Visualizzazione post con etichetta Salute e benessere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salute e benessere. Mostra tutti i post

Calvizie addio, arriva il trapianto di capelli in Turchia

Soluzione definitiva all’alopecia: il trapianto di capelli con tecnica FUE. Autotrapianto di ultima generazione, l’arma perfetta per sconfiggere la calvizie

La calvizie è una condizione che affligge tantissime persone nel mondo, e si presenta con una forte perdita dei capelli portando dapprima al diradamento, poi ad aree completamente calve. Quest’ultima prende nome di alopecia. Fino a qualche decennio fa chi ne veniva colpito non poteva far altro che accettarne le conseguenze, ma oggi non più. Il trapianto di capelli con la tecnica FUE permette di poter dire addio alla calvizie in maniera definitiva. Inoltre, se fino a qualche anno fa la chirurgia tricologica non era alla portata di tutti, oggi siamo più fortunati. Spostarsi con tanta facilità da un posto all’altro, viaggiare in maniera più facile e sicura ha aperto le porte alle cosiddette vacanze tricologiche, garantendo costi decisamente inferiori, soprattutto per quanto riguarda il trapianto di capelli con tecnica FUE.

Il boom dei trapianti di capelli con la tecnica micro-fue

Ultima generazione in fatto di trapianto di capelli, la chirurgia micro-fue promette risultati sorprendenti, assenza di cicatrici, indolore ed una guarigione rapida. Tutto questo è possibile grazie all’utilizzo del micromotore. Di cosa si tratta? Il micromotore è un dispositivo di cui si serve il chirurgo per l’estrazione delle unità follicolari necessarie per il trapianto. La sua particolarità sta nel fatto che è dotato di aghi molto sottili che si occupano dell’estrazione senza danneggiare i bulbi ma anche se creare anestetiche cicatrici sul cuoio capelluto.

Questa tecnica di trapianto di capelli ha guadagnato la sua popolarità per le giuste motivazioni. Ma bisogna ricordare che la sua applicazione richiede mani esperte e grande competenza del personale medico.

Micro-fue step by step

Il chirurgo, dopo aver analizzato le aree interessate, procede a tracciare una mappa direttamente sul cuoio capelluto, dopodiché procede ad anestetizzare le zone interessate. Successivamente prosegue all’estrazione dei follicoli necessari a coprire dove l’alopecia ha creato danni, servendosi del micromotore.
A conclusione di questa prima parte viene concessa una breve pausa al paziente, durante la quale, i bulbi vengono nutriti con uno speciale liquido per rinforzarli.

La seconda fase del trapianto di capelli è l’innesto vero e proprio, e forse la parte più complicata dell’intervento. Il chirurgo, con mani esperte, va a tracciare dei canali nel cuoio capelluto con micro incisioni di precisione millimetrica che andranno ad ospitare i bulbi. La bravura del chirurgo sta non solo nell’incisione di lunghezza perfetta, ma anche nell’innesto vero e proprio, dove il follicolo trapiantato deve seguire la direzione naturale del bulbo stesso per garantire un aspetto naturale dell’intero risultato.

Professionalità a prezzi ragionevoli

Il trapianto di capelli rientra negli interventi di chirurgia estetica, e affidarsi a cliniche specializzate nel nostro Paese fa lievitare i costi fino a raggiungere cifre astronomiche. Per questo motivo sempre più connazionali hanno deciso di affidarsi a professionisti del settore che offrono trapianti a prezzi ragionevoli.

Nel settore tricologico il Paese che detiene il primato è la Turchia, nazione che ha puntato moltissimo sulla realizzazione di cliniche moderne e attrezzate oltre che sulla specializzazione del personale medico ed infermieristico. Questo grazie anche agli incentivi statali.

Il costo del trapianto di capelli in Turchia è inferiore dall’80 % rispetto allo stesso trapianto effettuato in Europa. La motivazione principale è data dal costo della vita che è molto più basso e permette di avere costi di mantenimento delle cliniche e del personale molto più bassi rispetto all’ Italia. Tutto questo senza rinunciare alla professionalità e competenza.

Sono tantissime le persone che hanno già fatto questo tipo di scelta per riappropriarsi della propria immagine e che hanno deciso di condividere la loro esperienza aprendo le porte ai più scettici.

Cina, macchina della fabbrica guasta infilza l'operaio con punte d'acciaio

HUNAN - Tragedia sfiorata in una fabbrica che potrebbe benissimo essere la scena di un thriller fantascientifico. Un robot industriale nella provincia cinese di Hunan, ha “pugnalato” un operaio con 10 punte d’acciaio lunghe 30 cm. Il signor Zhou, che stava lavorando durante il turno di notte in una fabbrica di porcellana, è stato colpito da un braccio robotico impazzito che ha rischiato di trasformare l'episodio in un grave incidente sul lavoro. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il macchinario andato fuori controllo ha scagliato 10 aste di metallo appuntite, della lunghezza di circa 30 cm addosso al malcapitato Zhou, il quale si è ritrovato con questi micidiali paletti infilzati nella spalla, nel petto e in altre parti del corpo.

L’equipe medica che ha operato d’urgenza l’operaio estraendo i paletti che impedivano ai medici di eseguire radiografie prima dell’intervento, ha constatato che una di queste punte metalliche si è fermata ad appena 0,1 millimetri da un’arteria, come dichiarato da Wu Panfeng, professore associato di microchirurgia: "Erano relativamente grandi, quindi non c’era modo di inserire il paziente nella macchina a raggi X, anche perché le stesse punte metalliche avrebbero potuto causare interferenze con i raggi X".

Dopo un intervento durato una notte intera, le condizioni del signor Zhou sono descritte come stabili e, nonostante sia già in grado di muovere il braccio destro, ci vorranno diversi trattamenti fisioterapici per raggiungere la completa guarigione. Nel corso degli ultimi anni, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, numerosi sono stati i casi di incidente sul lavoro che potrebbe benissimo essere la scena di un film fantascientifico. Il signor Zhou, dunque, è stato fortunato a non subire la stessa sorte dell'operaia americana Wanda Holbrook. Il tecnico di manutenzione fu uccisa da un robot ribelle che aveva virato nella zona in cui stava lavorando e le aveva schiacciato la testa. La 57enne stava ispezionando macchinari in un'area in cui i componenti venivano assemblati quando il robot "sorprese Wanda entrando nella sezione in cui lavorava", da quanto è emerso dall'inchiesta giudiziaria. Nel 2015, un altro operaio dell'industria automobilistica, questa volta in Germania, è stato ucciso da un robot. 

L'anonimo 22enne faceva parte di una squadra che stava installando il robot stazionario in una fabbrica Volkswagen quando lo afferrò e lo schiacciò contro una lastra di metallo. L'anno scorso, un operaio edile è sopravvissuto miracolosamente dopo essere stato fulminato, gettato dalla sua postazione di lavoro e poi impalato attraverso l'ano da una barra d'acciaio di quattro piedi.Yang Ming, 37 anni, aveva accidentalmente toccato fili vivi in ​​un cantiere edilico e lo shock lo fece volare all'indietro sulla sporgente asta di metallo. 

I soccorritori hanno lasciato il palo all'interno e lo hanno portato all'ospedale in modo che i chirurghi potessero rimuoverlo. Ming ha dovuto sottoporsi a sette ore di chirurgia presso l'Ospedale della Cina occidentale della Sichuan University a Chengdu, capitale della provincia sud- occidentale del Sichuan. Secondo le leggi della robotica scritte da Isaac Asimov la prima dice: "un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno". Sfortunatamente non può essere applicata per i casi sopra descritti.

Talco killer: "Johnson & Johnson lo sapeva da 20 anni"

STATI UNITI - Torna prepotentemente alla ribalta dell’opinione pubblica la vicenda del “talco killer”. I vertici del colosso statunitense della farmaceutica e dei prodotti per la cura personale Johnson & Johnson (J&J), sarebbero stati a conoscenza da almeno 20 anni della presenza di tracce di amianto nel borotalco, uno dei prodotti più venduti dalla multinazionale e destinato anche ai bambini. E non può essere diversamente dopo che la rivelazione, emersa da un'inchiesta dell'agenzia di stampa Reuters, ha fatto crollare il titolo della J&J a Wall Street nell'ultima giornata di contrattazioni della settimana. Solo nel luglio 2017, peraltro, la J&J ha comunicato all'autorità di borsa che risultano pendenti in USA ben 4.800 casi legali riguardanti il borotalco.

Ed il gruppo ha manifestato la propria convinzione circa la sicurezza e la qualità del talco che, è bene ricordare, è un minerale naturale composto da magnesio, silicone, ossigeno e idrogeno, usato in cosmetica come assorbente naturale per la pelle che viene utilizzato da decenni specie per i bambini senza che sia stato mai rilevato e provato scientificamente alcun rischio per la salute a parte quelli connessi all’inalazione di qualsiasi tipo di polvere che si risolvono con la semplice accortezza di non vaporizzarlo verso le vie respiratorie dei più piccoli. Tuttavia, nella sua forma naturale, il talco contiene amianto, che può "provocare cancro ai o intorno ai polmoni se inalato", secondo quanto sostenuto dall’autorevole American Cancer Society che ha precisato che è dagli anni '70 che i produttori rimuovono l'amianto e prove di un legame diretto tra talco senza quell'ingrediente e cancro sono "meno chiare".

L'International Agency for Research on Cancer (Iarc), l'agenzia parte dell'organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite e che ha il compito di dettare linee guida sulla classificazione dei rischi relativi ai tumori, indica il talco come "possibile elemento cancerogeno". Ed è su questo presupposto che sono state avviate le migliaia di azioni in questione da parte di donne che utilizzavano abitualmente sui propri genitali il prodotto, lamentando un nesso con l’insorgenza del cancro alle ovaie.

In attesa dei verdetti d’appello al di là dell’Atlantico, non è dato sapere se in Italia vi sia una casistica in merito, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, anche perché l’utilizzo di borotalco da parte delle donne italiane per la propria igiene intima non rientra nelle abitudini quotidiane delle italiane, con la conseguenza che il possibile nesso tra utilizzo e insorgenza di carcinomi per questa ragione, almeno nel Nostro Paese, dovrebbe essere molto basso. Tuttavia il condizionale è sempre d’obbligo, ed è sempre opportuno prestare attenzione da parte delle nostre connazionali che dovessero avere quest’abitudine sedimentata, risalente e costante nel tempo e fra quest’ultime, tra coloro che hanno ricevuto una diagnosi di tumore alle ovaie. Infine, per evitare facili entusiasmi, occorre ricordare che entità di risarcimenti così elevati sono possibili nei paesi, come gli USA, dov’è previsto l’istituto giuridico del cosiddetto “risarcimento punitivo”, mentre in Italia sono tuttora risarcibili solo le conseguenze immediate e dirette riferibili a condotte illegittime o illecite.

Ministero Salute: salmonella nella salsiccia secca di Siena

ROMA - Altro richiamo che riguarda la salsiccia secca per contaminazione da salmonella. Questo il motivo che ha spinto il Ministero della salute a diffondere un avviso di richiamo di un lotto di salsiccia secca di Siena del Salumificio Ciliani. Come si legge nel comunicato pubblicato sul sito del dicastero, il salume è identificabile dal numero di lotto 01131118 con la data di scadenza 23/05/2019.

La salsiccia secca interessata dal richiamo è stata prodotta dal Salumificio Ciliani Srl, nello stabilimento di via del Paradiso 35, a Savelli di Norcia, in provincia di Perugia (marchio di identificazione IT 9-1949/L CE). A scopo precauzionale e al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda di non consumare il prodotto segnalato e di riportarlo presso il punto vendita d’acquisto!

Salute: vibrione del colera nelle cozze Nieddittas. Allerta del Ministero

ROMA - Cozze vive contaminate da Vibrio cholerae, che sarebbero state già immesse sull’intero mercato nazionale. E’ delle ultime ore la notizia di un nuovo allerta alimentare che, questa volta, non riguarda i temibili batteri Escherichia Coli o la Salmonella. Il lotto di cozze vive contaminate che riguardano non solo la Grande distribuzione ma pescherie e mercati è il n° NS-183778-17 del 17/11/2018 nelle confezioni da 1 Kg a marchio Nieddittas proveniente da Arborea raccolte nel Golfo di Oristano (CPA Arborea - A.N. CE IT 37 CSM). Ad allertare le autorità sanitarie dei diversi Paesi europei ed esteri circa la presenza del Vibrione del Colera è stato il Ministero della Sanità italiano che ha prontamente avvisato le autorità sanitarie della UE (dettagli notifica RASFF n° 378489 del 12/12/2018) in quanto prodotto non conforme per la presenza del Vibrio cholerae potenzialmente enteropatogeno.

Il Ministero della salute, invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Le cozze sono organismi “filtratori”, cioè filtrano tutto ciò che è contenuto nei mari nei quali vivono. Di conseguenza, se provengono da acque non perfettamente pulite, possono essere fonte di contaminazione batterica. Per questo motivo sarebbe sempre meglio evitare di mangiarle crude, sia a casa sia al ristorante dove spesso vengono servite sotto forma di "Crudités". Solo con l’abbattimento (che non sappiamo se è stato fatto accuratamente) e la cottura i batteri vengono inibiti e si evitano spiacevoli disturbi intestinali. Con l'occasione ricordiamo che il batterio Vibrio cholerae si trasmette attraverso le feci e a contatto con la bocca, quando si ingeriscono acqua e cibi contaminati. L`infezione interessa il tratto intestinale e si manifesta con diarrea e vomito, causata da un batterio dalla particolare forma a virgola identificato per la prima volta nel 1859 dall`anatomista italiano Filippo Pacini e poi studiato dal medico tedesco Robert Koch. Ad oggi si conoscono circa 155 sierotipi di vibrione, ma solo due sono responsabili di epidemie.

Le manifestazioni del colera non sono sempre uguali. Si va da uno stato asintomatico ad uno di diarrea, in assenza di dolore, che compare dopo 24-48 ore di incubazione. La perdita di liquidi attraverso le feci diventa inarrestabile: sete, debolezza e ipotensione colpiscono i malati. Il resto lo fa la perdita di potassio che può causare crampi muscolari. Sangue e mucose si disseccano. Nei casi più acuti, non trattati tempestivamente, si può arrivare al coma.Il punto chiave del trattamento del colera, per tutti questi motivi, è la reidratazione. L`uso di antibiotici ha dimostrato di ridurre la durata della malattia e la necessità di reidratazione. Gli antibiotici più usati sono la tetraciclina o la doxiciclina, ma anche la ciprofloxacina, il cloramfenicolo o l`eritromicina. Quando, 35 anni fa, il colera si manifestò a Napoli, sul banco degli imputati per l`infezione che provocò 24 morti salirono i mitili, in particolare le cozze. I molluschi, infatti, a causa della loro azione filtrante, accumulano al loro interno un buon numero di vibrioni costituendo, così, un buon mezzo d`infezione qualora siano consumati crudi o poco cotti.

Una curiosità: il nome della malattia deriva dal greco choléra, da cholé (= bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d`animo conseguente, ovvero la collera.Il Sistema di allerta invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza".

Rete oncologica, Mazzarano: “Serve pianificazione, Taranto deve diventare nodo strategico”

BARI - “Lo sviluppo della rete oncologica della Puglia deve guardare a Taranto come al nodo più sensibile e strategico della rete regionale”.
Lo dichiara il consigliere regionale del Pd, Michele Mazzarano, dopo le proteste degli ultimi giorni ma soprattutto a seguito degli importanti sviluppi che sta avendo in queste ultime settimane la Rete Oncologica Regionale della Puglia.

"Con la adesione della rete pugliese al Progetto Periplo - continua Mazzarano - il sistema sanitario regionale mira ad una presa in carico globale del paziente fino alla diagnosi e poi alla immissione nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. Periplo si fonda sul principio dell’omogeneità del trattamento a prescindere dal luogo di cura e dalle condizioni sociali".

"I numeri del territorio jonico sono sconvolgenti - aggiunge - e continuano a dimostrare il forte nesso tra inquinamento industriale e ripercussioni sulla salute dei tarantini. Lo attestano le evidenze epidemiologiche e il rilevante fenomeno delle migrazioni da Sud a Nord per la cura dei tumori".

"Il polo oncologico di Taranto finora ha registrato tanti buoni auspici e nessun investimento strategico fondamentale. L’investimento più rilevante, di 70milioni di Euro, lo ha fatto il Governo Gentiloni - sostiene Mazzarano - e consentirà di dotare il Presidio del Moscati di nuove macchine e tecnologie all’avanguardia nei processi diagnostici.

La pianificazione da parte della locale Asl è caratterizzata da lentezze e lacune, spesso colmate solo dalle straordinarie professionalità di medici e specialisti presenti sul territorio. Per comprendere la condizione di partenza, basta ricordare che fino a poco tempo fa il polo oncologico di Taranto viveva la incredibile assenza di un reparto di Pneumologia, inaugurato solo qualche settimana fa dal Presidente Emiliano.

Per concretizzare una effettiva presa in carico del paziente nel suo percorso diagnostico-terapeutico assistenziale, i cittadini devono poter contare su una completa offerta chirurgica di natura oncologica".

"Sembra, a questo proposito, non comprensibile il motivo per il quale latiti una pianificazione adeguata per la realizzazione di un reparto di radiologia interventistica - aggiunge il consigliere regionale - che è la nuova frontiera scientifica della cura dei tumori. Ancora più ingiustificabile, nella terra delle patologie respiratorie e polmonari, è l’assenza di una chirurgia toracica di elezione, con autonoma programmazione. Non sottovaluto i numeri di interventi di chirurgia toracica realizzati annualmente nella struttura complessa di chirurgia generale del POC SS. Annunziata, ma a Taranto serve un reparto di chirurgia toracica che faccia i conti con gli innumerevoli traumi legati alle patologie oncologiche, un reparto che sia connesso agli altri nodi della rete oncologica regionale".

"Sarebbe logico, a questo proposito, che il presidio ospedaliero Moscati - propone Mazzarano - vedesse un completo e rapido adeguamento dei suoi standard per ospitare la nuova offerta medico-chirurgica oncologica e nuovi macchinari radiologici e diagnostici che saranno acquistati con il contributo del Governo Gentiloni.

Se il polo oncologico di Taranto non avrà un offerta diagnostica, chirurgica e specialistica all’altezza della mappa epidemiologica del territorio - conclude Mazzarano - tanti cittadini continueranno a rivolgersi ai grandi centri di eccellenza del nord e il progetto di Emiliano sulla cura dei tumori resterà una dichiarazione di buone intenzioni”.

Pericolo Listeria nel salame morbido Rovetano

ROMA - Il ministero della Salute ha segnalato il ritiro di un prodotto alimentare contaminato dal batterio Listeria monocytogenes. Il prodotto in questione è un lotto di salame morbido a marchio Rovetano prodotto da Regoli Ivano Snc di Regoli Igino, nello stabilimento di via Molino 55 a Monte San Martino, in provincia di Macerata (marchio di identificazione IT9 390 L CE). L’avviso di richiamo è stato pubblicato sul sito del ministero della Salute. Il lotto interessato al richiamo è il numero « 40.18 » distribuito sfuso in pezzi da circa 550 grammi l’uno 06/08/2019, ed è stato venduto unicamente tra il 21 novembre e l’11 dicembre 2018. Il richiamo è stato trasmesso alle aziende per la divulgazione ai consumatori mediante affissione.

Il batterio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è particolarmente patogeno e la raccomandazione è chiaramente quella di evitare il consumo del prodotto e, nel caso fosse stato acquistato e non consumato, i clienti possono riportarlo al punto vendita e ricevere il rimborso. L’infezione da Listeria monocytogenes si presenta principalmente con sintomi a carico del sistema gastrointestinale. Il rischio di sviluppare la malattia si ha anche con bassi livelli di carica batterica, anche se la maggior parte dei soggetti adulti in buona salute non presenta alcun sintomo dopo il consumo di alimenti contaminati o può presentare sintomi gastroenterici quando la contaminazione è molto elevata.

La listeriosi – secondo quanto riporta il sito dell’Istituto Superiore di Sanità – può assumere diverse forme cliniche, dalla gastroenterite acuta febbrile più tipica delle tossinfezioni alimentari, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione, a quella invasiva o sistemica. Le donne in gravidanza di solito manifestano una sindrome simil-influenzale con febbre e altri sintomi non specifici, come la fatica e dolori. Tuttavia, le infezioni contratte in gravidanza possono comportare serie conseguenze sul feto (morte fetale, aborto, parto prematuro, o listeriosi congenita). In adulti immuno-compromesse e anziani, la listeriosi può causare meningiti, encefaliti, gravi setticemie. Data la sua natura batterica, il trattamento della malattia passa attraverso una terapia antibiotica, sia per gli adulti che per i bambini. Una cura antibiotica somministrata precocemente a una donna incinta può prevenire la trasmissione della malattia al feto.

Bari, convegno di Dermatologia Clinica al Nicolaus Hotel

di VIP - Sabato 15 dicembre si svolgerà a Bari presso il ‘Nicolaus Hotel’ la 18ª “Giornata Apulo-Lucana di Dermatologia Clinica”, presieduta da Gino Antonio Vena, Raffaele Filotico e Caterina Foti.

La dermatologia è la disciplina medico-biologica che studia la struttura, le funzioni e le malattie della pelle e dei suoi annessi (peli, unghie, ghiandole sebacee e sudoripare) dell’uomo, che nel corso degli anni ha portato a un’approfondita conoscenza delle singole lesioni che caratterizzano le varie dermatosi.

Nel corso del Convegno, saranno trattati temi di dermatologia oncologica, psoriasi, dermatite atopica e malattie immuno-mediate della cute, dermatologia estetica, dermatologia pediatrica, malattie infettive e sessualmente trasmesse, dermatologia allergologica, divisi in varie sessioni che affronteranno dettagliatamente gli argomenti in programma.

L’evento è organizzato dalla Clinica Dermatologica dell’Università di Bari, diretta da Caterina Foti, dalla U.O. di Dermatologia e Venereologia dell’Ospedale “A. Perrino” di Brindisi, diretto da Raffaele Filotico, e dal Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana dell’Università degli Studi di Bari, diretta da Gabriella Serio.

Sono previsti attestati di partecipazione ECM che saranno rilasciati a tutti i partecipanti iscritti al Convegno.

Infotel: Segreteria Organizzativa Centro Italiano Congressi – CIC – 080/5043737 – fax 5043736 – info@cicsud.it – www.cicsud.it.



Usa: nuova polio, già 158 casi

Record negli Usa di casi di bambini colpiti da Mielite flaccida acuta, una malattia con caratteristiche analoghe a quelle della poliomielite. La mielite flaccida acuta si manifesta all'inizio con i sintomi di un raffreddore, quindi febbre e difficoltà respiratorie, per poi degenerare in paralisi del volto, del collo, delle braccia o delle gambe. Al momento non si sono registrati decessi, ma molti dei pazienti hanno riportato paralisi permanenti.

La condizione, secondo la Cnn, è stata paragonata alla poliomielite per la quale nel 1950 era stato introdotto negli Stati Uniti il vaccino. I primi casi di AFM risalgono al 2012. Nel 2014 i malati furono 120, 149 nel 2016 e 158 quest'anno, con picchi a cadenza biennale. I numeri sono dei Centers for Disease Control and Prevention, gli enti di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, che parlano in totale di 484 casi confermati negli anni.

Scartata l'ipotesi di poliomielite, non è ancora chiaro quali siano le cause della mielite flaccida acuta, il maggior indiziato al momento è il virus EV-D68. Ma occorreranno ancora studi e ricerche. Quel che è certo è che la stragrande maggioranza degli ammalati, oltre il 90%, è costituito da bambini.

Calvizie: un problema molto diffuso in Italia che va affrontato nel modo giusto

Il problema della calvizie rappresenta un problema molto diffuso tra gli italiani di ogni età e provenienza. Gli ultimi dati di settore, infatti, annoverano l’Italia tra le prime dieci nazioni a livello mondiale per numero di casi di alopecia: la nostra penisola occupa la settima posizione con una percentuale di persone calve pari al 39,01%. Naturalmente qui ci si limita a prendere in considerazione gli individui calvi, ma in realtà il problema della caduta dei capelli va ben oltre: al punto che, secondo le stime ufficiali, sarebbero quasi due italiani su tre a soffrire di questa condizione.

Cos’è la calvizie e quali sono le cause 

Quando si parla di calvizie, si fa riferimento a un disturbo che comporta una progressiva perdita di capelli. È chiaro che la calvizie può assumere diverse forme e avere diverse cause, sebbene le sue origini siano pressoché sconosciute, in quanto spesso legate al patrimonio genetico di una persona (alopecia androgenetica). Ma, tra i motivi che possono spingere i capelli verso la caduta, si trovano anche le circostanze ambientali dovute, ad esempio, al cambio di stagione (calvizie stagionale). Già detto della forma ereditaria, è bene sottolineare anche la forma psicogena: in tal caso, la caduta dei capelli viene stimolata dallo stress, dall’ansia e da altre patologie psicofisiche di questo genere. Altra tipologia di calvizie è quella areata, dipendente dall’infiammazione dei follicoli piliferi.

Cosa fare quando cadono i capelli
La calvizie può essere contrastata, anche se serve intervenire con tempestività, per poter limitare sul nascere i danni del decadimento. Chiaramente esistono diversi metodi e opzioni che possono rivelarsi utili a tale scopo. Fra i più efficaci si trova ad esempio l’applicazione di prodotti topici, come la lozione anticaduta di marchi noti tipo Bioscalin, che siano in grado di frenare la perdita dei capelli e stimolarne la ricrescita. Una seconda opzione riguarda gli integratori, da assumere per via orale: si dimostrano utili in quanto vanno a contrastare eventuali carenze vitaminiche, che potrebbero giocare un ruolo importante nella caduta dei capelli. Volendo è possibile intervenire anche con alcune pratiche intelligenti: riducendo la caffeina, ad esempio, ma anche migliorando il sonno.

Trapianto di capelli: quando ricorrervi
Il trapianto di capelli, ad oggi, risulta essere l’unica opzione in grado di garantire un risultato durevole e sicuro in caso di perdita totale o parziale di capelli. Si tratta di una tecnica chirurgica che preleva delle porzioni di cuoio capelluto dalle zone ancora ricche di capelli, travasando queste ultime sulle zone affette da alopecia. In pratica, insieme alla pelle vengono trasferiti anche i bulbi piliferi, i quali produrranno nuovamente i filamenti. È chiaro che serve comunque rivolgersi a un medico esperto e certificato, dato che si parla di un trattamento piuttosto invasivo. Per questa ragione, si dovrebbe ricorrere al trapianto solo in caso di alopecia irreversibile, e solo quando il peso psicologico si fa insostenibile.

In Italia sono molte le persone che soffrono di calvizie: nonostante questo, però, esistono dei rimedi che possono rivelarsi efficaci.

Nel pesce c'è il mercurio: Ministero Salute ritira pesce spada decongelato

ROMA - L'avviso è stato pubblicato sul sito del Ministero della salute. Il richiamo riguarda tutto il territorio nazionale e nello specifico interessa il lotto 3249P20317 con scadenza minima del 23.11.2018 del filone di pesce spada decongelato a marchio Turla Pierino commercializzato in Italia da Ittica Di Franciacorta srl con sede dello stabilimento a Provaglio D'Iseo (BS) ma prodotto da FRIME SA con sede dello stabilimento a Marcabarna (Spagna).

Il ministero della Salute invita, chiunque abbia acquistato il pesce dei lotto specificato, a non consumarlo, ma di restituirlo al punto vendita. "Il prodotto non deve essere assolutamente consumato. Motivo del richiamo: presenza di mercurio oltre i limiti.". Nello specifico si tratta di trance spada extra Sashimi "Xiphias Glaudius" congelato glassatura 5% pescato nell'Oceano Indiano Orientale. Pertanto Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, consiglia i consumatori, quando si va in pescheria, di preferire pesci mediterranei di piccole dimensioni, come alici e sardine, ricchi di nutrienti e meno a rischio di estinzione.

Il buonsenso e le linee guida dei nutrizionisti suggerirebbero di non superare i 100 grammi alla settimana di pesce spada o tonno, mentre per le altre specie complessivamente si può consumare fino a 300-400 grammi di pesce alla settimana, alla luce dei grandi benefici per la salute che ne derivano.

L’importante è variare molto le specie da portare in tavola, seguendo la stagionalità anche per il pesce e preferendo il mercato ittico locale. Inoltre, per quanto riguarda questa partita di pesce, chiunque avesse acquistato questi prodotti è invitato a non consumarli e a consegnarli al rivenditore o al Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della ASL locale.

Salame cotto ritirato per sospetto inquinamento microbiologico

ROMA - Per “esito non conforme per parametri di sicurezza alimentare di tipo microbiologico" a seguito di analisi effettuate in autocontrollo, è stato richiamato dai banconi di vendita un lotto di Salame Cotto Mignon prodotto a Genola in provincia di Cuneo, nel salame confezionato sottovuoto da 230 gr. Il lotto è P000415618, con varie date di scadenza.

L'avviso di richiamo che riguarda il territorio nazionale, è stato pubblicato sul sito nella pagina dedicata alle allerte alimentari nella sezione "Avvisi di sicurezza" del Ministero della Salute. Il salame interessato dal richiamo è prodotto da "La Grande Trasformazione" srl, nello stabilimento di via Garetta 8/A. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita la clientela, a titolo cautelativo, a riportare in negozio il prodotto con le indicazioni descritte nel richiamo.

Dal Ministero della Salute fanno sapere che del richiamo sono state avvisate le Asl di competenza, le Regioni in cui è stati venduto il lotto di salame. Nello specifico, la nota ministeriale parla di "esito non conforme per parametri di sicurezza alimentare di tipo microbiologico di cui al Reg. 2073/05". Nell'ambito della sicurezza alimentare, il rischio microbiologico alimentare è rappresentato dalla possibile manifestazione di un effetto indesiderato a seguito dell’esposizione ad agenti patogeni zoonotici attraverso il consumo di alimenti. I più diffusi sono Campylobacter spp,Escherichia coli verocitotossici, Listeria monocytogenes, Salmonella spp, Toxoplasma, microrganismi produttori di tossine alimentari.

Cozze allevate in mare contaminate da tossine: scattata allerta Rasff in Italia e nella Ue

LECCE - E' allarme cozze contaminate in Italia. L’elenco italiano del sistema di allerta inviata dal Ministero della Salute italiano del 5 dicembre (Dettagli di notifica - 2018.3530), comprende una segnalazione di allarme per la presenza di alto numero di "Diarroica Shellfish Poisoning" (DSP) acido okadaico (129 μg / kg - ppb) superiore ai limiti consentiti, in cozze allevate in mare. Nello specifico, su ordine dell' autorità italiana e spagnola, è stato disposto il ritiro dal mercato dei prodotti contaminati dopo un controllo effettuato sul mercato. Il consumo dei molluschi Bivalvi è considerato uno dei principali responsabili di trasmissione all’uomo di diverse malattie d’origine batterica e virale nonché intossicazioni da Biotossine algali, anche a causa della diffusa abitudine di consumarli poco cotti o addirittura crudi.

Il problema legato alla presenza delle tossine algali nei molluschi sta assumendo grossa rilevanza dal punto di vista igienico-sanitario. Ciò è dovuto, molto probabilmente, al flusso commerciale internazionale dei molluschi che vengono posti in zone di stabulazione, oppure veicolati dal traffico navale, o dall’acqua di zavorra trasportata dalle navi. Progressivamente, nel mare Adriatico, si è assistito alla proliferazione di un’alga (Dinophysis sp) produttrice della tossina Dsp, fenomeno che ha reso necessario impostare una continua vigilanza sanitaria. Attualmente il problema delle alghe tossiche marine è in continua crescita: sia per l’aumentare del numero delle specie riconosciute come dannose, sia per i fenomeni di fioritura algale, presumibilmente legati all’eutrofizzazione delle aree costiere.

Dando origine a fenomeni di “ Bloom Algali”, cambiamenti di colore dell’acqua legate all’elevatissima proliferazione di cellule algali, raggiungendo in condizioni favorevoli (elevata presenza di nutrienti, temperatura ecc..), densità pari a 60-70 milioni di cellule litro. Il fenomeno delle fioriture algali è noto fin dall’antichità e si manifesta in molte aree del mondo, in Italia si è assistito ad un’intensificazione di tale fenomeno dal 1975 lungo l’intera costa Emiliano Romagnola. L’apporto di nutrienti è sensibilmente rilevabile negli estuari dei fiumi e in corrispondenza di fenomeni d’elevata piovosità.

Nello specifico la Diarrhetic shellfish poisoning (DSP la sindrome di questa tossina è di natura diarroica, prodotta da tossine sviluppate da alghe del genere dinoflagettati appartenenti al gruppo Dinophysis, presenti normalmente nei mari di tutto il mondo. Non si formano mai in concomitanza con le "Maree rosse". Le Dinophysis sono responsabili della produzione di tossine del gruppo dell’acido okadaico. Le DSP sono composti liposolubili divisi in tre categorie con effetti tossicologici e meccanismi d’azione e alterazione diversi:Tossine acide (acido okadaico e suoi derivati)Tossine neutre (pectenotossine)Yessotossina e suoi derivati. Si prevede che i cambiamenti climatici causeranno una serie di malattie per gli oceani del mondo, incluso il riscaldamento, l'acidificazione e la perdita di ossigeno.

Uno studio pubblicato di recente pubblicato online nell'edizione del 24 aprile degli Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze dal titolo "Il riscaldamento oceanico dal 1982 ha ampliato la nicchia delle fioriture algali tossiche negli oceani del Nord Atlantico e del Nord Pacifico", dimostra che una conseguenza oceanica di il cambiamento climatico che si è già verificato è la diffusione e l'intensificazione delle alghe tossiche. "Le fioriture algali tossiche o nocive non sono un fenomeno nuovo, anche se molte persone potrebbero conoscerle con altri nomi come le maree rosse", ha detto Gobler. "Questi eventi possono ammaliare o uccidere persone che consumano molluschi contaminati dalla tossina e possono danneggiare gli ecosistemi marini uccidendo pesci e altra vita marina". "Il problema sta peggiorando".

"La distribuzione, la frequenza e l'intensità di questi eventi sono aumentate in tutto il mondo e questo studio collega questa espansione al riscaldamento degli oceani in alcune regioni degli oceani del Nord Atlantico e del Nord Pacifico", ha detto Gobler. Le alghe marine sono così minuscole: 50 di esse affiancano solo la larghezza di un singolo capello, che possono sembrare innocue. Ma quando miliardi di cellule tossiche si uniscono, possono avvelenare gli umani, uccidere la vita marina e danneggiare economicamente le comunità costiere. Le perdite economiche attribuite a questo fenomeno nel corso dell'ultimo decennio sono state stimate a oltre un miliardo di dollari.Per tali ovvie ragioni, il Sistema di allerta RASFF, invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza". Sottolineiamo che la dinofisi è un serio problema di salute poiché produce neurotossine e tossine gastrointestinali che possono provocare intossicazione da parassiti paralitici e diarritici negli esseri umani.

Tecniche di simulazione virtuale in medicina: TESIAMED arriva a Bari


BARI – TESIAMED, acronimo che significa TEcniche di SImulazione Avanzata in MEDicina, è un progetto che ha realizzato un ambiente intraoperatorio in realtà virtuale ed aumentata nel quale coesistono elementi descrittivi e rappresentativi della parte anatomica trattata in formato tridimensionale e multimodale (volumetrie ottenute fondendo due o più immagini provenienti da fonti diverse, quali Endoscopio, TAC, RM, ECO, PET), e modellizzazione degli strumenti operatorii al fine di fornire - al chirurgo - precise indicazioni esecutive necessarie a condurre interventi mini invasisi (a cielo chiuso) con la  massima precisione, accuratezza e sicurezza per il paziente.

In realtà ‘si tratta di simulare un intervento con la guida di un navigatore in un’aula multimediale – spiega Loreto Gesualdo, direttore Scuola di Medicina e Chirurgia dell’università di Bari -. L’applicazione di questa tecnologia è rivolta agli studenti in medicina perchè imparino l’arte chirurgica simulata in aula senza rischi per il paziente, per poi applicare l’esperienza ai casi reali. Ma anche per ridurre i tempi di intervento e degenza, i costi per le strutture sanitarie ed il Servizio sanitario nazionale grazie alla diminuzione del risk management e dei tempi di ospedalizzazione del paziente’.

Gli àmbiti di applicazione di tale tecnologia vanno dalle metodiche bioptiche alla termoablazione, crioablazione e resezione dei tumori, chirurgia addominale profonda, interventi sull’apparato muscolo/scheletrico, protesizzazione, chirurgia della colonna vertebrale e maxillo/facciale e neurochirurgia in generale.

TESIAMED, per la sua natura multidisciplinare, è inserito nella priorità ‘Sfide per la società’ prevista dal Programma H2020, in particolare al punto 7.1 del citato allegato ‘Migliorare la salute e il benessere della popolazione’ perché individua obiettivi che impattano sui fabbisogni della Regione Puglia (Manifattura sostenibile, Salute dell’uomo e Comunità digitali) così come definiti dai documenti programmatici riguardanti la pianificazione degli interventi in materia di sviluppo tecnologico e innovazione e le strategie regionali di ‘Smart Puglia 2020’.

Il progetto TESIAMED è stato finanziato dal MISE in misura di circa 4,5milioni di  euro in 24 mesi. La partnership pubblico/privata è costituita da Masmec (capofila), Emac ed il Dipartimento interdisciplinare di Medicina (DIM) dell’università di Bari.

MASMEC produce sistemi di navigazione per la radiologia interventistica e la chirurgia basati su tecnologia a infrarossi ed elettromagnetica. La navigazione è realizzata mediante strumenti chirurgici dotati di sensori e riprodotti sotto forma di modelli virtuali in ambienti di rendering 4D, dove i modelli anatomici volumetrici sono ricostruiti a partire dall’imaging diagnostico a elevata risoluzione.

La società EMAC si occupa di formazione del personale del mondo sanitario, studenti e strutturati affinché abbiano la gestione sicura dei dispositivi medici che sono in continua evoluzione tecnologica e la padronanza dell’esecuzione delle corrette procedure. Ma anche di integrazione di sistemi di simulazione per il training di personale di sala operatoria o specializzandi delle scuole di specializzazione. Fornisce le tecnologie fruibili non solo a scopi clinici ma anche formativi, ed una competenza in grado di conoscere le esigenze del settore e la modalità di fruizione delle tecnologie in forma integrata dedicata alla formazione degli operatori medici.

La partnership MASMEC/EMAC ha accelerato la fase di industrializzazione del prototipo e la sua omologazione e immissione sul mercato. È inoltre prevista una fase finale di validazione per predisporre un protocollo di omologazione che preveda un’attività clinica necessaria alla certificazione medicale del prodotto. Tale omologazione, che vedrà cooperare le due aziende, sarà espletata successivamente alla chiusura del progetto ed è propedeutica all’immissione sul mercato dei prodotti oggetto di studio.

Il Dipartimento interdisciplinare di medicina (DIM) dell’università di Bari  ha individuato i casi clinici reali ed ha valutato le criticità per ingegnerizzare i processi coinvolti, dalla formazione clinica ai limiti tecnici attuali. ‘Il DIM – dichiara il direttore Carlo Sabbà - è stato coinvolto nello sviluppo del prototipo chirurgico implementato con TESIAMED sia nei processi di formazione ed educazione del chirurgo sia nella gestione della sala operatoria e dell’attrezzatura utilizzata’.

‘TESIAMED è un progetto di successo legato al lavoro di squadra che ha prodotto un prototipo utile per la formazione degli studenti e specializzandi e per poter assumere importanti decisioni cliniche in centri di riferimento’, conclude Antonio Moschetta, direttore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’università di Bari e responsabile scientifico del progetto.

"Puglia prima tra regioni italiane a mettere in rete i servizi di anatomia patologica"

BARI - Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha tenuto questa mattina in Presidenza una conferenza stampa per illustrare i contenuti della delibera regionale sulla istituzione della Rete dei servizi di Anatomia Patologica in Puglia, prima tra le regioni italiane ad aver messo a sistema di rete i servizi dell'Anatomia Patologica.

Per una medicina sempre più di precisione e predittiva, il ruolo dell’Anatomia Patologica sarà infatti centrale e determinante e per questo la Regione Puglia ha voluto introdurre criteri di qualità omogenei su tutto il territorio regionale, lavorando su una best practice che già altre regioni italiane vorrebbero importare.

“Vi stiamo presentando un diamante che ha la capacità di rafforzare il sistema sanitario tutto insieme – ha detto il Presidente Emiliano aprendo la conferenza stampa - oggi parliamo di  innovazioni già avviate, grazie al grande lavoro di intesa svolto tra i professionisti, il Dipartimento regionale Politiche per la salute e l’Aress. La Rete di Anatomia patologica è  la capacità, dall'esame cellulare, di identificare il singolo tipo di patologia. Ovviamente questa è una scienza che serve in particolare e in modo molto rilevante, per l’oncologia, ma serve per molte altre cose e molte altre malattie che si diagnosticano attraverso l'esame cellulare”.

“Abbiamo ora un sistema che copre tutta la Puglia – ha aggiunto Emiliano - e che consente di trasmettere queste immagini, consentendone il raffronto e il confronto con tutti gli anatomopatologi pugliesi, che sono 94 e che si occupano di questi esami. Avere questa rete significa ridurre la possibilità dell'errore, perché nonostante l'altissima tecnologia che viene impiegata, alla fine l'occhio umano fa la diagnosi e vige in questo caso il principio che quattro occhi vedono meglio di due. Questa struttura e questa rete quindi consentono di far compiere questo primo passo nella lotta contro molte patologie importanti, nella maniera più corretta e precisa possibile, in modo tale che le terapie successive siano le più adatte al tipo di malattia diagnosticata”

“C’è un grande lavoro fatto insieme con i professionisti e la conferenza stampa di oggi – ha concluso Emiliano – vuole essere anche un tributo a questo lavoro intenso fatto di concerto con la Regione, in particolare con l’Aress, e qui ringrazio il dott. Attolini, e con il Dipartimento regionale politiche per la salute, e a questo proposito ringrazio la dott.ssa Caroli qui presente, ma anche tutti gli uffici regionali che hanno reso possibile questo”. 

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Leonardo Resta e Francesco Alfredo Zito, rispettivamente direttore del Servizio di Dipartimento di Anatomia patologica del Policlinico di Bari e direttore Anatomia patologica dell’IRCCS Giovanni Paolo II, Antonio Delvino, direttore generale Oncologico di Bari e Ettore Attolini, dirigente Aress.

LE DICHIARAZIONI - Prof Leonardo Resta, direttore del Servizio di Dipartimento di Anatomia patologica del Policlinico di Bari

“A disposizione dei pazienti pugliesi ci sarà una omogeneizzazione totale delle anatomie patologiche in qualunque punto della Regione. Questo garantirà una migliore performance delle prestazioni per tutti i pazienti, con riduzione dei tempi di refertazione e con aumento della professionalità erogata”

Francesco Alfredo Zito direttore Anatomia patologica dell’IRCCS Giovanni Paolo II

“L’anatomopatologo è il medico in grado di dire se un tumore è benigno o se un tumore è maligno. Finora invece il patologo è stato individuato come il medico delle autopsie, oggi la nostra attività è completamente diversa perché noi, anche nel caso di malattie maligne, diamo tutte quelle informazioni utili al clinico per poter impostare meglio la terapia, quella che oggi viene chiamata terapia personalizzata. Andiamo a individuare i marker all'interno delle cellule tumorali, perché gran parte della nostra attività è rivolta ai tumori, affinchè poi si possano individuare i farmaci che possono agire. La responsabilità del patologo nell'essere accurato nella sua diagnosi, è enorme. All’Oncologico ad esempio abbiamo la possibilità di utilizzare il vetrino digitalizzato.  È una grande opportunità perché in quei casi complicati e difficili noi abbiamo la possibilità di inviare il vetrino presso colleghi patologi con grande esperienza per quella determinata patologia ed avere quindi un secondo parere in tempi rapidissimi”.

Antonio Delvino, direttore generale Oncologico di Bari IRCCS Giovanni XXIII

“È un passo coerente con quello che è stato fatto negli anni scorsi. Ricordiamo che esistevano 5 anatomie patologiche, e fra la ASL Bari e l'Oncologico ci fu un primo percorso che portò ad unificare le anatomie patologiche della ASL che fu molto sofferto.

La Rete di Anatomia patologica ci permette di ottenere il risultato di ridurre le strutture complesse, ma soprattutto è un percorso che ha portato a lavorare insieme 16 anatomi patologi, disponendo quindi di specificità e competenze per cui la seconda opinion essenziale in questo percorso, in molti casi, viene fatta all'interno dell'équipe dello stesso Istituto. Noi stiamo perseguendo un progetto ambizioso che è quello del referto unico di anatomia patologica e biologia molecolare perché oggi se andiamo verso la medicina di precisione dobbiamo essere in grado di rilevare le mutazioni  che caratterizzano i vari tumori per poter indirizzare la terapia diretta.

Una buona diagnosi fa anche bene ai conti del Servizio sanitario sia in termini di tempo, sia in termini di salute generale, sia per evitare ricoveri ripetuti e approcci non appropriati”.

Dati mobilità passiva

“Registriamo una prima riduzione di 500.000 euro, poca cosa ma significativa tra il 2015 del 2016 e un'ulteriore riduzione di altri 600.000 euro per il 2016 del 2007. Inoltre il primo DRG di fuga, per la Puglia, era per la chemioterapia. Bene questo DRG nella rilevazione del 2017 è al sesto o al settimo posto quindi vuol dire che l'offerta è tale da convincere i cittadini pugliesi, e i baresi in particolare, a rimanere all'interno della Regione. Il modello di un centro oncologico che abbia in sé tutte le principali specialità connesse con la diagnosi e la terapia, è un modello vincente”.

Ettore Attolini, ARESS

“Con i colleghi, con i professionisti, con gli anatomopatologi abbiamo fatto un ottimo lavoro che ovviamente non finisce qui, è un lavoro che prosegue sia perché tutti i processi avviati sono dei processi dinamici, quindi in continua evoluzione, sia perché è necessario svolgere e sviluppare un'attività di monitoraggio e di valutazione e di verifica di quello che facciamo. Questo è un pezzo importante di un progetto molto più ampio che stiamo portando avanti che è quello di riorganizzazione del sistema complessivo dell'offerta della nostra regione per i problemi sanitari che si articola in due elementi fondamentali. E cioè la costruzione delle reti e la costruzione dei PDTA, i percorsi diagnostico-terapeutici”.

Convegni: "Dalla violenza assistita al lutto traumatico: un approccio integrato alla presa in carico dei 'bambini invisibili'"

BARI - Accrescere la conoscenza sul fenomeno della violenza all’infanzia, specie nelle sue forme della violenza domestica e dell’impatto generato sulle piccole vittime in particolar modo se testimoni dell’uccisione della madre per mano del padre, è uno degli obiettivi del Seminario in oggetto. La Giornata di studi, organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari in collaborazione con l’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva di Bari e dall’U.O. Psicologia – GIADA dell’Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari, è rivolta a studenti e laureati in psicologia, scienze sociali e giurisprudenza, psicologi, assistenti sociali, educatori ed avvocati.

Verrà affrontato il tema della violenza assistita intrafamiliare inteso come l’esperire da parte dei bambini di qualsiasi forma di violenza compiuta su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte o minori, nonché la condizione degli orfani denominati speciali, vittime di violenza assistita da omicidio, omicidi plurimi, omicidio-suicidio” (Doc. CISMAI 2017, Requisiti Minimi degli interventi nei casi di violenza assistita da maltrattamento sulle madri).

Gli esiti sulla salute che si associano a questa forma di violenza impongono percorsi di presa in carico ad alta complessità assistenziale con interventi integrati interdisciplinari ed intersettoriali. Sulla base di queste considerazioni è stato costituito localmente un gruppo di lavoro intersettoriale che ha messo in atto diverse azioni per fronteggiare il fenomeno oggetto della giornata.

La Giornata prevede relazioni di esperti sul tema, quali psicologi, assistenti sociali e magistrati, da tempo impegnati nel confronto con queste forme di violenza, e sarà l’occasione per la presentazione delle procedure da mettere in campo nelle condizioni di urgenza-emergenza.

Virus dell'epatite mutato? Casi di esseri umani infetti da epatite da ratto

ROMA - Solo due mesi fasi si è diffuso rapidamente l'annuncio che il virus dell'"epatite E" del ratto può anche contagiare l'uomo. I media di mezzo mondo avevano, infatti, rilanciato la notizia di un uomo di 56 anni che era stato contagiato da un "parente molto lontano" della variante umana del virus, come avevano confermato i ricercatori dell'Università di Hong Kong che ne avevano seguito il caso. Ora, un altro paziente sarebbe stato contagiato sempre a Hong Kong. Una circostanza che preoccupa gli infettivologi che temono che il virus sia mutato e possa essere trasmesso più facilmente tra gli animali e gli esseri umani.

Colpita dal virus dell'epatite E di ratto, questa volta è una donna di 70 anni che, come il primo paziente, sarebbe immunodepressa e pertanto più facilmente contagiabile. In realtà gli eventi risalirebbero al maggio 2017, quando i pazienti sono stati ricoverati in ospedale con i sintomi tipici del virus dell'epatite E umana (dolori addominali, perdita di appetito, perdita di peso e mal di testa). Come e dove le persone colpite sono state contagiate non è ancora chiaro. Sebbene entrambi provengano dallo stesso distretto di Hong Kong, tuttavia, i medici escludono una connessione. Mentre l'uomo è stato ipotizzato che avrebbe potuto aver consumato cibo contaminato dalle feci di ratto, questo dovrebbe essere escluso nella donna che ha sempre negato di aver mai avuto un contatto diretto con i topi.

È indiscusso che la metropoli abbia lottato a lungo con una piaga dei ratti, scrive il South China Morning Post. Di conseguenza, i due casi dovrebbero essere intesi come un campanello d'allarme per procedere con più vigore nella lotta per la derattizzazione. Ancora una volta, quindi, i ratti si ripresentano come tra i più importanti vettori di gravi patologie, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Ci auguriamo, quindi, che siano prese davvero tutte le misure per evitare che si possa diffondere questa nuova variante di epatite, perchè non è raro che i topi si spostino da un continente all'altro anche all'interno delle stive delle navi. E' bene ricordare, in tal senso, che Hong Kong, pur essendo un piccolo territorio autonomo, costituisce uno dei più importanti porti per container mondiali e non solo del Sudest della Cina.

Perde un occhio a causa di un parassita nell'acqua del rubinetto

ANVERSA - Le lenti a contatto e l'acqua del rubinetto non si associano bene. Petra, che vive nella provincia di Anversa, ha fatto un'esperienza dolorosa. Ha perso un occhio a causa di un parassita che probabilmente era nell'acqua della doccia che ha preso mentre portava le lenti, ha detto questa mattina su Radio 2 Antwerpen (VRT). Mentre faceva la doccia tre anni fa, Petra non si tolse le lenti. "Dev'essere stata quella volta che è andata male: l'acqua trapelata tra i miei occhi e la mia lente a contatto, conteneva un parassita, innocuo a meno che non raggiungesse gli occhi. Un evento molto raro".

Petra tentò un trapianto di cornea, che fallì. Per due settimane ha indossato un occhio artificiale. "Questa è una storia molto insolita", ha detto la professoressa Carina Koppen, capo del dipartimento di oftalmologia dell'UZA, sulla radio fiamminga. "Il parassita acanthamoeba vive nel mare, negli stagni e nell'acqua del rubinetto. Se vai a nuotare in piscina o a fare la doccia, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, devi rimuovere le lenti a contatto. Inoltre si raccomanda di NON lavare la custodia della lente e anche le lenti con acqua di rubinetto.

Influenza: 505mila gli italiani colpiti, il picco previsto a Capodanno

FIRENZE – Sono 505.000 gli italiani costretti a letto a causa dell’influenza dall’inizio della sorveglianza epidemiologica. Solo nell’ultima settimana i nuovi casi ammontano a 138.000. Le Regioni più colpite risultano Piemonte, Liguria, Lombardia, P.A. di Trento, Toscana, Abruzzo e Sicilia. La stagione sta seguendo lo stesso trend dello scorso anno e probabilmente il picco si verificherà intorno a Capodanno. In totale potrebbero essere oltre 5 milioni gli italiani colpiti dall’influenza nel corso dell’intera stagione 2018-19. Anche quest’anno si segnalano su tutto il territorio nazionale alcuni problemi sull’accesso ai vaccini. In diversi distretti sanitari le scorte sono già finite e questo ha creato problemi sia ai cittadini che al personale medico-sanitario. E’ quanto emerge durante la seconda giornata del 35° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

L’evento si chiude domani a Firenze e vede la partecipazione di oltre 3.000 camici bianchi da tutta la Penisola. “I ritardi nella consegna dei vaccini e altri disguidi sono anche causati dal fatto che le gare, per l’acquisizione di questi presidi sanitari, sono biennali - afferma il dott. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale SIMG -. Risulta quindi difficile riuscire ad avere il numero corretto di vaccini perché ogni stagione coinvolge una quota diversa di popolazione. Se vogliamo concretamente aumentare le percentuali di immunizzazione vanno migliorati questi aspetti organizzativi. Ciò nonostante la campagna vaccinale prosegue con buoni risultati. Registriamo, con soddisfazione, una rinnovata fiducia da parte dei cittadini”.

“Il nostro ruolo nel contrasto all’influenza è fondamentale - aggiunge il dott. Ovidio Brignoli, Vice Presidente Nazionale SIMG -. Come medici di famiglia siamo presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale e possiamo fornire alle istituzioni sanitarie, locali e nazionali, tutti i dati relativi a incidenza, prevalenza e mortalità. Sulla base di questi numeri è possibile pianificare interventi concreti di salute nell’interesse della collettività”. “L’influenza un fenomeno complesso e che colpisce circa il 10% dell’intera popolazione italiana - conclude il dott. Aurelio Sessa, responsabile SIMG del settore -. Non può essere sottovalutata e bisogna ricordare che la vaccinazione è l’arma migliore a nostra disposizione. La prevenzione però passa anche da una serie di semplici regole di buona igiene che vanno seguite con particolare attenzione in questo periodo delicato dell’anno. Noi medici di famiglia dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio ai nostri assistiti, a partire proprio dal ricorso alla vaccinazione”.

Infezioni ospedaliere: è allarme in Italia. In Campania, Puglia e Calabria i record in negativo

(Pixabay)
BARI - I recenti dati riferiti al 2017 dalle più importanti organizzazioni sanitarie a livello mondiale ed europeo (Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS ed il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie Infettive - ECDC) affermano che, a causa della resistenza dei batteri agli antibiotici, si verificano 671.689 casi di infezioni, a cui sono attribuibili 33.110 decessi e 874.541 condizioni di disabilità.

Di queste infezioni il 63% risultano essere infezioni correlate all’assistenza sanitaria e sociosanitaria. In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, le infezioni ospedaliere hanno un’importanza anche maggiore di tante altre malattie non infettive. Su 9 milioni di ricoveri in ospedale, ogni anno si riscontrano da 450.000 a 700.000 casi di infezioni ospedaliere (circa dal 5-8% di tutti i pazienti ricoverati).

IL CONGRESSO - Se ne parlerà durante il XVII Congresso Nazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che si svolgerà dal 2 al 5 dicembre presso il Centro Congressi Lingotto di Torino. Durante il congresso, organizzato dai Professori Giovanni Di Perri e Pietro Caramello di Torino saranno approfondite tematiche quali HIV, epatite C, aderenza ai farmaci, malattie nelle popolazioni speciali, malaria e malattie vettoriali.

"Il programma del congresso - spiegano è stato studiato per permettere il confronto e la discussione sulle tematiche consolidate ma attuali nell’attività quotidiana dell’Infettivologo nonché su nuove questioni emergenti o riemergenti. In questo perimetro, i grandi capitoli delle infezioni virali, della gestione delle infezioni nosocomiali, della terapia antibiotica, delle malattie tropicali e di importazione sono stati affrontati cercando di superare laddove possibile rigidi schematismi e favorendo la trasversalità di argomenti, in modo da sottolineare come l’approfondimento di tematiche specifiche non debba far perdere la visione globale e bilanciata del sapere e del fare dell’Infettivologo".

LE INFEZIONI IN ITALIA - Se si va ad analizzare l’andamento complessivo delle infezioni negli ultimi 10 anni si riscontra che le infezioni nei reparti medici sono salite a 12,4 casi ogni 100.000 dimissioni (erano 6,9 nel 2007) con un aumento del 79%, mentre per quelle nei reparti chirurgici da 144,59 casi ogni 100.000 dimissioni a 233,1 casi, con un incremento del 61,2%, ciò malgrado il numero totale dei ricoveri sia molto diminuito di circa 3 milioni.

"La valutazione del rischio di infezione - spiega il Prof. Marco Tinelli, Tesoriere della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, già Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive e Tropicali - Azienda Ospedaliera di Lodi - è un parametro fondamentale per la prevenzione delle infezioni. Esso è più alto, oltre che negli anziani sopra i 70 anni, in molte patologie come: neoplasie, diabete, bronchiti croniche, cardiopatie, insufficienza renale, traumi, ustioni, trapianti di organi, ecc. Per quanto riguarda le sedi delle infezioni sia negli ospedali che nelle RSA, le principali patologie che si riscontrano nell’80% circa dei casi sono a livello urinario, delle vie aeree (a livello comunitario quelle del tratto respiratorio superiore mentre a livello ospedaliero del tratto inferiore), dei tessuti molli comprese le ferite post chirurgiche e le infezioni del sangue (sepsi), quest’ultime più gravi e pericolose per la vita. Tra le varie tipologie di infezioni citate, quelle urinarie contano circa il 35 % di tutte le infezioni ospedaliere anche se ultimamente si riscontra una tendenza alla riduzione, a differenza delle infezioni respiratorie che percentualmente hanno raggiunto i livelli delle urinarie".

LE CAUSE - Una buona parte di questi aumenti, in percentuale, è dovuta all’uso eccessivo di antibiotici ed in particolar modo di alcune classi di essi come i chinoloni (ciprofloxacina e levofloxacina) che sono molto usati per la loro facilità di somministrazione per bocca e, di solito, in monodose giornaliera. Tali antibiotici, oltre a determinare effetti collaterali anche rilevanti, hanno raggiunto un tale livello di resistenza, pari al 50%-60%, tanto che l’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) pochissimi giorni fa, ha emanato un “alert” a tutte le istituzioni sanitarie europee per limitarne drasticamente l’uso. Del resto, secondo i dati forniti dall’ECDC nel 2018, abbiamo il triste primato di essere una delle nazioni europee a più alto consumo di antibiotici insieme a Regno Unito, Finlandia, e Grecia a livello ospedaliero e a livello territoriale insieme a Grecia, Francia e Belgio.

LE REGIONI DELL'EMERGENZA - Secondo i recentissimi dati ufficiali del rapporto OsMed 2017-2018 presentato da AIFA a luglio di quest’anno, si riscontra una notevole differenza Nord-Sud. "Prendendo in considerazione le dosi di farmaco consumate ogni 1000 abitanti - aggiunge il Prof. Tinelli - è la Campania la regione ad avere il maggior consumo di antibiotici (29, 0 DDD), seguita dalla Puglia (26,8 DDD), Calabria (26,6 DDD) e dall’Abruzzo (25,4 DDD). La Provincia Autonoma di Bolzano ha il consumo piu basso (12,7 DDD), seguita dalla Liguria (15,9), dal Veneto (16,9 DDD) e dal Friuli Venezia Giulia (17,5 DDD). Molti sono i motivi dei consumi elevati: si va dalle differenti abitudini prescrittive spesso non appropriate nelle varie regioni, sia a livello ospedaliero che territoriale, al non sempre ottimale monitoraggio dei farmaci ed anche alla vendita di antibiotici senza prescrizione nelle farmacie (per fortuna in una percentuale limitata)".

L'APPELLO AL GOVERNO DELLA SIMIT - "La gestione dell’antibiotico- resistenza e le conseguenze ad essa correlate - conclude il Prof. Tinelli - rimangono uno i problemi principali, se non il problema principale, della salute pubblica nel nostro paese, come del resto evidenziato più volte ed in più occasioni da tutte le organizzazioni sanitarie internazionali. E’ evidente che se il Governo non metterà mano ai cordoni della borsa prevedendo che nel DEF 2019 una quota di investimenti sarà dedicata e vincolata alla gestione del problema “antibiotico resistenza”, almeno per alcune priorità più urgenti ed indilazionabili, il nostro Paese rimarrà il fanalino di coda dell’Europa a scapito di tutti i cittadini".

Gdp Tv

150° Unità d'Italia AGRICOLTURA AGROALIMENTARE AMBIENTE Animali Annunci Approfondimento Arredamento Arte Attualità Auto e motori Avviso Pubblico Aziende Bari Bari 2014 Bari 2019 Bat Bifest 2011 Bifest 2014 Bifest 2015 Bifest 2016 Bifest 2017 Bifest 2018 Brasile2014 Bricolage Brindisi Calcio Casinò Chiesa cinema Columbus Day COMMENTO Comunicati Stampa Concerti Concorsi Corsi CROCIERE CRONACA CRONACA LOCALE CULTURA DOVE SEI? Cultura e Spettacoli Design Diari da Kinshasa Dimmi come scrivi Discoteche Donna del Giorno Economia Elezioni 2011 Enogastronomia Estate Esteri Eventi Expo 2015 Festival del cinema di Roma 2010 Festival del cinema di Roma 2011 Festival del cinema di Roma 2012 Festival del cinema di Roma 2013 Festival del cinema di Roma 2014 Festival del cinema di Roma 2015 Festival del cinema di Roma 2016 Festival di Venezia '13 Festival di Venezia '14 Festival di Venezia '15 Festival di Venezia '16 Fiera del Levante Filastrocca film Flash Foggia Foto Frodi Fumetti Gallery Gastronomia Gdp Junior Ghost Hunters Puglia Giochi Giubileo Gossip Grafico Hot IL MIO AVVOCATO Il Principe Azzurro Inchiesta Intervista Intrattenimento Islam isola dei famosi 5 L'Angolo della Poesia LA CURIOSITA' LA RECENSIONE Latitudeslife LAVORO Lecce Lettera al direttore Libri Link LIVE Lotterie Matera METEO milano Miss Italia MODA Mostre Motociclismo musica Necrologi NOTIZIE DAL MONDO novità musicali Oroscopo Paranormale Perle di storia pugliese photogallery PLAY: MUSICAEDINTORNI Politica Politica locale Potenza PRIMO PIANO Protezione civile Psicologia Pubblica Amministrazione Puglia Punto e a Capo Regionali 2015 Reportage ricerca Ricette Rio 2016 Roma Russia 2018 Salute e benessere Sanità Sanremo 2015 Sanremo 2016 Sanremo 2017 Sanremo 2018 Scheda Scienza e tecnologie Scuola Sentenze europee Sessualità Silent Key Spazio Spazio Emergenti Speciale Speciale 21 dicembre Speciale amministrative 2012 Speciale Amministrative 2014 Speciale Euro 2012 Speciale Fiera Speciale Politiche '13 Spetteguless Sport Storia Taranto Tennis Territorio TICKER Top Tra scienza e fede Trasporti Turismo Tv UE Università e formazione Us version Vacanze Viabilità Viaggi Video Videogiochi Vignetta Vino diVino Voli Web Zootecnia