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Malocchio e fascinazione, antico sapere pugliese

di MARIO CONTINO - La credenza sul “Malocchio” e sulla “Fascinazione” rappresenta uno degli aspetti più suggestivi del folklore italiano, ovviamente anche in Puglia sono vivi i ricordi di tali superstizioni che hanno originato forme di vero e proprio “esorcismo” popolare. É in un misto tra sacro e profano che tali concezioni si originano e danno vita al fenomeno che tutti noi conosciamo, magari per “sentito dire”, per esperienza diretta o semplicemente per cultura folkloristica.

Il progetto “pugliafolklore.it” punta a preservare anche queste antiche usanze, ciò che potrebbe essere studiato (come in effetti lo è) in ambito storico e sociologico, oltre che psicologico e addirittura teosofico.

Cosa sono il “malocchio” e la “Fascinazione”? In entrambi i casi possiamo far riferimento ad una vera e propria maledizione, lanciata volontariamente o involontariamente, in grado di causare danno e sofferenza al malcapitato di turno. Questo ciò che, in linea di massima, ci tramanda il folklore italiano.

I due fenomeni, a dire il vero, spesso vengono confusi, perdono i loro già fragili tratti distintivi, cosicché solo il giudizio delle “guaritrici” sembrerebbe poter sciogliere l'arcano e decretare l'origine del “male” mistico che, sempre secondo il folklore, deriverebbe da una maledizione lanciata attraverso lo sguardo.

Il termine “malocchio” deriva dall'unione di due parole: “Malevolo - Malvagio” e “occhio”. L'occhio malvagio, dunque, rappresenta uno sguardo colmo di invidia e cattiveria che, volontariamente o casualmente, incrocia quello della vittima. Vittima e “iettatore” (termine forse improprio ma abbastanza esplicativo) finiscono per fissarsi negli occhi, anche per pochi minuti, e tanto basta per lanciare il malocchio.

La vittima accuserebbe malessere, nausea, mal di testa continuo e martellante. Un tempo solo l'antico rituale mistico-religioso, tramandato tra le guaritrici di madre in figlia, avrebbe potuto spezzare la maledizione e guarire il malcapitato. Formule che non potremmo definire magiche, ma neppure sarebbe corretto chiamare preghiera, ciò in quanto strutturate mescolando particolari preghiere cristiane (spesso pronunciate nel dialetto locale), ad invocazioni e all'utilizzo di strumenti quali forbici, coltelli, piattini, candele.

Tra sacro e profano, la guaritrice operava il suo rituale e guai a chiamarla maga o fattucchiera, spesso la convinzione generale era quella di operare per volontà divina contro il potere del demonio, che si celava dietro ogni malocchio o fascinazione.

Da Foggia a Santa Maria di Leuca, in tutta la Puglia, come del resto in tutta Italia, tali conoscenze erano rispettate, non solo dal “popolino” ma anche da uomini colti, uomini di scienza che, se pur non inclini a credere nell'effettivo valore medico-terapeutico dei rituali, né nella causa di ciò che oggi forse chiameremmo “cervicalgia”, rispettavano gli anziani e le loro credenze.

Oggi? Oggi tutto è rinnegato, la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre origini, ogni cosa che non rientra nell'ottica del materialismo scientista che assale tutto e tutti, riducendo gli uomini in burattini privi di personalità.

Pochi gli studiosi che si occupano di folklore e antiche tradizioni, pochi e spesso attaccati senza ritegno, da uomini che non sono in grado di riconoscere l'importanza primaria dell'antica cultura alla base della nostra odierna società.

Così oggi se si chiedesse ai giovani, e non solo, cosa pensano del malocchio, questi risponderebbero con una risata, citando maghi, ciarlatani, imbonitori. Nulla di più errato, nulla di più pericoloso che l'ignoranza delle proprie origini.

Sono ancora molte le donne che custodiscono il sapere popolare di un tempo, nascoste, terrorizzate dallo stupido e fastidioso ghigno di chi è pronto a giudicare tutti tranne che se stesso, da chi celandosi dietro linguaggi complessi ed assolutamente decontestualizzati non perde tempo ad additare chi invece dovrebbe essere accompagnato tra i banchi di scuola, per donare ai fanciulli quel pizzico di mistero e magia che la nostra malata società gli ha negato.

Ghost hunting, a Lecce i 'cacciatori di fantasmi'

LECCE - Cacciatori di fantasmi, studiosi del mistero, ricercatori dell'ignoto. Questi sono solo alcuni dei nomi con cui preferiscono farsi identificare i più noti ghost hunters, uomini e donne, ragazzi e ragazze, che hanno deciso di approfondire con metodica scientifica le più note leggende su fantasmi e presunte infestazioni spiritiche.

La ricerca nota con il nome di "ghost Hunting", letteralmente "cacciando fantasmi o cacciatori di fantasmi", è nata in America per poi essere diffusa in Europa dalle più note trasmissioni televisive. Questi programmi hanno da subito ottenuto uno straordinario successo, mostrando una ricerca che sembra poter fungere da collegamento tra il mondo scientifico-accademico e quello folkloristico-filosofico.

In Italia sono subito sorti numerosi Team di ricerca che hanno però deviato lo scopo del ghost hunting, ossia la comprensione del fenomeno, puntando principalmente ad ottenere visibilità su questo o quel giornale, creando così un clima ostile che ha finito per ridicolizzare anche le associazioni o i ricercatori indipendenti che, invece, puntavano allo studio serio di un fenomeno che ha suscitato l'attenzione, nel corso dei secoli, di ricercatori di fama mondiale.

A Lecce, il giorno 8 Aprile 2018, presso la sala convegni del Museo Archeologico Faggiano (Via Ascanio Grandi 56), il ricercatore Mario Contino terrà un workshop sul Ghost Hunting, spiegando le tecniche, le teorie e gli strumenti che sono alla base di questo tipo di ricerca. Contino, autore di ben sei pubblicazioni librarie e collaboratore per le riviste nazionali "Enigmi" e "Misteri d'Italia", spiegherà come affrontare gli studi sul mondo dell'ignoto, restando con i piedi per terra e senza spettacolarizzare eventuali risultati ottenuti.

Un convegno in cui si potrà discutere liberamente di fantasmi, spiriti, presunte infestazioni, video e fotografia spiritica, metafonia e fenomeni EVP (electronic voice phenomena). Ai partecipanti al workshop sarà regalato un libro autografato dallo stesso autore, dal titolo "Ghost Hunting tra scienza e leggende", edito dalla prestigiosa casa editrice Uno Editori, raro manuale utile soprattutto a quanti si avvicinano per la prima volta al mondo della ricerca sui fenomeni paranormali.

"Il Ghost Hunting però non deve essere considerato come la moda del momento", spiega Contino ai giornalisti che più volte si sono interessati alle sue ricerche, "bensì uno studio serio, multi disciplinare e da difendere dal mostro del pregiudizio."

La processione dei fantasmi a Modugno

di MARIO CONTINO - Modugno è un centro urbano sito in provincia di Bari che conta ben 38.515 abitanti, un paese abbastanza movimentato nel quale non potrebbero mancare leggende urbane di notevole spessore.

La più popolare riguarda una presunta “processione bianca”, o processione spettrale, che avrebbe luogo presso la Chiesa detta “Le Monacelle”. Secondo la leggenda, alcuni fortunati o sfortunati testimoni, avrebbero assistito ad un vero e proprio corteo composto da “fantasmi” di monache di clausura.

La testimonianza, o per meglio dire le testimonianze (sarebbero più di una ma, come sempre, difficilmente verificabili), descriverebbe il corteo intento ad uscire dalla chiesa, e contemporaneamente il tempo risulterebbe trascorrere più velocemente rispetto a chi si trova al di fuori del raggio del fenomeno.

Il pratica gli orologi dei testimoni segnerebbero un tempo trascorso maggiore rispetto agli orologi di amici o parenti con i quali si sarebbero successivamente confrontati.

La Chiesa di San Giuseppe è un edificio cinquecentesco eretto a supporto ed ampliamento della preesistente chiesa di Sant’Eligio. Nel 1519 venne edificato, adiacente a questa chiesa, un ospedale dei poveri che successivamente venne trasformato in Convento delle Clarisse. Particolarità di questo Convento era la giovanissima età delle fanciulle che vi accedevano, ossia solo le figlie piccole delle famiglie meno abbienti, costrette a prendere il velo per poter sopravvivere alla povertà, prassi non rara in quegli anni. Proprio per tale motivo quel fabbricato venne ribattezzato dal popolo con il nomignolo di: “Convento delle Monachelle” (monacelle in dialetto).

(credits: Telebari)
Il Convento venne soppresso nel 1866 e lentamente subì un devastante degrado. Nel 1941 la struttura del monastero venne abbattuta per lasciare spazio a un mercato ittico.

Il caso di Modugno non è l'unico simile in Italia e soprattutto in Puglia. Il folklore pugliese identifica altri luoghi in cui avverrebbero queste processioni: in molti comuni del sud Salento e a Giovinazzo (presso il cimitero comunale).

Lo studioso del folklore Mario Contino
Il fenomeno sembrerebbe essersi ripetuto nel corso degli anni e aver coinvolto diversi testimoni, il che lascia poco spazio all'ipotesi dell'allucinazione di massa o all'autosuggestione.

Come studioso del folklore e ricercatore indipendente, ho voluto ricordare questa leggenda, che potrebbe celare una verità affascinante, da studiare con rispetto e privi del dannoso pregiudizio.


'La stregoneria in Puglia', evento a Lecce

LECCE - Un evento unico nel suo genere avrà luogo Sabato 17 Marzo 2018, presso Museo Faggiano (Via Ascanio Grandi 56 – Lecce).

Il titolo è tutto un programma:

LA STREGONERIA IN PUGLIA

(gli antichi rituali e le superstizioni sulle streghe pugliesi)

Dalle ore 18:00 alle 21:00 circa, nella sala convegni del museo, saranno trattati i miti e le leggende più belle della nostra magica Puglia, le superstizioni sulla stregoneria, riti che ancora oggi vengono tramandati da madre a figlia, nel rispetto delle antiche usanze.

La stregoneria in Puglia ha lasciato un impronta indelebile nel folklore regionale, temuta e rispettata, spesso persino ricercata, la “masciara” (Strega pugliese) ha conquistato una posizione non indifferente nell'antica società contadina.

All'evento parteciperà anche “NOVILUNA”, sacerdotessa rappresentante della religione Wicca, la stregoneria odierna.

All'evento si accede tramite prenotazione al numero 3291948173 (anche tramite messaggio whatsapp), da quanto pubblicato anche dal portale www.eventiinpuglia.it, che è il promotore dell'iniziativa.

Il costo di ingresso è stabilito in € 13,00 e prevede anche la visita al museo Faggiano, noto in tutto il mondo per la sua storia e citato sul prestigioso New York Times.

I posti sono limitati.

I fantasmi della 'Locanda del fu Giovanni'


di MARIO CONTINO - La Puglia è custode di molte leggende e misteri, il suo folklore è ancora vivo nel cuore della popolazione e varca i confini regionali fino a giungere a popoli lontani, che ne restano affascinati.

Abbiamo più volte citato leggende inerenti il "fantasma" del cavaliere o della dama, in questo o quel maniero. Note sono anche le numerose leggende aventi come protagonisti i presunti spettri di monaci e suore, in conventi e monasteri.

Oggi vorrei soffermarmi su una leggenda più unica che rara, probabilmente unica nel suo genere per via della location oggetto della presunta infestazione spiritica: mi riferisco alla celeberrima "Locanda del fu Giovanni", sita nell'agro di Casarano, in provincia di Lecce.

Si tratta di una seicentesca masseria allestita nel rispetto delle antiche tradizioni, ciò rende il soggiorno unico ed affascinante. Tra piatti tradizionali ed una calorosa accoglienza, si ha la parvenza di essere catapultati in un'epoca remota, gli anni nei quali le masserie e le locande non fungevano solo da luoghi nei quali sfamarsi ma divenivano veri e propri centri di aggregazione sociale e culturale.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il nome attuale della locanda, nata nella Masseria Palla, è esplicativo della leggenda stessa: "Il fu Giovanni". Pare infatti che lo spirito di un fanciullo, Giovanni appunto, faccia notare di tanto in tanto la sua presenza, senza mai essere stato causa di spavento o disagio. Uno spirito buono, come si è suol dire.

Abbiamo chiesto dunque delucidazioni alla proprietaria della locanda, Adriana De Lorenzis, che così ci ha risposto:

«La masseria Palla, in cui è collocata la nostra locanda, è sita in una zona piuttosto particolare dal punto di vista morfologico e geologico, infatti è il punto più alto in tutto il feudo di Casarano ed è costruita interamente su calcare selcifero. Negli strati profondi sottostanti la masseria, dove vi sono anche strati di roccia basaltica, scorre una importante falda acquifera che, pare proprio per le caratteristiche del sottosuolo, provoca dei notevoli campi magnetici.
Forse anche per questa particolare condizione, da secoli, la nostra zona è oggetto di leggende e storie su fantasmi.
Si racconta che fino al secolo scorso, quando ancora la gente si muoveva con i carri e i cavalli, era sconsigliabile, la sera, passare con questi animali nei pressi della masseria, poichè potevano imbizzarrirsi improvvisamente.
La mia famiglia (Macchitella) acquistò questa masseria nel 1963 dall'ultimo erede della famiglia Sangiovanni di Nardò, Scipione, e l'atmosfera in cui io (Adriana De Lorenzis) mia sorella Luisa e tutti i bambini della zona abbiamo passato la nostra infanzia, è stata sempre molto particolare. Ci siamo abituati a considerare i numerosi episodi strani, e a volte inspiegabili, come normali e addirittura divertenti.
Da sempre siamo abituati a sentire voci che ci chiamano per nome, ad avvertire il tocco di una mano tra i capelli, a vedere oggetti che si spostano in modo innaturale, senza poi contare le innumerevoli volte che i nostri animali, cani e gatti, si fermano a guardare incantati qualcosa e scodinzolano, guaiscono, e ci guardano come a voler dire "ma perchè voi non vedete quello che vediamo noi?"
Di episodi inspiegabili ne sono successi talmente tanti che descriverli tutti sarebbe un processo troppo lungo.
Ad esempio, un giorno trovammo lo stemma nobiliare dei Sangiovanni, un bassorilievo posto sulla porta della cucina, ma piuttosto in alto, completamente ricalcato nei contorni come se una mano tremolante avesse ridisegnato grossolanamente i contorni.
Un'altra volta Nicola era sull'ultimo gradino di una scala per montare uno dei lampadari della sala, quando i fermi di sicurezza hanno ceduto, ma lui, invece di cadere rovinosamente, si è sentito come afferrare e posare dolcemente al suolo.
Lui da sempre molto scettico nei confronti di tutto ciò che non riesce a vedere o toccare, da quel giorno ha incominciato ad avere molti dubbi in merito.
Moltissimi, poi i casi di clienti che hanno avuto a che fare con anomalie ai loro apparecchi telefonici. Si spengono più volte quando cercano di fare foto, compaiono sulle foto strane sfere di luce o immagini sfocate di figure strane ed inspiegabili, etc etc.
Inoltre quasi tutte le persone passate da qui, dicono di avvertire in questo luogo una strana e profondissima pace e alcuni ci hanno riferito, il più delle volte senza sapere delle storie dei fantasmi, di sentire chiaramente la presenza di qualcosa di strano, non visibile, ma tangibile.
Pare, a quanto riferitoci da una signora di Roma, turista passata per caso  che non conosceva nulla delle leggende del luogo, ma che ci ha detto di essere una sensitiva, che le presenze sono varie, ma non pericolose o cattive, anche perchè sembra che la nostra cappella consacrata abbia un grande potere di controllo della situazione.
Lasciamo ad ognuno la libertà di sentire e credere ciò che vuole, noi ci limitiamo ad una pacifica e il più delle volte, divertente, convivenza.»

Cosa aggiungere a quanto riferito dalla Signora De Lorenzis? Leggende simili andrebbero accuratamente salvaguardate, proprio come hanno deciso di fare i proprietari della "Locanda del fu Giovanni", che ad oggi pare essere l'unica locanda "infestata" della Puglia.

Il misterioso portone ligneo della Chiesa di Santa Maria del Suffraggio di Monopoli

di MARIO CONTINO - La famosa ed affascinante Chiesa del Purgatorio, in Monopoli (Chiesa di Santa Maria del suffraggio, edificata nel 1681), si caratterizza per la presenza importante del tema della morte.

L'intera facciata è infatti addobbata, artisticamente, con teschi ed ossa incrociate. Il grande ed imponente portone ligneo, datato 1736, custodisce un significato simbolico di eccezionale importanza.

Esso raffigura l'intera casta sociale dell'epoca, partendo dalla parte superiore, fino alla parte più bassa del portone, dove è possibile osservare la struttura gerarchica sociale dell'antica società monopolitana, da quella dominante agli umili braccianti.

Al centro, dominano le raffigurazioni di due scheletri che sembrerebbero essere l'uno il riflesso dell'altro, certamente un invito a riflettere sul significato effettivo di "uguaglianza sostanziale umana", sull'azione intrinseca della morte, che restituisce a tutti pari dignità sociale, al di là del ceto e della posizione occupata dall'individuo durante la vita.

Antonio de Curtis, in arte Totò.
(A Livella)
«[...]'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme[...]»

Esattamente come i versi sopra riportati del grande Totò, la Chiesa del Purgatorio non sorge per terrorizzare la cittadinanza ma per donare speranza ad un popolo che spesso appariva, ed appare, frustrato per via dell'evidentissima differenza economica tra la classe alta e quella bassa.

Lo studioso del folklore Mario Contino
Soprattutto oggi, epoca in cui è praticamente scomparso il ceto medio e la disparità appare ancora più evidente, occorre soffermarsi un po' dinnanzi al portale della Chiesa del Suffraggio in Monopoli, riflettendo sull'effimera vita umana, spesso vissuta in maniera illusoria e non effettiva, sprecando tempo prezioso nel rincorrere ricchezze e stati sociali che non potranno né fermare né comprare “la morte”.

Quali sono i mestieri riportati nelle diverse raffigurazioni del portone della Chiesa del Purgatorio?

Partendo dalla parte superiore, possiamo distinguere i primi otto ceti sociali, scolpiti in altrettanti quadrati, e raffiguranti copricapo di varia fattura, dalla “Corona” della monarchia alla “Tiara” papale e vari “Zucchetti” in rappresentanza del potere ecclesiastico, fino all'"Elmo" dei cavalieri.

Subito sotto di essi, e sotto i due scheletri centrali, sono raffigurati ben dodici mestieri, alcuni non ben distinguibili.

Certamente potremmo identificare:

- Membri dell'esercito
- Architetti
- Uomini di legge
- Medici
- Falegnami
- Scalpellini
- Fabbri
- Calzolai
- Contadini

Dei tre restanti, possiamo ipotizzare si tratti di: mercanti, allevatori o stallieri, e forse domestici.

La città di Monopoli, con la sua movimentata storia ed il suo caotico presente, riesce a tramandarci insegnamenti da custodire gelosamente, forse in grado di ovviare ad un sempre più incerto futuro.

'Streghe, fate e folletti': evento a Lecce

LECCE - Streghe, fate e folletti, protagonisti dei racconti più avvincenti che il folklore ha saputo trasmettere alle odierne generazioni, attraverso la narrazione orale che spesso ha tenuto unite intere famiglia, magari davanti il fuoco di un vecchio camino.

Proprio di queste leggende si discuterà il 10 Dicembre presso il museo archeologico Faggiano, in Lecce. Nell'evento ideato da Mario Contino, scrittore e titolare dell'omonima agenzia “Mario Contino Event Planner”, e promosso dal noto portale internet Pugliafolklore.it.

L'organizzazione garantisce che il tutto si svolgerà in un clima sereno e rispettoso, poiché trattando argomenti relativi al folklore semplice, quello più genuino e legato indissolubilmente alla storia ed alla sociologia pugliese, l'ilarità sarebbe fuori luogo e segno di ignoranza culturale.

Non solo leggende. Il concetto stesso di stregoneria e la figura della “strega”, hanno subito un profondo mutamento nell'interpretazione popolare e nel modo di porsi del volgo rispetto a tali tematiche.

L'evento ospiterà “Noviluna”: sacerdotessa della Wicca Gardneriana-Alexandriana, religione Neopagana e stregonesca. Noviluna ci spiegherà le differenze tra il comune concetto di stregoneria e l'odierna e nuova concezione dello stesso.

I partecipanti potranno quindi intervenire in prima persona, porre domande, raccontare esperienze, citare storie e leggende o semplicemente lasciarsi trasportare in un epoca sicuramente meno “social” ma umanamente più viva e sana.

L'evento avrà un numerò di partecipanti limitato, la prenotazione è obbligatoria ed il costo stabilito in € 10,00 (Comprensivi di visita guidata al museo).

Per prenotare l'organizzazione mette a disposizione il numero 3291948173, attivo anche tramite messaggistica WhatsApp

La leggenda del fantasma del Castello di Oria

di MARIO CONTINO - Oria, cittadina in provincia di Brindisi, è nota per il Santuario dedicato ai santi Medici Cosma e Damiano, che attira pellegrini da tutta la puglia, e per l'antica leggenda di Oria Fumosa, già trattata anche sul noto portale Pugliafolklore.it. Oggi citerò la leggenda legata al presunto fantasma che infesterebbe il Castello di questo vivace paese.

Si tratta dello spettro di Bianca Guiscardi, donna molto bella ed attraente, che destava le invidie di molti, dal carattere buono e dai modi signorili e gentili.

Purtroppo un potente signore del posto si invaghì della ragazza, sviluppando una vera e propria ossessione. Nonostante i rifiuti, esso non fu incline a desistere dai suoi loschi intenti e decise che l'avrebbe avuta ad ogni costo, anche attraverso l'uso della forza.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Radunò un manipolo di uomini mercenari e senza scrupoli e tese una trappola a Bianca; questa fuggì via e riuscì ad entrare nel castello ma il nobile, fuori di sè, fece irruzione con i suoi uomini, uccidendo chiunque tentasse di ostacolare la sua folle corsa.

Alla fine la donna si vide in trappola, presa dai sensi di colpa per coloro che furono uccisi per colpa della sua bellezza e dall'ira di quel mostro dalle sembianze umane, decise di pugnalarsi pur di non concedere il suo corpo ad un assassino spietato.

Da quel momento, di tanto in tanto, il fantasma di una donna bellissima farebbe capolino all'interno del maniero. Avrebbe l'aria tranquilla, quasi curiosa, ma svanirebbe pochi istanti dopo essere stato notato.

Una leggenda che merita di essere citata tra le più interessanti d'Italia.

L'importanza del folklore nel 2017


di MARIO CONTINO - Nel 2017 parlare di mistero e folklore non è facile come in realtà dovrebbe esserlo. Purtroppo alcune persone, vuoi per ignoranza vuoi per lecito timore dovuto ai troppi millantatori che infestano la nostra società, hanno sviluppato un atteggiamento che profuma più di pregiudizio che di sano scetticismo.

Il folklore cita figure quali: spiriti, fantasmi, mostri, maghi, streghe, ma anche tanto altro, come i piatti tipici della tradizione culinaria locale, i rimedi medicamentosi tradizionali e ben noti alle nostre nonne, ritmi e danze spesso associate a religiosità (si vedano la pizzica salentina, nata come rimedio per "esorcizzare" il male rappresentato dal veleno della tarantola).

Il termine folklore si compone di due differenti parole inglesi:

Folk: popolo
Lore: Sapere

Dunque fa diretto ed esplicito riferimento all'antico sapere popolare che da sempre è stato imbevuto di leggenda e mistero, e che è alla base di quell'affascinante cultura contadina che rappresenta i forti pilastri della nostra odierna società.

Il folklore, materia della quale mi occupo da circa 10 anni, è direttamente legato alla "Sociologia", materia universitaria di grande importanza.

Il dizionario Treccani definisce la sociologia in questi termini:

"Scienza che ha per oggetto i fenomeni sociali, indagati nelle loro cause, manifestazioni ed effetti, nei loro rapporti reciproci e in riferimento ad altri avvenimenti".

É dunque lecito studiare, conservare e tramandare, leggende che da sempre furono raccontate dai nonni ai nipoti, seduti accanto al focolare, momenti unici che solo i nostri genitori potrebbero ancora ricordare. Attimi di condivisione, di affetto, di unione, nei quali nessuno rideva, o derideva il prossimo per l'utilizzo di termini quali: "Fantasma o Folletto".

Certo oggi le cose sono mutate, oggi molti sono oppressi dal peso di una società menzognera e meschina che ha fatto del materialismo e del denaro gli unici dei ai quali inchinarsi e mostrare riverenza.

Oggi il mondo occidentale sembra allontanarsi dal folklore, dalle proprie radici culturali, ed un albero al quale vengono tagliate le radici, è destinato a perire.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Non è così ovunque: il Giappone è la culla del folklore, nel quale persino il mondo scientifico-accademico è aperto al mistero e al fascino di festività antiche e sentite come motivo di orgoglio, come colla che unisce un popolo e lo fortifica.

In occidente troppi santoni, maghi, fattucchiere e cartomanti hanno creato un clima di disprezzo, convincendo molti a fare "di tutta l'erba un fascio", nel disprezzo di una materia che fino a pochi anni fa era sui banchi di scuola nell'ora, probabilmente non più in vigore, dedicata alla lettura.

I bambini non sognano più, sono catapultati in un mondo che non dovrebbe essere di loro competenza, il mondo degli adulti, che scoprono troppo presto e che li ingabbia in meccanismi deleteri.

É più giusto insegnare ai nostri figli a contare le banconote o lasciargli sognare un mondo nel quale le streghe volano sulle loro scope ed i folletti curano le piante dei boschi?

Lasciamo i fanciulli a vivere la loro fanciullezza, purtroppo diventeranno adulti sui quali graverà la nefasta eredità lasciata da tutti noi: un mondo insicuro e un'economia pressoché inesistente.

Ma questi sono problemi dei grandi, ad ogni età il giusto peso di responsabilità. Il folklore può essere utile anche per migliorare il livello socio culturale ed economico del popolo.

Come? Attirando turismo destagionalizzato e diversificato, un turismo attento alle antiche tradizioni, capace quindi di radicarsi per interessi culturalmente rilevanti, e non per mero commercio e consumismo sfrenato.

Questo è il folklore, questo è il mio studio ed il tema che continuamente traina la mia produzione libraria e giornalistica. Rinnegare il nostro passato, la nostra storia, significa rinnegare noi stessi.

La leggenda del santuario di Santa Lucia ad Erchie

(credits: Tripadvisor)
di MARIO CONTINO - Così come più volte ribadito sul noto portale Pugliafolklore.it, il folklore è l'insieme delle conoscenze rientranti nel “sapere popolare”. Ciò implica che esso non faccia solo riferimento a fantasmi e folletti ma a molte altre cose, come la religione, la musica, la tradizione culinaria ecc.

Oggi vi riporterò la bella leggenda legata al Santuario di Santa Lucia, ad Erchie (Br). Anticamente Erchie era inserita nella Foresta oritana, territorio nel quale operarono alcuni monaci basiliani, famosi per aver creato siti religiosi in grotte e luoghi originariamente impiegati come templi per culti pagani.

Furono proprio i monaci basiliani che trasformarono l’anfratto in una cappella e la affrescarono con immagini raffiguranti la Santa. Nel corso degli anni si diffuse la voce dell'esistenza di questo luogo sacro e si avviò un vero e proprio pellegrinaggio di fedeli verso Erchie.

I signori del posto, ricchi feudatari, decisero di fare dono alla cappella di un quadro raffigurante Santa Lucia, che fu perduto durante un inondazione che investi il luogo di culto. La corrente lo trasportò via facendone perdere le tracce. Qualche tempo dopo fu un “vaccaro” a ritrovarlo miracolosamente.
Lo studioso del paranormale Mario Contino
La leggenda vorrebbe che durante un periodo di grande siccità, mentre l'uomo portava le sue mucche a pascolare nei pressi della Cappella, notò in più occasioni che una bestia si allontanava dalla mandria facendo perdere per lungo tempo le sue tracce, per poi ricomparire misteriosamente.

Un bel giorno l'uomo prestò attenzione e seguì la mucca, curioso di conoscere il motivo di quello strano comportamento. La trovò in una zona interessata da un avvallamento, che custodiva una pozza d'acqua, la mucca si stava abbeverando ed accanto alla pozza c'era il quadro di Santa Lucia.

Fu poi innalzato un altare sul quale fu deposto il quadro in seguito a quello che venne dichiarato un ritrovamento miracoloso.

Una leggenda che fa parte del folklore religioso che ancora oggi, in Puglia, è vissuto in maniera forte e rispettosa.
(credits: Tripadvisor)

Misteri e leggende: nasce 'Puglia Folklore'


BARI - Da sempre la Puglia è stata meta turistica molto gettonata per le sue magnifiche coste, la ricchezza del suo patrimonio artistico ed architettonico, la buona cucina ed il calore del suo popolo.

Da alcuni anni è cresciuto sempre di più l'interesse verso il folklore pugliese, ossia verso le leggende, i miti, le credenze proprie della cultura popolare che ancora oggi rappresentano un patrimonio forse poco sfruttato e salvaguardato.

É questo il motivo che ha spinto Mario Contino, noto studioso del folklore, a fondare il portale Pugliafolklore.it, ma chiediamo direttamente all'interessato.

Salve Mario, cosa è Puglia Folklore?
Salve a voi. È un contenitore, uno scrigno colmo dell'antico sapere, la cosiddetta cultura contadina che oggi viene barbaramente disprezzata, ma senza la quale nessuno di noi sarebbe qui in questo momento.

Quindi folklore, leggende... quanto c'è di vero?
Quanto c'è di vero sta ad ognuno di voi giudicarlo in base al vostro metro. Io mi limito a riportare queste storie così come ci giungono, spesso già parzialmente contaminate. Purtroppo questi racconti, che un tempo erano un modo per tenere riunita la famiglia attorno al focolare, oggi sono vittime del più meschino e viscido dei mali: il pregiudizio.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Puglia folklore raccoglie anche altro, oltre le leggende su fantasmi ed altri esseri simili?
Il folklore, dall'inglese "folk – popolo" e "lore – sapere", quindi sapere popolare, è un termine che fa riferimento non solo a leggende su fantasmi folletti ed affini. Danze e ritmi musicali, ricette, antiche cure mediche tradizionali, sono molti i campi nei quali il folklore è radicato. Tutte queste antiche conoscenze fanno parte dell'identità di un popolo oggi alla deriva, io intendo salvaguardarle il più possibile.

Tra i libri da lei pubblicati, c'è n'e uno molto attinente al portale Pugliafolklore, vero?
Certo, nel 2014 pubblicai un libro dal titolo "Puglia Misteri & Leggende" (Artebaria edizioni).. Pugliafolklore.it è l'evoluzione di quel lavoro.

Cosa spera di ottenere con l'impegno, assiduo, su questo portale?
Cosa stò già ottenendo, con mia grande soddisfazione. Ossia molti appassionati di folklore, dopo aver visto il sito, si sono recati nei vari luoghi indicati per poter toccare con mano il luogo della leggenda. Maggiormente turisti stranieri, all'estero il folklore è valorizzato, non deriso come spesso accade in Italia. Quindi diversificazione e destagionalizzazione del turismo.

Gli eventi da lei creati con la sua agenzia sono sempre attinenti al mistero?
Assolutamente no, Organizziamo qualsiasi tipo di evento sia pubblico che privato, ma ovviamente abbiamo intenzione di promuovere alcuni siti particolari, che si prestano allo scopo, sia dal punto di vista storico che folkloristico. Questo il caso dell'evento organizzato presso il museo archeologico faggiano, a Lecce. Questo sito conserva una leggenda molto affascinante su un presunto fantasma avvistato al suo interno. Grazie ai nostri eventi, centinaia di turisti lo hanno conosciuto e visitato, spinti forse dal fascino del mistero, ma informato sulla storia, la storia di tutti noi.

Il mistero è la storia, come afferma Contino, combinati in modo tale da funzionare in maniera simbiotica ed efficiente come una macchina di promozione territoriale. Potrebbe sembrare strano ma il portale pugliafolklore.it, che si regge con sponsorizzazioni di diverse attività commerciali pugliesi, sembra confermare questa affascinante teoria.

La leggenda dello spettro del Museo Faggiano di Lecce

di MARIO CONTINO - Diverse volte ho citato il celebre “museo archeologico Faggiano”, o casa museo Faggiano, come alcuni preferiscono chiamare il sito.

Si tratta, per quanti non avessero letto i miei precedenti articoli in merito, di un edificio storico entro il quale sono state rinvenute tombe, stanze sotterranee, cisterne, simboli presumibilmente di carattere esoterico, ed elementi che farebbero sospettare una struttura collegata all'antico ordine dei Cavalieri Templari.

Oggi però vorrei soffermarmi di più sulla leggenda secondo la quale il museo sarebbe infestato dallo spettro di un monaco, visto, o intravisto, da differenti testimoni.

Sembrerebbe che la figura evanescente compaia maggiormente al piano superiore dell'edificio, nell'atto di attraversare un muro tra due stanze differenti.

Successivi rilievi avrebbero evidenziato un fatto sorprendente: nel punto in cui il presunto spettro sembrerebbe oltrepassare il muro divisorio, sarebbe stata trovata un'antica porta, un passaggio murato. Forse l'evento spettrale potrebbe essere riconducibile ad una scena anticamente avvenuta, che per qualche strano motivo si ripresenta ai fortunati, che però la percepiscono come un'apparizione spettrale.

Il “monaco” sarebbe stato visto da diversi turisti, che avrebbero poi informato i responsabili del sito, con non poco imbarazzo e tanta incredulità, per alcuni anche un leggero timore.

Sarebbe alto quanto un uomo di media statura, con i lineamenti non troppo distinguibili, indosserebbe un saio, o comunque una lunga tunica scura. Questo spettro sembrerebbe ignorare i testimoni, non sarebbe quindi avvezzo al contatto.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Personalmente ho potuto condurre diversi studi nel museo, uno dei quali mi ha donato sensazioni fuori dal comune, fatti anomali percepiti e vissuti non solo dal sottoscritto ma anche dagli altri membri dell'allora associazione AIRM, Associazione Italiana Ricercatori del Mistero che avevo l'onore di presiedere.

Durante il sopralluogo, ci assicurammo di aver spento le luci, non staccammo il contatore elettrico centrale per via di ragioni di sicurezza, tuttavia le luci furono accuratamente spente, poi accedemmo ai vari ambienti utilizzando le nostre torce.

Improvvisamente si accese l'illuminazione in uno degli ambienti, pochi secondi, il tempo di constatare il fatto, poi si spense e non si riaccese più.

Uno dei ricercatori fu da me mandato a controllare gli interruttori, per accertarsi che fossero tutti abbassati (anche se nessuno aveva il minimo dubbio in merito).

Improvvisamente lo sentimmo chiacchierare, quando ci raggiunse rimase sorpreso nel vederci tutti lì ad attenderlo, era sicuro che uno di noi lo avesse accompagnato al buio, disse di aver visto una sagoma e di aver parlato con questa (aveva riferito alla sagoma vista in lontananza, che tutti gli interruttori erano nella giusta posizione). Proprio quella sagoma sarebbe da considerarsi anomala, poiché nessuno poteva esserci in quel posto oltre lui.

Nel soffermarci nei pressi della scala metallica posta nell'atrio interno, potemmo ascoltare i passi di qualcuno, come se un uomo stesse scendendo giù, ma non era presente nessuno oltre a noi dell'associazione.

L'ultimo evento anomalo che registrammo fu un fischio proveniente da uno dei livelli interrati del museo, le stanze sotterranee. Un fischio tanto netto da far voltare diversi ricercatori nello stesso momento, verso una precisa direzione dalla quale il fischio sembrò provenire.

Il museo archeologico Faggiano, oltre che per la sua storia, merita di essere citato quale luogo di interesse per tutti gli amanti del mistero e del folklore.

Lecce, notte nel museo infestato

LECCE - La Puglia non è solo mare, spiaggia e turismo commerciale sfrenato, è anche tradizione, mistero, magia, in poche parole: “Folklore”. Proprio il folklore è alla base dell'evento intitolato “Notte nel museo infestato”, organizzato dalla “Mario Contino Event Planner”, che avrà luogo il 30 Settembre 2017 presso il famoso “Museo archeologico Faggiano”, in Lecce.

Dalla locandina pubblicata dagli organizzatori, possiamo apprendere che il museo Faggiano sarebbe noto in tutto il mondo sia per la sua storia (sarebbe stato anche un rifugio templare), sia per la leggenda secondo la quale sarebbe infestato dallo spettro di un monaco.

La figura evanescente sarebbe stata vista, fugacemente, da diversi testimoni ed in diverse occasioni. Anche per questo il museo è stato recentemente oggetto di attenzione della famosa testata giornalistica: New York Times.

L'evento, che avrebbe un costo di soli 10,00€ a partecipante, si suddividerebbe in due fasi. Nella prima Fase, gli ospiti potranno, dopo aver visitato il museo, partecipare ad un breve convegno sul paranormale, nel quale saranno mostrate foto, e riprodotti audio, provenienti dalle ricerche svolte in veri luoghi infestati.

Successivamente sarà effettuata, con i presenti, una ricerca atta a tentare di far manifestare il famoso spettro del monaco. Ovviamente l'organizzazione non garantisce che “il monaco” possa fare la sua comparsa, ma comunque saranno utilizzati strumenti in grado, se nel caso, di registrare “l'anomalia”.

Ricordiamo che Mario Contino, oltre ad essere organizzatore di questo evento, è Giornalista e scrittore, con diverse pubblicazioni librarie aventi come oggetto lo studio del folclore e del mistero. É un blogger affermato, gestore dei portali “pugliafolklore.it” e “universodelmistero.blogspot.it”

Per poter partecipare all'iniziativa, un'occasione abbastanza rara per poter comprendere quali siano le teorie alla base di una ricerca del genere, ed assistere ad una dimostrazione pratica, occorre prenotare al numero presente sulla locandina: 3291948173 (organizzazione).

La leggenda del fiume Idume che scorre sotto Lecce


di MARIO CONTINO - Realtà o leggenda? Fiume o acqua stagnante? La leggenda del fiume Idume che scorre sotto la città di Lecce sembrerebbe essere alquanto impropria, visto che il corso acquifero risulta essere reale ed attivo.

Sotto il bellissimo centro storico di Lecce questo fiume scorrerebbe per ben per 7 km, con una portata di acqua di circa 1000 litri al secondo. Storicamente, diversi documenti citerebbero il famoso corso d'acqua; nel Settecento, Lorenzo Giustiniani parlò di un fiume che scorreva tra Lecce e Brindisi ed Ascanio Grandi, nel Seicento, lo citò nel suo poema.

Il punto nel quale il fiume risulta essere maggiormente visibile è nei sotterranei di Palazzo Adorno, nei quali è possibile osservare una falda acquifera formatesi grazie alle acque dolci dell'Idume e alla presenza di uno strato di rocce permeabili poste su delle rocce impermeabili, che impediscono all’acqua di filtrare.

Questa piscina naturale, sempre limpida e cristallina a maggior prova del ricambio dell'acqua, e quindi di un fenomeno ben diverso dal ristagno dell'acqua piovana, come asserito da molti studiosi contro ogni logica, venne utilizzata come vasca di abluzione da comunità ebree in tempi passati.

Il passaggio di questi culti è testimoniato dalla presenza di alcune iscrizioni in ebraico, poste sui muri dei sotterranei. Palazzo Adorni attualmente è sede degli uffici della Provincia; gli interessati che volessero vedere la piscina dell'Idume possono quindi rivolgersi al custode.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il fiume è visibile anche all'interno del famoso “Museo archeologico Faggiano”, sempre nella città di Lecce, all'interno di un antico pozzo nel quale l'acqua si scorge con sorprendente facilità.

Io mi chiedo perché la presenza di un fiume, oggi sommerso ma non sappiamo se lo fu anche in tempi remoti, dovrebbe suscitare tanto clamore e tanta incredulità negli studiosi che si ostinano a definire le acque sotterranee come stagnanti. Lecce è un'antica città, creata in una delle terre più aride d'Italia, infatti il nome Puglia deriva dal latino Apulia, in riferimento alla parola “Apluvia”, ossia povera di pioggia, quindi scarsa di corsi acquiferi.

Non è logico supporre che i fondatori abbiano scelto di edificare le fondamenta di una grande città nei pressi di uno dei rari corsi d'acqua regionali? A mio parere è più che plausibile, ma non spetta certo al sottoscritto porre l'ultima parola in merito a tale, importantissima, questione.

Secondo alcune leggende, il fiume Idume sarebbe magico, sacro alle ninfe, abitato da spiriti fanciulleschi che spesso sarebbero stati uditi. Allegre risate sarebbero giunte proprio dai numerosi pozzi presenti in città, che attingono dalle acque del fiume.

Tra leggenda e realtà, Lecce rimane una delle città più affascinanti del mondo, ricca di Barocco, di mistero, di magia.

Il fantasma della Casa del Fatone a Cerignola

(credits: Facebook)
di MARIO CONTINO - Cerignola è un piccolo comune pugliese, in provincia di Foggia, situato nella valle dell'Ofanto. Anche questa cittadina cela numerosi misteri, tra i quali oggi cito la leggenda della presunta infestazione di un'antica abitazione sita nel suo territorio.

In zona questo antico castello è conosciuto come "La casa del Fatone" e si narra che l'ultimo suo abitante sarebbe stato un vecchio frate solitario. Proprio di quest'ultimo sarebbe lo spirito che molti testimoni ammetterebbero di aver intravisto.

Lo spettro di un uomo, con il volto poco riconoscibile ma che indosserebbe un saio con un grande cappuccio. Esistono numerose versioni di questa leggenda, probabilmente derivanti da testimonianze diverse, per le quali è però quasi impossibile rintracciare i reali testimoni.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Alcuni ragazzi che si sarebbero trovati in zona, intenti a divertirsi con le loro bici su strade poco trafficate e quindi più sicure, avrebbero raccontato di essere stati addirittura inseguiti da questa terrificante figura; altri, invece, avrebbero dichiarato di aver avvertito una strana sensazione, brividi freddi improvvisi, e poi di aver visto questo "frate spettrale" come se fosse intento ad osservarli scrupolosamente.

Anche su questa leggenda non posso esprimermi, in quanto non ho visitato il luogo personalmente.
Resta però una delle leggende più interessanti che animano il folklore pugliese.

La foto è tratta dalla pagina Facebook 'Orgoglio pugliese nel mondo'

Il fantasma della Signora Leta a Mesagne

di MARIO CONTINO - Il comune di Mesagne, in provincia di Brindisi, sembrerebbe essere particolarmente interessato da leggende legate al mondo spiritico, in poche parole a fantasmi. Ho affrontato in altri articoli la leggenda del fantasma del monaco nell'ex monastero dei frati cappuccini, in questa stessa cittadina, una storia al limite tra il sacro ed il profano. Oggi narrerò di un altro fantasma che sembrerebbe aver preso domicilio in Mesagne: “lo spettro della signora Leta”.

La leggenda, anch'essa purtroppo quasi del tutto scomparsa dalle memorie dei pugliesi, racconta di una ragazza di cui si ignora il vero nome, sicuramente appartenente ad una delle famiglie nobili del posto, che si sarebbe addossato il crimine di essersi innamorata del figlio di un ciabattino, gesto che la famiglia ritenne disonorevole.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Il padre della donna, contrario al matrimonio, arrivò a commettere il più ignobile degli atti pur di impedire l'unione amorosa: incaricò i suoi figli maschi di uccidere la sorella. Una notte i due seguirono la donna e la scoprirono in atteggiamenti amorosi in una vecchia casa di campagna.

Uccisero il ragazzo accoltellandolo senza pietà, poi si scagliarono sulla povera donna che, nel tentativo di sfuggire all'ira dei “mostri”, si nascose in un vecchio forno. Quando i fratelli scoprirono suo il nascondiglio, appiccarono il fuoco e la lasciarono morire tra le fiamme; una delle morti più orribili che possano esistere.

Da allora il fantasma della “Signura Leta” si aggira per la periferia di Mesagne, indossando un abito nuziale, presumibilmente quello che stava indossando la sera del brutale omicidio, in cerca di quell'amore che gli fu barbaramente strappato insieme alla vita.

Fantasma nel Castello di Barletta?

di MARIO CONTINO - Continuando il nostro viaggio tra i misteri e le leggende pugliesi, ci imbattiamo in un altro presunto "fantasma" del castello. Questa volta la leggenda interessa il castello di Barletta, tra le cittadine più belle della Puglia. Una testimone avrebbe riferito di aver visto una luce muoversi, durante la notte, all'interno del maniero, ad un orario che lascerebbe escludere la presenza del custode.

Questa dichiarazione è stata poi riportata su diversi siti web fino a giungere al sottoscritto, che incuriosito ha deciso di approfondire la faccenda con una breve ricerca.

Il Castello risulta essere maestoso, edificato e modificato varie volte per adattarlo alle esigenze delle varie dinastie che ne hanno usufruito dall'XI secolo al XVIII secolo.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Un'antica fortezza, con un imponente fossato che un tempo era colmo dell'acqua marina, oggi l'edificio si presta a mostre ed alcune sale sono sedi di attività di servizio per il cittadino.

Del fantasma però non si hanno molte tracce. Non ho riscontrato nulla né in vecchie leggende né chiedendo a qualche mio contatto in loco. Questo fantasma sembrerebbe far capolino in una leggenda relativamente nuova e poco nota soprattutto ai barlettani.

Da ricercatore non posso escludere a priori nulla, non ho elementi per poter affermare che nel maniero si verifichi o meno attività "anomala" riconducibile a quel ramo definito da molti come "paranormale". Spero, nel caso, di poter ricevere un invito al fine di poter meglio studiare quella che, per adesso, bisogna considerare più "diceria popolare" che vera "leggenda"

'Supernatural' nel Salento

di MARIO CONTINO - Uno dei telefilm più famosi del mondo è senza ombra di dubbio 'Supernatural' (una serie televisiva statunitense di genere paranormale e drammatico creata da Eric Kripke e prodotta dal 2005). In questa serie, i fratelli Sam e Dean Winchester lottano contro demoni, mostri e fantasmi di ogni sorta.

Certo, un film che ha riscosso sin da subito un enorme successo mondiale, ma pochi sanno che una delle scene più viste è tanto vicina alla realtà da poter essere considerata lo specchio del folklore pugliese.

Cosa fanno i due fratelli per liberarsi dello spirito vendicativo di qualcuno? Del suo fantasma per farla breve? Bruciano l'oggetto al quale lo spirito sarebbe legato, cospargendolo di sale.

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Bene, in Puglia, soprattutto nel Salento, la superstizione legata al culto dei morti, tiene in vita un'antichissima usanza. Alla morte di qualcuno, i parenti bruciano tutti i suoi vestiti ed i suoi oggetti tipo: pettine, attrezzi per la barba ecc.

Secondo la credenza popolare, infatti, lo spirito del defunto potrebbe rimanere legato a questi affetti e restare, di conseguenza, nel luogo in cui questi verrebbero conservati, infestando l'abitazione e non riuscendo a trovare pace.

Chissà cosa penserebbero i fratelli Winchester del fatto che il popolo salentino abbia usanze e tradizioni che nel film sono prerogativa dei “cacciatori di mostri”.

Il fantasma del prete senza testa a Lecce

di MARIO CONTINO - Fantasmi senza testa, protagonisti di famose leggende (vedesi il fantasma del cavaliere senza testa, in Otranto), di romanzi e film famosi (chi non ricorda il famoso spettro di "Nick quasi senza testa" nella saga di Harry Potter?).

Bene, anche Lecce avrebbe il suo Fantasma decapitato. Ormai noto alle cronache nazionali è lo spettro del bambino che dimorerebbe nel Castello di Carlo V. Famoso, se è lecito usare questo aggettivo, è anche il fantasma del cavaliere (o monaco secondo alcuni) che sarebbe più volte apparso nel Museo archeologico "Faggiano".

Lo studioso del paranormale Mario Contino
Meno noto, e proprio per questo più interessante dal mio personale punto di vista, sarebbe lo spirito di un prete che apparirebbe senza testa al primo piano della casa che si trova in via Galateo, nei pressi di Porta Rudiae, non si conosce bene il numero civico.

Poche informazioni su Internet, ancora meno su vecchi testi inerenti il folklore leccese, però alcuni anziani ricordano ancora che, quando erano bambini, i loro genitori li mettevano in guardia dal frequentare quella via nelle ore notturne, proprio per evitare "Lu prete senza capu" (il prete decapitato).

Sarebbe veramente molto interessante riuscire a reperire maggiori informazioni in merito, contribuirebbe alla salvaguardia di un folklore che, sempre più velocemente, si avvia verso l'estinzione.

Nanni Orcu, la leggenda degli orchi del Salento

di MARIO CONTINO - Tra le più belle ed antiche leggende pugliesi, questa volta proprio del Salento, occorre citare quella relativa "all'Orco Nanni" o come ricordano gli anziani: "Lu Nanni Orcu". Si tratterebbe di un'antica creatura alta come 2 uomini, quindi quasi 3 metri, ricoperta di peli, dalla pelle durissima ed impossibile da ferire.

Questo essere parlerebbe una lingua incomprensibile e si nutrirebbe di esseri umani, soprattutto donne e bambini. Nanni non sarebbe stato certo l'unico esemplare di orco che avrebbe dimorato in zona, le foreste dei Paduli avrebbe nascosto intere generazioni di questi esseri che, nelle grotte ed in altre cavità naturali, si sarebbero organizzati in piccole società, con tanto di famiglie, figli, e gradi gerarchici.

Nessuno ovviamente avrebbe mai avuto il coraggio di inoltrarsi in questi luoghi per accertare la veridicità delle leggende che, con il passare degli anni, assunsero sempre più la caratteristica di "favola".

In tutto il basso Salento si narrano storie aventi per protagonista il famoso "Nanni Orcu", ciò che io mi chiedo è: cosa ha originato queste narrazioni? Forse la necessità di mettere in guardia donne e bambini dagli stranieri, soprattutto in un epoca remota (ma neanche troppo) in cui gli invasori erano i turchi ("mamma li turchi" recita ancora oggi un antico detto del posto, in ricordo del terrore e delle barbarie di cui si macchiavano questi invasori).

Con le loro lingue incomprensibili ai contadini salentini, la loro prestanza fisica da combattenti, il colore della pelle ed i lineamenti fisici differenti da quelli considerati "normali" per le popolazioni locali. Magari accampati nei fitti boschi, in grotte ed antri, pronti ad uccidere e far sparire chiunque fosse venuto a contatto con loro ed avrebbe dunque appreso la loro posizione strategica in terra nemica.

Ciò che più affascina è la semplicità con la quale gli uomini crearono la leggenda e la sua estrema utilità nello specifico contesto storico. Leggende che sono giunte fino a noi, ancora una volta, a metterci in guardia dai nuovi "Nanni Orchi", poiché la storia umana non è una retta a senso unico, è un cerchio nel quale gli eventi si ripetono ciclicamente.