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Grano, Cia Puglia: "Annata appena sufficiente, contratti di filiera da rivedere"

BARI - È stata un'annata granaria appena sufficiente quella da poco archiviata. A tracciare un bilancio della campagna 2018 è CIA Capitanata, da una delle principali piazze cerealicole d'Italia, da sempre termometro del mercato nazionale. "C'è stata una produzione inferiore rispetto al 2017, soprattutto a causa del clima sfavorevole in alcune zone, ma con un elevato tenore proteico - spiega il presidente CIA Capitanata Michele Ferrandino -. Registriamo però una diminuzione delle importazioni dall'estero, conseguenza del grano rimasto invenduto nei depositi in Capitanata. Parliamo di circa 400mila quintali di grano residuo del 2016 e 2017. Ad oggi, sono arrivati un milione e mezzo di quintali di grano francese, circa un milione e quattrocentomila quintali di grano canadese, dall'Australia 1,6 milioni di quintali e 1,750 milioni dal Kazakistan. Hanno scaricato anche il messicano. L'industria molitoria giustifica le importazioni con la produzione inferiore rispetto alle esigenze quantitative, ma non è una scusa plausibile".

Il granaio d'Italia si conferma detentore della qualità che non viene però adeguatamente retribuita. "Alcuni contratti di filiera hanno tenuto, altri non hanno funzionato - continua il presidente CIA Capitanata Ferrandino - Gli accordi di filiera vanno rivisti, cercando di renderli omogenei e più flessibili. Il prezzo non soddisfa la parte agricola. Sappiamo benissimo quali costi per ettaro debbano accollarsi gli agricoltori. Riscontriamo difficoltà di vendita, c'è sempre meno richiesta di grano locale in zona. Se la musica non dovesse cambiare, consentendoci di continuare la produzione in Capitanata, a questo prezzo, in alcune zone in particolare, gli agricoltori potrebbero decidere di non seminare più. Sarebbe la fine del grano".

Non si ferma il pressing di CIA Puglia per portare la Cun del grano duro in Puglia, a Foggia, e anzi, l'organizzazione agricola rilancia. "Non vorremmo che una volta accantonata l'annata granaria, la battaglia per istituire la Cun a Foggia finisse nel dimenticatoio - afferma il presidente CIA Puglia Raffaele Carrabba - Sin dal primo momento ci siamo battuti per far valere la candidatura del capoluogo dauno. Però non illudiamoci che la Cun possa portare un reddito maggiore, erronea convinzione che si sta diffondendo. Non è questo il principio. Ma la Cun può garantire finalmente regole certe e trasparenza nelle quotazioni".

Dopo un'annata cerealicola poco esaltante, preoccupano anche i primi numeri di una campagna del pomodoro, partita solo il 24 luglio scorso, che rischia di rivelarsi altrettanto insoddisfacente. "Il prodotto è buono, salvo zone colpite da disastri climatici, bombe d'acqua e grandine - prosegue il presidente CIA Capitanata - Speriamo ci smentiscano le stime definitive, ma secondo le previsioni, rispetto all'anno scorso, la produzione sarà inferiore, non sufficiente per stare nei parametri di spesa che ogni agricoltore sostiene. Grazie ai contratti sottoscritti dalla "Princes Industrie Alimentari" antecedenti all'accordo, il prezzo si è mantenuto invariato, perché l'idea delle industrie era quella di abbassare il costo della materia prima".

Si prevede una produzione di 850 quintali per ettaro circa, con un calo delle rese intorno al 20%, determinato in larga parte dall'andamento climatico. Difficile coprire le spese. Il prezzo si attesta sugli 87 euro a tonnellata per il pomodoro tondo, 97 euro a tonnellata per il lungo. Un Distretto funzionante, invocato da anni da CIA Puglia, consentirebbe di ristabilire la programmazione e regole certe. "Ci lavoriamo da tempo, ma purtroppo non riesce a decollare, soprattutto per la disorganizzazione della parte industriale - conclude il presidente regionale CIA Puglia Raffaele Carrabba -. Potremmo costruire un Distretto unico per dare forza al Made in Italy e innalzare il range di prezzo, affinché diventi remunerativo. Il pomodoro lungo, poi, è la nostra peculiarità, una fortuna per il Sud, e dobbiamo difenderla a tutti i costi".

Agricoltura, Turco: "Per le aziende tarantine bando da 400mila euro, opportunità da non perdere"

BARI - “Un’iniezione di risorse e di opportunità, che permetterà alle aziende tarantine di diversificare la propria offerta con un ventaglio di iniziative e di servizi”. Esprime soddisfazione il consigliere regionale de La Puglia con Emiliano, Giuseppe Turco, per il via libera della Regione Puglia al bando da 400mila euro a sostegno delle aziende agricole tarantine.

“Fondi – spiega – che colmano il disagio e l’ingiustizia patiti dalle tante aziende ioniche rientranti sì nel perimetro delle isole amministrative di Taranto e delle zone peri-urbane del capoluogo, ma che erano rimaste escluse dai finanziamenti previsti dal PSR 2014-2020. Ora, invece, arriva un importante segnale di attenzione: le aziende potranno accedere ai finanziamenti su progetti tesi, ad esempio, a nuovi investimenti su agriturismi, masserie didattiche e sociali, creando così nuove opportunità di lavoro per l’imprenditoria femminile e giovanile”.

“Arriviamo a questo bando – aggiunge Turco – grazie a un lavoro di concertazione e di squadra tra assessorato regionale alla Agricoltura e Confagricoltura Taranto, iniziato a dicembre scorso con un mio emendamento approvato nella manovra del bilancio regionale di previsione e che andava proprio in questa direzione. Per questo mi impegno sin da ora, nel prossimo di bilancio, di poter raddoppiare i fondi per questa importantissima misura di sostegno. Taranto – conclude il consigliere ionico – ha già patito troppo su più fronti e adesso merita, di conseguenza, tutta l’attenzione del caso, con iniziative che coniughino lavoro, tutela dell’ambiente, sviluppo e reali opportunità di cambiamento. E sono sicuro che attorno a questo tema, il comparto agricolo, tutti i colleghi tarantini di maggioranza e di opposizione sapranno, ancora una volta, fare fronte comune nell’interesse della comunità”.

La FAO promuove la Puglia: straordinaria ricchezza di biodiversità


BRINDISI - La biodiversità è la più grande ricchezza della Puglia. Lo ha potuto constatare di persona Kae Sekine, docente giapponese della Aichi Gakun University e inviata esperta della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), che il 31 luglio e mercoledì 1 agosto ha visitato la Puglia. La missione pugliese di Kae Sekine è stata organizzata da CIA Nazionale e Cia Agricoltori Italiani della Puglia. L’esperta della FAO ha voluto visitare la nostra regione per studiare quanto incidano, sul mercato e sulla qualità del cibo, i presidi Slow Food e la crescita del settore biologico.

La prima tappa del tour, il 31 luglio, è stata Torre Canne, frazione di Fasano, nel Brindisino, dove si coltiva il Pomodoro Regina, presidio Slow Food e prodotto più unico che raro per le sue eccezionali proprietà organolettiche. La seconda tappa della missione pugliese ha condotto l’inviata della FAO in provincia di Foggia, nel territorio di Manfredonia e Monte Sant’Angelo, dove si produce un altro prodotto che è presidio Slow Food, il caciocavallo podolico del Gargano.

“Kae Sekine ha oltremodo apprezzato il gusto, le proprietà e le modalità di produzione del Pomodoro Regina”, spiega Giannicola D’Amico, vicepresidente CIA Puglia che, assieme al presidente provinciale di CIA Due Mari (Brindisi-Taranto) Pietro De Padova ha accompagnato l’inviata FAO con il direttore del Parco delle Dune Costiere Gianfranco Ciola, il referente del presidio Slow Food del Pomodoro Regina Franco Chialà e Mariantonietta Pinto, storica conoscitrice del territorio.

L’esperta giapponese, in agro di Torre Canne, ha visitato l’azienda Doprogen, mostrando grande interesse per le eccellenze del territorio e acquisendo informazioni su ogni aspetto della produzione delle tipicità. “Al termine della visita”, racconta Pietro De Padova, “ha potuto assaporare alcune pietanze tipiche a base di pomodoro e fichi: dalla tradizionale ‘cialledda’ alle friselline con pomodoro, e ancora le fave con contorni di peperoni al sugo di pomodoro, la pizza con i fichi e, naturalmente, le immancabili orecchiette”.

Mercoledì 1 agosto, la missione pugliese è proseguita a Manfredonia, nell’Azienda Agricola di Francesco Prencipe, e a Monte Sant’Angelo alla scoperta della cooperativa Azienza Agricola Sitizzo. “Qui nel Foggiano”, dichiara Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Capitanata che ha fatto da “cicerone” alla importante ospite organizzando la tappa foggiana con il direttore di Cia Capitanata Nicola Cantatore, “abbiamo fatto conoscere all’inviata FAO i nostri presidi Slow Food e alcune produzioni biologiche di pregio come asparagi, broccoletti, cavolfiori, pomodori, prodotti caseari, salumi e prosciutti”.

Pranzo a Monte Sant’Angelo, nella Masseria dell’Azienda agricola Sitizzo, dove l’inviata FAO è rimasta colpita da gusto e consistenza del caciocavallo podolico del Gargano. La visita in Puglia è stata un successo. “Kae Sekine ha apprezzato l’alto livello qualitativo sia dei prodotti che degli standard di produzione”, spiega ancora Giannicola D’Amico. “La biodiversità, in Puglia, è realmente il primo fattore di qualità ed eccellenza che rende unica la nostra agricoltura e dà la possibilità, al comparto primario, di puntare su internazionalizzazione e incremento del valore aggiunto dei nostri prodotti”.

In Puglia olivicolo in ginocchio, Cia Puglia: "Stanziamento regionale positivo"

BARI - “Lo stanziamento regionale di 1 milione di euro, per i danni causati agli agricoltori dalle gelate dei mesi scorsi, è una prima buona notizia. Bene ha fatto l’assessore Leonardo Di Gioia a sostenere e a fare approvare l’emendamento”. Raffaele Carrabba, presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani della Puglia, commenta così l’iniziativa che darà un po’ di ossigeno alle aziende olivicole colpite da una serie molto pesante di calamità. Il settore dell’olivicoltura, in tutta la Puglia, ha subito perdite molto rilevanti, con danni che, a seconda dei casi, variano dal 30 al 60% e oltre della produzione. Particolarmente drammatiche sono state le conseguenze del maltempo che si è abbattuto sugli oliveti nei mesi di febbraio e marzo.

“In questi mesi, e con una frequenza sempre maggiore negli ultimi anni, Cia Agricoltori Italiani della Puglia ha affiancato le aziende sul campo, per monitorare i danni causati da eventi metereologici sempre più devastanti”, ha aggiunto Carrabba. “Nessuna parte della Puglia è stata risparmiata e, purtroppo, gli effetti si stanno già vedendo e si vedranno nei prossimi mesi”. Se per le ultime calamità è stato stanziato un milione di euro, CIA Puglia evidenzia che per gli eventi calamitosi del 2017 gli agricoltori stanno ancora aspettando l’istruttoria delle domande e, di conseguenza, i ristori inerenti ai tanti danni subiti.

Cia Puglia ha proposto di superare e modificare il decreto legislativo 102/2004, di istituire un nuovo e più corposo fondo nazionale per i danni da calamità naturali, e di prevedere un più ampio e agevolato accesso alla copertura assicurativa per le imprese agricole danneggiate da eventi atmosferici di eccezionale entità. “Occorre semplificare le procedure burocratiche per permettere, ad aziende e lavoratori, di usufruire delle agevolazioni previste. Gli eventi calamitosi si susseguono ormai con intervalli di tempo sempre minori l’uno dall’altro”.

Cia Puglia propone di costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dagli eventi naturali e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale e in parte dai fondi del PSR. I cambiamenti climatici in atto, secondo l’organizzazione agricola, devono spingere a una approfondita e seria riflessione, che non si limiti al momento dell'emergenza, utile a predisporre misure strutturali in grado di salvaguardare il patrimonio zootecnico e agricolo pugliese.

Pagamento delle retribuzioni con bonifico o assegno, Cia Puglia: "È il caos"

BARI - "Il divieto di pagamento in contanti degli stipendi, entrato in vigore da un mese, ha complicato la vita degli imprenditori agricoli, ha generato il caos negli uffici e agli sportelli e ha penalizzato i lavoratori. Piuttosto che allentare i legacci della burocrazia, il Governo ha pensato bene di imbrigliare ulteriormente le aziende, costrette ad accollarsi oneri aggiuntivi e ad affrontare altri disagi per gestire i pagamenti".
Il presidente regionale CIA-Agricoltori Italiani Puglia Raffaele Carrabba elenca così le criticità determinate dall'entrata in vigore dell'obbligo di pagamento delle retribuzioni tramite bonifico bancario o postale, accredito su conto corrente o assegno, disposizione introdotta con la Legge di Bilancio 2018. Le sanzioni per chi viola la norma, anche per gli acconti di stipendio consentiti nella stessa modalità, vanno da 1.000 a 5.000 euro, con possibilità di riduzione a 1.667 euro. La firma della busta paga, peraltro, non costituisce prova del pagamento dello stipendio. Le aziende sono costrette a una serie di operazioni bancarie. All'applicazione della norma, così come redatta, sono emerse tutte le difficoltà che comporta per i datori di lavoro dal punto di vista pratico.

"Una simile imposizione - spiega il presidente Carrabba - aggrava non poco gli adempimenti burocratici per le nostre aziende agricole oltre che i costi per le stesse, in un momento non proprio felice per la nostra agricoltura che, soprattutto al Sud e in Puglia, ricorre normalmente all’impiego di lavoratori stagionali, circostanza su cui influisce anche l'andamento meteo. Gli operai agricoli che prima percepivano giornalmente le retribuzioni o in anticipo sono stati penalizzati da questa nuova disposizione e ricevono, così, il loro compenso anche un mese dopo".   

Il sistema bancario si è rivelato piuttosto impreparato ad affrontare l'adempimento e numerose aziende hanno segnalato disservizi, sovraffollamento il primo del mese e difficoltà per gli acconti e l'accredito su prepagata Postepay. "Uffici postali e filiali rischiano di andare in tilt. Le aziende sono sul piede di guerra - conclude Carrabba - Avevamo chiesto di prorogare di almeno un anno l'entrata in vigore di questa disposizione. Ora sollecitiamo la modifica della normativa affinché venga consentito il pagamento in contanti entro un limite fissato, un importo che rappresenti un tetto congruo con il salario dei lavoratori agricoli. Le incombenze sono raddoppiate o addirittura triplicate, piuttosto che andare nella direzione di uno snellimento burocratico e della semplificazione, obiettivo imprescindibile per non soffocare le imprese e appesantire l'attività agricola".

Xylella, forse c'è un siero che la contrasta


di FRANCESCO GRECO - TAURISANO (LE) – Quattro buche ai 4 punti cardinali, a un metro e mezzo di distanza dal tronco, riempite del siero derivante dalla lavorazione del latte. Che finisce nell'apparato radicale. E la pianta reagisce, riprende vita, vegetazione: risorge. Se siamo alla svolta tanto attesa è presto per dirlo, no a conclusioni affrettate.

Suscita però una piccola speranza il risultato empirico di un'altra sperimentazione, l'ennesima, autarchica, partita nello scorso aprile in Salento. Una delle tante che si mettono in campo da quando gli ulivi secolari – più attaccabili delle piante giovani perché con molto xilema pregno d'acqua - cominciarono a morire, sino allo spettacolo da brivido delle foreste spettrali, da film horror, attorno a Gallipoli kalle-polis, una decina di anni fa (effetto-spelacchio). Qui non ci interessa la dietrologia: com'è accaduto, chi, dove, quando e perché, ma la dialettica planetaria e la condivisione della conoscenza a contrasto di una lebbra micidiale che ci sta impoverendo tutti, e da tutti i punti di vista. E a riprova che tutti sono impegnati, ci sono stati i colleghi del N.Y Times che hanno fatto dal Salento bellissimi reportage, condividendo il nostro dramma. Mentre il sindaco di Taurisano ne ha parlato con Paolo Mieli.

E mentre la politica si dedica alle passerelle e alle coreografie, nonché alle miserabili speculazioni di qualche politici locale dall'istinto criminale, è avvolta nelle sue stesse liturgie autoreferenziali, fra velleitarismi guasconi e populismi da luna nel pozzo i migliori alleati della farfallina che uccide gli ulivi, il paesaggio e noi stessi, la nostra anima antica e nobile, che intanto implacabile avanza (focolai a Monopoli nord, cioè, Bari, il ministro Centinaio che promette sfracelli déja-vù e poi non accadrà nulla, arriverderci al prossimo show, lo status quo è desolante), c'è anche chi, scarpe grosse e cervello fino, fa da solo e combatte contro “un nemico nuovo”.
 
Due studiosi svizzeri (un agronomo di Berna e un chimico di Lugano) che, almeno per adesso, non sono interessati alla visibilità mediatica. E che da anni analizzano il fenomeno in incognito, sul campo, “fra i contadini disperati, ormai arresi...”. Sono partiti da studi di laboratorio sulla complessa problematica eseguiti da alcune Università del Belgio, di cui c'è traccia sul web (si ritiene che, dalla California alla Florida, 130 atenei al mondo sono al lavoro su questa ispida tematica) e hanno intrecciato  conoscenze sospese fra laboratorio e pratiche antiche, accumulando ampia e si direbbe convincente documentazione.

Particolare curioso: il protocollo dei belgi sarebbe stato proposto all'Unione Europea, che sinora non avrebbe dato alcuna risposta. Succede con la burocrazia, mentre Atene piange, Sparta ride.
 
E alla fine hanno osato delle conclusioni che ci hanno dato in un incontro de visu e poi nella sperimentazione diretta nell'uliveto: si sono procurato a costo zero del siero dalla lavorazione del latte di aziende casearie del Barese (che pagano per smaltire), e si sono recati in un uliveto a Taurisano (la città del grande filosodo Giulio Ceaare Vanini, fra Gallipoli e Casarano), in agro “Don Franco” e hanno praticato delle buche attorno alle piante malate, riempiendole della sostanza (circa 5 litri): “Cura ricostituente” l'hanno chiamata. E con lo stesso siero hanno sanificato le ferite dei tagli dei rami morti. Ai loro studi è interessata anche una multinazionale tedesca che produce antibiotici.

Della serie: nella vita ci vuole passione, un autentico dolore, come diceva von Eichendorff, ti apre un solco. E vedere gli alberi ereditati dagli avi ammalarsi e morire per i due studiosi è stato uno choc terribile per chi ama la terra. Il tono accorato delle parole ben misurate nell'incontro che abhiamo avuto davanti a un caffè è rivelatore di una sensibilità e amore per la terra e le sue creature, alla “Laudato sii”.
 
“A fronte della sperimentazione durata sinora solo 3 mesi, e della stagione secca – dicono – abbiamo notato una reazione della pianta, una vegetazione inconsueta, nel senso che appare rinvigorita e la chioma più folta...”. Il nutriente (l'enzima del lattosio) quindi potrebbe aver quanto meno ostacolato e forse magari fermato il processo del disseccamento rapido e devastato le colonie del batterio-killer occludenti i vasi che portano la linfa nutriente.
 
Ora la sperimentazione (“un protocollo possibilista”) proseguirà, mentre “fra gli olivicoltori è tornata la speranza di difendere il lavoro e l'amore dei loro antenati...”. Se il siero con i suoi enzimi (lattoperossidasi) è il Sacro Graal che si cerca vanamente da anni è ancora presto per dirlo. Ma forse, chissà, siamo sulla buona strada, una volta per tutte.

“Noi siamo forti e tenaci come i thailandesi, e come loro ce la faremo....”, sorridono mentre ci stringiamo la mano nella  controra mediterranea stordita dalle cicale: sono diretti all'uliveto per un altro trattamento.
 
Ovviamente, aspettiamo ulteriori conferme di un processo virtuoso che contrasterebbe il batterio-killer che porta al disseccamento della pianta dono di Athena. Ora solo il tempo dirà la parola definitiva.

Xylella, oggi incontro Emiliano, De Castro, Fitto: "Leale collaborazione istituzionale a sostegno dei piccoli olivicoltori pugliesi"

BARI - Si è tenuto oggi presso la Regione Puglia l’incontro tra il presidente Michele Emiliano e gli eurodeputati Paolo De Castro e Raffaele Fitto, per realizzare iniziative congiunte a sostegno dei piccoli olivicoltori in relazione al problema Xylella.

“La Regione Puglia oltre ad investire nella ricerca per continuare a cercare la possibilità di sconfiggere il batterio ed oltre all’attuazione di una strategia che intende realizzare assieme al Governo per accelerare il più possibile nella zona cuscinetto i tagli per limitare e rallentare l'espansione della malattia, intende sostenere il settore dell’olivicoltura pugliese e si pone il problema di come far sopravvivere le imprese e soprattutto i piccoli olivicoltori.

I piccoli olivicoltori rappresentano una parte importante del fatturato di intere cooperative che avevano iniziato, anche grazie ai finanziamenti regionali, un processo di industrializzazione e di creazione di una filiera, che aveva qualificato le nostre produzioni e le aveva avviate sul percorso simile a quello fatto per il vino.

Questo processo si è interrotto e noi dobbiamo restituire agli olivicoltori la capacità di resistere agli eventi che si stanno verificando. La proposta che oggi mi è stata illustrata dagli onorevoli Fitto e De Castro va in questa direzione: significare all'Unione Europea, ma anche al Governo nazionale, la necessità di consentire a queste entità decisive per la tutela del territorio e della nostra forza produttiva, di aumentare la loro capacità di resistenza sostituendo con finanziamenti i mancati introiti, ed evitare la desertificazione produttiva e del paesaggio.

Quindi ho accolto con felicità e gratitudine autentica l’incontro odierno, perché in questo momento la cosa più importante è che la Puglia sta mettendo in campo una collaborazione istituzionale trasversale anche tra diverse forze politiche rispetto al problema Xylella, nella consapevolezza di quello che sta accadendo, con la volontà di collaborare in maniera sincera e senza specifici protagonismi. Questa unità di intenti è una delle cose delle quali essere orgogliosi come pugliesi. Perché un conto sono alcuni momenti di confronto politico e un conto sono le vicende che affliggono seriamente la nostra comunità”.

Rifiuti a Cerignola, la Cia: "E' una bomba a orologeria"

CERIGNOLA (FG) – “Siamo al disastro ambientale, occorre che le istituzioni facciano rimuovere al più presto le circa 800 tonnellate di rifiuti, in avanzato grado di decomposizione, che l’Amministrazione comunale di Cerignola ha fatto depositare all’Interporto”. E’ questo il grido d’allarme degli imprenditori agricoli cerignolani raccolto da CIA Agricoltori Italiani di Capitanata.

“Da più di 20 giorni, al centro di un’area dove insistono coltivazioni d’eccellenza del tessuto agroalimentare cerignolano, enormi cumuli di rifiuti di ogni tipo sono stati abbandonati a fermentare sotto il sole, con rischi crescenti per la salute dei cittadini e quella degli agricoltori e dei lavoratori agricoli in particolare, esposti più da vicino agli agenti inquinanti sprigionati da un’enorme discarica a cielo aperto”, ha dichiarato Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Capitanata. Il caldo di questi giorni sta agendo. Al rischio rappresentato dai liquami e dalle sostanze liberate dai rifiuti, si unisce il pericolo sempre più consistente di incendi dovuti all’autocombustione. Il sito è stato posto sotto sequestro, ma questo certamente non risolve il problema rappresentato dalla presenza così massiccia di rifiuti di ogni tipo a poca distanza dai campi coltivati e dalla presenza di persone che lavorano tutti i giorni in quella zona.

“CIA Agricoltori Italiani della Capitanata non entra nel merito delle responsabilità e delle polemiche politiche che riguardano questo vero e proprio disastro, ma una cosa è certa: la situazione non è sostenibile, occorre porvi rimedio, è necessario che le istituzioni a tutti i livelli si facciano carico di un problema che interessa direttamente la salute di migliaia di persone, oltre che l’economia di un comparto, quello agricolo, che fa di Cerignola una delle prime città italiane per produzioni d’eccellenza”, ha aggiunto Ferrandino.

“La situazione dell’Interporto è una bomba a orologeria: bisogna disinnescarla quanto prima, scongiurando il pericolo che quella montagna di rifiuti crei altri disastri e danni irreparabili”, ha concluso Ferrandino.

Xylella, Emiliano: restituire un futuro all'ovicoltura pugliese grazie alla ricerca

BARI - “È stata una buona idea invitare il Ministro dell'Agricoltura Centinaio qui in Puglia. Sta parlando con i contadini, si sta rendendo conto che i pugliesi non sono diversi da tutti gli altri contadini italiani e questa conoscenza diretta è importantissima. Siamo convinti che bisogna varare un piano B, a prescindere dal frenare il morbo per non farlo risalire lungo l'Italia e a prescindere dal contenimento della malattia”.

“Ci sono due livelli della battaglia - spiega Emiliano - evitare che l’infezione si estenda ad altre zone, e per quello non c’è altro rimedio che tagliare gli alberi infetti nella zona cuscinetto, come peraltro impone l’Unione europea. E poi c’è la battaglia per restituire un futuro all’olivicoltura pugliese che è stata colpita duramente. Qui c'è gente che ha dovuto licenziare, che non riesce più a far funzionare le proprie aziende. Adesso bisogna offrire a queste persone la possibilità di combattere con noi questa battaglia senza chiudere i frantoi e le cooperative”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al termine dei sopralluoghi nei campi salentini colpiti da Xylella dov’è questa mattina ha portato il ministro alle politiche agricole Gian Marco Centinaio. Nei due campi visitati prima a Cannole e poi a Presicce si stanno sperimentando diversi metodi per contrastare la Xylella, rispettivamente con preparati chimici e con innesti.

“Abbiamo fatto il primo sopralluogo in un oliveto ammalato che però è rimasto produttivo, da quello che si può vedere, grazie a una lotta chimica: gli alberi malati, grazie a un preparato, sono stati messi in condizione di produrre. E quindi la prevenzione del disseccamento attraverso questo medicinale che viene utilizzato ha dato dei risultati e li abbiamo mostrati al ministro”.

“Poi c’è la strada degli innesti - prosegue Emiliano - e le due strategie non sono affatto in conflitto l’una con l’altra, anzi, potrebbero essere complementari. Insieme questi strumenti possono dare un buon risultato. Nel secondo sopralluogo abbiamo infatti visto vari tipi di ulivo che sono stati innestati, per verificare se in questa maniera è possibile salvare gli alberi monumentali, che sono ovviamente quelli che ci preme di più non tagliare, attraverso la verifica della resistenza di queste varietà, cultivar si dice con termine tecnico, rispetto alla xyella.  Questo evidentemente è un compito molto importante anche perché può rideterminare centinaia di nuove cultivar di ulivo fino ad oggi non utilizzate, che potrebbero essere resistenti o, speriamo in un miracolo, addirittura indenni dalla malattia. Ma bisogna studiare e ci vorranno anni per trovare queste nuove cultivar di ulivo”.

Il Ministro Centinaio e il Presidente Emiliano sono arrivati a Lecce, in Prefettura, con il Prefetto Claudio Palomba, per incontrare istituzioni scientifiche, rappresentanti sindacali e delle associazioni degli agricoltori, sindaci e parlamentari delle province di Lecce e Brindisi, presidenti della Province, autorità.

Vico (Pd): "A tre anni dalla morte di Paola Clemente la lotta al caporalato è una partita ancora aperta"

BARI - Il 13 luglio 2015, Paola Clemente, bracciante agricola 49enne di San Giorgio Ionico (Ta), moriva nei campi di Andria, nel barese. In seguito alla sua morte, ad un anno di distanza, venne emanata la legge di contrasto al caporalato 199/2016.

Il caporalato, oggi, nel nostro Paese, è l'ultimo anello della catena della più spregiudicata forma di lavoro nero irregolare, finanche, in taluni casi, della tratta delle persone. Ma chi sono e quanti sono le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, chi sono i caporali e chi fa la commissione al caporale?

I braccianti agricoli e giornalieri di campagna sono un po’ di più di un milione: il 70% sono italiani, la restante parte stranieri. Il terzo rapporto Agromafie e caporalato del maggio 2016, realizzato dall’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, rileva che sono trai 400 e i 430mila i lavoratori irregolari impiegati nel settore agricolo in Italia, di cui circa 100mila versano in condizioni di sfruttamento e grave vulnerabilità.

Nel Mezzogiorno l'89% della manodopera è italiano; nel centro nord i braccianti agricoli italiani sono circa il 42%. Il Paese è tagliato a metà: al Sud, prevalenza di braccianti italiani e al Nord di stranieri. In Puglia i braccianti italiani sono il 76%, in Sicilia e Campania il 74%, in Trentino il 38%, in Piemonte e in Veneto il 45%. Se dalle campagne italiane sparissero i lavoratori stranieri, l’agricoltura nazionale subirebbe un calo incalcolabile. Un recente studio condotto dall’Uila (Unione italiana dei lavoratori agroalimentari), documenta in modo dettagliato che, soprattutto nelle aree del Paese a forte trazione leghista, se in agricoltura ad essere impiegati fossero solo gli italiani, la produzione si bloccherebbe. Senza gli immigrati, in Piemonte sparirebbero dai campi 20mila lavoratori su 32mila; nella provincia di Mantova verrebbe a mancare il 58% della manodopera, a Pordenone circa il 66%, a Verona il 69%, a Cuneo si sfiorerebbe il 74% e a Bolzano l’81% L’intero settentrione, senza immigrati, perderebbe in media il 57% della forza lavoro nei campi. Leggermente più bassa la percentuale che si andrebbe a perdere nel centro Italia, fra Toscana, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, dove senza manodopera straniera si dovrebbe trovare il modo di integrare circa il 50% di lavoratori. I dati, come già detto, sono differenti nel Sud Italia e nelle isole, dove predominano i lavoratori italiani.

In questo contesto, il caporalato, in molti casi, governa il mercato del lavoro agricolo, in sostituzione dello Stato e delle leggi. Ciò riguarda prevalentemente il Mezzogiorno d'Italia.

Tutto questo produce un danno erariale annuo, in termini di evasione, stimato in 600 milioni di euro, mentre il resto della paga contrattuale, tagliata a metà, come fosse una provvigione, entra nelle tasche del caporale di turno. Costui, il caporale, è un intermediario che riceve una commissione e la esegue, organizzando le squadre, decidendo il salario per i lavoratori, il periodo di lavoro, apre la richiesta per il collocamento e deciderà, casomai, quante giornate legali dovranno essere denunciate, utilizza le società interinali e le agenzie private di trasporti, definisce per sé il prezzo dell’intermediazione. Insomma, organizza un mercato del lavoro non legale parallelo a quello ufficiale. E questa attività diventa, poi, una vera e propria tratta delle persone, quando i braccianti sono stranieri e non solo nei periodi delle grandi raccolte del pomodoro, dell'anguria, dell'uva, degli ortaggi, ma sempre, tutti i giorni. La legge 199 del 2016, con le sue disposizioni, che legislativamente assumono un'azione di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura, di riallineamento retributivo nel settore agricolo, sta dimostrando la sua efficacia per il contrasto al caporalato. E questo è dimostrato anche dagli arresti avvenuti in tutta Italia dal 2016 ad oggi. Gli esiti positivi prodotti dalla legge 199, sono confermati dal rapporto annuale dell’attività di vigilanza dell’Ispettorato nazionale del lavoro di febbraio 2018 che evidenzia 5mila222 lavoratori irregolari rilevati durante le ispezioni effettuate nel 2017 e 387 vittime di sfruttamento in agricoltura per mezzo dell’attività di polizia giudiziaria; sono stati inoltre emessi 360 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriale, di cui 312 successivamente revocati a seguito di regolarizzazione.

Un risultato importantissimo che non possiamo dimenticare essere il frutto del lavoro del Governo Renzi, dei Ministri Orlando e Martina, del Parlamento italiano, delle due Camere, delle Commissioni giustizia e lavoro, dei sindacati dei lavoratori agricoli, delle loro battaglie e di quelle delle associazioni agricole, che rimangono un contributo decisivo e fondamentale. Una battaglia per la legalità e la dignità dei lavoratori e delle aziende agricole virtuose. Questo provvedimento, ora, non può assolutamente essere affossato. Anzi, per incidere in profondità, ha bisogno di una nuova stagione civile e culturale della lotta al fenomeno del caporalato, che muova dalle istituzioni territoriali.

Tartufi: in IV Commissione via libera alla modifica della legge su raccolta e commercializzazione

BARI - Approvata a maggioranza (astenuti FI e M5S), la modifica della legge che regolamenta la ricerca, la raccolta, la coltivazione e la commercializzazione dei tartufi nel territorio pugliese. La modifica recepisce alcune norme nazionali ed interviene a sanare il vuoti intercorso con l’emanazione della legge gente in materia e quella che ha disciplinato il riordino delle funzioni delle province, enti cui era stato demandato il compito di attivare le commissioni d’esame per il rilascio dei tesserini di ricerca e raccolta dei tartufi.

La legge stabilisce gli ambiti di raccolta e le differenze tra tartufaia naturale, controllata e riservata, all’interno dei quali la raccolta può avvenire dietro rilascio di autorizzazione in capo alla Regione, ente destinatario delle domande per sostenere l’esame di idoneità professionale. Una norma transitoria delega alla Città Metropolitana di Bari con riferimento alle commissioni di esame per le istanze provenienti dall’intero territorio regionale, fino alla data di costituzione della commissioni d’esame.

Cia Puglia: "Questa burocrazia ammazza le imprese agricole"

BARI - “La legge di Bilancio 2018 pone divieto di pagamento degli stipendi in contanti, che sarà in vigore dal 1 luglio 2018, deve essere cambiata: giusto combattere gli abusi contro i lavoratori, ma per le aziende agricole che devono gestire rapporti di lavoro anche di soli 2 o 3 giorni, questa legge è penalizzante, appesantisce, e non poco, la gestione amministrativa dell’impresa, produce inutili lungaggini e le solite scartoffie a cui stare dietro”. E’ Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia a sostenere la necessità di cambiare la normativa, venendo incontro a un necessario alleggerimento del peso della burocrazia che rallenta, complica le cose e aumenta i costi di gestione delle imprese agricole.

LA SITUAZIONE IN PUGLIA - Le 34.700 imprese pugliesi del comparto primario che assumono manodopera rappresentano circa il 19% del totale delle aziende agricole che assumono manodopera in Italia. Oltre il 50% sono imprese medio-piccole, che rappresentano la maggior parte delle realtà imprenditoriali che assumo manodopera, con il maggior turn over di operai durante il singolo mese e che sono soggette alle stesse regole delle aziende strutturate con operai assunti per lunghi periodi. Il numero degli operai assunti in agricoltura, in Puglia, è pari a circa 186mila unità, vale a dire il 18% degli operai agricoli assunti in tutta Italia.

L’agricoltura pugliese è caratterizzata da colture che necessitano un gran numero di giornate lavorative ad alto ricambio periodico: si pensi alla coltivazione dell’uva da tavola e delle colture orticole, che necessitano di grandi numeri di operai per pochi giorni. Numerosi rapporti di lavoro devono essere chiusi per pochi giorni in un mese, per poi essere riaperti nel corso dello stesso mese per altre poche giornate.

UN’ESIGENZA PECULIARE - “Molte volte”, ha spiegato Felice Ardito, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani Levante, “ci troviamo di fronte a rapporti di lavoro di 2-3 giorni in un periodo del mese. Quegli stessi rapporti lavorativi che vengono chiusi dopo pochi giorni, sono poi riaperti per un altro breve lasso di tempo. Nelle sole province di Bari e Bat ci sono oltre 38.000 ettari investiti a coltivazioni viticole, più di 120.000 ettari di oliveti, quasi 27.000 ettari di colture frutticole, circa 9.000 ettari di coltivazioni orticole. Parliamo di oltre 2,8 milioni di giornate lavorative. Parliamo di sburocratizzare ma si fa giusto l’opposto”. Ecco perché la norma va cambiata. Per CIA Agricoltori Italiani di Puglia è necessario che il governo intervenga con urgenza sul tema. La Cia, pur condividendo l’obiettivo della norma imposta per combattere gli abusi contro i lavoratori, chiede delle semplificazioni in presenza di una situazione, come quella dell’agricoltura pugliese e barese in particolare. Ulteriori appesantimenti burocratici strozzerebbero le imprese agricole, costrette a dedicare oltre il 30% del proprio tempo-lavoro per stare dietro agli incartamenti. A ciò si aggiungono gli adempimenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ necessario rivedere la normativa e la legislazione a livello nazionale, tenendo conto delle peculiarità del comparto agricolo, legato per lo più alle condizioni climatiche e alla deperibilità dei prodotti, tenendo conto della stagionalità delle operazioni colturali e della natura dei contratti di lavoro dei braccianti agricoli. “Va cambiata la norma relativa alle visite mediche alle quali un lavoratore deve sottoporsi ogni volta che viene assunto da un’azienda agricola, anche nello stesso periodo: serve attivare una sorta di libretto medico del lavoratore che l’operaio porti con sé e che attesti, per un periodo prestabilito di tempo, il suo stato di salute, indipendentemente dalla azienda presso la quale lavora. La norma va cambiata, così che sia il medico curante, che conosce le reali condizioni di salute del soggetto, a effettuare una valutazione preventiva dello stato di salute del lavoratore, a garanzia anche delle dichiarazioni che il lavoratore rilascia in sede di visita dal medico del lavoro”, ha concluso Raffaele Carrabba.

Prezzo del grano duro, agricoltori pugliesi: "C’è molta rabbia"

BARI - “C’è molta rabbia. Sul prezzo del grano, è in atto una partita senza regole giocata sulla pelle dei produttori”. E’ questo il commento di Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani di Puglia, sulla situazione determinatasi alla Borsa Merci della Camera di Commercio di Foggia. Alla seduta della Borsa Merci di mercoledì 27 giugno erano presenti Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani Capitanata, e la sua vice Silvana Roberto. In Capitanata, la stagione si sta caratterizzando per una minore quantità di raccolto per ettaro e una buona media proteica del grano. La bassa produzione e il buon livello di contenuto proteico, insieme agli accordi stipulati con i contratti di filiera, dovrebbero determinare un prezzo migliore da corrispondere ai produttori, ma la Borsa Merci ha messo in evidenza un’altra realtà. Il prezzo continua ad attestarsi su livelli non remunerativi per i produttori. “Nelle quotazioni, è stata inserita una categoria mai considerata prima d’ora, quella sul cosiddetto grano mandorlato”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente provinciale di Cia Capitanata.

“La parte agroindustriale sostiene che il grano mandorlato sarebbe quello che ha perso qualità a causa delle bombe d’acqua che si sono abbattute sul territorio nelle ultime settimane. Siamo riusciti a ottenere che quella categoria venisse cancellata perché non esiste un grano mandorlato, un espediente per continuare a tenere basso il prezzo a danno degli agricoltori”, ha aggiunto Silvana Roberto. Secondo CIA Agricoltori Italiani di Puglia, inoltre, non vi può essere alcuna giustificazione ai tentativi di rimettere in discussione i prezzi stabiliti nei contratti di filiera. “Ai contratti ci si deve attenere, tutti. Qui invece sembra si voglia intervenire sia sulle regole della domanda e dell’offerta, che dovrebbero essere normalmente determinate da quantità e qualità, sia sugli accordi messi nero su bianco”, ha continuato Ferrandino. “Pretendiamo che la Giunta determini una griglia di parametri certi a cui attenersi per la rilevazione del prezzo. Parametri certi, non modificabili con l’inserimento di categorie inesistenti. La verità è che, ancora una volta, sta arrivando troppo grano dall’estero e questo a tutto danno dei produttori italiani”.

“Continuiamo a sostenere che la CUN, la Commissione Unica Nazionale sul prezzo del grano duro, debba trovare la sua naturale collocazione in Puglia, a Foggia. Lo sosteniamo da sempre. Prima ancora che questo passo sia compiuto, occorre che le regole sulla determinazione dei prezzi siano rispettate e non si tenti di modificarle ‘geneticamente’ con trovate singolari, come quella sul cosiddetto grano mandorlato. Regole chiare, certe e per tutti. Non chiediamo altro. Gli agricoltori hanno messo in campo il loro lavoro, investendo per produrre qualità. Era quello che ci veniva chiesto e sia le organizzazioni agricole sia i produttori hanno risposto in modo positivo. A questa risposta e alla qualità prodotta, sia corrisposto il giusto prezzo. Un’altra ‘guerra del grano’, come quella del 2016, avrebbe conseguenze molto negative su tutto il sistema”, ha concluso il presidente provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Capitanata.

Emergenza maltempo: grandine e piogge persistenti degli ultimi giorni aumentano la stima dei danni

BARI - Dalla tropicalizzazione del clima a grandinate, da trombe d’aria a vere e proprie bombe d’acqua: il clima nella provincia di Taranto, come nel resto della Puglia, sembra essere impazzito e a pagarne le conseguenze è l’agricoltura.

Il persistere delle piogge di questi ultimi giorni, sia nel versante occidentale della provincia ionica che in quello orientale, ha provocato seri danni alle colture viticole e ortofrutticole e la conta dei danni aumenta, se si considera quanto già prodotto in termini negativi sull’agricoltura dalle gelate e dalle grandinate di febbraio e marzo.

Dagli ortaggi in pieno campo agli oliveti, dai mandorleti sino al grano. In questi giorni, vigneti di uva da tavola sono stati danneggiati dalla grandine nel versante nord di Castellaneta: qui interi campi di grano sono stati piegati dal vento e molti frutteti danneggiati; campi di trifoglio distrutti, interi campi di pomodori, zucchine e angurie finiti sott’acqua a Ginosa come a Palagiano.

Le bombe d’acqua non hanno risparmiato neanche la zona orientale della provincia ionica, manifestandosi a macchia di leopardo a Sava, Manduria, Avetrana, San Marzano, Grottaglie, colpendo un po’ tutte le culture, ulivo compreso.

E’ stata una primavera anomala, che si classifica al quarto posto tra le più calde dal 1800, ma con il 21% di precipitazioni in più rispetto alla media storica, sulla base dei dati Isac Cnr. E per questo inizio d’estate, le previsioni non sembrano promettere nulla di buono. “Precipitazioni, che – come denunciato da Aldo Raffaele De Sario, direttore Coldiretti Taranto – sta annullando gli sforzi degli agricoltori che non solo stanno perdendo le produzioni, ma si vedono anche costretti a subire l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori agricoli si trovano ad affrontare fenomeni meteorologici violenti controversi: ondate di maltempo si alternano a parentesi di caldo fuori stagione e le colture ne soffrono”.

“Ma la vera criticità – spiega Alfonso Cavallo, presidente Coldiretti Taranto – è la persistenza di questi fenomeni meteorologici e, soprattutto, delle piogge, che stanno interessando l’intera area ionica da circa un mese e mezzo e che sui frutti di stagione stanno contribuendo a far aumentare le malattie fungine. E’ questa la vera anomalia, che per gli imprenditori agricoli rende la situazione insostenibile”.

Cosa fare? “Investire sempre di più nelle assicurazioni – suggerisce Cavallo – in modo da tutelarsi. Necessita velocizzare anche il rimborso dei premi assicurativi da parte di Agea, che spesso avviene dopo due – tre anni e ciò porta sempre più agricoltori a rinunciare alla stipula delle polizze”.

Quindi, da Cavallo arriva l’appello a sensibilizzare gli agricoltori ad assicurarsi, ma anche la richiesta di riformare il sistema assicurativo: “Va rivisto, dal momento che non è più in grado di soddisfare appieno le reali e attuali esigenze degli agricoltori”.

Puglia flagellata dal maltempo, gli agricoltori: "Cambiare la 102"


BARI - Superare e modificare il decreto legislativo 102/2004, istituire un nuovo e più corposo fondo nazionale per i danni da calamità naturali, prevedere un più ampio e agevolato accesso alla copertura assicurativa per le imprese agricole danneggiate da eventi atmosferici di eccezionale entità. Inoltre, occorre semplificare le procedure burocratiche per permettere, ad aziende e lavoratori, di usufruire delle agevolazioni previste. Sono queste, in estrema sintesi, le proposte di CIA Agricoltori Italiani di Puglia sulla drammatica emergenza determinata dal maltempo che ha imperversato sulla regione nei giorni scorsi, con bombe d’acqua, allagamenti e grandinate che hanno danneggiato o compromesso del tutto i raccolti.

“Chiediamo alla Regione Puglia di attivarsi immediatamente per richiedere al governo la dichiarazione dello stato di calamità. Tutti abbiamo visto cosa è successo nel Salento, in provincia di Foggia, nella Bat e in provincia di Bari in questi ultimi giorni, con le grandinate, nubifragi violentissimi, bombe d’acqua e allagamenti”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Puglia. “E’ drammatico quanto sta succedendo negli ultimi anni, ma sembra che ad averne contezza siano solo gli agricoltori”, ha aggiunto Carrabba.

“Gli eventi calamitosi si susseguono ormai con intervalli di tempo sempre minori l’uno dall’altro. La nostra proposta è di costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dagli eventi naturali e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale e in parte dai fondi del PSR. Non possiamo più permetterci che i sacrifici di una vita vengano annientati dalle calamità. I cambiamenti climatici in atto devono spingerci a una approfondita e seria riflessione, che non si limiti al momento dell'emergenza, utile a predisporre misure strutturali in grado di salvaguardare il patrimonio zootecnico e agricolo pugliese. Abbiamo visto la disperazione negli occhi dei nostri agricoltori davanti alla devastazione nelle campagne e le loro vite non possono essere subordinate a tempi burocratici biblici. Aiutarli ora e subito è l'unica via per restituire speranza e reddito alle imprese", ha spiegato il presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani di Puglia.

Xylella: Regione Puglia dispone pagamenti per 950 agricoltori

BARI - Disposti i pagamenti a favore di 950 agricoltori della provincia di Brindisi e Lecce per i danni subiti sino a settembre del 2015 da Xylella fastidiosa. E' stato firmato ieri, 15 giugno 2018, il provvedimento regionale con il quale si riconoscono 11 milioni e 750 mila euro agli agricoltori danneggiati ed interessati dalla prima declaratoria di calamità.

Le risorse verranno versate nelle casse dei comuni in cui gli agricoltori operano per essere poi, finalmente, trasferite ai beneficiari.

“La Regione Puglia – rende noto l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia – ha sottoscritto la determina che stabilisce le somme da liquidare ai comuni per gli agricoltori aventi diritto che avevano predisposto la domanda nel settembre del 2015, a seguito della prima declaratoria dello stato di calamità da Xylella fastidiosa. Un risultato portato a termine in due anni e mezzo per una calamità le cui procedure complesse solitamente necessitano di tempi molto più lunghi per essere espletate. Ora toccherà ai Comuni erogare le somme ai beneficiari".

"Si tratta, ad ogni modo, di un risultato molto positivo - prosegue -, frutto della stretta sinergia tra Regione e Amministrazioni comunali. A queste ultime, infatti, spetta il compito di verificare e quantificare la sussistenza del danno. A fronte di una richiesta di circa 14 milioni di euro da parte dei comuni si trasferisce alle 82 Amministrazioni che ne hanno fatto richiesta l’importo di 11 milioni 750 mila euro stanziati a valere sul Fondo di Solidarietà Nazionale. Il trasferimento è, ovviamente, disposto ripartendo le somme disponibili in maniera proporzionale al danno accertato da ciascun comune. Ma è del tutto evidente - conclude - che con questo provvedimento si è in grado di compensare quasi per intero i danni subiti dando, così, una prima risposta agli agricoltori salentini oramai stremati dalla batteriosi".

Emergenza Xylella, Fitto e Decastro incontrano il Commissario europeo Hogan

STRASBURGO - Emergenza Xylella: dopo il Commissario europeo per la Salute e la Sicurezza alimentare, Andriukaitis, gli europarlamentari Raffaele Fitto e Paolo De Castro, questa mattina a Strasburgo, hanno incontrato il  Commissario Europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, Phil Hogan.

“E’ stato un incontro molto importante e proficuo, perché il commissario Hogan  è responsabile della politica agricola – spiegano Fitto e De Castro –, anche a lui abbiamo ipotizzato di costruire una misura del PSR nazionale finalizzata a bloccare l’espansione del batterio e, così come è accaduto la settimana scorsa con Andriukaitis, Hogan si è dimostrato estremamente disponibile. Ha condiviso le nostre preoccupazioni e si è detto pronto a supportate la creazione di programma nazionale di ricostruzione dell’olivicoltura salentina, co-finanziato dall’Unione con i fondi dello Sviluppo Rurale non solo della Regione Puglia, ma in modo solidale da tutte le regioni interessate al contenimento ed al rischio espansione di tale infezione.

“Un risultato che si può ottenere, se messe da parte le polemiche, tutte le istituzioni interessate lavorano in sinergia – aggiungono – perciò nei prossimi giorni ci attiveremo per incontrare il neo ministro all’Agricoltura, Centinaio, il presidente della Regione Puglia, Emiliano, e tutti i rappresentanti delle categorie agricole.

“Il Programma di ricostruzione tramite una misura nazionale del psr costruita assieme alla Commissione è meno complicato di un decreto legge che comunque deve essere autorizzato dall’UE – concludono Fitto e De Castro - inoltre garantirebbe una compensazione economica a tutte le aziende che decidano di eradicare gli ulivi infetti, sostituendoli con varietà resistenti (così come reso possibile dalla recente abrogazione dell’art. 5 della decisione), con l’obiettivo di ridurre significativamente le fonti di inoculo e fermare la continua espansione del patogeno. Il provvedimento dovrebbe dunque coprire non solo i costi di reimpianto, ma soprattutto compenserebbe la perdita di reddito degli olivicoltori derivante dall’abbattimento, per un periodo che potrebbe andare fino a 5 anni, di modo da accompagnarli alla totale ripresa della loro attività in modo economicamente sostenibile: solo così potremo ridare speranza e possibilità di programmare il futuro all’olivicoltura e a tutta l’agricoltura pugliese”.


Dati Psr, Congedo: "Dalla Puglia nessuna garanzia, Agea ci classifica in fondo alle graduatorie. La Regione reagisca e dia le opportune garanzie"

BARI - Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) diffonde i dati dei Psr 2014-2020 relativi alle Regioni italiane: il dato della Puglia sorprende, viene superato da regioni storicamente arretrate quali la Calabria e la Sicilia, con un avanzamento di spesa pubblica dell'11.08% rispetto ad una media nazionale del 16.80% e a quella delle Regioni meridionali del 15.61%. Seppure la Puglia preceda il Friuli, il Lazio, la Liguria, le Marche, l'Abruzzo e la Campania, le graduatorie finora pubblicate per varie misure non rappresentano ancora impegni di spesa giuridicamente vincolanti e attestano il non raggiungimento per la Puglia del target di spesa al 31/12/2018. In particolare, come avanzamento di spesa pubblica, la Calabria si attesta al 23,03% e la Sicilia al 19,98%, rispetto all’11,08% della Puglia. Fratelli d'Italia da tempo denuncia la staticità delle politiche agricole, in particolare dei fondi del PSR pugliese che giacciono nel cassetto e che gli agricoltori pugliesi aspettano invano. Ora la Regione Puglia dia delle garanzie agli operatori del settore che già sono in condizione precaria. Così Erio Congedo, consigliere regionale Fratelli d'Italia Puglia.

Monte S.Angelo (Fg) sotto attacco da 15 giorni: lupi all’assalto degli allevamenti

MONTE SANT’ANGELO (FG) – “Negli ultimi 15 giorni, gli attacchi dei lupi si sono intensificati”. E’ questo il grido d’allarme arrivato da un allevatore di Monte Sant’Angelo. Un pastore se l’è vista brutta, nei giorni scorsi, quando ha tentato di sottrarre una pecora alle mire di un lupo. Ha dovuto desistere, per non finire anche lui sotto le fauci del temibile predatore. “Alla sede di CIA Agricoltori Italiani di Monte Sant’Angelo, è arrivata più di una segnalazione: segno che, negli ultimi 15 giorni, i fenomeni già frequenti negli ultimi mesi sono andati ulteriormente intensificandosi”, ha spiegato Nicola Cantatore, direttore provinciale di CIA Capitanata.

“Al problema dei lupi, si aggiunge quello dei cinghiali”, ha commentato Michele Ferrandino, presidente provinciale di CIA Capitanata. “Quello dei rischi e dei danni provocati dagli animali selvatici è un problema che riguarda tutta la regione”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Puglia. La CIA Agricoltori Italiani, lo scorso gennaio, proprio a Monte Sant’Angelo e in altre città pugliesi è stata la prima a raccogliere l’sos di allevatori e agricoltori. Da troppo tempo, lupi e cinghiali sono in costante aumento e rappresentano una presenza sempre più pericolosa, anche perché non è stata controllata. Sta diventando insostenibile per tutti, non soltanto per il mondo agricolo o per gli allevatori, perché entrano nelle città, nei paesi, e un cinghiale non va sottovalutato, specie quando è affamato. A inizio anno, tra Apricena e San Nicandro Garganico, i cinghiali hanno quasi completamente distrutto un campo di diciassette ettari coltivato ad avena. Ora si teme per la campagna del grano e per i danni che i cinghiali possono creare. In un mese, delle trenta domande d’indennizzo pervenute all'ATC-Ambito Territoriale di Caccia di Foggia, ventisette sono relative ai danni da cinghiali.

"A livello regionale, abbiamo formulato una serie di proposte finora inascoltate – ha ricordato il presidente regionale Carrabba -. Si parla ancora di indennizzi nelle ultime bozze della proposta di legge in discussione: noi non vogliamo indennizzi, noi vogliamo risarcimenti che coprano per intero l’ammontare del danno”. Il fenomeno non riguarda soltanto la provincia di Foggia ma tutta la Puglia e il resto del Paese. I danni provocati dagli attacchi di lupi, ungulati ma anche storni possono arrivare a mettere in ginocchio un'azienda. "Servono regole certe - spiega il presidente provinciale CIA Capitanata Michele Ferrandino illustrando le proposte della Confederazione - Noi chiediamo prima di tutto non un indennizzo ma un risarcimento danni, che deve essere congruo e immediato, e un controllo della fauna selvatica".

Leonardo Santucci, Responsabile Gie Zootecnia di Cia Capitanata, da anni si batte per la modifica della normativa relativa ai danni da fauna selvatica. Due anni fa la sua azienda ha subito un attacco da lupi: "Per 25 capi abbattuti di cui 14 adulti - ha raccontato - ho ricevuto dopo circa ottanta giorni un indennizzo di 210 euro. Per molti allevatori non conviene neanche preparare la documentazione". Ha attentamente studiato la nuova bozza della proposta di legge ed elenca le perplessità: "Ci dicono che dovremmo avere un indennizzo pari ai prezzi della Camera di Commercio ma non basta, perché il valore del capo di bestiame o di una coltura è di gran lunga superiore e il danno non si riduce al costo in sé. Nelle altre regioni l'indennizzo per un capo di pecore si aggira intorno ai 200-250 euro, per un vitello siamo intorno ai 700 euro. Sono cifre che in regione Puglia ci sogniamo. Ci dicono di fare delle recinzioni con rete elettrosaldata: un'azienda zootecnica del Gargano di 100-200 ettari quanti soldi dovrebbe investire? ".

'Xylella Fastidiosa: obiettivi, metodi e strategie': convegno a Lecce promosso dalla Regione Puglia

LECCE - “Il ruolo della Regione Puglia nella Gestione di Xylella Fastidiosa: obiettivi, metodi e strategie” è il tema del Convegno di studi promosso e organizzato dalla Regione Puglia – Assessorato Agricoltura e Risorse Agroalimentari, in programma Mercoledì 13 Giugno 2018 presso il Campus Ecotekne di Lecce (edificio Angelo Rizzo, Aula Y1).

Un appuntamento formativo ed informativo che consentirà ad un pubblico specializzato e non, di conoscere quale sia la situazione attuale della Xylella fastidiosa, riscontrata per la prima volta nel Salento, nell’estate del 2013.

Che cosa è cambiato in questi cinque anni? A che punto siamo con l’individuazione di un rimedio? Come possiamo sostenere gli imprenditori olivicoli?

A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere attraverso un’intera giornata di studio e confronto tra tutti i principali studiosi e ricercatori delle Università e degli Enti di Ricerca coinvolti nello studio di questa patologia vegetale. Sarà, inoltre, l’occasione per fare il punto in materia di prevenzione (attività di monitoraggio e misure fitosanitarie) e conoscere nel dettaglio le azioni di supporto alle aziende colpite da Xylella.

Il Convegno sarà suddiviso in due sessioni: Azioni a regia diretta (mattina) e Cooperazione e sostegno alla Ricerca (pomeriggio) e vedrà la partecipazione del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e dell’assessore regionale all’Agricoltura Leo di Gioia.

All’iniziativa è stato invitato il neo Ministro delle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio.