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Polveri e gas serra: ecco di quanto aumenteranno le emissioni dell'Ilva rispetto alla situazione attuale

TARANTO - Se Arcelor Mittal taglierà - come dichiara - il 30% delle polveri delle emissioni convogliate è come se a 8 milioni di tonn/anno l'ILVA emettesse polveri quanto a 5,6 tonn/anno. Il punto è che attualmente ILVA produce acciaio liquido per 4,8 tonn/anno (dati ufficiali 2017). Quindi con l'aumento produttivo a 8 milioni di tonn/anno avremo un aumento di polveri del 16% in flusso di massa annuo rispetto al 2017. A denunciarlo il presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti.

Questo calcolo - prosegue Marescotti - vale per le emissioni convogliate. Arcelor Mittal non dichiara invece di quanto vuole tagliare le emissioni NON convogliate (come quelle della cokeria) che sono le più pericolose.

Emergono pian piano i dettagli di una operazione propagandistica del governo ai danni della popolazione esposta all'inquinamento. Il tutto ci appare una presa in giro simile a quella che Ignazio Silone descriveva ai danni dei "cafoni" nel romanzo Fontamara, ai tempi del fascismo.

La situazione è ancora peggiore per le emissioni di CO2 dall'ILVA. Parliamo delle emissioni che provocano lo scongelamento dei ghiacci e l'innalzamento dei livelli dei mari, a causa del surriscaldamento climatico.

I tagli del 15% delle emissioni di CO2, promessi da Arcelor Mittal e dal suo fedele governo, non compensano assolutamente l'incremento produttivo del 66% da 4,8 a 8 milioni di tonnellate anno di acciaio liquido, incremento che il Ministero dell'Ambiente intende concedere a condizioni facilitate rispetto al piano ambientale precedente.

L'ILVA, con le sue centrali energetiche, è la maggiore fonte di emissione in Italia di CO2 assieme alla centrale a carbone di Cerano. L’Italia dovrebbe tagliare le emissioni di CO2 del 33% entro il 2030 (è l'obiettivo dell'Europarlamento per la nostra nazione) e invece consente all'ILVA un imponente incremento dei gas serra.

Complimenti vivissimi ai ministri che stanno consentendo questa operazione, sono dei veri campioni del cambiamento climatico.

Quello che è grave è che il governo, invece di incassare i tagli di emissioni convogliate (tutti da dimostrare) e di rivendicarli come un passo in avanti, li scambia con incrementi produttivi, facendo evidenti passi indietro, conclude Marescotti.

Ilva, Legambiente: "Addendum ambientale insufficiente. Inaccettabile il permanere di rischi per la salute"

TARANTO - Legambiente ritiene insufficienti le integrazioni al piano ambientale Ilva e chiede al Ministro dell’Ambiente che si proceda alla valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario connesso ad una produzione di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio liquido: non c’è nulla che impedisca al Ministro di effettuarla e solo i suoi esiti  potranno fornire risposte scientificamente attendibili in merito alle ricadute dell’impianto sulla salute dei cittadini di Taranto. Così in una nota Legambiente Taranto.

Lo chiediamo - si apprende nella nota - dopo aver esaminato il testo diffuso dagli organi di informazione dell’addendum ambientale, di cui peraltro a tutt’oggi, nonostante il tempo trascorso,  non ci risulta sia ancora disponibile la versione integrale, comprensiva degli allegati, con buona pace delle esigenze di trasparenza e informazione.

Quanto previsto dall’addendum ambientale, al capitolo 4,  non dà infatti garanzie dell’effettiva assenza di rischi per la salute, specie per gli abitanti del quartiere Tamburi, il più prossimo agli impianti. La novità dell’addendum è infatti rappresentata dal mero obbligo, per Mittal, di presentare al Ministero dell’Ambiente, completati gli interventi previsti dall’allegato I al DPCM del 29.9.17,  “idonea documentazione che certifichi che l’aumento della produzione garantirà che le emissioni convogliate di polveri rimarranno entro i limiti annuali post adeguamento in flusso di massa autorizzati“: un obbligo che non costituisce alcun impegno a ridurre le emissioni inquinanti autorizzate dal Piano Ambientale. Ad esso si aggiunge l’’impegno a “confrontare il flusso di massa annuale autorizzato … ed applicabile al 31 agosto 2018 delle emissioni convogliate di polveri degli impianti oggi in esercizio, con il flusso di massa delle emissioni convogliate di polveri previste esercendo gli impianti ambientalizzati in coerenza con il DPCM del 29 settembre 2017, fino a 8 milioni di tonnellate”. Solo un confronto, quindi: non è previsto che in caso di superamento delle attuali emissioni (peraltro relative ad impianti ancora da assoggettare agli interventi previsti dal Piano Ambientale) non venga rilasciata l’autorizzazione a superare il limite alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue, né c’é alcun riferimento alle emissioni diffuse e fuggitive, che pure hanno un peso rilevante nell’inquinamento prodotto dallo stabilimento siderurgico.

Chiediamo perciò che la valutazione preventiva di impatto ambientale e sanitario venga effettuata entro il termine massimo dell’apertura delle procedure autorizzative previste per la riaccensione di AFO 5, l’impianto che consentirebbe ad ILVA una produzione di 8 milioni di tonnellate rivenienti dal solo ciclo integrale. Non si può chiedere a nessuno di attendere in silenzio  che, a posteriori, venga confermato quello che già oggi sappiamo circa i rischi per la salute che permarrebbero a fronte di una produzione superiore ai 6 milioni di tonnellate annue di acciaio ottenuta dal ciclo integrale. Lo sappiamo perché ce lo dice la Valutazione del Danno Sanitario effettuata da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto -prendendo a riferimento lo scenario produttivo ad A.I.A. del 2012 completamente attuata- che nessuno ha mai confutato e rispetto alla quale continuano a non essere fornite indicazioni concrete e inconfutabili su come quei rischi possano essere scongiurati. A tutti, e alla famiglia Mittal in particolare, ricordiamo che  l’immunità penale concessa è strettamente correlata alle “condotte poste in essere” in attuazione  del piano ambientale e, quindi, non è eterna.

I miglioramenti apportati dall’addendum al contratto, costituiti essenzialmente da un anticipo nei tempi di realizzazione delle coperture dei parchi minerale e fossile, e della pavimentazione dei parchi AGL e loppa,  che valutiamo positivamente, confermano la giustezza delle Osservazioni da noi presentate a suo tempo: se oggi è possibile, per Mittal, assumere l’impegno di completare  entro la fine del 2019 la copertura di tutto il materiale presente nel parco minerale,  con ben 19 mesi di anticipo rispetto al termine di scadenza originariamente previsto, è evidente che avevamo pienamente ragione a sostenere che le scadenze indicate nel Piano Ambientale Ilva erano ingiustificate da un punto di vista tecnico ed andavano ad esclusivo vantaggio dell’acquirente: si fossero imposte allora scadenze più ravvicinate, oggi, probabilmente, sarebbe stato possibile ottenere altri miglioramenti in termini di salvaguardia dell’ambiente e della salute, ad esempio attraverso un anticipo dei tempi previsti  per gli interventi sulle cokerie che, invece, rileviamo con preoccupazione  non subiscono alcuna variazione, né comprendono alcun ammodernamento tecnologico.

Se gli impegni assunti verranno rispettati (quando si parla di Ilva, dopo una miriade di decreti e di prescrizioni disattese, il dubbio è sempre lecito e, d’altro canto, l’addendum prevede sanzioni esclusivamente di carattere pecuniario) finalmente –almeno- cesseranno le tempeste di polveri provenienti dai parchi minerali che hanno investito le abitazioni dei cittadini del quartiere Tamburi: ne siamo contenti e iscriveremo questo risultato, quando sarà raggiunto, tra i frutti della battaglia condotta in questi anni. Per conseguirlo, e per ottenere che quanto di positivo è previsto dal piano ambientale e dall’addendum sia effettivamente realizzato, è indispensabile che ci siano controlli rigorosi e stringenti, uniti alla massima trasparenza e ad una puntuale informazione dei cittadini: noi crediamo che, in questo senso,  occorra andare oltre quanto previsto dall’AIA e dal Piano ambientale.

All’ARPA chiediamo che siano espletati nei tempi strettamente necessari i concorsi per l’assunzione di tutto il personale previsto per il dipartimento di Taranto: una battaglia, anche questa, che ci ha visto in prima fila e che deve finalmente portare  l’agenzia a disporre in tempi brevi di tutte le professionalità e le risorse necessarie per poter effettuare i controlli e i monitoraggi previsti.

A Comune e Regione chiediamo che venga rapidamente istituito e messo a disposizione di tutti i cittadini un portale in cui vengano indicati, prescrizione per prescrizione, in maniera chiara e di facile lettura, gli interventi previsti, le scadenze (correlate da avvisi che ne segnalino l’approssimarsi), le date delle visite ispettive previste,  i risultati e le eventuali prescrizioni collegate alle ispezioni, in poche parole tutto quanto è utile per monitorare in ogni momento il rispetto degli impegni assunti.

Al Ministro dell’Ambiente chiediamo di esaminare con estrema attenzione la documentazione tecnica attinente le modifiche proposte da Mittal rispetto ai filtri dell’impianto di sinterizzazione e di renderla disponibile alla consultazione dei cittadini.  Di essa nell’addendum non c’è traccia e non risultano quindi valutabili, al di là di quanto affermato dall’azienda, gli effettivi apporti in termini di maggior abbattimento delle emissioni inquinanti rispetto ai filtri a manica.

La genericità di una serie di impegni e - quindi – la loro dubbia esigibilità se non per autonoma decisione della famiglia Mittal, pone da subito l’esigenza che la comunità jonica si attrezzi in modo che non si ripeta la tragica esperienza che ha connotato il rapporto di Taranto con la famiglia Riva. Al di là della diversità di opinioni sono infatti perseguibili obiettivi comuni, sia rispetto allo stabilimento siderurgico che al rapporto con il Governo nazionale, a partire dal puntuale rispetto di quanto prescritto dal Piano ambientale Ilva e dall’effettivo dispiegarsi delle bonifiche previste, su cui manca qualsiasi informazione  da parte dei Commissari straordinari.

A Comune, Provincia e Regione chiediamo innanzitutto che facciano propria la richiesta che rivolgiamo al Governo in generale ed al Ministro Costa in particolare di procedere per Ilva alla Valutazione Preventiva dell’Impatto Ambientale e Sanitario.

Rispetto agli impegni per Taranto, che ovviamente non possono essere sostitutivi nè diventare merce di scambio, ma  devono costituire  riconoscimento e risarcimento del danno subito  e contributo concreto alla diversificazione produttiva dell’area jonica,  riteniamo che – nell’immediato, a partire dalla prossima legge di Bilancio - vadano ampliate le risorse messe a disposizione del Contratto Istituzionale di Sviluppo   con particolare riferimento alla bonifica territoriale, a partire da quella del Mar Piccolo, e al restauro  della Città Vecchia di Taranto, che sull’esempio di quanto fatto a  Matera con il recupero dei Sassi, può essere uno dei motori di un diverso sviluppo. Chiediamo inoltre che siano previsti meccanismi di risarcimento del danno materiale patito dai cittadini dei Tamburi in conseguenza dell’attacco delle polveri provenienti dallo stabilimento siderurgico, sia per i danni subiti dalle loro abitazioni che per il loro minor valore di mercato, ed introdotte norme a tutela delle vittime dell’inquinamento che – allo stato – non hanno di fatto alcuna possibilità di conseguire un effettivo risarcimento.

Ci sembra matura e ampiamente condivisa - spiega la nota - la necessità di aprire una nuova pagina dello sviluppo di questa città, non più basato solo sull’acciaio , ma su altre, diverse, attività economiche e rilevante il ruolo che le parti sociali, gli Enti locali, il Governo e il Parlamento possono avere per renderlo possibile ed avviare così, effettivamente, quella riconversione produttiva che, per essere un obiettivo concreto e non solo un’aspirazione, ha bisogno di risorse, progetti, attori qualificati.

L’impegno per coniugare davvero ambiente e salute può, a nostro avviso,  ripartire da qui, nella consapevolezza che ci sarà da lottare ancora per rendere davvero la presenza dello stabilimento siderurgico pienamente compatibile con il diritto alla salute di chi ci lavora e dei cittadini di Taranto, conclude la nota di Legambiente.

Borraccino: "Il Governo impugna la legge sulle emissioni odorigene? Le imprese che producono cattivi odori staranno festeggiando"

BARI - Nota del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali, Mino Borraccino. “Noi di Sinistra Italiana/Liberi e Uguali siamo stati, forse, i più critici nei confronti della Legge n.32 del 2018, arrivammo anche ad un voto contrario di protesta, perché ritenevamo che fosse peggiorativa rispetto al testo approvato in Consiglio nel 2015, ma con questa mossa il Governo fa un regalo a chi produce emissioni che spesso ammorbano la vita dei cittadini che risiedono nei pressi di depuratori, sansifici, discariche e impianti che trattano rifiuti. La Puglia è stata la prima Regione in Italia a legiferare su questo fenomeno, a tutela dei cittadini. Il Governo del cambiamento, continua a dimostrarsi, nei fatti, un esecutivo dove gli interessi di pochi hanno la meglio sui benefici per la collettività. Stiamo dalla parte della Regione Puglia, a difesa della Legge che il Governo vuole cancellare. Del resto, da quello che si può capire dal comunicato diramato dal Consiglio dei Ministri, i presupposti dell’impugnativa da parte del Governo, a nostro giudizio, sono infondati. Forse al Governo è sfuggito il comma 1 dell’art. 272 bis, introdotto a dicembre del 2017 nel Testo Unico sull’Ambiente (Legge 152/2006) che affida alle Regioni la competenza in materia di disciplina sulle emissioni odorigene, nell’ambito delle Autorizzazioni AIA di propria competenza”.

Gas radon all’avvio dell’anno scolastico al quartiere Tamburi di Taranto

TARANTO - Nella mattinata del 12 settembre una delegazione di abitanti del quartiere Tamburi ha preso parte al tavolo tecnico tra Comune di Taranto, Arpa, Asl e dirigente scolastica per discutere della presenza di gas Radon nelle scuole Vico, Deledda e De Carolis di Taranto. La delegazione di abitanti del quartiere Tamburi è stata ricevuta dopo circa due ore dall’avvio del tavolo. Così in una nota i Tamburi Combattenti.

È stato spiegato - prosegue la nota - che la valutazione della pericolosità del gas radon va monitorata sulla base di misurazioni da effettuarsi nell’arco di un anno diviso in due semestri. È stato altresì spiegato che la concentrazione di questo gas naturale può essere mantenuta bassa areando i locali, sistemando eventuali crepe e prese elettriche. Operazioni che il Comune si è impegnato ad effettuare anche con sistemi provvisori di areazione.

Nel pomeriggio di ieri, gli abitanti del quartiere si sono incontrati e una volta appreso l'esito del tavolo, hanno espresso malumore e contrarietà, evidentemente preoccupati per la salute propria e dei propri figli, nonché per il diritto allo studio nuovamente minacciato. Al termine di questo confronto, gli intervenuti chiedono la possibilità di accertare l’installazione di suddetti impianti di areazione entro la giornata di lunedì 17 settembre riservandosi la libertà di non mandare i propri figli a scuola in mancanza di rassicurazioni.

Come gruppo Tamburi Combattenti riteniamo necessario conoscere nell’immediato i risultati del primo semestre di rilevazioni di gas radon tramite pubblicazione sul sito di Arpa Puglia. È altrettanto necessario chiarire se gli alunni delle suddette scuole siano stati esposti ad alte concentrazioni di gas radon in determinati giorni visto e considerato che, in assenza di sistemi di areazione forzata nelle scuole a ridosso dell’Ilva, durante i Wind Days si è provato a ridurre gli effetti dell’inquinamento industriale semplicemente evitando l’apertura delle finestre per “areare” i locali.

Chiediamo altresì che vengano effettuati dei rilievi nei prossimi giorni per verificare quantomeno che la concentrazione di gas non sia tale da essere considerata pericolosa per la salute degli alunni e del personale impiegato nelle scuole. Nel caso in cui, da tali misurazioni dovessero risultare dei possibili pericoli, il Comune di Taranto si faccia carico di organizzare dei servizi navetta temporanei dalle rispettive scuole verso altre sedi al fine di garantire il diritto allo studio sino al completamento di interventi di manutenzione, lavori o bonifiche atte a garantire l’incolumità pubblica.

Al tempo stesso chiediamo al Comune di Taranto di verificare l’origine di questo fenomeno. Tramite misurazioni ad hoc chiediamo di indagare sull’eventuale connessione tra la presenza di gas radon nelle tre scuole su indicate e le collinette ecologiche adiacenti ed anche l’eventuale nesso con i lavori di manutenzione delle gallerie Ilva che si trovano proprio al di sotto delle strutture scolastiche in questione.

È facile comprendere la sfiducia e la preoccupazione di genitori e bambini che subiscono un continuo stress psicologico legato all’inquinamento. Potrebbe essere questa un'occasione per il Comune di Taranto per dimostrarsi capace di dialogo nell'interesse e nella tutela dei suoi cittadini, conclude la nota di Tamburi Combattenti.

Ilva, Peacelink: incontro con il ministro della Salute Giulia Grillo

ROMA - Il ministro della Salute Giulia Grillo ha incontrato una delegazione di cittadini che hanno fatto presente la situazione sanitaria connessa all'inquinamento Ilva. Il ministro dichiara nel comunicato finale: "Assicuriamo il nostro impegno a vigilare, con particolare attenzione, sui danni che le emissioni e le polveri prodotte dall’IIva sono in grado di provocare". Così in una nota Peacelink.

L'impegno che chiedevamo al governo - prosegue Peacelink - non era quello che il ministro dice di voler assicurare. Quello che chiedevamo era una valutazione preventiva dei danni sanitari che potrebbe provocare Arcelor Mittal con il suo piano ambientale. Senza una valutazione preventiva non è possibile fare prevenzione e non è possibile fare una scelta informata e consapevole sull'efficacia del piano ambientale.

Nel caso in cui - spiega la nota - il piano ambientale provocasse malattie e morti in eccesso occorre saperlo prima e fare le dovute quantificazioni. Vigilare dopo significa venir meno all'impegno per la salute che è basato sulla prevenzione. Occorre invece vigilare prima applicando gli strumenti preventivi che il Ministero della Salute dichiara di voler utilizzare.

Noi in fondo chiedevamo quanto il Ministero della Salute dichiara sul suo sito web:

"L’Italia oggi presenta numerose carenze normative e applicative rispetto alle raccomandazioni internazionali e alla completa applicazione delle indicazioni europee sulla Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS). Inoltre, pur richiedendo una valutazione della componente salute nella Valutazione di Impatto Sanitario (VIA) e nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS), a partire dal DPCM 27/12/88 e successivamente nel Dlgs 152/2006, non c’è adeguata chiarezza sulle relative procedure applicative, con la conseguenza che spesso la valutazione della componente salute è disattesa o trattata in modo insufficiente ai fini decisionali.

È quindi forte l’esigenza di riqualificare le valutazioni preventive a supporto delle Amministrazioni effettuate dagli operatori della sanità pubblica e di fornire indicazioni per sviluppare adeguatamente la componente salute nell’ambito delle procedure di VAS e di VIA".

Tutto questo non viene applicato per l'ILVA in quanto non viene predisposta una valutazione preventiva dell'impatto sanitario.

Nonostante i toni di estrema cortesia del ministro, che abbiamo apprezzato, ciò che non ci ha convinto è l'impostazione complessiva che è risultata improntata ad un controllo a posteriori dei danni. Noi riteniamo invece che vada applicato per Taranto e per l'ILVA il principio di prevenzione e quello di precauzione. Incontro al Ministero della Salute con il ministro Giulia Grillo

In assenza di una valutazione preventiva dei danni sanitari, la prosecuzione dell'attività di impianti pericolosi (in quanto sotto sequestro penale) costituisce un esperimento inaccettabile sulla salute, conclude la nota Peacelink.

Nuove conoscenze su paesaggio e foreste

di DONATO FORENZA - Il ruolo prioritario della tutela e della gestione delle risorse forestali e ambientali italiane richiede la necessità di sviluppare e consolidare costantemente le informazioni sullo stato dei sistemi territoriali e la dinamica dell’evoluzione diacronica, fornendo anche dati aggiornati sulle interconnessioni con le differenti modalità di uso del territorio e sulle relative valenze programmatiche.

Nell’interessante Convegno, svoltosi recentemente a Subiaco presso lo splendido Monastero di Santa Scolastica, sono state presentate le attività intraprese per il nuovo Inventario Nazionale Forestale, la cui conclusione è prevista per la fine del 2019; inoltre si è parlato della situazione attuale delle risorse del patrimonio forestale italiano. E’ necessaria la conoscenza ambientale, economica e sociale, per la conservazione e valorizzazione dei boschi e delle risorse ambientali del Paese. Le esigenze informative assumono nella penisola, un significativo sviluppo delle attività afferenti agli inventari forestali e della vegetazione, dalla scala locale a quella nazionale; occorrono, pertanto, efficaci sistemi permanenti di monitoraggio e di analisi territoriale, dotati con notevole dettaglio tematico. 

Hanno aderito all’evento: F. Pelliccia (Sindaco di Subiaco), O. Ciancio (Presidente Accademia Italiana Scienze Forestali), S. Parlato (Commissario Straordinario CREA), A. Stefani (D. G. Direzione Foreste, MIPAAF), A. Ricciardi (Gen. C.A. Arma dei Carabinieri, Comandante CUFA).

Nell’ambito dei lavori, per le esperienze a confronto (moderatore P. Corona, CREA) ci sono stati interventi: L’inventario forestale nazionale – obiettivi, aspetti normativi e struttura organizzativa (G. Papitto, Arma dei Carabinieri), Terzo inventario forestale nazionale INFC 2015: progettazione, stato di attuazione e prospettive (P. Gasparini, CREA), Statistiche forestali: il punto di vista dell’ISTAT (R. Gismondi, ISTAT), Esigenze informative e accordi sul clima (M. Vitullo, ISPRA), Contributi per una politica forestale nazionale (E. Pompei, Direzione Foreste, MIPAAF).

Nella sessione pomeridiana a cura di E. Onorati (Assessore Agricoltura, promozione della filiera e della cultura del cibo, ambiente e risorse naturali, Regione Lazio) si è parlato dei temi: La condivisione dei dati in ecologia (B. Schirone, Unitus), Sulla misura della naturalità delle foreste (G. Piovesan, Unitus), La conoscenza delle risorse forestali come strumento per la gestione (F. Iovino, Campus Arcavacata Rende), G. Menguzzato (Univ. Mediterranea), Opportunità e prospettive della ricerca per una migliore conoscenza del patrimonio forestale (M. Marchetti, SISEF). Le conclusioni: Gen. D. D. De Laurentis (Arma Carabinieri, CUFA). L’evento - workshop afferente al Nuovo Inventario Forestale Nazionale e allo stato delle conoscenze sul patrimonio forestale realizzato dall’Arma dei Carabinieri (Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari) e dal Consiglio per la Ricerca e l'analisi dell'Economia Agraria (CREA), ha registrato notevole interesse interdisciplinare.

Sostenibilità e ambiente: preservare le foreste, fonte di crescita e benessere


di DONATO FORENZA - Si è tenuto recentemente, a Roma presso la FAO, l’Incontro internazionale afferente a Agenda 2030. La sostenibilità della Terra è fondamentale e alla Fao si discute in riferimento alle modalità con cui preservare le foreste, fonte di crescita e benessere, si studiano le sfide da affrontare per il prezioso settore delle foreste, nel quale la Commissione per le Foreste ha analizzato i contributi che il nevralgico settore può dare alla realizzazione ecologica degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile.

"Le foreste sono fondamentali per i mezzi di sostentamento", ha ribadito il direttore generale della FAO, José Graziano da Silva. "Foreste sane e produttive sono essenziali per un´agricoltura sostenibile e abbiamo la prova dell´importanza delle foreste e degli alberi per la qualità dell´acqua, per contribuire al fabbisogno energetico del futuro e per progettare città sostenibili e sane". Eva Mueller, direttrice del Dipartimento Foreste della FAO, haaffermato: "Gli alberi e le foreste contribuiscono a raggiungere diversi obiettivi di sviluppo sostenibile nell´agenda 2030 e devono essere incorporati nelle strategie per raggiungerli",

Il combustibile legnoso rappresenta la maggior parte delle forniture di energia rinnovabile al mondo combinate con energia solare, idroelettrica ed eolica, e oltre la metà del fabbisogno nazionale di approvvigionamento di energia primaria per 29 paesi, la maggior parte nell´Africa sub-sahariana. Le foreste contengono l´equivalente di 142 miliardi di tonnellate di petrolio, circa 10 volte il consumo annuo globale di energia primaria: tali dati evidenziano la necessità della loro sostenibilità. Nel contesto, vari studiosi hanno identificato alcune linee politiche e tematiche tecniche emergenti che interessano i sistemi ambientali, e in primis, tra essi trovare metodi innovativi per fermare la deforestazione, gestire le foreste in modo sostenibile, rinaturalizzare o ripristinare quelle degradate e incrementare la copertura degli alberi in tutto il Pianeta. In particolare, sono stati analizzati vari aspetti delle foreste che possono fornire preziosi contributi per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG); sono stati trattati anche i validi benefici che gli ecosistemi forestali offrono alla sicurezza alimentare e alla nutrizione, nell’ambito della complessità dei cambiamenti climatici.

Le foreste, e tutti gli alberi, svolgono funzioni ecosistemiche rilevanti per: - difesa dell’ambiente, del paesaggio e del territorio; - sicurezza alimentare; - fornitura di acqua potabile; - energie rinnovabili; - economie urbane e rurali; - mantenimento della biodiversità. Inoltre, forniscono circa il 20% del reddito alle famiglie rurali dei paesi in via di sviluppo. Alcune metropoli, come Vienna, Tokyo, Johannesburg e Bogotá, beneficiano di cospicue forniture di acqua potabile dalle foreste; è stato stimato che oltre 180 milioni di persone negli USA ricevono fabbisogno di acqua potabile (servizio forestale USA). Secondo la FAO, in un gran numero dei grandi bacini idrografici del mondo si è verificato un decremento della copertura boschiva, ma è stata rilevata la crescita mondiale (negli ultimi 25 anni) delle zone forestali gestite per la conservazione del suolo e delle risorse idriche. Il rapporto sullo Stato delle Foreste del mondo 2018 ha riscontrato considerevoli risultati; è stato elaborato anche in vista di importanti programmi di Green Economy ad alto livello sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Incidente Eni, Liviano scrive al direttore della raffineria di Taranto


di REDAZIONE - Di seguito la lettera che il consigliere regionale Gianni Liviano ha indirizzato al direttore della Raffineria Eni di Taranto in seguito all’incidente verificatosi martedì 21 agosto, nelle prime ore del pomeriggio, all’interno dello stabilimento e che ha causato l’emissione di sostanze nell’aria e, a quanto pare, uno sversamento di idrocarburi in Mar Grande.

Egregio direttore, quanto accaduto martedì pomeriggio a Taranto è di una gravità inaudita. Purtroppo non siamo di fronte a fatti isolati dal momento che, non volendo andare troppo indietro nel tempo, un analogo episodio si è verificato lo scorso 18 luglio, quindi non più di un mese fa, quando l’aria della città fu resa irrespirabile da una fortissima puzza di gas che ha causato anche seri problemi di respirazione ai cittadini residenti nei quartieri a ridosso della Raffineria.
Ma quello che più preoccupa è il fatto che l’incidente verificatosi nel pomeriggio di martedì avrebbe provocato, qualora non bastassero le emissioni in atmosfera, sversamenti di idrocarburi in Mar Grande. Un fatto, quest’ultimo, altrettanto grave visto che dalla valorizzazione della risorsa mare si vuol far partire la rinascita e la ripresa socio-economico-culturale della città.
Egregio direttore, credo che un importante insediamento industriale, quale è la Raffineria Eni, non possa essere messa continuamente in ginocchio da eventi atmosferici seppure molto intensi. Secondo informazioni in mio possesso, a causare il tutto sarebbe stato un fulmine che ha mandato in tilt la centrale Turbogas che fornisce energia elettrica agli impianti qualora si verifichino black out dovuti all’interruzione di erogazione energetica da parte della Terna, operatore che gestisce le reti, da cui la Raffineria dipende.
Credo, a questo punto, che il management dell’azienda debba attivarsi perché la Raffineria possa dotarsi di più impianti erogatori di energia elettrica magari sul modello di quelli utilizzati negli stabilimenti di Mantova il cui impatto ambientale è dieci volte inferiore rispetto a quello attualmente in funzione all’interno della Raffineria di Taranto.
La nostra città, caro direttore, deve fare i conti con il disastroso impatto ambientale causato da decenni di produzione Ilva per cui non può permettersi ulteriori scossoni al già delicato equilibrio ambientale con il quale deve fare i conti quotidianamente. Non oso pensare quanto potrebbe accadere con Tempa Rossa a pieno regime. Certo è che non si può continuare a regalare alla città e ai cittadini il nauseante odore di zolfo come avvenuto nella giornata di martedì e, in parte, nella mattinata di mercoledì. Per questo, egregio direttore, le chiedo un più fattivo impegno sul versante della tutela ambientale e della sicurezza sia per quanto riguarda i lavoratori che operano all’interno della Raffineria sia per la cittadinanza tutta.
Già ieri, appena appreso dell’incidente, ho contattato l’Arpa per acquisire informazioni sulla natura delle emissioni e su quanto e cosa sarebbe stato sversato in Mar Grande. La città è esasperata, caro direttore, per cui sarebbe il caso che da parte dell’azienda che lei dirige venissero tempestivamente fornite informazioni dettagliate su quanto accaduto e, sopratutto, venissero adottate tutte le misure atte ad evitare che simili incidenti, che mandano in blocco l’intero impianto e che, con l’accensione delle torce, provocano emissioni di gas nell’aria, possano ripetersi. So benissimo che all’interno della Raffineria sono già in atto numerosi sistemi di controllo e che viene applicato un protocollo rigidissimo come prevede la normativa sulla certificazione di qualità. Evidentemente tutto questo non basta per cui chiedo all’azienda di compiere uno sforzo in più.
Per quanto mi riguarda, oltre a continuare a essere vigile su questa questione, presenterò una interrogazione urgente al direttore del dipartimento Ambiente, dott.ssa Barbara Valenzano, e allo stesso presidente Michele Emiliano che è anche assessore alla Salute”.

Bari,degrado al Quartierino: la denuncia di Sos Città


di REDAZIONE - A due passi dal centro cittadino, separata per via della linea ferroviaria dal quartiere Libertà, sorge a Bari un’area abitata da circa 2 mila cittadini baresi, il Quartierino.
Il complesso residenziale si mostra come un’oasi felice, caratterizzato da ampi condomini di palazzi e cortili, ma, in realtà, per chi conosce la zona, offre ben poco che non sia privato e l’amministrazione pubblica è pari a una visione nel deserto.

Così i residenti costituitisi in un’associazione, ovvero quella de Il Quartierino – Residenti in movimento, hanno segnalato a Sos Città pregi e difetti di una zona dimenticata dall’amministrazione comunale che opererebbe se non sotto ripetute sollecitazioni.

In loro rappresentanza, il presidente Anna Maria Lupo ha dichiarato come dopo numerosi incontri in loco e a Palazzo di Città, tra richieste e promesse, gli impegni del sindaco e degli assessori siano venuti meno, lasciando soli i residenti nella cura di questa isola edilizia. Sebbene i residenti abbiano ottenuto, a distanza di anni dalla richiesta, all’angolo tra via Chieco e viale Pasteur un semaforo a sensori di ultima tecnologia, su via Martiri d’Avola la sistemazione di qualche panchina (letteralmente “avanzata” da quelle provvisorie del cantiere in via Sparano) e, solo su alcuni civici, marciapiedi a norma con accesso per i disabili, rimane comunque da domandarsi quanto sia tollerabile una situazione in cui il cittadino deve mobilitarsi autonomamemte per la manutenzione e il decoro urbanistico.

Quindi, in rappresentanza di Sos Città, per i residenti del Quartierino, Chiara Alessia Quistelli attacca: “La normalità che diviene l’eccezione: ci troviamo in un quartiere in cui i residenti richiedono elementi urbanistici essenziali che garantiscano la sostenibilità del vivere. I residenti vogliono vivere, non sopravvivere“.

E il senso civico dei cittadini non è mai abbastanza, perché il Quartierino gode di persone oneste e civili, ma è continuamente osteggiato da quello che gli succede intorno: “Prostituzione sulle strade, abusivismo nei casolari pericolanti, furti e rapine nei condomini, terreni privati, abbandonati, incolti e soggetti a vandalismo sono ciò che dai balconi dei palazzi, protetti dagli alberi, i residenti sono costretti a subire, nonostante le autorità siano state informate, ma senza riscontrare interventi concreti a contrastare tali illeciti” denuncia Anna Maria Lupo.

Di recente, le ferrovie Appulo Lucane hanno riqualificato un cavalcavia che dal quartiere conduce direttamente su viale Capruzzi, però la strada continua a presentare gravi difficoltà per chi, a piedi, si imbatte nell’attraversarla, perché priva di un percorso pedonale omogeneo sull’intero tratto e tutt’intorno presenta rifiuti abbandonati di ogni genere (ingombranti, bustoni di plastica, carcasse di animali), mai ripuliti dall’Amiu o da chi di competenza, come anche nel sottovia Giuseppe Filippo che porta a via Brigata Bari e via Brigata Regina, compromettendo le condizioni di igiene pubblica e favorendo la condizione di degrado generale, come tra i terreni abbandonati su cui, tra l’altro, tardano ad essere avviati progetti come giardini pubblici o aree relax, come chiedono i residenti, desiderosi di un’area di socializzazione, di cui il quartiere è completamente sprovvisto.

E si aggiunge il grave problema della prostituzione: “Già dalle prime ore della sera, Viale Pasteur si trasforma in una via a luci rosse, dove le autorità competenti sembrano sorvolare o, comunque, sottovalutare tale problema che rende insicuro il libero vivere dei cittadini, poiché ai limiti della decenza” prosegue Lucia Rita Di Bari.

Ulteriore disagio è costretto a viverlo chi volesse utilizzare i mezzi pubblici dell’Amtab avendo a disposizione la sola linea 20 con un’unica fermata di andata e ritorno su viale Pasteur, priva di pensilina per ripararsi e di panchina per sostare, entrambe richieste (insieme a un servizio di fermate più ampio) e pubblicamente ignorate.

“È incredibile che in un quartiere residenziale, un quadrilatero possibilmente gestibile, si verifichino così numerosi disagi. Mi rivolgo alla pubblica amministrazione, comunale e municipale, a cui chiedo se tale quartiere risulti poco appetibile elettoralmente o manca effettivamente la volontà di intervenire? Si tratta di un quartiere che chiede il minimo indispensabile per poter essere considerato vivibile e abitabile” affermano Presidente e vice di SOS Città, Danilo Cancellaro e Dino Tartarino.

Ascolto, tutela e interventi per i residenti del Quartierino, perché essi non sono cittadini di serie B, ma meritano, quanto gli altri, di vivere in un quartiere funzionale e conforme alle ordinarie necessità, in una società civile, contro l’isolamento.

Aeronautica Militare: operazione "fondali puliti"


di REDAZIONE - Domenica 26 agosto 2018, a partire dalle ore 09.30, presso il Centro di Sopravvivenza di Torre a Mare del Comando Scuole dell’Aeronautica Militare/3ª Regione Aerea, si terrà la 2ª edizione dell’operazione “FONDALI PULITI”.
La manifestazione, promossa dal Comando delle Scuole A.M./3ª Regione Aerea, in collaborazione con la Capitaneria di Porto di Bari, con l’Azienda Municipale per l’Igiene Urbana di Bari (A.M.I.U.), con un team della Squadra Sommozzatori della Polizia di Stato, con la Croce Rossa Italiana, con i medici volontari del 118, con la Società Sportiva Dilettantistica "Dive Blu Bari – Rosa dei Venti" di Noicattaro (Ba), consisterà nell’individuazione e nel recupero dei rifiuti presenti lungo il litorale prospicente il Distaccamento fino ad una distanza di trenta metri dalla costa.

I partecipanti saranno divisi in tre gruppi, uno dedito alle immersioni con autorespiratore per la ricerca e il recupero di rifiuti dei fondali marini, uno con attrezzatura da snorkeling, che, entro dieci metri dalla riva, individuerà, raccoglierà o farà raccogliere i rifiuti presenti in suddetta fascia e l’ultimo che ripulirà il litorale da terra.

“FONDALI PULITI” si inserisce nel quadro delle iniziative volte a promuovere un sistema di sinergie tra le varie componenti culturali e sociali nonché di vicinanza con il territorio della città di Bari. Nello specifico, l’evento concorrerà a sensibilizzare, in sinergia con le altre Istituzioni responsabili, una cultura di maggiore attenzione alla tutela del mare e dell’ambiente.

Puglia: è allarme noce di mare, allerta nelle acque della costa adriatica


FOGGIA - In Puglia è allarma noce di mare, una sorta di medusa (all'apparenza) non urticante, ma altamente dannosa per la pesca e l'ecosistema. Come spiega la dottoressa Angela Santucci - biologa marina e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine del Cnr - si tratta di uno ctenoforo originario delle coste atlantiche dell'America settentrionale e meridionale, che negli ultimi decenni è giunto nel Mediterraneo e che è attualmente incluso fra le 100 specie invasive a livello mondiale.

"Dopo le segnalazioni dei pescatori locali che hanno lamentato le reti da pesca ostruite dalla presenza di abbondante plancton gelatinoso - spiega la biologa ad Ansa - qualche giorno fa effettuando dei campionamenti nella Laguna di Lesina, è stata registrata la presenza di una massiccia fioritura della Mnemiopsis leidyi. Essendo un predatore molto vorace si nutre di zooplancton, larve e uova di pesci, pertanto può alterare la catena trofica, riducendo l'abbondanza degli stock ittici nonchè causare grossi danni all'economia della pesca, com'è successo nel Mar Nero". La biologa ricorda che "in base ai dati riportati nella letteratura scientifica alla fine degli anni '80 la biomassa di alici diminuì drasticamente da circa 0,9 a 0,3 milioni di tonnellate nel Mar Nero e la causa è riconducibile alla competizione alimentare e la diretta predazione di larve e uova di alici ad opera della massiccia presenza di Mnemiopsis leidyi".

La prima segnalazione di questo esemplare in acque italiane risale al 2005, nel Golfo di Trieste, ma attualmente si registrano numerose segnalazioni lungo le coste liguri, toscane e adriatiche.

Torre Lapillo, si schiudono le uova di Caretta caretta

PORTO CESAREO (LE) - Lo spettacolo della vita e la schiusa delle uova di Caretta caretta nell'Amp di Porto Cesareo. Un improvviso smottamento di sabbia sotto i piedi di alcuni ignari bagnanti che passeggiavano in un pomeriggio d’estate, aveva messo in luce una nidiata di uova di tartaruga "caretta-caretta" sull'arenile libero del litorale costiero a nord di Torre Lapillo, nei pressi dello stabilimento balneare "Baron Beach". Era il 27 luglio.

La storia davvero unica ed eccezionale, ha quindi messo di fronte alla vista di villeggianti e turisti un nido di tartarughe marine con oltre un centinaio, quasi pronte alla “schiusa”. Dopo che le prime due tartarughine, nonostante gli sforzi dei bagnanti per la nascita “prematura” non riuscirono a concludere la loro lenta corsa verso il mare, la macchina dei soccorsi e la professionalità del personale dell'Area Marina Protetta di Porto Cesareo non solo salvarono il nido ma oggi dopo giorni di controlli stanno monitorando e controllando la schiusa delle uova e la nascita delle prime tartarughine.

Come ogni storia di vita anche per questa infatti, ha avuto il suo rovescio della medaglia, con la nidiata di “Caretta Caretta” prima salvata dai professionisti dell’Area Marina Protetta Porto Cesareo e tra questi anche e sopratutto il dottor Giacomo Marzano biologo ed esperto di tartarughe, che collabora proprio con l’Ente Cesarino. Lo spostamento del nido e la delimitazione dell'area interessata, per evitare ulteriori calpestamenti dei tanti curiosi che appresa la notizia si sono diretti nella zona, ha dato i rutti sperati. Nelle ultime due notti infatti hanno preso la via del mare 14 caretta caretta e c'è attesa per tutte le altre. Uno spettacolo della natura che fa comprendere, qualora ve ne fosse bisogno, la spettacolarità di un territorio unico e bellissimo.

Wwf Taranto: approvata delibera sede Ecomuseo del Mar Piccolo

TARANTO - Un altro importante passo avanti è stato fatto per la formazione dell’Ecomuseo del Mar Piccolo, il Comune di Taranto ha deliberato per individuare una sede consona all’Ecomuseo. La collaborazione proficua con le Istituzioni e le associazioni ha finalmente dato alla luce un percorso virtuoso e proficuo per entrambi. Tutto questo va a sistema con le altre iniziative che il Comune di Taranto persegue per il rilancio del mare interno di Taranto. La partecipazione a diversi Bandi come il POR PUGLIA 2014-2020 - Asse VI –Azione 6.6 – Sub-Azione 6.6.a – "Interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione naturale" ed altri per la riqualificazione dell’area, rappresentano l’impegno comunale per il territorio naturale. Lo rende noto il WWF Taranto.

Vista la necessità - spiega la nota del WWF - che ha Taranto di differenziare le attività economica, questi bandi potrebbero rappresentare un trampolino di lancio per le aree intorno alla Circurmmarpiccolo, da un punto di vista dello sviluppo e della valorizzazione dei territori contermini. Inoltre la possibilità di allargare la Riserva Naturale Palude La vela sia in termini di territorio che di immobili da mettere a disposizione della stessa con l’acquisizione di parte del 65° Deposito dell’Aeronautica Militare, adiacente la Riserva, indicano che la strada giusta è stata intrapresa e perseguita dall’Assessore Viggiano e dal Settore Ambiente. Le possibilità di attivare un moltiplicatore economico come il Mar Piccolo sono enormi e finalmente si cerca di dare il giusto indirizzo verso uno sviluppo sostenibile. L’ecomuseo rappresenta l’unica realtà ad oggi esistente e finanziata sul Mar Piccolo e potrebbe diventare un appoggio importante per tutte quelle attività collaterali all’allevamento dei mitili, ed al turismo in generale della città, una specie di agriturismo marino a km 0 dove rappresentare le nostre tradizioni, assaggiare dei frutti di mare, visitare le tartarughe marine, vedere dal vivo i cavallucci marini e tutti gli abitanti del bacino, per una migliore condivisione del mare con i suoi abitanti e tutelando e rispettando l’area in questione. La condivisione dei contenuti con gli altri operatori economici del Mar Piccolo è quindi auspicabile per un miglior sviluppo economico e sociale, diventando inoltre una buona pratica di collaborazione tra istituzioni, associazioni e comparto economico, conclude la nota del WWF.

Porto Cesareo, caretta caretta di 60 kg salvata da pescatore e personale Amp

PORTO CESAREO (LE) - Ancora la tartaruga "Caretta caretta" protagonista di una bella storia nel mare di Porto Cesareo. Questa mattina il pescatore professionista Fernando De Pace, ha avvistato una tartaruga in difficoltà nelle acque dell'Amp Porto Cesareo, ed ha contattato immediatamente gli operatori della Riserva Marina per un pronto intervento. Obiettivo salvare la povera bestiola che era rimasta intrappolata accidentalmente in una rete a tramaglio.

Giunti sul posto gli operatori della riserva con l'aiuto dello stesso pescatore hanno provveduto a liberare il grosso adulto di Caretta caretta di oltre 60kg di peso. Da una prima valutazione l'animale sembra stare piuttosto bene, ma l'eventuale trauma subito potrebbe rappresentare comunque un problema e per questo si è deciso di trasportare la tartaruga nel centro di recupero di Torre Guaceto. Una vicenda a lieto fine grazie alla sensibilità del pescatore ed alla preparazione dello staff AMP Porto Cesareo.

Rifiuti, Consiglio di Stato boccia appalto ARO Bari 5. Laricchia: "Avevamo ragione. Un sindaco M5S avrebbe evitato il peggio"

BARI - “Ci avevamo giusto quando nel 2015 insieme al consigliere comunale M5S di Casamassima Antonello Caravella, abbiamo depositato un esposto per far luce su alcune possibili criticità dell’appalto sui rifiuti per l’ARO Bari 5. Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione revocando al raggruppamento d'imprese vincitrici l'appalto sui rifiuti, per mancanza di "contiguità" tra le attività per cui è abilitata un'impresa del raggruppamento e quelle oggetto dell'appalto.” lo dichiara la consigliera M5S Antonella Laricchia commentando la notizia della revoca, con sentenza del Consiglio di Stato, dell’appalto sui rifiuti per l’ARO Bari 5 (Acquaviva delle fonti, Adelfia, Casamassima, Gioia del Colle, Sammichele di Bari e Turi) al raggruppamento d’imprese guidato dal Cns-Bologna per affidarlo all'Ecologia Falzarano Srl, seconda classificata nella gara d'appalto.

Nel 2015 i cinquestelle presentarono un esposto sulla gara, nel mirino una serie di fattori: il limite di fatturato imposto alle imprese aggiudicatarie di 53 milioni di euro “scelta che escludeva, senza alcun motivo, dalla partecipazione alla gara, tante PMI del territorio, eliminando di fatto qualche concorrente scomodo alle imprese più grandi”, la composizione della Commissione aggiudicatrice, la mancanza di trasparenza: “i verbali delle riunioni richiesti - commenta Laricchia - ci sono infatti stati consegnati senza le note e gli allegati dell'esame analitico della documentazione avvenuto durante l'apertura delle buste” e, in ultimo, per porre l'attenzione sul criterio di ripartizione dei punteggi tra offerta tecnica e offerta economica differente tra i vari ARO.

“Nel nostro esposto - prosegue la consigliera adelfiese - sottolineavamo come non fosse possibile "cogliere alcuna esperienza acquisita nel settore specifico e delicato della raccolta differenziata" proprio dall'impresa poi indicata nella sentenza del Consiglio di Stato oltre che la percentuale per l'intero RTI (raggruppamento temporaneo d'impresa) nei tre anni precedenti la pubblicazione del bando. Le carte hanno evidenziato una trascuratezza da parte delle amministrazioni comunali interessate davvero deprimente. Tutt'altra storia - conclude - è quella toccata all'ARO Bari 7 dove il coraggio di un sindaco 5 stelle (Raimondo Innamorato, sindaco di Noicattaro), inizialmente da solo, ha fermato un treno in corsa che avrebbe portato un peggioramento della qualità del servizio e un aumento delle tariffe per tutti i cittadini".

Santa Maria di Leuca, liquami tra i bagnanti. M5S: "Arrivano i turisti e gli impianti non reggono"

BARI - “Anche questo anno si registrano problemi con lo scarico di liquami in corrispondenza dell’aumento della popolazione nella marina di Castrignano del Capo a causa, probabilmente, di un errato dimensionamento di tubazioni ed impianti, che non riescono soprattutto in questo importante periodo a depurare i reflui in maniera corretta. Disagi che si ripetono ormai ad ogni stagione estiva: se 2-3 anni fa erano i tombini debordanti in pieno centro a generare uno spettacolo indecente per i turisti ed a scatenere una serie di preoccupazioni di carattere igienico-sanitario per i residenti, quest’anno il problema riguarda il canale di scarico a mare”. Lo dichiara Antonio Trevisi Consigliere regionale del M5S e componente della commissione ambiente. “Chiederò all'assessore regionale di competenza di intervenire sul focolaio di inquinamento che è in prossimità dello sbocco a mare dello scarico delle acque proveniente dai depuratore”.

Il sistema fognario nel periodo estivo non riesce infatti a supportare il flusso di liquidi e finisce per riversare tutti i reflui non idoneamente depurati, nel canale che porta direttamente in mare tra i bagnanti.

Trevisi ricorda come il monitoraggio di Goletta Verde (eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente tra 17 e il 20 luglio 2018) effettuato in provincia di Lecce, abbia evidenziato solo un punto fortemente inquinato che è proprio nella Marina di Leuca, in prossimità del canale di scarico. Da tale studio sotto accusa, oltre al porto, c'è soprattutto il depuratore che rigetta in mare le acque trattate e che in estate entra in crisi a causa dell'aumento di presenze sulla costa.

“Un problema che deve essere risolto una volta per tutte per salvaguardare il nostro mare - prosegue Trevisi - e che va ad unirsi ai rifiuti non biodegradabili, alle schiume e macchie oleose causate dagli scarichi delle barche. La regione Puglia avrebbe dovuto pianificare da tempo il riutilizzo delle acque depurate per l'uso irriguo nei campi considerando che la nostra regione è la più sitibonda d'Italia. Santa Maria di Leuca è stretta tra due depuratori, quello di Castrignano del Capo che sta creando problemi a non finire e quello di Corsano che funziona meglio proprio perchè non riversa più in mare e l’acqua depurata in tabella 4 viene utilizzata per irrigare le campagne. La Regione - conclude - non può continuare ad essere latitante adesso che la situazione allarmante risulta ampiamente comprovata da dati e rilievi tecnici. Bisogna intervenire subito realizzando tutti gli interventi necessari per risolvere i tanti problemi che minacciano i nostri mari al fine di garantire un turismo balneare di qualità negli anni a venire“.

Ilva, Franzoso: "Di Maio scelga tra credibilità del Paese e quella del Movimento. Fabbrica ad un bivio"

BARI - “Su Ilva Di Maio è di fronte ad un bivio: difendere la reputazione del Paese o quella del Movimento”. Lo dichiara Francesca Franzoso, consigliere regionale di Forza italia.

“Arcelor Mittal - prosegue Franzoso - si è aggiudicato lo stabilimento vincendo una gara, prosegue Franzoso, serietà istituzionale imporrebbe di concludere la vendita alla società che ha vinto, e dare seguito al piano industriale che è stato concordato e autorizzato a livello nazionale ed europeo. Ma di contro il Ministro sa che a Taranto il Movimento 5 stelle è stata l’unica forza politica a promettere la chiusura dello stabilimento e reddito di cittadinanza per tutti, promessa blindata nel contratto di governo. Ed è questo che i cittadini, giustamente, si aspettano.
Non basterà portare avanti la sceneggiata di questi giorni, di mera tattica negoziale, per sedare le contestazioni di alcuni movimenti che parlano di tradimento del mandato elettorale, e dichiarano l’attuale esecutivo nemico della città, rilevando la logica invertita tra campagna elettorale e azione di Governo. Così come è contro la logica, va avanti il consigliere forzista, postare su facebook la foto della tempesta di polveri rosse fuori dai parchi Ilva, immagine che evidenzia l’emergenza e l’urgenza di intervento e poi dichiarare il Governo "non ha fretta di assegnare l'Ilva al primo compratore che passa".

"Di Maio invece, dovrebbe avere proprio fretta. Fretta di avviare i lavori ambientali. Fretta perché Ilva oggi perde circa 30 milioni di euro al mese e i commissari statali hanno dichiarato una cassa esaurita a settembre , con la necessità di 132 milioni per arrivare sino a dicembre. Fretta perché i lavoratori dell'Ilva bruciano cassa integrazione. Perché le aziende dell'indotto falliscono. Se Di Maio ha deciso, come sembra, di cambiare rotta su ilva, non perda tempo. Faccia ripartire gli investimenti ambientali e di sicurezza, fermi al palo. Restituisca ossigeno all'indotto e certezze ai lavoratori.
Decida tra la credibilità del Paese e quella del Movimento”, conclude Franzoso.


"L'acqua non basta a spegnere l’Ilva di Taranto né le cause di malattia e morte"


TARANTO - Dopo mesi di annunci e proclami da parte di questa amministrazione, a riguardo di presunte pulizie speciali al quartiere Tamburi, ci ritroviamo a fare il punto della situazione all’indomani di una prevedibile farsa. Così in una nota 'Tamburi Combattenti'

Forse - si legge in una nota - c’è ancora chi pensa che i quartieri siano popolati da ignoranti che credono a qualsiasi cosa gli venga propinata, ci teniamo a precisare che non è affatto così e ve ne diamo ampia dimostrazione.

Intorno alla mezzanotte di ieri è partita, alla presenza di media invitati per l’occasione in perfetto stile propagandistico, una blanda pulizia delle strade così come avviene normalmente in tutta la città una volta al mese. In aggiunta si è visto solo qualche operaio spruzzare acqua qua e là con una manichetta.

Quella che hanno definito come una pulizia accurata, in realtà è stata una sciacquata che ha visto l’impiego di mezzi ingombranti che, per ovvie ragioni legate alle loro dimensioni, sono impossibilitati anche a raggiungere gli angoli dei marciapiedi. La pulizia ha riguardato le strade e l’asfalto e qualche marciapiede scelto a caso. Nessuna zona antistante i portoni così come nessuna aiuola è stata coinvolta da questo intervento presentato in pompa magna come un grande successo.

Eppure proprio sulle aiuole e le aree verdi del rione Tamburi vige dal 2012 un’ordinanza sindacale che ne vieta l’accesso. Queste aree non sono state neanche recintate e segnalate come si dovrebbe fare in caso di simili pericoli tuttora esistenti. Ai nostri figli è impedito il gioco negli spazi verdi, così come è impedito di stare all’aria aperta a fare sport o a giocare come qualsiasi altro bambino, è impedito tenere le finestre aperte ed è anche limitato il loro diritto allo studio qualora qualcuno avesse dimenticato frattanto questi “piccoli particolari”. Riteniamo che certi trattamenti non dovrebbero riservati nemmeno alle bestie, figuriamoci se possiamo accettare che vengano riservati ai nostri bambini.

Attendiamo vanamente che il sindaco e la maggioranza si schierino dalla parte dei cittadini e ne garantiscano la salute e le libertà essenziali come i loro obblighi prevedono. Cose ben di verse dall’innaffiare le strade e spazzolarle. Noi conosciamo bene quelle polveri di minerali che insidiano le nostre case e la nostra alterata normalità. Ce le ritroviamo sulla pelle, sulle lenzuola, sugli abiti stesi ad asciugare, sul cibo, ovunque. E non sarà una simile pagliacciata a tutelarci in alcun modo.
Non può esistere alcuna pulizia utile con le fonti inquinanti in marcia visto che, dopo qualche secondo, le stesse, ricoprono nuovamente di inquinanti, visibili e non, qualsiasi cosa nel raggio di decine di km.

Per ripristinare la realtà dei fatti, mistificata attraverso copiosi comunicati stampa apparsi in questi mesi sui media, riteniamo doveroso precisare quanto segue: "Questa amministrazione non ha ottenuto alcunchè in più rispetto alle precedenti dall’Ilva  e che il principio di chi inquina paga non ha nemmeno sfiorato il suderurgico che viene indicato come il soggetto che si farà carico di queste fantomatiche pulizie. Ricordiamo, infatti, al nostro distratto sindaco che l’Ilva è in amministrazione straordinaria, pertanto questi costi pesano sui contribuenti dell’intera nazione, anche sugli stessi tarantini già danneggiati su più fronti, non di certo sull’azienda che è causa dei nostri mali, conclude la nota dei 'Tamburi combattenti'".

Amp Porto Cesareo, via gli ormeggi abusivi dalla Baia di Sant’Isidoro: ben 44 i natanti ormeggiati abusivamente

PORTO CESAREO (LE) - L’ennesima importante e delicata operazione congiunta tra Enti Pubblici, ha consentito nei giorni scorsi di ripristinare la sicurezza per la balneazione nella baia di Sant’Isidoro, marineria di Nardò territorio ricadente nell’Area Marina Protetta Porto Cesareo, occupata abusivamente da ben 44 natanti da diporto.

Il diffuso fenomeno illegale dell’ormeggio abusivo, reiterato e continuato nel tempo da parte di persone sprezzanti della legge e soprattutto del rispetto altrui e del buon senso civico, si presenta ogni anno con l’arrivo della stagione estiva, soprattutto nei luoghi dell’Amp ad alta densità turistica e di balneabilità. I proprietari di natanti da diporto, quasi legittimati da un diritto acquisito nel tempo quindi, ormeggiano abusivamente a pochi metri dalla riva, rappresentando un pericolo per i bagnanti che affollano la spiaggia.

Ad entrare in azione sono stati i militari della Capitaneria di Porto di Gallipoli e dell’Ufficio Locale Marittimo Torre Cesarea insieme al personale dell’Area Marina Protetta Porto Cesareo, supportati dal Comune di Nardò. L’attività ha previsto prima l’intimazione con un avviso affisso sui natanti ed indirizzato ai loro proprietari, invitati a rimuovere lo stesso entro 36 ore.  Scaduto l’ultimatum si è intervenuti al sequestro degli inadempienti ed alla rimozione delle cime e delle catene impiegate per l’ormeggio delle imbarcazioni da diporto.

Poi l’invito congiunto delle forze dell’ordine e degli Enti interessai. “Si spera che i fruitori della marineria possano elevare il loro buon senso e smettere di occupare illegalmente specchio acqueo destinato alla libera balneazione, contribuendo così al mantenimento del decoro paesaggistico ed ambientale”.

Boschi urbani e zone verdi: sostenibilità ed economia circolare

di DONATO FORENZA - Gli ecosistemi urbani e periurbani costituiti da boschi urbani e zone verdi urbane, interconnesse con reti ecologiche al territorio rurale, forniscono immensi servizi ecosistemici e miglioramento della qualità della vita. Da alcuni giorni sono entrate in vigore in Europa le quattro direttive afferenti a ‘Circular Economy’, pubblicate recentemente, sulla Gazzetta Ufficiale della Unione Europea. Ecosistemi vegetali, piante e strutture verdi non determinano soltanto valenze estetiche nelle zone urbane e nei giardini; essi possono contribuire a rendere più efficienti, dal punto di vista energetico, gli edifici; migliorano la salubrità dell’ambiente e dell’Uomo.

Mediante la Progettazione Ambientale Integrata forniscono notevoli valori per la mitigazione delle isole di calore urbano e possono contribuire a moderare alcuni effetti dei cambiamenti climatici in molte zone dell’Italia. E’ anche indilazionabile diffondere approfondimenti in materia di corretta gestione dei rifiuti. La direttiva 849 modifica norme correlate ai veicoli fuori uso, a pile e accumulatori e ai RAEE, quella n. 850 la direttiva 1999/31/CE sulle discariche, la direttiva 852 quella sugli imballaggi e specialmente la direttiva 851 che modifica notevolmente la direttiva base sui rifiuti, cioè la direttiva 98/2008/CE.

E’ opportuno concorrere alla problematica dell’inquinamento dell’aria, a promuovere elementi dinamici sulla mobilità, sull’efficienza energetica degli edifici, e promuovere innovazione in vari settori ambientali e importanti progressi nella Pianificazione territoriale delle smart cities e dei piccoli comuni con poco verde. Il sistema del verde urbano deve essere idoneo per migliorare l'efficienza energetica degli edifici, ridurre l'inquinamento. Occorre conoscere aspetti poliedrici tecnici, operativi e scientifici delle peculiarità interdisciplinari di sistemi complessi ma utili all’ambiente e all’Uomo.

Elemento fondamentale concerne la corretta metodologia di gestione dei differenti sistemi di verde urbano, in connubio alla valutazione della Pianificazione urbana e territoriale e alla stima della riqualificazione funzionale; necessitano Piani di Sicurezza del patrimonio arboreo e della Programmazione della Lotta attiva contro le patologie vegetali. Inoltre, gli ecosistemi tappezzanti possono fornire biosistemi di coibentazione di superfici (tetti verdi e parete verdi), mediante la Progettazione ecologica nelle città e anche all’interno dei condomini; inoltre, siepi, verde erbaceo e arbustivo possono implementare nuovi iter per il miglioramento della qualità dell'aria, della vita e della salute.