della oramai famosa in tutto il mondo, Dieta Mediterranea, nel 2011 riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Gli imprenditori vitivinicoli pugliesi dedicano tante cure e attenzioni alla coltivazione della vite facendo sì che oggi il vino di Puglia venga riconosciuto nel mondo come un’eccellenza.

E’ interessante osservare come le combinazioni vino-cibo sono infinite, perché molteplici sono i tipi di vino così come molteplici sono i vini e i piatti della cucina pugliese. E non solo, il vino è anche un ingrediente della cucina, che riesce a dare quel tocco in più a tante pietanze, sia esso bianco, rosso o rosè.

Il vino e il cibo pugliese di qualità e a marchio costituiranno pertanto il filo conduttore di questa serata che si svolgerà presso un elegante ristorante situato in pieno centro  a Verona: L’Orologio, in Corso Porta Nuova, a poche centinaia di metri dai luoghi simbolo della città. Un locale carico di magia che farà sentire gli ospiti in un’atmosfera fuori dal tempo. In questa prestigiosa location, mercoledì 10 Aprile alle 19:30,  sarà organizzata una cena a base di prodotti di eccellenza del territorio pugliese con l’abbinamento di altrettanti eccellenti vini, raccontati con eleganza e garbo da uno storyteller esperto in  materia di food&wine e da un altrettanto esperto sommelier. La cena sarà solo uno dei tanti momenti coinvolgenti di questa serata. 

Appuntamento quindi a Mercoledì 10 Aprile alle 19,30 in Corso Porta Nuova a Verona, per info e contatti www.tasteandtourinmasseria.it.

Mottola rinnova la passione in musica

MOTTOLA (TA) - Un evento particolarmente suggestivo, di profonda riflessione, accompagnato dalle inconfondibili note che scandiscono uno dei momenti più intensi dell’anno. La Confraternita del Carmine di Mottola muove un altro passo verso i Riti della Settimana Santa che, per tradizione, si confermano tra i più attesi del sud Italia. Spazio alle dolci e struggenti sinfonie eseguite durante la 36esima edizione del Concerto della Passione, che si terrà domenica 7 aprile alle ore 20:00 nella chiesa Maria SS.ma del Monte Carmelo a Mottola.

Si rinnova la sinergia tra la Confraternita guidata dal Priore Vito Greco e l’associazione musicale Umberto Montanaro-Città di Mottola, diretta dal M°Barbara Gigante. Il concerto prevede brani come “Tomba che chiudi in seno” del compianto maestro Franco Leuzzi, in occasione del trentennale della prima esecuzione, “Cristus” di P.Marincola, “A Berardino Lemma” di D.Latagliata, “Corona di spine” di A.Lamanna, “Grido di dolore” di A.Cardone, “Mamma” di L.Rizzola e il bis “De profundis”, sempre di Lamanna.

Una serata, presentata dalla giornalista Valeria D’Autilia, che vedrà anche l’intervento di Andrea Carbotti e che consolida il rapporto tra Mottola e i suoi riti. Un percorso musicale immersivo attraverso le melodie che accompagnano il lento cammino delle paranze nelle processioni del santo triduo. E anche per il 2019 l’intera comunità mottolese, e non solo, si prepara a vivere con grande partecipazione questo periodo dagli elevati toni emotivi.

Inoltre, per la quarta edizione, sarà assegnato il riconoscimento de “La Troccola d’Argento” a chi si è particolarmente distinto per il suo impegno a favore della società locale.

«Dopo un anno di intenso lavoro – commenta il Priore Vito Greco-  ecco che si riparte con la voglia di sempre e con l’obiettivo di promuovere i nostri antichi Riti. Durante il concerto della Passione ci concentreremo sull’esecuzione delle marce che ascolteremo dal giovedì al sabato santo e, grazie all’associazione Montanaro, vivremo sicuramente grandi emozioni».

Il Premio letterario ‘Città di Bari’ andrebbe intestato a Domenico Triggiani (e non ad altri)

di VITTORIO POLITO - Da qualche anno è stato ripreso il Premio letterario “Città di Bari”, attribuendo la ‘paternità’ a Giuseppe Tatarella, come si legge nel volume di Simeone di Cagno Abbrescia “Grazie Bari” (Adda), che testualmente si legge a pag. 178 «Un’altra iniziativa, “creatura” dell’assessore Tatarella, è stato ed è il Premio Letterario “Città di Bari” che ha portato a Bari autori…».

Anche sul sito del Teatro Pubblico Pugliese si legge che «Il Premio Letterario Città di Bari “Pinuccio Tatarella”, nato nel 1998, è un’iniziativa dell’Assessorato alle Culture che ha come principale finalità quella di incentivare e promuovere la lettura tra i giovani, nonché la capacità di analisi e di riflessione critica», ma si sono dimenticati dei veri fondatori del “Premio”.

In realtà il “Premio” è nato nel 1956, come si legge sul “Messaggero” dell’11 luglio 1956 e sul periodico “Polemica” dello stesso anno, diretto da Napoleone Bartùli e condiretto da Domenico Triggiani, che informavano che “sotto gli auspici della Fiera del Levante e dell’Ente Provinciale del Turismo” e con la collaborazione della casa editrice “Ceschina”, è stato indetto il Premio “Città di Bari” per un racconto inedito di ambiente pugliese, meglio se ispirato alla vita e costumi della Regione, con la Giuria composta da Michele Saponaro, Bonaventura Tecchi, Adriano Grande, Ettore Allodoli, Hrand Nazariantz, Costantino Savonarola, Napoleone Bartùli, Domenico Triggiani. Comitato organizzatore composto da Napoleone Bartùli, Domenico Triggiani, Costantino Savonarola, Gaetano Savelli, Giovanni Colamussi, Giuseppe Lucatuorto, Emma Brandonisio, Giselda Cianciola Marciano.

Nel 1998, il Premio è stato intestato a “Giuseppe Tatarella”, dimenticando del tutto i promotori e fondatori del primo Premio “Città di Bari”.

Va tenuta in debita considerazione che della Giuria, faceva parte, oltre a Domenico Triggiani (1929-2005), scrittore e letterato, “Hrand Nazariantz (1886-1962), letterato e linguista, membro dell’Assemblea Nazionale Armena. La sua educazione intellettuale e morale si compì con studi a Londra (1902) e Parigi (1905) dove prese contatto con il Movimento Nazionale della sua patria, pubblicista presso il quotidiano ‘Surhantag’, il settimanale ‘Nuova Corrente’, la rivista ‘Il Tempio’. Oltre alla collaborazione a giornali stranieri, pubblicò saggi sulla letteratura francese e italiana: Dante, Leopardi, Carducci, Pascoli, Marinetti e il Futurismo e infine eseguì la traduzione in armeno della Gerusalemme liberata. Nazariantz, insieme ad amici ed estimatori, frequentò a Bari il famoso ‘Caffè Sottano' di Don Armando Scaturchio, noto ritrovo per gli intellettuali baresi e, dopo la chiusura, si trasferì presso il Caffè Stoppani, altro ritrovo di persone di cultura. Nazariantz era un po’ il papà della cultura a Bari e pur non avendo la stessa età molti altri lo frequentavano, come Giovanni Colamussi, sensibilissimo poeta alla ricerca di una ragione religiosa; Gaetano Savelli, considerato il massimo poeta dialettale barese di quel tempo; Gino Montella, poeta disordinato ma buon epigrammista. La biografia di Nazariantz fu raccolta nel volume da Pasquale Sorrenti “Nazariantz” (Levante Editori, 1987). Pochi altri: Gaetano Savelli poeta, Vito Antonio Leuzzi, i componenti il Centro Distrettuale Regionale di Conversano della sua vicenda personale e della sua poesia, hanno scritto negli anni” (Pasquale Sorrenti).

A Domenico Triggiani, che è stato il vero creatore del Premio “Città di Bari”, va dato ogni merito dell’iniziativa, come è testimoniato dalla rassegna stampa dell’epoca e dai riconoscimenti ottenuti.

Triggiani è stato fondatore e condirettore, dal 1956 al 1959 della rivista letteraria “Polemica”, alla quale collaboravano noti esponenti della cultura italiana come Flora, Palazzi, Grande, Nazariantz, Beccari, Fiume, Govoni, Saponaro, Moretti, Bargellini e il principale organizzatore, negli stessi anni, delle quattro edizioni del Premio letterario “Città di Bari” per la narrativa, sotto l’egida della Fiera del Levante e in collaborazione con la Casa Editrice Ceschina di Milano.

Triggiani è stato un artista poliedrico e instancabile operatore culturale, non c’è genere letterario con il quale Triggiani non si sia cimentato almeno una volta, e sempre con un contributo significativo: inchieste di costume, repertori biografici, bibliografici, saggi di critica letteraria e di sociologia, commedie, drammi, radiodrammi, soggetti cinematografici, romanzi, racconti.

Triggiani è stato soprattutto autore di teatro, cui ha dedicato la maggior parte della sua produzione letteraria. Il suo teatro è stato etichettato in vari modi dalla critica, con richiami a Betti, ad Aristofane, a Pirandello, a Ibanez: si tratta, comunque, di teatro sociale e psicologico, che affonda il bisturi nei vizi e nelle virtù degli uomini. Dei suoi primi lavori teatrali se ne parlò agli inizi degli anni ’60 all’Actor’s Studio di Broadway, nel corso di conferenze sul teatro contemporaneo: in tale occasione Triggiani fu inserito fra gli autori validi del giovane teatro europeo. Le onorificenze ed i riconoscimenti non si contano.

Le commedie in vernacolo che costituiscono un ulteriore importante contributo teso a recuperare la memoria storica del territorio in cui affondano le nostre radici, sono raccolte in tre volumi. Il primo, con presentazione di V.A. Melchiorre, è stato pubblicato da Levante nel 1984 e comprende “Le Barìse a Venèzie” e “La candìne de Cianna Cianne”. La seconda raccolta di commedie in vernacolo, edita da Capone nel 1986, racchiude tre lavori: “All’àneme de la bonaneme!”, “U madremònnie de Celluzze” e “No, u manecòmie no!”.

L’ultima raccolta, pubblicata nel 2002 dall’Editrice Tipografica, comprende oltre a due lavori in lingua - ben sette lavori teatrali in vernacolo. Triggiani è altresì autore del primo romanzo storico-satirico in vernacolo barese, “Da Adame ad Andriotte”, scritto con la moglie Rosa Lettini e pubblicato nel 1992 dall’editore Schena.

Alla luce di quanto sopra il Premio letterario “Città di Bari” dovrebbe essere intestato a Domenico Triggiani che ne è stato il reale creatore e organizzatore, mentre altri se ne attribuiscono la paternità.

A Carosino il 'Festival di Primavera' di Fucarazza

CAROSINO (TA) - A Carosino da dieci anni dall’Associazione “Fucarazza” organizza, in un weekend del periodo dell’equinozio di primavera, una festa per tutta la comunità che tradizionalmente termina nella “zona festa” in via Giorgio La Pira, uno spiazzo appena fuori l’abitato, con il rogo propiziatorio della “Fucarazza” su cui viene issato un pupazzo che rappresenta le negatività dell’inverno, e non solo…

Da sempre la Fucarazza di Carosino viene allestita solo ed esclusivamente con residui di potatura di vigna e ulivo (sarmenti e stroma), raccolti in fascine nei mesi precedenti dagli organizzatori, evitando così l’impiego di legni trattati.

Quest’anno, in occasione del decennale della manifestazione, la festa durerà invece una intera settimana diventando così, per la prima volta, il “Festival di Primavera”; ogni giorno, da lunedì 8 aprile a sabato 13, ci saranno tante manifestazioni per grandi e piccini (programma su www.csvtaranto.it e Facebook “Associazione Fucarazza”).

Il “Festival di Primavera”, che si avvale del patrocinio del Comune di Carosino, è organizzato dall’Associazione Fucarazza in collaborazione con il Centro Servizi Volontariato di Taranto che così intende essere sempre più presente nei territori collaborando con le associazioni che da anni vi operano e con le istituzioni; In questo decennale la manifestazione diventa così un Momento partecipativo che vede l’Associazione “Fucarazza” affiancata nell’organizzazione dalle associazioni “Babele”, “La Matassa” e “Lablib”.

Le iniziative si terranno tutte nell’abitato di Carosino, attraversandolo così in lungo e in largo, tranne alcune che si terranno nell’antica Masseria Misicuro, a soli tre chilometri dal paese sulla strada per Francavilla Fontana.

Quest’anno l’Associazione “Fucarazza” riporta al centro del programma la comunità di Carosino, per la quale e nella quale opera da lustri organizzando iniziative per il recupero e la valorizzazione delle sue antichissime tradizioni.

Sono davvero tantissime le iniziative in programma in questo Festival della Primavera, come i corsi di panificazione tradizionale e di panzerotti e focacce, il teatro dei burattini, la proiezione di cortometraggi, la passeggiata erboristica e il laboratorio di serigrafia con pigmenti naturali, il convegno e il corso sull’agricoltura organica rigenerativa, una rassegna e un reading di poesia, la "Cerimonia del caffè eritreo", tanti concerti e performance musicali, nonché numerosi laboratori didattici e artistici e momenti ludici per i più piccoli.

Il momento clou sarà la grande festa finale che si terrà, sabato 13 aprile, nella “zona festa” in via Giorgio La Pira, dove si esibiranno band emergenti e saranno allestiti anche stand enogastronomici; in questa area l’acqua sarà comunque a disposizione del pubblico gratuitamente.

In tale occasione, anche grazie al CSV Taranto, si darà spazio all’incontro e confronto tra realtà del terzo settore del territorio comunale di Carosino e di altri comuni del nostro territorio provinciale, a testimoniare l’impegno che il volontariato ogni giorno mette in campo per il recupero delle tradizioni e, più in generale, per il benessere delle nostre comunità.

A Bari il premio nazionale 'Città che legge 2018'

BARI - Questa mattina a Napoli, nell’ambito della seconda convention nazionale “Libri e lettura per l’inclusione sociale” promossa dal Cepell - Centro per il libro e la lettura del Mibact in collaborazione con NapoliCittaLibro, l’assessora al Welfare ha ritirato per conto del Comune di Bari il premio “Città che legge 2018” per il progetto “Bari social book: luoghi sociali per leggere”. Si tratta del secondo riconoscimento ottenuto dal Cepell, dopo quello dello scorso anno.

Il premio, dell’importo di 80mila euro, consentirà di ampliare gli orari di apertura dei 14 spazi sociali allestiti presso diverse realtà pubbliche e private in tutta la città, di sostenere la nuova edizione del festival del libro sociale e di comunità e, infine, di dar vita alla prima biblioteca itinerante per mare a bordo di una barca di 13 metri confiscata ai trafficanti.

Bari Social Book coinvolge enti e istituzioni pubbliche e private, biblioteche, librerie, scuole, associazioni, soggetti non profit, strutture e servizi del welfare cittadino rivolti a minori e adulti, giovani e anziani, con l’obiettivo di costruire una città più solidale e attenta ai bisogni di tutte e tutti, rilanciando l’importanza della lettura come elemento di crescita personale e riscatto sociale, consapevolezza dei diritti di cittadinanza e promozione delle pari opportunità, leve per il cambiamento sociale e la crescita complessiva della comunità e del territorio.

Alla rete, promossa dall’assessorato al Welfare e dall’ufficio del Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia, aderiscono oltre 80 realtà pubbliche e private. Bari Social Book intende implementare una politica organica di sostegno all’educazione alla lettura, favorendo la crescita del benessere individuale e di comunità, facilitando la partecipazione e il protagonismo delle categorie più fragili e vulnerabili, attivando e valorizzando presidi di lettura popolare allestiti in luoghi di cura, socialità e accoglienza già strutturati e organizzati, come pure in spazi informali di comunità quali piazze, giardini e strade dei quartieri, anche in forma itinerante.

Da maggio 2016 Bari Social Book conta:

·        100 adulti e adolescenti coinvolti nei percorsi formativi per la gestione degli spazi sociali per leggere
·        più di 5000 libri donati da cittadini/e
·        10.000 cittadini adulti e bambini coinvolti nel corso delle manifestazioni organizzate
·        4 grandi eventi / progetti cittadini di animazione alla lettura
·        14 spazi sociali per leggere inaugurati in città
·        2 edizioni del Festival del Libro sociale e di comunità. 

Le reliquie di sangue di San Francesco d'Assisi e il prodigio della liquefazione di Massimo Santilli

MILANO - “Il sangue di Francesco” è il titolo di un’inchiesta condotta da Massimo Santilli che ha consentito di raccogliere interessanti materiali sulla reliquia più importante di S. Francesco d’Assisi: il suo sangue stimmatizzato. Un appassionante viaggio nell'Italia delle reliquie francescane, dal Santuario della Verna ad Assisi, da Padova a Bologna e Castel Bolognese, da Ascoli Piceno a Castelvecchio Subequo in provincia dell’Aquila, passando per Piedimonte Matese in provincia di Caserta e quindi da Napoli a Roma. Così facendo, si ha modo di osservare veri capolavori d’arte in cui trova sede la memoria e la potenza spirituale del Poverello di Assisi, e di cogliere la percezione che si è avuta dei sacri resti dai secoli passati fino ai giorni nostri.

TRAMA - Il saggio svela la seduzione di uno studio che, colmando un vuoto di ricerca, ha raccolto interessanti materiali, anche inediti, sulla reliquia più importante del Santo Patrono d’Italia: il suo sangue stimmatizzato. L’avvincente viaggio sulle tracce dei sacri resti ematici di S. Francesco d’Assisi ci conduce in importanti centri come La Verna, Assisi, Roma, Napoli, Bologna, Padova, Ascoli Piceno, Piedimonte Matese in provincia di Caserta, Castel Bolognese in provincia di Ravenna e in un piccolo paese dell’Abruzzo montano qual è, appunto, Castelvecchio Subequo in provincia dell'Aquila. Attraverso la lettura del libro, si ottiene una singolare visione d’insieme sulle reliquie di sangue del Santo dei santi e ci si imbatte nel fenomeno mistico della liquefazione, entrando nella complessità di un simbolismo che interroga i vari contesti ambientali, dove l’evento si manifesta, e interpella gli indirizzi dell’analisi storico-religiosa e socio-antropologica di un percorso di conoscenza coinvolgente, che stimola profonde riflessioni personali e collettive.

Massimo Santilli frequenta la Facoltà di Magistero dell’Università degli studi di L’Aquila e inizia la sua proficua attività di ricerca in ambito storico e antropologico con particolare riguardo alla Valle Subequana e all'Abruzzo montano. Ha collaborato con vari Enti pubblici e autorevoli istituti culturali privati. È autore di vari volumi e saggi riguardanti la ricerca storica, demologica ed etnografica. Ha svolto e svolge attività didattica a progetto presso istituti di scuola primaria e superiore. Ha realizzato diversi audiovisivi e mostre fotografiche - documentarie che hanno goduto del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali. Nell’agosto del 2008 gli è stato conferito il Premio “Lo storico del villaggio” dal Prof. Umberto Dante, Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza Abruzzese e dell’Italia Contemporanea e Docente di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di L’Aquila, e dal Dott. Giustino Parisse, Centro Culturale “Il Cespo” e Caporedattore de “Il Centro”. Il 25 novembre del 2014 ha ricevuto il “Premio Regionale Saturnino” per la sezione “Storia locale e tradizioni popolari”.È ideatore e curatore del “Premio Nazionale P. Mario Di Pasquale” giunto alla XXVIII edizione.

La Puglia alla conquista del mercato del Sud-Est asiatico

KUALA LUMPUR - La Puglia alla conquista del mercato del sud est asiatico con il progetto 'Puglia Sayang' (che in malese significa 'Puglia cara'). Si è tenuto ieri a Kuala Lumpur l’evento conclusivo del progetto di comunicazione internazionale in Malesia #Pugliasayang, organizzato da PugliaPromozione  e dall'Ambasciata italiana di Kuala Lumpur, che  ha riguardato la realizzazione di una campagna multimediale con Nabila Huda, la superstar della Malesia e del Sud Est Asiatico. 

Già nel mese di novembre, la star malese aveva girato in lungo e in largo la Puglia e aveva vissuto una autentica "Puglia experience" attraverso la pizzica, il cibo e la cucina locale, insieme ovviamente alle bellezze paesaggistiche che ha attraversato e commentato con il marito e compagno artistico Roberto sul suo canale Instagram, con dei video promozionali. Ogni episodio che racconta la Puglia ha registrato tra i 300 e 400 mila follower tanto da creare un entusiasmo dal target malese verso la Puglia.

Il successo del progetto è stato coronato ieri nella capitale malese, Kuala Lumpur,  con un evento nel ristorante italiano Cicchetti di Zenzero. Ad accogliere la delegazione pugliese, l’Ambasciatore italiano Cristiano Maggipinto, la star Nabila e la Libero Productions, che ha realizzato il progetto. L’interesse del target malese verso la Puglia va curato e sostenuto, secondo quanto ha espresso lo stesso Ambasciatore.

“Sono rimasta impressionata durante il mio viaggio in Puglia dall’architettura, la cultura e naturalmente il cibo, con porzioni grandissime! Ho visto borghi, masserie, grotte, trulli –  ha raccontato Nabila - E una destinazione che consiglierò, soprattutto per il cibo e la gente accogliente. Durante il mio soggiorno mi sono sentita in famiglia. We got a family in Puglia! Ci tornerò con tutta la famiglia e i miei amici”.

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