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Puglia: le congratulazioni di Nino Marmo al neo presidente di Coldiretti

BARI - "Apprendo con soddisfazione della nomina a Presidente della Coldiretti Puglia di Savino Muraglia. Esprimo le mie personali felicitazioni per il nuovo, prestigioso incarico significativamente affidato alla competenza e alla passione di un Andriese e formulo i migliori auguri per il lavoro che si accinge a compiere". Lo dichiara il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Nino Marmo.

"Sono certo - continua - che sarà autentico interprete delle legittime aspirazioni del mondo agricolo pugliese e che il suo contributo sarà rilevante per lo sviluppo e la crescita di un settore fondamentale e trainante per l'economia dei nostri territori.

Il perdurare di una crisi ormai sistemica, le nuove sfide rappresentate dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione, il terribile flagello della Xylella sono soltanto alcune delle questioni cogenti che chiedono risposte altrettanto pronte e lungimiranti. Assicuro, nel rispetto dei vincoli e delle prerogative istituzionali, - conclude Marmo - il mio sostegno e la mia collaborazione nella certezza che possa continuare quel confronto franco, leale e proficuo che ha sempre caratterizzato la interlocuzione con la Coldiretti".

Salvini attacca Juncker: "Il 'parmesan' e la 'mozzarilla' la faccia mangiare ai suoi figli"

ROMA - "Sugli accordi commerciali abbiamo sempre votato contro, a me giran le scatole perché il falso made in Italy ci costa 60 miliardi di euro all'anno e quindi il 'parmesan' o la 'mozzarilla' la dia da mangiare Juncker ai suoi figli". Queste le parole di Matteo Salvini, ministro degli Interni, intervenendo alla convention nazionale di Coldiretti. (fonte Facebook)

Commissione politiche agricole, di Gioia su riforma PAC post 2020

BARI - La Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riunita oggi a Mazara del Vallo (TP) in occasione dell’edizione 2018 di 'Blue Sea Land', ha approvato all’unanimità un secondo documento, dopo quello di giugno, che riguarda la posizione delle Regioni rispetto alle proposte di Regolamento della Commissione Europea per la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) post 2020.

“Siamo intervenuti per cercare di correggere una proposta che non è nata bene e che non tiene in adeguato conto il fatto che il nostro Paese ha un ordinamento a base regionalista”,  ha commentato l’assessore alle Risorse agroalimentare della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, in qualità di  coordinatore nazionale della Commissione Politiche Agricole.

"La nuova PAC marginalizza il ruolo delle Regioni che diventano un organismo intermedio e riporta al centro la gran parte delle scelte sulle misure da attuare. Il lavoro che stiamo portando avanti come sistema unitario delle Regioni mira a recuperare quel ruolo e quel patrimonio di esperienza maturato negli anni dalle Regioni che sino ad oggi ha consentito di adattare le scelte programmatiche alle specificità dei territori".

"Abbiamo presentato - ha proseguito  - un pacchetto di emendamenti per correggere il modello della governance della PAC che mira a riconoscere alle Regioni il ruolo di Autorità di Gestione, a reintrodurre i Programmi Operativi regionali e a garantire alle Regioni quell’autonomia nell’impostazione degli interventi dei Programmi operativi necessaria per dare risposte concrete ai fabbisogni dei territori.  Credo che non resteremo soli, altre Regioni europee ci seguiranno su questa strada".

"Provvederò  a trasmettere il documento - - ha concluso di Gioia - al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, e al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo in vista del Consiglio europeo dei Ministri all’Agricoltura convocato per il 15 e il 16 ottobre 2018.

Agricoltura, Adamo (Udc): "Filiere corte con le città protagoniste"

BARI - Dichiarazione congiunta del segretario provinciale dell’Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, Filippo Barattolo, e del Commissario dell’Unione di Centro per la Città di Bari Sergio Adamo.

Agricoltura. Filiere corte con  le  città protagoniste. E’ il modello vincente per uscire dalla crisi.  L’Italia si è presentata al G7 dell’agricoltura a Bergamo lo scorso anno con numeri da capogiro. I suoi 52,9 miliardi di fatturato, la pongono seconda potenza agricola d’Europa, dietro alla Francia (70 miliardi) e davanti alla Germania (51,2 miliardi). Se si prende in considerazione  invece il valore aggiunto, cioè a quanto i fattori di produzione (capitale e lavoro) fanno aumentare il valore di beni primari iniziali (come la terra) nel corso del processo di produzione e distribuzione, si vede che l’Italia, in ambito agricolo, con i suoi 30 miliardi di euro è il primo Paese dell’Ue.  C’è  anche un altro primato di cui andare orgogliosi: siamo il Paese più “verde” d’Europa, come dimostrato dal numero impressionante di certificazioni alimentari: 291 specialità Dop/Igp e 451 vini Doc/Docg. Non bastasse, sul tavolo possiamo mettere anche le nostre 60 mila aziende biologiche e i nostri 4.965 prodotti alimentari censiti.  In questo quadro la Puglia rappresenta una fetta consistente del made in Italy. Ma se si intervistassero i produttori la situazione è tutt’altro che rosea: non riescono a coprire costi,  l’agricoltura italiana non esprime tutto il suo potenziale. Sono le risposte comuni.

Il sistema agricolo ha bisogno  di nuovi modelli in cui le città siano protagoniste. Il legame stretto tra cibo, identità, paesaggio, economie locali è vincente in un’ottica di rilancio dell’agroalimentare.

La crisi ha portato alla luce una delle caratteristiche più tipiche e contradditorie del  nostro modello di sviluppo in cui i territori sono sfruttati per produrre una ricchezza che, spesso, solo in piccola parte  è reinvestita nei luoghi di produzione, per essere, invece trasferita altrove.

Uscire da questa crisi pertanto significa trovare modelli e politiche di sviluppo locale innovativi che evitino il più possibile la separazione della ricchezza monetaria  dal lavoro  e dai luoghi. Il riferimento  è a forme di filiere corte multifunzionali che riducono la loro dipendenza  da meccanismi industriali e distributivi.

La vera difesa è una strategia che valorizzi l’agricoltura di qualità mettendola in relazione diretta con la domanda di benessere e di cibo sano che proviene dalla città: in questo modo si valorizzano  le specialità dei territori. È importante costruire mercati diversi e distribuzioni differenziate che avvantaggiano la coltivazione e il suo territorio.

Sul concetto di filiera corta però  bisogna intendersi. In Italia è molto diffusa il modello della vendita diretta in masseria.  Questa forma di filiera difficilmente potrà espandersi  e produrre valore per il territorio. Bisogna puntare a creare sistemi in grado di automantenersi su base locale.

Per promuovere lo sviluppo di una filiera corta è necessario  promuovere un processo di  concertazione e condivisione tra agricoltori, consumatori  e istituzioni locali. Il percorso di promozione di progetti sostenibili basati sul cibo potrebbe essere sintetizzato in poche tappe: bisogna avere un’ottima conoscenza del contesto territoriale; è necessario censire tutte le politiche (comunitarie, statali, regionali, locali) che contribuiscono  a promuovere le filiere corte in modo da metterle in rete; bisogna consolidare un gruppo di promotori del progetto locale costituito da singoli agricoltori, gruppi di cittadini, associazioni di categoria; bisogna costruire dei veri e propri patti di “filiera locale”.

Il legame del tema del paesaggio insieme alla questione della riappropriazione delle produzioni locali come elemento che possa qualificare  anche le aree rurali più marginali in un nuovo protagonismo dei territori sembra un tema interessante per il contesto locale dell’area metropolitana barese.

Cia: a Bari l’inaugurazione di due nuovi centri servizi alla persona

BARI - La C.I.A. – Agricoltori Italiani insieme ai suoi istituti e associazioni (CAF – Centro assistenza fiscale, INAC – Istituto Nazionale Assistenza Cittadini e ANP – Associazione Nazionale Pensionati) sta implementando in Puglia i Centri servizi alla persona nell’ottica di avvicinarsi sempre di più ai cittadini, per offrire loro consulenza e supporto in campo fiscale, previdenziale, pensionistico e assistenziale.

I prossimi due nuovi sportelli saranno inaugurati nella Città di Bari, nel quartiere Madonnella e nel quartiere San Paolo.

La inaugurazione dei due nuovi Centri Servizi alla Persona si terrà oggi, giovedì 27 Settembre:

-       alle ore 15.30 presso Corso Sonnino nr. 88 al quartiere Madonnella;
-       alle ore 16.30 presso Piazza Europa nr. 23 al quartiere San Paolo.

Alle inaugurazioni parteciperanno dirigenti nazionali e regionali della Confederazione.


Furti di olive, CIA Capitanata: maggiori controlli in frantoi e magazzini

BARI - "Per la prima volta siamo stati anticipati dalla Prefettura che ha convocato il Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica dedicato alle attività di prevenzione e contrasto al fenomeno dei furti di olive, senza attendere le sollecitazioni delle organizzazioni di categoria. Siamo soddisfatti del piano predisposto dall'Ufficio territoriale del Governo e dalle forze dell'ordine al fine di prevenire gli atti predatori nelle zone rurali". Si esprime così il presidente provinciale CIA-Agricoltori Italiani Capitanata, Michele Ferrandino, a margine della riunione di questa mattina a Foggia presso l'Ufficio Territoriale del Governo, presieduta dal Prefetto Massimo Mariani, con la partecipazione delle organizzazioni agricole, i vertici di Polizia, Carabinieri, Finanza e gli istituti di vigilanza privata. In rappresentanza della Confederazione era presente anche il direttore provinciale CIA Capitanata Nicola Cantatore. Il Prefetto Massimo Mariani ha fatto sapere che, anche a seguito del potenziamento dei servizi finalizzati alla lotta al caporalato con l'implementazione di mezzi e risorse in provincia di Foggia, sussistono le condizioni per garantire al mondo agricolo un maggiore presidio del territorio che sarà intensificato da ottobre a novembre, negli orari notturni, in concomitanza con la campagna olivicola, che stuzzica gli appetiti dei predoni delle campagne.

Al pattugliamento dei territori rurali contribuiranno anche i consorzi privati di vigilanza, così da garantire una maggiore copertura geografica e oraria. A seguito di una mappatura, sono state individuate, in particolare, due aree sensibili, considerate a maggior rischio: l'agro di San Severo e di Cerignola. Un'azione sinergia tra le forze dell'ordine e la vigilanza privata consentirà di estendere l'azione di controllo.

"Giudichiamo molto positivamente la riunione di oggi. Oltre ad esprimere un plauso alla Prefettura per aver affrontato la problematica nei tempi opportuni e nelle appropriate modalità, ci fa piacere constatare che finalmente sia riservata una adeguata attenzione al controllo del territorio nelle aree rurali, nel passato trascurate per la necessità di soddisfare prima le esigenze di sicurezza dei centri urbani, anche a fronte della carenza di organico e mezzi delle forze di polizia che ringraziamo per gli sforzi profusi nonostante le oggettive difficoltà - prosegue il presidente CIA Capitanata Michele Ferrandino - In sede di Comitato abbiamo reiterato, inoltre, la richiesta di seguire il prodotto e operare controlli capillari nei frantoi e nei magazzini che lo ritirano: se è tracciato non ci sono problemi".

La fase della raccolta merita particolare attenzione, specie quest'anno, considerati gli effetti devastanti sull'olivicoltura pugliese di Burian, l'ondata di gelo invernale che ha decimato la produzione. CIA-Agricoltori Italiani Puglia rinnova agli agricoltori vittime di furti l'invito a denunciare, anche con il supporto dei propri uffici. 

Monte Sant’Angelo, agnelli sbranati dai lupi: è ancora emergenza

MONTE SANT’ANGELO (FG) – Lupi che sbranano agnelli: ci risiamo. A Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, nelle ultime settimane si sono verificati diversi casi di aggressione agli allevamenti. In uno di questi casi, nello specifico, gli agnelli erano così piccoli da non avere ancora il dispositivo che li mappa e ne traccia identità e allevamento di appartenenza. CIA Capitanata, declinazione provinciale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, torna dunque a segnalare la gravità di una situazione che, purtroppo, non è ancora stata affrontata dalle competenti istituzioni regionali con azioni e strumenti adeguati all’emergenza.

“La legge regionale sulla fauna selvatica”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Capitanata, “come tutti sanno è stata impugnata dal Governo, dunque resta inapplicabile se lasciata così com’è”. “E’ fondamentale”, ha aggiunto Ferrandino, “che l’assessore alle Risorse Agroalimentari, Leonardo Di Gioia, la riporti in Commissione Agricoltura per riesaminarla e apportare ad essa le modifiche necessarie a dotare la Puglia di uno strumento normativo attuabile e adeguato a dare risposte ad agricoltori e allevatori danneggiati dalla fauna selvatica”.

Il problema, naturalmente, riguarda tutta la Puglia. In provincia di Bari, ad esempio, ma lo stesso si può dire per le aree di Brindisi e Taranto, così come per la Bat, ormai non si contano nemmeno gli episodi di danneggiamenti causati dai cinghiali. “CIA Agricoltori Italiani di Puglia ha più volte segnalato quanto sta accadendo, rendendosi promotrice proprio a Monte Sant’Angelo, non più tardi di un anno fa, di una iniziativa che ha chiamato a raccolta agricoltori e allevatori per ascoltare le loro esperienze e farsi portavoce, ancora una volta, del profondo disagio che è andato aumentando negli ultimi anni. Lupi e cinghiali sono in aumento e rappresentano una presenza sempre più minacciosa, anche perché la crescita numerica di questi animali appare non proprio sotto controllo”, ha dichiarato Leonardo Santucci, componente di CIA Capitanata.

Sta diventando una situazione insostenibile per tutti, non soltanto per il mondo agricolo o per gli allevatori, perché entrano nelle città e nei paesi. Fra Apricena e San Nicandro Garganico, recentemente i cinghiali hanno quasi completamente distrutto un campo di diciassette ettari coltivato ad avena. A gennaio, delle trenta domande di indennizzo pervenute all'ATC-Ambito Territoriale di Caccia di Foggia, ventisette sono state quelle relative ai danni da cinghiali. Il fenomeno non riguarda soltanto la provincia di Foggia ma tutta la Puglia e il resto del Paese. I danni provocati dagli attacchi di lupi, ungulati ma anche storni possono arrivare a mettere in ginocchio un'azienda. 

Cia Puglia, campagna uva da tavola a rischio: un problema le op 'deviate'

BARI - A non far dormire sonni tranquilli alle migliaia di produttori di uva da tavola pugliesi non sono solo i rincari della GDO – accertati e pari fino a 9 volte il prezzo di acquisto alla pianta – ma anche alcune OP (Organizzazioni di Produttori) che di produttori al loro interno ne hanno ben pochi.

A minare la campagna 2018 dell’uva da tavola pugliese, dunque, non sono solo i rincari del prezzo dell’uva dalla pianta (pari in media a 0,60 – 0,80 euro) allo scaffale della GDO (fino a 5 euro come accertato in alcuni supermercati di Milano), ma anche il comportamento di alcune Organizzazioni di Produttori che si possono definire non proprio tali, ma composte più da commercianti che da agricoltori/produttori. Alcune segnalazioni giungono dalla provincia di Taranto, dove una OP  molto conosciuta ha bloccato la raccolta di diverse partite di uva da tavola che si era accaparrata con contratti di taglio a peso. Una situazione davvero penalizzante per i produttori viticoli tarantini, che rischiano di vedere svanito il lavoro di un intero anno, solo perché l’acquirente del proprio prodotto, per fini squisitamente commerciali e di mercato, non intende raccogliere l’uva facendola perdere in campo. È quello che sta accadendo in provincia di Taranto, dove una importante OP con impianti di refrigerazione e conservazione di tutto rispetto e con terreni oltre che in Puglia nel bacino del Mediterraneo, sta creando problemi alla commercializzazione.

Infatti, da diversi mesi si è accaparrata diverse partite di uva che oggi, a causa delle pessime condizioni climatiche delle scorse settimane, stanno andando a male. Tale OP, nel frattempo, sta immettendo sul mercato uva proveniente dal‎ bacino del Mediterraneo frigo-conservata in Italia. Intanto, i produttori della provincia di Taranto sono bloccati da un contratto sottoscritto alcuni mesi fa, e nel frattempo il prodotto non viene tagliato e perde il suo valore e si rovina. Un comportamento altamente scorretto quello messo in atto da questa OP, composta per la maggior parte da commercianti titolari di centinaia di ettari in Puglia (che fra l'altro usufruiscono di risorse pubbliche della Unione Europea) e non da veri e propri coltivatori/produttori come, invece, dovrebbe essere. La CIA – Agricoltori Italiani di Puglia ritiene importante il ruolo che svolgono le OP – Organizzazioni di Produttori (quelle vere e composte realmente da soli produttori) ma non può non stigmatizzare il comportamento di quelle OP (che fortunatamente non sono tante) che, invece di lavorare a favore dei propri produttori associati, prediligono concentrare la loro attenzione verso aspetti commerciali e verso gli interessi di pochi.

A Torre Canne la 'Notte verde'

TORRE CANNE (BR) – Promozione e valorizzazione del territorio, dei prodotti agricoli e della pesca: è questo l’obiettivo della “Notte Verde 2018” giunta alla sua seconda edizione, organizzata da C.I.A. – Agricoltori Italiani della regione Puglia e della provincia Due Mari (Taranto-Brindisi). L’evento si svolgerà a Torre Canne, località turistica del Comune di Fasano (Brindisi), domenica prossima 9 settembre 2018 sull’area antistante il Faro, ed è patrocinato dal Comune di Fasano, dal G.A.L. (Gruppo di Azione Locale) Valle d’Itria e dal Parco naturale regionale delle Dune costiere. A partire dalle ore 18 si terranno una serie di eventi: un incontro pubblico, oltre ad una rappresentazione teatrale in vernacolo, a canti e musiche popolari, a stand per la promozione di prodotti agricoli e della pesca, a laboratori.

L’evento inizierà alle ore 18 con un incontro pubblico sul tema “I prossimi finanziamenti per le aziende agricole e della pesca della provincia di Brindisi: il ruolo dei G.A.L.” che sarà introdotto dal vicepresidente della C.I.A. – Agricoltori Italiani “Due Mari” Giannicola D’Amico, cui seguiranno i saluti del sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, del presidente del G.A.L. Valle d’Itria, Tommaso Scatigna, e del presidente del Parco delle Dune costiere, on. Enzo Lavarra. All’incontro – che sarà moderato dal giornalista Nicola Mangialardi - interverranno Alberto Casoria, presidente di ASSOGAL Puglia, Antonio Cardone, direttore del G.A.L. Valle d’Itria, Antonio Legittimo, direttore del G.A.L. Terra dei Messapi, Gianfranco Ciola, direttore del G.A.L. Alto Salento 2020, e Gianluca Cisternino, assessore alla agricoltura del Comune di Fasano. Le conclusioni saranno tracciate dal presidente regionale della C.I.A. – Agricoltori Italiani di Puglia, Raffaele Carrabba.

Alle ore 20.00 è prevista la rappresentazione teatrale in vernacolo “Il Tema”, a cura del gruppo ragazzi della Associazione Teatrale “Gli amici di Giùuàannèedd” di Montalbano di Fasano, premiata nel 2017 con il Premio Nazionale Bandiera Verde Agricoltura. Al termine della rappresentazione teatrale, alle ore 21.30, si terrà la esibizione del Gruppo Folk “Egnathium” di Fasano che allieterà la serata con musiche e canti popolari. Nella suggestiva location del Faro di Torre Canne durante la “Notte Verde 2018” ci saranno, inoltre, stand per la degustazione di prodotti tipici locali sia agricoli che della pesca, oltre che laboratori, e stand informativi del Parco delle Dune Costiere, delle Fondazione ITS Agroalimentare di Puglia e del Presidio Slow Food del Pomodoro Regina di Torre Canne.

Xylella, Cia Puglia: "Bene tutela degli ulivi monumentali, Piano da estendere"

BARI - "La Xylella va trattata come un'emergenza straordinaria. Condividiamo la bozza del piano d'azione presentato dalla Regione Puglia da avanzare al Governo nazionale per la tutela e la salvaguardia della Piana degli ulivi monumentali, anche alla luce del recepimento delle proposte formulate già da tempo da CIA Agricoltori Italiani Puglia. Consideriamo certamente una priorità preservare la Piana, seriamente minacciata dal patogeno, ma non possiamo escludere dall'interlocuzione con i livelli nazionali ed europei le restanti zone colpite dal batterio". Il vicepresidente regionale CIA Puglia, Giannicola D'Amico, commenta così l'esito della riunione con l'assessore regionale all'Agricoltura Leonardo Di Gioia e Gianluca Nardone, direttore  del Dipartimento di Agricoltura della Regione Puglia, incentrata sulle strategie per salvare  le piante millenarie nell'area delimitata dai comuni di Ostuni, Monopoli, Fasano e Carovigno, che rappresentano una componente importante sotto il profilo non soltanto economico, ma anche paesaggistico e turistico, anche in considerazione della predisposizione di appositi itinerari per visitarli, oltre che sotto il non trascurabile aspetto ecologico e idrogeologico. Nell'incontro con le organizzazioni agricole e i vivaisti, la Regione ha prospettato un pacchetto di misure accompagnate dalla richiesta da inoltrare al Governo e all'Unione Europea di ulteriori risorse e poteri sostitutivi straordinari per affrontare il problema.

"Siamo convinti che la lotta al batterio richieda stanziamenti aggiuntivi e apprezziamo l'impegno assunto dalla Regione Puglia che ha sistematizzato le proposte in un impianto che consideriamo soddisfacente e ricalca il contenuto dei documenti che CIA aveva consegnato allo stesso assessore Di Gioia, a maggio agli ispettori Ue e a luglio al ministro alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio. Sono mozioni che CIA Puglia avanza da sempre e che ha dibattuto a lungo nei convegni e seminari informativi con esperti del settore dedicati al tema della Xylella. Rileviamo con soddisfazione l'avvio di un proficuo confronto con le associazioni di categoria da parte della Regione che ne ha recepito gli input e auspichiamo che lo stesso modus operandi venga applicato anche per intraprendere medesime ed altre iniziative per tutto il mondo agricolo alle prese con la Xylella fastidiosa - prosegue il vicepresidente CIA Puglia Giannicola D'Amico - L'obiettivo comune è contrastare l'avanzata del batterio. Siamo lieti che la Regione consideri obiettivo prioritario la tutela della Piana ma non basta circoscrivere l'impegno all'area che va dal Nord di Brindisi al Sud di Bari. Chiediamo di profondere i medesimi sforzi e seguire lo stesso metodo anche per le altre zone minacciate dal batterio".

L'elenco degli ulivi monumentali censiti dalla Regione comprende 340mila esemplari, ma le piante secolari sul territorio sono milioni. Il pacchetto di interventi presentato dalla Regione comprende la sperimentazione dell'innesto delle cultivar che si sono dimostrate resistenti al batterio, il monitoraggio sistematico della Piana e i controlli per l'applicazione dei trattamenti. "Dobbiamo immaginare un nuovo modello di sviluppo del territorio che tenga conto della presenza ormai endemica del batterio Xylella fastidiosa, con il quale dobbiamo imparare a convivere nella speranza di contenerlo. Sollecitiamo l'avvio urgente del negoziato con l'Unione Europea affinché siano erogate risorse congrue e l'apertura di un tavolo che affronti l'emergenza a livello ministeriale - conclude il vicepresidente D'Amico - Agli agricoltori va riconosciuto il dovuto risarcimento che permetta loro il ripristino del patrimonio perduto, così che possano riprendere a svolgere l'attività agricola e a fare reddito".

Il Gargano tra settecento e ottocento: la valle Carbonara e il suo prezioso grano




di MICHELE EUGENIO DI CARLO - Ad est di San Giovanni Rotondo, oltrepassati il lago di S. Egidio, oggi prosciugato, e l’altipiano di Campolato, sorgeva su un’altura Monte Sant’Angelo, circondata da «ripe, da balze, e da valloni», dove solo i montanari sapevano avventurarsi con destrezza, accompagnati dalla presenza alpestre dei corvi.

Monte S. Angelo era passata dai 146 fuochi del 1532 ai 556 del 1669, alle 2508 anime indicate da Giovan Battista Pacichelli nel suo primo viaggio in Puglia del 1682. Agli inizi dell’Ottocento Manicone la trovava «talmente popolata» da contare 11.500, quindi la città più abitata del Gargano all’epoca. Secondo la dettagliata relazione di Lorenzo Giustiniani, Monte S. Angelo produceva grano, legumi, vino, olio, carrube, oltre che miele, manna e pece.

Persino nei boschi di Monte S. Angelo, che si estendevano fino ai limiti della Foresta Umbra, si seminavano in coltura asciutta cavoli e broccoli che vegetavano anche solo grazie alla rugiada abbondante dei declini boscosi posti sulle alture del Gargano; rugiada e alture permettevano che il terriccio rimanesse umido nonostante i prolungati e frequenti periodi siccitosi. A Monte si coltivavano anche le tipiche essenze orticole, che all’impossibilità di irrigare e al basso regime pluviometrico sopperivano con l’umidità notturna e mattutina, tipica delle medie quote altimetriche garganiche. Anche nei boschi di Monte si era diffusa, seguendo l’esempio di San Marco, la coltivazione del granoturco.

Il frate Michelangelo Manicone, visibilmente appagato, annotava che nel decantare le benefiche virtù del granoturco aveva convinto un “galantuomo” a coltivarlo, imitato in seguito da altri paesani.

A Monte i vigneti erano stati ovunque estirpati per favorire la produzione olearia. Anche nella contrada di “Matinata” le vigne, sommerse dal fango e dai detriti provenienti dal canalone di sbocco della valle Carbonara, erano state sostituite dagli oliveti. Essendo protetta dai venti boreali e posta in piano, a ridosso di un lungo arenile, la contrada di Mattinata produceva oltre ad un eccellente olio, carrube e frutta di vario genere.

Luigi Gatta, preparato storico locale, sostiene che nella prima parte dell’Ottocento nel villaggio di Mattinata l’attività agricola aveva mantenuto gli stessi sistemi di coltura. Pur essendo aumentate le porzioni di terra da coltivare a seguito delle «numerose usurpazioni effettuate nel Demanio e nelle Difese Comunali di Vota e Casiglia», che non avevano tuttavia aumentato più di tanto la produzione agricola.

Sempre secondo il Gatta, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, dissodamenti abusivi e usurpazioni non avevano interessato i grandi boschi delle contrade di “Vergone del Lupo”, “Davanti”, “Finocchito” e “Spillacardillo”. Disboscamenti e relative “cesinazioni” con costruzioni di muri a secco, cisterne e pagliai abusivi, erano stati realizzati nelle vicinanze del nascente villaggio, nelle località “Copparosa”, “Paratina”, “Parco Mingarello”, “Don Leonardo”. Fenomeni insediativi che sicuramente determinarono un aumento della popolazione e lo sviluppo del primo nucleo abitato di Mattinata sulla collina del “Castelluccio”.

Un altro storico di Mattinata, Michele Tranasi, riporta in maniera dettagliata il tipo di coltivazioni presenti all’inizio dell’Ottocento nelle contrade Carbonara e Mattinata. E se si tengono in conto le affermazioni del Gatta sull’insignificante trasformazione del paesaggio agrario tra fine Settecento e primi decenni dell’Ottocento, diventa possibile ricostruire agevolmente il paesaggio agrario di questo lembo del Gargano.

La strada che da valle Carbonara raggiungeva Monte era scoscesa, eppure i pellegrini e le carovane di muli che trasportavano in continuazione vino, agrumi e frutta, spesso da Vico del Gargano, dovevano necessariamente percorrerla. Manicone proponeva la costruzione di una comoda e larga strada con tornanti da valle Carbonara alla “Sacra Spelonca” passando per “Croci”. Nelle aree meno scoscese della valle di Carbonara erano presenti anche i cereali, tra i quali non poteva mancare il grano, soprattutto dopo la carestia del 1764 che aveva causato migliaia di vittime in tutta la Capitanata e che, come spiega lo storico di Monte S. Angelo Giuseppe Piemontese, aveva indotto i poveri braccianti ad un disboscamento selvaggio proprio per coltivare grano. La coltura prevalente lungo i pendii era il vigneto, impiantato lungo ingegnosi terrazzamenti che avevano la duplice funzione di permettere la coltivazione in piano e di conservare il terreno fertile, altrimenti destinato ad essere asportato dall’azione dilavante delle acque meteoriche.

La descrizione dello sbocco della valle Carbonara nella piana di Mattinata del meridionalista di Altamura, Tommaso Fiore, in “Terra di Puglia e di Basilicata”, pubblicata nel 1968, resta una delle testimonianze più limpide e toccanti di questa margine di territorio:

«È qui che, penetrando nella zona di Mattinata ancora prima del bivio, ho ricevuto la rivelazione che nessuno mi avrebbe potuto fare, ho constato con i miei occhi quel che mai avrei creduto, me l’avessero detto in cento, il prodigio di un lavoro immenso, di un’opera paziente, senza limiti, forsennata, di un popolo di formiche, o di schiavi ostinati, e il sacrificio di generazioni di lavoratori. Oh, avevo ben conoscenza io, da gran tempo, di muretti a secco, specialmente nella dolce plaga tutta a collinette, a sud-est di Bari […] Ma qui non è più una collina, o non c’è più dolcezza; qui, salendo verso il bivio, ai due fianchi, su per la gran massa montuosa, aspra come qualche cocuzzolo che se ne stacca d’improvviso per la regolarità di cono, tutti gli aspetti intorno non sono che muri rustici, a secco, saldamente piantati per contenere appena un piccolo lembo di terra; e non dieci muretti, non venti, non cinquanta, ma a centinaia, a migliaia, senza numero… ».

La contrada di Mattinata, all’epoca non ancora Comune, era una delle aree più fertili del territorio di Monte Sant’Angelo. Era passata dalla proprietà delle badie di Pulsano e di Monte Sacro a quelle della Mensa Arcivescovile di Manfredonia, della Basilica di San Michele, dei monasteri delle Clarisse, dei Celestini e dei Carmelitani, per poi finire, prima e dopo la promulgazione delle leggi eversive del 1806, nel possesso esclusivo della borghesia agraria di Monte S. Angelo, che aveva allontanato forzosamente i poveri contadini e braccianti che avevano tentano di colonizzare quei terreni per ragioni di pura sussistenza. Tranasi elenca persino le famiglie agiate che grazie a quella «corsa alla terra» si strutturarono al vertice politico, economico e sociale della comunità di Monte S. Angelo e che, nel bene e nel male, avrebbero condizionato la vita cittadina nelle vicende legate al Risorgimento e al periodo post unitario: Gambadoro, Vischi, Rago, Torres, d’Angelantonio, Basso, d’Errico, Giordani, de Angelis, Prencipe, del Nobile, Cassa, Ciampoli, Capossela, Gelmini, Bisceglia, Azzarone, Amicarelli.

Anche Tranasi conferma, nella piana di Mattinata, l’attività agricola volta alla produzione di cereali e, in misura minore, quella dedicata all’olivo e al mandorlo, segnalando anche in maniera rilevante la presenza di alberi fruttiferi quali fico, pesco, pero e melo.

Infatti, il Gargano non presentava il clima rigido del “Piano Cinque Miglia” o del gelido “Monte Corno”, né il caldo estivo soffocante del Tavoliere. Diversi erano gli indicatori naturali, definiti “termometri”, che dimostravano la dolcezza del clima garganico. Uno di questi era costituito dalle Graminacee, le cui spighe nel Gargano maturavano tutte entro il mese di luglio dando ottimo grano e pregevoli “biade”, mentre nei climi rigidi del nord la fase di levata delle spighe avveniva in agosto o settembre, troppo tardi per ottenere una ideale maturazione prima del ritorno dei rigori invernali.

La questione è ora tornata d’attualità, considerata la smisurata importazione di grano duro canadese in Italia per produrre pasta. Infatti, il grano canadese spesso non giunge a piena maturazione e deve essere trattato chimicamente con erbicidi al fine di anticiparla. Una pratica vietata in Italia e che scatena una furibonda polemica che tocca sia l’aspetto salutare del grano importato, sia l’aspetto commerciale, in quando negli ultimi decenni ben 600 mila ettari di grano duro del Sud sono stati abbandonati.

L’idea di Domenico Prencipe, titolare del pastificio artigianale Casa Prencipe di Monte S. Angelo, di produrre una linea di pasta dal grano di valle Carbonara ha una forte valenza storica e culturale e costituisce un modello imitabile di eccellenze giovanili che non lasciano il territorio e vincono la lotta contro la tentazione di emigrare da un’area in cui la disoccupazione giovanile ha superato il 50%.

Un’ultima curiosità che riguarda l’emigrazione prima del processo unitario e che inevitabilmente farà discutere e riflettere: il non dimenticato preside di Monte S. Angelo, Antonio Ciuffreda, nel riportare in un suo testo i dati della popolazione al 31 ottobre 1820 (12 mila anime), numera solo nove emigrati.






Pomodoro, grano e uva: i numeri della Daunia e quanto inciderà il maltempo


FOGGIA - Minori quantità, dal 15 al 30 per cento di produzione compromessa dalle conseguenze del maltempo, discreta tenuta complessiva della qualità: è la CIA Agricoltori Italiani di Capitanata, che sta continuando a monitorare costantemente coi propri tecnici la situazione relativa ai danni da calamità naturali, a stilare le prime stime relative alle stagioni di pomodoro, grano e uva.

“Per tutte e tre le produzioni principali della Capitanata, un bilancio esaustivo lo avremo a fine settembre, ma già oggi è possibile avere un orientamento molto vicino a quello che saranno i risultati finali”, ha dichiarato Michele Ferrandino, presidente provinciale dell’organizzazione in provincia di Foggia.

I NUMERI DEL POMODORO. I danni hanno inciso a macchia di leopardo. La media della produzione per il pomodoro, ad esempio, va da un minimo di circa 600 a un massimo di quasi 1000 quintali per ettaro. “La piantumazione tardiva in alcune zone, così come lo stop imposto dai diversi nubifragi che si sono verificati a partire da aprile-maggio, avranno una ulteriore conseguenza, vale a dire il protrarsi della stagione, una sorta di ‘tempi supplementari’ che impegnerà sia produttori e lavoratori sui campi sia il lavoro delle industrie di trasformazione”, ha aggiunto Ferrandino. “Nelle zone più colpite dalla pioggia, buona parte del prodotto sta marcendo o è già marcito. Nelle aree che hanno subito un minore carico d’acqua, invece, si riscontra anche una elevata qualità del prodotto”. Prezzi stabili, come da contratto, con un valore massimo riconosciuto pari a circa 10 centesimi al chilo nel caso di pomodori a elevata qualità.

I NUMERI DEL GRANO. Anche nel caso dell’oro giallo del Tavoliere, la produzione è in calo con riduzioni del raccolto tra il 15 e il 20 per cento. “C’è una minore resa per ettaro, ma la qualità è buona. I contratti di filiera non sempre hanno funzionato e servirà stabilire dei correttivi al sistema, perché gli sforzi di molti produttori sono stati mortificati da chi non ha rispettato gli impegni”. In Italia, sono arrivati circa 8 milioni di quintali di grano dall’estero. Dalle campagne 2016 e 2017, restano invenduti e stipati nei silos ancora 400mila quintali di prodotto. “E’ ridicolo l’allarme che si sta lanciando in questi giorni, paventando un rincaro di circa 25 euro l’anno per ogni consumatore italiano su pasta, pane e prodotti da grano: la gente deve sapere che, se rincari dovessero esserci, di certo non sono dovuti ai produttori”, ha spiegato Ferrandino.

I NUMERI DI UVA E VINO. Il maltempo ha inciso pesantemente sulle quantità prodotte, compromettendo fino a circa il 30% della produzione di uva da tavola nel sud della daunia e nella Bat. “In alcune zone”, ha spiegato Andrea Iaffaldano, componente della giunta provinciale di Cia Capitanata, “i nubifragi e la grandine hanno innescato fitopatologie capaci di compromettere buona parte della produzione attesa. Probabilmente, confermeremo i livelli produttivi dello scorso anno che, a differenza dell’attuale campagna vitivinicola, furono condizionati dalla siccità. Sia la qualità dell’uva da tavola sia quella dell’uva da vino, tuttavia, si annunciano di buon livello”, ha concluso Iaffaldano.

Vino: Stefàno (Pd), “Negroamaro e Primitivo danneggiati dal maltempo, intervenga Regione Puglia”


di REDAZIONE - “Bisogna raccogliere, senza alcun tentennamento, il grido di dolore lanciato dai produttori di negroamaro e di primitivo pugliese che hanno subìto danni consistenti a causa del maltempo di questi ultimi giorni. É necessario che la Regione Puglia avvii velocemente tutte le procedure di accertamento propedeutiche alla richiesta di declaratoria di calamità da parte del competente Ministero dell’Agricoltura”. É quanto propone in una nota il senatore pugliese del Partito Democratico, Dario Stefàno.

“I cambiamenti climatici - continua Stefàno - sono ormai un tema con cui occorre confrontarsi con approccio nettamente diverso rispetto alla straordinarietà del passato. É necessario tenerli dentro ad ogni tipo di programmazione, sia essa riguardante interventi infrastrutturali oppure misure di sostegno al sistema produttivo".

“Non possiamo rischiare - conclude Stefàno - di compromettere la crescita del settore vitivinicolo pugliese, faticosamente raggiunta grazie agli sforzi e all’impegno degli ultimi dieci anni”.

Campagne pugliesi flagellate dal maltempo


di REDAZIONE - Il maltempo non dà tregua nelle campagne pugliesi, dalla Capitanata al Salento. In particolare la provincia di Taranto, negli ultimi giorni, è stata interessata quotidianamente da violente bombe d’acqua e da grandinate che hanno praticamente distrutto intere coltivazioni di uva da tavola e oliveti, compromesso la vendemmia e messo in ginocchio centinaia di aziende in diversi comuni.

Grandinate e una violenta tromba d’aria hanno, inoltre, interessato nella giornata di ieri gli agri di Minervino Murge e Spinazzola (Bat), dove il maltempo ha letteralmente distrutto interi vigneti pronti per la vendemmia oltre che coltivazioni e fruttiferi.

Da giorni nella provincia di Taranto la CIA – Due Mari sta seguendo costantemente l’evolversi della situazione e, sin dalle ore successive ai primi temporali, ha richiesto alla Regione Puglia di attivarsi per la delimitazione delle zone colpite e per la stima dei danni, operazioni propedeutiche alla richiesta dello stato di calamità.

Anche ieri nella provincia di Barletta-Andria-Trani la CIA – Agricoltori Italiani si è attivata per fare un primo monitoraggio della situazione e una prima stima dei danni.

Su tutto il territorio i dirigenti e i tecnici della CIA – Agricoltori Italiani sono impegnati in sopralluoghi e nell’assistenza alle aziende colpite dal maltempo.

Gli uffici territoriali della CIA sono pronti a fornire la necessaria assistenza agli agricoltori per effettuare le dovute segnalazioni, che vanno inviate nel più breve tempo possibile agli enti competenti, per permettere poi agli uffici regionali di verificare tali segnalazioni, di delimitare le aree e di richiedere lo stato di calamità.

La situazione in molte zone della Puglia è davvero critica con la raccolta di uva sia da tavola che da vino ormai compromessa, con oliveti nei quali si è perso ormai l’intero raccolto e con danni alle piante arboree, alle produzioni orticole, ma anche alle strutture aziendali e alle strade.

Su tutto, poi, incombe il pericolo fitopatie che potrebbero svilupparsi a causa proprio della pioggia e delle umidità oltre che delle ferite inferte alle piante dalla grandine.

Insomma, l’ennesima calamità naturale che ha messo in ginocchio centinaia di aziende e migliaia di famiglie.

La CIA – Agricoltori Italiani di Puglia nel prendere atto della dichiarazione di ieri dell’assessore regionale Leonardo Di Gioia che ha comunicato di aver allertato gli uffici regionali perché procedano con le prime verifiche sul campo e con le ispezioni al fine di quantificare i danni provocati dal maltempo di questi giorni, proprio così come richiesto da CIA Puglia il 21 agosto scorso, chiede all’Assessore Di Gioia di porre la dovuta attenzione alle segnalazioni che pervengono da tutte le associazioni agricole e soprattutto da quelle che da giorni sono sul campo a monitorare la situazione e ad assistere gli agricoltori, relativamente anche alle procedure che saranno avviate dagli uffici regionali in ogni provincia.

Si sollecita, inoltre, la Regione Puglia, sulla base di una richiesta già inoltrata diverse settimane fa, a concedere ulteriore carburante agricolo agevolato, soprattutto alla luce dell’aumento negli ultimi giorni di operazioni colturali e trattamenti dovuti proprio al maltempo.

La CIA – Agricoltori Italiani di Puglia, infine, sollecita la modifica del decreto legislativo 102/2004, perché l'attuale normativa non consente alle imprese di ricevere un adeguato ristoro dei danni subiti. Il Governo deve prendere una volta per tutte in seria considerazione la proposta di CIA – Agricoltori Italiani di costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dalle calamità e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale e in parte dai fondi del PSR.

Sulla vicenda si è espresso il consigliere regionale di Liberi e Uguali, Borraccino: "Dopo le violenti piogge che nei giorni scorsi hanno colpito il territorio della provincia di Taranto, è necessario un intervento immediato da parte della Regione Puglia per fornire un aiuto concreto ai tanti imprenditori agricoli che hanno subito ingenti danni alle loro coltivazioni. Per questo chiedo che l'assessore all'agricoltura, Leo Di Gioia, si attivi tempestivamente per richiedere al Ministero per Politiche Agricole lo stato di calamità naturale per la zona interessata dai nubifragi dei giorni scorsi, in modo da ottenere le risorse necessarie per permettere alle tante aziende colpite di far fronte ai danni subiti a caua del maltempo e di poter così ricominciare le loro attività nei tempi più rapidi possibili. Ora è necessario che la Regione dimostri concretamente la sua vicinanza e il suo supporto a un territorio duramente colpito dagli eventi atmosferici improvvisi e violenti degli ultimi giorni, non lasciando soli gli imprenditori agricoli e i cittadini dinnanzi a queste difficoltà. Auspico pertanto un rapido intervento in tal senso e monitorerò tutta la procedura in modo da poter fornire al territorio tutte le risposte necessarie in tempi brevi".

Grano, Cia Puglia: "Annata appena sufficiente, contratti di filiera da rivedere"

BARI - È stata un'annata granaria appena sufficiente quella da poco archiviata. A tracciare un bilancio della campagna 2018 è CIA Capitanata, da una delle principali piazze cerealicole d'Italia, da sempre termometro del mercato nazionale. "C'è stata una produzione inferiore rispetto al 2017, soprattutto a causa del clima sfavorevole in alcune zone, ma con un elevato tenore proteico - spiega il presidente CIA Capitanata Michele Ferrandino -. Registriamo però una diminuzione delle importazioni dall'estero, conseguenza del grano rimasto invenduto nei depositi in Capitanata. Parliamo di circa 400mila quintali di grano residuo del 2016 e 2017. Ad oggi, sono arrivati un milione e mezzo di quintali di grano francese, circa un milione e quattrocentomila quintali di grano canadese, dall'Australia 1,6 milioni di quintali e 1,750 milioni dal Kazakistan. Hanno scaricato anche il messicano. L'industria molitoria giustifica le importazioni con la produzione inferiore rispetto alle esigenze quantitative, ma non è una scusa plausibile".

Il granaio d'Italia si conferma detentore della qualità che non viene però adeguatamente retribuita. "Alcuni contratti di filiera hanno tenuto, altri non hanno funzionato - continua il presidente CIA Capitanata Ferrandino - Gli accordi di filiera vanno rivisti, cercando di renderli omogenei e più flessibili. Il prezzo non soddisfa la parte agricola. Sappiamo benissimo quali costi per ettaro debbano accollarsi gli agricoltori. Riscontriamo difficoltà di vendita, c'è sempre meno richiesta di grano locale in zona. Se la musica non dovesse cambiare, consentendoci di continuare la produzione in Capitanata, a questo prezzo, in alcune zone in particolare, gli agricoltori potrebbero decidere di non seminare più. Sarebbe la fine del grano".

Non si ferma il pressing di CIA Puglia per portare la Cun del grano duro in Puglia, a Foggia, e anzi, l'organizzazione agricola rilancia. "Non vorremmo che una volta accantonata l'annata granaria, la battaglia per istituire la Cun a Foggia finisse nel dimenticatoio - afferma il presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba - Sin dal primo momento ci siamo battuti per far valere la candidatura del capoluogo dauno. Però non illudiamoci che la Cun possa portare un reddito maggiore, erronea convinzione che si sta diffondendo. Non è questo il principio. Ma la Cun può garantire finalmente regole certe e trasparenza nelle quotazioni".

Dopo un'annata cerealicola poco esaltante, preoccupano anche i primi numeri di una campagna del pomodoro, partita solo il 24 luglio scorso, che rischia di rivelarsi altrettanto insoddisfacente. "Il prodotto è buono, salvo zone colpite da disastri climatici, bombe d'acqua e grandine - prosegue il presidente CIA Capitanata - Speriamo ci smentiscano le stime definitive, ma secondo le previsioni, rispetto all'anno scorso, la produzione sarà inferiore, non sufficiente per stare nei parametri di spesa che ogni agricoltore sostiene. Grazie ai contratti sottoscritti dalla "Princes Industrie Alimentari" antecedenti all'accordo, il prezzo si è mantenuto invariato, perché l'idea delle industrie era quella di abbassare il costo della materia prima".

Si prevede una produzione di 850 quintali per ettaro circa, con un calo delle rese intorno al 20%, determinato in larga parte dall'andamento climatico. Difficile coprire le spese. Il prezzo si attesta sugli 87 euro a tonnellata per il pomodoro tondo, 97 euro a tonnellata per il lungo. Un Distretto funzionante, invocato da anni da CIA Puglia, consentirebbe di ristabilire la programmazione e regole certe. "Ci lavoriamo da tempo, ma purtroppo non riesce a decollare, soprattutto per la disorganizzazione della parte industriale - conclude il presidente regionale CIA Puglia Raffaele Carrabba -. Potremmo costruire un Distretto unico per dare forza al Made in Italy e innalzare il range di prezzo, affinché diventi remunerativo. Il pomodoro lungo, poi, è la nostra peculiarità, una fortuna per il Sud, e dobbiamo difenderla a tutti i costi".

Agricoltura, Turco: "Per le aziende tarantine bando da 400mila euro, opportunità da non perdere"

BARI - “Un’iniezione di risorse e di opportunità, che permetterà alle aziende tarantine di diversificare la propria offerta con un ventaglio di iniziative e di servizi”. Esprime soddisfazione il consigliere regionale de La Puglia con Emiliano, Giuseppe Turco, per il via libera della Regione Puglia al bando da 400mila euro a sostegno delle aziende agricole tarantine.

“Fondi – spiega – che colmano il disagio e l’ingiustizia patiti dalle tante aziende ioniche rientranti sì nel perimetro delle isole amministrative di Taranto e delle zone peri-urbane del capoluogo, ma che erano rimaste escluse dai finanziamenti previsti dal PSR 2014-2020. Ora, invece, arriva un importante segnale di attenzione: le aziende potranno accedere ai finanziamenti su progetti tesi, ad esempio, a nuovi investimenti su agriturismi, masserie didattiche e sociali, creando così nuove opportunità di lavoro per l’imprenditoria femminile e giovanile”.

“Arriviamo a questo bando – aggiunge Turco – grazie a un lavoro di concertazione e di squadra tra assessorato regionale alla Agricoltura e Confagricoltura Taranto, iniziato a dicembre scorso con un mio emendamento approvato nella manovra del bilancio regionale di previsione e che andava proprio in questa direzione. Per questo mi impegno sin da ora, nel prossimo di bilancio, di poter raddoppiare i fondi per questa importantissima misura di sostegno. Taranto – conclude il consigliere ionico – ha già patito troppo su più fronti e adesso merita, di conseguenza, tutta l’attenzione del caso, con iniziative che coniughino lavoro, tutela dell’ambiente, sviluppo e reali opportunità di cambiamento. E sono sicuro che attorno a questo tema, il comparto agricolo, tutti i colleghi tarantini di maggioranza e di opposizione sapranno, ancora una volta, fare fronte comune nell’interesse della comunità”.

La FAO promuove la Puglia: straordinaria ricchezza di biodiversità


BRINDISI - La biodiversità è la più grande ricchezza della Puglia. Lo ha potuto constatare di persona Kae Sekine, docente giapponese della Aichi Gakun University e inviata esperta della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), che il 31 luglio e mercoledì 1 agosto ha visitato la Puglia. La missione pugliese di Kae Sekine è stata organizzata da CIA Nazionale e Cia Agricoltori Italiani della Puglia. L’esperta della FAO ha voluto visitare la nostra regione per studiare quanto incidano, sul mercato e sulla qualità del cibo, i presidi Slow Food e la crescita del settore biologico.

La prima tappa del tour, il 31 luglio, è stata Torre Canne, frazione di Fasano, nel Brindisino, dove si coltiva il Pomodoro Regina, presidio Slow Food e prodotto più unico che raro per le sue eccezionali proprietà organolettiche. La seconda tappa della missione pugliese ha condotto l’inviata della FAO in provincia di Foggia, nel territorio di Manfredonia e Monte Sant’Angelo, dove si produce un altro prodotto che è presidio Slow Food, il caciocavallo podolico del Gargano.

“Kae Sekine ha oltremodo apprezzato il gusto, le proprietà e le modalità di produzione del Pomodoro Regina”, spiega Giannicola D’Amico, vicepresidente CIA Puglia che, assieme al presidente provinciale di CIA Due Mari (Brindisi-Taranto) Pietro De Padova ha accompagnato l’inviata FAO con il direttore del Parco delle Dune Costiere Gianfranco Ciola, il referente del presidio Slow Food del Pomodoro Regina Franco Chialà e Mariantonietta Pinto, storica conoscitrice del territorio.

L’esperta giapponese, in agro di Torre Canne, ha visitato l’azienda Doprogen, mostrando grande interesse per le eccellenze del territorio e acquisendo informazioni su ogni aspetto della produzione delle tipicità. “Al termine della visita”, racconta Pietro De Padova, “ha potuto assaporare alcune pietanze tipiche a base di pomodoro e fichi: dalla tradizionale ‘cialledda’ alle friselline con pomodoro, e ancora le fave con contorni di peperoni al sugo di pomodoro, la pizza con i fichi e, naturalmente, le immancabili orecchiette”.

Mercoledì 1 agosto, la missione pugliese è proseguita a Manfredonia, nell’Azienda Agricola di Francesco Prencipe, e a Monte Sant’Angelo alla scoperta della cooperativa Azienza Agricola Sitizzo. “Qui nel Foggiano”, dichiara Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Capitanata che ha fatto da “cicerone” alla importante ospite organizzando la tappa foggiana con il direttore di Cia Capitanata Nicola Cantatore, “abbiamo fatto conoscere all’inviata FAO i nostri presidi Slow Food e alcune produzioni biologiche di pregio come asparagi, broccoletti, cavolfiori, pomodori, prodotti caseari, salumi e prosciutti”.

Pranzo a Monte Sant’Angelo, nella Masseria dell’Azienda agricola Sitizzo, dove l’inviata FAO è rimasta colpita da gusto e consistenza del caciocavallo podolico del Gargano. La visita in Puglia è stata un successo. “Kae Sekine ha apprezzato l’alto livello qualitativo sia dei prodotti che degli standard di produzione”, spiega ancora Giannicola D’Amico. “La biodiversità, in Puglia, è realmente il primo fattore di qualità ed eccellenza che rende unica la nostra agricoltura e dà la possibilità, al comparto primario, di puntare su internazionalizzazione e incremento del valore aggiunto dei nostri prodotti”.

In Puglia olivicolo in ginocchio, Cia Puglia: "Stanziamento regionale positivo"

BARI - “Lo stanziamento regionale di 1 milione di euro, per i danni causati agli agricoltori dalle gelate dei mesi scorsi, è una prima buona notizia. Bene ha fatto l’assessore Leonardo Di Gioia a sostenere e a fare approvare l’emendamento”. Raffaele Carrabba, presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani della Puglia, commenta così l’iniziativa che darà un po’ di ossigeno alle aziende olivicole colpite da una serie molto pesante di calamità. Il settore dell’olivicoltura, in tutta la Puglia, ha subito perdite molto rilevanti, con danni che, a seconda dei casi, variano dal 30 al 60% e oltre della produzione. Particolarmente drammatiche sono state le conseguenze del maltempo che si è abbattuto sugli oliveti nei mesi di febbraio e marzo.

“In questi mesi, e con una frequenza sempre maggiore negli ultimi anni, Cia Agricoltori Italiani della Puglia ha affiancato le aziende sul campo, per monitorare i danni causati da eventi metereologici sempre più devastanti”, ha aggiunto Carrabba. “Nessuna parte della Puglia è stata risparmiata e, purtroppo, gli effetti si stanno già vedendo e si vedranno nei prossimi mesi”. Se per le ultime calamità è stato stanziato un milione di euro, CIA Puglia evidenzia che per gli eventi calamitosi del 2017 gli agricoltori stanno ancora aspettando l’istruttoria delle domande e, di conseguenza, i ristori inerenti ai tanti danni subiti.

Cia Puglia ha proposto di superare e modificare il decreto legislativo 102/2004, di istituire un nuovo e più corposo fondo nazionale per i danni da calamità naturali, e di prevedere un più ampio e agevolato accesso alla copertura assicurativa per le imprese agricole danneggiate da eventi atmosferici di eccezionale entità. “Occorre semplificare le procedure burocratiche per permettere, ad aziende e lavoratori, di usufruire delle agevolazioni previste. Gli eventi calamitosi si susseguono ormai con intervalli di tempo sempre minori l’uno dall’altro”.

Cia Puglia propone di costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dagli eventi naturali e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale e in parte dai fondi del PSR. I cambiamenti climatici in atto, secondo l’organizzazione agricola, devono spingere a una approfondita e seria riflessione, che non si limiti al momento dell'emergenza, utile a predisporre misure strutturali in grado di salvaguardare il patrimonio zootecnico e agricolo pugliese.

Pagamento delle retribuzioni con bonifico o assegno, Cia Puglia: "È il caos"

BARI - "Il divieto di pagamento in contanti degli stipendi, entrato in vigore da un mese, ha complicato la vita degli imprenditori agricoli, ha generato il caos negli uffici e agli sportelli e ha penalizzato i lavoratori. Piuttosto che allentare i legacci della burocrazia, il Governo ha pensato bene di imbrigliare ulteriormente le aziende, costrette ad accollarsi oneri aggiuntivi e ad affrontare altri disagi per gestire i pagamenti".
Il presidente regionale CIA-Agricoltori Italiani Puglia Raffaele Carrabba elenca così le criticità determinate dall'entrata in vigore dell'obbligo di pagamento delle retribuzioni tramite bonifico bancario o postale, accredito su conto corrente o assegno, disposizione introdotta con la Legge di Bilancio 2018. Le sanzioni per chi viola la norma, anche per gli acconti di stipendio consentiti nella stessa modalità, vanno da 1.000 a 5.000 euro, con possibilità di riduzione a 1.667 euro. La firma della busta paga, peraltro, non costituisce prova del pagamento dello stipendio. Le aziende sono costrette a una serie di operazioni bancarie. All'applicazione della norma, così come redatta, sono emerse tutte le difficoltà che comporta per i datori di lavoro dal punto di vista pratico.

"Una simile imposizione - spiega il presidente Carrabba - aggrava non poco gli adempimenti burocratici per le nostre aziende agricole oltre che i costi per le stesse, in un momento non proprio felice per la nostra agricoltura che, soprattutto al Sud e in Puglia, ricorre normalmente all’impiego di lavoratori stagionali, circostanza su cui influisce anche l'andamento meteo. Gli operai agricoli che prima percepivano giornalmente le retribuzioni o in anticipo sono stati penalizzati da questa nuova disposizione e ricevono, così, il loro compenso anche un mese dopo".   

Il sistema bancario si è rivelato piuttosto impreparato ad affrontare l'adempimento e numerose aziende hanno segnalato disservizi, sovraffollamento il primo del mese e difficoltà per gli acconti e l'accredito su prepagata Postepay. "Uffici postali e filiali rischiano di andare in tilt. Le aziende sono sul piede di guerra - conclude Carrabba - Avevamo chiesto di prorogare di almeno un anno l'entrata in vigore di questa disposizione. Ora sollecitiamo la modifica della normativa affinché venga consentito il pagamento in contanti entro un limite fissato, un importo che rappresenti un tetto congruo con il salario dei lavoratori agricoli. Le incombenze sono raddoppiate o addirittura triplicate, piuttosto che andare nella direzione di uno snellimento burocratico e della semplificazione, obiettivo imprescindibile per non soffocare le imprese e appesantire l'attività agricola".

Xylella, forse c'è un siero che la contrasta


di FRANCESCO GRECO - TAURISANO (LE) – Quattro buche ai 4 punti cardinali, a un metro e mezzo di distanza dal tronco, riempite del siero derivante dalla lavorazione del latte. Che finisce nell'apparato radicale. E la pianta reagisce, riprende vita, vegetazione: risorge. Se siamo alla svolta tanto attesa è presto per dirlo, no a conclusioni affrettate.

Suscita però una piccola speranza il risultato empirico di un'altra sperimentazione, l'ennesima, autarchica, partita nello scorso aprile in Salento. Una delle tante che si mettono in campo da quando gli ulivi secolari – più attaccabili delle piante giovani perché con molto xilema pregno d'acqua - cominciarono a morire, sino allo spettacolo da brivido delle foreste spettrali, da film horror, attorno a Gallipoli kalle-polis, una decina di anni fa (effetto-spelacchio). Qui non ci interessa la dietrologia: com'è accaduto, chi, dove, quando e perché, ma la dialettica planetaria e la condivisione della conoscenza a contrasto di una lebbra micidiale che ci sta impoverendo tutti, e da tutti i punti di vista. E a riprova che tutti sono impegnati, ci sono stati i colleghi del N.Y Times che hanno fatto dal Salento bellissimi reportage, condividendo il nostro dramma. Mentre il sindaco di Taurisano ne ha parlato con Paolo Mieli.

E mentre la politica si dedica alle passerelle e alle coreografie, nonché alle miserabili speculazioni di qualche politici locale dall'istinto criminale, è avvolta nelle sue stesse liturgie autoreferenziali, fra velleitarismi guasconi e populismi da luna nel pozzo i migliori alleati della farfallina che uccide gli ulivi, il paesaggio e noi stessi, la nostra anima antica e nobile, che intanto implacabile avanza (focolai a Monopoli nord, cioè, Bari, il ministro Centinaio che promette sfracelli déja-vù e poi non accadrà nulla, arriverderci al prossimo show, lo status quo è desolante), c'è anche chi, scarpe grosse e cervello fino, fa da solo e combatte contro “un nemico nuovo”.
 
Due studiosi svizzeri (un agronomo di Berna e un chimico di Lugano) che, almeno per adesso, non sono interessati alla visibilità mediatica. E che da anni analizzano il fenomeno in incognito, sul campo, “fra i contadini disperati, ormai arresi...”. Sono partiti da studi di laboratorio sulla complessa problematica eseguiti da alcune Università del Belgio, di cui c'è traccia sul web (si ritiene che, dalla California alla Florida, 130 atenei al mondo sono al lavoro su questa ispida tematica) e hanno intrecciato  conoscenze sospese fra laboratorio e pratiche antiche, accumulando ampia e si direbbe convincente documentazione.

Particolare curioso: il protocollo dei belgi sarebbe stato proposto all'Unione Europea, che sinora non avrebbe dato alcuna risposta. Succede con la burocrazia, mentre Atene piange, Sparta ride.
 
E alla fine hanno osato delle conclusioni che ci hanno dato in un incontro de visu e poi nella sperimentazione diretta nell'uliveto: si sono procurato a costo zero del siero dalla lavorazione del latte di aziende casearie del Barese (che pagano per smaltire), e si sono recati in un uliveto a Taurisano (la città del grande filosodo Giulio Ceaare Vanini, fra Gallipoli e Casarano), in agro “Don Franco” e hanno praticato delle buche attorno alle piante malate, riempiendole della sostanza (circa 5 litri): “Cura ricostituente” l'hanno chiamata. E con lo stesso siero hanno sanificato le ferite dei tagli dei rami morti. Ai loro studi è interessata anche una multinazionale tedesca che produce antibiotici.

Della serie: nella vita ci vuole passione, un autentico dolore, come diceva von Eichendorff, ti apre un solco. E vedere gli alberi ereditati dagli avi ammalarsi e morire per i due studiosi è stato uno choc terribile per chi ama la terra. Il tono accorato delle parole ben misurate nell'incontro che abhiamo avuto davanti a un caffè è rivelatore di una sensibilità e amore per la terra e le sue creature, alla “Laudato sii”.
 
“A fronte della sperimentazione durata sinora solo 3 mesi, e della stagione secca – dicono – abbiamo notato una reazione della pianta, una vegetazione inconsueta, nel senso che appare rinvigorita e la chioma più folta...”. Il nutriente (l'enzima del lattosio) quindi potrebbe aver quanto meno ostacolato e forse magari fermato il processo del disseccamento rapido e devastato le colonie del batterio-killer occludenti i vasi che portano la linfa nutriente.
 
Ora la sperimentazione (“un protocollo possibilista”) proseguirà, mentre “fra gli olivicoltori è tornata la speranza di difendere il lavoro e l'amore dei loro antenati...”. Se il siero con i suoi enzimi (lattoperossidasi) è il Sacro Graal che si cerca vanamente da anni è ancora presto per dirlo. Ma forse, chissà, siamo sulla buona strada, una volta per tutte.

“Noi siamo forti e tenaci come i thailandesi, e come loro ce la faremo....”, sorridono mentre ci stringiamo la mano nella  controra mediterranea stordita dalle cicale: sono diretti all'uliveto per un altro trattamento.
 
Ovviamente, aspettiamo ulteriori conferme di un processo virtuoso che contrasterebbe il batterio-killer che porta al disseccamento della pianta dono di Athena. Ora solo il tempo dirà la parola definitiva.

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