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Cinema: De Silva e De Cataldo in biblioteca a Taranto

TARANTO - Ultimi due imperdibili appuntamenti con la la rassegna Film e letteratura in biblioteca organizzata dalla Mostra del Cinema di Taranto. Dopo l’ottimo riscontro di pubblico in occasione del primo incontro, arrivano nella Biblioteca Acclavio due prestigiosi autori e due film da loro sceneggiati. L’ingresso al pubblico è gratuito.

DIEGO DE SILVA. Lo scrittore e sceneggiatore napoletano Diego De Silva sarà ospite giovedì 20 settembre alle ore 18:00. Ha pubblicato molti romanzi, tra i quali La donna di scorta, Certi bambini (da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi, vincitore di premi come l'Oscar europeo e due David di Donatello), Voglio guardare, Non avevo capito niente (finalista premio Strega), Mia suocera beve, Terapia di coppia per amanti.

Dopo il dibattito, alle ore 19:00, verrà visionato il film Dobbiamo parlare di cui De Silva è sceneggiatore insieme a Sergio Rubini con quest’ultimo che ne cura anche la regia. Nel cast: Fabrizio Bentivoglio, Isabella Regonese, Maria Pia Calzone e lo stesso Rubini.

GIANCARLO DE CATALDO. Il giorno dopo, venerdì 21 settembre alle ore 18:00, la rassegna si chiuderà con il magistrato e scrittore tarantino Giancarlo De Cataldo. Il suo libro più famoso è senza dubbio Romanzo criminale, dal quale sono stati tratti un film, diretto da Michele Placido, e una serie televisiva, per la regia di Stefano Sollima. Il suo ultimo romanzo è L’agente del caos. Tra i suoi libri più recenti: Io sono il Libanese, Int'allu Salento, Pollena Trocchia, Ad est dell'Equatore, Suburra (con Carlo Bonini), Come si diventa Pertini, Nell'ombra e nella luce.

Terminato il dibattito, alle ore 19:00, spazio al film Suburra, tratto dal romanzo di De Cataldo, una storia criminale incentrata su una speculazione edilizia che vuole trasformare il litorale romano in una nuova Las Vegas. Il romanzo e il film prendono il titolo dall'omonimo quartiere dell'antica Roma, la cui parte bassa era particolarmente malfamata. Suburra, per la regia di Stefano Sollima, ha come protagonisti Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Elio Germano e Alessandro Borghi.

I dibattiti saranno moderati dal giornalista Ignazio Minerva e da Mimmo Mongelli e Alfredo Traversa, rispettivamente direttore e vice direttore artistico MCT. Tutti gli appuntamenti sono organizzati in collaborazione con la libreria Dickens di Taranto.

Zes jonica, Borraccino: "La Regione ha fatto la sua parte, ora spetta al Governo fornire risposte"

BARI - Dichiarazione del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali Mino Borraccino. “Con la trasmissione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Piano Strategico relativo alla “Zona Economica Speciale Interregionale Jonica”, avvenuta nei giorni scorsi, si segna un deciso passo in avanti per l’istituzione della ZES che graviterà attorno al Porto di Taranto, interessando un’ampia area della provincia fino ad arrivare a coinvolgere anche la Basilicata.
Come già evidenziato nelle scorse settimane - prosegue Borraccino -, ritengo che questa sia una grande opportunità per tutto il territorio tarantino, a maggior ragione se dovesse essere accolta la richiesta, opportunamente avanzata in modo congiunto dalla Regione Puglia e dalla Regione Basilicata, di esentare dal pagamento delle imposte, per la durata di dieci anni, tutti i nuovi investimenti che insisteranno sull’area interessata dalla ZES.
Con l’approvazione e la trasmissione del Piano Strategico a Roma - spiega - si può dire che la Regione Puglia ha fatto fino in fondo la sua parte, e ora spetta al Governo centrale fornire una risposta e, soprattutto, concludere celermente il lungo e complesso iter procedurale per arrivare alla definitiva istituzione della ZES jonica, obiettivo che oggi sembra finalmente a portata di mano.
Grazie a questo strumento e ai benefici in termini fiscali e di semplificazione amministrativa che ne seguiranno per agevolare gli investimenti, sarà possibile dare un significativo impulso alla crescita economica e occupazionale di tutto il territorio, fornendo una risposta lungamente attesa da cittadini in cerca di lavoro e imprenditori.
La ZES può rappresentare davvero un fondamentale volano per lo sviluppo di Taranto e di tutta l’area jonica, e per questo vigileremo e proseguiremo nella nostra attività di impulso, affinchè questa grande occasione non vada sprecata”, conclude Borraccino.

Polveri e gas serra: ecco di quanto aumenteranno le emissioni dell'Ilva rispetto alla situazione attuale

TARANTO - Se Arcelor Mittal taglierà - come dichiara - il 30% delle polveri delle emissioni convogliate è come se a 8 milioni di tonn/anno l'ILVA emettesse polveri quanto a 5,6 tonn/anno. Il punto è che attualmente ILVA produce acciaio liquido per 4,8 tonn/anno (dati ufficiali 2017). Quindi con l'aumento produttivo a 8 milioni di tonn/anno avremo un aumento di polveri del 16% in flusso di massa annuo rispetto al 2017. A denunciarlo il presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti.

Questo calcolo - prosegue Marescotti - vale per le emissioni convogliate. Arcelor Mittal non dichiara invece di quanto vuole tagliare le emissioni NON convogliate (come quelle della cokeria) che sono le più pericolose.

Emergono pian piano i dettagli di una operazione propagandistica del governo ai danni della popolazione esposta all'inquinamento. Il tutto ci appare una presa in giro simile a quella che Ignazio Silone descriveva ai danni dei "cafoni" nel romanzo Fontamara, ai tempi del fascismo.

La situazione è ancora peggiore per le emissioni di CO2 dall'ILVA. Parliamo delle emissioni che provocano lo scongelamento dei ghiacci e l'innalzamento dei livelli dei mari, a causa del surriscaldamento climatico.

I tagli del 15% delle emissioni di CO2, promessi da Arcelor Mittal e dal suo fedele governo, non compensano assolutamente l'incremento produttivo del 66% da 4,8 a 8 milioni di tonnellate anno di acciaio liquido, incremento che il Ministero dell'Ambiente intende concedere a condizioni facilitate rispetto al piano ambientale precedente.

L'ILVA, con le sue centrali energetiche, è la maggiore fonte di emissione in Italia di CO2 assieme alla centrale a carbone di Cerano. L’Italia dovrebbe tagliare le emissioni di CO2 del 33% entro il 2030 (è l'obiettivo dell'Europarlamento per la nostra nazione) e invece consente all'ILVA un imponente incremento dei gas serra.

Complimenti vivissimi ai ministri che stanno consentendo questa operazione, sono dei veri campioni del cambiamento climatico.

Quello che è grave è che il governo, invece di incassare i tagli di emissioni convogliate (tutti da dimostrare) e di rivendicarli come un passo in avanti, li scambia con incrementi produttivi, facendo evidenti passi indietro, conclude Marescotti.

La casa discografica Bongiovanni vince il Premio Paisiello

TARANTO - Va alla casa discografica Bongiovanni il Premio Giovanni Paisiello Festival 2018. L’annuncio e la consegna del riconoscimento ad Andrea Bongiovanni, titolare dell’etichetta, è avvenuta ieri (venerdì 14 settembre) prima della prima de Le gare generose, l’opera di Paisiello andata in scena nel Chiostro di Sant’Antonio di Taranto, dove stasera (sabato 15 settembre si replica), per la sedicesima edizione del Festival intitolato al compositore tarantino e organizzato, con la direzione artistica di Lorenzo Mattei, dagli Amici della Musica «Arcangelo Speranza».

Dal 2007 il Premio Giovanni Paisiello Festival viene assegnato a una personalità o istituzione impegnata a valorizzare e riscoprire il patrimonio musicale del musicista pugliese. E l’etichetta discografica Bongiovanni di Bologna, con oltre 700 titoli nel suo catalogo, ha regolarmente proposto incisioni di opere del grande compositore, molte delle quali registrate dal vivo proprio durante il Giovanni Paisiello Festival. Le stesse Gare generose, nell’esecuzione proposta durante questa edizione del festival, saranno oggetto di una prossima pubblicazione discografica di Bongiovanni.

Il Festival proseguirà mercoledì 19 settembre (ore 18), all’Istituto musicale Paisiello, dove si aprirà una finestra sul Paisiello sacro. All’incontro prenderanno parte i musicologi Paologiovanni Maione, Alessandro Lattanzi e Pierpaolo Russo. Sarà il prologo al concerto nel Duomo di San Cataldo del 23 settembre (ore 21), quando l’ensemble vocale Choraliter diretto da Pierluigi Lippolis eseguirà il graduale Christus Factus Est e il Miserere di Paisiello.

La manifestazione si chiuderà il 25 settembre (ore 21), nel chiostro dell’ex Convento di Sant’Antonio, con la messa in scena, nel 150° anniversario della morte di Rossini, de La cambiale di matrimonio, prima opera di un autore diverso dal compositore tarantino ad essere allestita al festival a lui dedicato, che quest’anno pone al centro il duello tra gli autori di uno stesso Barbiere di Siviglia.

La cambiale di matrimonio, una coproduzione con il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, verrà rappresentata a Taranto dopo le recite in programma all’Auditorium Nino Rota di Bari del 21 e 22 settembre. Se ne faranno interpreti Francesco Masilla (basso), Donatella De Luca (soprano), Luigi Antonio de Lorenz (tenore), Cao Peiyun (basso), Angelo Congedo (basso) e Erika Mezzina (soprano). Giovanni Pelliccia dirigerà l’Orchestra del Conservatorio Piccinni. Regia di Domenico Colaianni, scene e costumi a cura del corso di scenotecnica e costume per lo spettacolo dell’Accademia delle Belle Arti di Bari.

Il Giovanni Paisiello Festival è sostenuto da Mibact, Regione Puglia, Comune di Taranto, con il patrocinio della Provincia di Taranto e il supporto degli sponsor Conad, Caffè Ninfole, Basile Petroli e BCC di San Marzano di San Giuseppe.

Biglietti in prevendita su www.liveticket.it. Info 099.7303972 - www.giovannipaisiellofestival.it

Ilva, Legambiente: "Addendum ambientale insufficiente. Inaccettabile il permanere di rischi per la salute"

TARANTO - Legambiente ritiene insufficienti le integrazioni al piano ambientale Ilva e chiede al Ministro dell’Ambiente che si proceda alla valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario connesso ad una produzione di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio liquido: non c’è nulla che impedisca al Ministro di effettuarla e solo i suoi esiti  potranno fornire risposte scientificamente attendibili in merito alle ricadute dell’impianto sulla salute dei cittadini di Taranto. Così in una nota Legambiente Taranto.

Lo chiediamo - si apprende nella nota - dopo aver esaminato il testo diffuso dagli organi di informazione dell’addendum ambientale, di cui peraltro a tutt’oggi, nonostante il tempo trascorso,  non ci risulta sia ancora disponibile la versione integrale, comprensiva degli allegati, con buona pace delle esigenze di trasparenza e informazione.

Quanto previsto dall’addendum ambientale, al capitolo 4,  non dà infatti garanzie dell’effettiva assenza di rischi per la salute, specie per gli abitanti del quartiere Tamburi, il più prossimo agli impianti. La novità dell’addendum è infatti rappresentata dal mero obbligo, per Mittal, di presentare al Ministero dell’Ambiente, completati gli interventi previsti dall’allegato I al DPCM del 29.9.17,  “idonea documentazione che certifichi che l’aumento della produzione garantirà che le emissioni convogliate di polveri rimarranno entro i limiti annuali post adeguamento in flusso di massa autorizzati“: un obbligo che non costituisce alcun impegno a ridurre le emissioni inquinanti autorizzate dal Piano Ambientale. Ad esso si aggiunge l’’impegno a “confrontare il flusso di massa annuale autorizzato … ed applicabile al 31 agosto 2018 delle emissioni convogliate di polveri degli impianti oggi in esercizio, con il flusso di massa delle emissioni convogliate di polveri previste esercendo gli impianti ambientalizzati in coerenza con il DPCM del 29 settembre 2017, fino a 8 milioni di tonnellate”. Solo un confronto, quindi: non è previsto che in caso di superamento delle attuali emissioni (peraltro relative ad impianti ancora da assoggettare agli interventi previsti dal Piano Ambientale) non venga rilasciata l’autorizzazione a superare il limite alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue, né c’é alcun riferimento alle emissioni diffuse e fuggitive, che pure hanno un peso rilevante nell’inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico.

Chiediamo perciò che la valutazione preventiva di impatto ambientale e sanitario venga effettuata entro il termine massimo dell’apertura delle procedure autorizzative previste per la riaccensione di AFO 5, l’impianto che consentirebbe ad ILVA una produzione di 8 milioni di tonnellate rivenienti dal solo ciclo integrale. Non si può chiedere a nessuno di attendere in silenzio  che, a posteriori, venga confermato quello che già oggi sappiamo circa i rischi per la salute che permarrebbero a fronte di una produzione superiore ai 6 milioni di tonnellate annue di acciaio ottenuta dal ciclo integrale. Lo sappiamo perché ce lo dice la Valutazione del Danno Sanitario effettuata da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto -prendendo a riferimento lo scenario produttivo ad A.I.A. del 2012 completamente attuata- che nessuno ha mai confutato e rispetto alla quale continuano a non essere fornite indicazioni concrete e inconfutabili su come quei rischi possano essere scongiurati. A tutti, e alla famiglia Mittal in particolare, ricordiamo che  l’immunità penale concessa è strettamente correlata alle “condotte poste in essere” in attuazione  del piano ambientale e, quindi, non è eterna.

I miglioramenti apportati dall’addendum al contratto, costituiti essenzialmente da un anticipo nei tempi di realizzazione delle coperture dei parchi minerale e fossile, e della pavimentazione dei parchi AGL e loppa,  che valutiamo positivamente, confermano la giustezza delle Osservazioni da noi presentate a suo tempo: se oggi è possibile, per Mittal, assumere l’impegno di completare  entro la fine del 2019 la copertura di tutto il materiale presente nel parco minerale,  con ben 19 mesi di anticipo rispetto al termine di scadenza originariamente previsto, è evidente che avevamo pienamente ragione a sostenere che le scadenze indicate nel Piano Ambientale Ilva erano ingiustificate da un punto di vista tecnico ed andavano ad esclusivo vantaggio dell’acquirente: si fossero imposte allora scadenze più ravvicinate, oggi, probabilmente, sarebbe stato possibile ottenere altri miglioramenti in termini di salvaguardia dell’ambiente e della salute, ad esempio attraverso un anticipo dei tempi previsti  per gli interventi sulle cokerie che, invece, rileviamo con preoccupazione  non subiscono alcuna variazione, né comprendono alcun ammodernamento tecnologico.

Se gli impegni assunti verranno rispettati (quando si parla di Ilva, dopo una miriade di decreti e di prescrizioni disattese, il dubbio è sempre lecito e, d’altro canto, l’addendum prevede sanzioni esclusivamente di carattere pecuniario) finalmente –almeno- cesseranno le tempeste di polveri provenienti dai parchi minerali che hanno investito le abitazioni dei cittadini del quartiere Tamburi: ne siamo contenti e iscriveremo questo risultato, quando sarà raggiunto, tra i frutti della battaglia condotta in questi anni. Per conseguirlo, e per ottenere che quanto di positivo è previsto dal piano ambientale e dall’addendum sia effettivamente realizzato, è indispensabile che ci siano controlli rigorosi e stringenti, uniti alla massima trasparenza e ad una puntuale informazione dei cittadini: noi crediamo che, in questo senso,  occorra andare oltre quanto previsto dall’AIA e dal Piano ambientale.

All’ARPA chiediamo che siano espletati nei tempi strettamente necessari i concorsi per l’assunzione di tutto il personale previsto per il dipartimento di Taranto: una battaglia, anche questa, che ci ha visto in prima fila e che deve finalmente portare  l’agenzia a disporre in tempi brevi di tutte le professionalità e le risorse necessarie per poter effettuare i controlli e i monitoraggi previsti.

A Comune e Regione chiediamo che venga rapidamente istituito e messo a disposizione di tutti i cittadini un portale in cui vengano indicati, prescrizione per prescrizione, in maniera chiara e di facile lettura, gli interventi previsti, le scadenze (correlate da avvisi che ne segnalino l’approssimarsi), le date delle visite ispettive previste,  i risultati e le eventuali prescrizioni collegate alle ispezioni, in poche parole tutto quanto è utile per monitorare in ogni momento il rispetto degli impegni assunti.

Al Ministro dell’Ambiente chiediamo di esaminare con estrema attenzione la documentazione tecnica attinente le modifiche proposte da Mittal rispetto ai filtri dell’impianto di sinterizzazione e di renderla disponibile alla consultazione dei cittadini.  Di essa nell’addendum non c’è traccia e non risultano quindi valutabili, al di là di quanto affermato dall’azienda, gli effettivi apporti in termini di maggior abbattimento delle emissioni inquinanti rispetto ai filtri a manica.

La genericità di una serie di impegni e - quindi – la loro dubbia esigibilità se non per autonoma decisione della famiglia Mittal, pone da subito l’esigenza che la comunità jonica si attrezzi in modo che non si ripeta la tragica esperienza che ha connotato il rapporto di Taranto con la famiglia Riva. Al di là della diversità di opinioni sono infatti perseguibili obiettivi comuni, sia rispetto allo stabilimento siderurgico che al rapporto con il Governo nazionale, a partire dal puntuale rispetto di quanto prescritto dal Piano ambientale Ilva e dall’effettivo dispiegarsi delle bonifiche previste, su cui manca qualsiasi informazione  da parte dei Commissari straordinari.

A Comune, Provincia e Regione chiediamo innanzitutto che facciano propria la richiesta che rivolgiamo al Governo in generale ed al Ministro Costa in particolare di procedere per Ilva alla Valutazione Preventiva dell’Impatto Ambientale e Sanitario.

Rispetto agli impegni per Taranto, che ovviamente non possono essere sostitutivi nè diventare merce di scambio, ma  devono costituire  riconoscimento e risarcimento del danno subito  e contributo concreto alla diversificazione produttiva dell’area jonica,  riteniamo che – nell’immediato, a partire dalla prossima legge di Bilancio - vadano ampliate le risorse messe a disposizione del Contratto Istituzionale di Sviluppo   con particolare riferimento alla bonifica territoriale, a partire da quella del Mar Piccolo, e al restauro  della Città Vecchia di Taranto, che sull’esempio di quanto fatto a  Matera con il recupero dei Sassi, può essere uno dei motori di un diverso sviluppo. Chiediamo inoltre che siano previsti meccanismi di risarcimento del danno materiale patito dai cittadini dei Tamburi in conseguenza dell’attacco delle polveri provenienti dallo stabilimento siderurgico, sia per i danni subiti dalle loro abitazioni che per il loro minor valore di mercato, ed introdotte norme a tutela delle vittime dell’inquinamento che – allo stato – non hanno di fatto alcuna possibilità di conseguire un effettivo risarcimento.

Ci sembra matura e ampiamente condivisa - spiega la nota - la necessità di aprire una nuova pagina dello sviluppo di questa città, non più basato solo sull’acciaio , ma su altre, diverse, attività economiche e rilevante il ruolo che le parti sociali, gli Enti locali, il Governo e il Parlamento possono avere per renderlo possibile ed avviare così, effettivamente, quella riconversione produttiva che, per essere un obiettivo concreto e non solo un’aspirazione, ha bisogno di risorse, progetti, attori qualificati.

L’impegno per coniugare davvero ambiente e salute può, a nostro avviso,  ripartire da qui, nella consapevolezza che ci sarà da lottare ancora per rendere davvero la presenza dello stabilimento siderurgico pienamente compatibile con il diritto alla salute di chi ci lavora e dei cittadini di Taranto, conclude la nota di Legambiente.

A Taranto un convegno sulla nuova Privacy europea

TARANTO - Il 25 maggio scorso è entrato in vigore il Regolamento Europeo 2016/679 in materia di privacy, che, come tutte le nuove norme, ha creato diversi problemi di interpretazione, in particolare rispetto ai ruoli assegnati ai Consulenti del Lavoro in relazione all’esecuzione del loro mandato professionale.

Nel luglio scorso, infatti, con una circolare è dovuto intervenire sull’argomento il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, proprio a seguito delle numerose richieste di precisazioni sui compiti del Consulente del Lavoro nell’ambito della nuova disciplina sul trattamento dei dati personali.

Parte della clientela, in particolare, pretendeva di nominare il professionista quale “Responsabile Esterno del trattamento” ai sensi dell’art. 28 del suddetto Regolamento europeo.

Dei ruoli che la nuova norma europea assegna al Consulente del Lavoro e, più in generale, degli adempimenti che impone alle aziende, è dedicato il convegno “Il nuovo Regolamento Europeo 679/2016 sulla privacy: adempimenti per lo studio del Consulente del Lavoro e per le aziende”.

La manifestazione si terrà, dalle ore 9.00 di martedì 18 settembre, presso l’Aula “Giovanni Paolo II” della LUMSA, in piazza Santa Rita a Taranto; la partecipazione dà diritto ai professionisti a un massimo di 4 crediti della Formazione Continua Obbligatoria.

Il convegno è organizzato dal Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Taranto e dall’Unione Provinciale dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro Sindacato Unitario (ANCL SU), in collaborazione con “Tecsial”, software “Italpaghe”, “Opera Professioni Srl” e “Lablaw Studio Legale Failla Rotondi & Partners”.

Il convegno sarà aperto e moderato da Giovanni Prudenzano, presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Taranto, al cui intervento iniziale seguiranno i saluti di Rita De Santis, Presidente ANCL SU UP di Taranto.

Relazioneranno poi l’avvocato Antonio Valentini, di “Opera Professioni srl”, su “Il Regolamento UE 679/2016 e il decreto di adeguamento n. 101/2018: coordinamento normativo”, l’ingegnere Giuseppe De Leonibus, di “Opera Professioni srl”, su “Come applicare concretamente la norma negli studi dei Consulenti del Lavoro e nelle aziende”, l‘avvocato Danilo Volpe, dello Studio Legale “Stolfa-Volpe”, su “Risvolti giuslavoristici derivanti dall'applicazione del nuovo regolamento Privacy” e, infine, il dottor Vanni Wassermann, di System Engineering – Infoaziende business partner Fastweb, su “La sicurezza informatica quale presupposto di adeguamento al Regolamento UE per gli studi professionali”.

Nel presentare l’iniziativa Giovanni Prudenzano, presidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Taranto, ha spiegato che «questo convegno, cui partecipano relatori di assoluto livello, autentici esperti della materia, vuole rappresentare un momento di approfondimento e aggiornamento rispetto ai ruoli che il Regolamento Europeo 2016/679 assegna ai Consulenti del lavoro e ai relativi obblighi per le aziende».

«Il convegno rientra in un nostro percorso di formazione – ha poi detto il presidente Giovanni Prudenzano – per fornire ai professionisti jonici il migliore aggiornamento possibile; l’obiettivo finale è sempre quello di contribuire a formare il “Consulente del Lavoro 3.0”, un professionista sempre meno impegnato negli adempimenti tradizionali, come l’elaborazione di buste paga e la tenuta contabilità fiscale  ma sempre più orientato nel fornire consulenze verticalizzate alla clientela in diversi settori, come appunto, la corretta applicazione della normativa sulla privacy».

Cia Puglia, campagna uva da tavola a rischio: un problema le op 'deviate'

BARI - A non far dormire sonni tranquilli alle migliaia di produttori di uva da tavola pugliesi non sono solo i rincari della GDO – accertati e pari fino a 9 volte il prezzo di acquisto alla pianta – ma anche alcune OP (Organizzazioni di Produttori) che di produttori al loro interno ne hanno ben pochi.

A minare la campagna 2018 dell’uva da tavola pugliese, dunque, non sono solo i rincari del prezzo dell’uva dalla pianta (pari in media a 0,60 – 0,80 euro) allo scaffale della GDO (fino a 5 euro come accertato in alcuni supermercati di Milano), ma anche il comportamento di alcune Organizzazioni di Produttori che si possono definire non proprio tali, ma composte più da commercianti che da agricoltori/produttori. Alcune segnalazioni giungono dalla provincia di Taranto, dove una OP  molto conosciuta ha bloccato la raccolta di diverse partite di uva da tavola che si era accaparrata con contratti di taglio a peso. Una situazione davvero penalizzante per i produttori viticoli tarantini, che rischiano di vedere svanito il lavoro di un intero anno, solo perché l’acquirente del proprio prodotto, per fini squisitamente commerciali e di mercato, non intende raccogliere l’uva facendola perdere in campo. È quello che sta accadendo in provincia di Taranto, dove una importante OP con impianti di refrigerazione e conservazione di tutto rispetto e con terreni oltre che in Puglia nel bacino del Mediterraneo, sta creando problemi alla commercializzazione.

Infatti, da diversi mesi si è accaparrata diverse partite di uva che oggi, a causa delle pessime condizioni climatiche delle scorse settimane, stanno andando a male. Tale OP, nel frattempo, sta immettendo sul mercato uva proveniente dal‎ bacino del Mediterraneo frigo-conservata in Italia. Intanto, i produttori della provincia di Taranto sono bloccati da un contratto sottoscritto alcuni mesi fa, e nel frattempo il prodotto non viene tagliato e perde il suo valore e si rovina. Un comportamento altamente scorretto quello messo in atto da questa OP, composta per la maggior parte da commercianti titolari di centinaia di ettari in Puglia (che fra l'altro usufruiscono di risorse pubbliche della Unione Europea) e non da veri e propri coltivatori/produttori come, invece, dovrebbe essere. La CIA – Agricoltori Italiani di Puglia ritiene importante il ruolo che svolgono le OP – Organizzazioni di Produttori (quelle vere e composte realmente da soli produttori) ma non può non stigmatizzare il comportamento di quelle OP (che fortunatamente non sono tante) che, invece di lavorare a favore dei propri produttori associati, prediligono concentrare la loro attenzione verso aspetti commerciali e verso gli interessi di pochi.

Gas radon all’avvio dell’anno scolastico al quartiere Tamburi di Taranto

TARANTO - Nella mattinata del 12 settembre una delegazione di abitanti del quartiere Tamburi ha preso parte al tavolo tecnico tra Comune di Taranto, Arpa, Asl e dirigente scolastica per discutere della presenza di gas Radon nelle scuole Vico, Deledda e De Carolis di Taranto. La delegazione di abitanti del quartiere Tamburi è stata ricevuta dopo circa due ore dall’avvio del tavolo. Così in una nota i Tamburi Combattenti.

È stato spiegato - prosegue la nota - che la valutazione della pericolosità del gas radon va monitorata sulla base di misurazioni da effettuarsi nell’arco di un anno diviso in due semestri. È stato altresì spiegato che la concentrazione di questo gas naturale può essere mantenuta bassa areando i locali, sistemando eventuali crepe e prese elettriche. Operazioni che il Comune si è impegnato ad effettuare anche con sistemi provvisori di areazione.

Nel pomeriggio di ieri, gli abitanti del quartiere si sono incontrati e una volta appreso l'esito del tavolo, hanno espresso malumore e contrarietà, evidentemente preoccupati per la salute propria e dei propri figli, nonché per il diritto allo studio nuovamente minacciato. Al termine di questo confronto, gli intervenuti chiedono la possibilità di accertare l’installazione di suddetti impianti di areazione entro la giornata di lunedì 17 settembre riservandosi la libertà di non mandare i propri figli a scuola in mancanza di rassicurazioni.

Come gruppo Tamburi Combattenti riteniamo necessario conoscere nell’immediato i risultati del primo semestre di rilevazioni di gas radon tramite pubblicazione sul sito di Arpa Puglia. È altrettanto necessario chiarire se gli alunni delle suddette scuole siano stati esposti ad alte concentrazioni di gas radon in determinati giorni visto e considerato che, in assenza di sistemi di areazione forzata nelle scuole a ridosso dell’Ilva, durante i Wind Days si è provato a ridurre gli effetti dell’inquinamento industriale semplicemente evitando l’apertura delle finestre per “areare” i locali.

Chiediamo altresì che vengano effettuati dei rilievi nei prossimi giorni per verificare quantomeno che la concentrazione di gas non sia tale da essere considerata pericolosa per la salute degli alunni e del personale impiegato nelle scuole. Nel caso in cui, da tali misurazioni dovessero risultare dei possibili pericoli, il Comune di Taranto si faccia carico di organizzare dei servizi navetta temporanei dalle rispettive scuole verso altre sedi al fine di garantire il diritto allo studio sino al completamento di interventi di manutenzione, lavori o bonifiche atte a garantire l’incolumità pubblica.

Al tempo stesso chiediamo al Comune di Taranto di verificare l’origine di questo fenomeno. Tramite misurazioni ad hoc chiediamo di indagare sull’eventuale connessione tra la presenza di gas radon nelle tre scuole su indicate e le collinette ecologiche adiacenti ed anche l’eventuale nesso con i lavori di manutenzione delle gallerie Ilva che si trovano proprio al di sotto delle strutture scolastiche in questione.

È facile comprendere la sfiducia e la preoccupazione di genitori e bambini che subiscono un continuo stress psicologico legato all’inquinamento. Potrebbe essere questa un'occasione per il Comune di Taranto per dimostrarsi capace di dialogo nell'interesse e nella tutela dei suoi cittadini, conclude la nota di Tamburi Combattenti.

Ilva: maggioranza verso sì a intesa

TARANTO - Mentre si è giunti alla penultima giornata di assemblee all'Ilva di Taranto per l'esame dell'accordo con Arcelor Mittal, si va profilando la vittoria larga del si' anche se l'esito del referendum sarà noto solo domani. E' intanto arrivata la replica dei sindacati metalmeccanici all'accusa lanciata da Massimo Battista, dipendente Ilva, ex sindacalista, ora consigliere comunale di Taranto, che ieri ha annunciato le dimissioni dai Cinque Stelle in netta contestazione con l'intesa al MiSe ("M5S ha tradito, aveva promesso la chiusura delle fonti inquinanti", sostiene) e il suo passaggio come indipendente. "E' un referendum farsa - l'accusa di Battista ai sindacati - si va tra i lavoratori ma l'accordo e' già stato firmato al MiSe, tutto e' già deciso".

Taranto, Battista: lascio il Movimento

TARANTO - "Ho convocato questa conferenza per comunicarvi la mia volontà di lasciare il Movimento Cinque Stelle. E’ una decisione che prendo nel rispetto di più di mille cittadini che mi hanno votato ma anche di tutto il resto della città. Ho sperato anch’io che fosse finalmente arrivato il momento di iniziare a realizzare una Taranto libera dalla fonti inquinanti, fondata su quelle economie alternative che da decenni vengono sacrificate. Avrebbe richiesto anni di impegno ma con un governo alleato e non più nemico non sarebbe stato impossibile. Da diversi mesi, però, è evidente per me che le speranze nel Movimento Cinque Stelle sono state tradite. Da quando si è insediato il governo Conte". Così in una nota Massimo Battista, consigliere comunale di Taranto.

"Allearsi con un partito xenofobo e razzista come la Lega - prosegue Battista - ha segnato lo spartiacque tra un Movimento spontaneo, cresciuto dal basso, e un partito conservatore che soffia sulle paure della gente. Nonostante mi fosse chiaro ho voluto aspettare. Il mio mandato elettorale, la mia storia, è strettamente legata all’Ilva di Taranto e su questo ho voluto giocarmi fino in fondo la partita. Sono un operaio, un ex delegato sindacale, ma soprattutto sono un cittadino che ama la sua città. Ho voluto vedere cosa ci fosse per Taranto nel mazzo di carte del Cinque Stelle, nelle mani di Di Maio. Ho sperato di poter incidere per indirizzare le scelte verso un cambiamento vero, tangibile, lungimirante. Né più né meno di quello che avevamo promesso in campagna elettorale, alle amministrative prima e alle politiche poi. Abbiamo difeso a denti stretti quanto era scritto nel programma politico affinché fosse riportato intatto all’interno in quello di governo. Siamo riusciti a non snaturare completamente quell’impegno formale ma non è bastato. Alla prova dei fatti hanno dimostrato di non voler mettere in discussione l’attuale economia della città procedendo in continuità con il precedente esecutivo. Un cambio di rotta che non è mai stato realmente condiviso con il territorio, con noi che siamo nelle istituzioni e che in esse rappresentiamo il Cinque Stelle. Io, come i cinque parlamentari, abbiamo incontrato solo due volte Di Maio per parlare di Taranto e Ilva. Onorevoli e senatore tarantini non erano neanche stati informati la scorsa settimana  dell’incontro tra sindacati, Mittal e Di Maio per raggiungere un accordo che garantisse la continuità produttiva e il passaggio al gruppo franco-indiano".

"Tutt’oggi nessuno conosce il piano industriale di Mittal: quali impianti verranno fermati e quali lavoreranno di più; in che modo si passerà dal produrre 6 milioni di tonnellate di acciaio su base annua a 8, senza alzare l’asticella dell’inquinamento. Si ignora se verranno prese in considerazione solo le emissioni convogliate o le rilevazioni al quartiere Tamburi; se i bambini continueranno ad andare a scuola sotto le ciminiere. Sembra di essere tornati ai tempi della legge-truffa della Regione Puglia sulla diossina, quando l’unica cosa chiara era che la produzione non andava fermata. Lo stesso Movimento che per anni ha criticato le leggi salva Ilva, quelle che hanno permesso al più grande stabilimento siderurgico d’Europa di produrre dal 2012 pur sotto sequestro della Magistratura, nel resto d’Italia esulta per aver “salvato” i posti di lavoro. Nei primi 100 giorni di governo non ha mosso un dito per cancellare almeno una di quelle leggi, sono ben 12, che fino a pochi mesi fa citavano ad esempio di come i partiti abbiano svenduto la salute dei cittadini di Taranto. Eppure basterebbe un decreto. Sarebbe sufficiente una firma per cancellare, soprattutto,  l’ignobile immunità penale che lo scorso governo ha esteso ai vincitori del bando. Non viene fatto perché, come ammesso dagli stessi vertici di Mittal in un incontro al Mise, rinuncerebbero all’intera operazione. Nulla più di quanto dovrebbe perseguire una forza politica che diceva di voler ridurre gradualmente la produzione, formare i lavoratori per le bonifiche e impiegarli nello smantellamento degli impianti. L’esatto contrario di quanto c’è scritto nel contratto con Mittal.
Alla luce di tutte queste valutazioni, ringrazio le persone che in questi mesi mi sono state vicine e che non si sono mai risparmiate. Come me sono state tradite. Anche per loro proseguirò la mia attività politica come consigliere comunale di Taranto aderendo al gruppo misto di minoranza, spinto dai tantissimi attestati di stima ricevuti in questi giorni", conclude Battista.

Aeroporto Grottaglie, Borraccino: "Il suo utilizzo strategico per la Puglia"

BARI - Una nota, del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali Mino Borraccino. "Nonostante le mie continue sollecitazioni al Presidente Emiliano - dichiara Borraccino -, noto con rammarico che alle stesse non viene dato seguito , pur essendo queste, frutto di un personale e continuo contatto con la società civile, con le componenti attive che seguono con attenzione e corale attaccamento alle tante necessità del nostro territorio, tutta questa strana vicenda , fatta di promesse , non mantenute, indubbiamente, sollecitano la mia funzione di consigliere regionale che , mi impone , e richiama al rispetto della equità territoriale per cui , è proprio per questo motivo che essendo Taranto e provincia , purtroppo, in testa nelle forme di disequità è necessario intervenire. Ricordo il dannoso problema dei pronto soccorso, l’atavica disattenzione alla mobilità ionica, mi sento nell’obbligo morale e politico di insistere sugli argomenti che per altro sono anche oggetto di delibere regionali. Mi riferisco - prosegue Borraccino - all’assegnazione di due milioni di euro destinati ad Aeroporti Puglia per lavori di riqualificazione dell’aeroporto di Taranto- Grottaglie. Dal momento che in questi ultimi tempi, il sito di Grottaglie è chiamato in causa per attività varie, volute dalla politica regionale, non certo dal mercato, registriamo che l’ampliamento del piazzale aeromobili, non è stato mai realizzato, la costruzione di una bretella per consentire l’ingresso in pista dell’aeromobile , non direttamente dal piazzale di sosta, anche questa opera mai realizzata, ammodernamento dei locali dell’aerostazione con i relativi servizi: nuovo nastro bagagli, ampliamento gate , insomma, normalizzazione della struttura secondo gli standard europei. Ancora niente di fatto !! Dimenticavo la dichiarazione del Presidente riguardante il fatto che Aeroporti Puglia è in rete e che i maggiori guadagni degli aeroporti più grandi , venivano destinati a quelli minori. Tutte affermazioni che sarebbero da contestare in toto, ma non voglio utilizzare questa nota per polemizzare col presidente. Io continuerò a sollecitarLo fino a quando non mi spiegherà, con il codice della navigazione alla mano , chi ha ragione: Aeroporti Puglia , col suo atteggiamento negativo o il territorio che vuole che si ripristini l’applicazione dei contratti sottoscritti nel 2003. Non so fino a quando il Presidente manterrà la sua posizione, al momento silente, ricordando che l’aeroporto di Taranto fu messo in esercizio , pur essendo negli anni 60 una base militare dell’aeronautica, proprio per l’ITALSIDER, e fu costruita una superstrada a scorrimento veloce, proprio per collegare Taranto allo scalo grottagliese. Quindi l’aeroporto non può essere reclamato come alternativo alla siderurgia, bensì come una infrastruttura di servizio per una collettività multiforme, che non vive solo di grande stabilimento, ma di tante altre forme di economia a volte sconosciute alla grande moltitudine dei cittadini", conclude.

Perrini: "Potenziare il pronto soccorso del SS Annunziata non basta"

BARI - “Potenziare il Pronto Soccorso del Santissimo Annunziata? Non è una soluzione è la certificazione del fallimento della gestione della Sanità da parte del suo presidente e assessore, Emiliano, che pensa di ‘addolcire’ una pillola amara per un territorio che più di ogni altro in Puglia avrebbe bisogno di veder potenziata la medicina territoriale e d’urgenza. Il Pronto Soccorso del Moscati e quello di Grottaglie non sono un lusso per i tarantini, sono una necessità sia per l’ubicazione sia per l’emergenza.
Il presidente nell’ultimo Consiglio regionale ha parlato assenza di standard di sicurezza per quelli chiusi, ma spettava proprio a lui fare in modo che quegli standard non si abbassassero investendo di più, così come aveva promesso a favore di un territorio che ha bisogno di più Sanità perché più provato da ambienti inquinati e pericolosi per la salute.
Le sue parole e le sue promesse non ci hanno né rassicurato né convinto: a Taranto non vogliamo le briciole (potenziamento Santissima Annunziata) vogliamo che ci siano altri Pronto Soccorsi, tocca al Governo regionale e quello nazionale trovare risorse e soluzioni. Questa battaglia per noi non è negoziabile con niente.
Per questo sarebbe opportuno che a visitare Taranto non venga il ministro Di Maio, ma quello alla Salute, Grillo, perché si renda conto di persona di cosa hanno bisogno di cittadini di questo territorio”.

Uva da tavola: dal produttore al consumatore rincari della GDO oltre 9 volte il prezzo di acquisto del prodotto alla pianta

BARI - In alcuni supermercati del nord si vende l'uva da tavola a prezzi che partono da euro 2,10 (varietà superior senza semi con peduncolo nero, perché raccolta da diverso tempo e conservata in frigo) fino a raggiungere euro 3,78 (varietà pizzutella) per ogni chilogrammo.

Preciso che attualmente il prezzo di acquisto alla pianta di uva da tavola, varia da euro 0.35 a 0,90 per chilogrammo a seconda il tipo e la qualità.

Produrre uva da tavola tenendo conto della varietà, dell'epoca di maturazione, ed eventuali certificazioni ha un costo variabile da 0,35 a 0,50 euro per chilogrammo.‎

Da quando l'ortofrutta è stata inserita come prodotto da offrire al consumatore negli scaffali della GDO accade che il prezzo di vendita subisce variazioni considerevoli tra il produttore e il consumatore.‎

Negli anni novanta la diffusione di tale sistema di vendita ha fatto ipotizzare a qualche esperto che questa operazione avrebbe determinato un doppio vantaggio: una diffusione capillare di offerta del prodotto (aumento dei volumi commercializzati), maggiori opportunità per i produttori e avvicinamento tra il produttore e il consumatore, di conseguenza tagli dei costi intermedi.

A distanza di tanti anni analizzando i fatti, senza ombra di smentita alcuna si può tranquillamente affermare che la situazione è peggiorata sia a scapito del produttore che del consumatore, per le ragioni di seguito evidenziate.

Le fasi intermedie tra la produzione e la presentazione del prodotto sugli scaffali si sono organizzate arrivando ad un paradosso che le lavorazioni post-raccolta (confezionamento, trasporto, servizi vari) costano più della materia prima che l'agricoltore impiega mesi e mesi di duro lavoro per produrre.

Lasciando il prodotto ortofrutticolo negli scaffali senza alcun presidio fisso (il vecchio fruttivendolo/ortolano) ogni consumatore è autorizzato a toccare, scegliere e prelevare la merce che deve acquistare.

Al termine della giornata, trattandosi di merce altamente deperibile, una percentuale considerevole di quel prodotto deve essere "buttata", perché risulta danneggiata dai vari “tocchi e ritocchi“ delle centinaia di persone che si fermano in quel reparto.‎

‎Senza parlare poi di qualche consumatore che ritenendo di essere furbo dopo aver prelevato, pesato e prezzato il prodotto scelto, poiché il sacchetto è stato volutamente lasciato aperto, ripassa dallo scaffale e aggiunge altro prodotto senza pesarlo (furto di prodotto).

Inoltre, l'ortofrutta in molti casi diventa il cosiddetto "specchietto per le allodole"‎, in quanto si utilizzano le offerte dei prodotti agricoli a basso prezzo per richiamare l'attenzione del consumatore che acquista altri beni presenti nella GDO.

Tempi lunghissimi nei pagamenti delle forniture fatte alla GDO.

A ciò si aggiunge il sistema delle doppie aste che riduce ulteriormente i prezzi dei prodotti agricoli favorendo la GDO che gioca sui grandi volumi di prodotto da acquistare.

L'ex Ministro Martina del precedente governo, a giugno 2017 annunciò la firma di un protocollo di intesa per un "patto d'impegno" ‎con i rappresentanti di Federdistribuzione e Ancd Conad, allo scopo di promuovere un codice etico e la messa in atto di pratiche leali lungo tutta la filiera agroalimentare, partendo dalla rinuncia alle aste elettroniche a doppio ribasso per l'acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari.

Purtroppo ad oggi le aste sono ancora una triste realtà.

Questa situazione sta determinando la drastica riduzione del reddito delle aziende agricole e la chiusura delle stesse, che non riescono più a trarre un reddito dignitoso dall'attività.

Tutto ciò contribuisce allo sviluppo del fenomeno del lavoro nero e del caporalato.

E' giusto salvaguardare il lavoratore ed i suoi diritti.

E' opportuno tutelare il consumatore  dalle frodi e dalle speculazioni sui prezzi.

E' altrettanto giusto, opportuno e sacrosanto prendersi cura di colui il quale crea opportunità di lavoro per l'operaio agricolo e investe risorse proprie per produrre e fornire giornalmente beni di prima necessità per il consumatore.

Ad ognuno va riconosciuto il giusto ruolo e la corretta remunerazione.

Non si può restare inermi ad osservare mentre tutto va in rovina; continuando di questo passo con la chiusura delle aziende ortofrutticole e quelle zootecniche viene meno il presidio del territorio da parte dell'agricoltore. Il territorio diventa un deserto.

Occorre evitare che i giganti della grande distribuzione, forti dei volumi movimentati, siano coloro i quali stabiliscono la vita o la morte di un settore in nome del profitto.

Con coraggio chiediamo a gran voce di far uscire l'ortofrutta  fuori dalla GDO, dagli ipermercati e supermercati, tornando a valorizzare i mercati locali degli agricoltori, la vendita diretta in campagna, i fruttivendoli di quartiere, i mercati all'ingrosso e tutte le altre forme alle quali negli ultimi venti anni abbiamo rinunciato in nome della modernità.

Non si può continuare a fare competizione basando tutto, solo ed unicamente sul prezzo: si rischia di perdere tutti i riferimenti ambientali, di qualità e di sostenibilità e ciò favorirebbe la scomparsa dalla scena dei produttori ortofrutticoli italiani. Occorre agire prima che sia troppo tardi. Così Vito Rubino, Direttore CIA Area Due Mari Taranto-Brindisi.‎

Ilva, Di Maio promette: porterò investitori a Taranto

BARI - "Molto presto ci sarà non solo un confronto, ma noi dobbiamo lavorare a Taranto più che come in ogni altre città, perché a Taranto bisogna recuperare il tempo perso, sono anni che è stata espropriata di tutto". A dichiararlo a Bari il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, in occasione della visita alla 82° Fiera del Levante.

"Taranto, per la sua dipendenza da una sola azienda - ha aggiunto Di Maio - è diventata un deserto. Il nostro obiettivo è non farla più dipendere da una sola azienda. La vertenza Ilva si è conclusa con zero esuberi e con migliorie dal punto di vista ambientale, avremo almeno il 20% in meno di emissioni rospetto al piano precedente, e la copertura dei parchi entro il 2019, ma non basta, perché Taranto ha bisogno di investimenti nella cultura, nel turismo, nelle aziende, io voglio portare investitori a Taranto che aprano altre attività produttive pulite, che diano lavoro ai giovani e meno giovani tarantini, e lo voglio fare da ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e da vicepresidente del consiglio dei ministri, perchè tutto il governo deve essere impegnato su quella città".

MARTINA: "CHIEDI SCUSA A TARANTO" - "Caro Di Maio, se hai una faccia sola chiedi scusa a Taranto a all'Italia per le bugie e le falsità che hai venduto sulla pelle della città". Lo ha detto il segretario del Partito democratico, Maurizio Martina alla Festa nazionale de L'Unità di Ravenna. Il segretario dem ha attaccato anche salvini: Salvini: sia fedele alla Costituzione o vada a casa.

Ilva, Fumarola (Filctem Cgil): "Buon accordo, ottenuto un tavolo specifico per la centrale elettrica"

TARANTO - La centrale elettrica dell’acciaieria di Arcelor Mittal si chiamerà Arcelor Mittal Italy Energy ma i suoi lavoratori rimarranno con il contratto elettrico. Un risultato ottenuto e ratificato dall’accordo sindacale che ha un importante valore sia per l’autodeterminazione dei lavoratori specificatamente della centrale, sia per evitare che la semplificazione contrattuale inizialmente prevista dagli acquirenti, tagliasse fuori i diritti acquisiti. L’accordo raggiunto e firmato giovedì è un buon accordo perché se da un lato garantisce il totale assorbimento della forza lavoro fino al 2023, dall’altro garantisce la tutela dei livelli contrattuali e vanifica il rischio della perdita dell’Articolo 18.

“Abbiamo ottenuto un buon risultato, ma non abbassiamo la guardia”, commenta il segretario provinciale della Filctem Cgil di Taranto Giordano Fumarola, “riteniamo che l’accordo finora sia un passo in avanti rispetto alla posizione di partenza. Abbiamo ottenuto dei significativi miglioramenti solo grazie all’impegno dei sindacati. Come Filctem Cgil, ovviamente, non possiamo considerarci pienamente soddisfatti fin quando non sarà garantito un dignitoso futuro a tutti i lavoratori. Abbiamo chiesto che si convochi un tavolo per i lavoratori con il contratto elettrico, durante il quale spiegare ai nuovi proprietari quali sono le peculiarità della centrale elettrica. Sappiamo che questo avverrà nei prossimi giorni e ci impegneremo a presentare alla nuova gestione i punti di forza e di debolezza di un settore cruciale dell’acciaieria. È un buon punto di arrivo dopo una trattativa che è durata tanto tempo. Abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo specifico per i lavoratori della centrale elettrica, per la quale da tempo denunciamo una carenza di organico, e dovrebbe essere convocato a giorni. Per i lavoratori elettrici la trattativa va avanti”.

Taranto contro i Cinquestelle: sit in contro mancata chiusura

di PIERO CHIMENTI - Dopo l'accordo tra il Governo e Arcetal Mittal per l'acquisizione dell'Ilva, ha popolazione di Taranto si è scagliata contro i Cinquestelle, dando vita ad un sit in di 24 ore in piazza. I pentastellati sarebbero rei di non rispettato l'accordo sottoscritto con la Lega che prevedeva la chiusura di fonti inquinanti, dando inizio ad un sit-in di 24 ore.

L'apice di un clima fatto di rabbia e delusione si è avuto in Piazza della Vittoria, quando la parlamentare Rosalba De Giorgio ha subito un duro attacco che ha rischiato di sfociare in quello fisico, che l'ha costretta ad allontanarsi in tutta fretta scortata da polizia e carabinieri. Soddisfatto a metà il Sindaco di Taranto che, nonostante il plauso per l'accordo trovato da Di Maio per il siderurgico, rimprovera al vice premier di non aver coinvolto le autorità locali durante la trattativa.

Giovanni Paisiello Festival: focus sull'epoca dei castrati con il sopranista Divito e il contraltista Parolin

TARANTO - Si rievoca l’epoca dei castrati, al Giovanni Paisiello Festival di Taranto organizzato dagli Amici della Musica «Arcangelo Speranza» con la direzione artistica di Lorenzo Mattei. Il sopranista Francesco Divito e il contraltista Luca Parolin sono di scena al Mudi (Museo Diocesano), lunedì 10 settembre (ore 21), con il recital Agitati tra due mari accompagnati dall’ensemble di strumenti d’epoca «Le musiche da camera» composto da Egidio Mastrominico (violino di concerto), Giovanni Rota (violino di concerto), Leonardo Massa (violoncello) e Debora Capitanio (clavicembalo).

Il concerto è dedicato al gioco dei contrasti, con un focus sull’opera italiana del Settecento e l’alternanza in chiaroscuro di affetti e passioni antitetici. Il titolo del recital è, infatti, mutuato dall’incipit dell’aria di Vivaldi “Agitata da due venti”, e allude a Taranto, città dei due mari, con arie dello stesso Paisiello, Händel, Porpora, Barbella, Vinci, Vivaldi e altri per una successione di passioni e registri espressivi opposti, proprio come il colore vocale chiarissimo del sopranista Francesco Divito e quello scuro del contraltista Luca Parolin, protagonisti del concerto.

La drammaturgia dell’opera italiana del Settecento era, infatti, concentrata sul concetto di chiaroscuro, in base al quale, nel corso di un melodramma, si alternavano, sotto forma di arie solistiche, passioni e affetti contrari. E antitetiche sono la voce di Francesco Divito, che per una particolarità fisica ha mantenuto una laringe duttile e morbida tipica delle voci bianche, e quella di Luca Parolin, chiamato a riproporre il timbro vocale dei grandi castrati che animarono le opere serie impersonando eroi e condottieri.

Il Festival, che mercoledì 12 settembre (ore 18) proseguirà con una Tavola Rotonda a Palazzo di Città per la realizzazione di un museo nella casa natale di Paisiello, quest’anno pone al centro il duello tra Paisiello e Rossini. E la “resa dei conti” tra gli autori di uno stesso Barbiere di Siviglia, avverrà ancora una volta sul terreno del genere comico con la rappresentazione de Le gare generose di Paisiello il 14 e 15 settembre e de La cambiale di matrimonio di Rossini il 25 settembre, prima opera di un autore diverso dal compositore tarantino ad essere allestita al festival a lui dedicato.

Il Giovanni Paisiello Festival è sostenuto da Mibact, Regione Puglia, Comune di Taranto, con il patrocinio della Provincia di Taranto e il supporto degli sponsor Conad, Caffè Ninfole, Basile Petroli e BCC di San Marzano di San Giuseppe.

Biglietti in prevendita su www.liveticket.it. Info 099.7303972 - www.giovannipaisiellofestival.it

Ilva, Zullo: M5s ha preso tanti voti a Taranto promettendo la chiusura e ora Di Maio...

BARI - Dichiarazione del presidente del gruppo regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia, Ignazio Zullo. "Sull’Ilva ho sempre sostenuto, fuori e dentro il Consiglio Regionale, la necessità di coniugare occupazione e lavoro con tutela della salute e dell'ambiente, mentre il Movimento 5 stelle chiedevano e volevano la chiusura. E ora - si interroga Zullo - mi chiedo e chiedo: quanti voti hanno preso a Taranto i grillini con la promessa di chiudere il siderurgico? Tanti, sulla base di questa promessa era i tarantini sembravano come ubriacati dalle chiacchiere a 5 stelle e hanno davvero creduto che l’Ilva andasse chiusa per fare un grande parco acquatico. E i lavoratori dell’azienda e dell’indotto? Tutti in cassa integrazione o con il reddito di cittadinanza. E le aziende dell'indotto (piccoli imprenditori che lavorano principalmente con l’Ilva) e se avevano fatto un mutuo per comprare i camion per trasportare l’acciaio? I grillini - spiega Zullo - di loro non si preoccupavano, anzi qualcuno di loro li invitava a vendere le proprie case per pagare i debiti. E le bonifiche che gli indiani dovevano fare? Tutte a carico dello Stato, ovvero degli italiani! E il PIL che l'ILVA produce utile al rapporto Deficit/PIL? Ma che importa, evviva la decrescita felice. Ed ora? Si è fatto ciò che aveva già fatto il in ministro Calenda. E il grande parco acquatico? Che importa, i grillini hanno preso tanti voti e ora sono al governo!", conclude Zullo.

Ilva, Di Maio: raggiunto accordo, ma adesso pensare a Taranto


ROMA - Le parole del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio al termine del tavolo su Ilva, con il raggiungimento dell'accordo tra Arcelor Mittal e i sindacati. Così il ministro: ''Questo accordo è il miglior risultato che si potesse ottenere nelle peggiori condizioni possibili. I miglioramenti che sono stati raggiunti durante le trattative dimostrano che, oggi come negli scorsi anni, i rilanci in materia ambientale e occupazionale erano possibili e anzi doverosi per garantire la tutela dell'interesse pubblico. I responsabili di questo scempio pagheranno".

EMILIANO: 'NO OK PIANO SENZA GARANZIE' - "Senza garanzie sulla salute dei miei concittadini io non darò mai il mio assenso al piano ambientale. Taranto deve sapere che il presidente della Regione non farà un passo indietro per nessun motivo". Lo ha detto il governatore pugliese, Michele Emiliano, con riferimento alla questione Ilva. "Il governo - ha proseguito - aveva due alternative: o l'Ilva si chiudeva, e a quel punto noi avevamo chiesto garanzie per l'occupazione delle 20mila persone", ma "siccome abbiamo capito che il governo ha deciso di lasciarla aperta, rimane che noi abbiamo chiesto come garanzia al governo la decarbonizzazione, quindi la non ricostruzione di Afo5 a carbone e la sostituzione di Afo5 con due forni elettrici a gas o idrogeno". Emiliano ha spiegato che "se questa condizione verrà rispettata" potremo dire "che le ragioni della salute sono accettabili". Ma "se qualcuno pensa di lasciare il mondo come sta", ha concluso, "sia io che Di Maio avevamo detto che il piano ambientale era deludente, e direi insufficiente".

Ilva, "10.300 assunti entro 2021"

ROMA - Arcelor Mittal ha accolto la richiesta dei sindacati, appoggiata dal ministro al Lavoro e allo Sviluppo economico Luigi Di Maio, di garantire all'Ilva 10.700 assunzioni subito. Questo era l'ultimo scoglio per giungere a un accordo, che è stato sottoscritto a fine mattinata.

"Per l'Ilva "verrà formulata una proposta di assunzione a tempo indeterminato a 10.300 lavoratori". E' quanto si apprende nella bozza di verbale di accordo sul tavolo al Mise, dove è in corso la trattativa in ristretta, in cui si specifica che le assunzioni saranno ripartite in 10.100 entro il 31 dicembre 2018 e 200 entro il 31 dicembre 2021.

In un altro passaggio della bozza di accordo si legge inoltre l'impegno di Am InvestCo a formulare "una proposta di assunzione" ai lavoratori Ilva in esubero rimasti "non prima del 23 agosto 2023" , che non abbiano già "beneficiato di altre misure o opportunità", come l'incentivo all'esodo, e non abbiano "già ricevuto una proposta di assunzione presso un'affiliata".

Per l'Ilva - ha dichiarato il ministro Luigi Di Maio a Radio Radicale - "queste sono ore delicatissime". Di Maio ha parlato di "un tavolo che può dare buono risultati. Io credo che ci siano i presupposti".