'Come eravamo': il concorso per le scuole baresi sull’opera e sulla tradizione dedicato a Vito Maurogiovanni

di Luigi Laguaragnella - Sono numerose le scuole che partecipano alla II edizione del concorso “Come eravamo” dedicato alla memoria di Vito Maurogiovanni giornalista, scrittore e poeta che ha dedicato la sua opera per valorizzare la tradizione e la cultura di Bari fino a renderla una forma artistica apprezzata.  Il concorso è un mezzo per far conoscere l’artista barese alle nuove generazioni sollecitando la loro creatività e conoscenze. Gli alunni di tanti istituti baresi e della provincia devono realizzare storie, sceneggiature teatrali con il linguaggio tradizionale della parola e quello innovativo del multimediale facendo rivivere l’anima letteraria di Vito Maurogiovanni.

Nel giorno in cui la città di Bari ricorda la scomparsa di Nino Lavermicocca, altro grande studioso della storia barese, nella sala del Consiglio regionale della Puglia è stato presentato alle scolaresche il concorso promosso della Biblioteca della Regione Puglia e organizzato dall’Ufficio Provinciale Scolastico, dall’Unione Cattolica Stampa Italiana e da Rai Tre Puglia. Forte e decisa alla realizzazione del concorso è la presenza della Regione, della Provincia e del Comune per un’iniziativa che gioca con le parole e vuole appassionare alla memoria della città i più giovani. Come avrebbe detto Vito Maurogiovanni è un modo per creare la “uascezzè” termine barese intraducibile che rispecchia, però il concetto della bellezza delle relazioni umane e della gioia che nasce tessendo rapporti.

Insieme a Onofrio Pagone della Gazzetta del Mezzogiorno il professor Daniele Maria Pegoraridocente di Letteratura Italiana dell’Università di Bari ha delineato un profilo di Vito Maurogiovanni ripercorrendo il forte senso storico presente nelle sue commedie e nelle sue poesie. Maurogiovanni intreccia la storia di Bari a quella nazionale e offre al pubblico una lingua adeguata all’interlocutore e soprattutto valorizza il dialetto barese allontanandolo dal puro vernacolo. Il “barese” assume dimensione teatrale di una lingua viva e passionale, mai volgare e Vito Maurogiovanni lo fa parlare anche al re Borbone nell’opera “Re Borbone e tre barboni” oppure nella “Passione di Cristo”. Emerge dalle sue opere l’interesse storico unito ai vezzi e ai vizi del popolo, offrendo un affresco fedele del territorio: “Eravamo tutti balilla” sulla storia del fascismo, “Come eravamo” o ancora “Iarc’ Vasc’”. Ha descritto, quindi le trasformazioni del territorio lasciando intendere che il progresso rimane in alcuni casi solo illusione. Durante la presentazione del concorso artisti baresi hanno letto alcuni brani illuminanti per linguaggio, lessico e informazioni storiche sconosciute anche ai baresi. Vito Signorile con il suo tono dialettale ha letto stralci della “Passione di Cristo”; Rino Bizzarro ha interpretato “Re Borbone e tre barboni”; Paola Martelli ha letto la storia del teatro Petruzzelli, inaugurato il 1903 con il melodramma Gli Ugonotti. Ascoltare la vicenda della nascita del teatro e dei suoi promotori Antonio e Onofrio Petruzzelli ha permesso di rivivere uno spaccato di una società che puntava ed era appassionata alla cultura; sulla medesima scia è stata la lettura di Domenica Triggiani di “Come eravamo” sul cinema Umberto. Attraverso il racconto Vito Maurogiovanni ha incentivato il radiodramma portando l’arte alla radio e grazie alle sue opere è possibile conoscere i particolari dell’eccidio durante la seconda guerra mondiale di via Niccolò dell’Arca a testimonianza che anche Bari ha vissuto tragicamente il dramma della guerra e della dittatura.

Storia, letteratura, poesia, teatro e territorio: tutto questo ha rappresentato Vito Maurogiovanni per Bari il quale ha sempre risaltato il culto della parola e utilizzandola nelle sue sfumature dialettali e non solo. Ecco perché Enzo Quarto, al termine della presentazione, invita tutti i ragazzi ad impegnarsi per il concorso: occorre riscoprire il lessico, ricco in Maurogiovanni, che oggi è fortemente dimezzato e soprattutto riscoprire e incentivare la conoscenza della città che troppo spesso e a lungo è preda del “nuovismo” ossia la morbosa voglia di buttare ciò che è vecchio per trovare obbligatoriamente il nuovo.