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Destro, il cantautore pugliese torna con 'Per uno come me': Sanremo, il primo disco e la nuova vita a Milano


Luca Castrignanò, in arte Destro, torna con il suo nuovo singolo “Per uno come me” dopo la partecipazione a Sanremo Giovani. Dopo aver superato tutte le selezioni di Area Sanremo, la commissione artistica Rai l’ha scelto per la finale televisiva con il suo brano “Agosto di piena estate”, che ha ricevuto un ottimo riscontro dalla critica e dal pubblico.

Il brano è stato prodotto da Beppe Stanco (BS) ed è accompagnato da un videclip girato nella cucina di Luca a Milano nel tentativo di preparare il suo “piatto forte”, la carbonara.

Cosa racconta il nuovo singolo?

Per Uno Come Me è un brano che parla di una relazione acerba dove sono presenti degli atteggiamenti immaturi e pieni di insicurezza, uno fra questi è proprio il senso di inferiorità rispetto alla persona che si ha di fronte.

Ci racconti del videoclip. 

L’idea del videoclip è del mio produttore. Solitamente amo ideare personalmente i video e le copertine delle mie canzoni, ma sta volta mi si è presentato davanti Beppe con questo grembiule con Santa Maria e ovviamente non potevo dire di no. 

Com'è nata la collaborazione con il produttore pugliese Beppe Stanco?

Ho conosciuto Beppe alle finali del Premio Lunezia. Io ero lì come concorrente e lui come direttore artistico ed era perdutamente innamorato del brano con cui concorrevo, tanto che dopo pochi mesi ho firmato un contratto con la sua etichetta discografica. 

Dalla Puglia ti sei trasferito a Milano. 

Si ora vivo a Milano, anche se mi sono concesso un’estate salentina per poter dedicare tutto il mio tempo alla scrittura.

Dopo Sanremo giovani cos'è cambiato?

Sono arrivato a Sanremo Giovani con l’incoscienza negli occhi, ero a tratti molto imbranato e timido. Posso dire che questa esperienza mi ha riempito di emozioni e mi ha fatto crescere tantissimo. Sicuramente oggi lo affronterei in modo diverso.

Cos'è stato calcare quel palco così importante?

L’emozione c’era e si percepiva benissimo. Non ho ancora messo in ordine le sensazioni che ho provato in quel momento, e non credo di volerlo fare. Voglio ricordare quel momento come un momento di grande disordine e felicità.

Adesso cosa ti aspetti? 

Odio i periodi di stop, stare fermo mi spaventa. Per fortuna in questo periodo sto lavorando tantissimo, stiamo producendo il mio primo album e nel frattempo scrivo il secondo. Non mi aspetto niente, spero solo di non deludere.

Sara Laure, il pop soul ha un nuovo nome


Sara Laure, la nuova e indiscussa regina del pop-soul italiano, dopo aver incantato e conquistato pubblico e critica con la raffinata potenza della sua voce, l’ammaliante eleganza della sua presenza scenica e l’incisività della sua penna in “Prima Donna” (qui il nostro articolo a riguardo), torna nei digital store con “Habit Serrée” (Cosmophonix Artist Development/Altafonte Italia), singolo che ha debuttato nell’ambita e prestigiosissima playlist editoriale New Music Friday Italia del colosso svedese Spotify.

Con la grazia e la classe che contraddistinguono ogni sua release, la prorompente cantautrice veneta di origini africane, fa centro con un pezzo che celebra la femminilità come forza interiore unica e potentissima, una fiamma che sceglie di farsi avvolgere da un “habit serrée” per svelarsi gradualmente, perché non ha bisogno di nessun indumento pregiato, lustrino o monile, per risplendere in tutta la sua straordinarietà.

Con la sua voce attraversa l’anima per giungere dritta al nucleo di ciascuno di noi, una penna in grado di scrivere fuori dalle righe delle convenzioni per riportarci sul tragitto del cuore.

Ciao Sara, il tuo nuovo singolo, “Habit Serrée”, ha debuttato nella playlist editoriale New Music Friday Italia. Te lo aspettavi? E cosa hai provato quel giorno?

Assolutamente no, è stata una sorpresa bellissima! Tra l’altro ero andata a dormire tardi per preparare tutto il materiale da pubblicare sui social, per l’uscita del singolo, quindi alla mattina volevo dormire invece avevo il cellulare che continuava a vibrare perché mi stavano avvertendo di essere nella playlist e perché volevano farmi i complimenti. Un’emozione bellissima, mi sono anche commossa se devo essere sincera, non me lo aspettavo proprio. Super grata.

Il brano è il perfetto seguito di “Prima Donna”, release che hai rilasciato ad inizio anno. Quanto è importante, per te, da giovane donna, parlare alle tue coetanee ponendo l’accento su tematiche importanti quali l’amor proprio o l’autodeterminazione?

Per me è tutto. Purtroppo non tutti hanno la fortuna di essere cresciuti da genitori che ti spronano e ti stimolano ad essere la tua versione migliore ed a inseguire i tuoi sogni. Avendolo vissuto sulla mia pelle so quanto è dura la strada da fare dentro di sé e vorrei dare una speranza a tutte quelle persone che stanno vivendo una cosa simile. Dire che è un percorso facile sarebbe mentire. Per me è stata durissima ma guardando indietro sono fiera di me stessa e tutto quello che ho fatto e sto facendo.

Veronese di nascita con sangue italo-africano: quanto, nella tua carriera artistica, ti ha influenzato la commistione tra le tue due anime?

Tantissimo, sarò per sempre grata ai miei genitori per avermi regalato queste due bellissime culture e per avermi dato anche l'opportunità di conoscerle entrambe. Fin da piccola ho avuto la fortuna di ascoltare un sacco di musica internazionale, di diverse culture e devo dire che questo mi ha aiutata un sacco ad avere una mente molto aperta, ad essere curiosa ed a voler sperimentare suoni diversi e mixare generi diversi, mi diverte molto questo processo creativo.


Sara Laure tra 5 anni: come e dove ti vedi?

Mi vedo come una super pop star internazionale, che ha vinto dei Grammys ed altri premi prestigiosi a livello mondiale e che sta rivoluzionato il mondo della musica. Mi vedo anche come fashion icon, con un mio brand di intimo.  Dove mi vedo geograficamente non lo so, mi piacerebbe avere case in diversi parti del mondo ed andarci quando voglio, non mi sento di appartenere ad una parte del mondo specifica, mi sento cittadina del mondo e mi farebbe felicissima avere la libertà di andare dove voglio e quando voglio. 




Cinquanta Spirito Italiano presto in visita in Puglia

EDOARDO GIACOVAZZO - Per il mio programma Experiences 2022 questa settimana sono andato a trovare i ragazzi di “Cinquanta – Spirito Italiano”, un cocktail bar poliedrico a Pagani (SA).

Una bellissima Realtà che presto sarà in Puglia in partnership a Piano Susci Italiano a Gioia del Colle (BA). Cinquanta ha dato vita ad un progetto di respiro internazionale, unico nel suo stile.

L’obiettivo è quello di rendere innovativo e moderno il concetto del “bar all’italiana”, uno degli stili di attività ristorativa più esaltati al mondo.

Il cosiddetto “bar all’italiana” è un luogo di aggregazione e svago a 360 gradi: si può leggere il giornale durante il momento della colazione oppure ci si può incontrare durante l’ora dell’aperitivo e del post cena.

A guidare il progetto ci sono Alfonso Califano e Natale Palmieri, due giovani paganesi con alle spalle un curriculum di tutto rispetto nel settore ricettivo.

Alfonso Califano, classe 1990, ha lavorato a Londra approdando al Dandelyan, votato nel 2018 miglior cocktail bar al mondo nella lista “50 Best”.

Natale Palmieri, classe 1986, ha da sempre gestito dei bar a Pagani prima di aprire Cinquanta. Poche settimane fa è arrivato secondo a World Class Italia (la competizione per bartender più importante d'Italia).

Lo staff di Cinquanta Spirito Italiano oggi conta 32 dipendenti ritornati al luogo di nascita per prendere parte al progetto.

Lucia Mastromarino talento tutto tarantino ospite d’onore al Portofino International Festival


MAURIZIO MAZZARELLA - Un talento straordinario tutto tarantino destinato a far parlare di sé anche fuori dai confini ionici. Si tratta del mezzo soprano Lucia Mastromarino, che negli scorsi mesi abbiamo potuto apprezzare in eventi di notevole portata tra cui il Taranto Opera Festival. Il 4 Luglio intanto ci sarà il Portofino International Festival, evento di quattro serate dove Lucia Mastromarino canterà assieme al tenore Fabio Armilato.

Lucia Mastromarino, un talento tutto tarantino destinato a platee sempre più ampie. Cosa bolle in pentola nelle prossime settimane dopo i successi raccolti negli ultimi mesi?

Il 4 luglio avrò il piacere di cantare come ospite d’onore alla prima delle 4 serate del Portofino International Festival che da 6 anni dà lustro e prestigio alla città, ospitando cantanti e musicisti di fama internazionale. Inoltre canterò insieme al grande tenore Fabio Armiliato.

Taranto Opera Festival è stato un altro evento che ha messo in risalto la sua arte ed il suo talento. Che esperienza e che sensazioni porta con sé?

Dopo tanti anni passati all’estero è stato davvero emozionante esibirmi a Taranto, dove tutto è iniziato. Molte sensazioni di sono avvicendate nel mio cuore. Ricordi di studio, sacrifici, ma soprattutto sogni.

Ora c’è il Portofino International Festival edizione 2022? Può presentarci questo evento?

Fin dalla sua prima edizione il Portofino International Festival celebra l’eccellenza artistica con un programma fatto di grande musica e artisti di fama mondiale. Così è stato anche per l’edizione 2021 tra le composizioni del maestro argentino Astor Piazzolla e la pucciniana “Suor Angelica” in un magico allestimento a picco sul mare, in collaborazione con Concertopera Praga. Proprio per l’attenzione che ha verso il bello in tutte le sue forme, la manifestazione portofinense ha voluto creare il Premio Eccellenza. Ma il destinatario è ancora sconosciuto. Sarà una sorpresa.



Anche fuori dalla Puglia sarà ancora protagonista. In qualche veste prenderà parte al Portofino International Festival?

Come già accennato come ospite d’onore duetterò con ì vincitori del concorso Internazionale per cantanti Lirici dedicato al grande baritono “Taddei” come ospite d’onore insieme a Fabio Armiliato.

Per il suo stile musicale, quanto è importante il Portofino International Festival?

Il Portofino International Festival è un appuntamento in cui la bellezza viene celebrata in tutte le sue forme. Le serate, ambientate nello splendido scenario della Piazzetta di Portofino e in adiacenti location di grande suggestione, vedono coinvolti artisti e interpreti dal grande richiamo mediatico e il coinvolgimento delle grandi personalità della musica, dell’arte, della cultura, della moda e dell’enogastronomia.

È la prima volta che prende parte a questo evento?

Si, è la prima volta.

Lo scorso inverno è stata protagonista assoluta con una messa solenne di Rossini. È in programma qualche evento simile nel prossimo futuro?

Assolutamente sì. Come presidente e fondatrice di Lumia Art Foundation intendo portare avanti progetti che vedono protagoniste le nuove tecnologie e le proiezioni olografiche. Bisogna avvicinare le nuove generazioni alla musica classica con concetti innovativi e accattivanti.

Nel corso della sua carriera quale evento a cui a partecipato porta maggiormente nel suo cuore sia da un punto di vista sentimentale che artistico?

Sicuramente la mia prima audizione alla Scala di Milano. E la mia successiva partecipazione come solista nella Madama Butterfly prima e in altre opere dopo.

Cosa si sente di consigliare a chi intraprende la sua stessa arte in giovane età?

Di non arrendersi mai. Di credere in sé stessi ma soprattutto di avere la pazienza di trovare un bravo insegnante. Di non fermarsi e adagiarsi sul certo ma cercare sempre di evolversi. Non esiste l’insegnante perfetto ma di chiacchieroni purtroppo ce ne sono tanti in questo ambiente e bisogna sapersi difendere.

Quali sogni vuole ancora raggiungere e quali ha raggiunto?

Ho raggiunto il più grande sogno della mia vita: la serenità. Intesa come consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per realizzare i miei sogni. Il sogno non ancora raggiunto? Quello lo tengo stretto nel mio cuore… e chissà.

Vitalità d’Oltralpe in Puglia. Due parole con il Console Onorario di Francia a Bari Stefano Romanazzi

(S.E. il Console di Francia a Bari Stefano Romanazzi)
ROBERTO BERLOCO -
Qui appresso, un’intervista al Console Onorario di Francia a Bari, S.E. Stefano Romanazzi. Le sue risposte permettono di gettare luce sopra una delle presenze, quella d’una rappresentanza d’Oltralpe, più interessanti all’interno della regione pugliese, con risvolti importanti sul piano economico, ma pure culturale e sociale

D.: Eccellenza, Lei è Console Onorario di Francia a Bari. Anzitutto, vorremmo che ci parli di Lei, spiegandoci di cosa consista nel concreto il Suo ruolo all’interno del territorio che ricade nella Sua sfera di competenza.

R.: La ringrazio per l’Eccellenza, ma questo é un titolo riservato a ben altro tipo di autorità, mi accontento più semplicemente di un Sig. Console. Ho svolto gran parte della mia adolescenza all’estero avendo studiato in un collegio in Svizzera, dove ho imparato il francese oltre che l’inglese e lo spagnolo. Appena diplomato ho vissuto in Francia dove cercavo di alternare gli studi al lavoro che ho svolto presso la FIAT France. Durante la seconda metà degli anni ’80, rientrato in Italia per seguire l’attività dell’azienda di famiglia, ho cominciato ad occuparmi del Consolato di Francia in qualità di “segretario/tuttofare” affiancando mio padre nella sua funzione di Console. Nel 1991 sono stato nominato Console Onorario avendo conseguito l’Exequatur - una sorta di patente da parte del Ministero degli Affari Esteri - e, quindi, posso dire che sono 30 anni che rappresento la Francia, prima solo per la città di Bari e poi per tutta la Puglia.

Voglio precisare che questa attività è svolta a titolo assolutamente “grazioso”, il Console Onorario non percepisce alcun compenso per le sue funzioni, beneficia invece di alcuni importanti privilegi solo ed esclusivamente durante lo svolgimento degli impegni.

La funzione del Console Onorario é cambiata durante il corso degli anni grazie allo sviluppo dei rapporti inter paese legati alla nascita dell’Europa Unita (parlo ovviamente dei paesi legati a questo Organismo), in passato ci si occupava naturalmente dei problemi sia dei cittadini residenti che di quelli di passaggio, ma spesso eravamo chiamati a fornire assistenza per quanti, avendo lavorato all’estero, avevano problemi per il recupero dei loro diritti, in alcuni casi potevamo sostituire i Notai (per atti semplici). A questa attività si aggiungeva il compito di rappresentanza non solo nelle manifestazioni ufficiali, ma anche intesa nel favorire la cooperazione e lo scambio sia culturale che economico.

La mia funzione oggi é principalmente orientata verso queste due ultime aree, assistenza per i francesi in difficoltà e rappresentanza oltre che osservatorio.

Vorrei citare alcuni fra gli eventi di maggior rilievo dell’ultimo periodo: la creazione presso i miei uffici di una unità di crisi in stretta collaborazione con l’Ambasciata Francese a Roma e con il  Consolato Generale sempre di Roma per affrontare l’emergenza legata al naufragio del traghetto NORMAN ATLANTIC, ove vi erano passeggeri francesi, risolta poi brillantemente; la realizzazione di diversi stages con gli studenti del Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università di Bari, che ha permesso di realizzare un partenariato con la città di Nancy che condivide con Bari il culto di San Nicola e la realizzazione della mostra Monsieur Morricone di locandine di film francesi, le cui colonne sonore sono state realizzate dal grande Maestro, nell’ambito dell’edizione 2019 del Bif&st, a lui dedicato.

D.: A Bari, più che in ogni altro grande centro cittadino pugliese, le impronte della cultura francese appaiono generose, quasi, da tempo, esista una sorta di legame emotivo che preceda o affianchi quello di natura storica, dovuto, quest’ultimo, sopra tutto, alla parentesi del reame di Gioacchino Murat in epoca napoleonica. A Suo parere, quali sono le ragioni di una tale fertilità nella ricezione del carisma culturale francese particolarmente nel capoluogo della Puglia?

R.: Bari, storicamente rappresenta forse più di ogni altra città pugliese, la nostra regione. Facile quindi che, dall’estero, questa sia la prima area che susciti interesse dal punto di vista economico e poi culturale. Indissolubilmente legata alla figura di Murat, la nostra città non manca di onorare il Generale Francese anche nei piccoli gesti, quando, ad esempio, ne riconosce l’opera descrivendo il suo primo impianto architettonico moderno. Ai giorni nostri, io penso al lavoro svolto da figure quali il Prof. Giovanni Dotoli, già  Ufficiale della Legione d’Onore e Commendatore dell’Ordine delle Palme Accademiche di Francia, che, con il suo instancabile lavoro fatto di saggi, pubblicazioni, convegni mantiene vivo il legame tra la nostra regione e la Francia. Inoltre, voglio ricordare il Prof. Domenico Doria, Direttore dell’Alliance Française, anch’egli insignito della Legione d’Onore, prezioso “consigliere” ai tempi dei miei esordi, attivissimo nella promozione della cultura francese nella nostra città. Vi è infine un lavoro capillare svolto dalle nostre Università in collegamento ormai da anni con i migliori istituti francesi (Università di Nantes per citarne uno) nella diffusione e per l’interscambio culturale fra le nostre realtà, cosa già in atto negli anni ’80 grazie alle connessioni che la nostra Tecnopolis aveva sviluppato oltralpe.

D.: Insieme a quella del Murat, esiste, però, anche un altro genere di reminiscenza storica, probabilmente meno noto e, temporalmente, assai più risalente. Si tratta della memoria legata alla parentesi di dominio francese nel Regno di Napoli, inaugurato da Carlo I d’Angiò con la vittoria di Benevento sugli Svevi, nel 1266. E, anzitutto in Puglia, le tracce edificanti di questa presenza non mancano. Solo per fare un esempio, quello della Fiera di San Giorgio a Gravina in Puglia, già esistente all’epoca ma che ricevette il primo, più importante impulso ordinatore proprio dai feudatari francesi, dal conte Louis De Beaujeu ad uno dei suoi immediati successori, il conte Jean De Monfort. Ecco, considerando che una certa porzione della storia di Francia abbia coinvolto la Puglia fin da epoche assai remote, anche apportando un beneficio sul piano del suo progresso economico, quanto crede che il Tacco d’Italia possa rappresentare oggi un riferimento privilegiato per gli imprenditori d’Oltralpe? Esempi d’investimento nel recente passato, d’altronde, non mancano (basti pensare alla Sanofi, attiva nel settore farmaceutico e con una consolidata presenza a Brindisi), mentre, se vogliamo stare ai mesi attuali, la novità della Atos, azienda francese specializzata nel digitale, con un fatturato di dodici miliardi ad anno, determinata ad investire da noi con l’assunzione già in corso di varie decine di unità e una sede a Poggiofranco.

R.: Le testimonianze del passaggio francese nel nostro territorio si perdono forse nella notte dei tempi, ma restano, oserei dire, attuali e presenti se vogliamo considerare la presenza, in Terra Dauna e, più particolarmente, nei paesi di Faeto e Celle San Vito, della lingua Franco-Provenzale che sarebbe precorritrice della moderna lingua francese, ciò dovuto fra l’altro al passaggio dei pellegrini che attraversavano la Via Francigena.

Da anni, la mia missione é stata di favorire lo scambio commerciale fra realtà locali e d’oltralpe. Il principale ostacolo che ho riscontrato é l’assoluta similitudine fra ciò che noi proponiamo in termini di prodotto e quanto invece attiene alla produzione francese.

La Puglia eccelle nel settore agroalimentare in tutte le sue province, ha sviluppato tecnologie d’avanguardia nel settore della meccatronica e dell’artigianato “industriale” .

Vi sono importanti aziende quali la MASMEC, il Gruppo Natuzzi , i produttori di calzature o i fasonisti che collaborano con le più importanti Firme dell’alta moda non solo italiana. Infine, da qualche anno, la nostra regione é fortemente concentrata nello sviluppo del settore turistico grazie  al progresso delle infrastrutture ed alla riscoperta e valorizzazione del proprio territorio … in pratica, tutte caratteristiche simili a ciò che la Francia offre sul Mercato.

Per anni, le ragioni del campanilismo da entrambe le parti hanno reso difficoltoso il dialogo.

Le grandi realtà industriali quali Sanofi che è diventata da poco EUROAPI, (operante nello stesso settore e partecipata di Sanofi), le catene commerciali, la società ALTRAN, operante nel settore dei servizi per citare alcuni grossi nomi, non rientrano in questo pensiero. Mi riferisco piuttosto a piccole e medie imprese come un tempo la Bélier, che, grazie allo sviluppo dell’area industriale di Manfredonia, aveva aperto la sua produzione di componenti meccanici in alluminio, legati quasi esclusivamente alla BOSCH, che hanno creduto nelle capacità del nostro territorio investendo. La strada è ancora in salita ma recentemente ho visto che la tendenza é positiva, ricordo la presenza ormai quasi istituzionale della Camera di Commercio Italo Francese di Marsiglia alle varie Fiere Campionarie che si tengono in Puglia, così come gli innumerevoli contatti di BUSINESS FRANCE ITALIA in zona, tesi proprio a sviluppare il dialogo tra imprese.

D.: Di sicuro, Lei conoscerà l’attivismo delle imprese dell’Alta Murgia, con eccellenze di primo piano in diversi settori e varie peculiarità che rappresentano un orgoglio che non ha bisogno di pubblicità per farsi largo sul mercato nazionale. Uno su tutti il Pane di Altamura, una prelibatezza alimentare che, da decenni, è un vettore commerciale di successo riconosciuto anche tra i più alti livelli istituzionali. Ritiene che pure questa porzione di Puglia possa rappresentare un centro attrattivo d’interesse per capitali o aziende d’Oltralpe?

R.: Come ho già avuto modo di dire, le basi per lo sviluppo degli scambi commerciali ci sono e, direi, ci sono da tempo. La Puglia detiene poi un primato nei confronti della Francia, poiché la Bilancia Commerciale pende a suo favore con quasi 200 milioni di euro in esportazioni (dati pre- covid). Io credo che la chiave stia nel favorire il contatto fra produttori di “semilavorati” dello stesso prodotto finale di entrambi i Paesi, affinché insieme possano, manifestando il meglio delle proprie tecnologie, portare sul mercato un prodotto di assoluta eccellenza.

D.: L’anno andato ha coinciso con il trentesimo di attività del Consolato Onorario di Francia a Bari e con il cinquantesimo del Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise.  Un evento, quest’ultimo, suggellato dalla redazione di un volume che ne pulsa la storia, a firma di Pierluigi Rossi, Console Onorario del Portogallo, ma pure con la realizzazione di un logo che richiama un simbolismo pregno di tradizione. Perché è così importante chiamare in causa il lavoro del passato tra l’attualità delle attività consolari? Quanto contribuisce alla qualità di queste la memoria di nomi, azioni ed eventi appartenenti a periodi risalenti?

R.: Victor Hugo ha scritto: “ l’avenir est une porte, le passé en est la clé ”, ciò che è stato nel passato serve a comprendere meglio e quindi migliorare nel proprio operato futuro. Trovo encomiabile il lavoro del collega Pierluigi Rossi, senza il quale, probabilmente, si sarebbero perdute le tracce di un’Istituzione il cui valore é inestimabile. Il Console Onorario svolge la propria attività gratuitamente, pone le basi in termini di rapporti con le istituzioni locali, affinché chi vuol fare impresa dall’estero trovi il terreno più fertile possibile - è di pochi giorni or sono la notizia che il Messico attraverso la visita del proprio Ambasciatore, qui in Puglia, accompagnato dal collega Francesco Maldarizzi Console Onorario del paese sudamericano, sia pronto (con operatori del settore) ad investire nel settore turistico qui da noi - ed infine é colui che, per primo, accorre in soccorso di chi subisce una disavventura in territorio straniero senza conoscere la lingua, prodigandosi affinché tutto passi per il meglio. Io stesso, non più tardi di due settimane fa, ho portato assistenza ad una giovane cittadina francese, in Puglia per uno stage in provincia di Foggia, che aveva subito grave un tentativo di violenza e, poi, qualche giorno più tardi, posso dire di aver concelebrato il matrimonio civile di una giovane coppia francese presso il comune di Polignano.

Se, poi, la vogliamo raccontare tutta… il logo per il 50enario del CC… l’ho realizzato io!!!

D.: Non è inusuale che cittadini francesi trovino in Puglia anche motivazioni personali per restarci e condurvi felicemente la propria esistenza. Situazioni del genere sono tutt’altro che rare, e, in alcuni casi, capaci di lasciare tracce che, per dignità, si fanno riconoscere a distanza di molto tempo. Un esempio è offerto dalla storia dei Milella Cartroux, un cognome che si spiega con l’evento del matrimonio di Josephine Cartroux, figlia dell’imprenditore nizzardo Prosper, con il benestante Luigi Milella, avvenuto intorno alla metà del XIX secolo. Oggi, il bel palazzo barese dei loro eredi ospita la sede dell’Alliance Francaise. Un altro esempio è quello della Famiglia Gorjux, di cui si ricorda ancora oggi Raffaele, figlio di un militare originario della Savoia e al quale si deve la fondazione de facto della “Gazzetta del Mezzogiorno” durante il Ventennio. Accanto a queste due storie, ce ne sono molte altre di privati meno noti che hanno intrecciato la propria esistenza con quella della terra pugliese, divenuta una patria d’adozione a tutti gli effetti ….

R.: Bisognerebbe citare a questo punto anche Pierre Ravanas (che dà il nome ad una delle vie cittadine) il quale, francese di Aix En Provence, è colui che ha introdotto nel XIX secolo le innovative tecniche di raccolta e molitura delle olive in Puglia in uso ancora oggi, installatosi poi definitivamente a Bitonto.

La Famiglia Gorjux… vi è un legame stretto tra la mia famiglia e la Famiglia Gorjux, con cui, per anni, abbiamo intrecciato intensi rapporti di lavoro condividendo l’attività della Gazzetta.

Mi permetto di suggerire la lettura del libro VIAGGIATORI FRANCESI IN PUGLIA NELL’OTTOCENTO del Prof. Dotoli, evitando così di dilungarmi e rischiare di far trasparire la mia ignoranza.

Potrei aggiungere, riferendomi al presente, che, dagli ultimi dati, i viaggiatori stranieri che soggiornano in Puglia sono poco più di un milione all’anno e, fra questi, circa l’11% è di nazionalità francese, sovvertendo tutte le statistiche passate, oltrepassando in numero gli inglesi ed i tedeschi che, fino a poco tempo fa, detenevano il primato.

La Puglia é ormai meta privilegiata per i francesi, tutto ciò nel solco di quanto dicevo poc’anzi riferendomi all’economia.

D.: Con la riconferma di Emmanuel Macron all’Eliseo, il Governo francese ha assicurato continuità alla sua linea sul tema Europa e, per le questioni recenti di maggior grido, anche su quello del conflitto russo-ucraino. Fin dal 24 Febbraio scorso, giorno che segna l’inizio dell’aggressione russa allo Stato di Kiev, da Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Macron ha portato avanti una posizione di ferma condanna nei confronti delle decisioni del Cremlino, senza dimenticare di conservare, però, una puntuale lucidità nella lettura degli eventi, anche al punto da smarcarsi da certi toni dell’alleato maggiore, quegli Stati Uniti d’America che fanno da perno fondamentale dell’Alleanza atlantica. “A questo atto di guerra” - aveva dichiarato - “risponderemo senza debolezza, con sangue freddo, determinazione e unità”, però senz’esitare nel correggere, successivamente, l’accusa di genocidio lanciata dal Presidente statunitense Joe Biden, a fronte di quelli che, ad oggi, possono essere realisticamente fatti rientrare nella categoria dei crimini di guerra. Ancora: dopo il discorso di Putin il 9 di Maggio, Macron ha richiamato gli Alleati a non “umiliare” Putin, pur serbando intatta la condanna dell’aggressione all’Ucraina.

A Suo parere, quanto può essere rilevante l’azione della Presidenza francese sul piano dei negoziati, considerando lo stallo di cui questi soffrono da diverse settimane e l’ambizione a vincere egualmente nutrita dai contendenti?

R.: Preferirei evitare di parlare di questioni politiche, fermo restando le mie convinzioni assolutamente contrarie all’uso della forza. Preferisco ricordare, invece, la firma dell’importante Trattato del Quirinale (dicembre 2021) che ha avvicinato ulteriormente i nostri due Paesi, offrendo preziosi spunti per lo sviluppo economico e culturale da cui la nostra regione potrà trarre grandi benefici.

Santa Fizzarotti Selvaggi (intervista): "Vi racconto la storia del Palazzo Fizzarotti, scrigno di conoscenza e della mia famiglia"

REDAZIONE - Lei scrive spesso sul nostro Giornale e sempre più notiamo che si parla di palazzo Fizzarotti e del suo splendore. Quale la Sua parentela con Emanuele Fizzarotti?

Mio nonno paterno di nome Raffaele ed Emanuele erano fratelli e mio padre è stato colui che ha curato e custodito le tradizioni familiari e ha tenuto fede agli esempi ricevuti in tutta la sua vita e in modo particolare come Amministratore pubblico. Ha conservato documenti e testimonianze. Non a caso ebbe a precisare in una lettera di chiarimento inviata al Direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno” il 7 febbraio del 1995: “Essendo rimasto l’unico nipote diretto di Emanuele Fizzarotti, desidero precisare che i miei cugini Alfonso e Vittorio furono costretti a cedere il palazzo, che ancora oggi è designato con il nome della nostra famiglia, per far fronte ai vari impegni derivanti dalla chiusura delle tre sedi della Banca. Esempio della serietà e del senso dell’onore di uomini di altri tempi”.

(Emanuele Fizzarotti)

Lei ha scritto su Suo zio Emanuele e il Palazzo che in fondo rappresenta gran parte della famiglia?

Certo: ho scritto sia pagine di divulgazione che articoli gentilmente ospitati da “La Gazzetta del Mezzogiorno“, oltre a un libro dedicato a mio padre (L’uomo delle mani magiche, Grafischena, 1999) e poi rieditato nel 2020, in occasione dei 25 anni dalla dipartita di mio padre, ovviamente aggiornato con il titolo “Mio padre. Angelo Fizzarotti, La passione per la politica e la musica” per i tipi di Schena,in cui sono pubblicate notizie certe e veritiere sia circa Emanuele Fizzarotti che intorno al Palazzo Fizzarotti che ben rappresenta il sentire della famiglia compreso quello di mio padre e mio. Ma anche nel libro pubblicato da Levante Editori dal titolo “ La mia anima“ (2016) ribadisco quanto sempre affermato perché ascoltato e vissuto in prima persona e letto nei documenti in mio possesso.

(Aldo Moro e Angelo Fizzarotti, amici da sempre, nel giorno della fondazione della Fuci a Bari)

Altri hanno scritto di Suo zio e della sua famiglia paterna ?

Si. Sono state elaborate due tesi di laurea di cui una del giovane Antonio Desiati. Il dott. Desiati si è avvalso sia di quanto da me scrupolosamente custodito che di una seria ricerca d'archivio. E’ stata anche analizzata la storia della Banca Fizzarotti quale modello d’avanguarde in altro lavoro universitario

(Angelo Fizzarotti e Carmelina in viaggio di nozze a Roma in compagnia di Zia Mattia, vedova di Emanuele Fizzarotti e della Contessa Mazzitelli e del consorte)
Perché i suoi antenati vollero edificare questa dimora in uno stile gotico veneziano e così sfarzosa?

I motivi sono tanti ma quelli che mi sembrano degni di nota sono i seguenti. Erano amici del re Nicola del Montenegro e poi di conseguenza ebbero rapporti con casa Savoia. Il nome dell’architetto Corradini deriva da queste frequentazioni e devo chiarire subito che la regina Elena in occasione dell’abiura non fu ospite a palazzo Fizzarotti ma, da quanto ascoltato in famiglia, in ben altre occasioni. Purtroppo forse durante una delle mie rare visite guidate i presenti avranno frainteso non essendo forse io stata esaustiva.
Uno dei figli di Emanuele sposò la contessa Adelina Mazzitelli, figli a di un generale di Corpo d’armata di Sua Maestà. Mio padre e mia madre in viaggio di nozze furono ospiti suoi e a casa di Adelina viveva anche la vedova di Emanuele, zia Mattia. E’ stato mio padre a curare poi la vendita della tomba di famiglia che fu acquistata dalla famiglia Resta. Io sono stata testimone di tutto ciò.
Il Corradini con il Bernich interpretò pienamente il pensiero e la stessa storia familiare in interazione con la storia della nostra terra e del Mediterraneo.
Emanuele Fizzarotti era davvero una persona geniale che amava la Puglia ed entrambe le città di Bari e di Lecce. La prima di adozione e la seconda di nascita. Questa la ragione dei due tondi sulla facciata insieme ad altri due tondi di cui il primo “Inter flammas vivit“ fa riferimento allo Spirito immortale dell’amore e il secondo assunto a stemma familiare (dispiace vederlo dovunque senza molto senso: certo fa parte della architettura ma non altro...) dice esattamente “Quamquam fractae vulnerant”. Si tratta di un monito molto serio. Le azioni dell‘essere umano, anche dopo la inevitabile morte, continuano a ferire: dunque un invito a comportamenti etici in ogni momento della esistenza.
Ma ancora mi preme precisare che il fratello della madre di Emanuele e dei suoi fratelli compreso mio nonno Raffaele, mi riferisco alla mia diretta bisnonna Consiglia Corallo era il noto, a Lecce, Mons Luigi Corallo ritenuto sempre un benefattore dell’umanità sofferente.
Come vede le fole che talora si raccontano sono senza fondamento alcuno. Ricordo che mia madre, pur in tarda età ma lucidissima, fu costretta a redarguire per iscritto alcuni che raccontavano la storia in modo assolutamente distorto.

(Palazzo Fizzarotti agli albori)

Tante cose si scrivono su questo meraviglioso palazzo con riferimenti a esoterismo e altro. Che cosa mi può dire?

Leggo, ahimè, tutto questo e non posso che dolermi nel vedere come si possa non comprendere il desiderio di conoscenza che sempre ha animato Emanuele come anche mio padre e me, e certamente altri familiari, confondendo i discorsi che divengono fuorvianti.
Ma guardiamo da vicino le cose: innanzitutto è d’uopo chiarire che il termine esoterismo non sta ad indicare nulla di occulto o altro se non proprio la ricerca di tutto ciò che di universale si cela nei simboli e metafore della nostra vita di esseri umani. C. Jung in questo è stato maestro. E’ evidente che il numero tre che ricorre nel Palazzo (in tre parti diviso l’ingresso, tre sono i piani d'abitazione, tre le sale di rappresentanza intercomunicanti, e così via, e’ associabile alla perfezione divina secondo la nostra cultura. Le parole di Virgilio incise nella Sala delle Arti e dei Mestieri invitano all’amore che vince ogni cosa (Amor vincit omnia); i riferimenti alla Divina Commedia di Padre Dante (non dimentichiamo che ancora si ricorda in quest’anno Dante) stanno a significare come l’essere umano per poter rivedere le stelle deve entrare dentro il suo intimo inferno e purificarsi. Una sorta di catarsi.
Dispiace davvero che si parli di questa meravigliosa opera architettonica come tempio di altre ottiche della vita. Certo capisco che in questa epoca tutto fa gioco ma solo l'affermazione della verità delle cose fa bene a tutti.
A volte devo dire con franchezza che mi amareggia tutto ciò. Lo zio Emanuele con tutta la famiglia (sorelle e fratelli) era cattolico liberale. Non a caso nella Chiesa di San Giuseppe vi è nella navata laterale destra una rappresentazione della Vergine con il Bambino e in preghiera il nucleo famigliare dello zio e sullo sfondo il palazzo di famiglia.

(Palazzo Fizzarotti)

Chi erano gli artisti che hanno partecipato a decorare le sale?

Molti artisti. Fu anche istituito un Circolo per gli Artisti: Rega, Favia e spesso ho udito in famiglia il nome di Prayer ma anche di Montrone, il pittore delle candele. Le maestranze giunsero da Ravenna ma anche del Montenegro.

(Documento d'epoca)
Perché lo stile gotico veneziano?

E’ una famiglia proveniente dalla Spagna con tutte le memorie moresche che evidentemente affiorano nella architettura, ma il legame di Bari con Venezia e’ stato enfatizzato dal Corradini tant’è che rappresenta in una tela da lui dipinta la liberazione di Bari dai Saraceni da parte del Doge Orseolo II. Una pittura decorativa che non intende assurgere ad opera d'arte e che trovasi nella sala centrale che era la sala delle danze, delle feste. Nella stessa sala vi è un altro dipinto dello stesso Corradini che raffigura il Corteo nuziale di Federico II e la giovanissima sposa Jolanda di Brienne, figlia del re di Gerusalemme. Ma non è tutto: lo zio Emanuele accettò e firmò la nomina di Agente generale per tutto il Mezzogiorno della Standard Oil Company durante un incontro presso l’Hotel Danieli a Venezia. Secondo i racconti di mio padre pare che fosse diventato una persona di fiducia Rockfeller.

(Il sigillo di famiglia di proprietà di Santa Fizzarotti Selvaggi)

E i simboli che ci sono che cosa significano in realtà?

Sono i simboli universali dell’umanità. Null'altro. Il Mercurio che viene rappresentato sul pavimento dell'ingresso del primo piano ha una doppia valenza: l’astuzia e l’intelligenza ma anche il monito degli inganni che spesso si celano nel mondo economico e commerciale. Questo simbolo e’ stato frainteso e interpretato diversamente da alcuni. Nella Sala Rococò, la sala delle rose, per esempio dove il pavimento riproduce uno simile che è’ nella reggia di Versailles non sono mai stati consumati "amori platonici o altro", come a volte mi è parso di udire sperando di aver compreso male: era semplicemente un omaggio alla Francia con la quale Emanuele aveva rapporti di lavoro al punto che fu insignito della alta onorificenza della Legion d’onore. In quel salotto le zie, che in gran parte ho conosciuto come da documentazione personale fotografica, ricevevano le visite delle signore della città. Esiste un articolo emblematico di un tè organizzato a casa Fizzarotti. Non è casuale che il ricevimento in occasione della inaugurazione della Università ebbe luogo in quelle sale con la presenza del prof.Nicola Pende, il noto endocrinologo. Chi si era battuto, insieme ad altri, per ottenere l’Università a Bari fu proprio Emanuele. Della sala del Caminetto poi che dire? Nessun luogo da riunione segreta ma luogo di programmi e proposte, dibattiti e studi per la Città che guardava ad Oriente, cioè a Levante e non altro. Il pavimento in legno riproduce una ipotesi della storia della vita.

(La lettera citata nell'intervista)

Lei è a conoscenza di una Fondazione che porta il suo nome?

Ho appreso dell'esistenza di tale Fondazione casualmente. Avevo udito superficialmente di una idea di fondare qualcosa, forse una associazione ma certo non di una Fondazione che portasse il cognome di zio Emanuele e anche il mio. Personalmente non ho mai dato alcun consenso né scritto né orale. D'altra parte come avrei potuto? Io lavoro in ambito anche artistico e culturale e mai avrei confuso con altri il mio lavoro creando possibili equivoci vari. Certo il tutto significa un riconoscere la valenza della famiglia, ma l’uso del cognome non associato per esempio al Palazzo mi lascia pensierosa. Mi riservo di verificare ogni presupposto che riguardi l‘uso del cognome. E ovviamente chiarisco anche in questa sede che prendo le distanze da tale “Fondazione“ che nulla ha a che vedere con me.

Solo Lei sente di verificare tutto questo?

Io sento di farlo perché e’stato proprio mio padre a seguire tutte le vicende delle zie e io custode di documenti e storia oltre che essere come già detto conosciuta da anni proprio in ambienti artisti e culturali.

CONTACTS: 

Intervista al Mago Cripton (LIVE)

 


Intervista in diretta streaming a Nicola Maurantonio, in arte il Mago Cripton, dal titolo 'Una vita da mago. Magia e giochi di prestigio'. Conduce il giornalista Alessandro Nardelli, modera il direttore del Giornale di Puglia Vito Ferri.

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Nicola Losapio sul set della fiction Rai su Letizia Battaglia


BARI - «È difficile staccarsi da un ruolo così intenso…», dice Nicola Losapio, guardando se stesso, sul piccolo schermo, mentre piange la morte di Boris Giuliano sul set di Solo per passione, la fiction Rai sulla vita della fotografa Letizia Battaglia, interpretata da Isabella Ragonese, andata in onda su Rai1 il 22 e il 23 maggio e ora disponibile in streaming su RaiPlay.

La fiction, ideata e diretta da Roberto Andò, racconta la straordinaria vita di Letizia Battaglia, scomparsa lo scorso aprile, che attraverso le sue fotografie ha raccontato con poesia e altrettanta crudezza le guerre di mafia che hanno sconvolto Palermo fra gli anni ’70 e ’80, mostrando ai contemporanei e ai posteri le tragiche morti di cittadini, magistrati e poliziotti vittime di quel tragico periodo. Fra questi c’era Boris Giuliano, qui interpretato da Sergio Vespertino, eroico investigatore della squadra mobile di Palermo assassinato nel 1979.

«In questa fiction interpreto lo stretto collaboratore di Boris Giuliano.» dice Nicola Losapio. «Guardando la fiction in tv mi sento orgoglioso di aver interpretato questo ruolo così umano, e allo stesso tempo mi commuovo ripensando ai giorni delle riprese, ai momenti trascorsi su quei set, ben ricostruiti negli ambienti e nelle atmosfere dal regista Roberto Andò.»

Parlaci del tuo personaggio. «Il mio personaggio doveva gestire una vasta gamma di emozioni, dalla gioia al dolore estremo, in un contesto storico che pesava e che abbiamo sentito molto sulla scena. Questo ha aiutato me e i miei colleghi ad immedesimarci nei nostri ruoli con grande realismo, e a creare quel senso di squadra che dovevamo trasmettere sullo schermo.»

Cosa rappresenta Letizia Battaglia? «Una grande donna, un’artista che utilizzava la fotografia come strumento di comunicazione e sensibilizzazione sociale. Il suo lavoro ha aperto gli occhi su quell’oscuro periodo che investì Palermo, un importante documento storico e un monito per il futuro.»

Cosa ti ha lasciato questa fiction? «“Solo per passione” mi ha fatto vivere e approfondire le figure di Letizia Battaglia, di Boris Giuliano e di tutti quegli eroi che si sono sacrificati per la giustizia e per proteggere il nostro Paese. Storie e personaggi che non possono essere dimenticati e che grazie a queste produzioni rivivono con limpidezza nei cuori e negli occhi degli spettatori.»

Il Mago, un inno alla vita e alle emozioni nel nuovo singolo 'Le Fate'

BARI - In tutti gli store digitali è disponibile Le Fate, il nuovo singolo del cantautore barese Giuseppe Lassandro - in arte Il Mago - distribuito da Ada Music (partner di Warner Music Italia), dopo la pubblicazione del precedente brano 'Temporali'. 

Le Fate è una ballad  tra pop e cantautorato, che racconta di una ragazza alla quale la vita non sorride da un po’ e ciò la porta a buttare via il suo tempo ad abbattersi ogni giorno - spiega alla Gazzetta - Il ritornello è un invito a prendere in mano la propria vita e il tempo che abbiamo senza più aspettare, perché per tutti domani può essere il primo giorno d’estate. 

Una poesia che ci accompagnerà per l'estate, un inno alla vita e a vivere le proprie emozioni. 

Perché la scelta di non pubblicare un tormentone in linea con l’estate?  

Non mi piace fare musica in base alle stagioni, ma più in base al mio mood, alle esperienze che quotidianamente vivo.

Cosa ci puoi anticipare del nuovo album? 

Sarà un album ricco di testi profondi che spazieranno dall’ introspettivo all’amore. Racconterò il me di oggi, sperando che chi ascolta possa immedesimarsi nelle stesse sensazioni.

Come sarà la tua estate? 

Ho appena adottato due gattini, quindi dedicherò parte del mio tempo a loro, ma sicuramente  scriverò, più che posso, canzoni nuove.

Intervista alla presidente di Agisitalia Rossana Rodà (LIVE)


Intervista in diretta streaming alla diplomatica e presidente AGISITALIA dott.ssa Rossana Rodà dal titolo 'L'importanza della cooperazione internazionale in assenza di pace', un argomento quantomai attuale in una fase storica caratterizzata dalla guerra russo-ucraina.. Conduce il giornalista Alessandro Nardelli, modera il direttore del Giornale di Puglia Vito Ferri.

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Nugnes & Stella McCartney: il talk sulla sostenibilità della moda con Eva Geraldine Fontanelli

TRANI (BT) - Evento di Nugnes di venerdì 20 maggio 2022, alle ore 18,00, presso la Sala delle danze di Palazzo Pugliese, in corso Vittorio Emanuele 189 a Trani (BT), TALK "The Future of Sustainability" sul Futuro della sostenibilità nel mondo della moda con Eva Geraldine Fontanelli.

L’eco-imprenditrice milanese, già collaboratrice con le Nazioni unite per progetti sulla sostenibilità, interprete e portavoce della filosofia del brand di Stella McCartney, pioniera paladina della moda etica, di cui condivide sensibilità, valori e stile, ha dialogato con gli ospiti, ponendo l’accento sulla sostenibilità che non rinuncia all’estetica, e sulla ricerca e studio di nuove frontiere nel mondo della moda, come una pelle vegana ottenuta dalla lavorazione del micelio dei funghi. Per celebrare la collezione Stella McCartney Summer 2022 Eva Geraldine Fontanelli ha esplorato le qualità di questi organismi e il loro potenziale illimitato. 
Nel video potrete apprezzare qualche ripresa dell' evento e l'intervista con Beppe Nugnes, uno dei più autorevoli imprenditori del fashion del territorio e oggi, per la sua storica boutique dalle grandi firme, può vantare una “casa” altrettanto iconica e prestigiosa. 

Com'è nato il Brand Nugnes Beppe? 

"Il brand Nugnes nasce da una lunga storia sartoriale. Nel 1929 nonno aprì la prima bottega che poi col tempo si è evoluta grazie al supporto di mio papà e di mio zio. Nel ‘64 vi fu il primo grande passo con l’approdo a Palazzo Pugliese: un locale piccolo rispetto a quello attuale, ma con una boutique che affiancava la sartoria. Io sono entrato in azienda nel 1983 e nel 1989 abbiamo invece iniziato ad occuparci anche di abbigliamento donna. Nel ‘99 abbiamo rilevato un’altra area di Palazzo Pugliese sino ad arrivare ad oggi, dove il Palazzo è diventato interamente nostro, portando a compimento un nostro sogno. Uno spazio del quale sono sempre stato innamorato, sin da bambino. Io sono nato in questa strada e ho vissuto sempre queste stanze e questi luoghi dove oggi operiamo. Abbiamo dato seguito alla nostra storia", sottolinea Beppe Nugnes.
(ph Paola Pansini)
Dalle ore 19.00, poi, il Mushroom cocktail party ha animato la Sala delle danze e le terrazze di Palazzo Pugliese, allestite con i visual di Stella McCartney. Mentre i ritmi della serata sono stati scanditi dalla music designer Miss Pia, gli ospiti invece sono stati deliziati dalle proposte veggy di food & beverage, a cura di Alegra hospitality group, in cui verrà esaltata l’anima mediterranea e vegetale della Puglia. A seguire anche l'intervista con Marinella De Pinto, collaboratrice di Beppe Nugnes, che ci ha raccontato altre info sull'evento. (videointervista a cura di Edoardo Giacovazzo)

Smart driver e sicurezza: intervista al Prof. Andrea Bosco

EDOARDO GIACOVAZZO - Venerdì 6 maggio 2022, in occasione della Giornata Europea per la sicurezza stradale, si è tenuta presso il Dipartimento FOR.PSI.COM dell'Università di Bari una Giornata di studio dal titolo "La ricerca e le buone pratiche per la promozione della sicurezza stradale nel panorama nazionale". 

Hanno partecipato accademici e ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano), Padova, Bari, e Sapienza (Roma) illustrando contributi scientifici sulle buone pratiche per la valutazione ed il potenziamento delle abilità di guida. 

L'evento rientrava nelle attività di ricerca e divulgazione del progetto di ricerca Apulia Smart Drivers, finanziato dalla regione puglia (resp. sci. Prof. Andrea Bosco). Tra gli argomenti trattati l'addestramento alla guida difensiva, il potenziamento dell'attenzione alla guida, gli aspetti medico legali della valutazione dell'idoneità alla guida e il racconto di interventi sulla promozione della sicurezza stradale. 

Il Prof. Bosco, Prof. Ordinario di Psicometria, assieme al gruppo di ricerca (Luigi Tinella, Antonella Lopez, Giuseppina Spano) ed ai referenti del progetto (Proff. ALessandro Caffò e Ignazio Grattagliano), svolgono attività di ricerca nell'ambito della sicurezza stradale.

Simone Lemmo e 'Quella dannata felicità', il suo nuovo romanzo:' 'Non abbiate paura di essere voi stessi''

S'intitola 'Quella dannata felicità, edito da Algra Editore, il primo romanzo di Simone Lemmo che, dopo la poesia, si misura con la prosa.

Il romanzo racconta la storia di Tommaso, uno studente universitario che non ha mai avuto una relazione, ed è alla continua ricerca della felicità. La sua vita, però, cambia all’improvviso durante una notte in spiaggia trascorsa con alcuni amici. 

Chi è l'autore: Simone Lemmo si è diplomato al liceo classico “Mario Cutelli” e oggi studia Lettere Moderne all’Università degli studi di Catania. Nel 2016 ha fondato Radio Cutelli, la realtà che lo ha fatto avvicinare al mondo della radio. È speaker di Radio Zammù e, attualmente, in onda su Radio Amore con la trasmissione “Buongiorno con Amore”. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta poetica Cammino su di me (Prova d’autore). 

'Quella dannata felicità ' è​ il tuo primo romanzo. Che emozioni stai provando?​

Le emozioni sono indescrivibili. Sto vivendo un periodo particolarmente bello, sereno e ricco di incontri. Questo libro mi sta riempiendo di soddisfazioni e io sarò grato sempre. È nato per caso, probabilmente in un momento in cui sentivo il bisogno e la necessità di mettere nero su bianco determinati pensieri e parole. Custodirò dentro di me ogni sfumatura e ogni emozione legata a questa avventura. È un nuovo punto di arrivo ma, come sempre nella vita, un nuovo punto di partenza.

Raccontaci di Tommaso, il protagonista del romanzo. Cosa cambia nella sua vita?​

Tommaso è un studente universitario che nella vita non ha ricevuto regali da niente e nessuno. È spesso stato vittima di bullismo, emarginazione, e ha trovato nei libri il suo grande rifugio. Cresce in fretta, un po' costretto dalle circostante della vita. Fa i conti con sé stesso, con la sua interiorità e la sua identità. La sua vita cambia, come quella di tutti gli altri personaggi, durante la notte di San Lorenzo. Capisce cosa significa vivere rapporti che si incrinano, scopre il dolore di una perdita, da un nuovo valore all'amore, anche a quello che pensa essere il più distante possibile dalla sua immagine. Tutti nella storia sono soggetti ad una crisi, ad un cambiamento che li porta a lottare per cercare di conquistare "Quella Dannata Felicità".

Qual è il messaggio chiave di questo racconto?​

Ho imparato a mie spese che la vita non è fatta di cose solo bianche o nere: esistono infinite sfumature. Dobbiamo imparare a fare pace con i nostri dolori, a convivere con la sofferenza e a capire che i treni passano una volta sola. Con questa storia spero che ognuno possa davvero imparare a credere in se stesso, ad avere il coraggio di amarsi e accettarsi, guardarsi allo specchio la mattina e riconoscersi. Non dobbiamo avere paura di essere noi stessi: è il più grande gesto d'amore che si possa compiere.

 Tu​ e la scrittura: come scocca la scintilla?

La scintilla scocca per caso. Io da piccolino non ero un amante della scrittura e non ero nemmeno un accanito lettore. Poi tutto è cambiato! La mia vita è stata segnata da incontri importanti. Alle scuole elementari e  medie ho avuto la fortuna di avere due insegnanti di lettere che mi hanno trasformato, mi hanno trasmesso il loro amore per questa disciplina. Per gioco, e per costrizione, ho cominciato a leggere e scrivere tanto. Oggi scrivo in qualsiasi momento della giornata e non so più dove mettere i libri (ho terminato lo spazio!).

Studente, scrittore e speaker radiofonico. Come nasce la tua passione per la radio?​

La radio arriva nella mia vita come un fulmine a ciel sereno. Ho cominciato dal teatro, un mondo che mi ha sempre affascinato. Ho studiato in una scuola di recitazione per ben 13 anni, fino a quando non ho capito che il mio desiderio era un altro. Ho scoperto il grande amore per la televisione e il mondo della conduzione. Ho studiato e ho cominciato a realizzare alcuni programmi per le TV regionali. All'improvviso, in un pomeriggio d'estate, parlo con un'amica e le dico "Creiamo una radio del liceo?". È andata proprio così! Ho messo su "Radio Cutelli" e poi ho cominciato a fare la radio in maniera sempre più professionale. Oggi è il mio lavoro e la alterno alla conduzione televisiva.

In cosa consiste il tuo programma 'Buongiorno con amore'?​

"Buongiorno Con Amore" è l'ultima mia creatura. È una trasmissione prodotta da PrimaMusica Multimedia Project e in onda in Sicilia e Calabria sulle frequenze di Radio Amore. Ogni mattina dalle 9.30 alle 12.00 si alternano tantissimi momenti. La prerogativa di questa mia creatura è parlare a tutti, almeno tentare di farlo. La trasmissione vuole essere transgenerazionale, per le "famiglie" come ha detto qualcuno.

Ogni giorno ci sono circa quattro ospiti, noti e non, che appartengo a mondi diversi: cinema, cultura, musica, giornalismo, sport, scrittura, ecc. Ad oggi abbiamo superato le 150 puntate e i 600 ospiti. Ho avuto il privilegio di incontrare tutti i protagonisti del Festival di Sanremo, abbiamo informato sulla pandemia grazie ad illustri medici ed esperti, abbiamo fatto chiarezza sui drammi politici e bellici in Ucraina grazia ad illustri inviati sul territorio, abbiamo celebrato le carriere dei grandi del nostro paese negli ambiti più diversi, incontrando così quanti hanno contribuito a rendere bella la nostra storia da ogni punto di vista. Tutti mi hanno lasciato qualcosa , mi hanno offerto nuovi punti di vista della vita e delle cose. Cerco sempre di fare emergere le persone e non raccontare solo i personaggi. Come amo ripetere quotidianamente: c'è sempre qualcosa che ci riguarda nella vita degli altri. Gli altri siamo noi.

Il fotografo Michele Bavassano ci porta nel suo mondo, attraverso la bellezza della natura

Foto concesse dal fotografo Michele Bavassano per la pubblicazione dell'intervista che ha rilasciato al nostro quotidiano. 

Sin da bambino si appassiona di fotografia e decide così, di intraprendere il suo cammino in questo meraviglioso mondo, innamorandosi della natura e di tutto ciò che la circonda. Michele Bavassano è tra i fotografi più apprezzati e seguiti sui social: da diversi anni contempla la natura attraverso la sua macchina fotografica cercando di condividere le sue emozioni. Ecco cosa ci ha raccontato. 

Cosa rappresentano le tue fotografie? 

Sin dai primi scatti ho cercato di rappresentare la natura in modo diverso da come si era abituati a vederla. C’è sempre stata una ricerca del lato documentaristico nella fotografia di animali. Lo scopo è sempre stato quello di documentare e raramente di interpretare, creare. Quello che cerco di rappresentare con le mie foto è il lato artistico della natura, degli animali. Cercare di cogliere l’espressività di un animale, i colori, la bellezza. 

Come la definiresti? 

Ho sempre definito la mia fotografia una continua ricerca dell’arte all’interno della natura. Un obiettivo forse non troppo difficile vista l’incredibile varietà e bellezza che essa ci offre ogni giorno, ma per me è sempre stato importante inserire qualcosa di mio in ogni foto, qualcosa che lasciasse un emozione non esclusivamente legata alla bellezza dell’animale ma principalmente a ciò che l’animale comunica attraverso il suo sguardo.

Dalla Bbc a Discovery, hanno scoperto e apprezzato il tuo talento. Sei soddisfatto? 

Sono partito a 17/18 anni da autodidatta cercando di fotografare la natura vicino casa mia. Essere arrivato a poter vedere le mie fotografie su testate di questo livello è ovviamente gratificante e mi dà molta energia, alimentando la mia passione. Credo che questo sia frutto del lavoro sodo, sono tappe importanti ma non sono queste a determinare la bravura o la professionalità di un fotografo naturalista. Per vivere in questo mondo bisogno amare la natura e non strumentalizzarla in funzione di questi traguardi. Vivo ogni giorno della mia vita sul campo e sono soddisfatto di condividere i miei scatti con chiunque voglia farlo. La natura ogni giorno è più in difficoltà e, sensibilizzare facendo osservare lo splendido pianeta che ci ospita, è l’unica salvezza per far innamorare quanta più gente della bellezza che abbiamo tutti noi sotto il nostro naso. 

Quali sono le tue ambizioni?  

Non ho ambizioni particolari, vorrei trascorrere tutta la mia vita in viaggio ed esplorare quanta più natura possibile. Vorrei che questo periodo della mia vita continuasse a lungo e per farlo è importante lavorare sodo e non mollare.  Però, se posso, devo dire che a questa stessa domanda, fino a qualche anno fa avrei risposto diversamente. Quando ho iniziato a scattare non avrei mai nemmeno potuto ambire o sognare di ritrovarmi dove sono ora. Sono estremamente felice di quello che ho costruito in questi anni e mai avrei pensato di farcela. Continuerò a lavorare, viaggiare alla ricerca del momento perfetto, vedremo poi il destino dove mi porterà.

Ti piacerebbe realizzare una mostra fotografica?

Ho già tenuto alcune mostre fotografiche, al momento non ho nulla in cantiere, sicuramente mi piacerebbe esporre in qualche realtà di spessore. Credo sia importante portare le immagini fuori dallo schermo di un cellulare o di un computer. Le emozioni di un’immagine vengono trasmesse meglio attraverso la carta. Terminato questo lungo periodo della pandemia sicuramente valuterò le occasioni che mi si presenteranno per realizzare delle esposizioni dei miei lavori. Ho tante fotografie inedite che attendono di essere guardate.

https://michelebavassano.com/

Sospeso fra Novecento e XXI secolo, Cosimo Russo poeta


FRANCESCO GRECO
- Non è facile dirsi poeti oggi, in un mondo indecifrabile come una Torre di Babele 2.0, abitato da “cigni neri”, sospeso sul burrone del the end, in cui la socialità è atomizzata e i mezzi sono diventati fini, e viceversa.
 
Eppure il poeta per vocazione ha gli strumenti adatti per approcciarsi all’eterno mistero dell’uomo, il mondo, la vita: timè, aretè, kleos si diceva nella Polis di Socrate e Aristotele. Perché il suo cuore conserva intatto l’incanto dell’infanzia, lo sguardo sincero e puro dell’albatros di Baudelaire, il coraggio di Parsifal: come diceva Majakovskij: “La mia anima non ha nemmeno un capello bianco”.
 
Cosimo Russo ha vissuto una breve ma intensa stagione (mancò all’improvviso 5 anni fa, a 45 anni), ma feconda di vita e di versi. Apparsi in due pubblicazioni: “Per poco tempo” (Manni, 2017) e “Ancora una volta” (Manni, 2019): ma ha lasciato molti versi ancora inediti.
 
La parabola esistenziale e letteraria ha incuriosito Michela Biasco, che ne ha fatto l’argomento della sua laurea triennale, e adesso anche della specialistica (l’ha appena discussa all’Università del Salento), inquadrando il poeta, dal particulare all’universale, nel suo habitat geografico, sospeso fra Europa (ragione) e Mediterraneo (sensualità), nel contesto della famiglia, del suo paese (Gagliano del Capo, due passi da Leuca, che sta per intitolargli una strada) e soprattutto continuando a indagare la genesi e la semantica della sua poetica.

DOMANDA: Cosa ha scoperto di nuovo rispetto alla tesi della triennale?
RISPOSTA: "La tesi di ricerca, come si evince dal titolo “La poesia di Cosimo Russo: studio e scoperta di un poeta salentino del XXI secolo”, oltre a rappresentare il secondo momento di uno studio inaugurato nel 2019 in occasione del mio primo lavoro di ricerca triennale incentrato sulla figura e su alcuni aspetti della poetica di Cosimo Russo, si propone di “scoprire” e indagare nuovi e inediti aspetti relativi non solo all’autore, ma alla sua produzione che è stato possibile ricostruire con maggiore rigore grazie a una nuova pubblicazione intercorsa da due anni a questa parte e alla lettura di manoscritti ancora inediti dello stesso poeta.
 
Questa seconda ricerca alimentata da diverse occasioni di confronto con studiosi che nel tempo si sono avvicinati alla poetica di Russo tracciando nuove opportunità di ricerca, ha permesso di rendere ossimoricamente più chiara la complessità della sua figura e della produzione poetica.
Lo studio non si limita più solo a proporre quelli che sono stati definiti i temi insistiti della sua produzione, quelli, cioè, che ritornano con una certa frequenza, ma mira a tracciare un percorso di vita fedelmente riprodotto in quella che è stata definita una sorta di poesia-diario che ricostruisce, attraverso una progressiva trattazione di temi, il percorso personale del poeta che parte dalla presa d’atto di profondi limiti e dure consapevolezze intrinseche alla condizione umana e prosegue per i vari e ostinati tentativi di trovare delle vie di fuga, un varco per dirla come Montale, in grado di proiettare l’uomo verso un sentimento d’infinito.

L’indagine progressiva di tali questioni proposte con una certa urgenza nei versi, ha permesso di tracciare un percorso, personale e poetico, complesso, labirintico e a tratti oscuro, che in alcuni preziosi momenti sfocia in immagini di luce che invadono l’animo del poeta".

D. Si può considerare l’erede dei grandi del Novecento salentino, Comi e Bodini, per esempio?
R. "L’analisi della produzione di Russo ha permesso di collocarlo nel solco di una nobile tradizione letteraria, legando la sua figura sia all’ambiente letterario nazionale del secondo Novecento sia a quello Salentino.

Le tracce che ha lasciato nei suoi scritti e nella sua biblioteca personale, hanno permesso di mettere a fuoco una fitta rete di richiami con il panorama letterario contemporaneo e la presenza di specifiche tematiche ha anche permesso di poter rintracciare dei punti di contatto con quella che il professore Antonio Lucio Giannone, in un suo saggio, definisce la “linea meridionale nella poesia italiana del Novecento›”, una linea che è possibile tracciare a partire da grandi nomi di poeti che affondano le loro radici nel Sud Italia come Quasimodo, Sinisgalli, Bodini, Scotellaro e Alfonso Gatto e che condividono alcuni temi che permettono di accostare le loro produzioni in una linea che percorre il Novecento letterario.

Tra le varie tematiche che ricorrono tanto nella produzione del poeta, quanto nella linea meridionale ricordiamo: il Sud percepito come vero e proprio tema lirico-narrativo, la completa adesione e identificazione del poeta con i luoghi del vissuto, il legame con le leggende e le tradizioni della propria terra, il culto o la “religione” dei morti e la sacralità della famiglia, tematiche più precisamente riconducibili a una matrice antropologica caratteristica del sud Italia.

La ricerca si propone di ribadire la necessità di considerare Cosimo Russo un poeta che ben si inserisce nel panorama poetico nazionale del secondo Novecento e a maggior ragione in quello Salentino. La sua produzione, oltre a richiamare quella di vari autori europei ed extraeuropei, contemporanei e non, si lega a quella dei due grandi esponenti della tradizione salentina quali Comi e Bodini. che egli considera alla stregua di maestri e dai quali riprende motivi e temi che innervano la sua produzione, come il processo di immersione panica nella natura, il desiderio di comunione con il creato e il procedere per immagini analogiche e sinestetiche che condivide con Comi e la duplice interpretazione del Sud colto nella sua originaria bellezza, ma anche nella sua condizione di immobilità e arsura che, invece, permette di accostarlo a quel sud “inventato” da Vittorio Bodini".

D. A quale scuola poetica potremmo ascriverlo, magari con qualche inevitabile forzatura?
R. "Ricondurre i versi di un poeta che opera a cavallo tra la fine del Novecento e i primi due decenni del nuovo secolo a una precisa scuola poetica, diventa sempre più difficile in quanto a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, le profonde mutazioni che hanno investito la società, la cultura e, dunque, la letteratura italiana, hanno portato alla registrazione di un panorama letterario sempre più eterogeneo e pulviscolare, abitato una pluralità di voci e di stili che non per forza si richiamano a precise o uniche scuole poetiche. Il critico può però ricostruire le basi, i richiami e i rimandi sottesi che un autore intreccia con altri attraverso l’analisi dei versi, dello stile, dei temi ricorrenti e delle sue letture. Seguendo questa prospettiva è stato possibile comprendere meglio quella che è la personale concezione poetica di Russo, che deve molto a una folta schiera di autori assunti a veri e propri “maestri”, con i quali egli condivide visioni e aspetti profondi della propria poetica, come il già citato Comi e in particolare il suo rapporto con la natura e l’inquietudine religiosa, Montale, con la sua allegoria del muro del reale e l’impossibilità di oltrepassarlo, Ungaretti e la sua concezione di poesia come confessione e illuminazione, ma poi ancora Saba e la percezione del nesso tra poesia e verità, Pessoa che avverte lo stesso contrasto tra limitatezza della realtà e pienezza di senso, i poeti maudits, gli esponenti della tradizione simbolista francese che è derivata dalle opere di Baudelaire, alla quale lo stesso Russo non è immune e, infine, Leopardi che, seppur alla fine del proprio percorso filosofico e poetico, approda a conclusioni distanti da quelle di Russo, permette di registrare delle forti concordanze in alcuni tratti della loro ostinata ricerca personale".

D. Russo resisterà al tempo e alla sua usura, oppure la sua poesia finirà nell’oblio, come accade a tanti?
 
R.: "Credo fortemente nell’inesauribilità del messaggio poetico di Russo, i versi del poeta sono una preziosa testimonianza di un’indagine tutta umana basata su domande valide per l’uomo di ogni epoca, interrogativi e riflessioni persistenti, da sempre attuali e, dunque, in grado di resistere, come dice lei, all’usura del tempo.

La sua è una poesia in grado di leggere la realtà in modo profondo e che accetta una condizione permanente di vitale contraddizione. senza mai arrendersi all’inesprimibile, ma sfociando in immagini di stupore e speranza. Accettare le contraddizioni del reale senza sperdersi nel pessimismo è una sfida che travolge chi vive in tempi così incerti e mutevoli. La poesia di Russo è tanto onesta da confrontarsi con tutte le fratture interne all’uomo, ma allo stesso tempo ci sprona a non perdere di vista la luce che sta oltre le cose, ad appropriarci dell’inappropriabile attraverso immagini di disarmante semplicità che esaltano una natura in grado di offrire all’uomo momenti di straordinaria pienezza dell’essere che introducono nell’individuo le radici dell’infinito. Ciò che il poeta ci ha lasciato, è la preziosa testimonianza di un uomo che percepisce in modo sottile il mondo e le sue contraddizioni, se ne distacca con sofferta accettazione ma poi, tramite l’atto d’amore più grande di sempre, ritorna in esso: “Esco con il fiore dal / tempo del mondo e rientro / in esso non per magia, ma per amore”.
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