Visualizzazione post con etichetta AMBIENTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta AMBIENTE. Mostra tutti i post

Nave 'Cavtat': 45 anni dall’affondamento dell’imbarcazione e di quei bidoni tossici al largo di Otranto

LECCE - Un anniversario che non vorremmo mai ricordare quello dei 45 anni dall’affondamento della nave “Cavtat”, il cui ricordo si perde nella memoria di chi ricorda ancora o ha letto le cronache di quel 14 luglio 1974, quando Otranto, si ritrovò nell’incubo generato da una terribile quanto assurda collisione tra navi al largo delle sue coste, perché all’interno del natante, si seppe poco dopo, vi erano 909 bidoni di sostanze tossiche pericolosissime. Contenitori che furono poi oggetto di una delle più importanti opere di recupero del carico che si siano registrate nei mari italiani a seguito della coraggiosa iniziativa dell’allora pretore di Otranto e poi senatore Alberto Maritati.

In un bell’articolo del 05 marzo 2014, il giornalista Gianni Lannes, ricordava che “La Cavtat era partita il 28 giugno dall'Inghilterra, porto fluviale di Manchester. Destinazione: Rijeka-Fiume. 2.800 tonnellate di carico. E in più, duecentosettanta tonnellate di piombo, tetraetile e tetrametile, in 909 bidoni trasportati per metà sopracoperta e per l’altra metà nelle due stive. La Lady Rita [ndr l’altra nave], invece vuota, navigava in senso inverso:destinazione Djela e Casablanca. Di questi, ufficialmente 863 furono recuperati nel 1978.” Ed infine, sempre lo stesso giornalista pose un’inquietante domanda: “Una parte dei veleni è ancora nel relitto della Cavtat?”.

A distanza di qualche anno e dopo aver già riproposto questo quesito pubblicamente senza aver ottenuto alcuna risposta, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si rivolge ancora una volta al Ministero dell’Ambiente, affinché effettui un’immediata e non più procrastinabile opera di verifica del relitto perché all’appello mancano ancora 46 fusti dei quali, purtroppo, non è stato mai dato conto. Quella nave e il suo contenuto o meglio ciò che ne resta dopo 45 anni, a 93 metri sotto la superficie del mare, infatti, lasciano aperti inquietanti quesiti le cui soluzioni non possono essere più rimandate, specie se si ragiona con le moderne apparecchiature utilizzabili per le ricerche oceanografiche rispetto a quelle di quasi mezzo secolo fa. Non possiamo, quindi, permettere che rimanga il sol dubbio che anche uno ed uno solo di quei bidoni abbia potuto avvelenare il nostro mare e quindi la nostra salute o continui a diffondere il suo carico letale.

Roghi tossici: Decaro interpella prefetto e questore di Bari

BARI - Nella mattinata di giovedì 4 luglio 2019, presso la Prefettura di Bari, il sindaco Antonio Decaro ha partecipato alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato per discutere del problema dei roghi tossici nelle campagne cittadine.

“Ho voluto sottoporre formalmente all’attenzione del Comitato un fenomeno allarmante - ha dichiarato Decaro - che riguarda in particolare due zone della città: una più circoscritta, tra Torre Quetta e Sant’Anna, per la quale crediamo di aver individuato i responsabili, e l'altra, molto più ampia e dunque più complicata da monitorare, che si trova vicino alla linea ferroviaria Bari-Bitritto non ancora in esercizio, nell’area a cavallo del cosiddetto tondo di Carbonara.

Parliamo di ripetuti episodi di abbandono illegale di rifiuti e di cumuli di rifiuti speciali dati alle fiamme per evitare il conferimento a pagamento nelle discariche specializzate o anche per recuperare metalli pregiati da rivendere illegalmente, circostanze che configurano non solo un reato ma anche un rischio concreto per la salute dei cittadini.

Per questo ho chiesto ufficialmente al Comitato, sotto il coordinamento del prefetto di Bari e della Questura, di occuparsi del problema, potendo contare sulla piena collaborazione dell’amministrazione comunale”. 

Ambiente, PcE: “Voto europeo su parere Puglia certifica il buon governo di Emiliano”


BARI - “Il voto unanime del Comitato delle Regioni al parere della Regione Puglia è un risultato straordinario, che certifica gli enormi sforzi del governatore Michele Emiliano e delle sue strutture sui temi della salvaguardia ambientale e della tutela della qualità della vita. La Puglia, in una sede europea così prestigiosa come Bruxelles, ha dimostrato di avere una strategia chiara sui cambiamenti climatici e sulle sfide che ci attendono come la decarbonizzazione e la riduzione delle emissioni. Ma al tempo stesso ha dimostrato che il buon modello partecipato, e che noi qui stiamo sperimentato da tempo con un’apposita legge regionale, può essere adottato e replicato anche in sede europea con un approccio che parte dal basso. Il parere pugliese infatti prevede che siano i territori e le comunità, che subiscono l’impatto delle nuove tecnologie, a dover essere coinvolti nelle decisioni. E questo è per noi un aspetto altamente qualificante dopo aver assistito in passato a scelte spesso calate dall’alto e che non hanno mai tenuto conto delle caratteristiche dei territori e dei loro reali bisogni. Per questo ribadiamo la nostra piena fiducia nell’operato della Regione Puglia, nella consapevolezza che l’ambiente sarà uno dei punti più salienti del programma del buon governo di centrosinistra”. Così in una nota i consiglieri regionali de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino, Alfonso Pisicchio e Giuseppe Turco.

Clima, Emiliano: "Risultato straordinario"

BARI - “Il fatto che il Comitato delle regioni, a differenza del Parlamento europeo, sia stato in grado di adottare all'unanimità le linee guida della neutralità climatica con le due tappe del 2030 e del 2050, è un risultato straordinario”. Lo ha detto oggi a Bruxelles dal Parlamento europeo, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, in sede di approvazione del parere sulla strategia europea sui cambiamenti climatici, affidato dal Comitato delle Regioni alla Regione Puglia.

“È un risultato – ha continuato Emiliano -  che dimostra che le città e le regioni d'Europa sono forse più avanti dei Governi nazionali e persino delle delegazioni nazionali del Parlamento perché, su un documento analogo, solo pochi giorni fa c'era stata una divisione molto dolorosa sul punto, che noi naturalmente ci auguriamo possa essere superata al più presto. 

Questa è la ragione per la quale il parere pugliese ha come pilastro, oltre che le politiche di decarbonizzazione e in generale quelle per attutire l'impatto sul clima, l'approccio dal basso, l’approccio partecipativo. 

Il parere prevede infatti che le decisioni debbano essere prese prima dalle comunità che subiscono l'impatto dei cambiamenti, delle nuove tecnologie o del non rinnovo delle tecnologie più obsolete.

Un altro punto essenziale era quello di non adottare escamotage che poi sottraessero  importanza alle politiche di sostenibilità.

L’escamotage poteva essere quello del “carbon capture and storage”, cioè la cattura del CO2 e il suo stivaggio nel sottosuolo, che poteva consentire alle imprese energivore ad alto tasso di emissioni di compensare le emissioni senza innovazioni tecnologiche dell'impianto, ma solo con la cattura della CO2.

Questa possibile strumentalizzazione è stata sventata del Comitato delle regioni e perciò possiamo dire di essere particolarmente soddisfatti: abbiamo trovato un compromesso accettabile praticamente su tutto. Il Partito Popolare Europeo, che ha la maggioranza, ha soprattutto sollecitato un utilizzo della tassazione a fini di promozione delle politiche di sostenibilità che sia condiviso con gli interessi anche correnti e attuali della popolazione, per evitare fenomeni come quello francese dove l’aumento della tassazione sulla benzina per abbassarne il consumo, ha determinato lo scatenamento di una grave situazione sociale. 

Alla fine dei conti penso che abbiamo trovato un buon compromesso: il voto unanime onora innanzi tutto i miei collaboratori e consulenti che mi hanno aiutato a redigere questo parere e onora la Regione Puglia.

Perché lo ribadisco: io sono solo un membro supplente del Comitato delle regioni che è stato scelto dal Partito socialista europeo perché la Puglia, i suoi uffici regionali, le sue agenzie sono molto avanzate nell’affrontare la tematica climatica, perché purtroppo dobbiamo gestire situazioni difficilissime come quella dell'impianto di acciaio di Taranto, come quella della centrale Enel di Brindisi e di altre situazioni epidemiologiche molto delicate. 

Questo grazie anche al fatto che avevamo un notevole prestigio nell'avere suggerito al Governo italiano concreti piani di decarbonizzazione di queste imprese, cioè non piani astratti, ma piani dettagliati con suggerimenti delle tipologie di impianto con suggerimento dei costi e delle tappe di evoluzione di questi impianti. 

Tutte cose che furono consegnate dalla Puglia sia al governo Renzi che al governo Gentiloni che al governo Conte: quindi elementi molto importanti che hanno indotto il Partito socialista a chiedere questo parere per sé e per poi affidarlo alla Regione Puglia”.

Un applauso da parte di tutta l’aula ha accompagnato la votazione all’unanimità del parere sulla Strategia dei cambiamenti climatici dell’Unione europea dal titolo “Un Pianeta pulito per tutti: una visione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e senza impatto sul clima”. 

Il parere presentato approvato oggi ha come principale obiettivo la lotta ai cambiamenti climatici, integrando e armonizzando le strategie ambientali, sociali ed economiche al fine di favorire la transizione dell’UE verso un'economia efficiente e sostenibile, in cui l'ambiente naturale dovrà essere protetto e potenziato, unitamente alla salute e al benessere dei cittadini. 

“La Puglia - ha spiegato Emiliano - è in prima linea nella battaglia per la decarbonizzazione delle industrie e per il raggiungimento di modelli economici e produttivi che siamo realmente compatibili con l’ambiente e con la salute delle persone. Questo impegno è stato riconosciuto a livello internazionale, oggi si realizza una condivisione di questi obiettivi a livello europeo che può davvero rappresentare la base per un reale cambiamento”.

Le azioni che conducono ad un'economia a zero emissioni sono state individuate dall'esperto nominato, Barbara Valenzano, e sono schematizzate nelle seguenti sette componenti strategiche:

1. utilizzare al massimo i benefici derivanti dall'efficienza energetica, compresi gli edifici a zero emissioni;
2. diffondere le energie rinnovabili e l'uso dell'energia elettrica per decarbonizzare completamente l'approvvigionamento energetico in Europa;
3. abbracciare la mobilità pulita, sicura, connessa e sostenibile;
4. individuare nell'industria europea competitiva e nell'economia circolare i fattori chiave per
ridurre le emissioni di gas serra, con particolare riferimento alla riduzione-recupero-riciclo dei
rifiuti;
5. sviluppare un 'infrastruttura di rete e interconnessioni adeguate e intelligenti tese alla attuazione
dei principi di sostenibilità ambientale;
6. sfruttare appieno i benefici della bioeconomia e creare indispensabili aree verdi e aree di ristoro ambientale funzionali all'assorbimento della CO2 e promuovere forme di agricoltura a basso impatto emissivo;
7. far fronte alle emissioni residue di CO2 tramite la cattura e il riutilizzo dell’anidride carbonica e attraverso l'adozione delle Migliori Tecniche Disponibili (BAT - Best Aviable Tecnique) per ciascun settore produttivo, al fine di conseguire l'abbattimento delle emissioni industriali convogliate e diffuse proprie dei processi industriali.

“Nel contesto globale, dato dall'Accordo di Parigi e dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), sottoscritti dall’'UE e dagli Stati membri, il parere esplicita il ruolo che gli enti locali e regionali (LRAs) ritengono di dover e poter avere nell'implementazione della strategia. Inoltre, definisce anche il punto di vista del Comitato Europeo delle Regioni sui principali temi trattati, in continuità con quanto già espresso nei precedenti pareri, tanto dalla Commissione ENVE (Commissione Ambiente, cambiamenti climatici ed energia), quanto dalle altre commissioni competenti sulle tematiche trasversali contenute nella strategia stessa” aggiunge Barbara Valenzano.

Tale ragionamento di carattere tecnico - ambientale ha riguardato l'obiettivo principale della tutela della salute umana, costituzionalmente sancita e prioritaria rispetto ad ogni altro bene tutelato, i cui aspetti specifici sono stati curati, in termini di analisi di impatto, dal professor Alessandro Miani e dal dottor Prisco Piscitelli.

"Le conseguenze sulla salute provocate dai cambiamenti climatici, alla cui base troviamo le attività antropiche e in particolare quelle industriali maggiormente inquinanti, sono catastrofiche e ben documentate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Agenzia Europea per l'Ambiente: 483.000 persone ogni anno muoiono prematuramente per l'emissione di inquinanti atmosferici, che hanno spesso una duplice azione sull'ambiente e sulla salute umana”, sottolinea Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Membro del Tavolo Tecnico che ha redatto il parere presentato oggi. 

“Si tratta di morti premature che nella sola UE hanno un costo annuo stimabile di circa 4mila miliardi di euro (applicando il ‘valore statistico per ogni vita persa’, quantificato in 8 milioni di euro dalla Food and Drug Administration e dall'Agenzia di Protezione Ambientale USA). È necessario lavorare a livello regionale e locale, cominciando a esempio col finanziare un vasto piano di conversione al fotovoltaico di edifici pubblici e privati così come emerge dalle buone pratiche della Covenant of Mayors, in cui, per altro, più del 60% dei comuni aderenti sono italiani”.

"Una delle idee forti di questo Parere, affidato dal CdR alla Regione Puglia, è quella di creare zone franche della conoscenza, cioè aree a bassa tassazione in cui attrarre giovani e aziende che fungano da moltiplicatori dell'innovazione e diversificatori dello sviluppo nel segno della sostenibilità, della compatibilità ambientale e della tutela della salute umana”, conclude Prisco Piscitelli, Epidemiologo ASL di Lecce e Ricercatore ISBEM - sede di Bruxelles.

Bonifica Mar Piccolo di Taranto, Legambiente scrive al Ministro Costa


TARANTO - “Bonificare una vasta area altamente inquinata. L'obiettivo a medio termine dell'operazione è quello di realizzare le condizioni per il rilancio non solo ambientale ma anche socio-economico dell'area, con una importante ricaduta turistica. L'obiettivo immediato è quello di riportare la qualità dei sedimenti presenti nel sito a valori tali da consentire in piena sicurezza gli attuali usi di molluschicoltura e ittiocoltura”.  Parole importanti. Peccato che a pronunciarle non siano stati né  Vera Corbelli, dal 2014  Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto, né Sergio Costa, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel governo Conte.

Peccato che a dare l’annuncio di un avvio del recupero ambientale del Mar Piccolo di Taranto sia stato Altero Mattioli, ministro dell’Ambiente nell’ormai lontanissimo  gennaio 2004, ovvero 15 -quindici!!!- anni fa, e che, già allora, fosse prevista la “caratterizzazione e bonifica dei sedimenti su un'area marina antistante la costa meridionale del Primo Seno del Mar Piccolo….una superficie pari a 170 ettari … oggetto di pesante contaminazione da inquinanti di elevata pericolosità”. Peccato che a quelle parole non siano seguiti i fatti e che, dopo anni di silenzio, a gennaio 2013 sia stato nominato un ''Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto'' nella persona  dell'ingegner Alfio Pini cui -dall'8 luglio 2014- è succeduto l’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli.

Dalla nomina della dottoressa Corbelli sono passati quasi cinque anni, 1800 giorni, ma la situazione per il Mar Piccolo purtroppo non è cambiata: i sedimenti inquinati continuano a restare al loro posto e la bonifica continua a essere in alto mare. I fondali inquinati sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento di materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc…), peraltro ancora da completare. Una delle aree più importanti di Taranto, sia dal punto di vista identitario che per le attività economiche che vi si svolgevano e che vi si potrebbero svolgere, rimane ancora da bonificare e chissà per quanto tempo ancora lo rimarrà.

Per questo Legambiente, con una lettera firmata da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, e da Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, ha scritto al Ministro dell’Ambiente chiedendo che si accelerino gli iter amministrativi relativi alla bonifica.

La necessità di una accelerazione nasce dalla constatazione che, per ciò che attiene il risanamento e la messa in sicurezza permanente dei sedimenti, è stato pubblicato ormai da un anno, in data 01/06/2018, il bando di gara per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva, nonché della realizzazione degli interventi nelle aree prioritarie mediante dimostrazione tecnologica attraverso preventive sperimentazioni per tre tipologie di interventi che coincidono con quelle a suo tempo evidenziate da Arpa Puglia. Completata la fase di prequalifica, le uniche notizie disponibili sono che  otto concorrenti hanno presentato entro il termine previsto del 22.02.2019 l’offerta tecnico-organizzativa ed economica degli interventi a farsi e che sono in corso le procedure per la selezione delle offerte da ammettere alla successiva fase di negoziazione.

A distanza di 385 giorni  non si conoscono ancora gli esiti del bando che dovrebbe dare concretamente avvio alla bonifica.

Peraltro una volta definite le imprese vincitrici occorreranno 195 giorni lavorativi  per la progettazione e dimostrazione tecnologica sia dell’asportazione selettiva dei sedimenti che del capping, cui andranno aggiunti ulteriori 90 giorni lavorativi per l’elaborazione ed esecuzione del piano di caratterizzazione e 120 giorni per il monitoraggio post-operam, mentre per la bioremediation saranno necessari 635 giorni lavorativi per la caratterizzazione, progettazione, dimostrazione tecnologica e monitoraggio ( oltre ai tempi necessari per le autorizzazioni di legge).

Per la fase esecutiva saranno poi necessari 380 giorni lavorativi per la progettazione definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di asportazione selettiva dei sedimenti; 315 giorni lavorativi per la progettazione definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di capping; 635 giorni lavorativi per la definitiva, esecutiva e realizzazione dell’intervento di bioremediation.

Insomma, serviranno lunghi anni prima di vedere -forse-  qualche risultato concreto. Legambiente chiede perciò una decisa accelerazione: si portino a termine con urgenza le procedure previste dal bando di gara e si dia inizio al più presto alle dimostrazioni tecnologiche. Non c’è tempo da perdere.

In questi 1800 giorni il Mar Piccolo è stato oggetto di nuovi numerosi studi, dopo la decisione della dottoressa Corbelli di considerare insufficiente la relazione prodotta da Arpa Puglia ad aprile del 2014, in cui erano state già indicate alcune linee guida da utilizzare per la bonifica di un ecosistema estremamente complesso che necessita di diverse tipologie di intervento. Una relazione, quella di ARPA Puglia, che seguiva lo studio sul grave stato di contaminazione del Mar Piccolo fatto da ISPRA nel 2010,  la  mappa sulla distribuzione del PCB nei sedimenti di Mar Piccolo e Mar Grande realizzata nel 2011 dal CNR di Taranto, e la "Relazione tecnica sullo stato di inquinamento da PCB nel SIN Taranto ed in aree limitrofe" prodotta dalla Regione Puglia nel 2011. 

A tutt’oggi la dottoressa Corbelli non ha reso fruibili ai cittadini di Taranto gli esiti degli studi da lei commissionati  nonostante le nostre reiterate richieste pubbliche in tal senso: eppure si tratta di studi per cui sono stati spesi soldi pubblici, non di ricerche effettuate da un privato cittadino utilizzando proprie disponibilità e risorse.

L’architetto e paesaggista Andreas Kipar, presentando l’importante progetto di foresta urbana al quartiere Tamburi, ha detto che la bonifica non vuole oscurità, ma ha bisogno di luce. Legambiente è completamente d’accordo e ritiene necessario che siano resi noti gli esiti dei nuovi studi sul Mar Piccolo, le conseguenti indicazioni in relazione alla sua bonifica, con una sintesi illustrativa comprensibile a tutti i cittadini in modo che possano valutare sia lo stato in cui versa il Mar Piccolo di Taranto che gli interventi che si andranno ad effettuare.  Per questo, nella lettera al Ministro dell’Ambiente, Legambiente ha chiesto che gli studi sul Mar Piccolo  vengano resi disponibili e accessibili a tutti i cittadini.

Desertificazione: oggi la Giornata mondiale 2019

(Pixabay)
di DONATO FORENZA - La Giornata mondiale per continuare a debellare la desertificazione e la siccità viene celebrata nel 2019 in data 18 giugno. Bisogna intensificare la consapevolezza pubblica degli sforzi internazionali per rallentare l’aumento del complesso fenomeno della desertificazione. Occorre ricordare a tutte le persone della Terra e del Mezzogiorno che il degrado del territorio è continuo. In occasione del 25 ° anniversario della Convenzione e della Giornata mondiale per combattere la desertificazione nel 2019, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione (UNCCD) celebra i 25 anni di progressi compiuti dai paesi sulla gestione sostenibile del territorio. La campagna dell'anniversario si svolge sotto lo slogan " Facciamo crescere insieme il futuro ", sostenuto dall'osservanza globale del WDCD e dal 25 ° anniversario della Convenzione, il 17 giugno 2019 ad Ankara, ospitato dal governo della Turchia. 

E’ necessario un notevole coinvolgimento delle comunità e la cooperazione tra Scienza e cittadini, tra enti vari e strumenti legislativi. Povertà, instabilità politica, deforestazione, pascolo eccessivo e cattive pratiche di irrigazione, incendi e urbanizzazione disordinata possono causare la mancanza di produttività della terra. E’ opportuno capire che l'UNCCD sta osservando il passato e segue l’evoluzione del quadro generale dei prossimi 25 anni in cui si auspica il conseguimento della neutralità del degrado del territorio. Il settore dell'uso del suolo rappresenta quasi il 25% delle emissioni globali totali. La sua riabilitazione e la gestione sostenibile sono fondamentali per combattere anche la complessa dinamica della desertificazione e le relazioni con il cambiamento climatico. La neutralità del degrado del suolo in connubio a altri provvedimenti integrati può consentire la base per: la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare e idrica, la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici.

Tra i problemi chiave vi sono le emergenze della la siccità;  infatti, entro il 2025, 1,8 miliardi di persone sperimenteranno la scarsità idrica assoluta e 2/3 del mondo potrebbero trovarsi in condizioni di stress idrico. La Land & Human Security ritiene che  entro il 2045 circa 135 milioni di persone sarebbero costrette a sfollare a causa della desertificazione. Pertanto, è urgente raggiungere la neutralità del degrado del territorio, riabilitando terreni  degradati, mediante programmi di gestione sostenibile del territorio anche intensificando attività di riqualificazione e di maggiore resilienza e sicurezza per tutti.  Per i problemi climatici devono essere attuate metodologie per ripristinare il suolo di ecosistemi degradati ricordando che tale attività ha il potenziale per immagazzinare fino a 3 miliardi di tonnellate di carbonio all'anno. 

Nel Mezzogiorno e in Puglia devono essere sviluppati programmi di Educazione alla Lotta contro la desertificazione e per la Difesa dell’ambiente. Ricordiamo che l' Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dichiara che "siamo determinati a proteggere il pianeta dal degrado, anche attraverso il consumo e la produzione sostenibili, gestendo in modo sostenibile le sue risorse naturali e intervenendo con urgenza sui cambiamenti climatici, in modo da supportare i bisogni del presente e generazioni future". In particolare, osserviamo che, l' obiettivo 15 stabilisce la nostra volontà di arrestare e invertire il degrado del territorio. Le giornate internazionali costituiscono pregevoli occasioni per informare educare il pubblico su situazioni del pianeta e della regione, per mobilitare l’urgenza politica e le importanti risorse per affrontare i problemi globali e diffondere nuove certezze all’umanità.

Cia Due Mari al Governo: “Verde e blu i colori di una Taranto da esportare”



TARANTO – “Taranto non ha bisogno di assistenza, ma di strumenti, infrastrutture e di una strategia di lungo respiro che la faccia uscire dalle nubi del siderurgico”. A qualche giorno dall’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, il presidente di CIA Area Due Mari, Pietro De Padova, torna sui concetti espressi al tavolo operativo sull’export. “In un quadro economico a tinte fosche, gli unici dati positivi dell’economia tarantina arrivano dal comparto agricolo, che pure sta vivendo una fase di enormi difficoltà soprattutto per quanto riguarda i settori olivicolo e agrumicolo”, ha aggiunto De Padova. “Agricoltura, pesca e silvicoltura incidono sul totale della ricchezza prodotta per il 5%, più del doppio della media italiana, e con un numero di addetti pari al 20% del totale”, ha ricordato De Padova che, a Roma, assieme al direttore provinciale di CIA Due Mari Vito Rubino, ha ribadito con forza quanto l’organizzazione sostiene da anni. “Il futuro di Taranto e della sua provincia non può continuare ad essere giocoforza legato solo ed esclusivamente alla industria”. Oggi Taranto più che imporsi con l’export delle sue eccellenze subisce l’importazione di una serie di prodotti a basso costo e di incerta qualità, si pensi agli agrumi, che sottraggono reddito alle aziende agricole e futuro ai lavoratori del comparto. Ecco perché, nella sua relazione, De Padova ha sostenuto l’importanza di progetti che ‘accompagnino’ le imprese verso l’internazionalizzazione e la conquista di nuovi mercati all’estero. La strada, per CIA Due Mari, è quella tracciata dalla green economy – con l’integrazione di agricoltura, turismo, servizi e agroenergie – e della blu economy, l’economia del mare. “Vino, olio, agrumi e settore ortofrutticolo, nel Tarantino, esprimono valori di assoluto rilievo”, ha detto il presidente provinciale di CIA Due Mari. “Occorre sostenere quelle eccellenze, puntando sul potenziamento della logistica e il miglioramento dei sistemi di movimentazione delle merci”, ha aggiunto Vito Rubino, direttore provinciale di CIA Due Mari. “E’ necessaria, dunque, una visione strategica e complessiva del futuro economico di Taranto e provincia. In più occasioni abbiamo avuto modo di ribadire l'esigenza di creare boschi sostenibili, dissalatori che prendano energia da impianti a emissioni zero e rendano l’acqua idonea agli usi industriali e agricoli, coltivazioni che riescano a disinquinare i terreni, produzioni di eccellenza agroalimentare, la creazione di uno sviluppo integrato città-campagna-mare. Bisogna elevare il livello culturale, combinando la storia jonica e le risorse rurali, le aree archeologiche e le tradizioni secolari che distinguono questa meravigliosa terra. Ci sono interi territori pronti a collegare la città alla campagna, a integrare le periferie al tessuto urbano, a dare colore ai terreni abbandonati. Occorre far leva sul grande aiuto fornito dagli agricoltori che curano i territori. Dobbiamo cominciare ad affermare e poi esportare un’immagine totalmente nuova di Taranto, legata alla straordinaria biodiversità e ricchezza del suo patrimonio naturale e culturale. L’opportunità del CIS, il Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto, è da cogliere per costruire, finalmente, il ‘sistema-Taranto’, che integri con intelligenza industria sostenibile, agricoltura e pesca, commercio e turismo”, ha concluso Vito Rubino.

Rifiuti, Stea: "Problema complesso"

BARI - “Come più volte ribadito, in questi giorni, la questione dei rifiuti è un problema complesso e trovo di conseguenza assurdo soffiare sul fuoco per mere convenienze elettorali, a maggior ragione da parte di chi, in passato, ha fortemente contribuito a creare l’attuale situazione sottoscrivendo contratti di durata ventennale ancora vigenti ed efficaci. Si tratta di atti che non possono essere trascurati dai tecnici i quali hanno l'obbligo di legge di onorare gli impegni assunti per nome e per conto dall'Amministrazione regionale. Un principio che ai consiglieri dovrebbe essere ben noto”. Così l’assessore alla qualità dell’Ambiente Gianni Stea risponde ai consiglieri pentastellati e a quelli di centrodestra che accusano l’Ager e la Regione Puglia di mancata programmazione da cui sarebbe scaturita l’emergenza di questi giorni. 

L’assessore Stea e il Dipartimento Ambiente ricordano che l’Ager in questi anni ha rescisso quei contratti che avevano mostrato criticità, ha riordinato le tariffe, curato con il dipartimento regionale competente le gravi situazioni di infrazione che da dieci anni risultavano irrisolte e dato seguito alle attività per la rimozione di rifiuti e discariche abusive e abbandoni. L’Agenzia territoriale ha anche dato il suo contributo agli scenari di Piano che solo due mesi fa hanno ricevuto il parere positivo del Ministero.

“Il Piano dei rifiuti – continua Stea - è pronto. Gli uffici regionali e l’ Ager aspettano la sintesi delle richieste dai Comuni che l’Anci sta raccogliendo”. Dal dipartimento Ambiente si precisa, inoltre, che le strategie di Piano sono state anticipate e attuate con atti deliberati di giunta e hanno già sortito i risultati attesi: si è passati dal 30% di raccolta differenziata a oltre il 50%, livelli inimmaginabili solo 15 anni fa quando la Puglia era fanalino di coda in Europa. 
“Farebbero bene i consiglieri a studiare approfonditamente le questioni e non intervenire senza essere a conoscenza dei dati e degli atti deliberati dalla Giunta”.

L’assessore Gianni Stea chiarisce anche sulle polemiche accese dal consigliere Ignazio Zullo sul Comune di Galatone, a suo dire “rimasto inascoltato”.  “Forse a Zullo è sfuggito qualche passaggio. L’opposizione del Comune di Galatone a fare da centro di trasferenza per la frazione organica che di lì sarebbe partita fuori regione, è stata accolta. Ma dirò di più, con la questione di Galatone Ager e Regione Puglia non c’entrano nulla. E’ una questione che riguarda i Comuni”.

Quanto alla programmazione, l’assessore sottolinea che si sta andando avanti. E’ stato validato il progetto per la realizzazione dell’impianto di compostaggio di Pulsano. E’ in fase di completamento il bando di gara che aspetta solo l’ok del Nucleo di Valutazione degli investimenti pubblici per essere ammesso al finanziamento. “Purtroppo mentre le procedure vanno avanti – conclude Stea - sappiamo che a Pulsano è già attivo un comitato che si oppone alla realizzazione dell’impianto”. Quanto alle strade che secondo il consigliere Zullo sarebbero “discariche a cielo aperto”, l’assessore Stea precisa che “per le strade comunali la competenza è dei Sindaci, e che Ager e Regione stanno sostenendo i Comuni in questa annosa battaglia a favore dell’igiene ambientale – è allo studio anche l’utilizzo di droni - pur non ricorrendone l'obbligo. Si tratta di una battaglia di civiltà in passato del tutto colpevolmente e spesso dolosamente ignorata”. 

A Bari 'Biodiversità: radici della vita e dell’umanità”

(Pixabay)
di DONATO FORENZA - Le Nazioni Unite hanno proclamato il 22 maggio “Giornata internazionale per la diversità biologica” (IDB) per commemorare il giorno dell’adozione del testo della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) avvenuta al termine della Conferenza di Nairobi nel 1992.

In Bari, martedì 11 giugno ore 16 .00 presso la Sala degli Affreschi  del Palazzo Ateneo avrà luogo il primo Seminario nazionale “ Biodiversità: radici della vita e dell’umanità” organizzato dalla Associazione Crocerossine d’Italia Onlus Sez di Bari e con coordinamento scientifico del prof. Donato Forenza. 

Interventi e Saluti  Istituzionali: - Prof. Santa Fizzarotti Selvaggi, Vicepresidente Nazionale Associazione Crocerossine d’Italia Onlus; - Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore Università degli Studi di Bari; - Dott. Giovanni Maria Panaiotis Grittani Thalassinos, Presidente Comunità Greca di Bari; - Dott. Grazia Andidero, Responsabile Sezione di Bari dell’Associazione Crocerossine d’Italia Onlus, - Avv. Jacopo Metta, Presidente Club Rotary Bari Mediterraneo. Il tema scelto per quest’anno è correlato alla protezione integrata della Biodiversità, della salute, della tutela del paesaggio, del nostro cibo e delle complesse valenze dell’Umanità, con l’intento di far aumentare, tra l’altro, la consapevolezza della sostenibilità e delle relazioni di dipendenza dei nostri sistemi alimentari, dalla biodiversità e dagli ecosistemi sani. 

Le Relazioni con  Chairman il Prof. Dott. Nicola Simonetti, Medico Giornalista, tratteranno tematiche di notevole valenza interdisciplinare: - “La dieta mediterranea per la salute umana”, Prof. Angelo Vacca, Ordinario di Medicina Interna, Direttore Med. Int. Universitaria “Guido Baccelli”, Az. Policlinico, Bari; - “La tutela della diversità biologica nel diritto delle religioni”, Prof. Angela Patrizia Tavani, Docente di Diritto Ecclesiastico e Canonico, Uniba; Avvocato di Rota Romana; -  “La Biodiversità: l’importanza di essere diversi”, Prof. Angela Gallone, Associato di Biologia Applicata, Uniba; - “Tutela del Paesaggio, Biodiversità, e Valorizzazione del territorio”, Prof. Donato Forenza, Docente PolibaCre, Bari; V. Presid. Accad. Scientifica “Merli”; Internat. Ass. Landscape Ecology; - Riflessioni conclusive: prof. Santa Fizzarotti Selvaggi, Scrittrice, Artista, Psicoterapeuta. Segue l’intervento concertistico: Omaggio alla protezione della Biodiversita’ con Pianista Prof. Adriana  De  Serio, Professore Ordinario, Conservatorio di Musica “N. Piccinni”, Bari e Musicoterapeuta e l’Ensemble strumentale “Nuova  Armonia   Band” con Direttore Prof. Adriana De Serio.

Il tema prescelto intende celebrare anche la Cultura della tutela e la diversità fornita dai nostri sistemi naturali per l’esistenza umana e il benessere sulla Terra, contribuendo nel contempo al conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030.  

Spettacolo nel mare di Otranto, enorme branco di delfini accompagna la barca


OTRANTO (LE) - È stato uno spettacolo da togliere il fiato quello che si è presentato davanti agli occhi di un gruppo di leccesi nelle acque del Canale d'Otranto quando migliaia di delfini curiosi hanno circondato la loro barca. «Eravamo in mare con il gommone di rientro dalle isole greche più prossime alle coste italiane, ha commentato uno dei testimoni quando, al largo di Otranto si è spalancato ai nostri occhi uno spettacolo naturale incredibile. Migliaia di delfini, anno circondato completamente la nostra imbarcazione come per scortarci. 

Nella nostra navigazione ci hanno accompagnato quasi giocando con i loro tuffi e piroette e lo sfiorare più volte il natante: insomma, un susseguirsi di emozioni, che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” il nostro mare riesce a dare a chi naviga le nostre coste. Questo ci dovrebbe portare a continuare a tutelare il nostro territorio per continuare a vedere spettacoli incredibili come quello descritto oggi, al contrario, potrebbe essere destinato a sparire progressivamente se a prendere il sopravvento saranno le lobby che negli ultimi anni continuano ad aggredire, senza scrupoli il nostro stupendo mare.

Festa dell’ambiente e del mare a Porto Cesareo


PORTO CESAREO (LE) - L’Area Marina Protetta Porto Cesareo, in collaborazione con i Comuni di Porto Cesareo e Nardò e con il supporto e la sinergia dei volontari della campagna ecologica internazionale “Clean Sea Lfe”, della Capitaneria di Porto Guardia Costiera di Gallipoli, Ufficio Locale Marittimo di Porto Cesareo, della ditta Ecotecnica, di Bianco Igiene Ambientale e di Cascione Costantino srl, organizza per domenica 19 maggio 2019 la terza edizione dell’evento “A pesca di rifiuti”. L’iniziativa di sensibilizzazione e protezione del mare si svolgerà con le stesse modalità delle precedenti edizioni e prevedrà la pulizia della costa con pescatori sportivi, associazioni e liberi cittadini ed anche e soprattutto la pulizia dei fondali marini con esperti sommozzatori ed apneisti.

L'evento si svolgerà dalle ore 9:00 alle ore 13:00 di domenica 19 maggio 2019 in località Torre Squillace Nardò (40°14'8.58"N - 17°54'45.16"E) e Isola dei Conigli e  isole minori di Porto Cesareo (Scalo di Alaggio Porto Cesareo 40°15'44.78"N - 17°53'15.09"E) e Punta Prosciutto Porto Cesareo (40°17'36.64"N -  17°46'0.09"E).

Le attività organizzative sono già partite da giorni: martedì scorso infatti si è svolta presso il Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo la riunione organizzativa dell’evento ambientale. Al biefing erano presenti l’Amp, Il Centro di Educazione Ambientale di Porto Cesareo, Ecotecnica, i circoli Legambiente di Porto Cesareo e Nardò, l’ASD CKCS Salento, ASD Porto Cesareo Diving, Ditta Lola&Calipso Escursioni, Comitato di Quartiere Torre Squillace, Ditta Onboard, ditta Il Noleggio che fa per Te, ASD Salento SUB, Italia Nostra Salento Ovest, Coordinamento Ambientalisti Pro Porto Cesareo, ASD Delfin Diving, ASD Ippocampus Diving e tante altre associazione ed aziende che hanno manifestato la volontà di essere parte attive alla manifestazione.

Per chi volesse immergersi e pulire i fondali marini, questo l’elenco dei diving/ASD che hanno aderito. Sito di Punta Prosciutto ASD Ippocampus – Vito 339.4661981. Sito di Porto Cesareo Oltremare Salento – Andrea 328.3718655 e ASD Onda Blu – Antonio 338.3652330. Sito di Torre Squillace ASD Porto Cesareo Diving – Sasà 338.8228056 e ASD Delfin Diving – Andrea 339.3261418. Per chi volesse invece partecipare con la propria canoa può contattare l’ASD Canoa Kayak Salento Piero 349.8139599. Per tutti gli altri che intendono partecipare da riva queste le scelte. Sito “Isola Grande o dei conigli ed Isole minori” appuntamento ore 9 presso lo scalo di alaggio Porto Cesareo, referente Luigi 3391667353 e isole minori Mino 3249070138. Sito Torre Squillace appuntamento ore 9 nei pressi della Pizzeria da Rocco referente Marco 3396096769. Sito Punta Prosciutto appuntamento ore 9 referente Vito 339.4661981. A tutti i partecipanti verrà consegnato un cappellino, sacchi per i rifiuti e guanti. Le ditte Ecotenica e Bianco Igiene Ambientale, rispettivamente responsabili per la gestione Igiene Urbana di Porto Cesareo e Nardò, saranno presenti alla giornata e supporteranno le operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti raccolti e la ditta Cascione Costantino provvederà a recuperare eventuali rifiuti pericolosi individua.

Gestione rifiuti in Puglia: arriva il disegno di legge regionale


BARI - In seguito all'accordo di programma siglato con i gestori delle discariche di Canosa di Puglia (Bleu Srl), Taranto (Italcave Spa), Brindisi (Formica ambiente Srl) e Statte (Cisa Spa), al fine di mettere ordine nelle procedure di conferimento dei rifiuti indifferenziati e dell’umido e fissare tariffe vantaggiose anche nell’ambito del piano regionale di gestione dei rifiuti della Regione Puglia, in corso di approvazione, l’assessore all’Ambiente comunica che a giorni verrà depositato il disegno di legge per l’avocazione dei procedimenti di Aia o di Via/Aia, attualmente di competenza provinciale, relativa agli impianti di smaltimento rifiuti non pericolosi che si trovano sul territorio regionale.

Una serie di impegni saranno assunti dai gestori in particolare sul materiale proveniente dal trattamento dei rifiuti regionali indifferenziati, ovvero dei rifiuti provenienti dal trattamento della frazione umida, parte delle proprie volumetrie residue.

Ma anche in materia, per esempio, di rifiuti non riciclabili provenienti dalle attività agricole, a fronte delle ben note problematiche che investono il comparto.

Si persegue così quanto disposto dall’articolo 177 comma 5 del Tua, che prevede le modalità per conseguire le finalità e gli obiettivi di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini prevenendo e riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti. 

Taranto, il dossier di Legambiente


BARI - "Valutazione preventiva del danno sanitario, Bonifiche, Contratto Istituzionale di sviluppo, Risarcimenti: stop a narrazioni e fake news, servono fatti. Il Governo renda obbligatoria la VIIAS per il siderurgico e pubblichi il provvedimento in Gazzetta Ufficiale prima del prossimo incontro a Taranto". Così  Stefano Ciafani,  presidente nazionale Legambiente, ha presentato in conferenza stampa a Taranto, insieme a Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia, e a  Lunetta Franco ed a Massimo Moretti, presidente e vicepresidente di LegambienteTaranto, il Dossier Taranto con le proposte e le richieste dell’associazione relative alla VIIAS (Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario) ed alla Sicurezza e Innovazione tecnologica dello stabilimento siderurgico, alla bonifica delle aree contaminate di competenza dei Commissari straordinari di Ilva in AS, alla bonifica del Mar Piccolo, al CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) di Taranto, all’utilizzo delle acque reflue dei depuratori Gennarini e Bellavista, al tema dei risarcimenti dei cittadini di Taranto. 

DOSSIER TARANTO

IMPATTO SANITARIO: Subito la Valutazione preventiva dello stabilimento siderurgico

La richiesta di procedere alla VIIAS, la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale sanitario e ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto è una richiesta “storica” di Legambiente, rivolta a tutti i governi che si sono succeduti in questi anni. L’abbiamo ripetuta all’attuale Governo con una nostra lettera indirizzata al Ministro dell'Ambiente il 25 settembre dello scorso anno. Da allora sono passati oltre sette mesi in cui si sono susseguiti a Taranto una serie di eventi che, anche in ragione della loro concomitanza, hanno destato grande allarme tra i cittadini senza che venisse adottato dal Governo alcun provvedimento. Abbiamo reiterato la richiesta durante l’incontro con i Ministri Di Maio, Costa, Grillo, Lezzi e Bonisoli e preso nota dell’annuncio dell’adozione in breve tempo di un decreto interministeriale dei Ministeri di Ambiente e Salute che introdurrà una valutazione del danno sanitario in funzione preventiva. A tutt’oggi non c’è traccia di questo provvedimento annunciato.
Taranto è stanca di attendere. Per questo, nei giorni scorsi ha urlato la sua rabbia, il suo dolore, la sua angoscia. E tornerà a farlo: perché non si può chiedere a nessuno di attendere in silenzio che, a posteriori, vengano confermati anche per il Piano Ambientale targato Arcelor Mittal i rischi per la salute evidenziati da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto nella Valutazione preventiva del Danno Sanitario effettuata prendendo a riferimento una produzione di otto milioni di tonnellate annue di acciaio ottenuta dal solo ciclo integrale ad A.I.A. del 2012 completamente attuata. Una valutazione che nessuno ha mai confutato, rispetto alla quale continuano a non essere fornite indicazioni concrete su come quei rischi possano essere scongiurati, riferita ad un'A.I.A. sovrapponibile per moltissimi elementi a quanto previsto dall'attuale Piano Ambientale.

Legambiente torna a chiedere di disporre nel più breve tempo possibile l’effettuazione della VIIAS per lo stabilimento siderurgico di Taranto. Al di là dell’eventuale decreto interministeriale, che resta un provvedimento amministrativo, ci sono a nostro avviso tutti i presupposti di necessità e urgenza che giustifichino l'emanazione immediata, da parte del Governo, di un decreto legge che ne disponga l'attuazione.  C'è anche una proposta di legge depositata in Parlamento, ma i tempi del normale iter parlamentare confliggono con la necessità di fornire con urgenza risposte chiare e scientificamente validate alla comunità jonica in merito alle ricadute dell'impianto sulla salute dei cittadini e dei lavoratori.

SICUREZZA e INNOVAZIONE, garanzia per lavoratori e cittadini

Evidenziamo l'esigenza che i nuovi Commissari di ILVA in AS o, direttamente, il Governo, chiedano ad Arcelor Mittal informazioni precise e dettagliate riguardo l'ammontare della spesa effettuata da novembre ad oggi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti, le somme impegnate fino a fine 2019, la specifica degli impianti su cui sono state o saranno spese tali somme. Le poche notizie che filtrano dalla fabbrica non evidenziano, ad oggi, l'effettuazione di quella cospicua mole di interventi che parrebbe necessaria a fronte di impianti per i quali sono diffusamente richiesti interventi manutentivi.
Nello stesso tempo chiediamo di conoscere a quanto ammontino le somme anticipate da ILVA in AS per permettere un rapido avvio delle opere previste dal Piano Ambientale,  se Arcelor Mittal abbia già provveduto a rimborsarle o a quanto ammonti l’eventuale residuo: è una notizia essenziale sia per sapere se le risorse destinate alla bonifica delle falde e dei terreni inquinati dallo stabilimento siderurgico siano o meno tutte già disponibili, sia per conoscere a quanto ammonti, anche in questo campo, l’investimento finora messo in campo dai Mittal. 
La salute e la sicurezza di chi lavora nell'ex ilva per noi vanno di pari passo con la salute e la sicurezza dei bambini e dei cittadini di Taranto: per questo servono notizie e cifre certe, impegni chiari, trasparenti e verificabili. Le buone intenzioni e la rigorosa applicazione delle normative sulla sicurezza non sono sufficienti se ad esse non si accompagnano anche forti investimenti che consentano di incidere in profondità sullo stato degli impianti e sul loro rinnovamento per abbattere i rischi di incidenti sul lavoro ed evitare incrementi di emissioni connesse al malfunzionamento e i conseguenti rischi per la salute in primis dei lavoratori.

Legambiente ribadisce inoltre di ritenere inadeguato quanto previsto dal Piano Ambientale in vigore per le cokerie, tra le principali fonti inquinanti dello stabilimento, a partire dai tempi di attuazione degli interventi, che risultano oltremodo dilatati rispetto alla vecchia A.I.A., come già evidenziato nelle Osservazioni presentate a suo tempo dall’associazione. Ribadiamo la richiesta di innovazioni tecnologiche volte a eliminare o ridurre l'utilizzo di coke; la necessità di chiudere le batterie più inquinanti, allo scopo di ridurre le emissioni di polveri, IPA e altre sostanze, e del rifacimento completo delle batterie per ottenere maggiore efficienza e minori emissioni; oltre alla rapida implementazione del sistema di monitoraggio tramite l'installazione di nuove centraline in prossimità delle batterie e di videocamere mirate al controllo delle emissioni sia fuggitive che convogliate.
Il futuro dello stabilimento deve prevedere produzioni che non siano più pericolose per la salute e l'ambiente e il governo deve agire senza ricalcare le scelte che negli ultimi 20 anni hanno sempre privilegiato gli interessi dell'industria a scapito di quelli della popolazione. Taranto e l’Italia hanno bisogno di soluzioni innovative e coraggiose, in grado di coniugare la tutela dell'ambiente, la qualità della vita, la salute dei cittadini e il diritto al lavoro.   Noi pensiamo che il futuro dell'acciaio sia in una produzione totalmente "decarbonizzata", capace di abbattere drasticamente le emissioni inquinanti, ma passeranno anni, prima che questo diventi realtà; occorre perciò lavorare per costruire questo futuro e preoccuparci di fare in modo che gli anni che ci separano da esso non siano segnati da danni inaccettabili, da dolori e sofferenze che sarebbe stato possibile evitare.

BONIFICA – I Commissari straordinari passano, le aree contaminate dell’ex Ilva restano

L’ultimo Piano Ambientale relativo allo stabilimento ex Ilva di Taranto, adottato con DPCM del 29 settembre 2017, prevede che gli interventi di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale da realizzare nelle aree contaminate rimaste nella titolarità dell’Amministrazione Straordinaria dell’ILVA S.p.A., non oggetto di cessione e quindi esterne al perimetro dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), dovranno essere eseguiti dai Commissari Straordinari nominati dal Governo. Sono aree sostanzialmente destinate in precedenza a discarica dei rifiuti industriali: ex Cava Due Mari, ex cava Cementir, Mater Gratiae, Gravina di Leucaspide, per la cui bonifica i Commissari Straordinari devono formalizzare le proposte di intervento al Ministero dell’Ambiente, attivando le procedure previste per i Siti di Interesse nazionale (SIN). Dal 1° novembre 2018 lo stabilimento ex Ilva di Taranto è passato sotto il controllo di Arcelor Mittal.
Sono 200 i milioni a carico di Arcelor Mittal destinati agli interventi di decontaminazione e bonifica del suolo e delle acque sotterranee, rivenienti dagli impegni assunti dall’azienda con l’Addendum al Contratto di affitto. La messa in sicurezza della falda superficiale e profonda che dalle aree poste sotto lo stabilimento siderurgico finisce per sfociare nel Mar Piccolo di Taranto è, ovviamente, di massima rilevanza. I lavori dovrebbero essere completati entro il 2023. 
Ma a che punto è la bonifica delle aree a carico del pubblico per cui sono nominati i Commissari straordinari? Le risorse non mancano: ammonta a circa 800 milioni di euro la somma riveniente dalla transazione con la famiglia Riva destinata alla bonifica. Il 6 marzo 2019 i Commissari straordinari (nominati a gennaio 2015) sono stati protagonisti di una Audizione alla Camera dei Deputati, Commissione VIII in cui, rispetto agli interventi di bonifica da effettuare hanno fornito solo alcune generiche indicazioni.  A tutt’oggi, i cittadini di Taranto non conoscono le proposte di intervento poste sotto la responsabilità dei Commissari straordinari. Dal 1° giugno Taranto vedrà un nuovo cambio di Commissari Straordinari. Oltre la retorica, ci sarà un cambio di passo? 

Legambiente chiede che si proceda rapidamente e che i nuovi commissari forniscano al più presto una informazione puntuale e dettagliata sull’utilizzo delle risorse di cui sono in possesso unita ad un preciso cronoprogramma degli interventi di bonifica da effettuare.

BONIFICHE - A Taranto la bonifica del Mar Piccolo è sempre in alto mare

Il Mar Piccolo di Taranto, gravato dai veleni riversati negli anni dall'Arsenale Militare, dagli ex Cantieri Navali di Fincantieri e dal siderurgico, è stato inserito sin dal 1990 nelle aree a elevato rischio ambientale e dal 1998 è tra i Siti di Interesse nazionale (SIN). Per la sua bonifica erano stati stanziati 119 milioni di euro. Il primo commissario straordinario alla bonifica di Taranto, l’ingegner Alfio Pini, fu nominato a gennaio 2013. L’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli, è stata nominata a luglio del 2014. Sei anni di commissariamento e la bonifica del mar Piccolo continua a essere in alto mare. In questi anni il Mar Piccolo è stato oggetto di numerosi studi, dopo la decisione della dottoressa Corbelli di considerare insufficiente quello prodotto da Arpa Puglia ad aprile del 2014, reso pubblico solo dopo 200 giorni. Nello studio Arpa erano state già indicate alcune linee guida da utilizzare per una bonifica di un ecosistema estremamente complesso che necessita di diverse tipologie di interventi. A tutt’oggi la dottoressa Corbelli non ha reso pubblici gli esiti degli studi effettuati, nonostante le nostre reiterate richieste. In concreto, i fondali inquinati del Mar Piccolo sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento dei materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc…), peraltro ancora da completare. Invece, per ciò che attiene il risanamento e la messa in sicurezza permanente dei sedimenti è stato pubblicato in data 01/06/2018 il bando di gara per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva, nonché della realizzazione degli interventi nelle aree prioritarie mediante dimostrazione tecnologica. Il bando prevede preventive sperimentazioni per tre tipologie di interventi che coincidono con quelle a suo tempo evidenziate da Arpa Puglia. 
A distanza di quasi un anno non si conoscono ancora gli esiti del bando. Di concreto, quindi, ancora nulla: a oltre 6 anni dall’insediamento della struttura commissariale una delle aree più importanti di Taranto, sia dal punto di vista identitario per la città che per le attività economiche che vi si svolgono e che vi si potrebbero svolgere, rimane ancora da bonificare E chissà per quanto tempo ancora lo rimarrà, visto che le sperimentazioni devono ancora cominciare, che bisognerà aspettarne gli esiti e valutarli per passare, finalmente, agli interventi veri e propri. Eppure si fa un gran parlare di attività economiche e occupazionali alternative al siderurgico ma nemmeno le bonifiche, che darebbero un po’ di ossigeno in tutti i sensi, riescono a partire. 
Legambiente chiede una decisa accelerazione degli interventi: più che stipulare nuovi protocolli di intesa è necessario cominciare al più presto le sperimentazioni previste e rendere noti gli esiti degli studi effettuati sinora in modo che tutti i cittadini possano averne contezza per poter valutare con cognizione di causa gli interventi che si andranno ad effettuare.

RIGENERAZIONE URBANA: Il Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) di Taranto
E’ almeno dal 2012, anno in cui il provvedimento di sequestro della magistratura portò alla ribalta la complessa vicenda dello stabilimento siderurgico, che si sprecano le promesse (e i provvedimenti) di sostegno all’economia e all’occupazione della città jonica succube della monocultura dell’acciaio.  Il D.L. n. 1 del 5 gennaio 2015 ha previsto che l’attuazione degli interventi funzionali ad affrontare le situazioni di criticità ambientale, socio-economica e di riqualificazione urbana, sia disciplinata da uno specifico Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS), attivando un Tavolo istituzionale permanente per l’Area di Taranto (TIP). Tale Tavolo, costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha assorbito le funzioni di tutti i tavoli tecnici istituiti per affrontare l’emergenza con l’incarico di definire il contenuto operativo dello strumento di programmazione e di coordinarne l’attuazione. 

Il tavolo inter-istituzionale del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto (Cis) si è riunito l’ultima volta, presieduto dall’allora ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti, il 9 aprile 2018. In quella sede fu fatto il punto sullo stato di avanzamento degli interventi previsti: lavori conclusi per 92 milioni di euro e cantieri aperti per ulteriori 398, pari complessivamente al 57% della dotazione iniziale di 863 milioni di euro, con ulteriori 357 milioni di opere in fase di progettazione. Inoltre, venne ufficializzata l’implementazione delle risorse, che raggiunsero complessivamente 1 miliardo e 100 milioni. Gli interventi dovrebbero interessare principalmente le bonifiche, il recupero della città vecchia di Taranto, il polo museale dell’Arsenale, il nuovo ospedale di Taranto. L’ulteriore integrazione delle risorse riguardò 52milioni di euro stanziati dal Cipe per le bonifiche (di cui 40 milioni per il rione Tamburi); 70 milioni di euro per il progetto di “Ammodernamento tecnologico delle apparecchiature e dei dispositivi medico diagnostici delle strutture sanitarie dei comuni dell’Area di Taranto”, 90 milioni di euro sbloccati dal Cipe per la Città vecchia di Taranto a seguito della conclusione  della fase istruttoria dei progetti esecutivi previsti dal CIS per il centro storico. Da allora c’è stato un cambio di Governo, sono seguite infuocate polemiche sul destino dello stabilimento, ma ci si è dimenticati delle responsabilità delle istituzioni e della politica lasciando che le risorse pubbliche fossero congelate e si accumulassero ritardi nella realizzazione dei progetti.
Finalmente, pochi giorni fa, il 24 aprile, il Ministro dell’Economia Di Maio, accompagnato da ben altri quattro Ministri della Repubblica, è tornato a Taranto per riunire il “Tavolo”. Si è scusato per averci messo tanto tempo ma voleva arrivare ben preparato. I frutti portati dopo otto mesi di “difficile” lavoro di preparazione per lo sviluppo economico della città: la costituzione di tre gruppi di lavoro e la promessa di rivedersi dopo due mesi. Le risorse sono quelle già rese disponibili precedentemente. Lo slogan non cambia: “piena riconversione dell’area di Taranto”.

Legambiente ritiene che si debba recuperare in fretta il tempo perduto dando priorità agli interventi relativi all’approvvigionamento idrico dello stabilimento siderurgico utilizzando i reflui affinati provenienti dagli impianti di depurazione di Gennarini e Ballavista, alla creazione del polo museale dell’Arsenale Militare, che può diventare un grande polo culturale e turistico, affiancando l’esperienza del Mar.Ta, il Museo Archeologico di Taranto, al recupero della Città Vecchia di Taranto, possibile volano di un diverso sviluppo,  patrimonio unico e irripetibile la cui perdita risulterebbe irreparabile e che va salvaguardato con tutte le sue peculiarità, per la quale proponiamo che si apra un grande cantiere di restauro - ripetendo la virtuosa operazione culturale fatta a Matera (non a caso capitale europea della cultura per il 2019) con il recupero dei Sassi - che preveda una certosina opera di conservazione, restauro e recupero del patrimonio edilizio, in grado di restituire nuova vita all'Isola coniugando le moderne esigenze dell'abitare con quelle del restauro e della conservazione. 
Per i tre gruppi di lavoro annunciati dichiariamo la nostra disponibilità come associazione ambientalista tra le maggiormente rappresentative a livello nazionale a partecipare fornendo il nostro apporto di idee e proposte affinché, nella individuazione delle scelte, finalmente siano prese in seria considerazione le ragioni dei cittadini di Taranto.

DEPURAZIONE: La chimera del riutilizzo delle acque depurate a Taranto 

Nel 1994 fu finanziata, e successivamente realizzata con lavori ultimati nel 1997, la condotta che doveva portare le acque affinate degli impianti reflui civili dei depuratori Gennarini e Bellavista allo stabilimento siderurgico di Taranto per essere utilizzate nei processi di raffreddamento degli impianti. In tal modo si sarebbe evitato il prelievo per usi industriali delle acque del fiume Sinni, liberando una portata d'acqua pari a 250 litri al secondo. A valle di questa condotta fu installato un impianto di super affinamento per rendere le acque idonee all'uso industriale. 
Il primo e più importante lotto della condotta costò 17 miliardi di lire e fu progettato quando l'Italsider era ancora di proprietà pubblica e vi era l’accordo sull'uso delle acque reflue per il raffreddamento degli impianti. I Riva, diventati proprietari dello stabilimento di Taranto nel 1995, si rifiutarono di utilizzare quelle acque. L'opera fu manutenuta per alcuni anni per poi essere abbandonata. 
Nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata all’Ilva nel 2011 fu inserita una prescrizione che sanciva l’obbligo per  l’azienda siderurgica  di utilizzare prioritariamente le acque affinate dei depuratori Gennarini e Bellavista.
Il Piano Ambientale del 2014 fissò in 24 mesi dalla stipula dei previsti accordi con la Regione Puglia  (necessari per disciplinare ai sensi del DM 185/03 le modalità di gestione degli impianti e la relativa contribuzione annuale fissa al costo di gestione a carico dell’azienda) i tempi di esecuzione dell'intervento. 
L'azienda si è sempre opposta a questa soluzione. Ha anche intentato un ricorso presso il Tar di Lecce, avverso il quale Legambiente si costituì ad opponendum, perdendolo.  L’ormai ex Ilva, oggi ArcelorMittal, per il raffreddamento dei suoi impianti e per necessità di processo, utilizza ingenti quantità di acque prelevate da varie fonti: Mar Piccolo, Tara, Sinni, Fiumicello, ma anche da 32 pozzi.  Di contro le acque reflue trattate dei depuratori Gennarini e Bellavista vengono scaricate a mare. E nella regione, come sottolineato dall’Arpa Puglia, il fenomeno del depauperamento delle risorse idriche sotterranee assume proporzioni preoccupanti: occorre quindi mirare ad una generale riduzione del prelievo da ogni fonte. Le acque dei fiumi Tara, Sinni e Fiumicello, prelevate in ingenti quantità dall’Ilva, risultano sempre più strategiche per garantire l’approvvigionamento idrico per uso civile e agricolo in particolare durante l’estate.

Legambiente ritiene che vada superata ogni resistenza, imponendo l'esecuzione della prescrizione AIA in tempi rapidi, e superando i ritardi nella progettazione dell’adeguamento dell’impianto di depurazione a fini industriali.  Si eviterebbero: le inaccettabili riduzioni della portata del fiume Tara e gli emungimenti praticati dai pozzi interni allo stabilimento, lo spreco di denaro pubblico connesso al mancato utilizzo delle opere già realizzate sinora, si libererebbe la città di Taranto dalle problematiche collegate al malfunzionamento della condotta sottomarina del depuratore Gennarini, ormai in uno stato di grave degrado.

Risarcimenti, un altro diritto negato

Il "combinato disposto" di tutti i decreti "salva Ilva" emessi dai vari Governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi, e che hanno comportato anche sostanziali modifiche alla normativa della amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, e quindi dei decreti di ammissione di tutte le società del gruppo Riva alla procedura di Amministrazione Straordinaria, nonché degli atti delle procedure stesse pendenti presso la sezione fallimentare del Tribunale di Milano, nonché i "patteggiamenti" e le transazioni tra la famiglia Riva e le Procure di Milano e di Taranto, il Governo e gli Amministratori Straordinari delle società del Gruppo Riva, hanno definito un quadro che comporterà per i cittadini di Taranto la sostanziale impossibilità di ottenere un qualsiasi ristoro al danno che essi hanno subito per tutti gli anni di esposizione all'inquinamento ed all'imbrattamento dei propri immobili, ormai definitivamente accertato da sentenze passate in giudicato e da innumerevoli atti degli organi preposti al controllo. Impossibilità di ottenere risarcimenti che risulta ancora più intollerabile se si pensa che sino alla vendita della ex Italsider alla famiglia Riva, e quindi per più di trent'anni, lo stabilimento ha inquinato la città e i cittadini di Taranto, senza che lo Stato Italiano, proprietario di IRI, sia mai stato chiamato a rispondere dei danni causati.

Legambiente chiede di affrontare, senza intaccare le risorse destinate alla bonifica, il tema dei risarcimenti della città e dei cittadini di Taranto, in particolare quelli del quartiere Tamburi, i più esposti alle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico, prevedendo l'apertura di un percorso in sede amministrativa, coinvolgendo la procedura di A.S. e il nuovo gestore dello stabilimento, per garantire un ristoro concreto ai danneggiati che non potranno ricevere soddisfazione dalla procedura concorsuale.

Puglia: approvata proposta per la promozione del car sharing elettrico


BARI - Approvata all’unanimità in V Commissione la proposta di legge del M5S a prima firma del consigliere Antonio Trevisi “Promozione della mobilità condivisa e sostenibile nei Comuni pugliesi”.

“La proposta - spiega Trevisi - nasce per  promuovere l’uso del car sharing elettrico, in modo da abbassare i livelli di traffico e inquinamento,  e andare incontro alle esigenze degli utenti che scelgono la mobilità elettrica. In particolare, il provvedimento prevede l’introduzione di misure che contribuiscano ad aumentare le postazioni di ricarica nelle nostre città, le cosiddette ‘colonnine elettriche’. Ringrazio i componenti della Commissione per la sensibilità dimostrata su questo tema”.

Nel dettaglio, il provvedimento stabilisce che i Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti prevedono, in sede di formazione degli strumenti urbanistici generali e di programmazione territoriale,  che almeno il 3% dell’intera superficie delle aree a parcheggio pubblico sia destinata all’installazione di impianti di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica ad uso collettivo (car sharing elettrico), da dislocarsi preferibilmente nelle aree a parcheggio pubblico situate in prossimità di attività commerciali, terziarie, produttive, turistiche e interessate dalla presenza di punti di scambio intermodale. La PDL fornisce proposte e indicazioni ai comuni sulle modalità di attivazione del servizio di car sharing. I comuni, attraverso avvisi pubblici, potranno attivare, anche in via sperimentale, il servizio di car sharing a spese degli operatori affidatari del servizio. 

“Il servizio di car sharing attivato dai Comuni potrà prevedere che agli impianti di ricarica - continua il pentastellato - potranno avere accesso anche i veicoli privati registrati al servizio. Le postazioni di ricarica potranno, inoltre, essere utilizzate come access point di una rete wireless gratuita oppure essere corredate da totem con pulsante SOS e vani contenenti defibrillatori o ancora prevedere l’accesso a servizi di informazione turistica e culturale. In questo modo daremo anche maggiori servizi a tutta la comunità. Solo prevedendo in modo strutturale e diffondendo a livello locale la realizzazione delle infrastrutture di ricarica di veicoli ad uso condiviso sarà possibile modificare le abitudini degli utenti, promuovendo la mobilità verde. Vogliamo tutelare l’ambiente e la salute pubblica e permettere alle nostre città di tornare finalmente a respirare”.

Rifiuti, M5S: "Chiuse 7 discariche abusive al Sud, grazie a Costa risparmiate multe Ue per 3mln di euro"


BARI - "Il ministero guidato da Sergio Costa ha messo a segno un altro successo sul fronte ambientale e della tutela della salute dei cittadini. Sanare 7 discariche abusive che ammorbavano il Sud da tempo ed evitare così multe da parte dell'Ue del valore di ben 3 milioni di euro è una grande successo". Lo dice l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle Rosa D'Amato. 

"In tutto - continua - i siti bonificati sono 8 (ma su uno c'è bisogno di ulteriori approfondimenti): in Campania 'Loc. Lame' a Pescosannita (Bn), 'Loc. Marruccaro' a Puglianello (Bn) da revisionare; in Abruzzo 'Loc.Ricoppo' a Balsorano (Aq), 'Loc. Colle freddo' a Penne (Pe), 'Loc. Caprareccia' a Pizzoli (Aq), 'Loc. Il Fossato' a San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pe); nel Lazio 'Loc. San Baccano' a Oriolo Romano (Rm); in Calabria 'Loc.Vasi' a Davoli (Cz)". 

"Dal ministro Costa arriva un altro grande risultato dell'azione del governo e di tutto il M5S, da Bruxelles a Roma passando per i territori, nel nome dell'ambiente e della salute dei cittadini", conclude.

Bari, presentata la quarta edizione del 'Festival Ambiente Puglia'


BARI - Si terrà dal 4 maggio al 13 giugno, nei luoghi più rappresentativi della città, il Festival Ambiente Puglia. Organizzato e promosso dall’associazione Ambientepuglia, l’evento è stato presentato oggi a Palazzo di Città dal maestro Paolo Lepore, presidente, insieme ai rappresentati dell’associazione.

Il Festival, giunto quest’anno alla quarta edizione, prosegue il suo percorso di approfondimento sui temi fortemente connessi con le fragilità ambientali.

“Anche quest’anno - ha spiegato Paolo Lepore - la nostra associazione promuove e organizza questo festival. Partiamo il 4 maggio con il Premio Ambiente Puglia che sarà consegnato a due personalità riconosciute della nostra regione, il giornalista Duilio Giammaria e l’imprenditore agricolo Onofrio Spagnoletti Zeuli. A seguire, l’11 maggio sarà inaugurata la mostra d’arte “Il piacere della Rovina” presso la Galleria La Vernice, e poi tutti gli altri eventi presenti nel calendario. In chiusura, il 21 giugno ci sarà la “Festa della Musica” sul sagrato della chiesa San Ferdinando. La nostra è un’attività dedicata all’ambiente e sono anni che la svolgiamo con molto amore. Inventiamo molte macchine che distruggono e recuperano la plastica, però dobbiamo insegnare ai giovani che siamo noi a non dover utilizzare la plastica, poiché l’impegno di ogni singola persona può salvare il mondo”.

Questo il calendario completo delle iniziative in programma:

sabato 4 maggio

Consegna del Premio Ambiente Puglia, Auditorium La Vallisa, ore 19.30

sabato 11 maggio

Mostra d’Arte “Il piacere della Rovina”, Galleria la Vernice, ore 10.00

giovedì 16 maggio

Conferenza “La luce e la colonizzazione della notte, cioè: da quando la civiltà ha scoperto la luce”, Caffè d’arte, ore 19.30

sabato 18 maggio

Visita Guidata opere David Tremlett, via Pier l’Eremita 25/b, ore 11.00

martedì 28 maggio

Conferenza “Puglia: il mare da proteggere”, Circolo Barion Bari, ore 19.30

sabato 1 giugno

Flash Mob “Abbracciamo gli alberi”, piazza Umberto, ore 11.00

domenica 2 giugno

Concerto per la Festa della Musica, Castel del Monte, ore 11.00

lunedì 3 giugno

Vedere l’invisibile: il dono della luce, Ateneo di Bari Salone degli Affreschi, ore 17.00

martedì 4 giugno

Saluto al Sole, Torre Quetta, ore 19.30

giovedì 6 giugno

La Festa dell’Albero Festa d’Estate, Corte di Torre Longa , ore 21.00

domenica 9 giugno

Rappresentazione teatrale “Serata Omicidio”, Palazzo Verrone, ore 20.00

giovedì 13 giugno

Mostra d’Arte “Luci sull’acqua”, Sala Convegni Acquedotto Pugliese, ore 11.00

Per ulteriori informazioni www.ambientepuglia.it, facebook ambientepuglia, tel. 380 3010300. 

Bari, al via la distribuzione dei kit per servizio porta a porta nella zona 2


BARI - Da domani, martedì 23 aprile, prenderanno il via le operazioni di distribuzione dei kit e del materiale informativo in vista dell’imminente estensione alla Zona 2 (San Paolo, Stanic – Villaggio del Lavoratore) del servizio di raccolta dei rifiuti Porta a Porta, che coinvolgerà circa 35mila cittadini.

Sono circa 12.300 le utenze domestiche interessate (11mila a San Paolo e 1300 Stanic – Villaggio del Lavoratore), mentre quelle non domestiche saranno 193 al San Paolo e 221 a Stanic – Villaggio del Lavoratore, di cui i no food 144 al San Paolo e 206 a Stanic – Villaggio del Lavoratore.

Si comincerà da Stanic – Villaggio del Lavoratore per coprire poi il resto del territorio interessato.

Materiali e kit saranno distribuiti dagli informatori ambientali ovvero personale preventivamente formato che sarà riconoscibile dalla pettorina e da uno specifico tesserino. Se gli informatori non dovessero trovare gli utenti in casa, lasceranno una cartolina con le indicazioni per il ritiro dei materiali nell’ufficio della Start-up che sarà aperto a partire dal 26 aprile nella sede del Municipio 3 di via Vincenzo Ricchioni, 1, secondo i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.

Due le tipologie di kit in distribuzione per le utenze domestiche: per i condomini fino a otto unità abitative, ciascun nucleo familiare sarà dotato di:

-           un bidoncino areato “sottolavello” di colore marrone per la raccolta domestica della frazione dell’organico
-           un bidoncino da 20 litri di colore marrone per l’esposizione della frazione dell’organico
-           una fornitura annuale di sacchetti per la raccolta dell’organico
-           un bidoncino da 40 litri grigio per la raccolta della frazione non riciclabile
-           un bidoncino da 40 litri con il coperchio azzurro per la raccolta della carta
-           un bidoncino da 40 litri con il coperchio verde per la raccolta del vetro
-           una fornitura annuale di buste gialle per la raccolta di plastica e metalli

Per i condomini con più di otto unità abitative, invece, i kit non conterranno il bidone marrone per l’organico da 20 litri e nei condomini saranno sistemati i bidoni carrellati per la raccolta di ciascuna frazione.

Ai nuclei familiari con bambini molto piccoli e/o persone allettate sarà fornito un bidone speciale per la raccolta dei tessili sanitari (pannolini e pannoloni), basterà inoltrare domanda all’ufficio della Start-up.

Il kit conterrà inoltre, il materiale informativo per una corretta raccolta ovvero un abecedario con le indicazioni in ordine alfabetico per il conferimento dei singoli materiali e prodotti, un dépliant e un calendario.

GLI ORARI DI CONFERIMENTO:

I contenitori delle utenze domestiche dovranno essere esposti dalle ore 21 alle 24 del giorno precedente al passaggio di raccolta mentre le utenze non domestiche seguiranno un calendario differente.

IL NUOVO CALENDARIO DELLA ZONA 1: A partire dal giorno 29 aprile, inoltre, nella Zona 1, già interessata da tempo dal Porta a Porta (San Girolamo, Fesca, San Cataldo, Villaggio Trieste, Santo Spirito, Palese, San Pio e Catino) cambia il calendario di distribuzione: la plastica sarà raccolta il martedì e il giovedì mentre la carta solo il venerdì.

Puglia Plastic free. Conca (M5S): “Giunta riporti cucine negli ospedali. Risparmio 80 milioni pezzi di plastica all'anno”


di REDAZIONE - “Ben vengano forum, striscioni e manifesti per dire “No alla plastica”, peccato però che la Giunta regionale pur potendo fare azioni concrete rimanga ferma alle buone intenzioni. Se riportassimo le cucine negli ospedali, come ad esempio è stato fatto al Sant’Orsola di Bologna, elimineremmo almeno 80 milioni di pezzi di plastica all'anno isorisorse, dando allo stesso tempo un pasto di qualità ai pazienti per i quali il buon cibo è parte integrante della terapia”. Lo dichiara il consigliere del M5S Mario Conca.

“Mentre in Puglia - continua Conca - ci si è arenati sulla gara centralizzata per la ristorazione ospedaliera da 320 milioni di euro, in Emilia Romagna si è tornati alle cucine interne con prodotti a km zero, che oltre ad essere plastic free garantiscono una maggiore qualità dei pasti. La scusa usata finora dal nostro assessore alla Sanità è che non sia possibile adottare quel modello perché molte cucine ospedaliere non sono utilizzabili non avendo l'agibilità. Com’è possibile? Vuol dire che dobbiamo dichiarare inagibili tutti gli ospedali che le ospitano? Purtroppo la verità sembra essere un’altra: si pensa più al business che si potrebbe fare con i centri cottura, che alla sostenibilità ambientale, alla gradevolezza dei cibi e alla salute dei pazienti in corsia e dei lavoratori. Ogni anno si registrano in Puglia all'incirca 500 mila ricoveri ospedalieri che, moltiplicati per 7 giorni di degenza media, equivalgono a 10,5 milioni tra colazioni, pranzi e cene. Quanta plastica potremmo ridurre? Iniziative come quella di stamattina sono utili, così come tutti gli eventi per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente e per dire no alla plastica, ma la politica deve far seguire i fatti seri alle parole roboanti”.

Al Bano, la politica e le Università: uniti contro la plastica. In Albania il prossimo ecoforum


di REDAZIONE - Bicchieri di carta in Aula consiliare e borracce al posto delle bottigliette d’acqua: il Consiglio regionale della Puglia mette al bando la plastica monouso. È l’impegno assunto dal presidente Mario Loizzo, in apertura del forum “No alla plastica”, nella nuova sede in via Gentile a Bari, secondo appuntamento dell’iniziativa plastic free lanciata dall’Associazione culturale “L’Isola che non c’è” di Latiano, presidente e fondatore il giornalista Franco Giuliano. 
Quella contro la plastica, che invade sempre più l’ambiente, è una campagna ecologica che sta crescendo rapidamente (solo un mese fa il primo incontro, a Brindisi, il 22 marzo) e vuole estendersi dalla Puglia alle altre regioni, al Mediterraneo e all’Europa. 
Sono ambizioni grandi, quanto il problema che il pianeta deve affrontare. È un tema “assolutamente cruciale”: per il presidente Loizzo “occorre spendere tutte le energie per sottrarre i nostri territori e i nostri mari alla condanna di dover convivere per sempre con la plastica”. 
Per degradare un contenitore occorrono cinquemila anni, mille per un banale sacchetto. E la classica bottiglietta in pvc si riduce col tempo in granuli praticamente indistruttibili. Guerra dichiarata perciò, alla plastica e “all’inciviltà di chi deturpa le strade di campagna abbandonando rifiuti di ogni genere, a danno dei cittadini che rispettano le regole e l’ambiente”, ha fatto presente il presidente Loizzo. 
L’impegno quotidiano della Regione Puglia, le misure assunte, le strategie per fare argine agli agenti inquinanti e le iniziative per educare e sensibilizzare nelle scuole, sono stati illustrati dagli assessori Gianni Stea (ambiente), Alfonsino Pisicchio (assetto del territorio) - presente anche Mino Borraccino (sviluppo economico) - e dal direttore del Dipartimento ecologia Barbara Valenzano. La Puglia può fare da battistrada, hanno detto, da apripista in tutta Italia e nel Mediterraneo. 
Il presidente della Scuola di Medicina del Policlinico, Loreto Gesualdo, ha portato l’adesione dei rettori dell’Ateneo e del Politecnico baresi ed ha messo in risalto i danni arrecati dalla plastica alla salute umana, insistendo sull’esigenza di adottare comportamenti virtuosi che riducano l’impatto sull’ambiente. 
A nome dei tanti testimonial che hanno “messo la faccia” sul manifesto #noallaplastica, l’ex presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna si è detto “felice e orgoglioso dei risultati della Regione”. Il Consiglio è stato accanto a “L’isola che non c’è” in tutte le campagne, tanto più in questa battaglia di civiltà contro la plastica. Non c’è tempo da perdere, visto l’esempio dei sette anni di ritardi sulla xylella che avanza. I Comuni si affrettino a dichiarare i propri territori “zona a plastica zero”. 
Ambasciatore della campagna e sostenitore da sempre delle iniziative dell’Associazione latianese, Al Bano Carrisi ha chiesto di passare dalle parole ai fatti. “Oltre al dire il passo importante è il fare”, ha detto il cantante di Cellino San Marco, “abbasso la plastica, uniamoci tutti contro questo rifiuto che assedia le piazze e le strade, per colpa della stupidità di qualcuno”. 
In conclusione, ha incontrato il consenso del mondo universitario e della Regione, col sì del presidente Loizzo, l’appello di Franco Giuliano a promuovere entro settembre a Bari “una sorta di G20 ‘NO alla plastica’, per avviare una strategia di formazione ed educazione delle Università del bacino mediterraneo, da estendere alla politica dei rispettivi Paesi”. 
Appuntamento per tutti al prossimo forum in Albania e poi si si andrà a Sarajevo.

Gdp Tv

150° Unità d'Italia AGRICOLTURA AGROALIMENTARE AMBIENTE Animali Annunci Approfondimento Arredamento Arte Attualità Auto e motori Avviso Pubblico Aziende Bari Bari 2014 Bari 2019 Bat Bifest 2011 Bifest 2014 Bifest 2015 Bifest 2016 Bifest 2017 Bifest 2018 Bifest 2019 Brasile2014 Bricolage Brindisi Calcio Casinò Chiesa cinema Columbus Day COMMENTO Comunicati Stampa Concerti Concorsi Corsi CROCIERE CRONACA CRONACA LOCALE CULTURA DOVE SEI? Cultura e Spettacoli Design Diari da Kinshasa Dimmi come scrivi Discoteche Donna del Giorno Economia Elezioni 2011 Enogastronomia Esoterismo Estate Esteri Eventi Expo 2015 F1 Festival del cinema di Roma 2010 Festival del cinema di Roma 2011 Festival del cinema di Roma 2012 Festival del cinema di Roma 2013 Festival del cinema di Roma 2014 Festival del cinema di Roma 2015 Festival del cinema di Roma 2016 Festival di Venezia '13 Festival di Venezia '14 Festival di Venezia '15 Festival di Venezia '16 Fiera del Levante Filastrocca film Flash Foggia Food Experience Foto Frodi Fumetti Gallery Gastronomia Gdp Junior Ghost Hunters Puglia Giochi Giubileo Gossip Grafico Hot IL MIO AVVOCATO Il Principe Azzurro Inchiesta Intervista Intrattenimento Islam isola dei famosi 5 L'Angolo della Poesia LA CURIOSITA' LA RECENSIONE Latitudeslife LAVORO Lecce Lettera al direttore Libri Link LIVE Lotterie Matera METEO milano Miss Italia MODA Mostre Motociclismo musica Necrologi NOTIZIE DAL MONDO novità musicali Oroscopo Paranormale Perle di storia pugliese photogallery PLAY: MUSICAEDINTORNI Politica Politica locale Potenza PRIMO PIANO Protezione civile Psicologia Pubblica Amministrazione Puglia Punto e a Capo Regionali 2015 Reportage ricerca Ricette Rio 2016 Roma Russia 2018 Salute e benessere Sanità Sanremo 2015 Sanremo 2016 Sanremo 2017 Sanremo 2018 Sanremo 2019 Scheda Scienza e tecnologie Scuola Sentenze europee Sessualità Silent Key Spazio Spazio Emergenti Speciale Speciale 21 dicembre Speciale amministrative 2012 Speciale Amministrative 2014 Speciale Euro 2012 Speciale Fiera Speciale Politiche '13 Spetteguless Sport Storia Taranto Tennis Territorio TICKER Top Tra scienza e fede Trasporti Turismo Tv UE Università e formazione Us version Vacanze Viabilità Viaggi Video Videogiochi Vignetta Vino diVino Voli Web Zootecnia