Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post

Papa Francesco, foto con spilletta 'Apriamo i porti'

Papa Francesco ancora una volta campione di accoglienza. "Apriamo i porti". È la scritta sulla spilletta che mostra il Pontefice accanto a un sacerdote che gli fa un selfie. A postare la foto su Facebook è don Nandino Capovilla, parroco a Marghera (Venezia). Lo scatto è stato ripreso ieri, in occasione dell'incontro sul tema migrazioni, titolo "Liberi dalla paura", promosso e organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli da venerdì 15 a oggi a Sacrofano e a cui Bergoglio ha partecipato nella prima parte.

"Ha visto la spilletta che tenevo in mano e gliene ho spiegato il significato - scrive il sacerdote - Così Francesco l'ha presa e si è fatto scattare una foto tenendola in mano".

Don Capovilla è molto noto a Mestre per essere in prima linea con la sua parrocchia in numerose iniziative d'accoglienza, sia per italiani che stranieri. "Non dimentichiamo - dice il sacerdote - che mentre l'attenzione viene spostata sul mare, c'è chi fa finta di non vedere l'altra rotta, quella balcanica, che passa proprio attraverso i nostri territori e ci impegna nel dare assistenza ai tanti profughi che continuano ad arrivare".

La rete solidale di cui don Capovilla è uno degli animatori qualche giorno fa ha manifestato nel centro di Venezia con oltre tremila persone che hanno voluto esprimere il loro "no" ad ogni forma di odio e discriminazione".

Mottola e Taranto vicine nei riti della Settimana santa


MOTTOLA (TA) - I riti, la sofferenza, la penitenza, la fede. Mottola, con l’antichissima Confraternita del Carmine, partecipa per il secondo anno consecutivo alla mostra “Facies Passionis”, in programma a Taranto dal 20 al 24 febbraio. Un segno tangibile dell’importanza della Settimana Santa in Puglia e non solo, dal momento che l’esposizione quest’anno si arricchisce di alcuni simulacri venerati nel Sud Italia.

Tra questi, immancabile la cittadina della murgia che- con le sue processioni-si caratterizza come particolarmente suggestiva, complice il triduo pasquale che va dal Giovedì al Sabato Santo. «Siamo onorati- commenta il priore della locale Confraternita del Carmine Vito Greco- di essere presenti in questa prestigiosa rassegna. I nostri riti sono qualcosa di unico e sono orgoglioso di farne parte, sia per la nostra storia che per la nostra città».

Giovanissimo, guida la Confraternita con spirito di carità e grande entusiasmo. «Conosco da tempo il priore dell’Arciconfraternita del Carmine di Taranto Antonello Papalia- dice- e sono convinto che iniziative come questa, di sinergia tra le varie realtà del territorio, possano rappresentare un valore aggiunto nonché una vetrina delle tradizioni più belle». La mostra, infatti, è realizzata in collaborazione con diocesi e comune di Taranto, Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese e Università di Bari.

L’inaugurazione è in programma mercoledì 20 febbraio alle ore 18:30 nella chiesa del Carmine di Taranto. Mottola sarà presente con un simbolo di grande intensità, “La Caduta” (conosciuta anche come malc’atron) tra quelli che sfilano nella processione dei Misteri il sabato mattina, accompagnati da centinaia di confratelli e consorelle.

Giovedì 21, alle ore 19:30 in piazza Carmine a Taranto, imperdibile appuntamento con il “Concerto di Marce Funebri, le musiche tradizionali della Passione” e l’esibizione dell’associazione musicale Umberto Montanaro Città di Mottola, diretta dal M° Barbara Gigante. Ampio spazio alla tradizione mottolese: immancabile “Tomba che chiudi in seno” del M° Franco Leuzzi, considerata l’inno della Settimana Santa e che quest’anno compie trent’anni dalla prima esecuzione.

E poi un tributo ad altri autori di altissimo profilo: Lamanna, Orlando, Martina e Corbascio. Infine, un duplice omaggio: alla Sicilia- presente alla mostra “Facies Passionis” con due simulacri- con la composizione “Ad Angela” di Sebastiano Rondinella che, nel 2013, ha vinto il Concorso per marce inedite della Passione e a Taranto con due marce. Una di queste, “Venerdì Santo”, è stata scritta da Centofanti per la Settimana Santa tarantina quando era direttore della banda di Mottola. La conferma di un forte legame tra le due realtà.

Venerdì 22, nell’ambito del convegno “Le confraternite e le nuove sfide: fede, arte, diritto e terzo settore” (ore 9:00 ex Caserma Rossarol) è previsto l’intervento di don Sario Chiarelli della Facoltà Teologica pugliese nonché padre spirituale delle Confraternita del Carmine di Mottola che aprirà i lavori della II sessione.

Papa Francesco 'spreta' cardinale pedofilo

(AAP)
CDV - Papa Francesco continua la sua personale battaglia contro la pedofilia all'interno della Chiesa cattolica. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto in un comunicato che l'11 gennaio scorso ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, con il quale l'accusato "è stato dichiarato colpevole dei seguenti delitti perpetrati da chierico: sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l'aggravante dell'abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale".

McCarrick, ex arcivescovo di Washington, 88 anni, è stato quindi ridotto allo stato laicale: si tratta del primo (ex) cardinale che nel giro di pochi mesi, da essere membro del Collegio cardinalizio è stato spretato.

Papa alla Fao: "Fame non ha presente, nè futuro, solo passato"


CDV - "La fame non ha presente nè futuro. Solo passato": così Papa Francesco all'Assemblea dei governatori della Fao sottolineando che "non si tratta di uno slogan ma di una verita'", di un obiettivo cioè realizzabile anche se, ha denunciato, oggi "piu' di 820 milioni di persone soffrono la fame e la malnutrizione nel mondo".

''La società potrà vincere la battaglia contro fame e povertà se lo decide in modo serio'', ha assicurato Bergoglio. "La mia presenza desidera portare in questa sede i desideri e le necessità della moltitudine di fratelli che soffrono nel mondo. Vorrei poter guardare i loro volti senza arrossire, perché finalmente il loro grido è stato ascoltato e le loro preoccupazioni sono state affrontate", ha sostenuto il Papa nel suo discorso in spagnolo in risposta agli indirizzi dei principali dirigenti dell'Agenzia dell'Onu e del premier italiano Giuseppe Conte.

11 febbraio 1929: Gasparri e Mussolini firmano i Patti Lateranensi


di NICOLA ZUCCARO - L'11 febbraio 1929 nel palazzo di San Giovanni in Laterano furono sottoscritti gli accordi che, risolvendo in modo definitivo la Questione romana (ovvero il problema dell'indipendenza del Papa e della Santa Sede, sorto a seguito dell'annessione di Roma all'Italia) costituiscono a 90 anni dalla rispettiva firma l'atto normativo fondamentale per regolare i rapporti fra lo Stato italiano e la Santa Sede.

Furono 3 i distinti documenti firmati dal Segretario di Stato Card.Pietro Gasparri e dal Capo del Governo italiano Benito Mussolini e che riguardarono il Trattato, il Concordato e la Convenzione finanziaria.

Essi disciplinavano le condizioni della Chiesa Cattolica in Italia, riconoscendo ad essa il libero esercizio del potere spirituale e della giurisdizione in materia ecclesiastica. Inoltre regolavano la posizione giuridica dei vescovi e del clero, nonchè il regime del matrimonio, degli edifici di culto e affermavano il principio della religione cattolica quale religione di Stato.

Il 18 febbraio 1984, a 55 anni di distanza dalla prima firma, si è giunse alla sottoscrizione di un nuovo Concordato firmato a Villa Madama dal presidente del Consiglio dei Ministri on. Bettino Craxi per il Governo italiano e dal Segretario di Stato Vaticano  Cardinale Agostino Casaroli e finalizzato alla revisione dei precedenti accordi. Nell'atto di revisione fu formalizzata l'affermazione del principio dello Stato in materia religiosa che di fatto accreditava il Cattolicesimo quale religione di maggioranza e non più unica (quanto assoluta) per i credenti italiani.

San Biagio: centinaia di fedeli rendono omaggio al patrono e protettore della Città bianca

OSTUNI (BR) - Lungo l’intera giornata di ieri, domenica 3 febbraio, Ostuni ha reso onore al suo Patrono e Protettore San Biagio. Centinaia i fedeli che, con la complicità di un clima inaspettatamente mite, hanno raggiunto in pellegrinaggio i colli e partecipato alle celebrazioni che si sono svolte all’interno del santuario rupestre dedicato al Santo.

Qui, come da tradizione, oltre alle tre funzioni religiose, si sono tenute le rituali benedizioni alla gola, su cui viene poggiata la sacra reliquia. Numerosissimi i fedeli che, giunti in pellegrinaggio per ricevere la benedizione, hanno passeggiato lungo i sentieri e sulle praterie delle colline ostunesi.

Due le funzioni che si sono tenute nella Concattedrale, alle 11 e alle 18, quest’ultima officiata da Monsignor Domenico Caliando, Arcivescovo della Diocesi Brindisi-Ostuni, assieme ai sacerdoti della Città bianca. In una basilica gremita di fedeli, si è svolta una cerimonia tradizionale e al tempo stesso attuale: diversi sono stati i momenti in cui gli officianti e gli intervenuti hanno fatto riferimento ai valori di accoglienza e solidarietà che la nostra società deve riservare, rispettando quelli che sono i fondamentali precetti cristiani, nei confronti degli stranieri, soprattutto quelli in fuga da guerre e condizioni di vita disperate.

«Anche quest’anno la comunità ostunese, sia cattolica che laica, ha dimostrato la sua particolare devozione nei confronti di San Biagio, raggiungendo l’impervia grotta e partecipando con trasporto alle celebrazioni programmate dalla vicaria ostunese e dall’amministrazione comunale, che ha assicurato il consueto servizio gratuito di trasporto pubblico verso i luoghi di culto in collina. Una macchina organizzativa complessa, quella che ogni anno si mette in moto per la festa di San Biagio, che è riuscita a garantire il sereno svolgimento di tutte le attività previste, anche grazie al lavoro di pulizia di strade e sentieri, che ha permesso il raggiungimento del santuario rupestre in maggiore sicurezza».

Il sindaco Coppola inoltre, grazie al supporto dell’ufficio lavori pubblici e della locale sezione ARIF, ha disposto la pulizia di arbusti e sterpaglia selvatica, per consentire ai mezzi di soccorso di avvicinarsi quanto più possibile al santuario rupestre.

Essenziale il costante supporto di chi ha garantito maggiore controllo e sicurezza, sia verso i tanti visitatori, che verso l’ambiente. Accanto ai Carabinieri Forestali al Corpo dei Vigili Urbani, hanno operato i volontari della divisione locale della Croce Rossa, del SER – Protezione Civile e gli operatori ecologici dell’Ati Gial Plast/Bianco Igiene.

Domani si celebra San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri

di VITTORIO POLITO – Domani 3 febbraio il calendario liturgico ricorda san Biagio, il Santo vescovo e martire di Sebaste, l’unico santo “armeno” ad avere una memoria liturgica nel calendario latino, se pur nella forma minimale di “memoria facoltativa”.

“Tra i Santi di più antica devozione che l’Oriente ha trasmesso all’Occidente tramite i documenti provenienti da Bisanzio nel periodo dell’Iconoclasmo, emerge la figura di san Biagio, ritenuto martire in Armenia al tempo dell’imperatore Licinio durante l’ultima, violenta ondata di persecuzioni contro i cristiani, accusati di contrastare la restaurazione dei culti tradizionali e di rifiutare la divinizzazione dell’imperatore” (Stefania Colafranceschi, San Biagio di Cento, Minerva Edizioni).

San Biagio, martire e vescovo di Sebaste (Armenia), indicato in alcuni atti, non si sa in base a quale fondamento, come medico. Il suo martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano o Licinio, ma l’opinione preferibile è per l’epoca di Licinio (Vito Lozito, “Agiografia, magia, superstizione”, Levante Editori).

Scoppiata la persecuzione, Biagio si allontanò dalla sua sede vescovile e andò a vivere in una caverna, dove guariva con un segno di croce gli animali sofferenti. Scoperto da alcuni cacciatori in mezzo ad un branco di bestie e denunciato al magistrato, venne catturato e rinchiuso in prigione.

Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola. La benedizione del Santo con due ceri incrociati lo risanò immediatamente. Fra tanti miracoli, operati anche durante le torture, merita particolare ricordo quello della vedova, alla quale un lupo aveva portato via un maialino. La donna, riavuta la sua bestia per intercessione di Biagio, in segno di riconoscenza portò cibi e candele al Santo che, commosso, le disse: «Offri ogni anno una candela alla chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai molto bene e nulla ti mancherà».

San Biagio subì la decapitazione (probabilmente il 3 febbraio del 316). Il suo culto è tra i più diffusi in Oriente e in Occidente, sebbene, sembra, non si affermò immediatamente dopo la sua morte. La festa è celebrata dagli orientali l’11 febbraio, dagli occidentali, invece, il 3 o anche il 15 dello stesso mese.

Numerose le chiese e gli oratori a lui dedicati in ogni parte del mondo cristiano: nella nostra Regione San Biagio è protettore di Ruvo di Puglia (BA), dal momento che nel 1857 in occasione di una grave epidemia che colpì la gola di molti bambini, fu esposta la reliquia del Santo che compì il prodigio di far scomparire il morbo e da quel momento San Biagio fu eletto protettore della città. I devoti invocano il Santo e presentano per la benedizione piccoli pani detti “frecedduzze” realizzati nelle forme di mitria, pastorale, anello, mano benedicente, piedi. Mangiandoli esprimono la condivisione con la vita del Santo fino a farne nutrimento di vita spirituale. Un pane è confezionato anche a forma di “nodo” perché il Santo sciolga dai mali di gola tutti i sofferenti. Inoltre ai fedeli viene posto alla gola, come segno di protezione un nastro generalmente rosso, detto “misura”, a ricordo del martirio del Santo.

Tra il patrimonio artistico della Cattedrale di Ruvo, si annovera la statua in legno intagliato del Santo, risalente al XVI secolo. Numerose sono anche le opere in cui gli artisti vollero mettere in luce soprattutto la grandezza del Santo, raffigurandolo seduto in trono, vestito di sontuosi paramenti sacri, le mani levate in alto con gesto benedicente, la croce episcopale e le insegne del martirio

Le raffigurazioni relative al Santo, alla sua vita e al suo martirio sono numerose, forse perché alcune leggende ne avvicinarono il culto al gusto ed alla sensibilità popolari. Suo attributo comune è, oltre alle costanti insegne episcopali, il pettine di ferro da cardatore - infatti è assunto anche come patrono dei cardatori – strumento della tortura subita. Ma l’attributo iconografico che appare più frequentemente sono due ceri incrociati per la benedizione della gola.

Numerose sono anche le opere in cui gli artisti vollero mettere in luce soprattutto la grandezza della figura del Santo, raffigurandolo seduto in trono, vestito di sontuosi paramenti sacri, le mani levate in alto con gesto benedicente, la croce episcopale e le insegne del martirio. Nel giorno della sua festa, in Spagna, Francia e Germania, vengono distribuiti speciali piccoli pani, che nella forma ricordano le parti malate. Anche a Roma, nella Chiesa di San Biagio della Pagnotta, tale tradizione sopravvive, mentre a Milano, e pian piano anche nel resto d’Italia, si mangia una fetta di “Panettone di San Biagio” che sarebbe poi quello avanzato durante le festività natalizie.

Anche in Albania si festeggia San Biagio, dove da una roccia trasuda un olio molto curativo e che ancor oggi è meta di fedeli cristiani che festeggiano il protettore della gola il 3 febbraio mentre i musulmani festeggiano l’11 febbraio. Alcuni tra loro... amano festeggiare in entrambe le date.

Il potere taumaturgico del Santo si estese, oltre alle malattie della gola anche a numerose altre patologie: in particolare, in Germania, è invocato anche contro i mali della vescica, per l’affinità fra il suo nome e il termine tedesco “blase” che indica appunto quell’organo.

In occasione della sua festa, vengono celebrate messe e festeggiamenti nei reparti di otorinolaringoiatria, dal momento che San Biagio è considerato protettore della gola e degli otorinolaringoiatri.

Il 3 febbraio si celebra anche la 41ª Giornata Nazionale per la Vita, che sarà ricordata in tutte le diocesi.

Quando in Olanda la festa di San Nicola era considerata fuorilegge

di VITTORIO POLITO - Oggi si festeggia la festa folkloristica di San Nicola in Olanda che non ha confronti nel mondo, come ricorda nel suo “Foglio”, che invia periodicamente agli amici di San Nicola in tutto il mondo, padre Gerardo Cioffari o.p., il domenicano colto, che sa tutto sul nostro patrono.

Nei secoli XVII e XVIII, prevalendo il protestantesimo puritano, anche il folklore nicolaiano era fuorilegge. Infatti all’inizio del XVII secolo, tale Oliver Cromwell (1559-1658), condottiero e politico inglese, permise il saccheggio della chiesa di San Nicola a Galway (Irlanda), al punto da farla ridurla a stalla.

Nel 1607 furono emanate in diverse città severe leggi contro chi festeggiava San Nicola. A Delft (Olanda) il magistrato della cittadina impose con un documento la proibizione della festa.

Ad Utrecht nel 1655 il consiglio comunale per evitare che il decreto fosse aggirato dalla popolazione, estese la proibizione della festa di San Nicola dal primo all’8 dicembre. Ad Amsterdam con l’ordinanza n. 81, fu vietato di andare sulla diga o in altri luoghi “con qualsivoglia tipo di dolci, cibi o altra mercanzia”, per non attirare la folla da ogni parte della città.

Ovviamente anche gli artisti limitarono le loro creatività senza far comparire l’immagine del Santo, come si può notare in alcuni dipinti di Jan Steen o di Cornelis Dusart.

In alcuni manifesti pubblicitari, per mettere in cattiva luce la simpatica figura di San Nicola, veniva storpiata l’immagine oppure mostrava il vescovo che frusta con cattiveria un bambino (?).

Oggi in Olanda la festa di Santa Claus (Sinterklaas) è considerata fra le tradizioni più caratteristiche della nazione.

Che l’Olanda abbia avuto la sua epoca schiavista – scrive padre Cioffari – è difficile metterlo in dubbio, ma è altrettanto vero che a partire dall’epoca della Rivoluzione francese si fecero avanti nuove idee sempre più umanitarie e addirittura all’avanguardia nella nostra civiltà europea. Nel corso del XIX secolo, come la Spagna non rappresentava più l’odiato nemico, così Pietro il Nero, non ricordava più lo “schiavo”, ma un allegro accompagnatore del nostro Santo. Ai primi dell’Ottocento infatti risalgono le prime pubblicazioni che vedono San Nicola allegramente per le strade e soprattutto sui tetti a portare doni attraverso i camini.

Il 3 febbraio un incontro-dibattito per la 41° Giornata per la Vita: "E’ vita, è futuro"


di LUIGI LAGUARAGNELLA - La Cei ogni anno celebra la Giornata per la Vita. Numerose sono le iniziative e i momenti di riflessione che vengono organizzati nelle parrocchie italiane. La diocesi di Bari-Bitonto promuove un incontro presso la Parrocchia del Preziosissimo Sangue in San Rocco il prossimo 3 febbraio. L’Ufficio pastorale sociale e del lavoro insieme alla Caritas diocesano collaboreranno per un incontro che prende spunto dal tema della Giornata per la Vita 2019: “E’ vita, è futuro”. 

Sarà un dibattito a cui parteciperanno il prof. Gianluigi Gigli del Movimento per la Vita, don Vito Piccinonna direttore della Caritas diocesana, Tommaso Cozzi dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro e il parroco della chiesa del Preziosissimo Sangue don Oliviero Magnone cpps.

Il messaggio che il consiglio episcopale manda per questa 41° edizione parla di “germogli” e di “eredità” incastrati nell’ottica del dialogo generazionale. A partire dalla memoria degli anziani si deve creare un dialogo generazionale che dia ai più giovani una speranza e un patto per la natalità che coinvolga tutte le forze del paese.

"Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della "casa comune", che è il nostro pianeta (...)  Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene», per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile."

Aborto, Papa Francesco: "donna va assolta e consolata"

CDV - Papa Francesco conferma che l'aborto è un peccato ma la donna va sempre assolta. "Il messaggio della misericordia è per tutti, anche per la persona umana in gestazione. Dopo aver fatto questo fallimento che è l'aborto c'è misericordia, certo. Per questo ho voluto allargare a tutti i sacerdoti e non solo ad alcuni la possibilità di assolvere dall'aborto", ha detto Francesco al rientro dal viaggio a Panama. 

"Il problema - ha continuato il Pontefice - non è dare il perdono, ma non è facile accompagnare una donna che ha abortito. Sono drammi grandissimi. Secondo una teoria, una cellula del preconio resta nella madre (come per i figli nati, ndr). Una cellula resta... Dobbiamo dare consolazione e non punire niente, tante volte, anzi sempre. Ma le donne per stare bene debbono incontrarsi col figlio che hanno perso, riconciliarsi con lui. Io dico loro: "È in cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non gli hai cantato'. Il dramma dell'aborto è terribile. Per capirlo - ha concluso il Papa - devi stare nel confessionale".

Chiesa: Don Ottorino, il prete "appassionato di Gesù"

di MONSIGNOR SALVATORE PALESE - TAVIANO (Le). “Uomo sincero, cristiano coerente, prete appassionato di Gesù”: sono espressioni con le quali mons. Fernando Filograna, vescovo di Nardò-Gallipoli, con commozione ha caratterizzato la personalità di don Ottorino Cacciatore (18 maggio 1933 – 11 gennaio 2019), nella celebrazione esequiale di sabato 12 gennaio.

Tutti insieme abbiamo pregato per lui quando mons. Vito Angiuli, vescovo Ugento-Santa Maria di Leuca, ci ha dato la notizia durante il ritiro del clero di venerdì 11 gennaio a Leuca.
 
La gratitudine è stata spontanea e corale per il gran bene compiuto nei molti anni di ministero presbiteriale.

E, in particolare, da direttore spirituale egli ha educato al ministero ordinato generazioni di giovani negli anni 1981-1996 nel nostro Seminario Maggiore a Molfetta: è stato il periodo più rilevante della sua esistenza.

Svolse la sua missione con autorevolezza e con diffuso apprezzamento nelle diocesi pugliesi. Arricchitosi dell’insegnamento del Concilio Vaticano II, fu convinto assertore e deciso promotore delle linee rinnovatrici indicate per la presenza della Chiesa cattolica nel mondo contemporaneo.

Collaborò efficacemente con i rettori Tommaso Tridente (1980-1985), Agostino Superbo (1985-1991), Donato Negro (1991-1994) e Giovanni Ricchiuti (1994-2005), contribuendo alla stesura della proposta educativa “Ad immagine del Gesù Buon Pastore” che ha guadagnato l’attenzione in Italia e oltre.

Profonda fu l’amicizia che lo legò a don Tonino Bello.

E a Taviano, dove ha risieduto negli ultimi anni, è stato amato e seguito come “erede della Chiesa del grembiule”, da laici, sacerdoti e consacrati, attenti ai bisognosi e ai sofferenti.

Nel testamento spirituale don Ottorino ha lasciato scritto: «Il Signore viene, andategli incontro! Tutta la vita del cristiano è la porta che ci fa passare dal pellegrinaggio terreno, dove vediamo il Signore nella luce della fede, alla patria beata, dove lo vedremo “faccia a faccia”… Ringrazio il Signore per avermi fatto nascere in una famiglia cristiana e per avermi fatto dono del ministero sacerdotale. La Vergine Santa mi aiuti a dire il mio “Eccomi” sereno e gioioso nel momento in cui il
Signore vorrà chiamarmi. Ringrazio ciascuno di voi per il bene che mi volete e che mi fa scoprire sempre più debitore nei vostri riguardi. Vi porto tutti nel cuore con affetto fraterno».

Certamente il buon seme porta molto frutto e sicuramente don Ottorino ci accompagnerà ancora.

Panama è già in festa per la Giornata Mondiale della Gioventù

di LUIGI LAGUARAGNELLA - E’ la prima Gmg che si tiene a gennaio ma, a pensarci bene, in America latina è estate e non si va a scuola. Questa volta ad adeguarsi sono gli europei e i poco più di mille italiani.

Manca poco all’arrivo di Papa Francesco a Panama per la 34° Giornata Mondiale della Gioventù; intanto oggi ci sarà la cerimonia di apertura che è possibile vedere in diretta tv da mezzanotte.

Queste giornate, anche se in un periodo diverso rispetto alle edizioni precedenti, rappresentano comunque un volto della Chiesa positivo, di giovani che vogliono mettersi in cammino. E’ la terza Gmg di papa Francesco la seconda nel suo continente; addirittura sarà la “prima Gmg” per i ragazzi appartenenti alle popolazioni indigene invitati proprio dal pontefice in segno di apertura dopo anni (o secoli) di persecuzioni che in forme diverse continuano.

Senza dubbio tra l’atmosfera festosa e un clima di vera condivisione tra ragazzi provenienti da tutto il mondo l’appuntamento di Panama diventa maggiormente importante perché giunge proprio dopo il Sinodo dei Giovani tenutosi ad ottobre. La Chiesa vuole seriamente mettere al centro i giovani, renderli protagonisti e sempre aperti al dialogo. Proprio i giovani sono coloro maggiormente aperti al volontariato, a vivere esperienze di condivisione, sono capaci di entrare in connessione non solo virtuale. La Giornata Mondiale della Gioventù ne è l’esempio.

L’attesa è per papa Francesco in arrivo domani a Panama. Aprirà la Gmg con una cerimonia il 24 gennaio; il 25 alle 17.30 (23.30 ore italiane) l’appuntamento previsto è la Via Crucis, mentre sabato 26 il momento principale sarà la veglia alle 18.30 (00.30 ore italiane) e domenica 27 la messa conclusiva alle 8 (14 ore italiane).

Migranti, Papa: "Prego per chi ha responsabilità 170 vittime"

CDV - Il Pontefice all'Angelus prega per le vittime della nuova strage di migranti e delle responsabilità di chi l'ha causata. "Ho due dolori nel cuore: Colombia e Mediterraneo. Penso alle 170 vittime del naufragio nel Mediterraneo cercavano futuro per la loro vita. Vittime forse di trafficanti. Preghiamo per loro e per coloro che hanno responsabilità per quello che è successo", ha dichiarato Papa Francesco.

'Discepolo' di Padre Pio, fr. Daniele beato?

di FRANCESCO GRECO - SAN GIOVANNI ROTONDO (FG). Predicò la parola di Padre Pio in Italia e in Europa. Gli si riconoscono innumerevoli “grazie e favori celesti”. In odor di santità già durante la lunga e intensa parabola terrena (76 anni), la fama si è consolidata ulteriormente dopo la morte, grazie anche all’opera infaticabile dell’associazione “Amici di fr. Daniele”.

Prosegue la causa di beatificazione del Servo di Dio fr. Daniele Natale dell’Ordine dei Frati Minori di San Giovanni Rotondo. Fu “discepolo” di San Pio da Pietrelcina, un fattore decisivo, che trasfigura lo spessore umano e spirituale del religioso che diffuse in Italia e in Europa la profonda ricchezza semantica del messaggio del frate con le stimmate. 

Daniele Natale (al secolo Michele) nacque a San Giovanni Rotondo (Fg) l’11 marzo 1919, dal matrimonio fra Bernardino e Angela Maria De Bonis. Giovanissimo (1933) entrò nei Frati Minori Cappuccini e dopo gli intensi anni della formazione, il 12 maggio 1940, nel Convento di Montefusco, emise la professione perpetua.
 
San Pio lo volle suo “figlio spirituale”, e da tanto “maestro” fr. Daniele apprese, in senso militante, il mistero della sofferenza e la malattia vissuti come strumenti di purificazione e santificazione.
 
Ebbe alto il senso del dovere e dell’umiltà: fu portinaio, cuoco, sagrestano. Instancabile nella dedizione verso il prossimo nei tempi terribili del secondo conflitto mondiale. Durante i bombardamenti su Foggia, si prodigò nella carità verso feriti, sfollati, vittime e in generale nella disponibilità verso le famiglie provate dall’insensata tragedia provocata dalla follia dell’uomo.
 
Quando San Pio trapassò, per suo preciso volere divenne apostolo e percorse le contrade italiane ed europee portando ovunque la “ricchezza” polisemica del suo “credo”.
 
Il “dies natalis” colse fr. Daniele dov’era nato, il 6 luglio 1994. Lo piansero a lungo i tanti che lo conobbero direttamente apprezzandone le doti umane e spirituali, in particolar modo l’efficacia della preghiera d’intercessione. 
 
La sua vita e le opere richiamarono l’attenzione dei Ministeri Provinciali dei Frati Minori Cappuccini della Provincia Religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio, che si sono avvicendati nel quarto di secolo trascorso dalla dipartita, che hanno nominato un confratello col compito di raccogliere documenti, testimonianze, ogni genere di news su fr. Daniele.
 
Dal 20 febbraio 2011 (quando il Postulatore Generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini fr. Florio Tessari nominò fr. Mariano Di Vito suo vice-postulatore) ai giorni nostri, è iniziata la scansione dei passaggi previsti dall’iter della prassi di beatificazione e canonizzazione.
 
Del Tribunale Diocesano (nominato da S. E. Monsignor Michele Castoro, compianto arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo) fanno parte: don Michele Nasuti (Giudice Delegato), don Alessandro Rocchetti (Promotore di Giustizia), il diacono Francesco Armenti (Notaio Attuario), il dottor Luigi Gravina (Notaio Attuario Aggiunto) e i periti in “re historica et archivistica” fr. Cosimo Maria Vicedomini, il giornalista Stefano Campanella, la dottoressa Marianna Iafelice.
 
In tre anni e mezzo (3 giugno 2013 – 5 novembre 2016), i lavori del Tribunale si sono sviluppati in ben 58 sessioni con l’ascolto di 52 testimoni (ex officio inclusi). Fra questi: due Vescovi, numerosi sacerdoti, numerosissimi laici di varia estrazione culturale.
Mentre dalla provenienza geografica – come già accennato - traspare la vastità della predicazione del religioso: Francia, Svizzera, Veneto, Lazio, Molise, Emilia-Romagna, Campania, Lombardia e ovviamente Puglia. Segnalati anche presunti miracoli che, analizzati, si sono rivelati “grazie e favori celesti”.       
 
Il 10 ottobre 2015 la salma del Servo di Dio è stata traslata dalla tomba di famiglia nel cimitero di San Giovanni Rotondo alla nuova cappella all’ingresso del Santuario di Santa Maria delle Grazie, approntata appositamente e progettata dal locale studio di architettura De Angelis. La traslazione è stata necessaria per permettere ai pellegrini, sempre più numerosi, di recarsi in visita di preghiera all’ultima dimora di fr. Daniele. E infatti, dall’ottobre 2015 a maggio 2017 sono state censite oltre 20mila richieste di preghiere, grazie e favori celesti.
 
Sin dai primi passi della causa di beatificazione e canonizzazione, un periodico semestrale (“Fr. Daniele Natale – Discepolo di Padre Pio”) informa i devoti sul cammino dell’iter e la figura del religioso. La tiratura è di 8mila copie, di cui 7mila spedite a chi ne ha fatto richiesta. Per riceverlo basta scrivere a questo indirizzo email: postulazionefradaniele@padrepio.it.
 
A che stadio sia, infine, tutto il percorso non è dato saperlo. Un riserbo comprensibile: se è vero che “natura non fecit saltus”, tutte le cause di beatificazione e canonizzazione richiedono discrezione, silenzio, pudore.
 
La via che conduce all’onore degli altari esige l’intimità delle coscienze, la riflessione, la solitudine, affinché nessun elemento condizioni il lavoro di ricognizione del materiale, né turbi il cuore di chi è stato scelto per un compito così delicato. 

Bari, al via i lavori per la costruzione della nuova chiesa di San Girolamo

BARI - Domani, venerdì 18 gennaio, nel 61° anniversario della fondazione, nella parrocchia di San Girolamo, si terrà un incontro aperto nel corso del quale il sindaco di Bari Antonio Decaro, l’architetto progettista Lorenzo Netti, il responsabile dell’impresa edile Garibaldi-Fragasso Beppe Fragasso, Bruno Ressa e Angelo Addante dell’Ufficio nuove Chiese dell'Arcidiocesi Bari-Bitonto e il parroco don Pasquale Zecchini presenteranno il progetto della nuova chiesa.

L’8 novembre scorso, infatti, il Comune di Bari ha rilasciato il permesso di costruire, mentre il 15 gennaio è stato firmato il contratto di appalto e tra qualche giorno sarà dato materialmente il via all’inizio dei lavori.

Si conclude così un iter progettuale lunghissimo, che parte nel 1991, e che nel tempo ha visto partecipare, a vario titolo, diversi architetti, ingegneri, tecnici e collaboratori.

Il progetto prevede la realizzazione della nuova chiesa prospiciente via San Girolamo e, in un prima fase, la parziale ristrutturazione dell’edificio esistente destinato alla sacrestia, agli uffici per il parroco e all’archivio parrocchiale. La parte rimanente continuerà ad essere utilizzata per le attività di ministero pastorale e per la canonica.

Per il tempo necessario al cantiere, la chiesa esistente manterrà la sua funzione in attesa che si completi l’intero progetto del complesso parrocchiale, che prevede nuovi ambienti per il ministero pastorale, gli uffici parrocchiali e la nuova canonica.

“La qualità dell'architettura è una caratteristica importante di questo intervento - dichiara l'assessora all'Urbanistica Carla Tedesco - come deve essere in tutti gli interventi che si inseriscono nella città esistente per riqualificarla. Gli uffici dello Sportello unico per l'edilizia, attraverso una interazione positiva con il progettista, hanno risolto una serie di problematiche che per anni avevano contribuito a bloccare la realizzazione dell'opera. Nel giro di qualche anno, con la conclusione dei diversi cantieri in corso e di imminente avvio,  gli spazi del quartiere San Girolamo cambieranno, e questo contribuirà a migliorare la qualità della vita dei residenti”.

 “La costruzione della nuova chiesa di San Girolamo e poi dell’intero centro parrocchiale - commenta Lorenzo Netti, architetto e docente del Politecnico di Bari - rappresenta la volontà di quel quartiere di rinnovarsi nella forma e nella sua stessa struttura sociale. È un tassello essenziale della rigenerazione urbana da tanto attesa e che finalmente vede realizzare, e quasi nello stesso tempo, il nuovo lungomare pubblico, le nuove abitazioni in sostituzione del vecchio quartiere IACP e la nuova chiesa, luoghi intorno ai quali si svolgono le attività dei cittadini di questa parte di Bari. Il centro parrocchiale diverrà il luogo di aggregazione di quanti vorranno migliorare la propria condizione e rendere il quartiere più bello e vivibile. Il nostro progetto, maturato in tanti anni di elaborazione, anche con il contributo della comunità ecclesiale, intende rispondere a questa istanza costruendo la nuova casa di Dio, degli uomini, delle donne e dei bambini che abitano e vivono San Girolamo”.

L’aula sacra delle nuova chiesa San Girolamo è costituita da un grande ambiente unico, con pareti laterali lisce e austere, che potrà ospitare quasi 400 fedeli. La forma di questo spazio è irregolare: all’ingresso è larga e bassa e verso la cappella del SS. Sacramento diventa più stretta e alta. La luce irrompe dall’alto attraverso ampi lucernari lungo la copertura. Il presbiterio, allungato in accordo alla sagoma dell’aula sacra, protende l’altare verso il centro dell’assemblea, dove sono collocati anche l’ambone e la sede del presidente con i ministri officianti. Lo spazio dell’aula liturgica si conclude con la cappella di adorazione che custodisce il SS. Sacramento e assume il ruolo di cappella feriale la cui illuminazione discende attraverso un lucernario conico in conclusione dello spazio liturgico.

Secondo il cronoprogramma l’opera sarà consacrata nel 2021, a trenta anni dall’inizio della progettazione.

Oggi con la festa di Sant’Antonio Abate inizia il Carnevale

di VITTORIO POLITO – Oggi, come ogni anno, in molti comuni italiani si festeggia Sant’Antonio Abate protettore degli animali. Con la celebrazione della festa (Sand’Andè per i baresi) inizia ogni anno il periodo dedicato al Carnevale. In questo giorno i cittadini portano gli animali per la benedizione (a Bari presso la Chiesa di Sant’Anna del centro storico, mentre in precedenza la cerimonia si svolgeva presso il Fortino).

A questo Santo è associato il bastone a T, tau, 19ª lettera dell’alfabeto greco, e un maiale. Cosa c’entra il maiale, che per i cristiani era simbolo del male? Secondo gli studiosi all’inizio si trattava di un cinghiale, attributo del dio celtico Lug, dio del gioco e della divinazione, venerato in Gallia a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Gli stessi sacerdoti venivano chiamati “Grandi Cinghiali Bianchi”, mentre il dio Lug regnava anche sugli inferi. L’emblema del cinghiale appariva anche sugli stendardi e sugli elmi dei celti. In realtà il maiale rappresenta simbolicamente il maligno e le seduzioni che i piaceri della carne provocano.

Vito Lozito, nel suo volume “Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori), fa una esauriente descrizione del protettore degli animali, nato intorno al 250 a Coman in Egitto e morto ultracentenario nel 356. Negli ultimi anni accolse presso di sé due monaci che l’accudirono nell’estrema vecchiaia. Il 17 gennaio del 356 e fu seppellito in un luogo segreto. In questo luogo per venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di “ergotismo” (herpes zoster, cosiddetto “fuoco di S. Antonio”), causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, usata all’epoca per fare il pane.

Sant’Antonio Abate divenne protettore degli animali ed una testimonianza di festeggiamento romano ce l’ha lasciata il poeta tedesco Goethe, che in un suo diario parla del 17 gennaio 1787, giorno sereno e tiepido, che, dopo una notte di gelo, poté assistere alla consacrazione degli animali domestici, con cavalli e muli infiocchettati e benedetti con copiose aspersioni d’acqua santa.

Ed infine qualche curiosità. In alcune località delle Marche, la festa di Sant’Antonio si festeggia anche con balli popolari, specie con il saltarello, accompagnato da corni e tamburi sino a tarda notte. Anche il fuoco è considerato parte integrante della festa. Secondo alcuni i riti attorno alla figura del Santo testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica e druidica. Una festa dunque di origini antiche finalizzata a sconfiggere il male e le malattie.

A Novoli, in Puglia, viene accesa “la Fòcara”, una pira alta 25 metri per 20 metri di diametro, ed eretta con migliaia di fascine di tralci di vite arrivate da tutta la regione.

Sul Gargano a San Marco in Lamis (FG), nel passato i bambini erano soliti scavare per terra con le mani alla ricerca di pezzi di carbone, mentre a Mattinata e Monte Sant’Angelo (FG) “usavasi mangiare pancotto con pane conservato a Natale”. A San Nicandro Garganico (FG), verso l’imbrunire si accendono “i fuochi” (falò), che saranno ripetuti la sera del 20 gennaio festa di San Sebastiano e il 3 febbraio, festa di San Biagio. Al termine della cerimonia ogni persona prende una pala di brace e la porta a casa in segno di devozione. La cenere sarà sparsa successivamente nei campi affinché siano preservati da qualsiasi intemperia e produrre molti raccolti. Queste ultime notizie sono riprese dal volume di Grazia Galante “La religiosità popolare di San Marco in Lamis – Li còse de Ddì” (Levante editori).

I re Magi, la Cometa, Giotto e l’Epifania

di VITTORIO POLITO – «Nato Gesù in Betleem di Giuda, al tempo di re Erode, ecco, dei Magi arrivarono dall’Oriente a Gerusalemme, e chiesero “Dov’è il re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo» (Matteo (II, 1-2).

Una leggenda narra che un giorno i Re Magi partirono carichi di doni (oro, incenso e mirra) per Gesù Bambino, attraversando molti paesi e guidati da una stella. In ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro.

In ogni presepio del mondo, sopra la grotta che ospita la Sacra Famiglia, o sulla punta dell’albero addobbato per la festa, trova posto da tempo immemorabile una splendente “stella cometa”. Si tratta di una locuzione popolare impropria che gli astronomi chiamano semplicemente “cometa”, ossia astro chiomato.

La tradizione vuole che i re Magi fossero stati guidati nel luogo dove nacque Gesù proprio da una luminosa cometa, divino messaggero del glorioso evento. Ma quanto c’è di verificabile, dal punto di vista astronomico, in questa affascinante rappresentazione? La stella dei Magi è esistita davvero? Da oltre un secolo si sa che si tratta di un corpo del sistema solare fatto in gran parte di ghiaccio, quindi proprio il contrario di una stella. La trasformazione di questa stella in cometa risale addirittura al 1301 e il merito va a Giotto. Egli infatti osservò personalmente in quel periodo una fantastica apparizione della cometa di Halley e, comprensibilmente, non resistette all’idea di disegnare la grande cometa sulla scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

I progressi odierni della scienza permettono, grazie a computer con programmi di calcolo sempre più potenti e complessi ed all’affinamento dell’indagine storiografica ed archeologica, di ricostruire con grande precisione il cielo notturno osservato dai nostri progenitori e di dare un contributo decisivo alla risoluzione di un “caso” affascinante ed assai complicato. L’interesse degli astronomi per la stella di Betlemme è sempre stato vivo e non accenna a diminuire: dopo oltre duemila anni si susseguono ancora interpretazioni e studi al riguardo.

I Magi, secondo il Vangelo armeno, erano tre fratelli: Melkon, che regnava sui Persiani, Balthasar, che regnava sugli Indiani e il terzo, Gaspar, che possedeva il paese degli Arabi. Appartenevano originariamente ad una delle tribù in cui era diviso il popolo dei Medi e costituivano la classe sacerdotale. In Persia, infatti, dove vivevano, il loro nome assunse il significato generico di sacerdoti.

I Magi esercitavano la professione che oggi definiremmo di astrologi. Alla corte di Babilonia essi interpretavano i segni celesti, osservando i moti delle stelle e dei pianeti, traendone auspici favorevoli o meno. La “stella” che essi videro era uno di quei segnali con i quali presso i pagani la divinità rendeva noti i propri disegni. Alcuni testi arabi collegano i Magi alla religione iranica e a Zoroastro “fondatore della dottrina del magismo”, al quale veniva attribuita tra le altre cose anche la profezia della nascita di Cristo.

Oggi sorridiamo del fatto che gli astri possono avere un’influenza prevedibile sul nostro agire quotidiano, o che tanto meno, permettano di predire eventi futuri. L’astrologia ha perso ogni fondamento e scientificità, anche presunta, con l’avvento del metodo scientifico del 16° secolo. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che astronomia e astrologia hanno proceduto di pari passo per secoli, la prima al servizio della seconda. Fu a causa della creduta influenza dei corpi celesti sul destino dell’uomo che i sapienti dell’epoca affinarono la propria conoscenza sull’astronomia posizionale.

I Vangeli sono una fonte privilegiata per inquadrare con una certa precisione la “stella” che videro i Magi. Dal Vangelo di Matteo proviene un’utile informazione: il fenomeno astronomico osservato dai Magi fu si importante ma non certo eclatante, ossia perfettamente evidente a chiunque. In caso contrario anche Erode ne sarebbe stato a conoscenza e non avrebbe dovuto chiedere informazioni dettagliate. Da perfetti conoscitori della volta celeste quali erano i Magi, sicuramente si resero conto che ciò che videro, nel loro lungo viaggio da Babilonia a Betlemme, era qualcosa di importante per la propria esperienza di studiosi del cielo, anche se poi, a livello popolare, poteva passare del tutto inosservato. Ecco dunque perché furono i Magi a notare “la stella” e non altri: solo loro erano in grado, come esperti osservatori delle stelle, di apprezzarne la particolarità. È possibile che in futuro emergano nuovi elementi archeologici o storiografici risalenti ai primi anni della cristianità: essi potranno così dar peso ad un’interpretazione piuttosto che ad un’altra.

Con la festività dell’Epifania si ricorda, come detto, la visita dei Re Magi a Gesù in Betlemme. Il termine, che nel mondo greco indicava le azioni con cui la divinità si manifestava, passò nel mondo cristiano a designare la celebrazione delle principali manifestazioni della divinità di Gesù Cristo (battesimo nel Giordano, adorazione dei Magi e primo miracolo).

L’Epifania, dal greco apparizione, rappresenta la triplice solennità della Chiesa istituita dagli Apostoli per ricordare tre grandi miracolosi avvenimenti: l’apparizione dell’astro che guidò i Re Magi dall’Oriente a Betlemme, per consentire loro l’adorazione del neonato, Salvatore del mondo; la conversione dell’acqua in vino alle nozze di Cana in Galilea; il battesimo di Gesù Cristo nel Giordano somministrato da San Giovanni Battista, assistito dallo Spirito Santo in forma di colomba e dall’eterno Padre, che dichiarò Gesù suo figlio diletto.

Non è noto come mai la celebrazione dei tre diversi avvenimenti accadesse lo stesso giorno. In maniera del tutto arbitraria fu stabilito che essi fossero accaduti in uno stesso giorno di differenti epoche. I Greci chiamavano l’Epifania ‘Teofania’, cioè apparizione di Dio, e la celebrarono insieme a quella del Natale, almeno per i primi tre secoli. Nel IV secolo, invece, sotto Giulio I, queste due feste furono separate nella Chiesa Latina e tale separazione fu adottata al principio del V secolo nelle Chiese di Siria e di Alessandria. Nel giorno dell’Epifania il Diacono annuncia il giorno in cui dovrà cadere la Pasqua. Anticamente all’Epifania precedeva un rigoroso digiuno per un’intera giornata.

La Befana, termine che è degenerazione di Epifania, cioè manifestazione, è, nell’immaginario collettivo, un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio, festa appunto dell’Epifania, evento che segue al Natale. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi.

Bari, il presepe vivente del Preziosissimo Sangue in San Rocco alla 3° edizione

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Sabato 5 gennaio, per il terzo anno consecutivo, si rinnova l’appuntamento del “Presepe vivente” organizzato dai giovani e dalla comunità della parrocchia del Preziosissimo Sangue in San Rocco. Dalle 17 in poi all’esterno della chiesa di via S. Visconti saranno allestite alcune scene della natività di Betlemme.

Sarà possibile visitare gli spazi con gli antichi mestieri fermarsi tra i pastori e gustare qualcosa di caldo. Saranno coinvolti i bambini della parrocchia che si immedesimeranno nei personaggi del presepe. Circa 40 saranno i partecipanti. Non mancherà un sottofondo di musica, brevi narrazioni della storia sulla Sacra Famiglia e momenti di danza animati proprio dai più piccoli.

E’ proprio grazie alla volontà delle realtà giovanili che la terza edizione del presepe vivente prende vita in una delle strade del centro città. Per questo appuntamento il tratto di strada di via S. Visconti tra via Calefati e via Putignani sarà bloccato al traffico.

Molti giovanissimi si sono impegnati attivamente accolti dalla disponibilità dei Missionari del Preziosissimo Sangue che guidano la parrocchia e supportati dai gruppi degli adulti. Per la terza edizione, quasi in maniera spontanea ed inaspettata, l’invito è a vivere un semplice momento di convivialità attorno ad appuntamento con una piacevole tradizione.

Papa Francesco: "Meglio vivere come ateo anziché dare una contro-testimonianza dell'essere cristiani"

CDV - "E' uno scandalo quello di persone che vanno in chiesa, che stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente: meglio vivere come ateo anziché dare una contro-testimonianza dell'essere cristiani" ha dichiarato Papa Francesco, nell'udienza generale nell'Aula Paolo VI in Vaticano.

"Il cristiano - secondo il Pontefice - non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l'uomo che sosta davanti alla rivelazione di un Dio che non porta l'enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di Padre, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie. Gesù introduce l'insegnamento della preghiera del 'Padre Nostro', prendendo le distanze dagli ipocriti. C'è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio: lo fanno per essere ammirati dagli uomini. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza".

Tutte le preghiere a San Nicola a cura di fr. Santo Pagnotta

di VITTORIO POLITO - La Pontificia Basilica di San Nicola editore ha pubblicato recentemente il volume di grande formato “Preghiere a San Nicola”, curato da fr. Santo Pagnotta o.p., domenicano della stessa Basilica.

La pubblicazione raccoglie tutte le preghiere, gli inni, i riti della Messa e le celebrazioni solenni del 6 dicembre e 9 maggio, i canti e la vita di San Nicola. Si tratta, in sostanza di un messale che contiene i formulari per la celebrazione di tutte le ricorrenze dedicate al nostro Santo Patrono.

Il volume è presentato da Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, che sottolinea come “San Nicola è oggi testimone ed ispiratore privilegiato di un cammino di tutta la Chiesa che cerca di vivere sempre più pienamente la sua dimensione di Unità”.

Anche padre Giovanni Distante, attuale Rettore della Basilica, firma la presentazione, scrivendo che “Il volume è diviso in più tappe di un unico ‘percorso spirituale’, dove liturgia e devozione si mescolano e si intrecciano nel delineare la figura del Santo Vescovo Nicola a immagine di Cristo Buon Pastore, così come è apparso al suo gregge”. Padre Distante ricorda anche l’elevazione del tempio barese a ‘Basilica Pontificia’ voluta dal Beato Paolo VI.

Il volume riporta anche un documento, firmato dal Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che porta a conoscenza della Basilica che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha concesso la necessaria ‘recognitio’ che stabilisce l’obbligatorietà, per tutte le Diocesi italiane, di celebrare San Nicola come ‘memoria’ a partire dal 6 dicembre 2016.

L’elegante messale, illustrato con immagini relative al Santo, pubblica anche la “Meditazione del Card. Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, il Discorso di San Giovanni Paolo II, papa, e il Discorso di Sua Santità Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico e, infine, il Discorso di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca.

Bisogna dare atto a frate Santo Pagnotta o.p, Segretario generale della Facoltà Teologica Pugliese e redattore del Bollettino di San Nicola, che ha raccolto in unico volume tutte le orazioni, non tralasciando neanche il canto popolare in dialetto barese “Sanda Necòle va pe màre”, dedicate al nostro San Nicola, la cui devozione è riconosciuta in tutto il mondo.

Gdp Tv

150° Unità d'Italia AGRICOLTURA AGROALIMENTARE AMBIENTE Animali Annunci Approfondimento Arredamento Arte Attualità Auto e motori Avviso Pubblico Aziende Bari Bari 2014 Bari 2019 Bat Bifest 2011 Bifest 2014 Bifest 2015 Bifest 2016 Bifest 2017 Bifest 2018 Brasile2014 Bricolage Brindisi Calcio Casinò Chiesa cinema Columbus Day COMMENTO Comunicati Stampa Concerti Concorsi Corsi CROCIERE CRONACA CRONACA LOCALE CULTURA DOVE SEI? Cultura e Spettacoli Design Diari da Kinshasa Dimmi come scrivi Discoteche Donna del Giorno Economia Elezioni 2011 Enogastronomia Estate Esteri Eventi Expo 2015 Festival del cinema di Roma 2010 Festival del cinema di Roma 2011 Festival del cinema di Roma 2012 Festival del cinema di Roma 2013 Festival del cinema di Roma 2014 Festival del cinema di Roma 2015 Festival del cinema di Roma 2016 Festival di Venezia '13 Festival di Venezia '14 Festival di Venezia '15 Festival di Venezia '16 Fiera del Levante Filastrocca film Flash Foggia Food Experience Foto Frodi Fumetti Gallery Gastronomia Gdp Junior Ghost Hunters Puglia Giochi Giubileo Gossip Grafico Hot IL MIO AVVOCATO Il Principe Azzurro Inchiesta Intervista Intrattenimento Islam isola dei famosi 5 L'Angolo della Poesia LA CURIOSITA' LA RECENSIONE Latitudeslife LAVORO Lecce Lettera al direttore Libri Link LIVE Lotterie Matera METEO milano Miss Italia MODA Mostre Motociclismo musica Necrologi NOTIZIE DAL MONDO novità musicali Oroscopo Paranormale Perle di storia pugliese photogallery PLAY: MUSICAEDINTORNI Politica Politica locale Potenza PRIMO PIANO Protezione civile Psicologia Pubblica Amministrazione Puglia Punto e a Capo Regionali 2015 Reportage ricerca Ricette Rio 2016 Roma Russia 2018 Salute e benessere Sanità Sanremo 2015 Sanremo 2016 Sanremo 2017 Sanremo 2018 Sanremo 2019 Scheda Scienza e tecnologie Scuola Sentenze europee Sessualità Silent Key Spazio Spazio Emergenti Speciale Speciale 21 dicembre Speciale amministrative 2012 Speciale Amministrative 2014 Speciale Euro 2012 Speciale Fiera Speciale Politiche '13 Spetteguless Sport Storia Taranto Tennis Territorio TICKER Top Tra scienza e fede Trasporti Turismo Tv UE Università e formazione Us version Vacanze Viabilità Viaggi Video Videogiochi Vignetta Vino diVino Voli Web Zootecnia