Il Ventaglio tra storia e curiosità


VITTORIO POLITO
- Su un numero de “Il Mattino” del 1935 si legge a proposito dell’uso del ventaglio: «Elegante stratagemma muliebre, che, a un gesto di suprema civetteria nella schermaglia contro la calura estiva, associa la previdenza maliziosa di uno schermo complice a sorrisi e sguardi furtivi».

La storia di questo originale dispensatore di vento è molto più ampia e interessante. Si usa il ventaglio da tempi immemorabili. In passato, ci si serviva dello spostamento d’aria per difendersi dal caldo soffocante, attraverso il movimento della mano o con una cartolina per poter ottenere qualche sollievo e il ventaglio non è altro che una applicazione di questo semplice principio.

Nella forma più comune il ventaglio è fatto di un certo numero di stecche congiunte e imperniate nella parte inferiore in modo da potersi aprire e richiudere su sé stesse, sulle quali è disteso e incollato un foglio di seta, carta, pizzo o altro materiale, per lo più dipinto, colorato o ricamato. Furono gli Egizi a fare uso dei ventagli fin dall’alba della civiltà. I materiali erano per la maggior parte deperibili ed è per questo che molti esemplari sono andati perduti.

Nei corredi funerari di alcuni faraoni, come Tutankamon, sono stati rinvenuti ventagli realizzati con piume di uccelli. Le dimensioni del ventaglio dipendevano dalla persona che lo utilizzava. Se ad agitarlo era colui che doveva trarne beneficio, il manico era corto, se, invece, doveva maneggiarlo un servitore, il manico era necessariamente lungo.

Il ventaglio non era utilizzato solo per trarre sollievo dal calore. Dalle rappresentazioni ritrovate nelle tombe si deduce che possedeva anche una valenza simbolica. Anche l’aria mossa dal ventaglio rappresentava la capacità di donare la vita. Per questo motivo era rappresentato nei luoghi funerari per permettere al defunto di rinascere nell’Aldilà. Posto alle spalle del faraone, aveva lo scopo di fornirgli protezione e infondergli il soffio vitale.


Nell’antica Roma il ventaglio era segno di potere militare: quello a tre stecche, serviva per dare il segnale di battaglia. I sofisticati ventagli di piume dei Greci e dei Romani, erano usati da ancelle ed eunuchi al servizio dell’Imperatore. Gli addetti a tale compito erano chiamati Flambellieri. Un tempo era regalato alle ragazze che compivano 18 anni, mentre alla Corte cinese era considerato elemento essenziale dell’etichetta governativa e decretava la posizione socio-politica di chi lo possedeva. I romani ne avevano un tipo in legno pregiato che faceva parte del corredo delle spose. Nel medioevo era utilizzato solo dai religiosi in quanto accessorio facente parte della liturgia. Poi se ne sono perse le tracce. In Italia diventa accessorio femminile alla fine del 1500, la sua patria è Venezia dove se ne fabbricavano di tutti i tipi e colori.

Alla Corte di Luigi XIV, le signore potevano aprire il ventaglio solo in presenza della regina, mentre sotto il potere di Luigi XV furono proibiti perché nel corso delle udienze, il fruscio disturbava il re. La Chiesa lo proibì in quanto considerato oggetto di seduzione.

Al riparo da questo strumento della galanteria, viene concesso alla donna di esplicitare messaggi altrimenti impossibili in un’epoca in cui la libertà espressiva per il sesso femminile era vincolata da un rigido sistema di condizionamenti; i movimenti del ventaglio divengono così elementi di un linguaggio segreto attraverso il quale le dame possono esprimere i sentimenti amorosi: essi vengono dichiarati da un uso abile e appropriato di questo accessorio che si presta molto bene alla comunicazione.

Ed a proposito di comunicazione ecco quello che si poteva comunicare con il ventaglio: se generosamente aperto e rivolto verso l’interlocutore significava “Benvenuto”; chiuso ed appoggiato ripetutamente alla bocca voleva dire “Posso parlarvi in privato?”; chiuso e rivolto in basso: “Venite vicino a me”; chiuso e diritto: “Potete agire liberamente”; aperto e nascondendo gli occhi: “Vi amo”; mosso circolarmente: “Ci spiano stiamo attenti”; chiuso e appoggiato all’orecchio sinistro: “Non rivelate il nostro segreto”; appoggiato al cuore: “Sarò sua per la vita”; tenuto chiuso nella mano destra; “Addio, Arrivederci”; semi aperto e appoggiato sul seno, invita ad attenersi alla discrezione più assoluta, ma se è aperto solo per due settori indica totale indifferenza. Appoggiato sulla fronte è un avvertimento: “Arriva mio marito”. E così via.

Le curiosità su questo oggetto sono tante. Si narra che il bellissimo Duomo di Carignano presso Torino, sia dovuto ad un ventaglio. Durante un pranzo di gala, il Conte Benedetto Alfieri (1699-1767), potente e geniale architetto del XVIII secolo, riferì alla sua dama che gli avevano affidato l’incarico di preparare il disegno del Duomo e di essere preoccupato per questo. La dama, con graziosa civetteria, rispose: “Ecco la pianta della chiesa” ed aprì il ventaglio. Alfieri afferrò l’idea e disegnò la chiesa a forma di ventaglio (oggi dedicata ai Santi Giovanni Battista e Remigio).

All’inizio del XX secolo, il ventaglio continuava ad essere un accessorio indispensabile per la donna. Esso non veniva utilizzato solo da nobildonne in alcune circostanze, ma veniva usato anche da persone di ceti sociali diversi. Il suo successo continuò per tutto il primo quarto di secolo e questo spiega la grande varietà di modelli in vendita durante quel periodo e le ricerche portate avanti da fantasiosi inventori, per rinnovare, migliorare e semplificare il ventaglio.

Le piume di struzzo, ad esempio, per la loro bellezza, hanno rappresentato uno dei materiali più ambiti per la realizzazione dei ventagli e di altri accessori: da quelli usati dai faraoni, ai copricapo delle aristocratiche dame durante il regno di Elisabetta I di Inghilterra. Fu comunque la moda imperante tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la Belle Époque, quella che impose maggiormente l’uso dei ventagli di piume di struzzo.
Anche la pittura ha avuto un ruolo importante nei ventagli. Infatti, il gusto per i dettagli ed una particolare predilezione per i nudi femminili sono alcune delle costanti che hanno caratterizzato, ad esempio, l’opera di Auguste Dominique Ingres (1780-1867), uno dei maggiori esponenti della pittura neoclassica. Nella sua opera appaiono già i temi che preannunciano il movimento romantico: scene di donne nude che evocano luoghi lontani ed esotici. Ma la mentalità puritana dell’epoca obbligava però il pittore ad ambientare questo tipo di scene solo nei bagni turchi o negli harem, dove la presenza di odalische e donne senza veli era pienamente legittima.

Anche poeti e scrittori si sono ispirati ai ventagli scrivendo versi del seguente tenore: «Quel tuo leggero ventaglio, o contadina bella, si esprime più della favella. Esprime ira, dolore, dispetto e piacere, odio e amore, chiudi il ventaglio e dona il tuo cuore». Mentre nella commedia di Goldoni “Il Ventaglio”, questo oggetto diventa il vero protagonista di una trama basata su equivoci e malintesi. Passando da un personaggio all’altro, infatti, finisce per renderli tutti uguali nella loro essenza più profonda, i sentimenti.

Annualmente seguiamo le cerimonie della consegna del ventaglio ai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato, per iniziativa dell’Associazione Stampa Parlamentare. Il primo ventaglio fu consegnato al presidente della Camera nel 1893 e successivamente la cerimonia è stata allargata ai presidenti della Repubblica e del Senato.

Il ventaglio è storia, passione, ricordi. Quanti di noi sapevano queste cose? Quanti si sono mai soffermati su questo accessorio che sembra tanto insignificante, banale e fuori moda, ma che ancora oggi lo si può vedere nelle mani di donne di ogni età? Per cui se volete darvi delle ‘arie’ usate il ventaglio.

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