Visualizzazione post con etichetta Intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intervista. Mostra tutti i post

Cancro, "180mila morti all'anno? Troppi...". Parla l'oncologo pugliese Leo

di FRANCESCO GRECO - MILANO. "180mila morti all'anno per cancro sono troppo, dopo 40 anni di ricerca...". Insomma, un default. La vive come una sconfitta personale, privata il prof. Ermanno Leo, pugliese (Canosa di Puglia), oncologo di fama mondiale, direttore S. C. Colo-Rettale presso la Fondazione IRCCS (Istituto Nazionale dei Tumori) di Milano.

Da decenni è impegnato su un fronte così delicato e complesso. Un pianeta in cui si vive anche di annunci di farmaci che non cambiano lo status quo, o lo sfiorano solo in superficie.

Intanto per l'anno che verrà si prevede che nel mondo si ammaleranno 18 milioni di persone. Per l'OMS "un'epidemia".

DOMANDA: Lei è molto critico verso quella che chiama spettacolarizzazione della ricerca: i bugiardini dei farmaci antitumorali sono troppo bugiardi?
RISPOSTA: "Purtroppo i farmaci antitumorali non sono accompagnati dai bugiardini, ma i risultati di efficacia sono affidati a risultati di studi comparativi fra diversi 'protocolli'".

D. Troppe leggende metropolitane, annunci roboanti, fake news: quali le più smaccate?
R. "Credo che la stampa debba rivedere i criteri di valutazione delle notizie, in particolare sul cancro. 180mila morti l'anno avrebbero il diritto di chiederci tante cose...".

D. Si può ipotizzare che le percentuali delle guarigioni che leggiamo sui giornali sono gonfiate, quindi irreali?
R. "Dovrebbero specificare in quali stadi della malattia possiamo offrire buoni risultati. In particolare: diagnosi precoce (tumori piccoli) e chirurghi adeguati ed esperti e casistiche ben consolidate e documentate. Che si scelgano mani esperte a prescindere dall'immobile".

D. E' un danno notevole che gli istituti di ricerca pubblici e privati non si coordinano, per gelosia probabilmente e che non esiste un registro unico dei risultati raggiunti?
R. "Il coordinamento sarebbe auspicabile, ma soprattutto la veridicità dei risultati. Evitare che il controllore sia il controllato, o suo amico".

D. "Regaliamo la ricerca alle multinazionali": cosa vuol dire, che il pubblico abdica al suo ruolo?
R. "La ricerca è nelle mani delle multinazionali, finalizzata alla produzione dei farmaci. I medici sono solo utilizzatori e spero ne valutino correttamente i risultati (anche scontentando i fornitori!!!)".

D. Lei sostiene che dopo tanto tempo e risorse nella lotta al cancro siamo quasi all'anno zero e poco ne sappiamo, eppure oggi c'è molta informazione sul tema...
R. "Per ora abbiamo solo queste armi. Spero si cambi strada...".

D. Vogliamo suggerire qualche consiglio per la prevenzione?
R. "Credo che i suggerimenti delle Regioni siano una buona guida. In particolare suggerisco, oltre la ricerca del sangue occulto nelle feci, dopo i 45 anni di eseguire una colonscopia (con sedazione), in particolare a chi ha precedenti famigliari  per tumore del colon-retto. Sino a quando i genitori perderanno i figli e i figli perderanno i genitori (per i tumori), dovremo farci un serio esame di coscienza".

Barocco: i lieti giorni di Firenze, Napoli e Montisardui

di FRANCESCO GRECO - “Hoggi vengo à cantar i lieti giorni/ De la bella Partenope, che accoglie/ In se nove delitie, e ardenti voglie,/ Però sien dolci à te gli miei ritorni”.
 
Un uomo, il suo tempo. Nella sua musica immortale, la ricca semantica, la bellezza, la poesia, le contaminazioni, la modernità.

E’ l’opera di Girolamo (Hieronymus) Melcarne, detto “Il Montesardo”dal nome del centro del Capo di Leuca che gli diede i natali (1575 ca. - Lecce, 1645, ca.), e che visse nel cuore pulsante, nel pathos intenso del periodo barocco.

Amori e umori, passioni e sublimazioni panteiste, vaghezze dello spirito, chiaroscuri dell’anima, sguardi teneri di amanti e silenzipregnid’attesa, pallori delle mani e rossori improvvisi, dolcezza dei sentimenti, lieve carsicità delle emozioni.
 
“O fortunati giorni ove mortali/ Godons’à l’ombra de diletti tanti/ Di sollazzi, di gioie e dolci canti,/ Venite à cantar meco ò voi mortali”. 
 
Una scoperta,vent’anni fa, e una paziente ricognizione dell’opera e delle trascrizioni ed esecuzioni in giro per l’Europa: il maestro di violino Doriano Longo (Depressa, 1964) ha reso popolare come una star “il Montesardo”, raffinato compositore e chitarrista eclettico.
 
La “scoperta” dell’uomo e l’artista di cui, per dirla con Fellini, poco si sapeva e molto si immaginava (solo di recente si è appreso di un suo scritto olografo presente nella biblioteca comunale di Nardò), la sua “profana e musica sacra di pregevole fattura e accuratezza stilistica”, i viaggi, la corrispondenza con i nobili e i potenti del suo tempo, il lavoro, i concerti alle loro corti, nelle chiese da maestro di cappella.

La sua “Nova Inventione d’Intavolatura. Per sonare li balletti sopra la Chitarra Spagniuola, Senza Numeri, e Note” è metodo pratico che insegna a leggere e usare correttamente quel tipo di notazione.

E anche da pedagogo (“…Il tuo sapere è nulla se un altro non sa ciò che tu sai…”), lo diffuse in ogni dove. Molte cose sono andate perdute.

Il tempo è negligente e vorace, spesso la bellezza ha vita grama, talvolta i posteri non la riconoscono, la distruggono, la rubano al futuro.

Nel paese dove nacque, comunque, c’è memoria di un “Don Cilormu” (don Girolamo): potrebbe essere il musicista, oppure il filosofo Girolamo Balduino.

Per studiare musica divenne chierico (era lo spirito e l’uso del tempo), virtuoso suonatore della chitarra spagnola e abile nel contrappunto. Frequentò i centri musicali più importanti dell’epoca (fine Cinquecento e Seicento): Venezia, Mantova, Firenze.

Nel 1603 è a Roma organista a S. Maria in Trastevere, nel 1607 è cantore della Cappella di San Petronio a Bologna, l’anno dopo è al Duomo di Fano, nel 1609 alla Cattedrale di Ancona, nel 1611 va a vivere a Napoli. Odissea che gli fanno meritare la nomea di “pugliese errante”.

“Non sai tu che gravi affanni Per tant’anni/ Ho soffert’in seguitarti,/ Ah che dunque lacrimoso. Doloroso,/ Angoscioso ho da lodarti./ Oh qual ira, ò quale sdegno Mi fa segno/ Ch’io non dica, e mi minaccia.”.
 
Longo e l’Ensemble di Terra d’Otranto (nata nel 1991) avevano già curato “I Lieti Giorni di Napoli (Concertini Italiani in aria Spagniuola, Madrigaletti et Arie gravi”, Opera XI, Napoli 1612), sua la trascrizione e l’edizione critica, Edizioni Accademia di Terra d’Otranto, 2004, con qualche notizia sulla vita del Montesardo.

Un più esauriente contributo per la conoscenza dell’antico maestro salentino trova luce nel 2011, col volume “Del Parnaso ovvero MonsArduus” curato dalla prof. Luisa Cosi per conto del Consorzio Universitario Interprovinciale Salentino (prefazione di Luigi Nicolardi, all’epoca sindaco di Alessano). Oltre ai saggi di M. Spedicato, A. Aurigi, D. Fratelli, M. Mencoboni, M. Visaggi, M. G. Chiarito, P. Durante e della stessa Cosi.

Nel volume di oltre 400 pagine trovano spazio la riproduzione in facsimile e l’edizione critica dell’Amphiteatrum Angelicum del Montesardo (57 Canzoni sacre a 1-8 voci, edite nel 1612 a Venezia ma dedicate al barone di Tricase Angelo Gallone). Musiche entrate in repertorio dell’Ensemble romano Seicento-Novecento diretto dal m° Flavio Colusso.
 
E ora, il cd, già presentato il 22 marzo 2018, in occasione della Giornata Mondiale della Musica Antica all’interno della XXXVIII edizione della Stagione Concertistica dell’Associazione “Amici della Musica-Orazio Fiume” di Monopoli (Bari).
 
Registrato lo scorso luglio, il lavoro dell’Ensemble è stato presentato con successo alla XIX edizione del Festival di Musica Antica svoltosi (22-29 agosto) fra Montesardo e Alessano e successivamente in alcune località della Puglia e fuori: Lecce, Monopoli, Francavilla Fontana, Polignano a Mare, Taranto, Bologna, Viterbo, Roma (Museo Nazionale degli Strumenti Musicali), Ostia Lido, Calimera e ancora a Radio3 (“La Stanza della Musica” condotta da Nicola Pedone) e Radio Vaticana (“Lo Scrigno Musicale”, conduttore Pierluigi Marcelli).

E’ stato inoltre recensito da quotidiani (“Corriere della Sera, “Repubblica”) , settimanali (“Marie Claire”) e prestigiose riviste specializzate, fra cui “Musica” e “Music voice”. 
 
Si intitola “Hieronymus Montisardui” (Gerolamo Melcarne tra Firenze, Napoli e Terra d’Otranto), prodotto da Studio Glm, distribuito dall’etichetta Baryton. Contiene danze di origine spagnola (Ciaccona, Passacaglia, Sarabanda, Follie, ecc.) di arie, madrigaletti e mottetti nello stile monodico che all’inizio del secolo XVII andava diffondendosi nel Regno di Napoli sostituendo quello polifonico e tratti dalle sue opere: “Amphiteatrum Angelicum”, “I Lieti Giorni di Napoli”, ecc.
 
La bravura dei musicisti coinvolti ha consentito al cd di vincere il bando “Puglia Sounds Record 2018” e avere il sostegno della Regione Puglia “Fsc 2014-2020 - Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro”.
 
Direttore della registrazione e Maestro di Concerto Doriano Longo (violino barocco). L’Ensemble è inoltre composta da Cristina Fanelli (soprano), Alberto Allegrezza (tenore), Angelo De Leonardis (basso), Luca Tarantino (chitarra spagnola, tiorba), Pierluigi Ostuni (tiorba), Christian Accogli (organo, cembalo).
 
Altri credits: è stato registrato presso la “Sala delle Teste senza Corpo” di Palazzo Tamborrino-Cezzi (Maglie), la dimora di Fernando Cezzi e famiglia, da Valerio Daniele, che lo ha poi mixato e masterizzato presso “Chora Studi Musicali” di Monteroni (Lecce). Traduzione dei testi: prof.ssa Angelica Benincasa e Benoit Bernard, organo positivo e cembalo di Ugo Merico e Gianni Rega. Progetto grafico e bella cover di Nadia Esposito.

Marco Carta (intervista): ''Avevo bisogno di liberarmi e di non dare più giustificazioni a nessuno''


di MARCO MASCIOPINTO - La volontà di vivere una vita serena e tranquilla davanti agli occhi di tutti. E' questa la nuova 'filosofia' di vita del noto cantante Marco Carta, ex vincitore della edizione del talent Amici di Maria De Filippi. Sono passati gli anni e sono cambiate tante cose nella via di Marco, dalla vittoria a Sanremo alla partecipazione a Tale e Quale Show e l'addio alla sua ex casa discografica Warner Music Italia. Adesso è tornato ed è pronto a far ascoltare le sue nuove canzoni, che sono anche il frutto della sua nuova vita.

D: 'Una foto di me e di te' è una nuova parentesi della tua vita? 
R: Non è una nuova parentesi, ma ormai pensavo che fosse giusto condividere questa mia parentesi già esistente con tutti, ora finalmente non sentirò la classica domanda: è vero che sei gay?

Perchè hai scelto solo adesso di dirlo? 
Perché non mi sentivo completo, sia umanamente che musicalmente, avevo bisogno di liberarmi e non dover dare più giustificazioni di nessun tipo anche perché  come già ho ribadito è la normalità che cercavo, implodere non ti rende felice.

Ti sei sentito discriminato? 
Esserlo e sentirsi discriminati sono due cose che possono andare di pari passo ma non sempre. No, non mi sono mai sentito discriminato, non mi sono mai fatto sfiorare dalle parole ingiustificate. Lo sono stato? Forse si, ma sono la percezione e la sensazione che determinano il risultato.

Come hai vissuto questa situazione prima? 
Devo essere sincero, avevo il mio microcosmo, famiglia, amici e fidanzato, non posso dire che la vivessi male.

Stai lavorando al nuovo disco? 
Si, c’è ancora un po’ di lavoro da fare, la promozione ha rallentato un po’ le mie sessioni in studio ma per i tempi programmati uscirà!

Ritorneresti a Sanremo? 
Sarebbe bello, anche perché l’esperienza passata è stata intensa e positiva. Chissà il futuro cosa ci riserverà, la mia priorità ad ogni modo è godermi il presente.

Contacts: 

https://www.facebook.com/marcocartaofficialpage/
https://www.instagram.com/marcocartaoff/

Margherita Molinari: «Sarei molto contenta di tornare per la terza volta nel salotto di 'Avanti un altro'»

di NICOLA RICCHITELLI – Rieccoci qua dopo un'assenza di qualche settimana con il nostro spazio dedicato alle interviste, e lo facciamo ospitando nel nostro spazio un altro personaggio che viene dal salotto dell’ultima edizione del programma condotto dal duo Paolo Bonolis e Luca Laurenti - “Avanti un altro” – stiamo parlando della bomber, e quindi della modella Margherita Molinari. 


Ripartiamo dalla tua ultima esperienza televisiva "Avanti un altro". Cosa ci puoi raccontare di questa avventura negli studi televisivi di Mediaset? 
R:«Feci un provino per 'Avanti un altro' così per gioco; mi ricordo ancora che in una calda giornata d’estate in quel di Bologna fui accompagnata da mia madre. Non avevo grandi aspettative e forse è proprio per quello che sono stata presa! Esattamente una settimana dopo venni chiamata dalla redazione e mi dissero: Margherita sarai la nuova bomber! Ogni volta che entri negli studi di A.U.A è come essere in famiglia, c’è un clima caldo tanto da farti sentire a casa!».

Di Paolo Bonolis e Luca Laurenti cosa ti ha colpito sia dal punto di vista umano e professionale? 
R:«Paolo è un uomo dalla mille risorse! Una persona ironica, divertente con alle spalle un grandissimo bagaglio culturale! Pensate che recita poesie a memoria! Un artista con la A maiuscola! E che dire di Luca, una spalla perfetta per Paolo!».

Cosa ti piace di questo programma? 
R:«Oggi le persone hanno voglia di ridere e penso che questo programma trasmetta spensieratezza, e tante risate! Forse è per questo che mi piace così tanto!».

Quali sono le prime persone con cui hai interagito? 
R:«Le prime persone con cui ho interagito sono le persone della redazione che mi hanno fatto il casting, poi successivamente truccatori e parrucchieri che hanno un ruolo fondamentale. Mi farei truccare ore ed ore! Poi tutto il cast, dai microfonisti, alle sarte, ai personaggi che FANNO il programma! Siamo davvero un grande gruppo, ognuno con il proprio ruolo ma sempre con il SORRISO!”».

Ti rivedremo seduta nel salottino nella prossima stagione? 
R:«Certe cose non si posso svelare, ma sicuramente sarei molto contenta di fare la mia terza stagione lì, chissà così riserverà di nuovo il programma».

Cosa ti affascina del mondo della televisione? 
R:«Fin da bambina mi affascinava la televisione, mi mettevo sopra il tavolino del salotto e fingevo di essere una velina... questo più o meno a 9 Anni. I riflettori non mi incutono ansia, anzi posso dire che mi trasformo, e sono completamente me stessa».

La televisione potrebbe essere il tuo futuro? 
R:«Non è di certo facile fare televisione, però ce la metterò tutta per raggiungere l’obiettivo! Mi piacerebbe diventare conduttrice, giornalista in programmi sportivi, e anche non sportivi... non a caso la conduttrice a cui mi ispiro è Ilaria Blasy, moglie di un calciatore e conduttrice doc, bella, elegante ma spiritosa e ironica! Non mi annoia! Poi magari sarà anche per la somiglianza che c’è Tra noi! Me lo dicono tutti. Allo stesso tempo però studio comunicazione alla IULM di Milano perché a prescindere penso che una ragazza che lavori in televisione o non debba avere una base di cultura è una laurea tra le mani!».

Margherita, cosa c'è da aspettarsi dal futuro?
R:«Mi piacerebbe essere una donna a tutti gli effetti, realizzarmi nel lavoro e nel rapporto di coppia! Uno dei desideri più importanti è quello di diventare mamma! Non subito, non fraintendetemi anche perché ho 24 anni. Non so cosa mi riserverà il futuro, come si dice in questi casi... chi vivrà vedrà!».

Social: 

https://www.instagram.com/margherita___molinari/

Alessandro ALO Casini: X Factor, il successo e i progetti futuri

(credits: Edoardo Novati)
MILANO - Eclettico e originale, Alessandro Alo Casini è la nuova rivelazione del panorama musicale italiano. Dopo l'esperienza ad X Factor, il giovane artista ligure, pubblica il videoclip del suo nuovo singolo 'Uomini che amano le donne'che ottiene un riscontro positivo dal popolo del web: in pochi giorni ha raggiunto più di 200 mila visualizzazioni.  ''Non è un brano di denuncia - sottolinea Alessandro. E' un invito a vivere più liberamente la propria sessualità''.

Alessandro ALO Casini è un giovane artista, classe 1993, con tanti sogni dentro e fuori dal cassetto. Inizia a cantare piccolissimo, a 7 anni, sulle note dei successi in rotazione su MTV: da Anastacia, Christina Aguilera e Britney Spears a Craig David e Justin Timberlake, i suoi idoli sono le popstar e il suo passatempo preferito imparare le coreografie dei videoclip musicali. A 12 anni è già in una compagnia di Teatro amatoriale, e gira l’Italia in bus come corpo di ballo e cantante nei musical. Poi si trasferisce a Bologna, dove matura musicalmente e avvia il proprio progetto solista. Ma la svolta arriva solo un mese fa con la partecipazione a X Factor12, quando conquista giudici e pubblico con l’inedito “Uomini che amano le donne”.


Com'è andata ad X Factor?
Andare ad X Factor stato il mio desiderio da sempre o perlomeno, un desiderio sopito. Per un periodo della mia vita pensavo che l’ambiente della televisione o comunque più mainstream non facesse per me o per la mia musica. Poi sono maturato e ho cambiato idea. Ho capito che era un ottima occasione tentare di presentarsi ai provini, mettersi alla prova per sfidare la propria sicurezza.
Penso che per esporsi come fanno gli artisti che tentano X Factor o i talent in generale devi essere molto sicuro di chi sei, e probabilmente io non lo ero. Io mi ero presentato anche l'anno scorso ma non andò affatto bene, credo che fossi ancora troppo legato ad un'idea di me che non mi rispecchiava veramente. Finché non ho cominciato a scrivere in italiano pensavo di appartenere ad un altro mondo, credevo che il pop fosse qualcosa da cui tenersi distante e mi vergognavo dei miei gusti: la mia collezione di cd contava le discografie intere di Britney, Christina, Mariah, Beyonce, le Destiny’s Child, e io invece tentavo di andare da un’altra parte. Fortunatamente sono tornato indietro.

Lo stai seguendo?
Sto guardando il programma dopo la mia eliminazione. Penso che mi ci sarei trovato molto bene. Io puntavo davvero molto su Fedez. Peccato che non sono stato in grado di essere fedele a me stesso dopo “Uomini che amano le donne”. Quando giochi non sempre ti capita la mano vincente, ma non sono uno che si tira indietro.

Poi è arrivato il primo singolo Uomini che amano le donne...
E’ un brano che mi risuonava in testa da molto tempo. Avevo in testa questa specie di filastrocca sugli uomini e le donne e gli uomini che amano gli uomini.

Com'è nato?
E’ nato in un periodo dove le cose non andavano a gonfie vele; in quel momento ho trovato l’ispirazione e ho preso la decisione di sedermi alla scrivania e scrivere di cose più personali, sfogare questa tensione che provavo. Non appena caricai una story su Instagram con 15 secondi di ritornello, le persone cominciarono a reagire molto positivamente. Così mi sono detto che poteva essere qualcosa di forte. E’ stato scritto, arrangiato, prodotto inizialmente da me. Dopo mi sono avvalso della collaborazione di Andrea Rubino (il mio partner artistico) e Deda, che sin da subito ha creduto molto nelle cose che stavo scrivendo.

E' una provocazione la tua?
Non è un brano di denuncia o un brano contro l’omofobia. Può essere letto e interpretato in diversi modi ma in realtà è una canzone sull’ipocrisia. Il testo dice: ''Sarebbe bello che ognuno di noi potesse vivere liberamente il proprio modo di essere''.

(credits: Edoardo Novati)
Ci racconti anche del videoclip?
Quando con Megan Stancanelli (una mia cara amica e regista) ci siamo accorti che la canzone stava esplodendo, ci siamo detti che si doveva fare un video ufficiale. Da lì è stato fondamentale il lavoro di squadra. Io ho scritto in un paio di giorni la sceneggiatura, poi ho incontrato il coreografo, Nicolò Ballerini, con cui abbiamo organizzato le prove e cominciato a montare la coreografia insieme agli altri 7 ballerini. Cyprien Richardi, lo stilista con cui sto collaborando, ha procurato gli outfit di Tom Rebl e Versace, mentre tutti gli altri costumi di scena sono stati scelti da me. Ho trovato un grosso aiuto nei ragazzi che lavorano alla Costumeria Lariulà di Milano. La location è l’Enterprise Hotel.
Alla fine abbiamo portato a casa un super risultato. Ah, devo fare una menzione speciale per mia cugina Jessica che ha fatto veramente i salti mortali per aiutarmi (ride, ndr).

Hai avuto più visibilità dopo la pubblicazione del video?
Sì, soprattutto la connessione con le persone fuori dal programma. Molti hanno deciso di condividere le proprie storie insieme a me; situazioni intime, personali. La televisione mi ha permesso di avvicinarmi a loro attraverso la mia musica e le parole. Questo è stato il risultato più grande.

Parteciperesti ad altri talent?
Adesso, siccome sono anche un autore e produco la mia musica, vorrei concentrarmi sulla mia musica per dare un seguito a questa visibilità che mi ha permesso di avvicinarmi ad un pubblico più ampio. Se capiterà l’occasione parteciperò ad altri talent ma non è la mia priorità.

Adesso cosa bolle in pentola?
Ho molte idee e sono in una fase di 'work in progress' per poter finalmente prendere il volo e far ascoltare le altre mie creazioni artistiche.

Gerardo Carmine Gargiulo, dai successi degli anni '80 ad X Factor


MILANO - Gerardo Carmine Gargiulo, cantautore-avvocato, dopo i suoi successi negli anni '80, si presenta carico di ironia e spensieratezza alle ultime selezioni del talent show più cool della televisione italiana: X Factor. Artista apprezzato nel panorama musicale italiano, ha scritto per molti artisti tra cui Ornella Vanoni, Cristiano Malgioglio e tanti altri.

Chi si aspettava di trovarselo, un giro, tra i tanti cantanti selezionati ad esibirsi davanti ai giudici di X Factor? Forse nemmeno gli autori hanno informato i giudici che avevano di fronte un artista noto qualche tempo fa e non un mitomane. Eppure l’album “Avellino Express” era girato all’epoca. L'abbiamo incontrato per farci raccontate le emozioni di quel giorno e i suoi prossimi progetti.


Com’é andata ad XFactor?
''Direi che è stato proprio un gran successo. Mi sono esibito con il mio celebre brano “Una gita sul Po” per omaggiare la città di Torino, sede della seconda puntata del talent, ottenendo un grande successo dal giovane pubblico che ha cantato con me il ritornello e dalla giuria, ottenendo anche un sincero sì da parte di Fedez, che ha trovato molto divertente la mia esibizione''.

Ma nessuno dei giudici ti aveva riconosciuto?
''La domanda che molti miei sostenitori si sono posti è: 'Ma è possibile che i giudici non sapessero di avere di fronte te un cantautore notissimo che ha continuato la sua carriera di autore di canzoni di successo e cantautore apprezzato e stimato'? In verità, ho pensato che per gioco facessero finta di non riconoscermi tralasciando totalmente il mio passato di autore per Ornella Vanoni e molti altri cantanti. Mi risulta difficile credere, però, che anche la storica discografica Mara Maionchi abbia avuto un improvviso vuoto di memoria dimenticandosi di me''.

Cosa ti ha dati quest'esperienza?
''Da x Factor sono tornato a casa con una rinnovata popolarità e solidarietà da parte del mio pubblico come dimostrano i post sulla mie pagine social e con la valigia piena di nuovi progetti. Tra un’arringa e l’altra sono pronto a stupire e far sognare ancora il mio pubblico con le mie canzoni''.

Se avessi avuto l’ok dei giudici chi avresti scelto?'
'Se mi avessero promosso a pieni voti , avrei scelto sicuramente Fedez che mi sembra il vero creativo, il più vicino al mio temperamento''.

In passato hai scritto per molti artisti. Che ricordi hai di quei tempi?'
"Ho in valigia una carriera ricca di musica, ricordi e collaborazioni importanti. Ho scritto brani per Ornella Vanoni, Julio Inglesias, Peppino Di Capri ,Toto Cutugno,Domenico Modugno, Cristiano Malgioglio, Sigle televisive programma di Palo Limiti, Come cantautore ho partecipato al Festival Bar di Vittorio Salvetti all’Arena di Verona , ad un Festival di Sanremo e anche la vittoria del Premio Lunezia 2016.  Anni bellissimi e ricordi indelebili. Mi fa sempre piacere ricordare quei tempi''. 

Adesso cosa dobbiamo aspettarci da te?
''A Natale pubblicherò il vinile del mio album 'Cosa sarebbe il mondo senza la musica''. Ma ho sempre tante idee in pentola, non mi fermo mai''.

Emigrazione anno zero: ciak, si gira!

di FRANCESCO GRECO - GAGLIANO DEL CAPO (LE). Come un infido peplo, una nuvola nera occupa il cielo di Terra d’Otranto in questo squarcio di III Millennio. Una contraddizione in termini, un nodo gordiano.

Da un lato i piccoli paesi si svuotano (ultimo rapporto SVIMEZ) e se ne vanno i laureati trascinandosi un trolley con dentro un master (spesso un dottorato di ricerca) verso l’Europa continentale: Berlino, Londra, Barcellona, Bruxelles, ecc.

Dall’altro incarniamo il sogno, siamo “Lamerica” per i popoli dei sud del mondo, scacciati dalle guerre, gli ecosistemi devastati, le economie sottomesse, la speranza disidratata, da un futuro incerto, rubato. Arrivano dall’Est europeo, il Maghreb, l’Africa Equatoriale, l’Asia, ecc.

Siamo storicamente terre di emigrazione sin dalla rivoluzione industriale e adesso anche di forte immigrazione.

Ma c’è anche chi decide di restare (restanza) nonostante la precarietà della vita, le opportunità di lavoro esigue, il reddito scarso e chi torna (tornanza) dopo aver studiato o lavorato lontano da dove è nato. Forse perché non esistono più un paradiso da sognare, un’isola che non c’è. Meglio tentare una start-up, una finestra sull’agricoltura 2.0, o che.

Un universo, è evidente, assai complesso e sfaccettato, nuovo, tutto da decodificare, flussi migratori intrecciati, si direbbe barocchi, che tre giovani filmaker pugliesi, Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini hanno deciso di indagare.

DOMANDA: Che studi avete seguito prima di incontravi e decidere di fare cinema insieme?  
RISPOSTA: "Le strade percorse sono state per tutti e tre molto differenti e questo costituisce una grande risorsa, ma abbiamo, in modalità diverse, approfondito i nostri studi sul cinema, iniziati per tutti e tre da autodidatti.
Gabriele, come Andrea, sono entrambi diplomati presso la “Scuola Holden” di Torino in regia, sceneggiatura e produzione.
Gabriele ha conseguito una laurea triennale in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Torino, mentre Andrea è a pochi esami dalla laurea in Ingegneria del Cinema e dei mezzi di Comunicazione al Politecnico di Torino.
Francesco è laureando in Filosofia presso l’Università di Torino, dove ha approfondito lo studio del cinema affrontandolo in diversi esami"

D. Da che tipo di background produttivo venite?
R. "Lavoriamo insieme ormai da quasi dieci anni. All’inizio è stato un pò per gioco, poi, col passare del tempo, abbiamo cercato di migliorarci.
Abbiamo girato svariati videoclip musicali e spot per delle aziende, ma la nostra passione principale è il cinema.
Insieme o singolarmente abbiamo realizzato cortometraggi e documentari selezionati in svariati festival, tra cui il Festival del Cinema Europeo di Lecce con il corto “Come sono le stelle dall’altra parte del cielo?” e il Festival dei Popoli con il documentario “Arca Hotel”.
Il nostro ultimo lavoro, girato pochi mesi fa e in fase di lavorazione, vede la collaborazione con la “New York Film Academy” ed è stato girato negli USA.
È un cortometraggio dal titolo provvisorio, “In attesa”".

D. E ora lavorate all’idea di qualcosa sul fenomeno dell’emigrazione, che storicamente segna la vostra terra: quando si è accesa la scintilla?
R. "Per chi abita in questa parte d’Italia, il Capo di Leuca, affrontare il tema del lasciare la propria terra è ancora oggi all’ordine del giorno.
Anche se in maniera e con effetti diversi, purtroppo, l’estremo Sud della Puglia vive ancora oggi un fenomeno di spopolamento. Molti ragazzi della nostra età lasciano il paese per cercare una formazione migliore nelle Università del Centro e del Nord Italia, o si muovono alla ricerca di lavoro, di futuro.
La scintilla, la storia particolare, che potesse essere una sineddoche della Storia (con la “s” maiuscola), si è accesa frequentando il Bar “Bielle 2000”, storico bar di Gagliano, il nostro paese, aperto nel 1973 da Nardo, proprio in alternativa all’emigrare in Svizzera, con la speranza di arrivarci, con la sua attività, al 2000.
La sua storia si è poi intersecata a quella di un suo amico, Mimmi, che Gagliano proprio in quegli anni l’ha lasciata, per andare a lavorare al traforo del San Gottardo, per sette lunghi anni. Lo stesso traforo che rimarrà il più lungo d’Europa proprio fino al 2000. La storia di Mimmi e Nardo si ripete giornalmente ancora oggi. È quella di chi è costretto a scegliere tra restare o andare".

D. Qual è il concept del film in progress? 
R. "Ormai è più di un anno che lavoriamo allo sviluppo e realizzazione di “2000” (questo il nome del documentario).
Attualmente il progetto è tra i finalisti del “Premio Zavattini – Unarchive” indetto dall’Archivio AAMOD che insieme a Istituto Luce metterà a disposizione il suo materiale d’archivio. Il progetto è prodotto da Broga Doite Film, realtà fondata da noi, e la prima parte di riprese è stata possibile grazie al sostegno di “Scuola Holden”. Pensiamo a un film che possa durare intorno ai 60 minuti, ma non ci siamo imposti dei limiti. A oggi siamo ancora alla ricerca di partner e finanziamenti per finalizzare il progetto ed effettuare una parte di riprese in Svizzera, per raccontare quello che sono oggi le comunità di immigrati italiani e come sono cambiate nel tempo. Abbiamo terminato la prima fase di riprese, ne servirebbero altre 2-3: una in Svizzera e le altre a Gagliano. Poi la post-produzione. Cerchiamo partner: associazioni, istituzioni, fondazioni.
La nostra ricerca si espande anche agli archivi personali, di chiunque abbia del materiale girato negli anni dai Sessanta agli Ottanta e Novanta, momenti di viaggio o di vita quotidiana, il filmino delle vacanze o di un particolare evento che sia legato alla vita personale di un emigrante".

Libri, da Grumo all’Unità d’Italia: la storia del generale garibaldino Filippo Minutilli

di PIERO LADISA – Tra le ultime novità editoriali della casa editrice barese Wip, segnaliamo il saggio storico Filippo Minutilli. Un grumese, Generale Garibaldino de I Mille” scritto da Domenico Palladino (2018, pp. 260, € 18,00). 

Palladino, Medico Radiologo e Primario Ospedaliero Emerito di Radiologia, con quest’opera ha voluto onorare la figura e le gesta di uno dei suoi più illustri concittadini, che ha condiviso con l’Eroe dei due Mondi le fatiche militare durante il Risorgimento italiano. 

Corredato da foto, documenti d’epoca, a cui fa capo una vasta bibliografia, il saggio - impreziosito dalla prefazione di Giuseppe Garibaldi, bisnipote del generale – è un valido sussidio storico per tutti coloro che volessero approfondire “la lacunosa storia di Minutilli, incastrandola nei grossi avvenimenti storici” come sottolinea l’autore nell'introduzione. 

INTERVISTA ALL’AUTORE 

D. Perché ha deciso di scrivere un libro sul Generale Minutilli? 
R. «L'idea e' venuta quasi casualmente. E' riportata nel libro. Siamo andati a curiosare Roma, salendo sul Colle del Gianicolo per dare un’occhiata a Largo Mimutilli. Era stata fatta una delibera da Roma Capitale nel 1982, di intestare a Filippo Minutilli, Generale Garibaldino, uno spazio proprio sul Gianicolo consacrato agli eroi della Repubblica Romana, a Garibaldi e ai Gaibaldini. Il Largo intestato non esisteva. Nella parte conclusiva del libro si legge l'anticipazione della nuova delibera che Roma Capitale ha predisposto, per intestazione di nuovo spazio a Minutilli, dietro l’istanza dell’Associazione Culturale CROSAT di Grumo Appula. Si attende solo un nulla osta della Prefettura di Roma. Da lì dunque è partito il desiderio di rendere giustizia a questo personaggio, come tanti delle nostre terre, trascurato dalla storia perché non sponsorizzati da "gente che conta"». 

D.Ha trovato particolari difficoltà nel reperire le fonti necessarie? 
R. «Quando sono andato a Roma per consultare l’Archivio presente all’Eur, nell’apposito comparto riguardante la spedizione dei Mille, c’era solo un foglio scarno di notizie. Mancava solo il fascicolo di Minutilli dei 1087 complessivi dei garibaldini. In realtà era stato ritirato dai suoi discendenti che negli anni ’70 avevano passato questi documenti al prof. Sirago, docente all'epoca di Storia Romana presso l’Università degli Studi di Bari, e che ne ricavò una biografia molto apprezzabile. Non senza difficoltà sono riuscito ad avere dal Ministero della Difesa lo stato di servizio di Minutilli, fonte infinita di notizie certe e definitive». 


D. Come ha accolto il suo lavoro la città di Grumo? 
R. «L’opera è stata accolta con qualche reticenza, dopo circa trent’anni dall'analoga del prof. Sirago citata in precedenza. Ma la lettura dei contenuti, suffragati da nuovi documenti, ha fatto ricredere qualcuno. Nella consapevolezza che la storia si scopre con gli approfondimenti dei ricercatori». 

D. Per il futuro ha in mente una nuova iniziativa editoriale di carattere storico? 
R. «Si. Amando molto la storia, ritengo che scriverò ancora qualche altra opera dello stesso genere. Sempre su personaggi negletti dalla storia ufficiale. I nostri "eroi", dimenticati dalla stampa e dalla storiografia nazionale».

"Alle millennials consiglio la ricerca". Parla la scienziata Lucia Votano


di FRANCESCO GRECO - Fisico, dirigente di ricerca associata all'Istituto Nazionale di Ricerca Nucleare, la scienziata di origine calabrese (Villa San Govanni, RC) Lucia Votano ha svolto la sua attività fra il CERN, i Laboratori Nazionali di Frascati e del Gran Sasso e DESY (Amburgo).

E' stata la prima donna a dirigere i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, il più grande laboratorio sotterraneo del mondo dove avvengono esperimenti "di frontiera" sui neutrini e la materia oscura.
 
E' tra i protagonisti della scoperta, in modo diretto, delle oscillazioni dei neutrini con l'esperimento OPERA.

Partecipa al Progetto JUNO in fase di realizzazione nella Cina meridionale.

E' stata insignita dal Presidente della Repubblica dell'onorificenza di Commendatore per meriti scientifici.
 
Nel 2015 ha pubblicato per Carocci "Il fantasma dell'universo (Che cos'è il neutrino") e nel 2017 per Di Renzo "La via della seta" (La fisica da Enrico Fermi alla Cina).
 
Insomma, un'eccellenza italiana, una di quelle donne con la "d" maiuscola, che ci  fanno onore nel mondo in un momento storico in cui abbiamo ben poco di cui vantarci. L'abbiamo incontrata. 

DOMANDA: Da quando lei iniziò la sua appassionata attività di ricerca a oggi, ci sono stati dei progressi? 
RISPOSTA: "I progressi della Fisica delle particelle elementari, dell’Astrofisica e della Cosmologia a partire dagli anni '70 fino a oggi sono stati enormi, entusiasmanti, ed è impossibile citarli tutti in breve tempo.
Sono stata fortunata a vivere la mia vita professionale proprio in questi anni.
Basti solo pensare che a partire dagli anni ’70 del secolo scorso le tante e nuove particelle scoperte sono state ricondotte entro un unico schema, oggi noto come il Modello Standard delle particelle elementari e delle interazioni fondamentali (MS), che ci permette di inquadrare in un unico principio di simmetria, con l’esclusione della forza gravitazionale, tutte le particelle elementari e le forze, ossia le interazioni che avvengono tra esse.
Il Modello Standard incorpora e si basa sulla meccanica quantistica e la relatività ristretta di Einstein.
Possiamo pensare, con un’immagine ardita, che la realtà fisica sia come un enorme Lego, fatto di pezzi infinitesimali che si compongono e si scompongono in continuazione interagendo tra loro.
Il Modello Standard ci dice che i mattoni fondamentali sono 12 e che si dividono in due grandi gruppi: nel primo i 6 quark, che sono sempre legati tra loro a formare altre particelle; nel secondo i leptoni – che possono muoversi in maniera indipendente e tra i quali troviamo il ben noto elettrone – e poi il muone e il tau e i 3 neutrini, che sono la loro controparte, cioè il neutrino elettronico, il neutrino muonico e il neutrino del tau".

D. In fatto di risorse destinate alla ricerca, si lotta sempre con le cifre, eppure in alcuni campi (nanotecnologie, per esempio), l'Italia si è data un suo protagonismo...
R. "Non conosco nello specifico l'ammontare dei finanziamenti nel campo delle Nanotecnologie, ed è vero che alcuni settori possono soffrire un po’ meno di altri.
Rimane il fatto che l’Italia con il suo 1,2% di investimenti, in rapporto al PIL, in Ricerca e Sviluppo, è il fanalino di coda in Europa e in generale rispetto ai Paesi OCSE".

D. Si può fermare al fuga dei cervelli o bisogna rassegnarsi, anche perché il fenomeno è antico, storico? 
R. "La scienza è universale, parla una lingua comune e non è quindi strano, anzi è auspicabile che i cervelli si possano muovere liberamente in tutto il mondo.
Il problema tutto italiano è che il movimento dei cervelli è unidirezionale; per ogni italiano che, terminati gli studi o ancora prima, va a lavorare in altri paesi Europei o in America o in Asia, non abbiamo in ingresso un equivalente cervello di altra nazionalità che venga nel nostro Paese attratto da prospettive favorevoli di lavoro e di ricerca".

D. Pare di intuire che la Cina è la frontiera della ricerca dei prossimi anni: è solo un fatto di investimenti? 
R. "Sono andata in Cina per la prima volta nel 1990 per offrire agli scienziati dell’Accademia della Scienza di Pechino l’opportunità di venire a lavorare in Europa per un anno, utilizzando delle borse di studio simili come importo a quelle che davamo ai nostri giovani laureati.
Ci sono tornata qualche anno fa all’inizio della formazione della collaborazione JUNO e ho trovato un Paese completamente trasformato non solo nell’aspetto esteriore delle grandi città.
La Cina è passata in poco più di 20 anni da una posizione marginale in Fisica, come in altri settori, a essere un colosso della ricerca mondiale.
Basti pensare che questo esperimento gigante JUNO, di terza generazione nel campo dello studio dei neutrini, ha un costo complessivo di circa 300 milioni di dollari, ed è finanziato quasi interamente dalla Cina.
Siamo noi europei e di altri Paesi del mondo che, percorrendo una rinnovata via della seta, ci rechiamo in Cina per svolgere attività di ricerca all’avanguardia.
Il miracolo è stato reso possibile da investimenti massicci nell’istruzione, nella formazione di un numero crescente di laureati e in ricerca scientifica.
Non è quindi un caso che nello stesso arco di tempo la Cina abbia assunto un ruolo sempre più rilevante nel panorama economico e politico mondiale".

D. Come sta andando JUNO? 
R. "Siamo ancora in fase di costruzione dell’apparato sperimentale e del laboratorio sotterraneo che lo ospiterà nella Cina meridionale.
L’inizio delle attività sperimentali e di presa dati è atteso per il 2021".

D. E' la materia oscura la sfida dei prossimi anni?
R. "Una delle sfide per il futuro è capire la natura della materia oscura dell’Universo, cinque volte più numerosa di tutte le stelle e le galassie dell’Universo".

D. Cosa pensa delle dichiarazioni maschiliste di un giovane prof. del CERN? Nel suo libro "La via della seta" lei afferma di non aver avuto ostacoli di natura sessista...
R. "Penso che il collega abbia scambiato la causa con l’effetto. Non esistono prove scientifiche di una minore propensione delle donne verso la Matematica e la Fisica.
Bisogna sempre ricordare che fino all’inizio del secolo scorso le donne non potevano neanche iscriversi all’Università, Cito solo Lise Meitner, nome notissimo agli addetti ai lavori, e mancato premio Nobel per la fissione nucleare.
Lise, nata a Vienna nel 1876, poté iscriversi alla facoltà di Scienze solo nel 1899 e trasferitasi a Berlino, fu costretta per molti anni a lavorare quasi furtivamente nello scantinato dell’Istituto di Chimica, disagiato e senza bagno.
Solo nel 1922 ottenne il posto di Privatdozent per insegnare Fisica, la prima donna in un’Università della Prussia.
Eppure i suoi lavori sulla radioattività sono stati fondamentali per la scoperta della fissione nucleare per cui il suo collega di una vita Otto Hahn ottenne il premio Nobel.
Lei, proposta più di dieci volte, non lo vinse mai.
Oggi la situazione è ovviamente diversa, tuttavia, ancora non c’è equilibrio di genere ai livelli apicali della carriera scientifica.
I meccanismi sono molto più subdoli, inconsci e infine la donna paga ancora un suo maggiore impegno in famiglia".

D. Consiglierebbe la Fisica e la ricerca a una millennials d'oggi? 
R. "Si, certamente, anche se non sarà sempre facile conciliare un mestiere così impegnativo con la vita affettiva e familiare. Tuttavia, la mia generazione ha dimostrato come sia possibile, anche tra tanti ostacoli.
Inoltre il mestiere di ricercatore è divertente e può regalare molte soddisfazioni. Non dimentichiamo che la ricerca scientifica è la risposta all’insaziabile desiderio dell’uomo di conoscere ciò che lo circonda, sulla Terra e nell’Universo.
Inoltre ha assunto un sempre maggiore ruolo sociale. Viviamo oggi in piena società della Conoscenza e la ricerca è diventata uno dei motori principali delle dinamiche di sviluppo economico e sociale di un Paese.
Per cercare di tenere il passo ai nuovi grandi protagonisti dell’economia e della politica mondiale, occorre dunque puntare sullo sviluppo della Conoscenza, intesa come insieme di istruzione, ricerca e cultura".

Donato da Varese: «Io al posto di Parenzo per una settimana nel programma de La Zanzara? Gli ascolti salirebbero in vetta alle classifiche»


di NICOLA RICCHITELLI – Prima di parlarvi dell’ospite di quest’oggi è opportuno fare una doverosa premessa, che ci porta a Milano, in via Monte Rosa 91, diritti negli studi radiofonici di Radio 24 – la radio di Confindustria – lì dove un geniaccio della radio di nome Giuseppe Cruciani da dodici anni a questa parte – era il 9 gennaio del 2006 giorno della prima messa in onda – conduce, assieme ad un altro grande del giornalismo italiano, David Parenzo, una trasmissione radiofonica che ogni giorno coinvolge milioni di radioascoltatori, “La Zanzara”.

Dal lunedì al venerdì – dalle 18.30 alle 21 – si commentano i fatti del giorno con politici, opinionisti e radioascoltatori.

Gli ascoltatori intervengono lasciando il loro numero alla radio e possono eventualmente essere richiamati da Cruciani. Molti interventi si trasformano spesso in liti accanite, nelle quali vengono presi di mira i conduttori stessi per le loro posizioni politiche.

Il programma è divenuto noto nel tempo per gli argomenti trattati che spaziano dalla satira più profana, alla comicità, dalla politica al sesso, un programma che mutuando le parole del protagonista di questa intervista: «E' come se esistesse una pompa idrovora usata per rovistare i pozzi neri del quotidiano, da cui estrarre l’energia aerofaga, che sorprendentemente viene considerata da un team di scienziati, un combustibile 100 volte maggiore del comune petrolio. Reggere il carico di confluenze di acque delle fogne è diventato il loro nutrimento. Invero, il conduttore, quando è annoiato da temi troppo impegnativi e astrusi, con un’alzata d’ingegno si tuffa nelle flatulenze, sull’urina, caccole, nei cumoli escrementizi e fognari delle perdizioni umane». 

Tra i tanti che, in maniera più o meno periodica intervengono nella nota trasmissione radiofonica, alcuni sono divenuti famosi, grazie ai loro interventi, tra questi Donato da Varese, al secolo Donato Ricci.

Allora Donato, innanzitutto ti dò il benvenuto nel nostro spazio dedicato alle interviste… Partiamo da dove tutto ha avuto origine e quindi dal programma radiofonico di Radio 24 “La Zanzara”, condotto dall’immenso Giuseppe Cruciani e dall'ottimo giornalista David Parenzo.

Innanzitutto mi sembra doveroso chiederti di presentarti e di spiegare alla gente chi è Donato da Varese – alias Donato Ricci – e quindi chi sei nella realtà, aldilà del personaggio che si è palesato in radio nell’arco di questi anni…
R:«Non so cosa dire, non ho titoli e né potere, se non solo una vita incensurata, lontano da ogni forma di droga, trasgressioni e spericolatezze. Da ragazzo, dopo essermi preso un diploma magistrale, andai anche a scuola di musica per studiare teoria, solfeggio, e studio dello strumento, ovvero la chitarra. Poi incominciai a suonare in alcuni nei locali notturni, suonando particolarmente canzoni napoletane, primo '900. Anche se sembra paradossale, dico che nella vita ho sempre avuto l’impressione di essere stato investito da una persistente sfortuna: l’amore per la musica. Si è vero, perché avrei voluto avere una passione, se non altro, per un mestiere che mi avrebbe permesso di fare una vita normale e poco combattuta.  Certo, di mestieri veri ne ho fatti, ma alla fine la mia vocazione è stata sempre la musica, ovvero comporre canzoni. Ne avrò scritte almeno 130, comprese quelle composte con il mio caro fratello gemello, Ciro Ricci, deceduto il 19 gennaio di quest’anno. Che dolore!».

Come sei venuto a conoscenza della nota trasmissione radiofonica?
R:«Per caso, ascoltando in auto sporadicamente la trasmissione de La Zanzara, un giorno decisi di fare la mia prima incursione provocata dal pernicioso vociare di alcuni politici e di coloro che li difendevano. Poi da lì in avanti costatai che i miei eloqui mediatici a un numero considerevole  di radioascoltatori non scivolavano addosso come la schiuma sotto la doccia, ma restavano nella loro mente, stimolando in loro anche risate fragorose».

Ti saresti mai aspettato che la trasmissione radiofonica “La Zanzara” avrebbe fatto di te un personaggio?
R:«Onestamente, non pensai che dalle prime incursioni radiofoniche ci sarebbe stato un seguito. Di questo incominciai ad accorgermene quando vidi girare in rete i video della Zanzara che portavano il mio nome. Venni poi a sapere che alcune persone facenti parte di un gruppo di nome, Riccardo da Roma, mi cercavano con la stessa tenacia delle attività equestre della caccia alla volpe. Chi riuscì a scovarmi pretese pure l’esclusiva della scoperta di Donato da Varese. Questi e tantissimi altri, ancora oggi, nutrono per me una inverosimile rigogliosa simpatia. Se dovessi scrivere qui tutti i messaggi di affetto che ricevo ogni giorno – compresi gli audio – servirebbero cento pagine Word. Tutto forse troppo esagerato, ma che ha destato grande stupore, manco fossi un leader politico o di un famoso gruppo musicale. I detrattori, quelli ovviamente non sono mai mancati, pronti a denigrarmi con gli stessi epiteti di cui loro erano gli esemplari. 
Tuttora sto ricevendo pagine intere di solidarietà per aver ricevuto un procedimento di mediazione dagli avvocati dell’attore Claudio Amendola per averlo chiamato, sempre attraverso i microfoni de la Zanzara, con un epiteto poco carino. Agli avvocati, inoltre, ho fatto recapitare le mie scuse più sincere per aver usato un linguaggio piuttosto colorito. Adesso vediamo come proseguirà la mediazione».

Ti saresti mai aspettato di avere così tanti fans?
R:«Questo non lo avevo nemmeno immaginato, anche perché 5 anni fa non pensavo che i miei interventi potessero avere tanto seguito. È come quando un bravo cantante, apparendo pochissime volte in televisione - anche se ha un ottimo spessore artistico - potrebbe rischiare di rimanere nell’oblio  se non venisse promosso con tutta una serie di “marchette”, utili da ipotecargli il suo futuro artistico. Pertanto, ottimisticamente parlando, credo che i fans a cui piaccio e che si sono resi manifesti, siano solo la punta dell’iceberg. Ho il timore di essermi mostrato un fanfarone».

A tuo modo di vedere perché Donato da Varese ha funzionato?   
R:«Sarà forse come mi esprimo, la cadenza della mia voce che, come per magia, fa trasparire anche un lato umano e sincero che spesso mi ha contraddistinto. Si è detto di me più volte che sono un lungimirante circa gli eventi che accadranno. Attenzione, nulla a che fare con le arti divinatorie. Per l’amor di Dio».

In base a quale criteri decidi di formulare i tuoi interventi?
R:«Vado a sentore, avverto l’umore della gente e dei gaglioffi quando cercano di arrampicarsi sulle pareti di fango, pensando che tutti siano dei buontemponi. Comunque le mie esternazioni radiofoniche sono tutte estemporanee, improvviso sul momento con lo stesso istinto con cui scrivo le mie canzoni. Compongo in seduta stante con mezzi vocali senza artifici».


Dietro ai tuoi interventi sembra celarsi tanta rabbia: con chi è arrabbiato e perché è arrabbiato Donato da Varese?
R:«A parte le vicissitudini, io stranamente sono un uomo mite, amo tremendamente la giustizia sociale e uno stile di vita, non alla Boldrini, ma armonioso e pacifico. Non ho mai tradito né un donna e né un amico. La mia vita la voglio raccontare a mio modo, sia pure con un pizzico di fantasticheria, con il lavorio della mia mente».

Note sono le tue battaglie e i tuoi scontri con il giornalista David Parenzo, ma c’è qualche aspetto che apprezzi di lui?
R:«Di Parenzo, per quello che mi è dato sapere e capito, apprezzo il fatto che abbia una lieve sensibilità per la musica, superiore a quella di Cruciani. Praticamente, quest’ultimo, in verità, lascia molto a desiderare in quanto a gusti musicali. Parenzo, a prescindere dalle sue nefandezze ideologiche, risulta un  contraltare de La Zanzara, benché anche uno “zerbino padovano”. Se fosse stato lui il titolare del programma avrebbe relegato Giuseppe Cruciani a spolverare il mixer, computer e microfoni della radio. È doveroso ricordare che la pantegana Parenzo è un nemico atroce della nostra identitarietà, e credere che questo non sia vero è come ammettere di aver visto una gallina mettere il becco nel sedere del suo contadino per vedere a che altezza vi fossero le uova».


Lo inviteresti mai a cena?
R:«Anche se è  abituato a buttarsi tra i raggi della mia “bicicletta” quando intervengo  a La Zanzara, sarei disposto andare a cena con lui, per formarlo, per fargli capire dopotutto che è un uomo miracolato, al di sopra delle raccomandazioni naturali».   

E di Giuseppe Cruciani cosa ci puoi dire? 
R:«Ah, questa è una domanda sfiziosa a cui rispondo ampiamente. Parlare di Giuseppe Cruciani è come addentrarsi in un  variegato mondo di sfumature, uno zibaldone di pensieri mediamente alti che scivolano addosso contro la frenesia del tempo; sminano il piacere di vivere con brevissime storielle raccontate sul filo della tragedia o sull’ironia che a volte fuoriescono anche dai camion spurghi. Cruciani è connaturato al suo programma dove si inneggiano glandi che ballano sul monte di Venere, di figuranti speciali che debuttano in film porno per raccogliere al volo con la lingua le gocce di seme, per evitare che vengano sprecate. In quel circo mediatico c’è chi dice di essere Friedrich Nietzsche, chi dice di essere un povero Cristo, e chi millanta di essere il Papa, questo sarei io, me medesimo.
Nonostante il programma de La Zanzara sia intriso di frivolezze, di voci monocorde, o di tematiche sociali irrilevanti, alla fine però tutto risulta come nuovo, poco artefatto, naturale dei propri pensieri. In quel programma radiofonico è come se esistesse una pompa idrovora usata per rovistare i pozzi neri del quotidiano, da cui estrarre l’energia aerofaga, che sorprendentemente viene considerata da un team di scienziati, un combustibile 100 volte maggiore del comune petrolio. Reggere il carico di confluenze di acque delle fogne, per La Zanzara è diventato il loro nutrimento. Invero, il conduttore quando è annoiato da temi troppo impegnativi e astrusi, con un’alzata d’ingegno si tuffa nelle flatulenze, sull’urina, caccole, nei cumoli escrementizi e fognari delle perdizioni umane. Sto annoiando?».

No, vai avanti.
R:«Infine, la Zanzara, firmato Cruciani,  è lo squirting dell’etere, il programma più benefattore del mondo dove emerge ogni tanto una nuova corrente letteraria di tipo “zanzaresco”, una sorte di tendenza poetica (anche dolce stilnovo)».

Hai mai avuto modo di incontrarli?
R:«Conosco di persona solo Cruciani. Ho avuto modo di parlargli dal vivo solo quattro volte nel raduno che si svolge a novembre ogni anno, presso un ristorante a Milano. Da quelle risicate cene, oltre che mettersi in fila per farsi un quasi ingiustificato e divertente selfie insieme al sottoscritto, quelle cene che sembrano eccelse hanno una caratteristica molto particolare: non si intravede un solo filo di noia, è come se quel tempo fosse da infiocchettare  come il miglior tempo speso nella vita. Le tematiche escono come le mosche dal pupario, sfavillando nell’involucro gassoso, di tutto. Il flusso copioso delle conversazioni è arricchito dalle rigogliose Milf dalle quali alcuni suggono il loro eccitamento. Quest’anno l’avremo il 9 novembre, sempre a Milano credo».

Come ti vedresti al posto  di David Parenzo e quindi al fianco di Giuseppe Cruciani nel condurre la trasmissione?
R:«Io sono convinto che se sostituissi Parenzo solo per una settimana nel programma de La Zanzara porterei gli ascolti in vetta alle classifiche costantemente. Ho poche certezze nella vita e questa è una di quelle. Non sono certo un uomo che si vanta ingigantendo le mie capacità, o dominato da una ambizione o superbia. Sono un uomo dedito all’equilibrio, anche se non si vede quando apro bocca a La Zanzara».

Mentre una trasmissione radiofonica con Donato da Varese, Mauro da Mantova, il Demone Scimmia sarebbe fattibile?
R:«Non è la massima aspirazione, ma davanti a tale prospettiva non mi tirerei indietro. Può darsi pure che si scateni un esito favorevolissimo, nonostante la destabilizzazione dei soggetti in questione, compreso me medesimo. Però, a dire il vero, credo che tutti e tre abbiamo peculiarità caratteriali molto diverse. Perciò metterci assieme è come sperare di chiedere a una meretrice di risolvere le tue traversie. Un grande uomo può essere anche colui che lascia nella più assoluta indifferenza, come lo è stata questa intervista».

Intervista all'avvocato barese Francesco Saverio Del Buono: "Situazione degli affitti sempre più difficile in Italia"



di REDAZIONE - Intervista a Francesco Saverio Del Buono, avvocato barese esperto in materia immobiliare, autore del nuovo volume “I contratti di locazione ad uso abitativo e locazione breve”, (ed Primiceri).

Avvocato, la materia degli affitti ad uso abitativo dovrebbe essere un tema ben conosciuto sia dai professionisti del settore che dai cittadini, proprietari ed inquilini, ma non tutti sono bene informati. Come spiega questo e la quale la motivazione del nuovo testo?

Effettivamente se ne parla, ma è giusto che sia così essendo un argomento che tocca uno dei bisogni vitali dell'individuo: la casa. Ma non vi è la giusta informazione; molto spesso infatti nella professione incontro sia locatori che conduttori che non conoscono la materia, le forme di contratto, i diritti ed obblighi reciproci, come gestire le vicende del rapporto contrattuale. Pochi sanno cosa sono i contratti a canone concordato e come funzionano, quali sono le agevolazioni fiscali per questa tipologia di contratto, per fare un esempio.

Ci può presentare il suo testo?

Il testo, che ricordo essere la seconda edizione del Manuale delle locazioni ad uso abitativo vuole essere un utile e pratico strumento per chiunque sia interessato  al tema, inquilini, proprietari, professionisti del settore, trattando le tipologie contrattuali, i profili fiscali, il contenzioso locatizio (compresa la mediazione) ed una sezione sulle locazioni brevi, novità del Decreto Legge 50 del 2017. Il manuale si conclude con un formulario con i modelli di contratto e fai simili di comunicazioni, e un’appendice normativa.

Come vede  la situazione degli affitti nel nostro paese? 

La situazione è difficile sotto diversi punti di vista. Innanzitutto un’emergenza abitativa persistente, spesso dovuta a situazioni di morosità incolpevole, che i fondi pubblici quali i contributi alloggiativi erogati a livello locale attenuano senza risolvere. Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e ‘ insufficiente e vi sono pochi fondi per la costruzione di nuovi alloggi. D’altro canto vi sono i proprietari che soffrono perché le morosità aumentano e la tassazione sugli immobili è alta.

Ci può rivelare i prossimi programmi? Vi saranno degli incontri di presentazione del nuovo testo?

Il prossimo 16 ottobre a Bari vi sarà la prima presentazione del testo (ore 18 presso Help condominio), seguiranno nelle prossime settimane ulteriori presentazioni in Puglia ed in tutta Italia. Basterà seguirci sulla pagina Facebook del libro per essere aggiornati sui prossimi appuntamenti .

Noemi Mesto (intervista): «La musica mi ha salvato... Spero sempre che la gente non si stanchi mai di me»

di NICOLA RICCHITELLI – L’ospite di quest’oggi viene da Taranto. Stiamo parlando della cantante neomelodica Noemi Mesto. Il suo amore per la musica nasce da molto lontano, il padre cantava e lei a soli pochi mesi dalla sua nascita ascoltava ed osservava con attenzione.

All'età di 17 anni incide il suo primo brano, una collaborazione con il padre intitolata “Bastardo con le Ali”, ma non era ancora pronta ad affrontare questo mondo.

Dopo 2 anni la vita di Noemi si stravolge, affronta un periodo buio, subisce una grandissima perdita di una persona che amava molto. Passa del tempo fino a quando una mattina si alza e fa un video dove canta “Che ne sarà” della grandissima artista Nancy Coppola. Lo pubblica sui social e dopo poco la stessa Nancy la condivide sulla propria pagina ufficiale congratulandosi. Noemi di lì avrà una speranza di una nuova vita, iniziando a prendere le redini per rialzarsi e lanciarsi in questo mondo.

Fin da subito è stata apprezzata. Nel 2016, durante una serata a Taranto insieme al grande Daniele de Martino, a sorpresa viene annunciata una loro collaborazione. Ad ottobre esce il primo feat con de Martino intitolato “Un Nuovo Amore”, che riceverà milioni di clic su Youtube sul canale Seamusica di Catania.


Entrambi gli artisti sono stati molto amati dal pubblico. Subito dopo sono usciti anche singoli di Noemi: “La fine del mondo (F.Franzese)”, “La mia amica del cuore (D. De Martino)”, “Comme t'amo t'amo (D.De Martino)”, arrangiati tutti allo studio Air Music di Piero Sala.


Nel frattempo arriva un altro duetto molto emozionante “Te prego chiammame” - Daniele de Martino feat Noemi Mesto – mentre nel 2017 per il giorno di San Valentino uscì il brano “Facimme Pace” autore (A. Zeta)”. A seguire altri singoli di Noemi, uno in particolare intitolato "Vado via" (M.di Stefano), che ottiene oltre 1 milione di visualizzazioni.


Daniele de Martino e Noemi Mesto nella chiusura del 2017 ci regalano un altro duetto intitolato "Non ti amo più", che ha superato in un solo giorno le 200mila visualizzazioni e ottenuto il dodicesimo posto nelle tendenze su Youtube.

Noemi, perché proprio la musica neomelodica?
R:«Non esiste un perché è nato tutto in modo naturale senza accorgermene; credo che la musica neomelodica abbia scelto me e sono contenta di questo».

La prima volta che hai ascoltato un brano neomelodico?
R:«Ero già in grembo a mamma... diciamo che quasi tutta la mia famiglia ama la musica neomelodica: mio padre le canta anche, quindi vi lascio immaginare».

Per Noemi Mesto la musica neomelodica vuol dire?
R:«Per me vuol dire tante cose, ha molte sfaccettature a partire dall'amore a finire nelle tristi realtà. Racchiude un pò tutto. Quindi la posso definire 'vita'».

Quali sono stati gli artisti che hanno influenzato il tuo percorso musicale?
R:«Il mio percorso musicale è un po’ particolare e spero un giorno di poter raccontare tutta la storia. Comunque gli artisti sono Nancy Coppola e Daniele de Martino. Nancy Coppola mi ha dato l'input di iniziare a sbilanciarmi in questo con dei piccoli gesti e bellissime parole; la ringrazio di vero cuore per la donna che è. Daniele de Martino è l'artista che mi ha dato ed aiutato tanto ed è grazie a lui se ho avuto una crescita artistica. È una persona che stimo e a cui voglio tantissimo bene».

Un artista con cui ti piacerebbe duettare un giorno?
R:«Non lo so, diciamo che ammiro ogni artista per quello che è e per quello che fa. Ma se proprio devo fare dei nomi Nancy Coppola e Giusy Attanasio tra le donne. Ho avuto il grandissimo piacere di duettare con Daniele De Martino in vari collaborazioni, quindi ho già avuto questa fortuna. Se dovessi fare nomi di artisti maschili direi Tony Colombo, Alessio e Rosario Miraggio».

Vi è un argomento che ti piacerebbe affrontare in una tua canzone?
R:«A proposito di questo (in esclusiva lo anticipo a voi) abbiamo creato una canzone che parla un pò della realtà e della difficoltà della vita con un intro molto particolare».

Cosa dicono e raccontano di te la tua musica?
R:«La mia musica si ispira alla mia vita oltre alle persone che mi circondano. Momentaneamente raccontano di una ragazza che ama tanto anche i difetti, ma riceve molte volte più delusioni, quella ragazza forte che combatte e che crede nei valori dell'amicizia e dell'amore».

Cosa provi ogni volta che sali sul palco ed hai la possibilità di esprimere la tua arte?
R:«Un mix di emozioni, a partire dall'ansia sino a finire alla paura. Ma quando poi sali sul palco è la gente canta e si emoziona insieme a te non esiste una descrizione di ciò che si può provare».

Perché sempre più giovani si avvicinano alla musica neomelodica?
R:«Come ho risposto alla domanda precedente la musica neomelodica racchiude un pò tutta la vita ed i giovani si ritrovano in molti testi quasi come sembrasse la loro storia».

Cosa comunica la musica neomelodica che la musica convenzionale in genere non riesce a fare?
R:«Su questo non saprei risponderti con precisione; credo che entrambe le musiche a modo loro comunicano qualcosa».

Perché ancora oggi in tanti storcono il naso dinanzi alla parola neomelodico?
R:«Perché hanno il concetto di Neomelodico=tamarro ma non è assolutamente così. Il neomelodico sono tante cose insieme. Non dimenticando che tante canzoni hanno fatto diciamo la storia come “Tu si na cosa grande”, “Cu'Mme”, “Caruso” e tanti altri... spero che questi pregiudizi vengano meno».

Noemi, in quali progetti ti vedremo coinvolta in futuro?
R:«Sono ancora all'inizio del mio percorso, mi ritengo abbastanza fortunata. In futuro ci potrebbero essere una serie di trasferimenti e piccoli cambiamenti che adesso non posso anticipare; l'unica cosa che posso dire è che a breve ci sarà l'uscita del mio prossimo lavoro discografico».

Cosa ti aspetti dalla musica?
R:«La Musica mi ha salvata. Spero non mi uccida, quindi mi aspetto tutto e niente e spero sempre che la gente non si stanchi mai di me».

Contacts: 

https://www.facebook.com/noemimestoofficial/

Cinema: 'Killing Adam', da Brindisi al sogno americano


di FRANCESCO GRECO - LOS ANGELES (California). "Ho iniziato a fare teatro da piccolo, in un teatrino del quartiere Commenda, a Brindisi, la città dove sono nato…". Comincia così la parabola, anzi, la favola del film-maker pugliese Dino Sardella che, partendo dal profondo Sud, in pochi anni si é fatto largo nella scena indipendente del cinema americano.

DOMANDA: Ricorda come si chiamava la compagnia che faceva teatro nel quartiere?
RISPOSTA: "“Amici del Teatro”. Mi sono da subito innamorato delle cosiddette performing arts. La passione per  il teatro mi ha portato a iscrivermi al Liceo Classico: volevo studiare le tragedie greche e le commedie latine".

D. Il mondo classico, greco-romano, è stato dunque il brodo primordiale che ha incubato la passione per cinema e teatro? 
R. "La passione per lo storytelling si é accentuata grazie alla scoperta della letteratura classica: così ho deciso di provare a scrivere “cose mie”.
Ho iniziato a scarabocchiare commedie, a inventare personaggi e storie su quaderni che poi ho ripreso da grande".

D. Che tipo di studi ha seguito?
R. "Dopo l'Università (Laurea in Economia delle Arti a Roma), mi sono trasferito a Londra, lì ho iniziato a lavorare in un teatro.
E così passavano giorni, settimane, mesi e anni. Il mio inglese migliorava e ho cominciato a scrivere piccoli spettacoli teatrali in inglese: scrivere in una lingua non tua é difficile, molto difficile, ed é una cosa che viene con l'impegno e tanta, tanta pratica".

D. Londra è famosa per la sua effervescenza artistica, anche teatrale…
R. "Infatti. Sono entrato a far parte di una compagnia teatrale e ho lavorato con loro per 5 anni fino a quando, dopo quasi 10 anni di permanenza nel Regno Unito, mi è arrivata la notizia che la mia domanda di ammissione al Programma di Sceneggiatura dell’UCLA (Universitá della California Los Angeles) era stata accettata. L’avevo fatta un pò così, per gioco, mandando come esempio dei miei lavori una parte di una sceneggiatura teatrale scritta a Londra. Non contavo di ricevere la lettera di ammissione…".

D. Trolley sempre pronto?
R. "Da Londra a Los Angeles. Qui ho studiato e sono entrato in contatto, tramite Internships e altre collaborazioni, con vari produttori indipendenti dai quali ho imparato i cosiddetti “ferri del mestiere”, stando il più possibile sul set e nelle “writers room”".

D. Anche LA, a fermenti creativi, non è da meno: e poi cos’è successo nella sua vita?
R. "Ho deciso di mescolare le mie conoscenze in campo teatrale, e le nuove (anche e soprattutto tecniche) cinematografiche, per provare a produrre qualcosa scritto da me".

D. E come si chiama il “qualcosa”? 
R. "”Killing Adam”, una dark comedy (Neil Simon é in assoluto il mio teatrante preferito e le sue commedie sono una mia grande ispirazione) che esplora l'ossessione della gente nei confronti dei social media".

D. E’ l’ossessione del mondo contemporaneo, liquido, virale, tema quindi più che mai attuale: come lo ha sviluppato?
R. "É partito tutto come un piccolo progetto, e invece, più la produzione andava avanti e più tutte le persone coinvolte (dal direttore della fotografia al compositore) hanno iniziato a credere sul serio nella validità dell'idea.
Pensi: ho avuto la fortuna di avere il corto colorato in post-produzione da un bravissimo colorista della Technicolor".

D. Riconoscimenti?
R. "A oggi “Killing Adam” ha vinto numerosi premi ed é in selezione ufficiale in alcuni festival indipendenti degli Stati Uniti, tant'é che ha creato un seguito di persone che scrivono chiedendo se verrà girato un sequel".

D. Vuole citarli? 
R. "”Killing Adam” è stato premiato come best dark comedy al “Top Short Film Festival”, come best comedy all’“International Festigious Film Festival”, al “Mindfield International Film Festival di Albuquerque in New Mexico” ha vinto il primo premio come “Best narrative short”, “Best Director”, “Best “Screenplay”, “Best Cinematography” (al direttore della fotografia Nicola de Prato) e “Best Original Score” (al compositore Santiago Velarde). Inoltre: “Best Dark Comedy” al “New York Film Award”, una honorable mention per “Recognition for Excellence in Film Making” al “Los Angeles Film Award”, “Best Narrative Short” e “Best Screenplay” al “Los Angeles Short Award”. E’, ancora, official selection al “Miami Independent Film Festival”".
 
D. Negli USA il cinema indipendente è forte e anche autonomo, non come da noi che dipende dalle major…
R. "Il circuito dei film festival “underground” o indipendenti qui negli USA é enorme e crea davvero un network di persone molto interessante.
Nel mondo “indie” da queste parti c'é entusiasmo e voglia di raccontare storie: una cosa lontana dalla Hollywood che tutti conoscono, dove i soldi contano prima di tutto.
Ed é davvero rinfrescante vedere persone (pubblico, giudici dei festival e anche direttori di festival) rispondere in maniera positiva a una storia come “Killing Adam” che per molti versi può sembrare “anomala”, con un senso dell' umorismo tra commedia dell'arte, satira e teatro dell'assurdo.
Sono questi i casi in cui ci si rende conto che, se il proprio messaggio arriva anche solo a una persona, é valsa la pena di lanciarlo".

D. E’ soddisfatto del lavoro e dell’eco provocata?
R. "E’ la mia prima esperienza: “Killing Adam” l’ho scritto, prodotto e diretto, quindi non posso proprio lamentarmi dei risultati.
Sperando in altri successi (sia per il film che per le persone che ci hanno lavorato e ci hanno messo il cuore), ci godiamo questo bel momento e questi premi…”. 

Manfredi: l'indie ha un nuovo nome

di MARCO MASCIOPINTO - Riflettori puntanti sulla nuova stella del panorama indie italiano. Lui è Manfredi, classe 1998, al secolo Antonio Guadagno, entrato a far parte del management di una delle band indie più note e apprezzate nel nostro paese: Thegiornalisti. Il cantautore lombardo, cresciuto a pane e musica (come si suol dire), si è fatto strada e non è passato inosservato agli addetti ai lavori. Il suo ultimo brano s'intitola Noi meno tu, disponibile su tutte le piattaforme streaming, in digital download e su Youtube, ed è una vera chicca.

Dopo i suoi precedenti 20143 Milano Navigli e Cuffiette, singoli entrati nelle playlist ufficiali di Spotify “Indie Italia” e “Viral 50 Italia” superando il milione di ascolti complessivi, Manfredi, torna sulla scena più carico che mai e si presenta con un pezzo che ha tutta la nostra stima. Abbiamo avuto modo di farci raccontare da lui le fasi di lavorazioni di questo brano e non solo.


Com’è nata noi meno tu?
Non è semplice da spiegare. Devi sapere che, in un primo momento, “Noi meno tu” era una canzone completamente diversa. La storia che c’è dietro a questo pezzo è abbastanza curiosa.

Ce la racconti?
Dovevo andare in studio per registrare un provino per il nuovo singolo solo che, a causa di una lite particolarmente accesa con una persona a me molto cara, in quei giorni non avevo voglia né di suonare né tanto meno di scrivere. Sono arrivato in studio poco motivato, con duemila pensieri che mi affollavano la testa e la cosa che più mi pesava era il dover cantare una canzone che in quel momento non mi rappresentava affatto. Resomi conto che non riuscivo a pensare ad altro se non alla litigata, ho deciso di ricominciare da zero: ho preso lo scheletro della vecchia canzone, ho cambiato gran parte del testo, la struttura del brano, il ritornello, e ci ho aggiungento quel “noi meno tu” che fino all’ultimo non c’era e che non credo abbia bisogno di essere spiegato. Sostanzialmente possiamo dire che “Noi meno tu” è stata scritta in poco più di una giornata, ma è stata per me un grande sfogo. Nel ritornello quel “Stanotte dormi da me” è preso dal titolo di un disco che ho fatto io per la ragazza della lite e che le ho regalato.

Come organizzi la tua giornata?
Gli impegni sono tanti, ma la voglia di fare è davvero troppa. Ad oggi non saprei rinunciare né alla musica né all’università, anzi, direi che le due cose sono inscindibili. In università ho la possibilità di conoscere sempre persone nuove, di vivere tante esperienze, dall’ansia per gli esami alla cotta per la compagna di corso. Tutte queste cose confluiscono inevitabilmente nelle mie canzoni, si trasformano in emozioni, in pensieri e poi in testi. D’altro canto, gli orari non sono leggeri e la fatica si fa sentire; senza musica non riuscirei mai a staccare e a prendermi del tempo per me: finirei con l’impazzire.  Il segreto è un giusto mix, l’equilibrio paga in tutte le cose.




Con quale musica sei cresciuto?
Mio nonno era un grande appassionato di musica, suonava il piano e ascoltava molto spesso Pavarotti e Bocelli (anche di prima mattina). Io mi sono trasferito a Milano quando avevo solo 3 anni quindi ho vissuto poco questo primo contatto con la musica considerando anche il fatto che i miei genitori non sono grandi appassionati. Ho iniziato ad ascoltare musica regolarmente solo verso i 15/16 anni così per caso. All’inizio ascoltavo Rock e Blues, ma la verità è che avevo un grande debole per il Pop (specie per le mode, lo ammetto).

Quando hai scoperto l’indie?
Solo verso i 17 anni ho scoperto l’Indie e quasi in contemporanea ho iniziato a scrivere. A dirla tutta io non sono affatto una di quelle persone che ascolta di tutto e conosce tutte le band del pianeta, sono più uno che va in fissa con qualcosa e la ascolta fino ad odiarla.

Partecipare ad un talent è positivo o negativo?
Non ho una forte opinione per quanto riguarda i talent: non li osanno e non li condanno. Credo siano uno tra i tanti modi per farsi strada nel mondo della musica e se a qualcuno non piacciono sì può benissimo evitare di guardarli senza fare troppe polemiche. Dietro ci sono molti interessi economici, ma chi decide di partecipare lo sa bene. L’artista viene “spremuto” finchè si può e poi, nuovo anno, nuovo vincitore. C’è da dire, però, che con un talent passi dalla tua cameretta alle prime serate in televisione, il che non è male. A conti fatti si può dire che dai talent sono usciti sia artisti che ancora oggi sono sulla cresta dell’onda sia artisti di cui nemmeno ricordiamo il nome.

Perchè?
Diciamo che dipende molto da quello che vuoi fare della tua musica e della tua carriera. Per quanto riguarda me, io ho scelto una strada diversa da quella dei talent per mio puro gusto personale e ad oggi sono molto felice del percorso che ho intrapreso.

Adesso cosa ti aspetti?
Noi meno tu è uscita da poco, sta andando bene e sono molto contento del risultato finale. Ho in mente dei traguardi che mi piacerebbe raggiungere ma non voglio farmi troppi film mentali e credo che parlarne porterebbe male; voglio lavorare bene e continuare a fare musica come ho fatto fino ad ora.

Il disco quando uscirà?
Per quanto riguarda il disco, non saprei. Non è tanto il disco a non essere pronto, quanto l’artista. Arriverà il giorno in cui sentirò il bisogno di realizzare un disco, ma sento che manca ancora qualcosa. Non voglio mettermi fretta. Coi giusti tempi farò tutto, promesso.

Gdp Tv

150° Unità d'Italia AGRICOLTURA AGROALIMENTARE AMBIENTE Animali Annunci Approfondimento Arredamento Arte Attualità Auto e motori Avviso Pubblico Aziende Bari Bari 2014 Bari 2019 Bat Bifest 2011 Bifest 2014 Bifest 2015 Bifest 2016 Bifest 2017 Bifest 2018 Brasile2014 Brindisi Calcio Casinò Chiesa cinema Columbus Day COMMENTO Comunicati Stampa Concerti Concorsi Corsi CROCIERE CRONACA CRONACA LOCALE CULTURA DOVE SEI? Cultura e Spettacoli Design Diari da Kinshasa Dimmi come scrivi Discoteche Donna del Giorno Economia Elezioni 2011 Enogastronomia Estate Esteri Eventi Expo 2015 Festival del cinema di Roma 2010 Festival del cinema di Roma 2011 Festival del cinema di Roma 2012 Festival del cinema di Roma 2013 Festival del cinema di Roma 2014 Festival del cinema di Roma 2015 Festival del cinema di Roma 2016 Festival di Venezia '13 Festival di Venezia '14 Festival di Venezia '15 Festival di Venezia '16 Fiera del Levante Filastrocca film Flash Foggia Foto Frodi Fumetti Gallery Gastronomia Gdp Junior Ghost Hunters Puglia Giochi Giubileo Gossip Grafico Hot IL MIO AVVOCATO Il Principe Azzurro Inchiesta Intervista Intrattenimento Islam isola dei famosi 5 L'Angolo della Poesia LA CURIOSITA' LA RECENSIONE Latitudeslife LAVORO Lecce Lettera al direttore Libri Link LIVE Lotterie Matera METEO milano Miss Italia MODA Mostre Motociclismo musica Necrologi NOTIZIE DAL MONDO novità musicali Oroscopo Paranormale Perle di storia pugliese photogallery PLAY: MUSICAEDINTORNI Politica Politica locale Potenza PRIMO PIANO Protezione civile Psicologia Pubblica Amministrazione Puglia Punto e a Capo Regionali 2015 Reportage ricerca Ricette Rio 2016 Roma Russia 2018 Salute e benessere Sanità Sanremo 2015 Sanremo 2016 Sanremo 2017 Sanremo 2018 Scheda Scienza e tecnologie Scuola Sentenze europee Sessualità Silent Key Spazio Spazio Emergenti Speciale Speciale 21 dicembre Speciale amministrative 2012 Speciale Amministrative 2014 Speciale Euro 2012 Speciale Fiera Speciale Politiche '13 Spetteguless Sport Storia Taranto Tennis Territorio TICKER Top Tra scienza e fede Trasporti Turismo Tv UE Università e formazione Us version Vacanze Viabilità Viaggi Video Videogiochi Vignetta Vino diVino Voli Web Zootecnia