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VINO DiVINO: Stefano Garofano ci parla del suo Girofle un'eccellenza tra i rosati pugliesi

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — La Puglia è sinonimo di grandi vini rossi ed è proprio da un'azienda salentina che produce uno dei rossi più famosi in Puglia e nel resto del territorio nazionale, il famosissimo “Le Braci”, che nasce uno dei rosati che riscuote sempre più successo tra gli amanti della Puglia in Rosè. Il Girofle nasce dalla sapiente arte dell'enologo Severino Garofano che dal vitigno Negroamaro è riuscito a tirar fuori grandi vini che tutto il mondo ci invidia. Il Negroamaro si veste di rosa, è sempre stata una sua attinenza dagli inizi del 900 ad oggi, ma se un tempo si pensava al rosato come vino di seconda scelta, oggi le aziende investono grandi risorse nella produzione dei rosati ed il Girofle ne è la prova tangibile.
NOME: Girofle
AZIENDA PRODUTTRICE: Severino Garofano Vigneti e Cantine
VITIGNO: 100% Negroamaro vinificato in rosato
GRADAZIONE ALCOLICA: 13%
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO:11-15 €
VISTA: Rosa buccia di cipolla, brillante e luminoso. 

NOTE OLFATTIVE: Un naso gentile e fruttato, con richiami di ciliegia acerba, fragoline di bosco e pompelmo. I sensi si perdono in un delicato sentore di zeste di limone e karkadè un leggera sfumatura ci trasporta in un campo di rose e conclude la nostra intensa analisi olfattiva.

GUSTO: In bocca è certamente complesso, corposo, generoso e di buon peso. L'acidità è ben strutturata mentre il fruttato al palato si accentua leggermente su note più mature. Lo speziato è nettamente rimarcato al palato richiamandoci sentori di cannella e chiodi di garofano, gli aromi di frutta si ripropongono nel pompelmo donandoci una gradevole acidità che prepara il palato ad una lunghissima persistenza.

ABBINAMENTI: Per omaggiare Severino Garofano, ho creato una bruschetta che richiama alla memoria l'unione di ingredienti tipici pugliesi e campani. 


Bruschetta con pomodorino giallo datterino, stracciatella e ricci di polpo croccante.
Ingredienti per 4 persone:

8 fette di pane di Altamura abbrustolite
200 g di stracciatella andriese
200 g di pomodorino giallo del Piennolo (Vesuvio)
500 g di polpo
olio evo, sale, pepe, basilico, salvia, rosmarino e q.b.

Per prima cosa abbrustoliamo le fette di pane di Altamura, senza farle bruciare. Uniamo alla stracciatella andriese, olio evo, pepe, basilico e salvia. A parte cuociamo il polpo in abbondante acqua per circa 20 minuti, dopodiché facciamo raffreddare il polpo e asportiamo con l'ausilio di un coltello i tentacoli, che andremo a ripassare in padella con un filo di olio evo e rosmarino finché la superficie degli stessi non risulti dorata e croccante. Componiamo la nostra bruschetta iniziando con un abbondante strato di stracciatella , con pomodorini gialli del Piennolo, olio evo, basilico e sale e finiamo la nostra piccola opera d'arte con i tentacoli di polpo croccanti.

Intervistiamo Stefano Garofano che insieme alla sorella Renata, conduce l'azienda di famiglia proiettando la stessa verso un, è proprio il caso di dirlo, “roseo” futuro.
Caro Stefano innanzitutto ti ringrazio anche a nome della redazione del Giornale di Puglia, per averci concesso quest'intervista. Scaldiamo i motori e partiamo subito con la prima domanda.

1) Parlaci di come è nata l'idea di creare il Girofle
Girofle in realtà è stato un ritorno. Siamo nati nel 1995 e avevamo già vinificato in rosato. Poche vendemmie, ma eravamo ancora un'azienda giovane: necessitavamo di dare una identità stabile al nostro Copertino Eloquenzia e al Salento Simpotica. I vini rosati nascono rosati già in vigna e per noi era un impegno troppo gravoso. Nel 2005 quindi ci sentivamo pronti a riprendere la produzione di un vino rosato. Nasce così Girofle, con la voglia di dare voce ad una caratteristica del Negroamaro: non solo grandi rossi, ma anche rosati di spessore e identità.

2) Il Negroamaro è un marchio di famiglia, com'è nata la passione di tuo padre per questo vitigno autoctono pugliese?
Mio padre è irpino di nascita. Dopo gli studi alla Scuola Enologica di Avellino è arrivato in Puglia. Il Negroamaro è stato la sua prima sfida in una cantina pugliese. Sicuramente questo ha contribuito ad aggiungere un elemento affettivo a questo vitigno.

3) Qual è la direzione che stanno prendendo i vini pugliesi in Italia ma sopratutto nel mondo?
La Puglia cresce, ed insieme alla immagine ormai consolidata di meta turistica d'eccellenza si comincia a conoscere e a richiedere anche la sua ricchezza enogastronomica. Ora dobbiamo lavorare perché queste due Puglie si esprimano come identità d'insieme.

4) Qualche anno fa, lo studio del Multilab della Camera di commercio di Lecce in collaborazione con l'Università del Salento su 40 vitigni ha dichiarato che:
“Nel Negroamaro ci sono Altissime concentrazioni di resveratrolo, antiossidante e anticancerogeno". Più assimilabile nel vino che negli integratori. Come mai si è fatto poco o nulla per esaltare questa “panacea” con ricetta tutta pugliese?

Sarebbe il messaggio più sbagliato che noi possiamo comunicare. Il vino, insieme al cibo, non può e non deve essere considerato una medicina. Invece una sana ed equilibrata alimentazione sicuramente contribuisce ad un ottimo stato di salute del nostro organismo. Quindi, beviamo vino, ma beviamolo con consapevolezza e moderazione.

5) Severino Garofano è sinonimo di grandi vini rossi e rosati a quando la produzione di un grande vino bianco, ora che la tecnologia ci è venuta incontro, garantendo anche a regioni come la nostra produzioni di grande qualità?
È sempre il territorio, tramite la sua vocazione, che da identità al vitigno. Per Copertino ancora non ho trovato una varietà che ben si adatti alle sue caratteristiche pedoclimatiche. La tecnologia ci aiuta sempre, ma non può inventare niente.

6) Hai un sogno nel cassetto puoi raccontarci qualcosa?
Come azienda siamo in un momento di cambiamenti. I sogni sono sempre tanti, ma credo fermamente che il primo grande sogno lo stiamo attuando da vent'anni a questa parte.

7) Vuoi dirci qualcosa su “Gocce di Girofle”?
Girofle è un vino fresco, gioviale, molto conviviale.

E quindi per noi è spontaneo abbinargli idee, esperienze, progetti che seguono questa sua propensione. Così è nato Girofle&Cocktails, un approccio diverso alla bene bene e al bere rosato. Gocce di Girofle è stato invece un omaggio di una importante e famosa azienda salentina, la cioccolateria Maglio di Maglie, che nel suo carnet annovera non solo ottimi cru cioccolato ma anche altre prelibatezze. Sono nate così le gelee di Girofle, gocce di puro Girofle per momenti dolci.

8) Fatti una domanda e datti una risposta.
Sugli argomenti a piacere sono sempre stato in difficoltà. Forse la domanda che mi faccio spesso è: cosa vuoi fare da grande. La risposta non cambia mai: quello che sto già facendo, magari un po' meglio.

Per informazioni e se volete far recensire un vostro vino, contattatemi su https://www.facebook.com/vinodivinoo

Vino DiVino: continua il nostro viaggio in rosa, scopriamo un vino biologico pugliese

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — E con immenso onore e piacere oggi che vi faccio raccontare una storia, una storia fatta di sacrifici e immenso amore per la terra...

“Il respiro della terra.
Il suo vivere complesso e fitto. Il silenzio della terra, e la sua voce.
Le stagioni della pioggia, il tempo del sole.
Il respiro della terra.
Ogni giorno diverso, potente o sommesso. Lo ascolti e respiri con lei,
seguendo il suo ritmo, finché un giorno ti accorgi che il respiro della terra
ed il tuo respiro hanno lo stesso affanno. Notte e giorno, neve e vento, lavoro
e riposo, tu e la terra.
Lo stesso ritmo
Capisci che vi sono concessi gli stessi giorni, le stesse ore, le stesse stagioni
e che nessuno può dare di più senza pagarne le conseguenze. Improvvisamente
sei consapevole che non puoi continuare a sfruttare, avvelenare, forzare
perché ciò che fai alla terra lo fai a te stesso.
Lo stesso destino
Ed inizia il rispetto.
Il rispetto per te stesso e per la terra, per il tempo e per la vita.
Il respiro torna regolare, naturalmente lento, finalmente naturale.
La vigna che coltivi diventa avara, ma lo capisci: i suoi grappoli sono ora più
preziosi ed il vino è ricco, come tutte le cose povere.
Agricoltura Biologica, la chiamano.
Per me e per mio figlio è scegliere la vita, da anni ormai.
Io mi chiamo Raffaele Di Tuccio e la mia terra è la Puglia: con mio figlio
Luigi e mia moglie Antonia, vi invitiamo nella nostra masseria per
ascoltare il respiro della terra.”

NOME: Contessa Stafa Daunia IGP Vino Biologico
AZIENDA PRODUTTRICE: Antica Enotria
VITIGNO: Montepulciano Nero di Troia
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5 %
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO:12-16€
VISTA: Rosso melograno luminoso.
NOTE OLFATTIVE:Al naso si presenta dolce e fruttato con note di lampone e lievi sentori di anguria e fragola. I fiori d'arancio seducono l'olfatto trascinandoci verso soavi e fresche note minerali .
GUSTO: Un ottimo peso accompagna la degustazione riempiendo e soddisfacendo ogni papilla gustativa, note dolci accarezzano il palato accompagnate da una discreta acidità e da una buona sapidità, la corrispondenza con l'esame olfattiva è pressoché totale e si completa nella buona persistenza aromatica.
ABBINAMENTI: L'abbinamento ideale è da ricercasi in un piatto grasso che unisce mare e terra in un unico abbraccio.

Fegato di baccalà‬ affumicato conservato nel suo stesso olio, peperoni trecolori e pomodorino‬ giallo datterino

Ingredienti per 4 persone:

250 g di fegato di baccalà affumicato (lo trovate nelle gastronomie gourmet)
3 peperoni , rosso, verde e giallo
200 g di pomodorino giallo del Piennolo (Vesuvio)
olio evo, sale, pepe, basilico,  q.b.

Mettiamo a scolare, dal suo stesso olio,  il fegato di baccalà affumicato. Chi ha il “coraggio” può anche bere l'olio ricco di omega 3 come vera panacea contro tanti mali.  Grigliamo i peperoni. subito dopo priviamoli della pelle, dei semi e tagliamoli a filetti. Condiamo i nostri filetti di peperone con sale, pepe, basilico e olio evo.  A parte sbollentiamo in acqua il pomodorino giallo del Piennolo e lo priviamo della buccia.  Componiamo il nostro piatto adagiando su un letto di filetti di peperoni il fegato di baccalà affumicato e il pomodorino giallo del Piennolo, ultimiamo la preparazione con un filo d'olio evo. Buon appetito!

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Vino DiVino: Nausica una medaglia d'argento a Cannes

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — Continua la nostra avventura alla scoperta dei rosati. Quest'oggi abbiamo l'onore di avere nel nostro banco d'assaggio una vino pugliese premiato con la medaglia d'argento al concorso dei rosati a Cannes, il Nausica, prodotto dall'azienda Cardone in Valle d'Itria è un Rosato prodotto con uve Negroamaro, vitigno particolarmente vocato nella produzione dei rosati.

Il periodo è quello giusto per gustarci un rosato poliedrico che si abbina benissimo sulla fresca cucina estiva sia a base di pesce ma anche a crudi di carne come le tartare  e non disdegna affatto l'accostamento a piatti vegetariani e vegani. Scopriamo insieme il Nausica testato per voi in esclusiva.

NOME:Nausica
AZIENDA PRODUTTRICE:   Cardone
VITIGNO: Negroamaro
GRADAZIONE ALCOLICA: 13%
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO:8-12 €
VISTA: Rosa brillante e luminoso.

NOTE OLFATTIVE: Al naso spiccano sentori fruttati che richiamano la nostra memoria ai ricordi di una  pesca croccante e piccoli frutti acerbi selvatici. Profumi di fiori ci ammaliano con le zagare di limone. La mineralità spicca tra sentori dolci e non invadenti
GUSTO: Sorprende la buona acidità che è deliberatamente accompagnata da una buonissima sapidità, spiccano in bocca i sentori di piccoli frutti rossi e gli agrumi. La corrispondenza aromatica è pressoché totale e ci accompagna verso una lunghissima persistenza che ci lascia in bocca il sapore dell'arancia.

ABBINAMENTI:
L'abbinamento che ho deciso per voi è con il Cefalo, pesce povero e bistrattato ma ricco di vitamine e gusto.

Cefalo gratinato croccante con pomodorino confit e quenelle di ricotta.

Ingredienti per 4 persone:

8 filetti di cefalo
150 g di cereali da prima colazione integrali
200 g di pomodorini ciliegina
120 g di ricotta fresca
olio evo, sale, pepe, zucchero integrale di canna, salvia, rosmarino e alloro q.b.

Ponete i filetti di cefalo in una teglia  foderata con della carta da forno e un filo di olio evo. A parte tritate finemente i cereali integrali, condite i filetti di cefalo con sale, pepe, salvia, rosmarino e alloro finemente ridotti in polvere, ricopriteli con abbondanti cereali integrali tritati e olio evo. Preparate il pomodorino confit, immergendo lo stesso, intero, in un mix di sale e zucchero, ricoprite con un filo di olio evo e ponetelo in forno a circa 120 gradi per un ora. Cuocete i filetti di cefalo gratinati in forno statico a 180 gradi per circa 15 minuti.  Servite in un piatto i filetti ancora fumanti e servite per contorno i pomodorini confit freddi ed una quenelle di ricotta fresca.

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Vino DiVino: un'anteprima straordinaria, Le Rose di San Cataldo della famiglia Pepe

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — Ho scoperto grazie ad una splendida serata sui rosati, organizzata dall'Onav Bari e magistralmente condotta da Patrizia Giaquinto e Maria Teresa Bilancia, due donne dal bagaglio culturale enoico immensamente vasto, che in Puglia abbiamo una famiglia “Pepe” che produce vino. Certamente sentendo nominare “Pepe” viene subito in mente “Emidio Pepe” superbo produttore di vini naturali abruzzesi ma i nostri “Pepe” non sono da meno hanno iniziato a produrre vino da pochissimo tempo puntando alla qualità e scegliendosi come enologa nientedimeno che Valentina Ciccimara che ho già avuto modo di intervistare per il GdP (http://www.giornaledipuglia.com/2016/02/vino-divino-lasciamoci-incantare.html ).

Siamo a Poggiorsini a due passi dalla Lucania, zona tradizionalmente vocata all'allevamento di cereali e legumi, prodotti dalla famiglia Pepe.  Nel 2008 l'intuizione di iniziare sui propri terreni un'avventura che prevedeva l'impianto di un vigneto. La scelta è ricaduta sull'Aglianico, vista la vicinanza con la Basilicata e le perfette condizioni pedoclimatiche che favoriscono la corretta crescita e lo sviluppo del suddetto vitigno.

NOME:Rose di San Cataldo Igp Puglia
AZIENDA PRODUTTRICE:   Famiglia Pepe
VITIGNO: Aglianico vinificato in purezza
GRADAZIONE ALCOLICA: 13%
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO: 12-16€

VISTA: Rosa melagrana luminoso e brillante.

NOTE OLFATTIVE: Al naso si presenta fresco e fruttato, con sentori che ricordano la spremuta di arancia rossa e i piccoli frutti rossi di sottobosco, note floreali ci portano verso le zagare, una leggera speziatura tipica del vitigno ci trascina verso un interessante assaggio.

GUSTO: Di buona struttura, la freschezza è data da note fruttate e vagamente acidule, la corrispondenza aromatica si compone di note corpose di ribes e fragoline di bosco. Il medio peso e la lunga persistenza lasciano spazio a un palato ricco di sapori minerali e sapidi che si avvertono nel retronaso.

ABBINAMENTI:

Ho deciso azzardare l'abbinamento del rosato prodotto dalla famiglia Pepe ad un dolce non dolce, poco calorico e gustosissimo, perfetto per i pique nique estivi al mare o in collina.
Ricotta di pecora infornata al profumo d'arancia.

Ingredienti per 4 persone:

500g di ricotta di pecora murgiana.
140g di zucchero a velo
4 uova
1 arancia biologica
1 cucchiaino di olio evo
1 bacello di vaniglia
1 cucchiaio di fecola di patate
1 pizzico di sale

Per prima cosa setacciate la ricotta, in una ciotola a parte montate tuorli e zucchero a velo, fino ad ottenerne un composto spumoso. Unite la ricotta al composto e aggiungete un cucchiaino di olio evo, la fecola di patate, un pizzico di sale, la vaniglia e la scorza di un'arancia biologica grattugiata. Amalgamate bene il composto servendovi di una frusta manuale. Montate gli albumi a neve e una volta pronti uniteli con una spatola al composto con la ricotta, fate attenzione ad incorporare gli albumi con un movimento che vada dal basso verso l'alto, per evitare che gli stessi si smontino.  Versare il composto in uno stampo in silicone tipo “ciambella” del diametro di 22 cm.  Cuocere in forno preriscaldato a 170 gradi per circa 50 minuti. Prima di servire fate raffreddare completamente la vostra ricotta di pecora infornata. Il piatto è un gustoso e poco calorico fine pasto che potrebbe accompagnare insieme al vino “Rose di San Cataldo” le calde serate estive passate al mare o in collina.

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Vino diVino: Parliamo con Flora Saponari la donna che è riuscita a domare il "Somarello"

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — “Osare temerariamente”: è questo che fa la differenza nel mondo del vino, l'audacia di provare e riprovare, di sperimentare e cercare nuove esperienze staccandosi dai canoni convenzionali e cercando nuovi flussi magmatici che portano un vino sulla strada del successo. Dico magmatici perché, percorrendo questi sentieri, non bisogna aver paura di scottarsi i piedi, ed è proprio questa l'immagine di Flora Saponari che ho in mente: una donna forte che ha ereditato “tre tomoli” di terra, coltivata a grano dal nonno materno e ha deciso di coltivare un antico vitigno pugliese il Susumaniello.

Quasi mai si era pensato di vinificare il nostro “somarello” in rosato, ma l'intuizione tutta al femminile ha premiato Flora e il suo vino riuscendo nel 2013 a vincere una medaglia d'oro al concorso enologico nazionale dei vini rosati.

NOME: TreTomoliRosa Susumaniello Puglia IGT
AZIENDA PRODUTTRICE:   VIGNAFLORA di Saponari Filomena
VITIGNO: Susumaniello vinificato in purezza
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5%
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO: 11-16€

VISTA: Color rosa brillante e ricco di luce.

NOTE OLFATTIVE: Al naso si fa avvicinare con discrezione e signorilità; facendo roteare il bicchiere,  suadenti si sprigionano toni floreali, balsamici e fruttati. Il ricordo che richiama alla nostra memoria olfattiva è dei piccoli frutti rossi che si trovano nel sottobosco, spicca tra questi la fragolina selvatica. Note di muschio e salvia accarezzano il nostro olfatto, un discreto sentore minerale che ricorda vagamente il tufo sbriciolato ci inizia a far salivare preparandoci ad un gustoso e sorprendente assaggio.

GUSTO: L'ingresso è sorretto da un'ottima acidità, e si conferma anche in bocca una mineralità eccezionale. Di buon peso,  la corrispondenza aromatica con l'esame olfattivo è pressoché totale e il finale si abbandona ad una lunghissima persistenza.

ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare questo Rosato ad un piatto ricco che potrete degustare soprattutto in questo periodo dell'anno.
Spaghetto quadrato al riccio di mare.


Ingredienti per 4 persone:

320 g di spaghetti quadrati.
La polpa di 16 ricci.
2 spicchi d'aglio
20 g di olio al prezzemolo
Olio evo, pepe, sale qb

Per prima cosa aiutandovi con un cucchiaino da caffè estraete la polpa dai ricci e mettetela in una ciotolina, fate sfumare in una padella abbondante olio evo e aglio in camicia in maniera da far insaporire l'olio senza mai portarlo al punto di fumo. A parte cucinate in abbondante acqua salata gli spaghetti quadrati. Terminate dopo circa 8 minuti la cottura al dente della pasta, versatela nella padella con l'olio evo aromatizzato all'aglio e spadellate per circa 1 minuto, spegnete il fuoco, aggiungete la polpa di riccio e continuate a saltare. Prima di servire condite con una manciata di pepe a piacere e olio al prezzemolo. Servite il piatto fumante e ovviamente non perdete occasione di gustarlo abbinato a un buon bicchiere di TreTomoliRosa.

Intervistiamo Flora Saponari la produttrice di questo ottimo e originale rosato.

Parlaci un po di te, della tua storia e di come sei diventata produttrice di vino?
Sono diventata produttrice di vino per pura passione: ho fatto studi economici e ho fatto il consulente per 12 anni. Da quando, dapprima per curiosità poi per sete di conoscenza, mi sono avvicinata al mondo del vino, ho iniziato un percorso che da degustatore mi ha portato pian piano a desiderare di passare dall’altra parte della barricata… Così, ho deciso qualche anno fa di impiantare un vigneto di 2 ha, facendo una serie di scelte abbastanza estreme, come quella di fare un impianto bassissimo e di allevare le viti ad alberello, rigorosamente in biologico.

Come ti è venuto in mente di vinificare in rosato il Susumaniello?
Negli anni in cui, come degustatore, ho fatto tanti assaggi, mi era capitato di assaggiare una prova di  vinificazione in bianco di racemi di susumaniello, fatta da un mio amico sommelier che amava fare vino per uso familiare, ma con cura maniacale. Quell’assaggio mi colpì moltissimo. Decisi  che il mio Susumaniello avrebbe avuto una vita “in rosa”..!

Quali sono i progetti futuri per il tuo “somarello”?
 Presto prenderà anche un vestito rosso e, magari, più avanti potrà anche sorprenderci ancora.

Cosa vedi nel futuro del vino pugliese? 
Vedo da parte dei nostri produttori una nuova voglia di affermarsi, ma questa volta con prodotti di qualità tali da farci competere ad armi pari con le regioni d’Italia che hanno iniziato prima di noi a valorizzare il grande patrimonio della loro terra.

Hai un sogno nel cassetto puoi raccontarcelo?
Quello di faticare un po’ meno per portare avanti la mia piccola azienda, riuscire a rientrare presto dall’investimento iniziale e rendere questa folle impresa più “economica”.

Fatti una domanda e datti una risposta da sola. Flora, ce la farai a resistere? 
Non so, ma se dovessi non farcela più, potrò dire di aver almeno provato a realizzare il mio sogno!

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VINO DiVINO. Lugana, chiaretto e sarde in saor con cipolla d'Acquaviva

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — “Questa è primavera” si ode nelle strade che iniziano a ripopolarsi di viandanti, turisti e scintillii luccicanti. I tramonti si fanno intensi e rossi, la vita inizia a scorrere nelle piante, le donne si fanno belle e iniziano a risplendere di luce propria. Il vino accompagna le serate con gli amici e le cene che nel frattempo si fanno meno caloriche e più ricche di sapori provenienti dal mare, richiamando al palato un nettare acidulo, sapido, fruttato e inebriante: il Rosato.

Un tempo i rosati venivano visti dal pubblico come vini da seconda scelta, ma, grazie al contributo francese, il vino rosato ha assunto tra i consumatori un ruolo sempre più importante e meno marginale, pensate ogni 10 bottiglie che vengono stappate nel mondo una è di rosato e le previsioni sono sicuramente tutte a favore dei rosè grazie anche agli chef internazionali che li abbinano  ad una cucina semplice, raffinata e creativa.

Da questa puntata voglio dare inizio a un tour tra i rosati che parte da nord Italia e precisamente dalla Lugana, una zona che si estende a sud del lago di Garda, terra di grandi bianchi ma anche di rosati eccellenti. Entrando in un'enoteca vicino Salò ho chiesto all'enotecario di prendermi una bottiglia di Chiaretto, un vino rosato tipico della zona,  da portare a casa. Mi ha parecchio incuriosito il fatto di averlo trovato in molti ristoranti addirittura in una versione spumantizzata “metodo classico”, il consiglio è ricaduto su una bottiglia di Roseri Chiaretto Valtenesi 2014, così ben contento sono tornato nella mia Puglia ho stappato il vino e oggi mi trovo a condividere questa piccola emozionante esperienza con voi.

NOME: Roseri Chiaretto Valtenesi
AZIENDA PRODUTTRICE:   CàMaiol
VITIGNO: Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino.
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5%
ANNATA: Vendemmia 2014
CATEGORIA DI PREZZO: 10-15€

VISTA: Color rosa tenue, buccia di cipolla con riflessi arancioni.

NOTE OLFATTIVE: Al naso si presenta con una leggera e piacevole nota di muschio, la pesca non troppo matura allieta l'olfatto coadiuvata da una croccante nota di fragoline di bosco bagnate da un tocco di limone, note minerali salmastre, speziate e vagamente balsamiche chiudono questo complesso e interessante esame olfattivo.

GUSTO: L'ingresso è abbastanza acido nonostante l'annata 2014 non sia stata delle migliori, dimostra la capacità anche d'invecchiamento di questo vino, sentori di piccoli frutti rossi accarezzano il palato, di buon peso e struttura, piacevolmente sapido e di lunghissima persistenza.

ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare questo Rosato ad un piatto povero della tradizione marinara veneziana unendolo alla nostra cipolla rossa di Acquaviva.
Sarde in Saor con cipolla rossa di Acquaviva.


Ingredienti per 4 persone:

500 g di sarde già evirate e spinate
500 g cipolla rossa di Acquaviva
1 cucchiaio di zucchero integrale di canna
50 g di uva passa
200 g aceto di vino bianco
80 g di olio evo
50 g di pinoli
Pepe in grani, sale, latte, farina, liquore strega, alloro q.b.
Olio per friggere q.b. (personalmente preferisco l'olio evo)

Sbucciate le cipolle tagliatele a fette molto sottili e mettetele per circa 2 ore a mollo in acqua fredda e latte (per rendere le stesse più digeribili),  in contemporanea bagnate l'uva passa con acqua tiepida e un tappo di liquore strega e lasciatela in ammollo.  Sciacquate bene le sarde, impanatele con la farina e friggetele in abbondante olio, mettetele a scolare su più strati di carta assorbente. Scolate le cipolle e fatele appassire per circa 30 minuti, a fuoco lento e coperchio chiuso, in una casseruola con olio evo. Trascorso il tempo necessario, aggiungete alla cipolla cotta lo zucchero e l'aceto, alzate la fiamma e fate sfumare. Alternate per tre strati in una terrina,  sarde fritte, cipolla, uva passa (precedentemente scolata), pepe in grani,pinoli e foglie d'alloro, mettete tutto in un logo fresco e asciutto e fate riposare per 24 ore. Gustate il tutto su crostini di pane integrale imburrati con burro salato ovviamente accompagnando l'ottima specialità ad un ottimo vino come il Roseri Chiaretto Valtenesi.

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Vino diVino: Tommasi, una storia lunga 110 anni

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — Quando guardo una vite con il suo tronco nerboruto immagino sempre cosa c'è al di sotto del terreno. Penso a contorte radici che si fanno largo tra terra, fango e sassi, radici profonde fatte per superare i lunghi inverni e le gelate. E' questo quello che ho pensato mentre visitavo vigneti e cantina della prestigiosa e storica azienda vinicola Tommasi: la loro storia, raccontata in un magnifico e curatissimo libro celebrativo per ricordare i 110 anni di vita aziendale, è ricca di fascino e attraversa in contemporanea gli ultimi cento anni di storia italiana.

Ciò che ha reso grande i Tommasi è l'umiltà e la tenacia nel continuare a perseverare inseguendo i propri sogni, sogni che negli anni '70 avevano un solo nome, Antinori. E' proprio ispirandosi al successo della prestigiosa azienda Toscana che la famiglia Tommasi oggi può vantare un export di assoluto prestigio e addirittura cinque aziende vinicole in quattro regioni italiane, tra cui Masseria Surani a Manduria nella nostra bellissima Puglia.

Ho avuto l'onore ed il piacere di essere accompagnato dal sig. Stefano Tommasi in una visita molto speciale, iniziata dai vigneti aziendali dove ho potuto toccare con mano la terra e gli stupendi muretti a secco dei terrazzamenti,  per arrivare alla cantina dove tra scienza, tradizione e tecnologia prendono vita i vini che hanno fatto la storia della Valpolicella. La visita si è conclusa con una degustazione condotta magistralmente dal sig. Stefano che ci ha catturato descrivendoci con dovizia di particolari la linea dei vini prodotti dall'azienda Tommasi.

NOME: AMARONE DELLA VALPOLICELLA CLASSICO DOCG
AZIENDA PRODUTTRICE:   TOMMASI
VITIGNO: Corvina Veronese 50%, Corvinone 15%, Rondinella 30%, Oseleta 5%
GRADAZIONE ALCOLICA: 15%
ANNATA: Vendemmia 2012
CATEGORIA DI PREZZO: 40-50 €

VISTA: Alla vista risulta color porpora con lievi riflessi tendenti al granato.

NOTE OLFATTIVE: Al naso si presenta rotondo, morbido, avvolgente, gentili sentori di ciliegia sotto spirito, visciolata di amarene e confettura di prugna accarezzano il nostro olfatto, i toni speziati variano dalla cannella, al pepe nero, fino ad arrivare ad una sottile nota di caffè tostato e vaniglia, un leggiadro sentore di grafite chiude la nostra analisi sensoriale olfattiva.

GUSTO: L'ingresso è caldo armonico e pieno. Di rilevante peso e di buona acidità, preludio di un'ottima capacità d'invecchiamento di questo Amarone. Le sue note giovanili si avvertono nei sorsi che assomigliano ad un morso di prugna matura, accompagnati da un ottimo calore alcolico che riempe la bocca predisponendo un tannino del tutto cordiale e mai aggressivo. La corrispondenza aromatica è pressoché totale con l'analisi olfattiva, negli aromi retronasali si intravedono note di cuoio e tabacco che rimandano a una austerità discreta di lunga persistenza. Il mio consiglio? Comprate varie bottiglie e scoprite l'evoluzione del vino di anno in anno e scoprirete la sua estrema capacità di evolversi ed invecchiare.
ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare l'Amarone ad un piatto tipico della cucina veronese.

Bollito con pearà 

Ingredienti per 4 persone:

500 g di pan grattato
100 g di midollo di bue (4/5 ossa)
1 litro circa di brodo di carne
Carne bollita a piacere
Olio evo/burro qb
Pepe Sale qb
Parmigiano Vacche Rosse grattugiato

Mettete a cuocere il brodo di carne bollendo in abbondante acqua salata per circa due ore la carne che preferite (manzo, pollo, gallina, maiale) con verdure come, sedano, carota, cipolla, prezzemolo e spezie come pepe in grani, chiodi di garofano e alloro. Dopo aver preparato il bollito, lasciatelo momentaneamente da parte e mettete a bollire le ossa che contengono il midollo di bue. Una volta cotto, estraete il midollo con un cucchiaino e mettetelo a rosolare con dell'olio evo o del burro in un pentolino di terracotta che sarà utilizzato per cuocere la Pearà. A questo punto aggiungete nel pentolino il pan grattato, che dovrà tostare leggermente per qualche minuto. Filtrate il brodo di carne, precedentemente preparato e mettetelo a scaldare, aggiungendolo poco per volta al pangrattato come se fosse un risotto. Il brodo va aggiunto piano piano e mescolando, finché non si sarà raggiunta una consistenza cremosa. La salsa deve essere consistete e cremosa. Ora, portate la salsa al punto di ebollizione e poi abbassate al minimo la fiamma. La Pearà cuocerà a fuoco lento per una o due ore almeno. Verso fine cottura, regolate di sale e aggiungete pepe a volontà visto che il termine Pearà deriva proprio dal dialetto veneto e vuol dire “Pepe”. Aggiungete un'abbondante spolverata di Parmigiano e servite la Pearà ben calda accompagnandola alla carne e alle verdure precedentemente cotte nel brodo.

NOME: Fiorato Recioto della Valpolicella DOCG
AZIENDA PRODUTTRICE:   TOMMASI
VITIGNO: Corvina veronese 65%, Rondinella 30% e Molinara 5%.
GRADAZIONE ALCOLICA: 13%
ANNATA: Vendemmia 2013
CATEGORIA DI PREZZO: 20-30 €

VISTA: Alla vista si rosso rubino intenso lucente.

NOTE OLFATTIVE: Al naso si presenta caldo e vellutato, con sentori di ciliegia matura, cannella, vaniglia e fico mandorlato. Suadente nella sua complessità armonica ci predispone ben volentieri all'assaggio.
GUSTO: Il gusto è pieno, le note della frutta passita e del fico mandorlato diventano ben presenti e si fanno notare anche nella lunghissima persistenza aromatica, il tannino è sottile la dolcezza è sempre discreta e mai invadente.  Si presta ad essere un ottimo vino da meditazione e si accompagna direi magnificentemente al sigaro di manifattura sudamericana.
(il fumo nuoce gravemente alla salute)
ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare il Fiorato ad un biscotto di pasta frolla montata all'olio evo .

Ingredienti per 4 persone:

375 g di farina 00
3 g di sale
150 g di zucchero a velo
200 g di burro
50 g di olio evo
1 limone bio (solo la buccia grattugiata)
3 uova medie di cui 2 intere e 1 tuorlo
Mandorle di Toritto e zucchero vanigliato per guarnire.

Prendete il burro (temperatura ambiente)  e l'olio evo e montateli assieme allo zucchero a velo in una planetaria, aggiungete all'impasto un uovo alla volta, finché non si amalgamerà bene il tutto. Spegnete la planetaria e con una spatola incorporate all'impasto la farina precedentemente setacciata, la scorza del limone e il sale. Ponete l'impasto in una sac a poche, e formate i vostri biscotti con la forma che più vi aggrada, decorateli con le mandorle e metteteli in una teglia a riposare per circa 1 ora nel frigorifero di casa. Passato il tempo necessario cuoceteli per circa 10/12 minuti in un forno statico impostato alla temperatura di 180 gradi. Prestate attenzione ai biscotti, devono restare bianchi e non devono essere dorati. Fateli raffreddare, cospargeteli di zucchero a velo e consumateli assieme al Recioto magari dopo un bel pasto domenicale.

Per informazioni e se volete far recensire un vostro vino, contattatemi su https://www.facebook.com/vinodivinoo

Il frizzante Vinitaly delle aziende pugliesi

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - Oggi si conclude il Vinitaly del Giornale di Puglia, chissà verso quali altre mete il vino ci porterà. Nel frattempo è mio dovere raccontare di una Puglia che cambia, correndo veloce verso il successo. Successo che ha la forma dei calli dei nostri nonni che con amore e dedizione, hanno allevato le vigne ereditate da una storia che lega indissolubilmente la vite alla Puglia e al mediterraneo.

Il segreto del successo del padiglione Puglia è dettato dall'audacia con cui i nostri giovani vignaioli guardano al futuro, pur restando legati alle tradizioni del passato. Le idee "estrose" vengono premiate da una continua crescita dei nostri vini tra il pubblico giovanile che si orienta verso prodotti di non particolare complessità che rimandano alle calde serate estive trascorse sulla spiaggia assieme agli amici. I bianchi e i rosati si consolidano nelle vendite grazie alla continua ricerca che ha puntato dritto verso la qualità.

A sorprendere invece è l'aumento esponenziale delle produzioni biologiche ma sopratutto delle bollicine. Lo sparkling pugliese, fino a qualche anno fa sconosciuto ai più, sta attraversando una fase di alba radiosa, accingendosi a divenire sempre più punto di forza per le aziende vinicole che nella maggior parte dei casi hanno aggiornato la loro offerta ampliandola con bollicine prodotte in bianco, rosato e anche blanc de noir.

 L'estate è alle porte e il padiglione 11 ha dato un ricco assaggio di ciò che per noi vuol dire "accoglienza", ai tanti avventori incuriositi da una Puglia da bere che può dirsi finalmente completa in ogni sfaccettatura del vino. Dal Vinitaly è tutto, arrivederci al prossimo anno.

I ventuno vini pugliesi che non puoi perdere al Vinitaly

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — E' arrivato finalmente il Vinitaly e molti, per ragioni di lavoro e mancanza di tempo, visiteranno la rassegna al massimo per un paio di giorni. Naturalmente chiunque ama il vino vorrebbe assaggiare il più possibile per accrescere le proprie conoscenze nel campo enoico.

Vinitaly è una delle più importanti manifestazioni non solo in Italia ma anche nel mondo, pensate che  saranno presenti in fiera a Verona circa 4000 aziende vinicole. Facendo un breve calcolo e ipotizzando che un degustatore esperto può degustare, in maniera adeguata 30 vini in un giorno (utilizzando le sputacchiere) ci vorrebbero più di 130 giorni per assaggiare  almeno 1 vino da ogni azienda espositrice e se volessimo assaggiarli proprio tutti? Ipotizzando una media di 3 vini ad azienda ci vorrebbero circa 1,5 anni per assaggiarli davvero tutti, 7 giorni su 7 senza sosta ne domeniche libere.

Adesso facciamoci due calcoli sulla Puglia la regione che a noi interessa maggiormente, le aziende vinicole pugliesi presenti al Vinitaly 2016 sono 156 e per degustare almeno 1 vino di ogni azienda pugliese ci vorrebbero circa 5,2 giorni (purtroppo la fiera dura solo 4 giorni), e se anche in questo caso volessimo provarli tutti? Sempre facendo una media di 3 assaggi di vini ad azienda, (in realtà sono di più) ci vorrebbero circa 16 giorni di fiera per questo mi sono inerpicato in un  ragionamento matematico, materia ostica per me, per giustificare il bisogno di essere guidati durante le degustazioni, necessità primaria per i  esperti e ai winelovers amanti della tacco d'Italia.

Ho scelto per voi 21 degustazioni imperdibili di altrettante aziende pugliesi,  9 le lascio al caso e alla bravura che hanno i nostri espositori nell'accattivarsi i clienti e gli amanti del vino. Non vi nascondo che è stata una difficile impresa per me, visto la ricchezza che il nostro territorio offre, vini, aziende, vitigni e terroir sono così vasti che ci vorrebbero, ore di studi approfonditi ed infinite degustazioni per provarli tutti. Dover fare una cernita non è compito facile ed ho dovuto fare a gara mettendo, cuore e cervello in competizione per poter scegliere quelle che a mio modesto parere sono emozioni trasformate in soluzione idroalcolica. Il mio pensiero personale potrebbe contrastare con il quello di molti o trovare invece accoglienza da parte di altri.

Lungi da me il voler fare una sorta di concorso tra le aziende pugliesi perché i concorsi si fanno con le etichette del vino occultate ed i giudici spesso non sanno neanche quale vino hanno premiato. In ogni caso i vini pugliesi e le aziende pugliesi sono assolutamente tutte competitive in un mercato che sta evolvendo sempre più verso canoni di altissima qualità. Un in bocca al lupo quindi, a tutti i nostri produttori e che il Vinitaly possa portarvi tante soddisfazioni. Voi avventori siate pronti con gli “screenshot” ed i più organizzati con le fotocopie del mio articolo.

Per scoprire la Puglia dei grandi vini, non solo troverete il nome del vino e l'azienda produttrice ma anche l'esatto collocamento all'interno della fiera, spero di essere stato il più preciso possibile e non me ne vogliate se ho fatto qualche errore. Se volete io sarò al Vinitaly a vostra completa disposizione per degustare e parlare di vini, mi potete contattare sulla pagina https://www.facebook.com/sanfelicewinepromoter.

Rossi:

 Fatalone Riserva -Azienda Agricola Pasquale Petrera di Orfino Rosa
Pad.11 Stand E/3 E/4-42

 ALBERELLI DAL 1947- L'Astore Masseria
Pad11 Stand H2-35

 Le Braci-Severino Garofano
Pad.11 Stand C2-27

  Gioia del Colle DOC Primitivo RISERVA-Chiaromonte
Pad.11 Stand B/6 C/6 D/6

 Armentario- Cantine Carpentiere
Pad.8 Stand B/8 E/9

Es- Gianfranco Fino
Pad.11 Stand G4-40

 SELVAROSSA TERRA RISERVA- Cantine due Palme
Pad.11 Stand D2

Bollicine

  Brut Rosè- Rosa del Golfo
Pad.7 Stand E3

 Verdeca di Gravina- Botromagno
Pad.11 Stand B2

BIANCHI

 Chardonnay- Poderi Angelini
Pad.11 Stand E4

 Minutolo- Polvanera
Pad.11 Stand C5

 Scariazzo- Rivera
Pad.11 Stand C2

 Crè Vendemmia Tardiva- Vetrère
Pad.11 Stand A2-13

 Terra Minuta- Valentina Passalacqua
Pad. 8 Stand D3-E7-58A

Il Castillo - Cardone
Pad.11 Stand  B2-17

Rosati

Maniero Rosato bio- Vignuolo
Pad.11 Stand 33

 Veritas- Torrevento
Pad.11 Stand D3

  Estrosa- Pietraventosa
Pad. 11 Stand C2-27

 Five Roses- Leone de Castris

Pad.7 Stand E5

Dolci/Passiti

 Moscato di Trani- Villa Schinosa
Pad. 11 Stand F3

 GENIUS- Mille Una
Pad.11 Stand A5-52

Vino DiVino: San Rustico nel cuore della Valpolicella

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — Dalla bellissime zone del lago di Garda e della Franciacorta mi sono spostato per voi in Valpolicella, la famosa zona dell'Amarone e del Recioto,  e grazie all'amico Francesco Galeone dell'Onav Verona mi sono imbattuto in una piccola azienda, a conduzione famigliare, che produce vini dal 1870. La San Rustico a Marano di Valpolicella è una di quelle piccole realtà produttive che fanno grande l'Italia del vino, ho avuto modo di rapportarmi con Elisa Marchesini responsabile dell'ufficio commerciale che ci ha guidati in una bellissima ed interessante visita in cantina ed infine con il simpaticissimo e gran “oratore” Marco Campagnola enologo e co-proprietario dell'azienda.

Il sig. Marco Campagnola è un grande amante e stimatore del sud e del nostro mare, con lui c'è stato subito feeling visto che a farmi da autista e ad accompagnarmi durante la visita in cantina questa volta c'era anche mio fratello Alberto, amante del mare ed in particolare dei salvataggi in mare che siano in motovedetta o con i suoi Labador addestrati a tale scopo. Marco è un  Grande difensore della “Pergola Veronese”, modo tradizionale per allevare le viti che daranno corpo all'Amarone.

La parola Amarone deriva da amaro e fu utilizzata inizialmente per distinguere il Recioto Amaro dal Recioto Dolce che ancora oggi fa furore tra gli amanti dei vini dolci, la tecnica di produzione di questo vino è singolare, durante la raccolta vengono selezionati in vigna solo i grappoli con gli acini spargoli, i quali permettono una buona areazione durante la fase di appassimento che avviene in ampie cassette di legno riposte nei fruttai, locali che solitamente sono posti sopra le abitazioni o le cantine. L'appassimento dura circa 120 giorni e nella fase successiva l'uva che ha perso più del 50% del proprio peso viene sottoposta a pigiatura soffice, il mosto viene fatto fermentare lentamente a temperatura controllata fino a 50 giorni. Il vino deve affinarsi per circa due anni con decorrenza dal primo gennaio successivo alla vendemmia, in legni di vario tipo e varie dimensioni a seconda dello stile aziendale.

NOME: Riserva Privata Gaso Amarone della Valpolicella Classico Doc
AZIENDA PRODUTTRICE: San Rustico
VITIGNO: Corvina/Corvinone 68% Rondinella 27% Molinara 5%
GRADAZIONE ALCOLICA: 16 %
ANNATA: Vendemmia 2009
CATEGORIA DI PREZZO: 40-55 €

VISTA: Alla vista si presenta di un rosso rubino intenso a tratti impenetrabile con tendenti riflessi granati.

NOTE OLFATTIVE: Infilare il naso in un calice ricolmo di Gaso è una di quelle esperienze che lasciano il segno, la complessità aromatica di questo grande vino attrae e seduce anche i “nasi” più esigenti. Gli aromi che saltano al naso in prima analisi sono quelli della frutta matura e per certe sfumature cotta, prugna, ciliegia e vincotto di fichi. Toni speziati spaziano dal tabacco da pipa aromatizzato, passando per il pepe in grani e finendo alla cannella e ai chiodi di garofano. Un leggero tocco di “Goudron”  (catrame) riscalda quanto basta il nostro olfatto preparandoci ad un gustoso assaggio.

GUSTO:  L'ingresso è morbido, sensuale e seducente. La ciliegia riempe il palato, mescolandosi sapientemente alle note tabaccose e vanigliate frutto del lungo affinamento in legno. Il tannino è piacevole ma ancora del tutto giovane e ci fa pensare ad un lunga potenzialità di invecchiamento di questo vino (anche oltre i venti anni a mio giudizio).

ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare il Gaso ad una ricetta che unisce nord e sud in un unico piatto.

Spezzatino di cavallo speziato con polenta taragna al Bagoss di Malga. 

Ingredienti per 4 persone:

400 g muscolo di cavallo
100 g di Pancetta di maiale
300 g di Polenta Taragna
150 g di Bagoss di Malga (formaggio)
500 g di Salsa di pomodoro (rigorosamente fatta in casa)
Olio EVO q.b.
Burro. q.b.
1 bicchiere di Vino (possibilmente un Ripasso della Valpolicella)
Sale, Pepe,Alloro,Timo, Finocchietto Selvatico, Carota, Sedano, Scalogno, Salvia. Q.B.

Procedimento:

Preparate un battuto con tutte le spezie e gli aromi elencati. Tritate lo scalogno il sedano e la carota e fatele soffriggere in una casseruola larga, con abbondante olio evo,  insieme agli aromi fino all'appassimento degli stessi. Mettete il muscolo di cavallo precedentemente tagliato a pezzettoni e la pancetta di maiale, fate insaporire la carne per circa 10 minuti dopodiché versate il bicchiere di Ripasso, aspettate  che il vino evapori e correggete di sale e pepe. Aggiungete  la salsa di pomodoro un bicchiere d'acqua e mettete a cuocere sul fornello più piccolo della vostra cucina, a fuoco lento per circa 6 ore senza coperchio.  A parte preparate la polenta taragna seguendo le istruzioni sulla confezione (i tempi di cottura variano molto da produttore a produttore),  durante gli ultimi minuti di cottura aggiungete alla polenta burro e Bagoss di Malga a pezzetti.  Servite il tutto rigorosamente a temperature (ustionanti) accompagnando ogni boccone di Spezzatino con la polenta taragna ed un buon bicchiere di Amarone della Valpolicella Riserva Privata Gaso.

Vino diVino: Bardelloni Franciacorta, una storia di bollicine e pedalate

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - Un'azienda giovane, dinamica e veloce: questo è quello che mi viene in mente pensando a Bardelloni Franciacorta. La velocità sta tutta nelle gambe di questa famiglia legata indissolubilmente al mondo del ciclismo professionista, iniziando da padre e figlio, rispettivamente Giambattista e Davide Bardelloni, ciclisti professionisti, e finendo a Daniela Bardelloni, fidanzata con  Jakub Mareczko, giovane promessa del ciclismo italiano che quest'anno correrà il suo primo Giro d'Italia.

La scommessa è vinta: produrre Franciacorta dando un'impronta giovanile e uno stile tutto personale al vino e anche alle bottiglie. Siamo stati in cantina con loro ad abbiamo potuto degustare prodotti eccellenti, i migliori auguri della redazione vanno a Daniela e Davide per la loro avventura nel mondo delle bollicine.

NOME: Bardelloni Franciacorta Saten d.o.c.g.
AZIENDA PRODUTTRICE: Bardelloni Franciacorta
VITIGNO: Chardonnay 100%
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5%
ANNATA: sboccatura 2011
CATEGORIA DI PREZZO: 16-22 €

VISTA: Alla vista si presenta di un brillante giallo, con riflessi verdognoli.

NOTE OLFATTIVE: Saten è una parola tutta italiana e deriva molto probabilmente da seta, sta ad indicare vini più setosi, con bollicine più fini e meno invasive, quasi cremose. Al naso si presenta con sinuose note floreali che ricordano la zagara e il cedro. Note minerali accarezzano delicatamente il naso e ci rimandano ai venti che spirano dal sud. Il perlage è fine e persistente.

GUSTO: L'acidità sorregge quest'ottimo spumante rendendolo longevo e piacevole, la consistenza della spuma è cremosa e delicata, note vagamente dolci lo rendono sorprendentemente persistente. Corrispondenza aromatica assoluta.

ABBINAMENTI: Frutti di mare crudi, pesce al sale e alla griglia.

NOME: Bardelloni Franciacorta Rosè d.o.c.g.
AZIENDA PRODUTTRICE: Bardelloni Franciacorta
VITIGNO: Pinot Nero 100%
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5 %
ANNATA: Sboccatura 2011
CATEGORIA DI PREZZO: 15-21 €

VISTA:  Lucente, color buccia di cipolla perlage fine, bollicine ricche, piccole e numerose.

NOTE OLFATTIVE: La raccolta delle uve è manuale in cassette, più di 24 mesi di permanenza sui lieviti e la maniacale attenzione al processo produttivo, conferiscono a Bardelloni Franciacorta Rosè tonalità fruttate e floreali che ricordano le fragoline di bosco, la rosa e le violette che si amalgamano alla perfezione con toni minerali e profumi che ricordano l'impasto del pane in fase di lievitazione.

GUSTO: L'ingresso è sicuramente sorretto da una buona acidità che conferisce al vino freschezza, gli aromi sono corrispondenti all'esame olfattivo e si integrano bene con la persistenza che in questo caso è di media entità.

ABBINAMENTI: Ho deciso di abbinare Bardelloni ad uno sfizioso antipasto di mare.

Ostriche gratinate al profumo di arancia e limone “femminiello del Gargano” 

Ingredienti per 4 persone:

12 ostriche francesi
1 limone femminiello del Gargano bio
1 arancia bio
150 g. di pane raffermo grattugiato.
100 g. di pecorino
Olio e.v.o e pepe q.b.

Aprite le ostriche e disponetele in una teglia. Grattugiate la buccia del limone “femminiello del Gargano bio” e dell'arancia bio,  create una panatura con pane raffermo e pecorino grattugiato. Aggiungete alla panatura le bucce di agrumi grattugiate e ricoprite le ostriche, passate un filo di olio e.v.o ed una spolverata di pepe, cuocete per circa 15 minuti in forno preriscaldato a 200 gradi. Servite le ostriche ancora fumanti e accompagnatele al Bardelloni Franciacorta Rosè vedrete che chiccheria .

Info e contatti per i produttori di vino:  www.facebook.com/sanfelicewinepromoter

Vino diVino: i vini e le ricette di Pasqua, selezionati per voi dal nostro recensore Augusto

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - Anche quest'anno, tra tanti dispiaceri dati dai tremendi fatti di cronaca, è arrivata la Santa Pasqua. Il periodo Quaresimale che precede la Pasqua, è da sempre un momento di meditazione che serve ai Cristiani per raccogliersi in preghiera e vincere i propri peccati attraverso le rinunce, i fioretti e i digiuni. Il termine della Quaresima arriva con la Domenica di Pasqua coincide approssimativamente anche con l'arrivo della primavera. Il Salvatore ci illumina e riscalda gli animi con la sua Resurrezione, la gioia pervade le nostre case, le tavole si imbandiscono a festa e si riempiono di prelibatezze degne a festeggiare il grande evento. Non poteva mancare un nostro appunto per suggerirvi i migliori vini e le migliori ricette per festeggiare la Santa Pasqua in famiglia o perché no in uno dei grandi ristoranti pugliesi.

Vigna castello è un vigneto chiuso, circondato da bellissimi muretti a secco tipici della nostra regione. Il vigneto di cui l'azienda fornisce le coordinate GPS 40”42”32,39”N 17”46”30,04” E si trova esattamente nella Riserva Naturale Torre Guaceto nel magnifico splendore della biodiversità pugliese. Le uve sono assolutamente autoctone Negroamaro e Susumaniello raccolte rigorosamente a mano nel periodo compreso tra la fine di Settembre e l'inizio di Ottobre e sottoposte a pigiatura soffice, il mosto viene fatto fermentare a temperatura controllata per oltre 15 giorni. L'affinamento in tonneaux di rovere di Allier dura 12 mesi, e dopo l'imbottigliamento il vino passa almeno si affina in bottiglia per almeno 6 mesi. I caratteri dei vitigni conferiscono al Vigna Castello aromi solari e raffinati che lo attestano certamente tra i grandi vini pugliesi.

NOME: VIGNA CASTELLO Rosso I.G.P. Salento
AZIENDA PRODUTTRICE: VALLONE
VITIGNO: Negroamaro 70% - Susumaniello 30%
GRADAZIONE ALCOLICA: 14%
ANNATA: Vendemmia 2011
CATEGORIA DI PREZZO: 20-25 €

VISTA: Alla vista si presenta di un rosso intenso con riflessi tendenti al granato.

NOTE OLFATTIVE: Dopo aver fatto respirare adeguatamente il vino al naso inebriando i nostri sensi, sopraggiungono aromi caldi e pieni di frutti rossi che ricordano la confettura di mora e marasca. Toni leggeri e dolciastri ricordano la carruba e la vaniglia, conferita dall'affinamento nel legno, soavi note speziate ricordano il pepe bianco e chiudono la nostra analisi olfattiva compiacendoci in abbondanza.

GUSTO: L'ottima acidità ci fa pensare ad un vino certamente pronto per un medio invecchiamento, di medio peso ha una capacità di riempire la bocca con il suo calore e la sua forza mai troppo invadente. La corrispondenza aromatica è pressoché totale con l'analisi olfattiva, la leggera nota dolce rende il vino piacevole accompagnandoci verso un tannino raffinato e assolutamente mai aggressivo, chiude una lunga persistenza.

ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare Vigna Castello ad un piatto ricco di significato che rievoca l'ultima cena di nostro Signore Gesù Cristo e i suoi discepoli.

Agnello da latte con panatura cacio e pepe su letto di erbette  amare dell'Alta Murgia con crosta di pane d'Altamura d.o.p e tuorlo marinato.

Ingredienti per 4 persone:

600 g. di costolette di agnello murgiano
4 tuorli d'uovo
2 uova
4 fette di pane di Altamura d.o.p.
250 g. di pane raffermo grattugiato.
100 g. di pecorino
800 g. di erbette selvatiche dell'alta Murgia (in alternativa potete usare le cicorielle selvatiche)
10 g. di pepe nero macinato
Olio e.v.o , sale e zucchero semolato, aglio q.b.

Iniziate a preparare i tuorli marinati, poneteli in una terrina con un mix 50/50 di sale e zucchero semolato, ricopriteli completamente facendo molta attenzione a non romperli e lasciateli marinare per circa 4 ore.  Prendete le costolette di agnello murgiano e battetele leggermente per assottigliarne la carne.  Preparate la panatura con pane grattato, sale, pepe e formaggio pecorino grattugiato. A parte cucinate le erbette amare in abbondante acqua salata e ripassatele in padella  soffriggendole con aglio e olio e.v.o.  Trascorse le 4 ore dissalate i tuorli e poneteli in una ciotola con abbondante acqua per eliminare i residui di sale e zucchero rimasti sugli stessi. E' arrivato il momento di preparare l'agnello che verrà passato nell'uovo sbattuto ed impanato nella nostra panatura al pecorino, ripetete l'operazione due volte per assicurarvi che la panatura sia perfetta ed omogenea. Friggete l'agnello in abbondante olio e.v.o e servite lo stesso ancora fumante in un piatto da secondo su un letto di erbette sevatiche, e con il nostro tuorlo marianato appoggiato su una fetta di pane d'Altamura d.o.p tostato in precedenza.

A Pasqua ovviamente non poteva mancare il vino dolce, da accompagnare alle tante ricette della tradizione pugliese.

NOME: PASSO DE LE VISCARDE Bianco I.G.P. Salento
AZIENDA PRODUTTRICE: VALLONE
VITIGNO: Sauvignon - Malvasia Bianca
GRADAZIONE ALCOLICA: 14 %
ANNATA: Vendemmia 2010
CATEGORIA DI PREZZO: 20-25 €

VISTA:  Lucente, dorato e ambrato.

NOTE OLFATTIVE: La raccolta delle uve è manuale in cassette e l'appassimento sui graticci (la medesima azienda produce il Graticciaia che prende il nome proprio dai graticci utilizzati per l'appassimento). Al naso esprime note mandorlate e burrose che si uniscono ad un tocco di zabaione con uva passa e arancia candita.

GUSTO: . L'ingresso è caldo e dolce sorretto da una lieve acidità che rende il vino davvero gradevole e non stucchevole un lieve tannino accarezza delicatamente il nostro palato.  Perfetta corrispondenza aromatica, persistenza lunghissima.

ABBINAMENTI: Il dolce tipico pasquale in Puglia è la scarcella gustosissima e colorata.

Scarcella pugliese

Ingredienti per 8 persone.

375g di farina o q.b.
1,5 cucchiaini di lievito di birra
200g di zucchero
Buccia grattugiata di 1 limone
3 uova
150ml di latte tiepido
160ml di olio extra vergine di oliva
Per la glassa
1 albume
1/2 cucchiaino di succo di limone
160g di zucchero a velo
granella di mandorle
elementi decorativi commestibili

In una ciotola mettete farina, lievito, zucchero e buccia di limone grattugiata. Disponete a fontana e aggiungeteci 1 uovo sbattuto il latte e l'olio. Lavorate l'impasto con forza finché non diventa  soffice e compatto. Mettetelo a riposare per circa 1 ora.

Prendete l'impasto e forgiatelo nelle forme che più vi piacciono, colombe, cerchi e stelle. Mettete le uova avanzate intere sull'impasto e premete con forza.  Riscaldate il forno a 160 gradi e infornate in una teglia precedentemente rivestita con carta da forno. Cuocete per circa un ora, nel frattempo potete preparare la glassa. Montate a neve l'albume aggiungete limone e zucchero a velo poco per volta finché non si sarà formata una glassa bianca e consistente.

Versate la glassa sulle scarcelle fredde e decorate con granella di mandorla, ovetti ed altri elementi decorativi commestibili a piacere.  Lasciate asciugare la glassa e gustate le scarcelle accompagnandole da un buon bicchiere di vino. 

Vino diVino: visita a Comincioli, una delle più prestigiose aziende sul Garda

 di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - In una delle più suggestive zone d'Italia, sulla sponda bresciana del lago di Garda e precisamente a Puegnago, sorge un'azienda agricola che ha deciso di puntare al massimo della qualità attraverso l'innovazione della tradizione. Undici ettari di viti e nessun vitigno internazionale, la filosofia aziendale ha voluto dar spazio solo agli autoctoni del territorio, Groppello, Sangiovese, Marzemino, Barbera, Trebbiano Valtenesi e Erbamat. I vigneti sono molto longevi ed in alcuni casi arrivano ai 90 anni di età, l'allevamento prediletto è il Gouyot dagli esperti ritenuto uno dei migliori allevamenti per conferire risultati di finezza ed eleganza nei vini.  Siamo stati cortesemente accompagnati da Roberto Comincioli, dirigente dell'azienda di famiglia, il quale ci ha guidati in un'accurata visita in cantina decantandoci con passione e dedizione il frutto del lavoro delle proprie mani.

L'attenta selezione delle uve parte dai vigneti di proprietà, è li che si svolge il lavoro duro, le potature, le scelte che premieranno o comprometteranno il raccolto. Ed è proprio in questi vigneti, in una zona geografica così particolare con un clima mitigato dal grande lago, il più grande della penisola italica che avviene la magia. L'uva, dopo essere raccolta rigorosamente a mano, viene depositata in cassette e portata in cantina, dove subisce una seconda selezione, solo le migliori uve daranno vita ai vini Comincioli ed i risultati si vedono e si sentono tutti nei nostri bicchieri. Ogni vino una storia differente, che sposa a pieno la filosofia aziendale del rinnovarsi nella tradizione, anche i tappi in questa cantina sembrano usciti da un film di fantascienza, ma la tecnologia all'avanguardia garantisce, una stabilità del vino che risulta alta nel tempo, non lasciando spazio a difetti dati dai più famosi tappi in sughero.

Non solo vino, ma l'azienda produce anche olio extravergine d'oliva di altissima qualità da olive denocciolate e selezionate una ad una a mano da 8 operatori, a sostegno del lavoro certosino dell'uomo da quest'anno una selezionatrice automatica scarta le olive che secondo parametri rigidissimi non possono diventare olio extravergine Comincioli.

Tra i tanti oli degustati, il re indiscusso, la perla aziendale è Terrae, un blend delle migliori olive del Garda, toscane ed infine pugliesi, con la nostra Peranzana che dona carattere profumi mandorlati ad un olio e.v.o che sicuramente conquisterà le giurie dei concorsi di settore.

Ringraziamo a nome della redazione del GdP l'azienda Comincioli per la calorosa accoglienza e passiamo la parola alle recensioni.

NOME: Perlì
AZIENDA PRODUTTRICE: Comincioli
VITIGNO: Trebbiano Valtenesi, Erbamat
GRADAZIONE ALCOLICA: 12,5 %
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO: 20-22 €
VISTA: Sorprendentemente limpido, lucido e trasparente come l'acqua che sgorga dai monti.

NOTE OLFATTIVE: Leggiadre note tropicali non mature ma verdi, accarezzano le nostre narici portandoci a ricordi che richiamano il mango. L'evoluzione nel bicchiere ci trasporta alle limonaie del Garda richiamando note agrumate di cedro, ottima freschezza minerale che risale al naso rimandandoci con la mente a spiagge lontane ed esotiche.

GUSTO: L'ingresso è pulito, asciutto sorretto da un'ottima acidità. Al palato si esprimono le note agrumate riscontrate durante l'esame olfattivo in una lunghissima persistenza. La cosa che sorprende è il poter degustare il Perlì anche dopo i grandi vini rossi, il vino ha la capacità di annullare le sensazioni date dai vini più tannici e per poi rituffarsi in un evoluzione tutta da scoprire. Questa particolare caratteristica fa si che il Perlì possa essere un vino da utilizzare in quei pasti importanti dove si servono più portate a base di carne e pesce.

ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare Perlì ad un piatto a base di pesce strutturato ed importante. 
Ombrina marinata 24 ore e ripassata in padella.

Ingredienti per 4 persone.

1 kg. di filetto di Ombrina.
100 ml di olio e.v.o.
1 limone
1 arancia
100 g.di cedro candito
150 g. di zucchero integrale di canna
150 g. di sale di Cervia.

Pepe nero in grani, finocchietto selvatico, timo, erba cipollina q.b.

Prendete il filetto di ombrina e tagliatelo in 8 porzioni, a parte tritate finemente, timo, finochietto selvatico, erba cipollina e pepe nero in grani. Dopo aver accuratamente lavato il pesce, create una mix di sale di Cervia e zucchero integrale di canna unendolo alle erbette tritate. Impanate il pesce nella mistura appena creata, aggiungete le scorze tritate del limone e dell'arancia ed infine il cedro candito. Mettete il tutto a marinare sottovuoto, aggiungendo 50g di olio e.v.o a +4 gradi in frigorifero per 24 ore (se non avete il sottovuoto potete usare i comuni contenitori in plastica da frigorifero). Trascorso il tempo necessario della marinatura a freddo, aprite il sacchetto del sottovuoto e lavate per bene i tranci di ombrina, a quel punto riscaldate una padella dal fondo alto e antiaderente, utilizzate l'olio e.v.o avanzato e cuocete per breve tempo i tranci finché la superficie del pesce risulta ben dorata. Servite ancora bollente con dell'insalata di misticanza condita con olio e.v.o sale di Cervia e succo d'arancia.

NOME: Gropél Riviera del Garda Bresciano d.o.c. Groppello
AZIENDA PRODUTTRICE: Comincioli
VITIGNO: Groppello,Sangiovese,Marzemino e Barbera
GRADAZIONE ALCOLICA: 13,5 %
ANNATA: Vendemmia 2011
CATEGORIA DI PREZZO: 20-24 €

VISTA: Rosso rubino intenso tendente al granato.

NOTE OLFATTIVE: L'appassimento parziale delle uve in solaio conferisce al Gropèl aromi che ricordano la ciliegia matura, la farina di carruba, la frutta rossa tendenzialmente matura. Leggere note di speziatura si riscontrano nei toni pepati e nelle leggerissime note di cannella che conferiscono al vino il giusto grado di austerità senza mai renderlo troppo pomposo e imponente.

GUSTO: . L'ingresso è caldo, armonico e corposo, il tutto sorretto da una buona acidità che rimanda a lunghi tempi di bevuta di quest'ottimo vino. La corrispondenza aromatica è pienamente soddisfatta accompagnata da un tannino corposo che ci prepara ad una lunga persistenza.

ABBINAMENTI: Curiosamente ho deciso di abbinare il Gropél ad un piatto corposo a base di mare, coniugando l'ottimo potere sgrassante dei suoi tannini con la frittura. La ricetta è del validissimo Sous Chef Giovanni Cafagna e presto sarà disponibile in un ristorante che ha richiesto i nostri servigi a nord di Bari...

Baccalà in tempura di riso, su sgagliozza (polenta fritta) e gel al limone “Femminiello del Gargano”.

Ingredienti per 4 persone.

8 bocconcini da 100 grammi l'uno di baccalà dissalato.
Farina di riso 200 g.
acqua gasata 100 ml
Olio e.v.o per la frittura circa 500 ml
400 g. di polenta
Sale q.b. 

Per il gel al limone:

4 limoni Femminiello del Gargano
500 ml di acqua
90 g di zucchero semolato
40 g. di amido di mais

Per il gel al limone:

Lavate accuratamente i limoni Femminiello del Gargano dopo grattugiatene la buccia e lasciatela in infusione per circa 3 ore in acqua. Trascorso il tempo necessario filtrate con un canovaccio l'acqua con le scorzette di limone grattugiate, aggiungete al composto, amido e zucchero portate a bollore e riempite gli stampini precedentemente bagnati con acqua. Lasciate raffreddare gli stampini, per circa 2 ore nel frigorifero.

Per prima cosa preparate la polenta e disponetela in uno stampo o teglia rettangolare precedentemente bagnata con olio e.v.o , lasciate raffreddare il tutto per circa un ora.

A parte lavate, scolate ed asciugate accuratamente i bocconcini di baccalà dissalato.

Preparate la Tempura di riso, aggiungendo alla farina di riso poco per volta l'acqua gasata.

Tagliate la polenta ormai compatta in piccole forme rettangolari, friggetela in abbondante olio e.v.o finché la superficie della polenta non risulta croccante e dorata.

Immergete il bocconcini di Baccalà nella tempura e friggete in abbondante olio e.v.o per circa 8 10 minuti.

Posizionate il baccalà in tempura di riso su una sgagliozza (polenta fritta) e di fianco posizionate un disco di gel al limone, servite la frittura ancora fumante.

Vino diVino: Valle d’Itria, donne del vino, vini bianchi e Marianna Cardone

 di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - Inizia negli anni '70 nella magnifica cornice della Valle d'Itria, e più precisamente a Locorotondo, la storia della cantina Cardone, una storia fatta di sacrifici e spirito d'iniziativa. Fu nonno Giuseppe, esperto nel commercio, ad acquistare uno stabilimento vinicolo vicino a Locorotondo, tramandando l'azienda familiare e la passione per il vino a suo figlio Franco che, aiutato da esperti del settore e da bravissimi enologi, rilancia la cantina nel panorama delle aziende vinicole più importanti di Puglia e d'Italia.

Oggi l'azienda è alla terza generazione e viene gestita da Marianna Cardone e suo fratello Vito. Non sono i grandi numeri ad ispirare la filosofia aziendale ma bensì la qualità delle produzioni e l'eccellenza della materia prima utilizzata, unita ad un forte legame con il territorio d'appartenenza. Ed è proprio la Valle d'Itria ad accogliere i terreni aziendali con le migliori condizioni pedoclimatiche che possiamo trovare in Puglia, soprattutto per quanto riguarda la produzione dei vini bianchi.

Una “donna del vino” nel vero senso della parola, Marianna Cardone è delegata regionale Puglia per l'associazione nazionale ”Le donne del vino”, che vanta ben 25 anni di storia in Italia. Chi meglio di Marianna potrà parlarci di vino, donne e sogni a conclusione di queste bellissime interviste in “rosa” che abbiamo volutamente programmato nel mese di Marzo, mese per antonomasia dedicato alle donne e all'arrivo della primavera, stagione in cui sbocciano i fiori e la natura si risveglia bella, delicata e sinuosa come una donna che porta dentro di se il frutto della vita. Spero di avervi incantato ed incuriosito con le nostre interviste, viva le donne e viva i vini pugliesi!

NOME: VERDECA VALLE D'ITRIA IGP
AZIENDA PRODUTTRICE: CARDONE
VITIGNO: VERDECA
GRADAZIONE ALCOLICA: 12 %
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO: 6-10 €

VISTA: Giallo paglierino con riflessi verdognoli.

NOTE OLFATTIVE: Un profumo delicato ti trasporta in un frutteto dove le pesche bianche maturano al sole, i fiori d'arancio appena accennati rendono questo vino prezioso e aromatico, per completare il quadro mediterraneo una leggero vento marino rinfresca e seduce coloro che amano farsi trasportare dalle emozioni.

GUSTO: L'ingresso è ottimo, l'acidità è ben strutturata e accompagna bene tutte le sfumature aromatiche che tendenzialmente si riflettono nell'esame olfattivo. Buna persistenza aromatica (bocca di pesca)

ABBINAMENTI:

Ho deciso di abbinare Verdeca di Cardone ad un piatto che unisce il mare e la terra, regalandoci contrasti tra sapidità e dolcezza.

Risotto asparagi, Verdeca e capesante semicotte.

Ingredienti per 4 persone.

250 g. di Riso Carnaroli
4 capesante fresche con guscio.
400 g. di asparagi freschi.
1 bicchiere di Verdeca
Sale,Olio evo, Pepe e fumetto di pesce, Pecorino grattugiato Q.B.

Procedete alla pulizia degli asparagi, tagliate le punte e sbollentatele in acqua salata per qualche minuto, appena pronte raffreddate le punte d'asparago in acqua e ghiaccio. A questo punto iniziate a tostare il risto, con olio e sale per circa 8/10 minuti, sfumate con un bicchiere di Verdeca ed iniziate la preparazione del risotto aggiungendo il fumetto (brodo) di pesce poco per volta fino alla cottura completa (al dente) del riso. Mantecate il risotto con olio e.v.o, pecorino grattugiato e un pizzico di pepe, riempite i gusci delle capesante accuratamente lavate, con il risotto bollente che cuocerà in parte il frutto di mare, decorate con le punte di asparagi e servite.

1) Com'è nata la tua passione per il vino?
Sono la terza generazione di una cantina condotta da una famiglia di  vignaioli, ho passato tutta la vita fra filari, tubi, profumo di mosto e contadini che mi raccontavano quotidianamente storie di vita vissuta … la passione per il vino c’è l’ho nel sangue.

2) Ti sei sempre trovata a tuo agio in un ambiente, quello del vino, da sempre dominato dagli uomini?
Assolutamente si perché sono stata sempre ( e lo  sono ancora oggi a 40 anni) protetta e coccolata da loro a partire da mio nonno, fino ai nostri collaboratori di cantina . Mi occupo da sempre di commerciale e il fatto di essere donna mi ha sempre dato una marcia in più.

3) Raccontaci cos'è l'associazione “Le donne del vino” e di cosa si occupa sul territorio nazionale ?
L’Associazione nazionale le Donne del Vino , formatasi nel 1988 per merito del grande intuito della produttrice toscana Elisabetta Tognana, vanta oggi circa 650 iscritte che rappresentano tutte le categorie della filiera vitivinicola , dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione . E’ uno dei sodalizi più attivo e vivace nel vasto scenario enogastronomico ed  è fra le espressioni più interessanti dell’imprenditoria femminile tale da rappresentare un fenomeno quasi unico al mondo.

4) Locorotondo è per antonomasia sinonimo dei grandi bianchi di Puglia. Qual è l'alchemico segreto che lega i vini bianchi a Locorotondo?
Presto svelato : Locorotondo è situata nello splendido scenario della Valle D’Itria famosa oltre che per la sua bellezza naturalistica , per il suo terreno carsico e quindi ricco d’acqua nel sottosuolo inoltre importanti escursioni termiche fra notte e giorno e ventilazione moderata rendono poi le nostre giornate estive, favorevoli proprio per la giusta maturazione delle uve a bacca bianca specie Minutolo, Verdeca, Fiano, Bianco d’Alessano, Maruggio.
Il blend del bianco Locorotondo  è la seconda dop pugliese per storicità e rappresenta il cavallo di battaglia della nostra realtà vitivinicola.

5) Cosa manca ai bianchi pugliesi per fare il salto di qualità tanto atteso dai mercati nazionali ed esteri?
La comunicazione!!!

6) Come vedi il futuro dei vini pugliesi?
Se supportato da un lavoro di squadra (e per squadra intendo : istituzioni, associazioni di fornitori tipo AIS , FIS, ONAV, associazioni che rappresentano i produttori tipo Donne Del Vino, Movimento Turismo del Vino e via discorrendo…)la grande qualità del lavoro svolto dalle aziende vitivinicole pugliesi che realmente operano sulla filiera e che quindi non esistono solo sulla carta , su un sito internet o addirittura fondano il loro nome su interventi commerciali e basta (scusa lo sfogo ma sono stanca !), non può che essere un futuro ricco di credibilità, conferme e successi.

7) Hai un sogno nel cassetto e puoi raccontarcelo?
Io e mio fratello (laureando in enologia) vorremmo ampliare l’offerta della nostra realtà produttiva con un progetto che riguarda l’enoturismo, ampliando la nostra realtà vitivinicola con una struttura adeguata (l’anno scorso abbiamo acquistato una masseria fatta da 10 coni di trulli circondata da 6 ettari di seminativo che presto diventeranno vigneti).

8) Come ti vedi tra venti anni?
Non saprei… mi piacerebbe in ogni caso sapere mio padre e mia madre sereni a godersi i sacrifici di una vita!

L’omaggio di Vino diVino a tutte le donne con un’intervista esclusiva a Marianna Annio

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - “E il precoce Primitivo che ci dà Gioia del Colle dentro muscoli ribolle sì che pare argento vivo”.

La leggenda del Primitivo di Gioia si perde nella notte dei tempi e si amalgama a quella del famigerato “Zinfandel” di oltreoceano: infatti è proprio da Gioia del Colle che sono partite alcune barbatelle di Primitivo per un viaggio nelle Americhe lontane dove trovò, soprattutto in California, un terroir ideale. A Gioia il Primitivo si differenzia dal suo fratello di Manduria essenzialmente per le condizioni di allevamento pedoclimatiche. Infatti le colline, i terreni lievemente scoscesi e soprattutto le escursioni termiche notturne rendono, secondo gli esperti, il Primitivo di Gioia molto diverso in termini di raffinatezza ed eleganza rispetto al suo fratello manduriano.

Continuiamo a parlare delle “donne del vino” con una donna davvero speciale, Marianna Annio, titolare e 'tuttofare' dell'azienda agricola Pietraventosa di Gioia del Colle, presentandovi un vino biologico che è ritenuto dagli esperti uno dei migliori rosati di Puglia, Est rosa è infatti una rarità nel mondo dei rosati pugliesi che naturalmente si sono evoluti attorno ai vitigni autoctoni Negroamaro (pensiamo al primo rosato ad essere imbottigliato in Italia il “five roses di Leone de Castris) e Bombino Nero, quest'ultimo fregiatosi dell'unica d.o.c.g dedicata esclusivamente ad un vino rosato in Italia. Il Primitivo negli ultimi anni si sta evolvendo anche nella formula “rosè” dando degli ottimi risultati come potremmo vedere nella recensione di quest'oggi.

NOME: Est Rosa IGT Murgia Primitivo Rosato 2015
AZIENDA PRODUTTRICE: Agricole Pietraventosa
VITIGNO: 85% Primitivo 15% Aglianico
GRADAZIONE ALCOLICA: 13,50%
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO: 10-15 €

VISTA: Limpido, brillante rosa cerasuolo.

NOTE OLFATTIVE: Al naso si presenta con un ingresso avvolgente, ricco di toni floreali che ricordano la rosa, tonalità fruttate e erbacee spiccano nei piccoli frutti rossi di bosco, nel succo di ciliegia fresca e nel muschio bianco. Note minerali e marine accarezzano i sensi di chi ha avuto la fortuna di mettere il naso in un bicchiere colmo di Est Rosa.

GUSTO: Al palato si presenta, fresco rotondo e di peso medio. Si ha quasi la sensazione di aver appena morso una melagrana, buona acidità e sapidità ottima complessità aromatica che corrisponde esattamente alle note olfattive e lunga persistenza.

ABBINAMENTI:

Quenelle di ricotta montata di bufala con granella di pistacchio di Bronte.

Ingredienti per 4 persone:

400 g di ricotta di bufala fresca
200 ml di panna fresca da montare
120 g di granella di pistacchio di Bronte
Sale q.b.

Procedimento: La ricetta che vi propongo oggi è di facile realizzazione e di sicuro stupirà i vostri commensali, per realizzarla basta setacciare la ricotta di bufala, semimontare la panna senza aggiungere zucchero, unire la panna alla ricotta di bufala setacciata e salata a piacere e creare delle quenelle disponendole a raggio di sole in un piatto piano, cospargete infine le quenelle di ricotta di bufala con la granella di pistacchio di Bronte, con un leggero soffio fate cadere la granella che non si sarà attaccata alle quenelle e servite. Potrebbe essere una buon antipasto ma sostituendo il sale con lo zucchero un ottimo dolce accompagnato da un vino stupendo.

1) Com'è nata la tua passione per il vino? 

Quindici anni fa mio marito Raffaele ed io abbiamo deciso la nostra strada. Che sarà quella di nostro figlio se lo vorrà. Il nostro sogno comune era quello di valorizzare il Primitivo nell’accezione gioiese, costruendo pezzo dopo pezzo la nostra azienda. Oggi possiamo ritenerci soddisfatti dei risultati raggiunti ma c’è ancora molto da imparare.

2) Ti sei sempre trovata a tuo agio in un ambiente, quello del vino, da sempre dominato dagli uomini? 

Personalmente non avverto un particolare disagio. Forse perché al mio fianco c’è sempre Raffaele. Siamo come il giorno e la notte, il bianco e il nero, ma alla fine riusciamo a trovare un’intesa più o meno su tutto.

3) Perché una donna dovrebbe decidere di intraprendere la irta via della viticultura? 

Perché no? Le differenze le fanno gli uomini. Sappiamo bene che ciascuno di noi è prima di tutto una persona e tutto sta nella caparbietà dell’individuo riuscire a realizzare i propri sogni. Le difficoltà che oggi tutti dobbiamo affrontare a prescindere dal genere di appartenenza sono ad esempio costituite dai continui cambiamenti climatici che ogni anno diventano sempre più preoccupanti.

4) Primitivo di Gioia del Colle cosa ti lega a questo vitigno?

Io sono nata a Gioia e ho vissuto in questo paese per tanti anni. Il profumo del mosto per le strade a settembre, giocare a nascondino tra i filari durante la vendemmia, i chicchi dolcissimi da succhiare e nel vino quel retrogusto di mandorla amara che ti resta in bocca e ti fa sentire a casa.

5) Cosa manca ai vini rosati per essere rivalutati dai consumatori. E sei cosciente del fatto che alcuni pensano che il rosato sia frutto dell'unione di bianchi e rossi insieme?

Penso che ultimamente i rosati stiano sempre più guadagnando la giusta posizione tra i vini di qualità. C’è tanta strada da fare ancora, secondo me piuttosto che il frutto dell’unione di bianchi e rossi, molti pensano che il rosato sia un sottoprodotto della vinificazione in rosso. Invece la produzione del rosato è di gran lunga più complicata.

6) Come vedi il futuro dei vini pugliesi?

Siamo una terra naturalmente vocata alla viticoltura ed è bellissimo riscontrare ogni giorno la crescente qualità dei nostri vini. Fino a qualche anno fa, tranne rare eccezioni, i vini pugliesi non entravano nei salotti buoni. Ora sono il nostro orgoglio. Ma siamo ancora per strada. Se riuscissimo a mettere da parte gli individualismi e fare squadra come REGIONE PUGLIA non solo tra noi viticoltori ma anche tra gli addetti ai lavori saremmo già molto più avanti.

7) Hai un sogno nel cassetto puoi raccontarcelo?

Riuscire a produrre un bianco! Da vitigno autoctono possibilmente. Un bianco sapido, minerale, fresco, citrino. Vedremo!

8) Come ti vedi tra venti anni?

Sul terrazzo della mia cantina, attorniata da nipotini e sullo sfondo la mia bellissima vigna lambita dal vento.

Vino diVino: parliamo con Valentina Passalacqua la regina del Nero di Troia e dei vini biologici pugliesi

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI - Come già accennato nella scorsa puntata, dedicheremo il mese di Marzo alle “donne del vino” con interviste e degustazioni in rosa.

Un alito di vento soffia dal mare, i monti tutt'attorno a difendere ciò che la natura spontanea e maestosa fa crescere. E' una storia vetusta e ricca di fascino quella del Gargano, con le sue foreste impenetrabili ed il suo santo, l'Arcangelo Michele che da sempre protegge le umili genti che con devozione e senso del dovere lavorano quella “terra antica e terra amara” come l'ha definita Bennato in una sua canzone. Difendere con dedizione il territorio non è sfida facile e parte sicuramente dalla rapporto simbiotico che l'uomo stabilisce con esso.

“Do ut des” dicevano gli antichi ed è proprio la formula che bisognerebbe riscoprire per ristabilire un legame con la terra. Una terra che ha dato troppo, senza ricevere niente o quasi, l'abbiamo cosparsa di veleni e fertilizzanti creati in laboratorio, volevamo di più senza renderci conto del grido disperato di aiuto che essa cercava di trasmetterci.

Per grazia divina sono arrivati loro, i pionieri del rispetto ambientale, quelli che non si sono rassegnati all'uso della chimica nei campi, dei veleni, dei concimi di sintesi e delle logiche del mercato. Uno anzi una di questi pionieri in Puglia è certamente Valentina Passalacqua che oggi vogliamo omaggiare come donna del Vino, imprenditrice e madre.

I vini di Valentina nascono ad Apricena in Capitanata in terreni letteralmente “abbracciati” dal Gargano, il terroir è fondamentale quando si parla di vino ed i vigneti di Valentina si sono “accomodati” in un territorio ideale a 200 metri sul livello del mare accarezzato dal vento che soffia dal mare su suoli “sciolti, asciutti e poveri”. La produzione è biologica e presta attenzione soprattutto ai ritmi della natura i terreni vengono lavorati seguendo i cicli astrali, come facevano i nostri nonni.

NOME:Rosa Terra Nero di Troia Puglia I.G.P.
AZIENDA PRODUTTRICE: Valentina Passalacqua Vini Biologici
VITIGNO: Nero di Troia vinificato in purezza (raccolta a mano delle uve)
GRADAZIONE ALCOLICA: 12%
ANNATA: Vendemmia 2014
CATEGORIA DI PREZZO: 8-14 €
VISTA:  Il vino è dichiarato non filtrato ma ciononostante è limpido pulito, brillante di un colore cerasuolo tenue.
NOTE OLFATTIVE: Note fresche e minerali, assoluta franchezza e pulizia aromatica. Toni agrumati accarezzano piacevolmente i nostri sensi e si rafforzano nei fiori d'arancio, la frutta è leggera e ricorda i piccoli frutti rossi e selvatici, un tocco di muschio e pepe bianco concludono questa fantastica complessità aromatica.
GUSTO: Ingresso sorretto da una buona acidità, richiamo e corrispondenza aromatica, sono tutti nei frutti rossi che spiccano con il lampone e nella brezza marina (sapidità). La lunga persistenza premia questo vino e i sacrifici fatti per ottenere un prodotto biologico d'eccellenza.
ABBINAMENTI:  (da oggi non solo gli abbinamenti ma anche le ricette)
Abbinerei a quest'ottimo vino un mio primo piatto “Passione Mediterranea” che unisce l'amore per la pasta delle genti del sud, con ingredienti tipici della Grecia ovvero foglie d'ulivo (formato di pasta)  “Senatore Cappelli” bio con pomodoro “Pachino” bio, olive greche biologiche e formaggio feta bio, un tocco d'origano e tutto il gusto di primo sano unito ad un vino biologico d'eccellenza.

Ingredienti per 4 persone:

300 g. di Foglie d'ulivo “Senatore Cappelli” bio
250 g. di Pomodoro tipo Pachino bio
120 g. di Formaggio Feta bio
20 Olive nere greche Bio
Sale olio e.v.o bio origano e epe q.b.

Procedimento:
Saltate leggermente i pomodorini e le olive greche biologiche  in padella con olio e.v.o,  salate e pepate a piacere, a parte tagliate la feta a cubetti grossolani e conditela con l'origano. Fate saltare le foglie d'ulivo “Senatore Cappelli” bio in padella per circa 3 minuti dopo averle cotte in abbondante acqua. Unite la feta bio e continuate a saltare finché il formaggio inizia a sciogliersi, finite la vostra preparazione con un filo di olio e.v.o bio a crudo.

Com'è nata la tua passione per il vino?
La mia passione per il vino è molto viscerale. Quando ho avuto la mia prima bambina, Giulia, ho sentito risvegliarsi in me l’esigenza di tornare alla terra, luogo in cui ho vissuto tutta la mia infanzia. Il mio diventare mamma ha quindi fatto tornare alla luce, prepotentemente, il mio sentimento di gioia a stare in mezzo alla natura a piedi nudi. Quale migliore scelta se non la produzione del vino. Il vino è vivo, come una madre mi occupo di lui partendo dalla cura della vite, lo vedo crescere e maturare, gli trasmetto la mia personalità, tutte le attenzioni fanno del mio vino quello che è: forte e passionale. Il vino è figlio di chi lo produce. Si potrebbe dire che ho 2 figlie di sangue e 9 figli di vite.

Ti sei sempre trovata a tuo agio in un ambiente, quello del vino, da sempre dominato dagli uomini?
A mio parere le donne agiscono sempre con il peso di dover dimostrare qualcosa, sia negli ambienti femminili che in quelli maschili. Purtroppo è il peso che ci portiamo dietro da millenni e il nostro antidoto, da millenni, è sempre lo stesso: credere in noi stesse. Posso dire quindi che sono completamente a mio agio, perché credo nel mio lavoro e nel risultato che ne deriva. Nella mia personale esperienza, è l’essere diventata madre che mi ha dato quella forza in più, necessaria per dedicarmi a tutto questo con passione e con un sentimento insieme nuovo e potentissimo.

Perché è stata denominata la signora del Nero di Troia?
Questa definizione mi fa sorridere e mi rende orgogliosa di quello che faccio e di quello che sono. Immagino che questo nome sia dovuto al fatto che sono l’unica donna a produrre il nero di Troia con la propria cantina e il proprio nome. La mia storia è fortemente legata alle donne della mia famiglia ed è bella da raccontare proprio in occasione dell’8 Marzo.
La mia ispirazione personale, infatti, è sempre stata mia nonna, la prima contadina della famiglia: viveva in masseria e si prendeva cura delle pecore. Tutti la chiamavano “la patrona” per il suo carattere forte e la sua inesauribile energia. Ho voluto ricordarla chiamando come lei la mia prima figlia, Giulia, che oggi ha 8 anni e sembra abbia ereditato proprio quelle caratteristiche. Poi c’è Agnese, il suo nome vuol dire “pura”, proprio come i vini che produco. Ha solo 21 mesi e il suo amore per la natura è già molto evidente: le sue grida di gioia quando siamo in campagna mi fanno sorridere con lei delle straordinarie bellezze che la natura offre con semplicità. Mi piace considerarmi l’anello centrale di 3 generazioni di donne: passato, presente e futuro, rigorosamente Green.

Biologico perché?
Sicuramente per una predisposizione interiore. Ho scelto di tornare alla terra e di rispettarla. La natura fa cose perfette, più interveniamo e più le distruggiamo. Inoltre vivo alle pendici del Parco Nazionale del Gargano, qui non c’è alcun bisogno di interventi chimici. Posso dire che sono partita dal biologico ma mi sto spingendo oltre, aggiungendo i metodi biodinamici alla mia agricoltura. La sostanziale differenza tra biologico e biodinamico sta nella cura del terreno oltre che della pianta. Mentre con il biologico ci si occupa della salute della vite utilizzando prodotti naturali, come il rame e lo zolfo, con i metodi biodinamici ci si prende cura anche del terreno, aiutandolo con preparati naturali e basandosi sui cicli astrali per incrementare la sua vitalità e le sue difese.

Come mai sei passata dal biologico al biodinamico? Hai incontrato delle difficoltà?
Sono passata al biodinamico perché a mio parere si ottiene un prodotto con una qualità di gran lunga superiore. Gli sforzi sono umani e fisici perché si utilizzano al minimo gli strumenti meccanici e c’è una maggior quantità di lavoro manuale, inoltre le procedure e i trattamenti richiedono tempo e particolari attenzioni. Nonostante questo, si può dire che la difficoltà più grande è quella di comunicare e condividere le tecniche di Steiner (fondatore della biodinamica) con le persone che hanno sempre utilizzato altri metodi di coltivazione. Dietro questi cambiamenti c’è un grande lavoro di sensibilizzazione sul tema del rispetto della natura. Con il biodinamico la vigna è concepita come un essere vivente e il vino come un liquido vivo. La biodinamica restituisce al terreno la sua vitalità aiutando la vigna a superare anche i periodi più difficili. E’ quindi molto importante sapere cosa stiamo bevendo.

In molti, tra esperti del settore, e normali consumatori, hanno visto la puntata di “presa diretta” su Rai3 e le terrificanti immagini di intere famiglie costrette a vivere sigillate in casa a causa dei trattamenti alle viti, ritenuti pericolosissimi per la salute umana, tu cosa ne pensi a riguardo?
Penso che sia contro natura. Io sono una di quelle che ha scelto di vivere in campagna e faccio parte del gruppo no-pesticidi perché bisogna preservare il luogo in cui viviamo. Tornare alla terra non vuol dire solo trasferirsi dalla città alle campagne ma adottare tutte le soluzioni e misure affinché ci si possa vivere e non morire. I pesticidi e i veleni ci rendono la vita impossibile sia al momento del loro utilizzo che dopo, quando mangiamo prodotti che non sono più il frutto della terra e del sole.

Straccetto bagnato, puzzette, ed altri odori strani per un certo periodo sembra abbiano caratterizzato i vini biologici e per certi versi una parte dei consumatori li cerca come segnale indispensabile della genuinità del vino. Gli esperti invece affermano che il vino biologico, se fatto bene, non deve avere questi sentori. Tu come la pensi a riguardo?
L’idea degli odori strani come propri del vino biologico è falsa. La verità è che nessun prodotto di quelli naturali rispetta di più le caratteristiche del vino e del territorio, proprio perché nella sua produzione non si usano additivi né tecnologie invasive, è dunque solo il frutto del sole, dell’acqua e della terra. La natura fa cose perfette.

Come vedi il futuro dei vini pugliesi?
Il futuro dei vini pugliesi sarà brillante se si investe sulla tipicità. Il vino trasporta dentro di sé il gusto della terra in cui è prodotto. Non deve modificarsi per i gusti di un mercato che segue mode e tendenze ma, anzi, dev’essere la sintesi di quel terroir e del suo produttore, caratteristiche che lo rendono unico e irripetibile, con una personalità ben definita. Una bottiglia di vino porta in sé la potenza paragonabile a quella di un’idea. Un solo sorso è capace di rievocare luoghi, ricordi e sensazioni lontane.

Hai un sogno nel cassetto puoi raccontarcelo?
Il mio sogno nel cassetto è quello di creare concretamente un piccolo borgo dove vivere in armonia con persone simili, con la passione per la natura. Ho da poco ultimato un agriturismo che ho voluto chiamare “Camere con Vigna” perché la mia idea è quella di attirare persone che vogliono sperimentare e vivere la vigna e la vita di cantina. Ci sono 7 camere a tema, ognuna è dedicata a un’etichetta diversa di mia produzione. Ho anche altri progetti in cantiere, come far rivivere l’antica masseria e realizzare una fattoria didattica. Mi piacerebbe aprire la mia casa, costruita interamente con materiali ecosostenibili e situata tra i vigneti, a chi vorrà condividere sogni e progetti. Questo è il vero senso di comunità.

Come ti vedi tra venti anni?
Sicuramente avrò i capelli bianchi! Mi vedo con uno spirito più leggero di chi ha imparato dal suo lavoro, dai suoi errori e dai suoi successi. Mi entusiasma poter immaginare le mie figlie già grandi, mi riempie di gioia sapere che nel tempo vedrò i frutti di quello che ho seminato, siano essi le mie figlie di sangue o i figli di vite (il vino). Ogni giorno imparo da quello precedente. Oggi mi vedo molto vulcanica e affronto con impeto la vita con tutte le sue incertezze, tra 20 anni avrò fatto tesoro delle esperienze e procederò con più serenità, con più sicurezze. A sessant’anni mi vedo con le energie moltiplicate per quanti progetti avrò realizzato.
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