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Del Buono: "In 'Casa e agevolazioni fiscali 2019' spiego ai cittadini l'importanza delle detrazioni"

BARI - Abbiamo il piacere di ospitare nella sezione Interviste del Giornale di Puglia l'avv. Francesco Saverio Del Buono, tributarista del Foro di Bari ed esperto di fiscalità immobiliare, blogger, formatore articolista ed autore di saggi come il testo ‘Casa e agevolazioni fiscali 2019', in uscita in questi giorni per la casa editrice Primiceri.

Avvocato Del Buono, come arriva l’idea di questo testo?
L’idea di questo testo deriva da un approfondimento sulla tema delle detrazioni fiscali per interventi edilizi sugli immobili che ormai sogno da qualche anno, nel più vasto ambito del diritto e della fiscalità immobiliare di cui mi occupo. Queste detrazioni fiscali hanno una incidenza diretta sulle famiglie, su coloro che realizzano lavori nei propri appartamenti, permettendo di recuperare, anche con la possibilità di cessione del credito fiscale, buona parte delle somme investite per i lavori .
Da qui nasce l’idea di manuale non solo per addetti ai lavori ma per tutti coloro che sono interessati alla materia, come per esempio chi deve effettuare lavori di ristrutturazione in casa o nello stabile condominiale. Nel testo vengono presentate tutte le detrazioni (bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus, bonus verde e bonus arredi), il sistema della cessione del credito fiscale, gli aspetti relativi alla comunicazione ENEA per gli interventi di efficientamento, ed una raccolta di casi pratici e l’appendice normativa con i provvedimenti interpretativi dell’Agenzia delle Entrate.

Qual è l’importanza ad oggi delle detrazioni fiscali per ristrutturazioni ed efficientamento energetico?
L’importanza delle detrazioni è rilevante sotto diversi punti di vista: oltre al valore per chi realizza gli interventi, che tramite le detrazioni come detto recupera parte di quanto investito, voglio sottolineare l’importanza per il settore edilizio, e tutta la filiera produttiva: dall’impresa edile ai progettisti, a chi produce e vende i materiali, a chi sviluppa e realizza sistemi di efficientamento energetico, e tutto il comparto della ricerca collegato in un momento storico di grande sofferenza per il settore delle costruzioni.
Un altro aspetto da non sottovalutare è quello dei benefici che gli interventi apportano al patrimonio immobiliare del nostro paese: vetusto, a breve rischio statico, indifeso contro eventi sismici e calamità naturali, edifici in gran parte realizzati in epoche in cui concetti di efficientamento energetico e materiali contro la dispersione di calore erano di là da venire.
Riprova ne è che la legge di bilancio 2019 ha riproposto il medesimo pacchetto di detrazioni dello scorso anno, prorogando fino al 31 dicembre alle detrazioni scadute a fine 2018, compresi bonus verde e bonus arredi.

I cittadini sono sufficientemente informati su questo tema?
I cittadini sono a conoscenza di queste agevolazioni ma spesso hanno le idee poco chiare, dovuto al fatto che queste informazioni non arrivano al grande pubblico in maniera precisa e puntuale, tanto più che spesso le norme non sono facilmente comprensibili, e lacunose, per cui puoi bisogna andare a ricercare la giusta interpretazione nelle circolari dell’agenzia delle entrate, le risposte agli interpello, e tutti i documenti che possono fornire un quadro completo della situazione.
Nel mio piccolo porto avanti una opera di divulgazione su questi temi, a partire dal libro ‘Casa e agevolazioni fiscali 2019', ai seminari di approfondimento su questi temi che svolgo in tutta Italia, destinati a fiscalisti, ingegneri, amministratori condominiali, geometri, imprese ma anche a semplici cittadini, al blog Bonus casa dedicato interamente a queste detrazioni fiscali.

Sono previsti eventi di presentazione del libro in Puglia nei prossimi mesi?
Si, posso segnalare fin da ora gli appuntamenti di Brindisi (21 marzo) e Bari (4 aprile), ed invito chi fosse interessato a conoscere i dettagli di questo appuntamenti e di altri che sono in programmazione a scrivere ad apuliameetings@gmail.com

Klaudia Pepa: «Ecco la mia collana di video, ognuno come titolo avrà una lettera del mio nome»

di NICOLA RICCHITELLI - Un ambizioso progetto, una collana di video di danza, ognuno dei quali avrà come titolo una lettera del suo nome, che vedranno la partecipazione di nomi importanti del mondo del ballo, coreografi che hanno collaborato con star internazionali del calibro di Jennifer Lopez, Sia e Rihanna: «È stata un’idea mia realizzare dei videoclip di danza con collaborazioni diverse italiane ed estere, dove si balla su una musica inedita. È più o meno come i video dei cantanti, solo che non si canta, ma si balla».

I primi tre, ‘’K’’, ‘’L’’, ‘’A’’, realizzati con la collaborazione di Kyle Hanagami, Giasar Mecnun e Fabrizio Prolli, sono già online e stanno riscuotendo un ragguardevole successo.

Da qualche giorno, inoltre, è stato rilasciato ‘’U”, in cui la protagonista, Klaudia, vive il sogno di tantissime ragazze, ossia quello di incontrare il principe azzurro, in questo caso interpretato da Francesco Mariottini. I due si cimentano in una spettacolare coreografia da loro ideata e con abiti sfarzosi ed eleganti danzano sulle note di un valzer: «In questo passo a due romantico si svolge il sogno di una giovane ragazza con il suo principe azzurro. Lei entra in un bar a bere qualcosa come al solito, in un istante pensa ed entra in un sogno dove vediamo le immagini della coppia, gli sguardi e la danza. Alla fine era solo un déjà-vu, un pensiero o un sogno».

Klaudia, innanzitutto ben ritrovata. Sei tornata con tanta carne a fuoco?
R:«Grazie! Cerco di realizzare i miei sogni, ci lavoro sodo e credo sempre nella mia strada. Questa forza mi fa svegliare bene ogni mattina».

Partiamo da questa collana di video musicali - K.L.A.U.D.I.A.P.E.P.A – da dove è nata l’idea di creare una collana di video dove ogni video porta il nome di una lettera fino a formare il nome di Klaudia Pepa?
R:«È stata un’idea mia realizzare dei videoclip di danza con collaborazioni diverse italiane ed estere, dove si balla su una musica inedita. È più o meno come i video dei cantanti, solo che non si canta ma si balla».

“U” è il titolo dell’ultimo video musicale. Ti va un po’ di raccontarci la trama di questo tuo ultimo lavoro?
R:«In questo passo a due romantico si svolge il sogno di una giovane ragazza con il suo principe azzurro. Lei entra in un bar a bere qualcosa come al solito, in un istante pensa ed entra in un sogno dove vediamo le immagini della coppia, gli sguardi e la danza. Alla fine era solo un déjà-vu, un pensiero o un sogno».


Protagonista assieme a te troviamo Francesco Mariottini – scuola “Amici”, il quale interpreta il ruolo del principe azzurro – come è nata questa collaborazione?
R:«Avevo un'idea di un video romantico, ho chiesto una musica simile e ho immaginato il principe. La prima persona che mi è venuta in mente era Francesco... lui è veramente un principe. Sia d’immagine che nella danza. Ha accettato subito, gli era piaciuta l’idea e abbiamo realizzato il video insieme».


Oltre Mariottini, quali altri nomi della danza hanno collaborato a questo progetto?
R:«Kyle Hanagami, coreografo americano, con cui abbiamo collaborato nel primo video “K” con le ballerine americane Haley Fitzgerald & Emma Hauser. Mecnun Giasar, coreografo tedesco nel secondo video “L”. Terzo video “A” con Fabrizio Prolli, coreografo italiano».


Ricordiamo che questo è il quarto della collana. I primi tre” K”-“L”-“A”, già on line, hanno un filo conduttore con l’ultimo appena pubblicato?
R:«Non hanno un filo conduttore. Ogni video ha una storia, un coreografo diverso, uno stile diverso, una musica diversa».


Le musiche inoltre, tutte inedite, hanno un ruolo importante in questo progetto. Quali musicisti vi hanno collaborato?
R:«Casa Musica con i musicisti Oligar e Luca Angelosanti hanno collaborato con me nei 4 video. Sono contenta di aver realizzato con loro la musica dei miei video».

Aldilà della danza, inoltre, nell’immediato futuro ti sappiamo impegnata in altri progetti legati alla recitazione e alla conduzione. Puoi anticiparci qualcosa?
R:«L’ultima esperienza come co-conduttrice l’ho avuto a Tirana in un programma come “Sanremo“, ma albanese. Si chiama Kenga Magjike, dove ho co-condotto il programma e ho ballato con un corpo di ballo con i ballerini italiani Andreas Muller, Alessio Lapadula, Alessio Gaudino, Michele Barile, Gianmaria Giuliattini, Fabrizio Prolli, Adriano Bettinelli, Jody Proitti etc. Tutti ballerini e professionisti di Amici Di Maria De Filippi. Inoltre, sarò per la prima volta sul grande schermo con una commedia italiana “3+1 giorni per innamorarsi “, con protagonisti Miriam Catania e Marco Bonini. Un film di Benedetta Pontellini e Claudia Gatti. Partecipazione straordinaria di Maria Grazia Cucinotta e Maurizio Costanzo. Sono felicissima di far parte di questo film. È un grandissimo piacere per me».

'I segreti del tennis': intervista a Roberto D'Adamo

Videointervista di Edoardo Giacovazzo al Maestro Nazionale FIT Roberto d'Adamo. D'Adamo si è affacciato al tennis professionistico giocando nel circuito internazionale da junior e poi da pro partecipando a numerosi tornei da 10-15000 $; a livello nazionale ha giocato in campionati di serie A2 e B; classificato 2^ categoria (serie B) per oltre 10 anni.

Attualmente Maestro Nazionale FIT, collabora con il prestigioso Hotel 5L "Borgo Egnazia" e insegna ai suoi allievi presso la struttura Icos di Fasano.

Il movimento tennistico in Italia è in continua crescita, sono infatti saliti a circa 380 mila i tesserati della FIT (Federazione Italiana Tennis) nel 2017, ben 40 mila in più dell'anno precedente. È questo l'incremento maggiore in assoluto tra le federazioni che fanno parte del Coni, riscontro che ha consentito di conquistare la 2^ posizione per numero di tesserati tra gli sport praticati in Italia.

Bulli e vittime, come riconoscerli? Intervista a Massimo Fersini

(Pixabay)
di FRANCESCO GRECO - Entri in una scuola e quasi in ogni classe trovi un banco accanto alla cattedra, e quando la campanella della ricreazione suona, il ragazzo/a che vi siede non si alza, poiché è la “brutta”, la “secchiona”, quella che “puzza” o quello a cui piacciono i maschi, quello che da piccolo è caduto dal seggiolone, o che non viene invitato mai alle feste, o che nessuno ascolta…

Quasi in ogni classe c’è il banco attaccato alla cattedra: i bulli e le vittime, come si fa a riconoscerli? Ne parliamo con l’esperto in bullismo e cyber bullismo Massimo Fersini che tiene periodicamente convegni e corsi in ambito scolastico e non.

DOMANDA: Sono quelle appena indicate le vittime di bullismo?
RISPOSTA: “No, non sono loro, o meglio, può accadere che siano vittime di bullismo, come può accadere a qualunque alunno seduto in ogni angolo della classe. E’ vero, il banco vicino alla cattedra c’è quasi in tutte le classi, soprattutto nelle primarie e secondarie di primo grado. L’alunno seduto accanto all’insegnante si sente più protetto, ma è importante specificare che ci possono essere tante ragioni per cui gli insegnanti decidono di far sedere un ragazzo al loro fianco.

In molti casi si tratta di ragazzi Bes o Dsa, o con disturbi neurobiologici e comportamentali. A volte stranieri con problemi di lingua, altre si tratta di ragazzi particolarmente timidi o, come dice lei, che han poca cura nell’igiene, o con difficoltà relazionali.

E’ evidente che il banco al lato della cattedra può sembrare un segno di esclusione, ma nel caso di ragazzi con difficoltà o disturbi di apprendimento o con bisogni specifici, come ho detto poc’anzi, è consigliabile che l’insegnante tenga vicino a sé il ragazzo, in modo che sia facilitato nell’aiutare e sostenere l’alunno durante le attività didattiche.

Al contrario, quando si tratta di ragazzi con problematiche di tipo relazionali e sociali (la ragazza che non si cura o il ragazzo particolarmente timido), sarebbe opportuno il sostegno di uno psicologo o di un educatore che lo aiuti a migliorare le abilità relazionali, o modificare il proprio modo di essere e aiutarlo a integrarsi nel gruppo-classe, altrimenti il rimanere seduti perennemente a lato della cattedra ne amplifica il senso di emarginazione ed esclusione”.

D. L’esclusione dal gruppo quindi è il primo segnale di chi è vittima di bullismo?
R. “Il ragazzo vittima di bullismo, quasi sempre vive il suo dramma intimamente: isolarsi è la prima forma di difesa e, più è forte la sofferenza, più nasconde il suo disagio sino ad arrivare a conseguenze estreme.

I motivi che portano la vittima a non esplicitare il suo malessere sono molteplici, ma principalmente derivano dalla paura, dalla vergogna, dal senso di impotenza.

Le vittime di bullismo, al contrario di quanto possiamo pensare, sono spesso ragazzi che vivono in ambienti familiari che non denotano particolari problemi. La paura è legata principalmente a fattori caratteriali legati alla fragilità dell’età pre-adolescenziale e adolescenziale.

Quante volte sentiamo dire dai genitori di figli vittime “ma noi non sapevamo nulla, saremmo intervenuti subito… gli siamo sempre vicino…”, e spesso è vero, i genitori dicono la verità, sono vicino ai loro figli, ma la fragilità di un individuo di 13, 14, 15, 16 anni è difficile da comprendere se non si hanno le competenze adeguate”.

D. Prima di dire cosa fare, parliamo della figura del bullo. Spesso lo si immagina seduto nelle retrovie della classe, più nascosto, e mentre l’insegnante spiega, lui sotto banco fa tutt’altro: è così?
R. “E’ interessante questa mappa delle aule, la vittima nel banco in disparte, il bullo negli ultimi banchi, che letteratura, cinematografia, tv spesso ci rimanda. Anche qui, è vero che solitamente i ragazzi più vivaci si mettono in fondo alla classe: anche io, ora che ci penso, sedevo sempre in ultima fila, ma è anche vero che ero vivace, si, ma i risultati scolastici erano altrettanto buoni.

Un luogo comune che mi sento di smentire è che i bulli sono ragazzi vivaci. Al contrario, il bullo spesso è un ragazzo taciturno, poco loquace in aula, quando è chiamato in causa spesso fa scena muta, a volte ha una faccia impassibile, gli insegnanti rimangono confusi, non sanno leggere cosa passa nella testa del ragazzo, non comprendono se il comportamento è dovuto a menefreghismo o denota davvero lacune di apprendimento. Questa tipologia rispecchia soprattutto il bullo tradizionale, che appartiene al cosiddetto bullismo fisico”.

D. Sempre per rimanere nella letteratura e probabilmente ai luoghi comuni: il bullo fisico è quello che mena, sputa, aggredisce verbalmente con ingiurie, etichettature, ecc.?
R. “Si, questi sono alcuni dei comportamenti dei bulli più tradizionali che mettono in atto forme di prevaricazione fisiche, violente e persistenti.

Di solito il bullo fisico è una persona non molto intelligente, con una bassa empatia, ed essendo poco sensibile al dolore altrui, non ha alcuna difficoltà a commettere vessazioni attraverso la violenza fisica o verbale e quando il suo agire è rinforzato da altri attori che rafforzano il suo essere bullo, si corre il rischio che il gruppo diventi un vero e proprio branco che attacca la vittima.

Questa forma di bullismo si tende a sottovalutarla in virtù di altre forme che possono sembrare più frequenti e caratterizzanti nei nostri giovani, ma il bullismo fisico ancora oggi, come in passato, può degenerare in episodi che possono trasformarsi in veri e propri atti criminali.

Il bullo e il branco possono perdere il controllo e da semplici episodi di prevaricazione passare ad atti violenti o illegali, che portano a pericolosi scontri fisici tra i ragazzi o violenze sulle ragazze”.

D. Il bullo agisce da solo o in gruppo?
R. “Il bullo fisico raramente agisce da solo. Infatti la pericolosità di questi soggetti scaturisce dalla forza del gruppo, chiamato anche bullismo collettivo.

Il bullismo, in questi casi, è perpetrato non solo dal bullo e il suo branco, ma dalla maggior parte dei compagni di classe e anche da alunni di altre classi.

I comportamenti più frequenti che si adottano per isolare la vittima dal gruppo dei pari, sono l’emarginazione, l’esclusione dai gruppi e dai giochi, la diffamazione, cioè parlare male della vittima con gli altri compagni per metterla in cattiva luce.

Questa forma di bullismo verbale
attraverso il linguaggio genera insulti, prese in giro, fastidiosi nomignoli, piccole minacce”.

D. Quali sono le altre forme di bullismo conosciute?
R. “Negli anni, anche le tipologie di prevaricazione si sono evolute. Dal bullismo fisico prettamente maschile e legato ad ambienti sociali disagiati ed emarginati, si è passati ad altre forme come il bullismo psicologico.

Questa tipologia appartiene molto alle femmine con appartenenza a diverse estrazioni sociali, non solo ad ambienti disagiati o emarginati.

Il bullismo psicologico si differenzia dal bullismo fisico/verbale per l’intenzionalità di ferire la vittima nei sentimenti, suscitare in essa un forte disagio psicologico, con la volontarietà di ferire la vittima nei suoi punti più deboli: handicap, difetti fisici, sessualità, religione, ma anche situazioni personali come nel caso di bambini adottati, stranieri, figli di genitori separati o screditare la situazione socio-economica della famiglia o il lavoro dei genitori.

Una caratteristica che coinvolge tutti i bulli è la tendenza a incolpare la vittima ingiustamente di atti che non ha commesso o l’utilizzo di minacce gravi che tendono a terrorizzare la vittima e a negare sempre e comunque le loro azioni”.

D. Quando possiamo parlare di cyber bullismo?
R. “E’ l’espressione più moderna e attuale del bullismo, di pari passo con l’evoluzione sociale e tecnologica. È il bullismo di questo secolo e viene attuato sui social network, su internet o sulla telefonia mobile, attraverso l’uso di strumenti elettronici: telefonini, PC, tablet e phone.

Il cyber bullismo viene messo in pratica mediante mms, sms, e-mail offensivi, minacciosi, volgari o porno, spediti alla vittima o di persecuzione con squilli anonimi e continui.

Inoltre viene perpetrato attraverso la condivisione e la diffusione di immagini, filmati e informazioni che riguardano la vittima, possono essere condivise con amici comuni, ma anche pubblicate sulle chat, sui forum, sui blog, sui social network e su portali che mostrano immagini e filmati.

Il cyber bullismo è pericoloso per due ragioni: l’anonimato, il bullo si nasconde dietro a un computer e l’età che coinvolge i cyber bulli che non riguarda solo i ragazzi minorenni ma anche gli adulti. Il cyber bullo si nasconde dietro il suo avatar e si sente libero e legittimato a perpetrare azioni illegali di ogni specie: furto di identità, creazione di falsi account, adescamento”.

D. Una domanda che vorrebbero farle tutti i genitori: ma è così difficile individuare i bulli?
R. “E’ una domanda comprensibilissima. La preoccupazione è tanta per chi è genitore e perdere un figlio per comportamenti stupidi è la cosa più assurda che possa accadere.

Per arginare il fenomeno, bisogna lavorare a più livelli contemporaneamente. Nel lungo e nel breve termine con interventi di educazione, informazione, prevenzione e di contrasto. Nel lungo termine, si deve intervenire sull’attività curriculare, mettere gli insegnanti nelle condizioni di introdurre metodologie d’insegnamento inclusive per migliorare l’ambiente scolastico e le dinamiche relazionali tra alunni, corpo docente e personale scolastico.

Nel breve termine occorre un lavoro immediato per correggere innanzitutto alcuni errori che solitamente si commettono. In primis non aspettare di intervenire dopo che il fatto è accaduto. La scuola è il luogo dove si può intervenire, ma non possiamo delegare solo agli insegnanti o ai dirigenti scolastici il compito di affrontare il fenomeno. I docenti e i dirigenti non hanno le competenze per farlo e a volte non vogliono far emergere eventuali problemi di bullismo e sono portati a far finta di nulla.

Ma è anche vero che non possiamo chiedere agli insegnanti di essere i salvatori del mondo. La scuola va aiutata con figure esterne preparate a intervenire in aula, che sappiano modificare le dinamiche articolate e cronicizzate che si creano nel tempo. L’esperto in cyber bullismo deve saper gestire il gruppo classe, essere un abile mediatore, una figura di riferimento e di fiducia per tutti, ma soprattutto per chi subisce prevaricazioni, in modo che la vittima trovi la forza e il coraggio di esplicitare la sua sofferenza e si senta protetta.

Al tempo stesso, deve sapere far emergere le responsabilità di chi commette prevaricazioni o vessazioni. I bulli sono molto abili a mescolare le carte in tavola e apparire puri, senza macchia, ma l’esperto deve essere altrettanto abile a interporsi nelle dispute e aiutare il bullo a correggere il suo comportamento. Dobbiamo sempre tenere conto che il contrasto al bullismo implica un’azione educativa, non certo punitiva, e va fatta con cautela, in anonimato, rispettando la privacy e migliorando i punti di forza dei ragazzi”.

D. E il ruolo dei genitori quale deve essere?
R. “Purtroppo tra le componenti educative chiamate in causa, quella dei genitori è l’anello più debole. Per quanto si vuole far ricadere le responsabilità sull’ambiente familiare, abbiamo constatato che i genitori hanno molte difficoltà a intervenire sui propri figli, nessuno vuole ammettere che possano essere violenti e accusati di aver commesso vessazioni. Tutti tendono a difenderli, a volte anche davanti all’evidenza, la colpa è sempre degli altri. Per non parlare poi di quei genitori che sono più bulli dei figli”.

D. Questo aspetto complica le cose?
R. “Molto. Come vede, la tendenza generale è quella di sottovalutare sempre il problema. Le scuole non vogliono che se ne parli, i genitori non accettano di avere un figlio che contravviene le regole e tutto ciò porta a non affrontare il problema in modo adeguato”.

D. E il ruolo delle istituzioni quale dovrebbe essere?
R. “Devo dire che da un po’ di tempo parlano del fenomeno. Ci sono campagne di sensibilizzazione, mettono in atto iniziative di diverso genere. Il guaio è che non riescono a centrare il problema. Il bullismo fondamentalmente è la scarsa consapevolezza delle conseguenze di azioni sconsiderate, nonostante a volte si tratta di ragazzi intelligenti, soprattutto i cyber bulli.

Il loro agire li porta a ledere l’integrità fisica e morale di un altro ragazzo. In funzione di ciò vanno identificate le loro azioni. Le faccio un esempio: un adulto che commette un reato, bisogna trovare le prove per incriminarlo. Anche nel caso del bullo bisogna palesare che ha commesso prevaricazioni o azioni lesive… Per questo il bullismo va inserito in un’azione pluridisciplinare che comprenda piani di educazione alla legalità e questa è materia di educazione alla cittadinanza, materia che si interroga sulle regole e sul loro significato, sul rispetto del bene comune e dell’altro. Diritti e doveri che fa di ciascuno di noi un cittadino migliore. Bisogna dedicare cura alla formazione di una coscienza civica, sotto tutti gli aspetti, per comprendere il rispetto delle regole e della legalità”.

D. E questo cambia completamente il punto di osservazione del fenomeno…
R. “Più precisamente si allarga. Il fenomeno va compreso in tutte le sue peculiarità e richiede un lavoro specifico che non si può improvvisare. Prerogativa delle istituzioni è introdurre una normativa adeguata che inserisca la figura dell’esperto in bullismo/cyber bullismo nell’ordinamento scolastico.

Solo così possiamo dare una risposta adeguata e nel breve termine a un fenomeno dilagante che mette a rischio l’incolumità dei nostri figli, in modo da aiutare i ragazzi a trovare dentro di sé e nella comprensione degli altri le basi affettive ed etiche da cui dipendono sia il rispetto delle norme esistenti, sia l'impegno a volerne di migliori”.

CONTACTS:
msfersini@yahoo.it

Ex-Otago: «Il 12 aprile ci vediamo al Demodè per uno show che va oltre a quello che è il solito concerto»

di NICOLA RICCHITELLI - Dopo il successo della partecipazione al Festival di Sanremo con “Solo una canzone”, gli  Ex- Otago sono pronti a tornare sui palchi dei più importanti club e teatri d’Italia con il loro attesissimo "Cosa fai questa notte? Tour 2019".

Il  12 aprile la band sarà al Demodè di Bari  per una vera e propria OTAGO NIGHT dove ci si scatenerà con le hit più ballerine come “Tutto bene” e “Cinghiali   incazzati” e ci si abbraccerà sulle note dei successi più romantici. Non potranno mancare i brani del nuovo disco “Corochinato”, prodotto da Garrincha  Dischi ed INRI e distribuito in licenza da Polydor/Universal Music Italia, cantati e suonati per la prima volta dal vivo.

Dopo l’incredibile successo del Marassi tour, che nel 2017 ha collezionato decine di sold out nei palchi più importanti d’Italia e un entusiasmo sempre crescente dal pubblico (Concerto del Primo Maggio, I-Days, Sherwood Festival, Home Festival, Carroponte, MiAmi Festival) i ragazzi sono   pronti a ripartire con una prima tranche di appuntamenti realizzati in collaborazione con Magellano Concerti.

I biglietti per le date del tour sono disponibili su Ticketone (www.ticketone.it) e in tutti i punti vendita autorizzati.

Radio Deejay è la radio partner del tour.

VH1, Rolling Stone e TIM Music, MTV sono partner del tour.

Innanzitutto permettetemi di darvi il benvenuto quest’oggi sulle pagine del nostro giornale. Sanremo, un nuovo album e quindi il tour. Come state ragazzi? 
R:«Siamo un po’ stanchi però felicissimi. Stiamo vivendo un periodo molto impegnativo ma che ci sta regalando tantissime emozioni ed esperienze incredibili».

Dunque partiamo da questo “Corochinato” – rarissimo aperitivo tipico della vostra città - che a Genova si beve in qualche bar del centro storico, ma che in questo caso ha dato il titolo al vostro disco… quale il leitmotiv di questa scelta?
R:«Siamo genovesi, ci piace raccontare la nostra città all’interno delle nostre canzoni. Con Corochinato abbiamo voluto parlare di un aperitivo tipico di Genova, che si trova solo in qualche bar del centro storico. Abbiamo scelto questo titolo perché è una metafora: non si riferisce solo a un aperitivo tipico genovese, ma anche e soprattutto alle persone comuni, semplici, come noi, a cui piace vivere un momento di convivialità in un locale tipico, con i propri amici dopo aver finito di lavorare. L’obiettivo del disco è raccontare pezzi e pensieri di vita quotidiana, parlare del nostro fare musica semplice».

Un disco va prima di tutto ascoltato, però vorrei chiedervi di fare uno strappo alla regola e raccontarci un po’ delle varie tematiche affrontate…
R:«Corochinato tratta di vari momenti di vita. Ad esempio in Tutto bene si parla della superficialità che intesse molti rapporti nella vita di tutti i giorni, in Bambini si racconta dei bei ricordi legati all’infanzia e all’adolescenza, ma alla fine il filo conduttore di questo album resta sempre l’amore, in tutte le sue fasi e sfaccettature, come ad esempio in Solo una canzone, dove affrontiamo l’amore adulto. Ci sono anche dei lati un po’ cupi, come ad esempio in Tu non mi parli più, dove affrontiamo il tema della nostalgia: possiamo dire che questo è un album decisamente “notturno”, la notte porta sempre con sé un qualcosa di magico, che accompagnato dall’amore rende tutto ancora più bello e speciale. Ma la notte è anche riflessione e solitudine, e infatti in alcuni pezzi del disco traspare anche questo aspetto».


Nel disco, ricordiamolo, troviamo il pezzo con cui avete partecipato al 69° edizione del Festival di Sanremo. Che esperienza è stata?
R:«Solo una canzone ci ha portato a vivere un’esperienza incredibile. Siamo arrivati a Sanremo con le idee molto chiare: non volevamo pensare alla competizione, ma focalizzarci solamente su quello che ci piace e che sappiamo fare meglio, ossia cantare. Per noi il Festival è stata una soddisfazione personale e la dimostrazione che dopo 15 anni di carriera abbiamo ancora qualcosa da dire, in più ci siamo davvero divertiti e abbiamo percepito un sacco di affetto da parte di tutti».

Corochinato vuole dire anche Genova. Quanto c’è della vostra città nei testi delle vostre parole e tra le note delle vostre musiche?
R:«Abbiamo un rapporto viscerale con Genova: pensiamo che sia una città che ti lascia il segno, nel bene e nel male, che ti porti sempre dietro ovunque tu vada. Per questo è molto presente nella nostra musica, ci viene naturale, le abbiamo anche dedicato i titoli degli ultimi due album».

A tal proposito non posso non fare riferimento al film documentario “Siamo come Genova” che racconta appunto la vostra storia. Come e perché nasce questo progetto?
R:«Questo progetto è nato dopo l’album Marassi. Ad un certo punto abbiamo iniziato a sentire il bisogno di tracciare un bilancio, di raccontare cose che non si possono comunicare solo con le canzoni, ed è così che è arrivato “Siamo come Genova”. Nel film parliamo della nostra città in tutte le sue sfumature e di quello che ci è successo dalla conclusione del progetto Marassi. Parliamo, ad esempio, di quella volta che abbiamo suonato nel carcere davanti a 120 detenuti, dove ogni volto raccontava una storia. Raccontiamo anche il crollo del ponte Morandi, che per noi rappresenterà sempre uno shock, ma anche un momento di incredulità a cui è seguito un desiderio di reazione e resistenza da parte di tutti noi genovesi. Con questo film abbiamo voluto dare la possibilità ai nostri fan di conoscerci ancora meglio e di scoprire la nostra città, che è molto di più di quella dei vicoli di De Andrè».


In questi anni come è cambiata Genova e in cosa sono cambiati gli Ex-Otago? 
R:«Genova, soprattutto dopo il crollo del ponte è cambiata molto, ha ricevuto una grande scossa. A differenza di quello che si può pensare però, da questa tragedia è nata nei genovesi molta voglia di fare e di mettersi in gioco, per far tornare a splendere una città che oltre ad averne davvero bisogno, se lo merita».

Raccontare una storia lunga più di quindici anni: cosa c’è dentro e cosa invece è rimasto fuori? 
R:«Quindici anni sono tanti e qualche volta ci viene la paranoia che ormai abbiamo fatto e detto tutto quello che potevamo. Invece il nostro ultimo album e l’esperienza a Sanremo sono stati, in primis per noi, la dimostrazione che abbiamo ancora tanto da raccontare e che non bisogna mai smettere di mettersi in gioco».

Ex -Otago, leggendo qua e là per il web pare ci sia tutta una storia dietro la scelta del vostro nome… 
R:«Eh si, c’è dietro una storia un po’ particolare. Il nostro nome deriva da una squadra di rugby protagonista di un film a basso budget neozelandese, che si chiama Otago Rugby Football Union. Inizialmente ci piaceva e pensavamo di fare un certo genere musicale, dopo 5 minuti non ne eravamo più convinti e volevamo cambiare tutto, e da qui Ex-Otago».

Chiudo parlando della tappa barese del 12 aprile qui al Demodè di Bari. Qual è il vostro rapporto con la nostra regione?
R:«Noi amiamo la Puglia e siamo contentissimi di chiudere il tour nella vostra città! La cucina è ottima, la gente è simpatica e c’è un mare incredibile, cosa volere di più?».

Poi permettetemi di chiedere qualche anticipazioni su ciò che ascolteremo durante la serata…
R:«Stiamo lavorando per creare uno spettacolo che vada oltre a quello che è il solito concerto, che possa far vivere allo spettatore una vera e propria esperienza e che lo cali a pieno nel nostro mondo. Sarà un po’ come essere alla serata di capodanno, con lotteria, mutande rosse... insomma una grande festa e tanto divertimento in stile Otago. Durante la serata si passerà dal sentire i nostri più grandi successi passati fino ad arrivare alle canzoni del nostro ultimo album. La parte live è la cosa che ci piace ed appartiene di più del nostro lavoro, vedere il pubblico che canta, balla e si diverte con noi ci rende davvero felici. Ci vediamo il 12 aprile a Bari!»

SOCIAL:
https://www.facebook.com/exotago/
https://www.instagram.com/exotago/

David Parenzo: «In futuro mi piacerebbe condurre un programma che unisca leggerezza e rigore giornalistico»

di NICOLA RICCHITELLI – Ho conosciuto l’ospite di quest’oggi una decina di anni fa durante uno zapping radiofonico, mi ci trovai sintonizzato sulla frequenza 106.3 – qui in Puglia la stazione di Radio 24, la radio di Confindustria – durante lo svolgimento di una trasmissione che forse non ha bisogno di presentazioni, “La Zanzara”.

Accanto a quel genio che di nome fa Giuseppe Cruciani, c’era lui, pronipote di un garibaldino – nonché senatore del regno, Cesare Parenzo – con il suo fardello pesante di quasi vent’anni di giornalismo nonostante la sua giovane età.

Lui è il giornalista David Parenzo, co-conduttore tutti i giorni – assieme al già citato Beppe Cruciani in onda in diretta dagli studi di Radio 24 in via Monte Rosa 91 a Milano dal lunedì al venerdì dalle 18.30 alle 21 – del programma e conduttore di diversi programmi televisivi – tra cui “In Onda” su La7, assieme a Luca Telese – ma non dilunghiamoci oltre, “zanzarosi” e non, godetevi le parole del buon David Parenzo.
   
D: David, io farei partire questa chiacchierata da una nave che si chiama Sea Watch – ma che potrebbe anche chiamarsi Diciotti – e nella fattispecie vorrei chiederti cosa quella nave ha rappresentato e che peso ha avuto per la politica italiana, oltre che le per le nostre coscienze?
R:«Oltre che per le nostre coscienze, la nave rappresenta il fallimento globale, ma anche il trionfo dell’egoismo dell’Italia Nazione, ed è l’esatto contrario del concetto di Unione europea e della gestione di un fenomeno che è epocale. Di fatto, il Governo Cinque Stelle – Lega ha perso una grande occasione per dimostrare cosa vuol dire passare dalla propaganda, al governo di un fenomeno. Nel merito, non si può tenere in ostaggio una nave – è non è la prima volta che ciò accade, infatti stiamo al terzo episodio – e poi dopo una settimana - dove abbiamo persone che si trovano in mezzo al mare, e non perché si trovano in una crociera o in un viaggio di piacere - dopo giorni di trattative e quant’altro, vengono sistemati in diversi paesi europei, tra cui anche l’Italia. Diciamo che è un evidente siparietto che serve più al Ministro dell’Interno, che si traveste da poliziotto, o forse è meglio dire che si traveste letteralmente da poliziotto, perché lui oramai non si veste più con giacca e cravatta, ma si veste con la divisa della Polizia… ad ogni modo tu nella domanda hai parlato di coscienza, ma qui non è un fatto di coscienza. Quando proviamo a difendere il principio che queste persone devono sbarcare non lo facciamo perché, come spesso accade, veniamo tacciati di buonismo o di essere radical chic. Io non sono per niente buonista, anzi sono cattivissimo, e né tanto meno mi ritengo un radical chic, ma ho semplicemente delle posizioni radicali su come alcune questioni andrebbero risolte, e dico che difendere il diritto di quelle persone a sbarcare vuol dire difendere un'idea di Europa – e del nostro Paese -  che io ho, e che è radicalmente diversa da quella che hanno altre persone. Difendere il loro diritto significa difendere noi stessi, significa non abiurare al nostro sistema giuridico di garanzie, ed è un sistema che ci deve rendere orgogliosi, dobbiamo essere orgogliosi che il nostro Paese ha aderito alla Convenzione di Ginevra, ha stipulato convenzioni internazionali per lo cui non si dovrebbero lasciare persone in mare, noi dobbiamo difendere, tanto per usare una parola che piace tanto ai sovranisti, la nostra civiltà, e quando molti parlano di difendere la nostra civiltà e i nostri diritti fanno esattamente il contrario; noi accogliendo queste persone difendiamo la nostra civiltà».

Che peso hanno avuto le politiche dell’accoglienza fin qui adottate dai procedenti Governi? 
R:«La colpa non è della gente, la colpa non è dell’elettorato, ma è sicuramente di una certa classe politica. Poi alcune questioni sono state forse esasperate ad arte, non voglio dire pompate, però è vero che c’è stata una gestione – almeno secondo me, fino all’arrivo di Minniti – molto opaca, e soprattutto poco efficace del fenomeno dell’accoglienza. Però va detto che negli anni passati ci sono stati molti più sbarchi, e non perché c’erano più buonisti; nel senso, prima non ne arrivavano di più perché sapevano che potevano arrivare: la gente quando scappa, scappa. Quegli esodi che abbiamo visto negli anni passati sono dovuti anche al fatto che in quella fase storica c’era – in alcuni paesi dell’Africa – una situazione di instabilità molto superiore a quella di oggi, la stessa Libia – non che oggi sia un paese stabile – di cinque anni fa, non è quella di oggi. Io non penso che il Ministro Salvini, con la sua divisa da poliziotto, abbia disincentivato l’arrivo delle persone: se uno deve scappare dalla guerra scappa, sicuramente non si ferma dinanzi al fatto che in Italia c’è un Ministro che si mette la divisa da poliziotto. E' un po’ una rappresentazione farsesca che il governo cerca di dare, tant’è che la strategia del blocca la nave e poi vediamo ha portato semplicemente al fatto che dopo un lungo tempo alla fine sono sbarcati, e sono sbarcati pure in Italia. Però non nego che ci sono responsabilità da parte di altri Stati europei, attenti non dell’Europa, ma dell’egoismo di certi Governi dei stati nazione, e la cosa è molto diversa».

Quale la tua opinione su questo Governo del cambiamento?
R:«Guarda, la parola cambiamento non è una brutta parola, anzi, è giusto che ci sia una alternanza, il fatto che ci siano idee diverse è una cosa sana. Certo è che questa nuova maggioranza non è una maggioranza votata dagli italiani, non è un Governo votato dagli italiani, è vero semmai che c’è stato un voto degli italiani, che ha votato Cinque Stelle, ha votato Lega, però gli italiani non hanno votato per un Governo Cinquestelle – Lega. Dopodiché, le due maggiori forze che hanno ricevuto maggior consenso – ma che in campagna elettorale si sono sfidate – hanno fatto un accordo come nella migliore prima Repubblica, in cui c’era il sistema proporzionale, quindi hanno fatto un accordo, e da questo accordo hanno buttato giù un programma e quindi un Governo, tutto legittimo, non lo sto criticando. Io lo sto semplicemente ricostruendo. Alla fine il premier Conte non era neanche nell’embrione della mente degli italiani. Però circa questo cambiamento devo dire che ci sono cose che credo siano giuste che vengano fatte, vedi il reddito di cittadinanza, non sono contrario al fatto che chi ha bisogno venga aiutato, dico però che è giusta la critica dell’Europa, che attenti non critica la misura in sé, ma critica il fatto che questa venga adottata a debito. L’Europa non ti dice cosa non devi fare, ogni Stato è libero di adottare la sua politica fiscale, economica che ritiene più vantaggiosa. Però l’Europa ti fa notare che se uno Stato le cose le fa a debito crea un danno al suo stesso Paese. Quindi i tanti provvedimenti che ha adottato questo Governo – dalla Flax Tax alla riforma delle pensioni, e quindi il Reddito di cittadinanza – sono tutte cose fatte a debito, quindi altro non è che ciò che accadeva nella Prima Repubblica, dove lo stato assumeva, creava questi enormi carrozzoni di persone, dava quindi lavoro, e poi ci siamo trovati nella condizione in cui ci troviamo adesso. Molte dinamiche sono simili a quelle della Prima Repubblica, senza però quella grandezza di alcuni personaggi che hanno fatto la storia di questo Paese».

Secondo te quando si torna a votare?
R:«Guarda io non sono Wanna Marchi, non ho la sfera di cristallo… la sensazione è che le elezioni europee saranno il momento in cui il Governo prenderà le misure, gli stessi due partiti che sono al Governo si misureranno. Peraltro al parlamento europeo non si vota un governo – né una maggioranza – ma si votano dei partiti. La domanda da porsi non è quando si voterà, ma cosa succederà nell’europarlamento. Il voto alle europee è sempre stato un voto di opinione, però non credo che dopo le europee ci sia qualcuno che abbia interesse ad andare subito al voto, a meno che Salvini non si renda conto che la situazione economica sia talmente drammatica da staccare la spina. Ma penso che non sia interesse di nessuno andare anticipatamente al voto, anche perché non ci sono altre maggioranze possibili, a meno che non si ricompatti il centrodestra con la Lega - che però è egemonica nello scontro – penso però che ci sarà un riassestamento, un riequilibrio all’interno della maggioranza. Penso che ci potrebbe essere qualche rimpasto di Governo. Anche gli italiani stessi non lo capirebbero, in fondo questo governo mi risulta ancora in luna di miele con il proprio elettorato, un momento in cui il partner è sempre bello, anche quando si alza la mattina».

David, giornalismo e giornalisti hanno ancora presa sulla coscienza degli italiani?
R:«Giornalisti e giornalismo non devono avere presa sulle coscienze, ma portare chiavi di lettura, e raccontare quello che accade. Ci sono fatti e ci sono le opinioni, anche se alla fine rimangono i fatti. Io riconosco grande dignità sia al giornalismo di opinione, che rimane comunque un giornalismo importante, poi ci sono i fatti, quindi tutti gli strumenti di comunicazione – radio, televisione, giornali – hanno bisogno di un buon giornalismo, che è quello poi che prova a tirare fuori le contraddizioni del sistema. Chi sta al Governo è ovvio che si incazza… A me, ad esempio, fa ridere vedere i Cinquestelle che si incazzano con i giornalisti: nessuno c’è l’ha con loro, da sempre si fanno le pulci a chi governa… prima si facevano a Matteo Renzi, quante volte abbiamo parlato della questione del padre di Renzi? Questo purtroppo è un paese che non ha memoria…».

Come giudichi il livello del giornalismo italiano?  
R:«Non sono nessuno per poterlo giudicare perché in realtà ne faccio parte. Non sono tra quelli che possono dare patenti, o dare cartellini rossi o gialli. Io penso che l’Italia ha una grande quantità di informazione sia a livello televisivo che a livello radiofonico, abbiamo diversi giornali e tanti editori che sono sul campo, quindi in tal senso credo che il pluralismo dell’informazione è assicurato. Poi chiaramente abbiamo giornali e televisioni vicini al Governo – questo mi pare evidente – che plaudono legittimamente a questa novità, a questo inedito Governo a due teste. Però vedo che le inchieste ci sono – vedi Milena Gabbanelli, Corrado Formigli, - insomma ci sono tante voci e c’è un giornalismo fatto di passione, quindi c’è spazio per tutti».

Perché piace “La Zanzara”?
R:«Il programma “La Zanzara” piace perché rappresenta quella parte mostruosa che c’è dentro ognuno di noi… 😆 chi più, chi meno. Chi più, chi meno, prova odio, prova rancore, prova rabbia, e quindi ha voglia di esprimerla tutta. Ciò ha fatto diventare questa trasmissione un pò uno “sfogatoio”, qualcuno potrebbe dire un "pisciatoio" nazionale… un posto, un luogo malfrequentato, dove le persone si fermano e fanno un po’ come i cagnolini la loro pipì in modo scomposto, mettono giù la zampetta e chiudono il telefono 😂. In realtà è un piccolo spicchio di Italia - checché ne dica Beppe Cruciani – l’Italia in realtà non è questa qua, questo lo sappiamo, o per lo meno speriamo di no. La prova sta nel fatto che ogni volta che giro per strada dovrei essere assalito da orde di barbari che mi danno dello stronzo, ma in realtà incontro gente che mi abbraccia, e che mi stringe la mano…».

Però è un programma che tende in qualche modo a mettere da parte la tua anima giornalistica, il giornalista che è in te insomma…
R:«Diciamo che è un format dove trova spazio di tutto, questo non è un contesto dove trova spazio l’approfondimento, questo mi pare evidente, è un contesto dove la gente vuole ridere, “cazzeggiare”,  scherzare, però alle volte si sacrifica un po’ troppo quella parte – non dico di riflessione – però quel pizzico di parte di approfondimento. Io detesto i luoghi comuni, mi danno molto fastidio, penso che il compito del giornalista è appunto quello di contribuire a smantellare i luoghi comuni, le semplificazioni…».

Ad ogni modo è un programma che riesce ad essere giornalistico, e qui mi tornano in mente i tanti interventi che vengono poi ripresi dai vari media….
R:«Certo!!! Di scoop, notizie, nel corso di tutti questi anni ne abbiamo tirati fuori. Ovviamente l’aspetto giornalistico rimane, poi la formula spettacolare dell’insulto, della telefonata del matto, del mostro di turno che andiamo via via cercando, è l’elemento che contraddistingue questo pazzo format».

In futuro c’è qualche format o in generale qualche programma diverso da ciò che fai oggi?
R:«A me piacerebbe unire due cose che fino ad ora ho tenuto molto distinte, e quindi il piano dell’informazione seria e rigorosa - che è quello che facevo a “La7” durante l’estate con il programma “In Onda” – e dall’altra “La Zanzara”. Ecco, un domani il sogno è proprio questo, unire i due David che sono in me. Penso che il futuro potrebbe essere proprio questo qua: dosare e mettere insieme nello stesso programma tutti questi elementi. C’è già un grande modello – lui non è un giornalista, ma un grande showman e conduttore - che si chiama Conan O'brien, una persona molto divertente, un modello americano di informazione, di intrattenimento, che io trovo geniale. O'brien è un conduttore televisivo – ha condotto il “Late Night” sulla NBC – che ha raccontato in modo scanzonato e ironico, però era in grado di tirare fuori anche molte cose: ecco la mia sfida vorrei fosse quella, unire la leggerezza con il rigore giornalistico, questa potrebbe essere la mia vera cifra».

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Enrico Nigiotti: "La mia qualità artistica? La semplicità dei testi"

di PIERO CHIMENTI - Abbiamo il piacere di intervistare il cantautore livornese Enrico Nigiotti, reduce dalla sua esperienza sanremese con il brano 'Nonno Hollywood', contenuto nella sua terza fatica 'Cenerentola e altre storie...'. Nigiotti, autore del tormentone 'Complici', vanta nel corso della sua carriera la collaborazione di Gianna Nannini e la partecipazione al talent show X Factor, in cui arriva terzo e si fa notare dal grande pubblico con il testo 'L'amore è'. Il cantautore livornese è pronto a partire con il suo 'Cenerentola tour', che dal 3 aprile lo porterà in giro per l'Italia e per la prima volta in Puglia, al Teatro Politeama di Lecce il prossimo 14 aprile.

Il 15 febbraio è uscito il tuo nuovo album 'Cenerentola e altre storie...', al cui interno contiene tra gli altri brani 'Nonno Hollywood', con il quale hai partecipato a Sanremo 2019 e 'La Ragazza che raccoglieva i fiori', dedicata ad Alda Merini. C'è un filo conduttore che collega i tuoi brani alla favola di Cenerentola?

Alda Merini è una delle scrittrici più importanti che ha avuto l'Italia, quindi mi sembrava doveroso scrivere una canzone dedicata alla sua poetica, che mi ha sempre impressionato. La favola di Cenerentola rispecchia non tanto i brani, quanto la storia della mia carriera: partire dal basso, aver fatto tanta gavetta ed arrivare fino a qui...

In un'intervista hai raccontato che la paura ti dà degli stimoli per scrivere...

E' uno stimolo per andare avanti, perché la paura che tutto possa finire ti porta a continuare fondamentalmente a scrivere. Diciamo che è tutto una continua evoluzione, quindi portare una canzone nuova ti fa stare un po' più tranquillo.

Ritorniamo a Sanremo: in 'Nonno Hollywood' parli della nostalgia del passato: cosa ti manca dei tempi passati? A cosa è legato il nome Hollywood?

Hollywood è il soprannome di mio nonno, quindi non c'è nessun riferimento agli States. In merito alla canzone, è una voglia di ritornare alle cose semplici, alla normalità, alle cose che secondo me un po' si stanno perdendo. E' un inno alla riscoperta dei valori.

Tempo fa, hai dichiarato che Cenerentola contiene canzoni 'libere', cioè di quando non sapevi che avresti fatto il cantante. Col successo è cambiato il tuo modo di scrivere? Quali responsabilità senti ti avere adesso?

Diciamo che sono canzoni nate quando avevo voglia di scrivere, non perché dovevo farle per forza. Sono nate in maniera istintiva, per raccontare delle storie. Anche adesso scrivo quello che sento e nella maniera in cui voglio scrivere, anche perché non riuscirei a fare altrimenti. Il successo non mi ha tolto niente, ha solo aggiunto stimoli in più per continuare a scrivere, perché sempre più persone ascoltano la tua musica.

Hai scritto per Ramazzotti, Laura Pausini ed hai coinvolto nel tuo testo 'Complici' Gianna Nannini. Secondo te qual è la tua maggiore qualità artistica che attrae sempre più artisti nazionali ad avere della attenzioni sui tuoi brani?

Questo non saprei sinceramente. Sono molto descrittivo e molto semplice quando scrivo le canzoni. Credo, quindi, che la semplicità dei miei testi arrivi a tutti, non so forse sarà questo.

Parliamo del tour.  Ad aprile partirà il Cenerentola Tour il 03 aprile, con la data zero a San Benedetto del Tronto. Nelle tue 8 date toccherai il 14 aprile la Puglia, facendo tappa al Teatro Politeama di Lecce. Come ti stai preparando per questo evento? Qual è il tuo stato d'animo?

Sono molto entusiasta, perché comunque il teatro è un luogo dove ti permette di avere un contatto diretto col pubblico, lo vedi..lo senti addosso, quindi sarà una bella emozione. A fine concerto, sarò negli store a firmare autografi e salutare i fans. Non vedo l'ora di venire in Puglia, che per me è una delle regioni più belle, fino adesso non ho mai avuto occasione di starci. Io sono una buona forchetta, la cosa bella di questo lavoro è che viaggi molto e puoi mangiare e bere le cose tipiche. La cosa fortuna di essere in Italia, è che caschi sempre bene dovunque vai mangi sempre bene.

Vorrei salutare i lettori del Giornale di Puglia, vi aspetto il 14 aprile a Lecce!

In arte Gibilterra, tra provocazione e ironia


MILANO - Non ha peli sulla lingua e dice la sua sul mondo della musica italiana: ''Non ascolto la musica attuale e non copio nessuno'' - ci racconta. Gian Marco Massari, in arte Gibilterra, ha conquistato il popolo del web con il suo ultimo provocante singolo 'Cosmopolitan', seguito da un videoclip ad alto tasso erotico.

Il nuovo singolo arriva dopo la pubblicazione del precedente brano 'Cornice' che ha dato il via al progetto dell'artista. In Arte Gibilterra è al lavoro sul suo primo album, in uscita quest’anno, per l’etichetta indipendente Limonata Dischi.

Anche con questo nuovo singolo non hai 'abbandonato' la strada della provocazione. E' un modo per arrivare a più persone? 
Anche, ma soprattutto è un modo per fare qualcosa di diverso. Ormai il format dei video “pop” “indie” è sempre lo stesso, pischelle che cantano in playback, cantanti invisibili o che cantano in playback camminando o in concerti fake.

Cosa racconta Cosmopolitan? 
La canzone parla di una ragazza che non riesce ad esprimere se stessa e forse non si piace a abbastanza per mostrarsi com'è. Quindi affoga la sua identità nell'alcool per sostenere conversazioni distanti dal suo io, sognando in cuor suo di scappare. 

Qual è stato il riscontro del pubblico che ti segue? 
Molto positivo. Ancora meglio di “Cornice”, il mio primo singolo. “Cornice” era solo un antipasto della mia idea di beat-pop, un pezzo abbastanza in linea con l'attualità. Con “Cosmopolian” abbiamo voluto far sentire il vero suono di In Arte Gibilterra e la gente è rimasta molto colpita. E' effettivamente qualcosa di nuovo.

Quando è nato il progetto In Arte Gibilterra? 
A maggio scorso, suonavo con una band, inizialmente dovevamo firmare tutti per Limonata. Poi ci fu un cambio di rotta da parte dell'etichetta quando senti Cornice acustica cantata da me (io non cantavo nella band) e scritturò solo me. 

Come pensi che stia cambiando la musica in Italia?
La musica è cambiata qualche anno fa con Calcutta, Gazzelle ecc. Ora il pop italiano sta sfornando solo scimmiottamenti degli artisti che hanno veramente dato una svolta alla musica italiana facendo tornare la gente ai locali ad ascoltare musica dal vivo. Quando iniziai io diversi anni fa la musica dal vivo era morta, ora grazie a queste persone la gente ha ricominciato a sostenere gli emergenti. Però basta copie di copie di copie. In questo momento siamo in un limbo, spero di poter contribuire a far cambiare direzione. 

Cosa dobbiamo aspettarci da In Arte Gibilterra? 
Un album diverso, dei video diversi, dei live diversi. Non copio nessuno perché non ascolto la musica attuale, vivo ancorato al rock anni 70.  Mi diverto a cercare di stupire, impressionare, far vedere e sentire qualcosa di nuovo e non le solite lagne.

Anna Tatangelo (intervista): «'La fortuna sia con me', un album in cui in assoluto ho messo di più di me stessa»

di NICOLA RICCHITELLI – Weekend pugliese per Anna Tatangelo, infatti il suo instore tour approda in Puglia per le due date di Foggia – ieri alle ore 17, Centro commerciale “Grandapulia” – mentre oggi sarà a Bari al Centro commerciale “Mongolfiera” – appuntamento sempre per le ore 17 per il firma copie del suo nuovo album “La fortuna sia con me”.

“La fortuna sia con me” è il settimo album di Anna Tatangelo, pubblicato l’8 febbraio su etichetta GGD srl/Sony Music. Un disco importante, che arriva a 4 anni di distanza dal precedente “Libera”, un periodo che è stato molto denso di nuove esperienze professionali, ma anche di vita vissuta. Una crescita quindi prima di tutto di un’artista che ha cercato nuove strade, allargandosi a inedite collaborazioni, tra sperimentazioni e confronti, con nuovi incontri che si svelano con linguaggi diversi nelle 11 tracce che lo compongono.

L’album contiene “Le nostre anime di notte”, il brano in gara al Festival di Sanremo 2019, dove Anna torna per l’ottava volta, diretta dal maestro Adriano Pennino. Una ballad moderna, firmata da Lorenzo Vizzini che racconta di una notte rivelatrice. La storia di una coppia che, dopo tante incomprensioni e frasi non dette, per la prima volta si rivela completamente al buio della notte, e tutto diventa improvvisamente più chiaro. E così come è evidente che niente potrà tornare mai uguale a prima, è altrettanto evidente che, al di là di tutti gli errori commessi e delle direzioni che prenderà il futuro, sarà impossibile per entrambi perdersi veramente.

Quella di quest’anno è stata solo l’ultima delle apparizioni di Anna sul palco dell’Ariston, iniziate nel 2002 quando, appena quindicenne, vince la categoria Giovani con la canzone “Doppiamente Fragili”. L’anno successivo è la volta di “Volere volare”, questa volta tra i “Big”. Nel 2005 Anna si presenta con “Ragazza di periferia” (terzo posto nella categoria “Donne” e appena riarrangiata insieme ad Achille Lauro e Boss Doms), nel 2006 con “Essere una donna” (brano scritto per lei da Mogol, primo posto nella categoria “Donne”). E ancora “Il mio amico” nel 2008, con cui ha duettato con Michael Bolton, “Bastardo” nel 2011, e infine “Libera” nel 2015.

Ciao Anna, innanzitutto ti diamo il nostro benvenuto nella nostra bella Puglia. Che rapporto hai con la nostra bella regione?
R:«Una regione bellissima. Ci sono venuta spesso in concerto, ma anche in vacanza. Una terra piena di colori e sapori intensi, e con persone che mi accolgono sempre facendomi sentire a casa».

“La Fortuna sia con me”, settimo album della tua carriera: che Anna Tatangelo ritroviamo in questo tuo nuovo lavoro?
R:«Probabilmente questo è l’album in cui in assoluto ho messo di più di me stessa. Il disco ha avuto una lunga gestazione: 4 anni di sperimentazioni e confronti, cercando nuovi suoni e linguaggi, grazie anche a nuove collaborazioni, con un team di autori e produttori giovani. Ho voluto curare ogni parte della lavorazione e ogni minimo dettaglio, per cui posso dire che questo è il disco che mi assomiglia di più».

Cos’è per te la fortuna e che significa essere fortunati nella vita?
R:«La fortuna è un insieme di tante cose. In questo caso, proprio per quello che ho detto sopra, ho voluto farmi e fare a tutti l’augurio che dà il titolo al disco “La fortuna sia con me”, perché per tutto l’impegno e la passione che ci ho messo, sentivo di averne bisogno. Per tutti nella vita è importante che ci sia almeno un pizzico di fortuna».

Nel disco, ricordiamolo, è contenuto il brano presentato a Sanremo, “Le nostre anime di notte”. Cosa c’è del tuo vissuto in questo brano?
R:«È una canzone in cui mi ci sono ritrovata come sta capitando a tanti che ora l’hanno fatta propria. È capitata in un momento particolare per me, proprio alla fine della lavorazione del disco, ed è un testo che sento anche molto mio, ma appunto rappresenta tantissime storie. Del resto il bello della musica è proprio che ti puoi identificare in una canzone».

Come è nato questo brano?
R:«La canzone è arrivata all’ultimo momento, proprio quando stavo per consegnare l’album alla casa discografica. Mi ci sono subito sentita in sintonia: è stata come una folgorazione. È proprio per questo abbiamo pensato di tentare la carta del Festival».

Un disco, tra l’altro, che arriva dopo quattro anni dall’ultimo “Libera”. Quali le esperienze vissute durante questo arco di tempo?
R:«È stato un periodo denso di nuove esperienze, sia di vita che professionali. Come ad esempio la conduzione insieme a Carlo Conti di “I migliori anni”, su Rai 1. Esperienze che mi hanno fatto crescere come persona e come artista. E spero che questo nuovo album lo possa dimostrare».

Anna, quella di quest’anno è stata l’ottava volta che sei salita sul palco dell’Ariston, la prima nel 2002. Che significa stare su quel palco?
R:«Anche se mi hanno definita una “veterana”, devo dire che cantare al Festival di Sanremo è sempre un’emozione grandissima. Anzi, forse cresce addirittura con il tempo».

Otto festival, vi è uno che rifaresti altre centinaia di volte e uno che non rifaresti?
R:«Ognuno è stato speciale in maniera diversa. Si può dire che quel palco mi ha visto crescere. Sono tutti un po’ speciali e ogni volta l’emozione è più grande. Se ripenso al primo Sanremo, quello che ho vinto nella categoria Giovani, oggi faccio i complimenti a quella ragazzina per come lo ha affrontato. Evidentemente l’incoscienza dell’età mi ha aiutata a viverlo con più leggerezza. Oggi invece sento una maggiore responsabilità e ho vissuto grandi emozioni e tensioni prima di salire su quel palco».

Anna, permettimi di fare un’incursione nella polemica legata ad Achille Lauro e alla sua “Rolls Royce”, con cui hai collaborato nel riarrangiamento di 'Ragazza di periferia'. Tu che idea ti sei fatta?
R:«Lauro è un grandissimo artista. Ci siamo scoperti attraverso i social, e conoscendoci abbiamo capito di avere molte cose in comune. E poi mi ha confessato che amava “Ragazza di periferia”, e mi ha chiesto se poteva provare a lavorarci su. E da lì è nata questa prima collaborazione che non è certo finita qui!».

Ricordiamolo, al disco seguirà il tour - “La fortuna sia con me tour 2019” – che tour hai preparato per i tuoi fans?
R:«Sarà bello incontrarci di nuovo con le mie vecchie e nuove canzoni. Il tour inizierà ad aprile con sei eventi speciali che, oltre a Conversano (Ba) il 5 aprile alla Casa delle Arti, mi porteranno il 2 aprile a Roma, il 4 aprile a Napoli, il 10 aprile a Milano, l’11 aprile Torino e il 12 aprile a Roncade (TV). Ci saranno sicuramente degli ospiti, e ci saranno sorprese che non voglio svelare. E poi ci sarà l’estate con tanti concerti in tutta Italia».

Nel mese di aprile Anna tornerà anche in concerto con “La fortuna sia con me tour 2019”, la tournée prodotta da Massimo  Levantini per 1 Day, che la vedrà impegnata con sei eventi speciali attraverso l’Italia, per poi proseguire in estate. I biglietti sono disponibili online sul circuito Ticketone e nelle prevendite abituali.

RADIO SUBASIO è partner ufficiale de “La fortuna sia con me tour 2019”, tutte le info su www.unoday.it

Queste le prime date in calendario: 
2 aprile Roma – Largo Venue;
4 aprile Napoli  – Common Ground;
5 aprile Conversano (BA) – Casa delle Arti;
10 aprile Milano  – Tunnel Club;
11 aprile Torino  – Hiroshima Mon Amour;
12 aprile Roncade  (TV) – New Age.

Intanto la cantante è impegnata con il tour instore per presentare il nuovo disco ed incontrare i fan.

CONTACTS:
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Francesca Giuliano accanto alle donne: "Siete il motore della vita: denunciate subito ogni forma di violenza"

di PIERO CHIMENTI - Diamo il benvenuto a Francesca Giuliano, protagonista della nostra chiacchierata nel Giornale di Puglia. La nota donna stile anni ‘50 è protagonista della trasmissione pomeridiana di Canale 5 'Avanti un altro'. La Giuliano, la cui fisicità prorompente è stata vittima di feroci insulti, ha mostrato di possedere una grande sensibilità, diventando una delle figure di punta della associazione D Di Donne, che combatte la discriminazione verbali e fisiche che le donne subiscono. 

La showgirl ha anche contribuito insieme ad altre 8 donne, diverse tra loro anche per generazione, a creare un album che sarà distribuito a maggio, interamente dedicato al genere femminile, dove nei testi si viaggia nelle varie sfumature dell’universo rosa. La donna in perfetto stile anni ‘50, nel nostro incontro, ci ha raccontato dei suo impegno sociale ed i suoi progetti futuri, che la vedono impegnata nel piccolo schermo.

Sei testimonial dall'associazione D Di Donne, contro la violenza verbale e fisica alle donne. Quale contributo speri di dare?
Spero di poter contribuire divulgando il più possibile e a più persone possibili il messaggio che nessuno deve essere discriminato, sopratutto le donne che sono il motore della vita... che sono la vita, poiché danno la vita.

Sei stata vittima di feroci attacchi per le tue morbide forme: quale critica ti ha fatto più male? Quali consigli dai alle donne di tutte le età che sono vittime di violenze fisiche o verbali?
La critica che mi ha fatto più male e' stata "sei grassa come una vacca, vatti a nascondere". I consigli che mi sento di dare alle donne vittime di violenze fisiche e verbali sono di denunciare subito alle forze dell'ordine, senza vergognarsi, sopratutto agire quando le violenze sono verbali, non credere mai che lui cambierà perché non accadrà, tutto questo sfocerà inevitabilmente in violenze fisiche. Non accettate mai appuntamenti per ultimi chiarimenti e, soprattutto, non fatevi vedere da sole, circondatevi di persone.

In una recente intervista hai dichiarato che ti sei avvicinata molto al Buddismo. Quali risposte ti ha dato questa dottrina rispetto alle altre religioni?
Sì, il buddismo di Nichiren Daishonin, la legge del Sutra del loto. Semplicemente ho scelto di essere felice, tutti possiamo esserlo. Se ci affidiamo a questa legge mistica. Mettiamo i semi (la causa buona) e i fiori nasceranno (i nostri desideri) ecco perché legge del loto (il loto contiene seme e  frutto insieme), quindi tutto questo per dirvi che è  una religione  in cui in maniera "pratica" recitando il "nam- myoho- renge- kyo"  realizzerete i vostri sogni più  impensabili (Mettendo cause buone). 

Oltre al mangiare, che so che è una tua grande passione, cosa ti piace fare a telecamere spente?
Attualmente sto facendo lezioni individuali di recitazione con una grandissima attrice italiana. Amo cucinare primi piatti e mi piacerebbe fare un programma tv in cui cucino e do consigli alle donne, ad esempio come preparare un piatto succulento in 15 minuti. Inizierò  a marzo a imparare la danza del ventre che si faceva negli anni '50: vi sorprenderò! 😄

Tra il GF e un film con Tinto Brass quale proposta accetteresti subito?
Tinto Brass è il maestro di quel cinema eroticamente spudorato che in un'epoca particolarmente chiusa che ha stravolto l'immaginario  comune del sesso. Mi piacerebbe riuscire a interpretare un ruolo di una donna sensuale che somiglia un po' alle protagoniste dei film di Brass, italiane, vestite con abiti sexy anni ‘50, accetterei solo se fosse un ruolo di una donna sensuale e non volgare. Il Grande Fratello è  un fenomeno straordinario nella sua unicità, ha stravolto i canoni televisivi mettendo a nudo vizi, virtù e debolezze dell'essere umano senza un copione. Accetterei subito, io amo il GF.

Un bacio a tutti i lettori del Giornale di Puglia!!! 👄👄

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"Formazione mirata per le aziende in Tunisia": intervista alla presidente di Agisitalia Rossana Rodà

MILANO - Dopo l'intervista dell'anno scorso per festeggiare il primo anno di vita di Asigitalia, Giornale di Puglia torna a fare una chiacchierata con la presidente Rossana Rodà Daloiso, protagonista indiscussa con notevoli iniziative in tutto il Medio Oriente dell’Associazione per lo Scambio Economico Italo-Euroasiatico e dei Paesi del Vicino Mediterraneo, diventato un punto di riferimento per le sinergie economiche e finanziarie e non solo.

Intervista a cura di Edoardo Giacovazzo.

Martina Finocchio: «La perversione attrae perché ha quel pizzico di proibito di cui molti non riescono a fare a meno»

di NICOLA RICCHITELLI – L’ospite di quest’oggi arriva da Pescara, 23 anni, fotomodella e soprattutto influencer. Accogliamo sulle pagine del Giornale di Puglia Martina Finocchio. 

Sul suo canale di YouTube spesso affronta temi legati al sesso e alla sessualità, ma anche tabù quali il ciclo mestruale: «Spesso sono più “sdoganati” argomenti come il sesso orale che non il ciclo mestruale o la disfunzione erettile. Anche per questo collaboriamo io e Mistersex.it, per far vedere che si può parlare di tutto e senza avere vergogna».

La sua originalità in tal senso non è passata inosservata, infatti la sua pagina Instagram ha toccato la quota dei 300.000 followers, e i suoi canali social sono sempre più seguiti: «I miei followers tipo hanno dai 13 ai 60 anni… Spesso mi fanno domande su come sono fuori dai social ma soprattutto mi chiedono consigli sulla sessualità. Le domande più strane sono quelle sulla misura del pene; vogliono tutti essere sicuri di essere “abbastanza” sotto quell’ambito. Per il resto mi arrivano spesso proposte indecenti soprattutto sul feticismo; i più classici sono i feticisti dei piedi ma la cosa più strana che mi hanno proposto è stata una sessione di Ballbusting, la pratica di farsi prendere a calci nei testicoli».

Ciao Martina, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito di essere qui oggi. Possiamo dire che il tuo stile un po' si differenzia da quello delle solite influencer: chi è Martina Finocchio? 
R:«Martina Finocchio è una ragazza semplice con tanta voglia di migliorarsi ogni giorno sia nel lavoro che nella vita privata».

Perché hai deciso di dare alla tua immagine dei tratti provocanti? 
R:«Credo che la mia fisicità vada già di per sé ad avere dei tratti provocanti… poi posando anche per la fotografia di nudo questi si sono accentuati 😄».

Cos'è per te la seduzione? 
R:«Per me la seduzione è la capacità di attrarre le persone, spingerle ad un interesse».

E la perversione? 
R:«La perversione è la deviazione da ciò che viene definito “normale”, è molto soggettivo e penso sia per questo che ognuno abbia le proprie».

Perché la perversione attrae? 
R:«Perché ha quel pizzico di proibito di cui molti non riescono a fare a meno».

Qual è il confine che non bisogna varcare affinché il tutto non sfoci nella volgarità? 
R:«Bisogna avere chiaro in mente l’obiettivo di ciò che facciamo e ciò che vogliamo ottenere; non credo che ci siano delle regole per non essere volgari».

Nei tuoi post hai parlato di orgasmo e rapporti orali, ma anche di ciclo mestruale... sono ancora da considerarsi tabù? 
R:«Purtroppo si, anzi, spesso sono più “sdoganati” argomenti come il sesso orale che non il ciclo mestruale o la disfunzione erettile. Anche per questo collaboriamo io e Mistersex.it, per far vedere che si può parlare di tutto e senza avere vergogna».


Quando hai capito che in qualche modo la tua immagine funzionava sul web?
R:«Dopo un po’ che avevo aperto il canale su YouTube. Ho notato che le persone si interessavano a me e a quello che avevo da dire».

Quanto ti è stata d'aiuto la tua fisicità? 
R:«Sicuramente 😂… Alcuni amici dicono che sono uno scherzo della natura!».

Quali sono i tuoi followers tipo? 
R:«I miei followers tipo hanno dai 13 ai 60 anni ma sono molto alti nella fascia tra i 25-35 anni. Credo che il mio tipo di contenuti interessi tutte le età».

Quali sono le domande che i tuoi followers spesso ti pongono? 
R:«Spesso mi fanno domande su come sono fuori dai social ma soprattutto mi chiedono consigli sulla sessualità. Amo il fatto che mi vedano come una persona che non giudica e con cui ci si possa confidare».

Le più strane? 
R:«Le domande più strane sono quelle sulla misura del pene; vogliono tutti essere sicuri di essere “abbastanza” sotto quell’ambito 😂. Per il resto mi arrivano spesso proposte indecenti soprattutto sul feticismo; i più classici sono i feticisti dei piedi ma la cosa più strana che mi hanno proposto è stata una sessione di Ballbusting, la pratica di farsi prendere a calci nei testicoli».

Concedimi la più scontata e la più bigotta della domande... Qual è il tuo rapporto con la tua famiglia? 
R:«Il mio rapporto con la mia famiglia è molto equilibrato. All’inizio non avevano ben chiaro quale fosse il mio lavoro ma una volta vista la serietà e la professionalità del tutto si sono rassicurati. Mi appoggiano molto».

E il tuo ragazzo? Cosa ne pensa delle tue attività? 
R:« Il mio compagno è il mio sostenitore numero 1. Mi appoggia in tutto ciò che faccio ed è molto orgoglioso di me».

Martina, come ti vedi nell'immediato futuro?
R:« Nell’immediato futuro mi vedo decisa a continuare a crescere sia personalmente che lavorativamente e a continuare a portare contenuti accattivanti a tutti i miei followers che, come sempre, non posso fare a meno di ringraziare».

Potete seguire Martina Finocchio su:
https://www.youtube.com/user/martymakeup9696

SOCIAL:
https://www.instagram.com/martina_finocchio/

Ph Credits: Simone Favilli

Simonetta Spiri: «Nel mio nuovo brano 'Il Viaggio dei pensieri' affronto e vivo il dolore del mio lutto materno»

di NICOLA RICCHITELLI – E’ tornata a distanza di un anno – dopo il singolo “Il tempo di reagire” pubblicato nel 2017 – con il nuovo singolo “Il viaggio dei pensieri”, in radio dallo scorso dicembre: «In questo brano racconto un viaggio nei miei pensieri che affrontano e vivono il dolore del mio lutto materno. La perdita della persona più importante della mia esistenza terrena "mia madre"».

Il videoclip, che accompagna Il viaggio dei pensieri, diretto da Fabrizio Cestari e girato a Roma, ci rende empatici spettatori di quel momento in cui, tra il bianco e il nero, tra le onde di un mare che porta via e riconsegna, prende forza la metafora della vita di chi “a passi lenti e stanchi sorride e va avanti” mantenendo ben saldo il legame indissolubile con chi, non essendo più con noi, ci parla al cuore.

Ospite quest’oggi dello spazio dedicato alle interviste Simonetta Spiri.

Benvenuta quest’oggi sulle pagine del Giornale di Puglia. Inizierei questa intervista parlando de “Il Viaggio dei pensieri”, il nuovo singolo pubblicato verso la fine del 2018. Cosa racconti in questo viaggio?
R:«In questo brano racconto un viaggio nei miei pensieri che affrontano e vivono il dolore del mio lutto materno. La perdita della persona più importante della mia esistenza terrena "mia madre". Mi soffermo alla ricerca di ricordi dove tutto si confonde tra immagini del passato e il presente confuso invaso dal vuoto che mi divora e la forza che mi assale per continuare a guardare il sole, la vita che mia madre mi ha donato, il dono del perdono e i suoi sorrisi sul mio viso. Il suo battito di cuore nel mio».


Quali le emozioni che più emergono in questo viaggio?
R:«Emozioni troppo forti per essere descritte in una risposta. Dolore, un dolore lacerante nel cuore che scava dentro fino all'anima quasi come se fossi morta anche io e improvvisamente una forza sovrumana che mi viene donata dalla visione di mia madre nella luce del sole per continuare ad amare la vita e tutto ciò che ad essa appartiene».

Un brano tra l’altro che volge lo sguardo ad una persona fondamentale per la tua vita…
R:«Non è solo una persona fondamentale per la mia vita ma soprattutto la presenza costante che mi accompagna, la metà che mi appartiene per l'eternità aldilà di ogni distanza fisica».

"Il viaggio dei pensieri” inoltre ti vede autrice assieme a Gabriele Oggiano. Quale la chiave con cui sei riuscita a tramutare in note le tue emozioni?
R:«Si, il viaggio dei pensieri nasce insieme al caro amico sardo autore Gabriele Oggiano, il quale scrisse questo brano tempo fa con una tematica molto forte e distante dalla mia realtà, non mi sentivo di interpretarla perché parlava dell'abbandono di una figlia che gridava il bisogno di amore materno.
Io avendo vissuto un amore materno senza limite non avrei mai potuto ritrovarmi in quelle parole e così proposi a Gabriele una modifica e insieme abbiamo riscritto il testo e creato il disegno del mio presente in musica».

Simonetta, prima del tuo ritorno in veste di solista, ho trovato interessante il progetto da te messo in piedi nel 2016 su con Greta Manuzi, Verdiana Zangaro e Roberta Pompa. Da dove nacque l’idea del quartetto?
R:«Vorrei specificare che io non ho mai avuto intenzione di cambiare la mia origine, so di non essere una star ma questo non mi interessa, non sono ritornata solista perché in verità solista lo sono sempre stata. Ho semplicemente condiviso un progetto con delle altre artiste, le quali poi successivamente hanno deciso di unirsi in una girl band.
Il progetto che invece ho deciso di condividere io è un po diverso, avevo bisogno di dare più voce al messaggio importante che abbiamo regalato al pubblico e così insieme allo staff  trovammo bello ed entusiasmante unire quattro voci femminili per una causa così importante: La libertà di amare.
Poi subito dopo grazie al successo de “L'amore merita”, ho scelto di condividere ancora in collaborazione con loro un altro messaggio importante dedicato alla forza delle donne.
Proprio quella forza che alcune  donne spesso dimostrano dietro a un sorriso e nascondono dietro a una lacrima».

“L’Amore merita” fu il singolo di esordio di questo progetto: un brano contro l’omofobia, quale l’input che portò alla nascita di questo brano? 
R:«”L'amore merita” nacque dopo la lettera che mi mandò via mail una mia cara amica e mi confidó la sua sofferenza che toccò particolarmente il mio cuore».

Un brano tra l’altro che ti riportò quell’anno nella scuola di Amici. Che effetto ti ha fatto ritornarci?
R:«È stato bello, anche se gli studi non erano più a Cinecittà come nel 2007 e le casette erano completamente diverse, però è stato emozionante, ha riportato nella mia mente tanti bei ricordi anche di quella bella inconsapevolezza dei 20 anni».

Che peso ha avuto la scuola di Amici nel tuo percorso artistico?
R:«È stato sempre e solo un valore aggiunto, mai un peso ma non sempre ne ero consapevole. Oggi lo sono».

Come mai hai deciso poi di abbandonare il progetto del quartetto?
R:«L'unica decisione che ho preso è stata quella della condivisione, non è stato un abbandono scegliere di continuare la mia strada. Semplicemente non ho aderito al proseguo di idee altrui. Come in amore è con la musica per me, se perdo la magia della novità, nell'abitudine esco di testa. Mi annoia non essere libera di uscire di testa. Mi annoia vivere dentro schemi o regole che non mi rappresentano e poi mi portano a diventare ciò che non vorrei. Sono una solitaria molto gelosa delle mie canzoni. “L'amore merita” e “L'origine” si prestavano benissimo ad essere interpretate in compagnia di altre artisti, mentre alcune tematiche più intime io personalmente non riesco a dividerle ma rispetto chi lo fa. Per me le canzoni sono pagine della vita stessa di ogni artista, io amo raccontarmi e mettermi a nudo attraverso la musica. Se canto, canto per essere me stessa e se devo cantare per non essere me stessa meglio che sto ferma e se per far conoscere la mia musica devo faticare di più faticherò come è giusto che sia. Sono passionale e possessiva con le mie emozioni, sarà che sono sarda e sono testarda come il granito. Io non divido quello che amo piuttosto lo lascio andare. Sono strana però ammiro questa stranezza che mi rende consapevole che ad essere così ci vuole coraggio».

Siamo al 2017, anno in cui annunci l’addio al quartetto e il ritorno in veste di solista, e lo fai con il singolo “Il tempo di reagire”, un brano che è un'esortazione a reagire e a riprendere in mano la propria vita dopo aver subito delle delusioni personali… C’è qualcosa del tuo vissuto che in qualche modo hai voluto raccontare con questo pezzo?
R:«Il tempo di reagire è una di quelle casualità della vita che ti lasciano senza fiato.... un manifesto programmatico. È uscita il 26 Maggio del 2017 qualche giorno prima della morte di mia madre, la mia anima si preparava già a reagire attraverso la musica. Le delusioni le viviamo tutti al mondo, c’è tanto del mio vissuto in quella canzone, tanto di me e tanto di quello che ogni giorno mi ricordo cantando il ritornello a me stessa. "Un raggio di sole arriverà oltre la nostalgia per chi si ama ancora"».


Simonetta, il tuo ultimo album di inediti è datato 2013, dobbiamo aspettarci novità in merito nel prossimo futuro?
R:«Chi lo sa, non sono scaramantica non credo più a queste cose ma per un terzo album sinceramente aspetto l'occasione giusta perché di questi tempi far uscire dischi a vuoto senza passaggi in radio e senza un adeguata promozione televisiva lo potrebbero fare solo le grandi star come Mina e Celentano, Pausini, Vasco, ecc... Io mi limito ai singoli per adesso. E, come dice la Vanoni, "domani è un altro giorno e si vedrà».

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