PLAY: MUSICA&DINTORNI / "Reality killed the video star": l'ultimo album di Robbie Williams

di Michele Tedesco
È il virtuale ad uccidere il reale o è il reale ( poco probabilmente ) ad annientare il virtuale? Questo è un dubbio che probabilmente avrà attanagliato anche quel “mascalzone” di Robbie Williams. È da poco nei negozi “Reality killed the video star”, nuova lavoro del camaleontico artista inglese.Ovviamente, come sempre, le aspettative dei fans non sono state assolutamente tradite. Anche questo è un album di livello al pari dei precedenti e, come questi, si presenta sempre in una veste nuova e mai simile a un’ altra. Dopo la decadenza artistica degli esordi con i Take That ( cosa ci facesse tra quei pupazzi uno come Williams per molti resta ancora un mistero! ) il buon vecchio Robbie si è lanciato da solo tra le stelle, offrendoci sin dagli esordi della sua carriera solista la possibilità di poterlo guardare da un’ ottica sempre diversa. È stato rocker ( “Let me entertain you” l’ ha visto protagonista di una causa legale con i Kiss, vista la diretta citazione probabilmente non autorizzata della band, nel video ), swinger e 007 ( in “Swing when you’ re winning”, che includeva anche un duetto con Nicole Kidman ), seduttore ( chi non lo ricorda nel torrido duetto con Kilie Minogue di “Kids”?!?!?! ), e pop star ( il disco “Life thru a lens” è una capolavoro pop made in UK, come pochi ). In qualsiasi campo Robbie Williams si muova, lascia indubbiamente il segno. E così ha fatto anche nella sua ultima fatica in musica: un disco dalle atmosfere assai vintage. Un’ opera pop in cui il sapore degli anni 70, di un vintage assai attualizzato, si fa sempre più consistente, man mano che le canzoni scorrono. “Superblind” è la “ballatona” super-romantica, immancabile nei dischi di Williams ( si pensi a “Angel”, che ormai è leggenda ), “Bodies” e “Difficult to Weirdos” con i loro sopraffini riffs sintetici, e “Starstuck”, un funky arricchito da una cornice eterea di archi, sono i pezzi più rappresentativi di questo disco. Il resto come sempre è da ascoltare. Tutto d’ un fiato. Tutto firmato da una delle poche ultime rock stars del panorama mondiale.