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Lecce, memoria del martirio di Sant'Oronzo: nuova statua in cartapesta di Epicochi

LECCE - Torna quest’anno la festa del martirio di Sant’Oronzo che l’arcivescovo Seccia ha voluto commemorare con maggiore solennità ricorrendo quest’anno il 1950° anniversario della decapitazione che secondo la tradizione sarebbe avvenuta proprio dove oggi sorge il Santuario di Sant’ Oronzo fuori le mura. La parrocchia Cuore Immacolato di Maria, entro il cui territorio insiste il santuario, guidata da don Maurizio Ciccarese, ha programmato una serie eventi sacri per ricordare il martirio del primo vescovo di Lecce e patrono della città.

“Tornare nel luogo del martirio di Sant’Oronzo - sottolinea l’arcivescovo Seccia - è per tutti noi leccesi un riscoprire le nostre radici. Non solo quelle della nostra fede ma anche e direi soprattutto quelle della nostra civiltà, della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Anche esse affondano nel patrimonio di valori cristiani che i nostri padri hanno mantenuto vive affinché giungessero fino a noi. Il nostro compito, specie nell’anno in cui celebriamo il 1950° anniversario della persecuzione e della morte del primo vescovo della città, il compito di ravvivare la nostra fede legandola ancora di più all’eroismo del nostro patrono ma anche il dovere di trasmettere ai più giovani l’impegno a vivere secondo il vangelo con coerenza e fedeltà a Cristo. Attingeremo futuro dalla memoria”.

Sabato 20 alle 16 avrà luogo la processione con il nuovo simulacro del santo in cartapesta con partenza dalla chiesa parrocchiale Cuore Immacolato di Maria, mentre alle 18 mons. Mauro Carlino, segretario di Nunziatura presso la Segreteria di Stato, presiederà la solenne celebrazione eucaristica. Domenica 21 ottobre, alle 9 l’arcivescovo Michele Seccia celebrerà la santa messa con la partecipazione di un gruppo di pellegrini giunti da Turi accompagnati dall’arciprete don Giovanni Amodio, a conclusione del Giubileo oronziano celebrato nella cittadina dell’entroterra barese che ha accolto nel mese di agosto le reliquie del santo vescovo ritrovate a Nona (Croazia). Alle 10,30 un’altra celebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale della diocesi, mons. Flavio De Pascali. Sarà ancora mons. Seccia a chiudere la festa liturgica con la celebrazione eucaristica alle 17.30. Ma la novità di quest’anno è costituita dalla benedizione della nuova statua in cartapesta che raffigura Sant’Oronzo.

Realizzata dal maestro cartapestaio Marco Epicochi, la cui bottega artigiana si trova in Piazza Duomo. Turisti, fedeli, sacerdoti e soprattutto l’arcivescovo Seccia (che abita a pochi metri) hanno potuto seguire giorno per giorno, entrando e uscendo dalla piazza (il maestra esegue infatti alcune fasi della creazione delle sue opere all’aperto). Il simulacro - commissionato dalla parrocchia Cuore Immacolato di Maria e dal suo parroco - è pronto e domani per la prima volta sarà portato in processione fino al Santuario di Sant’Oronzo fuori le mura e domenica 22 alle 9 sarà benedetto da mons. Seccia. “La statua - spiega Epicochi - è alta 2 metri e 40. Cartapesta per il 70% e terracotta per il 30%. È rifinita e decorata a mano. Oronzo viene raffigurato su una nuvola abbracciata da una palma perché già santo e martire. Egli prende la città in mano in segno di protezione e benedice”. “Il mio legame con la statua di Sant’Oronzo è antico. Mi ricorda mio nonno e i miei zii che realizzavano statue in terracotta. Erano maestri pupari e, di statue del santo patrono ne hanno realizzate proprio tante. È stato inevitabile pensare a loro”.

16 ottobre 1978, 40 anni fa l'elezione di Giovanni Paolo II

di NICOLA ZUCCARO - "Se mi sbaglio, mi corriggerete". E' la sera di lunedì 16 ottobre 1978 quando pronunciando questa frase, e dopo una trepidante attesa preceduta dalla fumata bianca levatasi dal camino della tettoia sovrastante la Cappella Sistina (quale segnale preannunciante l'elezione del Papa), Karol Wojtyla cattura sin da subito in Piazza San Pietro la simpatia dei numerosi fedeli presenti per attendere il nuovo Pontefice.

Il cardinale venuto da un paese lontano (la Polonia) sceglierà, in continuità con i suoi due predecessori (Paolo VI e Giovanni Paolo II), il nome di Giovanni Paolo II. Sarà introdotto così, dopo l'insediamento ufficiale alla Cattedra di Pietro, avvenuto il 22 ottobre 1978, uno dei più lunghi pontificati della Storia del Papato, durato 27 anni e terminato il 2 aprile 2005.

Papa Francesco proclama santi Paolo VI e Oscar Arnulfo Romero

CDV - Il Papa ha proclamato santi Paolo Vi e l'arcivescovo del Salvador, Oscar Arnulfo Romero. La folla è esplosa in un lungo applauso dopo la lettura della petizione da parte del cardinale Giovanni Angelo Becciu e la recita delle litanie con cui il Papa ha proclamato santi tutti e sette i beati. "Ad onore della Santissima Trinità - ha detto con voce solenne Papa Francesco - per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli nell’Episcopato, dichiariamo Santi i Beati".

"Ad onore della Santissima Trinità - ha detto con voce solenne Papa Francesco - per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli nell’Episcopato, dichiariamo Santi i Beati".

"Paolo VI ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell'annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri". Con queste parole Papa Francesco ha reso onore a San Paolo VI che - ha detto nell'omelia del rito di canonizzazione celebrato in piazza San Pietro con i 267 padri sinodali - anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità".

"E' bello - ha quindi aggiunto il Papa - che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia monsignor Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli. Lo stesso possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del nostro ragazzo napoletano Nunzio Sulprizio, il santo giovane che ha saputo incontrare Gesù nell'offerta di se stesso. Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l'ardore di rischiare e di lasciare. Fratelli e sorelle, il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi".

Papa Francesco: "Abortire è come affittare un sicario"

CDV - Netta presa di posizione del Pontefice contro l'aborto. "Interrompere una gravidanza è come fare fuori uno. E’ giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema?", si interroga Papa Francesco ai fedeli di piazza San Pietro. "E’ giusto - ha aggiunto il Papa - affittare un sicario per risolvere un problema? Fare fuori un essere umano è come affittare un sicario per risolvere un problema", ha scandito Francesco.

Storia e storie sulla tomba di don Tonino

di FRANCESCO GRECO - ALESSANO (LE). Fu il dono istintivo di una terra generosa, di un popolo ricco di valori, coinvolto, partecipe dell’umanità direbbe Ernest Hemingway. Ognuno volle “sdebitarsi” per quello che aveva ricevuto.

Era l'estate del 1994, don Tonino, vescovo di Molfetta, Ruvo di Puglia, Terlizzi e Giovinazzo, era mancato da poco più di un anno.

E così la pietra tombale la mandarono proprio gli artigiani di Molfetta. Mesciu Ucciu Caccioppola mise a disposizione la sua riconosciuta e apprezzata sapienza di muratore per una “casa” tutta particolare, per l’eternità.

Un prof. di matematica in pensione, Marino Marzo, si ricordò di aver imparato da ragazzo l’arte della pietra a secco, e si mise subito al lavoro per i muretti. Mentre epigrafi e incisioni sono opera del prof. Fernando Campanile. Il suolo fu dato in concessione ai fratelli di don Tonino dal Comune di Alessano.

Tutto sotto l’attenta “regia” di due tecnici che tanto si prodigarono, sapendo che ben presto avrebbero avuto addosso gli occhi di tutto il mondo, dei pellegrini che già arrivavano ad Alessano: l'ingegnere Agostino Laganà e l'architetto Maria Antonietta Solidoro. 

E' il background del “sepolcro” di don Tonino, calato nella nuda terra, fatto che il 20 aprile scorso tanto emozionò Papa Francesco in visita, raccolto in preghiera all’ombra di eucalipti, cipressi, lecci, ulivi. 

I lavori ebbero un retroterra denso di semantica, un concept affollato di infiniti simboli. Contenuti nella relazione tecnica allegata all’opera definita "un luogo di vita dove cercare la speranza e cantare la pace". I tecnici aggiungono: "Sapevamo quanto don Tonino amasse Alessano, la sua terra, il suo profumo, i tratturi della Serra dei Cianci, gli alberi di ulivi, i tramonti, la luce, il mare, il Salento... Qui, intriso di spiritualità francescana, egli ritrovava gli slanci e la forza delle sue iniziative per poi ripartire da campione del dialogo, da costruttore infaticabile di Pace, da pastore mite e protettore dei poveri, degli immigrati e degli ultimi".

DOMANDA: Quale fu l'idea di partenza per la realizzazione della sua tomba?
RISPOSTA: "Don Tonino diceva:“Il Pastore non deve stare né davanti, né dietro alla sua gente. Ma in mezzo al suo popolo”. E’ questa l’idea alla base di tutto: la semplicità di una aiuola circolare radente, sistemata a prato in posizione centrale e contornata da una serie di gradonate concentriche, di varia larghezza, completate, a tratti, da ampie sedute in modo da permettere a tutti, da qualsivoglia posizione, di sentirsi vicino a don Tonino e di stringerlo in un “abbraccio” affettuoso".

D Il Vescovo di Molfetta guarda a ovest, ha un significato?
R. "La sistemazione della salma (e della pietra tombale) è stata definita pensando a don Tonino con lo sguardo rivolto verso il tramonto (a simboleggiare la sua attenzione verso gli “Ultimi”), ma soprattutto verso il posto dove un tempo era sepolta la sua cara mamma Maria".

D. Nel corpus avete inglobato alcuni suoi messaggi molto forti, dei veri e propri mantra...
R. "Gli spazi così definiti sono in più punti interrotti, attraversati e completati da alcuni “percorsi” ora a scivolo (a mo’ di tratturo) ora a gradini (a mo’ di pietre a secco), che si diramano quasi a raggiera verso alcuni dei suoi messaggi più significativi (“Ascoltino gli umili e si rallegrino” – “Ama la gente, i poveri soprattutto. E Gesù Cristo”) incisi su massi spietrati dalla Serra de "Li Cianci”, una zona della campagna alessanese traboccante di ulivi e di profumi contadini, dalla quale negli assolati meriggi salentini don Tonino ammirava “tramonti infuocati”.
Detti percorsi, separati e distinti, che si dipartono dalla aiuola centrale, ricucendo e raccordando le maggiori altezze dei gradoni e delle sedute con i viali esistenti e con le aree circostanti, vogliono simboleggiare la “convivialità delle differenze”".

D. E quei quattro massi ai vertici della tomba?
R. "Vogliono simboleggiare l’abbraccio delle quattro città (Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi) della Diocesi dove ha esercitato il suo ministero episcopale e al contempo i “ciottoli” da portare come punti di riferimento nella nostra “bisaccia del cercatore” nel viaggio più difficile: quello verso il nostro stesso cuore. Sul vialetto centrale, a Nord–Est, è realizzata l’unica opera in elevato: un portale in pietra a secco costruito utilizzando 'pietre di scarto'".

D. Un caposaldo del suo messaggio... 
R. "Le antiche masserie erano recintate con mura alte e solide, costruite per cercare sicurezza contro la paura e la minaccia del “diverso” e per proteggere i propri beni dagli “altri”. Don Tonino invece ci diceva che “occorre spalancare la finestra del futuro: progettando insieme, osando insieme, sacrificandoci insieme. Da soli non si cammina più”. E su quel muraglione alto e spesso ha aperto non soltanto una “finestra”, ma un “portone di speranza”, invitandoci a riprendere la marcia per le strade del mondo per annunciare la gioia del Vangelo".

D. C'è anche uno sguardo che si perde a Est?
R. "Su questo portale, rivolto a Nord–Est, verso il mare Adriatico, i paesi della ex Jugoslavia martoriati dalla guerra (negli anni ’90), a simbolo del suo impegno per la Pace, abbiamo voluto incidere l’esortazione lanciata all’Arena di Verona nel 1989: 'In piedi Costruttori di Pace'".

D. Poteva mancare un ulivo?
R. "Infine, vicino a don Tonino, è stato messo simbolicamente a dimora un segno di vita: un albero di ulivo della nostra terra: segno di tenacia, radicamento, forza e simbolo della Pace e della Pasqua".
D. Una tomba insomma che racconta la sua terra...
R. "Nel realizzare questo ostensorio di pietra, sono stati utilizzati solo materiali a Lui tanto cari: la terra rossa, il tufo, le chianche di Alessano, i massi della Serra de “Li Cianci”; così come sono stati  significati i tratturi, i muretti a secco delle nostre campagne e tante altre peculiarità".
                                                                   
(Ph credits: Orazio Coclite)  

Pedofilia: Papa Francesco dispone indagine sull'ex arcivescovo McCarrick

CDV - Continua la crociata di Papa Francesco contro la pedofilia nel clero. Il Pontefice ha disposto un'indagine integrativa negli archivi vaticani sul comportamento dell’arcivescovo di Washington, Theodore Edgar McCarrick, accusato di pedofilia. A diffondere la notizia un comunicato della Santa Sede, secondo cui Francesco ha chiesto "di integrare le informazioni raccolte tramite l'investigazione previa con un ulteriore accurato studio dell'intera documentazione presente negli Archivi dei Dicasteri e Uffici della Santa Sede riguardanti l'allora cardinale McCarrick, allo scopo di appurare tutti i fatti rilevanti, situandoli nel loro contesto storico e valutandoli con obiettività".


Nella nota si ricorda che Papa Francesco ha già detto che sulla pedofilia sarà seguita "la strada della verità, ovunque possa portarci" e si sottolinea: "Sia gli abusi sia la loro copertura non possono essere più tollerati e un diverso trattamento per i vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti rappresenta infatti una forma di clericalismo mai più accettabile".

Pedofilie e false accuse. La comunità ha bisogno di forme corrette di censura sociale

di NICOLA PAPARELLA - L’orco agisce di nascosto e va stanato a tutti i costi. Soprattutto quando si nasconde nelle menti confuse e distorte dei familiari o comunque di coloro che avrebbero il compito di educare e guidare i minori.

A sentire quel che la cronaca ci riferisce, va ora diffondendosi un nuovo crimine, forse persino più grave, quello di vantare episodi di pedofilia che di fatto non ci sono mai stati.

Qualcuno è stato in questi giorni accusato da sue presunte vittime… numerose: sarebbero almeno settanta! E, in luoghi a noi più vicini, si sta indagando su un caso clamoroso, nato da accuse che sembrano del tutto false, ancor più gravi perché nasconderebbero motivi e ragioni che è meglio non riferire.

La pedofilia va sempre condannata; ma va condannata anche  - con pari impegno - ogni falsa accusa che sicuramente coinvolge e segna profondamente tanto le presunte vittime quanto i presunti colpevoli. E non basta. Scoprire, magari a distanza di anni, che le accuse sono false o che i fatti incriminati sono frutto di intenzioni malevoli e perverse, finisce con il creare quella sorta di dubbio diffuso che intorpidisce il senso di responsabilità. Ed anche questo è grave.

La comunità ha bisogno di forme corrette di censura sociale; ha bisogno che ciascuno impari a guardare e a non girarsi dall’altra parte; ha bisogno di comportamenti vigili e premurosi. Se si diffonde lo scetticismo, finisce che si incoraggia l’indifferenza e si producono le condizioni che intorpidiscono la coscienza sociale. Si determina una sorta di nebbia dietro la quale è più facile alimentare il vizio, l’arbitrio e il disonore.

Quando la famiglia va in crisi, tiriamoci su le maniche e diamo una mano. Non lasciamo nella solitudine chi è in crisi… Oltre tutto, nell’aiuto della comunità è più facile trovare qualche buon antidoto per brutte e turpi tentazioni.

Se torniamo ad attivare il senso dell’attiva partecipazione alla vita sociale, riusciamo anche a disegnare comportamenti che aiutano a prevenire e a generare uno stile di corretta e affettuosa vicinanza che nessuno potrà mai scambiare per invadenza malevola e maliziosa.

(Fonte: Portalecce.it)

Migranti, Papa Francesco: "No a mentalità che ci invita a diffidare degli altri"

ANGLONA - Il Pontefice ribadisce dalla Lettonia l'importanza dell'accoglienza dei migranti: "Quando con fede ascoltiamo il comando di accogliere e di essere accolti, è possibile costruire l'unità nella diversità, perché non ci frenano né ci dividono le differenze, ma siamo capaci di guardare oltre, di vedere gli altri nella loro dignità più profonda, come figli di uno stesso Padre".

Il Papa ha concluso con queste parole l'omelia della messa celebrata oggi pomeriggio al Santuario Madre di Dio di Anglona, momento clou del suo viaggio in Lettonia, Paese che il Pontefice ha voluto mettere in guardia dal rischio delle politiche di chiusura del Gruppo di Viesegrad che nella Ue potrebbe esercitare un forte richiamo per Riga. Il Papa ha denunciato proprio questo rischio quando ha affermato che "sembrano ritornare mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli".

Papa Francesco in Lituania, in 100mila per salutarlo

KAUNAS - Sono oltre 100mila le persone che hanno accolto papa Francesco al suo arrivo a Kaunas, sua seconda tappa in Lituania, dove quest'oggi celebra la messa e recita l'Angelus nel Parco Santakos. Inizialmente gli organizzatori avevano distribuito 90 mila biglietti ma gli arrivi sono stati di gran lunga superiori. Numerose le persone che hanno salutato il Papa sulla 'papamobile' aperta anche lungo le vie di accesso al parco.

 "La vita cristiana attraversa sempre momenti di croce, e talvolta sembrano interminabili. Le generazioni passate avranno avuto impresso a fuoco il tempo dell'occupazione, l'angoscia di quelli che venivano deportati, l'incertezza per quelli che non tornavano, la vergogna della delazione, del tradimento". Così il Papa, facendo riferimento alle vicende storiche della Lituania, nella messa nel Parco Santakos, a Kaunas.

"Quanti di voi hanno visto anche vacillare la loro fede perché non è apparso Dio per difendervi - ha detto -; perché il fatto di rimanere fedeli non è bastato perché Egli intervenisse nella vostra storia". "Kaunas conosce questa realtà - ha sottolineato Papa Francesco -; la Lituania intera lo può testimoniare con un brivido al solo nominare la Siberia, o i ghetti di Vilnius e di Kaunas, tra gli altri".

Pedofilia: Papa Francesco destituisce altri due vescovi in Cile

CDV - Prosegue l'opera di rinnovamento della Chiesa cilena scossa in più occasioni dallo scandalo degli abusi sessuali verso minori che ha coinvolto più vescovi, accusati di coprirli. Dopo i cinque ritiri dei mesi scorsi, il Pontefice ha infatti accettato oggi la rinuncia alla guida pastorale delle proprie diocesi di altri due presuli.

In entrambi i casi, al loro posto il Papa ha nominato degli amministratori apostolici 'sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis', fino quindi a nuova decisione.

Papa Francesco: "Tagliare gli sprechi, non la solidarietà"

CDV - "La scarsità delle risorse, che giustamente preoccupa i governi, non può certo toccare ambiti delicati come questo, perché i tagli devono riguardare gli sprechi, ma non va mai tagliata la solidarietà'!": è quanto ha chiesto Papa Francesco nel discorso rivolto all'Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro (Anmil).

Secondo il Pontefice, "il nostro mondo ha bisogno di un sussulto di umanità, che porti ad aprire gli occhi e vedere che chi ci sta davanti non è una merce, ma una persona e un fratello in umanità". E quelle a favore degli invalidi e mutilati del lavoro portate avanti da 75 anni con impegno e determinazione dall'Anmil, sono battaglie che "non riguardano solo chi è stato vittima del lavoro o svolga lavori pericolosi e usuranti, ma ogni cittadino, perché insieme alla cultura del lavoro e della sicurezza è in gioco la sostanza stessa della democrazia, che si fonda sul rispetto e la tutela della vita di ognuno".

Chiesa: Padre Pio trova casa nel cuore di New York

NEW YORK - Nel cinquantesimo anniversario dalla morte di Padre Pio, non potevano mancare celebrazioni e festeggiamenti negli USA, soprattutto grazie alla folta presenza di italo-americani.

Su tutte sicuramente l’installazione della statua di Padre Pio “Io ti assolvo” creata dal più noto scultore del mondo cattolico, l’artista canadese Timothy Schmalz, rappresenta motivo di orgoglio per tutti gli italiani ed italo-americani, anche perché avviene all’interno delle celebrazioni della festa di San Gennaro organizzata in Little Italy da decenni, e che durante il suo svolgimento attrae più di cinquecentomila persone.

Tale statua è stata presentata e benedetta proprio ieri, domenica, 16 Settembre 2018, nel cuore Italo Americano di New York, Little Italy, ed è il simbolo per lanciare il primo Week di festeggiamenti dedicati a Padre Pio, che culmineranno il prossimo Sabato, 22 Settembre, con le venerazione di autentiche reliquie del frate di Pietrelcina, e una santa messa in suo onore celebrata dal Nunzio Apostolico della Santa Sede presso le Nazioni Unite, l’Arcivescovo Bernardito C. Auza.

La statua è stata donata alla Basilica Antica di San Patrizio dalla fondazione ONLUS Saint Pio Foundation, organizzazione cattolica nazionale che promuovere l’eredità spirituale di Padre Pio negli U.S.A. e nel mondo.

“E’ per noi della Saint Pio Foundation un grande privilegio poter donare questa importante statua interattiva alla Basilica Antica di San Patrizio, nel cuore di New York, e di averla potuta piazzare in strada, come simbolo di fede e di ispirazione per le migliaia di persone che ogni giorno cammineranno davanti ad essa. Padre Pio è sempre stato riconosciuto, tra le tante cose, come il grande confessore, avendo speso ore intere a raccogliere i sentimenti di centinaia di fedeli che ogni giorno arrivavano in San Giovanni Rotondo da tutte le parti del mondo per affidarsi a lui. Richiamando Padre Pio in confessionale, la statua invita il passante a sedersi e a poggiare la mano sulla croce di Cristo, dove dall’altra parte vi è Padre Pio. E’ come poter avere l’esperienza di una “confessione virtuale” con Padre Pio”, ha riferito il fondatore, Presidente e CEO della Saint Pio Foundation, il Maestro Luciano Lamonarca.

Si stima che la statua sarà visitata da almeno un milione di persone ogni anno.

Mons. Cacucci da Bitonto (intervista): "Orientare il cammino della chiesa diocesana secondo quello che lo Spirito suggerirà"


di LUIGI LAGUARAGNELLA - A Bitonto, presso il Santuario dei Santi Medici, la chiesa di Bari-Bitonto è riunita per tracciare le linee e le prospettive del nuovo anno pastorale. "Passaggio di testimone" è il titolo della giornata con cui l'Arcivescovo Francesco Cacucci ha proposto una modalità differente rispetto alle consuete Assemblee diocesane degli anni passati in cui presentava il programma pastorale.

Una giornata intera di ascolto, riflessione, dibattito, confronto e festa con giovani e adulti, sacerdoti, suore e laici della diocesi di Bari-Bitonto. Mons. Cacucci, al Giornale di Puglia (video-intervista integrale), è intervenuto sul senso di questa giornata e più in generale parlando del valore che questa può assumere sulla base delle esperienze diocesane dell’anno pastorale passato, soprattutto dell’incontro storico di Papa Francesco con i Patriarchi delle Chiese Ortodosse lo scorso 7 luglio a Bari.

Evento storico che anche il fra Sabino Chialà biblista della Comunità di Bose, nella lectio della mattinata ha ricordato spesso. Proprio l’Arcivescovo lo ricorda: “L’esperienza degli Atti (su cui si è basato l’intervento del biblista) alla luce della venuta e dell’incontro del papa con i patriarchi, un’esperienza inedita, segna in modo indelebile anche il cammino di quest’anno”. Altro elemento che vivifica la chiesa locale e non solo il Sinodo dei Giovani che si terrà il prossimo ottobre, Mons. Cacucci esprime come continuare il dialogo iniziato già dall’anno pastorale scorso: “Soggetto dell’annuncio, della vita della Chiesa è la comunità. Lo scambio intergenerazionale continua quest’anno”.

La giornata al Santuario dei Santi Medici a Bitonto continua con mostre, spazi espositivi, la sintesi dei lavori di gruppo (a partire dagli spunti del documento per il prossimo Sinodo) tenuta dall’Arcivescovo e infine una veglia e una festa con i giovani della diocesi nel segno di quella Chiesa in uscita che cerca di tenere gli occhi aperti sulla realtà.

La Madonna del Buoncammino torna nella propria santa dimora

di ROBERTO BERLOCO - Altamura. Non c’è Estate nella tradizione delle solennità religiose cittadine, dove manchi richiamo ad una figura celeste, talmente pregnante che i preparativi della sua festa precedono di molto l’inizio stesso di questa.

Così, come da usanza, anche quest’anno, nella prima Domenica successiva alla ricorrenza di Santa Maria Assunta, stavolta ricadente il 19 d’Agosto, dinnanzi agli occhi adoranti di migliaia di devoti, ha ripreso corpo la soave maternità divina della Madonna del Buoncammino.

Con il suo ruolo specifico di Protettrice da invocare nei momenti di maggiore pericolo od a guida dei passi dell’umana esistenza e, insieme, con quell’altro più altisonante di co-Patrona della città, questa speciale Madonna ha sfilato tra folle assiepate lungo il consueto percorso che indirizza alla chiesa matrice, scortata da due lunghe file di cavalieri, a comporre la rituale e pittoresca “Cavalcata”.

Ma, per la prima volta nella storia delle edizioni d’ingresso di questo festoso lasso estivo, che attira pellegrini anche dai paesi del circondario murgiano, il carro dove si trovava assisa, tutto infiorato e trainato da buoi lucani, è stato preceduto da una marcia di sbandieratori locali.

Provenienti dal gruppo di rievocazione medievale “Altilia Stupor Mundi” e per un’idea da attribuire all’Associazione “Maria SS. del Buoncammino” e al Comitato organizzatore della festa, hanno onorato la Madonna con il loro vestiario storico, sorprendendo e allietando la vista dei fedeli con quello sfoggio di maestria al quale si è abituati durante i giorni dedicati alla manifestazione del “Federicus”, tra i mesi d’Aprile e di Maggio.

Ma ad impressionare, poco prima che questo stesso corteo s’avviasse, è stato anche l’importo ricavato dalla cosiddetta “asta della bandiera”, con la definitiva somma battuta di 22.500 euro versati da un gruppo di imprenditori altamurani.

Non da meno ancora per senso di gaiezza condivisa i tre giorni di festeggiamenti a cavallo di fine della scorsa settimana, con la partecipazione dei cantanti Irene Fornaciari e Marco Morandi, ambedue figli d’arte.

Avrà corso nel pomeriggio d’oggi, invece, la fase del ritorno della Madonna nella propria dimora fuori di paese. Dopo gli eventi di stamane, una messa solenne nella chiesa madre e l’esibizione della fanfara dei Bersaglieri in piazza Duomo, la Venerata Immagine verrà accompagnata al santuario, preceduta dalle preghiere di fede e venerazione del Rettore di quello, il Padre monfortano Giacomo Paris.

L’inizio della fase di rientro è collocato intorno alle 17.00, con partenza dalla cattedrale, mentre una volta in sede si procederà con una finale celebrazione eucaristica che impegnerà il patio antistante la sacra struttura.

Suggellerà il termine del periodo dedicato uno spettacolo di fuochi pirotecnici in orario serale.

Papa in Sicilia: "Non si può credere in dio ed essere mafioso"

ENNA - Ferma denuncia di Papa Francesco dei mali che affliggono la Sicilia nel suo discorso davanti a 40mila persone a Piazza Armerina, durante la prima tappa di una visita per la commemorazione di Don Puglisi. La regione secondo il Pontefice è afflitta da "piaghe" che si chiamano "sottosviluppo sociale e culturale; sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani; migrazione di interi nuclei familiari; usura; alcolismo e altre dipendenze; gioco d'azzardo; sfilacciamento dei legami familiari".

"Di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale", ha osservato Francesco, "può apparire, a volte, spaesata e stanca; a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede".

"Oggi faremo memoria grata del sacerdote martire Pino Puglisi. Ho saputo che, 25 anni fa, appena un mese prima della sua uccisione, egli trascorse alcuni giorni qui, a Piazza Armerina", ha spiegato Papa Francesco nella cittadina dell'Ennese.

Don Michele Birardi sul 'Passaggio di testimone' del 15 settembre a Bitonto

di LUIGI LAGUARAGNELLA - L’Assemblea diocesana con cui ogni anno la chiesa locale apre l’anno pastorale per il 2018 sarà diversa rispetto al passato. Gli operatori pastorali, i sacerdoti, i consacrati, le suore, le famiglie, i giovani dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto al Santuario dei Santi Medici di Bitonto il 15 settembre vivranno una giornata ricca di dialogo, riflessione e prospettive. Insieme all’arcivescovo Francesco Cacucci si troveranno gli spunti per il nuovo anno, dopo quello trascorso basato sul dialogo intergenerazionale.

Al nostro giornale, nella video intervista, don Michele Birardi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile Diocesana, descrive nei dettagli il programma della giornata intitolata “Passaggio di testimone”. Ripercorre i momenti cruciali che soprattutto i giovani hanno vissuto durante lo scorso anno: il pellegrinaggio lungo le strade della provincia barese che ha condotto alcuni di loro alla giornata insieme a papa Francesco e giovani italiani a Roma; l’esperienza della Tenda dell’Incontro che ha portato le comunità parrocchiali e infine la storica giornata del dialogo interreligioso tra i Patriarchi delle Chiese d’Oriente e il Pontefice. Come don Michele dice l’incontro di Bitonto sarà un momento per fare una “vogliamo sintetizzare e rilanciare la nostra proposta pastorale”.

“Passaggio di testimone”, spiega il parroco di San Luca, significa il desiderio di “renderci conto di testimoni che passano nella nostra vita, ma anche renderci conto dei doni del Signore nella nostra vita”. Oltre all’Assemblea, ci saranno tavole rotonde, mostre (tra cui una dedicata don Tonino Bello) saranno organizzati gruppi tematici basati sui documenti del Sinodo dei Giovani, “che daranno dati, idee, prospettive, linee pastorali che il Vescovo sintetizzerà nel corso dell’Assemblea”. Tra lo storico incontro di papa Francesco a Bari e alla vigilia del Sinodo dei Giovani, la giornata diocesana lascerà altre tracce utili e profonde per continuare ad essere “Chiesa in uscita”.

Papa Francesco agli oncologi: grazie per il vostro lavoro

ROMA - “Grazie per il lavoro che fate ogni giorno con le vostre mani, con il vostro cuore e con la vostra mente per aiutare milioni di pazienti oncologici a uscire dal tunnel. Datemi le vostre mani, perché sono quelle che voglio benedire. E datemi il vostro cuore, affinché il Signore vi guidi nel lavoro che fate”. Con queste parole Papa Francesco ha ringraziato gli oncologi di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM durante l’udienza che si è svolta questa mattina in Vaticano.

“Ringraziamo il Santo Padre - hanno affermato Stefania Gori (Presidente AIOM) e Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) - per la sua vicinanza ai pazienti e al lavoro degli oncologi”.

I due Presidenti hanno ricevuto la benedizione del Pontefice e gli hanno presentato il progetto “Cancro, la prevenzione non si ferma dopo i 65 anni”, illustrato poi nel dettaglio in un convegno nazionale in Vaticano.

"La Via per San Michele", pellegrinaggio a piedi Vieste- Monte Sant'Angelo

FOGGIA - "La Via per San Michele" giunge quest'anno alla sua seconda edizione e permette a chi lo desiderasse di percorrere totalmente a piedi gli 88 km che da Vieste portano a Monte Sant'Angelo sino all'ingresso della Reale Basilica di San Michele Arcangelo con ritorno a Vieste per la messa di ringraziamento del 30 settembre che si tiene in Cattedrale.

Ai partecipanti, come dono per l’impegno e la dedizione profusi, verrà donato il fazzoletto del pellegrino e un attestato di partecipazione, simboli che testimoniano la devozione nei confronti di San Michele Arcangelo.

Il percorso non si presenta particolarmente complesso, ma è certamente riservato agli amanti della natura e alle lunghe passeggiate all’aria aperta che cercano esperienze autentiche, con le quali scoprire e conoscere nuovi territori e culture diverse. Si tratta comunque di un cammino di oltre 80 chilometri, e un dislivello massimo di 800 metri e richiede una preparazione psicofisica adeguata.

Un fenomeno di religiosità popolare, quello del viaggio verso i luoghi-chiave della Cristianità, che ha coinvolto nei secoli migliaia di pellegrini.

Nel Medioevo, i grandi itinerari della fede si snodavano lungo le rotte dei mari o i sentieri d’Oriente per raggiungere la Terrasanta, verso le strade per Roma, e lungo il “camino de Santiago” di Compostela, ma anche lungo la “Via Sacra Langobardorum” che univa direttamente Benevento a Monte Sant’Angelo, ma ben presto collegò l’Europa occidentale con la Terra Santa, tramite i porti di Brindisi e Otranto.

Un itinerario fondamentale per l’organizzazione viaria e marittima, per la fondazione di chiese, monasteri e mercati, ma soprattutto per la creazione di una comune cultura europea.

La denominazione dell’itinerario al Monte Gargano è legata alla presenza dei Longobardi, che fecero del santuario dell’Arcangelo il loro santuario nazionale e diffusero il culto micaelico in tutta Europa. Un culto che resiste dal Medioevo e si rinnova da oltre 1500 anni. Secondo la tradizione, l’Arcangelo apparve nel 490 a Monte Sant’Angelo, stabilendo colà la sua dimora. Il santuario, soprattutto durante il periodo delle Crociate, divenne la tappa obbligata per il passaggio in Terra Santa, sostegno ideale nella crociata contro i Turchi. Il Gargano divenne così uno dei luoghi di culto e pellegrinaggio più frequentati del Medioevo. Papi, Imperatori e Cavalieri percorsero le impervie contrade della Sacra altura, incamminandosi d’inverno, a piedi scalzi, lungo i suoi tornanti, per chiedere all’Arcangelo la remissione dei propri peccati.

Il pellegrinaggio era considerato “il cammino verso la salvezza”. Fra i pellegrini vi erano ricchi e poveri, sani e infermi, santi e peccatori, tutti accomunati da uno stesso sentimento: riacquistare la fede perduta e con essa la salvezza eterna. Si narra che San Francesco, non ritenendosi degno di entrare al cospetto del Principe delle Celesti Milizie, si fermasse a pregare dinanzi all’entrata della grotta.

Il pellegrinaggio, dalla fine dell’800, assunse una vera dimensione di massa: gruppi di devoti partivano da tutta Italia per raggiungere Monte Sant’Angelo, a piedi o a bordo di caratteristici carretti. Giovanni Tancredi, nel 1938, descrisse così le compagnie di Sammichelari che salivano gli impervi tornanti del Monte Gargano: “Chi vuol avere la sensazione della vera fede, venga quassù ed osservi le strade carrozzabili, gli impervi sentieri, le coste dei monti dove giovani e vecchi, uomini e donne con grossi involti sul capo, con le scarpe e le uose in mano, sgranando il rosario, salgono in lunghe file serpeggianti, oppure dispersi per le diverse scorciatoie come branchi di pecore pascenti, cantando interminabili litanie” .

Per adesioni o ulteriori informazioni: 3451450552 (Valentino)

Difesa dell'ambiente e pace per l'umanità

di DONATO FORENZA - Nel Palazzo di Vetro dell’ONU, a New York, rilevanti interventi sono stati formulati, recentemente, dall’Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, in due peculiari temi di valenza planetaria. La Santa Sede continua a difendere pace e ambiente, che costituiscono alcune grandi sfide per l’umanità. Viene ribadito l’approccio sistemico sostenibile della tutela dell’ambiente e la cultura della pace, applicate nella continuità quotidiana e dei cicli biologici degli ecosistemi e dello sviluppo terrestre.

Il delegato della santa Sede, Mons. Bernardito Auza, al Forum ad alto livello sulla cultura della pace, organizzato all’ONU, ha espresso lodi per l’iniziativa, che si è svolta in tempi complessi. Infatti, egli ritiene che la cultura della pace è un mirabile strumento che interconnette i pilastri fondamentali delle Nazioni Unite, che insieme sostengono la promozione della pace e della sicurezza, il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo per tutte le persone.

E’ necessario, pertanto proteggere e  assistere tutti coloro che “si trovano in situazioni vulnerabili, come rifugiati e migranti, in condizioni estremamente difficili”. Ricordiamo che Papa Francesco ritiene che stiamo vivendo un periodo di “guerra mondiale combattuta a pezzi, che si manifesta in molte forme, che includono conflitti armati tra gli Stati, terrorismo ed ideologie estremiste, violazioni dei diritti umani e abusi umanitari, così anche la devastazione dell’ambiente”. Secondo Mons. Auza è urgente la necessità di protezione della nostra casa comune (Enciclica Laudato si’) e, quindi, analizzando possibili lacune nel diritto ambientale internazionale e negli strumenti relativi all’ambiente, occorre assicurare e rafforzarne l’attuazione.

Infatti, “…il nostro mondo interdipendente – afferma Auza – ci ha resi più consapevoli che stili di vita e modelli di produzione e consumo, in una parte del mondo, hanno un impatto sull’ambiente, positivo o negativo, in altre parti del mondo.” Questa situazione fondamentale “dovrebbe motivarci a garantire che le soluzioni siano proposte secondo una prospettiva globale e non semplicemente per difendere gli interessi di alcuni Paesi”.

Tutti devono contribuire per rispondere in modo efficace alle sfide ambientali che affrontiamo. E’ importante che questo processo sia trasparente, consultivo e inclusivo. Inoltre, nella Conferenza intergovernativa sul diritto del mare nelle zone extraterritoriali, tenutasi presso l’ONU, è stata sancita l’azione indispensabile di raccomandare e perseguire un patto globale sull’ambiente, per creare un accordo giuridicamente vincolante per l’uso sostenibile della Biodiversità marina fuori dalle acque territoriali, in base alla Convenzione internazionale sul diritto del mare (Bbnj), e per regolamentare lo sfruttamento delle risorse minerarie negli oceani, con il coordinamento dell’Autorità internazionale dei fondali marini (Isa). 

Papa Francesco: "Sordi di fronte alle paure della gente, la paura spinge ad emarginare"

CDV - Papa Francesco sordi di fronte alle paure della gente, la paura spinge ad emarginare Le parole di Papa Francesco nel corso dell'Angelus domenicale in Piazza San Pietro.

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