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Marilyn Manson: concerto annullato in Texas per un malore



Non è un periodo sereno per la rockstar Marilyn Manson. Dopo la sfortunata vicenda che lo ha visto coinvolto in una delle sue date del tour (gli crollò un pezzo di palco che gli aveva procurato danni alla gamba e alla caviglia), il Reverendo, ha dovuto interrompere il suo live in Texas, al Cynthia Woods Mitchell Pavilion di Woodlands, per un malore.

Il Reverendo sta portando in giro il suo "Twins of Evil: The Second Coming Tour" per promuovere l'album "Heaven Upside Down". Come ha scritto la testata locale "Houston Press" il cantante sarebbe stato vittima di un'intossicazione alimentare.  Si trattava del terzo concerto americano che fa parte di un tour iniziato il 16 agosto a Dallas e che terminerà il 31 ottobre ad Orlando, in Florida.

Subito dopo il malore Manson è stato sostituito dal collega Rob Zombie, con cui sta condividendo il palco durante le date del tour: "Il mio caro amico, il signor Manson, non è decisamente in forma. Probabilmente adesso è nel suo tour bus e sta da schifo. Ho bisogno di qualcuno che canti con me la prossima canzone, quindi tirate fuori la voce e cercate di farlo stare meglio!" ha urlato ai fan.

Asia Argento, da vittima a carnefice: risarcisce giovane attore Usa che lʼaccusa di molestie



DI REDAZIONE - Asia Argento da vittima di molesti sessuali a 'carnefice'. L'attrice e figlia del noto regista Dario Argento, ha versato 380mila dollari all'attore americano Jimmy Bennett, che sostiene di essere stato vittima di "un'aggressione sessuale" da parte dell'attrice nel 2013, quando lui aveva 17 anni. Lo riporta il Nyt, citando documenti ottenuti da una fonte non identificata. L'Argento, figura di primo piano del movimento "Me Too", era stata tra le prime a denunciare le violenze sessuali commesse dal produttore americano Harvey Weinstein e che alzarono un grande polverone di polemiche.

L'aggressione, secondo Bennett, sarebbe avvenuta in una camera di un albergo della California. I due hanno recitato in un film del 2004 dal titolo "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa", in cui l'Argento interpretava la madre prostituta del giovane attore.

Secondo gli avvocati del giovane, si è trattato di "un'aggressione sessuale" che lo ha traumatizzato, mettendo a rischio la sua salute mentale e la carriera da musicista. Da parte di Asia Argento e del suo avvocato, per il momento, non sono arrivate repliche. Nel frattempo l'attrice italiana è impegnata come giudice nel talent X Factor.

Monica Bellucci rivive il mito di Tina Modotti



La bellissima Monica Bellucci torna al cinema dove interpreterà Tina Modotti, la fotografa friulana rivoluzionaria comunista negli anni Venti e Trenta che arrivò fino in Messico. Radical Eye: The Life and Time of Tina Modotti è il titolo della miniserie internazionale ideata dal regista Edoardo De Angelis per una miniserie in sei puntate, recitata in spagnolo, inglese e italiano.

'Adelante, adelante': il 20 agosto Francesco De Gregori in piazza Duomo per Fuori Museo 2018



“Meno male che c'è sempre qualcuno che canta la tristezza ce la fa passare, se no la nostra vita sarebbe una barchetta in mezzo al mare” recita La ragazza e la miniera del maestro De Gregori che, tra l’emozione dei suoi fans e la bellezza di una piazza senza pari, piazza Duomo a Trani, incanterà “il pubblico pagante”, riprendendo La donna cannone, lunedì 20 agosto alle 21.30 nell’ambito di Fuori museo – Eventi d’estate 2018 della Fondazione S.E.C.A. in collaborazione con il Comune di Trani e la partnership di Fondazione Megamark, Università Lum Jean Monnet, Luce Music Festival e Love Fm.

Un viaggio tra le note delle storia della musica d’autore che hanno accompagnato per più generazioni momenti fatti di gioia o di malinconia, di spensieratezza e forte speranza.

Ad anticipare il concerto di Francesco De Gregori, la Fondazione, in accordo e collaborazione con l’organizzazione del Luce Music Festival ha messo in piedi un autentico regalo, il dialogo poetico dell’attore Alessandro Haber e Cosimo Damiano Damato dal titolo "La valigia dell'attore", fra teatro, cinema e musica... da Bukowski a Monicelli a De Gregori.

"Eccomi qua/ Sono venuto a vedere lo strano effetto che fa/La mia faccia nei vostri occhi/E quanta gente ci sta/E se stasera si alza una lira/Per questa voce che dovrebbe arrivare/Fino all'ultima fila/Oltre al buio che c'è/E al silenzio che lentamente si fa/E alla luce che taglia il mio viso/ Improvvisamente eccomi qua..".

Questi i versi scritti da Francesco De Gregori per Alessandro Haber nella struggente "La valigia dell'attore", un atto d'amore, una confessione, la preghiera laica della vita d'artista". Alessandro - racconta il regista Damato - è l'ultimo attore italiano di una stagione irripetibile. È il Lucio Dalla del cinema.

A scandire il dialogo non solo i racconti ed i ricordi di Haber ma anche un doppio omaggio all'amico De Gregori con la lettura dei testi delle sue liriche più segrete, vere perle che colte nel loro aspetto minimale drammaturgico ne riconsegnano il valore poetico in uno spettacolo ad ingresso libero (FINO AD ESAURIMENTO POSTI) che si terrà  in piazza Addazi.

Sarà un appuntamento imperdibile quello di lunedì prossimo a Trani, un lunedì insolito, di festa. Tra le stelle e le luci del palco, tra brani riconoscibili sin dalla prima nota, impossibili da non cantare.
Giunge così al suo quinto appuntamento la terza edizione di Fuori Museo 2018 e, carica di entusiasmo e soddisfazione, la Fondazione S.E.C.A. annuncia le date a seguire. Senza sosta, infatti, il giorno successivo stessa piazza, stessa squadra, si esibirà Fabrizio Moro, il 23 Enrico Brignano ed 24 i Gen Verde a chiudere una stagione estiva dai grandissimi nomi.


Scarlett Johansson è l'attrice più pagata nel 2018


Secondo Forbes, Scarlett Johansson è l'attrice più pagata del 2018. La sexy attrice ha guadagnato 40 milioni e 500 mila dollari principalmente grazie al suo ruolo di 'Black Widow' in Avengers.

L'attrice distanzia di diversi milioni di dollari Angelina Jolie (al secondo posto con 28 milioni) e Jennifer Aniston (al terzo con 19 milioni e 500 mila dollari), la quale continua a guadagnare tanto nonostante siano passati 14 anni dalla fine della fortunata serie televisiva 'Friends', grazie a sponsorizzazioni come Emirates Airlines, Aveeno e Smartwater. 

Aretha Franklin, i funerali si terranno il 31 agosto a Detroit




Alle dieci del mattino del 31 agosto a Detroit, sua città natale, si svolgeranno i funerali di Aretha Franklin, morta giovedì a 76 anni dopo una lunga malattia. La cerimonia si terrà al Greater Grace Temple e sarà riservata solo a parenti e agli amici più stretti. La veglia funebre, pubblica, si svolgerà invece il 28 e 29 agosto nel Charles Wright Museum of African American History. Dopo la funzione la regina del soul verrà sepolta nel cimitero di Woodlawn.

Scompare a 68 anni Claudio Lolli

BOLOGNA - Scompare a 68 anni Claudio Lolli, il cantautore del Movimento. Lolli era nato a Bologna il 28 marzo 1950 ed era professore di Liceo. Lanciato da Francesco Guccini e considerato il 'poeta del Movimento', ha inciso una ventina di album. Nelle sue liriche la passione per la politica e la vicinanza agli ultimi e ai diseredati. Tra i suoi titoli più celebri 'Michel' e 'Ho visto anche degli zingari felici'.

"Una brutta notizia. Se n'è andato Claudio Lolli". L'annuncio, su Facebook, è dell'assessore alla Cultura di Bologna, Matteo Lepore. "Bologna", scrive ancora Lepore, "perde un suo cantautore e un poeta forse troppo dimenticato. L'anno scorso aveva vinto il premio Tenco. Davvero solo poche settimane fa alcuni suoi amici mi avevano fermato suggerendomi di andarlo a trovare, di premiarlo anche per dargli forza nella sua lunga malattia".

Darkest Minds: la recensione

di FREDERIC PASCALI - L’adolescenza, con le sue molteplici sfaccettature è stata, da sempre, al servizio di storie che ne esaltassero le peculiarità ad uso e consumo di una propria indipendenza e dignità rispetto al mondo degli adulti. Un po’ quello che accade nella pellicola diretta da Jennifer Yuh Nelson, adattamento cinematografico di uno dei romanzi della saga creata da Alexandra Bracken.

La narrazione, strutturata dalla poco convincente sceneggiatura della stessa Bracken e di Chad Hodge, prende avvio in un futuro inquietante nel quale per una strana, e inspiegabile, epidemia la maggior parte dei bambini e degli adolescenti è deceduta mentre quelli che restano ancora in vita risultano dotati di poteri speciali che il governo americano ritiene possano rappresentare una minaccia per la collettività. I ragazzi sopravvissuti vengono rinchiusi in speciali centri di raccolta e divisi in colori a seconda della loro presunta pericolosità. Tra di loro c’è anche Ruby, ormai sedicenne e prigioniera da quando di anni ne aveva 10. Grazie ai suoi poteri riesce a celare il suo colore corrispondente, il temutissimo arancione, fino a quando qualcuno non l’aiuta a scappare.

Alla resa dei conti la pellicola della Nelson, con alle spalle già una brillante carriera nel cinema di animazione, sconta più difetti che pregi perdendosi in una sorta di canovaccio narrativo che più che dal cinema sembra attingere ai primordi della televisione degli eroi per ragazzi, alla stagione d’oro dei telefilm degli anni 70/80, dall’asiatico “Megaloman” agli immarcescibili “Power Rangers” della Saban Entertainement. Come allora, all’interno di un unico episodio si muovono diversi temi di racconto coadiuvati da una macchina da presa che  con estrema “pulizia”, attenendosi pedissequamente allo svolgimento del compito, tratteggia i personaggi con voluta superficialità sfruttando al massimo, in questo caso, l’impalpabile realismo della fotografia di Kramer Morgenthau. Tuttavia, una nota di merito va senz’altro spesa per la protagonista, Amandia Stenberg, “Ruby”, che sostiene il ruolo con il piglio della veterana e dà un po’ di personalità a frangenti troppo spesso scontati.

La Notte della Taranta approda a Martignano

LECCE - Per la sua 15esima tappa il Festival itinerante de La Notte della Taranta, approda a Martignano. Tre gli appuntamenti in calendario, il primo, per la sezione Il Borgo Racconta,  alle 20, a Palazzo Palmieri, con la visita teatralizzata “L’età dell’olio e della pietra” al frantoio ipogeo di Martignano, uno spettacolo dei Cantieri Teatrali Koreja per la regia di Salvatore Tramacere, drammaturgia di Paolo Pagliani e con Giovanni De Monte.

Lo spettacolo intende far scoprire ai visitatori gli aspetti tecnologici, architettonici, simbolici e storici dei frantoi ipogei del Salento. All’ingresso ogni visitatore indossa una cuffia wireless attraverso cui è possibile ascoltare ricostruzioni sonore dell'attività che si svolgeva nel frantoio accompagnate da musiche e voci narranti. Parlano i trappetari, gli operai componenti la ciurma, che lavoravano nel trappeto; parla il “nachiro”, il comandante della ciurma, il nocchiero che conduceva la navigazione nel mare d'olio; ma parlano anche baroni, marchesi, architetti e ispettori asl. 

A dialogare con queste voci e guidare il gruppo di visitatori, un attore, che interpreta il ruolo che nei frantoi era affidato al più giovane: il garzone.  La performance è un modo innovativo di fruizione di spazi legati alla tradizione. Il visitatore/spettatore non è più un semplice osservatore ma partecipa ad un'esperienza sensoriale in una sorta di realtà alterata dall'interazione tra il luogo, l'attore e i suoni in cuffia. Al termine della visita è possibile degustare l’olio del territorio in collaborazione con produttori locali. 

(Durata spettacolo 25 minuti, previste tre repliche per un massimo di 15 spettatori per replica. Posti limitati, prenotazione obbligatoria: segreteriafestival@lanottedellataranta.it)

Per i concerti Altra Tela, alle 21 in piazzetta Palmieri, un incontro speciale per celebrare i venticinque anni di Officina Zoè.

Fu proprio 25 anni fa che Donatello Pisanello, Lamberto Probo e Cinzia Marzo fondarono il gruppo musicale di tradizione popolare Officina Zoè. Erano tempi in cui ancora non si avvertiva minimamente quello che sarebbe successo da li a pochi anni: il “revival” della musica tradizionale salentina con tutti i suoi epigoni tra i quali La Notte della Taranta.

In questa occasione Officina Zoè ripercorrerà le tappe fondamentali della sua storia, dal primo cd “Terra” (1996), una raccolta dei classici della tradizione salentina, a “Sangue Vivo” e “Il Miracolo”, entrambi colonna sonora di due film del regista Edoardo Winspeare.

Una serie di installazioni, fotografie e proiezioni, rievocheranno la storia di Officine Zoè. Ad omaggiare gli Officina Zoè ci sarà anche il gruppo calabrese dei Re Nilìu, nato nel 1979 da un gruppo di giovani che ha dato vita al Canzoniere popolare calabrese Re Niliu che prende il nome da un personaggio immaginario, un re di cera destinato da un destino sfavorevole a non poter godere delle proprie ricchezze.

A concludere la serata, per i concerti Ragnatela, alle 22.30 in piazza della Repubblica, sempre gli Officina Zoè saliranno sul palco per festeggiare i loro 25 anni di attività.

Annullata la tappa odierna di Castrignano De' Greci per lutto nazionale, il festival itinerante torna domani a Soleto. Il 20 agosto sarà a Martignano.

A Galatone la seconda serata della 'Sagra del Diavolo'

GALATONE (LE) - Domenica 19 agosto (dalle 20 - ingresso 10 euro consumazione inclusa) prosegue nelle campagne del b&b La Seta Rossa in contrada Pennella a Galatone, in provincia di Lecce, la settima edizione della Sagra del Diavolo - Festa di arti, musica e altre eresie. Ospiti principali della seconda serata saranno i veneti Universal Sex Arena. La band proporrà, tra gli altri, i brani del cd “Abdita”, pubblicato a tre anni dal precedente “Romantcitysm”, che come il titolo suggerisce, si presenta come un lavoro nascosto, remoto, misterioso, segreto e che vede la collaborazione di Luca Ferrari, batterista dei Verdena. Sul palco anche i Serpe in seno che propone quella che la band definisce “kaos music”. Ovoviviparo è il loro ultimo disco dalle dinamiche ritmiche che impattano con forza fin dalle prime note. Dalla Calabria arrivano i Mannaro, trio post rock noise di stampo statunitense mentre dalla Lombardia provengono i Foreign Dubbers con sonorità electrodub, ritmi in levare ed echo delay contaminati con reggae, rock, punk e world. I vincitori del contest Va al Diavolo della seconda serata sono i Bravata, un trio salentino composto da Sergio Chiari (voce e chitarra), Marco Locorotondo (basso), Gabriele Mazzotta (batteria). Il dj set sarà affidato alle sapienti selezioni di Ohm Guru (Three Hands Records - Bologna). Il ricco programma propone anche esposizioni, performance, videomapping, reading, presentazioni, spettacoli teatrali, uno strano mercatino. La rassegna, con la direzione artistica di Luigi Bruno (ideatore con Giulio Vaglio), affiancato da Luisa Carlà, Paola Marzano, Marika Lerario e Francesca Marzano, è  organizzata da Collettivo Sbam, Ill Sun Records con la collaborazione di ZeroMeccanico, Birrificio dei Popoli e con il patrocinio del Comune di Galatone. Una parte del ricavato sarà devoluto all’Associazione Kids Kicking Cancer Italia.

Lunedì 20 agosto (dalle 20 - ingresso 7 euro) la serata finale si concluderà con la presentazione del cd "L'ora di tutti",  quarto lavoro in studio dei salentini Muffx, uscito per Blackwidow records. La band guidata dal cantante e chitarrista Luigi Bruno (leader della Mediterranean Psychedelic Orkestra, fondatore del Collettivo Sbam e della Ill Sun Records e ideatore e direttore artistico della Sagra del Diavolo) e completata da Alberto Ria (batteria), Mauro Tre (tastiere e synth) e Ilario Suppressa (basso), propone un concept album strumentale liberamente ispirato all’omonimo romanzo (uscito nel 1962 per Bompiani) di Maria Corti ambientato durante l'invasione Turca nel 1480 a Otranto. Sul palco anche GmG & the Beta Project, una band veneziana che propone un genere eterogeneo: reggae che sparisce in un funk tutto da ballare, rock che incontra il folk dei bassifondi, rap che si perde nei meandri di melodie asiatiche. Dal Salento arrivano, infine, il progressive rock dei Planimo, vincitori del contest Va Al Diavolo, e il rockabilly del progetto The Johnnybones composto da Danny Stendardo (contrabasso e voce), Marco Ancona (chitarra) Fulvio Palese (sassofono) e Francesco Pennetta (batteria). La serata ospiterà anche lo spettacolo teatrale "Forse Italia" a cura di ZeroMeccanico e le selezioni musicali di Linoleum, Max Nocco e Ohm Guru.

Info e contatti
sagradeldiavolo@gmail.com
www.sagradeldiavolo.it

'Voce agli dei: tra mito e poesia': a Lecce viaggio tra le stelle 'Sulle tracce di Ercole'

LECCE - “Voce agli dei: tra mito e poesia” è il secondo degli appuntamenti del cartellone 2018 di “Mitika – Teatro e Mito nella contemporaneità”, nella sua speciale edizione itinerante fra i luoghi del Mito del territorio salentino.

Il 19 agosto “Mitika” sarà ospite del comune di Giuggianello (Le) nel giardino megalitico più bello di Puglia, in collaborazione con l’evento “Sulle tracce di Ercole” del Centro Cultura Sociale e di Ricerche Archeologiche Storiche e Ambientali.  Qui la Compagnia “Aletheia Teatro” s'incamminerà insieme al pubblico verso il favoloso sito dei “Massi della Vecchia”, enormi blocchi di pietra viva da sempre legati a miti, storie, leggende e spiritualità. Un masso in particolare, come narra Aristotele, ricalca le orme lasciate da Ercole nella battaglia ingaggiata contro altri giganti che occuparono la Penisola Salentina, da cui il titolo del percorso artistico, che è appunto “Voce agli Dei: tra mito e poesia”. E con le voci, e l’ausilio di un raggio verde, il Gruppo Astrofili del Salento condurrà gli spettatori “a spasso” per la Via Lattea, a contemplare da vicino la Luna e i Pianeti.

Ingresso gratuito, appuntamento ore 20.30 con partenza ore 21 da via Roma, di fronte al Museo della Civiltà Contadina del Salento. Munirsi di torcia, abbigliamento adeguato per percorso misto asfalto/terra (totale 6 km con tratto in salita).

Gli appuntamenti successivi di Mitika saranno: il 31 agosto a Serrano, nel bosco dell’agriturismo “Lu Schiau” con “Le voci del Mito: percorso multisensoriale tra cibo, stelle e dei” per la regia di Antonio De Carlo. I cibi dell’antica Grecia, i collegamenti astrologici tra il Mito e le stelle con Leda Cesari e Dora Garzya, e la parola che si farà azione sui vari palcoscenici nel bosco (prenotazione obbligatoria per numero limitato di posti); Il 14 settembre all’Home Theatre Otranto con “Amore e Psiche”, da Apuleio, per la rivisitazione dell’ “Incant’attrice” Daria Paoletta; il 17 – 21 ottobre alla Fondazione Palmieri di Lecce, con il workshop teatrale dedicato ad Aristofane finalizzato allo spettacolo “Donne a Parlamento”; docenti il regista Antonio De Carlo e l’attrice Carla Guido.

Info: 339.8426640, segreteria@aletheiateatro.org

A Lecce la 'Notte dei Poeti'

LECCE - Gli appuntamenti rientrano nel progetto triennale Taotor finanziato dalla Regione Puglia nell'ambito dell’Avviso pubblico per lo Spettacolo e le Attività culturali FSC 2014-2020 - Patto per la Puglia promosso da Astragali in collaborazione con Ar.Va, Theutra e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento.

Taotor rientra nelle iniziative dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

Il programma completo:

LUNEDÌ  20 AGOSTO 2018
Apologia di un perdente
Con Marco Vetrugno, Davide Morgagni, Luca Tarantino
Frigole - porticciolo

GIOVEDÌ 23 AGOSTO 2018
Sul cammino dei passi brevi
Con Marcello Sambati
Torre Chianca - bacino dell’Idume

MARTEDÌ 28 AGOSTO 2018
Oltre le storie
Con Iulia Pană, Mirela Pană, Adrian Mihai ( Romania)
La betissa
Con Fabio Tolledi, Mauro Tre
San Cataldo - Molo di Porto Adriano

VENERDÌ 31 AGOSTO 2018
Festa
San Cataldo - Molo di Porto Adriano

ORE 21 Ingresso libero

Info: www.astragali.it / teatro@astragali.org 0832.306194 - 389.2105991

Scompare 'Queen of Soul' Aretha Franklin

DETROIT - Scompare a Detroit, all'età di 76 anni la grande Aretha Franklin. La Queen of Soul, come era stata soprannominata, si è spenta dopo una lunga malattia. Ad annunciarlo la sua portavoce Gwendolyn Quinn.

Vera icona della cultura nera, con una forte personalità e dalla voce sublime, Aretha, nata a Memphis il 25 marzo 1942, è andata oltre le definizioni, rompendo schemi e imponendosi come un vero e proprio fenomeno della natura.

Tra i suoi brani più famosi, Respect e Think (che cantò anche nel film The Blues Brothers). La sua ultima esibizione è stata lo scorso novembre a New York al gala della fondazione di Elton John per la lotta all'Aids. Il suo ultimo concerto, invece, nel giugno 2017. Nel 2009 ha cantato per l'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca (e si è rifiutata, invece, di farlo quando è stata la volta di Donald Trump).

La Roma del Superbo? Uguale a quella della Raggi

di FRANCESCO GRECO - Oggi che la narrativa ha una modulazione mordi e fuggi, o usa e getta, il romanzo storico non ha molto officianti. O almeno non quando si intende dargli una forma ben strutturata e possente, che ti immerge in un mondo facendolo rivivere in ogni suo anfratto.
E si capisce perchè: occorre lavoro, una documentazione lunga, laboriosa, verifiche da certosini: frugare attentamente negli interstizi del passato, il suo background, i chiaroscuri, la  complessità, le psicologie sottintese dei personaggi.
 
Un lavoro improbo, cui probabilmente si sottoposero anche Omero e Sheherazade al momento di attingere all'affabulazione popolare per darla agli ingrati posteri. 

Per cui, salutiamo con riconoscenza “Il segreto di Bruto”, di Raffaele Alliegro, Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere 2018, pp. 240, euro 14 (collana “Dissensi”).
 
A prima vista, si evince la sua provenienza giornalistica (caporedattore al “Messaggero”): stile asciutto, veloce, efficace, hemingwaiano. Aggettivazione quanto basta, ritmo sincopato, pennellate efficaci, padronanza del plot.
 
Ne esce un affresco formidabile, dall'architettura potente sulla Roma dei re che durò circa due secoli e mezzo (siamo al tempo di Tarquinio il Superbo, il tiranno), che svela la complessità della nascita dell'Urbe, i popoli che vivevano intorno, i Greci stanziali a sud dell'Urbe: due mondi e culture fatalmente destinati a incontrarsi, contaminarsi, intrecciarsi, arricchirsi.

Sullo sfondo, a far da background storico, quell' “Ab Urbe condita” lasciatoci da Tito Livio, storico vero lontano da pregiudizi militanze, e che della complessa transizione fra monarchia e repubblica (oligarchie) fu attento osservatore, registrando ogni evento, pubblico e privato, intrecciandolo con  la sapienza e l'oggettività dello storico serio che fa parlare i fatti senza partigianerie.
 
Il mondo classico (Roma, come  già detto, a sud ha le colonie greche che parlano tramite una vecchia Pizia e i suoi libri sibillini dove c'è scritto il mondo che verrà) era ben più sfaccettato della modernità che attraversiamo insonni, banale e anche volgare.

Le psicologie dei romani sono più sfumate, le spinte emotive più forti, le pulsioni e il senso della mission incarnate nel dna.
 
Allo snodo fra due concezioni della Storia e della vita visionarie, dense di escatologia (lo schiavo si emancipa salvando la patria dal ritorno di Tarquinio), i suoi primi vagiti e le interfacce sociali, politiche, etiche, il romanzo corre su due livelli: il format narrativo suggerisce la dimensione antropologica, sociologica, estetica, la stratificazione delle classi sociali, le dinamiche interne, la sovrastruttura mentale di ogni popolo, le superstizioni, la mitologia, la spiritualità, le radici, l'appartenenza, il culto degli avi (i lari) e i loro moniti morali: un magma barocco e fascinoso che incuba la mission di Roma, che cerca di assorbire le piccole etnie intorno, i loro travicelli, ma già guarda al mondo che verrà, da conquistare, al protagonismo finchè non verrà un altro re: il papa.
 
Un mondo svelato da Alliegro attraverso gli intrighi del potere, i complotti, il sangue che scorre anche tra le famiglie bene, gli eroi e gli uomini di ogni giorno, alla base della piramide sociale, e poi quel Bruto che si finge uno sciocco per sopravvivere e perseguire il suo sogno, un desiderio che cambierà filologia con l'incalzare turbinoso degli eventi.

E poi il continuo confronto fra le donne etrusche, protagoniste liberate, e quelle romane, chiuse in casa, virtuose (Lucrezia moglie di Collatino ne incarna l'archetipo). 
 
L'ibridazione dei livelli narrativi che scansionano la vita dell'Urbe e dei suoi popoli al tempo del settimo re di Roma, etnie, gruppi sociali, idee del potere, visioni si fondono, si separano, tornano a contaminarsi, in un magico gioco di specchi e di echi e risonanze proposto da continue incursioni e rimandi, carsicità insospettate che conquistano il lettore.
 
Ci sono perfino vaghe tracce di Atlantide, il continente sommerso di cui parlò Platone, da cui è arrivata Larenzia, un personaggio sintesi, melting-pot diremmo oggi, ben dentro i giochi di potere nell'Urbe.
 
Con un salto temporale inatteso, di cinque secoli, infine, irrompomo le Idi di marzo del 44: un Cesare tormentato, che vuol farsi re e non sa a chi lasciare l'eredità, che si reca in Senato nonostante i presagi (“i sogni degli indovini fanno paura soltanto alle donne”), o forse proprio per quelli, ma un capo non può avere paura, come i politici di oggi che, contestati, scappano dal sottoscala, affronta i pugnali dei congiurati, incluso quello del figliastro Bruto, discendente di quello che si finse sciocco per abbattere la monarchia...   
 
Fra tanta spazzatura bombardata dai media, costruita dagli uffici-stampa e dai feticismi, questo romanzo storico riconcialia col bello scrivere e contiene il senso di un mondo che dal passato influenza anche il nostro.

A riprova che l'apologo del potere e dell'uomo è sempre uguale a se stesso, immortale, e infatti in alcuni passaggi leggiamo l'Italia di oggi, le sue oligarchie, le satrapie, i populismi, la propaganda, la sete di potere, i patrizi e la plebe avida (che saccheggia la dimora e i beni di Tarquinio l'etrusco), le suppliche, la vanità, il denaro, perfino la grande scrofa: un mondo che si presenta come nuovo, ma che talvota si rivela già vecchio, perché elitario, incapace di raffigurare un blocco sociale dove ognuno dia secondo le sue possibilità e abbia a seconda dei suoi bisogni.     
 
Un romanzo storico essenziale per capire la Storia, l'uomo, la donna, l'eterna lotta per il potere e chi lo cerca con ogni mezzo e fine: ieri, oggi, sempre. Uno di quei libri che resterà.      

Libri: quelle 'essenze floreali' che curano il corpo e lo spirito

di FRANCESCO GRECO - Si calcola che ci sono ancora circa ventimila piante da censire, senza nome. Di cui, ovviamente, si ignorano le proprietà curative. Anticamente le medicine erano ricavate solo dalle piante (accade ancora in Cina). E anche noi abbiamo avuto, e in minima parte ci sono ancora, ordini di monaci che si dedicano alla preparazione di farmaci a base di erbe. E’ bello pensare che fra quelle piante ignote ci sia anche quella che ha il potere se non di darci la felicità, quanto meno di curare orribili patologie. Nel frattempo possiamo ingannare il tempo e coltivare la speranza sfogliando “Fiori salentini” (Essenze floreali), di Rosanna Toraldo, Edizioni Città Futura, Lecce 2015, pp. 84, euro 12 (a cura dell’Accademia “Le Cinque Sinergie” di Lecce).

Premesso che il Salento e la Puglia sono dei paradisi ricchissimi di flora (e la pubblicazione propone un apparato fotografico di rilievo), il libro si può dividere in due parti: nella prima la Toraldo – scoperta la sua tiroidite di Hashimoto e dei noduli, da cui poi guarirà - ci presenta lacerti di vita vissuta estrapolati dalla sua biografia (“Un giorno che non riuscivo a raccapezzarmi e soprattutto a staccare la mente allopatica sulla fisiologia dell’organo malato, secondo i medici, lessi una frase: Dimmi dove ti fa male e ti dirò perché”) in cui riflette – come si fa nelle filosofie orientali (“Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il Sole, la Luna e la Verità”, Buddha) - sulle radici delle malattie, le cause di tanti disagi, del corpo e dello spirito. Cosa che la medicina ufficiale non fa, preferendo andare ex abrupto sulla farmacologia (un business planetario) che molto spesso ha effetti collaterali, o include quello suggestivo, detto placebo. E’ la medicina da ambulatorio, da catena di montaggio alla “Tempi moderni” di Chaplin, da cui non si sa, o non si vuole, uscire: troppi interessi. 

E, nella seconda, la scoperta della floriterapia e dei testi che la teorizzano: in primis E. Bach (“Le costellazioni famigliari”), poi Hellinger (“Psico Magia”) e persino il cineasta cileno Alexander Jodorowski (anche le Ande sono piene di piante e fiori). Nella seconda parte ci sono le schede dei fiori intorno a noi e le riflessioni sulle loro essenze, la loro storia, le emozioni che suscitano. Dal cappero (“Calma gli eccessi di rabbia, gelosia, o anche gioia ed euforia…”), all’euforbia a cui Plinio diede il nome e che “Lavora sul chakra del cuore, portandolo a spostare l’attenzione da pensieri oscuri e fissi verso l’Amore…” . Incluso il mandorlo che “lavora sull’autocontrollo, sulla dipendenza di cibo…”. Un libro utile, da tenere a portata di mano, casomai incontrassimo una pianta, o un fiore nuovo e ci provocasse un benessere psico-fisico sconosciuto, un brainstorming indescrivibile…

Le metamorfosi di Astragali Teatro nel Parco Archeologico di Rudiae

LECCE - Prosegue "Taotor - Teatro Mito Archeologia", articolato progetto triennale finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito dell’Avviso pubblico per lo Spettacolo e le Attività culturali FSC 2014-2020 – Patto per la Puglia, promosso da Astragali Teatro in collaborazione con Ar.Va, Theutra e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e con i comuni di Lecce, San Cesario, Castro e Vernole, nelle iniziative dell'Anno europeo del patrimonio culturale 2018. Venerdì 17 agosto (ore 19 - posti esauriti) nel Parco Archeologico di Rudiae la compagnia Astràgali Teatro proporrà una versione itinerante di "Metamorfosi - Donne che resistono alla violenza degli dei".

Lo spettacolo, scritto e diretto da Fabio Tolledi, che parte dal testo di Ovidio per interrogarsi su un presente segnato da tensioni e conflitti, sarà in scena anche lunedì 27 agosto nella Grotta della Zinzulusa di Castro con tre repliche (alle 18, 19 e 20 - Posti limitati, prenotazione obbligatoria 0832306194 - 3892105991). Prosegue, dunque, l'importante esperienza di Astràgali nella realizzazione di spettacoli site-specific. Nel corso di questi anni numerosi lavori hanno trovato casa in molti siti in Italia e all'estero anche patrimonio dell'umanità dell'Unesco come Palazzo Topkapi, uno dei monumenti più importanti di Istanbul che fa parte delle "Aree storiche d'Istanbul", nella Cittadella di Erbil, simbolo del Kurdistan iracheno.

Nello spettacolo, attraverso alcuni miti descritti nelle 'Metamorfosi' si raccontano storie di donne e uomini che attraversando il Mediterraneo, al confine tra la vita e la morte, sono chiamati a cambiare pelle, forma, a mutare. Storie che vengono ri-adattate nel loro contesto attuale per affrontare alcune tra le questioni più impegnative della società contemporanea come il multiculturalismo, le migrazioni, la parità di genere, "Il Mediterraneo è composto da molte culture e intorno a noi cresce la necessità di tornare a raccontare le storie che per secoli ci hanno dato il senso della vita, nonostante il mondo sembra essere bloccato in un orizzonte di guerra", sottolinea Fabio Tolledi.

"Si alzano muri. Per separare, per dividere, per bloccare, per generare un dentro e un fuori. Muri visibili, che rifiutano lo straniero, l'altro, i molti migranti in fuga dalla guerra e dalla miseria. Il Mediterraneo ci unisce e ci divide. La presenza femminile è una forte resistenza, in opposizione alle dinamiche del conflitto, della guerra, della discriminazione. Voci di donne che cantano la vita e la sua metamorfosi, esprimendo la necessità di solidarietà e di vicinanza, le voci in contrappunto, per il rifiuto del conflitto, con i suoni delle loro lingue, delle loro storie che si intrecciano".

La compagnia Astràgali, diretta dall'attore e regista Fabio Tolledi, vicepresidente della rete mondiale dell'International Theatre Institute - Unesco, nasce nel 1981 a Lecce per fare teatro, per formare attori, per dare vita ad uno spazio di circolazione dei discorsi e delle pratiche, per elaborare progettualità, per tessere trame e relazioni. Riconosciuta dal 1985 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come compagnia teatrale d'innovazione, dal 2012 è sede del Centro Italiano dell’International Theatre Institute dell’Unesco ed è membro della Anna Lindh Euro-Mediterranean Foundation for the Dialogue between Cultures. Ha realizzato progetti artistici, spettacoli, attività in circa 30 paesi in tutto il mondo.

Posti limitati - prenotazione obbligatoria
0832306194 - 3892105991

I dialetti? Un patrimonio da salvare

di VITTORIO POLITO - I dialetti, com’è noto, rappresentano gli idiomi di determinate comunità, caratterizzati dall’uso in ristretti ambiti geografici, diffusi lungo l’arco della penisola e rappresentano un inestimabile patrimonio linguistico da salvaguardare e diffondere per conservarli nell’ambito delle realtà regionali, senza dimenticare che essi fanno parte della storia e delle tradizioni.

La differenza fra l’italiano e i tanti dialetti? Secondo gli esperti, nessuna. Dal punto di vista linguistico, i dialetti hanno le loro regole e le loro parole, proprio come la lingua, la differenza sta nella storia. L’italiano stesso era un dialetto, un dialetto toscano che “ha fatto carriera”, diffondendosi attraverso la letteratura.

In una trasmissione TV di qualche tempo fa, alcuni esperti affermavano che il dialetto di Dante, il fiorentino, ha avuto più successo di quello di Petrarca e Boccaccio, diventando dapprima la lingua degli scrittori e poi quella degli italiani. In sostanza gli esperti asserivano che “i dialetti non possono sostituire l’italiano, che è la lingua nazionale, ma non sono lingue da buttar via: sono una ricchezza in più. Molte parole dei dialetti oggi sono diventate italiane a tutti gli effetti. ‘Panettone’ e ‘risotto’ vengono dal milanese, ‘grissino’ viene dal piemontese, ‘mozzarella’ dal napoletano,‘vestaglia’, ‘gondola’, e perfino ‘ciao’ vengono dal dialetto di Venezia. Eppure, oggi, chi direbbe mai che queste parole non sono italiane?”

«Nel corso dell’800 fu invece Manzoni a proporre la diffusione del fiorentino colto per cercare di raggiungere l’unità linguistica nella Penisola: i suoi ‘Promessi Sposi’ sono il frutto di una lunga elaborazione, durata oltre vent’anni e fatta di correzioni e ripensamenti, soprattutto linguistici. Dopo l’Unità d’Italia fu l’opera di alfabetizzazione a diffondere l’italiano standard da Nord a Sud, ma ancora nella prima metà del secolo scorso, durante un ipotetico incontro, un contadino del sud e un operaio del nord si sarebbero difficilmente capiti. Nella seconda metà del secolo invece fu essenziale l’opera svolta dai mezzi di comunicazione: la cosiddetta ‘paleotelevisione’, termine coniato dallo scrittore Pierpaolo Pasolini per distinguere la fase statale dell’emissione televisiva italiana dalla successiva fase commerciale, fu fondamentale nella diffusione di una lingua unitaria per tutta la penisola. I suoi programmi, dagli intenti volutamente educativi, riuscirono a diffondere un senso di “italianità” tanto a Nord quanto a Sud; grazie a loro la lingua ufficiale assorbì gli influssi di alcuni fra i dialetti più diffusi, fra cui il napoletano di Totò e il romanesco di Sordi» (Alice Martinelli).

Per Carla Marcato, docente di Linguistica Italiana, “L’Italia è un paese di eccezionale varietà linguistica, cui contribuiscono l’italiano standard (con le sue diverse colorazioni regionali), i dialetti e le minoranze linguistiche”.

E oggi come stanno le cose? Secondo Luca Serianni (già docente di “Storia della lingua italiana” alla “’Sapienza’ di Roma), e Lucilla Pizzoli (docente di “Linguistica Italiana” all’Università per gli studi internazionali di Roma - UNINT), in una recente pubblicazione (Storia illustrata della lingua italiana – Carocci Editore), affermano che “I dialetti restringono a poco a poco il loro ambito d’uso, arrivando sul finire del secolo a trovarsi in posizione marginale nella comunicazione. Eppure, è proprio il pieno predominio dell’italiano da parte della stragrande maggioranza della popolazione a rendere possibile il rilancio di un nuovo uso del dialetto, visto ora non più come il registro inevitabile di chi non sa usare l’italiano, ma come quello di chi, ormai pienamente italianizzato, lo usa consapevolmente per dare espressività e autenticità al proprio discorso”.

Merita anche un cenno il dialetto barese con le importanti testimonianze presenti in specifiche pubblicazioni (poesia, poemi, racconti storici, teatro, commedie, ecc.), di Francesco Saverio Abbrescia, Gaetano Savelli, Giuseppe De Benedictis, Vitantonio Di Cagno, Alfredo Giovine, Gaetano Granieri, Giovanni Panza, Vito De Fano, Giuseppe Capriati, Vito Barracano, Vito Maurogiovanni, Domenico Triggiani, Onofrio Gonnella, Agnese Palummo, Lorenzo Gentile, Arturo Santoro, Vito Carofiglio, Marcello Catinella, ed ancora più recentemente, Felice Alloggio, Luigi Canonico, Enzo Migliardi, Pino Gioia, Emanuele Battista, Peppino Zaccaro e tantissimi altri. Solo per citarne qualcuno, dal momento che l’elenco sarebbe troppo lungo.

Secondo Pasquale Sorrenti (1927-2003), poeta, scrittore, giornalista, autodidatta, è stato anche titolare a Bari di una libreria dal 1947 al 1993, “Il dialetto è un linguaggio vivo, sentito, e quello che più spesso tiene a mantenersi puro”.

Secondo chi scrive, il dialetto, lingua sorella dell’italiano, rappresenta un patrimonio, non solo come strumento di comunicazione, di cultura e di esaltazione della parola, ma anche di tradizioni, usi, costumi, poesia, cucina, proverbi e soprannomi e quindi da insegnare ai giovani. Il dialetto è anche una forma di linguaggio verbale più immediata e nello stesso tempo più sofisticata, in quanto riesce ad imprimere quel tanto di drammatizzazione al nostro parlare, funzionando l’espressione dialettale come efficace rafforzamento del nostro eloquio. Infine, è un mezzo linguistico ricco di importanti contenuti storici, etici ed identitari di chi ci ha preceduti, e quindi di noi stessi, per cui si rende necessario salvaguardarlo, parlarlo e diffonderlo ai posteri.

E, per rimanere in tema, mi piace riportare una poesia del grande poeta e scrittore dialettale Giovanni Panza (1916-1994), barese doc, laureato in Giurisprudenza, fondò e diresse nel 1948 il settimanale satirico-sportivo “L’Arciere”. “La checine de nononne – U mangià de li barise d’aiire e de iosce” (Schena, 1982), rappresenta il suo best seller ed è tuttora disponibile nelle librerie.


U Dialette
di Giovanni Panza

L’amore per il linguaggio avito con il quale si possono esprimere anche i più riposti sentimenti

Percè scrìveche ’ndialette?
Pe prisce e pe dilette;
acquanne tenghe da chendà
ccose viicchie da recherdà

jind’o core tanne senghe
tutte le ccose ca tenghe:
recuerde a mè chiù ccare,
bedde cose, patem’amare;

la passata giovendùte
le speranze ca ssò perdute,
l’amore granne pe le figghie,
la malingonì ca me pigghie

acquanne penze ca non ghiù
che mè stonne; ca nù e dù
remanute sime a nvecchià
p’aspettà de scirne ddà.

Quanne le penziiere brutte
e la mende mènene tutte e
me vòlene assagrà*
e me fàscene male assà

sop’a la carte me mètteche
e tanne me permètteche
de chendarte le fessarì
come u sàcceche fa ji.
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* Assalire
Da “Cazzavune” di G. Panza, Schena Editore, Fasano (Br) 1984, 2a Edizione, p. 147.

Aretha Franklin sta morendo

di PIERO CHIMENTI - La 'Queen of Soul' è circondata dalla sua famiglia presso l'Home Hospital di Detroit, dove un tumore le ha fatto perdere 40 kg facendo pendere la sua vita sempre più ad un filo, all'età di 76 anni. La Franklin, che qualche giorno fa riconosceva e scherzava con i parenti, ha autorizzato il concerto che si terrà a novembre per la ricorrenza dei suoi 60 anni di carriera.

“Il pittore? Deve essere lasciato libero”. Parla Daniele Amico


di FRANCESCO GRECO – S. MARIA DI LEUCA (LE). Dieci opere dieci, per incantare il mondo. Perché Leuca durante la stagione è un melting-pot di popoli, una Babele di lingue. E le opere di Daniele Amico esposte in una galleria particolare, la gelateria “Martinucci” (per tutto agosto), sono un’attrazione, una tentazione per lo sguardo dei turisti.

Ma qual è il mondo onirico dell’artista che il 21 marzo donò una sua opera al Papa?

DOMANDA: Lei sostiene che dopo il Settecento nella pittura è successo poco e nulla: si spieghi meglio…
RISPOSTA: "Ogni epoca ha avuto i suoi massimi esponenti, sin dagli esordi della nascita della pittura a olio. Pittori come Jan Van Dyck, Piero della Francesca, Albrecht Dürer, Michelangelo Buonarroti, Leonardo da Vinci, Michelangelo Merisi (Caravaggio), Tiziano Vecellio, Pieter de Hooch, Rembrandt, Harmenszoon van Rijn, Jan Vermeer, Francisco José de Goya, Joseph Mallord, William Turner, Johann Heinrich Füssli, William Hogarthe e tanti altri diedero inizio a una nuova corrente di pensiero nelle arti della pittura. Con questi artisti, essa cominciò a incastonare con logica e dedizione tutte le nobili arti che hanno percorso secoli di pensiero, ma che spesso non avevano trovato riparo nelle loro illustrazioni. Nel ‘400 ci fu con una delle più grandi scoperte che il mondo dell’arte potesse raggiungere: la pittura a olio. Sin dai primissimi esordi si custodiva gelosamente il segreto di questa materia che solo in seguito venne divulgato. Il mestiere del pittore raggiunse così i massimi vertici di espressione umana e la pittura divenne la massima rappresentazione della ragione, in quanto non accetta compromessi ma esige solo verità.
Si giunse in questo modo al ‘700, l’epoca in cui la pittura raggiunse la sua massima espressione. Il ‘700, a mio avviso, può essere definito la culla delle arti perché fu l’epoca in cui il pittore si è fatto testimone e figlio delle arti nel silenzio della propria esistenza.
I più grandi maestri della pittura, dai quali maggiormente ho tratto ispirazione, si collocano proprio in questi secoli: è stato grazie a loro e alle loro opere, infatti, che ho conosciuto e assorbito quello che mi piace definire il rispetto nei confronti di questo mio “mestiere”. Dal ‘900 in poi, con l’avvento dei mass media, il pittore è passato a essere un artista giocoliere, un mezzo di sola propaganda. Per l’artista pittore contemporaneo la parola “arte” è ovunque".

D. La sua ricerca sul colore l'ha portata a recuperare quelli del passato, presenti nelle sue opere: come mai?
R. "La scelta dei colori che utilizzo nelle mie opere è il frutto di uno studio continuo e meticoloso, al quale dedico la maggior parte del tempo che precede la realizzazione di un’opera.
La ricerca dei colori è una componente imprescindibile. Nella mia formazione pittorica ho sempre guardato a quegli stessi maestri di cui parlavo prima, affiancando a questi insegnamenti il rapporto con la mia Musa, modella e compagna di vita Valerie, oltre al rapporto fedele e autentico con il mio cane Odette, molto spesso ritratta nelle mie opere.  La grammatica della pittura è un apprendimento continuo e in costante crescita che assorbo a esempio nei musei, nelle opere dei grandi maestri, quasi in una sorta di confronto e di comunicazione dalla quale cerco di captare i segreti.
La maggior parte dei pigmenti che uso infatti hanno una storia secolare, appartengono a case di produzione che risalgono alle origini del ‘600, a quell’epoca che ha visto all’opera maestri che, mossi dalla propria fede, riuscivano a riportare sulla tela una manifestazione concreta del loro animo in un vero e proprio dialogo tra la coscienza e la propria tela.
Il colore, quindi, nella mia visione non è solo materia ma manifestazione concreta della propria anima in quanto esso si incarna nella tela prendendo vita ed evoluzione. Al colore tocca raccontare a chi osserva le opere quella che è la parte più nascosta e profonda dell’artista ed è per questo motivo che credo che la ricerca dei colori debba essere continua, in quanto esso è il tramite attraverso il quale il soggetto rappresentato e la sua essenza, filtrati dall’animo del pittore, diviene reale".

D. Par di capire che il suo rapporto con le gallerie e il mercato non è facile: ma gli artisti non vogliono farsi conoscere e vendere le opere?
R. "Il pittore, a mio avviso, deve essere lasciato libero di poter agire secondo le proprie intenzioni nel pieno rispetto dello studio e della ricerca, senza diventare uno strumento strategico per il mercato dell’arte, perché la vera pittura, come già detto, non accetta compromessi ma esige solo verità e ragione.
Il pittore deve giungere alla consapevolezza che la pittura non si può fare oggetto di vendita, che la creazione di un’opera d’arte non è sinonimo di vendita, che non bisogna correre dietro a fortune vane, futili e materiali perché così facendo si giunge alla rottura del dialogo con l’arte.
Le riposte alle domande che cerco non passano attraverso il mercato dell’arte che quota un dipinto, perché attraverso la pittura il mio animo si è purificato e questo non può avere un prezzo.
Ogni mille quadri si svela un perché, si ha una risposta.
Le gallerie potrebbero e dovrebbero salvaguardare coloro che nella propria esistenza hanno il privilegio di nutrirsi di questa verità assoluta che si tramanda da secoli: l’arte della pittura".

D. Lei riceve ordinazioni per dipingere soggetti che sono suggeriti dai committenti e rifiuta tali proposte: perché mai?
R. "Spesso capita di incontrare persone che mosse dalla curiosità vogliono entrare in questo mondo. Molto spesso le persone che ho davanti vedono i dipinti solo come qualcosa da appendere alle pareti. Credo che il gusto del bello nella società contemporanea sia molto inquinato, che stia avendo un cattivo sapore a causa del continuo sovrastare di cattive informazioni. Per rispondere a questa cultura scellerata generale, il mio consiglio per intraprendere la conoscenza e captare i segreti di questo meraviglioso mondo è di entrare in un museo senza strumenti tecnologici e cercando di instaurare un dialogo con le opere intorno. Solo allora si può acquisire il concetto di bello che l’opera ci rivela.
A me piace dire che nei musei si deve entrare da soli e da perfetti sconosciuti e che si debba dialogare con le opere.
A volte mi viene commissionato un dipinto e rifiuto la commissione perché credo che esso si debba desiderare per quello che rivela.
I dipinti non hanno tempo, non esiste presente, passato o futuro".

Festa del mare a Bari: il programma di mercoledì 15 e giovedì 16 agosto

BARI - A Bari, Ferragosto di musica, teatro e danza con la Festa del Mare, la rassegna di spettacoli promossa dalla Regione Puglia in collaborazione con Puglia Promozione e organizzata dal Teatro Pubblico Pugliese con la supervisione artistica del Comune di Bari. Mercoledì 15 agosto, in largo Cristoforo Colombo, a Santo Spirito (ore 21.30), Nicola Pignataro e Giuliano Ciliberti portano in scena la commedia «Domenico è sempre Domenico», mentre al Fortino Sant’Antonio, nell’ambito del mercatino del disco Bari Vinyl Connection a cura di Summit Club Bari, in programma tutti i giorni dalle ore 19 sino a tarda notte, selezioni musicali di Franco Lastilla dedicate ai suoni degli anni Ottanta, rigorosamente in vinile.

Giovedì 16 agosto ancora teatro (e danza) con l’avvio della sezione «Love and the Sea» curata da Vito Signorile. La formula prevede sette spettacoli, in replica per tre giorni sino al 18 agosto (alla stessa ora), in quattro luoghi diversi della città vecchia. Alle ore 20 Rocco Capri Chiumarulo e Terrae presentano «Canti e disincanti. Tradizioni e tradimenti» al Fortino Sant’Antonio, dove alle ore 23.00 Betty Lusito e Pino Petrella propongono «L’amore a dispetto».

In piazzetta Santa Scolastica, alle 19.30 e alle 21, va in scena «Bari 3.0» con Davide Ceddìa, mentre alle 22.30 Nico Salatino presenta «Odore di Bari». In piazzetta Maurogiovanni doppia recita, alle ore 20.30 e alle 22, per lo spettacolo di danza di Mimmo Iannone e AltraDanza, seguito alle 23.30 da Maria Giaquinto e Giuseppe De Trizio in «Canti e Conti». Infine, piazza del Ferrarese ospita alla mezzanotte la performance «Tango e milonga per tutti» dei Tangheros di Apulia Tango.

E sempre giovedì 16 agosto, sulla terrazza del Fortino, nell’ambito del Bari Vynil Connection, il programma in consolle prevede le selezioni reggae e hip hop di Jamano.

La «Festa del Mare» andrà avanti tutti i giorni, sino al 24 agosto, e animerà Bari con un’offerta di spettacolo comprendente quasi quaranta appuntamenti, dislocati da nord a sud della città, da Santo Spirito a Torre a Mare, e toccherà spiagge, località balneari e luoghi del centro storico tra i più amati e frequentati dai baresi, che ogni sera avranno l’opportunità di trovare occasioni di svago e intrattenimento pensate anche per le tante presenze turistiche.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero
Per informazioni www.festadelmarebari.it
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