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Danza: all'Auditorium Vallisa di Bari 'Ai Confini del Corpo'


BARI - Avrà luogo domenica alle ore 19.00 presso l'Auditorium Vallisa di Bari la X edizione della Rassegna coreografica 'Ai Confini del Corpo' diretta da Simona De Tullio, promossa dalla Breathing Art Company con il contributo della Regione Puglia.

La rassegna ha visto una serie di attività laboratoriali e performative da dicembre ad oggi e culmina con questo momento finale che celebra l'arte coreografica espressa dagli autori del nostro territorio. In scena i lavori dei coreografi: Alessandra Gaeta, Maria Rinaldi, Giorgio Mogavero, Sara Accettura, Stephanos Bizas, Francesco L'Abbate, Fabrizio Natalicchio, Ilaria Nigri. Uno showcase dedicato alla danza pugliese di autori che si distinguono sulla scena nazionale e internazionale con  dei lavori di ricerca e d'ispirazione contemporanea.

In apertura giovanissimi danzatori che hanno partecipato al progetto Creative Breath, progetto di promozione deicato all'arte compositiva. Chiude la rassegna un breve estratto di Sud, spettacolo della Breathing Art Company, con in scena i danzatori Ilaria Lacriola e Francesco L'Abbate, con le coreografie di Simona De Tullio, che sarà presente al Budapest Dance Theatre il prossimo mese di maggio 2019. Ingresso libero.

Gli Ex-Otago si preparano al tour estivo: tappa anche in Puglia

MILANO - Dopo aver conquistato i club con "Cosa Fai questa notte? Tour 2019", che si è concluso il 12 aprile a Bari, gli Ex-Otago sono pronti a ripartire con "La Notte Chiama Tour", che porterà le "otagate" in giro per tutta l'estate, nei principali festival d'Italia. Saranno anche protagonisti del Concerto del Primo Maggio a Roma. Queste le date: Barzio (8 giugno, Nameless Festival), Parma (9 giugno, Parma Music Park), Milano (27 giugno, Tuborg Open Fest), Collegno (3 luglio, Flowers Festival), Bologna (12 luglio, Indimenticabile Festival), Tortona (13 luglio, Arena Derthona), Roma (19 luglio, Rock in Roma), Treviso (21 luglio, Suoni Di Marca), Cinquale (9 agosto, Arena della Versilia), Fasano (17 agosto, Costa dei Trulli Festival) e Bellaria Igea Marina (24 agosto, Beky Bay).

SquadDrone, l'esordio del duo barese: ''Siamo pronti per il nostro volo...con Easyj3t''

BARI - L'aereo è pronto. Siamo pronti a salire sul volo 'Easyj3t' del duo pugliese SquadDrone, la nuova rivelazione del panorama musicale italiano. Il singolo è disponibile su tutte le piattaforme digitali (tra le quali Spotify, Amazon, Google Play, iTunes ecc.). Il duo di Bitonto composta da Valerio Vacca e da Valerio Ardillo, hanno registrato il brano presso il Thaurus Studio di Milano, uno dei più importanti studi discografici della scena rap/trap italiana, dove registrano nomi del calibro di Sfera Ebbasta, Guè Pequeno, Marracash, Ernia, Rkomi e tanti altri.

Il video ufficiale del brano, invece, con la regia di Domenico Lamanna e Nilo Granata, è prodotto dalla Alba Agency & Records, etichetta discografica barese con la quale è nata una collaborazione.  

Cosa racconta il nuovo singolo?
EASYJ3T nasce dal nome della compagnia aerea del volo preso per il primo viaggio di questo percorso, che ci ha portati all’incisione dello stesso ed ai primi legami con i grandi nomi della scena.

E' la metafora dei sogni che possono concretizzarsi solo se si hanno i piedi ben saldi al terreno. E' avere la testa fra le nuvole come un aereo che decolla, ma con la consapevolezza che bisognerà atterrare all’aeroporto per raggiungere la propria destinazione/obiettivo. Come diciamo nella canzone: “Cammino fiero col mio sogno in mano, per strada scazzi, in testa invece un aeroplano".

Quando avete iniziato a fare musica? 
Abbiamo cominciato individualmente nel 2006 (all'epoca avevamo un altro nome), nel 2008 ci siamo conosciuti tra i banchi di scuola e da lì è nata una solida collaborazione. Il duo SquadDrone è invece nato nel 2018, dopo varie sperimentazioni musicali, con l'intento e la consapevolezza di portare la nostra musica ad un livello professionale maggiore.

Dell'attuale scena musicale cosa cambiereste? 
Della scena attuale non cambieremmo nulla in quanto negli ultimi anni è diventata molto più competitiva e stimolante, riuscendo ad aprire i propri orizzonti verso nuovi generi e sottogeneri musicali, sdoganando quella che una volta veniva vista come musica di nicchia.

Ogni era ha il proprio periodo musicale, l'importante sta nel sapersi reinventare e non essere chiusi mentalmente. L'unico grande neo che ha la scena a nostro parere è la mancanza di aggregazione e la collaborazione tra gli artisti del sud, che molto spesso si accontentano delle proprie briciole piuttosto che puntare ad un collettivo e collaborazioni che possano portare a benefici ben maggiori, come avviene già da tempo al nord.

Un palco dove vi piacerebbe esibirvi? 
Sicuramente un punto di partenza ambito è L'Alcatraz di Milano (dato che i grandi rapper della scena hanno cominciato da lì), ovviamente non trascuriamo anche palazzetti e arene ma sapendo che la strada da percorrere è ancora lunga, voliamo basso nei concerto in zona per poi decollare verso una rotta più avventurosa stabile. Speriamo che il volo preso con EASYJ3T sia di buon auspicio.

Nei prossimi mesi ci sarà un nuovo singolo? 
Il progetto è già pianificato e abbiamo altri 2 singoli in uscita con relativo videoclip ufficiale nel corso del 2019 e poi chissà. Possiamo solo anticiparvi che per una delle prossime uscite abbiamo collaborato con producer che lavorano con Coez e Noyz Narcos.

LINK VIDEOCLIP:
https://www.youtube.com/watch?v=SnLo-SltieM

PAGINA FACEBOOK:
https://www.facebook.com/S4DRONE/

Boomdabash: nelle radio arriva il nuovo singolo ''Que Te Enamores'



MILANO - Da Venerdì 19 Aprile sarà disponibile su Spotify, ITunes e su tutte le principali piattaforme digitali “Que Te Enamores” speciale versione remix del brano “Per un Milione” dei Boomdabash featuring Cupido & Portusclan El Tigre, due tra i più apprezzati giovani artisti della scena latina e cubana. In perfetto stile Boomdabash "Que te enamores" è l'evoluzione in lingua spagnole di "Per un milione" nelle sue mille sfaccettature con delle sonorità più latine che rimandano al reggaeton. Un sound travolgente che si candida a tormentone estivo. Nel frattempo continua l’irrefrenabile successo di “Per un milione” nella sua versione originale, brano già certificato disco di platino dalla FIMI/GFK con oltre 50.000 copie vendute, numero 1 della Top 50 Italia su Spotify, e tra i singoli più trasmessi dalle emittenti radiofoniche nazionali. La band presto sarà pronta a stupire live con l’attesissimo “Boomdabash & Friends”, il concerto – evento che si terrà all’Alcatraz di Milano il prossimo 9 Maggio con numerosissimi ospiti ed amici.

Arte: le “Versioni” di Antonio e Matteo Pizzolante


di FRANCESCO GRECO - Museo inteso come casa delle Muse : quelle della musica, il canto, la danza, la poesia, il teatro. Un luogo dove poter esprimere le proprie capacità, affinare le potenzialità che ognuno può e deve mettere in gioco nella relazione con gli altri. 

Questa l’idea che muove le linee guida del Museo “Casanova” (a Laveno Mombello, Varese) organizzato dall’Associazione “Casanova” attiva dal 2012.  Gli artefici sono Marlene Berger e Frank Raes. Marlene è violoncellista e direttrice della scuola di musica e da qualche anno annovera molti allievi seguaci della mitologica dea Euterpe.  Frank Raes, scienziato del Joint Research Centre di Ispra, dove ha diretto l’unità cambiamenti climatici fino alla fine del 2015.  Ambedue amanti delle muse dell’arte come pretesto per vedere, ascoltare, riflettere sulla realtà. 

La mostra “Versioni” (curata da Frank Raes) è stata inaugurata il 13 scorso (fino al 28 aprile, orari: 15:00/19:00, info: 347-8759963, 339-8146515) e sottolinea i presupposti del luogo per cui è stata pensata: una considerazione sulla nostra contemporaneità dove un’idea, e la sua potenzialità, può definirsi con il tempo ed entrare a far parte della nostra quotidianità.  Così come accade nella ricerca scientifica, dove un esperimento viene ripetuto ennesime volte per confermare un’ipotesi, e tramite conferme consecutive. l’ipotesi diventa pian piano un fatto reale. 
Nell’arte, le diverse versioni di un lavoro, cercano di accreditare che l’idea iniziale non può essere èra passeggera, ma può far parte della realtà. 
L’esposizione è un confronto di due artisti, padre e figlio (leccesi, come diremo più avanti), inevitabilmente di diversa generazione, con opere che insistono sulla persistenza e al tempo stesso sullo sviluppo dell’idea fino all’esaurimento di tutte le sue potenzialità. 

I lavori mettono in considerazione approcci diversi verso l’atto creativo, anche nei confronti dei mezzi e le materie usate in versioni e metodi differenti. 

Allestite quasi come in un magazzino di stoccaggio, le opere evidenziano l’autenticità del processo creativo, instaurando una continuità dialettica con gli ambienti inusuali del museo “Casanova”. 


NOTE BIOGRAFICHE 
Antonio Pizzolante è nato a Castrignano del Capo nel 1958. Dalle prime esperienze scenografiche compiute negli anni settanta e l’avvio verso una scultura che interessava uno spazio pensato e vissuto, l’ultima ricerca di Antonio Pizzolante privilegia soluzioni archetipe, primarie, essenziali, intese a ritrovare nella memoria e nella centralità dell’uomo il ruolo dell’arte. Intenso in questi ultimi anni il percorso espositivo, con partecipazioni in rassegne nazionali e internazionali a Parigi, Lugano, Milano, Lamezia Terme, Bad Voslau, Girona, Caen, Saragozza. Nel 2005 è tra gli artisti premiati alla prima Biennale di Ankara in Turchia. A partire dal medesimo anno, le più importanti partecipazioni si possono annoverare in: Progetto Esserci - Padiglione Italia a Venezia, mostra sostenuta, tra gli altri, da Jean Blanchaert e Philippe Daverio, “Contemporaneo Italiano” presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, “Timeless” omaggio a Leon Battista Alberti presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, “Accrochage” alla Galleria Bollag di Zurigo. Nel 2010 è ospite alla quattordicesima Biennale d’Arte Sacra al Museo Stauros, Isola del Gran Sasso in provincia di Teramo, nel 2011 partecipa alla mostra “Territori del Sud” al Museo d’Arte Contemporanea Proyecto MartAdero Cochabamba (Bolivia), nel 2012 è invitato al Padiglione Italia della 54 Biennale di Venezia “L’arte non è cosa nostra” a cura di Vittorio Sgarbi al Palazzo delle Esposizioni di Torino, nel 2013 partecipa a “Chromo Sapiens / Florence Design Week” a cura di Rolando Bellini all’Archivio di Stato di Firenze e al “Il Casino dell’Arte: Kunstkammer in Progress” - Sala della Musica dell’ex Tribunale, evento collaterale per la IX Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Firenze. Nel 2014 è invitato a “Ricognizione sulla scultura per gli scritti di Alberto Veca” a cura di Claudio Cerritelli e Elisabetta Longari al Palazzo della Permanente di Milano, nel 2016 allestisce una mostra personale alla Storica libreria Bocca di Milano con la presentazione in catalogo di Andrea B. Del Guercio. Infine nel 2018 partecipa alla rassegna “Il Palpito del colore” a cura di Chiara Gatti allestita in tre sedi storiche della provincia di Varese. 

Matteo Pizzolante è nato a Tricase, in provincia di Lecce, nel 1989. Si laurea in Ingegneria dell’Edilizia nel 2012, e successivamente si iscrive al Biennio di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera con la guida di Vittorio Corsini. Completa gli studi in Germania presso l’Hochschule für Bildende Künste di Dresda con Wilhelm Mundt e Carsten Nicolai. In quest' ultimo anno ha partecipato a E' il corpo che decide, progetto di Marcello Maloberti promosso da Museo del Novecento di Milano e Fondazione Furla; Q-Rated, Ricerche sensibili, promosso da La Quadriennale di Roma; Find your greatness mostra personale all'interno del Battistero S. Giovanni Battista di Castiglione Olona (VA). Nel 2017 è tra i finalisti del Premio San Fedele ed è invitato al “Festival Resonances II” presso il JRC (Joint Research Centre) di Ispra (Va) e il Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Nello stesso anno realizza una bipersonale presso la Fondazione Bandera per l'arte di Busto Arsizio, curata da Cristina Moregola. 

Viaggio attraverso la Berlino del Muro


di ALESSANDRA ACCOGLI - Per chi in una “nuova” città è interessato a scoprirne la storia e ad attraversarne gli eventi che l’hanno resa quello che è oggi, Berlino è una tappa necessaria.  Molti siti della città sono stati parzialmente o completamente ricostruiti, com’è stato il caso del Reichstag, l’attuale sede del Parlamento Federale tedesco, più volte restaurato.
Altre zone invece non esistevano affatto nel modo in cui le conosciamo oggi. Un esempio è Postdamer Platz, una delle piazze di Berlino simbolo dell’evoluzione “forzata” a cui la città è stata costretta. La piazza quale appariva agli occhi dei Berlinesi nel 1930 è stata completamente rivoluzionata. 
Fortemente danneggiata durante la II guerra mondiale, è stata in seguito ridotta ad ampia spianata, volta a ospitare il Muro che ha diviso la Germania in due zone di influenza nel periodo della Guerra Fredda.  È infine rinata in chiave ultra-moderna circondata dai più celebri grattacieli della città, alcuni dei quali progettati dall’architetto italiano Renzo Piano. 

Molte città hanno cambiato aspetto nel corso del tempo. Esse sono il risultato degli eventi che le hanno scalfite. Ma Berlino colpisce particolarmente perchè la sua evoluzione è avvenuta in modo radicale e in un lasso di tempo breve. La fine della II guerra mondiale nel 1945 ha lasciato subito il posto a un altro dramma: la spartizione della città tra i “vincitori” del conflitto e la costruzione del Muro da parte del governo filosovietico nel 1961. 

La consapevolezza che tutto ciò si sia verificato a distanza di pochi decenni lascia il visitatore quasi incredulo. Le due cinta murarie parallele, tra loro separate da quella che veniva chiamata “scriscia della morte”, e che hanno spaccato Berlino e il resto del mondo per quasi trent’anni, sono oggi rimpiazzate da una doppia fila di blocchetti di granito attraverso i quali è possibile ricostruire il tracciato del Muro. 

Vari resti del Muro sono, inoltre, ancora visibili in alcune zone della città. Il maggior tracciato si trova sulle rive del fiume Sprea vicino al ponte rosso, l’Oberbaumbrücke. Oggi trasformato in una vera e propria galleria all’aperto, ospita una serie di graffiti dipinti da vari artisti che riproducono immagini relative al periodo in cui quelle stesse mura fungevano da confine tra le due Germanie.  Il più conosciuto è senza dubbio quello del “bacio fraterno” socialista tra il presidente della Germania dell’Est, Erich Honecker e il leader sovietivo Leonid Brežnev. 

Questa sezione del Muro non è stata chiamata “Galleria del lato orientale” a caso. Per ragioni di spazio, non era stato possibile edificare la seconda linea muraria e di conseguenza la striscia di confine era sostituita dal fiume. L’unica parte in muratura si trovava, appunto, nella sponda est dello Sprea. 

Una riproduzione ben precisa di questo complesso sistema di controllo si trova invece presso il “Memoriale e centro di documentazione del Muro di Berlino”, dov’è stata lasciata intatta una sezione della doppia struttura muraria con la striscia della morte ad attraversarla.


La “Finestra della memoria,” al suo interno, intende onorare il ricordo di coloro che sono morti nel tentativo di fuggire verso la parte ovest della città.  Tuttavia, per quanto conturbanti, non sono soltanto gli elementi più lampanti, quali i monumenti in memoria delle vittime, i resti di muro visibili in vari punti della città o il percorso segnato sul manto stradale a rendere palpabile la memoria di quegli anni. 

La marcatura impressa alla città è percepibile attraverso le insegne dei negozi che mantengono etichette come “Edicola di Berlino Est”, attraverso lo stesso modo in cui i Berlinesi identificano un luogo a seconda che si trovi a Est o a Ovest e attraverso le storie di chi quel periodo l’ha vissuto. 

I racconti e gli aneddoti di chi di punto in bianco si è trovato in una parte o nell’altra della cortina di ferro sono quanto di più vivo ci sia della Berlino di fine ‘900. Nei racconti di chi è nato e cresciuto quando il Muro era stato già eretto, la situazione alla quale molti altri si erano invece dovuti adattare, viene avvertita come normale. 

D’altronde, in quel sistema ci si sono ritrovati. Paradossalmente, si sono sentiti destabilizzati quando il Muro è stato abbattuto. Ciò che gli era stato detto essere interdetto, diventava d’un tratto lecito. Le autorità alle quali avevano fatto riferimento sino ad allora, erano sostituite da altre, ma in modo diverso che in una semplice tornata elettorale, portandosi dietro tutto un sistema di valori e ideologie. 

Berlino, città in costante evoluzione e tra i centri artistici, politici e tecnologici più importanti d’Europa, non può di certo essere ridotta al periodo del Muro che l’ha divisa o a quello precedente del nazismo di Hitler, ma sicuramente non può prescinderne. Berlino è tra gli esempi più eclatanti di quanto i rapporti di forza tra Stati si riflettano sulla struttura stessa di una città modificandone l’aspetto e le dinamiche sociali per sempre.

Radio Italia Live - Il concerto: tre imperdibili concerti a Milano, Palermo e Malta



MILANO - RADIO ITALIA LIVE - IL CONCERTO 2019, dopo Milano e Palermo, arriva anche a Malta. Lo ha annunciato a sorpresa Mario Volanti, Editore e Presidente di Radio Italia, nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Milano.

Volanti, dopo aver svelato il cast dell'evento in Piazza Duomo a Milano e dopo aver parlato del ritorno al Foro Italico di Palermo, ha aggiunto un'ulteriore novità: “Il terzo RADIO ITALIA LIVE - IL CONCERTO si terrà il 4 ottobre a Malta. Daremo ulteriori informazioni dettagliate più avanti. Intanto però invitiamo anche i conduttori Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu!”.

Tra le persone ringraziate dall'Editore e Presidente di Radio Italia nel corso della conferenza ci sono il Sindaco di Milano Giuseppe Sala e il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che in collegamento evidenzia a sua volta l'importanza dell'asse con Milano, tramite i valori che queste due grandi città che condividono, e dà appuntamento a tutti anche per il RADIO ITALIA LIVE - IL CONCERTO del 29 giugno a Palermo: "Ci vediamo sul palco!".

RADIO ITALIA LIVE - IL CONCERTO 2019 diventa quindi triplo: si terrà in Piazza Duomo a Milano lunedì 27 Maggio, al Foro Italico di Palermo sabato 29 Giugno e a Malta all'inizio di Ottobre.

Rkomi parte in tour: tappa anche a Gallipoli



MILANO - Il rapper Rkomi è pronto per il prossimo viaggio che lo vedrà protagonista in alcune delle località italiane con il suo nuovo tour. ''Non vedo l’ora d’intraprendere questa nuova tournèe live che mi porterà in giro lungo tutta la penisola. Sarà un’estate impegnata ma piacevolmente in compagnia", ha dichiarato Rkomi, straordinario talento della nuova generazione rap e tra i più apprezzati nella scena odierna. "Voglio offrire ai mie fan uno show carico di emozioni, sono pronto per dare il meglio sul palco", ha aggiunto il giovane artista milanese, che durante il "Summer tour" proporrà dal vivo tutti i brani tratti dal suo ultimo album “Dove gli occhi non arrivano” uscito lo scorso 22 Marzo e al contempo i successi che hanno segnato definitivamente l’inizio del suo singolare percorso musicale. Ecco le prime date confermate:


08/06 Barzio (Lc), Nameless Music Festival
12/06 Padova, Sherwood Festival
15/06 Brescia, Social Club
27/06 Milano, Tuborg Open Fest
29/06 Senigallia (An), Mamamia Festival Estate 2k19
04/07 Cremona, Tanta Robba Festival
05/07 Barolo (Cn), Collisioni
19/07 Città della Pieve (Pg), Rock For Life
02/08 Francavilla al Mare (Ch), Shock Wave Festival
12/08 Follonica (Gr), Follonica Summer Festival
14/08 Marina di Ravenna (Ra), Marina Bay
20/08 Gallipoli (Le), Sottosopra @ Ten Club
12/09 Pisa, Metarock

Notre Dame, 856 anni di storia e passione

PARIGI - L'incendio della cattedrale parigina straccia pagine di storia e di letteratura, di passione e di fervore dei parigini e non. Una storia lunghissima e per molti aspetti cruciale.

Il weekend di Pasqua apre l'alta stagione alle Grotte di Castellana

CASTELLANA GROTTE (BA) - Il weekend di Pasqua (nei giorni compresi tra il 18 e il 22 aprile) e il lungo ponte compreso tra giovedì 25 aprile e mercoledì 1 maggio apre l’alta stagione alle Grotte di Castellana (Ba), complesso carsico tra i principali attrattori di Puglia, tra i siti turistici a pagamento più visitati in Italia. Sarà un intenso periodo quello che attende gli operatori e gli addetti ai lavori delle grotte situate nel cuore della Puglia.

Quasi 20 possibilità di visita, ugualmente suddivisi tra l’itinerario completo fino alla Grotta Bianca e l’itinerario parziale, ugualmente suddivisi tra la mattina e il pomeriggio. Confermata la struttura organizzativa del 2018 con la chiusura al traffico dell’intera zona di piazzale Anelli (sia per il fine settimana di Pasqua e Pasquetta che per le date del 25 aprile e dell’1 maggio) e con l’implementazione del servizio di assistenza e sicurezza. Attivo anche il servizio di acquisto online dei biglietti di ingresso alle grotte di Castellana sulla piattaforma ticketone.it per essere certi dell’ingresso al complesso carsico nell’orario desiderato (il costo intero per l’itinerario completo è di 16 euro, per quello parziale di 13 euro).

“Siamo pronti ad accogliere un flusso di turisti che ci aspettiamo ampio - ha commentato il presidente Victor Casulli, a capo del Consiglio d’Amministrazione composto dal vice presidente Francesco Manghisi e dalla consigliera Maria Lacasella - Come già successo lo scorso anno, l’obiettivo è quello di offrire il massimo comfort ai tantissimi visitatori che scelgono le grotte di Castellana e l’area verde della nostra pineta per trascorrere le proprie vacanze e i propri momenti di relax, ma anche quello di ottimizzare i flussi di visita per rendere l’esperienza nel nostro sottosuolo la migliore possibile”.

HELL IN THE CAVE ALLE GROTTE DI CASTELLANA: NUOVE REPLICHE IL 24 E IL 30 APRILE - Ad arricchire il programma delle prossime festività pasquali e non solo, anche una doppia replica di Hell in the Cave - versi danzanti nell'aere fosco, il più grande show aereo sotterraneo del mondo, rappresentazione multimediale dell'Inferno di Dante Alighieri, l'unico spettacolo stanziale di Puglia.

Ispirato ai gironi danteschi della Divina Commedia, Hell in the Cave è l’inferno visto dal centro della terra, a 70 metri di profondità, fra concrezioni carsiche disegnate dalla natura in 90 milioni di anni. Uno scenario suggestivo fa da cornice ed è al contempo protagonista dello spettacolo, fra anime dannate e demoni ma anche celestiali figure candide guidate dalla incantevole Beatrice. Il cast di ballerini e attori rende unica l’esperienza di Hell in the Cave che da sempre colleziona numeri da primato.

Due gli spettacoli in calendario: mercoledì 24 e martedì 30 aprile. I biglietti per Hell in the Cave sono in vendita online sul circuito ticketone.it. Info e prenotazioni al numero 3391176722. Possibile anche la combinazione biglietto Grotte di Castellana (visita completa con Grotta Bianca) + biglietto Hell in the Cave: il costo complessivo sarà di 28 euro al posto di 36 euro.

Per l’Inferno di Dante a 70 metri di profondità, previste due repliche anche nel mese di maggio, venerdì 10 e venerdì 31. L’inizio dello spettacolo è sempre alle ore 21.

GLI ORARI DI VISITA ALLE GROTTE DI CASTELLANA

VALIDI AD APRILE E MAGGIO

Visita completa in lingua italiana: ore 9.00 - 10.00 - 11.00 - 12.00 - 15.00 - 16.00 - 17.00
Visita completa in lingua inglese, tedesca e francese: ore 11.00 - 16.00
Visita parziale in lingua italiana: ore 10.30 - 11.30 - 13.00 - 14.30 - 15.30 - 18.00
Visita parziale in lingua inglese e tedesca: ore 9.30 - 13.00 - 14.30 - 18.00

Il servizio di prenotazione è riservato soltanto ai gruppi superiori a 20 ingressi.

Per i singoli sarà sufficiente presentarsi in biglietteria almeno 30 minuti prima della visita scelta.

È possibile, per il solo periodo compreso tra marzo e novembre, preacquistare il biglietto attraverso il circuito TicketOne fino a 24 ore prima della visita scelta.

Per qualsiasi altra esigenza scrivere a segreteria@grottedicastellana.it oppure chiamare il numero 0804998221

Francesco Renga in concerto a Bari

BARI - Venerdì 19 aprile esce “L’Altra metà”, il nuovo e ottavo album di inediti di Francesco Renga disponibile in versione CD, in vinile e in digitale, che verrà presentato per la prima volta il 27 maggio all’Arena di Verona e il 13 giugno al Teatro Antico di Taormina – ME. Due prestigiose e speciali anteprime di un tour di oltre 30 date che prenderà il via il prossimo autunno e che vedrà Francesco protagonista sui palchi dei più prestigiosi teatri italiani. Per la Puglia, Francesco Renga sarà il 21 e 22 novembre al Teatro Team di Bari. I biglietti saranno disponibili in prevendita esclusiva per il fanclub dalle ore 11.00 di giovedì 18 aprile. Dalle ore 11.00 di venerdì 19 aprile invece saranno disponibili sul sito di TicketOne e dalle ore 11.00 di martedì 23 aprile nei punti vendita abituali. 

Nell'attesa del tour autunnale, Francesco Renga presenterà il nuovo disco nelle principali città italiane. A Bari sarà il 4 maggio alle 18.00 nel Centro commerciale Mongolfiera di Santa Caterina. 

Prodotto da Michele Canova Iorfida e composto da 12 brani dal sound e dal linguaggio contemporaneo, il nuovo album rappresenta l’altra metà della vita, della storia, della musica di Francesco Renga: un altro capitolo, caratterizzato da nuove consapevolezze e forme, sonore e linguistiche.

«L’Altra metà è anche – come dichiara l’artista – il frutto di oltre 35 anni di lavoro, di ricerca, di passione, d’amore, di vita spesa a cercare di raccontare e raccontarmi attraverso la musica e le parole... attraverso la mia voce. Ho scritto insieme con moltissimi giovani autori, musicisti e artisti perché avevo bisogno di trovare il linguaggio giusto per riuscire a parlare - attraverso queste canzoni - anche ai miei figli. È questo, credo, il miglior pregio del disco: canzoni, parole e musica che riescono a raccontare la vita che mi attraversa e che, a sua volta, è attraversata dallo sguardo di un uomo di 50 anni».

Attuale e variegata anche la scelta degli autori con cui Francesco ha collaborato per la scrittura del nuovo disco: Paolo Antonacci, Bungaro, Cesare Chiodo, Daniele Conti, Simone Cremonini, Antonio Di Martino, Matteo Grandi, Daniele Lazzarin (Danti), Leo Pari, Flavio Pardini (Gazzelle), Rakele, Edwyn Roberts, Luca Serpenti, Davide Simonetta, Patrizio Simonini, Ultimo, Lorenzo Urciullo (Colapesce), Fortunato Zampaglione, Michele Zocca.

Questa la tracklist de “L’ALTRA METÀ”: “Aspetto che torni”, “L’unica risposta”, “Bacon”, “Finire anche noi”, “L'odore del caffè”, “Meglio di notte”, “Dentro ogni sbaglio commesso”, “Improvvisamente”, “Sbaglio perfetto”, “Prima o poi”, “L’amore del mostro”, “Oltre”.

L’album è stato anticipato in radio dal singolo “L’odore del caffè” (https://SMI.lnk.to/RengaLaltrameta) il cui video, ideato da Francesco Governa per la regia di Mauro Russo è visibile al seguente link www.youtube.com/watch?v=aAvjZTIEzCs

“L’altra metà” e disponibile in pre-order su iTunes e in pre-add su Apple Music e acquistabile in prenotazione nella versione CD e VINILE e in VINILE edizione autografata, in esclusiva Amazon (pre-order disponibili al seguente link: https://SMI.lnk.to/laltrameta).

Bea Petri: fotografia, pittura, scultura, grafica... arte

di GRAZIA STELLA ELIA - Quando un saggio panoramico sull’attività di un artista è scritto con partecipata competenza ed entusiasmo, ne viene fuori un lavoro certamente valido a far conoscere le peculiarità dell’autore analizzato. Santa Fizzarotti Selvaggi, artista ella stessa a tutto tondo, mi offre in lettura un suo saggio scritto, alcuni lustri fa, per Bea Petri. 

Non mi intendo, in senso tecnico, di arte pittorica e scultorea contemporanea; non conoscevo, ahimè, questa poliedrica artista che ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia di artisti, ma anche l’opportunità di aprirsi all’Arte accanto ad uno scultore di fama mondiale, quale è considerato il Maestro Pericle Fazzini, da Giuseppe Ungaretti definito “scultore del vento”. 

Quel Fazzini che, consapevole del valore dell’arte, aveva detto: “Io morirò, ma le mie sculture rimarranno”. Bene, la Fizzarotti apre il suo lavoro critico sulla Bea Petri, intitolandolo efficacemente Per Bea Petri. Emozioni tra materia e immagini. Grafica – Pittura – Scultura. Nella Premessa l’autrice del saggio riporta in prima pagina queste parole di Chiara Savettieri: Desiderare la bellezza è aspirare al paradiso perduto, all’autentica patria, all’origine… Apre poi, entrando in medias res, il discorso sul ‘silenzio’ della parola femminile: parola muta, risalente a tempi remoti. 

Eppure le donne, considerate “Muse ispiratrici”, divennero poi “Muse inquietanti” (De Chirico docet) e in seguito presero la parola, fino a giungere alla espressione artistica. Della Petri, Santa Fizzarotti dice che si tratta di un’artista autentica, la quale esprime la Bellezza attraverso la grafica, la pittura, la scultura e la fotografia. Esaminando la grafica della Petri, ne descrive la originalità creativa, riscontrabile soprattutto nei ritratti. La sua arte fotografica è così espressiva, che il volto umano appare “vivo”. 

Provenendo da una famiglia di eccellenti fotografi, non poteva non assimilarne gli insegnamenti, con il supporto della naturale inclinazione. Anche nella pittura la Petri è luminosamente espressiva e crea i suoi lavori rifacendosi ai miti dell’origine ed ascoltando la voce della sua anima. Dalla scultura emerge l’insegnamento ricevuto dal maestro Fazzini in piena consonanza con il fuoco creativo proprio dell’artista. 

Nasce così l’Arte che, in un eloquente silenzio, parla a chi ad essa si accosta con intento riflessivo. La scultura, nella sua completezza di immagine e concretezza, è l’arte che riempie più che mai lo sguardo e, nella sua plasticità, comunica l’idea, il pensiero di chi l’ha concepita e realizzata (a tal proposito non posso fare a meno di segnalare una recente scultura dal titolo ‘Amore e Psyche’ - impreziosisce un volume della Fizzarotti, firmato con la psicologa Domenica Girasoli, dal titolo ‘Il poeta, la Poesia tra Eros e Thanatos’ edito da Levante editori - la cui avvenenza per armonia, perfezione e simmetria toglie il fiato, appena lo sguardo cerca di carpirne il messaggio-pensiero).

Le riflessioni della scrittrice poetessa Santa, dense come sono di filosofia e di psicologia, vanno ritenute disquisizioni preziose per chi legge, indotto a trarne nuove ammirate considerazioni per l’arte che diviene mezzo di catarsi. L’augurio è che l’arte della Preti sia conosciuta da tutti, più di quanto già non sia, come mezzo salvifico nella confusione ricorrente che offusca il fascino e il mistero della femminilità. 

Le opere di Bea Preti sono, sempre secondo la Fizzarotti, fattori naturali per tornare sui temi della mitologia, pregna di ignoto e di arcano. Nel paragrafo conclusivo, Oltre l’immagine, è sottolineata l’universalità del linguaggio dell’Arte, che offre “la possibilità di una nuova coscienza planetaria”. Mi colpisce particolarmente questo pensiero: “Le arti permettono di risentire il piacere della sensorialità che colora il vento, disegna la musica, anima il cielo e i suoi spazi infiniti”. Posso a ragione dire che questo è un saggio dotto, pertinente, pregnante, che mi tocca nel profondo e mi consente di conoscere, senza vederla, un’artista tanto incisiva, quanto poliedrica e ricca di fermenti creativi. 

Una famosa fotografa, di origini russe ma statunitense per nascita, Diane Arbus, scomparsa da oltre mezzo secolo ( senza volerlo ecco svelati i tanti anni di chi sta redigendo queste note), soleva ripetere: «Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate», cui può fare da intelligente contraltare una perentoria affermazione di Gerhard Richter : «L’Arte è la forma più alta della speranza». Le donne come Bea Preti, Santa Fizzarotti Selvaggi, Domenica Girasole e (perdonate) Grazia Stella Elia sono il miglior medico che la ‘speranza’ possa…esigere.

Il ritorno di Chiara Galiazzo con J Ax nel brano ''Pioggia Vola''

MILANO - Chiara Galiazzo torna con il brano "Pioggia Viola", disponibile dal 26 aprile. Per l'occasione l'artista veneta collabora con J-Ax. Il brano, primo passo di un nuovo lavoro discografico, + stato scritto da Chiara con Danti, Piero Romitelli e Francesco "Katoo" Catitti che lo ha anche prodotto. A maggio Chiara sarà protagonista de "Il tour più piccolo del mondo", un'anteprima del progetto live della cantante in quattro teatri.

Con un set raccolto e accogliente, la sua voce e un pianoforte, Chiara racconta come fare le cose grandi in piccolo attraverso la sua musica. Il via il 17 maggio dal Teatro Concordia di Monte Castello di Vibio (PG), poi il Teatro Torlonia di Roma il 18, il Teatro Gualtieri di Gualtieri (RE) il 19 e il Teatro Gerolamo di Milano il 24.

A Bari la 'Festa europea della musica': aperte le iscrizioni online

(Pixabay)
BARI - Anche Bari il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, si celebra la Festa Europea della Musica, la manifestazione, nata in Francia nel 1982, che dal 1995 ha assunto un carattere internazionale, coinvolgendo moltissime città europee. Un progetto artistico e culturale europeo il cui principio ispiratore garantisce la partecipazione a tutti per portare la musica nelle strade e nelle piazze, promuovendo la pratica musicale ad ogni livello. Obiettivo dell’iniziativa è offrire un palcoscenico ai giovani artisti, stimolare l’ascolto, la pratica e lo studio della musica per favorire l’incontro tra culture e generi differenti.

La Festa della Musica  in Italia è promossa dal MiBact insieme all’AIPFM (Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica), con il sostegno della Siae e in collaborazione con soggetti pubblici e privati. Tutti possono partecipare: amatori e professionisti, bande, gruppi, dj e solisti, basta iscriversi, entro martedì 30 maggio, alla rete nazionale della Festa della Musica inserendo il programma del concerto che si propone nello spazio riservato a Bari nel sito www.festadellamusica.beniculturali.it.

Da sapere: vanno rispettati i principi della Carta di Budapest e ci si deve impegnare ad utilizzare i materiali di comunicazione forniti dall’AIPFM per poter usufruire delle agevolazioni SIAE.  A Bari referente per l’iniziativa è Mariella Giannoccaro della Ripartizione Culture (tel. 080 5773846 ripartizione.culture@comune.bari.it).

Alibi Summer Fest ‘19: il secondo headliner è Capo Plaza

SAN SEVERO (FG) - Alibi Summer Fest ‘19, l’appuntamento estivo con la musica a San Severo (FG), continua ad arricchirsi con il meglio della musica italiana contemporanea. Sul main stage del festival più grande della storia della Capitanata, il 27 luglio 2019, insieme a Nitro, Lazza, Speranza e Massimo Pericolo, ci sarà Capo Plaza.

Luca D’Orso, in arte Capo Plaza, debutta nel 2013 a 15 anni sul suo canale Youtube, facendosi notare prima con il brano Sto Giù e poi, qualche anno dopo, con l’album Sulamente Nuje, pubblicato con il rapper Peppe Soks.

Alla fine del 2016 firma il primo contratto con la Sto Records e, nel 2018, si presenta al grande pubblico con 20, raggiungendo la vetta delle classifiche FIMI.

L’album ottiene un grandissimo successo, confermato dagli ascolti dei brani Non Cambierò Mai, che gli vale un disco di platino, e Tesla, in collaborazione con Sfera Ebbasta e Drefgold, mai pubblicato come singolo, ma con tripla certificazione platino della FIMI con oltre 150mila copie vendute.  

Negli ultimi anni, Capo Plaza ha duettato con artisti come Guè Pequeno, Emis Killa, Noyz Narcos, la Dark Polo Gang e il 27 luglio 2019 si esibirà sul palco dell’Alibi Summer Fest ‘19, nell’Area Spettacoli Viaggianti di San Severo.

Ecco il programma in aggiornamento:

ALIBI SUMMER FEST ‘19

Programma

Venerdì 26 Luglio: Subsonica, Hooverphonic, Delaporte, M¥SS KETA + Altri TBA
Sabato 27 Luglio: Capo Plaza, Nitro, Lazza, Speranza, Massimo Pericolo + Altri TBA

Castel del Monte, un luogo d'iniziazione?

di PIETRO VITALE* - L’argomento sul quale vi intratterrò, amici lettori del 'Giornale di Puglia' (con questo mio breve lavoro, sintetico, ma pregnante nel suo primario significato, certamente, non tratterò conclusioni definitive circa la costruzione del manufatto, tanti altri appassionati e studiosi di scienze esoteriche seguiranno, immagino, con la scoperta di altri “misteri” che nasconde questa meravigliosa costruzione), riguarda un famoso monumento pugliese, il quale, ancora oggi, non ha svelato tutto il suo mistero ed è attento oggetto di studiosi e di studio. Come avrete certo di già intuito, mi sto riferendo a Castel del Monte, manufatto che pare sia stato commissionato da Federico Ruggero appartenente alla dinastia degli Hoenstaufen, senza dubbio molto più noto come Federico II di Svevia, del tredicesimo secolo.

Prima di addentraci nell’argomento, ritengo sia d’obbligo soffermarsi brevemente sul personaggio che ha legato il suo nome a questa stupenda opera. Federico II di Svevia è nato il 26 dicembre 1194 a Jesi da Enrico IV discendente del mitico Barbarossa e del potente Ruggero II Re di Sicilia, e da Costanza d’Altavilla. Restò orfano a soli tre anni e fu affidato dal padre in punto di morte alla tutela di Papa Innocenzo III. Il  tutore non si occupò molto del piccolo re, il quale crebbe a Palermo in mezzo al popolo apprendendo l’idioma, gli usi ed i costumi. Va ricordato che a quel tempo Palermo, capitale della Sicilia fino all’avvento angioino, era punto d’incontro di tutte le varie culture mediterranee ed in maniera particolare di quella araba, sotto il cui dominio era stata sino all’anno 1072 quando fu conquistata dai Normanni, il che contribuì in maniera determinante alla sua formazione culturale.

Infatti non appena iniziò a regnare, si circondò di illustri studiosi italiani e stranieri quali, per citarne alcuni, il matematico pisano Leonardo Fibonacci, l’astrologo scozzese Michele Scotus, l’ebreo provenzale Jacopo Ben Abbamani, il campano Pier delle Vigne, Bernardo di Casacca, prima arcivescovo di Bari e poi di Palermo, ed Ermanno di Salsa, gran Maestro dell’Ordine Teutonico. Con altri illustri sapienti intrattenne rapporti epistolari, come l’ebreo di Toledo, Giuda Cohen, al quale chiese la soluzione di un problema di geometria. Questo celebre personaggio muore a soli 56 anni, il 13 dicembre 1250 a Castel Fiorentino, presso Foggia, “Sub-flore” come egli era stato predetto dall’astrologo scozzese Michele Scotus.

Un’ultima considerazione: Federico II è nato il 26 dicembre sotto il segno del Capricorno quando il sole inizia la sua ascesa nel cielo e la luce aumenta la sua intensità, ed è morto il 13 dicembre sotto il segno del Sagittario quando il sole sta per avvicinarsi con il Solstizio d’inverno al suo punto più basso e diffondere solo la sua minima luce.

Ed ora dedichiamoci a quella che viene considerata la sua opera. Castel del Monte è costruito sulla collina della Murgia Barese, alta circa m. 540 sul livello del mare a km. 19 a sud di Andria e più precisamente a 41° 5’1 “di Lat. Nord e a 16° 16’8” Long. Est da Greenwich, con conci di tufo calcareo. Una leggenda racconta che in quel posto, nell’antichità, vi fosse un tempio. Davanti a questo tempio vi era una statua, con questa scritta  misteriosa sulla fronte “Ora il mio capo è di bronzo, ma alle calende di maggio sarà d’oro”. Un anno, all’alba, alle calende di maggio, fu scavato nel posto dove il sole proiettava l’ombra della testa della statua e fu rinvenuto un tesoro che fu utilizzato per la costruzione del castello. Per arrivare a Castel del Monte da Bari si percorre la S.S. 98 per Ruvo di Puglia, km. 27 e poi si svolta sulla S.S. 170 ancora per altri 19 km. Mentre ci si avvicina alla meta in alto d’improvviso appare, ancora in lontananza, ben stagliata sull’azzurro del cielo, la sagoma di questa bellissima, misteriosa costruzione. Essa ha l’aspetto di una mitica corona litica imperiale.

Ed ora, cari lettori, entriamo assieme nel “cuore” della costruzione, iniziamo l’analisi di quanto viene scritto su questo manufatto che da tutti viene chiamato castello. Una delle prime considerazioni deve essere dedicata all’uso dei alcuni numeri i quali sono stati impiegati nella progettazione dell’opera. I numeri sono quelli dell’inizio della serie di Leonardo Fibonacci, matematico pisano dell’epoca, nella quale a partire dal 3 numero ogni valore è dato dalla somma dei valori dei due precedenti (1-2-3-5-8-13-21-34-ecc). Ed infatti nell’esame di questo manufatto si incontrano i primi numeri di questa serie.

Uno  - l’edificio
Due  - gli ingressi
Tre   - i portali d’ingresso nel cortile, le finestre sul cortile, i caminetti del 1° piano le torri con le scale a chiocciola, tristili le finestre del 1° piano.
Cinque – le torri con gli stanzini, il numero complessivo dei caminetti, le pareti del cortile senza finestre.
Otto – le torri, le cortine delle torri, le sale al piano terra, le sale al primo piano, le finestre esterne, ed anche gli abachi ed i plinti delle colonne sono a base ottagonale e pure gli scalini della scala a chiocciola i quali sono 104 che si ottiene moltiplicando il n. 8X13.
Tredici – le monfore che si affacciano sul cortile.
Ventuno – i modiglioni nella parte inferiore del frontone, i modiglioni dell’architrave.
Trentaquattro – quadrifogli inframmezzati dai modiglioni del portale (34:21=1,619).

Da quanto sopra è evidente, che il progettista, fra tutti quei valori, ha voluto in maniera particolare privilegiare il numero otto, quindi è necessaria qualche considerazione su questo valore Plutarco nel suo scritto la vita di Teseo ci dice che “l’otto, primo cubo di un numero pari, è il doppio del primo quadrato, bene esprime la salda ed immobile potenza di Dio”.

Inoltre tutti sappiamo che il quattro rappresenta l’origine terrestre ed il cerchio è l’espressione dell’ordine celeste; perciò l’ottagono, che è la figura intermedia, è un simbolo di rigenerazione. L’otto, il quale ruota di 90° ha significato matematico di infinito, ci ricorda la figura del caducco ermetico, nel quale i due serpenti intrecciati sono il simbolo dell’equilibrio fra forze spirituali e quelle naturali. In una delle figurazioni contenute nell’Azoth dei filosofi di Basilio Valentino si vede una serpe che, in forma di otto , si avvolge intorno al sole ed alla Luna, due impulsi essenziali, solare lunare, i quali debbono essere domati e controllati in perfetto equilibrio.

La pianta di questo manufatto è stata disegnata sul canovaccio di quattro rettangoli sovrapposti a croce di Sant’andrea, ed i lati di questi rettangoli sono in rapporto aureo fra di loro, ossia 1,618. Questo numero il quale fu studiato attentamente sia Euclide che da Pitagora, è definito irrazionale, fu denominato “Divina proporzione” da Fra Luca Paciugo e “sezione aurea” da Leonardo da Vinci. Perché divina proporzione? Perché molte parti del corpo umano sono in rapporto fra loro in questa proporzione: l’altezza dell’uomo da terra all’ombellico moltiplicato per questo numero da l’altezza dell’uomo, così come per la altre parti del corpo umano. Anche il volto dell’uomo è tutto scomponibile in una griglia nelle quali tutti i rettangoli sono in rapporto aureo fra di loro. Ed ora amici lettori, qualche cenno sul punto geodetico che è stato scelto per costruire il manufatto di cui stiamo “indagando”.

Si rivela che il castello si trova quasi perfettamente allineato fra la città di Gerusalemme e la cattedrale di Notre Dame di Chartres costruita in Francia fra il 1194 ed il 1245. Si deve aggiungere che il castello è anche situato alla metà esatta della distanza fra la Cattedrale di Chartres e la Piramide di Cheope a Giza. Quando a Giza sono le ore 13,00 ed a Chartres sono le ore 11,00 a Castel del Monte è mezzogiorno. Alla latitudine di Castel del Monte nel dì equinoziale un ‘ora prima di mezzogiorno il sole ha un’apertura angolare rispetto alla meridiana di 22°33’, e la stessa apertura si riscontra un’ora dopo mezzogiorno per cui sommando i due valori si ottiene 90° che è l’ampiezza dellangolo che divide una circonferenza in otto parti uguali, il che è stato utilizzato per la costruzione dell’edificio.

Abbiamo menzionato che esiste un rapporto fra l’edificio eretto sulla collina pugliese e la piramide costruita nel deserto di Giza. Infatti è interessante leggere le seguenti misure:

                                C. d. M.                 Piramide Rapporto

Lato                       52.33 232.434 4.44
Perimetro 209.32 929.732 4.44
Diagonale 74                         328.72 4.44
Circonferenza 232.434                 1032.51 4.44


Come si nota il rapporto costante fra le misure esposte è di 4.44 ossia quel 444 che cubiti egiziani è la misura del lato della piramide.

L’Abate Moreaux nel suo trattato “La Scienza misteriosa dei Faraoni” scrive che niente ci può far supporre che gli antichi egiziani avessero conoscenza del fenomeno della pressione, della Stella Polare, del peso della terra, della misura dello sferoide terrestre, del volume della terra, della distanza fra la terra ed il sole, della frazione esatta del raggio solare ed ecc…, eppure tutte queste conquiste moderne allo stato di grandezza  naturali misurate e sempre misurabili, avendo soltanto bisogno del significato metrico che portano in se per mostrarci in piena luce, si trovano tutte nella grande piramide.

Ed ora rivolgiamo la nostra attenzione pur senza entrare nel dettaglio al modo con il quale i progettisti di questa opera hanno determinato tutte le misure che sono che sono servite alla realizzazione del progetto. L’architetto Vitruvio, vissuto venti secoli fa, all’epoca di Augusto, nel non libro della sua opera “De Architettura” ci parla della gnonomica che è lo studio delle ombre di un bastone conficcato in terra, ombre che ci consentono di stabilire le ore del giorno, i giorni dell’anno, la latitudine del luogo.

In questo libro Vitruvio ci ha descritto un “analemma” e cioè un disegno geometrico in base al quale è possibile, se conosciamo la latitudine del luogo nel quale il bastone è piantato, determinare la lunghezza delle ombre del bastone alle date in cui il sole entra nei diversi segni zodiacali.
Ed è con questo criterio che sono state determinate le misure per realizzazione di Castel del Monte. Infatti l’altezza del cortile dell’edificio è appunto il bastone dell’analemma di Vitruvio ed ha dato con la proiezione degli angoli le distanze per la misurazione di tutti gli elementi occorrenti alla realizzazione delle diverse parti dell’opera.

Per una comprensione completa di questa realizzazione è necessaria una attenta visualizzazione dei diversi disegni dai quali quando su esposto emerge in maniera chiara.

Invece per completare questo mio lavoro di ricerca, il quale per il tempo in cui deve essere svolto non può scendere in più dettagliate analisi, proseguo sull’aspetto estetico e funzionale della costruzione , aspetto che esclude sia quello di costruzione bellica che quella di luogo di caccia o di piaceri. Domanda: perché non può essere una costruzione di difesa? Perchè non ha fossato intorno al suo perimetro, non ha un ponte levatoio, ha otto finestre esterne molto grandi che ne pregiudicano la difesa, le feritoie non sono abbastanza ampie perché siano usate dagli arcieri, non vi sono scantinati, non vi sono cucine, alloggi per la truppa ed altro, ancora, altra domanda: perché non luogo di piacere? Perché non vi sono come prima cosa, cucine e dispense, camere da letto, una stanza per il trono, stanze per cortigiani, non vi sono scaloni d’onore.

Invece, amici lettori, questo manufatto ha otto sale inferiori e otto al primo piano, tutte comunicanti fra loro. Le stanze del piano terra hanno tutte ad eccezione di quella fra la seconda e la terza, le porte di comunicazioni fra di loro una a destra e l’altra a sinistra della parete che le divide: quasi ad indicare un percorso obbligato.

Terminato il giro delle otto stanze a piano terreno, caratterizzate dalla penombra per la poca luce che filtrava attraverso i portali e le strette finestre, ci accingiamo ad accedere al secondo piano al quale si consiglia di salire per la scala della quarta torre per avere la possibilità di girare tutte le stanze. Arrivati a questo piano, siamo subito colpiti dalla luminosità, per la tanta luce che entra dalle finestre esterne e da quelle che danno sul cortile. Sembra quasi che il visitatore abbia percorso un cammino iniziatici pervenendo alla fine dello stesso alla luce. Anche qui le otto stanze sono tutte comunicanti fra loro ad eccezione della parete fra l’ottava e la prima stanza che è chiusa. L’ottava stanza, al primo piano, è quella che si trova ad oriente sul portale di ingresso. Tutte questa stanze hanno, lungo le pareti, delle panche di travertino chiaro, il che fa pensare che esse fossero utilizzate quali luoghi di riunione e a giudicare dalla progressione delle stanze stesse, a vari livelli.

Da rilevare che i caminetti, costruiti con cappe che somigliano a copricapi di maghi, sono troppo piccoli per riscaldare quegli ambienti e sembra che abbiano, in effetti, più la funzione di bruciatori di aromi ed incensi. Orbene, per finire questo mio lavoro, desidero evidenziare che la costruzione di questo castello è da qualcuno attribuita all’Ordine dei Templari, in considerazione della sua forma ottagonale, forma preferita degli stessi ed utilizzata in varie loro opere come la Cappella di “Le-en Velay”, quella di Lunate in Spagna, la quale è anche circondata da una cinta ottagonale, dall’interno della chiesa di San Giovanni al Sepolcro di Brindisi, dal cortile del “donjon” del Castello di Gisor ed altri. In ultimo, per chiudere, nel quindicesimo secolo in Francia, quale allegoria della distruzione dell’Ordine del Tempio, apparve una stampa raffigurata una torre ottagonale in fiamme.

Bibliografia:
A. Tavolato: Castel del Monte e opere varie
C.A. Willense: Castel del Monte
Vlora-Mongelli-Resta: Il segreto di Federico II

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*Corpo Militare del S.M.O.M., Capitano Commissario (cdo), Cav. Uff. della Repubblica Italiana

Conversano, Solfrizzi e Stornaiolo: risate, arte e amarcord al Teatro Norba

di FRANCESCO BRESCIA - Dall'Amleto a Mino Pausa, dalla letteratura, da Romeo e Giulietta a Piero Scamarcio, questo e tanto altro è stato ieri sera, 13 aprile, "Tutto il mondo è un palcoscenico" con Antonio Stornaiolo ed Emilio Solfrizzi al Teatro Norba di Conversano (Bari).

Si parte da Shakespeare, analizzando la sua vita ora profondamente ora goliardicamente, per poi trattare temi di stretta attualità e amarcord del duo Toti e Tata. Il pubblico del Norba è stato letteralmente rapito dalla professionalità e dalla capacità di regalare buonumore e spensieratezza come pochi altri. I due attori pugliesi hanno mostrato, semmai ce ne fosse la necessità, di saper coinvolgere, divertire, ma anche riflettere rendendo partecipi talvolta gli spettatori alle loro gag. 

Un giusto mélange tra i due attori: chi cerca di erudire e istruire in maniera seriosa offrendo la spalla a chi deride e fa scatenare la risate: un duo strapparisate che sottintende una preparazione artistica, culturale, teatrale di grandissimo rilievo.

Stasera, 14 apriel, si bissa alle 21 sempre al teatro Norba di Conversano. Evento organizzato da I Like Puglia srl e distribuito da For You Event snc. Per Info: 0804959547 – 3283130071.

Buonumore e grande professionalità, Solfrizzi e Stornaiolo a Conversano

di FRANCESCO BRESCIA - La comicità made in Puglia sul palco del Teatro Norba a Conversano (Bari). Questa sera, 13 aprile, e domani, 14 aprile, alle 21 Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo tornano in scena con il nuovo spettacolo, l’happy recital «Tutto il mondo è un palcoscenico». Protagonisti saranno argomenti di attualità e non solo trattati con l’ironia dei due attori amati dal pubblico pugliese e nazionale.

«Toti e Tata», anche dopo le esperienze goliardiche e strapparisate pugliesi, non si sono mai allontanati, anzi hanno abbracciato percorsi artistici differenti, di grande successo, ma ricomponendosi di tanto in tanto per regalare al pubblico ore di professionalità e buonumore. 

«Tutto il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite e le loro entrate e nella vita ognuno recita molte parti…». Così Shakespeare in «Come vi piace», quasi a sottolineare che la vita di ognuno di noi sia una sequenza di scene e controscene. Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo fanno del palcoscenico il luogo ideale per parlare delle debolezze, ma anche delle straordinarie qualità del genere umano. Parafrasando il famoso dipinto di Paul Gauguin, i due protagonisti proveranno a chiedersi: «Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Ma, soprattutto, è il caso di aggiungere, che social network usiamo?».

Le due serate sono state prodotte da I like Puglia srl e distribuite da For You Eventi snc, realtà attive da anni sul territorio operanti con indiscussa professionalità e grande impegno.

Teatro Norba – Conversano (Bari)
Per Info: 0804959547 – 3283130071

Al via le preselezioni del Talent Voice: a Foggia anche una concorrente dal Galles

FOGGIA - Sono oltre cento i giovani artisti che accederanno alla fase di preselezione del Talent Voice dell’undicesima edizione del Concorso nazionale musicale “Umberto Giordano”. Arriveranno a Foggia da tutta Italia e non solo, perché c'è anche una concorrente del Galles tra gli aspiranti alla finale che si svolgerà il prossimo 9 maggio al Teatro Giordano. 

L'obiettivo sarà convincere del proprio talento Elio, presidente di giuria, il noto dj e produttore Federico l'Olandese Volante (conduttore di Radionorba e membro della Giuria di Qualità di Sanremo 2016), il musicista e compositore Roberto Molinelli (presidente per tre anni di seguito della giuria di Sanremo-Lab), nonché i giornalisti e gli altri esperti che completano la commissione esaminatrice.

Ma prima dovranno superare le selezioni che si svolgeranno il 16 e il 17 aprile, all’Auditorium Santa Chiara, esibendosi dal vivo davanti ad una giuria composta da musicisti e cantanti, tra cui il crooner foggiano Ottavio De Stefano, giunto secondo ad “Amici” nel 2012 e ormai con una carriera avviata, e i fondatori del Premio Lunezia (Loredana D’Anghera e Stefano De Martino).

Dopo aver inviato le iscrizioni, adesso i cantanti potranno presentarsi con brani, anche inediti, in lingua italiana o straniera.

Un numero limitato di loro potrà accedere alla finale e sperare di conquistare  uno dei riconoscimenti in palio quest'anno: il Premio della Critica, il Premio 10 e lode alla migliore interpretazione istituito dall’avvocato Fabio Verile e il Premio “Promuovi la tua musica”, che sarà consegnato sul palco dalla cantautrice Fanya Di Croce, che darà a uno dei concorrenti la possibilità di partecipare gratuitamente ad una delle tappe del tour nazionale di “Promuovi la tua musica”, contest da lei stessa ideato.

Tutti i vincitori, infine, incideranno un brano in italiano scelto dalla direzione artistica che farà parte del secondo cd ufficiale del Concorso.

“Siamo particolarmente soddisfatti sia dei numeri (avremo cantanti da diverse regioni, tra cui, Basilicata, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte e Sicilia) che soprattutto della preparazione tecnica dei talenti che parteciperanno a questa edizione, che già possiamo annunciare sarà qualitativamente molto più elevata rispetto alle precedenti”, dichiarano il direttore artistico del Concorso, Lorenzo Ciuffreda, e il presidente Gianni Cuciniello.

Dopo le selezioni del Talent Voice, che è solo una delle cinque sezioni in cui si articola il contest, si attende il 6 maggio per l'avvio ufficiale della manifestazione che si chiuderà il giorno 10.

Gli altri concorrenti (circa 1.400) gareggeranno nelle sezioni Solisti (pianoforte, chitarra, strumenti ad arco, strumenti a fiato, strumenti a percussione, batteria, arpa, fisarmonica, canto lirico e chitarra elettrica), Musica d’insieme (gruppi strumentali da 2 a 15 elementi), Orchestra (ensemble con minimo 20 elementi a organico differenziato) e Coro (minimo 15 elementi per gruppi corali costituiti in qualsiasi ordine).

Tra gli altri ospiti prestigiosi presenti ci saranno: Christian Meyer, che presiederà la giuria della sezione “solisti–drums” (8 maggio), il pianista Roberto Corlianò e il direttore d’orchestra Francesco Lentini, che saranno nella commissione di musica classica.

Per la sezione “solisti” è previsto il “Premio Giuseppe Caputo” alla migliore interpretazione strumentale, mentre per la “batteria” e le “percussioni” ai migliori classificati verrà consegnato il “Premio G. Clementino Santangelo” con due borse di studio di 200 euro ciascuna. 

Diverso anche il calendario delle cerimonie di premiazione in programma l’8 maggio per la sezione “drums”,  il 9 per il Talent Voice, il 10 maggio per tutte le altre sezioni, ancora al Teatro Giordano.

Il Concorso è organizzato dall’Associazione musicale “Suoni del Sud” in collaborazione con il Comune di Foggia - Assessorato alla Cultura, il Teatro Pubblico Pugliese, la Fondazione Apulia Felix e la Fondazione Musicalia della Fondazione Monti uniti di Foggia. 

Intervista a Sabine Schultz: "Neri Pozza, più di una casa editrice"

di CARLOTTA CASOLARO - La casa editrice Neri Pozza, nata per pubblicare un’opera penalizzata dalle leggi razziali nel 1938 con il nome di “Edizioni dell’Asino Volante” a Vicenza, negli anni ha mantenuto una coerenza tra “prodotto” e commerciabilità delle pubblicazioni. Una delle peculiarità della CE Neri Pozza, è certamente la capacità ineccepibile di adattarsi al mutamento dei tempi; ogni proposta di pubblicazione è valutata sulla base del valore e delle problematiche contemporanee. Ed è esattamente questo che conferma Sabine Schultz, editor della Narrativa Straniera per Neri Pozza.

D: “Nessuna passione sulla terra, né amore né odio, è uguale alla passione di alterare i progetti di qualcun altro”, diceva Herbert George Wells. La scrittura è una delle più importanti forme d’arte e nell’arte converge ogni forma di passione dell’uomo. Quanto è importante che sia apprezzato il lavoro delle Case Editrici, che, ogni giorno, operano dietro le quinte, portando avanti i suoi autori?
R: Nel passato gli editori vivevano grazie al mecenatismo, o avevano alle spalle famiglie ricche. Per altri, l’editoria libraria era il fiore all’occhiello, un omaggio alla cultura, fatto da imprese che traevano i loro redditi da altre fonti, spesso la stampa periodica. Gli editori del passato non consideravano l’attività editoriale come un’attività imprenditoriale. Mentre alcuni editori del presente vedono soprattutto l’aspetto economico. La Neri Pozza invece concepisce l’attività editoriale come un progetto letterario, e pubblica non soltanto per emozionare o persuadere il lettore, ma anche per offrire ai propri lettori una forma di pensiero in cui si traduce lo spirito del tempo, il senso dell’epoca. Sottolineando il compito conoscitivo proprio della narrativa che si fa letteratura. Se i nostri lettori ci seguono in questa scelta, ne apprezzano e ne comprendono il valore, significa che la nostra è stata una scelta vincente. Gli autori rappresentano naturalmente la risorsa più importante di ogni casa editrice. È attraverso la loro voce, che portiamo avanti il nostro progetto.

D: “Nel 1938, Neri Pozza e i suoi amici, una piccola brigata di «teste calde» tenuta d’occhio dalla polizia fascista, creano a Vicenza le Edizioni dell’Asino Volante. Le edizioni sorgono per uno scopo preciso: pubblicare il primo libro di poesie di Antonio Barolini, che l’avvocato Ermes Jacchia, un eccentrico editore ebreo costretto alla fuga dalle leggi razziali, non può più dare alle stampe”: è questo che si legge se, nel vostro sito, si cerca la storia della CE. Dunque Neri Pozza, prendendo avvio dal progetto di un editore ebreo sfuggito alla rigidità dell’epoca, assume un atteggiamento preciso di distacco nei confronti di ogni forma di razzismo?
R: Sì, è vero, la casa editrice Neri Pozza è nata per pubblicare un’opera penalizzata dalle leggi razziali. E da ogni anno, ancora oggi, non soltanto cerca il distacco da ogni forma di razzismo, ma pubblica opere che lo condannano fortemente, come il romanzo dell’americana Tayari Jones, Un matrimonio americano, che racconta la vita di una coppia afro-americana distrutta da un sistema giudiziario imperfetto.
D: Quando la scrittura incontra l’editoria, è lì che nasce un piccolo nucleo familiare. Nonostante la realtà di Neri Pozza sia così vasta, è corretto ritenervi una grande famiglia?
R: La Neri Pozza tiene molto all’idea di “comunità”. Ci piace conoscere di persona non soltanto i nostri autori Italiani, ma anche molti di quegli stranieri, che cerchiamo di invitare in Italia per promuovere le proprie opere. Spesso con loro si crea un clima di vera e propria amicizia. Cerchiamo anche di lavorare a stretto contatto con i librai, con i quali abbiamo portato avanti diversi progetti interessanti in questi ultimi anni. E poi c’è il Neri Pozza Bookclub. Si tratta di gruppi di lettori in diverse città, che si incontrano ogni mese per parlare di alcuni titoli della casa editrice.

D: Come siete riusciti, negli anni, a mantenere uno standard così alto e un equilibrio tra commerciabilità del prodotto e talento degli autori?
R: Ci vuole rigore e coerenza per poter restare fedeli alla propria linea editoriale, a quel progetto di cui si parlava prima. I nostri, sono lettori esigenti, e ogni volta che ci troviamo a scegliere un libro, che sia un romanzo o un’opera di saggistica, ci chiediamo se possa soddisfare i nostri lettori. Libri come I Goldbaum di Natasha Solomons, la serie dei Delitti Mitford di Jessica Fellowes o Pranzi di Famiglia di Romana Petri, sono perfettamente in linea con il nostro progetto e infatti sono tutti stati premiati dall’attenzione del pubblico. Ma non basta. Occorre anche essere coraggiosi e un po’ avventurosi per trovare libri che possano incontrare un pubblico nuovo. Di recente abbiamo pubblicato Le sette morti di Evelyn Hardcastle dell’inglese Stuart Turton, un romanzo totalmente originale, o, come ha scritto il Financial Times, «qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora», un romanzo geniale in cui Agatha Christie incontra Black Mirror.

D: “L’editoria, in Italia, sta morendo” è una frase che si sente spesso, da qualche anno a questa parte. E se, invece, l’editoria stesse rinascendo in una forma nuova e ancora più articolata?
R: Da quando lavoro in editoria sento questa frase. Ed è vero che ci sono stati degli anni difficili, ma se si dà ascolto ai dati ISTAT, in realtà questi ultimi tre anni sono stati positivi per il mercato del libro. I primi mesi di questo 2019 poi sono particolarmente incoraggianti, almeno per quel che riguarda la nostra casa editrice, che ha già visto due titoli nelle classifiche dei libri più venduti. Certo, ci si deve adeguare ai tempi e trovare nuovi modi per incontrare i propri lettori. Noi a marzo ci siamo inventati un’escape room ispirato al giallo di Stuart Turton, invitando la stampa e alcuni influencer a partecipare a questa esperienza. Un’iniziativa di cui si è parlato molto e che ha portato ottimi risultati. Per citare Alda Merini: «Non mettetemi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa più accorgersi di un buon libro. Chiudo gli occhi. Mi scosto di un passo. Sono altro, sono altrove».

(ph credits: Cendamo)

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