Mafia, Cupola 2.0: due boss pentiti, nuovo blitz

PALERMO - Prosegue l'operazione 'Cupola 2.0' in Sicilia. In queste ore si registra il fermo di sette persone, tra cui i due...

Ascanio Pacelli (intervista): "Il Grande Fratello mi ha cambiato completamente la vita"

di DANIELE MARTINI - Parlando del Grande Fratello, non si può non ricordare uno dei tanti concorrenti: Ascanio Pacelli. Ma cosa fa attualmente Ascanio? L'ex concorrente del Grande Fratello, poi conduttore televisivo e radiofonico, attore, è giocatore di golf professionista dal 1997 ed è general manager del "Terre dei Consoli Golf Club", a 30 chilometri dalla Capitale. È sposato con Katia Pedrotti ed ha due splendidi figli.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo:
 

D. Hai un cognome importante e sei il pronipote di Papa Pio XII. Quanto ha inciso questo sulla tua vita e se ti hanno raccontato di com'era tuo zio?

R. Ho sempre detto e dichiarato che sono onorato ed orgoglioso di portare un cognome del genere perché, comunque, è una figura importante, non soltanto per la mia famiglia ma per la storia dell'Italia. Ovviamente, non è una cosa comune avere un Papa in famiglia quindi, fin da piccolo, ho avuto, attraverso mio padre, anche un po’ dei racconti di com'era, soprattutto della figura che era al di fuori di quello che poi tutti hanno visto della figura del Papa. Mio padre mi raccontava un po’ il suo rapporto con il suo prozio. So che è stato un Papa sicuramente che ha vissuto un momento difficile, ovvero la Seconda Guerra Mondiale. Per molti è stata una figura importantissima, qualche detrattore lo ha definito un Papa amico di Hitler, semplicemente per il fatto che non lo aveva preso di petto, ma prendere di petto Hitler in quel periodo voleva dire vedere Roma annientata, e il Vaticano con lei. Quindi, non avrebbe avuto senso. Ho letto anche la testimonianza di tantissime persone che hanno scritto di quanto era bravo, di quanto era buono, soprattutto di quanto era sempre presente nella vita dei Romani e di chi aveva bisogno. Quindi questo non fa altro che rendermi felice di poter portare un cognome del genere.

D.  Prima di entrare nella casa più famosa di Italia hai vissuto la tua vita sui campi da golf... Come nasce questa passione?

R. La passione nasce perché i miei genitori giocavano a golf. Quindi, mi portavano da piccolo in questo circolo. Io, come tutti i bambini del mondo, stavo col pallone sotto il braccio perché volevo giocare a pallone. Poi lì ho capito che, purtroppo, di pallone non se ne poteva fare niente e quindi, all'età di sei anni, accorciando il bastone di mio padre, ho iniziato i primi colpi. Quindi, una passione nata dalla famiglia. E poi è diventato il mio lavoro, nel senso che ho fatto tutta la trafila da pulcino, da cadetto, juniores, ho fatto i corsi nazionali, etc. e, finito il militare, ho deciso di diventare professionista. Ho girato l'Italia e l'Europa per ben 12 anni alla caccia di qualche vittoria che, ahimè, purtroppo non è arrivata, e questo poi mi ha portato a provare un'esperienza diversa, che è quella del Grande Fratello.

D. Quali le doti che bisogna avere per intraprendere la strada del golf?

R. Nel golf, come tutti quanti gli sport, ci deve essere un mix di talento, di ambizione, di determinazione e di costanza. Diciamo che a me è mancata l'ultima, nel senso che essendo un sagittario, essendo uno che si stufa facilmente, purtroppo ha sicuramente influito su quella che poteva essere le mie prestazioni, e quindi quello serve. Poi, quando giocavo io, il golf era uno sport di nicchia, uno sport piccolo, anche poco accessibile. Fortunatamente adesso è cambiato, dati anche i numeri perché, insomma, i golfisti aumentano, ci sono tantissimi giocatori italiani che ci rappresentano in maniera dignitosa in giro per il mondo. Abbiamo Francesco Molinari che, addirittura, è tra i primi sei del mondo: quest'anno ha vinto tornei in America, ha vinto l'Open Championship che è come Wimbledon per il tennis. Il golf sta facendo strada e, fortunatamente, sono rimasto aggrappato a questo mondo perché sono sette anni che faccio il general manager di un campo da golf vicino Roma che si chiama "Terre dei Consoli".

D. Da dove nacque l'esigenza di vivere un’esperienza come quella del Grande Fratello e cosa ti ha lasciato quell'esperienza?

R. In realtà, il Grande Fratello fu lo scherzo di un mio amico che chiamò la redazione di Endemol dando il mio numero di telefono e spacciandosi per me. Quindi fui richiamato dalla Endemol per fissare la data del provino ed io pensai fosse uno scherzo. Invece, poi capii che era tutta una situazione reale ed era un momento di passaggio della mia vita perché, appunto, il golf non andava benissimo, avevo avuto una storia di tre anni di convivenza, quindi un momento, sai, di quelli che "stai da solo nella tua strada e sai che c'è? È l'occasione della tua vita, proviamo a partecipare". E fui fortunato perché poi feci tutti i vari provini, quei test che ti permettono di entrare poi nella casa del Grande Fratello e, nonostante alcuni autori non mi vedevano un perfetto concorrente perché mi vedevano troppo perbene, posato, educato, di nobile famiglia, la Capograssi si batté per dire "No, potrebbe essere la persona adatta in un contesto del genere". E poi ebbe ragione perché, da lì, mi è cambiata completamente la vita, non soltanto per le dinamiche dei tre mesi che ho trascorso all'interno della casa, ma per quello che ne è venuto fuori. Primo fra tutti, ovviamente, la storia con mia moglie, Katia Pedrotti, da cui abbiamo avuto due figli splendidi e il fatto di aver comunque poi alternato la mia vita tra il lavoro del golf, il lavoro della televisione, il fatto di poter girare l'Italia andando nelle serate, conoscendo un'Italia che non conoscevo, di cui ero veramente ignorante.

D. Hai mai avuto la tentazione di rivivere l'esperienza del reality?

R. No. Il Grande Fratello mi ha dato qualcosa che, probabilmente, non potrò più trovare ma che, al di là di mia moglie che è una cosa importante, anche dopo come emozioni e come veridicità della situazione. Le cose sono molto cambiate rispetto al mio. Sono stato chiamato quest'anno per fare una chiacchierata per quanto riguarda l'Isola, ma non ci sono i presupposti. Mi potrebbe divertire, ma adesso è diventato più complicato. L'idea di stare lontano dai miei figli per uno o due mesi è difficile. E poi, ormai, io ho già dato. Faranno gli altri le esperienze, ma non io.

D. Chi è oggi Ascanio Pacelli?

R. Oggi Ascanio Pacelli è un uomo di quarantacinque anni che ha bisogno di stimoli quotidiani. È un uomo che è sempre alla ricerca di qualcosa che lo possa far sentire realizzato, al di là del mio lavoro. Io, quattro anni fa, proprio in virtù del lavoro che faccio di manager, mi sono rimesso a studiare. Ho girato l'Europa facendo dei corsi di master, sono andato in America quattro volte a fare delle World Conference, ho parlato di fronte a trentacinquemila persone. Sono uno che vive di stimoli. Ascanio oggi è uno che non si è fermato, nonostante poi non sia riuscito a realizzare quello che era il mio sogno, ovvero diventare un golfista affermato.

D. In quali progetti sei attualmente coinvolto e progetti futuri?

R. Attualmente io sono coinvolto nel mandare avanti uno dei campi da golf più innovativi che esistono in Europa, che è appunto "Terre dei Consoli". Abbiamo ed ho sdoganato il concetto di accessibilità all'interno del mondo del golf. Questo è quello che riguarda la mia vita quotidiana, il mio lavoro vero. Il mondo dello spettacolo è un mondo dove non ci ho fatto né affidamento né career. Tutto ciò che mi è arrivato post Grande Fratello l'ho sempre vissuto come una cosa in più. Ho fatto le mie esperienze nella fiction, in teatro, in radio, conducendo programmi. Però, mi piacerebbe poter veramente dare una mano definitiva allo sviluppo di questo sport in Italia perché ce n'è bisogno e perché so che potrebbe essere veramente la sorpresa dei prossimi anni.

D. Che consiglio dai ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera sportiva?

R. Di farlo assolutamente ma, innanzitutto, deve essere una scelta loro e non una scelta dei genitori. Purtroppo, molto spesso, sono testimone di genitori che spingono i figli e che, a volte, maltrattano i figli perché non riescono ad ottenere buoni risultati. Lo sport è una cosa che deve formare, non distruggere le ambizioni di una persona, né deve mortificare un bambino. Se qualcuno vuole fare uno sport, a prescindere da quale possa essere, deve sapere che deve alternare la sua giornata a quello e allo studio perché vanno di pari passo. E soprattutto di provare a fare sacrifici: il sacrificio c'è perché poi ritorna. Se semini bene, e semini tanto, qualcosa raccogli.

D. Un saluto ai lettori ed ascoltatori del Giornale di Puglia

R. Un grande saluto ed un grande abbraccio da Roma a tutti gli ascoltatori del Giornale di Puglia. Io, con la Puglia, ho un rapporto molto particolare perché, non soltanto vengo spesso a giocare a golf nei vari campi che avete bellissimi, ma è una regione che offre tantissimo. Io, ogni volta che vengo, rimango stupito dell'affetto e del calore che ricevo. Quindi, vi faccio una promessa: verrò a trovarvi presto!

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Salvini: "Più migranti partono, più muoiono"

ROMA - "Più persone partono, più persone muoiono. Ho iniziato a fare il ministro impegnandomi contro scafisti e mafiosi. Bloccare le partenze vuol dire evitare morti. Vuol dire bloccare traffico di droga e armi. Chi vuole bene al continente africano fa di tutto". A dichiararlo Matteo Salvini, ministro dell'Interno a Mattino 5.

"In questi giorni mi hanno dato del delinquente, del fascista, del cogl... non so quanti ministri dell'interno portano la pazienza che sto portando io. Non cambio idea e vado avanti come un treno" ha continuato Salvini.

Migranti, Toninelli: "Pronte motovedette per Tripoli"

ROMA - Sono "pronte" le motovedette promesse dall'Italia alla Libia. A dichiararlo il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in un'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera. "Le motovedette che erano state assegnate alla Libia con un mio decreto del luglio scorso sono state rimesse in efficienza e poco prima di Natale è stato ultimato il periodo di formazione dei loro equipaggi. In più sono in via di completamento tutte le altre procedure e sta per essere firmata un'intesa con le autorità di Tripoli. Dunque, entro poche settimane i mezzi saranno concretamente a loro disposizione e questo significherà ancora meno partenze e meno morti nel Mediterraneo" ha aggiunto Toninelli.

Il ministro ha ribadito la sua fiducia alla politica migratoria del governo: "I dati ci confortano - ha dichiarato - Dal primo gennaio i migranti sbarcati in Italia sono meno di 200, lo scorso anno, nello stesso periodo, erano oltre 2700. Meno barconi partono e sempre meno morti avremo in mare. Dobbiamo lavorare per azzerare questo dato". Secondo il ministro la destabilizzazione della Libia "ha una causa precisa che risale alle bombe di Sarkozy del 2011".

"Bisogna lavorare alla radice dei flussi migratori" ha spiegato. "Per esempio la Convenzione di Amburgo. Se esistono una zona Sar libica e una Guardia Costiera libica, non è perché me le sono inventate io o questo governo. Si tratta di progetti che fanno capo all'Organizzazione marittima internazionale e alla Ue e che vedono la nostra Guardia costiera in posizione di leadership rispetto all'obiettivo di attrezzare Tripoli con mezzi e addestramento adatti a far fronte alle loro incombenze nel Mediterraneo".

Mafia, Cupola 2.0: due boss pentiti, nuovo blitz


PALERMO - Prosegue l'operazione 'Cupola 2.0' in Sicilia. In queste ore si registra il fermo di sette persone, tra cui i due boss di Ciaculli e San Lorenzo, eseguiti dai carabinieri del Roni e del Comando provinciale, la recente collaborazione dei due capi mandamento Francesco Colletti e Filippo Bisconti.

I due boss hanno ammesso il loro ruolo ai vertici di Villabate e Belmonte Mezzagno; poi hanno confermato la riorganizzazione della commissione provinciale di Cosa nostra, specificando le dinamiche interne, fornendo importanti elementi a sostegno delle accuse nei confronti di Leandro Greco e Calogero Lo Piccolo, nipoti di Michele Greco e Salvatore Lo Piccolo e hanno anche detto di avere preso parte al summit che voleva ridare vigore alla 'Cupola' di Cosa nostra. L'importanza della loro collaborazione viene sottolineata alla procura diretta da Francesco Lo Voi.

L'operazione "Cupola 2.0" il 4 dicembre aveva aveva già assestato un colpo durissimo all'intero gotha della mafia di Palermo, pilastri della rinnovata commissione provinciale. Tra i 46 fermati di allora, il nuovo capo della 'Cupola', l'80enne gioielliere palermitano Settimo Mineo (capo mandamento di Pagliarelli), prescelto, quale più anziano tra i capi mandamento, e una parte dei componenti della commissione provinciale, Francesco Colletti (capo mandamento di Villabate), Filippo Bisconti (capo mandamento di Belmonte Mezzagno) e Gregorio Di Giovanni (capo mandamento di Porta Nuova).

Lettere al direttore: l'Odissea di un medico malato

BARI - Riceviamo e pubblichiamo la lettera-testimonianza della dr.ssa Maria Raffaella Basile, che denuncia la situazione di estrema difficoltà che può vivere in Puglia un paziente di una malattia rara, nonostante sia medico:

"Il 23 dicembre 1978 nasceva il Servizio sanitario nazionale e quest’anno ne abbiamo festeggiato i  suoi 40 anni.  Quest’anno è stato anche il 70° Anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e lo abbiamo festeggiato: il 23 dicembre 1969 nascevo io ma quest’anno ho avuto ben poco da festeggiare. Vi chiederete come mai?

Sono un dirigente-medico, chirurgo generale attualmente assegnata all’Ospedale San Paolo di Bari, che a settembre 2017 dopo RM riceveva  la diagnosi di “Algodistrofia delle anche con necrosi asettica delle teste femorali”. Voi direte: un medico, di certo troverà una soluzione ai suoi problemi, saranno tutti pronti ad aiutarlo (si sa fra di loro sai quanti favori si fanno!), ed invece da quel momento è iniziata la mia odissea.

L’algodistrofia  fa parte delle “Malattie rare” (quelle di cui non se ne occupa nessuno o pochi), è estremamente dolorosa ed a eziologia sconosciuta. Ad essa  si associa anche la “necrosi asettica delle teste femorali”, cioè ad entrambi i femori non arriva sufficiente sangue da permettere la vitalità del tessuto osseo che progressivamente muore. I sintomi sono vivo dolore in sede inguinale, bilateralmente e ai glutei con notevole difficoltà nella deambulazione.

La terapia più gettonata è l’infusione endovenosa di bifosfonati e l’assunzione di vitamina D. Se questa terapia non da’ i risultati sperati, come nel mio caso, il passo successivo è sottoporsi a sedute di Ossigeno Terapia Iperbarica.

Voi mi direte: che problema c’è? Nel tuo bellissimo ospedale c’è l’unità Operativa di ossigeno terapia iperbarica, centro di riferimento per tutto il meridione, che ti accoglierà e ti permetterà di sottoporti a ben 60 sedute (secondo protocollo SISMI) senza nessun problema.

Ed invece nulla di tutto questo!!! Non è possibile eseguire la terapia a Bari perché la mia patologia non rientra nei Lea della Puglia (i famosi Livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni ed i servizi che il Sistema Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione - ticket- con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalita’ generale - le tasse).

Sono costretta ad emigrare, a fare anch’io il solito ”viaggio della speranza” che i meridionali  conoscono molto bene ormai da secoli ma, “udite udite”, dove approda la mia nave? Al Centro Iperbarico Nike di Lecce, che è un centro privato convenzionato con la Regione Puglia dove la sottoscritta, viaggiando tutti i giorni, è riuscita a completare il suo primo ciclo di terapia pagando semplicemente un ticket di 46 euro ogni 8 sedute.

Trascorsi 4 mesi dalla fine delle sedute ripeto l’RM che dà un netto miglioramento “dell’edema intraspongioso della testa e del collo femorale d’ambo i lati con riduzione del versamento articolare maggiormente a destra” e un netto peggioramento di tutte le mie ernie discali probabilmente per le troppe ore trascorse seduta in auto per raggiungere Lecce (ma questa è un'altra storia).

Eseguo fisiokinesi terapia in acqua e ginnastica posturale ma a sinistra avverto ancora dolore ed inizio nuovamente a zoppicare per cui il mio fisiatra, in accordo con lo specialista reumatologo, mi prescrive altre 30 sedute di Ossigenoterapia iperbarica.

Ritento un approccio amichevole col mio Ospedale , con la mia Direzione sanitaria e generale ma nulla, vado da un legale ma la ASL Ba rimpalla la questione alla Regione, chiedo spiegazioni alla Regione Puglia ma nulla di fatto e sapete perché?

-Perché a Bari, tralasciando l’ottusità di alcuni direttori, siamo fermi a delle indicazioni date dal Ministero della Salute risalenti al 1999 riconfermate nel 2006 (ma sbaglio o siamo nel 2019?);
- E volendo fare le sedute tutte a pagamento, quindi Extra LEA (da 80 euro  piu’ o meno a seduta …salvo indicazioni diverse date da chi pratica intramoenia)? No, non si puo’ perché la Puglia è nel Piano di Riordino. E quindi? Mi rimetto in macchina e vado a Lecce tutti i giorni per altri 30gg., tutto a spese mie non lavorando da ormai 13 mesi e a rischio di licenziamento perché mi avvio verso la fine del comporto.

Ma allora da cittadino mi chiedo: l’art 3 della Costituzione qualcuno lo ha mai letto ed applicato? E della Dichiarazione universale dei diritti umani ne possiamo fare carta straccia? Ma ancor peggio, da medico “Il Codice Deontologico “ qualcuno lo ha mai rispettato?

Francamente delusa ed amareggiata spero che qualcuno di voi si voglia occupare della questione dell’Iperbarica barese  non solo per me ma per tutti quei cittadini, anziani, disabili e fragili che giornalmente devono viaggiare per  un loro diritto 'Il diritto alla Salute'".

Nantes e Cardiff trattengono il fiato per Sala


di PIERO CHIMENTI - Col passare delle ore aumenta l'angoscia per il destino di Sala, attaccante argentino in volo verso il Galles dove stava raggiungendo la neo squadra del Cardiff. L'aereo da turismo sul quale viaggiava il 28enne ex Nantes con altre due persone, partito dalla Francia, ha fatto perdere le sue tracce mentre attraversava la Manica. Immediati, nella notte, sono partiti i mezzi di soccorso che stanno monitorando la zona, al momento senza esito.

Primarie Puglia: Stefàno (Pd), "Non sono di centrosinistra ma a uso e consumo di Emiliano"

BARI - "L’arte di inventare. Primarie fissate ad un anno e mezzo d’anticipo rispetto alle elezioni regionali per “avere il tempo di costruire dal basso un programma condiviso e partecipato”. E il programma attuale, invece? È di sicuro una delle giustificazioni più creative mai sentite. Anche perché, in più di tre anni di governo regionale, chi si preoccupa oggi dell’“azione futura” non ha mai avvertito il bisogno di convocare uno straccio di riunione di coalizione in cui confrontarsi, discutere su vecchie e nuove criticità, condividere azioni e soluzioni ai problemi dei pugliesi. Fanno tutto da soli, anche quando cercano di vestire i panni democratici parlando di leggi sulla partecipazione. Queste non sono primarie del centrosinistra, sono le primarie ad uso e consumo di Michele Emiliano, il quale, nel tentativo di autoproclamarsi candidato a tutti i costi, ha scelto di produrre uno strappo. Ha cambiato consapevolmente fisionomia e contenuti della coalizione di centrosinistra che gli ha permesso di essere governatore e, finora, sostenuto con lealtà. E consapevolmente sta facendo un’operazione di sostituzione netta di ceto politico con l’illusione di sostituire anche un elettorato che gli ha girato le spalle da tempo. Consapevolmente. Non è una prova di forza, come qualcuno prova a raccontare. Semmai è sintomo di grande debolezza. Ma è la logica dell’uomo solo al comando". Lo scrive il senatore pd Dario Stefàno sulla sua pagina facebook in un post dal titolo "L'uomo solo al comando", in riferimento alla decisione di fissare le primarie a febbraio 2019.

Bari, il saluto del sindaco Decaro al XVIII Congresso Cgil: "Vertenze Ex Om e Gazzetta siano nell’agenda nazionale"

BARI - Si è aperto a Bari, nel nuovo padiglione della Fiera del Levante, il XVIII Congresso nazionale della CGIL che quest’anno coincide con l’elezione del segretario generale, dopo gli 8 anni di mandato di Susanna Camusso. Di seguito l’intervento di saluto affidato al sindaco di Bari Antonio Decaro.

“Benvenuti nella città di Bari e nella sua area metropolitana.

Una terra formidabile che offre splendidi paesaggi, arte e cultura. Dalle spiagge della costa a sud ai siti Unesco come Alberobello, senza dimenticare gli splendidi edifici fatti costruire da Federico II di Svevia, che amò questa terra regalandoci monumenti di inestimabile valore. Questa terra, è costellata di città e paesi che portano le tracce della grande storia, quella dei popoli e delle civiltà che l’hanno attraversata, e della storia minuta, quella dell’operosità delle donne e degli uomini che l’hanno fatta grande nel tempo.

Ma Bari è anche il luogo simbolo dell’intraprendenza culturale e sociale di quei terroni che, agli inizi del Novecento, perseguirono con tenacia l’idea di Gaetano Salvemini di realizzare un Ateneo con una prospettiva adriatica o di costruire un Politeama meraviglioso come il Petruzzelli in aggiunta al Teatro Piccinni, che proprio di questi tempi, 75 anni fa ospitò quel primo congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale che aprì la strada alla libertà dall’oppressione nazi fascista e alla democrazia nel nostro Paese.

La mia emozione di oggi, non è soltanto quella legata alla gioia di essere con voi e alla solennità di questo evento, ma anche a quel sentimento di orgoglio che noi gente del sud proviamo, in modo così forte, nel rivendicare con fierezza i risultati raggiunti, in un contesto territoriale non facile, grazie alla intraprendenza e alla laboriosità da “popolo di formiche”, che “avrebbe spaventato un popolo di giganti”, come diceva Tommaso Fiore. Di questa intraprendenza e laboriosità noi siamo particolarmente orgogliosi, perché le nostre radici del sapere e della conoscenza si sono nutrite di questa terra e dei suoi valori.

Valori su cui abbiamo costruito la specificità della nostra area metropolitana, rispetto alle altre realtà del sud. La quinta area più popolosa del Paese, con oltre 1.200.000 abitanti, il distretto industriale più importante del versante adriatico italiano per volume di ricchezza, ma anche l’area dove, negli ultimi anni, nonostante la congiuntura economica negativa, sono stati effettuati investimenti privati consistenti. Non è certo frutto di un caso, la presenza di alcuni tra i gruppi industriali più importanti del mondo - la Getrag, la Bosch, la General Electrics, la Osram, la Merck Serono, la Magneti Marelli e di tante imprese del settore manifatturiero, agroalimentare, chimico, farmaceutico ed aereonautico. Tutte presenze che danno il senso della multi settorialità e multi polarità che sono ormai le caratteristiche della vitalità del nostro sistema industriale.

Ma tutto ciò è stato possibile realizzarlo anche grazie all’azione di un sindacato aperto e moderno, pronto a cogliere le sfide più innovative. Un sindacato che proprio qui in Puglia ha una tradizione di lotte per l’emancipazione dei lavoratori e per la libertà. Il sindacato di Giuseppe Di Vittorio e di Peppino Di Vagno e di tutti quelli che, anche a costo della vita, hanno contribuito a costruire la democrazia nel nostro Paese. Altro che deriva neoliberista o comitati d’affari o altre sciocchezze varie, dette da chi non ha né cultura né memoria.

Un Paese (dicevo) che, purtroppo oggi, stentiamo a riconoscere. Un Paese che fonda le proprie radici sulla Costituzione più bella del mondo che ci ricorda che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Quel lavoro che è ancora oggi uno strumento necessario di emancipazione per tante persone. Penso alle donne e ai giovani di questa terra, nel Mezzogiorno d’Italia, dove proprio il lavoro può fare la differenza per un nuovo sviluppo e una crescita più equa.

La nostra è una terra dove ancora oggi è importante parlare di lavoro, perché non c’è e perché per tanto tempo ha rappresentato una moneta di scambio per clientele o per interessi particolari. In questa terra che ha dato prova negli ultimi dieci anni di voler rappresentare un altro sud, purtroppo, ancora il tema del lavoro è uno snodo cruciale. Voglio ricordare qui gli operai della OM carrelli elevatori, che proprio in queste ore tornano ad avere paura per il loro futuro lavorativo.

Una vertenza che nonostante l’impegno di tutti, sindacati e istituzioni, di Susanna Camusso in prima persona che ringrazio, non vede ancora la soluzione definitiva a causa di un atteggiamento eccessivamente rigido da parte della curatela fallimentare.

Analogo stallo lo registriamo per uno dei simboli identitari di questa terra: “La Gazzetta del Mezzogiorno” .

Su quest’ultima vertenza si gioca un’importante partita per il destino di centinaia di lavoratori, ma anche sul diritto all’informazione della nostra terra.

Questa è una battaglia che merita l’impegno e la determinazione di tutti. Mi permetterò di consegnare nelle mani del nuovo segretario nazionale l’auspicio di una battaglia comune e cioè quella che i procedimenti giudiziari relativi alle crisi aziendali siano aperti alle rappresentanze dei lavoratori.

Mentre cercavo le parole per questo discorso, ho pensato a quali fossero quelle che di solito si associano al sindacato. Ebbene mi sono venute in mente soprattutto parole come lotta, come rivendicazione, come battaglia. Eppure a me oggi, in questo tempo in cui anche chi lavora spesso si sente solo, indifeso, ecco a me oggi, quando penso al sindacato, viene in mente una parola diversa. È la parola “protezione”. Una parola di origine latina che dà calore, che significa coprire. Una parola antica, forse arcaica. Una parola forse fuori moda. Ma se proteggere è fuori moda, e se invece oggi va di moda la solitudine, se va di moda la vertigine dello stare sempre in bilico, se va di moda l’idea che sfidare il futuro vuol dire mettere in discussione i propri valori e le proprie certezze, se va di moda accettare la precarietà come se fosse un destino necessario e ineludibile, beh’ allora io, a costo di sembrare anacronistico, dico lunga vita al sindacato: vi auguro di non essere mai di moda. Benvenuti a Bari e buon lavoro a tutti voi!”.

Spread apre in rialzo a 251 punti


ROMA - Il differenziale Btp-Bund tedeschi apre in rialzo a 251,6 punti. Il rendimento dei titoli italiani è pari al 2,752%, superiore di 0,02 punti rispetto al valore registrato in chiusura nella vigilia.

Tumori: scoperta a Bari una nuova metodica per predire la risposta ai farmaci nei linfomi aggressivi

BARI - E’ un lavoro durato quasi tre anni quello in cui i ricercatori del“Laboratorio diagnostica ematologica e terapia cellulare” dell’Unità Operativa di Ematologia dell’Istituto Oncologico “Giovanni Paolo II” di Bari diretta dal Dott. Attilio Guarini, in collaborazione con il gruppo di ricerca guidato dal Prof. Stefano Pileri dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, hanno riversato il proprio intuito e la consapevolezza di incidere sulla storia del linfoma a grandi cellule B, la forma più frequente di linfoma aggressivo.

Lo studio, a firma del Dott. Sabino Ciavarella, coordinatore del gruppo di ricerca barese (Dott.ssa Maria Carmela Vegliante, Dott.ssa Giuseppina Opinto e Dott.ssa Simona De Summa), è stato pubblicato nel numero di Dicembre 2018 di “Annals of Oncology”, la più prestigiosa rivista scientifica europea nel panorama oncologico internazionale, e si è addirittura meritato la copertina e l’editoriale del suo ultimo volume.

La scoperta del team di ricerca ha arricchito di nuovi aspetti la biologia di questo tipo di linfoma, apportando un contributo fondamentale per la cura di questa malattia. Come riconosciuto dagli editori, infatti, lo studio ha dimostrato per la prima volta in modo chiaro il ruolo delle cellule non tumorali, che vivono a stretto contatto con le cellule maligne, nell’influenzare la risposta ai farmaci e la prognosi di questi pazienti.

I linfomi aggressivi e, in particolare, il linfoma diffuso a grandi cellule B,sono da tempo oggetto dell’interesse dei maggiori gruppi di ricerca internazionale, poiché sebbene grazie alla chemioterapia circa il 65% dei pazienti ottenga la scomparsa duratura della malattia, più del 30-35% presenta un rischio elevato di recidiva e una prognosi sfavorevole. I risultati ottenuti dal lavoro degli IRCCS di Bari e Milano dimostrano con forza il ruolo di alcuni fattori biologici nel rendere la malattia e la risposta ai farmaci molto diversa da paziente a paziente.

Il lavoro descrive, per la prima volta in questa forma di linfoma, 45 nuovi geni la cui espressione, facilmente misurabile sulla biopsia iniziale attraverso la nuova tecnologia denominata Nanostring, risulta fondamentale per definire la prognosi di questi pazienti. Questo tipo di valutazione, inoltre, potrà consentire, in un futuro molto vicino, di selezionare una quota di pazienti a nuove terapie biologiche che hanno come bersaglio non solo le cellule maligne ma anche altri tipi di cellule che “convivono” nell’ambiente tumorale.

Valore aggiunto della ricerca è la rapida trasferibilità dei risultati alla pratica clinica quotidiana: l’Istituto Tumori di Bari e l’Istituto Europeo di Oncologia per la prima volta nella storia di questa malattia, procederanno alla profilazione routinaria di questi casi di linfoma attraverso la metodica pubblicata nello studio.

Emerge quindi con forza come la comprensione dei meccanismi di sviluppo e progressione di questi linfomi, e la loro definizione al momento della diagnosi, rappresentano oggi dei presupposti indispensabili per una maggiore personalizzazione ed efficacia delle terapie. Grazie al continuo potenziamento delle tecnologie molecolari e ai risultati di questo studio sarà disponibile una profilazione genetica ancora più accurata di ciascun caso di linfoma,che fornirà - nell’arco di poche ore -informazioni cruciali sul tipo di risposta ai farmaci. Un tassello in più per la diagnosi, la prognosi e il potenziamento delle cure di questi pazienti nell’era della medicina di precisione.

Il dialetto martinese nei versi di Antonio Martino Fumarola

di VITTORIO POLITO - Il termine “dialetto”, oltre a non essere gradevolmente accettato è anche considerato, erroneamente, di valore inferiore rispetto alla “lingua”, ma l’Italia ha il privilegio di essere il paese più frazionato dai dialetti e quindi dimostra la ricchezza delle sue parlate e le sue numerose risorse, che li valorizza, tenendo conto che l’italiano stesso era un dialetto, un dialetto toscano che “ha fatto carriera”, diffondendosi attraverso la letteratura.

Oggi parliamo del tascabile di Antonio Martino Fumarola “La mia terra, la sua parlata” (Vitale Edizioni), una raccolta di poesie scritte in dialetto di Martina Franca o “martinese” che dimostra il suo appassionato amore per la sua terra e il suo dialetto.

Va detto che ogni pubblicazione dedicata al dialetto è un contributo alla salvaguardia ed alla sua conservazione dello stesso e Fumarola, da sempre assertore dell’importanza del mantenimento “in vita” dei dialetti come lingua fondante delle comunità locali, si è cimentato a pubblicare i suoi versi, dopo aver anche pubblicato “1000 Proverbi e Detti Martinesi” (in dialetto e in lingua). Dal 2008 organizza concorsi di poesia vernacolare e manifestazioni pubbliche, finalizzati al rilancio, alla conservazione e diffusione della lingua martinese.

L’agile volumetto di cui parliamo, si avvale della prefazione di Teresa Gentile, giornalista, scrittrice, poetessa e animatrice del Salotto Culturale “Palazzo Recupero” di Martina Franca, che scrive della “gradevole forma poetica e ricorrendo a riflessioni che possano continuare ad essere puro distillato di saggezza incastonato tra schegge di ieri e di oggi. Una storia di martinesità intessuta da operosità, fede e solidarietà e da quella mirabile dignità che contraddistingue non le persone fragili ma gli eroi del quotidiano”.

Michele Galiano, psicoterapeuta, che firma la postfazione, scrive che nella lettura dell’opera di Fumarola emerge “un elemento del suo stile narrativo, frutto di una profonda ricerca filologica e storico-culturale”.

Tutte le liriche sono tradotte anche in lingua, mentre il dialetto si rivela capace di aprire nuovi orizzonti sulle vere origini di Martina Franca e sugli influssi latini delle dominazioni spagnole, francesi ed arabe, riscontrabili in alcuni termini lessicali.

Il libretto riporta anche alcune note grammaticali e l’uso dei segni grafici utilizzati.

Libri: Novoli e 'Le Gioie di sant’Antonio Abate'

di FRANCESCO GRECO - NOVOLI (Le) – "Non aveva maniere rozze, quest’uomo, che fino alla vecchiaia viveva sul monte, / ma era piacevole, era arguto e la sua parola era condita di sale divino, / non invidiava nessuno, / ma aveva gioia per tutti coloro che andavano da lui" (Athanasius, “Vita Antoni”, IV secolo).
 
Ecco un Santo popolare e moderno, polisemico, amato e venerato da folle sconfinate, sospese fra Italia e Spagna (Catalogna, Aragona, Terragona).

Da secoli, ogni anno, nel cuore dell’inverno (16 gennaio), accorrono a Novoli (Terra d’Otranto, a due passi da Lecce) a scaldarsi al suo fuoco acceso da migliaia di fascine di tralci di vite, a purificarsi corpo e spirito, arricchirsi di dolce energia universale per affrontare l’avventura della vita con nuova linfa. Un rito emozionante, ricco di contaminazioni, che affratella popoli, etnie, credi religiosi, impossibile da descrivere: occorre solo andare a Novoli, visitare la sua chiesa, scaldarsi alla sua “focara”..

E’ Sant’Antonio abate, nemico del demonio tentatore, padrone del fuoco, protettore <<degli animali domestici, del bestiame, del lavoro dei contadini e dei mestieri rurali affini o derivati (macellai, fornai, pizzicagnoli, salumieri, tosatori, canestrai… taumaturgo e guaritore delle malattie della pelle, come l’herpes zoster, detto anche “fuoco di Sant’Antonio” o “fiamme di Satana”, Elsa Martinelli)>>, capace di dispensare “grazie celesti” a noialtri ectoplasmi, plancton sperduto nel cosmo insonne del terzo millennio e ai nostri amici animali: da lavoro, compagnia, guardia, cortile: tutte le bestie insomma che vivono in sintonia con noi dandoci affetto in cambio di qualche briciola di pane.
 
Anacoreta e, come già detto, taumaturgo della Tebaide, il Santo visse nel deserto dell’Egitto e vi morì nel 356 d. C. Il suo culto attraversa i secoli e giunge immutato e denso di dialettica e messaggi sino a noi per darci un input assai attuale: fra noi uomini e coi nostri amici animali possiamo, dobbiamo convivere in un neo-umanesimo da rivitalizzare nella semantica e rilanciare nel tempo che abbiamo davanti, se vogliamo vivere in armonia col cosmo.

Questa edizione della festa ha riservato una bella e colorata sorpresa ai devoti accorsi da tutto il mondo a filmare con i tablet la sua “focara”: una deliziosa pubblicazione densa di parole, immagini, preghiere, canti, poesie: affabulazioni che le nuove generazioni ignorano.     
 
“Le Gioie di sant’Antonio abate” (Una manciata di componimenti religiosi tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo), a cura di Mario Rossi (che ha allestito anche la mostra), Il Parametro Editore, Novoli 2019, pp. 96, s.i.p., (Cover: cofanetto medievale contenente immaginette sacre), di Elsa Martinelli, Maria Cristina Calabrese e Piergiuseppe De Matteis (Associazione Culturale “Il Parametro”), patrocini: Università del Salento, Accademia di Belle Arti (Lecce), Comune di Novoli, Conservatorio di Musica “Tito Schipa” (Lecce). Collaborazioni: don Stefano Spedicato, Alfredo Calabrese, Cosimo Casarano, Sandra De Luca, Giuseppe Guglielmi, Lorella Ingrosso, Gianluca Legittimo, Michele Mainardi, Giorgio Perrone, Bruno Piccinno, Massimo Rossi, Andrea Tondo, Azienda Florovivaistica “Fata Bianca”, Plot Service di Campi Salentina. E, aggiungiamo noi, ospiti della civilissima città di Novoli, di tutti i cittadini entusiasti del “loro” Santo e della “loro” festa.   

“Sant’Antonie a lu deserte/ se cucinave le tajuline,/ Satanasse pé dispette/ je frechette le furcine. / Sant’Antonie nun s’è ‘ncagne/ e cu le mane se li magne”.
 
Quest’anno non è stato facile, stante a Novoli una crisi amministrativa che porterà a elezioni anticipate. Ma il commissario straordinario Paola Mauro si è prodigata senza requie e nessuno si è accorto dell’impasse (lei stessa nell’introduzione riconosce giustamente i meriti alla città che si è impegnata per la buona riuscita della festa e della “focara” (altezza 25 metri, diametro 20), per non deludere le magliaia di turisti che arrivano ogni anno per venerare il Santo che l’iconografia ufficiale ritrae (spiega in prefazione il prof. Mario Spedicato) con un bastone a forma di tau (ultima lettera dell’alfabeto ebraico) e un roseo e paffuto maialetto (“egli è capace di rendere puro da ogni male perfino il più impuro tra gli esseri viventi”).   

Segue il resoconto di un’emozionante e documentata ricerca della prof. Martinelli (un’eccellenza che tutta Europa ci invidia) dal titolo: “Del Dimoni Vencedor” (Sant’Antonio Abate nei canti devozionali (testi e musiche quasi tutti anonimi) della Catalogna: Girona, Lleida, Barcellona, Castellò, València, Castellò de la Plana, Mallorca, ecc., alcune addirittura prive di luogo di provenienza), che sono, appunto, le “gioie”, o “lodi”, o “goigs populares”, o le “Sette Allegrezze” della Vergine Maria: Annunciazione, Nascita di Gesù Cristo, Adorazione dei Re, Risurrezione, Ascensione, Discesa dello Spirito Santo, Assunzione che, spiega la grande studiosa docente al Conservatorio leccese, “intonati in onore di Sant’Antonio Abate presso eremi, cappelle rurali e chiese della Catalogna, in ambiti paraliturgici”.
 
“Chi siede nel deserto per vivere nella quiete con Dio/ è liberato da tre guerre:/ quella dell’udire, quella del parlare e quella del vedere/. Gliene rimane una sola: quella del cuore./ Sant’Antonio abate”.
 
Il libro, ch’è già un cult (custodiremo gelosamente la copia che gentilmente ci è stata donata, grazie!), attorno allo stupendo saggio della prof. leccese intreccia altri due interventi deliziosi: Maria Cristina Calabrese, “Le Gioie di sant’Antonio abate. Storia e iconografia della tradizione devozionale catalana” e Piergiuseppe De Matteis, “Sant’Antonio abate nella Letteratura e nella Musica”.

Libri: in distribuzione 'Scrigno di emozioni' 2018 a cura di Teresa Gentile

di VITTORIO POLITO – Anche quest’anno mi è stato fatto dono della bellissima Antologia del Salotto culturale “Palazzo Recupero” di Martina Franca: “Scrigno di emozioni”, curato da Teresa Gentile (Artebaria Edizioni). L’Antologia si avvale della prefazione di Elisa Silvatici, accademico dei Cavalieri del Santo Sepolcro.

Gli argomenti trattati nella raccolta antologica sono i più vari e numerosi: si parla di cuore, musica, teatro, dialetto, creatività, poesia, arte e, soprattutto, amicizia. Insomma la produzione dei numerosi e assidui frequentatori del “Salotto culturale”, un vero e proprio vivaio di talenti.

Io stesso ho avuto l’onore di partecipare al “Salotto” e posso testimoniare la bontà degli incontri con la regia di Teresa Gentile e con il maestro Egidio Cofano al pianoforte.

Tra gli interessi di Teresa Gentile, giornalista, scrittrice e poetessa, possono considerarsi ai primi posti il dialetto, la poesia, la musica, il canto, l’arte, i lavori artigianali, l’ambiente, le ricette locali, i talenti, l’attenzione ai segni di Fede in città e tra i campi, insomma un corteo di interessi letterari e culturali. Ha conseguito titoli accademici di Pedagogia e Vigilanza scolastica ed ha insegnato in classi di istruzione primaria. Ha collaborato con numerose testate locali, il “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania” e, attualmente, con il “Giornale di Puglia”, ma non si stanca mai di conoscere, dialogare, scambiare emozioni con persone ricche di talento, capaci di vivere una vita operosa.

Come detto, nel volume sono trattati molti argomenti: poesia, arte, fede, integrazione, dialetto, nonché la produzione di poeti, scrittori, giornalisti, insegnanti, proprio uno scrigno di quelli da conservare amorevolmente utilizzando di tanto in tanto le ‘gioie’ che contiene, e sono tante. Teresa Gentile è nel vero senso della parola una speciale persona che dirige il “Salotto culturale Recupero” di Martina Franca, molto volitiva e grande organizzatrice di eventi culturali.

Elisa Selvatici, che firma la prefazione, scrive che l’antologia è «Un caleidoscopio di sentimenti concretato dalla ‘penna’ del cuore di Teresa Gentile che eleva il fruitore all’empireo delle emozioni e che, con la nobiltà del suo animo, si identifica nelle parole di Giorgio Vasari: ‘Nel normale corso degli eventi molti uomini e donne nascono con varie qualità e notevoli talenti, ma di tanto in tanto, in un modo che sembra trascendere la stessa natura, una singola persona si mostra pienamente dotata di bellezza, grazia e talento in abbondanza’». Si può ben dire che la nobiltà di Teresa Gentile rappresenta una vera eccellenza per Martina Franca nella prestigiosa cornice del “Palazzo Recupero”.

L’interessante miscellanea di “emozioni” con poesie che inneggiano alla vita, di cronaca, di sillogi poetiche e riflessioni filosofiche e di scritti vari, dedicato all’amicizia, ed ogni anno è finalizzato sempre a vari temi tutti interessanti, non esclusi quelli di carattere sociale.

Nella introduzione la curatrice scrive, tra l’altro, che «Gli scambi di emozioni tra poeti, pittori, musicisti e cantanti hanno sortito esiti importanti (creazione di un CD vernacolare di Giovanni Nardelli, poesie e canti di Cinzia Castellana, Raffaele Caforio, Angela D’Amone che sono stati trascritti e musicati da musicisti locali)».

Gli autori che hanno collaborato all’Antologia sono numerosi e lo spazio impedisce di citarli, ma a tutti va il plauso per il contributo che donano al “Salotto” di Martina Franca, perla della Valle d’Itria, alla cultura in generale ed a Teresa, regista d’eccezione, in particolare.

Serie B: ko il Palermo, pareggia il Pescara, vince il Brescia

di FRANCESCO LOIACONO - Sorprese clamorose nella prima giornata di ritorno del campionato di serie B, dopo la sosta. Il capolista Palermo perde a sorpresa 2-1 allo stadio “Barbera” contro la Salernitana. Il Pescara si fa imporre lo 0-0 casalingo dalla Cremonese. Ne approfitta il Brescia che espugnando con un netto 2-0 il “Curi” di Perugia, supera in classifica gli abruzzesi ed è secondo con 35 punti.

Crolla in modo inaspettato 3-0 il Verona di Fabio Grosso a Padova, nel derby veneto. Il Cittadella pareggia 0-0 a Crotone, ed è settimo in zona play off a quota 27. Il Cosenza non va oltre lo 0-0 allo stadio “San Vito Marulla” con l’Ascoli, e ha soli tre punti di vantaggio sulla zona play out. Nel posticipo lo Spezia ha pareggiato 1-1 in casa col Venezia. Il Livorno ha riposato come previsto dal calendario. Donnarumma del Brescia, si conferma capocannoniere del torneo con 15 reti.

Pallavolo: il Bcc Castellana perde 3-2 in casa contro Milano

di FRANCESCO LOIACONO - Nella quinta giornata di ritorno di A/1 di pallavolo maschile il Bcc Castellana ha perso 3-2 in casa contro Milano. Primo set, bravi con i bagher Mirzajanpour e Renan nei pugliesi. Castellana si è imposto 27-25 in questa fase di match. Secondo set, Zingel e Wlodarczyk eccellenti sotto rete nella squadra di Vincenzo Di Pinto. Ma Clevenot e Maar sono stati infallibili nelle schiacciate per i lombardi, che stavolta hanno prevalso 25-21. Terzo set, Bulatti ha dato il suo contributo con gli aces per il Bcc che ha avuto la meglio 25-22.

Quarto set, grande equilibrio. Però Piano e Kozamenik con i colpi da fondo campo hanno fatto trionfare gli avversari 26-24. Quinto set, Falaschi e Scopelliti bene in fase difensiva tra i gialloblu di Castellana. Ma Abelaziz e Hirsch hanno fatto la differenza in positivo per i lombardi. Milano ha vinto 15-13 questo set e per 3-2 tutta la partita. Sconfitta immeritata per il Bcc Castellana. E’ ultimo in classifica da solo con 6 punti. Nel prossimo turno giocherà ancora a Bari col Ravenna. I romagnoli hanno perso 3-1 a Vibo Valentia.

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