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Il ‘caso’ Casalino e l’Ordine dei Giornalisti

di VITTORIO POLITO - Senza entrare nel merito delle motivazioni che hanno scatenato la rivolta del mondo giornalistico per le dichiarazioni di Rocco Casalino, ritengo quanto mai utile eliminare certi “Ordini”, quello dei “Giornalisti” in particolare, dal momento che certi presidenti, in certi casi e in certe situazioni, hanno adottato dei provvedimenti, anche secondo le leggi che regolano la materia, del tutto contraddittorie. Il riferimento è ai giornalisti-pubblicisti che si son visti cancellare dagli elenchi degli “Ordini”, solo perché “rei” di non essere stati pagati da editori di giornali e testate varie, mentre le stesse pagano profumatamente certe “firme” anche se scrivono “ovvietà”.

L’ex presidente nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino, si dimise poiché “Il recupero della credibilità della categoria si è rivelato un vero fallimento”. Prevalgono un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialità, le urla, le volgarità. C’è chi si compiace di galleggiare tra gelati e patate. Perfino la trasmissione di segnalazioni ai Consigli di disciplina territoriali, un atto imposto dalle leggi e dalle norme interne, diventa materia per polemiche, alimentate da ‘professori del diritto’ che si dividono equamente dalla parte cui schierarsi.

Alcune testate pur di far apparire nomi “altisonanti”, con note dai contenuti spesso di nessun rilievo, soprattutto nei giorni festivi, pagano cifre esorbitanti, mentre in contemporanea “strozzano” i pubblicisti o i tirocinanti che tentano in qualche modo di guadagnarsi “il pezzo di pane” o di acquisire il diritto a iscriversi all’Ordine sborsando anche parecchi soldini.

Vito Crimi, definisce la decisione dell’OdG della Lombardia di aprire un‘istruttoria sul capo della comunicazione di Palazzo Chigi, “una svolta negativa nel rapporto tra giornalista e le sue fonti”.

Dice bene il “Movimento 5 Stelle”, “A cosa serve l’Ordine dei Giornalisti se non sanziona la diffusione delle notizie false e i comportamenti antietici di giornalisti mossi solo da interessi di partito e non dal desiderio di informare i cittadini?”

Forse aveva ragione Balzac, francese come il presidente Macron, quando affermava: «Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano mentre le piccole ci restano impigliate».

Niente di nuovo se Solone (630 a.C.), come ci racconta Plutarco nelle «Vite parallele» affermava: «Le leggi sono come ragnatele, che rimangono salde quando vi urta qualcosa di molle e leggero, mentre una cosa più grossa le sfonda e sfugge».

Ridurre il tutto ad una questione di stelle, cadenti o lucenti non ci interessa, e non è da uomini che vogliono bene all’umanità, perché per quanto la legge possa essere ‘energica’ deve sempre fare i conti con i ‘bisogni’ e le ‘esigenze’ del popolo.

Settembre, scuola, caro-libri, poi file e folla fuori i negozi dei grandi marchi: dov'è la crisi?

di LUIGI LAGUARAGNELLA - 7 settembre, Milano, piazza Cordusio: apre Starbucks, il bar più famoso del mondo, fila di gente e strade bloccate. 8 settembre, Bari, via Argiro: apre Lego store, le famose costruzioni, folla all’inaugurazione. Si tratta di scene ormai consuete nelle grandi città. Gente assiepata in attesa delle aperture del negozio del grande marchio o del centro commerciale di turno. Una folla degna di un concerto, file e tempi d’attesa da pazienza di Giobbe per entrare, vedere e probabilmente comprare, comprare, comprare. Occorre poi ricordare la gente ammassata davanti le vetrine dell’Apple store all’uscita dell’ennesimo nuovo iPhone?

Non sono pochi gli esempi in cui i cittadini vanno a caccia dell’ultimo prodotto di moda e non sempre si tratta di una corsa al risparmio. Un telefono del marchio della mela, una scatola di costruzioni Lego oppure, da quello che si sente, un caffè dallo Starbucks, non sono per tutte le tasche. Eppure le tasche di tanti cittadini sembrano disposte a spendere quattrini. Sia chiaro tutto è lecito, ognuno può fare ciò che ritiene opportuno. Però è anche opportuno ricordare che è settembre e tanti cittadini dovranno affrontare le spese per l’inizio dell’anno scolastico e senza dubbio qualche mugugno farà eco per le strade, le scuole e gli organi di stampa: il caro-prezzo dei libri, i testi di lettura, il materiale da cancelleria.

Molto probabile che davanti ad una libreria o ad una cartoleria più che una fila festante e in trepida attesa troveremmo genitori pronti a lamentarsi. Anche in questo caso tutto è lecito. Non ci si sottrarrebbe alle polemiche per l’acquisto di un libro, non per sborsare euro per lo zaino all’ultima moda, il diario più cool dell’anno scolastico, astucci e borsellini da sfoggiare all’ultima moda, poi fa niente che in molti casi ci si ritrova ad essere agli ultimi posti per la promozione della lettura o più i generale sulla sensibilità culturale.

Ovviamente si percepisce un clima generale di un certo avvicinamento ai libri e alla cultura in genere e magari quelli che fanno la fila fuori i grandi negozi di telefonia, vestiti o altro sono anche clienti che senza lamentarsi spendono tranquillamente soldi per l’inizio dell’anno scolastico. Ma si sa, che per moda molta gente si indebita, fa di tutto per accontentare i propri figli per imitazione dei compagni, ma per il resto c’è sempre la crisi. E a farne le spese, è risaputo, sono sempre i libri, le arti e la cultura. Vedere quella gente in fila, in una lunga attesa addirittura per un caffè (come se non esistessero altri bar) la domanda è sempre la solita: ma davvero sta questa crisi?

I capitani 'sfasciati' della Serie A

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Finita l’era delle grandi bandiere del calcio, quei capitani che si identificavano nei colori della maglia andando oltre le prestazioni sportive, sta per finire anche l’era delle fasce di capitano. La novità del campionato di Serie A, infatti, viene dalla Lega Calcio che ha imposto la regola di far indossare sul braccio la stessa fascia per tutti i capitani delle 20 venti squadre.

E’ strano come in un’epoca in cui apparentemente sia molto semplice personalizzare ogni oggetto, rischiando di uniformare proprio l’idea di personalizzazione, il mondo del calcio stia decidendo di limitare la creatività su un simbolo molto importante per un calciatore.

Certamente non possono esistere più i capitani di una volta, quelli di cui leggevi il nome della stessa squadra per decenni sui tabellini delle figurine panini, però quella strisciolina sul braccio può ancora rappresentare un segno di responsabilità, rispetto per tanti tifosi-persone, per una società.

Personalizzandola poi, magari con date di eventi, ricordi, anniversari o simboli particolari, rafforzava quella carica di leader. E in qualche modo avrebbe contribuito a tenere legati ancora un po’ i valori della vita (e non quelli del marketing e della pubblicità, motivo per cui si pensa che Lega abbia imposto una fascia uguale per tutti) a quelli dello sport.

Alcuni calciatori come De Rossi, Gomez e soprattutto Pezzella non intendono rispettare questa norma. La Lega ha avvisato che dal prossimo turno di campionato saranno previste sanzioni, anche se il capitano e tutti i calciatore della Fiorentina intendono mantenere per tutta la stagione la fascia in ricordo del loro compagno Davide Astori.

E’ ben ricordarlo: spesso molte fasce di capitano, alcune indimenticabili per bellezza grafica, venivano messe all’asta per devolvere il ricavato per qualche causa di beneficenza. Perché continuare a “sfasciare” i sani valori sportivi?

L'8 settembre visto da Conte (ri)parte da Bari

(ANSA)
di NICOLA ZUCCARO - "L'8 settembre 1943 dette il via alla fase di riscatto e di ricostruzione dell'Italia dinanzi alle devastazioni subite durante il secondo conflitto mondiale". Per una mattina, in occasione del settantacinquesimo anniversario del drammatico avvenimento che investì lo Stivale, Giuseppe Conte, pur non dichiarandosi un "professionista della politica", svestitosi dei panni del giurista per indossare quelli dello storico, ha preso spunto da questa pagina della storia contemporanea quale punto di ripartenza della vita economica e sociale di un Paese che a tutt'oggi denota, ai suoi occhi, uno squilibrio interno e una mancanza di fiducia nelle proprie potenzialità.

E per evitare la retorica, quella solita solita retorica che ha caratterizzato i precedenti discorsi inaugurali della Campionaria del Levante dei suoi predecessori a Palazzo Chigi, Conte ha chiosato: "Tutte le forze morali debbono guardare insieme al futuro del Paese, recuperando quello slancio che rappresentò l'effetto immediato dello spirito civico dell'8 settembre 1943 e che negli ultimi tempi si è raffreddato". E, in attesa di un secondo 8 settembre 1943, l'uditorio all'ascolto dei discorsi inaugurali l'82ma Campionaria ha applaudito, riconoscendosi in questo passaggio di un intervento che, per le origini pugliesi dell'attuale premier, ha riservato una particolare attenzione ai problemi del Mezzogiorno d'Italia.

Bari Calcio, un rebus imprenditoriale per il titolo sportivo

di NICOLA ZUCCARO - Nella giornata di oggi, lunedì 23 luglio 2018, tramite posta certificata, la Figc ha consegnato ufficialmente al sindaco di Bari il titolo sportivo della principale squadra di calcio del capoluogo pugliese. Un atto dovuto che non troverà impreparato Antonio Decaro, impegnato sin dall'ultimo fine settimana nella maratona degli incontri coi possibili acquirenti del Bari Calcio e che proseguirà fino a oggi.

Il primo cittadino barese, dopo le rassicurazioni espresse alla tifoseria in occasione degli incontri pubblici di venerdì 20 al della Vittoria e di sabato 21 luglio a Pane e Pomodoro, dovrà gestire una situazione delicata, non solo per le ricadute sportive su Bari, ma anche per quelle politico-elettorali poichè il conto alla rovescia che separa dalle elezioni comunali del maggio 2019 è iniziato da tempo. Un esito che, nella fattispecie di Decaro (nel caso della sua ricandidatura a sindaco), sarà condizionato dalla scelta della cordata di imprenditori alla quale affiderà il titolo sportivo e fondamentale per la costituzione di una nuova Società.

Quest'ultima potrebbe corrispondere alla SS Bari 1908, che sarà ufficialmente costituita martedì 24 luglio 2018, presso uno studio notarile e sostenuta da 20 imprenditori baresi, ciascuno dei quali disposto a versare 100mila euro e che sin da ieri sta suscitando non poche perplessità nella tifoseria biancorossa che si domanda: "Ma prima dov'erano?" oppure "Andranno d'accordo?".

Dubbi di non poco conto, che potrebbero rimettere in corsa per l'acquisizione del titolo sportivo degli acquirenti esterni al territorio locale e ai quali il sindaco - quale temporaneo custode dello stesso - porterà quasi sicuramente in dote l'astronave del S.Nicola per la relativa riqualificazione dell'impianto e dell'area circostante. E se è vero come è vero che il Patrono di Bari è amante dei forestieri, il colpo di coda esterno del "nessuno è profeta in patria" potrà esserci e con buona pace degli imprenditori locali che stranamente hanno riscoperto, è chissà per quale "secondo fine", l'amore per il Bari Calcio.

Bari, seguire la scia del 7 luglio o continuare nella disgregazione del bene comune?

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Non deve passare come un evento bello e passato. Sette giorni fa papa Francesco era a Bari insieme ai capi religiosi della chiesa Ortodossa e cristiana mediorientale. Il capoluogo pugliese si è ritrovato ad essere la pagina di storia di un incontro di preghiera e di dialogo che può scrivere un capitolo nuovo sulla pace, soprattutto in quelle terre dalla Siria alla Palestina che rischiano di essere dimenticate o in uno stato costante di conflitto.

Bari si è fatta trovare pronta a questo grande appuntamento voluto dal pontefice argentino. L’eccellente organizzazione da parte di tutto l’apparato della sicurezza insieme quello dei volontari ha senza dubbio proiettato la città ad un salto di qualità. Questo, come dimostra la giornata del 7 luglio, può avvenire soltanto con uno spirito di collaborazione.

Bari, in quel giorno, ha incarnato davvero il ruolo di ponte tra occidente e oriente e in San Nicola trova i suoi appoggi. Il santo di Myra è il timbro, anzi il murale (come quello che si affaccia su Lungomare), di cui i baresi devono prendere maggiormente coscienza e non solo ricordarlo per il folklore o la festa patronale. San Nicola è simbolo dell’ecumenismo, del dialogo e la città che custodisce le sue reliquie deve mostrarsi all’altezza, deve poter metterci del suo per il dialogo, per il processo di pace, per lo sviluppo. La presenza del papa in questa estate 2018 deve porre domande e deve mettere al lavoro cittadini, intellettuali, lavoratori.

San Nicola è un dono della storia alla città e all’umanità intera ed è giusto che tutti abbiano accesso e sia permesso rispettare e venerare, scoprire e studiare, questo santo e ciò che rappresenta.

Senza sospetto, si può dire che l’incontro per la “pace in Medio Oriente” proietta Bari in una dimensione europea. L’organizzazione dei due momenti su Lungomare e in Basilica, miracolosamente (per una città del sud) non ha riscontrato inefficienze e anomalie. Il flusso dei 70000 fedeli è stato gestito in modo ineccepibile.

A Bari, per la prima volta, si è visto un papa seduto in un pulmino scoperto insieme ai suoi colleghi religiosi.

Finalmente nel capoluogo pugliese si sono riunite non soltanto le intenzioni di pace, ma le forze e le disponibilità dei baresi. E forse occorreva il papa. All’ombra di San Nicola i baresi hanno urlato la parola “unità” per un dialogo religioso. Questa parola i cittadini dovrebbero ricordarsela nei fatti. Quasi ci si dimentica che i baresi, pur essendo un popolo accogliente, raramente tendono a ragionare in un’ottica di aggregazione, di unione. E’ giusto ammetterlo: si tende a fare gli affari propri, difficilmente si percepisce un senso di inclusione, nonostante i tentativi di “fare rete” nei diversi bisogni della società.

Troppo spesso e in tutti i settori da quello lavorativo a quello universitario, da quello associativo fino anche a quello religioso, si tende eccessivamente a guardare il proprio orticello, lasciando fuori la speranza di realizzazione di tanti ragazzi che vogliono mettersi in gioco e cercano spiragli qui. La coesione cittadina è inconsistente. Si guarda sempre al proprio terreno, arricchendo sempre più i suoi componenti e mai offrendo possibilità di distribuzione di talento e ricchezza. La giornata insieme a papa Francesco ha dimostrato che si può essere coesi che ognuno può fare la sua parte solo se si è aperti all’altro che è al fianco.

A Bari molti aspetti emersi dal 7 luglio possono diventare sistemi, possibilità se solo c’è la volontà di crederci, di crescere, di aprirsi, di guardare l’orticello del vicino, non per spettegolare, ma per unire i terreni. Come ha fatto il papa con il suo appello ai vertici delle chiese del Medio Oriente.

Il popolo barese può essere, infatti, lo specchio di ciò che sta accadendo alla sua squadra di calcio che sta andando allo sfascio e addirittura al fallimento soprattutto per mala gestione, mala comunicazione, un non-dialogo e accordo tra diverse teste che si incolpano, anziché collaborare. Il calcio a Bari rispecchia l’indole dei cittadini.

La tendenza è che chi è escluso continua a rimanere tale in campo lavorativo, intellettuale, giornalistico, culturale e religioso. In tale contesto disgregato è inevitabile che ognuno sia costretto ad “arrabattarsi” da solo, ridimensionando sogni e progetti che in fondo sono per il bene comune della città.

Servono sempre le persone dall’esterno per rinsaldare un senso di appartenenza e di coesione, come ha fatto papa Francesco capace di aggregare e coinvolgere naturalmente.

Cosa vogliono fare i baresi: seguire la scia dello spirito di unità del 7 luglio oppure continuare con la disgregazione per interessi del proprio orticello contro il bene comune?

Il futuro del Bari fra comunicati e contro comunicati

di NICOLA ZUCCARO - Nessun aumento del capitale per il Bari, attraverso la sottoscrizione di quote da versare entro le ore 18 di lunedì 16 luglio all'attenzione dello Studio notarile diretto del Dott.Michele Labriola, ma da consegnare direttamente alla Società di via Torrebella e quindi 'nelle mani' di Cosmo Giancaspro. Dopo il primo comunicato stampa che annunciava quanto scritto in apertura, ad elevare la temperatura (non solo atmosferica) ha provveduto la stessa Società di via Torrebella che "rettificava" quanto pubblicato in precedenza.

Un buon motivo che contribuisce a rendere ulteriormente incandescente il clima attorno alla ricapitalizzazione del club biancorosso. Occorrono per essa 3 milioni di euro che dovrebbero pervenire da soggetti 'terzi'; ossia da imprenditori ai quali dovrà essere affidato l'onere di coprire le quote di maggioranza (pari al 70%) dell'Fc Bari 1908 e con Giancaspro che resterebbe socio di minoranza e controllore del restante 30% del pacchetto azionario.

Chi si avvicinerà al Bari, alla luce dei capovolgimenti che hanno contrassegnato la calda giornata di giovedì 12 luglio 2018? Nelle ultime ore sono stati citati diversi nomi di imprenditori (dall'attuale patron del Bisceglie Nicola Canonico all'attuale suo omologo Onofrio Lopez in quel di Monopoli, fino ad un certo Nicola Brienza, imprenditore barese con base operativa in Cina), ma tutto resta ancora top secret e il tempo stringe, come evidenziato in una dichiarazione diramata agli organi di informazione locale dal sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Fc Bari 1908, su di te non c'è pace!

di NICOLA ZUCCARO - Dalla rinuncia di Gianluca Paparesta al suo ritorno in qualità di socio di maggioranza alle dimissioni di Francesco Biga da componente del CdA dell'FC Bari 1908. E' quanto basta per tracciare quel quadro che racchiude una situazione caotica e al tempo stesso conflittuale e senza precedenti nell'ultracentenaria storia del sodalizio biancorosso. Se entro le 23.59 di quest'oggi - mercoledì 11 luglio 2018 - non si reperiranno i 4,6 milioni di euro necessari per la ricapitalizzazione del club, la prima squadra del capoluogo pugliese scomparirà dal calcio professionistico e sprofonderà, inevitabilmente, fra i dilettanti.

Uno scenario ma prima ancora una prospettiva da scongiurare e che rischia di riproporsi a 65 anni di distanza dall'unica partecipazione del Bari Calcio in un Torneo di Serie D. Oggi come allora - con la stagione sportiva 1952-53 alle porte - si cercò di coinvolgere l'intera cittadinanza nelle sue varie espressioni sociali e professionali per evitare il crack.

Nelle ultime ore, oltre al coinvolgimento da parte del Sindaco di una quarantina di imprenditori locali per salvare il Bari dal fallimento, c'è anche qualche consigliere comunale, come Domenico Di Paola, che in una conferenza stampa convocata nella mattinata odierna annuncia l'elargizione di un proprio finanziamento, precisando che non si candiderà alle Amministrative del 2019.

Quanti suoi colleghi a Palazzo di Città seguiranno l'esempio? In attesa di ulteriori sviluppi, e considerata la tormentata situazione del calcio barese, è quanto mai opportuna parafrasare e al negativo l'implorazione pronunciata sabato scorso da Papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Nicola: "Fc Bari 1908, su di te non c'è pace!".

Quei 'panari' intrecciati da Mohammad

di FRANCESCO GRECO - LECCE. Donald Trump dice che i migranti sono tutti ”criminali”. Zero in Storia al 37° presidente degli Stati Uniti d’America: proprio loro sono i padri della patria stelle e strisce.  Matteo Salvini fa eco, e li spaccia per parassiti: “Colazione, pranzo e cena”. Una narrazione gonfia di pregiudizio.
 
Le cose stanno davvero così? Al “Cara” di Mineo (Catania) cercano di dare un’arte e un mestiere ai migranti. Ecco cosa ha dichiarato giorni fa a ”La Stampa” il direttore Giuseppe Di Natale: “Qui svolgiamo numerose attività per l’integrazione. Quest’anno la squadra di calcio è stata promossa in Promozione; abbiamo corsi di italiano, di informatica, laboratori professionali, l’orto biologico, attività teatrali...”. Conosciamo migranti che la notte fanno i guardiani alle fabbriche.
 
Cose che si fanno anche in altri centri di accoglienza sparsi per l’Italia. Inclusa l’ARCI (Comitato Territoriale di Lecce). Tempo fa siamo capitati in una fiera di campagna, e grande è stato il nostro stupore nel trovare un migrante nigeriano che vendeva “panari” (cesti intrecciati con canne e tralci d’ulivo), un lavoro della tradizione locale (Acquarica del Capo e dintorni).
 
Muhammad è da due anni in Italia, ha imparato a usare le canne e la tronchese e ora si sta creando un futuro, è il caos di dire, con le sue mani.

E come lui, tanti altri che hanno aderito al progetto “Intrecci” (mai termine fu più ontologico), un “laboratorio di formazione sull’arte dell’intreccio nella tradizione salentina… Attraverso lezioni teoriche e pratiche gli allievi hanno potuto apprendere le tecniche di intreccio e l’utilizzo dei materiali presenti nel Salento… L’intreccio è un linguaggio universale in grado di accomunare le differenti culture… Questi manufatti vogliono essere anche portatori di un messaggio di accoglienza…

Abbiamo ribattezzato i vari modelli assegnando un nome originale nella lingua di provenienza delle persone che li hanno realizzati per creare insieme nuovi intrecci forti e duraturi, simbolo di incontro e condivisione col mondo”.

E’ il caso che “The Donald” e il neo ministro dell’Interno e vice-premier, prima di lanciare crociate e dare addosso agli “untori”, si documentino meglio: i primi a guadagnarci sarebbero proprio loro.

Habemus Governo, purchè governi

(credits: Quirinale)
di NICOLA ZUCCARO - Sono da poco passate le ore 22.00 del 31 maggio 2018 quando un Sergio Mattarella visibilmente emozionato nel ringraziare la stampa accreditata al Quirinale lascia la Loggia d'onore fra gli applausi scroscianti rivolti dalla stessa ad indirizzo del presidente della Repubblica. Applausi, al tempo stesso, liberatori e che mettono fine a quelle giornate estenuanti ma cariche di quella tensione e di quella confusione senza precedenti nella Storia della Repubblica.

Si concludono così questi 88 giorni, i più lunghi forse dell'era repubblicana, e che si auspica risultino nel tempo essere stati utili per dare all'Italia un Governo che governi a partire dalle ore 16 di venerdì 1 giugno 2018 (vigilia del 72mo anniversario della nascita della Repubblica italiana), quando i ministri del nuovo esecutivo presieduto da Giuseppe Conte giureranno al Quirinale dinanzi al Capo dello Stato.

Gentiloni bis dalla notte insonne della Repubblica?

di NICOLA ZUCCARO - Un rinvio finalizzato a definire alcune caselle ministeriali o un velato passo di lato di Carlo Cottarelli per un governo non più tecnico ma politico e composto da Lega e 5Stelle o solo da quest'ultimo ? E' il rebus che, a conclusione dell'85mo giorno dalle elezioni per il rinnovo delle Camere, introdurrà un'altra notte insonne non solo per il presidente della Repubblica ma anche per i leaders delle maggiori forze politiche, costretti ad affrontare quella che potrà essere l'ultima nottata in bianco accompagnata da un altro interrogativo: voto a luglio, in autunno, o nei primi del 2019 ? Se è vero come è vero che la notte porta consiglio, specie quando a dover essere a rischio è la solidità economica dell'Italia (la risalita dello spread e le tensioni finanziarie manifestate dai mercati e rimarcate dallo stesso Sergio Mattarella), allora la soluzione è la fiducia ad un governo tecnico che accompagni l'Italia a nuove elezioni nei prossimi mesi.

Ma se è ugualmente vero che bisognerebbe dare all'Italia un esecutivo politico quale espressione della maggioranza degli elettori che il 4 marzo ha votato Lega e 5Stelle, sarebbe opportuno impiegare qualche giorno in più per il relativo varo. E se questo tentativo non dovesse andare a buon fine, la soluzione avrebbe - complice le disposizioni costituzionali - un nome ed un cognome: Paolo Gentiloni.

Il premier ancora in carica per gli affari correnti - secondo alcuni sussurri romani - non ha ancora preparato il trasloco, e questo potrebbe rappresentare un indizio perchè sia Gentiloni e non Cottarelli (titolare di un camuffato mandato esplorativo) a guidare quell'esecutivo di garanzia fino a nuove elezioni posticipabili a ottobre.

Più volte dalle colonne di questo giornale è stata evidenziata la competenza di Gentiloni in politica estera, unita ad una conoscenza dell'economia interna ed internazionale e delle istituzioni politico-militari quali Nato e Patto Atlantico. Elementi sulla base dei quali Sergio Mattarella potrebbe giocarsi l'ultima carta in quella che si auspica essere l'ultima notte insonne della cosiddetta Terza Repubblica.

29 luglio o 5 agosto, voto balneare all'orizzonte

di NICOLA ZUCCARO - Italia al voto, il 29 luglio o il 5 agosto 2018. L'ipotesi, considerata la consuetudine italica che vede gli italiani recarsi alle urne in primavera o durante ma non oltre il mese di giugno, potrebbe non essere più relegata all'immaginario del Belpaese, alla luce dell'aggravarsi nelle ultime ore di una crisi istituzionale senza precedenti nella politica italiana. Fermo restando che per un voto durante il Sol leone si dovranno osservare tempi ristretti (non è da escludere uno scioglimento delle Camere, già nella prossima settimana) e procedure che siano in linea con i dettami costituzionali, dal pomeriggio di martedì 29 maggio è aumentata nella gran parte delle forze politiche (Pd, Lega e 5stelle) la consapevolezza se non una vera e propria disponibilità ad affrontare una nuova campagna elettorale, con successivo ritorno in cabina degli elettori italiani.

Costoro, con molta probabilità, perchè stanchi sia di un anno lavorativo e di una classe politica rissosa quanto improduttiva, si sacrificheranno per il bene dell'Italia? Il precedente referendario del 9 giugno 1991, quando Bettino Craxi consigliò gli italiani di ad andare al mare, disertando di fatto le urne per il Referendum sulla preferenza unica, potrebbe rappresentare un incubo per i candidati e i rispettivi soggetti politici che mireranno al loro ingresso nel parlamento nazionale. E, in ossequio a quel "prima il dovere" - in questo caso civico - e "poi il piacere ", gli aspiranti parlamentari nel ricordo della numerosa presenza degli italiani alle urne referendarie di quella domenica di 27 anni fa, e che rigettò l'invito craxiano, potrebbero confermare la propria fedeltà al voto. Ragion per cui, il precedente sopra menzionato, fa ben sperare.

Cosa resta del dopo Conte? Mattarella 'leone ruggente', le strategie di Salvini e le prossime elezioni, un imminente Referendum sull'euro

di ALESSANDRO NARDELLI - E' fallito anche l'ultimo tentativo di trovare una maggioranza in grado di poter garantire la governabilità alla nostra Nazione. Le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono state chiare: egli avrebbe accettato un Ministro dell'Economia politico (Giorgetti), ma mai un tecnico. Questo, probabilmente, perché di fatto, per agevolare la formazione di un Esecutivo, aveva detto si, malvolentieri, ad un Presidente del Consiglio non politico. Quindi il Presidente Mattarella non poteva accettare una nuova forzatura, e di che tipo c'è da dire.

Dire di si al Professor Savona come Ministro dell'Economia avrebbe di fatto indebolito la figura del Presidente della Repubblica, che è divenuto quindi 'leone ruggente' (cit. Carlo Lavagna). Matteo Salvini ha invece mantenuto la barra dritta sul nome del Professor Savona, dicendo di fatto no a Giorgetti Ministro, probabilmente sapendo già che questa soluzione avrebbe portato ad un fallimento del governo Conte. In questo modo ha potuto far passare i 5 Stelle per incapaci di formare un governo.

Questa sua tattica gli garantirà un aumento esponenziale dei consensi in vista della prossima tornata elettorale? Non possiamo saperlo, siamo nel campo delle ipotesi e delle suggestioni. Le prossime elezioni, un vero e proprio Referendum sull'euro, daranno forse risposte meno fosche. Nel mentre un governo di transizione a guida Cottarelli.

Giuseppe Conte pre-avvocato del popolo italiano?

di NICOLA ZUCCARO - A sorpresa, e contrariamente ai tempi previsti che prevedevano per la giornata di giovedì 24 maggio 2018 una decisione della presidenza della Repubblica sulla formazione del nuovo governo, Sergio Mattarella ha affidato l'incarico per la relativa formazione, nella serata di mercoledì 23 maggio, al Prof.Giuseppe Conte. L'accettazione con riserva da parte del docente foggiano, pur corrispondendo ad una espressione formale, viene ugualmente accostata al conferimento di un pre-incarico. A confermarlo dovranno essere i prossimi passaggi che Giuseppe Conte dovrà affrontare.

Fra questi la richiesta della fiducia al Parlamento che, fra Senato e Camera, secondo quanto trapelato da ambienti romani, non disponendo di ampie maggioranze, metterebbe in seria difficoltà l'avvio di una nuova stagione governativa per l'Italia. Se è vero come è vero che in politica 2+2 non fa sempre 4, il rischio che Conte si presenti ai due rami parlamentari con un pre-incarico resta elevato. E se così sarà, quel popolo italiano del quale il docente foggiano intende ergersi a difensore per il suo passato forense dovrà farsene una ragione nel caso in cui Mattarella proporrà, con un altro giro di consultazioni, il Governo del presidente.

Viaggio nell'arte contemporanea

(Fontana, Concetto spaziale)
di CRISTINA ANTIFORA - Nel settimo libro della repubblica, Platone racconta che gli uomini sono incatenati  nel fondo di una caverna buia e vedono solo ombre che sono proiettate da un fuoco alle loro spalle. Pensano che quella sia la realtà. Poi, uno di loro, penso all'Ulisse dantesco, riesce a liberarsi, esce allo scoperto e vede la luce del sole e il mondo che lo circonda. All'inizio la luce lo stordisce : i suoi occhi non sono abituati. Ma riesce a guardare e torna felice dai suoi compagni per raccontare quello che ha visto.

I compagni all'inizio stentano a credergli. Platone vuole dire che noi tutti simo in fondo ad una caverna, legati alla catena della nostra ignoranza, dei nostri pregiudizi e che i nostri deboli sensi ci mostrano solo ombre. Cercare di vedere più lontano spesso ci confonde: non siamo abituati. Ma ci proviamo.

La scienza è guardare più lontano. Ma la pittura è parte integrante della scienza. Il pensiero scientifico esplora e ridisegna il mondo. Ma anche l'arte della pittura è una esplorazione continua di forme di pensiero. La sua forza sta nel visionare e svelare territori nuovi del reale. Questo fa il vero artista: vede quello che gli altri non vedono.

Potremmo trovare le risposte che cerchiamo nella continua osservazione e in particolare nel grande libro della natura. La natura ci suggerisce tutto. Come sostiene Democrito; “ VERITAS IN PROFUNDIS EST”. Niente si inventa, tutto si scopre.

Gli anziani? Una giovinezza elevata

di VITTORIO POLITO - Le persone cosiddette “anziane” non devono rassegnarsi alla mentalità dell’ineluttabile declino, del “c’è ben poco da fare” o del “tiriamo avanti”. Con un diverso atteggiamento culturale in generale, un impegno nella speranza cristiana o in attività sociali organizzate, si può tentare, o per lo meno incominciare, a cambiare qualcosa, cercando di aiutare il prossimo a capire quali sono le autentiche qualità della vita coinvolgendo attivamente gli anziani. Non va dimenticato che anziano non significa necessariamente vecchio e inservibile. L’anziano può essere una persona di età avanzata in senso assoluto o in relazione ad altri. Insomma si può essere anziani anche a 40 anni se in relazione ad altri soggetti più giovani.

Qualche secolo fa le persone avanti con gli anni facevano parte del Consiglio degli Anziani, una sorta di Magistratura che presso il Comune assisteva il Podestà o il Capitano del popolo nel Governo.

Secondo Giovanni Paolo II, le persone anziane non devono sentirsi elementi passivi, ma soggetti attivi in un periodo umanamente e spiritualmente fecondo della vita umana. Infatti, hanno ancora una missione da compiere, un contributo da dare. Secondo il progetto divino, ogni singolo essere umano è una vita in crescita, dalla pura scintilla dell’esistenza fino all’ultimo respiro.

È fuor di dubbio che la società attuale tende a premere psicologicamente sui suoi componenti, condizionando gli stessi atteggiamenti valutativi, anche quelli di coloro, come gli anziani ed i malati, che nella diffusione della cultura e dell’efficienza sono piuttosto vittime che partecipi beneficiari.

L’etica cristiana impone di non considerare gli anziani solo valenze biologiche negative, ma stimola a contribuire a rendere attiva la terza età, con l’obiettivo di aggiungere anni alla vita e vita agli anni. Proprio come tentano di fare alcune associazioni di volontariato che organizzano attività varie con gli anziani ed a favore degli stessi.

La vecchiaia, secondo lo scrittore Fortunato Pasqualino (1923-2008), «È l’età dell’uomo più impegnativa spiritualmente, ricca di quei grandi distacchi che non si hanno se non nell’infanzia. È una fanciullezza elevata a un certo potere di veggenza spirituale». Invecchiare attivamente significa far tesoro delle esperienze vissute, ma vivere anche radicati al presente per cogliere le novità di ogni giorno. Interessarsi agli altri, vedere come aiutarli, per quanto è possibile, esercitare attivamente il “ruolo” insostituibile dei nonni. Così facendo non si avrà il tempo di pensare ai propri acciacchi che diventeranno più leggeri e si svolgerà anche un ruolo importante trasmettendo alle nuove generazioni la “memoria collettiva”, cioè costumi, tradizioni, folclore, dialetto, antichi mestieri, abitudini alimentari, artigianato locale, aspetti ambientali e urbanistici, tutte nozioni che se perdute arrecherebbero un impoverimento culturale alla società. Benvenute anche le iniziative di volontariato con la creazione di gruppi di “anziani per gli anziani”.

Una ricerca americana condotta su 132 mila persone fra i 21 e i 60 anni ha dimostrato che fino a 30 anni cresce la consapevolezza dei valori e rende l’individuo disciplinato. Fino a 40 anni l’obiettivo è quello di piacere agli altri, perciò si diventa disponibili. E andando avanti negli anni migliora il carattere in termini di generosità, sensibilità, apertura mentale. «La vecchiaia si può perciò davvero definire l’età della saggezza», hanno ufficialmente concluso i ricercatori. Erano gli unici a non saperlo. Il resto del mondo ne era già a conoscenza, seppure in maniera empirica. Pertanto, fin che c’è vita, c’è buon umore.

Ma quali possono essere gli ausili per gli anziani per migliorare la qualità della vita? Tenterò di dare qualche suggerimento.

Innanzitutto l’udito, infatti la riduzione di questa capacità, isola inesorabilmente il soggetto dalla vita sociale. Rivolgersi subito allo specialista audiologo o otorinolaringoiatra, che aiuterà certamente a migliorare questa funzione. Ottimizzare la capacità della memoria tenendola costantemente in allenamento, interessandosi degli avvenimenti quotidiani, leggere giornali e riviste e commentarli con i propri familiari. Non esistono al momento farmaci miracolosi per la memoria.

Una lunga passeggiata quotidiana porta almeno sette vantaggi alla nostra salute: attenua lo stress e diminuisce l’ansia, aiuta a non aumentare di peso, favorisce la circolazione del sangue agli arti inferiori e la diminuzione del colesterolo, facilita il lavoro del cuore, diminuisce la fragilità ossea, cioè l’osteoporosi, e favorisce il mantenimento dei valori normali della pressione arteriosa.

La cosa più importante da fare? Quella di non isolarsi e partecipare attivamente alla vita sociale, bisogna stare il più possibile con gli altri, prendere parte a giochi, gite, iniziative parrocchiali o sociali che organizzano molte attività. Insomma, stare il più possibile attivamente insieme agli altri, poiché solo così facendo si potrà vivere una vecchiaia serena e certamente accettabile.

Opinioni: Sorrentino e la tragica visione del berlusconismo

di ALFREDO DE GIUSEPPE - * Ho visto nei giorni scorsi il film di Sorrentino su Berlusconi dal titolo “Loro 1”. Sul film, comunque bello, sospendo il giudizio in attesa della seconda parte, “Loro 2” che uscirà oggi 10 maggio. Ma questo lavoro del nostro regista Premio Oscar è l’occasione per un’ulteriore riflessione sul berlusconismo più che sulla figura e sulla vicenda personale del Silvio nazionale. La domanda è: cosa è stato, cosa è ancora il berlusconismo nel sistema politico, sociale e culturale di questo Paese? E poi, ha riguardato solo l’Italia?

Il berlusconismo è una filosofia, un modo d’essere che ha pervaso la nostra società, l’ha peggiorata in quasi tutti i suoi aspetti e infine l’ha inginocchiata. Non è stato solo l’ideologia senza ideologie sottesa al partito padronale Forza Italia, ma anche, e soprattutto, lo strumento per la modificazione genetica e morale di un’intera classe politica. La manipolazione costante, sotterranea e palese della verità. Il suo pervicace sistema di bugie, ben riuscito grazie al proprio potere mediatico, ha fatto scuola, ha generato piccoli e grandi “mostri”, al di là forse della stessa intenzione del fondatore che, per lunghi periodi, stava pensando solo a come salvare se stesso e le sue aziende.

Però, chi per primo fra i politici mondiali ha messo alla berlina i giudici che volevano giudicarlo? Chi ha potuto per primo cambiare idea nell’arco di poche ore, pochi giorni o anni, senza mai provare un minimo di vergogna, senza mai tentare un’autocritica? Chi ha potuto gestire per anni quasi tutte le trasmissioni tv, senza preoccuparsi della qualità delle stesse, se non per il legame al sistema di potere che si andava delineando? Chi ha mostrato al mondo intero quanto inutile fosse il concetto di conflitto di interessi? Chi ha sdoganato per primo i post-fascisti, paragonandoli esattamente ai partigiani, o i leghisti secessionisti paragonati ai liberatori celtici, ricevendo comunque applausi dalla platea? Chi ha, anche in diretta internazionale, soggiogato i suoi ospiti con una barzelletta da varietà anni ’50? Il berlusconismo ha talmente pervaso la società italiana che nessun partito è più riuscito a divincolarsi.

Ancora oggi, il Silvione resta figura centrale e comunque importante per qualsiasi accordo politico che si voglia azzardare. Renzi è l’emanazione consequenziale del berlusconismo insediatosi dentro la cultura del Partito Democratico. Tant’è vero che il buon Matteo andò prima ad Arcore a farsi benedire e poi inventò il Patto del Nazareno, un accordo che doveva cambiare l’Italia e che invece, ancora una volta, era utile solo al salvataggio e alla resurrezione di Berlusconi. La caduta di valori, di etica e di giustizia, ha nel berlusconismo, nei suoi alleati, nei suoi giornali e nella sua stessa dimensione umana, il massimo epigone storico con uno stratagemma molto semplice: attaccare gli oppositori (anche interni) sullo stesso livello scandalistico. Far vedere che fra il mancato pagamento dei contributi di una colf, fra una casa con affitto calmierato e le bombe mafiose non c’è nessuna differenza.

Così milioni di italiani sono cresciuti con la convinzione che Bersani o Pertini siano uguali a Berlusconi, che Gerry Scotti sia meglio di Umberto Eco, che Dell’Utri una vittima e il Milan di un povero cinese. Giornali come “Chi” sono diventati gli unici divulgatori di verità sconosciute, la cultura devastata ai margini della visione sfarzosa e caricaturale della modernità. E infatti, per la scuola nessuna priorità: meglio un casting di “Amici”, o una diretta sul calcio di 4 ore piuttosto di una lezione di Storia e Geografia (materie ormai bandite perché potrebbero anche formare un pensiero critico).

La superficialità al potere, l’inglobamento in un pensiero unico, la forza del denaro e dei media lanciati come sassi populisti contro equità e ambiente sostenibile. La cosa però che mi ha fatto riflettere molto in questi ultimi tempi, è che il modello politico lanciato da Berlusconi ha fatto breccia in tutto il mondo. Tanto è stato devastante l’esempio italiano da divenire modello per le peggiori pulsioni di arricchiti ignoranti, di malavitosi in doppio petto, di tycoon mediatici, di fascistoidi mascherati da amanti delle libertà nazionalistiche. Berlusconi è stato molto importante per Donald Trump (alcuni suoi twitt sembrano scritti dalla segretaria di Silvio), ma anche per l’ungherese Orbán, per il thailandese Boonsongpaisan, per alcuni dittatorelli africani e per tanti altri suoi estimatori. 

Dopo di lui nessun politico al mondo pare abbia vergogna a esternare le proprie idee (anche le più atroci), a diffamare chi indaga su di lui, a portare in Parlamento suoi parenti, consiglieri e avvocati, a produrre leggi chiaramente contro le Costituzioni, a disprezzare i più poveri, a confondere le idee dicendo tutto e il suo contrario, a denigrare e demonizzare i pochi avversari, corrompendo gli incerti. Il berlusconismo, al di là dei film, può essere il de-profundis della democrazia: aprire gli occhi è ora indispensabile.

*regista, scrittore, imprenditore

Modello Molise anche per un centrodestra vincente in Puglia nel 2020?

di NICOLA ZUCCARO - Un centrodestra vincente anche per la Puglia, in vista delle "regionali" del 2020, sul modello molisano? All'indomani del successo acquisito dalla stessa coalizione al temine della turno elettorale di domenica 22 aprile per il rinnovo sia del Governo che dell'assemblea regionale del Molise, sono state puntualmente espresse non poche congratulazioni indirizzate al neo governatore molisano Toma e auspici da parte di alcuni esponenti del centrodestra pugliese.

Da Massimo Cassano (Forza Italia), da Raffaele Fitto (Direzione Italia) e da Erio Congedo (Fratelli d'Italia) si è sollevato quel coro unanime che indica nella compattezza dell'intera coalizione e nella concretezza dei programmi le 2 componenti fondamentali e determinanti per una vittoria del centrodestra anche in Puglia nel 2020.

E dalla serie si è vinta la battaglia ma non la guerra, si dovranno attendere gli esiti dei prossimi appuntamenti elettorali quali le Regionali del 29 aprile nel Friuli-Venezia Giulia e le amministrative del 10 giugno 2018 per riscontrare se il successo del Molise sia stato solo una parentesi o l'inizio di una stagione vincente per il centrodestra a livello locale, prima ancora che nazionale.

Aspettando Mattarella, Fico esploratore o ritorno alle urne?

di NICOLA ZUCCARO - Sarà un fine settimana di meditazione per Sergio Mattarella. I 2 giorni di tempo, secondo quanto comunicato dal Quirinale nella tarda mattinata di venerdì 19 aprile subito dopo il colloquio che lo stesso presidente della Repubblica ha avuto con l'esploratore e presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, sarà sufficiente al capo dello Stato per sbrigliare quella matassa che a tutt'oggi impedisce la nascita di una maggioranza politica, sostenitrice di un Governo?

In attesa di una risposta che perverrà non prima di lunedì 23 aprile, oltre all'ipotesi più volte avanzata in questi giorni e riguardante la nascita di un esecutivo del presidente (per una metà tecnico e per l'altra metà istituzionale), prende corpo la possibilità di conferire un secondo e probabilmente ultimo mandato esplorativo. A ricoprirlo non sarà più Elisabetta Casellati ma il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico.

Riuscirà, la terza carica dello Stato, in virtù della sua provenienza-appartenenza "pentastellata", ad abbattere quel muro contro muro che da giorni, nel dominare la scena politica italiana, contrappone il Movimento 5 Stelle alla Lega, quest'ultima accompagnata dal tandem Forza Italia - Fratelli d'Italia?

E' questa la domanda che più di ogni altra avrà ancora senso porsi, in previsione di un'altra fumata nera e di eventuale rifiuto sia dei Cinque Stelle, della Lega e del centro-destra, di un governo del Presidente, al quale seguirebbe un immediato ritorno alle urne, con buona pace di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini.

Ma non dell'intero Paese che per interventi di vitale importanza sul piano occupazionale, sociale, economico e finanziario, avrà bisogno di un esecutivo nel pieno delle proprie funzioni. E con l'auspicio che questa seconda tornata elettorale - indipendentemente dalle storture del Rosatellum - sarà generosa nel dare al Paese quella maggioranza elettorale, autonoma e autosufficiente nei numeri, per la stabilità politica dell'Italia.

Governo, Elisabetta Casellati vorrà dire 'fiducia'?

(ANSA)
di NICOLA ZUCCARO - "Sono certa che il presidente saprà individuare il percorso migliore da intraprendere" . Nel ringraziare il Capo dello Stato per la fiducia ripostale e relativa all'affidamento del mandato esplorativo, il presidente del Senato Elisabetta Casellati si è espressa così al termine del colloquio avuto stamane al Quirinale con Sergio Mattarella per riferire sull'operato della 2 giorni di consultazioni il centrodestra ed il Movimento 5 Stelle.

E da quel "sono emersi spunti per una riflessione politica" sarebbero trapelati (il condizionale è obbligatorio, in attesa di ulteriori conferme) secondo il parere del presidente del Senato, dei segnali significativi, per la costruzione di un accordo relativo alla formazione del nuovo esecutivo.

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