Canosa, scoperta maxi discarica abusiva: 11 arresti
CANOSA DI PUGLIA. Nessuna novità. La «ragnatela » dei veleni si estendeva anche a Canosa. Da tempo lo si sapeva e l’operazione «Ragnatela», condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e coordinata dalla procura di Napoli, lo ha confermato. A terminare al centro della maxi inchiesta, culminata con l’emissione di undici ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, corruzione e accesso abusivo a sistemi informatici, c'è infatti anche anche la mega-discarica «Bleu» in contrada «Tufarelle» a Canosa. Già da tempo, infatti, si sospettava che nella mega-pattumiera confluissero rifiuti speciali provenienti da altre regioni d’Italia. Le indagini dei carabinieri del Noe hanno infatti accertato che finivano anche in Puglia e nella «Bleu» di Canosa parte degli scarti, provenienti in genere dal centro-sud.
Accompagnati da formulari, certificati e registri di carico e scarico falsificati, infatti, tali rifiuti erano diretti nelle Marche, o in discariche della Puglia, dell'Abruzzo, della Lombardia e della Germania, per essere smaltiti dopo essere transitati nell'impianto di Corridonia per un trattamento specializzato fittizzio. Scarti del petrolchimico siciliano, melme, terre e rocce da scavo, miscele di rifiuti pericolosi, fanghi industriali, filtri, ceneri pesanti, fanghi di perforazione, polveri di caldaia e altre sostanze tossico-nocive, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo, zinco e idrocarburi, avrebbero dovuto essere trattati come rifiuti speciali pericolosi. Invece, venivano «ripuliti» solo sulla carta, per risparmiare sui costi di gestione di macchinari e procedure, e avviati a discariche pubbliche, come normali rifiuti.
Accompagnati da formulari, certificati e registri di carico e scarico falsificati, infatti, tali rifiuti erano diretti nelle Marche, o in discariche della Puglia, dell'Abruzzo, della Lombardia e della Germania, per essere smaltiti dopo essere transitati nell'impianto di Corridonia per un trattamento specializzato fittizzio. Scarti del petrolchimico siciliano, melme, terre e rocce da scavo, miscele di rifiuti pericolosi, fanghi industriali, filtri, ceneri pesanti, fanghi di perforazione, polveri di caldaia e altre sostanze tossico-nocive, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo, zinco e idrocarburi, avrebbero dovuto essere trattati come rifiuti speciali pericolosi. Invece, venivano «ripuliti» solo sulla carta, per risparmiare sui costi di gestione di macchinari e procedure, e avviati a discariche pubbliche, come normali rifiuti.
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