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Fabiana Britto (intervista): «Mi piacerebbe fare un film con De Sica e Abatantuono»

di NICOLA RICCHITELLI – Ospite quest’oggi della nostra rubrica dedicata alle interviste è la modella brasiliana Fabiana Britto, protagonista del calendario 2019 della rivista “For Men”.

Originaria del Brasile, è famosa soprattutto per la sua copertina sulla rivista per adulti “Playboy”, foto che l’ha vista come mamma l’ha fatta. Esplosiva, da tutti i punti di vista, nota anche per aver partecipato al “Grande Fratello”, sarà sicuramente uno dei volti noti del mondo televisivo italiano di questo nuovo anno.

Ciao Fabiana, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito ad essere qui ospite del nostro spazio dedicato alle interviste. Partiamo subito dal calendario di For Men Magazine. Se non sbaglio è stata la tua prima volta che hai posato per un calendario? Raccontaci un po’ questa esperienza?
R:«Si, è stata la mia prima volta che ho fatto un calendario, è stato una cosa fantastica, non è stato facile perché erano 12 scatti con storie diverse, però sono molto soddisfatta».

Quali sono state le location scelte per questo progetto?
R:«Abbiamo fatto il calendario dalle parti di Torino, in un meraviglioso panorama di montagna in una casa coloniale molto elegante, faceva molto freddo fuori e c’era una nebbia pazzesca, però avevo tanto entusiasmo che praticamente non sentivo il freddo!».

In passato avevi già realizzato scatti per alcune copertine di Playboy: quali le differenze tra copertine e calendario?
R:«Il calendario è composto da più foto, ogni mese ha una situazione diversa, quindi abbiamo studiato la miglior posa per ogni mese!».

Fabiana, è più facile posare con o senza veli?
R:«Son due cose diverse…».

Quali sono gli aspetti caratteriali che non devono mancare a chi decide di fare il tuo lavoro? 
R:«Bisogna avere un carattere molto socievole, amare se stessi e le persone con cui lavori, essere gentile sia sul lavoro che fuori, curare molto il fisico con dieta e allenamento!».

Da “Quelli che il calcio” al “Grande fratello”, insomma la televisione italiana sta imparando a conoscerti. Cosa ti piacerebbe fare in futuro? 
R:«Si, mi piacerebbe molto fare un film italiano con Cristian De Sica o Diego Abatantuono con cui ho avuto il piacere di lavorare già a “Quelli che il calcio”».

Ti sappiamo grande tifosa dei colori del Milan. Raccontaci un po’ di come è nato questo amore?
R:«Io sono sempre stata una gran tifosa di Ronaldinho e dopo che lui è approdato al Milan è iniziato il mio amore per il Diavolo».

Dal Brasile all’Italia, raccontaci un po’ di come sei approdata nel nostro paese?
R:«Sono arrivata in Italia un po’ di anni fa, adesso sto bene, ho trovato la mia metà, sono felice con il mio lavoro e amo l’Italia e sua cultura!».

C’è qualcosa che ti manca della tua terra?
R:«Si, la mia famiglia, il mio cibo e la mia cultura, però la mia famiglia è ciò che mi manca di più!».

Chiudiamo questa intervista parlando un po’ di futuro: in quali progetti ti vedremo coinvolta?
R:«Spero che 2019 sia un anno magico come il 2018, pieno di soddisfazioni, magari con film o anche un reality!».

Contacts:
https://www.instagram.com/fabianabritto_/

Gli Autogol: "Tutti i personaggi che abbiamo imitato hanno sempre reagito bene"

di DANIELE MARTINI - Unire il calcio ed il divertimento con tanta passione e creatività? È questa la ricetta giusta che ha portato avanti Gli Autogol.

Il trio è composto da Michele Negroni, Alessandro Iraci, e Alessandro Trolli detto ‘Rollo’. Tra i personaggi da loro proposti ricordiamo, e vediamo su YouTube ed anche in radio, le parodie di mister Conte, Stramaccioni, Allegri, Federico Buffa, Guido Meda, Moratti, Chiellini, Buffon, Pardo, Guidolin, Piccinini, Balotelli, Mihajlovic e tanti altri. Contano 1 milione e 600 mila fan su Facebook e 700 mila iscritti al loro canale YouTube, oltre che 700 mila follower su Instagram.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Iraci de Gli Autogol.

D. Com'è nata la tua passione per il calcio e, soprattutto, come sono nati Gli Autogol?

R. Sono tante domande in una. La passione nasce da piccolo, per il calcio, nel senso che, fin da piccolo, ho sempre tifato, ho sempre seguito, guardato le partite, giocato e, ovviamente, quello che volevo fare da piccolo era fare il calciatore perché il sogno di tutti i ragazzini era giocare a pallone, leggere le riviste, queste cose qua. Poi, con il tempo, ho iniziato ad imitare i personaggi perché, con gli amici, ci divertivamo a scuola a fare questo e da qui è nata la mia passione per le imitazioni e nel lontano 2003 ho conosciuto Michele, con cui andavamo in classe insieme, diciamo che le nostre "tempie malate" si sono incontrate a scuola e abbiamo iniziato a fare delle cose assieme tipo teatro, cabaret e successivamente un programma radiofonico in un programma locale della nostra città, di Pavia. Da qui nascono veramente Gli Autogol nel senso che, nel 2008, abbiamo iniziato questo programma che andava in onda una volta a settimana nel quale parlavamo dello sport locale e una parte di imitazione più legata alle parodie che, ovviamente, si sente adesso anche se in uno stadio un po’ più embrionale (scusate il termine), ecco perché era all'inizio. Si facevano i personaggi di allora: Mourinho, Ranieri, dove c'era un'egemonia sociale. Una volta c'era l'Inter che vinceva e la Juve che perdeva. Adesso è il contrario, ecco. Questa è un po’ la storia.

D. Tantissimi sono stati i giocatori ed i personaggi dello sport imitati da voi (Conte, Stramaccioni, Allegri, Federico Buffa, Guido Meda, Moratti, Chiellini, Buffon, Pardo, Guidolin, Piccinini, Balotelli, Mihajlovic). A quale personaggio ti senti più legato e quali sono stati i commenti di chi ha avuto modo di ascoltarvi?

R. Tra i personaggi a cui sono molto legato ci sono Buffon a Chiellini. Poi ce ne sono tanti altri per quel che riguarda gli altri. Magari questi sono quelli che poi ho avuto anche la possibilità di conoscere di persona. Insomma, devo dire che i personaggi imitati hanno tutti reagito sempre bene. Una volta che capisci che questo è un gioco, stai al gioco e da qui non hai le reazioni negative all'imitazione o, semplicemente, stai al gioco. Tutti i personaggi che abbiamo imitato hanno sempre reagito bene, ecco.

D. Tra i vostri video anche un rifacimento del cartone animato "Holly e Benji" che ha ottenuto tantissime visualizzazioni. Cosa ha rappresentato questo cartone animato per la tua infanzia e quale personaggio amavi di più? Nel video impersonavi Roberto Sedinho...

R. Questo è uno dei più amati sicuramente. Roberto ha il fascino del calciatore brasiliano. Per noi è stato il cartone animato della nostra infanzia e abbiamo sempre un po’ riso anche di cose un po’ sopra le righe che succedevano nel cartone. Se ricordate in "Buffa racconta Holly e Benji" ci sono parecchi rimandi a Holly e Benji, alla storia rifatta di questo cartone e ricorda la nostra infanzia. Non lo nego. Si tornava da scuola alle quattro di pomeriggio, a quei tempi c'era "Bim Bum Bam" su Italia Uno e proponevano questo cartone. È stata un'era.

D. Nei vostri video, ogni tanto, è comparsa Leonarda, ovvero Ludovica Pagani. Come l'avete conosciuta e poi contattata per i vostri video. e come vi trovate con lei?

R. Ludovica l'avevamo contattata tempo fa perché ci serviva una figura femminile per un video. La casa della produzione non la conoscevano e non era affermata come adesso. Soprattutto su Instagram. L'abbiamo contattata semplicemente, sentendola telefonicamente. Una ragazza molto tranquilla

D. Altro personaggio, per un bel periodo importante per i vostri video, è stato anche il “Talismano”, Simone Padoin. Quanto manca il Talismano agli Autogol, e vi sentite ancora con lui?

R. Si, ci sentiamo. Di mancare manca sicuramente, visto che poi ovviamente lui ha la sua carriera, il suo percorso. Sono legati tanti ricordi. Lui viveva questo ruolo in maniera simpatica, divertente, ridicola. Ci sentivamo nei tempi in cui lui era alla Juve. Poi, ricordo Sturaro che attendeva nello spogliatoio mentre facevano le foto di Padoin col Pallone d'Oro, il Talismano proprio sulla sua maglietta. È stata una parentesi molto simpatica che poi ci ha permesso anche di conoscerlo. Ci sentiamo. Lui fa un camping tutti gli anni a Bergamo, noi andiamo, partecipiamo. Bello.

(credits: 'Gli Autrogol' Fb)
D. Tra le tante cose, vi è stato anche un ballo insieme al Papu Gomez con "Baila como el Papu". Che esperienza è stata e, soprattutto, com'è stato per voi vedere la reazione degli sportivi e dei vostri fans a vedere ballare la "Papu Dance"?

R. Sicuramente un'esperienza molto bella perché, comunque, sapevamo che c'era del potenziale nell'idea di un balletto del genere perché, comunque, quando tu unisci calcio e divertimento è la ricetta perfetta. C'è stata sicuramente sorpresa nel vedere poi i numeri che ha generato questa canzone. Poi il piacere di vedere che si sono raccolti tanti fondi, la gente ha capito anche l'importanza del messaggio che si voleva veicolare, che poi tutti i proventi del pezzo sono andati agli Insuperabili, l'associazione che si occupa del calcio per i diversamente abili. Quindi abbiamo cercato di fare anche un progetto che poi lasciasse qualcosa alla gente che poi scaricava il pezzo. Siamo molto contenti di questo.

D. Hai fatto, insieme agli Autogol, tanta radio e tanta tv a livello nazionale. Quanto è importante per te questa esperienza?

R. Sicuramente tanto perché, comunque, quando ti confronti con delle realtà nazionali, noi facciamo la radio tutti i weekend, l'abbiamo fatta tutti i giorni su 105, comunque questa cosa ti dà il metodo di lavoro, ti permette di sperimentare ogni giorno cose nuove, trovarti anche con professionisti che lavorano da anni sul mezzo: è sicuramente una scuola importantissima. Stessa cosa vale per la tv, quando abbiamo fatto "Tiki Taka" e "La Domenica Sportiva", tu vai a parlare nelle riunioni con gente che lavorano sul mezzo da anni e sicuramente sai ascoltare, appunti, perché capisci come lavorerai anche tu.

D. Progetti futuri degli Autogol?

R. Ce ne sono perché, comunque, l'episodio di Holly e Benji non sarà il solo. Abbiamo già girato una seconda puntata e ne faremo sicuramente delle altre perché abbiamo visto che c'è stato un feedback molto positivo. Poi ci sono un po’ di video in cantiere sulla scia di quelli che si vedono sul web, la radio che prosegue. Un po’ di cose in cantiere, ecco. Vediamo se riusciamo a portare qualcosa anche in tv, che può essere anche quest'anno. Sarebbe bello, si va avanti così senza problemi.

D. Che consiglio dai a chi vorrebbe intraprendere la strada di Youtubers, speaker radiofonico o in tv?

R. Sicuramente non è facile. Bisogna cercare di divertirsi, di avere comunque qualcosa da comunicare sempre, di non mollare di fronte alle prime difficoltà e di cercare la strada senza voler strafare perché oggi pensare di fare lo youtuber o di entrare in questo mondo e farlo come lavoro diventa molto difficile. però, se dietro c'è la voglia di divertirsi, di passare del tempo in maniera positiva, sicuramente dico "fatelo" perché è una cosa bellissima.

D. Un saluto ai lettori ed ascoltatori del Giornale Di Puglia

R. (Imita Buffon). Bè, allora, partiamo da quello, dopo ti saluto anche gli altri due che oggi sono a casa. Saluto gli amici del Giornale Di Puglia. Mi raccomando: leggete, ascoltate la radio, soprattutto lo faccio anch'io che adesso sono a Parigi. L'altro giorno ero sotto la Tour Eiffel, ecco. Passeggiavo con Ilaria e ascoltavo la radio. Un abbraccio, ciao a tutti.

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Massimiliano Rosolino: «Il nuoto? Un mondo meraviglioso, sano, pulito, fatto di sacrifici ma ricco di soddisfazioni»

di NICOLA RICCHITELLI – Quest’oggi si va idealmente a bordo vasca, lì dove l’ospite di quest’oggi ha scritto pagine storiche per il nuoto italiano: «Il nuoto è un mondo meraviglioso, un mondo sano, un mondo pulito, fatto di sacrifici ma ricco di soddisfazioni…». Accogliamo sulle pagine del Giornale di Puglia il grandissimo nuotatore e campione olimpico Massimiliano Rosolino.

Una chiacchierata che ha in qualche modo il profumo del cloro quella avuta con Rosolino: «L’odore del cloro è una cosa che non ti abbandonerà mai, ho iniziato a nuotare presto e ho smesso molto tardi, non mi sono mai stufato…». Una intervista che passa in rassegna le più di sessanta medaglie vinte: «Tutte sono importanti, perché per ognuna di loro ci hai messo tanto impegno…»; una chiacchierata che non poteva poggiare le sue basi su temi quali nuoto e futuro: «I nostri ragazzi vanno forte, credo che siamo dinanzi alla nazionale più forte di tutti i tempi, possiamo dire che per il nuoto italiano abbiamo un grande futuro».         

Massimiliano, ti manca l’odore del cloro?
R:«In realtà io in piscina ci vado, diciamo che sento la routine meno di quanto si possa immaginare. E' ovvio che sia una cosa che ti rimane per sempre, però un paio di volte a settimana mi butto in acqua e sono felice di questo: alla fine l’odore del cloro è una cosa che non ti abbandonerà mai. Ho iniziato a nuotare presto e ho smesso molto tardi, non mi sono mai stufato, però smettere pian piano è stata una cosa abbastanza naturale. Gli anni non mi sono pesati, però capivo che dovevo guardare anche altrove».

E il tuffarsi in piscina per lottare per i grandi traguardi?
R:«Certo, tuffarsi in piscina con lo scopo di lottare per obbiettivi importanti era bello, ma è anche vero che è una routine che mi manca fino ad un certo punto; il nuoto mi ha dato tanto e non potevo chiedere di più, fortunatamente oggi ho trovato alternative in altri sport, mi tengo molto in forma».

Ad Atlanta la tua prima Olimpiade: come affrontasti quella prima volta?
R:«Beh, la prima Olimpiade non si dimentica mai: mi qualificai un mese prima, era convinto di potercela fare, per molti era già di per sé un grande risultato la qualificazione, ma io già sognavo una medaglia. Ricordo la prima gara dinanzi a quindicimila persone: avevo quasi le lacrime agli occhi, però ho fatto tre finali arrivando a venticinque centesimi dal podio, mi ripromisi di ritornare di lì a quattro anni per vincere».

Ti saresti mai aspettato che proprio a Sydney, in quella terra che è parte del tuo cuore, avresti vinto 3 medaglie olimpiche quattro anni dopo?
R:«Sembrava un qualcosa di già scritto, o forse è meglio dire che sembrava la sceneggiatura di un film: le mie radici, quella che è un po’ la mia terra, tanti elementi giusti nel posto giusto e nel momento giusto».

Fu lì che nacque il tuo amore per il nuoto?
R:«No, in realtà io ho iniziato a nuotare in Italia; in Australia ho vinto, ci sono anche andato a vivere per due anni, ma è in Italia che ho avuto i primi contatti con il nuoto».

Tra più di sessanta medaglie vinte immagino sia difficile scegliere quella che ha un peso maggiore? 
R:«Tutte sono importanti, perché per ognuna di loro ci hai messo tanto impegno. Certo, può succedere che quella o quelle che vengono ricordate non sono quelle che alla fine ami di più. Quella di cui vado maggiormente orgoglioso è quella legata alla vittoria olimpica, quella che tecnicamente mi ha regalato più emozioni è stata quella dei quattro stile dove sono arrivato secondo, perchè ancora oggi, nonostante siano passati vent’anni, rimane un tempo abbastanza prestigioso».

L’avversario più difficile più che da battere ma da affrontare?
R:«Ne ho battuti tanti ma non tutti. Ti posso dire che quando gareggiavo Elian Torta era di certo uno da inseguire, da battere, non ci sono mai riuscito, ma da lui ho sempre tratto grandissima ispirazione. Sono arrivato a cavallo dell’arrivo di Michael Phelps, ho vissuto molte generazioni di nuotatori e ho avuto la fortuna di misurarmi con molti di loro, da Pieter van den Hoogenband nel 1993 ad Aleksandr Popov, che ho conosciuto abbastanza bene, Ian Thorpe e tanti insomma. Posso dire di aver attraversato diverse età legate al nuoto».

Cosa ti lega oggi mondo del nuoto? 
R:«Sono legato al mondo del nuoto, ne faccio parte, faccio delle direzioni tecniche tra Roma e Napoli, seguo molti giovani per conto della Federazione, seguirò la loro spedizione sia europea che mondiale e quindi tutto il loro percorso. Non ho un lavoro quotidiano nel mondo dell’acqua, perché è un vortice, è un mondo dove ti devi fare coinvolgere completamente. Colgo l’occasione per ricordare che quest’anno lancerò il mio primo Camp ufficiale a Lignano Sabbiadoro – le prime due settimane di Luglio – insomma, il mio impegno è proprio questo: fare comunicazione, essere motivatore in qualche modo, non per forza un atleta deve essere destinato a fare l’allenatore».

Come vedi il futuro del nuoto italiano?
R:«Devo dire che i nostri ragazzi vanno forte, credo che siamo dinanzi alla nazionale più forte di tutti i tempi. Ovvio che poi bisogna portare i risultati a casa, ma se prendiamo le medaglie conquistate a Rio da Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, siamo di certo dinnanzi a risultati davvero importanti. Aldilà di loro due, però, devo dire che ci sono altri nuotatori giovanissimi che hanno voglia di farsi notare. Alcuni lo hanno già fatto, da Margherita Panziera, Arianna Castiglioni, Ilaria Cusinato, Nicolò Martinenghi; nonostante abbia attraversato un anno sabbatico per via di alcuni infortuni, lo stesso Federico Burdisso, il velocista Andrea Vergani, insomma possiamo dire che per il nuoto italiano abbiamo un grande futuro».       

Possiamo dire che oggi il nuoto ha una maggiore visibilità rispetto magari ai tempi in cui tu ti sei approcciato a questo sport tanti anni fa?
R:«Assolutamente si, oggi è tutto cotto e mangiato, diciamo che è una visibilità che oggi c’è e domani non c’è, chiaramente tutto dipende sempre dai risultati, se sei un atleta che riesce ad esprimersi, ad essere continuo, cavalchi l’onda che ti porta poi ad avere grandi soddisfazioni, fuori e dentro l’acqua, ma è pur vero che non bisogna mai mollare. Quello che manca delle volte al giovane di oggi è un po’ la tenacia, si tende ad abbattersi dopo magari sei mesi dove non si vedono miglioramenti. Ecco, da giovani bisogna farsi la buccia, il mio primo allenatore – Riccardo Siniscalco – me lo ripeteva tutte le volte che vedeva i tempi abbassarsi. Oggi purtroppo succede questo, i non miglioramenti vengono visti come fallimenti».

Massimiliano, perché scegliere il nuoto?
R:«Il nuoto è un mondo meraviglioso, un mondo sano, un mondo pulito, fatto di sacrifici ma ricco di soddisfazioni. Molti dicono che è uno sport monotono, altri dicono che sia un mondo crudele per via dei tanti allenamenti per disputare poche centinaia di metri, però non è uno sport da fare due ore al giorno, bisogna vivere per questo sport».     

Chiudiamo parlando di futuro: toccato il traguardo dei quarant’anni hai capito cosa vuoi fare da grande?
R:«Ma diciamo che uno da grande deve cercare di rimanere un po’ piccolo, piccolo non inteso come eterno Peter Pan, ma essere sempre curioso e saper prendere le opportunità al volo, questo me lo ha insegnato lo sport. Io ero uno stile liberista, e in pochi anni mi sono inventato; se avessi seguito quello che ho fatto per quindici anni chi me lo avrebbe fatto fare. Di lì ho vissuto poi il mondo della televisione, ho fatto tante altre esperienze, oggi attraverso ai social puoi portare avanti progetti sperimentali, avere delle partnership, interagire con il mondo del nuoto, dello sport, del benessere. Mi auguro di avere sempre entusiasmo, perché l’entusiasmo è la chiave del successo. Ecco, questo mi auguro di avere sempre da grande». 

Contacts:
https://www.instagram.com/massi_rosolino/
https://www.facebook.com/MassimilianoRosolinoOfficial/

Eccellenze della sanità pugliese: intervista al Prof.Teodorico Iarussi

TARANTO - Videointervista a cura di Edoardo Giacovazzo ad una delle eccellenze della sanità tarantina e pugliese, il chirurgo generale e toracico al Prof.Teodorico Iarussi, docente universitario con una lunga e qualificata esperienza internazionale e direttore dell'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale e Toracica del "Ss.Annunziata" di Taranto.

Iarussi esegue numerosi interventi presso la struttura tarantina prevalentemente per tumori del polmone, ma anche operazioni riguardanti mesotelioma, pneumotorace ed enfisema bolloso, patologie molto diffuse nella Città dei due mari, anche a causa dell’inquinamento di origine industriale, oltre che alla trachea e all'esofago, facendo divenire in breve tempo la struttura uno dei punti di riferimento sul territorio pugliese e in tutto il Sud Italia.


Patrizio Rispo: «Il mio più grande sogno? Quello che forse realizzerò in vecchiaia… un film da protagonista»

di NICOLA RICCHITELLI – L’ospite di quest’oggi arriva direttamente dalla portineria di Palazzo Palladini, e quindi da una delle più longeve soap delle televisione italiana, un “Posto al sole”. Stiamo parlando naturalmente dell’amatissimo Raffaele Giordano, al secolo Patrizio Rispo.

Una lunga chiacchierata quella realizzata con l’attore napoletano, sullo sfondo Palazzo Palladini, avendo la città di Napoli come filo conduttore delle nostre parole: «”Un posto al sole” non ha solo raccontato Napoli, ha raccontato l’Italia, volendo fare un po’ un paragone e volendo immaginare di trovarci in una compagnia teatrale, allora possiamo dire che Napoli è un po’ la prima donna, e poi c’è il resto che è appunto l’Italia…». 

Patrizio, una lunga carriera la tua, con un curriculum che non ha bisogno certo di presentazioni. Possiamo dire che c’è di tutto, anche il cabaret: con Francesco Paoloantoni e Mario Porfito fondaste il trio “Il Criticone”. Che ricordi conservi di quel periodo là?
R:«Quello era un periodo non paragonabile ad oggi, non erano tanti gli attori che facevano cabaret. Noi eravamo un gruppo di giovani che lavoravano già da parecchio tempo in teatro, e tra i “cazzeggi” che ne venivano fuori dopo il teatro ci portarono appunto a fare cabaret, anche se in quegli anni eravamo dinanzi alla fine di un certo tipo di cabaret, un cabaret fatto di copioni. Successivamente arrivò la rivoluzione di Eros Macchi con il programma “Non Stop” – programma che lanciò tra l’altro i vari Massimo Troisi e Roberto Benigni – dove portarono un cabaret snello, fatto di monologhi e battute brevi, erano autori di sé stessi, oggi purtroppo siamo arrivati all’eccesso perché il comico ha poco tempo per mettersi in mostra. Noi chiaramente eravamo attori di teatro e volevamo fare teatro, diciamo che il cabaret non era la nostra vocazione, quindi appena si presentò l’occasione iniziammo a fare altro».   

Poi arrivò il cinema e le collaborazioni con i grandi registi… 
R:«Purtroppo il cinema da protagonista non l’ho ancora fatto. Ho fatto poche cose ma importanti, da Mario Martone a Massimo Troisi, Werner Schroeter a Guy Ritchie, però quello che mi potrà appagare veramente è un film da protagonista. L’ho fatto in teatro per trent’anni, in televisione per altri trenta, però vorrei togliermi questa soddisfazione nel cinema. Ho fatto di tutto e continuo a fare di tutto, però il mio più grande sogno sarà quello che forse realizzerò in vecchiaia, chi lo sa...».

Come sei arrivato alla corte di Palazzo Palladini?
R:«Iniziamo con il dire che io fui tra i primi attori ad essere scritturato a quei tempi per la nuova Rai 3 rivoluzionata da Angelo Guglielmi, poi c’era Sergio Castellitto, ed eravamo entrambi conduttori. Quindi sono molto legato a Rai 3 perché ci sono da quanto è nata. Quello tra l’altro fu un periodo dove mi ero stancato di fare compagnie teatrali, mi ero fermato perché volevo riuscire a fare cinema e televisione. Arrivò dunque questa occasione, che fu da molti snobbata poiché la soap opera era un po’ vista come le soap che venivano dal Sud America. Invece poi “Un Posto al sole” si è rivelata una vera e propria rivoluzione, perché ha raccontato il sociale. Mai mi sarei aspettato di tornare a Napoli e di girare una serie per ventitré anni. E' stata una meravigliosa scommessa vinta, una scommessa che mi ha dato lavoro, autonomia, la possibilità di formare una famiglia, insomma Dio benedica Giovanni Minoli e chi ci ha dato modo di girare questa soap».

Nel lontano 1996 ti saresti mai aspettato che “un Posto al sole” avrebbe toccato le 5000 puntate e superato i vent’anni di messa in onda?
R:«Assolutamente no. All’inizio era una scommessa, nessuno si sarebbe mai aspettato che sarebbe durata così tanto. “Un posto al sole” è diventato un qualcosa che va aldilà del palinsesto televisivo, trenta milioni di telespettatori nel mondo, il programma più visto di Rai Italia, insomma una battaglia vinta alla grande».

Quanto si influenzano a vicenda Patrizio Rispo e Raffaele Giordano?
R:«Qua non si tratta più di influenzare l’uno o l’altro, io sono il tutto di tutti e due, anche se diciamo che dopo ventitré anni io vivo più come Raffaele che come Patrizio. Per otto ore della mia giornata sono Raffaele Giordano, la gente per strada ferma Raffaele Giordano, insomma diciamo pure che io non so più neanche chi sarei stato senza Raffaele Giordano. Ora sono il frutto di queste due personalità… ci influenziamo a vicenda, e anche gli sceneggiatori talvolta ne traggono spunto, come ad esempio il mio amore per la cucina; loro cercano di fare anche questo, cavalcano in qualche modo la nostra vita privata, non sono quindi io ad attingere dal personaggio, ma è il personaggio che attinge da me».   

La soap opera aldilà delle vicende di Palazzo Paladini in questi vent’anni ha raccontato Napoli. Patrizio quanto è difficile raccontare questa bella città?
R:«”Un posto al sole” non ha solo raccontato Napoli, ha raccontato l’Italia, volendo fare un po’ un paragone e volendo immaginare di trovarci in una compagnia teatrale allora possiamo dire che Napoli è un po’ la prima donna, poi c’è il resto che è appunto l’Italia. Ma per raccontare un qualcosa ci vuole un grande protagonista. Napoli è una grande protagonista del nostro Paese, una protagonista conosciuta da tutto il mondo, amata da tutti, quindi la vera protagonista di “Un Posto al sole” è Napoli, di riflesso questo ci dà la possibilità a tutti noi del cast di essere molto amati. Noi usiamo Napoli per raccontare, ma raccontiamo gli umori e gli stati d’animo di tutti i ceti sociali, di tutte le età, insomma siamo lo specchio della realtà».

Senti di aver dato un contributo sia alla cultura italiana ma anche alla società attuale?
R:«Assolutamente, noi siamo come dei fratelli maggiori, cerchiamo di dare un po’ l’esempio, abbiamo raccontato l’omosessualità, la violenza sulle donne, usura, camorra, senza dimenticare le tante campagne sociali come ad esempio la donazione del sangue. Insomma di tutto e di più, il tutto con un riscontro di pubblico pazzesco: spesso noi lanciamo l’argomento, il tema, ma poi viene approfondito in vari modi e posti, in famiglia, senza dimenticare i tanti forum che si sono associati ad “Un posto al sole”, creando veri e propri confronti generazionali, in questo devo dire che abbiamo una grandissima responsabilità, siamo un esempio e cerchiamo di dare sempre un segnale positivo con le nostre storie».

Secondo te perché “Un Posto al sole” piace?
R:«”Un posto al sole” è la vita, è la realtà, ma non solo. Noi portiamo la tradizione in italiana in molte parti di Italia e del mondo, in Russia, in Africa, arrivando fino in Vietnam, con l’estero abbiamo un legame molto forte, grazie a noi hanno la possibilità di rivivere tradizioni, la nostra cultura e la nostra lingua. “Un posto al sole” piace perché siamo un po’ i parenti che non si vedono, tante volte la gente mi ferma per strada dicendo che vedono più me piuttosto che uno zio o un fratello, insomma quello che abbiamo con il pubblico è un approccio basato sull’affetto più che sull’ammirazione. La gente non ci vede come attori, ma persone come loro, ci abbraccia, ci bacia, ci offre un caffè, un affetto che con gli anni si è davvero consolidato».   

Patrizio, riesci a vedere la parola “Fine” alle vicende di Palazzo Palladini?      
R:«Con la morte di Raffaele Giordano… per il momento sono ancora in salute e mi difendo ancora!».

Contacts:
https://www.facebook.com/patriziorispoofficial/

Intervista a Mary De Gennaro, la Ilaria D'Amico di Telenorba: "Dietro la bellezza, c'è anche sostanza"

di DANIELE MARTINI - Reduce dal successo ottenuto a "Buon Pomeriggio" su Telenorba, in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì, parliamo della conduttrice televisiva Mary De Gennaro. Lei piace e convince il pubblico che la segue, e riscuote numerosi consensi, registrando ottimi dati di ascolto nelle varie puntate.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarla.



D. Come'è nata la tua passione per la conduzione?

R. È nata un pò di tempo fa, quasi 17 anni fa, anche se in realtà, all'inizio, avrei voluto cimentarmi più nella recitazione perché, quando ho finito il liceo ed ho iniziato l'università con la facoltà di Lettere, contemporaneamente mi sono iscritta ad un corso di recitazione e quindi, man mano, pensavo che fosse l'inclinazione mia più giusta il fatto di avvicinarmi al cinema, al teatro. Poi, in realtà, ho scoperto che condurre i programmi televisivi era sicuramente più a mia immagine e somiglianza perché, alla fine, sono me stessa: risultava molto più semplice, più immediato e mi divertivo leggermente di più. Così poi, da allora, è diventato il mio lavoro a tutti gli effetti.

D. Parliamo del programma che conduci su Telenorba, Buon Pomeriggio. Come vivi quest'esperienza?

R. In modo molto tranquillo. È come se andassi in ufficio o in banca oppure in uno studio, d'avvocato o notarile, ogni giorno. È un lavoro come tutti gli altri, è un lavoro metodico che ti dà tantissime soddisfazioni e che, allo stesso tempo, ti dà la possibilità di poterti confrontare con tante persone, di conoscere tanta gente, di scoprire le loro storie, di avere in studio, poi, anche tanti ospiti, tanti personaggi che fanno parte del mondo dello spettacolo, che hanno una bellissima carriera. Quindi, un'esperienza sicuramente entusiasmante che mi arricchisce ogni giorno perché tutte le puntate sono diverse e quindi mi piace tantissimo. Sono molto felice, tra l'altro, anche di aver così battezzato il programma con Michele Cucuzza.

D. Al tuo fianco c'è Michele Cucuzza: come ti trovi a lavorare con lui?

R. Lui è un partner molto generoso, una persona perbene. Questo lo devo dire. C'è una grande complicità tra noi, siamo amici, ci rispettiamo sia come persone che professionalmente. Mi trovo molto bene con lui. Non abbiamo mai litigato, su quasi 800 puntate che abbiamo fatto fino ad ora. Mai una volta. Ci divertiamo e credo che sia questa poi la formula vincente ed anche il segreto del successo di questo programma perchè poi, quando si litiga, e quando non ci si ritrova, si ripercuote sull'armonia che è importantissima. Deve essere un pò alla base di tutti i programmi, di tutte le collaborazioni poi, soprattutto quando si tratta di programmi quotidiani in diretta. Forse è alla base di tutto.

D. Per tanti anni hai condotto Comò, un programma dedicato maggiormente alla moda, ma anche costume, società e territorio, attualità ed eventi speciali. Tu che rapporto hai con la moda?

R. Ho condotto Comò per 14 anni. Ho avuto l'onore di seguire il più grande defilè della moda internazionale per tantissimi anni, quindi Versace, Valentino, Armani. Vedere quella che è la vera moda, così da vicino, è sicuramente un'esperienza unica perché è una vera e propria forma d'arte. Ho un grande rispetto per tutti coloro che fanno questo mestiere, anche se molti ritengono che parlare di moda sia effimero, non abbia sostanza, ma in realtà ce l'ha perché c'è un grande lavoro di ricerca dietro ogni singolo capo, e poi confezionare le collezioni non è una cosa semplice perché bisogna avere sempre degli stimoli, bisogna avere anche tantissima creatività. Comunque, è una bellissima esperienza che ho vissuto, mi piacerebbe continuare a viverla perchè adesso, naturalmente, mi occupo di tutt'altro. Il mio rapporto con la moda è sicuramente molto vicino perché ci guardiamo a vicenda. La moda io la riconduco a un qualcosa di presente che, comunque, fa parte anche del mio lavoro, fa parte delle mie giornate. Quindi, seguo la moda però non mi faccio condizionare. È chiaro che scelgo anche delle cose grazie anche al mio staff, delle cose che vadano bene a me, per la mia fisicità, e anche al mio modo di essere, la mia personalità.

D. Sei più di quindici anni a Telenorba: ti saresti mai aspettata di riuscire a fare così tanta strada?

R. Sinceramente no, però io sono una persona molto costante. Sono un soldato e penso che, ogni giorno (quest'anno saranno 17 anni a maggio), ho sempre lavorato tantissimo. Ho lavorato sodo e poi, alla fine, il tempo ti premia. Credo che anche "Buon Pomeriggio", poi anche una piccola esperienza, un programma che ho condotto su La7, siano stati il giusto riconoscimento dopo tanti anni di fatica, di sacrifici e di grandissimo lavoro.

D. Ma, soprattutto, ti saresti mai aspettata che Telenorba avrebbe avuto questa crescita esponenziale?

R. Telenorba è, è stata e sicuramente sarà la prima emittente privata d'Italia. Rappresenta perfettamente tutto il Sud Italia, in tutte le sfaccettature, in tutti i suoi ambiti. Comunque, il mio editore è una persona che si è sempre avvalsa di persone qualificate. Infatti, tuttora, il mio direttore che è l'ex capostruttura di Raiuno, Antonio Azzalini, forse uno dei più importanti manager della tv italiana. Quindi la storia la fanno i soldati, coloro che lavorano ogni giorno costantemente per poter crescere e poi si cresce tutti insieme. Alla fine questo è un pò l'obiettivo di tutti gli imprenditori, nello specifico del mio editore, e anche di noi che facciamo dei programmi perché anche la riuscita di un programma è merito di un grande gruppo di lavoro. Nella nostra produzione siamo circa 30 persone, quindi io e Michele rappresentiamo il lavoro di tutte queste persone che sono bravissime e ci mettono grande passione e grande dedizione per tutto quello che fanno.

D. Riusciresti a vederti al di fuori della famiglia di Telenorba, anche a livello nazionale?

R. Ho già fatto una piccola esperienza su La7: ho condotto un programma sempre legato alla moda e al costume che si chiama Magazine 7. L'obiettivo è anche quello di potermi misurare con altre realtà. Magari, sarebbe un'altra esperienza da aggiungere a tutto quello che ho fatto fino ad ora. Quindi si, non lo escludo.

D. Da più parti ti hanno ribattezzato la Ilaria D’Amico di Telenorba. Ti infastidisce o ti lusinga l’accostamento?

R. Mi lusinga perché lei è veramente molto brava, ma è anche molto bella. È una donna capace, una donna che, nel mondo dello spettacolo, ha dimostrato che, dietro la bellezza, c'è anche sostanza. Quindi questo mi piace tantissimo, perché è un pò quello che vorrei passasse attraverso quello che faccio ogni giorno.

D. Progetti per il futuro e sogni nel cassetto?

R. Di sogni ne ho tantissimi. Per il momento concluderò questa edizione di "Buon Pomeriggio", quando arriveremo a giugno. Poi ci sono degli altri progetti però, chiaramente, per scaramanzia, noi che facciamo questo lavoro siamo sempre un pò scaramantici, non diciamo nulla fino a quando non si concretizzano. Di certo posso dire che tra poco sarò un pò più a stretto contatto con chi seguo sui social. Quindi, in modo particolare, su Instagram. Andrò a sviluppare i social, mi dedicherò anche al web che è una parte importante della vita di tutti noi ma che, allo stesso tempo, è il nuovo mezzo per poter comunicare, per poter raccontare quello che noi facciamo ogni giorno, anche nella vita privata.

D. Che consiglio dai a chi vorrebbe intraprendere la professione di conduttore tv?

R. Il consiglio è quello, in generale, di portare avanti i propri obiettivi, i propri sogni, malgrado le tante difficoltà che ci sono. Non c'è una scuola per poter diventare conduttori. Forse è quello che è capitato a me, questo posso darlo come consiglio: capire se è l'attitudine più giusta perché condurre vuol dire saper gestire le situazioni ma, allo stesso tempo, essere sé stessi. E, molto spesso, essere sé stessi davanti a una telecamera non è facile, è abbastanza complicato. Un pò per timidezza molto spesso non ci si riesce a svelare a 360 gradi. Non c'è una scuola: bisogna semplicemente capire se è quella la strada giusta. Il consiglio è quello di farsi un esame di coscienza, capire la propria inclinazione e poi lavorare sempre tanto perché, alla fine, la vita paga ed i risultati arrivano.

D. Un saluto ai lettori ed ascoltatori del Giornale di Puglia?

R. Un bacio grande a tutti i lettori e telespettatori del Giornale Di Puglia. Continuate a seguirmi. Io, naturalmente, seguirò voi anche se non riusciamo a vederci e non riesco a vedervi uno ad uno, però so che siete sempre presenti e voi siete sempre nel mio cuore. Grazie mille.

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Roberta Carluccio: «Attiro le persone per l’estetica e le trattengo con la mia personalità»

di NICOLA RICCHITELLI – Ospite quest’oggi nel nostro spazio dedicato alle interviste la giovane fitness model Roberta Carluccio. Sta conquistando la rete grazie ai suoi scatti condivisi sui propri canali social ufficiali in cui si mostra in tutta la sua bellezza tra un consiglio sull’allenamento e uno sull’alimentazione, condividendo con i propri seguaci le sue abitudini per tenersi in forma. Solo su Instagram vanta oltre 835.000 followers, numero che cresce giornalmente così come l’interazione tra Roberta e i suoi fans: «Come tante persone possono pensare, non sono tanto seguita per un ‘bel visino‘ o un bel corpo, cerco di trasmettere qualcosa di più di solo un bel corpo quando molte ragazzine o ragazzi mi fermano per una foto o un abbraccio, capisco di riuscire a trasmettere un pezzetto di me quando asciugo le lacrime delle più sensibili. Credo di attirare le persone per l’estetica e le trattengo con la mia personalità, perché loro sanno che hanno a che fare con una dalla loro parte, con la ragazza della porta accanto».

Nata a Torino il 12 Giugno 1997, ha iniziato la sua attività artistica all’età di sette anni debuttando come baby-modella al Pitti Bimbo dove ha partecipato per 14 edizioni. Ha così continuato la sua attività da modella e fotomodella per cataloghi di abbigliamento e spot pubblicitari.

Non solo, nel suo curriculum annovera partecipazioni a spot televisivi e a programmi televisivi, proprio per la televisione è reduce dal successo del primo film web italiano “Natale a Roccaraso”, in onda lo scorso dicembre sul canale Youtube della Rai.

Roberta, benvenuta nel nostro spazio editoriale dedicato alle interviste. Direi di far partire questa chiacchierata dall’ultimo “Natale a Roccaraso”. Cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?
R:«Generalmente il Natale è famoso per l’arrivo dei cinepanettoni dal genere comico e spensierato. Non ci si sarebbe aspettata però una versione web proposta dal Pancio ed Enzuccio prodotta da Rai sul loro canale di Youtube. Si tratta di una nuova realtà in quanto sempre meno giovani guardano la tv, un mini-film per il web che arriva dal web. Il cast è stato scelto direttamente dagli utenti attraverso un sondaggio proposto dal Pancio ed Enzuccio. E’ stato un successo: si contano infatti ben oltre 1.500.000 visualizzazioni. Mi sono divertita tantissimo, tutti ci siamo divertiti. È stato bello ritrovarsi fisicamente ed interagire realmente aldilà dei soliti contatti via digitale con i miei colleghi ed amici del web».

Dall’obbiettivo di una macchina fotografica alla macchina da presa, come hai vissuto questo passaggio?
R:«Non è stata la mia prima esperienza davanti alla macchina da presa. Per me è stato un ritorno. Ho iniziato da bambina a lavorare non solo davanti alla macchina fotografica ma anche nel cinema e per la tv. Nel 2007 ho recitato nel film ‘Signorina Effe ‘ di Wilma Labate dove interpretavo la figlia del protagonista maschile.
Nel 2008/2009 ho iniziato a recitare in ‘Cartoon Flakes ‘, un programma per bambini mattutino in onda tutte le mattine su Rai 2. Questa collaborazione è durata tre anni. Quindi la macchina da presa non è stata per me una nuova esperienza bensì un piacevole ritorno».

In futuro credi ci possano essere altre esperienze di questo tipo?
R:«Ci sono state varie occasioni. Ho collaborato con il programma ‘Le Iene‘ nella realizzazione di uno scherzo alla coppia Onestini-Mrazova. Collaboro spesso con gli youtuber nella realizzazione dei loro video. Ho partecipato a Temptation Island come tentatrice. E ritornando alla mia infanzia, sono stati parecchi gli spot pubblicitari televisivi per prodotti per bambini che mi hanno vista protagonista. Sicuramente ci saranno nuove avventure!».

Il tuo percorso lavorativo nasce proprio davanti all’obiettivo di una macchina fotografica, visto che hai iniziato a lavorare giovanissima come fotomodella. Cosa ti affascina di questo mondo?
R:«Lavorare davanti la macchina fotografica sin da bambina è stata per me una cosa molto naturale. Se ne accorse mio padre quando da piccina facevo i capricci come tutti i bambini: smettevo immediatamente davanti alla macchina fotografica, mettendomi in posa come se nulla fosse stato pochi attimi prima, dimenticando i capricci. Fu così per caso che iniziò tutto. Lavorare davanti agli obiettivi fotografici mi risultava naturale e spontaneo. Dal trucco e parrucco allo shooting... era tutto un giocare con le mie piccole colleghe. E poi c’erano le mamme sempre con noi. Ho sempre lavorato in un clima disteso e familiare al contrario di quanto molti possano pensare su questo argomento».

Cosa ti ha dato la fotografia?
R:«La fotografia mi ha dato la capacità di lavorare senza alcun imbarazzo in questo settore, di acquistare più fiducia in me stessa. Si può dire anche grazie a questo se a tutt’oggi continuo ad interagire col mio pubblico o ad aprirmi a nuove esperienze senza alcun timore».

Che ricordi conservi dei tuoi primi lavori?
R:«Dei primi lavori conservo ricordi di spensieratezza ed allegria passati con le altre bambine. Si giocava al trucco e parrucco o alla fotografia senza la vera consapevolezza che non era un gioco. Per me era tutto molto spontaneo. Conservo un baule intero dei miei servizi fotografici e quando mi rivedo vedo una Roberta sempre serena e sorridente. Comunque ricordi bellissimi».

Nel tuo curriculum c’è stato spazio anche per la televisione. Sei stata tra le tentatrici di “Tempation Island”, che esperienza è stata?
R:«Nel 2017 fui fra le tentatrici di Temptation Island, un’esperienza nuova e a me piacciono le nuove avventure. Diversamente da quanto si possa pensare, non è affatto semplice essere seguita dalle telecamere in ogni tuo minimo spostamento ma alla fine ti abitui. Esperienza bella quanto dura. Vieni isolato già prima della partenza da qualsiasi contatto col mondo esterno. Ti vengono tolti i cellulari e non ti è data possibilità di comunicare nemmeno con la famiglia. Non hai più la percezione di dove ti trovi e del tempo che passa. Non sai più cosa sta succedendo al di fuori delle mura del resort. Sotto questo aspetto è stata davvero dura. Per il resto sono stata benissimo».

Come giudichi il mondo dello spettacolo?
R:«È un mondo dove personalmente sono nata e mi sono fatta strada sempre e solo grazie alle mie capacità e alla mia astuzia. Pur essendo un ambiente molto bello, come ogni cosa, non è oro tutto ciò che luccica».

Roberta, anche tu negli ultimi anni sei riuscita a conquistarti uno spazio importante sui social. Cosa determina il successo di un profilo rispetto ad un altro?
R:«Nell’ultimo anno ho avuto un cambiamento notevole per quanto riguarda il mio seguito sui social. Sono seguita da 834k persone, numero in continua crescita, non ti so dire quale sia la chiave del mio ‘successo’, so solo che è stato fondamentale essere me stessa e interagire tanto con i miei follower: a differenza di molti personaggi a me piace chiacchierare, dare consigli, rispondere (fin quando riesco perché sono davvero tanti). Mi piace trattarli da amici e non da ‘fan‘. E questo loro lo apprezzano!».

Nei tuoi scatti che immagine di te cerchi di comunicare?
R:«Sicuramente di una Roberta forte, determinata, sicura di se stessa. Mi piace motivare le altre persone a migliorarsi e a condividere con il pubblico, anni di sacrifici fatti per avere un corpo in cui vivere migliore. Mi piace trasmettere alle altre persone forza e incoraggiarle sempre a lottare per ciò che desiderano».

Perché il tuo è un profilo molto seguito?
R:«Come tante persone possono pensare, non sono tanto seguita per un ‘bel visino‘ o un bel corpo, cerco di trasmettere qualcosa di più di solo un bel corpo quando molte ragazzine o ragazzi mi fermano per una foto o un abbraccio, capisco di riuscire a trasmettere un pezzetto di me quando asciugo le lacrime delle più sensibili. Credo di attirare le persone per l’estetica e le trattengo con la mia personalità, perché loro sanno che hanno a che fare con una dalla loro parte, con la ragazza della porta accanto».

Ti sappiamo impegnata nel mondo del fitness: cosa ti affascina di questo mondo?
R:«Si, sono molto impegnata nel mondo del fitness ed ho anche conseguito il Diploma Nazionale come istruttore Fitness e Body Buildyng con certificazione AICS-CONI. Il fitness non è solo un modo per modellare e tonificare il mio corpo. Andare in palestra ed allenarmi con costanza è diventata per me un’ esigenza in quanto mi fa sentire bene sia fisicamente che mentalmente, permettendomi di scaricare ogni tensione ed acquisire positività. Fare costante attività fisica aumenta l’autostima in se stessi e ti porta ad un setting mentale positivo. Una buona motivazione nello sport corrisponde ad un atteggiamento positivo della nostra mente nella vita di ogni giorno».

Quante ore passi in palestra? 
R:«Un’ora, un’oretta e mezza, dipende dal tipo di allenamento. Mi alleno 4 volte a settimane da quando ho 17 anni!».

Come vedi i contorni del tuo futuro?   
R:«Il futuro è imprevedibile. Sicuramente con una nota di positività e tanta voglia di fare nuove esperienze».

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Melita Toniolo: «Essere mamma significa avere un perno fermo su cui gira tutto il proprio mondo»

di NICOLA RICCHITELLI – L’ultima volta che abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con l’ospite di quest’oggi erano i giorni in cui girava i teatri italiani con la commedia “9 mesi e un giorno”, dove interpretava il ruolo di una mamma alle prese con la delicata fase della gravidanza.

Erano i giorni di un divertentissimo selfie fatto con un cuscino sotto una maglia: «Era ovviamente uno scherzo, mi sono divertita molto nel giocare con la pancia, ho ricevuto tante telefonate di amiche che pensavano fossi veramente incinta. Detto questo certo che mi piacerebbe diventare mamma, ma non proprio subito»: questo è quello che ci raccontava in un'intervista rilasciata al Giornale di Puglia nell’aprile del 2015.

Torna a trovarci da mamma quest’oggi Melita Toniolo: «Essere mamma significa avere responsabilità e avere anche un perno fermo dove gira tutto il mio mondo. Sono ormai lontani i brutti pensieri o le paranoie, le cose fittizie. Tutto gira intorno a lui ma mantengo sempre il mio lavoro, sui social e come presentatrice». Una lunga intervista dove ci racconta questo momento così magico della sua vita. 

Melita rieccoti dopo qualche tempo sulle pagine virtuali del Giornale di Puglia. Innanzitutto permettimi di chiederti come stai?
R:«Sto benissimo! Sono molto felice e serena di tutta la mia vita!».

Da quel che leggo mi sembra di capire che un po’ di cose sono cambiate nella tua vita…
R:«Assolutamente! Sono mamma ormai da un anno di Daniel, un bimbo allegro e mangione, sono felice di aver realizzato tutti i miei sogni...».

Cosa significa essere mamma e madre?
R:«Avere responsabilità e anche un perno fermo su cui gira tutto il mio mondo. Sono ormai lontani i brutti pensieri o le paranoie, le cose fittizie. Tutto gira intorno a lui ma mantengo sempre il mio lavoro, sui social e come presentatrice».

Che mamma sei e che mamma cercherai di essere durante le varie fasi della crescita di tuo figlio?
R:«Una mamma libera e sorridente, a tratti severa. Non sono una mamma che si preoccupa per ogni cosa, anzi voglio insegnare a Daniel che quando cade si deve rialzare… da solo».

Che consigli senti di darti a tutte le ragazze che in questo momento stanno affrontando una gravidanza?
R:«Di  restare calme, di non aver paura anche se le capisco, di cercare di prendere la gravidanza con leggerezza… e di trovare sempre il lato positivo! È la cosa più bella del mondo portare una creatura in grembo!».

Sia durante la gravidanza che dopo sei stata molto attiva sui social dove hai condiviso i tuoi momenti più importanti. Da dove nasce questa esigenza?
R:«Diciamo che sono stata molto meno attiva di molte altre, solo che nove mesi son lunghi e la gente ha una percezione molto più duratura del soggetto che la propone. Lavorativamente mi ha aiutato molto ad avvicinarmi al pubblico, alle donne soprattutto, e a farle capire che sono una di loro!».

Ti capita mai di voltarti indietro e rivedere la Melita che faceva bella mostra di sé nei vari programmi televisivi?
R:«Certo! Ma sono felice di tutto quello che ho fatto! Non sarei quella che sono se non avessi fatto il mio percorso. Mi sono divertita tanto!».

Da dove è nata l’esigenza di mettere da parte la tv e dedicarti totalmente a tuo figlio?
R:«Nasce proprio da lui! Ma anche da me stessa perché non ci sono più programmi che fanno al mio caso, divertenti, leggeri e dove la gente non litiga o non giudica. Non riuscirei più a reagire alla cattiveria del nuovo millennio… è un'altra tv!».

Quello della televisione è un mondo a cui hai detto definitivamente addio o un domani chissà…?
R:«Adoro i programmi per bambini, adoro “Detto fatto”, “Bring the noise”, “Tale e quale…”, dove la gente non urla, non litiga, non si sparla dietro, non giudica, non si ammazza per farsi vedere migliore di altri. Adoro i programmi che mi alleggeriscono la giornata e che mi divertono. Quindi ti rispondo: chissà!».

Melita, che futuro vedi?  
R:«Vedo un altro bambino all'orizzonte, sono felice e serena, spero sia così ancora per molto molto tempo!».

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Romina Power (intervista): «Sanremo? Avrei preferito Woodstock…»


di NICOLA RICCHITELLI - Un gradito ritorno quello di quest’oggi: a distanza di qualche mese infatti abbiamo il piacere di ospitare nuovamente nel nostro spazio dedicato alle interviste Romina Power.

Una chiacchierata che volge lo sguardo al periodo natalizio da poco passato: «Ho dei bei ricordi di quando ero piccola a Los Angeles e quando andavo a trovare il nonno in Olanda…», con vista Sanremo soprattutto, una manifestazione e un palco quello dell’Ariston a cui sono legati diversi momenti importanti per l’artista americana: «Ci ha regalato grande popolarità probabilmente ma anche stress ed ansia. Poi, in 3 minuti, non si può veramente capire ne' una canzone ne' un artista. Avrei preferito Woodstock».

Una chiacchierata che si chiude sul futuro e sulle aspettative per il 2019: «Voglio dedicare più tempo alla scrittura (sto lavorando ad un nuovo romanzo) e lavorare ad un mio progetto cinematografico, oltre che a viaggiare e conoscere alcuni luoghi dove ancora non sono riuscita ad andare, come la Polinesia per esempio».

Romina, bentornata sulle pagine del Giornale di Puglia. Mi permetta di chiederle come sta e come ha passato questo ultimo periodo di feste?
R:«Tutto ok, tutto ok».

C’è qualcosa che si è lasciata nel 2018 e che non vorrebbe con sé in questo nuovo anno?
R:«Si. Qualche chilo».

Che rapporto ha con il Natale e con il periodo natalizio in genere?
R:«Buono. Ho dei bei ricordi di quando ero piccola a Los Angeles e quando andavo a trovare il nonno in Olanda. E di quando i miei figli erano piccoli. Ma non cerco di rivangare e rimpiangere il passato».

Quali sono i ricordi più belli che la legano a questa meravigliosa festa?
R:«Quando mia sorella, Taryn, ed io andavamo dal nonno in Olanda. Lì si festeggia St Nicholas e qualcuno con la barba bianca ed un grande cesto di doni sedeva davanti al caminetto e  li distribuiva a noi e agli altri cuginetti in casa».

Da più parti si è parlato di un suo coinvolgimento in un progetto legato ad un film sulla sua vita. Può confermare ed eventualmente anticiparci qualcosa?
R:«Sono solo supposizioni. Non c’è nulla di fondato».

Romina, tra qualche mese sarà tempo di Sanremo. Assieme ad Albano avete mai pensato di ritornare insieme in gara?
R:«Io no».

Che emozioni e che sensazioni lascia il palco dall’Ariston?
R:«Miste. Più amare che dolci. Una grande bolgia con tutti che ti tirano in varie direzioni e se non ti concedi passano istantaneamente dall'amore all’odio. E poi non potevamo mai cantare le canzoni composte da noi, ritenute non abbastanza 'da Sanremo'».

Che peso ha avuto per la vostra carriera quel palco?
R:«Ci ha regalato grande popolarità probabilmente, ma anche stress ed ansia. Poi, in 3 minuti, non si può veramente capire ne' una canzone ne' un artista. Avrei preferito Woodstock».

Anche se la prima volta che è salita su quel palco era il 1976 e ci è andata da sola, che ricordi conserva di quel momento?
R:«Triste. Perche' il mio pezzo mi piaceva molto e non ho potuto nemmeno esibirmi in tv. Non come ora che i giovani sono molto più agevolati».

A quale delle tante partecipazioni è maggiormente legata?
R:«Forse all'anno in cui abbiamo vinto nel 1984. Anche se, dopo la gioia iniziale, mi sono sentita mortificata subito dopo in sala stampa».

Che 2019 si aspetta e che 2019 c’è da aspettarsi dal punto di vista artistico?
R:«Voglio dedicare più tempo alla scrittura (sto lavorando ad un nuovo romanzo) e lavorare ad un mio progetto cinematografico, oltre che a viaggiare e conoscere alcuni luoghi dove ancora non sono riuscita ad andare, come la Polinesia, per esempio».

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Malika Ayane: "Ogni scelta, anche piccola che facciamo, è molto importante"

di DANIELE MARTINI - Continua alla grande il successo del nuovo album di Malika Ayane dal titolo "Domino". L'album, pubblicato il 21 settembre 2018 per i 20 anni di carriera, rappresenta una svolta musicale per la carriera di questa cantante.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarla.


D. Com'è nata la tua passione per la musica?

R. La verità è che non lo so. Ho sempre pensato che stavo molto bene quando cantavo. Quindi non si trattava di pensare personalmente che cosa volessi fare nella vita per una questione di ambizione, quanto per un benessere fisico e mentale mentre mi esprimevo con la musica.

D. Parliamo del tuo ultimo album "Domino" che segna i tuoi 10 anni di carriera. Com'è nato e come mai questo titolo?

R. Il titolo nasce da un'ispirazione del gioco da tavolo perché il fatto di poter mettere insieme, accoppiare delle tessere secondo un ordine che in quel momento ci sembra geniale ma che ci può portare da una parte o dall'altra. Saperlo prima è molto interessante: mi ha fatto pensare che ogni scelta, anche piccol, che facciamo, è molto importante ma, soprattutto, che noi anche siamo composti di tante tessere differenti che nell'arco, a volte, di una stessa giornata, non solo della vita, ci porta a tirare fuori quella caratteristica o un'altra, e noi possiamo anche decidere di essere pro o contro qualcun altra e che a volte tutto può essere molto più semplice di quello che sembra.

D. Tra i tuoi brani, qual è quello che più ti rappresenta?

R. Dico sempre che è quello che devo ancora scrivere perché, nel caso di quelli che lo hanno scritto, prendiamo "Come foglie", comunque rappresenta un momento tanto importante, talmente rivoluzionario nella mia storia che non si può non considerarlo importante. Contemporaneamente, però, "Ricomincio da qui" è stato un brano, forse il primo che ho scritto che ho presentato a un pubblico grande come quello di Sanremo. In quel caso lo scrissi con Pacifico e fu il nostro primo album insieme in squadra e quindi rappresenta il primo momento in cui ho iniziato a credere che potessi scrivere anch'io senza avere paura, senza temere di sentirmi meno di chi lo faceva prima di me, per me.

D. A febbraio si terrà la 69esima edizione del Festival di Sanremo. Che esperienza è stata per te e come vedi le nuove scelte del direttore artistico Claudio Baglioni?

R. Il Festival di Sanremo è stato per me una grandissima opportunità e non è vero che partecipare non serve a niente, anzi, se partecipata bene quella possibilità non interessa vincere. Infatti, io non ho vinto un tubo. È uscito per fortuna due volte il Premio della Critica e una volta sono arrivata terza, però non ho tecnicamente vinto il Festival di Sanremo. Eppure, tutti e quattro i brani che ho presentato sono sempre stati molto alti in classifica e nelle vendite mi hanno permesso di salire in alto nella mia carriera. Se uno va a Sanremo con un progetto in cui crede e che vuole far sentire a più gente possibile, è il posto migliore per presentarlo.

Grazie al Festival di Sanremo di Paolo Bonolis del 2009 sono arrivata a casa di tutti perché, per quanto mi esibissi molto tardi la sera, comunque mi esibivo tutte le sere. Il fatto che avessi anche un padrino con noi (nel mio caso era il meraviglioso Gino Paoli), era un grande vantaggio. Penso ai giovani che sono stati eliminati. I due ragazzi che hanno vinto avranno una enorme opportunità. Mi dispiace un pochino per quelli che non hanno avuto accesso alla gara e che rimarranno esclusi. Mahmood c'era già stato Sanremo Giovani, ci era piaciuto l'altra volta, ci può sempre riprovare. Per esempio, non mi hanno preso almeno due volte a Sanremo Giovani.

D. Cosa ne pensi dei talent e ti piacerebbe un giorno partecipare come coach?

R. Quando sarò grande. Per adesso sto ancora capendo come funziona del tutto il mio lavoro e penso che sia anche molto impegnativo, nel senso che riuscire a fare un lavoro, qualunque esso sia, e cerchi di fare una famiglia e di rimanere un essere umano, richiede molta concentrazione e deduzione. Quindi, per come sono fatta io, preferisco fare una cosa per volta.
Riguardo i talent, penso siano una possibilità. Non sono né una di quelle che grida al miracolo, né una di quelle che pensa che siano la manifestazione del demonio. Penso semplicemente che siano cambiati i tempi. La prima edizione di X Factor finì nel 2008 quando uscì il mio primo singolo, quindi non si può far finta che non siano ormai un'enorme fabbrica di produzioni musicali: sarebbe sbagliato far finta che non esistano. Negli anni hanno anche dimostrato di tirare fuori degli artisti molto importanti. Dunque, se io fossi un ragazzino oggi, molto probabilmente farei un casting. Quando ero ragazza ho preferito fare altre cose come il Conservatorio e la gavetta.

D. Quali sono i tuoi progetti futuri?

R. Intanto finisco questo tour e poi vediamo perché, una volta finita l'Italia, andremo all'estero e quindi ci sarà prima l'Europa e poi speriamo di tornare in Giappone e, se riusciamo, anche negli Stati Uniti e poi c'è da scrivere un altro libro con tutto quello che ho imparato.

D. Della Puglia, in modo particolare, che ne pensi?

R. Io non vedo l'ora di arrivare. Mi hanno detto che fa freddo in questo periodo. Mi piace, al di là di tutto. Ho tanto amici e mi sono costruita una bella rete di persone a cui voglio bene e che quindi mi fanno sentire a casa quando sono lì. Il pubblico della Puglia poi, in particolare, è un pubblico che mi è molto affezionato e la cosa è assolutamente reciproca. Peraltro, a parte questo bellissimo concerto a Castro la scorsa estate all'alba, l'ultima volta sono stata lì per fare le anteprime del musical “Evita” che è stato meraviglioso. Mi hanno fatto sentire a casa e sostenuta, come dicevo prima.

D. Che consiglio dai a chi vuole diventare cantante?

R. Di studiare prima di tutto. Di ascoltare tanta musica perché ho incontrato tantissimi aspiranti cantanti che poi non avevano cinque dischi nella loro vita, non avevano mai ascoltato Aretha Franklin. Ho conosciuto ragazzi a cui mancavano completamente le basi, non avevano mai letto. Senza cultura non si va da nessuna parte.

D. Un saluto ai lettori del Giornale di Puglia

R. Cari amici del Giornale Di Puglia ci vediamo presto. Vi aspetto numerosi e pieni di abbracci forti. A presto.

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Intervista al direttore di StarsSystem Alessandro Nava


di EDOARDO GIACOVAZZO - Videointervista del Giornale di Puglia al direttore di StarsSystem, influencer, modello, autore e produttore Alessandro Nava. Una vera full immersion nel suo mondo fatto di bellezza ma anche ricco di contenuti e mai autoreferenziale: “Senza anima non puoi fare neanche il manichino. Cerco di raccontare le persone e i sogni che prendono forma”, spiega Nava.

Il magazine StarsSystem nasce - come egli stesso dice - dalla passione e da una precisa necessità, quella di creare uno spazio, un luogo dove poter far confluire ed esprimere le nuove forze che animano il panorama della comunicazione, dello spettacolo e dell’entertainment, senza condizionamenti, raccomandazioni, giochi di potere, ma esclusivamente per meriti “acquisiti sul campo” o sulla scorta di un grande talento meritevole di essere coltivato ed accudito.


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"Quel mosaico dai mille colori di Papa Francesco". Parla il regista Massimo Fersini

di FRANCESCO GRECO - ROMA - “Le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico, è meglio avere a disposizione tessere di molti colori, piuttosto che di pochi… ”.

Natale 2018, benedizione urbi et orbi: come sempre Papa Francesco ha parlato in modo diretto al cuore di tutti gli uomini di buona volontà, emozionandoli: ha folgorato le menti di tutti, credenti e non.

Il messaggio più intimo del Papa pare riecheggiare il concept del cortometraggio “Il Forno dei Profeti” del regista pugliese Massimo Fersini (“Totem Blue”, 2009, “In-tessere libertà”, 2011, “Monsignor Di Donna, vescovo di Andria”, 2012).

Il corto, peraltro, è dedicato proprio al Papa argentino che venne dalla fine del mondo. Che ne pensa il regista?

DOMANDA: La benedizione del Papa ha commosso le folle per la sua potenza dialettica e attualità…
RISPOSTA: "Papa Francesco va diritto ai cuori  di tutti, non solo dei  cattolici…
Ha il dono della sintesi, il suo linguaggio è scevro da ogni clamore sensazionalistico, non c’è ridondanza intellettuale ma segue fedelmente le parole semplici con cui parlava Gesù.
Ricordo le sue parole qualche tempo fa: spiegava che le folle seguivano Gesù perché sentivano nelle sue parole «la forza della salvezza".
Ma c’erano anche coloro che lo seguivano «per convenienza» o per sentirsi «più buoni».
«Ma Gesù – ha proseguito Francesco – continuava a parlare alla gente, amava la gente e amava la folla. Queste sono le due condizioni per seguire Gesù: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica. Questa è la vita cristiana, niente di più. Semplice, semplice.
Forse noi l’abbiamo fatta un po’ difficile, con tante spiegazioni che nessuno capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la Parola di Dio e praticarla".

D. Lei parla da laico?
R. "Si, certo, ma sono colpito di come Papa Francesco sente dentro di sé la figura di Gesù Cristo e la interpreta integralmente. E’ ammirevole questa sua devozione a Cristo e alla sua parola, nessun Papa ci è mai riuscito finora: credere così fervidamente in qualcosa o qualcuno è semplicemente grandioso e questo dovrebbe valere per ogni cosa".

D. Mi viene da pensare che il suo piccolo film è un atto di rispetto, di ossequio verso Papa Francesco, o no?
R. "Si, è vero, ora che mi ci fa pensare... Ovviamente ho fatto “Il Forno dei Profeti” perché credo anch’io che un dialogo interreligioso sia alla base di un percorso di pace tra i popoli".

D. Se ben ricordo, lei ha addirittura dedicato il cortometraggio a Papa Francesco…
R. "Non poteva essere altrimenti. Un gesto di cordialità da parte mia. Come le dicevo, Papa Francesco viaggia per il mondo portando dentro di sé la forza di Gesù Cristo e attraversa indisturbato paesi, genti e soprattutto politici, personaggi illustri che influenzano la nostra vita, la nostra economia; li attraversa sicuro che la forza e la verità che porta con sé è superiore a qualunque  cosa, e questo  infastidisce molti….
E lui questo lo sa e sa anche che c’è sempre un terreno sdrucciolevole sotto i suoi piedi.
Difatti raccontava che i nemici di Gesù ascoltavano la sua parola, ma gli erano vicini per cercare di trovare un errore, per farlo scivolare, affinché perdesse autorità.
Non è sempre facile, ha ammesso il Pontefice, perché «è più facile vivere tranquillamente senza preoccuparsi delle esigenze degli altri». Ma non bisogna scoraggiarsi".

D. Infastidisce molti, chi?
R. "Certo, lo si capisce da come gli intellettuali, la classe politica, le classi dirigenti in genere sono poco a contatto col Pontefice, e io me ne sono accorto mandando in giro per il mondo il mio cortometraggio. C’è sempre un certo distacco, silente, perché i primi a essere richiamati dal Papa sono proprio loro…
In precedenza i Papi periodicamente incontravano leader politici per un motivo o per un altro. Papa Francesco lo fa di rado, solo incontri istituzionali come è avvenuto pochi giorni fa col Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma da quanto è trapelato sembra che ci sia stato un incontro molto cordiale e sincero, com’è nello stile del Presidente Conte; è apprezzabile il tentativo del Presidente del Consiglio di ridare equilibrio e dignità alle nostre istituzioni, dopo le esperienze paradossali della seconda Repubblica".

D. Torniamo al suo cortometraggio, dura solo due minuti…
R. "Si, uno short di soli 120 secondi in cui il pane assurge a elemento simbolico del bene comune, al di sopra di ogni divisione; le religioni perseguono lo stesso obiettivo di amore e fraternità, attraverso la solidarietà ai meno fortunati.
Ho scelto il pane perché è un alimento comune sulla tavola di noi occidentali, ma poteva essere una manciata di riso o altro…
L’arrivo nella piccola baia del Ciolo (insenatura vicino al Capo di Leuca) del barcone zeppo di profughi esausti, reduci da un lungo viaggio di stenti e sofferenze, soccorsi dai profeti che offrono loro il pane, dai volontari e dalle istituzioni del paese accogliente, è l’acme di un ideale sincretismo religioso volto all’aiuto del prossimo, oltre ogni diversità".

D. Tutto ciò pare in perfetta sintonia anche col pensiero di don Tonino Bello, o no? 
R. "Credo che Don Tonino per certi versi abbia anticipato Papa Francesco. Lui credeva in una Chiesa che si faceva missionaria. Una Chiesa di giustizia, di pace, al servizio dei poveri. Utilizzano più o meno lo stesso linguaggio.
Don Tonino aveva dalla sua una visione trasognata della figura di Gesù, era rapito dalla bellezza del suo pensiero, Papa Francesco lo interprete fedelmente mettendosi al suo servizio, ed essendo il Capo della Chiesa, la sua opera è di grande impatto sulle genti di tutto il mondo e di tutte le religioni.
Ma è straordinario come entrambi mettono al centro la verità del pensiero di Gesù al di là di ogni costrutto, di ogni artificio… Questa ricerca della verità credo che debba appartenere ad ognuno di noi e come diceva un proverbio persiano: Facendo il primo passo con un pensiero buono, il secondo con una buona parola, e il terzo con una buona azione, si entra in Paradiso".

Antonio Jorio: «Gemma? Una delle persone più vere che abbia mai messo piede a 'Uomini e Donne'»

di NICOLA RICCHITELLI – L’ospite di quest’oggi è sicuramente uno dei personaggi che più di tutti ha fatto la storia del trono over di “Uomini e Donne”, oltre ad essere tra i più amati della storia del programma condotto da Maria De Filippi in quasi dieci anni di messa in onda. Ed è proprio dal quel parterre che arriva l’ospite di quest’oggi: stiamo parlando del giornalista e scrittore romano Antonio Jorio.

Una chiacchierata – quella con l’ex cavaliere del trono over – che mette al centro l’esperienza di quasi cinque anni nello studio di “Uomini e Donne”: «E' stata un’esperienza formativa, mi ha insegnato tante cose che fino a quel momento non conoscevo, come ad esempio guardarmi alle spalle…», una chiacchierata che non ha mancato di toccare dinamiche tuttora vive nel programma; fra queste Gemma per l’appunto: «…Gemma? Una delle persone più vere che abbia mai messo piede all’interno del programma, una persona che è andata all’interno del programma per trovare davvero l’amore, a volte lo ha trovato, altre volte è stata anche presa in giro…»; senza dimenticare la padrona di casa, Maria De Filippi: «Non lo so se Maria ha dei difetti, io posso dirti di aver visto solo pregi, e posso solo dirti che da Maria De Filippi c’è solo da imparare».     

Allora Antonio, perché cercare l'amore nello studio di Uomini e donne? 
R:«Ognuno è spinto sul trono da motivazioni diverse. Per quel che riguarda me è stata una casualità del tutto inaspettata. Avevo accompagnato la mia amica Angela a fare il provino e, durante l’attesa, una ragazza del programma mi disse perché non provare. Ed io provai...».

Cosa ti ha lasciato quell'esperienza? 
R:«Sicuramente tanti ricordi, è stata un’esperienza formativa, mi ha insegnato tante cose che fino a quel momento non conoscevo, come ad esempio guardarmi alle spalle, a stare sempre attenti, perché chi non lo vive da dentro non lo potrà mai capire, ma bisogna sempre difendersi dalle pugnalate, dalla gente che vorrebbe metterti fuorigioco, da chi invidia quel successo che ti sei guadagnato sul campo all’interno della trasmissione. E' facile quindi che qualcuno cerchi di screditarti, insomma… è stata un'esperienza che mi ha insegnato molto». 

Chi è Maria De Filippi? 
R:«Maria è una persona che ama lavorare e lo fa col cuore, ci mette l'anima, è una stakanovista, è tutti i giorni negli studi a registrare, anche nei giorni di festa. Penso che il lavoro la completi, è molto attenta al pubblico, è amabile, ti da tutto ma non fatela arrabbiare... una persona completamente leale, una persona che non tradisce. Io ho visto gente che lavora per lei da una vita, quello che più mi ha colpito di Maria è proprio la fidelizzazione della gente che lavora con lei; ti posso assicurare che non ho mai sentito di persone licenziate da Maria. Se qualcuno ha lasciato era perché magari aveva altri obiettivi, ma quando inizi a lavorare con Maria lei ti tiene sempre con sè, ha una grande abilità nel circondarsi di persone giuste e competenti, di persone intelligenti e che danno sempre il massimo, compreso gli autori dei suoi programmi che penso in Italia abbia solo lei; questo vale anche per il pubblico, c’è gente – vedi Daniela – che è lì seduta da tanti anni».   

Ma qualche difetto lo avrà pure Maria De Filippi?
R:«Non lo so se Maria De Filippi ha dei difetti, io posso dirti di aver visto solo pregi, e posso solo dirti che da Maria c’è solo da imparare».

Continui a seguire tutt'oggi il programma? 
R:«Continuo a seguirlo anche se in maniera molto sporadica – vuoi per lavoro e impegni vari - al contrario della mia compagna Annamaria che lo segue sempre, insomma lo vedo quando il tempo me lo permette».

Quale la tua opinione su Gemma? 
R:«Gemma è una delle persone più vere che abbia mai messo piede all’interno del programma, una persona che è andata da Maria per trovare davvero l’amore; a volte lo ha trovato, altre è stata anche presa in giro. Però quello che posso dire al netto di tutto che Gemma è davvero una donna fantastica con quale divido un'amicizia genuina».
       
Vi è qualche cavaliere del Trono over con cui sei rimasto in contatto?
R:«Si, devo dire che sono rimasto in contatto con molte persone, Sandro Mastrostefano, e tanti altri, e naturalmente Gemma».

E' più difficile corteggiare o essere corteggiato? 
R:«A me non piace essere corteggiato. Non sono a mio agio, preferisco sedurre... se mi riesce naturalmente perché non sempre si riesce. Ogni donna va corteggiata in una certa maniera. Ma quando è amore non serve corteggiare, basta guardarsi negli occhi: uno sguardo è sufficiente».

Hai mai ricevuto delusioni d'amore? 
R:«Tantissime volte e sono stati sempre grossi dolori…».

Antonio sei innamorato?
R:«Si, sono innamorato. Sono innamorato di Annamaria, la persona che ho incontrato nel programma “Uomini e Donne”. Oggi possiamo dire che sono tutte rose e fiori, ma per due – tre anni, non è assolutamente stato così, perché ci sono stati momenti in cui abbiamo litigato ferocemente, ci siamo lasciati e ci siamo ripresi, ci siamo abbandonati; insomma ne abbiamo fatte di cotte e di crude. Poi, fortunatamente, è arrivato il giorno in cui ci siamo guardati negli occhi, e abbiamo capito che né io e né lei potevamo fare a meno di questo amore. La cosa più bella è proprio questa, il mio è un amore ricambiato». 

Cosa c'è nel tuo futuro?
R:«Quello che c’è nel mio futuro lo sa solo Dio… ci sono programmi, ci sono ambizioni, ci sono delle cose sulle quali stiamo lavorando – sia dal punto di vista lavorativo e di altro genere – non ci resta che attendere di sapere se vanno in porto. Ma questo lo sa solo Dio…».

Social:

https://www.facebook.com/Antonio-Jorio-167531216625003/

Musicomio: ''L'amore vince sempre su tutto''


Il trio foggiano dei Musicomio tornano nelle radio con il nuovo singolo “Baciami al centro di Roma“, brano che segna il ritorno sulle scene del gruppo dopo il successo di “Il Giro Del Mondo“, che ha superato il milione di visualizzazioni su YouTube, e “Dall’Italia”, canzoni scelte per il programma televisivo “Emigratis” andato in onda la scorsa primavera su Italia 1 del duo Pio e Amedeo, conterranei dei Musicomio.

I Musicomio sono Checco, Miriana e Mario Pio. Originari di Foggia, pochi mesi dopo aver formato la band nel novembre 2015 partecipano e vincono Area Sanremo con il brano "Come un miracolo”, aggiudicandosi così l’ammissione a Sanremo Giovani, in diretta su Rai 1 condotta da Carlo Conti. Successivamente vengono notati e coinvolti dal duo comico Pio & Amedeo nelle loro incursioni in radio e TV, partecipando anche al programma “Emigratis”, che li vede protagonisti in due puntate esibendosi con artisti del calibro di Andrea Bocelli, Claudio Baglioni e Toto Cotugno.

Raggiungono e superano il milione di views su YouTube e per 4 settimane consecutive stazionano nelle prime posizioni della Top 50 Italy di Spotify. Nel giugno 2018 firmano un contratto discografico con l’etichetta ICONIC TIME, che, lavorando con un numero ristretto di talent, concentra il modello di revenue sulla qualità anziché sulla quantità.


Come vi siete conosciuti e come è nata la band?
Abbiamo cominciato all'incirca tre anni fa cominciando dalla nostra città Foggia ed eravamo artisti singoli ognuno col proprio stile ognuno col proprio genere fino a quando il nostro produttore artistico Max D'Apollo ci ha unito.

Inizialmente non pensavamo potesse andar bene ma alla fine è andato tutto per il meglio abbiamo tenuti numerosi feedback positivi. Abbiamo cominciato col botto andando a vincere Area Sanremo 2015 e siamo arrivati ad un passo dal Sanremo giovani di quell'anno. Poi abbiamo fatto molte pubblicazioni che hanno ricevuto molto consenso fino ai live che sono stati per noi una grande palestra e un modo per capire che insieme avevamo qualche emozione da dare per poi arrivare a Pio e Amedeo con Emigratis e il successo sui social e sulle piattaforme musicali de Il giro del mondo.


Foggia | Musicomio | ‘Baciami al centro di Roma’
Ci raccontate di cosa parla il vostro brano “Baciami al Centro di Roma”?
È la storia di un amore o tanti amori che vanno vissuti libero senza tener conto dei pregiudizi e di qualunque altra tipologia di ostacolo che la società per qualche strana ragione impone e soprattutto con coraggio e non conta se si è poveri, ricchi, neri, bianchi, gay, lesbo perché l'amore alla fine vince sempre su tutto.

Come è nato il rapporto con Pio e Amedeo e quanto è stato importante per voi?
Pio e Amedeo sono stati il nostro tutto e non poteva essere diversamente anche perché dobbiamo a loro tutto quello che abbiamo fatto, cominciando da Emigratis, Il mega tour nei teatri nelle piazze nei palazzetti più importanti d'Italia, questo mezzo successo di cui godiamo attualmente che cerchiamo di nutrire in ogni modo. Ci siamo conosciuti tramite una chiamata nella quale ci hanno spiegato che avevano scelto noi come autori per le sigle del programma e in tre giorni di tempo con ritmi estenuanti abbiamo tirato fuori le due sigle che conoscete e che hanno avuto vita fortunata sulle piattaforme digitali e sui social e di questo ne saremo sempre grati.

Programmi futuri?
Sicuramente un tour che ormai è iniziato e l'uscita di nuovi singoli che verranno spalmati nel tempo e verranno annunciati sulle nostre pagine social

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