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Prix richiama bevanda vegetale a base di riso Bon&San: possibile alterazione del prodotto

ROMA - Possibile alterazione del prodotto. Questo il motivo che ha spinto la catena dei supermercati Prix a diffondere un avviso di richiamo di un lotto di bevanda vegetale a base di riso marchio Bon&San. Come si legge nel comunicato pubblicato sul sito, il prodotto in questione è venduto in confezioni da 1 litro ed il lotto coincide con la scadenza 18-06-2019.

La bevanda è stata prodotta Bon&San S.n.c. di Boniotti Giulio e C., nello stabilimento di via Via Brione, 1 a Riva del Garda. Per ulteriori informazione contattare il Servizio Clienti Prix: 800 89 44 22. A scopo precauzionale e al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda a coloro che hanno acquistato il prodotto del medesimo lotto di appartenenza, di non consumarlo.

Bari, 'Irene for life' dona il 2° caschetto anti caduta all’Oncologico

BARI - Dolce, forte, solare, combattiva, madre. Questo e molto altro era Irene Dell’Olio, che a soli 40 anni ha lasciato questo mondo, ma che continua a vivere nel cuore di tutti, anche attraverso una grande iniziativa messa in atto a suo nome dalla famiglia: una raccolta fondi attraverso la quale giovedì 25 ottobre –data di nascita di Irene - alle 10,00 sarà donato il 2° DigniCap al reparto Don Tonino Bello, diretto da dr. Geny Palmiotti all’Oncologico di Bari.

La manifestazione si svolgerà nella hall del reparto medesimo con la consegna del macchinario e l’apposizione di una targa a ricordo di Irene.

“E’ il secondo macchinario per i caschetti anti caduta del quale, grazie alla generosità della famiglia Dell’Olio, sarà dotato il reparto. Il primo, donato dalla Fondazione Tiziana Semeraro oltre un anno fa era diventato insufficiente per soddisfare le esigenze delle pazienti. Così, attraverso il sorriso di altre donne che conserveranno i capelli durante i trattamenti di chemioterapia, Irene continuerà a vivere quella vita che amava tanto”.

Proprio per questo, la cerimonia di consegna del caschetto sarà suggellata da una grande festa alla quale prenderanno parte la mamma di Irene e la sorella Antonella.
A rendere omaggio a Irene, il Coro Gabriel, ormai nota formazione, costola dell’Associazione Gabriel, onlus per l’umanizzazione delle cure in oncologia che ha organizzato l’evento. Tra gli interventi, oltre a Geny Palmiotti, Antonio Delvino, direttore generale dell’IRCCS, Antonella Daloiso, presidente dell’Associazione Gabriel e Maria Ronchi, psiconcologa.

Il Coro Gabriel, formato da pazienti oncologiche, infermiere e volontarie, con la direzione della maestra Lucia Greco e i suoi solisti professionisti, Alessandra Alemanno e Davide Trotti, festeggerà il compleanno di Irene con brani tratti dal suo ultimo CD.

La voce recitante di Celeste Francavilla farà da file rouge alla mattinata: un inno alla vita perché, come diceva Irene anche quando ormai le forze la stavano abbandonando: ”la vita è un dono grande. La vita è bella, nonostante tutto”. E, ricordando un brano di Fiorella Mannoia. “ Che sia benedetta. Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta…….E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta…”

Oncologico Bari: evento sulla prevenzione della corruzione nelle entità pubbliche e private

BARI - Il giorno 25 ottobre 2018 a Bari, dalle ore 10:00 alle ore 18:00, presso la sala conferenze dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”, in Viale Orazio Flacco n.65, si terrà un convegno gratuito ad inviti organizzato dall’Associazione Italiana per la Direzione del Personale (AIDP) Gruppi PUGLIA e BASILICATA, da AIDP.PA (Pubblica Amministrazione) e Transparency International Italia, in collaborazione con l’I.R.C.C.S. Oncologico di Bari.

L’evento è patrocinato dalla Regione Puglia, dalla Città di Bari, da AITRA e dal Forum della Meritocrazia. Il convegno dal titolo: Strumenti di prevenzione della corruzione nelle entità pubbliche e private: “Lobbyng” e “Whistleblowing”, affronterà il tema della lobbyng e dell’anticorruzione con le ultime novità legislative a livello nazionale e regionale, fra confronti internazionali e analisi puntuali di due “Business cases” di successo nel contrasto al malaffare.

L’evento è rivolto ai direttori HR, ai responsabili anticorruzione, ai dirigenti di vertice di amministrazioni pubbliche e private nonché a tutti gli altri operatori del settore; si propone, inoltre, di illustrare le finalità e i contenuti del Whistleblowing, tra prevenzione della corruzione e responsabilità disciplinare. Per il Direttore Generale dell’Istituto Tumori di Bari Antonio Delvino: “Il conflitto di interesse, nelle sue molteplici e talvolta subdole forme, rappresenta, a mio parere, il vero problema dell’Italia e della pubblica amministrazione. La moderna legislazione, regionale e nazionale, mira a limitare i comportamenti non ispirati al rispetto superiore dell’interesse del cittadino, finanziatore della cosa pubblica.

In questa prospettiva, l’incontro voluto dal dr. Madaro, Direttore del Personale, ed organizzato dall’AIDP e Transparency International Italia determinerà nuove sensibilità e nuove conoscenze particolarmente utili nel nostro Istituto, in cui il rispetto dell’etica rappresenta un ingrediente indispensabile”. Michele Vitali, membro dell’Advisory board di Transparency international Italia (la più grande ONG Organizzazione Non Governativa al mondo per il contrasto alla corruzione, appoggiata tra l’altro nei suoi progetti dall'Unione Europea e le Nazioni Unite), sottolinea come “la pratica della Vedetta civica consente di prevenire ex-ante, invece che sanzionare ex post, ed ha quindi valenza immediatamente positiva sui conti economici e sul fabbisogno finanziario, consentendo di intervenire prontamente e rettificare situazioni non ottimali. Il Whistleblowing libera contributi democratici dalla base di ogni organizzazione o ente, da parte di persone spesso escluse dai processi decisionali, e perciò desiderose di mostrare una “best practice” che per motivi differenti non viene applicata”.

Per Domenico Zaccone, Consigliere del Forum della Meritocrazia, “I risultati del Meritometro 2018 bocciano l’Italia. Solo il 50% delle maggiori imprese private italiane pratica il merito a partire dai vertici, dai Consigli di Amministrazione. La Trasparenza è uno dei 7 pilastri del Merito. Promuovere e praticare la trasparenza e di conseguenza il merito nelle imprese pubbliche e private italiane, a partire dai vertici delle imprese stesse, genera benefici alle imprese stesse. Un’opportunità a costo zero da mettere rapidamente in pratica”.

Per partecipare all’evento è necessario registrarsi sulla piattaforma di AIDP al seguente link: http://www.aidp.it/events/strumenti-di-prevenzione-della-corruzione-nelle-entita-pubbliche-e-private.php oppure a mezzo mail da inviare a aidppuglia@aidp.it La partecipazione al convegno consentirà agli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Bari di conseguire 6 crediti formativi.

Screening mammografico: "A Lecce su oltre 57mila donne chiamate solo poco meno di 10mila lo hanno fatto"

LECCE - Il vice presidente della Commissione Sanità e consigliere regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia, Luigi Manca, fa chiarezza sui dati enunciati dalla Regione Puglia e annuncia interrogazione urgente.

"La matematica non è un’opinione, ma i numeri non hanno mai un valore assoluto, vanno letti in un contesto: non voglio fare nessuna lezione di matematica, ma a una settimana di distanza dall’importante convegno ‘Tumore al seno: facciamo luce sul programma di screening in Puglia’ – che ho personalmente organizzato in qualità di referente dell’associazione ‘Europa donna’ in collaborazione con la Regione Puglia – sento come senologo il dovere di fare chiarezza sull’enfasi con la quale sono stati illustrati alcuni risultati, anche perché riguardano in modo particolare la Asl di Lecce.
Durante quel convegno la referente della Regione Puglia sfoderava numeri con una fierezza di cui francamente non trovo ragion d’essere. Il 72% di donne che si sarebbero sottoposte allo screening per la prevenzione del tumore al seno sono una percentuale che fa riferimento al numero di donne chiamate a farlo, ovvero il 23,4% delle donne fra i 50/69 anni che sono monitorate ogni due anni. Per essere più chiari: la Asl di Lecce dovevano essere chiamate 57.316 donne, di queste, però, solo 13.421 hanno ricevuto la lettera invito (appunto il 23,4) di queste 9.664 hanno risposto positivamente e hanno effettuato la visita: ci sono, questo è il vero dato allarmante, 47.652 donne leccesi fra i 50/69 anni che la Asl non ha raggiunto o non hanno risposto all’invito. Altro che dato entusiasmante! Un dato che dovrebbe far preoccupare e non poco.
A questo si aggiunge quello che io ritengo sia un vero e proprio attentato alla salute della donna, visto che la prevenzione è l’arma vincente per sconfiggere il tumore al seno: alle donne dai 50/69 anni leccesi che chiamano il servizio Asl, fuori dalla lettera invito della Asl, per prenotare una mammografia il servizio viene negato!
Per questo motivo presenterò un’interrogazione urgente al presidente Emiliano, in qualità di assessore alla Salute, e chiederò al direttore generale della Asl di Lecce, Narracci, un tavolo tecnico al quale devono partecipare i medici e i radiologi senologi per affrontare il problema dello screening a Lecce che come suddetto ha ben poco di entusiasmante”.

Melanoma: "Con l’immuno-oncologia il 54% dei pazienti è vivo a 4 anni"

MONACO – È efficace la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, nel trattamento in prima linea del melanoma metastatico. Il 53% dei pazienti colpiti da questo tumore della pelle è vivo a 4 anni grazie alla combinazione, rispetto al 46% raggiunto dalla monoterapia con nivolumab e al 30% della monoterapia con ipilimumab. Lo dimostrano i dati dello studio di fase III CheckMate -067 su più di 940 pazienti, presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) in corso a Monaco.

“Si tratta di un dato senza precedenti che rende concreta la possibilità di cronicizzare il melanoma in più della metà dei casi – afferma il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli -. Sappiamo infatti che, dopo 36 mesi, le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo. Lo studio ha anche dimostrato che, a 4 anni dall’inizio della terapia e dopo averla interrotta, i pazienti continuano a rispondere positivamente. Inoltre, è emerso che, nei pazienti che presentano la mutazione del gene Braf, cioè il 50%, la combinazione funziona meglio. Benefici evidenti sono stati evvidenziati anche in una categoria particolare di pazienti, cioè quelli che presentano metastasi cerebrali”.

Nel 2018 in Italia sono stimati 13.700 nuovi casi di questa neoplasia. “Purtroppo, nonostante gli importanti risultati evidenziati anche nei malati con metastasi cerebrali – sottolinea il prof. Ascierto –, la combinazione nivolumab e ipililumab nel melanoma avanzato non è disponibile per i pazienti italiani perché l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deciso di non approvarne la rimborsabilità. È importante invece che questa terapia sia resa disponibile, soprattutto per alcune categorie di malati”.

Riviste: in distribuzione il numero 46/2018 de 'L’Audioprotesista'

di VITTORIO POLITO - È in distribuzione il numero 46/2018 della rivista tecnico-scientifica dell’udito “l’Audioprotesista”, organo del comparto Audioprotesico Italiano e di altre associazioni del settore e membro dell’Associazione Europea degli Audioprotesisti (ECA Editrice).

La rivista, introdotta come di consueto dal direttore editoriale, Mauro Menzietti e dalla giornalista Valentina Faricelli, è dedicata al Congresso dell’Associazione Nazionale Audioprotesisti svoltosi a Rimini.

Gianni Gruppioni, presidente ANAP, scrive del cambiamento che è in corso, non esclusi i servizi audioprotesici che stanno cambiando radicalmente e in fretta, come sostengono gli esperti del settore.

Il giurista Luca Benci tratta degli obblighi e degli adempimenti della nuova normativa sulla privacy. Mentre l’avvocato Bartolomeo Grippa approfondisce il tema relativo alle “pratiche commerciali scorrette nella vendita di dispositivi medici”.

Claudia Cassandro affronta il problema delle gestione delle ipoacusie lievi in età scolare, sottolineando l’utilità della collaborazione dei genitori, finalizzata a evidenziare le minime difficoltà di comunicazione e comportamentali dei ragazzi ai fini di un eventuale approccio terapeutico.

Infine una nota di Paolo Petrone, otorinolaringoiatra e responsabile scientifico dell’Associazione “Nonno Ascoltami!”, illustra la dieta sana che può prevenire la perdita dell’udito. Infatti, sottolinea che mangiare sano aiuta a ridurre il rischio di ipoacusia fino al 30%.

Numerose altre note e rubriche trattano argomenti di interesse degli audioprotesisti.

Tunisia, test anali per perseguitare gli omosessuali

TUNISI - In Tunisia, l'omosessualità non è consentita, secondo l' articolo 230 dell'attuale codice penale. "La sodomia sarà punibile fino a tre anni di carcere", recita il testo, un residuo del vecchio codice penale francese e in cui il legislatore tunisino ha sostituito la sodomia per omosessualità nella pratica, includendo anche le donne nel battere a macchina.

Le sue conseguenze: 79 persone arrestate nel 2017 e 60 attualmente detenute per questo crimine, secondo i dati di Shams, la più importante associazione LGTBI del paese. La rigidità nell'applicazione di questa legge si scontra con i progressi legali e sociali che la Tunisia ha vissuto negli ultimi anni, specialmente dopo l'approvazione della nuova Costituzione nel 2014, la più avanzata nel mondo arabo, che include le libertà individuali e consente la creazione di associazioni.

Ad esempio, nel 2017 è nata la prima associazione di atei del mondo arabo, composta da circa 400 persone. Quello stesso anno il Parlamento approvò l' abolizione di una legge del 1973 che non permetteva alle donne di sposare un uomo non musulmano. Eppure se le autorità ti vedono agire in modo effeminato puoi anche avere problemi. Ma dipende da chi c'è intorno a te. La verità è che, in Tunisia, molte persone stanno attraversando situazioni molto difficili in questo momento.

Infatti, quando arrestano le persone per il loro aspetto omosessuale eseguono un test anale. Li sottopongono a un tipo di tortura e non a un test con validità scientifica",dichiara Yamina Thabet, dottore, attivista e presidente dell'Associazione di supporto tunisina Minoranze: "La persecuzione delle minoranze sessuali nella legge è incostituzionale, è inaccettabile che ciò accada perché l'unica cosa che è stata votata è stata la Costituzione e, in essa, la libertà e la privacy sono state richieste".

Questi test sono forme di stupro: un medico ti mette le dita nell'ano per sapere, presumibilmente, se hai fatto sesso con altri uomini. "Secondo Amnesty International, in ben 78 paesi al mondo l’omosessualità è considerata un reato e addirittura in ben sette di questi (Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia e nelle zone meridionali della Somalia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte.

Nel suo rapporto annuale 2013, l’associazione ha continuato a denunciare violazioni dei diritti umani, aggressioni, intimidazioni e discriminazioni nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) in più di 40 paesi (Albania, Armenia, Bahamas, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Camerun, Cile, Croazia, Danimarca, Fiji, Gambia, Georgia, Ghana, Grecia, Guyana, Iran, Iraq, Italia, Giamaica, Lettonia, Libano, Liberia, Lituania, Macedonia, Malawi, Moldova, Montenegro, Nigeria, Russia, Serbia, Sudafrica, Taiwan, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turchia, Ucraina, Uganda, Ungheria, Uruguay, Zimbabwe). Secondo Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i diritti umani, devono essere rispettati e la libertà in termini di identità di genere e orientamento sessuale sono diritti umani.

Emergenza psicologi al Policlinico di Bari, l’Ordine della Puglia: "Nostre richieste senza risposta, silenzio grave ed assordante"

BARI - “Il 17 agosto, dopo la pubblica denuncia della collega Mariagrazia Carone, il nostro presidente è intervenuto pubblicamente per sostenere la necessità di assumere nuovi psicologi presso il Policlinico di Bari, che sta rischiando la cancellazione dell’assistenza psicologica. Pochi giorni dopo, il 23 agosto, abbiamo scritto al Governatore Emiliano e al nuovo direttore generale del Policlinico, Giovanni Migliore, e l’abbiamo fatto nuovamente il 3 ottobre. Il Presidente della Regione ci ha fatto convocare dal dottor Giancarlo Ruscitti, che sta coordinando il fabbisogno organico regionale di tutte le Asl pugliesi, mentre dal dottor Migliore ad oggi né una risposta, né una convocazione. Delle due l’una: o il dottor Migliore non ha alcuna intenzione di affrontare il problema o semplicemente non ha alcuna voglia di dialogare con l’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia. Francamente ci auguriamo più la seconda della prima, perché altrimenti sarebbe molto grave”.

Il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia prende una posizione dura sulla vicenda degli psicologi in servizio al Policlinico, attualmente due, di cui una come ricercatrice universitaria, responsabile di struttura semplice ospedaliera di psicologia e neuropsicologia clinica. “Una situazione incresciosa per l’ospedale più grande di Puglia”, proseguono gli psicologi pugliesi. “Entrambe le colleghe lavorano con grandi difficoltà, a fronte di un fabbisogno di prestazioni da parte dell’utenza che si fa ogni giorno sempre più incessante. Abbiamo segnalato questa carenza più volte alle precedenti direzioni del Policlinico, facendo notare, peraltro, che la pianta organica prevede in realtà un numero maggiore di professionisti rispetto a quelli in servizio. Senza considerare che le stesse istituzioni hanno ribadito in più occasioni che la psicoterapia deve essere una prestazione garantita a tutti, anche a quell’utenza che non può permettersi il professionista privato”.

“Anche i nuovi Livelli essenziali di assistenza”, prosegue la nota del Consiglio dell’Ordine degli Psicologi, “rivolgono particolare attenzione agli aspetti e bisogni psicologici, soprattutto per i minori, le donne, le coppie e le famiglie e invece, ad esempio, al Policlinico di Bari le liste d’attesa per terapia arrivano sino al 2019. I servizi devono essere in grado di rispondere a una domanda sempre più importante di assistenza che non deve essere considerata un lusso, ma che anzi va incentivata, soprattutto tra i soggetti più deboli. E invece non vengono garantiti ai cittadini prestazioni di cui hanno bisogno”. “Dispiace”, concludono gli psicologi, “dover prendere atto di assenza di risposte proprio nel corso del Mese del Benessere Psicologico. L’Ordine degli Psicologi si è sempre reso disponibile nei momenti di bisogno e continuerà a farlo, nell’interesse dei cittadini. Prendiamo atto, però, che il nostro ruolo è considerato marginale o almeno al Policlinico di Bari”.

Tumori: 5 miliardi di euro spesi nel 2017 per i farmaci in Italia

MONACO - Il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita nel nostro Paese. In cinque anni (2013-2017) la spesa per le terapie contro i tumori è passata da 3,6 a 5 miliardi di euro. Un incremento che si registra anche a livello globale, visto che nel mondo nel 2017 queste uscite hanno raggiunto i 133 miliardi di dollari (erano 96 nel 2013). Dall’altro lato, però, in Italia i farmaci antitumorali rappresentano soltanto il 7% del costo totale del cancro (che include anche le spese sociali, il mancato reddito del malato e delle persone che prestano assistenza e altri costi indiretti). Non solo. Queste molecole antitumorali hanno consentito di ottenere importanti risparmi sulla spesa sanitaria totale, quantificabili nel nostro Paese in circa un miliardo e 500 milioni di euro in un quinquennio (2013-2017), riducendo ad esempio il numero delle ospedalizzazioni e il costo di altre prestazioni e migliorando la qualità di vita dei pazienti. Oggi la nuova frontiera della lotta ai tumori è costituita dall’oncologia di precisione e la sfida è poter garantire a tutti i pazienti le cure migliori in tempi brevi. Un obiettivo su cui si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Monaco. “Nel periodo 2012-2016 nel mondo sono state lanciate 55 nuove molecole anticancro - spiega Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. L’Italia, che ha consentito l’accesso a 36 di queste terapie entro il 2017, si colloca al quarto posto dopo gli Stati Uniti (47), Germania (44) e Regno Unito (41) e davanti a Francia (35), Canada (33) e Spagna (31). Si tratta di un risultato molto importante, anche perché il nostro sistema sanitario è universalistico e garantisce le cure a tutti cittadini, a differenza di quanto avviene ad esempio negli USA. Però non si può considerare soltanto il parametro ‘costo’ senza analizzare il risultato che ne deriva”.

“E i risultati ottenuti oggi in Italia sono molto buoni - afferma Giordano Beretta, Presidente eletto AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nel 2018 nel nostro Paese sono stimati 373.300 nuovi casi di tumore (194.800 uomini e 178.500 donne): una crescita in termini assoluti (perché aumenta la parte di popolazione anziana), ma a fronte di una stabilità nel numero annuale di morti per tumore e di un aumento della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi rispetto agli Anni Novanta. Il 63% dei pazienti che hanno avuto il cancro è infatti vivo a cinque anni, percentuale che pone l’Italia al vertice in Europa (57%)”.

“Per affrontare la malattia ‘cancro’, non dobbiamo comunque limitare la nostra attenzione solo ai costi del farmaco antitumorale – continua il Presidente Gori -. È necessario, invece, avere una visione globale: devono quindi essere potenziati gli investimenti in prevenzione (agire su stili di vita scorretti potrebbe ad esempio dimezzare nei prossimi decenni il numero di nuove diagnosi di tumore in Italia) e le Reti oncologiche devono diventare realtà in tutte le Regioni italiane”.

“Le Reti oncologiche, mettendo in rete le strutture sanitarie, permettono infatti un’assistenza adeguata di ogni paziente razionalizzando al contempo i costi, con una riduzione degli sprechi – sottolinea Giordano Beretta -. È necessario, quindi, delineare i PDTA (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali) per patologia e identificare indicatori che permettano una costante valutazione delle performance sanitarie regionali”.

“È inoltre essenziale che tali indicatori siano idonei e anche facilmente estraibili dai flussi amministrativi. E ancor più: che siano ‘condivisi’ tra società scientifiche, oncologi e Istituzioni (AGENAS e Ministero della Salute) - continua il Presidente Gori -. Una organizzazione sanitaria adeguata può incidere infatti sulla sopravvivenza dei pazienti in modo incredibile. Essere curate in ospedali ad alto volume di attività aumenta i tassi di sopravvivenza a 5 anni delle donne con carcinoma mammario, così come una gestione multidisciplinare di queste pazienti può permettere di ridurre del 18% la mortalità per questa neoplasia a 5 anni”.

“Questi risultati – conclude il Presidente Gori – sono stati evidenziati in Belgio e in Gran Bretagna, ma ci offrono una dimensione di ciò che è ottenibile attivando un’organizzazione sanitaria oncologica adeguata, razionale e di qualità”.

Scamorza bianca a fette richiamata per Escherichia coli: allarme del Ministero della Salute

ROMA - Per due lotti di scamorza bianca a fette a marchio Coop e Cuor di Fette Parmareggio è stata appena diramata un'allerta dal Ministero della Salute perchè potrebbero contenere il pericoloso batterio Escherichia Coli " produttore di tossina Shiga (STEC). L’allerta in questione, riguarda solo il lotto lotto numero 25L18341 e data di scadenza 08/11/2018; lotto numero 25L18345 e data di scadenza 12/11/2018 della COOP e il lotto numero 25L18345 e data di scadenza 12/11/2018; lotto numero 25L18345 e data di scadenza 17/11/2018 marca PARMAREGGIO.

La scamorza a fette richiamata è stata prodotta in provincia di Reggio Emilia da Parmareggio Spa nello stabilimento di via Togliatti 34AB, a Montecavolo di Quattro Castella, (marchio di identificazione. L’avviso di richiamo precisa che la presenza del batterio è stata accertata dalle analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno a mezzo notifica rapporto prova 152853 del 15/10/2018 per l’Asl NA 2 Nord. Alcuni dei lotti sono stati richiamati in via precauzionale, in quanto si sospetta una contaminazione della materia prima utilizzata in fase di produzione.

Nell’ottica d’informazione quotidiana ai consumatori in materia di allerte alimentari, lo “Sportello dei Diritti” nella persona del presidente Giovanni D'Agata, raccomanda, a scopo precauzionale, di non consumare la scamorza bianca a fette Coop e Parmareggio con i numeri di lotto e le scadenze segnalate e di restituirla al punto vendita d’acquisto per il rimborso. Per visualizzare i richiami del Ministero, basta recarsi sul sito dell'istituzione e cliccare sul link "richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori" sotto la voce "Avvisi sicurezza".

Oncologico Bari: "Diagnosi e terapia di precisione cambiano la storia dei linfomi aggressivi"

BARI - Con la nuova frontiera della “medicina di precisione” anche nel linfoma “aggressivo” si può “orientare” al meglio la terapia. E’ un lavoro durato quasi tre anni quello in cui i ricercatori del“Laboratorio diagnostica ematologica e terapia cellulare” dell’Unità operativa di Ematologia del “Giovanni Paolo II”diretta dal Dott. Attilio Guarini,in stretta collaborazione con il gruppo di ricerca guidato dal Prof. Stefano Pileridell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, hanno riversato il proprio intuito e la consapevolezza di poter incidere sulla storia del linfoma a grandi cellule B, la forma più frequente di linfoma aggressivo.

Appena pubblicato su “Annals of Oncology”, la più prestigiosa rivista scientifica europea nel panorama oncologico internazionale, lo studio a firma del Dott. Sabino Ciavarella, coordinatore del gruppo di ricerca barese (Dott.ssa Maria Carmela Vegliante, Dott.ssa Giuseppina Opinto e Dott.ssa Simona De Summa), ha arricchito di nuovi aspetti la biologia di questo linfoma e ha apportato un contributo fondamentale alla medicina che potrà “cambiare la soria di questa malattia, dimostrando il ruolo delle cellule non tumorali, che risiedono a stretto contatto con le cellule maligne, nell’influenzare la risposta ai farmaci e la prognosi di questa malattia.

Il team di ricercatori baresi presenterà, sabato 20 Ottobre e 24 Novembre a partire dalle ore 9, i risultati e gli aspetti scientifici più emergenti in materia, nell’ambito dei meeting della Rete Ematologica Pugliese, organizzati sotto l’egida della Società Italiana di Ematologia e della Fondazione Italiana Linfomi.

Nel dettaglio, i linfomi aggressivi e, in particolare, il linfoma diffuso a grandi cellule B,sono da tempo oggetto di intensa attività assistenziale e di ricerca presso l’U.O. di Ematologia dell’Istituto guidato dal Direttore Generale Antonio Delvino. Solo nell’ultimo anno, più di 100 casi sono stati inquadrati e seguiti presso il nosocomio barese. Sebbene, grazie alla chemioterapia, circa il 60-70% dei pazienti ottenga la scomparsa duratura della malattia, più del 30% presenta un rischio elevato di recidiva e una prognosi sfavorevole.

Per questo motivo, questa forma di linfoma è al centro di un intenso di battito scientifico internazionale, volto acomprendere i fattori biologici che rendono la malattia e la risposta ai farmaci che risulta diversa da paziente a paziente. Tale comprensione rappresenta oggi la “conditio sine qua non” per una sempre maggiore personalizzazione ed efficacia delle terapie, già al momento della diagnosi. Negli ultimi 15 anni, diversi studi hanno rivelato molto sulla genetica delle cellule linfomatose e oggi, grazie al potenziamento delle tecnologie molecolari,, è possibile profilare ciascun caso dal punto di vista genetico per ottenere informazioni importanti al momento della diagnosi sul tipo di risposta ai farmaci.

Il lavoro descrive, per la prima volta in questa forma di linfoma, la scoperta di 45 nuovi geni la cui espressione, facilmente misurabile sulla biopsia iniziale attraverso la nuova tecnologia denominata Nanostring (che sarà disponibile a breve presso l’U.O. di Ematologia), risulta fondamentale per definire la prognosi di questi pazienti. Questo tipo di valutazione, infatti, potrà consentire, in un futuro molto vicino, di selezionare una fetta di pazienti a nuove terapie biologiche che hanno come bersaglio sia le cellule malateche quelle che “convivono” con esse nell’ambiente tumorale.

Il valore aggiunto della ricerca consiste infatti nella rapida trasferibilitàdei risultati ottenuti alla pratica clinica quotidiana, così come già proposto dai Centri collaboranti (Istituto Europeo di Oncologia e Istituto Tumoridi Bari) che, per la prima volta nella storia di questa malattia, procederanno alla profilazione routinaria di questi casi di linfoma attraverso la metodica pubblicata nello studio. Un tassello in più per consentire al Centro oncologico pugliese di rappresentare un riferimento Regionale per la diagnosi, la prognosi e il potenziamento delle cure di questi pazienti. 

A Foggia, la fab-lab dei ragazzi autistici che faranno domotica


FOGGIA – Una persona autistica può divertirsi, amare, vivere pienamente e lavorare. Certo, anche lavorare, cominciando dall’imparare un mestiere (come si diceva una volta). “E’ questo il cuore del nostro progetto”, ha spiegato Maurizio Alloggio, presidente dell’associazione di promozione sociale “iFun”, nata a Foggia nel 2013, che nella sede della Regione Puglia ha presentato il progetto denominato “iFun, iWork, iLive, iAm”. Entro l’anno, 20 persone con disturbi dello spettro autistico (dai 6 ai 20 anni di età) cominceranno a costruire congegni elettronici.

A Foggia sarà allestito e organizzato un laboratorio di domotica. “La domotica si occupa di realizzare tecnologie che migliorano la qualità della vita dentro casa. Con l’aiuto di esperti, e utilizzando pezzi di computer e elementi di elettronica riciclati, le persone protagoniste del progetto impareranno a costruire congegni elettronici e di automazione destinati proprio a migliorare la qualità della vita dei soggetti affetti da autismo e malattie rare”, ha spiegato Alloggio.

NON SOLO ROBOT - “Il laboratorio di domotica è l’elemento più innovativo del progetto, poiché attualmente non esistono esempi simili in Europa, ma è solo un aspetto dell’iniziativa. Il laboratorio, infatti, è integrato in una rete di strumenti e collaborazioni che unisce gli sforzi e l’impegno di scuola, Azienda Sanitaria e famiglie. Ogni “focus” (laboratorio, scuola, Asl e famiglie) avrà a disposizione una piattaforma informatica agile e semplice da utilizzare, in modo da scambiare valutazioni, informazioni e monitoraggio riguardanti i progressi compiuti”. L’Aress, l’Agenzia per la Salute e il Sociale della Regione Puglia, ha già annunciato che seguirà la sperimentazione con l’obiettivo di renderla sistemica.

RISORSE ECONOMICHE - “Siamo un cantiere aperto. Entro novembre, sarà reso pubblico l’impegno e il sostegno economico-finanziario al progetto da parte di alcune importanti realtà. C’è un interesse crescente, per cui valuteremo anche le nuove proposte che stanno arrivando”. Intanto, la conferenza stampa nella sede della Regione Puglia ha già attivato nuovi sostegni. Dopo gli 8mila euro raccolti poche settimane fa dai Bikers for Life, sono arrivati i 5mila euro stanziati dalla Fondazione Monti Uniti di Foggia.

IL MEGLIO DELLA PUGLIA - In questo progetto c’è un po’ tutta la Puglia. La Cooperativa Sociale Ghenos è promossa dall’associazione iFun, con genitori, educatori, terapisti e psicologi. La Cooperativa Sociale Per.la, di Bari, ha al suo interno psicologi e terapisti con esperienza nel campo dell’autismo. Si occuperà della formazione nella fase iniziale, supporterà i tecnici nella realizzazione dei contenuti della piattaforma e nella scelta dei bisogni da trasformare in ausili e domotica. La Consis, di Bari, sarà il partner tecnologico per la realizzazione della piattaforma e del sistema che gestirà tutti i dati. La Cooperativa Rehardwareing, di Rutigliano (BA), si occupa di recuperare e riutilizzare hardware e periferiche. Si occuperà, ovviamente, della realizzazione materiale degli ausili di domotica e ambiente assistito. Nella fase di implementazione, si occuperà della realizzazione, con le stampanti 3D, di nuovi modelli per l’autonomia e l’apprendimento. La Cooperativa Tre Fiammelle di Foggia oltre a fornire il luogo fisico dove verranno realizzati i laboratori di domotica e per la preparazione dei ragazzi al mondo del lavoro, strutturerà percorsi di tutoring e formazione al lavoro nel campo dei servizi.

“NON LASCIAMO INDIETRO NESSUNO” - “La sperimentazione, in una prima fase, riguarderà 20 persone, ma noi non lasciamo indietro nessuno. L’obiettivo è ampliare gradualmente il gruppo. Si tratta di un progetto pilota, questo significa che prima ancora di iniziare l’obiettivo è quello di farlo diventare un modello esteso”.

Tonno Mareblu, confezioni da 6 e da 12 scatolette ritirate da una catena di supermercati

ROMA - Tonno Mareblu è stato ritirato dai supermercati della catena "Il Gigante". Ci sarebbe stato, infatti, un problema di produzione legato all'integrità della confezione, che potrebbe compromettere la qualità del prodotto. Mareblu ha per tanto disposto il ritiro delle confezioni da 6 e da 12 scatolette da 80 grammi, con scadenza 5 gennaio 2023.

Come si legge nel comunicato pubblicato sul sito del dicastero, il tonno è lavorato nello stabilimento dell'Indian Ocean Tuna - Iot Ltd a Mahè, Po Box 676 - Fisching Protvictoria e commercializzato da Mareblus srl in Italia.

Il Ministero della Salute consiglia, a scopo precauzionale e al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, di non consumare il prodotto e di riportarlo al punto vendita. L'azienda precisa che il richiamo non riguarda altri prodotti a marchio Mareblu e altre date di scadenza dello stesso prodotto.

Vibrione del colera nelle cozze

ROMA - Cozze vive contaminate da Vibrio alginolyticus e Vibrio cholerae, che sarebbero state già immesse sull’intero mercato nazionale. E’ delle ultime ore la notizia di un nuovo allerta alimentare che, questa volta, non riguarda i temibili batteri Escherichia Coli o la Salmonella. Non si conoscono i lotti con cozze vive contaminate anche perché riguardano non solo la Grande distribuzione ma pescherie e mercati. Ad allertare le autorità sanitarie dei diversi Paesi europei ed esteri circa la presenza del Vibrione del Colera è stato il Ministero della Sanità di Malta che ha prontamente avvisato le autorità sanitarie della UE (Dettagli di notifica - 2018.2928 del 17.10.2018). Rasff, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea, invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Le cozze sono organismi “filtratori”, cioè filtrano tutto ciò che è contenuto nei mari nei quali vivono.

Di conseguenza, se provengono da acque non perfettamente pulite, possono essere fonte di contaminazione batterica. Per questo motivo sarebbe sempre meglio evitare di mangiarle crude, sia a casa sia al ristorante dove spesso vengono servite sotto forma di "Crudités". Solo con l’abbattimento (che non sappiamo se è stato fatto accuratamente) e la cottura i batteri vengono inibiti e si evitano spiacevoli disturbi intestinali. Con l'occasione ricordiamo che il batterio Vibrio cholerae si trasmette attraverso le feci e a contatto con la bocca, quando si ingeriscono acqua e cibi contaminati.

L`infezione interessa il tratto intestinale e si manifesta con diarrea e vomito, causata da un batterio dalla particolare forma a virgola identificato per la prima volta nel 1859 dall`anatomista italiano Filippo Pacini e poi studiato dal medico tedesco Robert Koch. Ad oggi si conoscono circa 155 sierotipi di vibrione, ma solo due sono responsabili di epidemie. Le manifestazioni del colera non sono sempre uguali. Si va da uno stato asintomatico ad uno di diarrea, in assenza di dolore, che compare dopo 24-48 ore di incubazione. La perdita di liquidi attraverso le feci diventa inarrestabile: sete, debolezza e ipotensione colpiscono i malati. Il resto lo fa la perdita di potassio che può causare crampi muscolari. Sangue e mucose si disseccano. Nei casi più acuti, non trattati tempestivamente, si può arrivare al coma.Il punto chiave del trattamento del colera, per tutti questi motivi, è la reidratazione. L`uso di antibiotici ha dimostrato di ridurre la durata della malattia e la necessità di reidratazione. Gli antibiotici più usati sono la tetraciclina o la doxiciclina, ma anche la ciprofloxacina, il cloramfenicolo o l`eritromicina.

Quando, 35 anni fa, il colera si manifestò a Napoli, sul banco degli imputati per l`infezione che provocò 24 morti salirono i mitili, in particolare le cozze. I molluschi, infatti, a causa della loro azione filtrante, accumulano al loro interno un buon numero di vibrioni costituendo, così, un buon mezzo d`infezione qualora siano consumati crudi o poco cotti. Una curiosità: il nome della malattia deriva dal greco choléra, da cholé (= bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d`animo conseguente, ovvero la collera.Il Sistema di allerta invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza".

Il figlio di Fedez e della Ferragni operato all'udito

MILANO - Momenti di apprensione per Leone, il figlio di Fedez e Chiara Ferragni. “Questa mattina il nostro piccolo Leo ha avuto un piccolissimo intervento al Children’s Hospital per mettere dei tubicini nelle orecchie per poter eliminare del liquido che ha dalla nascita e che, nel lungo tempo, gli avrebbe potuto causare perdita di udito”: a scriverlo la blogger sulla propria pagina Instagram: Leone Lucia, nato il 19 marzo 2018 al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles è stato operato il 15 ottobre.




This morning our little Leo got a very fast procedure at Children’s Hospital to get eartubes in his ears to get rid of some liquid he’s had since he was born that otherways could cause him hearing loss in the long time. His procedure was fast and super simple so we’re super happy we did it and he’s home with us now. Seeing so many parents there having to witness their babies going through open heart surgeries made me cry non-stop and really understand that when you and your family have health, you cannot complain. It is the most important thing in the universe. And being a mum and seeing a child in pain makes you feel like you’re dying. I’m posting this because It is important to acknowledge how lucky we are, everyday. Don’t ever take it for granted. Questa mattina il nostro piccolo Leo ha avuto un piccolissimo intervento al Children’s Hospital per mettere dei tubicini nelle orecchie per poter eliminare del liquido che ha dalla nascita e che, nel lungo tempo, gli avrebbe potuto causare perdita di udito. La sua operazione era molto semplice e lui sta bene ed e’ gia’a casa con noi. Vedere pero’ tantissimi genitori salutare i propri bambini che dovevano sottoporsi ad interventi ben piu’invasivi (alcuni a cuore aperto) mi ha fatto piangere tutto il tempo e mi ha fatto capire, ancora una volta, che se si e’in salute non ci si puo’lamentare. E’veramente la cosa piu importante al mondo, e rende tutto il resto secondario. E da quando sono una mamma vedere altri bambini soffrire mi fa fermare il cuore. Sto postando queste parole per ricordare a me in primis quanto siamo fortunati, ogni giorno.
Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data:
La Ferragni ha condiviso due foto con il bambino prima tra le sue braccia e poi tra quelle del marito Fedez scrivendo sui social: “La sua operazione era molto semplice e lui sta bene ed è già a casa con noi. Vedere però tantissimi genitori salutare i propri bambini che dovevano sottoporsi ad interventi ben più invasivi (alcuni a cuore aperto) mi ha fatto piangere tutto il tempo e mi ha fatto capire, ancora una volta, che se si è in salute non ci si può lamentare. È veramente la cosa più importante al mondo, e rende tutto il resto secondario. E da quando sono una mamma vedere altri bambini soffrire mi fa fermare il cuore. Sto postando queste parole per ricordare a me in primis quanto siamo fortunati, ogni giorno”.

A Firenze un caso di malaria

FIRENZE - Un caso di malaria a Firenze a metà agosto 2018. Il paziente è un uomo marocchino residente in Toscana che apparentemente non ha avuto contatti a rischio. L'uomo si è presentato al pronto soccorso con tutti i sintomi di un’influenza: febbre alta, dolori articolari e muscolari. Il medico di turno però non ha intuito che qualcosa non quadrava perché il paziente ha riferito di non aver visitato recentemente alcun paese endemico, causando ritardo diagnostico e anemia grave. In ogni caso si è proceduto al ricovero. Solo al 4° giorno, dato che le condizioni del paziente peggioravano, i medici hanno deciso di procedere con alcuni approfondimenti diagnostici. Quindi il paziente è stato sottoposto a una radiografia toracica e ad esami del sangue che comunque ancora non evidenziavano niente di anormale.

La svolta, però, è arrivata poco dopo, quando si è proceduto con nuovi esami del sangue nel laboratorio dell’ospedale di Firenze dove, si è proceduto con lo “striscio” del sangue, individuando la causa dei problemi dell’uomo. La diagnosi è arrivata. Si trattava di Malaria criptica severa di Plasmodium falciparum che ha un periodo di incubazione tra i sette e i dieci giorni, come mostravano chiaramente al microscopio i globuli rossi infettati dalla malattia trasmessa dall’anofele, tra l’altro uno dei tipi più aggressivi che deve essere trattata immediatamente. Nello specifico gli esami hanno rivelato la presenza di trofozoiti di P. falciparum con una parassitemia dello 0,5%. PCR confermato Monoinfezione da P. falciparum, il protozoo che provoca la forma più diffusa di malaria nel continente africano dove determina il 75 per cento del totale dei casi di infezione registrati. Una diagnosi fatta però in ritardo. Il paziente è stato indirizzato all'Unità Malattie Infettive e Tropicali con la diagnosi di malaria grave (emoglobina (Hb) <7 dl="" e="" g="" parassitemia=""> 0,2%. Tempestivamente gli è stato somministrato per 2 giorni dell'artesunato per via endovenosa e successivamente della diidroartemisina orale -piperaquina per 3 giorni. Sono state trasfuse due unità di globuli rossi concentrati. 
<7 dl="" e="" g="" parassitemia="">
<7 dl="" e="" g="" parassitemia="">Le condizioni del paziente sono migliorate al punto da poterlo dimettere pochi giorni dopo. Il caso è stato notificato alle autorità sanitarie pubbliche (la malaria è una malattia obbligatoria notificabile in Italia) e confermata microscopicamente dall'Istituto Nazionale della Sanità, Roma. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ricorda che la malaria si contrae attraverso la puntura di una zanzara del genere anofele e nel nostro paese non è mai stata rilevata la circolazione del vettore. In Italia non c’è al momento alcun allarme malaria, ma occorre capire il prima possibile la modalità di trasmissione del parassita. Ad oggi non sono state identificate zanzare infette in grado di trasmettere il parassita anche se non si può escludere che l’aumento delle temperature che i cambiamenti climatici hanno fatto registrare anche da noi potrebbe in linea teorica favorirne un ipotetico adattamento nel nostro Paese. Ma è un’evenienza ancora tutta da studiare. Sì dunque a indagini e controlli perché il rischio zero non esiste, ma niente allarmismi.

Prevenzione e cura del tumore al seno con le Breast Unit pugliesi di GVM

BARI - Ogni anno in Puglia si registrano circa 3000 casi di carcinoma mammario. Nel 2018 si stima una crescita del 5%, questa neoplasia rappresenta circa un terzo di tutti i tumori del sesso femminile. GVM Care & Research – sponsor della giornata Europea della Salute del Seno celebrata oggi da Europa Donna Italia e da Regione Puglia- ha istituito due Breast Unit: Ospedale Santa Maria a Bari e Città di Lecce Hospital a Lecce, due strutture accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, con l’obiettivo di dare  maggiore assistenza in termini di prevenzione diagnosi e cura, a conferma dell’attenzione che il Gruppo Ospedaliero Italiano ha da sempre verso le problematica della salute femminile in genere e in particolare alla prevenzione del tumore al seno.

“Siamo a fianco delle donne pugliesi e siamo attenti alla loro salute – dichiara Eleonora Sansavini, amministratore delegato di Ospedale Santa Maria e Città di Lecce Hospital - abbiamo infatti ceato due Breast Unit inserite nella rete oncologica regionale. I dati dello screening mammografico in Puglia risultano ancora bassi, per questo mettiamo a disposizione le nostre equipe multidisciplinari, in collaborazione con le strutture pubbliche, con l’obiettivo comune di migliorare il programma di prevenzione organizzato dalla Regione Puglia”.

Le Breast Unit sono strutture operative multidisciplinari e multiprofessionali,  prevedono la presenza di più figure mediche nell’assistenza alla donna colpita dal tumore: oncologo, senologo, chirurgo senologico, chirurgo plastico, radioterapista, anatomo patologo, medico nucleare, nutrizionista, fisioterapista, psiconcologo, oltre  a  volontari dedicati. Un team composto da più specialisti dedicati alla Senologia, che si occupano delle pazienti con problematiche senologiche, dalla prevenzione al trattamento ed al follow-up,  oltre a informazione e sostegno psicologico.

I Centri Senologici di Bari e Lecce oltre al team dedicato hanno a disposizione  tecnologie diagnostiche avanzate e le pazienti possono avvalersi di procedure chirurgiche innovative. Le procedure seguono le linee guida nazionali ed internazionali , e l’attività è fornita di un sistema codificato di raccolta dati, che consente la periodica valutazione (Audit di Breast Unit) della qualità della cura.

Nelle Breast Unit GVM la Radiodiagnostica senologica impiega mammografi tridimensionali 3D in grado capaci grazie all’alta definizione delle immagini di evidenziare lesioni di pochi millimetri,  studiando la mammella strato per strato.

Tra gli esami fondamentali è presente un nuovo sistema di biopsia mammaria VABB  (Vacuum Assisted Breast Biopsy), in grado di individuare lesioni microscopiche precancerose o calcificazioni di dimensioni molto ridotte della mammella, invisibili.

In caso di pazienti ad “alto rischio” per tumori eredo-familiari - che richiedono una gestione assistenziale diversificata rispetto a quella dei tumori sporadici - è assicurato un counseling genetico, atto a verificare la presenza in alcune famiglie di una predisposizione ereditaria al cancro, che spesso non vengono prese in carico con adeguati piani terapeutici.

La Chirurgia senologica nei due ospedali GVM si effettua con tecniche sempre meno invasive e più conservative,  così da rispettare sempre di più anche i tratti armonici della figura femminile, ma soprattutto perché il seno è un organo importante sia per la maternità che per la bellezza estetica della donna.

Il reparto di Radioterapia è dotato di  sistema IGRT (Radioterapia ad immagine guidata) che consente l’individuazione del tumore prima del trattamento, correggendo ove necessario il posizionamento del paziente e/o le modalità di erogazione del fascio di irradiazione, utili per il piano di trattamento.

La Riabilitazione motoria è la fase conclusiva,  ma un importante momento rieducativo per le pazienti che hanno subito un intervento e dopo radioterapia. Con i  follow up le donne vengono seguite tramite visite di controllo e consulti periodici per monitorare gli esiti dell’operazione e attivare la prevenzione.

Alle donne operate di tumore alla mammella è riservato anche un servizio di Nutrizione per il miglioramento dello stile alimentare e di vita, in quanto è stato dimostrato da numerosi studi che una dieta ricca di grassi, zuccheri e alcool e ad una ridotta attività fisica, si associa a un rischio aumentato di neoplasia mammaria e di recidiva.

Il percorso è completato dalla presenza di psiconcologi  e volontarie dedicate, tra le donne del Progetto La Forza e il Sorriso, un laboratorio di bellezza e cura della propria immagine che si svolge due volte al mese all’interno di Ospedale Santa Maria a favore di donne in trattamento oncologico.

“Evidenze scientifiche hanno sottolineato come il modello Breast Unit, definito da EUSOMA (European Society of Breast Cancer Specialists) e fatto proprio dal Consiglio Europeo, migliori tutti gli aspetti del trattamento del tumore al seno – spiega il dottor Stefano Rinaldi, chirurgo senologico e coordinatore della Breast Unit di Ospedale Santa Maria” anche in termini di qualità di vita, con un rapporto diretto, inoltre, con i volumi di attività”.

“Oggi è fondamentale che le donne colpite da tumore al seno possano curarsi in centri con un numero di casi elevati – dichiara il dottor Luigi Manca, coordinatore della Bu di Città di Lecce Hospital – siamo pronti a dare un aiuto concreto alle istituzioni per diffondere la cultura dello screening tra le donne pugliesi, attivare la diagnosi precoce e salvare più vite".

Per maggiori informazioni: http://www.gvmnet.it

A Galatina (Le) l’esempio virtuoso della Cardiologia riconvertita: chiuso il reparto, si moltiplicano ambulatori e servizi

LECCE - Le degenze non ci sono più, ma si moltiplicano ambulatori e nuovi servizi. É l’esempio virtuoso della Cardiologia dell’Ospedale di Galatina, capace di trasformare il Piano di riordino, con il quale è stato disattivato il reparto per acuti, in una concreta occasione di potenziamento della Sanità pubblica.

Il frutto di questa nuova progettualità è rappresentato da cinque diversi ambulatori: Scompenso Cardiaco, Prevenzione secondaria della Cardiopatia Ischemica, Aritmologia clinica, Servizio di telemonitoraggio dei dispositivi impiantati e il neonato Ambulatorio di Cardioncologia. Tutti accomunati da un medesimo presupposto: «Gli ambulatori – spiega il dr. Antonio Amico, direttore dell’UOC di Cardiologia degli ospedali di Copertino e Galatina - sono indirizzati verso pazienti selezionati per particolari caratteristiche, per le quali verrebbero danneggiati dalla presenza di lunghe liste di attesa». Chi ha patologie cardiache, insomma, deve entrare in un percorso rapido e senza intoppi. Le prenotazioni di visite ed esami, infatti, avvengono direttamente attraverso la reception degli stessi ambulatori, gestita dal personale infermieristico (telefono: 0836/529365).

Il valore aggiunto sta nella resilienza. Ossia nella capacità del sistema di adattarsi alle mutate condizioni: «Credo - conferma Amico - che si tratti di un’esperienza unica di riconversione di struttura toccata dal Piano di riordino, con la creazione di nuovi servizi a valenza sovraterritoriale: si aggiunge invece di togliere». «Ci siamo posti l’obiettivo – continua il direttore dell’Unità complessa di Cardiologia - di indirizzare le nostre forze verso particolari esigenze del territorio, che finora non erano rimaste soddisfatte. A questo scopo abbiamo pensato di “riconvertire” i cardiologi, che comunque sono rimasti in attività presso il presidio di Galatina, per l’assistenza nei confronti dei pazienti ricoverati nelle altre unità operative (Medicina, Geriatria, Pronto Soccorso), e il personale infermieristico che non aveva trovato collocazione nei reparti per limitazioni di qualche tipo».

Il risultato tangibile sono gli ambulatori, una vera e propria rete al servizio dell’Ospedale, del territorio e di centinaia di pazienti. A partire dall’Ambulatorio per lo Scompenso Cardiaco, che controlla a scadenze prefissate i pazienti già ricoverati per tale patologia (60 quelli seguiti, con la prospettiva di triplicarli nell’arco del 2019) e grazie al follow up riesce a ridurre il numero di riospedalizzazioni. «Un’importante e unica caratteristica di questo ambulatorio, nel panorama aziendale – rimarca il direttore Amico - è che lo stesso lavora a stretto contatto con la cardiologia del Distretto di Galatina, per cui i pazienti che vengono stabilizzati vengono “trasferiti” all’ambulatorio distrettuale in modo da poter consentire l’accesso di nuovi pazienti provenienti dal ricovero ospedaliero. E’ il primo esempio di reale integrazione ospedale-territorio nella nostra azienda, reso possibile dalla collaborazione con il dott. Esposito, direttore del Distretto di Galatina e con l’équipe dei cardiologi dello stesso Distretto».

In stretta connessione con l’Ambulatorio per lo Scompenso cardiaco, opera l’Ambulatorio di Cardioncologia, recentemente attivato e primo esempio del genere in ASL Lecce. Questa struttura provvede a gestire le complicanze cardiache delle terapie antitumorali e serve una popolazione di pazienti che necessitano di una assistenza cardiologica specifica.

L’Ambulatorio per la Prevenzione secondaria della Cardiopatia Ischemica segue in modo particolare i pazienti colpiti da Sindrome Coronarica Acuta (infarto), sottoposti ad Angioplastica Coronarica oppure a bypass aorto coronarico. Si tratta di pazienti che hanno un’alta probabilità di venire colpiti nuovamente dallo stesso evento e in cui il controllo dei fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, obesità, diabete ecc.) è molto più aggressivo rispetto alla popolazione generale. Specie nel primo anno dopo l’evento questi pazienti necessitano di uno stretto controllo della terapia medica: «Al momento – conferma Amico - abbiamo 60 pazienti in follow up e contiamo di raddoppiarli nel corso del 2019. Il nostro progetto, inoltre, prevede di costruire una rete di ambulatori analoghi nell’ambito dei distretti socio sanitari».

Una funzione importante ha poi l’Ambulatorio di Aritmologia clinica. Al suo interno vengono controllati i pazienti con aritmie cardiache rilevanti, fra cui i pazienti con fibrillazione atriale, particolarmente esposti al rischio di ictus e a conseguenze invalidanti. In particolare, questo ambulatorio provvede al tempestivo avvio della terapia anticoagulante orale e al controllo nel tempo delle complicanze, oltre che dei dispositivi impiantati in varie centinaia di pazienti.

Infine, il Servizio di Telemonitoraggio consente di controllare i dispositivi elettronici impiantati (pacemakers, defibrillatori) direttamente al domicilio dell’utente, mediante una centralina che viene consegnata al paziente e invia quotidianamente un report al Centro di controllo. Il servizio consente di registrare in tempi brevi sia eventuali disfunzioni dell’apparecchio sia la comparsa di aritmie cardiache che, invece, potrebbero essere evidenziate solo al momento del controllo in ospedale, di norma su base annuale. Si tratta di un notevole vantaggio per il paziente, che non avrà necessità di recarsi in ospedale per il semplice controllo del dispositivo, ma anche per il medico che potrà identificare precocemente eventuali complicanze, evitando così di gravare di ulteriori costi l’assistenza sanitaria. Sono circa 100 i pazienti monitorati attualmente ma il trend, con l’aumento dei nuovi dispositivi impiantati dal Centro, è destinato a crescere decisamente, così come l’attività complessiva degli ambulatori grazie ai quali la Cardiologia dell’Ospedale Galatina ha saputo rinnovare la propria missione.

Senologia, Loizzo: "Sanità pugliese eccellente, no al pessimismo"

BARI - “La sanità pugliese vanta non poche realtà di eccellenza, trovo sbagliato diffondere pessimismo, dire che non funziona niente. So bene che non tutto brilla, che non siamo allo stesso livello in maniera omogenea in tutta la complessa realtà socio-sanitaria, ma mi sembra giusto mandare un messaggio di speranza”. Lo ha ribadito il presidente del Consiglio regionale della Puglia Mario Loizzo, in apertura dei lavori del convegno sullo screening mammografico, promosso da Europa Donna Italia, nella Giornata europea per la salute del seno.

“Abbiamo tanti problemi e difficoltà, ma non è giusto ignorare che allo stesso tempo ci sono professionalità straordinarie, strumenti modernissimi, contesti che ci rendono all’avanguardia in Italia e che mi rassicurano. Mi fanno dire che siamo sulla strada giusta, come sarà confermato dalle riflessioni in questo appuntamento”.

La senologia è oggetto di particolare impegno ed è un esempio di buone pratiche, secondo Loizzo. Le reti oncologiche ed ematologiche crescono, le breast unit si vanno consolidando, l’attività di screening preventivo procede.

“Certo, il nostro sistema sanitario ha vissuto momenti di sofferenza – ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale – stiamo venendo fuori dal piano di rientro, ci auguriamo di avere presto la possibilità di fare assunzioni, necessarie come il pane e che vanno distribuite bene, però contesto chi racconta che qui va tutto male, perché vedo che gli operatori mettono in campo il meglio delle proprie professionalità e via via miglioreremo”.

Indubbiamente, ha rilevato Loizzo, c’è da crescere sul piano del confort per il paziente, su quello dell’accoglienza, del trattamento, dai pronto soccorso ai reparti. Una maggiore attenzione è di conforto a chi ha bisogno di cure. “Nelle realtà accoglienti si lavora meglio e si riesce a far percepire che ci avviamo sulla strada giusta. Per questo, insisto, meglio diffondere una speranza – ha concluso il presidente Loizzo – meglio indicare segnali positivi che ostinarsi nel pessimismo. Quello non aiuta, tanto più dove già non c’è salute”.

Cozze dalla Grecia contaminate da salmonella: allarme in Italia

LECCE - Cozze vive contaminate da Salmonella, che sarebbero state già immesse sull’intero mercato nazionale. E’ delle ultime ore la notizia di un nuovo allerta alimentare che, questa volta, non riguarda il temibile batterio Escherichia Coli. Non si conoscono i lotti con cozze vive contaminate anche perché riguardano non solo la Grande distribuzione ma pescherie e mercati. Ad allertare le autorità sanitarie dei diversi Paesi europei ed esteri circa la presenza di salmonella è stata proprio l'Italia che ha prontamente avvisato le autorità sanitarie della UE (Dettagli di notifica - 2018.2889 del 12.10.2018). Rasff, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea, invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

Le cozze sono organismi “filtratori”, cioè filtrano tutto ciò che è contenuto nei mari nei quali vivono. Di conseguenza, se provengono da acque non perfettamente pulite, possono essere fonte di contaminazione batterica. Per questo motivo sarebbe sempre meglio evitare di mangiarle crude, sia a casa sia al ristorante dove spesso vengono servite sotto forma di "Crudités". Solo con l’abbattimento (che non sappiamo se è stato fatto accuratamente) e la cottura i batteri vengono inibiti e si evitano spiacevoli disturbi intestinali. Con l'occasione ricordiamo che la salmonella è l’agente batterico più comunemente isolato in caso di infezioni trasmesse da alimenti, sia sporadiche che epidemiche. La salmonella è presente in natura con più di 2000 varianti (i cosiddetti sierotipi) ma i ceppi più frequentemente diffusi nell’uomo e nelle specie animali, in particolare in quelle allevate per la catena alimentare, sono S. enteritidis e S. typhimurium.

Le infezioni provocate da salmonella si distinguono in forme tifoidee (S. typhi e S. paratyphi, responsabili della febbre tifoide e delle febbri enteriche in genere), in cui l’uomo rappresenta l’unico serbatoio del microrganismo, e forme non tifoidee, causate dalle cosiddette salmonelle minori (come S. typhimurium e la S. enteritidis), responsabili di forme cliniche a prevalente manifestazione gastroenterica. Le salmonelle non tifoidee, responsabili di oltre il 50% del totale delle infezioni gastrointestinali, sono una delle cause più frequenti di tossinfezioni alimentari nel mondo industrializzato. Le infezioni da Salmonella spp. possono verificarsi nell’uomo e negli animali domestici e da cortile (polli, maiali, bovini, roditori, cani, gatti, pulcini) e selvatici, compresi i rettili domestici (iguane e tartarughe d’acqua). I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati dagli animali e i loro derivati (come carne, uova e latte consumati crudi o non pastorizzati) e l’ambiente (acque non potabili) rappresentano i veicoli di infezione.

La gravità dei sintomi varia dai semplici disturbi del tratto gastrointestinale (febbre, dolore addominale, nausea, vomito e diarrea) fino a forme cliniche più gravi (batteriemie o infezioni focali a carico per esempio di ossa e meningi) che si verificano soprattutto in soggetti fragili (anziani, bambini e soggetti con deficit a carico del sistema immunitario). I sintomi della malattia possono comparire tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione di alimenti contaminati (ma più comunemente si manifestano dopo 12-36 ore) e si protraggono per 4-7 giorni. Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno e non richiede l’ospedalizzazione, ma talvolta l’infezione può aggravarsi al punto tale da rendere necessario il ricovero.Le salmonellosi nell’uomo possono anche causare lo stato di portatore asintomatico.

Il Sistema di allerta invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza".

Gdp Tv

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