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Biagio Izzo (intervista): «Con il 'One man show' porto in scena sprazzi di vita quotidiana»

di NICOLA RICCHITELLI – Prima di ballare con il Jova Beach Party in programma domani sul Lungomare “Pietro Mennea”, facciamo due risate quest’oggi con Biagio Izzo – inizio previsto per le ore 21.30 nella Sala D’armi del Castello Svevo di Barletta – nell’ambito della programmazione del Barletta Summer Show.

Raggiunto telefonicamente l’attore napoletano, abbiamo avuto modo di scambiare due battute veloci per parlare dello spettacolo che sta portando in giro per l’Italia: «Con il One man Show di stasera porto in scena sprazzi di vita quotidiana, una vita quotidiana in cui la gente si rivede, si riconosce e ci ride su… di fronte a cosa non riesco a ridere? Di fronte alle disgrazie, alle disgrazie altrui, di fronte alle cose pericolose…; sulla risata ci ho fondato la mia vita, la mia professione, è la parte più importante di me… Quindi viva la risata 😄».

A chiudere due battute sulla città di Barletta: «Non è la prima volta che sono qui a Barletta, non ho avuto modo di visitarla affondo perché noi arriviamo in albergo, facciamo lo spettacolo e poi ripartiamo – al massimo abbiamo modo di visitare il garage dell’albergo… però ricordo con piacere l’affetto del pubblico, encomiabile, un affetto che mi ha fatto sentire quasi a Napoli, un affetto che ogni qual mi ha riempito il cuore».

Giordana Angi, il successo e l'importanza dei fan: ''La scrittura mi ha salvato''

MILANO - E' un periodo intenso ma ricco di emozioni e di soddisfazioni per Giordana Angi, dopo l'esperienza all'interno della scuola di Amici di Maria De Filippi. Attualmente è in radio il suo secondo singolo estratto dall'ep d'esordio “CASA”, appena certificato disco d’Oro.

Il disco è ancora in TOP 5 della classifica ufficiale dei dischi più venduti nel nostro paese, risultato a cui si aggiungono i download di iTunes (sempre ai vertici della classifica digitale) e il numero di stream di Spotify (è infatti l’artista più ascoltata dell’edizione 2019 di Amici). Giordana ha un talento unico e originale, che spicca molto nei suoi testi, e non a caso,  a Tiziano Ferro non è sfuggito; così ha scelto di collaborare con lei per il suo nuovo album di inediti “Accetto Miracoli”. Dopo i due live annunciati ad ottobre a Milano e Roma, Giordana annuncia le cinque nuove date estive; tra queste, c'è anche una tappa in Puglia, il 1 Agosto all'Arena del Mare a Bisceglie.

Durante il tour presenterà le canzoni dell'album 'Casa' prodotto da Carlo Avarello e pubblicato da Virgin Records (Universal Music Italia). Abbiamo avuto il piacere di incontrare Giordana presso la sua casa discografica a Milano.

Dopo 'Amici' non ti sei fermata un attimo...
''Sono giorni intensi. Dopo la fine di Amici, mi sono riappropriata del mio mondo anche se faccio fatica. Avrò non so quanti messaggi sul cellulare che non ho letto(all'interno della scuola non è possibile avere contatti con l'esterno, ndr). Mi piace il rapporto umano, in questo periodo che sono a contatto con in fan in giro per gli instore, mi dedico a loro ogni minuto senza pensare al cellulare. L'amore della gente è contagioso e mi sento privilegiata''.

Perchè non X Factor?
''Ad Amici ho capito che era il posto in cui potevo essere capita. Vedevo che c'era un lavoro umano''.

Quali sono state le cose più belle che ti hanno detto le persone che ti hanno incontrato? 
''Molti di loro mi ringraziano. Si ritrovano nelle mie canzoni e questo non può che rendermi felice.

C'è stato un momento in cui la scrittura ti ha aiutato in situazioni difficili? 
La scrittura mi ha salvato. Sono una persona sempre piena di emozioni e di idee, soprattutto in età adolescenziale, ero piena di emozioni e non le tiravo fuori. Grazie all'aiuto della mia professoressa di letteratura del liceo(la mia unica amica a cui tengo molto), mi ha insegnato a scrivere e  trovare il coraggiio di buttar giù le proprie emozioni. Nel tempo, grazie anche al lavoro fatto con lei, è subentrata la musica. Bisogna cercare di essere sempre sinceri con se stessi e soprattutto di trovare il coraggio.

Non è la prima volta che provavi ad entrare nella scuola di Amici...
''Erano cinque anni che tentavo di entrare ad Amici. A 17 anni ho partecipato al Festival di Sanremo tra i giovani, poi però non successe nulla e così a 19 anni ho fatto i primi provini per il talent, ma forse è stato meglio che non mi hanno presa(ride, ndr). Non ero ancora pronta. Ho sempre desiderato partecipare al format di Maria De Filippi, perché era quello che mi avrebbe potuto dare la possibiità di farmi conoscere non solo come artista, ma anche come persona. E' stata un'accademia di vita, non capita tutti i giorni di lavorare con così tanti professionisti, per me è stato un onore. Ho imparato anche a cantare meglio e ad avere una buona tecnica vocale''.

All'interno del disco c'è anche un pezzo che hai scritto per il vincitore Alberto Urso...
''Mi sono divertita molto a collaborare con Alberto. Un giorno mi chiese se potevo scrivergli un testo su una sua melodia. E' un ragazzo d'oro a cui i voglio molto bene''.

Tiziano Ferro? Aprirai qualche data del suo prossimo tour? 
''Non lo so, adesso mi sto concentrando sulle date estive e sugli ultimi instore. Per lui ho scritto alcune delle canzoni del suo nuovo disco, tra cui 'Buona (cattiva sorte) ed è stata una bellissima esperienza. 

Il nuovo disco? 
''Quando mi fermerò mi dedicherò alla scrittura del nuovo disco. Quello sarà un momento bellissimo''.

S4Drone: da Bari, Milano e l'uscita del nuovo singolo ''King Size''

MILANO - ''Siamo soddisfatti del traguardo raggiunto firmando con la Top Records che è una delle etichette indipendenti più storiche di Milano''. Esordiscono così i due ragazzi pugliesi del duo rap 'S4Drone' nell'intervista rilasciata per noi del Giornale di Puglia in vista della pubblicazione del loro secondo singolo 'King Size', disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Come nasce il nuovo singolo e con chi avete collaborato?
Partiamo precisando che abbiamo deciso di lanciare un singolo a doppia traccia, come ai tempi dei vinili, perchè siamo davvero felici del  traguardo raggiunto firmando con la Top Records che è una delle etichette indipendenti più storiche, solide ed importanti di Milano. 

Il singolo è quindi composto da due brani: King Size, da cui prende il nome il singolo, che è stato registrato a Roma al NoFace Studio mentre la bonus track Drone è stata prodotta da Hostin Dowgz
che ha prodotto Taciturnal di Coez poi certificata disco d'oro FIMI ed è stata registrata a milano al Thaurus Studio.  

Rispetto al precedente brano in cosa si differenza?
Entrambi i singoli sono nati dalla voglia di sperimentare le nostre capacità artistiche su varie sonorità e stili hip hop. Infatti  King Size strizza molto l'occhio a sonorità puramente trap mentre Drone è una traccia molto più massiccia e rap. La prerogativa è sempre stata quella di non trascurare mai la potenza e l'influenza delle liriche, che ricoprono un ruolo fondamentale nella nostra musica. 
La differenza sostanziale è nelle sonorità: l'obiettivo è stato appunto quello di non seguire un filone
unico musicalmente parlando. Il messaggio è forte e affine, invece, in entrambi  i lavori dove calchiamo spesso la nostra voglia di prenderci tutto e di  ambire ad eccellere in questo campo.

Qual è il vostro rapporto con i social? 
I social sono il bene ed il male dei nostri tempi, lo yin e lo yang. Danno la possibilità di portare le tue idee ed i tuoi lavori ovunque nel mondo, danno la possibilità di farti conoscere ed apprezzare da chiunque e senza costi ma, allo stesso tempo creano un surplus di informazioni che rendono
difficile spiccare in un mare di conenuti e rendono inoltre il pubblico affamato, bramoso sempre di nuovi e si rischia di rimanere svuotati ed assopiti dalla tecnologia. Siamo  ovviamente favorevoli al loro sviluppo, tocca a noi saperne fare buon uso.

Uscirà anche un disco?
Siamo già al lavoro per un nuovo EP, ma di questo ne sentirete parlare più in la. E' importante in questo ambiente non essere mai fermi ed essere sempre mesi, se non anni, avanti nella propria testa con i progetti da realizzare.

Social:
https//www.facebook.com/S4DRONE

La piaga dell'assenteismo in Puglia

di MARIO CONTINO - I tempi cambiano, l'economia muta i suoi parametri di riferimento ed il lavoro si evolve così come i rapporti tra datore di lavoro e dipendenti. L'unica cosa che sembrerebbe non mutare è il fastidioso problema dell'assenteismo sul lavoro, ovviamente non ci riferiamo ad assenza per giustificata causa ma ad episodi aventi come oggetto veri e propri comportamenti illeciti, dei quali le aziende non possono che essere vittime al pari dei loro clienti, siano essi acquirenti di beni o fruitori di servizi. La Puglia non è certo esente da tale piaga, solo negli ultimi mesi (Aprile/Maggio 2019) le cronache hanno rivelato sgradevoli episodi che hanno riguardato le città di Foggia e Taranto.

Presso Taranto è stata la nobile Marina militare a dover fronteggiare il fenomeno dell'assenteismo, come ci riportano numerosi articoli giornalistici che ci informano della  conclusione delle indagini preliminari, che sembrerebbero volte a confermare il reato di truffa aggravata ai danni di ente pubblico, commesso da 23 dipendenti civili del Ministero della Difesa. Secondo l'accusa, gli indagati si sarebbero più volte allontanati dalle loro mansioni, assentandosi, dunque, per motivi personali quali fare la spesa o sbrigare altre faccende non inerenti alla sfera lavorativa. Lo avrebbero fatto senza timbrare il cartellino marcatempo e quindi risultando di fatto regolarmente in servizio. Le contestazioni riguarderebbero fatti avvenuti i primi mesi del 2017, e le accuse cadrebbero su 17 uomini e 6 donne, pedinati e ripresi dalla guardia di finanza, che ha poi proceduto ad avviare l'iter giudiziario.

A Foggia, invece, il fenomeno dell'assenteismo ha colpito la ASL. Precisamente sono stati i finanzieri del rispettivo Comando Provinciale a porre agli arresti domiciliari ben 8 dipendenti pubblici in servizio presso l'ospedale di San Severo. Gli investigatori hanno accertato che questi dipendenti timbravano il loro cartellino ma di fatto erano poi impegnati in attività che con il loro ruolo ed i loro compiti non centravano nulla, assentandosi per i motivi più disparati: Aiutavano le loro mogli con le rispettive attività commerciali, o semplicemente passavano il tempo nei vari Bar cittadini. Uno di loro, pur risultando regolarmente a lavoro, avrebbe passato intere giornate al mare senza neppure preoccuparsi di celare troppo l'illecito, infatti avrebbe postato tranquillamente le foto sul “social network”.

Notizia di Lunedì 8 Luglio 2019 l'arresto di ben 12 persone e di 30 altre indagate a vario titolo, nell'ambito di un'indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza che ha svelato un sistema di truffa sui timbri dei cartellini atto all'assenteismo in orario lavorativo, presso l'Ospedale "Don Tonino Bello" di Molfetta (Bari). Tra gli indagati figurerebbero dirigenti medici, paramedici, impiegati amministrativi, che ora risponderanno a vario titolo di reato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, falso ideologico, abuso d'ufficio e peculato. 

Non solo gli enti pubblici sono costretti a fronteggiare tale fenomeno, anche le aziende private si trovano spesso costrette ad affrontare carenze economiche o di forza lavoro causate da dipendenti che, magari chiedendo permessi in forza della Legge 104 del 1992, ossia per l'assistenza a persone affette da disabilità, sfruttano tali periodi per svolgere altre attività lavorative, o persino per fare vere e proprie vacanze ai danni dei datori di lavoro e contro il rapporto fiduciario che dovrebbe sussistere tra datore e dipendente. La legge, fortunatamente, fornisce diversi mezzi per poter tutelare queste aziende, prima tra tutti la possibilità di poter incaricare un agenzia investigativa che possa fornire prove a sostegno di fondati sospetti.

I controlli eseguiti dalle agenzie investigative sui lavoratori sono ritenuti leciti dalla giurisprudenza anche se occulti o se posti fuori dall’azienda, con il solo limite di non poter invadere la privata dimora dell’interessato ed a patto che tali indagini siano volte ad evitare la commissione di comportamenti illeciti da parte dei dipendenti, che potrebbero anche avere risvolti penali.

A tal fine abbiamo interpellato i responsabili dell'agenzia investigativa “Iuris Investigazioni”, con sede in Trani (www.iurisinvestigazioni.it), che ci ha gentilmente concesso una breve intervista su tale problematica.

Le aziende possono rivolgersi ad un investigatore privato per far seguire un dipendente? 
Assolutamente si, è una prassi lecita e giuridicamente disciplinata, che vanta numerose sentenze della Corte di Cassazione che stabilisce la legalità dell'azione investigativa posta in essere al fine di monitorare un dipendente sia durante che fuori l'orario lavorativo. Ciò al fine di ottenere prove giuridicamente valide al fine di accertare reati di truffa, furto, assenteismo o comunque al fine di far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria.

Sono molte le aziende che si rivolgono a voi? Fenomeni stabile o in aumento? 
Il fenomeno è in costante crescita, sempre più aziende si rivolgono ad un'agenzia investigativa che come noi offre servizi specifici al fine di fronteggiare il fenomeno dell'assenteismo e per altre problematiche relative alla gestione aziendale. L'aumento dell'assenteismo sul lavoro è superiore del 35% rispetto agli anni precedenti, e registriamo i picchi maggiori durante il periodi estivo.Durante l'Estate i dipendenti abusano dei permessi per malattia o dei permessi concessi tramite la legge 104 per svolgere attività lavorative differenti o addirittura villeggiare alle spalle delle aziende.

Quali sono i problemi causati alle aziende dai dipendenti assenteisti? 
I problemi sono tantissimi e toccano tanto la sfera economica aziendale che organizzativa. Basti pensare ai problemi relativi all'improvviso cambio di turni lavorativi per via dell'assenteista, occorre trovare un sostituto, si crea malcontento, in poche parole l'intera produzione ne resiste in maniera negativa. Addirittura si creano precedenti spiacevoli se l'azienda non attua comportamenti atti a ristabilire l'ordine e la disciplina, anche con un licenziamento per giusta causa, che però può essere messo in atto solo procurandosi prove concrete sul comportamento illecito del dipendente, e qui entriamo in azione noi investigatori privati.

Cosa accade al dipendente scoperto a compiere assenze ingiustificate e a chi spetta l'onere della prova?
Il dipendente può essere licenziato per giusta causa, ciò non si limita al reato dell'assenteismo ma abbraccia altri illeciti come furti, truffe ecc. L'onere della prova spetta sempre al datore di lavoro, è lui che deve provare la sussistenza dei comportamenti illeciti da parte dei suoi dipendenti.

Chirurgia estetica: intervista al dott.Giuseppe Rubino


di EDOARDO GIACOVAZZO - La Puglia è ormai diventata una famosa meta turistica, d’innovazione e ricerca. Anche se molti pugliesi migrano fuori regione per proseguire studi e  nuove prospettive lavorative future, la nostalgia e la voglia di tornare è sempre fortissima. Tornare in Puglia è un forte desiderio che non tramonta mai, anzi aumenta la consapevolezza del rientro. Non solo per la famiglia, il clima e gli amici, ma per il riscatto. La voglia di investire nella propria terra natia e portare innovazione è alla base di questa emozione. 

Questo è il caso del dott.Giuseppe Rubino che, come tanti pugliesi, decide di creare qualcosa di nuovo nella sua città d’origine. Dal febbraio 2008 è dirigente medico di I livello presso il reparto di Chirurgia Maxillo facciale II dell’Istituto Galeazzi di Milano. Attualmente segue e svolge come primo operatore attività di Chirurgia malformativa, ortognatica, pre protesica avanzata, estetica del volto oltre che seguire l’attività di chirurgia traumatologica stradale. 

Tra i suoi progetti c’è la Puglia, attraverso la creazione di una realtà moderna di chirurgia estetica a Bari. Giornale di Puglia ha avuto il piacere di intervistarlo.

Moda e rock, le 'visioni' di Marisa

di FRANCESCO GRECO - UGENTO (LE). Moda e rock: le contaminazioni sono infinite, i due mondi contigui, le sovrapposizioni ontologiche, naturali. Rihanna, per esempio, è una star del pop e testimonial di linee di outfit.

Ma senza andare negli USA, la creatività è anche qui, in casa nostra. E grazie ai mezzi telematici che rendono il mondo un piccolo villaggio globale, può farsi conoscere in ogni angolo del pianeta.

La giovane fashion design, modellista e fotografa Marisa Causo (23 anni), ha dilatato esteticamente la passione per il rock per creare un mood stilistico originale e sorprendente.

Allieva della “Calcagnile Academy”, la storica scuola di moda di Lecce che da decenni forma le migliori professionalità del settore, che poi “emigrano” presso i marchi nazionali, Marisa ha intitolato “Disorder” la sua collezione, prendendo spunto dalla musica di un gruppo post-punk, “per dare sfogo ai movimenti del corpo e dell’anima”.

Risposta: "Nella Calcagnile Academy mi son trovata bene sin da subito. Insegnanti come spiriti guida, capaci nel far rivelare e mandare avanti ogni predisposizione. Come hanno fatto con me e ho trovato grande sintonia con la mia cifra stilistica".

D. Il rock più trasgressivo ispira la tua arte: segue da sempre il punk e che gruppo è?
R. "Purtroppo non suono, ma cerco di riportare sempre qualcosa di quello che mi lasciano i live e i concerti. Nell'ultima collezione la presenza del rock è spudorata. Disorder (disturbo) è una canzone dei Joy Division ed è il titolo della collezione. Non è prettamente ispirata a loro ma al genere".

D. Creazioni quindi espresse da un’idea di movimento? 
R. "Le creazioni sono in movimento perché messe su soggetti che si scuotono e fanno scuotere. Movimenti che servono a scomporsi e a ricomporsi". 

D. Oltre all’ecopelle, che altri materiali usa?
R. "L'ecopelle in questi casi la fa da padrona come i jeans e le reti. Ho introdotto anche del neoprene e della lana per creare consistenze diverse e diverse emozioni".

D. Cavi elettrici e piatti della batteria finiscono sui vestiti, come reagisce la gente?
R. "La collezione è ispirata a un target di giovani amatori del rock\punk che non hanno paura di osare, di esibirsi, ma anche di esporre per strada la loro arte, come se fosse un marchio di riconoscimento. Abbastanza lontano dall'abbigliamento anni '70, rivisitato insieme al genere che si rinnova".

Mons. Seccia (intervista): «Nessuno può togliere la devozione dei barlettani verso la Madonna dello Sterpeto e San Ruggero»

 
di NICOLA RICCHITELLI – E’ il giorno dei Santi Patroni qui a Barletta, in cui in tanti dal Santuario dello Sterpeto alla città percorreranno a piedi un bel po’ di chilometri per accompagnare la Sacra Effige della Madonna dello Sterpeto fin dentro alla cattedrale di Santa Maria Maggiore, non prima di aver prelevato il busto argenteo di San Ruggero in vista dei festeggiamenti in programma il prossimo 13-14 e 15 luglio qui a Barletta.

Con immenso piacere quest’oggi pubblichiamo la chiacchierata avuta con il mons. Michele Seccia, oggi Arcivescovo metropolita di Lecce, già Arcivescovo nelle diocesi di Teramo – Atri e San Severo, originario di Barletta: «Un sacerdote, un vescovo resta sempre con le radici piantate nel proprio paese… Ogni qual volta vengo a Barletta, prima di prendere la strada statale per recarmi a Lecce, quasi sempre passo silenziosamente al Santuario a salutare la Madonna… la mia Madonna».  

Mons.Seccia, cosa ci può raccontare dei festeggiamenti legati ai Santi Patroni qui a Barletta? 
R:«I festeggiamenti sono una cosa che mi hanno interessato relativamente, però posso dirti che la devozione alla Madonna dello Sterpeto, così come anche a San Ruggero, è un qualcosa che si trasmette – e qui concedimi una piccola battuta – quasi con il biberon, perché è bello vedere i bambini in braccio ai genitori anche se oggi c’è un limite delle natalità. Ricordo un’espressione del cardinale Francis Arinze – originario della Nigeria – che venne a Barletta nel lontano 1987 – durante l’anno Mariano - il quale mi disse testuali parole…”Sono commosso in questa processione nel vedere la scala generazionale, la scala umana…”. Cosa intendeva? La sua era una commozione nel vedere questo lungo corridoio umano, che iniziava con i bambini, a seguire le sorelle e i fratelli più grandi che mantengono portano per mano i bambini, e quindi i genitori – magari con qualche pargolo in braccio – scene che dal teatro Curci e quindi lungo Corso Vittorio Emanuele e non solo, sono rimaste ben impresse nella memoria del cardinale Arinze, una cosa che mi ripeteva ogni qual volta ci siamo incontrati a Roma». 

C’è qualcosa che il tempo ha cambiato nel rapporto tra i barlettani e la Madonna dello Sterpeto?
R:«Credo che il tempo in fondo non ha cambiato poi più di tanto le cose; anche oggi basta vedere l’arrivo della Sacra Effige della Madonna dello Sterpeto – così come anche il ritorno – perché se la festa patronale con le sue luminarie, le bancarelle, rappresenta un momento di gioia, un momento per fare festa insieme, il momento devozionale è ancora più intenso. Basta affacciarsi in cattedrale durante le celebrazioni del mese di Maggio, durante la celebrazione del Pontificale la domenica mattina, giorno della festa, nonostante il caldo, questo per dire che non si può togliere la devozione a Maria e a San Ruggiero ai barlettani, perché è un qualcosa che fa parte del proprio DNA, una cosa che ho sperimentato personalmente, che sono convinto durerà nel tempo, anche se i giovani sembrano essersi allontanati un po’, ma vedere l’esempio dei genitori è un qualcosa che rimane per sempre nella vita se noi sappiamo mantenere vivi questi momenti».

A lei cosa è rimasto di quei momenti?
R:«A me di questi momenti sono rimasti dei ricordi permanenti, dei ricordi forti, di preghiera, di quel Rosario recitato ad alta voce – in tempi in cui i megafoni ancora non esistevano – la preghiera non è semplice manifestazione pubblica… è preghiera».

Le manca un po’ vivere quei momenti?
«Chiaro che mi manca… un sacerdote, un vescovo resta sempre con le radici piantate nel proprio paese… Ti confesso un’altra cosa: ogni qual volta vengo a Barletta, prima di prendere la strada statale per recarmi a Lecce, quasi sempre passo silenziosamente al Santuario a salutare la Madonna… la mia Madonna. La Madonna è Unica… ma dire la Mia Madonna significa dire la Madonna verso il quale io ho pregato sin da quando ero bambino, poi da sacerdote, poi da vicario, lì dentro quel Santuario».

Come spiega l’esodo dei barlettani durante i giorni della festa?  
R:«Purtroppo questa è una cosa che c’è sempre stata, c’è chi crede che andando via snobba questi momenti caotici. È vero che c’è caos, ma è anche vero che festeggiare i Santi Patroni è un qualcosa che fa parte del nostro patrimonio culturale e religioso. Scommettiamo che chi non sopporta il caos della festa patronale si ritrova poi dinanzi al corteo storico della Disfida?».

Cristian Imparato (intervista): ''Non ho più paura del giudizio della gente''

MILANO -  L'esperienza nella casa più spiata d'Italia, quella del Grande Fratello, il coming out e una relazione sentimentale arrivata al capolinea, comunicata attraverso il suo profilo instagram. Cristian Imparato, il bambino timido che abbiamo avuto modo di conoscere nel 2010 all'interno del programma 'Io Canto, 'adesso è diventato un uomo ed è tornato alla sua più grande passione: la musica.

L'ex concorrente del Grande Fratello presenta il nuovo singolo 'Balliamo insieme' e si affaccia ad un nuovo genere musicale, il reggaeton/trap. Il singolo esce su tutte le piattaforme con etichetta Battitorumore e distribuzione Believe Digital,prodotto artisticamente da Alberto Rapetti (@Orange Studios Verona), Daniele Di Giorgi e Giacomo Accardi (@Zeit Studio Palermo).

Dopo l'esperienza al Grande Fratello sei tornato alla musica con 'Balliamo insieme'. Partiamo da qui...
''Sono felicissimo di essere tornato nel mondo della musica con il mio nuovo singolo. Devo dire che questo brano è nato attraverso una scommessa che mi sono fatto; è un genere che non ho mai interpretato. Me ne sono innamorato sin da subito. Ho collaborato con due giovanissimi ragazzi di Palermo (Daniele e Giacomo) che mi hanno incentivato in questo nuovo progetto''.

Cosa ti ha insegnato il reality? 
''Ad essere ancora più responsabile e a non avere più paura del giudizio altrui. Mi ha cambiato molto, mi sento molto più forte e sicuro di me stesso.''.

Come hai vissuto il coming out in famiglia? 
''Il coming out l'ho vissuto molto serenamente soprattutto in famiglia. Devo dire che sono molto fortunato perchè ho una famiglia che mi ama e che mi sostiene. Ama chi ti rende felice a prescindere dal sesso. Queste sono le parole che mi ripetevano sempre i miei''.

Cosa consiglieresti ai tuoi coetanei che fanno fatica a vivere in piena libertà la loro omosessualità? 
''Di viversi di più e di vivere la vita come più li appaga! Ragazzi, la vita è una, bisogna sfruttarla al massimo e soprattutto amare al massimo''.

Adesso cosa ti aspetti? 
Spero che il mio nuovo singolo sia un lancio verso un futuro in musica.

Il Festival di Sanremo? 
''Forse mi sta aspettando...''.

Anna Maria Barbera (intervista): «Sconsolata nasce per dare voce a chi non ha proprietà di linguaggio ma non di pensiero»

di NICOLA RICCHITELLI – Sulle pagine del Giornale di Puglia quest’oggi la testimonianza di un meraviglioso incontro. Lei è Anna Maria Barbera, di scena sabato 6 luglio presso il Castello Svevo di Barletta con il suo spettacolo “Metti una sera con Sconsy”, nell’ambito della rassegna del Barletta Summer Show. 

Anna Maria, innanzitutto permettimi di darti il benvenuto sulle pagine del nostro giornale, oltre che nella nostra meravigliosa Puglia…
R:«Welcome to Barletta dunque! Di origini romagnole e pugliesi, giungo in questa città per la prima volta con l'emozione che precede ogni data e, lo ammetto, se è vero il nemo propheta in patria, con l'ansia di ricevere indifferenza dai propri corregionali».

Il prossimo 6 luglio sarai a Barletta con lo spettacolo “Metti una sera con Sconsy”. Che serata è una serata in compagnia di Sconsy?
R:«"Metti Una Sera Sconsy" parafrasando il più celebre titolo di un indimenticabile film, ha questo sentimento: ricordarci di noi, oltre la "vasta cazzistica che ci seguisce" per dirla con Sconsy, affidando al sorriso e alla musica (per l'occasione i miei musicisti saranno rigorosamente pugliesi a parte l'insostituibile maestro Leo Ravera) quell'arte dell'Incontro che il poeta de Moraes attribuisce alla Vita e che da artista sento il dovere di custodire».

Per sommi capi ti va di raccontarci lo spettacolo che stai portando in questa bollente estate 2019? 
R:«Appunto riflettendo sul Tempo attuale, tra ironia e sentimento, dare valore alla nostra identità che il progresso tecnologico non può restituire con una dimensione virtuale. Il nostro dialogo interiore vuole ascolto! Quali interlocutori abbiamo per il nostro smarrimento? Non c'é vero progresso se non si ha rispetto per la nostra umanità e la sua divina sostanza. La presenza della musica sul palco, per me irrinunciabile, per quella carezza alle emozioni che sa porgere ed evocare».  

Perché nasce il personaggio di Sconsolata?
R:«Il personaggio di Sconsolata nasce proprio per dare voce a chi magari non ha proprietà di linguaggio ma non per questo di pensiero. Liberando nella forza di una risata quando nasce spontanea non "studiata" a tavolino, concetti forti che ci riguardano con tutta la serietà che il quotidiano sopravvivere presenta; con il candore di una maschera che nasce per "Sconsolare"...».

Chi sono le Sconsolate di questo 2019?
R:«Sono grata alla soavità del personaggio come alla sua grinta che non conosce le mie fragilità. Lei mi traduce a un pubblico trasversale, la mia intellettualità ha una scrittura non altrettanto accessibile».

Come riescono a convivere dentro di te Sconsolata e Anna Maria?
R:«Oggi come ieri senza distanze. Compagni ideali del mio viaggio artistico e personale. L'essere solidale con le vastità dell'animo femminile e lucida nel considerare le immaturità e responsabilità maschili, non mi fa vivere rapporti conflittuali. Credo nel valore della femminilità come della virilità. Forze cosmiche che vanno riscoperte con equilibrio che vedo confuse, sciupate, violate. Con i disastri intimi e sociali a cui assistiamo è l'essere umano che è in crisi, il reciproco dono e la sua tutela. La rappresentazione del reale, nelle sue carenze familiari, sociali, giuridiche, mostra quanto ancora si sia involuti».   

Anna Maria, credo che durante questi anni a molti è mancata Sconsy. A te cosa è mancato del tuo pubblico?
R:«Il mio pubblico ha saputo non farmi sentire la sua mancanza; indifferente all'esposizione mediatica mi ha commosso con la sua fedeltà che ad ogni data rinnova riempendo i teatri e il mio cuore. Considerazione che invece è mancata da quegli addetti ai lavori che avrebbero il dovere di portare l'artista alla gente a cui appartiene. Hanno invece sfruttato il personaggio senza riconoscere quale».

Enogastronomia: la qualità secondo Filippo Bartolotta


TARANTO - Il vino e la qualità secondo il sommelier Filippo Bartolotta. Intervista a cura di Edoardo Giacovazzo a margine della V Edizione del Due Mari WineFest di Taranto. Montaggio video a cura di Daniele Martini.

Fabio Milella presenta In bilico sulle nostre emozioni: ''Vita, gioie e amori nel mio nuovo album''

(ph Aldo Corona)
MILANO -  Dopo un lungo periodo di silenzio durato sette anni( l'ultimo disco ElettrOttanta risale al 2012), l'artista pugliese Fabio Milella torna sulla scena con nuove consapevolezze e con tante storie da raccontare. 'In bilico sulle nostre emozioni' è il suo nuovo progetto discografico composto da 13 brani differenti tra loro per tematiche e sonorità ma accomunati da uno stesso obiettivo: raccontare le diverse sfaccettature della vita, fatta non solo di certezze ma anche di grandi e importanti cambiamenti, che determinano il destino di ognuno di noi. 

Alla realizzazione del disco  hanno collaborato anche i musicisti Paola Damiana de Candia (violoncello), Nicola Antonio Staffieri (chitarra classica), Joe Dedda (chitarra elettrica), Francesco Giancaspro (pianoforte e tastiere), Michele Fracchiolla (batteria), Francesco Larenza (oboe in “Resto qui”) e Tommaso De Vito Francesco (basso e contrabbasso e direttore artistico del progetto musicale).

Cos'è successo in questi anni lontano dalle scene?
Mi sono preso il tempo necessario per riflettere su quello che volevo davvero fare da grande, e capito il cammino da intraprendere, ho scritto e prodotto, insieme al mio compagno di viaggio Tommaso De Vito Francesco (direttore artistico dell’album), tutto l’album che è appena uscito. Un lavoro fatto di poesia, delicatezza, amore e spietatezza condita da una musica che accompagna con i suoi chiaroscuri tutto il racconto

Cosa racconti in queste nuove canzoni? 
Racconto tutto, l’amore, l’amicizia, la passione, la società, la voglia di riscatto, tutti quei sentimenti sempre attuali e che caratterizzano il genere umano. In fondo uso le mie canzoni per dire quello che ho dentro, è una soddisfazione immensa sentirle finite e sapere che tutto il lavoro investito per produrle ha portato a quell’intreccio di note e parole che insieme rendono sensato tutto. Non so spiegarlo, ma una volta terminato il brano mi sento meglio, è come aver confessato tutto al parroco.
ph Aldo Corona

Dal passato elettro pop adesso ad una nuova parentesi musicale. A cosa è dovuto questo cambiamento? 
Perchè la vita è bella se fai quello che ti piace fare e ogni momento della propria esistenza vive di un suo momento. Elettr0ttanta è stata una parentesi divertente, ma nulla di più, io già all’ora avevo dentro altro da comunicare e da dire, e in questi anni ho messo tutto nero su bianco e ho scritto In bilico sulle nostre emozioni. Come dice Fossati "c’è un tempo…”, e quando arriva bisogna viverlo...

Tra le tante esperienze che hai vissuto, c'è n'è una che ricordi con piacere? 
Io ricordo tutta la mia vita musicale con grande piacere, perchè ogni momento mi ha insegnato qualcosa, sarei un folle a rinnegare qualcosa o ad esaltare qualcos’altro. Tutto ha il suo senso che si colloca al centro del nostro piccolo mondo pieno di gioie e dolori.

Porterai le tue canzoni anche in tour? 
Stiamo lavorando a far si che questo disco diventi “suonabile” anche in live, mi spiego meglio. Il disco è molto curato nei minimi dettagli e necessita di una serie di accortezze per essere suonato nella giusta maniera, quindi stiamo lavorando con Tommaso per farlo suonare al massimo delle sue potenzialità.

Il brand 'TheVintage': intervista a Giuseppe Gimmi


BARI - "Il brand TheVintage". Intervista a Giuseppe Gimmi, ideatore del brand produttore di t-shirt personalizzate con grafica anni '80. A cura di Edoardo Giacovazzo. Montaggio video a cura di Daniele Martini.


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Silvia Flores: "Canto 'Nell'Azzurro' con i Sud Sound System: un'esperienza entusiasmante"

di DANIELE MARTINI - È arrivata l'estate e, nel panorama musicale nazionale, vi è già un brano che sta avendo tanto successo. Si tratta della canzone dal titolo "Nell'Azzurro", cantata dalla cantante brindisina Silvia Flores insieme ai Sud Sound System.

Abbiamo avuto modo di intervistare la giovane cantante brindisina:

D. Come nasce la tua passione per la musica?

R. La mia passione per il canto nasce fin da piccola dall’età di 6 anni. Ho sempre cantato, ma ho iniziato studiare canto nel 2009.

D. Com'è nata l'idea del brano "Nell'azzurro" con i Sud Sound System?

R. Conosco i Sud Sound System da tempo. Loro mi hanno sentito cantare ed hanno apprezzato molto il mio timbro. Lo scorso anno ho chiesto loro la collaborazione per una featuring ed hanno accettato. Abbiamo pensato a un tormentone estivo in chiave pop reggae: così è nato "Nell'Azzurro".

D. Come è stata la tua collaborazione con i Sud Sound System? Cosa ti hanno insegnato?

R. La mia collaborazione con i Sud Sound System è stata a dir poco entusiasmante. Mi sono divertita tantissimo durante riprese del videoclip: sono delle persone straordinarie. Mi hanno insegnato a essere sempre me stessa e a cantare sempre con il cuore e a sorridere sempre alla vita.

D. A livello nazionale o internazionale, qual è il tuo cantante di riferimento?

R. A livello nazionale la mia cantante preferita è Emma Marrone: adoro la sua grinta e quel suo modo di essere vera.

D. Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?

R. Il mio sogno nel cassetto è quello di conoscere Emma Marrone e di duettare con lei.

D. Hai mai partecipato ad un talent show e cosa ne pensi?

R. No. Non ho mai partecipato a un talent show. Credo che, per fare musica, non occorre necessariamente andare in TV: anzi, non amo molto i talent.

D. Che consiglio dai a chi vorrebbe intraprendere la carriera di cantante?

R. Il consiglio che vorrei dare, per chi vuole fare il cantante o la cantante, è quello di studiare e di curare sempre la propria voce e di cantare sempre con passione. Ma, soprattutto, di rimanere sempre umili perché è l’umiltà che dà un cantante, un vero artista.

D. Quali sono i tuoi progetti futuri?

R. Tra i miei progetti futuri, vi è quello di realizzare un disco a cui sto già lavorando. Sicuramente, per il prossimo anno, sarà pronto.

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Leporano '19, Serena Tardiota: "La politica segna la nostra vita e non si può restare a guardare"

di PIERO CHIMENTI - L'ultima tornata elettorale, da poco andata in archivio, tra le piccole realtà locali della nostra amata Puglia ha visto l'elezione nel piccolo Comune di Leporano, in provincia di Taranto, di Serena Tardiota che, data anche la sua età, classe 1994, si occuperà delle nuove generazioni ricevendo le deleghe per le politiche dello sport, giovanili, tempo libero, impiantistica sportiva, corsi di formazione professionale, da parte del neo sindaco Damiano. Di questo suo ingresso nel mondo politico Serena ha deciso di raccontarci le sue sensazioni:

D. Cosa ti piace della politica? Cosa ti ha spinto a soli 24 anni a candidarti? 
R: Penso che coltivare con passione ed impegno un hobby mi ha permesso di rafforzare la mia autostima, di misurarmi con i miei limiti e ricaricare le mie energie. Lo studio delle Lingue straniere è sempre stato un punto forte da quando ero piccolina; questo mi ha permesso di migliorare giorno dopo giorno sviluppando le mie conoscenze e mettendomi alla prova con i miei limiti. Sono sempre stata aperta al dialogo cercando di confrontarmi con tutti: far del bene sempre mi ha permesso di diventare la persona che sono. Ed è per questo che ho scelto di mettermi in gioco e di candidarmi come consigliera al Comune di Leporano con Vincenzo Damiano. Per rispondere ad un dovere civico e morale. Dunque scegliere di candidarsi è visto da molti come qualcosa di incomprensibile. Ma la politica segna la nostra vita e non si può restare a guardare perché non basta lamentarsi per migliorare le cose. Un giovane che si interessa di politica e addirittura si candida nel proprio Paese sembra un'utopia. Spesso, parlando con i miei coetanei colgo sconforto, disillusione e talvolta rabbia nei confronti della classe politica. Un disagio che li porta a ritirarsi e allontanarsi dalla politica evitando perfino di votare. Purtroppo è una scelta sbagliata. La Politica quella con la P maiuscola ci permette di tutelare il nostro territorio e dobbiamo essere noi giovani a metterci in gioco per sfruttare al massimo le nostre energie al servizio della comunità perché il futuro appartiene a noi ed è nostro compito impegnarci perché sia migliore del presente. Mi ha spinto la necessità di rinnovamento ma in primis il bisogno di coinvolgere i miei coetanei nella vita del Paese. Bisogna creare e sviluppare un interesse generale, una voglia di collaborazione che spinga ragazzi e adulti in una sola direzione ovvero la partecipazione. L'età non implica maturità, serve voglia di fare e la garanzia di un eventuale impegno costante in futuro. Gli obiettivi da raggiungere sono tanti e credo che solo con la trasparenza, la collaborazione e la mia caparbietà riuscirò a renderli concreti.

D. Quali obiettivi vuoi fissarti col tuo nuovo ruolo nel consiglio comunale?
R: Gli obiettivi da raggiungere sono tanti e credo che solo con la trasparenza, la collaborazione  e la mia caparbietà riuscirò a renderli concreti. Obiettivi semplici che possono migliorare sempre di più l'ambiente di una piccola realtà come Leporano ma allo stesso tempo fondamentali. Sottolineo che senza una classe politica che voglia migliorare i cittadini difficilmente si può ottenere un progresso sociale.

D. Quali interventi sono essenziali per piccole realtà come Leporano?
R: Gli interventi essenziali nei primi 100 giorni riguardano una pulizia radicale del territorio.  Il "decoro urbano" comincia da come si accoglie chi entra in casa nostra in questo caso nel nostro territorio comunale.

D. Molti giovani si allontanano dalla politica. Quanto la nomina di una giovane consigliera come te può farli avvicinare? Quale invito ti senti di fare ai tuoi ormai sfiduciati coetanei? 
R: La sfida che rivolgo a tutti i miei coetanei è di trovare l'energia per perseverare ed insistere sulle proprie passioni poiché bisogna fare ciò che si ama e amare ciò che si fa.

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A un anno dall’intervista di Vasco Rossi al Giornale di Puglia :«La libertà? E' una bella gatta da pelare»


di NICOLA RICCHITELLI – Un anno, 365 giorni, due date – 16 e 17 giugno 2018 – e 100.000 fans che assistettero allo stadio San Nicola il Live Kom 2018. Vi riproponiamo quest’oggi l’intervista rilasciata dal Komandante alla nostra testata alla vigilia dell’arrivo del Live Kom 2018 nella città di San Nicola, 365 giorni dopo, nonché a distanza dall’aver messo in cantiere l’ennesimo record dei sei sold out registrati a San Siro.

Il rocker di Zocca, tra l’altro, sarà al centro di un docu-concerto in onda lunedì 17 giugno in prima serata sull’ammiraglia Mediaset. Lo speciale appuntamento, intitolato Siamo solo noi – Sei come 6 e accompagnato dalla voce narrante di Gerry Scotti, raccoglierà il meglio dei sei concerti che il Blasco ha tenuto a Milano, allo stadio di San Siro, l’1, il 2, il 6, il 7, l’11 e il 12 giugno (il tour si concluderà poi a Cagliari il 18 e 19 giugno).

Il docu-concerto sarà una sorta di diario di bordo dei sei eventi milanesi, guidato dalla voce fuori campo di Gerry Scotti e commentato dallo stesso Vasco in un’intervista esclusiva. Le telecamere di Canale 5 seguiranno il cantante in un viaggio a ritroso nel tempo, che comincerà dallo smontaggio del palco dopo l’ultimo concerto fino alle prove. Il racconto sarà arricchito anche dalle impressioni dei fan accorsi a San Siro.        

D: Komandante, come sta?
R:«Molto bene grazie, non vedo l’ora di cominciare..»

D: Mi permetta di partire o ripartire da “Modena Park”… qualcuno sui giornali ha detto che quella sera ha ristabilito l’ordine naturale delle cose. Cosa ha rappresentato per lei la sera del 1 luglio?
R:«Per me? Un evento straordinario, epocale, che ha inevitabilmente determinato un “prima” e un “dopo” Modena Park.  Il bello è che io avevo pensato a un concerto  festa “tra amici”  per i miei 40 anni di palco e di canzoni ma la festa si è trasformata in poche ore in evento epocale. Abbiamo battuto ogni record, di pubblico, di organizzazione e di critica! Sì, decisamente  la tempesta perfetta, anche la scaletta, anni 80, 90 e 2000…Oltre 3 ore e mezza di concerto, solo ed esclusivamente per l’evento di Modena Park…»

D: Cosa ha provato nei minuti che hanno preceduto la salita sul palco?
R:«L’adrenalina era a mille già dal pomeriggio, quando ho visto dall’elicottero che mi portava a Modena, tutta quella folla …sterminata ..un’emozione incredibile. Avevo una gran voglia di salire da solo sul palco e abbracciarli tutti quell’attimo prima di attaccare “Ho perso un’altra occasione buona stasera…».

D: Ha avuto paura? E comunque le capita di averne prima di salire su di un palco?
R:«Paura? La preoccupazione che qualche cosa non funzioni c’è sempre ma…Ma quando salgo sul palco e la musica comincia, allora tutto torna.., tutto quadra e diventa una formidabile sensazione che non si può spiegare qui…». 

D: Komandante, in un brano di un paio anni fa cantava “Sono innocente”? Di cosa l'accusavano?
R:«In realtà mi sono messo sul banco dell’accusato per una riflessione più ampia con me stesso, un po’ il bilancio di una vita: sono innocente ma….E dentro quel  ma ..c’è la risposta a tutto quel che conta e costa in fondo la libertà…».

D: «Ma guardandomi in faccia dovrei dirmi una bugia…», quali le bugie che spesso si è raccontato?
R:«Non ho mai avuto bisogno di raccontarmi delle bugie e dico sempre la verità solo nelle canzoni. Il mio popolo lo sa, per quello si fida e soprattutto si “riconosce” nelle canzoni».  

D: Cosa rappresenta e ha rappresentato il mondo femminile per Vasco?
R:«L’altra metà del cielo, l’universo femminile è un mondo tutto da scoprire, ancora…Ovviamente la donna mi intriga, mi ha sempre intrigato e sempre mi intrigherà. Oltre a essere un attento osservatore ho una parte femminile che nell’arte della canzone mi aiuta molto a parlare anche…di me». 

D:E le canzoni? Cos’è una canzone per Vasco?
R:«Per me le canzoni sono “parole” sostenute da una colonna sonora. Le parole sono talmente importanti, che io soffro quando vengono usate a sproposito in modo strumentale o demagogico.  La canzone d’autore è una forma d’arte capace di comunicare emozioni talmente forti da commuovere anche senza bisogno di sapere niente . Quando le parole sono sostenute da una musica che le accentua e le fa vibrare colpiscono talmente  in profondità l’animo umano che possono davvero consolare edificare e fare veramente bene oltre a non aver bisogno di alcuna spiegazione da parte di critici o esperti vari». 

D: Una canzone può essere pericolosa?
R:«Non credo proprio. Le canzoni possono essere provocatorie ma non pericolose. Le provocazioni artistiche servono a  mantenere sveglie le coscienze!».

D:Komandante, quando lei dichiara: «Sono ancora il numero uno, il numero due e il numero tre. Per il quarto posto là dietro c'è una gran bagarre », dove finisce la provocazione e dove inizia la critica nei confronti del movimento musicale italiano?
R:«Naturalmente mi riferisco ai concerti dal vivo. Come qualità della performance musicale e coinvolgimento emotivo di tutto il popolo che assiste e vive il concerto non esistono eguali.  Non dovrei essere io a dirlo ma questo non significa che non sia vero. Capisco che la cronaca nella sua narrazione tenda  a dover uniformare sempre un pò tutti i fenomeni che descrive ma ci sono delle belle differenze. 
Uno dei motivi è senza dubbio una band selezionata nel tempo e organizzata come una squadra dove ogni musicista è un grande talento nel suo ruolo. L’altro è che io ho cominciato con una lunga gavetta di anni di concerti dal vivo,  davanti a un pubblico spesso ostile che non conosceva le mie canzoni e quindi dovevo convincerli e farli divertire». 

D: Qualche tempo fa presentò le dimissioni da rockstar per poi ritirarle. Ha mai immaginato come potrebbe essere un suo addio alle scene? 
R:«Qualche anno fa è vero ho dato le dimissioni da “rockstar”  ma non sono state accettate!». 

D: Da quanto tempo non le capita in un concerto di ritrovarsi dalla parte dello spettatore? 
R:«Dai tempi in cui ero ragazzo e andavo ai concerti anche io…».

D: Che padre è Vasco Rossi e che figlio è stato?
R:«Sono un padre sereno. Ho fiducia nei miei figli come l’aveva mio padre in me». 

D: Che marito/compagno è Vasco Rossi?
R:«Il compagno/marito ideale». 

D: E su Papa Francesco? A volte sembra una rockstar anche lui…
R:«È una grande rockstar!»

D: Qual è il suo rapporto con la fede?
R:«Io non credo. Io so».

D: Cos’è per Vasco la libertà?
R:«La libertà è una bella gatta da pelare!» 

D: Si sente un cattivo o un bell’esempio?
R:«Direi che Sono come uno di quegli esperimenti, molto pericolosi, da non ripetere a casa».  

D: Com’è, e come è stato il suo rapporto con giornali e giornalisti?
R:«Sono purtroppo sempre stati pochi quelli che hanno capito le mie canzoni. Fortunatamente le canzoni non hanno bisogno di essere spiegate. Quindi va tutto bene!».

D: Vasco Rossi ha ancora un sogno?
R:«Quello di morire su un palco!».

Adulti, giovani e giovanissimi insieme all’arcivescovo Cacucci a Bitonto: "Facciamo il pieno di vita"


di LUIGI LAGUARAGNELLA - A Bitonto alla Basilica dei Santi Medici sarà un sabato di pienezza con le parrocchie dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto che si riuniranno insieme al vescovo Mons. Francesco Cacucci per l’Assemblea diocesana a cui si aggiunge un momento di veglia di preghiera e altre attività. Adulti e giovani, consacrati, sacerdoti e suore si danno appuntamento al 15 giugno per “fare il pieno di vita”, dopo il primo incontro assembleare che si è tenuto a settembre nella città dei Santi Medici. Si tratta di un altro momento importante per la chiesa locale dopo gli “Annunci di vita piena”, la proposta della Pastorale giovanile che ha portato i giovani e gli adulti a vivere esperienze di annuncio nelle piazze della città. Don Michele Birardi, direttore della Pastorale Giovanile diocesana presenta l’appuntamento del prossimo weekend: “Vivremo un momento assembleare con giovanissimi, giovani e adulti per verificarci, per celebrare e festeggiare l’esperienza degli “annunci” da poco vissuta e poterci rilanciare in previsione del nuovo anno pastorale, al termine di un anno in cui la chiesa locale ha seguito la traccia pastorale dell’arcivescovo La Chiesa tra sogno e realtà”. 

La giornata di Bitonto inizierà con un momento di preghiera che precederà l’intervento dell’arcivescovo Mons. Cacucci rivolto ai giovani e agli adulti che durante il pomeriggio di raduneranno in piccoli gruppi intevicariali per la condivisione e il dialogo. “Seguiremo lo stile sinodale di dialogo e di confronto già avviato durante l’anno con le visite pastorali del vescovo, i pellegrinaggi all’Odegitria e con l’iniziativa degli “Annunci di vita piena”. Ci saranno spazi aperti di confronto anche per i ragazzi e don Michele continua: “All’esterno del Santuario ci sarà spazio anche agli adolescenti con un momento di gioco educativo sul tema della “vita piena”.

In serata, poi, è prevista la veglia e al termine lo spettacolo teatrale di Giovanni Scifoni, attore di teatro e di cinema, molto attivo sui social con alcuni video che descrivono i Santi in maniera molto creativa. Scifoni ha portato in giro sui palchi italiani uno spettacolo sul tema della santità e concluderà questo tour proprio a Bitonto.  Descrivendo la giornata di sabato don Michele prosegue: “Vogliamo celebrare Gesù che è la nostra vita e vogliamo celebrare ognuno di noi che ha bisogno di riempire la sua vita di cose interessanti, significative. La preghiera della veglia sarà un momento in confermeremo la bellezza di essere seguaci di un messaggio bello: quello di Cristo”.

Risuona spesso nelle parole del parroco della chiesa di San Luca la “vita piena” ricordando proprio l’esperienza degli annunci che i giovani hanno vissuto nelle piazze e nelle strade. Non sono poche le sensazioni positive di don Michele che ha potuto percepire tra una zona e l’altra della città: “C’è movimento nelle nostre parrocchie, un bel movimento che segue in dinamismo del Vangelo. Esso è sempre da incarnare e attuare, non può essere qualcosa di assodato. Ho riscontrato una gran voglia da parte dei giovani e della gente di mettersi insieme, di lavorare nonostante la fatica dell’organizzazione. Le cose belle, oltre ad essere faticose, sono sempre belle e piene di sorprese”. Continua: “Ho percepito tanti volti illuminati e illuminanti rispetto ad alcune proposte di annuncio davvero fantasiose e creative. Ho visto lavorare insieme le persone per un ideale comune avvertendo così la sensazione di essere figli di una stessa chiesa. Si è avvertita una forza positiva che ci obbliga a riconsiderare i nostri modi e metodologie”.

Nell’anno del Sinodo sui è inevitabile chiedere al direttore della Pastorale Giovanile di Bari-Bitonto, sempre attento al mondo giovanile, cosa pensa del rapporto Chiesa-Giovani: “C’è un rapporto dialettico e franco. I giovani sono disincantati. Hanno un approccio alla fede muovendo il cuore e l’intelligenza. Nel giovane è conservata l’autenticità.” Prosegue con alcuni concetti semplici, ma profondi che aiutano a comprendere le prospettiva: “I giovani sono i “più contemporanei” di tutti al mondo. Per sapere come va il mondo bisogna stare con i giovani. Per questo la Chiesa deve mettersi al passo dei giovani. Chiesa e giovani rappresentano un connubio straordinario: stando con i giovani la Chiesa ringiovanisce. Ringiovanire significa portare freschezza, la bellezza, il senso nuovo del Vangelo e dell’uomo di oggi. Tutto questo aiuta a sentire la bellezza del Gesù; proprio la sua giovinezza aiuta a percepire lo Spirito che entra in tutti i pori della nostra vita, ci fa emozionare, pensare al futuro, metterci in ricerca della felicità. Sono questi i sentieri in cui la Chiesa deve spendersi”.

Antonio Ancora: la musica, X Factor e un nuovo percorso artistico

BARI -  Torna sulla scena musicale il cantautore leccese Antonio Ancora con il nuovo singolo 'Il profumo del mondo'. Già vincitore della prima edizione di X Factor con gli Aram Quartet, dopo aver chiuso la parentesi con la band, il cantautore si presenta in veste da solista e pubblicati diversi brani. Il brano, scritto con il musicista salentino Riccardo Santoro e il paroliere Lorenzo Imerico, si pone a cavallo tra pop e latin jazz, mescolando un'atmosfera leggera e scanzonata ad un testo raffinato che esalta la bellezza delle piccole cose. La canzone è stata prodotta in collaborazione con Antonio Summa ed Erik Bosio attualmente vocal coach di The voice.

Partiamo dal nuovo singolo. Come nasce?
Mi piace pensare che questo brano, nella musica e nel testo, sia un omaggio ad un mondo fatto di semplicità, di piccole cose. Ho sempre vissuto la musica come un divertimento, un modo appassionante di colorare quotidianamente i propri pensieri rendendoli positivi anche se diventa sempre più difficile circondati da mille difficoltà. Il profumo del mondo, appunto, risiede nella bellezza delle piccole cose, nella loro semplicità disarmante che spesso non ci soffermiamo a considerare.

Ci racconti del tuo ultimo periodo , come lo hai vissuto e le influenze musicali che hai ricevuto...
I gusti musicali e gli ascolti cambiano continuamente, anche se ogni musicista credo abbia i suoi punti fermi che lo accompagnano nel proprio stile. Uno dei generi che torna sempre nella mia musica è sicuramente la bossa nova e la musica brasiliana in generale. Nonostante cerchi di mettere in pratica una sintesi di vari modelli, che inconsciamente fanno parte del mio bagaglio musicale, la musica brasiliana ha sempre un ruolo determinante nella mia musica.

Quando hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato a cantare da piccolo, a 5 anni già mi esibivo nei vari festival, in Puglia principalmente. All’epoca ero patito per i Queen, posso dire di esserlo tuttora. Quegli anni ritengo siano stati determinanti perché un bimbo potrebbe decidere di abbandonare definitivamente la musica se non adeguatamente supportato, invece iniziavo a capire che quella sarebbe stata la mia strada.

Che ricordi hai dell'esperienza ad X Factor? 
Dal punto di vista artistico e professionale sono stati degli anni indimenticabili, mi hanno lasciato delle sensazioni che porterò dietro a vita, soprattutto per quanto riguarda l’impatto col grande pubblico e il fatto di capire come riuscire ad arrivare in maniera più diretta. Ma anche qui c’è l’aspetto più ambiguo legato al mondo della televisione. Credo sia necessario fare una distinzione tra spettacolo dal vivo ed esibizione televisiva. Per tanti artisti non è possibile esprimere il proprio talento in un solo minuto di riprese televisive, mentre tanti ragazzi sono già preparati a dare tutto in quel minuto pur non avendo un grande bagaglio musicale alle spalle. Questo cambia un po’ le regole del gioco.

Hai già nuovi progetti in mente da realizzare? 
Intanto “Il profumo del mondo” è pensato come singolo dell’estate, ma ne ho una già pronto anche per l’autunno. Al momento non ho l’idea di un disco, perché per me il disco non è una raccolta di canzoni, ma un momento unico che racchiude tutto un percorso. La possibilità di emergere con il singolo invece è legata al momento, non è legata ad un progetto che decidi di proporre subito. Il disco nascerà quando ci sarà in me un attimo di pace e di idee più chiare e, soprattutto, di sforzo creativo che spero, in un futuro prossimo, arriverà.

La Rua: ''Festeggiamo dieci anni di carriera con nuova musica e un tour''


MILANO - Ritornano sulla scena musicale con una nuova veste più graffiante e coraggiosa. I La Rua, dopo l'esperienza a Sanremo Giovani, tornano con un nuovo disco fatto di suoni moderni, che mette in risalto la situazione attuale del mondo e dei rapporti umani. Il sound La Rua si tinge di una dimensione estiva restando sempre fedele ai drop vocali che ne fanno da tempo una caratteristica insieme agli immancabili timpani. 

Al Giornale di Puglia presentano il loro nuovo album ''Nessuno segna da solo''  (Universal Music) che racchiude i brani dell'EP uscito il 6 luglio 2018 e nuovi inediti che prendono vita da pagine di musica e parole di Daniele Incicco, frontman dei La Rua e dello storico produttore Dario Dardust Faini.

Da quanto tempo avete lavorato per la realizzazione di questo nuovo progetto?Ci lavoriamo incessantemente dal 2009. Abbiamo da poco festeggiato i 10 anni con un tour mondiale e il Primo Maggio a Roma. Due bei regali che ci hanno dato nuova benzina per continuare ancora più determinati.

Cosa rappresenta per voi?
Un bisogno, senza il quale sentiremmo di non riuscire ad esprimere il 100% di noi stessi.

Come si è evoluto il vostro modo di fare musica?
Cambiano le forme e i vestiti che diamo ai nostri brani, ma il nostro modo di creare, il fulcro della nostra musica viene sempre dalla sala prove e dall’unione di 6 teste differenti.

Vi sentite cambiati?
Assolutamente no. La voglia di salire sul palco e trasmettere attraverso la nostra musica è rimasto intatto e immutato.

Cosa bolle in pentola in casa La Rua?
Tantissimi live in arrivo per questa estate. Alcuni sono già usciti, altri li pubblicheremo a breve sulle nostre pagine social.

Un artista con cui vi piacerebbe duettare?
Non abbiamo una lista predeterminata. Ci piacerebbe la cosa nascesse spontaneamente, così come in maniera spontanea e genuina ci approcciamo noi alla scrittura dei nostri brani.

Ci anticipate le novità del tour estivo?
Uno spettacolo energico, coinvolgente, emotivo e pieno di…sorprese!

Ci sarà anche una data in Puglia?
Speriamo di sì. Nel dubbio andate a spulciare le date sui nostri canali ufficiali.

'Surf che passione': intervista a Simone Nocera

TARANTO - "Surf che passione": videointervista a Simone Nocera a cura di Edoardo Giacovazzo. Montaggio video a cura di Daniele Martini.

'Il brand Amaro Lucano': intervista a Francesco Vena


MILANO - "L’amaro è una parola tutta italiana, un genere di prodotto indiscutibilmente legato alla nostra nazione”. E' l'introduzione di Francesco Vena, Ad di Amaro Lucano, alla celebre inclinazione familiare nei confronti dell'antica bevanda. E l'auspicio di Vena è che si faccia uno sforzo in più tra gli addetti ai lavori e soprattutto tra le istituzioni per proteggere questa gloriosa 'parola', nella doppia veste di tutela per la produzione in Italia e di riconoscimento in America riguardo l’invenzione e l’ampliamento dei modi di consumo.

Ma non c'è solo la tradizione per Amaro Lucano, ma anche un futuro ricco di novità. La produzione di erbe autoctone, parte di una filiera regionale, sarà infatti implementata e valorizzata dalla recente sottoscrizione di un accordo tra Lucano 1894, Coldiretti Basilicata e Alsia che prevede la coltivazione in Basilicata di alcune erbe necessarie per la produzione.

Questa filiera regionale delle erbe e delle piante officinali costituite prevalentemente da azienda agricole condotte da giovani imprenditori lucani aspira a diventare, nell'arco del prossimo triennio, una best practice per l'agricoltura della Basilicata rappresentando un modello di sviluppo basata su sostenibilità, tracciabilità e sul legame col territorio d'origine.

Si tratta di 53 imprese, di cui 26 aziende agricole condotte da giovani imprenditori under 40, 1 vivaio, 2 centri di ricerca 2 Università, 1 cooperativa sociale, 3 centri di trasformazione. Le aree di produzione sono state selezionate in rappresentanza dell'intero territorio regionale, dalla pianura del metapontino, antica Grancia di Pisticci, alle aree montane del Parco Nazionale del Pollino, alle imprese agricole dell'alta Val D'Agri e delle aree interne lucane.

Inoltre sarà inaugurato a giugno il progetto Essenza, uno spazio espositivo e multi-tematico che aprirà accanto alla sede storica di Lucano a Pisticci. I visitatori potranno compiere un viaggio in cinque differenti aree tematiche (Lucania, Lucano, Amaro, Storia e Pacchiana) che ripercorreranno la storia dell'azienda.

Giornale di Puglia ha avuto il piacere di intervistare a Milano l'ad Francesco Vena. Videointervista a cura di Edoardo Giacovazzo. Montaggio video a cura di Daniele Martini.

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