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Il folklore pugliese non si limita alla Notte della Taranta


MARIO CONTINO -
Quando parlo pubblicamente di paranormale, ci tengo sempre a specificare che l'argomento deve essere inteso dal punto di vista folkloristico e quasi sempre riscontro titubanza nell'accettare che sia sempre lecito parlare di fantasmi, demoni, streghe ecc. dal punto di vista antropologico del fenomeno.

Alcuni dei miei interventi pubblici, anche scritti per questo giornale, hanno suscitato dapprima ironia negli scettici che forse si aspettavano un ricercatore in linea con i famosi Ghost Hunters americani, ossia un misto tra i Ghostbusters cinematografici e gli esorcisti, poi stupore dovuto al non riuscire a trovare materiale valido da utilizzare per schernirmi e quindi per screditare i miei interventi.

Folklore è un vocabolo inglese costituito a partire dalle seguenti parole: Folk, "popolo", e Lore, "tradizione", quindi identifica quelle forme di cultura popolare autoctone di un determinato luogo o popolo, tradizioni spesso tramandate oralmente e riguardanti conoscenze, usi e costumi, credenze popolari; miti, fiabe, leggende, musica, canto e danza ecc..

Nei miei numerosi libri ho sempre trattato l'argomento con la massima serietà, divulgando storie di castelli infestati, fantasmi autostoppisti, demoni, folletti dispettosi, streghe e stregoni.

Anche questo è folklore, anche questi sono racconti da salvaguardare, valorizzare e divulgare.

Esiste in Puglia la famosa”Notte della Taranta”, dedicata alle danze e alle musiche tradizionali (soprattutto la pizzica salentina), un evento che ormai attira turisti da tutto il mondo e l'attenzione dei mass media nazionali ed internazionali.

Questa lodevole iniziativa dovrebbe spronare le amministrazioni pubbliche ad impegnarsi maggiormente nella valorizzazione di quelle leggende che potrebbero rappresentare un valore aggiunto per la nostra bella regione

In alcune nazioni, ad esempio in Inghilterra, in Romania, esistono addirittura percorsi turistici studiati per gli amanti del mistero e delle leggende, tragitti guidati tra castelli infestati, foreste magiche o maledette, grotte misteriose e chi più ne ha più ne metta.

Tali realtà, tale offerta, arricchisce queste aree contribuendo allo sviluppo socioeconomico e culturale, attraverso l'agevolazione di un turismo diverso dal solito, destagionalizzato e diversificato.

Perché non avviene anche in Puglia?

Perché purtroppo il pregiudizio e l'ignoranza trasformano quello che potrebbe diventare una ricchezza in un dettaglio ridicolo e insignificante, qualcosa da nascondere invece che mostrare con ogni mezzo possibile.

Questa mentalità retrograda contribuisce alla scomparsa delle antiche tradizioni che io, e purtroppo pochi altri, continuiamo incessantemente a divulgare.

Mia cara Regione Puglia, svegliati, hai un tesoro inestimabile chiuso in un “magico” cassetto, usalo.

I “matti sognatori” come il sottoscritto saranno sempre pronti a contribuire su questo sin troppo trascurato fronte culturale.

Fantasmi nel castello Dentice Di Frasso di Carovigno?


MARIO CONTINO*
- Il castello di Carovigno (Br), noto come Castello Dentice di Frasso, sorge sul punto più alto del paese, il che fa comprendere come il suo ruolo di difesa del territorio fosse strategico e di primaria importanza. Si tratta di un edificio a pianta triangolare che comprende una torre quadrata sul vertice orientale, una circolare sul vertice occidentale e una "a mandorla" sul vertice settentrionale.

Il torrione a mandorla, detto anche " a carena di nave", è la vera particolarità di questo maniero, realizzato tra il 1400 e il 1500 dai Loffreda, feudatari di Carovigno che certamente risentirono dell'influsso dell'architetto senese Francesco di Giorgio Martini che in Puglia operò certamente verso il 1492 e la cui firma è riscontrabile nelle fortezze di Taranto, Otranto, Gallipoli e Brindisi.

All'interno del maniero si può notare un’edicola votiva dedicata a Santa Elisabetta d’Ungheria, il castello offre uno spettacolo unico trai cortili, scaloni, arcate e merlature che molto ricordano quelle classiche che contraddistinguono gli edifici medievali.

Molto interessanti sono i pavimenti in stile veneziano che caratterizzano alcune lussuose sale mentre nel piano interrato sono presenti stanze un tempo utilizzate come deposito, neviere, cantine e carceri.

Ogni castello che si rispetti ospita, quasi sempre, una leggenda legata alla presenza di un fantasma, o comunque alla manifestazione di strani fenomeni, non è propriamente il caso del castello Dentice di Frasso di Carovigno.

In questo maniero non è presente una vera leggenda legata a spettri ed affini, circolano però voci su passati avvistamenti di strane ombre, più un chiacchiericcio popolare che una vera leggenda, tanto e vero che da una mia ricerca sul luogo non sono riuscito mai a risalire all'identità di suddetti testimoni, o perché questi hanno paura di esporsi o perché, cosa che non escludo, semplicemente non esistono.

In ogni caso sarei felice di condurre uno studio appropriato in questo maniero, ossia di effettuare ricerche finalizzate a confermare o a smentire queste voci su presunti fenomeni anomali riconducibili al mondo del paranormale.

* Scrittore e ricercatore del mistero

Intervista allo studioso del paranormale Mario Contino


Intervista in diretta streaming allo scrittore e studioso del paranormale Mario Contino dal titolo 'Spiegare il mistero: il fenomeno del paranormale'. Introduce il direttore Vito Ferri. Modera il giornalista Alessandro Nardelli.

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Report Usa sugli Ufo: "Non ci sono prove sufficienti"

STATI UNITI - E' stato finalmente diffuso l'atteso report sui 143 episodi degli oggetti volanti non identificati. In alcuni casi potrebbe trattarsi di velivoli di Cina e Russia, mentre per altri non ci sono prove a sufficienza per attribuire i fenomeni agli alieni.

Mancherebbe quindi una spiegazione definitiva oltre ogni ragionevole dubbio per 143 report raccolti sin dal 2004 e - come evidenzia il New York Times- menzionati nel documento pubblicato dall'ufficio del direttore della National Intelligence. In particolare, 21 report -che fanno riferimento a 18 episodi- conterrebbero elementi relativi a capacità tecnologiche sconosciute agli Stati Uniti: oggetti che si muovono senza una propulsione visibile o con una accelerazione talmente rapida da essere considerata fuori dalla portata di Russia, Cina o altre potenze.

Non ci sono prove, sottolinea il Nyt, che nessuno degli episodi coinvolga programmi relativi ad armi segrete degli Usa, tecnologia ignota di Russia e Cina o 'visitatori' extraterrestri. Allo stesso tempo, però, mancano gli elementi per escludere categoricamente le medesime ipotesi.

UFO in Puglia, tra vecchie testimonianze e nuove rivelazioni


MARIO CONTINO -
UFO, una sigla nota a noi tutti quale acronimo delle parole inglesi Unidentified Flying Object o Unknown Flying Object, ovvero oggetto volante non identificato.

Con tale sigla sono comunemente indicati i fenomeni aerei anomali, inspiegabili oggettivamente e comunque non immediatamente identificabili con altri fenomeni noti all'osservatore dell'evento e che rimangono ignoti anche a seguito di verifiche operate da periti esperti (come stabilito dalla United States Air Force nel 1952).

Dal lontano 1947, anno in cui il pilota Kenneth Amold rese pubblico il suo avvistamento ufologico, dando alla notizia una certa autorevolezza che consentì una vasta diffusione della stessa tramite i comuni canali di informazione, gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati si sono fatti sempre più evidenti e sempre più testimonianze si sono succedute nel corso degli anni.

Nel corso dei decenni le ipotesi sugli UFO ritenuti autentici sono state molteplici ma quella comunemente più nota a livello popolare è legata alla presenza di eventuali civiltà aliene che, tramite i loro mezzi tecnologicamente avanzati e capaci di sfidare le leggi della nostra fisica, verrebbero a visitare il nostro pianeta per vari ed ignoti motivi.

Esistono ricercatori, sia legati ad enti governativi che civili, che da anni cercano di comprendere l'origine di questi fenomeni ufologici, classificando e catalogando migliaia di testimonianze ed una quantità abnorme di materiale video-fotografico.

Sebbene buona parte degli avvistamenti UFO si dimostrano essere fenomeni del tutto spiegabili razionalmente – ad esempio satelliti a bassa quota, fenomeni meteorologici rari, lanterne cinesi ecc.. - esiste una percentuale di testimonianze che si riferiscono ad eventi del tutto straordinari e dei quali non è possibile determinare l'origine e la natura.

Di tali ricerche si occupa da decenni il CUN (Centro Ufologico Nazionale), tra le organizzazioni più autorevoli al mondo per ciò che concerne la particolare tipologia di ricerca, presieduta più volte dal Dott. Pinotti Roberto il quale ha pubblicato numerosi libri sull'argomento e divulga i suoi studi in convegni organizzati in diverse parti del mondo.

In Puglia gli avvistamenti di UFO sono numerosi, ogni anno decine di segnalazioni vengono recepite, verificate e classificate dalle diverse organizzazioni operanti sul territorio e da ricercatori indipendenti come il sottoscritto,.

Ad esempio il 7 settembre del 2014 registrai il caso di un UFO segnalato da un testimone presso Giovinazzo (BA).

Nello specifico caso si trattava di un oggetto luminoso che, dopo aver stazionato in aria senza produrre alcun suono udibile, sarebbe schizzato via a velocità sorprendente, lasciando senza fiato il testimone dell'evento.

Tale segnalazione fu da me riportata sul “Giornale di Puglia” e ripresa da differenti organi di stampa, nonché dallo stesso Centro Ufologico Nazionale che riportò l'evento sul portale http://www.cunpugliabasilicata.it/.

Lo stesso anno, precisamente il giorno 8 dicembre 2014, raccoglievo un'altra testimonianza proveniente da Lecce, anch'essa riportata sul “Giornale di Puglia” e poi rimbalzata su altre testate giornalistiche.

In questo caso il testimone descrisse una luce rossa – arancione, molto intensa e fissa a mezz'aria che improvvisamente aumentò di quota ad altissima velocità. Questo corpo luminescente avrebbe poi effettuato un movimento orizzontale per poi accelerare improvvisamente è sparire nel nulla.

Anche in questo caso l'oggetto non avrebbe emesso alcun suono udibile ed il bagliore fisso ed accecante, nonché i precisi movimenti, fecero escludere l'ipotesi di una lanterna cinese che comunque si osservano numerose in zona soprattutto nel periodo estivo e raramente in quello invernale.

Perché rispolverare vecchie storie di UFO proprio in questo momento?

Tralasciando gli avvistamenti storici, che in Puglia sono numerosissimi e ben classificati, è di qualche giorno fa la notizia secondo cui il Pentagono avrebbe ammesso che molte testimonianze sugli UFO sono da considerarsi autentiche, i particolare un loro portavoce ha dichiarato - sulle immagini ormai virali che mostrano oggetti estranei che volano sulla base navale in California - “Posso soltanto dire e confermare che le foto e i video sono stati realizzati dal personale della Marina”.

Sono oggetti reali, seppur sconosciuti e misteriosi sui quali non bisogna scherzare e da prendere sul serio, ha ammesso Obama (ex presidente degli USA) alla Cnn, aprendo le porte a possibilità finora ritenute frutto di fantascienza o superstizione.

In realtà non possiamo ancora sapere se tali fenomeni possano o meno essere collegati all'esistenza degli alieni, come comunemente ipotizzato, ma tali autorevoli dichiarazioni dovrebbero farci riflettere tutti, soprattutto coloro che nel corso degli anni hanno deriso ed umiliato i testimoni di fenomeni ufologici, nascondendosi dietro un muro di cristallo formato dal comune pregiudizio scientifico che, purtroppo, spesso limita l'esplorazione di nuove ed affascinanti possibilità che potrebbero mutare drasticamente le nostre attuali conoscenze nel campo della fisica.

Presunti fantasmi nel cimitero di Bitonto


MARIO CONTINO -
A pochi chilometri dalla città metropolitana di Bari è sita la cittadina di Bitonto, antico borgo che conserva molte leggende e moltissimi misteri degni di nota.

Qualche anno fa mi sono interessato alla leggenda che ha per oggetto l'antichissimo cimitero comunale che, a detta di molti testimoni, sarebbe “abitato” dai fantasmi.

Queste notizie, soprattutto quando fanno riferimento a luoghi sacri ai quali la popolazione è particolarmente legata e che suscitano sentimenti forti, vanno sempre analizzate con razionalità e con il giusto rispetto. Curioso di svelare l'arcano ed autorizzato dalle autorità competenti mi recai nel suddetto luogo durante le ore notturne per far luce sulle “voci popolari” secondo le quali figure evanescenti, pianti, lamenti ed altri fenomeni anomali avrebbero più volte interessato quel posto.

Questi particolari fenomeni sarebbero stati osservati in più occasioni da passanti che, transitando sull'adiacente viale e gettando uno sguardo curioso attraverso l'ampio cancello del cimitero, avrebbero colto le fugaci apparizioni o ascoltato gli strani ed insoliti suoni.

Il Cimitero di Bitonto è tra i più antichi d'Italia e un mio precedente sopralluogo aveva portato alla luce cadaveri mummificatisi in maniera naturale nelle cripte-ossario, ed un teschio con una moneta posizionata nella cavità orale, reminiscenza di antichi culti di origine greco-romana divenuti poi tradizione popolare in molte zone d'Italia.

Nello specifico trattavasi del famoso “obolo” che lo spirito del defunto avrebbe dovuto consegnare a Caronte, il traghettatore infernale avente il compito di scortare le anime dei defunti attraverso il fiume degli Inferi, l'Acheronte.

Per verificare l'esistenza dei misteriosi fenomeni di presunta origine paranormale, così come mi erano stati denunciati bonariamente da molti abitanti del posto, utilizzai una strumentazione scientifica utile ad ampliare la percezione umana e a registrare variazioni in parametri quali: temperatura, umidità, pressione atmosferica, campo elettromagnetico, radiazione nucleare ecc..

Nel corso del sopralluogo, sempre accompagnato da un rappresentante delle autorità locali che autorizzarono lo studio, vennero raccolti molti dati interessanti, tra i quali un'immagine molto interessante che ritraeva un'ombra dall'aspetto umanoide ed apparentemente estranea alla nostra presenza nel luogo.

Purtroppo un solo scatto non è certo da considerarsi materiale sufficiente per poter confermare le leggende legate al cimitero di Bitonto, del resto nessuna dama evanescente venne fotografata, nessun pianto venne registrato, nessun fenomeno di poltergeist venne ripreso.

Quindi le leggende sono false?

Ciò non posso né affermarlo né smentirlo. Quello che posso dichiarare con assoluta certezza è che, a parte l'ombra sopra descritta, nell'arco temporale in cui sono rimasto all'interno del Campo Santo non sono state registrate anomalie, ossia fenomeni in grado di sfidare la razionalità a tal punto da poter essere definiti di presunta origine paranormale.

Ritengo tuttavia che il Cimitero di Bitonto possa realmente celare misteri ancora da risolvere, forse con successivi studi e sopralluoghi.

I misteri di Monte Sant'Angelo tra sacro e profano


MARIO CONTINO –
Un monte sacro è un monte, per l'appunto, considerato sacro in quanto sede di fenomeni legati ad uno specifico culto religioso. Ad esempio nella Bibbia è noto il monte Sinai presso il quale Dio si sarebbe manifestato a Mosè, rendendo sacro lo stesso.

"4 Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5 Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!»". Esodo 3, 4-5.

Anche la Puglia ha il suo monte sacro, pur se la maggior parte dei pugliesi ignorino tale definizione.

Si tratta di Monte Sant'Angelo sul promontorio del Gargano, presso il quale è situato l'omonimo comune di Monte Sant'Angelo, conosciuto in tutto il mondo per la sua storia religiosa e meta di pellegrinaggi micaelici. 

Per questo piccolo centro abitato sono passati Santi, imperatori, Papi, re  e tantissimi fedeli giunti da ogni dove per inginocchiarsi davanti all’altare dell’Arcangelo Michele.

La leggenda narra che proprio nei pressi dell'altura ove oggi sorge il comune sopracitato, apparve l'Arcangelo Michele allora Vescovo di Siponto.

Fu questo l'evento in seguito al quale fu edificata, nel '493, la chiesa dedicata all'Arcangelo stesso.

Secondo il mito, un uomo del posto smarrì un toro nell'impervio territorio montuoso, all'epoca scarsamente abitato (alcuni dicono in seguito ad una tempesta).

Dopo diverse ore di ricerca riuscì finalmente a ritrovare la bestia nei pressi di una caverna all'interno della montagna, nella quale si era riparato dalle intemperie.

L'uomo era esausto, fradicio per la pioggia, infreddolito e sicuramente molto adirato, motivi che lo spinsero a scagliare una freccia contro la bestia con l'intenzione di punirla o ucciderla.

Quest'ultima puntò dritta l'animale ma ad un certo punto, proprio prima di colpirlo, invertì misteriosamente il suo moto ritornando in dietro e colpendo chi l'aveva scagliata. L'uomo, terrorizzato, fuggì via abbandonando lì il toro.

In seguito la voce si diffuse rapidamente e quelle che sembravano semplici chiacchiere legate ad un evento di presunta origine paranormale, giunsero ai rappresentanti della Chiesa.

Lo stesso Vescovo si recò nella grotta in cerca di risposte, probabilmente temendo l'azione del maligno o di qualche strega del posto, e in quel momento apparve l'Acangelo Michele che si dichiarò responsabile dell'episodio legato alla freccia.

La seconda Apparizione dell'Arcangelo avvenne nel periodo in cui il re dei Goti assediò Siponto.

In quell'occasione il vescovo chiese e ottenne una tregua di tre giorni; al terzo giorno l’Arcangelo apparve al Vescovo e gli assicurò una trionfante vittoria sui nemici che ormai avevano quasi preso il sopravvento.

Così avvenne, gli invasori vennero sconfitti nonostante sembrava non ci fossero più speranze di vittoria

Il Vescovo capì quindi che solo l'intercessione del Principe delle milizie celesti avrebbe potuto compiere tale miracolo.

Un anno dopo fu organizzata una processione con i Vescovi delle città più importanti del tempo. Quando il corteo giunse nei pressi della caverna della prima apparizione, i presenti trovarono un altare sormontato da una croce e l’impronta del piede di San Michele. 

Dopo la celebrazione della Santa Messa il Santuario fu consacrato a San Michele Arcangelo e divenne meta di pellegrinaggio per i cavalieri crociati.

San Michele è considerato il Principe delle milizie celesti, colui che sconfisse lucifero imprigionandolo all'inferno.

Il suo nome si traduce nell'ebraico Mi-Ka-El, interpretabile come la domanda: “Chi è come Dio?”; ovvia risposta: nessuno è come Dio e l'Arcangelo lotta con forza contro chiunque lo dimentichi. Anche per questo è il simbolo per eccellenza della lotta contro satana, colpevole di essersi paragonato a Dio e per questo scacciato dal Regno dei Cieli.

Le leggende legate a Monte Sant'Angelo non finiscono certo qui e tralasciando la sacralità del luogo occorre citare i misteri legati al “mondo profano”, che spaziano dall'ufologia allo spiritismo.

Presso questo monte sono state segnalate, in diverse occasioni, strane luci nei cieli.

I testimoni le avrebbero classificate come UFO (Unidentified Flying Object) in quanto non spiegabili razionalmente dagli stessi.

Ad esempio il 27 gennaio 1956 furono ben 12 gli oggetti contati nel cielo nello spazio aereo tra Monte Sant’Angelo e Bari.

17 agosto 2013 a Monte Sant’Angelo fu la volta in cui, casualmente, venne fotografato uno strano oggetto volante sigariforme per il quale non è stata ancora scartata l'ipotesi che possa trattarsi di un UFO.

Questi ed altri, molti altri, avvistamenti simili, non fanno che accrescere l'alone di mistero che circonda l'intera area geografica, probabilmente tra le più interessanti di Puglia in relazione alle fenomenologie dette “del paranormale”.

Come se non bastasse, nel castello di monte sant'Angelo, sarebbe stata avvistata Bianca Lancia, o per meglio dire il suo spettro.

Il fantasma della quarta moglie di Federico II, in realtà presente in numerosi manieri secondo il folklore, si sarebbe lasciata morire all'interno del maniero di Monte Sant'Angelo, divenuto la sua prigione.

In realtà questa notizia rappresenta un falso storico in quanto Bianca Lancia (ovvero Bianca d'Agliano) è deceduta presso il Castello di Gioia del Colle.

Certo nessuno potrebbe insistere nell'affermare che un presunto spettro non possa essere libero di andarsene un po' dove gli pare, ma secondo le teorie classiche del folklore ciò non sarebbe possibile, un fantasma resterebbe imprigionato nel luogo ove sarebbe avvenuta la sua morte fisica.

Quindi di chi sarebbe lo spettro avvistato nel maniero di monte sant'Angelo?

Ho  effettuato diversi sopralluoghi nel maniero, dotato di attrezzatura capace di registrare suoni normalmente non udibili e riprendere immagini su frequenze luminose generalmente inosservabili all'occhio umano.

In uno di questi sopralluoghi registrai una voce che sembrava pronunciare la frase: “non voglio morire”, prima, “ho tanta sete”, poi.

La registrazione avvenne nei pressi delle prigioni del maniero. Monte sant'Angelo, tra sacro e profano, è uno dei luoghi più misteriosi ed affascinanti di Puglia.

Lucifero e l'antico Castello di Fulcignano - Galatone (Le)

MARIO CONTINO – Il castello di Funcignano, edificato intorno al XII sec. dai Nornmanni, sorgeva nei pressi di Galatone, in provincia di Lecce. Oggi del maestoso maniero resta ben poco, colpa dell’erosione e dell’incuria, ma rappresenta comunque una testimonianza storica importantissima, come molte altre presenti in terra di Puglia.

Secondo un’antica leggenda, quando la fortezza era nel pieno della sua attività, un gruppo di banditi tentò di assaltarla per depredarla. La resistenza degli assediati fu valorosa ma alla fine i crudeli banditi decisero di smorzare lo spirito del nemico, rapirono il figlio del signore del castello, poco più che neonato, lo uccisero, lo squartarono barbaramente ed appesero il suo corpo martoriato ad un albero presente nella zona e ben visibile dalla fortezza.

Lo sconforto ed il dolore furono immensi, insopportabile fu quel macabro spettacolo, fino a che la madre del fanciullo, in preda alla disperazione, non compì un gesto estremo.

Invocò il demonio e lanciò una terribile maledizione: chiunque avesse voluto impadronirsi del tesoro del castello, avrebbe dovuto dare un infante, un suo caro affetto, in pasto ad diavolo in persona. Il tempo che il demonio avrebbe avuto per divorare l’infante, sarebbe stato lo stesso concesso al ladro per impadronirsi del bottino.

La leggenda narra di numerosi tentativi di trovare il bottino, tutti andati in rovina, e di tentativi attuati travestendo degli animali domestici da bambino in modo da ingannare il demonio che, ovviamente, scoperto l’inganno, avrebbe riversato la propria ira sullo sventurato autore dell’imbroglio.

Ancora una volta il folklore ci narra di castelli inespugnabili, di criminali sanguinari e privi di scrupoli, di genitori dilaniati dal dolore ed il tutto sotto lo sguardo del demonio, sempre presente quale monito verso coloro che, incuranti dell’intrinseco avvertimento, si macchiassero di atroci delitti per mero egoismo.

Il triste mietitore nel folklore pugliese - rituali della morte

MARIO CONTINO – I rituali e le superstizioni legate alla morte e al post mortem umano, in Puglia, sono molteplici. Oggi vorrei descrivere le credenze che i pugliesi hanno sui famosi spiriti mietitori, ossia quelle entità preposte a prelevare l’anima del defunto e ad accompagnarla nell’aldilà.

Seppure queste convinzioni stiano man mano scomparendo, lasciando il posto ad un abisso oscuro privo di spiritualità, trasformando il rituale funebre in qualcosa si meramente materiale, fortunatamente tra i più anziani il ricordo delle antiche tradizioni è ancora vivo.

La personificazione della morte è un aspetto molto antico della spiritualità umana, ed è presente in filosofie e religioni di tutto il mondo, anche precristiane.

Generalmente nelle religioni filoebraiche, ossia derivanti dall’ebraismo, viene riconosciuta la figura dell’angelo della morte, ossia l’Arcangelo Azrael, che nell’Antico Testamento apparirebbe diverse volte, basti pensare al libro dell’Esodo, nel momento in cui viene descritto lo sterminio dei primogeniti egiziani, che condusse poi il Faraone a liberare il popolo di Israele dalla schiavitù.

In realtà il folklore ci fornisce la figura del Triste mietitore quale quella di uno scheletro, vestito con un saio ed un cappuccio nero, e con una grande falce in mano.

In Puglia però la faccenda si complica un po’, infatti è possibile rintracciare due tipologie di “mietitori”: gli spiriti dei parenti defunti, e l’angelo della morte (che non verrebbe identificato né con l’arcangelo biblico né con l’angelo custode, ma con un’entità distinta).

Nel momento del trapasso, i pugliesi erano soliti aprire un po’ le finestre e le porte di casa, questo avrebbe consentito alle anime dei defunti di entrare in casa e prelevare l’anima del morente, ponendo così fine alla sua agonia.

Alcuni testimoni affermano che, qualora questo rituale non si compia, l’agonia sarebbe prolungata, e contemporaneamente le ante di porte e finestre comincerebbero a battere, poiché le anime dei defunti chiederebbero con forza di entrare per assistere il morente.

L’altra usanza, presente anche in alcune zone interne del Cilento, in Campania, riguarda il non ben specificato angelo della morte. Nei momenti successivi al decesso, i famigliari del defunto avrebbero l’accortezza di deporre, accanto al letto e nelle prossimità della salma, una bacinella con acqua pulita e delle asciugamani.

Poi chiuderebbero la stanza a chiave e lascerebbero il corpo del defunto da solo per un paio di ore.

Questi strumenti serviranno all’angelo, sarà lui a lavare l’anima del defunto, a benedirla e a presentarla al cospetto di Dio.

Le leggende secondo le quali le asciugamani sarebbero state rinvenute bagnate, non si contano.

La Puglia, le sue usanze che si perdono nella notte dei tempi, il calore del suo popolo, una terra accarezzata dal vento, bruciata dal sole, rinfrescata dal mare.

Una regione che non smette mai di sorprendere.

Il Diavolo di Monte Salete a Montemesola (Ta)

MARIO CONTINO – La Puglia è una terra ricca di tradizioni e di superstizioni, alcune delle quali legate proprio alle figure del diavolo e dei demoni. Proprio al demonio è legata la leggenda propria di Montemesola, una piccola cittadina in provincia di Taranto, collocata su una collina all'altezza di circa 180 metri s.l.m..

La leggenda, poco nota ma che merita certamente di essere divulgata e salvaguardata come parte del variegato folklore regionale, è nota come "Il diavolo di Monte Salete, Montemesola", e racchiude in se aspetti veramente terrificanti che spesso si celano nell'animo umano.

«Nella periferia di Montemesola, su una collinetta particolarmente e stranamente arida rispetto al paesaggio circostante, che un tempo ospitava una necropoli, vivrebbe il diavolo in persona, non si fa riferimento a Lucifero, Satana o altro demone specifico, ma solo ad un non ben specificato "Diavolo del monte".

Durante la Seconda guerra punica il monte ospitò un accampamento delle truppe cartaginesi, comandate dal Generale Salites, che rimasero lì nell'attesa che i congiurati tarantini, alleati di Annibale e che volevano scacciare i romani dalla città, dessero il segnale del via libera, ossia che avessero acceso un grande falò nella parte più alta dell'acropoli tarantina.

Tale "via libera" fu dato in una notte di agosto, le truppe cartaginesi partirono quindi alla volta della città, nascondendo un immenso tesoro, frutto di precedenti razzie, in una caverna impervia che si inoltrava nel ventre della collina.

I cartaginesi non poterono mai più tornare a riprendere le ricchezze celate, e nel corso dei secoli furono moltissimi i coraggiosi che si inoltrarono nelle caverne e negli anfratti in cerca del famoso bottino, senza successo alcuno e spesso rischiando di perdersi in quei labirinti sotterranei. Un giorno, un giovane padre di famiglia si avventurò sul monte Salete in cerca del bottino ed era riuscito, dopo varie ricerche, ad avvicinarsi molto al punto ove esso doveva essere nascosto.

Aveva appena iniziato a smuovere il terreno, quando gli si palesò davanti il diavolo che con voce minacciosa gli disse: “Non affannarti a cercare, io solo so dov’è nascosto il tesoro; te lo dirò in cambio del sacrificio di una creatura innocente”. L'uomo fu colto da cupidigia e, tornato a casa, tentò di rapire la sua figlioletta di pochi anni, con l'intento di darla in pasto al demonio in persona.

La moglie, che probabilmente aveva intuito il piano dell'uomo, non si allontanò mai dalla fanciulla, riuscendo a contrastare i piani del marito. Qualche ora più tardi l'uomo ritorno in sé, ormai lontano dall'azione malvagia del diavolo, e compreso l'orribile atto che stava per compiere si disperò fino a perdere la ragione ed impazzire».

Questa leggenda, probabilmente, rappresentava un monito verso coloro che, attratti dalle ricchezze e dalle lusinghe del mondo materiale, finiscono per perdere se stessi e la ragione.

La leggenda di Giacobbo e l'esercito di fantocci

MARIO CONTINO – Alcune leggende traggono origine da narrazioni fantastiche, create per spaventare i fanciulli e tenerli alla larga dai numerosi pericoli che si potevano celare all’interno di una caverna, di un rudere, o nelle prossimità di pozzi e precipizi. Altre volte, però, dietro alle affascinanti leggende pugliesi si nascondono fatti realmente accaduti, probabilmente romanzati nel corso dei decenni, ma ricchi di quel fascino che rende immortali tali narrazioni. È proprio questo il caso della leggenda di Giacobbe e l’esercito dei fantocci, una storia legata alla città di Ginosa (TA).

Si narra che un astuto e discolo ragazzo, di nome Giacobbe ovviamente, avesse trovato il modo di arricchirsi facilmente, assalendo le carovane dei viaggiatori e derubando li di tutti i loro averi, emulando le gesta dei briganti.

Il territorio che circondava Ginosa era molto impervio, ricco di folti boschi che creavano, soprattutto durante le fredde e nebbiose serate invernali, lo scenario adatto per l’astuto stratagemma ideato dal giovane Giacobbe.

Questo, per rendere più credibile il suo operato, avrebbe avuto la brillante, o perfida idea, di creare un esercito di fantocci, che nascosti tra la vegetazione e confusi tra la nebbia, terrorizzavano i poveri viandanti, che si sentivano circondati e sconfitti, e che quindi evitavano di opporre resistenza consegnando le loro ricchezze.

Un giorno, due astuti fratelli del posto, armati di veri fucili – non di fucili finti come quelli di cui erano armati i fantocci del finto brigante – tesero un agguato al furfante, volendo porre fine una volta per tutte alle sue malefatte.

Uno dei due fratelli si finse un viandante, mentre l’altro si posizionò alle spalle di Giacobbo e del suo esercito di fantocci. Quando l’assalitore saltò fuori ed iniziò la sua commedia per farsi consegnare il bottino, i due fratelli scoppiarono a ridere, facendo notare a Giacobbo di essere stato scoperto, e di trovarsi con ben due fucili veri puntati addosso.

Come andò a finire nessuno lo sa per certo, anche perché questa leggenda sembra non avere molte fonti a parte alcune narrazioni orali e la presenza su alcuni portali turistici.

Personalmente mi piace pensare che il povero Giacobbo, ormai smascherato, abbia avuto una buona dose di bastonate e nulla di più, poiché un’esecuzione stonerebbe con il tono ironico della stessa leggenda.

Come ripeto sempre, non c’è angolo della nostra bella Puglia che non custodisca una leggenda affascinante e meritevole d’attenzione.

Lecce, il mistero delle voci dai pozzi

MARIO CONTINO - I pozzi erano uno dei pochi mezzi, se non l’unico, grazie ai quali gli uomini potevano attingere acqua al fine del quotidiano soddisfacimento dei bisogni primari: bere, lavare, cucinare ecc..

Erano dotati di fascino indiscusso, rivestiti di un’importanza primaria e quasi dotati di sacralità. Erano anche luoghi pericolosissimi, soprattutto per i bambini, e purtroppo le storie ci tramandano anche tragici eventi legati proprio al pericolo di cadere all’interno di un pozzo e non essere salvati in tempo, addirittura non essere mai più ripescati, nemmeno da cadavere, neppure per poter ottenere una degna sepoltura.

Tra le leggende legate ai pozzi, ritengo giusto citare quelle relative a quelli che anticamente erano presenti nei cortili di molti palazzi nobiliari di Lecce, alcuni presenti ancora oggi.

Si narra che, durante le calde notti primaverili e/o autunnali, da alcuni dei pozzi cittadini poteva essere udito un magnifico canto, apparentemente originato da voci fanciullesche, tanto che alcuni lo ritenevano opera delle “ninfe” (spiriti descritti dall’aspetto femminile, fanciullesco, legati all’elemento Acqua).

Altre volte invece, dai pozzi sarebbero state udite goffe risate, lamenti, persino pianti. In questi casi le voci venivano attribuite agli spiriti di sfortunati bambini, morti proprio all’interno dei pozzi, per tragiche fatalità. Del resto anche nel casertano esiste un’affascinante quanto terrificante leggenda legata a tale “Maria Cotèna”, spettro che avrebbe l’abitudine di tirare i bambini giù nei pozzi per farli annegare, leggenda che nel corso degli anni è divenuta popolare in tutta la Campania.

Quanto ci sia di vero in tali leggende è impossibile dirlo, fatto sta che i pozzi potevano fungere da cassa di risonanza, e far udire voci altrimenti poco udibili.

Detto ciò, preferisco credere che nei pozzi di Lecce, la perla del Barocco, si apra la porta di un magico mondo, un mondo che solo a pochi eletti rivela i suoi segreti.

Presunti fantasmi nel Castello di Acaya


MARIO CONTINO –  Il Castello Gian Giacomo dell'Acaya, sito appunto in Acaya (comune di Vernole  Le), custodisce numerose ed affascinanti leggende che ormai da molti anni affascinano grandi e piccini, e che ho potuto studiare personalmente, recandomi nello stupendo maniero.

Si tratta di un castello infestato, così come si vocifera nella piccola frazione di Vernole?

A mio modesto parere, e dopo aver effettuato due indagini notturne nel sito, qualcosa di anomalo potrebbe realmente succedere all'interno dell'antico edificio.

Nel 1294, Carlo II D'Angiò, donò Segine (antico nome di Acaya) a Gervaso di Acaya, valoroso capitano la cui discendenza mantenne per oltre tre secoli il possesso del feudo. 

Nel 1506 Alfonso di Acaya costruì il nucleo più antico del Castello, mentre le mura di cinta furono innalzate nel 1535 per opera del suo discendente Giangiacomo di Acaya.

Nel 1575, il feudo di Acaya passò al Regio Fisco e, successivamente, nel 1608, ad Alessandro De Montibus, che la fortificò ulteriormente per timore delle incursioni turche.

Verso la fine del XVII secolo il feudo tornò alla Corte Regia che, nel 1688, lo vendette ai De Montibus-Sanfelice i quali, nello stesso anno lo rivendettero ai Vernazza.

Questi ultimi non vi apportarono alcuna modifica strutturale e passò così, indenne, attraverso il barocco, conservando la sua struttura tipica di rocca rinascimentale.

L'edificio  si presenta oggi come un quadrilatero ai cui vertici si innestano i bastioni, di forma bassa e robusta, adatti alla difesa\attacco contro armi da fuoco. 

L'impianto bellico risulta essere un'opera dell'architetto militare Gian Giacomo dell'Acaya,  tra i più noti architetti militari del XVI secolo, per conto di Carlo V.

La fortezza risulta tra le più innovative e meglio curate di tutto il "Vice Regno di Napoli".

Il castello non ebbe solo funzione difensiva e di controllo del territorio salentino, un esempio su tutti è la sala Ennagonale presente nella torre Nord  Est, arricchita da pregevoli fregi artistici.

Diverse sono le sepolture rinvenute nei pressi e all'interno del Castello di Acaya, probabilmente alla base delle numerose, se pur poco note, leggende riguardanti spettrali apparizioni nel maniero.

Un castello che non ha bisogno di leggende su spiriti e fantasmi per attirare turismo, è certamente da me considerato più idoneo allo studio rispetto a tante altre fortificazioni che, sulla base del folklore, hanno innalzato la propria economia.

Il castello di Acaya brilla di luce propria per via delle sue ricchezze storico-architettoniche, ergo non necessitava di dover creare il suo fantasma per ottenere visibilità, e questo mi ha spinto a recarmi sul posto per indagare in prima persona sulla leggenda.

Nel corso di una recente ristrutturazione, dal lato nord dell'antico maniero, sono affiorate le tracce di una costruzione di epoca medioevale, poi rivelatasi una piccola chiesa bizantina, e sotto di essa alcune sepoltura purtroppo già violate.

Il 25 gennaio 2001, durante gli scavi nei pressi delle mura e nelle vicinanze delle scuderia, sono state riportate alla luce una serie di tombe con ossa umane maschili, probabilmente soldati caduti in una delle tante battaglie disputate nella zona.

Che i citati spettri appartengano a questi soldati? 

Tuttora non è possibile stabilirlo, sta di fatto che durante il mio sopralluogo sono emerse numerose registrazioni audio che sembrerebbero riportare voci di litigi, forse di lotte.

Oltretutto sui muri delle prigioni, è possibile rilevare molti simboli esoterici, dalla figura del centro sacro alla stella a cinque punte, caratteristiche che accrescono maggiormente il mistero che avvolge questo spettacolare Maniero.

"Un fantasma nell'Ipogeo di San Leucio, nella cattedrale di Trani"


MARIO CONTINO –
La Puglia, si sa, fa gola a tutti, ed ogni anno migliaia di turisti si riversano tra le strade dei suoi magnifici borghi, e delle sue vivaci città.

Non sono solo l’arte, il barocco, il mare e le spiagge a rendere grande questa regione, ma anche i suoi mille misteri, alcuni dalle antichissime origini, altri più contemporanei ma non meno affascinanti.

Nella provincia di BAT, uno dei misteri più noti a livello nazionale è relativo al fantasma della giovane “Armida” che dimorerebbe nel Castello di Trani.

Ho già ampiamente discusso di questa leggenda, della quale mi occupai personalmente pochi anni fa, indagando in prima persona tra le stanze del maniero, in cerca di una prova tangibile della presenza della famosa dama evanescente.

La leggenda meno nota, ma non meno interessante, è invece quella relativa al presunto fantasma che di tanto in tanto si farebbe notare nell’ipogea di San Leucio, all’interno della Cattedrale di Trani.

L’edificio in questione è posto non molto lontano dal già citato Castello, ed ogni giorno e meta di decine, se non centinaia di turisti e fedeli. 

Esso si innalza su tre livelli:
- una chiesa sotterranea,
- una chiesa all’altezza del piano stradale
- una chiesa posta su un piano rialzato.

Potremmo quindi scrivere, senza errare, che l’attuale cattedrale sia la somma di ben tre cattedrali edificate l'una sull'altra in tre epoche differenti.

La leggenda in questione si riferisce a fatti che sarebbero accaduti dell'ipogeo di San Leucio, ossia nel livello più basso del sacro edificio, luogo nel quale sarebbe apparso un fantasma che avrebbe terrorizzato i testimoni, causando loro anche qualche malore.

Vista la difficoltà oggettiva di rintracciare tali testimoni, le cui parole avrebbero solo alimentato questo “chiacchiericcio popolare”, poi diffusosi a macchia d’olio anche nei paesi circostanti ed approdato su diversi portali web e testate giornalistiche, ho voluto effettuare un’indagine storica per determinare l’eventuale presenza di tale leggenda su vecchi libri o in vecchie storie popolari.

Da tale indagine antologica non ho però rinvenuto nulla che potesse in qualche modo avvalorare la tesi della presenza del suddetto fantasma, nemmeno tra le narrazioni folkloristiche locali.

Se tali voci dovessero risultare veritiere, ma per determinare ciò occorrerebbe interrogare i testimoni, saremmo di fronte ad un fatto originatosi di recente, il che non sarebbe affatto improbabile né impossibile, non su un piano strettamente concettuale.

La leggenda metropolitana, così preferisco definirla, relativa allo spettro della Cattedrale di Trani, citerebbe anche la testimonianza di una non identificata guida turistica del luogo, che avrebbe affermato di aver visto, in due occasioni, la figura di un uomo presumibilmente in abito talare, con una lunga tunica marrone, presumibilmente un frate.

Quanto possa esserci di vero in questa leggenda non sono in grado di affermarlo, per l’impossibilità materiale di risalire ai testimoni e perché non ho avuto il piacere di effettuare rilievi nel luogo oggetto della leggenda stessa.

Devo però ammettere che il luogo, storicamente molto vissuto, potrebbe realmente essere oggetto delle manifestazioni descritte, che non posso escludere a priori né posso confermare.

Del resto di esempio di chiese infestate, nelle leggende, è possibile rintracciarne molti, anche se quasi sempre legate a vecchi monasteri sconsacrati.

Il fantasma di Sannicandro di Bari, Mencia, la dama senza occhi


MARIO CONTINO 
– Sannicandro di Bari (Comune della città metropolitana di Bari, in Puglia) non passa certamente inosservato agli occhi degli “indagatori del mistero”, soprattutto in relazione al fantasma di Mencia che dimorerebbe nel castello normanno-svevo.

La bella leggenda di cui vi metterò al corrente riguarda il presunto spettro di una dama, che in diverse occasioni si sarebbe fatto sentire e persino vedere, terrorizzando gli sfortunati, o i fortunati, di turno.

Con riferimento al folklore internazionale, quindi non solo quello propriamente collegato al territorio pugliese, risulta evidente il binomio castello – fantasma, infatti quasi in ogni castello è presente, secondo le varie leggende, uno spettro pronto a lasciare il segno della sua presenza.

Nel Maniero di Sannicandro di Bari, secondo il mito, dimorerebbe lo spettro di Mencia, una sfortunata donna vittima di una sorte a dir poco atroce, troppo crudele per poter essere semplicemente dimenticata.

“Era il lontano 1540, Mencia era una ragazza giovane e irrequieta, piena di vitalità, decisa a vivere libera e indipendente, seguendo il suo istinto, le sue passioni, i suoi sentimenti, in un'epoca che purtroppo non lasciava molta libertà alle donne.

Il destino volle che la fanciulla si innamorasse di un baldo ed affascinante ufficiale spagnolo che, con i suoi modi eleganti, i suoi usi ed i suoi costumi, seppe farsi amare e rapire letteralmente il cuore della giovane donna.

Come vivere liberamente questo amore proibito?

A tale domanda i due innamorati seppero dare solo una risposta: fuggendo insieme.

I due amanti optarono per la fuga, come spesso avveniva in quei tempi bui, ma Mencia non aveva molte risorse economiche e per poter sopravvivere, probabilmente, portò con se del denaro rubato a qualche nobile del luogo presso il quale prestava servizio.

I due furono inseguiti e divennero dei veri e propri ricercati, furono catturati qualche tempo dopo e a seguito di un severo interrogatorio, l'ufficiale spagnolo fu condannato a morte tramite impiccagione.

La condanna fu eseguita davanti agli occhi della ragazza, costretta ad assistere all'atroce e lunga agonia del suo amato, senza poter abbassare lo sguardo o rivolgerlo altrove.

Probabilmente non solo l'uomo morì quel giorno, insieme ad esso morì per sempre anche lo spirito di Mencia, il suo cuore si spense e la sua voglia di vivere cessò.

La ragazza fu costretta a sposare un uomo ricco ed avido, crudele, che ogni notte si divertiva a picchiarla, abusando poi della stessa.

Tutti gli abitanti del posto sarebbero stati a conoscenza delle sevizie che Mencia era costretta a subire, la notte le urla della ragazza, in preda al dolore provocato dalle percosse, potevano essere facilmente udite a grande distanza.

Mencia era ormai rassegnata a quella vita, il dolore ed i maltrattamenti la segnarono nel corpo e nello spirito, ma il dolore peggiore restava certamente quello provocato dalla perdita del suo vero amore, della quale la ragazza continuava ad incolparsi.

La donna non riuscì a sopportare a lungo quello stato di viva agonia, usò il veleno e mise fine alle sue sofferenze ed alla sua triste vita”.

Oggi, lo spettro della dama apparirebbe come una figura biancastra ed evanescente, con i tratti del viso ben delineati, tanto da rendere visibili le orbite degli occhi, vuote e nerissime, motivo per il quale lo spettro è anche noto con il nome di “la dama senza gli occhi”.

Le apparizioni di Mencia sarebbero accompagnate da tristi lamenti e con lei apparirebbe anche il suo vero amore, lo spettro dell'ufficiale spagnolo, ancora con i segni del cappio ben visibili sul collo. Qualche anno fa mi recai personalmente in questo maniero, alla ricerca del fantasma di Mencia, non riuscii a trovare nulla che potesse far sperare nella veridicità delle leggende inerenti all'esistenza della famosa dama evanescente, ma sono certo che qualcuno di voi potrà essere più fortunato del sottoscritto.

La leggenda del Guercio delle Puglie


MARIO CONTINO –
Conversano è un fiorente comune rientrante nella vasta provincia di Bari, la cui movimentata storia ha alimentato leggende e misteri giunti fino ai nostri giorni, alcuni dei quali legati a fatti cruenti rimasti impressi in modo indelebile nelle narrazioni popolari. Non è un caso che alcune vie del paese, come “Via delle forche” o “ zona terra rossa”, facciano diretto riferimento agli eventi sopra citati, avvenuti circa quattrocento anni fa. 

Il protagonista di questi racconti, tanto cruenti da sconvolgere letteralmente le vite degli uomini che vissero, loro malgrado, negli anni e nella zona oggetto delle leggende, è il Conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona. Il nobiluomo, noto come “il Guercio delle Puglie” per via dello strabismo cui era affetto ad un occhio, si narra fosse malvagio e vendicativo, e per tale motivo temuto da tutti i suoi sudditi. 

Fin dove si spingeva la crudeltà del Conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona? Secondo una delle storie, durante il famoso “assedio di Nardò” del 1647, ci fu una ribellione contro l’autorità del “Guercio”. Per tutta risposta e per smorzare sul nascere ogni altro eventuale tentativo di ribellione, il Conte fece catturare ventiquattro canonici, ritenuti responsabili della resistenza, li fece trasportare a Conversano lì dove oggi è sita “Via delle forche” e li fece impiccare pubblicamente. 

Non è tutto: i poverini vennero scuoiati e con la loro pelle furono realizzate coperture per ventiquattro sedie che decorarono per lungo tempo la sala principale del castello. Tra storia e leggenda, la figura del “Guercio delle Puglie” è certamente una tra le più citate nel ricco folklore pugliese.

C'è un fantasma nel Castello di Ascoli Satriano?


MARIO CONTINO – Nel Castello di Ascoli Satriano (Foggia), magnifico maniero risalente al XII° e poi trasformato in palazzo ducale dai Duchi Marulli, da qualche tempo a questa parte si sospetta vi sia la presenza dello spettro di un bambino.

La leggenda metropolitana ha origini piuttosto recenti, ed esattamente si è originata a seguito della diffusione di un particolare filmato che, girato al tramonto del sole, mostrerebbe una strana figura che parrebbe sporgersi da una delle finestre dell’edificio.

Questa figura sembrerebbe avere una forma antropomorfa, ed in particolare sarebbe stata associata al fantasma di un bambino vestito di rosso.

La notizia ha suscitato, com’è normale che sia, molto clamore, ed il primo cittadino in persona (Vincenzo Sarcone) avrebbe protestato affinché tali “dicerie” non venissero strumentalizzate a tal punto da offuscare l’importanza storico-architettonica del sito.

Peraltro, stando a diverse dichiarazioni, sembrerebbe che alcuni operai impegnati in operazioni di restauro all’interno dell’edificio abbiano avvertito, in diverse occasioni, strane presenze aggirarsi nei vari ambienti da loro frequentati.

Da studioso ho avuto modo di visionare il video in questione, che è possibile reperire facilmente on-line, e devo ammettere che potrebbe essere facilmente associato ad un fenomeno di origine paranormale, se non fosse che la scarsissima qualità delle immagini, i giochi di luci e di ombre, ed il fatto che lo spettro del bambino apparirebbe rosso proprio nel momento in cui tutto si tinge di quella tonalità per via del tramonto, lascia spazio a facili pareidolie (pareidolia è il fenomeno per il quale la nostra mente identifica forme astratte associandole ad immagini note. Esempio di tale fenomeno è il voler trovare forme note nelle nuvole, come animali, volti ecc.).

Da ricercatore e studioso pignolo quale sono, non mi sento di escludere nulla a priori, e ritengo sia indispensabile, al fine di chiarire meglio la questione, effettuare uno studio in loco, mettendomi io stesso a disposizione delle autorità locali che hanno giurisdizione sul palazzo in questione, anche se sembrerebbe siano già stati interpellati alcuni ricercatori napoletani impegnati in simili ricerche.

Vorrei però ricordare che quando si parla di spettri, si entra spesso in due branche della ricerca: quella folkloristica e quella parascientifica.

Entrambe possono e devono essere portate avanti con serietà e rispetto: serietà che contraddistingue ogni vero ricercatore e rispetto per i luoghi, per la storia, per la tradizione locale e, se nel caso, anche per l’eventuale “entità” ospite del maniero di turno.

C’è un fantasma nel Palazzo ducale di Ascoli Satriano?
In attesa di ulteriori prove o smentite, non posso che citare una frase del Manzoni: Ai posteri l’ardua sentenza.

Il fantasma di Castelpagano


MARIO CONTINO - Ogni castello che si rispetti, secondo la tradizione folkloristica, ospiterebbe il suo triste fantasma, a volte sfuggevole e riservato, altre volte avvezzo al contatto umano tanto da avvicinarsi fin quasi a farsi sfiorare ai testimoni di turno.

Castelpagano è il rudere di un maniero federiciano, posto a circa 540 mt circa di altitudine s.l.m, e a pochi km dal comune di Apricena, in provincia di Foggia, all’interno del Parco Nazionale del Gargano.

Secondo la leggenda, soprattutto in alcuni giorni autunnali e primaverili, al tramonto del sole, dai ruderi si potrebbero ascoltare pianti e lamenti strazianti, capaci di gelare il sangue ai presenti testimoni dell’evento.

Lo spettro sarebbe quello di un giovane principe che anticamente possedeva il maniero e che all’interno dello stesso sarebbe rimasto imprigionato per sempre.

Secondo il mito, il nobiluomo si sarebbe innamorato di una giovane e graziosa principessa che risiedeva nell’altra parte della valle, nella località Monte della Donna.

La loro relazione fu ostacolata dalla famiglia della ragazza, contraria al loro amore e, soprattutto, alle loro nozze.

Per costringere i due a restare separati, i genitori della principessa inventarono un terribile stratagemma per poter ingannare il principe: avrebbero acconsentito alla loro unione solo allorquando il principe avesse edificato un ponte di cuoio, realizzato con pelli di animali, per collegare i due regni.

Il ragazzo, colto dall’entusiasmo, accettò immediatamente le condizioni imposte e si adoperò al fine di realizzare quella bizzarra opera, rendendosi però presto conto dell’impossibilità di portarla a termine.

Il principe, nel tentativo di unire i due castelli con il ponte di cuoio, fece sacrificare tutti i suoi allevamenti per ricavare il pellame, ed impose turni massacranti agli operai, che si ribellarono fuggendo via da quello che ormai era divenuto un folle.

Alla fine il principe dovette arrendersi, ma ormai i suoi possedimenti erano ridotti ad un nulla, ed il suo regno, da ricco e fiorente, era ridotto in miseria. Abbandonato da tutti, l’innamorato morì di stenti all’interno del suo maniero.

Anche oggi, che del castello rimane ben poco, lo spirito del ragazzo continuerebbe a lamentarsi in quello che un tempo rappresentava il simbolo del suo potere, e forse della sua ingenuità.

La Iura, leggende pugliesi


MARIO CONTINO – Il folklore pugliese è pieno di spettri, folletti, streghe e spiriti di ogni sorta, tanto da fare invidia al ben più noto folklore giapponese, che annovera tra le sue storie un numero impressionante di spiriti e demoni di varia natura.

Oggi vi scriverò della Iura, un essere che, al pari del dispettoso folletto (lauro o Monacidd’), sarebbe causa di pericolosi disturbi gravanti direttamente sulla salute della povera vittima di turno, e per tale motivo considerato un’entità negativa.

La Iura viene descritta in molti modi in relazione alla zona d’origine della leggenda, ma per sommi capi possiamo definire il suo aspetto come quello di un essere dalle sembianze femminili ma peloso, tozzo e dai movimenti lenti e quasi goffi, capace di assumere le sembianze di un gatto o di una scimmia pelosa.

Proprio come il folletto precedentemente citato, questo essere si divertirebbe a stanziare sul petto delle ragazze dormienti, privandole del respiro e quasi soffocandole nel sonno.

Sempre lui sarebbe causa di lividi improvvisi ed inspiegabili, oltre che di nodi e trecce nei capelli che sarebbero impossibili da sciogliere.

Altre descrizioni vorrebbero la Iura come una sagoma scura dalle sembianze femminili ed i lunghissimi capelli, sempre intenta a soffocare la sua vittima durante il sonno.

Questo essere, al pari della “Mal’ Ombra” e del “Lauro”, è facilmente accostabile all’incubo descritto nella tradizione folkloristica dell’antica Roma, ossia un demone del sonno che nottetempo si adopererebbe a disturbare gli esseri umani.

La Puglia ed i suoi misteri non smettono mai di stupire, di insegnarci che una storia narrata di fronte ad un camino, in una fredda notte invernale, forse vale più di mille prove scientifiche a sostegno della stessa.

Là dove la fantasia ed il mistero creano armonia e serenità famigliare, ben venga il folklore e le sue mille creature, in grado di risvegliare quei sentimenti propri di ogni essere umano, ma ormai assopiti per via di una società troppo incentrata sulla ricerca di una verità scientifica che forse illumina le menti, ma uccide i sogni e le emozioni.

Eventi: a Lecce 'Misteri e leggende della magica Puglia'


LECCE - "Lo scrittore e studioso Mario Contino, tra i principali esperti italiani di folklore e paranormale, presenterà a Lecce le sue ultime pubblicazioni librarie: - Puglia Misteri e Leggende (Artebaria edizioni 2020) - Il diavolo e la stregoneria in Puglia (Artebaria edizioni 2020).

L'autore, più volte ospite su TG e trasmissioni sulle emittenti televisive e radiofoniche nazionali, sarà lieto di dialogare con i presenti, in merito alle tematiche proposte. Il ricco folklore pugliese è raccontato da Contino con passione ed entusiasmo, studiato con metodica e divulgato affinché possa essere valorizzato e salvaguardato.

Mario Contino, da anni in prima linea nella divulgazione del folklore pugliese e Nazionale, vi aspetta in quella che potremmo definire una serata all'insegna del mistero".

DOMENICA 18 OTTOBRE 2020 - ORE 19:00
Museo Faggiano (Via A. Grandi, 56 - Lecce)

Evento gratuito - Presentazione libraria.

È GRADITA LA PRENOTAZIONE
DISPONIBILI 20 POSTI
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INVITIAMO I PARTECIPANTI A MUNIRSI DI APPOSITA MASCHERINA.
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