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Addio al 'Mini Me' di Austin Powers

LOS ANGELES - E' scomparso all'età di 49 anni, in un ospedale di Los Angeles, Verne Troyer, l'attore affetto di nanismo diventato famoso per aver interpretato nella serie "Austin Powers" il ruolo di Mini Me, il clone perfetto desiderato dal Dottor Male, ma in formato "tascabile". Lo si apprende nel suo profilo Facebook ufficiale.

Troyer soffriva di depressione e qualche giorno fa era stato ricoverato per un non meglio specificato abuso di alcol.

Avicii, autopsia esclude ipotesi di omicidio

La scomparsa di Avicii, il dj e produttore musicale svedese morto prematuramente venerdì a Mascate, in Oman, a soli 28 anni, non è il frutto di un omicidio: a riferirlo la polizia del sultanato dopo le due autopsie eseguite sul corpo del giovane. "Confermiamo che non si valuta alcuna pista criminale", ha spiegato una fonte, "abbiamo tutte le informazioni e i dettagli relativi alla morte e a questo incidente ma non rilasceremo alcuna dichiarazione pubblica".

Resta quindi privilegiata la pista dei problemi di salute o di un gesto estremo: Tim Bergling, in arte Avicii, soffriva da anni per un consumo eccessivo di alcol. Una pancreatite e poi la rimozione della cistifellea e dell'appendice lo avevano costretto a interrompere il tour mondiale nel 2014 e ad abbandonare le scene dal 2016.

Avicii, che si trovava in Oman in vacanza, è stato una delle maggiori star della musica elettronica contemporanea e ha vinto due Mtv Music Awards, un Billboard Music Award e ha conquistato due candidature ai Grammy. La salma del dj svedese sarà rimpatriata nei prossimi giorni.

Nella domenica del Bif&st dominano Pippo Baudo e la musica di Trovajoli. Debutta Paolo Sassanelli

di FREDERIC PASCALI - La domenica del Festival barese, con ancora presente l’omaggio di Felice Laudadio e Margarethe von Trotta, Direttore e Presidente del Bif&st, a Vittorio Taviani, si apre con l’attesa Master class di Pippo Baudo impegnato a ricordare e celebrare il grande compositore Armando Trovajoli. Un preambolo dello spettacolo che, sempre presso il teatro Petruzzelli, alle 21 si snoderà nel cine - concerto intitolato “Armando Trovajoli. La musica tra teatro e cinema” con, tra gli altri, Rita Marcotulli, al pianoforte, Beppe Servillo, voce, e Luciano Biondini alla fisarmonica. L’evento sarà preceduto dalla proiezione di “Caro Trovajoli”, l’ultima intervista concessa dal Maestro e raccolta da Linda Tugnoli.

Nel pomeriggio debutta la sezione “Panorama Internazionale” con la presentazione, fuori concorso, dell’opera prima di Paolo Sassanelli. Attore di rango, si cimenta nella regia con “Due piccoli italiani”, la storia di due pugliesi che dopo varie vicissitudini si ritrovano a “gustare” una vita differente nella lontana Islanda. A seguire il primo film in gara: “Hva vil folk si”, di Iram Haq. Una produzione contesa tra Novergia, Germania e Svezia che narra la vicenda della sedicenne Nisha, residente in Norvegia ma di origine pachistana. Quasi in contemporanea, al Galleria, fluttuano le emozioni della sezione “Cinema e Scienza” con “Grizzly Man” di Werner Herzog, un docudramma che si sofferma sulla biografia di Timothy Treadwell, l’ecologista che nel 1990 iniziò a studiare la vita e i comportamenti degli orsi Grizzly in Alaska.

In serata prosegue la competizione dell’Italiafilmfest “Opera prima e seconda” con il grande schermo che accoglie “Il contagio” di Matteo Botrugno. Tratto dal romanzo di Walter Siti, il film è ambientato in un condominio di una borgata romana dove si trascinano storie di gente comune e di disperati. Tra gli interpreti Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Maurizio Tesei, Giulia Bevilacqua e Vincenzo Salemme. Chiude la giornata “L’ordine delle cose” di Andrea Segre, premiato ieri sera per il “miglior soggetto” nella sezione “lungometraggi italiani”. Interpretata da Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Reourdin e Fabrizio Ferracane, la pellicola si sofferma sui travagli di coscienza di un alto funzionario del Ministero Italiano incaricato di affrontare il problema dei viaggi illegali tra la Libia e l’Italia.

A Montesilvano (Pe) 'Gli italiani di Crimea: una tragedia dimenticata'

PESCARA - Si terrà il 23 aprile 2018, alle ore 21.00, ed e’ organizzata dal circolo culturale “Il Nostro Circolo” del sindaco emerito di Montesilvano, dottor Lillo Cordoma, in Corso Umberto I n. 348 a Montesilvano (PE), con il patrocinio dei Comitati delle Due Sicilie, la Fondazione Francesco II di Borbone e l’associazione Brigantesse d’Abruzzo.

La piccola migrazione di qualità verso la Crimea, prima del 1861, fu sollecitata dagli emissari zaristi alla famiglia Borbone, poiché il Regno delle Due Sicilie rappresentava per essi il meglio nell’agricoltura, nell’artigianato e nella pesca: infatti, agricoltori, pescatori e artigiani di qualità vennero invitati in Crimea allo scopo d’insegnare ai sudditi dello Zar l’arte della pesca, della navigazione, l’agricoltura e la manifattura ed il Regno delle Due Sicilie decise di aprire il consolato di Kerc per coadiuvarli in loco.

La grande migrazione verso la Crimea, dopo il 1861, fu causata dall’impoverimento dei territori del Regno delle Due Sicilie, dovuto all’invasione piemontese, caratterizzata dal trasferimento di migliaia e migliaia di famiglie, provenienti soprattutto dalla Puglia, dalla Campania, dall’Abruzzo e dalla Calabria, che si concentravano soprattutto nelle città costiere come Kerc: tra di esse non vi erano solo agricoltori, artigiani e pescatori, ma anche musicisti, avvocati, architetti, medici e scrittori.

Sorse, così, una grande e prospera comunità nella penisola del Mar Nero, la cui bellezza è facilmente desumibile da un detto russo che riassume il meglio del mondo così: “Crim e Rim”, Crimea e Roma (… e poi puoi pure morire).

La comunità crebbe, generò una solida economia, si fece apprezzare e suscitò anche invidia.

La rivoluzione bolscevica segnò l’inizio della fine, con la fuga precipitosa di migliaia di persone verso la penisola italiana e l’espropriazione dei loro beni: addirittura sino al 1920, anno in cui la Crimea cadde interamente nelle mani dei bolscevichi, il Generale Wrangel a capo dell’Armata Bianca di Crimea aveva organizzato la fuga di 150.000 profughi, passando per Costantinopoli.

La collettivizzazione forzata degli anni 20 costrinse quelli che vollero rimanere a consegnare tutti i loro beni al Kolchoz denominato “Sacco e Vanzetti”, soffrendo finanche la fame.

La Comunità rimasta fu pesantemente colpita anche dalle Purghe staliniane, iniziate nel 1935, attraverso fucilazioni e deportazioni.

Nel 1942, la stessa fu interamente deportata nei Gulag del Kazakistan (soprattutto in quello di Karaganda che superava la superficie di 40.000 chilometri quadrati): in pochi si salvarono dalla deportazione; nella sola Kerc, su circa 2.000 deportati, vi fecero ritorno in soli circa 200.

Quelle famiglie avevano conservato, fossilizzato, perché “lingua” di una minoranza etnica, il loro dialetto, che nella patria d’origine evolveva con i tempi, diventando altro.

Ci fu chi la studiò (un dotto prelato ne trasse un vocabolario e una ricerca di grande spessore: “Della lingua dei pugliesi di Crimea”).

Ma quei nostri emigrati furono comunque dimenticati; al punto che, mentre tutte le altre minoranze etniche di Crimea martirizzate da Stalin erano state riconosciute come vittime della repressione, grazie al lavoro diplomatico dei loro Paesi di partenza, l’unica esclusa era quella italiana, a riprova di quanta attenzione prestino i nostri governi e le nostre rappresentanze diplomatiche (con poche, ma non decisive eccezioni) ai connazionali all’estero.

La vicenda di quella comunità è stata meritoriamente ricostruita da Stefano Mensurati e Giulia Giachetti Boico, presidente dell’associazione Cerkio con sede a Kerc.

Dalle loro ricerche sono nati due libri pubblicati sul genocidio dimenticato degli Italiani di Crimea dall’editore Settimo Sigillo e scritti a quattro mani con il Professor Giulio Vignoli dell’Università di Genova, la mostra ed il catalogo che oramai girano tutta la penisola grazie all’impegno anche dei discendenti italiani come il sottoscritto (per parte materna Zingarelli, emigrati da Bisceglie nella seconda metà dell’ottocento, prima ad Odessa, dove fu composta “ O sole mio”, e poi a Kerc, e ritornati all’epoca della rivoluzione bolscevica) e soprattutto della Onlus l’Uomo Libero e della Libreria Editrice Goriziana.

Infine, l’11 settembre 2015 il Presidente Russo Vladimir Putin ha incontrato i rappresentanti dell’associazione Cerkio in Crimea promettendo loro il riconoscimento, negato dall’Ucraina per oltre 20 anni, di minoranza deportata, avvenuto puntualmente con decreto del 12 settembre 2015.

Scompare a 28 anni il dj Avicii

STOCCOLMA - Il dj svedese Tim Bergling, noto in tutto il mondo come Avicii, è stato trovato morto a Mascate, in Oman. Aveva 28 anni. Nato a Stoccolma nel 1989 ed esploso su scala internazionale con singoli come Levels, Avicii ha vinto due Mtv Music Awards, un Billboard Music Award e conquistato due nomination ai Grammy.

Il decesso arriva a pochi giorni dalla sua nomination ai Billboard Music Award per il suo EP “Avicii (01). Alla carriera da disc jockey, che lo aveva visto collaborare con star come Robbie Williams e David Guetta, Avicii aveva aggiunto l’attività di produttore discografico.

Il suo addetto stampa negli Stati Uniti ha dato conferma del decesso, chiedendo di portare rispetto al dolore della famiglia. «La famiglia è devastata e chiedo a tutti di rispettare il loro bisogno di privacy in questo momento difficile», si legge nella nota stampa diramata oggi. Al momento non sono emerse possibile cause della morte e non sono stati aggiunti dettagli sull’accaduto.

Avicii aveva interrotto i live nel 2016. Il dj aveva sospeso l’attività live nel 2016, a causa di «problemi di salute». Secondo il portale Vanity, fra i primi a dare la notizia, l’artista soffriva di problemi cardiaci e di pancreatite acuta, in parte per abuso di alcool.

Bif&st 2018: Emiliano e Baudo a presentazione mostra '30 anni nel paradiso del cinema'


BARI - Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha partecipato oggi, in occasione del Bif&st all’inaugurazione della mostra “30 anni nel paradiso del cinema”, a cura di Ninni e Ida Panzera, dedicata ai 30 anni dall’Oscar di Nuovo cinema Paradiso, e che si tiene nel Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari.

All’evento, oltre ai curatori, hanno partecipato il sindaco di Bari Antonio Decaro, il direttore del Bif&st, Felice Laudadio e l’artista e presentatore Pippo Baudo.

“La visione che Laudadio ha avuto per il Bif&st – ha detto Emiliano – sovverte i luoghi comuni che si hanno sui festival, rappresentati come insiemi di red carpet dove si esibiscono le star, mentre qui si esibisce il pubblico, con un’inversione che commuove ed emoziona soprattutto chi il cinema lo fa.

Sapere che la propria opera creativa viene apprezzata anche nei luoghi dove normalmente la cultura delle star non arriva deve essere un’enorme soddisfazione. Per questo nessuno vuole mancare a questo appuntamento. Tutti si sottopongono anche alla fatica, come ha fatto oggi Favino, di incontrare migliaia di persone, di parlare loro, di mostrare la propria anima. Questo risultato va portato a patrimonio: siamo dell’idea che il Bif&st dopo dieci anni di rodaggio si debba trasformare in una istituzione culturale che, senza perdere l’elasticità e la flessibilità, possa evidentemente raggiungere nuovi traguardi. Questi nuovi traguardi saranno presentati nel loro schema embrionale nella conferenza stampa finale”.

“Attraverso Nuovo Cinema Paradiso - ha aggiunto Emiliano, con riferimento alla mostra - abbiamo capito che il destino dei sud, anche quelli più difficili, può essere cambiato attraverso dosi massicce di cultura e di educazione alla bellezza. Insisteremo su questo con uno spirito di unità, perché uno dei difetti che spesso il Sud ha è quello di immaginarsi attraverso imprese isolate, alle volte gloriose e irripetibili, ma che non lasciano alcun risultato permanente. Noi vogliamo sfuggire a questo destino. Il Bif&st manterrà quindi la sua matrice popolare che è quella cui teniamo di più”.

 “Ci dà una grande felicità l’avere Pippo Baudo con noi – ha detto poi Emiliano a margine della presentazione - Lui ha avuto dagli italiani tantissimo amore e tantissimo amore ha restituito. Lo so che non è di moda parlare dell’amore in modo così spudorato, però l’amore è il motore del mondo, che crea l’attrazione per uno spettacolo, che crea l’attrazione tra le persone, che crea tutte le cose meravigliose che l’umanità mette in campo. “Nuovo Cinema Paradiso” è ovviamente un film d’amore strepitoso che è entrato nel cuore di tutti noi. E’ un film siciliano, io non dimentico di essere stato all’inizio della mia vita un piccolo magistrato di provincia alla Procura di Agrigento, ho amato e amo tantissimo quella regione e il fatto che il “Pippo nazionale” sia siciliano è per me motivo di ulteriore grande commozione. Affido a lui, “padre della Patria”, l’analisi della mia regione, spero che la sua presenza qui ci consenta di correggere i nostri difetti e di incoraggiarci sulle cose giuste che stiamo facendo”.

“Sono innamorato della Puglia e di Bari – ha detto infine Baudo – ho lavorato qui per vent’anni dalla Casa del Soldato di Bari quando non c’era la sede Rai. E’ una città meravigliosa, ospitale, piena di sole e di allegria, con affetto da parte del pubblico. Mi sono esibito anche a Pane e Pomodoro, dove oggi per fortuna non ci sono più i grattacieli”.

E venne il giorno. Il Bif&st debutta con Favino, Ferreri e Nico

di FREDERIC PASCALI - Infine ci siamo, il Bari International Film Festival  apre i battenti e celebra la sua nona edizione con una giornata densa di appuntamenti e presenze importanti.

Si comincia con la “Master Class” di Pierfrancesco Favino, atteso, in serata, dal “Platinum Award for Cinematic Excellence”, che  alle 11 incontra il pubblico sul palcoscenico del teatro Petruzzelli subito dopo la proiezione del film “A.C.A.B. All Cops are Bastards” di Stefano Sollima. Si prosegue alle 13, presso il Colonnato dell’ex Palazzo della Provincia, con l’inaugurazione della mostra “30 anni nel paradiso del cinema”, a cura di Ninni e Ida Panzera, dedicata ai 30 anni dall’Oscar di “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

Prestigioso viatico per un pomeriggio imperniato sul debutto delle sezioni “Cinema e Medicina” e “Cinema e Scienza”, “Magnifica Ossessione” di Douglas Sirk e “The white diamond” di Werner Herzog le proiezioni più interessanti, e sulla partenza delle retrospettive dedicate al regista Marco Ferreri e al produttore Franco Cristaldi, “Le notti bianche” di Luchino Visconti e “La lucida follia di Marco Ferreri” di Anselma Dell’Olio i due titoli giusti per approcciarne al meglio i temi.

Sempre nel pomeriggio, nella sezione “Eventi Speciali”, da segnalare “Armando Trovajoli Cent’anni di musica” di Mario Canale e Annarosa Morri, un lungo racconto che il Maestro fa di sé stesso e del suo lavoro. Nella serata del cinema Galleria apre i battenti il concorso dedicato all’Italiafilmfest “Opera prima e seconda” con la proiezione di ben tre pellicole tra cui spicca “L’intrusa” di Leonardo Di Costanzo, una drammatica storia di camorra e di ricerca di riscatto.


Dopo il tributo a Luis Bacalov nella sezione “Cinema e Musica” con la diffusione del “Django” di Sergio Corbucci, la serata della prima giornata del Bif&st affida a un legal thriller americano, “Roman J. Israel, Esq.” di Dan Gilroy, il compito di inaugurare la sezione dedicata alle “Anteprime Internazionai” del teatro Petruzzelli.

“Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli, in programmazione alle 19 e 45 al Galleria, per chi non l’avesse già visto, è il film da non perdere, con la regista, vincitrice del premio per la miglior sceneggiatura nella sezione “lungometraggi” dell’Italiafilmfestival, intenta a narrare l’ultimo periodo di vita di Christa Päffgen, donna dal fascino indiscusso e icona pop del Novecento.

Libri: il 28 aprile la Basilicata ricorda il Suo Pedío con un volume curato da Bonsera

di GIANNI CAVALLI - «Senza una preliminare e doverosa precisazione, l’apporto di Tommaso Pedío alla copiosissima storiografia addensatasi di recente sul brigantaggio postunitario e sulla ‘questione meridionale’potrebbe risultare modesto, se non addirittura compiutamente assimilabile alle più organiche risultanze della storiografia marxista. Gli spetta, viceversa, il merito già riconosciutogli da Guido Dorso: la tempestiva riproposizione della tematica sin dal lontano 1944, quando ancora l’occupazione alleata ed il Governo di Brindisi stentavano a concedere un effettivo ripristino delle libertà democratiche. In rapporto alla mole davvero imponente della sua indagine, con la quale continua ad arricchire la storia della Basilicata e dell’Italia meridionale, tuttora validi risultano - e non soltanto a nostro avviso - i suoi contributi alla documentazione, quasi sempre di prima mano, delle ragioni del permanente divario tra le due Italie». Questo l’inizio della irreprensibile introduzione che il professore Mauro Spagnoletti scrisse nel 1982  al volume di Pedío « Brigantaggio e questione meridionale».

Ritengo che queste parole messe su carta  da un sincero amico, ma anche da un uomo schietto e severo, solido e preciso, rigoroso e mai fazioso,  siano il più bel riconoscimento a quello che lo storico potentino, nato il 17 novembre del 1917, iniziò a ‘predicare’  dalla giovane età di 27 anni. Gli altri non solo sono venuti dopo, ma  si sono schierati…dopo.

Il 28 aprile del corrente anno la Fondazione Premio Letterario Basilicata, nel Teatro Stabile di Potenza, presenterà il volume « Studi in ricordo di Tommaso Pedío» a cura del professore Santino G.  Bonsera, edizione che vede la partecipazione del Consiglio Regionale della Basilicata per i tipi della casa editrice erreci edizioni di Rocco Castrignano, Anzi (PZ).

Il volume si avvale delle testimonianze di Clara Pedío Monroy, Cosimo Damiano Fonseca, Raffaele Nigro, chi scrive, Mario Spagnoletti ( il figlio del Mauro di cui sopra) e di eruditi studi ad opera di Antonio Iurilli, Giovanni Girone ( recentemente scomparso), Massimiliano Pezzi, Giuseppe Ruotolo, Nico Perrone, Giuseppe Poli, Domenico Cofano e Nicola Roncone.

« La dimensione culturale della Basilicata di oggi deve molto all’abnegazione e all’opera di un intellettuale sincero e appassionato, innamorato della sua Terra quale fu Tommaso Pedío» : questo quello che scrive, in una deferente e affettuosa presentazione, il Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata Francesco Mollica.  Diligente, meticolosa, corretta e scrupolosa l’introduzione di Bonsera, Presidente del Circolo Culturale Spaventa Filippi, che in rapide ma sostanziose pagine ci racconta il don Tommaso ‘fedele alla sua utopia’, ma anche lo studioso capace di pubblicare la «Storia della Basilicata dalla caduta dell’Impero Romano agli angioini» in cinque volumi.  Alla figlia di Pedío, Clara Monroy, colei che il padre apostrofava ‘la siciliana’, posso ribadire, dal momento che lei stessa afferma che il genitore fosse  contro ogni privilegio, ( a titolo personale preciso contro ogni ‘vitalizio’ avendo avuto la fortuna di discutere di politica con lo storico )  e ricorda che, in un viaggio nella fredda Torino, il padre in un attimo ‘le spiegò’ la questione meridionale : quella spiegazione, gentile signora, il professore la regalava a tutti…quel germoglio così abilmente elargito ha prodotto le gemme(libri) degli ultimi anni che avranno reso felice il professore, come quando aspirava le sue amate sigarette.   Molto onesta la ‘confessione’ di Cosimo Damiano Fonseca, Rettore Emerito dell’Università degli Studi di Basilicata, quando afferma che l’appena nata Università  non poteva tener conto di Pedío in quanto priva della Facoltà di Scienze Politiche.  Precisa Fonseca :« Era stata la mia una ‘mezza verità’ e non era sfuggito a Pedío l’animus con cui avevo risposto ai suoi estimatori potentini». L’Emerito Fonseca fa sue due verità solo in apparenza contrastanti: « Dire la verità è come sbattere una porta in faccia» e « Un po’ di falsità è mescolata ad ogni verità».  A Mario Spagnoletti  posso soltanto ripetere l’ennesimo invito a farmi visita ( sabato e domenica) affinchè possa , prima che sia troppo tardi, metterlo al corrente di gustosi, polemici  ‘scontri’ tra ‘don Tommasino’ e il genitore, a  dimostrazione che l’amicizia diventa più forte, quando è sincera, fino al punto di essere considerata il supremo fiore della civiltà.

Cosa dire al  comune amico che, avendo ricevuto il libro dal dr.  Roncone, mi ha fatto notare che ho errato nell’affermare che la parentela dello storico con lo zio Ciccotti ‘non è stata sbandierata come forse meritava’ e che, per avvalorare questa tesi,  cita un  nostro volume dal titolo  «Ettore Ciccotti: Socialismo e Libertà’» scritti e discorsi a cura di Pedío del 1983?  Ribadisco  che non ho detto ‘negata’ : mai lo studioso, nello stesso libro preso ad esempio, ha  detto ‘mio zio’. Questo il senso della mia affermazione.

Il  libro di Ciccotti è così nitido nella mia memoria  che sono in grado di rimembrare come Pedío, che   difficilmente  firmava le introduzioni ai suoi saggi, in questo caso invece, volle siglare  «t.p.» e ci tenne a sottolineare che alla morte di Ciccotti (20 maggio del 1939) la stampa quotidiana italiana, ad eccezione dell’«Osservatore Romano», ignorò l’accaduto. Ma il professore va oltre: « Mai nessuno ha scritto dell’ignominia consumata dal regime che ne vietò i funerali nella sua città natale e colpì quei pochi che avevano ‘osato’ parteciparvi». Con orgoglio Pedío annota che nel  1963, in occasione del centenario della nascita di Ciccotti, in una commemorazione promossa dall’Università di Pavia , Piero Treves parlava di storico di notevole valore, tesi confermata, qualche anno dopo, da Ernesto Ragionieri, che indica Ciccotti come uno dei più interessanti esponenti del socialismo meridionale.   Amico attento osservatore ti ringrazio per avermi aiutato a ‘rievocare’ : detto ciò confermo  ‘non sbandierata’…lievemente dissimile da ‘negata’.

Gli studi dedicati da insigni professori e studiosi a Pedío si aprono con un saggio raffinato e qualificato  di Antonio Iurilli su « La storiografia municipale pugliese fra i secoli XVI e XVIII», ma io voglio ricordare del docente dell’Università di Palermo il suo volume su «Quinto Orazio Flacco» che avrebbe reso felice ‘Don Tommaso’ per il semplice fatto che una Fondazione di Chicago, con un premio, avesse reso possibile la pubblicazione (…certo se fosse stata pubblicata da un editore italiano saremmo stati più contenti tutti, ma è risaputo che la Svizzera ‘calamita i flussi’).  Mi riesce difficile accettare che il professore Girone ci abbia lasciati : spesso, in compagnia di Peppino Patruno, il sabato mattina era in azienda ‘scortato’ da Nicola Roncone e, dopo una puntatina al bar, controllava i volumi pubblicati dalle collane classiche dirette da Francesco De Martino,  onde reperire le novità da regalare alla nuora. Con Massimiliano Pezzi e Giuseppe Poli vi è una frequentazione ‘sporadica’ e pur costante, oltre ad una solida amicizia per cui mi autorizzano a non citare i loro lavori.  Al saggio di Giuseppe Ruotolo,  urologo e grande esperto di numismatica a livello europeo, posso dire che la sua ‘Costanza’ viene posta in rilievo nel suo saggio, che definirei una ‘BOMBA’ ( solo chi ha letto il libro può capire, Pedío approvare).

Lo studio del professore Nico Perrone  parte dalla odiata tassa sul macinato ( oggi si direbbe del…mai incassato) e ci parla di ‘debito pubblico’ : «…Tutto questo dette il risultato di ridurre a 13 milioni il disavanzo. L’attivo di bilancio si raggiunse solo nel 1875 (14 milioni).  La destra  storica  aveva mantenuto fede al suo programma, scaricando sulla popolazione un onere elevatissimo. Dopo 16 anni di vessazioni, la destra dovette lasciare il governo». Perrone introduce il suo articolo con una frase ad effetto di John Maynard Keynes,  famoso economista inglese, di cui vi segnalo altre frasi  per ribadire  che in economia  il successo spesso si tramuta in…agonia: « Il lungo termine è una guida corrente per gli affari correnti : nel lungo termine saremo tutti morti», « Sfuggire alle tasse è l’unica impresa intellettuale che offra ancora un premio», « Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile» ( Noi sulla ‘teoria  keynesiana’ abbiamo pubblicato parecchi  libri del professore Umberto de Girolamo). Lo studio del professore Domenico Cofano, incentrato sulla rivista ‘«Humanitas» e la Massoneria’ avrebbe destato senz’altro l’attenzione di Pedío in virtù di una  passione  sfrenata per ogni iniziativa atta a riportare alla luce riviste che avessero avuto una loro ragione di esistere, specialmente pubblicate in periodi ‘difficili’. Il libro curato da Bonsera  termina con  un intervento di Nicola Roncone, l’uomo che forse più di tutti con encomiabile disponibilità ha cercato di essere presente con i coniugi Pedío e alleviare le loro necessità di spostamento, rimediando a volte qualche simpatico rimprovero dal professore che, come tutti, una tantum perdeva ‘la pazienza’, ma ripagava  ampiamente, il funzionario della Camera di Commercio appassionato di storia, inserendolo di diritto nel gruppo ‘filopediano’.

Non posso chiudere queste brevi note senza citare mio padre che di Pedío è stato sempre fedele, accondiscendente, disinteressato amico e che fu il più grande ‘sponsor’ di Raffaele Nigro nei confronti del professore.  Mio padre è morto quattro anni dopo lo storico potentino e noi nel 2008 abbiamo pubblicato un volume per festeggiare i 60 anni di Nigro.  Prima dell’uscita del libro il genitore mi venne in sogno e mi ‘dettò’ una breve  lettera indirizzata a Nigro di cui vi riporto minimi ma significativi periodi : «….. In questo modo  ora  qui ( in cielo ! ) è di nuovo un continuo via vai. Molti vengono ancora a chiedermi  di te. Tommaso Pedío  si è tutto infervorato leggendo ‘Giustiziateli sul campo’, Raffaele Crovi è arrivato da poco e non sa ancora dove sistemarsi, se sulla nuvola degli scrittori o su quella degli editori, perché tutte e due le nuvole gli stanno a cuore……..Con Tonino ( il padre di Nigro), Pedío, Crovi  e tanti altri stiamo organizzando una gita a Stoccolma. Non mancare!». ( Mario Cavalli)

Vi sono dei ricordi a volte che, per  coincidenze o troppo dolcezze, inacidiscono nell’anima fino a diventare intollerabili, non è il caso del professore Tommaso Pedío : per noi resta l’immagine dell’uomo che entrava in azienda e rivolto a mio fratello esclamava  « Raffaele è spenta» ed era una piccola bugia perché la sigaretta era in attività, poi prendeva mio padre sotto braccio e andavano al ‘caffè’ non senza aver invitato a seguirli  chiunque  fosse presente in quel momento in azienda  «tanto deve pagare il padrone».

Carissimo professore, spesso scortato da Pezzi, mi dicevi  saggiamente « vivi, il lavoro va ‘gustato’», ma io ora non posso invocare il senno di poi, come non posso dimenticare che fui costretto a essere ‘pignolo’ con Lucio Albergo, da te portato e ‘abbandonato’. I ricordi sono tanti : come quando mio padre riuscì a gestire la tua animosità con Vito Maurogiovanni , tanto da tramutarla in grande sinfonia  ‘socialista’, armonia durata e consolidata fino al punto che spesso Vito, rientrando a casa con la sua famosa 500, ti lasciava all’inizio di Corso Sicilia, ossia quasi a casa. Vito le sue opere migliori le ha pubblicate dopo il 2000 e senz’altro avrebbe gradito la presenza  dell’amico storico per la presentazione  del libro dedicato a Matera «Gli anni della speranza», in questo modo avreste potuto continuare quella discussione infinita che riguardava il borgo ‘ La Martella’.

 Una cosa voglio sia chiara Don Tommaso, quando  sarò dei vostri,  quella spartana arringa, sempre frenata dal genitore, dovrò esporla e lo sguardo ‘scaltro’, con un sorriso appena annunciato, sarà la replica che, il penalista sempre presente in te, può concedere ai nuovi arrivi : in un momento avrò fatto mente locale e realizzato che,  nel luogo in cui sono approdato,  non vi sono ‘pene’, ‘condanne’, ‘sconti’, ‘permessi’…la giustizia è una duratura, autentica pace dei sensi, tanto è vero che non esistono divieti di nessun tipo, neanche il tuo mai sopportato ‘vietato fumare’.

Bif&st 2018, le ultimissime prima del via

di FREDERIC PASCALI - A meno di 24 ore dall’inizio della nuova edizione del Bari International Film Festival, l’ultima conferenza stampa di presentazione, quella andata in scena ieri presso il Museo Civico di Bari, ha sancito l’importanza e la storicità di una manifestazione che, come confermato dallo stesso Direttore organizzativo Angelo Ceglie, anche quest’anno sembra destinata a registrare l’ennesimo “sold out”. Una sensazione che era già emersa il 13 aprile scorso nella presentazione romana che aveva il compito di riempire gli ultimi vuoti relativi al palinsesto artistico.

Le “Anteprime Internazionali”, come sempre ubicate nel “serale” del Teatro Petruzzelli, sfilano in un cartellone già ricco dell’omaggio, nella giornata del 28, al regista Bernardo Bertolucci, presente in sala per l’occasione, e al suo restaurato “Ultimo tango a Parigi”, il film più visto nella storia del cinema italiano.

Tuttavia, non è da meno l’impatto emotivo di molti altri titoli con il ritorno alla regia di Steven Soderbergh con un thriller, “Unsane”, che lambisce prepotentemente i confini dell’horror e assicura brividi e paure per la serata di lunedì 23. Vi sono poi le pellicole dedicate ai giorni drammatici del Secondo Conflitto Mondiale: “La douleur” di Emmanuel Finkiel e “Der Hauptmann” di Robert Schwentke. Due produzioni europee, ambientate tra il 1944 e il 1945, con la prima intenta a narrare l’omonimo romanzo, in parte autobiografico, di Marguerite Duras, e la seconda impegnata a descrivere il tentativo di sopravvivenza, negli ultimi giorni di guerra, di un giovane disertore tedesco. Due film che insieme ad altri tre presenti nel concorso “Panorama Internazionale”, in programmazione nel pomeriggio, costituiscono un piccolo nucleo di riflessione sui tragici fatti legati alla guerra nazifascista.

In quest’ambito, già foriero di grandi elogi, come confermato dallo stesso Felice Laudadio, il Direttore del Festival, “Anna’s War”, il lungometraggio diretto dal russo Aleksej Fedorchenko si preannuncia come assolutamente da non perdere. Detto anche di “Prima che la notte”, il lavoro di Daniele Vicari dedicato al coraggio e alla memoria di Pippo Fava, scrittore e giornalista ucciso dalla mafia nel 1984, va sottolineata la decisione di dedicare questa edizione del Bif&st al recentemente scomparso Vittorio Taviani, insieme al fratello Paolo autore di uno dei sodalizi più longevi e importanti nella storia del cinema.

La geo-archeologia per conoscere e valorizzare il patrimonio archeologico

BARI - La storia, la geografia, la geologia sono sempre stati elementi fondamentali per conoscere i luoghi, gli insediamenti abitativi e le loro evoluzioni nel tempo.

La scelta dell’ubicazione di ogni abitato è giustificata da ragioni sia storiche che morfologiche del territorio. La conformazione dei territori ha infatti da sempre influito sulle scelte insediative dell’uomo determinandone, nel tempo, forma e sviluppo.

La lettura di un territorio sul piano geomorfologico può essere essenziale per comprendere gli eventi storici di quel sito. Strette sono le relazioni che intercorrono tra le forme di un territorio e lo sviluppo di alcuni insediamenti che sono nati e si sono evoluti nel corso dei secoli all’interno di specifici contesti geografici.

Il tema, affascinante e meticoloso, sarà affrontato in due distinte giornate-studio a Bari, presso il Politecnico, il prossimo 24 aprile e ad Enna, presso la Sala “Cerere” del Comune, il 5 maggio.

In particolare, nel corso della giornata pugliese saranno presentati alcuni casi di studio su siti d’interesse archeologico di rilievo: “L'insediamento di Monte Sannace (Gioia del Colle - Bari) nel panorama della Puglia centrale fra VI e III secolo a.C.” (Paola Palmentola, Università di Bari); “L’apporto delle analisi geo-ambientali alla ricostruzione topografica dei paesaggi antichi”, (Maria Luisa Marchi, Università di Foggia); “Bari a Levante: Il Porto Perduto”, (Antonino Greco); “Ricerche di geoarcheologia marina per la valorizzazione sostenibile dell'approdo sommerso di Sinuessa (Campania)”, (Alfredo Trocciola); La cisterna romana di Via Cristoforo Colombo in Roma”, (Ugo Chiocchini); “Clima e popolamento umano in Sila Grande durante il primo millennio”, (Gioacchino Lena, Mario Pagano); “Geoarcheologia del versante di ponente di Castel dell’Ovo (Napoli): SeaREN Project nuovi dati sul porto di Parthenope”, (Filippo Avilia, Rosario Santanastasio);

Non mancherà il contributo scientifico del Politecnico di Bari. Nel corso della giornata, sarà presentato in anteprima nazionale il I° volume della Collana Guide Geoarcheologiche d’Italia, “Morgantina - Geoarcheologia della città in epoca greco-romana”. Il volume (edizioni Fralerighe, 174 pp), curato e realizzato da Giovanni Bruno, geologo presso il Poliba, ripercorre e analizza le fasi evolutive dell’antica città greco-romana, estintasi attorno all’anno 50 d.c. (Strabone). Lo studio ricostruisce la storia della città di Morgantina (sito archeologico della Sicilia centrale), attualmente nel comune di Aidone (Enna) in chiave geoarcheologica. Mediante una lettura scientifica degli eventi storici coniugati alle osservazioni geologiche del territorio e ai cambiamenti dell’ambiente naturale. Morgantina fu fondata attorno al VI secolo a.c. dai coloni greci di Catania che si spinsero nell’entroterra. Rimase per secoli un riferimento economico, culturale, religioso e socio-politico nel mondo greco siciliano. Al culmine del suo splendore cominciò il suo inesorabile declino che la condurrà alla scomparsa dalla scena nel nascente Impero Romano. Le cause sono da attribuirsi, secondo le tesi sostenute, al depauperamento della risorsa idrica dell’area e dall’eccesivo crescita del fabbisogno della popolazione di questo bene essenziale in concomitanza di una perdurante crisi climatica calda che investì l’intero Mediterraneo. A ciò contribuì l’infelice scelta politico-militare di schierarsi con Sesto Pompeo che, successivamente, fu sconfitto da Ottaviano Augusto Imperatore.

Il programma della giornata del prossimo 24 aprile, martedì, ore 9.30, si svilupperà nell’Aula Magna “Domus Sapientiae” del Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria Civile e dell'Architettura (DICAR) del Politecnico di Bari (campus universitario, ex facoltà di architettura), con il saluto del Rettore del Politecnico, Eugenio Di Sciascio.

Seguiranno gli interventi di Giorgio Rocco, Direttore del Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria Civile e dell'Architettura (DICAR); Umberto Fratino, Direttore Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (DICATECh); Roberto Masciopinto, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari; Andrea Fiume, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari; Salvatore Valletta, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia; Antonello Fiore, Presidente Società Italiana di Geologia Ambientale; Francesco Peduto, Presidente Consiglio Nazionale dei Geologi.  Seguiranno le relazioni programmate e citate.

L’iniziativa è stata organizzata dal Politecnico di Bari (Dicatech, Dicar); Ordine dei Geologi della Puglia, Ordine dei Geologi di Sicilia, Società Italiana di Geologia Ambientale, Università degli Studi di Bari, Società Ennese di Storia Patria; ordine Architetti e Pianificatori Provincia di Bari; Consiglio Nazionale Geologi.

La partecipazione alla giornata-studio, determinerà tre crediti formativi per architetti e geologi.

Rec’n’Play 8 sbarca al Medimex

BARI - Esibizioni live, workshop musicali e multimediali, incontro tra band e scuole: giunge all’ottava edizione Rec’n’Play Contest, il concorso per band musicali emergenti composte prevalentemente da studenti di scuole secondarie di secondo grado, che quest’anno si allarga a tutta la Puglia.

Organizzato da Zerottanta Produzioni e Liceo Scientifico Scacchi di Bari, l’evento in questi anni ha coinvolto più di 100 band musicali di Bari, provincia e BAT per un totale di circa 500 ragazzi tra musicisti e stagisti che hanno seguito il progetto dall’organizzazione dell’evento alla realizzazione dei videoclip finali. La novità di quest’anno è l’apertura del contest a band provenienti da tutto il territorio regionale, sempre composte da almeno per metà da studenti di scuola superiore. Al termine dei workshop di preparazione al live e delle semifinali di maggio a Bari, sbarcherà a Taranto, all’interno del Medimex 2018, arricchendo il già nutrito programma di un momento interamente dedicato al mondo della musica giovanile.

La finale si terrà il 9 giugno nella splendida cornice del Molo Sant’Eligio. Tra i gruppi partecipanti saranno individuati i vincitori dei premi in palio: la realizzazione di un video-racconto interamente dedicato alla band vincitrice, la partecipazione alla prossima edizione de L’Acqua in Testa Music Festival, una settimana di studio (per uno dei musicisti partecipanti) presso il Campus UWS di Ayr (Scozia) in occasione del Songwriting Week, il workshop intensivo dedicato al songwriting, nell’autunno 2018. Per tutti i finalisti, inoltre, sarà messa a disposizione la registrazione del brano inedito proposto che sarà incluso nella compilation ufficiale del Rec’n’Play 8. Sul sito www.recnplay.it è possibile iscrivere la propria band compilando il form di partecipazione fino all’8 maggio 2018.

L’iniziativa è realizzata con il sostegno di TPP - Puglia Sounds, Comune di Bari – Assessorato alle Politiche Educative e Giovanili, in partnership con MAST – Music Academy Recording Studio, l’Acqua in Testa Music Festival e UWS – University of the West of Scotland, già vincitore del Leone d’Argento per la Creatività nelle Scuole Superiori alla Biennale di Venezia 2013 e del Premio Speciale PIVI al MEI 2015 per la produzione del primo videoclip  immersivo a 360° in Italia (Nabel – “Sono qui”).

Per info:
www.recnplay.it
recnplaycontest@gmail.com
cell. 3894377839

Libri: domani evento Rotaract con lo scrittore barese Christian Montanaro

BARI - Un libro divertente, ma che fa anche riflettere su temi importanti come quello della parità tra i sessi. Parliamo del nuovo libro nato dall'estrosa penna dell'avvocato e scrittore pugliese Christian Montanaro, dal titolo "L'allenatrice" (Mario Adda Editore - costo 10 euro).

Un genere completamente diverso rispetto al suo precedente lavoro ("Bestseller- l'incubo riNcorrente") per dar sfogo alla sua grande passione per il mondo dello sport e alla sua correlata attività di giornalista sportivo.

L'opera - già da qualche mese in commercio - verte sulle vicissitudini della protagonista Addolorata Pallone, una specie di Oronzo Canà in gonnella (impersonata dall'attrice Lia Cellamare), che da "...casalinga disperata diventerà una allenatrice affermata", dando vita ad una serie di irresistibili gag e a contorte elucubrazioni tattiche, ed è la prima parte di una trilogia sul tema.

Classificatasi quinta per la sezione sportiva edita e inedita alla seconda edizione del concorso letterario nazionale "Bari città aperta", vi figurano come personaggi reali i noti giornalisti sportivi Alessandro Bonan, Gianluca Di Marzio ed Enzo Tamborra che hanno quindi modo di interagire con la protagonista. La prefazione, oltre che dello stesso Tamborra, è di Vito Roberto Tisci, Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Puglia.

Dopo le presentazioni sin qui tenutesi al Rotary Club, alle Officine Bollenti Spiriti di Bitonto e alla libreria Quintiliano di Bari, l'opera sarà presentata sabato 21 aprile alle ore 11 presso la libreria Di Marsico di Bari, in via Calefati 134-136, nell'ambito della IV edizione de "La notte di Inchiostro di Puglia", manifestazione tesa a valorizzare gli autori del territorio, di cui Montanaro è un fedelissimo sin dalla prima edizione.

Un evento organizzato dai Club Rotaract cittadini Bari, Bari Agorà e Bari Alto, con il patrocinio del Distretto Rotaract 2120, all'interno di una mattinata di riflessione sul tema dei giovani e della lettura dal titolo "Io leggo perchè...".

Montanaro (che ha variegate esperienze letterarie ed è anche sceneggiatore e regista cinematografico e teatrale) racconterà, col suo stile brioso e tutt'altro che formale, la sua esperienza di autore insediato nel nostro territorio, dicendo la sua sul tema, in un dibattito aperto al pubblico e dall'ampio contenuto culturale, specialmente alla luce dei disarmanti dati attuali sul mondo della lettura.

Interverranno, oltre all'autore, Ivana Fico (rappresentante del Distretto Rotaract 2120), i Presidenti dei tre club Rotaract cittadini Davide Tommaso Angiulli, Antonio Favale, Jacopo Ciccarelli e la lettrice Barbara Palladino.

"La storia non finisce qui - dichiara scherzosamente l'autore -. Sono contento che il pubblico abbia preso a cuore la simpaticissima Addolorata e prometto che presto combinerà molti più danni. Il fenomeno del calcio femminile è in forte ascesa e lo so bene io che negli ultimi anni giocavo a calcetto misto. V'è un grande fermento dietro e, come insegna Addolorata, non vi sono più distinzioni di genere e/o preconcetti in merito. Una donna può benissimo riuscire come un uomo anche nel mondo del calcio calcio e mi fa piacere vedere alle presentazioni una folta rappresentanza femminile a rimarcare questo concetto. Divertire e far riflettere al tempo stesso è in effetti un po' lo scopo di questo libro".

“Caro Amoroso, ti scrivo…”, firmato Stephen Hawking

di FRANCESCO GRECO - WARENDORF (Germania). “Dear Mr. Amoroso, thank you for your letter and the score for Contrazione ed espansione togheter whit the tape…”, firmato Stephen Hawking. Allegato, come ringraziamento, un racconto (short story) autobiografico, titolo “My Experience Whit ALS”.

La lettera proveniva dalla University of Cambridge, Department of Applied Mathematics and Theoretical Physics. Dove l’illustre scienziato insegnava.
 
Il maestro Antonio Amoroso, pugliese di nascita (Alessano, Lecce) ma trapiantato in Germania (Warendorf) da molti anni, aveva letto “Il Big Bang e i buchi neri”, best-seller mondiale, ne era rimasto colpito e aveva buttato giù un brano dal titolo, appunto “Contrazione ed espansione”. Che a Hawking era piaciuto. Tanto che gli aveva inviato due brevi capitoli del suo libro in lavorazione: “I was be born on January…”.

L’astrofisico è morto il 14 marzo scorso, si è sposato due volte e ha avuto tre figli. “E’ stata una mente brillante e straordinaria”, ha detto la premier britannica Theresa May.

Quella lettera il musicista e compositore pugliese la custodisce gelosamente fra le sue cose più care. E’ la prova di uno dei passaggi più emozionanti della sua carriera di percussionista e compositore.

Che partì dal suo paese in silenzio, all’avventura, in cerca di fortuna e di spazi di espressione. Una valigia colma di sogni e di speranze, come tutti gli emigranti. 

Aveva studiato solfeggio al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce e si era affacciato a Montesardo, alla “cantina” dei fratelli Calignano (Biagio, percussioni e tastiere, Franco, chitarra basso, Mario chitarra solista), che in quegli anni voleva dire il top, tanto che gli storici del rock più attenti oggi li considerano innovatori e rivoluzionari.
 
Con l’autostop arrivò in Germania. Dalle parti di Warendorf, una bella ragazza bionda gli diede un passaggio. Era Irmgard, che poi divenne sua moglie. Lì studio composizione presso la Musikhocshule di Munster con Harry Hofer e Theo Hegenkotter.

Si appollaiò sulle spalle dei giganti. Partì dal rock e dai suoi mèntori più intiriganti: i Deep Purple e i Pink Floyd, i Colosseum e i Jethro Tull, i Genesis e i King Krimson, ecc. Poi scoprì la musica classica e contaminò il rock con ”maestri” erano Stravinskj e Messian, Bela Bartok, Tchaikovskj. 
 
In tutta umiltà, Amoroso cominciò a comporre. La sua musica piena di luce e di forza maieutica piacque subito ai tedeschi. La passavano alla radio nazionale, la suonavano ai concerti. Il “Trio chitarristico di Roma” ieri (“Gitarrentrio”), il “Quatuor de Saxophone” oggi (sax soprano Walter Sergi, Gallipoli, sax contralto Antonio De Palma, Ginosa, sax tenore, Mirko Miccoli, Copertino, sax baritono, Luigi Reho, Matino), “Perpetuo” (eseguita con successo nell’area archeologica di Vaste, Poggiardo). Una composizione di 8 minuti solcata dalla mediterraneità che è nel dna del compositore.

Mentre “Colibrì” (altra composizione, 5 minuti e mezzo, lui alle percussioni), vola su Facebook. Una metafora leggera come il volo del passerotto, in cui si può intravedere quello del “maestro”, la sua favola, il mito. Volerà ancora chissà per quanto tempo: “Non scrivo musica per me, ma per farne dono agli altri…”.
 
Il suo pubblico gradisce e gli è riconoscente. Il colibrì continua a volare sospeso fra i boschi e le cattedrali tedesche e la terra rossa del Sud e il mare di Novaglie...

Tv: addio al coreografo Marco Garofalo

Lutto nel mondo dello spettacolo: è morto a Roma, all'età di 61 anni, Marco Garofalo, ex ballerino e coreografo di tanti show televisivi di successo, da Ciao Darwin a Fantastica italiana, nonché insegnante nella scuola di Amici di Maria De Filippi.

"Marco Garofalo è tornato alla casa del Padre. Abbiamo perso un amico, un artista sensibile ed un padre meraviglioso. Un abbraccio a Rosa e ragazzi" ha scritto su Facebook il manager Lucio Presta. 
Dopo l'infortunio al ginocchio, Garofalo aveva iniziato a studiare danza a 21 anni con Enzo Paolo Turchi. Dopo aver lavorato nella compagnia di Tuccio Rigano, nel 1978, aveva debuttato in tv con Ma che sera con Alighiero Noschese e Raffaella Carrà. Dal 1989 aveva iniziato a lavorare come coreografo per la tv, da Lascia o raddoppia? a Buona domenica, da Fantastica italiana a Ciao Darwin, Luna Park, Re per una notte e L'eredità, collaborando con Lorella Cuccarini, Lorenza Mario, Mia Molinari, Fabrizio Mainini, Matilde Brandi, Heather Parisi, Laura Freddi, Natalia Estrada e Silvio Oddi. Era stato anche insegnante e coreografo per Amici di Maria De Filippi.

I suoi funerali saranno celebrati venerdì 20 aprile alle 14.30 alla chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma. 

Max Giusti (intervista), "I miei personaggi legati all'attualità"

(credits: A.Castellaneta)
di PIERO CHIMENTI - Max Giusti, per il suo ritorno a Taranto, decide di sorprendere tutti, mischiando le carte e presentando all'Orfeo a sorpresa il suo nuovo show 'Va tutto bene'.

Accompagnato da batteria e tastiere ci proietta in un viaggio divertente sulle differenze tra ieri ed oggi, attraverso il racconto degli aneddoti più divertenti della sua adolescenza, regalando al pubblico due ore di puro divertimento, che si concludono col grande applauso che gli viene tributato al calare del sipario.

Nello spettacolo non possono mancare le incursioni di alcuni dei suoi personaggi che hanno contribuito al suo successo, come Elton John con la 'sua' Candle in the Wind.

L'artista romano, nel pre-show, si è reso disponibile fermandosi con la stampa e firmando qualche autografo.


C'è un personaggio che non vorresti più interpretare, ma sei 'costretto' a farlo perché richiesto dal pubblico? 

No. Di non farli più no, però molti sono legati all'attualità, quindi se non sono attuali non c'è neanche il motivo di farli... certo che se poi il pubblico me li dovesse chiedere! No, uno che non voglio fare più non c'è, però ho voluto fare in modo che i personaggi non diventassero 'me', anche se mi diverto molto a farli. Quest'estate c'era l'opportunità di fare una cosa molto bella per i mondiali di calcio, ma essendomi legato al gruppo Discovery non l'ho potuto fare, ma sono molto contento così perché lavorare, dopo tanti anni di Rai, per un gruppo editoriale che è il più grande al mondo è una bella soddisfazione, sono molto contento.

In un'intervista hai dichiarato che ogni volta che torni a Roma ti sembra un po' come Cuba. C'è qualcosa della Capitale che ti fa dire: 'Va tutto bene'? 

Ma a Roma va tutto bene per il fatto che, comunque sia, è una città votata all'accoglienza; adesso è un po' piena, quindi a volte si può arrivare all'esasperazione, però rimane una città che accoglie tutti. C'è un detto che dice: "Non è romano chi da romano nasce, ma chi da romano agisce". Per me è molto significativa questa frase.

Lecce, torna il Doctor Jazz Salentum Festival

LECCE - Sabato prossimo 21 aprile alle ore 20,00 a Calimera, nell’atrio di Palazzo Sabella Tommasi, in Piazza del Sole, si svolgerà questa nuova edizione con il cantante e chitarrista brasiliano Rodrigo Amaral, che si esibirà in duo con il sassofonista milanese Mirko Fait.

I due artisti proporranno lo spettacolo che stanno portando in tour in tutta Italia, intitolato Brazilian Mood, La voce graffiante del cantante brasiliano Rodrigo Amaral, abilissimo polistrumentista, si fonde con la calda e profonda voce dei sassofoni di Mirko Fait. I due artisti sono fra l’altro i conduttori della più nota trasmissione nazionale di jazz, “Jazz Wave” sulla milanese “Like Radio”.

Lo spettacolo è’ organizzato dal Comune di Calimera in collaborazione con Daria Vernaleone e con la direzione artistica di Elisabetta Guido e Romualdo Rossetti.
L’ingresso è’ gratuito

Teatro: l'amore dentro l’autismo, Zigulì

di SANDRA LEO - GALATINA (LE). Una parola che fa paura, ma dentro la quale ci sono storie di coraggio e di amore profondo. Per conoscere l’autismo, il primo passo è il ri-conoscersi nelle vite degli altri, in chi porta i segni di questa esperienza.
 
Anche per questo la Cooperativa Sociale “L’Adelfia”, con sede in Alessano, realtà che da quarant’anni è nella trincea del disagio psichico, ha voluto portare nel Salento “Zigulì”, lo spettacolo che la compagnia Teatrodilina ha tratto dall’omonimo libro di Massimiliano Verga, che racconta la sua esperienza con il figlio Moreno, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni.
 
Moreno non è un bambino autistico, ma lo abbiamo scelto come testimonianza di quanto l’amore per un figlio possa spingere un padre ad affrontare tutti gli ostacoli, ma anche di come la solidarietà non sia mai abbastanza.
 
L’appuntamento è per il 19 aprile 2018, alle ore 21, presso il Cinema Teatro Tartaro di Galatina. Ed è l’ultimo atto di un intenso calendario di iniziative organizzate nel mese che ospita la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo.
 
“La sensibilizzazione sul tema e la divulgazione delle conoscenze - spiega la vicepresidente de L’Adelfia, Sandra Leo - sono da noi avvertite come un bisogno che viene dalla missione che da sempre ci siamo prefissati: abbattere i muri della diffidenza, del pregiudizio, dell’indifferenza e costruire ponti di solidarietà, che conducano sulle sponde del futuro”.
 
Lo spettacolo è anticipato, mercoledì 18 aprile, alle ore 17, da “Emozioni a confronto - La mia vita dolceamara con un figlio disabile”, presso il Centro Diurno Socio Educativo “Scarpenuove”, a Castiglione d’Otranto. Massimiliano Verga incontrerà le famiglie e gli ospiti de “L’Adelfia”.
 
Il 19 aprile, invece, dalle 17.30 alle 18.30, l’autore sarà ospite di “Tutti matti per la radio”, la trasmissione radiofonica, gestita dai pazienti della Comunità Riabilitativa Psichiatrica “Le Zagare” sita in  Galatina in  collaborazione con  Inondazioni.it, in onda ogni giovedì su Reteotto Happy Days (105 fm).
 
“Zigulì”, per la regia di Francesco Lagi, è uno spettacolo vincitore del Premio In-box 2013 e del Festival Troia Teatro (Video integrale dello spettacolo: http://www.youtube.com/watch?v=_96t6XqvfZo&feature=youtu.be).
 
Il protagonista, profondamente interpretato da Francesco Colella, è “un uomo smarrito che si rapporta a suo figlio e alla sua disabilità con stupore, rabbia e ironia. L’azione si svolge in uno spazio domestico ma notturno, un luogo che non è più una casa ma è il campo di battaglia dove si svolge la loro lotta quotidiana”.
 
Al centro del racconto, non c’è il mondo del figlio e della sua disabilità, che non è dato conoscere, ma quello che lui mostra di sé, contagiando l’esistenza di suo padre.
 
In scena, dunque, il diario intimo di un’esperienza estrema di paternità, ciò che il testo di Verga restituisce, senza appigli per trame o drammaturgie articolate, fatto com’è di spunti e frammenti, di cocci e slanci emotivi, tra pensieri, testate, spinte, morsi, graffi tra gli abbracci ed esplosioni di risate. E, qualche volta, baci. “Perché in questa storia, che è soprattutto una storia d’amore, tutto accade disordinatamente – dicono dalla compagnia Teatrodilina – senza nessun galateo sentimentale”.
 
Con il disegno sonoro di Giuseppe D’Amato, la musica originale di Alessandro Linzitto, la scenografia di Salvo Ingala e l’aiuto regia di Leonardo Maddalena, sul palco del Teatro Tartaro approdano le pagine di Zigulì, “il senso del vivere accanto a un disabile grave (la rabbia, lo smarrimento, l’angoscia), i pensieri molto duri, ma talvolta anche molto ironici, su una realtà che per diverse ragioni (disagio, comodità, pietà) tutti noi preferiamo spesso ignorare. E che forse, proprio perciò, nessuno ha mai raccontato nella sua spietata interezza”. Sipario ore 21. Durata: un’ora. Costo del biglietto: 10 euro.

Info: 393/9028748

'Il Genocidio armeno 1915 nel pensiero degli intellettuali arabi siriani': domani a Bari presentazione del libro di Nora Arissian

BARI - Domani, venerdì 20 aprile, alle ore 18, nella sala Massari di Palazzo di Città, sarà presentato il volume “Il Genocidio Armeno 1915 nel pensiero degli intellettuali arabi siriani” di Nora Arissian, armena siriana di Damasco, ricercatrice e traduttrice, in questo caso scrittrice con l’obiettivo di offrire nuovi punti di vista sul genocidio armeno

Il libro, pubblicato dalla casa editrice Radici Future, è composto da testimonianze, raccolte da Damasco ad Aleppo, che aiutano a comprendere i motivi della strage e a ricostruire i piani della “soluzione finale” orditi dai turchi per l’eliminazione del popolo armeno.

A curare la pubblicazione Kegham J. Boloyan, armeno siriano di Aleppo, docente di lingua e traduzione araba all’Università del Salento.

All’incontro di domani, oltre al professor Boloyan, interverranno l’assessore alle Culture Silvio Maselli, il vicepresidente della cooperativa editoriale Radici Future Vito Antonio Loprieno, la poetessa Anna Santoliquido, Leonardo Lestingi dell’Istituto Superiore di Scienze religiose “San Sabino” di Bari, il rappresentante emerito della Comunità armena a Bari Rupen Timurian, e Cosma Cafueri del centro Hrand Nazariant.

La presentazione sarà accompagnata da momenti musicali affidati al mezzosoprano Tiziana Portoghese.

Concerti: all'Eremo di Molfetta 'Stella Maris'

MOLFETTA (BA) - Non può che essere l’Eremo Club il luogo scelto per la prima esibizione live in Puglia di STELLA MARIS,  nuovo supergruppo capeggiato da Umberto Maria Giardini, noto in passato con lo pesudonimo Moltheni. Appuntamento con il nuovo progetto, venerdì 20 aprile (apertura porte alle 21, ticket 6 euro + dp, 8 euro al botteghino. Prevendite disponibili nel circuito Bookingshow. Info: 340/72.25.770), per la prima volta in tour per presentare dal vivo l’omonimo album di debutto, pubblicato il 24 novembre per La Tempesta e Khalisa Dischi.

Stella Maris vede accanto al frontman Umberto Maria Giardini il cantautore siciliano Cappadonia (chitarre acustiche, elettriche, synth) già musicista per formazioni come Sick Tamburo, Gli Avvoltoi, Aura e molti altri, Paolo Narduzzo (basso, chitarra, synth) dai veneti Universal Sex Arena e Emanuele Alosi (batteria, percussioni), da La Banda del Pozzo e The grooming. Stella Maris nuota in un mare di poesia e stupisce per la sua semplicità, diretta e autentica come una perla sul fondale di un mare chiamato musica italiana. Un piccolo mare, ma che riserva tesori nascosti di spiccata bellezza. Questo è Stella Maris.

Progetto cullato e accarezzato da reminiscenze anni 80’ in cui protagonista è la voce portata per mano da chitarre dal sapore celestiale. Stella Maris rispolvera la purezza di quegli anni riproponendo un quadro dalle tinte tenui e atmosfere pure in cui è facile perdersi. La base da cui tutto scaturisce è sfacciatamente rock, testimoniata anche dalla presenza di sole chitarre basso e batteria, ma non mancano in alcuni episodi radici punk e soprattutto psichedelia, tutto rimescolato e cotto in una forma moderna di spiccata freschezza compositiva. Ugo Cappadonia inventa riff accattivanti, accompagnato dalla sezione ritmica di Paolo Narduzzo e Emanuele Alosi; a chiudere il cerchio Umberto Maria Giardini che in questa occasione sfoggia un atteggiamento vocale diverso e di velluto, adatto a rifinire l'affresco, evidenziandone zone d’ombra e di luce.

Stagione 2018 - La primavera-estate dell’Eremo Club è già ricca di buona musica con molti concerti già confermati, i Ministri e il duo da X Factor Sem & Stènn (27 e 28 aprile). A maggio A Toys Orchestra (5),  Buñuel e Ghemon (11 e 12), Myss Keta (26). Guardando oltre, Lo Stato Sociale in concerto all’Eremo il 14 luglio e il grande appuntamento con una stella internazionale come Joan as a Police Woman il 24 luglio.

Venerdì 20 aprile  - STELLA MARIS 

Apertura porte: ore 21, start ore 22

Ticket: 6 euro + dp –  8 euro al botteghino

Prevendite disponibili nel circuito Bookingshow

 Info: 340 7225770

Eremo Club - S.P. Molfetta-Giovinazzo Km. 779

(dalla S.S. 16 bis, Uscita Molfetta sud, al semaforo svoltare a destra verso Giovinazzo)

Ufficio stampa

Nicola Signorile mob. 329/66.59.847

Fabrizio Frizzi a San Giovanni Rotondo

di PIERO CHIMENTI - Mentre è stato scelto Marco Liorni per la conduzione dell'Eredità, a San Giovanni Rotondo è stato annunciato che al Parco Carmelo Durante sorgerà una statua in bronzo che avrà il volto di Fabrizio Frizzi. L'idea e il progetto nascono dal maestro d'arte Michele Miglionico, che colpito dal tragico evento, ha dato vita ad un comitato per la realizzazione. L'opera verrà presentata a Taranto il prossimo 20 aprile presso l'Auditorium del Santissimo Crocifisso.