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Il nome? E' lo specchio del carattere

di Vittorio Polito. Hai un buon equilibrio? Dentro di te si nasconde un ribelle? Il tuo nome ti piace? Tentiamo di rispondere a qualche interrogativo poiché pare che il nome che portiamo influenzi anche la nostra personalità.
Da sempre e in tutti i paesi del mondo il nome è stato sempre un segno distintivo dell’individuo. Poeti e scrittori hanno affermato che un nome bello e armonioso imprime alla personalità di chi lo porta un fascino ed un’attrattiva speciali. È difficile non essere d’accordo, anche se in ogni epoca vi sono state persone eccezionali che hanno impresso caratteristiche particolari ai loro nomi. Greta, ad esempio, senza la figura della Garbo non evocherebbe certamente una donna affascinante, in altre parole la più celebre Greta del nostro secolo. Di lei Winston Churchill, statista inglese, ebbe a dire: «È la donna più interessante di tutti i tempi». Purtroppo, certi genitori, soggetti ai capricci della moda, non valutano attentamente che l’imposizione del nome ai figli debba essere frutto di un’attenta analisi e prudenza. Infatti, un nome molto ricercato, impegnativo o altisonante potrebbe mettere in imbarazzo chi lo porta per tutta la vita. Il nome, poi, dovrebbe armonizzare con il cognome per cui si dovrebbe evitare il nome doppio o la scelta di uno vecchio uscito dall’onomastica corrente, anche se sono appartenuti a parenti o congiunti.
Al cognome lungo va affiancato un nome breve, mentre ad un cognome breve si può affiancare un nome lungo. Chi ha ricevuto al Battesimo un nome del genere, è quasi sempre costretto a variarlo nella vita con diminutivi o farsi chiamare addirittura con un nome diverso. Massimiliano si fa chiamare “Massi”, Donato “Donny”, Alessandro “Alex”, Caterina “Ketty”, Sebastiano “Seba”, Federico “Fede”, Francesca “Franci”, Michele Miki, ecc. È bene evitare anche di imporre nomi di divi, di campioni sportivi, di animali o di personalità del momento, che col passare del tempo potrebbero sembrare molto meno attraenti e qualche volta anche ridicoli, come il caso di neonato a cui è stato imposto il nome di Varenne, il celebre cavallo da competizione. Notiamo anche che molti portano nomi come Mimosa, Lieto, Diletta, Benito/a o Italia, riferiti a fiori, politici o a nazioni, tutti nomi che non trovano riscontro nel calendario.
Pare anche che ad ogni nome corrisponda una personalità. Federico, ad esempio, molto diffuso in Italia, ma concentrato più in Lombardia e in Toscana, discende dalla forma medievale “Frithurik”, composto da “frithu” (pace, amicizia) e “rikja” (signore, principe, potente), che significa “potente nella pace o signore della pace”. È tenace, collerico, suscettibile, sincero fino all’eccesso, generoso quando gli si chiede un piacere, ama circondarsi di amici. Il significato quindi è “potente nell’assicurare la pace”. Antonio, coraggioso e permaloso, introverso e spesso triste, amante dell’arte e dello studio. Andrea, dominatore, originale, soggetto a collere improvvise, cocciuto, tendente all’infedeltà. Francesca è una persona ordinata, leale, coraggiosa, ma molto suscettibile. Emanuele, dall’ebraico “immanu’el” «Dio è con noi». Con questo nome il profeta Isaia annunciava, settecento anni prima della nascita di Cristo, la venuta del Messia. In alcune liturgie Gesù viene chiamato appunto “Emanuele”. Emanuele è solido come una roccia, procede diritto, i suoi occhi guardano lontano e non tradisce. Rosa, ha fascino da vendere, è passionale, tenace e ostinata. Luigi è studioso, intelligente e anche un po’ disordinato, ottiene ciò che vuole perché è perseverante, cauto ed ha fiuto per le strategie vincenti. Teresa, è sensibile, espansiva, affettuosa, intelligente e ricca di immaginazione, il suo entusiasmo le causa spesso forti delusioni. Alessandro, di origine asiatica, ha un significato ignoto, anche se l’etimologia popolare rimanda al greco cioè “difensore dei propri sudditi”, è intelligente, volenteroso, generoso e buono. Otto papi, tre re di Scozia e tre imperatori di Russia hanno reso celebre questo nome. Giulia, diffuso in Veneto e in Toscana, pare stia attualmente spopolando. Il nome deriva dall’antica Roma, ma la sua origine, ancor più antica, sarebbe greca “da Iovilios”, ossia dedicato a Giove. Carattere brillante e vivace, espansiva in pubblico, depressa in privato, ignora il perdono, ama l’arte e il lusso, spesso si angoscia senza ragione per il futuro. Raffaele e Raffaella, derivano dall’ebraico ‘rapha’ = guarire, e ‘el’, abbreviazione di JHWH: “solo Dio guarisce”. Raffaele è fluido e generoso come l’acqua, è fecondo, istintivo. Porta felicità a tutti coloro che ama perché possiede al grado più elevato il senso e la passione profonda della solidarietà. Roberto, dal germanico ‘hrothi’, “la fama”, e ‘berth’, “illustre”, per cui “di fama illustre”. Dispone di una sovrabbondanza di qualità e di forza, ma anche una incrinatura. È un idealista che combatte contro se stesso. Tra i famosi: Robert Schumann (musicista), Roberto Rossellini (regista), Roberto Roversi (poeta), Roberto Benigni (comico, attore, regista).
Infine, Patrizia, dal latino ‘patricius’, che significa «di condizione libera e di classe sociale elevata», conserva, più del maschile Patrizio, qualcosa del suo significato originario: nobiltà, eleganza, raffinatezza, sottigliezza. Santa Patrizia è tra i patroni di Napoli. Secondo le fonti sarebbe stata una giovane di Costantinopoli che per evitare il matrimonio si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme e poi a Roma, dove ricevette, da Papa Liberio, il velo verginale. La tradizione vuole che fosse discendente dell’imperatore Costantino.
Si calcola che i nomi degli italiani siano circa diciassettemila, per cui vi sono ampie possibilità di scelta ma, per la nostra pigrizia, fino a qualche anno fa, ne abbiamo usati pochissimi e sempre gli stessi. Da qualche tempo, invece, l’influenza del cinema e della TV ci portano ad usare sempre meno Giuseppe, Antonio, Giovanni, Maria, Michele e Raffaele, attingendo alla nuova sfornata di Giulio/a, Valentino/a, Silvio/a, Elena, Alessia/o, Luca, Giorgio/a, Ilaria, Marco, Federico/a, Francesco/a, Alessandro/a, Samanta, Erika, Nicol, Karol, Kevin, Naomi, Natascia, Roberto/a, ecc. In ogni caso i nomi più sicuri sono quelli classici della storia occidentale, dei grandi Santi (a questo proposito potete consultare il sito internet www.santiebeati.it), e quelli legati alle tradizioni nazionali ed etniche, ma ciò non significa che la scoperta di un nome armonioso e poco conosciuto possa risultare una scelta felice. Vi sono poi i soprannomi, per lo più dialettali, molto usati nel mondo popolare e diffusi per lo più nei centri storici delle città e nei piccoli paesi, finalizzati ad indicare la persona, il nucleo familiare di appartenenza o il mestiere, anche a causa della presenza di numerosi omonimi. Ma questa è un’altra storia.
E la legge cosa prescrive in proposito? Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 3.11.2000, vieta di imporre al bambino lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi, un cognome come nome, nomi ridicoli o vergognosi o contrari alla morale, al buon costume, al sentimento nazionale e religioso. I nomi stranieri sono permessi, ma solo se tradotti con caratteri dell’alfabeto italiano (consentite le lettere j, k, x, y e w). Nel caso il dichiarante intende dare al bambino un nome in violazione del divieto stabilito nel comma 1 o in violazione delle indicazioni del comma 2 del citato Decreto, l’Ufficiale dello stato civile lo avverte del divieto, e, se il dichiarante persiste nella sua determinazione, formalizza l’atto, e ne dà immediatamente notizia al procuratore della Repubblica ai fini del’avvio del giudizio di rettificazione.
Pertanto i genitori farebbero bene a ricordare che la scelta di un nome non è un gioco divertente, ma un atto responsabile che essi sono chiamati a compiere con attenzione e nell’interesse della propria creatura.

Magia e superstizione: streghe, masciare e...

di Vittorio Polito. Secondo la mitologia popolare la strega è un essere soprannaturale immaginato in aspetto muliebre o donna reale che svolge un'attività di magia nera e comunque dirige gli eccezionali poteri che le vengono attribuiti ai danni di altre persone: un tempo le streghe venivano processate, torturate, bruciate vive sul rogo. Secondo lo scrittore inglese M. Summers «È una malvivente; peste e parassita sociale; devota a un credo osceno e ributtante; adepta del veneficio, del ricatto e di altre pratiche delittuose ripugnanti, aderente ad una potente organizzazione clandestina, nemica della Chiesa e dello Stato; blasfema nelle parole e nelle opere; abbindolatrice di paesani ignoranti con le armi del terrore e della superstizione».
La credenza nelle streghe è riscontrabile presso innumerevoli popoli, come pure la convinzione che certe donne, possedute da una natura demoniaca, siano dedite al cannibalismo, alla magia, all’assassinio e all’annientamento della potenza maschile. Questo genere di streghe simboleggia il lato negativo della natura femminile, quel suo tratto oscuro di cui il maschio ha timore.
Le streghe vengono chiamate anche masciare, megere o fattucchiere, e sono rappresentate da donne che nonostante l’avanzare della civiltà e del progresso, esercitano ancora oggi la magia, tentando di dominare le forze occulte della natura per sottoporle al proprio potere, fermamente convinte della validità della magia bianca o nera (?).
Queste donne sono anche le protagoniste delle storie che Pasquale Locaputo, ha scritto nel suo libro “Le Masciare” (Edinorba Editore), con l’intento di fare un gesto d’amore verso la sua città, la sua storia, il suo patrimonio culturale.
Locaputo ha pensato bene di dare uno sguardo ai verbali inediti di un processo svoltosi nel 1582 a Conversano a carico di alcune donne accusate di stregoneria. Da quei verbali egli ha tratto spunti e materiali narrativi per gli interessanti racconti inseriti nella pubblicazione, ricostruendo, su base in genere fantastica, le vicende personali di alcuni protagonisti, sullo sfondo di una città di oltre quattro secoli fa, con i suoi edifici civili e religiosi, presenti ancora oggi nella odierna Conversano.
La quattro “masciare” di cui scrive Locaputo si chiamavano Paola Marchesano, Maria Richione, Rosa Colangelo e Antonia Piscitello, le quali probabilmente finirono sul rogo, vittime, forse inconsapevoli e ignare, del clima di “caccia alle streghe” e dei pregiudizi ideologici che contraddistinsero l’epoca.
I racconti lasciano il problema aperto, tentando di documentare credenze e pratiche popolari in concorrenza o in complemento della medicina del tempo con il rischio per le “masciare” di sconfinare nell’abuso e nell’illecito.
Anche per l’uomo del duemila la superstizione e la magia continuano ad avere un loro spazio ed un loro significato, nonostante l’avanzare della civiltà e del progresso. Ancora oggi vi sono persone fermamente convinte della validità della magia bianca o nera. Molti di voi hanno seguito qualche tempo fa, attraverso “Striscia la notizia”, le storie di imbrogli e di truffe da parte di Wanna Marchi e compagni ed i loro tentativi di carpire la buona fede dei creduloni con numeri del lotto, schedine o quant’altro, con il solo scopo di vendere fumo e spillare soldi. Tali fatti infiammarono l’opinione pubblica nel gennaio 2002 in occasione del quale si scoprirono tentativi di frode e frodi vere e proprie da parte di persone che cercavano di sfruttare l’ingenuità del prossimo. Purtroppo nel nostro piccolo anche noi ci scopriamo un po’ superstiziosi, desiderosi di dare la colpa a qualcosa o a qualcuno se le cose vanno male e risolverle, quindi, con un bel colpo di bacchetta magica.
E all’estero che succede?
In Bulgaria per proteggersi dalla sfortuna non si tocca ferro, ma si bussa sul legno. Per invocare la fortuna non si incrociano le dita ma si stringono i pollici. In Cina sono disposti a pagare una follia per targhe d’auto contenenti il numero 8. La stessa cosa avviene per il numero civico o quello telefonico. Tutto ciò solo per una omofonia linguistica tra il numero “otto” e la parola “ricchezza”. Il numero 4, che ha una pronuncia simile a “morte”, equivale al nostro 17. Infatti negli alberghi non esistono camere contrassegnate con il numero 4. In Ecuador se i fidanzati si lasciano per colpa della ragazza e l’uomo piange, la donna sarà sfortunata in amore per sette anni. Per evitare il malocchio, invece, prima della doccia, bisogna buttarsi addosso la pipì e poi lavarsi.
Nelle Filippine il popolo non si ritiene particolarmente superstizioso, ma visto che non c’è nulla da perdere, anche loro adottano una serie di piccoli gesti scaramantici. Dopo il tramonto non si tagliano capelli e unghie. Prima di fissare la data delle nozze si assicurano che nessun altro parente si sia sposato nello stesso anno, diversamente si dividerà con lui la fortuna. In India porta sfortuna incontrare un prete, una suora o una vedova. Porta bene invece incrociare una mucca o una prostituta, sentir cantare gli uccelli o ascoltare il suono delle campane. Inoltre in caso di morte è importante prendere le esatte misure dello scomparso, diversamente se la bara è troppo grande, presto ci sarà un altro funerale. In Perù per avere fortuna bisogna portare nel portafoglio una banconota da un dollaro piegata in quattro. Mentre quando una donna partorisce, per scacciare la malasorte, legano al polso del nascituro un nastrino di raso rosso.
In Polonia, in presenza di una donna incinta, non bisogna lasciare niente di aperto (porte, armadi e simili) se si vuole evitare un parto prematuro. Le lettere con brutte notizie vanno bruciate per evitare che le disgrazie si ripetano. Accendersi una sigaretta dalla candela equivale a far morire un uomo in mare. In Russia, se la massaia lecca il cucchiaino, al marito cadranno i capelli. Per le ragazze, invece, è vietato alzarsi dopo mangiato senza pulire il tavolo o saranno lasciate dal fidanzato nel bel mezzo di un ballo. Se una ragazza siede sul posto occupato prima da un’altra donna in stato di gravidanza, rimarrà incinta entro un mese. In Senegal la scaramanzia si attua evitando il più possibile di rivelare ciò che si sta progettando di fare. L’invidia o la gelosia, infatti, possono rovinare anche il più piccolo dei progetti. Bisogna evitare di mangiare nello stesso luogo in cui si è cucinato o vedere una persona nuda di mattina.

Le Curiosità
La pioggia è considerata un segno di sfortuna presso alcuni popoli ed è invece di buon augurio da noi (infatti, si dice “sposa bagnata, sposa fortunata”).
Dall’antica Roma deriva l’usanza di prendere tra le braccia la sposa quando entra per la prima volta nella casa coniugale. Si ricorreva a questo per evitare che, nell’emozione del momento, la sposa potesse inciampare sulla soglia: un presagio infausto perché significava che le divinità della casa non la volevano accogliere. La tradizione vuole che gli sposi non si vedano né si parlino il giorno delle nozze e quello precedente all’incontro in chiesa: è vietatissimo fare colazione insieme e anche le comunicazioni dell’ultima ora devono avvenire per via indiretta, attraverso parenti o amici.
Lo sposo, che è uscito di casa per recarsi in chiesa, per nessun motivo deve tornare sui propri passi: ecco perché è bene che in questi frenetici momenti sia seguito passo passo da un amico o da un testimone. Porta sfortuna acquistare nello stesso momento l’anello di fidanzamento e le fedi nuziali. È di cattivo augurio mettersi al dito la fede prima della celebrazione del matrimonio.
Pare sia fondamentale anche la scelta del giorno della settimana in cui sposarsi: una tradizione indica che il lunedì reca buona salute, dato che questo giorno è dedicato alla luna, dea delle spose; il martedì porta ricchezza sicura, ma contraddetta dal proverbio «Né di Venere né di Marte non si sposa né si parte»; il mercoledì è assai propizio; il giovedì reca dispiaceri alla sposa; il venerdì, come detto, pare che porti disgrazia; il sabato, invece è, per ovvie ragioni, il giorno che la maggior parte delle coppie sceglie per sposarsi, ma la credenza popolare lo indica, invece, come il giorno più sfortunato.
Per concludere, una simpatica poesia in dialetto barese del poeta e commediografo Emanuele Battista, che dimostra come la superstizione può sconvolgere la vita di una persona che crede in essa.
Pertanto, volete uno spassionato consiglio? Rivolgetevi al sacerdote in caso di problemi morali e spirituali o al medico in caso di malattie, senza andare a cercare cure empiriche di dubbio risultato e con spreco di quattrini, ovvero cercare nello psicologo un sostegno per migliorare la qualità della vita. Almeno le loro prestazioni sono disinteressate e basate esclusivamente su morale, scienza e coscienza.

U destìne

O ragionìire Franghe Di Mòneche
u chiamàvene : “iè schemmòneche”.
N’omne assa’ supersteziùse,
ca pe nudde addevendàve nervùse.
Ce passàve da nanze na gatta gnore,
se meseràve la frève ogne do iore.
Ce acchiàve na ciumma fèmmene
la gastemàve e s'aggeràve de sckène.
O ciumme mascue, ‘mbèsce nge fescève drète,
pe teccuànge la cascetèdde ’nzegrète.
Ce avèva nemmenà u diggesètte a ngualchedùne,
nge decève sìddece chiù iune.
No nze facève ma’ meserà l’aldèzze
pe pavùre de ièsse fatte u tavùte sèzze-sèzze.
Ce a la tàuue s’assedèvene trìddece crestiàne
S’alzàve desciùne e se ne scève a chiane a chiane.
U cappìdde sop’o litte ma’ u mettève,
decève ca la malanòve sùbbete venève.
Ce la notte se sennàve la cadùte de le dinde,
la matìne ‘mbrime avvesàve tutte le parìnde.
Nu cuèrne russe jìnd'a la palde sèmme pertàve
e ogne dèsce passe che la mane u-accarezzàve.
Ogne dì lescève l’oròschepe a la matìne,
che nu pacche de sale sott'o tauìne.
Ce ’nguàlche cose ca stève a fa’ no nge quadràve,
“iè schemmòneche” sùbbete gredàve.
E ce iève ‘nguàlche ialde ca ng'u decève,
’mbrìme-’mbrìme nge credève.
Na sère, na zìnghere, nge lescì la mane,
e nge mettì la cacàzze chedda reffiàne.
“Crà, a da fa’ attenziòne, ragionìire,
a le cavàdde e le checchìire”.
Franghìne, la dì a doppe se mettì ammalàte
e s’asseddì a la boldròne tutt’ assestemàte.
’Mbacc’o mure stève nu quadre,
nu trajìne che le cavàdde e le quandre.
A buène a buène u quadre se staccò
e dritte dritte ’ngape a Franghìne azzeppò.
La chernìsce pesànde e d'attòne
de ponde nge spaccò u fermendòne.
E achsì, Franghìne sènze ca se n'avvertì,
sott’o trajìne e le cavàdde merì.

Magia e superstizione: i periodi sfortunati, gli animali da tener d'occhio e alcune azioni rischiose

di Vittorio Polito. Nella precedente nota è stato trattato il tema generale della magia e superstizione, mentre in questa nota tratteremo i temi relativi ai periodi sfortunati, agli animali da tener d’occhio e ad alcune azioni rischiose.
Cicerone sosteneva che “La superstizione è un’insana paura di Dio”. Una ninna-nanna egiziana utilizzata, in tempi antichi, serviva come scaramanzia per allontanare dai bambini lo spirito che procurava la malattia. Nell’ultima strofa si fa cenno ai rimedi usati per esorcizzare il male.

Corri via tu che vieni dall’oscurità
che entri pian piano (…)
Sei venuta per baciare questo bimbo?
Io non permetterò che tu lo baci.
Sei venuta per ammutolirlo?
Io non permetterò che tu lo ammutolisca.
Sei venuta per fargli del male?
Io non permetterò che tu gli faccia del male.
Sei venuta per rapirlo via?
Io non ti permetterò di strapparlo dalla mia mano.
L’ho munito delle protezioni contro di te
Con trifoglio… cipolle… miele…

Maghi e incantatrici, nonostante condannati e perseguitati dalle istituzioni civili ed ecclesiastiche, continuano a prosperare nella nostra società. Essi hanno resistito alle persecuzioni ed ai processi: le loro “prestazioni” erano richieste sia dalle classi sociali subalterne che da quelle dirigenziali, dal momento che nell’animo umano albergano perennemente desideri di conoscenza, di vendetta, di odio, di invidia, di disperazione, di amore negato. Per quale meccanismo l’uomo moderno, apparentemente figlio della ragione, crede che alcune figure, gesti o situazioni possono condizionare il suo destino? Forse perché è molto difficile scrollarsi di dosso i pregiudizi da superstizione che abbiamo accumulato fin dalla più tenera età.
Il fenomeno appare preoccupante soprattutto perché riguarda una fascia di popolazione battezzata e che si professa cristiana. Chi segue Cristo, al contrario, dovrebbe confidare solo in Lui, e in nessun altro. Il nostro destino è esclusivamente nelle nostre mani, e in quelle di Dio che ci riempie della sua Grazia nella misura in cui gli diamo spazio nella nostra vita. I superstiziosi traggono auspici anche dalla caduta delle forbici. Bisogna farle raccogliere da altri o, se non fosse possibile, camminarci sopra prima di sollevarle. Quando le forbici cadono e le punte rimangono infisse nel terreno, corrisponde ad un presagio di morte. Regalare forbici equivale ad augurare del male. La superstizione ha trovato ampio spazio anche intorno a cose non pericolose come il pane. Prima regola non sprecare il pane. Buttarlo sarebbe un gesto destinato a condurre il sacrilego alla povertà. Infatti, il pane consacrato rappresenta il “Corpo di Cristo” e quindi al di là del valore nutritivo, riveste un ruolo sacro. Usare un pettine appartenuto ad una persona defunta, si rischia di seguire il precedente possessore. La scopa, oggetto emblematico del femminile, è sempre stato uno strumento intorno al quale la superstizione si è sbizzarrita. Un proverbio francese avverte: «Se pulisci la casa con una scopa verde in maggio, scopi via anche il padrone di casa…». Se una ragazza cammina sul manico di una scopa sarà madre prima di sposarsi. Questa superstizione forse risente dell’influenza dei numerosi riti di fecondità precristiana. Quando si cambia casa non portarsi dietro le scope vecchie, poiché così facendo si porterebbero nella nuova abitazione tutte le precedenti sventure.

I periodi della sfortuna. Al capodanno sono riconosciute delle peculiarità che nella superstizione diventano “segni” addirittura profetici. Se nel primo giorno dell’anno si incontra una persona di sesso opposto, l’anno appena iniziato sarà fortunato, al contrario sarà nefasto. Inoltre porterebbe male incontrare un prete, una suora, un vecchio o un gobbo. È buona sorte invece incontrare un frate.
C’è un’antica credenza che recita “Anno bisesto anno funesto” che accompagna la nostra esperienza quotidiana, superstizione a parte. Ma non è proprio così. Ricordate il 2000, anno bisestile, che tutti presagivano sciagure di ogni tipo che dovevano aggiungersi a quelle per il fine millennio? In realtà non è accaduto proprio nulla. Le credenze nelle disgrazie che accompagnerebbero l’anno bisestile deriverebbero dal fatto che a febbraio fu aggiunto un giorno, come intercalare nel calendario Giuliano, e quindi considerato anomalo e portatore di disgrazie. Le statistiche ci dicono comunque che disgrazie di ogni tipo accadono in tutti gli anni anche non bisestili.
Com’è noto, il cosiddetto pesce d’aprile è costituito da uno scherzo che può presentare due varianti: attaccare un pesce, o una sua rappresentazione, sulle spalle della vittima o colpire lo sfortunato con uno scherzo anche pesante. In varie località si mandavano i creduloni alla ricerca di oggetti impossibili o si invitavano a compiere azioni irrealizzabili.
Il mese di maggio, notoriamente dedicato alla Madonna, è considerato popolarmente un mese sfortunato, in particolare per quanto riguarda iniziative importanti, come sposarsi, cambiare casa, iniziare una nuova attività. L’origine di questa credenza forse è riposta nel fatto che maggio era il mese più adatto per la semina e per iniziare importanti lavori agricoli, quindi in famiglia era necessario il contributo di tutti, per cui qualsiasi iniziativa o attività erano considerate “frivole” e dannose per la già precaria economia rurale.
Nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì non bisognerebbe mai sposarsi: sarebbe la rovina della futura famiglia. Giornata fausta per il matrimonio è il sabato, perché è il “giorno della Madonna” e la protezione della Vergine rende ogni cosa certa e felice.
Giovedì e sabato sono i giorni dedicati alla magia, in cui le streghe metterebbero a segno le loro pratiche malvagie e quindi rovinerebbero ogni buona intenzione. In questi giorni, dopo l’Ave Maria, le donne devono togliere la biancheria stesa ad asciugare perché, in caso contrario, le streghe farebbero la “fattura” a quei panni, producendo effetti devastanti su quanti ne facessero uso.
Un discorso a parte merita il temutissimo venerdì. Forse la negatività deriva dal fatto che in quel giorno, secondo la tradizione cristiana, Cristo fu crocifisso. Di qui il divieto di mangiar carne, partecipare a feste e divertimenti e il detto “chi ride di venerdì piange la domenica”. Se poi il venerdì cade di 17, allora la negatività sarà massima, anche per coloro che alla superstizione credono solo un po’. Per Cristoforo Colombo, invece, il venerdì era un giorno fortunato. Partì dal porto di Palos un venerdì e mise piede sulla nuova terra di venerdì e rientrò, sempre di venerdì, a Porto Palos.


Animali da tener d’occhio. Una barbara tradizione sostiene che le allodole tenute in gabbia avrebbero cantato meglio se accecate. Da qui si è consolidato il mistero che circonda questi docili uccelli. Ascoltare il loro canto appena svegli sarebbe di buon auspicio. Leonardo Da Vinci, invece, scrisse che se un allodola si ferma al capezzale di un ammalato è possibile conoscere le sorti dell’infermo, osservando i movimenti dell’animale: se guarda l’ammalato la guarigione è assicurata, se invece lo ignora la fine è vicinissima.
In molti paesi veder volare una civetta o ascoltare il suo canto è un cattivo presagio. Forse le credenze che circondano questo volatile sono da ricercare nelle sue abitudini notturne.
In Germania, quando nasce un bambino, ci si augura di non sentire l’inquieto verso, perché in quel caso la vita del nascituro sarebbe infelice. Ma va anche ricordato che la civetta era sacra per Athena, la dea greca delle arti e delle scienze, poiché l’animale era considerato protettore della città. Ben presto, con altri uccelli come il gufo e il barbagianni, l’aura positiva diventò quella nefasta e malvagia che l’avrebbe accompagnata fino al presente. Il corvo è stato considerato un animale nefasto, annunciatore di morte e di sciagure. Associato alla stregoneria, si diceva fosse in grado di predire il futuro e quindi utilizzato da streghe e stregoni per le loro pratiche di magia nera. Il suo verso è considerato annuncio di morte. In genere la vista di questo animale è considerata negativa e terribile, probabilmente per il suo colore nero, emblematicamente connesso alla morte e al mistero. Anche il gatto entra di prepotenza fra gli animali da tener d’occhio, sempre circondato da un’aria di mistero, distaccato e individualista. La sua agilità, il suo rapido apparire e sparire come per magia, la sua capacità di vedere al buio sono caratteristiche che hanno contribuito a caratterizzare il gatto con toni spesso soprannaturali.
Notissima la superstizione che considera un annuncio di disgrazia un gatto nero che attraversa la strada. Questa credenza è viva in molti paesi, mentre negli Stati Uniti è considerato un segno positivo essere seguiti da un gatto nero. Sta di fatto che in molte località si crede che streghe e stregoni hanno la possibilità di trasformarsi in gatti neri, e sotto quelle spoglie, compiere malefatte.
Altri animali da tener d’occhio sono il maiale, collegato alla sporcizia e, in senso figurato, evidenzia la passione per le cose peggiori, il topo, forse per il suo collegamento con la peste, e il pipistrello, animale del mistero per eccellenza, collegato a tutto quello che rappresenta oscurità e mistero.

Azioni rischiose. Vi sono azioni che per ragioni ataviche e talvolta inspiegabili, si attribuiscono effetti deleteri. Si tratta di credenze che sorgono, nella maggioranza dei casi, dal valore simbolico dell’azione o per essere state causa di grandi disgrazie. Si scopre così che il meccanismo destinato ad alimentare queste superstizioni si fonda sulla consapevolezza dell’esistenza di un equilibrio governato da regole precise, la cui infrazione determinerebbe effetti spesso drammatici.
Passare sotto una scala rappresenta per buona parte del mondo occidentale una tra le azioni più temute dai superstiziosi. È utile sapere che la scala rappresenta un simbolo importante per numerose religioni, in quanto costituisce un tramite che pone in relazione cielo e terra.
Giacobbe, il Patriarca, sognò una scala lungo la quale salivano e scendevano angeli. L’episodio viene così ricordato nella Genesi (28.12): «Una scala che appoggiava sopra la terra, con la cima arrivava al cielo; e per essa ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano».
Un ultimo avvertimento: passare sotto una scala porta sfortuna, ma passare sotto una scala con un numero di pioli dispari è peggio. I danni saranno ancora più gravi.
È diffusa la superstizione che impone di non aprire mai un ombrello in casa, pena un sacco di guai, per alcuni addirittura un annuncio di morte. Vediamo perché. L’ombrello richiamerebbe il baldacchino con il quale, nella liturgia, poi riformata, era d’uso coprire il prete che portava il viatico ad un morente. Un’altra interpretazione vuole che l’ombrello aperto in casa evocherebbe il tetto rotto o, peggio, la sua mancanza, che potrebbe rappresentare un presagio di miseria. Se cade un ombrello dovrebbe raccoglierlo qualcuno che non sia il proprietario, in caso contrario sullo sfortunato ricadrebbero molte sventure. Se poi una donna raccoglie il proprio ombrello resterà zitella.
I nostri nonni dicevano che “Rovesciare l’olio porta disgrazia”, probabilmente perché non potendo usare i moderni detersivi, guardavano con rammarico la tovaglia macchiata. Molto probabilmente le credenze intorno all’olio hanno origine nell’importante ruolo che l’olio svolge nelle religioni e nel suo stretto rapporto con il sacro. Infatti in un versetto del Levitico (2.1) si dice: «Quando una persona vorrà fare un’oblazione al Signore, offra fior di farina, su cui verserà dell’olio e metterà dell’incenso».
I più razionali sostengono, invece, che la superstizione dell’olio versato sia sorto quando i pavimenti erano costruiti in legno, in cotto o in marmo non trattati. Essendo estremamente porosi e assorbenti, dove cadeva l’olio si formava una macchia indelebile e scivolosa.
Un altro versetto del Levitico (2.13) recita: «In ogni oblazione da te offerta dovrai metterci del sale; né lascerai mancare nella tua offerta il sale, simbolo di alleanza col tuo Dio». Questo forse l’importante ruolo simbolico svolto da questo prodotto nelle tradizioni religiose. E forse, come per l’olio, è facile capire perché versarne possa esse considerato nefasto. Il sale, infatti, è diventato elemento di purificazione dal male: dal rito del battesimo alle pratiche contro le streghe. Se si fa cadere del sale, si può allontanare la disgrazia con un semplice scongiuro: se ne prendono due pizzichi e si gettano alle spalle. Il sale versato sulla porta allontana le streghe, mentre quello gettato sul fuoco conduce all’inferno…
Con la rottura di uno specchio si annunciano sette anni di guai. Una tragedia forse originata dal fatto che frantumandosi, avrebbe mandato in frantumi tutte le immagini che era solito riflettere.
Nella cultura popolare si usa coprire gli specchi della casa in occasione della morte di un parente, poiché si teme che la sua anima vagante possa essere bloccata per sempre dietro le superfici riflettenti (?). Da qui forse il ricorso allo specchio da parte dei maghi per conoscere il futuro.

Continua

Nella prossima ed ultima nota tratteremo di streghe e masciare e di alcune curiosità

LO SPECIALE / Magia e Superstizione: cosa sono?

di Vittorio Polito
Il termine magia deriva dal greco magéia, che significa scienza, saggezza, ovvero una forma di sapere esoterico e iniziatico che pretende di essere capace di controllare le forze della natura e di sottoporle al proprio potere. Anche il Nuovo Testamento parla di maghi e magia: i Magi, che secondo il racconto di Matteo, si recano alla ricerca del Bambino Gesù guidati dalla stella, non sono però maghi nell’accezione moderna del termine, ma piuttosto scienziati o sapienti. Infatti, così scrive Matteo: «Quando Gesù fu nato a Betlemme di Giudea ai tempi di Re Erode, ecco apparire dall’Oriente a Gerusalemme alcuni Magi, i quali andavano chiedendo dove fosse nato il Re dei Giudei, perché – dicevano – avevano visto la sua stella al suo sorgere ed erano venuti ad adorarlo […]». Matteo (II, 1-2). Ma vediamo cos’è la magia. È l’arte di dominare le forze occulte della natura e sottoporle al proprio potere. Essa è stata oggetto in varie culture e in diversi periodi storici di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose. Nel pensiero greco antico, il termine indicava sia la teologia dei sacerdoti persiani, sia il complesso di teorie e pratiche collegate a realtà diverse da quelle oggetto della scienza filosofico-razionale. Ai maghi, sacerdoti dell’antica religione persiana, erano attribuite doti di astrologi, indovini e stregoni. In tempi moderni il termine magia assume spesso il significato deteriore di insieme di pratiche prive di fondamento, e quindi arbitrarie quando non fraudolente.
La magia è un fenomeno abbastanza diffuso nel mondo. In Italia c’è ancora chi timoroso e fiducioso si rivolge a maghi e fattucchiere per ottenere amuleti e portafortuna, oggetti che dovrebbero avere la prerogativa di allontanare la iella, la sfortuna o il malocchio. Ma questi oggetti, pur in commercio, sembrano funzionare di più se il loro potere, tutto da verificare, è attribuito e trasmesso da chi li prepara: maghi, stregoni e sciamani.
La magia a sua volta si divide in bianca, benefica, che soccorre e conforta e nera, malefica, che essendo diabolica e nefasta, perverte e distrugge. Conseguentemente i maghi che esercitano la magia bianca, vengono accettati, ricercati e ben remunerati, mentre quelli che esercitano quella nera rappresentati dagli stregoni, sono meno consultati poiché molto temuti.
Capita di chiamare “uccello del malaugurio” una persona che porta cattive notizie. La frase deriva, forse, dall’antica tradizione etrusca o romana di trarre gli auspici dall’osservazione del volo degli uccelli. Il modo di dire potrebbe anche alludere alla superstizione popolare che ritiene di cattivo augurio il verso di certi uccelli come la civetta, il gufo, il corvo e la cornacchia, considerati annunciatori di disgrazie, per i loro versi lugubri e lamentosi.
La superstizione, alla quale facciamo spesso ricorso, è la presunzione di avere credenze e compiere pratiche, che nella valutazione della cultura e delle religioni superiori, ufficiali e dominanti, sono ritenute frutto di errore e d’ignoranza, di convinzioni prive di qualsiasi fondamento empirico e religioso. Secondo il politico inglese Edmund Burke, «La superstizione è la religione degli spiriti deboli». I primitivi, ad esempio, ritenevano che, colpendo l’immagine del bisonte, fosse più facile uccidere l’animale durante la battuta di caccia. Nasceva così la prima forma di superstizione.
Sta di fatto che molti uomini politici, attori, condottieri e sovrani, non sono riusciti a sottrarsi al peso condizionante della superstizione. L’esercito dei “non vedo ma ci credo” è illimitato e giorno dopo giorno, paradossalmente, si infittisce, con un numero sempre maggiore di affiliati.
L’errore, che spesso commettiamo è la confusione che facciamo tra causalità e casualità, dimenticando i numerosissimi casi dell’assenza, quando cioè i due eventi avvengono indipendentemente. Esempio: può capitare tante volte di assistere a un incidente senza che questo sia preceduto da un gatto nero che attraversa la strada, una volta su mille, che i due eventi coincidano, ecco che l’associazione viene colta e viene letta come rapporto di causa-effetto, e di conseguenza enfatizzata, raccontata a destra e a manca.
Se qualcuno volesse mettere in fila tutte le superstizioni presenti nelle differenti culture umane, l’elenco sarebbe lunghissimo. Ogni cosa, essere o evento, per l’irrazionale della nostra mente, può portare fortuna, sfortuna oppure addirittura avere più specifici effetti, positivi o negativi. Qualche esempio: il canto della civetta, il gatto nero che attraversa la strada, lo specchio rotto, il passare sotto una scala, lo spargere sale, ecc. Si tratta, fin qui, di superstizioni tradizionali, semplici e circoscritte. La superstizione, però, può divenire addirittura uno stile di vita perché, per certe persone, può influenzare ogni scelta, ogni comportamento. Inoltre, può proliferare. Ciascun essere umano, in tema di superstizioni, può dimostrarsi un creativo. Ciascuno può, spontaneamente, crearne delle nuove e personali (un indumento o un oggetto che “porta bene”), da aggiungere alle superstizioni antiche e tradizionali, e dunque generalizzate e generiche come il fare le corna o il dire “in bocca al lupo”.
Un’ampia disamina della magia e della superstizione la fa Vito Lozito, docente di Storia della Chiesa dell’Università di Bari, scomparso qualche anno fa, nel suo libro “Agiografia, magia, superstizione” (Levante Editori). Egli esamina il costume, la mentalità, l’atteggiamento, tenuti nei primi secoli dell’era volgare (e non solo in quell’epoca) nei confronti dell’arte (o presunta tale), di conoscere il futuro, di avere contatti con il mondo misterioso degli inferi che provoca sensazioni di paura e al tempo stesso di fascino.
Oggi sono molto diffuse le trasmissioni TV dedicate alla magia e alla cartomanzia. Il fenomeno appare preoccupante soprattutto perché riguarda una fascia di popolazione battezzata e che si professa cristiana. Chi segue Cristo, al contrario, dovrebbe confidare solo in Lui, e in nessun altro.
Nel mondo della superstizione la nostra esistenza è scandita dall’utilizzo di una grandissima quantità di oggetti, dai più semplici, ai più complicati e questi strumenti svolgono, secondo noi, con efficacia il loro compito ogni qualvolta che richiediamo il loro aiuto. Alcuni oggetti, anche i più semplici, sono spesso contrassegnati da un’atmosfera inquietante, in certi casi diventano vere e proprie spie per segnalare, come strumenti profetici, cosa ci riserverà il futuro. Ma vi sono anche giorni e date nefasti.
Per rendersene conto basta osservare alcune indicazioni suggerite dalle più diffuse superstizioni che accompagnano alcuni oggetti di uso quotidiano, come indicato nel volume “Il libro delle superstizioni” di Massimo Centini (De Vecchi Editore). Per brevità segnalerò solo qualcuna, ma l’elenco è piuttosto lungo.
Il bicchiere, ad esempio, è tra gli oggetti maggiormente utilizzati dall’uomo durante la giornata. È pericoloso osservare qualcuno attraverso un bicchiere, poiché questa azione sarà preludio di una prossima lite. Anche guardare attraverso un bicchiere rotto è pericolosissimo poiché così facendo si “chiama la sventura”, già annunciata con il danno della rottura. Attenzione se durante il brindisi un bicchiere si rompe, rappresenta un annuncio di morte. Il coltello è noto soprattutto come arma e, di conseguenza, impugnare un coltello, almeno a livello inconscio, rimanda a immagini belliche o violente, quindi maneggiarlo senza la dovuta cura può apparire come volontario segno di scontro. Ancora più difficile è comprendere perché far cadere un coltello quando si è a tavola, determinerebbe la rottura di un fidanzamento, naturalmente se il distratto che l’ha lasciato cadere si trovi in tale situazione sentimentale. La superstizione non è valida per chi è sposato… E ricordate che secondo il Dalai Lama «Nessuno è nato sotto una cattiva stella: ci sono piuttosto persone che guardano male il cielo».


continua

Nella prossima puntata parleremo dei periodi sfortunati, degli animali da tener d’occhio, di streghe e masciare e delle azioni rischiose.

Cattolicesimo: la simbologia e il significato dei santini

di Vittorio Polito
Per la Chiesa l’immagine religiosa ha una triplice funzione: di ornamento, di insegnamento, di divulgazione e incitamento alla pietà, per cui l’immaginetta o santino è destinato proprio alla funzione divulgativa della devozione.
L'origine dei santini risale all’inizio del XIV secolo, con le prime immagini staccate dai libri di preghiera. Il primo santino documentato, con la figura di san Cristoforo, è di circa un secolo dopo. Le prime stampe su carta apparivano rudimentali, ricavate da disegni incisi su matrice in legno.
Santa Teresa d’Avila nel 1566 scriveva nel suo “Cammino di perfezione”: «Cercate di avere un’immagine oppure un dipinto di Nostro Signore e non accontentatevi di portarlo sul cuore, senza mai guardarlo, ma usatelo per conversare con Lui». Forse questo il primo passo verso la realizzazione di immaginette sacre.
Oggi le immagini sacre non si contano dal momento che il martirologio romano conta più di 7000 Santi e Beati e quindi molti si sono cimentati allo studio e alla collezione dei “Santini”. Oggi le pubblicazioni sull’argomento sono numerose e anche se non recentissima (2001) è il caso di ricordare quella di Anna Van Westerhout: “I Santini e la loro simbologia” (Edizioni Giuseppe Laterza).
L’autrice, nel corso del suo viaggio attraverso le brevi biografie dei Santi citati, e con l’iconografia sacra popolare proposta, ha inteso fornire una chiave di lettura per la conoscenza e la comprensione dei messaggi contenuti nei Santini presi in esame nella sua pubblicazione.
Anna Van Westerhout ricorda che il santino è nato nel medioevo sotto forma di prezioso disegno, legato alla devozione religiosa di nobili e potenti. Successivamente, andò sempre più diffondendosi tra la gente comune, grazie allo sviluppo della stampa.
Il repertorio di elementi simbolici che compaiono nelle immaginette è molto vasto e, spesso, la caratteristica raffigurata, che a molti sfugge, ha la sua motivazione. Ed allora l’autrice ci accompagna con i suoi commenti spiegandoci dettagliatamente il significato dell’iconografia, il giorno della festa e la riproduzione dell’immagine del Santo e tante altre utili notizie.
E così vediamo San Biagio, protettore della gola, (3 febbraio), San Rocco con il suo fedele cane che protegge dalla peste (16 agosto), Sant’Antonio Abate, protettore degli animali (17 gennaio), San Nicola, patrono di Bari e protettore di molte categorie, ladri compresi, (6 dicembre), Santa Lucia, protettrice degli occhi (13 dicembre), e così via.
Ancora oggi capita di vedere nelle case, nei negozi, nelle auto, figurine di Santi e Madonne evidentemente lì collocate per proteggere dal male uomini, animali e cose, affidandoli alla protezione divina.
Roberta Simini che presenta l’opera sostiene che «Questo libro, in ultima analisi, ci aiuta a capire che i Santi non sono diversi da noi. I Santi sono con noi e fra di noi. I Santi siamo noi».
Insomma, un bel lavoro fatto non solo per i credenti, ma anche per gli appassionati, i cultori ed i collezionisti di santini e di immaginette sacre. Il bel sito www.cartantica.it, che mi onora di pubblicare alcune mie note, testimonia l’importanza che hanno assunto le immaginette in Italia e nel mondo.
La curiosità: Bari annovera un collezionista di Santi,tale Elio Sifola, come ricorda Enrica Simonetti in una nota pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 7 novembre 2002. Questo signore è un grande collezionista di simboli della religiosità popolare meridionale. La sua vita è tutta un cercare, studiare e mettere insieme. La sua bottega è un museo in miniatura, fatto di vecchie devozioni e di consuete superstizioni, di vario materiale e misura, immaginette sacre, incisioni e litografie. In sostanza rappresentata la religiosità delle case di un tempo composta da oggetti di fede ormai scomparsi. La bottega del signor Sifola è un museo della cultura popolare che riscopre e conserva un’arte minore, ma pur sempre affascinante, un museo che recupera le radici e quindi anche una parte della storia della Puglia.

San Valentino e San Faustino: tra storia e leggenda

di Vittorio Polito
Perché il 14 febbraio è diventato il giorno degli innamorati? La risposta è data da una simpatica tradizione che viene dai paesi anglosassoni. Nel medioevo, infatti, si riteneva che in questo giorno gli uccelli, avvertendo i primi tepori primaverili, cominciassero a nidificare, quindi si disse che la festa di San Valentino segnava l’annuale risveglio della vita e quindi dell’amore. Fu così che il Santo è stato adottato come patrono e protettore degli innamorati in tutto il mondo. Ma pare che anche gli innamorati delusi hanno un protettore che, secondo una leggenda dell’area tarantina, è riconoscibile in San Vito e si festeggia il 15 giugno.
Ma chi era San Valentino? Correva l’anno 175 d.C. quando nacque a Terni Valentino, oggi patrono della Città, che dedicò la sua vita alla comunità cristiana che si era formata a cento chilometri da Roma, ove infuriava la persecuzione dei cristiani. L’eco degli eclatanti miracoli compiuti dal Santo, arrivò fino a Roma, diffondendosi in tutto l’impero, per cui fu consacrato primo vescovo di Terni, ove ancora oggi si conservano le spoglie mortali.
Il suo nome è legato all’amore per un episodio che a quel tempo sollevò molto clamore. Infatti la leggenda dice che Valentino fu il primo religioso a celebrare l’unione tra una giovane cristiana, Serapia, e un legionario pagano di nome Sabino. Molti furono in seguito a desiderare la sua benedizione, ancora oggi ricordata durante la festa della promessa nella Basilica che porta il suo nome. Durante la sua visita pastorale fu amatissimo dalle popolazioni umbre, quando l’imperatore Aureliano ordinò atroci persecuzioni contro il clero cristiano. San Valentino fu imprigionato e flagellato, lontano dalla città per evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli e fu quindi martirizzato. Era il 14 febbraio del 273 d.C.: una data che da quel momento viene ricordata in tutto il mondo per celebrare San Valentino, un Santo ricco di umana simpatia e di fede quasi contagiosa.
La notorietà di San Valentino, quale patrono degli innamorati, deriva, oltre che dalla famosa storia di Serapia e Sabino, anche da altre storie e curiosità nelle quali sono interessati bambini, colombi ed anche l’Amleto di Shakespeare.
San Valentino coltivava un grande giardino affiancato ad un prato, consentendo ai bambini di giocare liberamente. Egli si affacciava di tanto in tanto dalla sua cappella per sorvegliarli e deliziarsi della loro chiassosa vivacità. Quando calava la sera egli scendeva in giardino, incontrava i bambini e, benedicendoli, dava a ciascuno un fiore con la raccomandazione di portarlo alla mamma, alimentando così il rispetto per i genitori.
Un giorno, mentre era nel suo giardino a Terni, vennero dei soldati e lo arrestarono per fargli scontare una condanna a vita inflittagli da un cattivo re. Valentino pensò ai suoi bambini che voleva molto bene e che non avrebbero più potuto giocare in un luogo sicuro. Allora venne in aiuto la Provvidenza che fece fuggire due colombini da una gabbia del suo giardino. I colombini si posarono sulla sua finestra del carcere. Valentino li riconobbe, li prese tra le mani, li accarezzò e legò al loro collo un biglietto ed una chiavetta. I colombini tornarono al giardino e trovarono i parenti dei bambini che furono felici del ritorno dei volatili, ma soprattutto per il biglietto sul quale era scritto: «A tutti i bambini che amo… dal vostro Valentino» e la chiavetta consentì loro di aprire il giardino e far tornare così i piccoli a giocare.
Anche nel terzo atto dell’Amleto di Shakespeare San Valentino è citato da Ofelia. La giovane donna è alla presenza della madre di Amleto, Geltrude e del suo patrigno il re Claudio, mentre declama:
Diman ricorre San Valentino,

io, che son verginella,

vengo per tempo alla sua finestra

per esser la sua bella.

Sorse ei dal letto, mise il farsetto,

l’uscio di stanza aprì;

entrò la vergine, che mai più vergine di fuori non uscì.

Interrotta per un attimo dal re Ofelia riprende:

O buon Gesù, misericordia,

oibò, e che vergogna!

Lo fanno i giovani, se ci trovano;

perdinci, abbiam rampogna!

Dice la tosa, mi volevi sposa

prima di stendermi sul dorso.

In Puglia San Valentino è patrono di Vico del Gargano e gli abitanti vivono intensamente il culto del Santo dal 1618, quando entrarono in paese le sue reliquie, tuttora conservate presso la Chiesa Madre. Il Santo viene invocato affinché i venti gelidi di tramontana e le gelate improvvise non mettono in pericolo il raccolto degli agrumi. A Vico del Gargano c’è il “Vicolo del bacio”, la versione più biblica delle famose tenzoni amorose tra Giulietta e Romeo. Si tratta del Vicolo che collega Via S. Giuseppe al Rione Terra, lungo una trentina di metri e non più largo di 50 centimetri. La leggenda vuole che questo Vicolo fosse una sorte di luogo benedetto per coppie di innamorati, uomini in cerca d’amore e donne in attesa di compagnia. I fidanzatini si davano appuntamento nel vicolo, lo attraversavano più volte, da direzioni opposte per potersi toccare ad ogni passaggio. È facile immaginare di quanti “scontri amorosi” sia stato testimone, nel tempo, il Vicolo del Bacio.
Dopo San Valentino, festa degli innamorati, in virtù della “par condicio” è stata istituita anche la festa di San Faustino, protettore dei single. E, dal momento che essere single oggi è diventata quasi una norma, e non mi riferisco solo ai pensionati abbandonati al loro destino, ma a persone anche professionalmente impegnate, che per scelta di vita o per difficoltà ad incontrare una gradevole compagnia, restano soli. Pertanto un breve cenno merita anche San Faustino, Patrono di Brescia, che si festeggia, guarda caso, il 15 febbraio, come per una ideale continuità.
Fino alla recente riforma del calendario venivano festeggiati in questo giorno i Santi Faustino e Giovita. Nel Martirologio Romano si leggeva: «A Brescia si festeggia il natale dei santi Martiri Faustino e Giovita, fratelli, i quali sotto l’imperatore Adriano, dopo molti combattimenti sostenuti per la fede di Cristo, ricevettero la vittoriosa corona del martirio». Gli estensori del nuovo calendario hanno però espresso questo severo giudizio: «La memoria dei Santi Faustino e Giovita, introdotta nel Calendario romano nel sec. XIII, viene cancellata: si tratta dei martiri bresciani Faustino e Giovenza, dei quali si possiedono degli Atti interamente leggendari; in essi Giovita viene ritenuto diacono, benché fosse una donna».
Al di la di quello che prescrive il calendario, i due martiri sono raffigurati spesso in veste militare romana con la spada in un pugno e la palma del martirio nell’altra, in altre raffigurazioni sono in vesti religiose, Faustino da presbitero, Giovita da diacono. Di storico vi è l’esistenza dei due giovani cavalieri, convertitisi al cristianesimo, tra i primi evangelizzatori delle terre bresciane e morti martiri tra il 120 ed il 134, al tempo di Adriano. Il loro culto si diffuse verso l’VIII secolo, periodo in cui fu scritta la leggenda, prima a Brescia e poi per mezzo dei longobardi in tutta la penisola ed in particolare a Viterbo. Così anche i cuori solitari hanno il loro buon protettore.
Nel mondo Valentino si festeggia negli Stati Uniti e in Canada attraverso lo scambio di bigliettini, chiamati “valentini”, che contengono messaggi d’amore. In Gran Bretagna i ragazzi cantano canzoni tradizionali e si scambiano denaro e dolcetti. In alcuni paesi dell’entroterra siciliana le giovani ragazze si alzano presto nel giorno di San Valentino e si mettono alla finestra per scegliere come promesso sposo il primo uomo che passa, ma per evitare sorprese le ragazze tengono gli occhi chiusi fino a quando non sentono una voce gradita!
Durante i festeggiamenti, le Chiese e le strade sono ricolme di arance e limoni intrecciati con foglie d’alloro benedetto, ove chiunque può donare alla persona cara un’arancia presa dall’addobbo del Santo. Le arance, dopo la festa, vengono spremute e bevute con la consapevolezza che il frutto si trasformerà in uno speciale filtro d’amore.
Più recentemente Raymond Peynet, il pittore degli innamorati, ha saputo con la sua arte rapire e raccontare la magia dell’amore, evitando di tracciare i contorni della passione, dell’attrazione tra due amanti, per concentrarsi su tutto quello che c’è prima e dopo e che non si può descrivere con una parola o con un concetto. Un colpo di fulmine che avviene in ogni momento, senza tempo né luogo. I suoi Valentino e Valentina nascono e vivono un momento, fugace, nobile, affettuoso, gioioso e tenero: quello dell’innamoramento. Sono gli innamorati per eccellenza, i romantici interpreti di un sentimento che nasce dal cuore: puri, leggeri, soavi, evanescenti nel loro appartenere l’uno all’altra ed entrambi ad un fantastico contorno, ad un mondo onirico in cui l’amore è il motore che, senza sosta, muove tutto.

Ex sindaco di Bari Di Cagno Abbrescia beccato in Aula su un sito di escort

BARI. "In un momento di stanca del dibattito, ci siamo distratti scambiandoci l'iPad. Non ne facciamo un dramma, era una goliardata". Il parlamentare barese del Pdl, Simeone Di Cagno Abbrescia, colto dagli obiettivi dei fotografi di Oggi.it a navigare su siti di accompagnatrici, durante il dibattito sulla sfiducia al ministro Bondi, alla Camera, non si sente in imbarazzo, anzi. Il sessantenne è stato beccato dal settimanale Oggi intento a navigare su siti che poco avevano a che vedere col dibattito parlamentare. L'ex sindaco di Bari non è potuto sfuggire ai visitatori baresi sul sito del celebre settimanale della famiglia italiana. È lui stesso a confermarlo, minimizzando. Che sia un vizio di scuderia?

Social network: ora Facebook approda anche a Wall Street

di Roberta Calò
Ormai da anni il mondo virtuale è stato stravolto dalla nascita dei social network in cui, di sicuro, scala la hit-parade Facebook. Qui infatti si possono condividere foto, notizie, musiche, video, link in una comunità che vanta ben 600.000.000 di utenti; quello che ci si augura è che tale piattaforma non aspiri a diventare una nazione da aggiungere sulle cartine geografiche! A giudicare dalle ultime ricerche, il paese che registra più iscritti è il Canada; l'Italia si colloca in una modesta posizione con il suo buon 26,35% tra Francia e Spagna.
Secondo quanto dichiarato da ComeScore Facebook avrebbe condiviso ben 750 milioni di foto nel week-end di Capodanno e sarebbe passato da 500 a 647,5 milioni di visitatori unici a novembre, scavalcando Yahoo! (630,3 milioni di visitatori unici) ma lasciando intatto il podio di Google con i suoi 970,1 milioni di visitatori.
La sua fortuna in tutto il mondo lo porterà ad essere quotato in Borsa per una stima approssimativa di 50 miliardi di dollari; i suoi titoli stanno già andando a ruba.
Prima di Facebook potrebbe raggiungere le soglie dell'alta finanza LinkedIn quotato 2,2 miliardi di dollari (pari a 1,3 miliardi di euro). La piattaforma, gestita da Palo Alto (California), viene fondata nel 2003 da Reid Hoffman e basa la sua notorietà sul mondo degli affari. Presente ormai da anni, ma conosciuto da un numero inferiore di persone rispetto al suo alter-ego goliardico, LinkedIN è un social network impegnato su scala professionale.
Oggetto di condivisioni e di ricerche infatti sono le aziende,i profili lavorativi, domande e offerte; si tratta di un vero e proprio mercato in cui datori di lavori possono valutare il potenziale di eventuali canditati iscritti, i lavoratori (o gli aspiranti lavoratori) possono cercare aziende, imprese e freelance possono ampliare il raggio della loro visibilità. Una vera e propria vetrina del lavoro in cui la rete di amicizie ha lo scopo di far circolare impieghi, contratti, soldi. Quello che si offre è dunque un'alternativa virtuale allo storico Business cartaceo con il vantaggio che ampliando la rete dei contatti e frugando nei profili degli amici non troveremo notizie di gossip, ma informazioni utili per offrire o cercare un lavoro. Una forma d'investimento alternativa, quindi, per noi comuni mortali che cerchiamo il guadagno in strade diverse da Wall Street.
Rinnovatosi nel 2010, LinkedIN offre un aggiornamento in tempo reale dello status dei nostri contatti, la possibilità di consultare i link più popolari compresi immagini e video, effettuare e salvare ricerche per parole-chiave, creare alternative al proprio profilo in un'altra lingua per facilitare i contatti con l'estero.
Il social network dunque che cambia volto dimenandosi dallo svago all'utilità diventa giorno dopo giorno un fenomeno sempre più comune, quasi indispensabile. Una realtà di scambi e di ricerche da cui non possiamo esimerci né nei rapporti interpersonali né in quelli professionali; un mondo in cui "si può vivere senza fratelli ma non senza "AMICI"! "(Proverbio arabo).

Tiggiano, ora la discoteca è in parrocchia: l'iniziativa di don Luigi Ciardo

di Tatiana Acquaviva
“Che fai stasera?". "Vado a ballare in parrocchia”. Per quanto possa sembrare un dialogo tanto improbabile quanto buffo, si tratta di pura realtà. Infatti, nella parrocchia di Tiggiano, in provincia di Lecce, il parroco don Lucio Ciardo, “discepolo” di don Tonino Bello, ha organizzato una discoteca proprio all’interno della parrocchia. Il tutto è corredato da indiscussa moralità, tanto che il progetto ha coinvolto anche il vescovo della diocesi Ugento-S.Maria di Leuca, il rettore del Seminario di Ugento e il vice-rettore. Ovviamente alcol e fumo non sono ammessi, ma a farla da padrone è solo il divertimento. Location dell’evento è la palestra della scuola media adiacente all’oratorio, mentre in consolle troviamo uno dei deejay resident del locale “Living” di Maglie, il cui nome, neanche a farlo apposta, è Street Angel.
A spiegare com’è nata l’idea di questo progetto, e su quali presupposti è basato, ci pensa don Lucio Ciardo, il quale mette in evidenza come non sia affatto vero che la discoteca sia un luogo di perdizione, anzi, ricorda che come dicono le Sacre Scritture, l’uomo il settimo giorno deve festeggiare. Inoltre, questo evento ha anche uno scopo benefico, perché servirà a reperire fondi per la trasferta in Spagna dei giovani della parrocchia che ad agosto si recheranno a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù.
Unica nota dolente è che questa prima festa ha registrato più spese che entrate, ma certamente le prossime volte andrà meglio, anche perché ciò che ha davvero ripagato gli organizzatori è stata la soddisfazione espressa dai giovani che hanno partecipato alla serata, e dai loro genitori, che per una volta hanno potuto dormire tranquilli, pensando ai loro figli in discoteca. Il giovane parroco, poi, assicura di aver fatto lui stesso la spesa e di essere quindi certo che il motto “No alcol, no fumo” sia stato rispettato, a favore di tanto sano divertimento che presto coinvolgerà i vari comuni della diocesi del Sud Salento, diventando un evento itinerante. Questa iniziativa mostra come ci siano parroci che possono essere molto propositivi ed aiutare i giovani che si avvicinano alla Chiesa a crescere meglio, contrariamente ai tanti spiacevoli fatti di cronaca che hanno visto coinvolte e talvolta macchiate queste figure.

Da Molfetta lo scooter che aspira i bisognini dei nostri fido

MOLFETTA (BARI). Arriva a Molfetta, in provincia di Bari, lo scooter che aspira le deiezioni canine. Il Comune, insieme con l'Azienda Servizi Municipalizzati (Asm), avvia la sperimentazione del 'netturbino a due ruote', uno speciale ciclomotore dotato di aspiratore per la rimozione delle feci canine da strade e marciapiedi. Introdotto per la prima volta nelle strade del centro di Parigi, il mezzo e' gia' impiegato in numerose citta' del centro e del nord Italia. In apparenza e' un normale scooter, ma e' attrezzato di un impianto di aspirazione per la raccolta delle deieizioni canine, equipaggiato di doppia bocca d'aspirazione e di lancia per la disinfezione che lo rendono adatto per questo tipo di servizio.
Dopo la rimozione delle feci l'apparecchio rilascia un prodotto deodorante e disinfettante per abbattere i cattivi odori e disinfettare le superfici pulite. Il mezzo sara' presentato alla stampa mercoledi' 5 gennaio, alle 11.30, con una simulazione del suo funzionamento che si terra' in pieno centro, in via Maranta (angolo Corso Umberto). Alla prima uscita pubblica dello scooter-spazzino assisteranno il sindaco Antonio Azzollini, il presidente dell'Asm Giovanni Mezzina e il direttore della stessa azienda Silvio Binetti.

Fiori d'arancio per George Clooney e Elisabetta Canalis

ROMA. E' senza dubbio il matrimonio più atteso a Hollywood. E dunque quando si tratta della coppia George ed Ely i rumors viaggiano alla velocità della luce. Stavolta la notizia arriva dalla Germania: George Clooney avrebbe chiesto la mano di Elisabetta Canalis. E' possibile che si tratti del solito pettegolezzo ma stando a quanto riporta il quotidiano 'Bild', che cita amici della showgirl sarda, "lo scapolo più impenitente si arrende" (così il sottotitolo dell'articolo) ad Elisabetta chiedendola in sposa con rito tradizionale.
L'attore americano, 49 anni, che, ricorda il quotidiano, si era ripromesso di non sposarsi più dopo l'ultimo matrimonio con l’attrice Talia Balsam, avrebbe invece invitato i genitori dell'ex velina (32 anni), Cesare e Bruna, nella sua villa messicana a Los Cabos proprio per parlare con il padre di Elisabetta. E rispettando l'antica regola, chiedergli la mano della sua fidanzata con la quale è legato da più di un anno. Per ora ci dobbiamo accontentare, poiché nessuna data è stata ancora fissata per le nozze.

Santi di Puglia: la reliquia di San Mattia placava la furia del mare e spegneva incendi

BARI. Regione che vai, miracolo che trovi. In Puglia, il braccio di San Mattia calmava le tempeste e spegneva gli incendi. La reliquia è citata nelle Historie baresi del 1200. Alle monache di Santa Scolastica era affidata in custodia un'urna, decorata d'oro, che conteneva l'arto attribuito all'apostolo Mattia, sostituto di Giuda Iscariota. Proveniente da Costantinopoli, il reperto si rivelò subito miracoloso, calmando all'istante la tempesta che minacciava il battello sul quale viaggiava alla volta di Bari. A bordo era il cardinale Capuano, che chiese l'intercessione del Santo per scampare alla "rabbiosa procella". La custodia, conservata sull'altare maggiore del monastero davanti al mare, uscì indenne anche dal violento incendio che nel 1579 minacciò di distruggere la chiesa. Tra i più attivi nello spegnimento fu notato uno sconosciuto, che aveva tutto l'aspetto, di San Mattia, furono pronti a giurare i testimoni. Allo stesso tempo, un altro miracolo riguardò le cisterne del convento, che a secco per la perdurante siccità, pare risultassero di colpo prodigiosamente piene, consentendo di attingere l’acqua per spegnere le fiamme. Fatto sta che poi dell’arto di San Mattia Apostolo si siano perse le tracce, mentre nella Collegiata barese di San Nicola è custodito sì un braccio, ma appartenente ad un altro apostolo, San Tommaso predicatore, detto anche Didimo. Il resto del corpo si trova ad Ortona, dal 1268, dopo essere stato venerato a Edessa.
Certo, qualunque navigante del passato avrebbe dato non si sa cosa pur di avere a bordo una reliquia tanto efficace contro il vero terrore dei marittimi: le tempeste. La gran parte delle perdite in mare di un’armata navale attrezzatissima come quella inglese era causata dai naufragi, tra 1700 e 1800, nell’epoca d’oro della navigazione a vela. Appena il 6 per cento dei marinai perduti dalla Royal Navy era perito in battaglia, si legge nell’ultimo libro di Patrick O’Brian e “L’ultimo viaggio di Jack Aubrey” (Longanesi, 336 pag. 18,60 euro. Al momento della morte, nel 2000, lo scrittore Patrick Russ (O’Brian era il suo pseudonimo) stava lavorando all’ennesimo seguito delle avventure del capitano Aubrey e dell’amico Stephen Maturin. Le pagine di questo romanzo sono il suo vero e incompiuto ultimo titolo, finalmente pubblicato in Italia. I protagonisti sono in Cile, dove vengono raggiunti dalla moglie e dalle figlie di Aubrey e da un’affascinante amica di Stephen. È in programma un viaggio in Sudafrica: la rotta è per lo stretto di Magellano, poi la Terra del Fuoco, per fare provviste di cibo e acqua. Ma la meta potrebbe anche diventare Sant’Elena, dove si trova in esilio Napoleone... L’inedito è seguito da un ampio e documentato saggio storico-letterario di Gastone Breccia sulla Royal Navy tra fine del 1700 e l’inizio del 1800, in cui vengono illustrati l’organizzazione della flotta, la tipologia e l’armamento dei vascelli, le attrezzature e gli strumenti della navigazione, la vita di bordo e molte altre curiosità... Un saggio che intende essere «in primo luogo un omaggio a Patrick O’Brian e alla sua opera». L’ultima frase del grande scrittore inglese è rimasta sospesa a mezz’aria, come il viaggio di Aubrey e Maturin. Ma è bello pensare – parafrasando una celebre canzone americana della Grande Guerra – che «i marinai non muoiono mai, svaniscono nell’aria».

Anche a Londra nel giorno di San Martino il mosto si fa vino

LONDRA. Giovedì 11 Novembre Friends of Puglia ha festeggiato San Martino, una celebrazione cara ai pugliesi. Tradizionalmente rappresenta il momento in cui il mosto diventa vino e il periodo in cui nei paesi si sparge l’odore delle uve fermentate.
Dal 2006 Friends of Puglia, l’associazione che promuove la cultura pugliese a Londra, invita i pugliesi a ricordare questa ricorrenza, riunendosi per assaporare piatti tipici e immancabilmente vini pregiati di uve Negramaro e Primitivo. Cosi la tradizione viene preservata, portata avanti e soprattutto raccontata agli inglesi e ai tanti stranieri che si uniscono ai festeggiamenti.
Quest’anno l’appuntamento è stato presso La Pizzica, delicatessen pugliese in Fulham, un quartiere nell’ovest di Londra. Ciceri e tria, orecchiette con cime di rape e pittule hanno accompagnato i vari vini tra i quali il blend Primitivo/Cabernet ha rappresentato una piacevole novità.
Le sorprese per gli amici di Friends of Puglia non si limitano solo all'area enogastronomica, ma diventano musica e danza grazie alla Pizzica-Pizzica. Ciò che per i pugliesi è ormai da tempo un motivo essenziale che anima le serate in compagnia, per molti amici inglesi e provenienti dalle altre regioni italiane il 'ballo della taranta' rappresenta tutto un mondo da scoprire. Durante la serata di San Martino, gli invitati si sono lasciati 'mordere dal ragno velenoso' e hanno ballato a ritmo di tamburello confondendosi tra ballerini provetti e principianti.
Grazie ai corsi di Pizzica-Pizzica e cultura salentina proposti da Friends of Puglia dal 2008 il ballo sta prendendo piede anche in terra britannica, con le prossime sessioni programmate per febbraio 2011.
Per maggiori info: www.friendsofpuglia.org .

Un pranzo nuziale a 286 euro? Oggi si può da Mc Donald's

di Tatiana Acquaviva
Spendere 286 euro per una festa nuziale di 100 persone? Da oggi si può! Basta andare da McDonald’s… Infatti, è proprio la più grande catena di fast food al mondo ad aver ideato una nuova tendenza che certamente avrà successo: il Mc Wedding. E’ un servizio destinato perlopiù a giovani coppie che vogliono compiere “il grande passo”, ma che non hanno la possibilità o la volontà di organizzare una festa in stile tradizionale, caratterizzata dal lunghissimo pranzo, intervallato da brindisi e balli. Certo, a molti potrà sembrare un po’ bizzarra l’idea di celebrare il fatidico “sì” davanti ad un hamburger e a patatine fritte, con un brindisi rigorosamente analcolico, a base di coca cola, ma per salvaguardare le tasche, tutto è positivo. Per ora, il fast-wedding è un servizio offerto esclusivamente a Hong Kong. L’esperimento partirà il primo gennaio 2011 e interesserà le due sedi principali della città, ma se il numero delle prenotazioni sarà consistente il pacchetto verrà esteso anche alle altre filiali più periferiche. La tendenza, tuttavia, arriva ovviamente dagli Stati Uniti, patria dei fast food, e in particolare dalla California, dove festeggiare gli sposi in questa maniera innovativa è diventato di moda, ma soprattutto è divertente ed economico. Dai suoi esordi, il McDonald’s ha sempre goduto di larghi consensi perché ha sempre saputo indovinare i gusti della clientela, nonché le variazioni del mercato, privilegiando di volta in volta le varie preferenze alimentari. Infatti, ormai, questa famosa catena è diventata meta anche di chi non predilige la carne nella propria alimentazione perché offre una vasta scelta di cibi vegetariani. E’ certo, quindi, che grazie a strategie di marketing sempre più innovative e sorprendenti c’è ancora da aspettarsi numerose novità da questa multinazionale la cui filosofia è “mangia molto, spendi poco”.

Mondiali: vincerà la Spagna per il polpo Paul, terzo posto alla Germania

BARI. Il polpo più famoso del mondo ha finalemente predetto l'esito delle finali in Sudafrica: l'Olanda dovrà rassegnarsi, perchè a trionfare saranno gli Spagnoli. La Germania può invece consolarsi con il terzo posto ai danni dell'Uruguay. L’ultimo verdetto è arrivato. Paul, il cefalopode di Oberhausen che non sbaglia un pronostico, ha comunicato al mondo chi vincerà la finale del Mondiale. E per il terzo posto ci sarà la consolazione tedesca, che è stata preferita all’Uruguay.
L’oracolo più insolito che la mente umana ricordi ha svoltato per due volte a destra e ha deciso così di sposare sino in fondo la candidatura delle Furie Rosse. Adesso toccherà agli uomini di del Bosque dargli ragione nella finale di domenica sera.
Paul ha portato a termine il proprio lavoro. Non resta che discuterne. Ma a chi ha iniziato a criticare il suo operato sostenendo che in fondo il polpo non faccia altro che inserirsci nella scatola di destra ogni volta che è stato chiamato in causa, possiamo rispondere con le statistiche ufficiali.
Numeri che ricordano che Paul ha voltato anche a sinistra in due occasioni: per Germania-Australia e Germania-Inghilterra. E non ha fallito. Certo, statisticamente il fatto che il polpo sia andato a destra 7 volte su 9 vuol dire qualcosa. Ma non significa nulla al cospetto dell’esattezza delle sue previsioni.
Ci avrà visto giusto anche questa volta?

Nelle Grotte di Castellana punta la stalagmite 'Coppa del Mondo'

CASTELLANA GROTTE. Anche le grotte di Castellana festeggiano l'inizio dei Mondiali 2010. Come, vi chiederete. Con una meravigliosa concrezione di alabastro, scoperta solo alcuni mesi fa da alcuni turisti, e subito associata al trofeo più prestigioso del calcio internazionale. Il suggestivo complesso carsico 'rende omaggio' ai Mondiali con un curioso 'scherzo' che madre natura ha creato nei sotterranei pugliesi. Dall'11 giugno all'11 luglio, il periodo dei Mondiali, appunto, ogni giorno ci saranno due visite speciali con tanto di 'guida-arbitro' che racconterà una originale ricostruzione dei Mondiali di calcio. Un'occasione unica per vivere un percorso adatto anche ai più piccoli. Al termine della visita il turista riceverà una t-shirt ricordo sulla quale è raffigurata l'ormai celebre stalagmite.

Pappagallo impigliato tra cavi chiama padrone e si salva

VIBO VALENTIA. Si era impigliato tra i cavi dell'alta tensione e per richiamare l'attenzione ha iniziato a pronunciare il nome del proprietario, che poi è intervenuto con i vigili del fuoco e lo ha tratto in salvo. Protagonista della vicenda è il pappagallo Enrico, che vive a Brognaturo, piccolo centro delle serre vibonesi.Enrico vive in casa di Vincenzo, la figlia del quale, ieri sera, ha portato l'animale a fare un giro per il paese. Improvvisamente il pappagallo è scappato e si è rifugiato su alcuni fili dell'alta tensione. Non riuscendo più a tornare a casa, l'animale ha iniziato a chiamare il proprietario pronunciando ripetutamente la parola 'Cenzo', che per il pappagallo è il modo per chiamare Vincenzo. Nel luogo dove si è verificato l'episodio si sono radunate numerose persone di Brognaturo, che erano allarmate per la sorte del pappagallo. Successivamente sono intervenuti i vigili del fuoco che con il padrone ed il proprietario di una impresa sono riusciti a trarre in salvo l'animale.
Vincenzo Greci, il proprietario, adesso è soddisfatto. "Il mio Enrico - ha concluso - è conosciutissimo a Brognaturo e tutti gli vogliono bene. Adesso è tranquillo e sono sicuro che in futuro eviterà di fare qualche altro colpo di testa".

Monica Bellucci è di nuovo mamma

ROMA. Monica Bellucci è diventata oggi mamma per la seconda volta. E' nata Leonie: bruna e tale e quale alla bellissima mamma. Ne dà notizia il sito web di Vanity Fair, il canale Vanity People di www.style.it."E' arrivata: è brunetta e carina" racconta la diva a Vanity Fair, "é stato un parto naturale, come quelli delle vecchie contadine, il travaglio è durato due ore e 30 minuti. Leonie pesa 3 chili e 220 grammi ed è lunga 53 cm". Monica Bellucci, 45 anni, è sposata dal 1999 con l'attore francese Vincent Cassel (ultimo film: Nemico pubblico n.1), 43 anni, che aveva recentemente raccontato a Vanity Fair "la magia essere papà".

L'attrice, già mamma di Deva, 5 anni, durante la gravidanza era stata intervistata da Vanity Fair e ritratta incinta sulla cover. "Fare figli tardi richiede coraggio", aveva detto. Nel frattempo potremo rivederla in tv il 30 e 31 maggio con la versione integrale del film di Marco Tullio Giordana, 'Sanguepazzo'.

Anche Topolino mangia le orecchiette: piatti tradizionali pugliesi nei ristoranti Disney


ROMA. Le orecchiette con le cime di rape nei ristoranti di Disneyland, e persino un viaggio ideale tra i vini pugliesi con tanto di passaporto sulle specialita' assaggiate. Sono tra i principali ingredienti della presenza della Regione Puglia al ''California Food and Wine Festival'', promosso da Disney, la piu' grande Societa' nel campo dell'entertainment a livello mondiale.Cosi', sino al prossimo 31 maggio, gli ospiti del Disneyland di Anaheim (a pochi chilometri da Los Angeles), uno dei parchi divertimenti piu' visitati al mondo, potranno degustare l'strascinat' con l'cim di rap.

Il piu' tradizionale piatto della cucina pugliese e' stato inserito nei menu' dei ristoranti dello storico parco divertimenti californiano grazie alla decisione della Regione Puglia di sponsorizzare l'edizione 2010 del ''Disney's California Food and Wine Festival'', l'evento dedicato alla promozione delle eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche tipiche provenienti da tutto il mondo che lo scorso anno ha visto la partecipazione di oltre 800 mila persone.

Festa della mamma, Coldiretti: fiori regalo più apprezzato, cioccolatini ko

BARI. I fiori battono i cioccolatini e si classificano come il regalo dei figli più classico in occasione della festa della mamma di oggi. E' quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che per la tradizionale ricorrenza, sono oltre 4 milioni le persone che hanno deciso di acquistare piante o fiori che si consolidano come l'omaggio preferito anche in tempi di crisi perché con una spesa comunque contenuta sono sempre molto apprezzati.

Tra i regali floreali prevalgono rose, bouquet vari e lilium, e tra le piante begonie, gerani e azalee che - sottolinea la Coldiretti - sono anche offerte per finanziare la ricerca nelle piazze italiane dai volontari dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc).

L'Italia è all'avanguardia nella coltivazione di fiori e piante e, in base ai risultati dell'ultimo censimento dell'agricoltura, risultano attive oltre 33.000 aziende florovivaistiche anche se nel 2009 la spesa complessiva degli italiani si è ridotta: è stata di 2,2 miliardi di euro, in calo del 4 per cento rispetto all'anno precedente, secondo Ismea Ac Nielsen.

Per fare durare più a lungo l'omaggio floreale, la Coldiretti consiglia la scelta di fiori in ottimo stato, avendo l'attenzione che non presentino ammaccature e foglie di colore scuro e che lo stelo sia abbastanza robusto. Una volta in casa è opportuno accorciare il gambo tagliando i 3-4 cm finali dello stelo, non con le forbici che schiaccerebbero i canali di transito dell'acqua all'interno del fiore, ma con un coltello affilato e con un taglio netto e obliquo. I fiori vanno quindi immersi in acqua fresca e pulita, avendo avvertenza di sciogliervi un'aspirina o 3-4 gocce di candeggina per litro d'acqua al fine di impedire la formazione di batteri che ostruirebbero i canali per portare l'acqua al fiore. L'acqua va cambiata una volta al giorno per mantenerla sempre pulita. Occorre, inoltre, evitare l'esposizione a luce diretta, le correnti d'aria sia calda sia fredda e le fonti di calore. Tra gli altri suggerimenti della Coldiretti, allontanare i fiori dalla frutta perché questa ne accelera la maturazione e ne accorcia la vita; in vaso mettere i narcisi da soli poiché producono una mucillagine che non permette agli altri fiori l'assorbimento dell'acqua, e per nutrirli sciogliere nell'acqua una zolletta di zucchero.

Fiori e piante - rileva la Coldiretti - sono uno dei settori del Made in Italy in cui il saldo del commercio estero e' risultato attivo anche se le importazioni sono rilevanti e riguardano per quasi i tre quarti arrivi dai Paesi Bassi, ma anche da numerosi Paesi extracomunitari come Thailandia, Brasile e Perù. Anche per questo e al fine di consentire ai consumatori di riconoscere la produzione italiana la Coldiretti ha proposto l'indicazione obbligatoria in etichetta dell'origine dei fiori e delle piante, attraverso la definizione del "coltivato in Italia" e la realizzazione di un marchio etico-ambientale per piante.

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