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Crisi di governo, Cia Puglia: "Tutto azzerato e l’agricoltura muore"

BARI - “Mentre la politica getta il Paese nel caos, l’agricoltura muore”. Sono parole dure e nette quelle di Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia, sul momento del comparto primario in relazione alla nuova fase di incertezza aperta dalla crisi di governo. “Per qualcuno, evidentemente, i sondaggi sono più importanti del destino di migliaia di imprese agricole, lavoratori e famiglie che nel 2019, tra Xylella e calamità di ogni tipo, hanno vissuto finora una delle peggiori stagioni degli ultimi 10 anni. Che fine hanno fatto i 300 milioni che, dopo una lotta durissima da parte dei gilet arancioni, eravamo finalmente riusciti a ottenere per il contrasto alla Xylella, i reimpianti e gli aiuti alle imprese? Ecco, questa è una delle nostre priorità, non i sondaggi e tantomeno un’altra lunga campagna elettorale”, ha aggiunto Carrabba.

IL LAVORO E LA MANOVRA ECONOMICA. “A settembre, c’era una manovra economica da discutere e da concertare con le forze sociali e datoriali. Ora il calendario è stato azzerato. Abbiamo avanzato delle proposte precise. Il quadro normativo attuale non aiuta le imprese: non c’è nessun sostegno all’incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale; gli imprenditori agricoli non sono messi nelle condizioni di poter fare un ‘piano assunzioni’ basato sulle reali esigenze dei cicli colturali e sulla variabilità dell’andamento dei raccolti; il costo del lavoro è fra i più alti d’Europa, con un carico eccessivo di oneri fiscali. Ecco, ora, se tutto va bene, di questo si parlerà dopo le elezioni, in piena emergenza spread, con la spada di Damocle dell’aumento dell’Iva e delle possibili sanzioni da parte dell’Europa. Era necessario gettare nel caos il Paese? A chi giova questa situazione? Agli agricoltori della Puglia no di certo, ma il sospetto è che degli agricoltori e della Puglia importi davvero poco a chi ha azzerato tutto, forse sono ritenute più importanti le autonomie differenziate di Veneto e Lombardia”, ha detto il presidente regionale di CIA Puglia.    

L'allarme di CIA Due Mari: “Le multinazionali si prendono la nostra agricoltura”


TARANTO - Molti consumatori non lo sanno, ma anche l’uva che mangiamo è soggetta a una sorta di “diritto d’autore”, poiché sempre più spesso i prodotti agricoli sono frutto di un brevetto. A brevettare le nuove varietà di tanti prodotti ortofrutticoli sono grandi società, multinazionali straniere capaci di imporre le proprie scelte agli agricoltori e al mercato. 

L’allarme è stato rilanciato, recentemente, sia da CIA Levante che da CIA Area Due Mari, le declinazioni provinciali di CIA Agricoltori Italiani che rappresentano gli agricoltori del Barese e dell’area di Taranto e Brindisi. “Il problema è molto più pesante e grave di quanto ve ne sia effettivamente consapevolezza nelle istituzioni regionali e nazionali”, ha dichiarato Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Due Mari. “Dopo la nostra denuncia di qualche giorno fa, stanno emergendo nuovi e inquietanti elementi rispetto a una questione che vede una sproporzione enorme di forze in campo”, ha aggiunto Rubino. 

“Da una parte, infatti, c’è la forza economica di multinazionali che non lesinano risorse e mezzi per far pesare le loro pretese; dall’altro, invece, ci sono gli agricoltori a cui di fatto viene negata la libertà d’impresa attraverso contratti capestro basati su royalties molto onerose da pagare”. I produttori denunciano la crescente invasività delle multinazionali in possesso dei brevetti vegetali.

Xylella: produzione olio giù del 73%


LECCE - Circa tre quarti della produzione di olive nel Leccese sono stati persi a causa della Xylella, provocando il crollo del 73% della produzione di olio nell'ultimo anno. A renderlo noto è Coldiretti Puglia.
"A Lecce il trend negativo rischia di diventare irreversibile - sottolinea il presidente Coldiretti provinciale, Gianni Cantele - con il minimo storico di 5.295 tonnellate nell'ultima campagna. La malattia ha lasciato milioni di ulivi secchi" e "il contagio in 6 anni si è allargato a nord a una velocità di più 2 chilometri al mese": "Abbiamo chiesto al ministro Lezzi che i 300 milioni, aggiuntivi ai 70 per il 2019 stanziati dal Cipe, arrivino realmente agli agricoltori che non possono più produrre olive e olio, a favore di nuovi impianti resistenti", e "ai frantoiani che stanno svendendo all'estero pezzi di frantoi".

Uva pugliese? Cia Levante: “Con le royalty, muore la libertà d’impresa”


“La questione delle royalty da pagare sulle nuove varietà di uva da tavola sta diventando una trappola silenziosa che rischia di danneggiare seriamente gli imprenditori agricoli”. E’ quanto denuncia CIA Levante, declinazione provinciale per l’area di Bari della CIA Agricoltori Italiani, attraverso le parole del presidente provinciale Felice Ardito. La questione è nota da tempo e riguarda tutta la Puglia: sulle uve da tavola senza semi, soprattutto, ma anche su moltissimi prodotti ortofrutticoli e agrumicoli, negli ultimi tempi si sta giocando una vera e propria “guerra dei brevetti”. In alcuni Paesi, come Israele, Cile e Stati Uniti, la ricerca scientifica ha prodotto nuove varietà di frutti. La proprietà intellettuale di quelle produzioni implica il pagamento delle royalty, da parte dei semplici agricoltori sul territorio, non solo per avere l’autorizzazione a coltivare determinate varietà ma anche nella successiva vendita del raccolto. “Tornare indietro non si può”, ha spiegato Giuseppe Creanza, direttore provinciale di CIA Levante, “perché queste grandi realtà che producono i brevetti sono riuscite anche a imporre le nuove varietà sul mercato mondiale”. In parole povere, le varietà tradizionali, quelle per cui non serve sottostare al regime delle royalty, non hanno più mercato, perché sono progressivamente sostituite dalle nuove. Di fatto, agli agricoltori viene imposto anche a chi vendere. Un’imposizione che, se elusa, può avere conseguenze estreme, fino al taglio delle viti. In sostanza, per poter coltivare le nuove varietà, l’azienda agricola deve sottoscrivere un contratto che la vincola non solo a pagare le royalty, ma anche a vendere e commercializzare l’uva solo attraverso uffici della società che detengono il brevetto vegetale. “In pratica si diventa ‘succursali’, una sorta di franchising, con qualcun altro che diventa padrone in casa nostra, di fatto titolare del destino di ogni politica commerciale e di vendita che decide al posto dell’agricoltore come e quanto coltivare e quale reddito deve andare a chi investe e lavora sul campo, si accolla il rischio d’impresa, paga fior di euro per assicurare i propri vigneti e li cura”, ha aggiunto Giuseppe Creanza. Condizioni capestro, un vero e proprio giogo che appare inaccettabile e lesivo della libertà d’impresa. Le royalty, in questo modo, sono pagate più e più volte, lungo tutto l’arco della fase produttiva dalla sottoscrizione del contratto fino alla commercializzazione e vendita. “Le OP, Organizzazioni di produttori”, ha spiegato Sergio Curci, responsabile GIE Ortofrutta per CIA PUGLIA, “per come sono organizzate in Italia e in Europa, sono fatte fuori dal sistema: gli agricoltori non sono liberi né di coltivarle né di piantarle, se non si assoggettano ai contratti capestro e a un sistema delle royalty che non è affatto trasparente. In Spagna, hanno affrontato il problema istituendo una società di Stato che gestisce i brevetti vegetali. In Puglia, un gruppo di produttori si sta organizzando per affrontare anche dal punto di vista giuridico la questione. E’ un problema che riguarda tutta Italia e che, in Puglia, interessa non solo l’uva ma anche le pesche, i prodotti agrumicoli e diverse specie di frutta. E’ una situazione che colpisce duramente anche i vivaisti, quelli che un tempo lavoravano con gli innesti. Fino a qualche anno fa, infatti, in Puglia come nel resto d’Italia eravamo produttori di varietà ‘selvatiche’ e di innestati. Ora, con i brevetti, è cambiato tutto. Come CIA Agricoltori Italiani della Puglia, chiediamo che il problema sia affrontato sia a livello nazionale che regionale dalle istituzioni, a cominciare da Governo centrale e Regione Puglia, perché in questo modo stiamo svendendo la nostra sovranità pezzo per pezzo, contratto dopo contratto”, ha dichiarato Sergio Curci, responsabile GIE Ortofrutta per CIA PUGLIA, “mettendo a rischio il futuro dell’agricoltura e mortificando la libertà d’impresa che ha sempre caratterizzato il comparto primario, oggi schiacciato non solo dalla parte industriale e dalla Grande Distribuzione ma anche dalle grandi multinazionali dei brevetti vegetali che, in questo modo, decidono a migliaia di chilometri di distanza come i nostri agricoltori devono portare avanti le loro aziende”, ha concluso Sergio Curci.

Xylella: Regione Puglia stanzia 30 mln per reimpianto ulivi

BARI - Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e il Direttore del Dipartimento Agricoltura Gianluca Nardone rendono note alcune importanti novità inerenti le operazioni di sostituzione degli olivi malati per Xylella con piante resistenti al batterio. 

In particolare, sono state approvate le integrazioni al Piano Operativo “Agricoltura” che dispongono l’allocazione dei 30 milioni di euro rinvenienti dal Fondo di Sviluppo e Coesione e stanziati a favore degli interventi sul territorio danneggiato da Xylella. Il Comitato di Sorveglianza ha approvato la proposta così come concordata tra il Responsabile Unico del Piano e la Regione Puglia, confermando lo stanziamento di 29 milioni di euro a favore della Misura 5 del PSR Puglia 2014-2020 per il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e da eventi catastrofici. Un ulteriore milione di euro sarà destinato all’attività di monitoraggio su base catastale delle aree colpite dal batterio così da predisporre elementi informativi utili a semplificare l’iter per il finanziamento dei futuri interventi per la ricostituzione del patrimonio olivicolo danneggiato.

Sulla base di questa decisione, l’Autorità di Gestione del PSR Puglia 2014-2020 ha deciso di scorrere la graduatoria in essere della sottomisura 5.2 ammettendo ad istruttoria tutte le domande valide pervenute in risposta al primo bando. Inoltre, in considerazione delle problematiche inerenti il reimpianto in particelle con vincoli paesaggistici e ambientali nazionali, con il medesimo provvedimento viene deciso di ammettere a concessione del contributo condizionato tutte le istruttorie valide, comprese quelle per le quali non è ancora dimostrato l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie. Si confida, comunque, che entro breve il Governo nazionale possa trovare una soluzione al blocco dei reimpianti in zone a vincolo nazionale. 

Infine, per velocizzare i tempi di finanziamento delle istanze pervenute all’amministrazione regionale, si rende noto che l’Agenzia regionale ARIF, in ossequio ai nuovi compiti ad essa affidati dalla l.r. 19/2019, sta procedendo a dotarsi delle risorse tecniche ed umane necessarie per affiancare gli uffici territoriali competenti nelle complesse istruttorie. In tal modo tutti gli aventi diritto saranno celermente messi nelle condizioni di ripristinare gli oliveti danneggiati da Xylella fastidiosa.

Xylella, M5S: "Il Governo sta dando risposte concrete agli olivicoltori"

BARI - “Dalle parole ai fatti. Il Governo continua a mantenere gli impegni presi per la lotta alla Xylella e venerdì il ministro Lezzi incontrerà gli agricoltori per continuare quel percorso di confronto e informazione già avviato nei mesi scorsi. Sono state stanziate risorse importanti e altre ancora ne verranno stanziate a breve e si sta lavorando per risolvere gli ostacoli burocratici. Stiamo dando risposte concrete agli olivicoltori per immaginare un futuro agricolo per il Salento”. Lo dichiarano i consiglieri regionali del M5S commentando l’incontro convocato venerdì prossimo a Lecce dal Ministro per il Sud Barbara Lezzi con agricoltori ed enti locali per fare il punto sulle nuove risorse finanziarie e sulle soluzioni previste per il reimpianto degli alberi.

“A Lecce - continuano - verrà esposto lo scheletro del decreto attuativo dei 300 milioni per il contrasto della Xylella  e si parlerà del reimpianto degli ulivi per il quale si registrano ancora difficoltà. Un confronto costante con gli olivicoltori che per lungo tempo si sono sentiti abbandonati dai precedenti Governi. Ora non è più così: finalmente si sta lavorando seriamente alla ricostruzione del comparto olivicolo”.

Psr, Fdi-Dit: "Vergognoso rimpallo di responsabilità tra Di Gioia ed Emiliano"

BARI - “Quando pensavamo di aver ormai toccato il fondo ci rendiamo conto che il peggio doveva ancora arrivare: mentre la Regione Puglia rischia di perdere, fra soli 5 mesi e solo per sua incapacità, oltre 162milioni di euro di risorse europee previste nel PSR, assistiamo a uno scaricabarile fra coloro che sono i colpevoli del disastro dell’Agricoltura pugliese: l’ex assessore Di Gioia che accusa il presidente Emiliano, che lo critica per la gestione del PSR, che punta il dito contro questo o quel provvedimento… è francamente di uno squallore infinito. Mai nel passato un Governo regionale aveva dato un’immagine così deleteria in un settore, l’Agricoltura, fiore all’occhiello di una regione che aveva produzioni di eccellenze". Così in una nota congiunta i consiglieri regionali Erio Congedo, Giannicola De Leonardis, Ignazio Zullo, Luigi Manca, Renato Perrini e Francesco Ventola.

“Ciò che sta accadendo oggi - prosegue la nota - certifica il fallimento del Governo Emiliano: gli uliveti salentini sono in via di desertificazione e molti vigneti e frutteti sono ridotti a brandelli per le avversità meteorologiche. Un settore in ginocchio che viene ulteriormente calpestato da chi invece che ammettere il fallimento e chiedere scusa, litiga e si azzuffa su di chi è la colpa. Mentre nell’Assessorato si continua a navigare a vista: bandi che vengono banditi e poco bloccati, sentenze della Corte dei Conti che cercano di porre rimedio agli errori fatti nella compilazione delle graduatorie del PSR, sistemi informatici che vanno in tilt. In una parola: vergognoso!".

“Stiano tranquilli Emiliano e Di Gioia gli agricoltori, ma i pugliesi in generale, sanno fin troppo che la colpa è solo la loro. E sono loro che devono rispondere sul piano politico delle loro scelte sbagliate e di conseguenza loro stessi, se hanno un minimo di coscienza, dovrebbero sentirsi degli ‘impresentabili’. Ma non basta, avvieremo tutte le azioni necessarie perché rispondano personalmente dei danni irreparabili provocati agli imprenditori agricoli dalla loro scellerata gestione”, concludono i consiglieri Fdi-Dit.

Paesaggi italiani e UNESCO: Colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene


di DONATO FORENZA - Il paesaggio italiano acquista un ulteriore riconoscimento mondiale. Dopo cinquant'anni dalla denominazione Doc, nel 1969, diventata poi Docg nel 2009,  da pochi giorni le Colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene sono state proclamate Patrimonio dell'Umanità dall’Unesco e, quindi sono divenute il 55° sito italiano. Nel Veneto  si riscontrano altri otto siti, e, pertanto, “Le Colline di Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell'Umanità” costituiscono il nono straordinario ambiente. Si ritiene che tra i vigneti e le colline del Prosecco Docg, ogni anno, si registrano oltre 400mila turisti.

 L'Icomos (l'organismo scientifico dell'Unesco) ha espresso parere favorevole al riconoscimento di un territorio unico al mondo. Nella relazione generale dell’Unesco, si rileva che "la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna” . In seguito a  studi e ricerche politematici e secondo analisi su valenze paesaggistiche è stato sancito che solamente le colline della Marca potevano assumere peculiarità uniche, tra le quali: - la tecnica della coltivazione della vite “a ciglione”, con caratteristici terrazzamenti costruiti mediante erba anziché con pietrame di muri a secco; - la morfologia “a cordonate”; - la texture a parcelle del paesaggio agrario realizzata a mosaico. “Patrimonio dell'Umanità” è un prezioso riconoscimento culturale. 

L’Unesco ritiene, inoltre, che “Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola. I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori. È grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna. Il risultato di questo forte legame è uno straordinario esempio di come questa antica cultura sia fortemente radicata alla sua terra". 

In relazione al sistema complesso del Prosecco Doc, che si stima in oltre  450 milioni di bottiglie e 2,5 miliardi di euro all'anno, la Docg, invece, produce circa  90 milioni di bottiglie per un totale di oltre 500 milioni di euro; ma nel primo caso ci sono territori di 9 province, mentre nel secondo vi sono solamente i territori di quindici comuni. Riteniamo che per la valorizzazione integrata del sistema paesaggistico occorre un piano generale di promozione interdisciplinare internazionale. La designazione dell’UNESCO potrà determinare ulteriori interessi favorendo una crescita notevole di attività turistiche e commerciali. 

Xylella divora la Puglia, Franzoso: "Subito piano Silletti, prima che inerzia di Emiliano distrugga del tutto Olivicoltura"


BARI - “Senza l’applicazione ‘alla regola’ del Piano Silletti, il monitoraggio mensile della Xylella continuerà ad essere un bollettino di guerra. Stop a singole e sparute eradicazioni delle piante infette. Avanti con l’imposizione del taglio di tutti gli alberi, anche quelli sani, nel raggio di cento metri da ogni pianta infetta. La sputacchina ha già raso al suolo buona parte del patrimonio olivicolo pugliese, se non si interviene in fretta l’inerzia di Emiliano farà il resto”. Lo dichiara Francesca Franzoso consigliere regionale di Forza Italia. 

“Le eradicazioni ‘a tappeto’ sono la parte più difficile da attuare - prosegue Franzoso - quella per cui sono sorti comitati di protesta e scudi umani intorno alle piante. Ma è l’unico modo, insieme all’uso di insetticidi, indicato dalla comunità scientifica e dalla Commissione europea per contenere la diffusione. Con l’eradicazione si creerebbe quel vuoto che non permetterebbe più all’insetto vettore di trasferire il batterio da una pianta all’altra. Il perimetro dell’area interessata all’estirpazione è stato stabilito attraverso gli studi sull’insetto vettore e la sua capacità di volare, in media, un centinaio di metri. Purtroppo questa massiccia opera di eradicazione non è stata mai attuata, a causa di un Governatore pusillanime per niente incline all’arte del governo, che oggi, supplemento di sciagura, è anche al timone dell’Agricoltura pugliese. Per questo è sempre utile ribadire l’urgenza di attuare il piano Silletti, unica medicina ufficiale contro la Xylella”.

Xylella, ecco le sperimentazioni del popolo

di FRANCESCO GRECO - TORRE MOZZA (LE). E poi ci sono le sperimentazioni del popolo, di chi ama gli ulivi e si duole nel veder avanzare la foresta di pietra, il paesaggio spettrale che offende lo sguardo e intristisce il cuore, la memoria, l’identità, perché l’ulivo “è la mamma del Salento” (Rocco Stasi). E perché siamo immersi in una tragedia epocale (“Fosse accaduta al Nord l’avrebbero affrontata seriamente…”, prof. Irene Molle) e farsi prendere dal fatalismo è fin troppo facile.

Chi non si rassegna a “perdere la storia, le radici”, all’olio spagnolo o tunisino, né alla vulgata dei politici europei e regionali: il famigerato articolo 8 (“un obbrobrio, decisioni assurde dei politici”, Botrugno) che impone espianti selvaggi, “da brividi” (e reimpianti di specie “sicure”), che farebbero del territorio un deserto (poi toccherebbe ai mandorli, gli oleandri, le circa 300 specie malate), gli innesti, le leggende metropolitane sulle varietà credute inattaccabili dal batterio-killer (leccino e frantoio millenium? “Propaganda”, Potenza), gli indennizzi solo a chi ha partita Iva, è iscritto alla Camera di Commercio e altre note stonate che aggravano il dramma.
   
Ecco allora (alla marina di Torre Mozza, “Gianni Resort”), al capezzale dell’ulivo malato, un tavolo di confronto per scambiarsi le esperienze dal basso, visto che 230 università e dozzine di sperimentazioni costose di istituzioni che non si fanno “rete”, non sortiscono effetti (o le tengono nascoste per farci il business). Mentre  “stregoni” e “sciampisti” – così li chiamano con disprezzo – con l’aiuto di sostanze naturali, nella lotta alla xylella potrebbero dire qualcosa di nuovo e mettono in rete i risultati. 
  
Denominatore comune le accuse ai politici, da cui si sentono abbandonati: “Bisogna cambiare politica e leggi”, “Perché quando ci sono calamità naturali tutti si mobilitano e con la xylella no? Lo Stato deve aiutare chi decide di salvare le piante”, alcuni dei mantra. 
  
Angelo Potenza (“Essenza Glutine”, Bari) ha illustrato i risultati della lattoperossidasi (“un sale che attacca la membrana del batterio e lo distrugge”) nell’uliveto in agro di Taurisano.
  
Giovani Sabato ha messo l’accento sulla deprofessionalizzazione degli addetti e il mancato “avvicendamento generazionale”. Risultato: “Pratiche spregiudicate che aggravano la sofferenza delle piante, che sono esseri viventi con la loro dignità, la loro anima…”. Buoni i risultati degli innesti sui pollioni più che sul tronco.   
  
Luigi Botrugno (“Antica saponeria del Salento”), è appena stato in Senato a parlare di una sperimentazione naturale iniziata 4 anni fa, detta “Nuovolivo” (col “risveglio del motore vegetativo, la resistenza di piante attaccate e il ritorno del frutto… La natura cura la natura…”. Tutto su FB. E’ una soluzione? “No, una base di partenza da supportare con le buone pratiche. E’ un’emozione indescrivibile vedere una pianta che torna a vivere… Occorre trattarle come esseri umani… Abbandonare gli ulivi è un crimine… Scandaloso non prendere in esame i nostri risultati: danno fastidio?”.

Amedeo Nardi, “DGPFharma”, Bari: “Una filiera ideologica ha portato  a tutto questo, con la disattenzione dei politici regionali e nazionali. Attenzione massima ai migranti, niente al territorio. In più ci dicono di distruggere le nostre risorse produttive. Invece dobbiamo difenderle…”.

Gianni Scarcia, da Gemini, 10 ettari, 4000 piante: “Ci hanno divisi in agricoltori di serie A e di serie B, così non rinasce il territorio… Basta piangerci addosso, dobbiamo crederci…”.
  
A breve uscirà un documentario firmato dal regista Massimo Fersini (“Totem Blue”, 2009): sarà proposto nelle scuole, perché, ha concluso Potenza “è una guerra che si deve vincere insieme ai giovani”. Una guerra lunga, pazienza zen, ha da finì a nuttata…

Perrini: “Il settore è al collasso, agricoltori tarantini sul piede di guerra”


BARI - Il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini, ha partecipato a un'infuocata riunione di piccoli e medi imprenditori agricoli tarantini. "Il presidente Emiliano sta scherzando con il fuoco, forse non si rende conto che il settore agricoltura e' una polveriera che sta per scoppiare. Ieri sera ho partecipato a una riunione di un centinaio di agricoltori (piccoli e medi imprenditori) che si sono auto convocati in una contrada di Castellaneta, Gandella, esasperati non solo perché non riescono ad avere un mutuo dalla banca o perché non riescono a ottenere risarcimenti promessi per calamita avvenute addirittura sei anni fa o perché non sanno che fine ha fatto la loro domanda per accedere al PSR... Ma perché non riescono più a "portare il pane a casa", testuali parole. E se non lo portano loro non lo portano i loro dipendenti, quelli che sono riusciti a far restare e quelli che riescono ad assumere nonostante una legge, come quella anti caporalato, sia più di ostacolo che risolutiva di problematiche. 

È chiaro che nessuno vuole assumere a nero, ma fanno rilevare i proprietari di aziende agricole le norme sono tali da avere seri problemi di reperimento della manodopera, a cominciare dagli extracomunitari che preferiscono, per un fatto economico, lavorare a cottimo e non ad ora e quindi orari che prevedono la non possibilità di poter far lavorare dalle 11 alle 16 i braccianti sono per loro penalizzanti". 

Agricoltura, Perrini: "Il settore è al collasso, Emiliano gioca con il fuoco"

BARI - A termine di una riunione particolarmente animata cui ha partecipato, presenti piccoli e medi imprenditori agricoli tarantini, il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

"Il presidente Emiliano sta scherzando con il fuoco, forse non si rende conto che il settore agricoltura e' una polveriera che sta per scoppiare. Ieri sera ho partecipato a una riunione di un centinaio di agricoltori (piccoli e medi imprenditori) che si sono auto convocati in una contrada di Castellaneta, Gandella, esasperati non solo perché non riescono ad avere un mutuo dalla banca o perché non riescono a ottenere risarcimenti promessi per calamita avvenute addirittura sei anni fa o perché non sanno che fine ha fatto la loro domanda per accedere al PSR... Ma perché non riescono più a "portare il pane a casa", testuali parole. E se non lo portano loro non lo portano i loro dipendenti, quelli che sono riusciti a far restare e quelli che riescono ad assumere nonostante una legge, come quella anti caporalato, sia più di ostacolo che risolutiva di problematiche". 

"È chiaro che nessuno vuole assumere a nero, ma fanno rilevare i proprietari di aziende agricole le norme sono tali da avere seri problemi di reperimento della manodopera, a cominciare dagli extracomunitari che preferiscono, per un fatto economico, lavorare a cottimo e non ad ora e quindi orari che prevedono la non possibilità di poter far lavorare dalle 11 alle 16 i braccianti sono per loro penalizzanti". 

"È così alle intemperie e al maltempo, ai disastri prodotti dalla Regione Puglia, dalle difficoltà del mercato dove gli ortaggi hanno una concorrenza spietata da altri Paesi extracomunitari e non si aggiungono le multe, se non gli arresti per i controlli spesso punitivi in modo sbagliato, perché come faceva rilevare qualcuno, nella riunione di ieri sera, chi ha scritto quella legge non ha mai fatto un giorno nei campi, neppure di vacanza. Sicuramente è tale chi propone il reddito di cittadinanza, quelle risorse, per esempio, sarebbero potute andare proprio al mondo agricolo per sostenere la contribuzione previdenziale degli assunti. Certo ci sono colpe della Regione e colpe del Governo, ma la pazienza del mondo agricolo è davvero finita, Emiliano non sottovaluti questo malessere, non tenga la delega, serve un assessore a tempo pieno subito". 

Cia Puglia: "Migliaia di trattori da revisionare ma non ci sono officine"

BARI - Migliaia di trattori dovranno essere revisionati entro il 30 giugno 2021, ma al momento non esistono officine meccaniche autorizzate per procedere alle revisioni. La questione riguarda tutta Italia, e dunque tutta la Puglia. Se n’è discusso durante la riunione della Giunta regionale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. “Il Decreto di Revisione generale periodica delle macchine agricole, pubblicato recentemente sulla Gazzetta Ufficiale, ha prorogato le scadenze come avevamo richiesto”, ha spiegato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Puglia. “Non si è ancora provveduto, però, a mettere a disposizione delle aziende agricole una rete di officine autorizzate a espletare i controlli e rilasciare le revisioni”, ha detto Carrabba. 

“Le questioni da affrontare, in merito al sistema dei controlli periodici, sono diverse”, ha aggiunto Nicola Cantatore, direttore provinciale di CIA Capitanata. “Oltre alle officine autorizzate, che per il momento non ci sono, c’è da considerare che il provvedimento di proroga non affronta la necessità di favorire il rinnovo e l’ammodernamento del parco macchine agricole in dotazione alle nostre aziende. Un sistema di incentivi alla rottamazione dei vecchi trattori, infatti, favorirebbe l’acquisizione di macchine agricole più sicure, meno inquinanti, più moderne e confortevoli, capaci di migliorare la qualità, l’efficienza e la sicurezza del lavoro, oltre a renderlo più sostenibile dal punto di vista ambientale”, ha dichiarato Cantatore. “Il Decreto di proroga è apprezzabile, ma non sufficiente”, ha aggiunto Giuseppe Creanza, direttore provinciale di CIA Levante. 

“Alla luce delle istanze provenienti dai nostri associati, crediamo sia necessario integrare quel decreto con una serie di provvedimenti per individuare le officine autorizzate e un vero e proprio piano nazionale con incentivi alle aziende agricole che vogliano acquistare nuove macchine agricole”. “E’ una questione di sicurezza, innanzitutto, ma riguarda anche i livelli di produttività”, ha affermato Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Due Mari (Taranto-Brindisi). Sulla stessa lunghezza d’onda Danilo Lolatte, direttore provinciale di CIA Salento. Queste le nuove scadenze: per i veicoli immatricolati entro il 31 dicembre 1983, la revisione è da effettuare entro il 30 giugno 2021; per i mezzi immatricolati dal 1° gennaio 1984 al 31 dicembre 1995, la revisione è da svolgere entro il 30 giugno 2022; per i veicoli immatricolati dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2018, revisione entro il 30 giugno 2023; per i veicoli immatricolati dopo il 1° gennaio 2019, revisione al 5° anno entro la fine del mese di prima immatricolazione.

Meteo pazzo, Cia Puglia: “Danni anche alle strutture agricole”

BARI - “Per l’agricoltura è un momento nero, come le trombe d’aria e le nubi che stanno danneggiando capannoni agricoli, sradicando alberi e strappando ortaggi e frutti dalle piante. Siamo preoccupati, anche perché non sembra esserci la giusta consapevolezza di quanto sta accadendo: le organizzazioni agricole e gli agricoltori stanno affrontando da soli un’emergenza infinita”. E’ Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani, a commentare con parole di grande preoccupazione gli effetti della nuova ondata di piogge torrenziali, trombe d’aria e grandinate che si è abbattuta sabato 13 luglio su tutta la Puglia. Campi allagati e ortaggi strappati dalle piante nel Foggiano, vigneti frustati da vento e acqua nel Barese, uliveti e alberi da frutto sferzati da vento e pioggia nel Leccese, in provincia di Brindisi e di Taranto.

DANNI ANCHE ALLE STRUTTURE - “I danni sono ingenti, con perdite pesanti per tutte le colture stagionali, ma non soltanto ai prodotti. Sono moltissimi i piccoli capannoni, rimesse, caseggiati rurali, stalle e strutture agricole più in generale che hanno subito danni, con lo scoperchiamento dei tetti, in alcuni casi l’abbattimento di muretti, recinzioni, cancelli. Le strutture dei vigneti hanno subito danni evidenti, come abbiamo ampiamente documentato, anche fotograficamente, attraverso le moltissime segnalazioni ricevute dai nostri associati. Danni sono segnalati anche alle strutture agrituristiche, ai lidi in diversi punti delle coste pugliesi”.

UNICO ASPETTO POSITIVO: LE RISERVE IDRICHE - L’unico dato positivo di questa dannosa e inquietante “stagione delle piogge”, con precipitazioni intense e concentrate a confermare la tropicalizzazione del clima (un aspetto che proprio la CIA Puglia ha segnalato per prima), è lo stato delle riserve idriche: le dighe pugliesi hanno accumulato metri cubici d’acqua. In provincia di Foggia, la diga di Occhito, posta al confine col Molise, contiene oltre 180 milioni di metri cubici d’acqua, ben 16 milioni in più dello stesso periodo dello scorso anno; valori positivi anche per gli invasi di Capaccio sul Celone (circa 15milioni di metri cubici), San Pietro sull’Osento (quasi 10milioni di metri cubici) e Marana Capacciotti (circa 36milioni di metri cubici), con un saldo positivo rispetto a luglio 2018 di oltre 17 milioni di metri cubici. 

UN TAVOLO IN 5 PUNTI - Non reggono gli impianti fognari, le strade rurali e quelle urbane si trasformano in torrenti in piena, gli alberi sradicati dal vento diventano un pericolo mortale: la straordinaria violenza degli ultimi fenomeni meteo ha messo in evidenza la fragilità del territorio. Grandinate, piogge torrenziali e raffiche violentissime di vento sono ormai diventati eventi che, periodicamente, sconvolgono la nostra regione da nord a sud, da Foggia alla Bat, dal Barese alle province di Brindisi, Lecce e Taranto. “Serve un piano straordinario per mitigare i rischi derivanti da questi eventi calamitosi. Un piano per il riassetto idrogeologico del territorio. E occorre che, una buona volta, le istituzioni si decidano a prendere di petto una riforma del sistema assicurativo per dare a tutti gli agricoltori la possibilità di stipulare polizze che li tutelino maggiormente dal rischio di perdere tutto. CIA Agricoltori Italiani, anche in Puglia, attraverso la sua proposta su ‘Il Paese che vogliamo’, lancerà una proposta forte per affrontare strutturalmente il problema derivante dall’indebolimento delle difese del territorio rispetto alle calamità. Una proposta in 5 punti per metterci subito al lavoro, tutti insieme, per difendere l’agricoltura, dare una mano agli agricoltori e risollevare questo Paese dal pantano materiale e metaforico che stiamo vivendo”, ha concluso Carrabba.

Agricoltura, Emiliano: "Parte la task force per salvare il Psr della Puglia dal disimpegno"

BARI - “Parte la task force per salvare il PSR della Puglia dal disimpegno, non sarà facile ma abbiamo il dovere di provarci”: lo ha detto oggi il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nel corso di una conferenza stampa sui temi del PSR (programma di sviluppo rurale) e degli interventi contro la Xylella. La conferenza è seguita ad un incontro con i dirigenti dell’assessorato all’Agricoltura. 

Nel corso della conferenza stampa – alla quale hanno partecipato il direttore Gianluca Nardone, il dirigente Luca Limongelli, il capo di gabinetto Claudio Stefanazzi e il commissario Arif Oronzo Milillo -  è stato annunciato che:

1) per favorire il ripristino del paesaggio e del potenziale produttivo olivicolo - dopo la decisione definita “incomprensibile” del parlamento di modificare la versione del decreto xylella nella parte in cui rendeva obbligatori i reimpianti di ulivi nei territori vincolati ad oliveto - e per evitare ritardi nella autorizzazione dei reimpianti, sarà redatta una delibera di giunta che avvierà il riconoscimento di area degradata ai fini della modifica dei vincoli del PPTR (piano paesaggistico territoriale).

2) Nelle more della modifica del PPTR, il Presidente Emiliano adotterà una delibera di giunta che interpreterà il decreto legge xylella consentendo il consequenziale reimpianto degli ulivi espiantatati, per la salvaguardia del vincolo stesso. 

“Si attende – ha detto Emiliano – che il Governo si faccia carico di rendere chiaro  che all’espianto degli ulivi morti o ammalati corrisponde sempre l’obbligo di reimpianto senza autorizzazioni da parte delle soprintendenze. Grazie a tale delibera, anche senza l’auspicato chiarimento legislativo,  sarà consentita, nelle zona vincolate, il reimpianto dello stesso numero di alberi espiantati perché morti o malati.

3) per i vivai è stata adottata dal dirigente del servizio fitosanitario una determina che consente la movimentazione nell’area infetta delle piante specificate prodotte in aree delimitate. 

4) è stata avviata la consultazione del partenariato per l’approvazione del bando per l’adeguamento dei vivai. La somma stanziata è di 2,2 milioni di euro. Infine il prossimo 20 luglio si riunirà il comitato di sorveglianza del PO agricoltura, per stanziare i 30 milioni di euro provenenti dal Fondo di Sviluppo e Coesione FSC che saranno integralmente dedicati alla misura 5, per lo scorrimento delle graduatorie in essere, per il bando vivai, per gli innesti e per il nuovo bando sul ripristino degli olivi danneggiati.

Quindi, anche per i vivai, sarà possibile aumentare lo stanziamento di 2,2 milioni secondo le necessità. L’obiettivo è la pubblicazione del bando entro il 30 luglio.

5) per procedere ad una campagna straordinaria di salvaguardia degli ulivi monumentali il Dipartimento ha redatto un protocollo per gli innesti che guiderà le azioni di sostegno con procedure semplificate. Anche questa determina sarà adottata entro il 30 luglio, sempre con le stesse risorse Fsc di cui sopra.

6) Per i frantoi e per le cooperative di trasformazione del settore oleario che operano in Salento nei territori delimitati e che stanno subendo un rilevante decremento del fatturato, poi la Regione è al lavoro per riconoscere la compensazione dei danni subiti finalizzati a sostenere il comparto olivicolo nel suo complesso e a favorirne la ripresa produttiva. 

“Il Programma di Sviluppo Rurale della Puglia che la mia amministrazione eletta a metà del 2015 si è purtroppo trovato a gestire, è stato approvato con un anno di ritardo – ha commentato il presidente Michele Emiliano - a causa delle numerosissime contestazioni cui è stato sottoposto dall’Unione Europea.

È stato poi oggetto di contenziosi pesantissimi che mai si erano verificati in passato promossi da operatori del settore che ne hanno contestato la struttura e le condizioni. Adesso stiamo cercando di concentrare su un unico bando, ovvero quello della 4.1A, dedicato agli investimenti strutturali, tutte le risorse, in modo tale da poter chiedere un passo indietro a tutti coloro che stanno pensando di impugnare l’avviso nuovamente davanti al Consiglio di Stato, dopo che la Regione ha avuto ragione nel contenzioso davanti al TAR di Bari. 

A prescindere dalla fondatezza dei ricorsi, che non discuto, rivolgo un appello caloroso a tutti questi soggetti perché si eviti tale impugnativa, anche perché stiamo trasferendo i 35 milioni di euro del secondo bando sul primo. Se questo primo bando dovesse saltare noi rischieremmo di disimpegnare tutte le somme. Ci auguriamo che il bando permanga, che si possa scorrere la graduatoria anche a quelle postazioni che oggi sono fuori e che invece potremmo recuperare. Solo in questo modo riusciremo a rispettare i termini e a non disimpegnare la spesa. 

Questo appello lo potrei reiterare a ciascuno degli interessati in maniera motivata, prendendo l’impegno in futuro a evitare che un PSR, ripeto non scritto da noi, possa determinare le medesime condizioni in cui ci siamo trovati noi adesso".

Sulla questione Xylella il presidente Emiliano ha ribadito che il decreto sulle Emergenze agricole, da poco convertito in legge, “che noi abbiamo tanto chiesto al Governo, ha subito una modifica in una parte fondamentale riguardante l’autorizzazione per legge all’espianto degli alberi morti per la Xylella. Nella bozza del decreto ciò corrispondeva all’obbligo dei reimpianti medesimi nelle zone vincolate dal punto di vista paesaggistico: un pezzo fondamentale questo che poi nella stesura è saltato. Quindi secondo alcuni interpreti per ripiantare gli ulivi dopo che gli hai espiantati si dovrebbe chiedere una autorizzazione alla Soprintendenza che, a sua volta, deve indicare quanti alberi, dove e perché, con tutta una serie di aggravi dal punto di vista burocratico non da poco, con una fatica enorme per Soprintendenze e i nostri Uffici regionali nel seguire tutte queste procedure. Il nostro suggerimento è che la legge venga interpretata in modo tale che abbia un senso: se c’è stata una legge in deroga per poter espiantare degli alberi morti, questa deve dare un senso al vincolo paesaggistico e consentire all’agricoltore di ripiantare le stesse piante che c’erano in precedenza senza bisogno di nessuna procedura. Abbiamo pertanto deciso di fare una delibera di Giunta regionale in attesa che il Governo migliori la qualità della sua legislazione, prendendoci la responsabilità di interpretare in questo modo la legge, sì da permettere solo in questo modo agli agricoltori di cominciare gli impianti nella stagione consentita, senza perdere un ulteriore anno di produzione.

Rispondendo ai giornalisti, il Presidente ha confermato che manterrà la delega all’Agricoltura.

Maltempo, Copagri Puglia: "Chicchi di grandine come palle da golf hanno quasi distrutto angurie e meloni pronti alla raccolta"

BARI - “Nella giornata di ieri una violenta e intensa grandinata si è abbattuta sulla Puglia, colpendo pesantemente tutto il versante adriatico della Regione; chicchi di grandine grandi come palline da golf hanno compromesso quasi irrimediabilmente le coltivazioni di angurie e meloni, prossime alla raccolta, e non hanno ovviamente risparmiato i frutteti, per i quali si segnalano notevoli danni”. Lo rende noto il presidente della Copagri Puglia Tommaso Battista, che ha raccolto le segnalazioni di alcuni associati.

“Parliamo di due colture che erano state tra le poche a salvarsi dai gravi danni già causati dalle perturbazioni che hanno imperversato tra maggio e giugno sulla Puglia, che sono andati ad aggiungersi a quelli legati a una lunga serie di problematiche che da tempo insistono sul primario regionale”, osserva il presidente, spiegando che la grandinata ha colpito, in particolare, tutta la zona che va da Polignano a Brindisi Sud.

“A maggio e giungo - ricorda Battista - ad essere state seriamente colpite erano state le aree del tarantino e del barese e le loro principali colture ortofrutticole, nonché i mandorleti; le forti piogge e le conseguenti alluvioni avevano danneggiato, in particolare, le ciliegie precoci e medio precoci e le varietà che stavano per arrivare sui mercati”.

“Ci siamo immediatamente attivati per raccogliere le segnalazioni dei nostri associati, così da poter avanzare una prima stima delle perdite, che già sembrano essere ingenti, e poterle di conseguenza comunicarle alle istituzioni preposte, in modo da procedere celermente con i necessari adempimenti per valutare la possibilità di avviare iniziative a tutela dei produttori agricoli”, prosegue il presidente della Copagri Puglia, esortando i comuni interessati e la Regione ad avviare con la massima urgenza una serie di sopralluoghi per verificare i danni.

In Puglia sei grandinate e una gelata nei primi sette mesi del 2019

BARI - Nei primi 7 mesi del 2019, con luglio appena iniziato, si sono già verificate 6 grandinate di eccezionale intensità in Puglia, precedute dalla grande gelata che tenne in scacco tutta la Regione nei primi giorni di gennaio. Lo scorso 14 aprile, i chicchi di ghiaccio scesi dal cielo si abbatterono sulle province di Lecce e Taranto. Dal 12 al 14 maggio, invece, furono colpite le province di Bari e di Taranto, con danni enormi soprattutto alle ciliegie. Il 2 giugno, nuove grandinate colpirono duramente le coltivazioni nelle province di Foggia (Alto Tavoliere), Lecce e Taranto. Il 18 giugno a essere colpita fu la Capitanata, soprattutto nella zona dei Monti Dauni Meridionali con ghiaccio dal cielo a Candela e Ascoli Satriano. L’ultimo episodio risale a ieri, giovedì 4 luglio, con pioggia torrenziale, allagamenti e grandine a Candela, Ascoli Satriano e Manfredonia in provincia di Foggia, nello stesso momento è stata colpita dalle grandinate anche la provincia di Taranto. 

PIU’ EVENTI, MAGGIORE INTENSITA’. “Gli eventi calamitosi, ormai, hanno una cadenza più costante rispetto a quanto accadeva in passato, e si verificano a distanza più ravvicinata l’uno dall’altro”, ha fatto rilevare Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia. “Un altro aspetto è la maggiore intensità dei fenomeni: durano di più e sono più devastanti: i chicchi di grandine scendono come proiettili e ricoprono i campi con un effetto neve che impressiona”, ha aggiunto Carrabba. “Questo vuol dire soprattutto che i danni all’agricoltura sono sempre più ingenti”.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI. Il fenomeno che preoccupa maggiormente è quello di un cambiamento generale del clima, con una tropicalizzazione piuttosto evidente e ormai consolidata sulla Puglia: a periodi di grande siccità, si alternano brevissime e devastanti “stagioni delle piogge” che acuiscono i problemi relativi al dissesto idrogeologico, rappresentano un pericolo per le popolazioni e mettono a repentaglio i cicli produttivi di un’intera annata. Studi autorevoli hanno lanciato da tempo l’allarme desertificazione. Molto complesso è anche il problema riguardante l’approvvigionamento idrico e la risorsa acqua per l’agricoltura, con schemi irrigui da aggiornare e adeguare alle rinnovate esigenze e emergenze, soprattutto nella parte meridionale della Puglia, ma con questioni aperte come la nuova diga di Piano dei Limiti anche in provincia di Foggia.  

PRATICHE PER LE CALAMITA’ DI FEBBRAIO 2018. Intanto, in tutte le sedi provinciali e locali di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, tecnici e personale dell’organizzazione sono a disposizione degli agricoltori per compilare le domande relative alle calamità che si verificarono dal 26 al 28 febbraio 2018: “Gli agricoltori possono recarsi nelle nostre sedi”, ha ricordato Carrabba, così da avere completa assistenza per compilare le domande, il contributo in conto capitale, il prestito e ammortamento quinquennale a tasso agevolato, la proroga delle operazioni di credito agrario e le agevolazioni previdenziali. CIA Agricoltori Italiani di Puglia, da tempo, sta chiedendo a tutti i livelli istituzionali di intervenire sulla questione del sistema assicurativo. Bisogna dare a tutti la possibilità di un’assicurazione accessibile e sostenibile, che metta almeno in parte al riparo da rovesci che vanificano il lavoro di un’intera stagione e spesso mettono a rischio la stessa possibilità di sopravvivenza per un’azienda agricola già massacrata da annate assurde e pesantissime. Occorre che il Governo convochi le associazioni agricole per discutere le modifiche alla legge sulle calamità e i possibili interventi sul sistema delle assicurazioni contro gli eventi calamitosi, senza dimenticare che gli agricoltori pugliesi aspettano ancora i ristori conseguenti alle nevicate e al relativo stato di calamità del 2017. 

Prezzo del grano, malcontento tra gli agricoltori. La Cia “La qualità è buona”


FOGGIA – Discrete quantità, una buona media per il contenuto proteico, ma una scarsa redditività del prezzo corrisposto ai produttori tra cui comincia a serpeggiare un diffuso malcontento: la campagna del grano, in provincia di Foggia, è ormai completata per circa l’80%, e CIA Capitanata inizia a tracciare un primo bilancio. “Le zone collinari dei Monti Dauni devono ancora ultimare la raccolta, per cui i primi dati si riferiscono a tutto il resto della provincia”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Capitanata. 

“In alcune zone, si sono raccolte punte massime di 60 quintali per ettaro; in altre si oscilla fra i 30 e i 35 quintali: in linea di massima, tuttavia, ci si può ritenere abbastanza soddisfatti per quanto riguarda le quantità. La media proteica si colloca tra i valori di 11 e 14. Di buon livello è anche il peso specifico del grano raccolto. Le note dolenti, purtroppo, arrivano ancora una volta dai prezzi corrisposti ai produttori”, ha aggiunto Ferrandino. “Chi ha sottoscritto contratti di filiera e non ha raggiunto il valore proteico concordato potrebbe avere un danno economico rilevante, e questo è un aspetto non trascurabile. Il prezzo, che all’inizio della campagna si attestava attorno ai 25 euro al quintale, negli ultimi giorni è sceso fino a 23 euro”.

Aziende tarantine a Torre Santa Susanna per superare la crisi della xylella


TARANTO – Due giorni a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, per l’ottimismo e per superare la crisi che la xylella e il maltempo hanno gettato sulla produzione agricola pugliese. 

Con CIA Agricoltori Italiani, Slow Food Italia, Gal del Primitivo, il sindaco Michele Saccomanno e l’intera Amministrazione Comunale hanno preparato degustazioni e convegni, hanno presentato la Guida degli olii extravergini e premiato i migliori produttori italiani.

A Torre Santa Susanna é stato suggellato un patto tra istituzioni e mondo del lavoro inaugurando un monumento vivo alla tradizione e alle speranze: il Museo dell’olio e delle olive. Radici e prospettive trasferite con la ricchezza della conoscenza; hanno partecipato oltre il Sindaco e l’intera Amministrazione, il Prefetto di Brindisi Dott. Umberto Guidato, Mons. Vincenzo Pisanello, l’assessore regionale Loredana Capone, il Gen. dei Carabinieri Forestali Danilo Mostacchi, Slow Food Francesca Baldereschi, il Sovrintendente delle Belle Arti Arch. Carmelo Di Fonzo, Marcello Longo per Slow Food Puglia.

Per CIA Agricoltori Italiani hanno partecipato Cinzia Pagni (presidente di Ases), Pietro De Padova (presidente CIA Due Mari Taranto Brindisi), Vito Rubino (direttore CIA Due Mari Taranto Brindisi) e Giannicola D’Amico (vicepresidente CIA Puglia).

Ases e CIA hanno rinnovato l’impegno a svolgere sul territorio iniziative di implementazione di pratiche di agricoltura sociale a favore dei più deboli e hanno confermato la disponibilità a portare avanti un progetto di rinascita di alcuni terreni confiscati alla mafia ed affidati al Comune di Torre Santa Susanna, prevedendo anche la realizzazione di iniziative anti xylella.

CIA ha, inoltre, confermato l’impegno a favore degli olivicoltori pugliesi e brindisini in questa particolare fase di congiunture negative, dovuta a calamità naturali e alla emergenza xylella, evidenziando che iniziative come quelle della Guida degli olii extravergine presentata da Slow Food non fanno che valorizzare un comparto importantissimo per l’economia territoriale, di fatto smentendo le tendenziose voci che circolano sui mercati internazionali che danno l’olio di oliva pugliese infetto da xylella. Nulla di più falso, perché il batterio xylella non attacca le drupe ma bensì la parte legnosa delle piante.

CIA Due Mari, infine, ha curato anche la presentazione ed esposizione di prodotti agricoli di eccellenza del territorio (vino, olio, confetture, funghi, ciliegie, albicocche, pomodori, prodotti da forno, etc), coordinando la partecipazione delle seguenti aziende associate: azienda agricola Lorenzo Mero di Avetrana (olio), azienda agricola San Francesco di Avetrana (olio), Tenuta Canneddi di Avetrana (olio e vino), azienda Anastasio Cazzolla di Avetrana (olio), Agriturismo Marina Piccola di Avetrana (olio, olive e vino), azienda agricola biodinamica Rosa Lacalamita di Castellaneta (salsa e confetture), De Biasi di Castellaneta (funghi e ballette), azienda agricola Di Cristo di Palagianello (albicocche), azienda agricola Le Grotte di Sileno di Castellaneta (vino e olio), azienda sinergica Dibenedetto di Castellaneta (vini l’Archetipo), Terrusi di Castellaneta (olio) e azienda Massimiliano Antonicelli di Castellaneta (ciliegie).

Xylella, studio: "Possibile rallentare il batterio"


BARI - Xylella: è possibile rallentare o fermare il batterio attraverso una appropriata strategia di gestione del vettore. È quanto emerge dallo studio “A lattice model to manage the vector and the infection of the Xylella fastidiosa on olive trees” pubblicato su Scientific Reports (https://doi.org/10.1038/s41598-019-44997-4), la prestigiosa rivista on-Line edita da Nature, a firma delle ricercatrici Annalisa Fierro (Consiglio Nazionale delle Ricerche -SPIN, Napoli), Antonella Liccardo (Università degli Studi di Napoli Federico II & Istituto Nazionale Fisica Nucleare (INFN) - Sezione di Napoli) e del professore Francesco Porcelli (DiSSPA - Università degli Studi di Bari Aldo Moro).

Lo studio propone un modello per descrivere l'invasione degli uliveti da parte del batterio Xylella Fastidiosa, con l’obiettivo di identificare una strategia integrata di gestione dell’epidemia, finalizzata ad arrestare l'infezione. Nodo cruciale di tale strategia è la gestione del vettore durante tutto il suo ciclo di vita: dagli stadi giovanili, fino all’adulto.

"In questo lavoro, - scrivono i ricercatori - costruiamo un modello per simulare l'interazione tra batteri, vettori ed alberi e analizziamo l’effetto di diverse azioni di controllo degli adulti sulla diffusione della epidemia. Al fine di quantificare la probabilità che una pianta venga infettata da Xylella fastidiosa, consideriamo quattro fattori cruciali: l’infettività del batterio, l’efficienza della trasmissione da parte del vettore, il numero di vettori e il tempo trascorso dal vettore sulla pianta ‘ospite’.

Nel nostro modello l'uliveto è raffigurato da un semplice reticolo quadrato con alberi di ulivo e vegetazione erbacea distribuiti sui siti del reticolo in modo da imitare la tipica struttura di un uliveto con diversi possibili valori del sesto d’impianto; i vettori adulti sono rappresentati da particelle che si muovono sul reticolo secondo regole dettate dall'interazione tra il ciclo di vita del vettore e quello della vegetazione.

Su questo modello di base, si legge nel lavoro, creiamo una strategia di gestione integrata degli infestanti basata su una accurata definizione di modi, tempi e entità delle azioni di controllo disponibili. In particolare la tempistica e la sequenza degli interventi risulta cruciale. Così facendo gli autori dimostrano che è possibile invertire l'inarrestabile invasione da parte della Xylella fastidiosa pauca ST53, mediante una strategia razionale di controllo del vettore e della trasmissione’.

“Lo studio lascia pensare - afferma il professore Francesco Porcelli - che si possa significativamente rallentare sino ad arrestare il batterio, prevenendo l’infezione di ulteriori olivi e lo scempio del nostro territorio. La corretta temporizzazione e la massima efficacia degli interventi chimici, cioè il loro minimo uso, si dimostrano chiavi capaci di aprire la porta ad un futuro dell’agricoltura sostenibile e meno incerto”.

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