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Bari, inaugurati al San Paolo nuova risonanza magnetica e i reparti di pneumologia e epilessia infantile

Bari, inaugurati al San Paolo nuova risonanza magnetica e i reparti di pneumologia e epilessia infantile

BARI - Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha inaugurato oggi all’Ospedale San Paolo di Bari la nuova risonanza magnetica, la nuova Unità di terapia intensiva respiratoria (UTIR), l’ambulatorio di Elettroencefalografia dell’età evolutiva (Centro epilessia infantile) e il Centro di orientamento oncologico (Coro). I nuovi reparti e macchinari sono già operativi. Accompagnato dal direttore della Asl Bari, Antonio Sanguedolce, Emiliano ha visitato prima la nuova Risonanza Magnetica, poi ha incontrato gli operatori e i genitori dei pazienti dell’ambulatorio di epilessia infantile. Dopodiché ha visionato il nuovo reparto di Pneumologia, trasferito definitivamente al quarto piano e infine ha potuto vedere il Centro di orientamento oncologico (Coro) da poco attivo a fianco del reparto di Oncologia.

“Ogni giorno – ha detto Emiliano - in Puglia inauguriamo nuovi reparti, sigliamo nuovi accordi, facciamo nuove assunzioni. Stiamo rafforzando la nostra sanità e, dopo aver recuperato venti anni di ritardi, i risultati adesso si vedono. Il sacrificio del personale è stato enorme: al San Paolo abbiamo spostato reparti senza chiuderli e sono qui anche per ringraziare il personale e i pazienti per la sopportazione di questi lavori in un ospedale nato con trent’anni di ritardo e già progettualmente non aggiornatissimo. Stiamo lavorando per offrire a chi ci lavora e ai pazienti il massimo della tecnologia possibile. La nuova risonanza magnetica è una macchina molto evoluta che consente di mettere a frutto l’esperienza di una equipe specializzata per la diagnosi e le terapie di diverse malattie. Un passo importante per abbattere i tempi di attesa, anche rispetto alle utenze esterne, e avere diagnosi sempre più precise e raffinate”.

La nuova risonanza magnetica, con apparecchiatura “AERA 1.5 TESLA”, è entrata a pieno regime  dallo scorso febbraio, con l’esecuzione di circa 3500 esami fino a oggi e ha già consentito  di  abbattere  i  tempi  di  attesa,  anche  rispetto  alle  utenze  esterne.

Tutto  ciò  in  linea  con  gli  obiettivi  e  le  priorità  della  Regione  Puglia  di  incentivare  la prevenzione e la appropriatezza delle prestazioni e delle cure e per limitare la mobilità verso altre regioni.

Secondo il direttore del reparto Paola D’Aprile: “questa macchina che abbiamo installato è una risonanza ad alto campo, dotata di software che ci consente di fare delle diagnosi raffinate. La tecnologia, oltre all’esperienza degli operatori sanitari, è fondamentale per diagnosi precise, che possano sfociare in trattamenti terapeutici efficaci e mirati. Possiamo fare studi a livello del sistema nervoso centrale, dissociando il tessuto cerebrale dai fasci di fibre nervose, importanti per la pianificazione chirurgica di tumori cerebrali in alcune sedi particolari. Possiamo fare la cardio RM, cioè lo studio di alcune patologie cardiache per diagnosi molto accurate per le miocardie o le pericarditi. Inoltre si possono esaminare le malattie del tubo digerente, come la malattia di Crohn, integrando la colonscopia e studiare patologie della colonna vertebrale o alcuni tumori con la spettroscopia. Anche le terapie delle leucemie e dei mielomi possono essere studiate in maniera mirata. Questa tecnologia è fondamentale in questo momento storico per diagnosi accurate, anche grazie alle professionalità dell’equipe che ha molta esperienza in questo campo”.

Per il dottor Sciuricchio, dell’unità operativa Epilessia: “l’ambulatorio è dedicato al bambino e alla patologia dell’epilessia oltre che alle patologie rare e alle cefalee per affrontarle in maniera multidisciplinare. Curiamo la “transition”, il passaggio dall’età evolutiva all’età adulta, mantenendo le competenze”.

Il centro Epilessia  è l’unico riferimento ambulatoriale della Asl Bari dedicato alle Epilessie e altre patologie  neurologiche  dell’età  evolutiva,  integra  competenze  cliniche  neurofisiologiche e strumentazione  d’avanguardia  e,  in  sinergia  multidisciplinare  con  altre  specialità  presenti all’interno del presidio, si occupa della diagnosi, cura e presa in carico di oltre 1500 pazienti in età pediatrica ed adolescenziale. Il  centro  è  inoltre  riconosciuto  quale  nodo  della  rete  regionale   per  le  malattie  rare (era presente oggi alla visita la dottoressa Giuseppina Annicchiarico),  è  in collegamento con i riferimenti di eccellenza nazionali (Niguarda, Bambin Gesù, Gaslini ecc.) per  gli iter diagnostico- terapeutici complessi, ed è unico riferimento in Puglia per il trattamento delle cefalee pediatriche, seguendo oltre 500 pazienti.

Emiliano ha incontrato il dottor Vito Picca, responsabile del reparto di Pneumologia - dove c’è la UTIR, unità di terapia intensiva respiratoria per i malati acuti oltre alle degenze semi intensive e  ordinarie, ma anche innovativi ambulatori diagnostici di broncoscopia, polisonnografia, endoscopia e ecografia interventistica, ora sistemati in ambienti adatti e confortevoli.

Emiliano ha infine concluso la visita al San Paolo incontrando il dott. Nicola Marzano, dirigente dell’Oncologia, dove è stato attivato il “Coro” – centro orientamento oncologico - per la valutazione dei pazienti con  sospetto  oncologico  in  tutte  le  fasi  diagnostiche, ematoclinico-strumentali,  volte  alla formulazione della diagnosi.

“Già molte persone – ha detto Marzano – hanno usufruito dei servizi del Coro, che prevede uno staff con infermieri, una psicologa, amministrativi armonicamente coordinati tra di loro insieme al medico responsabile. I pazienti con qualche sospetto oncologico vengono orientati dalla medicina di base con l’obiettivo di fare in modo rapido un percorso che prima era disarticolato ed estremamente lungo. Il paziente afferisce a un centro che è già predisposto, avendo codificato a priori tutte le tappe di controllo dei vari servizi in ospedale o fuori. Il paziente viene rapidamente analizzato sia dal punto di vista anamnestico che ematochimico che iconografico-strumentale. Alla fine di un percorso rapido e completo, si ha una visione che rappresenta lo stato dell’arte di quel paziente in quel momento. Da quel momento il paziente afferisce al centro oncologico più congruo per le sue esigenze e affronta il percorso oncologico”.

“Abbiamo inaugurato il nuovo reparto di terapia intensiva respiratoria – ha aggiunto il DG ASL Antonio Sanguedolce – già attivo, che afferisce al reparto di Pneumologia. Sono sei posti letto di terapia intensiva, di cui uno di isolamento per infettivi ed è una unità importantissima per tutta la Asl di Bari perché le patologie respiratorie acute aumentano per frequenza e hanno bisogno di adeguati trattamenti. Avevamo bisogno di questi posti letto che rispondono ai requisiti più moderni sia per spazi che per attrezzature”.

A Taranto 'Match it now'

A Taranto 'Match it now'

di PIERO CHIMENTI - Il prossimo 19 ottobre l'Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo) sarà in Piazza della Vittoria, a Taranto, in occasione del 'Match it now', così come in oltre 180 piazze di tutta Italia. Nell'evento patrocinato dal Ministero della Salute e dal Coni con un piccolo prelievo di sangue sarà possibile essere 'tipizzati' per entrare nel registro dei donatori di midollo osseo.

A Trani il congresso 'CardioBat 2019'

A Trani il congresso 'CardioBat 2019'

TRANI - Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte prematura in Europa e contribuiscono al continuo aumento dei costi dell’assistenza sanitaria. Oggi si possono definire le patologie croniche a più alto impatto sulla sopravvivenza, sulla qualità di vita e sull’assorbimento di risorse.

Richiedono una costruttiva integrazione nella gestione dei percorsi diagnostico-terapeutici tra l’ospedale e il comparto delle cure primarie.

Tutte tematiche che saranno affrontate durante il congresso “CardioBat2019”, che si terrà il 18 e 19 ottobre a Trani a Palazzo San Giorgio. Promosso e organizzato dall’Unità Operativa Dipartimentale di Emodinamica di Andria, diretta dal dottore Francesco Bartolomucci, con la collaborazione della segreteria organizzativa di C.lab Meeting (info 080.5061372),  sarà occasione per fare il punto sulle strategie di prevenzione primaria e secondaria nel controllo dei fattori di rischio.

La prontezza nella diagnosi e nel trattamento degli eventi acuti (quali l’infarto del miocardio e la fibrillazione atriale), e le corrette strategie nella gestione del malato cardiovascolare, riducono la mortalità e la disabilità.

Inoltre, sarà dato ampio spazio alla responsabilità professionale e alla gestione dell’esercizio della professione medica.

Invece, del consolidato ruolo dell’emodinamica di Andria nel trattamento dell’infarto miocardico acuto se ne discuterà nel panel dal titolo “La gestione del rischio dopo infarto miocardico”. Da diversi anni ormai il Laboratorio di emodinamica del PO di Andria si attesta stabilmente tra i primi tre centri di Puglia in merito al numero di pazienti trattati in emergenza per infarto miocardico acuto (227 pazienti trattati nel solo 2018 con un trend ancora in crescita nel 2019). Inoltre, da una analisi de Il Sole 24 ore relativa alla salute degli italiani, è emerso come la Asl Bat grazie ad  una efficiente rete per il trattamento dell’infarto miocardico acuto abbia un basso tasso di mortalità per tale patologia tanto da collocarla al quinto posto a livello nazionale in questo ambito.

L’argomento sarà approfondito anche dal professore Francesco Romeo, che presenterà una Lettura Magistrale dal titolo “Prevenire l’infarto si può? Un nuovo marcatore genetico consente di identificare i soggetti più a rischio”.

Da alcuni mesi è partita inoltre una attività di trattamento delle arteriopatie periferiche. Attraverso un approccio percutaneo (ossia non chirurgico), è possibile, infatti, diagnosticare e trattare gravi patologie a carico dell’asse carotideo e degli arti inferiori.  Oltre ad evitare la “migrazione” di pazienti fuori dalla Asl Bat,  tale attività è indispensabile al fine di evitare l’insorgenza di patologie pericolose o gravemente debilitanti. 

Un momento goliardico del congresso, ma di fondamentale interesse, sarà quello dei “Campionati italiani di eco-wars”, coordinati dal professore Miguel Garcia Fernandez dell’Università di Madrid, che condurrà il challenge su nuove tematiche ecocardiografiche e metterà a confronto cardiologi della Asl Bat contro cardiologi della Asl Bari.

Non mancano sfide per il futuro. Infatti, l’Unità Operativa di Andria strizza l’occhio al trattamento delle patologie cosiddette “strutturali” ossia quelle a carico di strutture complesse del cuore, che fino a pochi anni fa erano ad appannaggio esclusivo dei cardiochirurghi. Tramite un accesso percutaneo è infatti possibile trattare patologie a carico della valvola aortica di cui se ne discuterà nel confronto tra la cardiochirurga Lucia Torraca e l’emodinamista Alfredo Marchese nel panel dal titolo “Cardiochirurgia e dintorni”.

Melfi: Convegno di Otorinolaringoiatria (GAO) il 15 e 16 novembre

Melfi: Convegno di Otorinolaringoiatria (GAO) il 15 e 16 novembre

di VITTORIO POLITO - Si svolgerà a Melfi (PZ), il 15 e 16 novembre 2019, il 22° Convegno del GAO (Gruppo Apulo di Otorinolaringoiatria), presieduto da Lorenzo Santandrea.

Un’occasione per discutere e approfondire argomenti con cui gli otorinolaringoiatri, e non solo, si confrontano nella pratica clinica, finalizzati ad assicurare terapie all’avanguardia per una migliore qualità di vita dei pazienti.

I temi che saranno trattati sono numerosi e complessi: gestione del colesteatoma, lesioni precancerose del cavo orale, chirurgia ricostruttiva di recupero negli esiti post-chirurgici faringo-laringei, gestione del paziente laringectomizzato. È in programma anche il tema relativo al rapporto Otorinolaringoiatra/audioprotesista alla luce dei dati della ricerca Eurotrack 2018.

Nella prima giornata, oltre alle due Tavole Rotonde, è prevista anche la Lettura Magistrale tenuta da Dario Ruggeri di Milano, mentre nella seconda giornata, come detto, saranno discusse le problematiche cliniche e quelle relative alla protesizzazione acustica.

Melfi, città delle Costituzioni di Federico II, è ancora racchiusa entro la cinta muraria, dominata dalla mole imponente del Castello. Giace su una collina che le ha conferito il carattere di fortezza militare e quel fascino tipico di un antico borgo medievale. Severa nel suo impianto urbano risalente al periodo normanno-svevo, la città offre edificazioni architettoniche ricche di storia, contornate dalle bellezze naturali del Vulture e dei Laghi di Monticchio. Quest’anno si festeggiano i mille anni delle costruzioni delle mura difensive.

Il Convegno è riservato a 100 partecipanti delle varie discipline mediche ed allargato a tecnici di audiometria, audioprotesisti, logopedisti, farmacisti ed infermieri.

L’evento, inserito nel programma E.C.M. prevede per i partecipanti 9 crediti formativi.

Segreteria organizzativa e infotel: Elle Center, via C. Rosalba,47/J, tel. 080.5041635, fax 080.5041645, elle@ellecenter.it, www.ellecenter.it.

Ipertrofia prostatica benigna: solo un paziente su 5 segue le terapie

Ipertrofia prostatica benigna: solo un paziente su 5 segue le terapie

VENEZIA - In Italia sono più di 6 milioni i cittadini colpiti da ipertrofia prostatica benigna, fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni, ma solo il 22,4% dei pazienti segue correttamente le terapie per la cura della malattia. La scarsa adesione ai trattamenti è dovuta anche alla sottovalutazione dei sintomi, considerati inevitabili perché legati all’età. Inoltre, molto spesso, il paziente ricorre a un pericoloso “fai da te”; pericoloso perché alcuni sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna sono comuni al cancro della prostata. Le conseguenze della mancata aderenza possono essere gravi, fino alla ritenzione urinaria acuta e a un inevitabile ricorso al bisturi.

Al congresso della Società Italiana di Urologia (SIU), in corso a Venezia fino a domani, sono presentati i risultati di uno studio, pubblicato su World Journal of Urology su più di 100 pazienti, che ha dimostrato, per la prima volta attraverso una doppia biopsia prostatica, il ruolo di un farmaco, l’estratto esanico di Serenoa repens nel ridurre in maniera statisticamente significativa, di circa il 30%, l’infiammazione che è all’origine della malattia. “È stata eseguita una prima biopsia prostatica in pazienti che poi sono stati divisi in 2 gruppi: uno trattato per sei mesi con estratto esanico di Serenoa repens e uno che non ha seguito nessuna terapia – spiega Vincenzo Ficarra, Ordinario di Urologia all’Università di Messina -. Dopo sei mesi, è stata eseguita una seconda biopsia: i pazienti che avevano ricevuto il trattamento presentavano una riduzione statisticamente significativa dei livelli di infiammazione. La dimostrazione è evidente sia a livello istologico che immuno-istochimico. Nella pratica clinica, questo si traduce in un netto miglioramento dei sintomi”.

“Necessità di alzarsi più volte durante la notte per urinare, urgenza di vuotare la vescica in modo frequente anche durante il giorno e getto di urina che diventa sempre più debole con una sensazione di mancato svuotamento sono i principali sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, caratterizzata dall’ingrossamento della ghiandola prostatica – afferma Cosimo De Nunzio, Dipartimento di Urologia, Ospedale Sant’Andrea, Università la Sapienza (Roma) -. Molteplici fattori intervengono nello sviluppo della malattia: invecchiamento, modificazioni ormonali, insulino resistenza, aumentata attività del sistema nervoso simpatico e infiammazione prostatica cronica. Proprio quest’ultima svolge un ruolo chiave nel favorire la progressione dell’ipertrofia prostatica benigna ed è presente in 3 pazienti su 4 affetti da sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS), caratteristici della malattia. L’infiammazione è associata a volume prostatico ingrossato e a sintomi più severi e può influenzare il trattamento medico. Per questo, deve essere tenuta in considerazione come obiettivo terapeutico e va curata sotto controllo medico. Solo il clinico è in grado di trattare l’ipertrofia prostatica benigna che, se trascurata, può progredire fino a causare ritenzione urinaria con l’impossibilità di vuotare la vescica”.

“La vittima di una prostata che cresce è proprio la vescica – continua Mauro Gacci, Dirigente Medico di Urologia presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze -. Quest’organo è costituito da tessuto muscolare, che può aumentare il proprio volume per vincere la resistenza che la prostata oppone allo svuotamento. Il rischio è di ‘sfiancare’ completamente la vescica e di far soffrire i reni. La prevenzione consiste in una diagnosi precoce, che si ottiene sottoponendosi a controlli periodici dopo i 40-50 anni e tempestivamente quando si manifestano problemi. È essenziale seguire un'alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta, verdura e cereali integrali, ma povera di grassi saturi (carne rossa, formaggi e fritti), evitando peperoncino, birra, insaccati, spezie, pepe, superalcolici, caffè e crostacei. È importante inoltre bere a sufficienza, almeno due litri di acqua al giorno, e svolgere attività fisica moderata e regolare”.

“È dimostrato il ruolo centrale dell’estratto esanico di Serenoa repens anche in associazione con gli alfa litici – conclude Andrea Salonia, Urologia Università Vita-Salute San Raffaele (Milano) -. In particolare uno studio ha evidenziato l’efficacia della combinazione dell’estratto esanico di Serenoa repens con un alfa litico nel ridurre i sintomi rispetto all’alfa litico da solo. Sono stati coinvolti nella ricerca circa 180 pazienti trattati per 12 mesi. Sulla base dei numerosi dati di efficacia, l’ente regolatorio europeo (European Medicines Agency, EMA) ha redatto nel 2015 un report indicando l’estratto esanico come l’unico estratto di Serenoa repens supportato da sufficienti evidenze in grado di sostenerne un ampio utilizzo nell’ipertrofia prostatica benigna come farmaco di riconosciuta efficacia e sicurezza”.

Donazione midollo osseo: Emiliano sottoscrive convenzione con Admo

Donazione midollo osseo: Emiliano sottoscrive convenzione con Admo

BARI - È stata firmata oggi dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano la convenzione con Admo Puglia (Associazione Donatori di Midollo Osseo). La convenzione arriva dopo un percorso che ha visto il via libera della Conferenza delle Regioni al decreto ministeriale sulle donazioni di midollo osseo.

“La Puglia – ha detto Emiliano- è una regione ben strutturata rispetto alle donazioni di sangue e di midollo osseo, ma proprio per questo non vogliamo perdere le nostre conquiste e vogliamo insistere. Con l’Admo sappiamo che la donazione del midollo è l’unica cura per certi tumori del sangue e stiamo strutturando i registri, gli elenchi delle persone pronte alla donazione, perché i donatori devono essere tipizzati prima dell’effettivo utilizzo perché in moltissimi casi il tempo è un fattore importantissimo per intervenire con successo e non sono pochi i casi per cui, grazie a questa tecnica della donazione del midollo e del successivo trapianto, si ottengono risultati positivi definitivi con la completa eradicazione della malattia. Tutto questo prevede una forte organizzazione che grazie al volontariato e alla partecipazione dal basso dei cittadini che ci danno una mano, viene ulteriormente migliorata”.

“È importante – ha aggiunto - che ci sia un coordinamento preciso e che venga garantito il coinvolgimento di tutta la squadra, per immedesimarsi nelle condizioni di vita delle persone.
Il rapporto con le organizzazioni di volontariato in questo ambito è fondamentale, perché le associazioni reagiscono rapidamente e mantengono sempre alta l’attenzione sul tema. La fiducia sempre maggiore che la Regione Puglia ha nei confronti di Admo si rinnova oggi in questa firma.
La Regione ad Admo affida un compito istituzionale, di strutturazione dei modelli della propria organizzazione, consapevole che chi ha un vissuto diretto in materia possiede conoscenze indispensabili per garantire il massimo delle prestazioni”.

Per Maria Stea, presidente regionale di Admo “la Puglia è la seconda regione a firmare il protocollo regionale: per questo vanno i complimenti dell’associazione alle istituzioni pugliesi. La convenzione è un punto d’inizio, per proseguire poi verso lo sviluppo delle donazioni e verso l’uso di tecniche innovative come il kit salivare”.

Erano presenti oggi anche il direttore del centro regionale sangue Angelo Ostuni, la prof. Specchia di Ematologia, la direttrice del centro tipizzazione del policlinico Donata Mininni e il direttore del dipartimento Politiche della Salute Vito Montanaro.

LA DONAZIONE DI MIDOLLO OSSEO IN PUGLIA - In Italia è stato istituito il Registro nazionale Italiano Donatori di Midollo Osseo, noto come IBMDR (Italian Bone Marrow Donor Registry), con sede a Genova presso gli “Ospedali Galliera”.
In Puglia il Registro IBMDR ha sede presso l’Azienda Policlinico di Bari.
Nel 2018 sono stati iscritti nel Registro IBMDR 2096 potenziali donatori di midollo osseo di cui: Centro Donatori Bari 1334 donatori; Centro Donatori di San Giovanni Rotondo 151 donatori; Centro donatori di Foggia 151 donatori; Centro donatori di Lecce 341 donatori.
Nel 2015 è stata istituita ed organizzata la Rete regionale Donatori di midollo osseo, i cui Poli di reclutamento hanno sede presso tutti i Servizi Trasfusionali della Regione Puglia. E’ infine stato sottoscritto nel 2018 il Protocollo tra Regione Puglia, Ufficio Scolastico Regionale e ADMO.

CHI PUO’ DONARE? - La donazione è anonima, volontaria e non retribuita. Requisiti: essere maggiorenne e di età inferiore ai 36 anni; godere di buona salute; pesare più di 50 kg.; essere rispondente ai requisiti di idoneità ed eleggibilità alla donazione previsti dalla normativa italiana; essere intenzionato a donare per qualsiasi paziente, nazionale o internazionale.

LA CONVENZIONE - Si è ritenuto necessario disciplinare, coerentemente ai principi di programmazione sanitaria in materia di trapianti e di attività trasfusionali e nel rispetto dell’autonomia regionale nella programmazione e organizzazione delle attività sanitarie, in modo uniforme sul territorio nazionale, i rapporti tra le Regioni e Province autonome e le associazioni e federazioni dei donatori volontari di cellule staminali emopoietiche.
Sono state individuate le tipologie di attività svolte dalle associazioni e federazioni di donatori volontari di cellule staminali emopoietiche da sangue midollare e da sangue periferico, definendo lo schema tipo di convenzione al quale devono conformarsi le regioni e province autonome nello stipulare le convenzioni, al fine di assicurare l’uniforme applicazione sul territorio nazionale;
a) sono stati definiti i requisiti idonei all’accreditamento delle associazioni e federazioni di donatori di cellule staminali emopoietiche ai fini della loro partecipazione alle attività organizzate nelle strutture afferenti ai poli di funzionamento di IBMDR (registri regionali e interregionali e loro articolazioni funzionali: centro donatori e poli di reclutamento)
b) sono state definite le quote di rimborso per le attività svolte dalle associazioni e federazioni di donatori volontari di cellule staminali emopoietiche, ai fini di sostenere le associazioni nella promozione e nello sviluppo della donazione volontaria e gratuita di cellule staminali emopoietiche e nella tutela della salute e dei diritti dei donatori, secondo quanto determinato nell’ accordo Stato-Regioni per la compensazione della mobilità sanitaria interregionale;
c) sono stati definiti i requisiti e le caratteristiche delle associazioni e federazioni di donatori volontari di cellule staminali emopoietiche, riconoscendo la partecipazione delle stesse ai fini istituzionali del SSN, considerando estensibile e applicabile anche alle associazioni e federazioni di donatori volontari di cellule staminali emopoietiche quanto previsto dalle finalità statutarie delle associazioni e federazioni dei donatori volontari di sangue.

COSA SONO IL MIDOLLO OSSEO E LE CELLULE STAMINALI - Le cellule del sangue, prodotte nel midollo osseo ed immesse in circolo, originano da cellule progenitrici, dette cellule staminali. Le cellule progenitrici sono piuttosto scarse ma, oltre a possedere una attività riproduttiva enorme (ogni giorno generano 200-400 miliardi di cellule nuove) sono in grado di replicarsi cosicché il loro numero resta invariato durante tutta la vita, anche se dovessero in parte venire prelevate (donazione). Tali cellule possono essere raccolte o dal midollo osseo o, dopo mobilizzazione con fattori di crescita, dal sangue periferico o dal sangue del cordone ombelicale.
Il trapianto di cellule staminali emipoietiche (CSE) si è affermato come una delle strategie terapeutiche più utili nella cura di emopatie maligne (es: leucemie acute o croniche, mieloidi o linfoidi) o ereditarie (Thalassemia Major) per le quali le terapie convenzionali non offrono che scarse o nulle possibilità di guarigione.
Per trapianto si intende la sostituzione di un midollo osseo malato o non funzionante, con cellule staminali sane in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, ricostituendo le normali funzioni ematologiche e immunologiche. Il trapianto può essere autologo (trapianto di CSE dello stesso paziente dopo opportuno trattamento) o allogenico (trapianto di CSE da un donatore sano). In quest’ultimo caso è indispensabile reperire un donatore con caratteristiche genetiche simili (compatibilità tissutale) a quelle del ricevente.
Le sorgenti da cui si estraggono le cellule staminali emopoietiche a fini di trapianto sono rappresentate dal sangue midollare (midollo osseo), dal sangue periferico e dal sangue del cordone ombelicale e che la diversa fonte implica una diversa modalità di prelievo nel donatore. 

Matteo Gelardi chiamato a Foggia dalla Facoltà di Medicina dell’Università

Matteo Gelardi chiamato a Foggia dalla Facoltà di Medicina dell’Università

di VITTORIO POLITO - La Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Foggia ha chiamato il prof. Matteo Gelardi a ricoprire dal 1° novembre prossimo, il ruolo di professore associato presso la Cattedra di Otorinolaringoiatria, per dedicarsi ancor più alla ricerca e alla didattica.

Matteo Gelardi, classe 1957, otorinolaringoiatra e citologo nasale, svolge da numerosi anni ricerche in campo rino-allergologico, dedicandosi ai meccanismi di difesa e delle variazioni citologiche durante le flogosi delle vie aeree superiori, diventando punto di riferimento per queste patologie in Italia ed all’Estero. Già professore a contratto presso le Scuole di Specializzazione in Otorinolaringoiatria delle Università di Padova e Ferrara, è attualmente responsabile dell’Unità Operativa di Rinologia presso la Clinica Otorinolaringologica dell’Università di Bari (Policlinico).

Matteo Gelardi, oltre a svolgere l’attività di medico e ricercatore, è anche un divulgatore scientifico. Di grande successo sono i suoi “Art&Science”, spettacoli di cui è ideatore e regista, che da alcuni anni porta in scena in prestigiose location, tra cui il Teatro Petruzzelli di Bari. Una “performance live” che vede avvicendarsi sul palcoscenico, come primi attori, cellule e scienziati provenienti da campi d’azione diversi (medici, astrofisici, biologi molecolari), che discutono senza confini e senza limiti di appartenenza ai propri settori con critici d’arte, musicisti, coreografi, scrittori e stilisti di moda. Uno spettacolo unico nel suo genere, che parte ogni anno da uno dei tanti scatti fotografici delle cellule catturati da Gelardi al microscopio. Immagini incredibilmente colorate e suggestive che svelano la poesia del corpo umano assimilabili ad opere d’arte.

Senza dimenticare i numerosissimi Master dedicati alla citologia nasale, finalizzati a estendere e condividere lo studio della citologia nasale “Art&Science”, che è stata la ciliegina sulla torta che ha premiato la sua intensa attività, non solo di medico, ma di studioso e organizzatore di Congressi e Master scientifici, finalizzati alla conoscenza e diffusione della citologia nasale.

Autore del primo “Atlante di Citologia Nasale” (Centro Scientifico Editore), tradotto in lingua inglese, e di una seconda edizione (Ermes Editore), ha fondato l’AICNA (Accademia Italiana di Citologia Nasale), presidente dell’Italian Academy of Rhinology (IAR).

Gelardi non ha rinunciato neanche a scrivere con Domenico Petrone, direttore della Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale “Di Venere” di Bari-Carbonara e con il sottoscritto, un volumetto dedicato ai “Santi Protettori degli Otorinolaringoiatri San Biagio e San Cono” (ECA Editrice).

Rallegramenti vivissimi al prof. Matteo Gelardi dal “Giornale di Puglia” e dal sottoscritto, che si onora della sua amicizia, al quale augurano buon lavoro e ulteriori successi della sua brillante carriera.

Omicidio-suicidio nel Foggiano, psicologi: “Tragedia che impone riflessione urgente”

Omicidio-suicidio nel Foggiano, psicologi: “Tragedia che impone riflessione urgente”

(ANSA)
BARI - Ha ucciso la moglie e le due figlie di 12 e 18 anni mentre dormivano, ha allertato i carabinieri e poi si è tolto la vita. L’autore dell’omicidio - suicidio avvenuto ad Orta Nova nella notte tra venerdì 11 ottobre e sabato 12 è Ciro Curcelli, assistente capo della polizia penitenziaria, di 53 anni.

Non si conoscono i motivi al momento ma “siamo dinanzi ad una tragedia che ci lascia sgomenti. La Scienza sembra fallire in gravi tragedie come queste! Dobbiamo però trovare il coraggio di imporci una riflessione urgente”, dice Antonio Di Gioia, presidente dell’Ordine degli Psicologi della regione Puglia.

“È forse una tragica vicenda in cui non si è intervenuti per riconoscere le conseguenza del burnout? E' stato istituito lo scorso anno l’Osservatorio permanente sul fenomeno suicidario tra gli appartenenti alle forze dell’ordine”, continua il dott. Di Gioia “ma per la complessità del problema è necessario uno sforzo in più per occuparci della sofferenza, della salute mentale, nei luoghi di lavoro, come previsto da D.lgs. 81/2008, soprattutto in strutture come quelle penitenziarie in cui il rischio di depersonalizzazione è alto e l'inaridimento emotivo può passare inosservato”.

Siamo di fronte al tragico epilogo di un periodo di grave fragilità emotiva, disagio psichico o di uno stato psicopatologico già presente da tempo? È l'esasperazione dell'individualismo che ha permeato gli ultimi anni a scapito del rispetto dell'alterità?

“Riconoscere i segnali di malessere è difficile, vanno analizzati i fattori individuali, familiari, ambientali e sociali che inevitabilmente si intrecciano e non sono facilmente individuabili. Ma quando c’è anche solo un campanello d’allarme è possibile attivare i primi interventi”.

"Di fronte a questa tragica notizia" sottolinea il dott. Capriuoli, consigliere dell’ordine, "si rende fortemente necessario potenziare i servizi socio - sanitari, i Centri Servizi territoriali per le Famiglie, le strutture socio - assistenziali in cui la collaborazione con le altre professioni della salute, possano sostenere e attivare azioni di prevenzione per impedire episodi tragici come questo. La comunità degli psicologi è pronta a collaborare per implementare un sistema efficace di prevenzione e cura del disagio psichico che colpisce chi è affetto da psicopatologie e le loro famiglie".

A Bari 'Tutti matti per il riso'

A Bari 'Tutti matti per il riso'

BARI - Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il peso dei disturbi mentali continua a crescere con un conseguente impatto sulla salute e sui principali aspetti sociali, umani ed economici in tutti i Paesi del mondo. Si registra un incremento anche tra i giovani e giovanissimi, a livello globale, il 10-20% di bambini e adolescenti soffre infatti di disturbi mentali, è di facile intuizione quale sarà la ricaduta sociale ed economica di tale problema.

Il 12 e il 13 ottobre, a seguito della Giornata Mondiale della Salute Mentale indetta dall’OMS il 10 ottobre, sarà possibile incontrare i volontari di Progetto Itaca, la più grande associazione che si occupa di disturbi della salute mentale, in oltre 19 città e sostenerne le attività delle sedi locali. I banchetti di “Tutti matti per il riso” a favore del Progetto Itaca, saranno presenti da nord a sud (Milano, Como, Lecco, Torino, Padova, Vicenza, Genova, Parma, Bologna, Rimini, Firenze, Perugia, Roma, Campobasso, Napoli, Bari, Lecce, Lamezia Terme e Palermo) con oltre 300 volontari coinvolti e 12.000 kg di riso.

A Bari l’iniziativa di raccolta fondi “Tutti matti per il riso” a favore del “Progetto Itaca Onlus” si svolgerà in via Calefati-angolo via Sparano (nei pressi della Parrocchia di San Ferdinando), sia sabato 12 che domenica 13 ottobre, dalle 10 alle 19. A fronte di una donazione, verranno distribuite delle confezioni di pregiato riso Carnaroli, verrà regalata l’esclusiva ricetta per realizzare un delizioso risotto e si potranno ottenere preziose informazioni su tutte le attività delle Associazioni locali. La Puglia conta già una sede della Fondazione Itaca a Lecce, ma è prevista una prossima apertura proprio nel capoluogo. Alla due giorni saranno presenti, oltre ai volontari, anche Ughetta Radice Fossati, fondatrice e Segretario Generale di Fondazione Progetto Itaca Onlus.

Il flash mob musicale del Maestro Paolo Lepore e della sua Orchestra allieteranno la mattinata di domenica nel salotto della città barese a sostegno dell’iniziativa dalle 10,30.

“Progetto Itaca Onlus è una Fondazione che promuove programmi di informazione, prevenzione, supporto e riabilitazione rivolti a persone affette da disturbi della Salute Mentale e alle loro famiglie, è la più grande d’Italia” – afferma la dott.ssa Felicia Giagnotti Tedone, presidente della Fondazione Itaca. “Tra gli obiettivi della fondazione vi sono quelli di sensibilizzare la comunità per superare lo stigma e il pregiudizio e far comprendere che i disturbi mentali possono essere curati; informare le persone per prevenire le malattie e per orientare alla diagnosi e alla cura e sostenere i malati e le loro famiglie nel percorso di recupero del benessere e della pienezza di vita. Per fare questo la Fondazione ha un numero verde gratuito che si può contattare 800 274 274”.

Fondazione Itaca, che ha compiuto da poco 20 anni, si occupa proprio di questo su tutto il territorio nazionale con le sue 12 sedi e i 7 club Itaca, centri diurni per lo sviluppo dell’autonomia socio-lavorativa di persone con una storia di disagio psichico, che seguono il modello internazionale di riabilitazione e di integrazione sociale “clubhouse international”, nato negli Stati Uniti nel 1948 e diffuso in tutto il mondo, attraverso l’azione dei suoi volontari opportunamente formati.

Pedopornografia in Puglia, psicologi: 'Il dialogo è l’unica chiave per carpire i primi segni di abuso'

Pedopornografia in Puglia, psicologi: 'Il dialogo è l’unica chiave per carpire i primi segni di abuso'

BARI - “Apprendiamo con grande preoccupazione i dati diffusi ieri in Camera dei Deputati sui casi di pornografia minorile e di violenze sessuali sui minori, triplicati in Puglia nel 2018”. Il Presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia commenta i numeri del rapporto prestato dal Terre des Hommes, che vedono una crescita allarmante dei casi di pornografia minorile, mentre diminuiscono gli episodi di prostituzione minorile e corruzione di minorenni.

“Il numero dei maltrattamenti in famiglia è in calo, ma resta un dato preoccupante, così come restano allarmanti i numeri sui casi di violenza sessuale sui minori, in grandissima parte bambine, spesso consumati tra le mura di casa”. Il Presidente Di Gioia sottolinea: “Il ruolo dei genitori resta il più importante, ma anche quello degli insegnanti è fondamentale. Loro è il compito di educare i più piccoli a riconoscere le situazioni di pericolo e di ambiguità oltre che saper riconoscere loro stessi i segnali di abuso e insegnargli a confidarsi in caso di pericolo. Le vittime di abuso hanno bisogno di essere rassicurate, di sapere che possono fidarsi di un adulto con cui poter parlare".

La vice presidente Vanda Vitone commenta così: “Il traguardo dell’unità regionale di psicologica scolastica oggi, può diventare un argine di sicurezza per il diritto alla tutela della vulnerabilità, soprattutto dei minori. Anche se le violenze avvengono maggiormente in famiglia, il disagio del minore può essere intercettato in ambienti diversi, in particolar modo a scuola”.

Conclude Di Gioia “gli psicologi pugliesi  sono a disposizione per collaborare siamo pronti a dare il nostro contributo professionale alle forze dell’ordine ed alle principali istituzioni, soprattutto alla scuola dopo la recente approvazione della legge in Consiglio Regionale. Auspichiamo la presenza stabile di uno psicologo nel luogo deputato alla costruzione dei futuri cittadini”.

L'ematologo Attilio Guarini premiato al Digital Health Summit

L'ematologo Attilio Guarini premiato al Digital Health Summit

MILANO - Attilio Guarini, ematologo e direttore del Dipartimento Area Medica dell’IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, ha ricevuto questa mattina a Milano, nel corso del Digital Health Summit 2019, il Premio WInE (Winning and Inspiring E-Leaders) con la seguente motivazione: “Per la capacità di utilizzare l’innovazione digitale a vantaggio del valore per il paziente e del sistema sanitario”.

L’importante riconoscimento è stato assegnato al dottor Guarini da una giuria presieduta da Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica Sacro Cuore e presidente della World federations of public health association. A consegnarlo, Giovanni Gorgoni, direttore generale dell’AReSS Puglia, Agenzia regionale strategica per la salute ed il sociale. A darne notizia è il direttore generale dello stesso Istituto, dottor Antonio Delvino, che esprime grande soddisfazione per il Premio WinE: “Il premio arriva a conclusione di un percorso pluriennale che l’Istituto ha intrapreso nel settore Smart Health.

Le decisioni assunte nel 2016 dal Presidente della Giunta Regionale hanno permesso all’IRCCS di rispondere pienamente alla sua missione di assistenza e di ricerca”. A conquistare la giuria è stato il lavoro compiuto da Attilio Guarini e dal suo staff sulla deospedalizzazione del paziente. Come spiega lo stesso ematologo barese: « il nostro è un progetto pensato per ridurre i tempi di degenza in ospedale e per ridurre gli accessi ambulatoriali ad alcuni subset di pazienti che necessitano di controlli frequenti. Si realizza l’Ospedale Diffuso’ portando tutta una seria di strumenti a casa del paziente, con cui si possono eseguire esami di laboratorio e monitorare i parametri vitali (ECG, emogas, etc) oltre che un sistema di videoconferenza: tutti i dati vengono trasmessi in tempo reale in Ospedale, si parla con il paziente e da remoto si può modulare la terapia.

Si realizza così in assoluta sicurezza una visita virtuale. Un progetto nato nel l'ambito del MIUR Smart Health 2.0 che grazie al supporto del 5G stiamo sviluppando e portare avanti». La quarta edizione del Digital Health Summit, in programma a Milano dal 9 all’11 ottobre è evento di riferimento per l’ecosistema della sanità italiana e chiama a raccolta istituzioni, relatori di fama ed esperti di settore nazionali ed internazionali, che si confrontano su innovazione in ambito socio-sanitario dal punto di vista organizzativo, di processo e digitale. A organizzarlo sono NetConsulting Cube, GGallery Group e AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità).

Panna cotta al creme caramel richiamata per rischio microbiologico

Panna cotta al creme caramel richiamata per rischio microbiologico

ROMA - Una nuova allerta alimentare per prodotti potenzialmente pericolosi è stata svelata oggi al ministero della Salute nella sezione del proprio portale web dedicata agli avvisi di sicurezza e ai richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori. Questa volta il ritiro da tutti gli scaffali dei negozi italiani riguarda la Panna cotta al creme caramel UHT  a marchio CRAI Secom SPA. Nel dettaglio, il prodotto interessato dall'avviso sono tutti i lotti con scadenza 31/01/2020, 29/02/2020 e 19/03/2020 prodotti per CRAI dalla ditta Alinor SpA nello stabilimento di via V. Veneto a Ripalta Cremasca (CR).

Il prodotto interessato dal ritiro è venduto in confezioni da 200 grammi (2x100 gr).Come spiega l'avviso di richiamo, che risale in realtà al 9 ottobre scorso ma è stato reso noto solo oggi dal Ministero, il ritiro si è reso necessario a causa della presenza di alterazione organolettica (odore acre, gusto amaro) causata da elevato tenore di carica microbica mesofila.

Chi avesse già acquistato l'alimento,evidenzia Giovanni D'agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non deve consumarlo ma restituire il prodotto nel punto vendi di acquisto che si incaricherà di ritiralo per conto del produttore.

Pneumologia infantile: ogni anno 111mila ricoveri ospedalieri

Pneumologia infantile: ogni anno 111mila ricoveri ospedalieri

BARI – Le malattie respiratorie infantili impattano sempre più il nostro sistema sanitario nazionale. Lo scorso anno hanno causato oltre 111mila ricoveri ospedalieri, pari al 14% di tutte le degenze registrate tra gli under 14 residenti nella Penisola. Non solo. Sempre nel 2018 un bambino su cinque ha assunto, almeno una volta, un farmaco per curare disturbi e patologie come asma, polmonite, bronchiolite, riniti allergiche o pertosse. Da questi numeri nasce la necessità di migliorare la formazione e la cooperazione tra tutti i pediatri, sia ospedalieri che territoriali, sulla gestione di queste malattie. È quanto emerge dalla prima giornata del 23° congresso nazionale della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI).

Da oggi fino a sabato, oltre 500 medici italiani e stranieri si riuniscono a Bari per fare il punto su un sempre maggiore problema di salute pubblica. “Ben il 26% di tutti i medicinali prescritti a bambini e adolescenti sono per la cura delle malattie respiratorie - afferma il prof. Giorgio Piacentini, Presidente Nazionale della SIMRI -. Negli ultimi anni la ricerca medica ha consentito la messa a punto di trattamenti estremamente efficaci in grado di controllare anche le patologie più gravi. Uno dei nostri principali obiettivi deve essere quindi favorire il più possibile l’appropriatezza prescrittiva e questo può avvenire anche grazie ad una maggiore collaborazione tra lo specialista ospedaliero e il pediatra di famiglia.

Le scelte terapeutiche devono essere più possibile condivise, tra i diversi livelli di specialistica, soprattutto quando il paziente necessita un continuo aumento della cura per mantenere sotto controllo la patologia. Si tratta di una condizione molto frequente e che se non viene correttamente gestita può determinare riacutizzazioni della malattia e ricoveri in strutture sanitarie specializzate”. “La cooperazione con il sistema delle cure primarie deve essere potenziata anche per l’assistenza ai pazienti colpiti da patologie potenzialmente letali - aggiunge il prof. Fabio Cardinale, Coordinatore scientifico del Congresso e Direttore della UOC di Pediatria, Pneumologia Pediatrica e PS dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari -. L’asma grave può colpire fino al 5% del totale dei casi riscontrati tra i giovanissimi. Grazie ai farmaci biologici, recentemente introdotti, possiamo garantire una buona aspettativa e qualità di vita. Sono terapie estremamente innovative e mirate che vanno a contrastare solo alcuni dei meccanismi all’origine della patologia”.

Per il quinto anno di fila la SIMRI, in occasione del suo congresso nazionale, promuove il progetto "Dai un calcio al fumo". Sabato a Bari si terrà un evento pubblico che vedrà la partecipazione di oltre 100 studenti e insegnanti degli Istituti Perone-Levi, Borsellino-Falcone e Umberto I San Nicola. Gli alunni presenteranno i loro elaborati (disegni e filmati) realizzati, nel corso dell’anno scolastico, contro il tabagismo giovanile. A seguire potranno prendere letteralmente a “calci il fumo” abbattendo dei birilli a forma di sigarette, sistemati come barriera su mini aree di rigore. Inoltre per tutta la durata dell’evento di Bari è presente e attivo uno spazio educativo e informativo dedicato a bambini ed adolescenti. “La lotta alle malattie respiratorie deve cominciare contrastando un vizio molto pericoloso e ancora troppo diffuso - sottolinea la prof.ssa Elisabetta Bignamini, Vice Presidente della SIMRI -. L’11% degli adolescenti del nostro Paese fuma regolarmente e di questi ben la metà ha iniziato prima dei 14 anni. La prevenzione dei danni del tabacco deve quindi partire dall’ambiente scolastico attraverso attività di sensibilizzazione che coinvolgano gli studenti e anche le loro famiglie e insegnanti. Come medici specialisti siamo profondamente convinti che l’educazione a stili di vita corretti debba trovare maggiore spazio all’interno della scuola italiana. Per questo ogni anno, nella città che ospita il nostro più importante appuntamento scientifico nazionale, promuoviamo un’iniziativa che ha ottenuto risultati molto interessanti. Dai un calcio al fumo può rappresentare un progetto virtuoso da estendere ad altre città della Penisola”.

Infine al congresso SIMRI di Bari ampio spazio è dedicato ad un tema di grande attualità scientifica ma anche sociale e politica: l’ambiente. “È dimostrato da numerosi studi scientifici come l’inquinamento sia determinante nell’aumentare l’incidenza di diverse patologie respiratorie - conclude il prof. Piacentini -. Si calcola che il 38% dei casi d’asma infantile potrebbe essere prevenuto attraverso una riduzione degli agenti inquinanti che respiriamo. Anche la qualità dell’aria degli ambienti indoor è estremamente importante e può influire, fin dai primissimi anni di vita, sull’insorgenza di infezioni respiratorie acute o allergie. Gli inquinanti sono molto pericolosi anche perché vanno ad agire sui meccanismi epigenetici della malattia e influenzano negativamente il genoma umano. Bisogna quindi tenere alta l’attenzione della comunità scientifica, dell’opinione pubblica e delle istituzioni (nazionali e internazionali) su un aspetto della pediatria che sarà sempre più importante nei prossimi anni”.

Farina di farro integrale richiamata per soia non dichiarata in etichetta

Farina di farro integrale richiamata per soia non dichiarata in etichetta

ROMA - Salute sempre più a rischio fra gli scaffali dei supermercati. Continuano le allerte alimentari per prodotti potenzialmente pericolosi. L’ultima è quella di oggi segnalata dal ministero della Salute che ha diffuso il richiamo di un lotto di farina di farro integrale richiamata per soia non dichiarata in etichetta a marchio ‘"Lo Conte" per la presenza dell’allergene soia non dichiarato in etichetta. Il prodotto interessato è venduto in confezioni da 400 grammi con il lotto di produzione 18339 con scadenza 31/12/2020.

La farina richiamata è stata prodotta da Ipafood srl nello stabilimento di viale Taverna Annibale, a Frigento. Errori e disattenzione nella fase del confezionamento alla base della decisione. Presa immediatamente alla prima segnalazione perché l’etichetta non forniva le esatte indicazioni al consumatore. Ovvero non erano riportato un ingrediente invece presenti all’interno della confezione: soia che potrebbe nuocere gravemente alle persone allergiche e intolleranti a questa sostanza. La sensibilità a questi allergeni porta a sintomi abbastanza gravi come difficoltà respiratoria, fiato corto, asma, tosse.

I sintomi che potrebbero essere scatenati in caso di allergia includono prurito e gonfiore a labbra, palato e gola, nausea o vomito, crampi e gonfiori addominali, diarrea, flatulenza, orticaria, difficoltà respiratorie e mal di testa. In caso di reazione allergica grave si può avere a che fare con uno shock anafilattico, situazione caratterizzata da seri problemi respiratori e brusche cadute di pressione che può portare anche alla perdita di coscienza. Nel caso in cui compaiano sintomi di questo tipo è importante cercare subito l’aiuto di un medico.Da un punto di vista sanitario si tratta di una non conformità con un elevato indice di rischio per gli allergici o colori i quali presentano un’intolleranza alla soia.

Si raccomanda ai soggetti allergici alla soia, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, di non consumare il prodotto richiamato e di riportarlo al punto vendita di acquisto per il rimborso. La farina è del tutto sicura per i consumatori che non soffrono di allergia alla soia.

Puglia, taglio ai vitalizi per la ricerca, Longo: “Un’altra pagina di buona politica e solidarietà”

Puglia, taglio ai vitalizi per la ricerca, Longo: “Un’altra pagina di buona politica e solidarietà”

BARI - “Non solo abbiamo dato seguito a quanto previsto dalla legge, quest’oggi la Regione Puglia ha scritto l’ennesima pagina di buona politica e solidarietà”. Così il vicepresidente del Consiglio regionale, Peppino Longo, a margine dei lavori dell’Ufficio di presidenza con cui si è dato il via libera al finanziamento di cinque progetti di ricerca sulle malattie rare con fondi reperiti dal taglio a 250 “pensioni d’oro” ad ex assessori ed ex consiglieri regionali.

“Si tratta di 530mila euro di risparmi dal contributo di solidarietà sugli assegni vitalizi, così come previsto dalla legge 15/2018. A breve sarà pubblicato un bando per accogliere manifestazioni d’interesse da studiosi, scienziati ed esperti. I progetti più interessanti saranno selezionati da un’apposita commissione”.

“E’ il momento di voltare definitivamente pagina e noi lo stiamo facendo con fatti concreti. Una cultura del dono si esprime anche attraverso una attenta capacità di programmazione e di tanto non posso che ringraziare tutti i colleghi del Consiglio regionale pugliese”, conclude Longo.

La Cardiochirurgia di Anthea Hospital prima in Puglia per interventi alle valvole del cuore

La Cardiochirurgia di Anthea Hospital prima in Puglia per interventi alle valvole del cuore

BARI - L’Unità Operativa di Cardiochirurgia di Anthea Hospital è - secondo l’ultimo rapporto di Agenas (relativo al biennio 2016-2017) - la prima realtà in Puglia per sicurezza e per numero di interventi di sostituzione alle valvole del cuore, grazie alla riduzione ulteriore del tasso di mortalità e al più alto volume di ricoveri annuali per sostituzioni valvolari.

Come si legge nei dati del Programma Nazionale Esiti 2017 pubblicati in questi giorni– l’Ospedale di GVM Care & Research - accreditato con il Sistema Sanitario Nazionale - si colloca ai vertici della graduatoria regionale per la sicurezza e l’efficacia degli interventi di valvuloplastica o sostituzione di valvole cardiache isolate.

Nel report di Agenas – che verifica la qualità dei servizi sanitari offerti da tutte le strutture regionali sia pubbliche che private secondo il rispetto di indicatori che ne valutano efficienza ed efficacia – l’indicatore di riferimento è la mortalità a 30 giorni dall’intervento  - la cui valutazione è calcolata su base biennale.

Sulla base di questo parametro Anthea Hospital risulta la realtà cardiochirurgica più efficiente con un tasso di mortalità pari all’1.16 % , molto al di sotto della media nazionale 2.37%.

Il tasso di mortalità è l’indicatore più importante per la sicurezza di un intervento al cuore e risulta da una serie di parametri, quali condizioni cliniche del paziente, presenza di altre patologie concomitanti, e rischio chirurgico.

La Cardiochirurgia di Anthea Hospital si conferma inoltre un’eccellenza al Sud Italia per volume di interventi alle valvole, con 394 procedure di sostituzione delle valvole cardiache occupando il primo posto a livello regionale.

“I dati Agenas mettono in evidenza due aspetti molto importanti che riguardano l’aumento del volume dei ricoveri annuali e la riduzione della mortalità per interventi cardiochirurgici di sostituzione valvolare isolati – dice Giuseppe Speziale, coordinatore delle cardiochirurgie GVM –  frutto di una esperienza acquisita a livello internazionale e di un lavoro che prosegue da anni per il raggiungimento di un solo obiettivo: la migliore terapia per il paziente”.

Anthea Hospital è oggi un Centro di riferimento per il trattamento chirurgico mininvasivo delle patologie valvolari, in particolare di quelle legate alla valvola mitrale. Per accesso mini-invasivo si intende una piccola incisione intercostale (5 centimetri) che consente al chirurgo di accedere al cuore e quindi anche alla valvola malfunzionante, evitando l’apertura dello sterno, e riducendo le complicanze legate ad una procedura tradizionale, con una serie di vantaggi per il paziente: più rapida riabilitazione, minor sanguinamento, degenza post-operatoria ridotta, minore percezione del dolore dopo l’intervento.

'Match it now': a Bari un’autoemoteca per lo screening per l'iscrizione al Registro italiano donatori di midollo osseo

'Match it now': a Bari un’autoemoteca per lo screening per l'iscrizione al Registro italiano donatori di midollo osseo

BARI - Il Centro Nazionale Trapianti, il Centro nazionale Sangue, il Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR) e le associazioni ADMO, ADOCES e ADISCO promuovono in tutta Italia Match it now, l’iniziativa dedicata all’informazione sul tema della donazione del midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche.

Domani, martedì 8 ottobre, nei pressi dell’Ateneo, un’autoemoteca con personale specializzato sarà a disposizione per fornire tutte le informazioni sul tema, accedere al primo screening per la tipizzazione tessutale che serve a stabilire la istocompatibilità genetica per i trapianti e iscriversi al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo.

Il trapianto di cellule staminali empoietiche (CSE) si è affermato come una delle strategie terapeutiche più utili nella cura di emopatie maligne (leucemie acute o croniche, mieloidi o linfoidi) o ereditarie (Thalassemia Major) per le quali le terapie convenzionali offrono scarse o nulle possibilità di guarigione.

Il progetto Match it now nasce per dare la possibilità ai giovani di fare il prelievo ematico necessario per iscriversi al Registro Nazionale Donatori di Midollo Osseo: infatti i donatori ideali sono i giovani tra i 18 e i 35 anni.

Vongole con escherichia coli ma anche pericoli da cozze: allerta RASFF per le nostre tavole

Vongole con escherichia coli ma anche pericoli da cozze: allerta RASFF per le nostre tavole

ROMA - L’allarme riguarda l’Italia ma anche la Spagna ed altri paesi membri della UE. Attenzione al consumo rispettivamente di vongole e di cozze: possono contenere la temibile Escherichia Coli e la Diarroica Shellfish Poisoning, batteri pericolosi per l’organismo umano. Le allerte sono state lanciate dal sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi Rasff dell’Unione Europea il 4 ottobre 2019. Si tratta della rete informativa sanitaria che consente alle autorità di agire velocemente su numerose minacce per la sicurezza alimentare, prima che rischino di diventare dannose per i consumatori europei.

Nel report 2019.3488 si lancia l’avviso riguardo ad alcune partite di vongole prodotte in Italia e destinate al consumo interno ma anche quello in Spagna di vongole veraci (genere Venus Gallina). Secondo il report c’è un rischio di livello “serio” di contaminazione delle vongole con il micro-organismo patogeno Escherichia coli. Tuttavia non viene specificata l’area di produzione o i lotti interessati. L’Escherichia coli si presenta sotto diverse famiglie ed è in grado di produrre uno o più tipi di tossina (shiga-tossine) che possono danneggiare seriamente le mucose dell’apparato digerente e i reni: spesso causano diarrea con tracce di sangue e possono provocare insufficienza renale, soprattutto nei bambini piccoli o nei pazienti con il sistema immunitario compromesso.

Stessa modalità di avviso per le cozze prodotte e distribuite in Italia e destinate anche all’esportazione in Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e in Slovenia. Per loro c’è il serio rischio di contaminazione da “Diarroica Shellfish Poisoning” (DSP) ed è una delle intossicazioni gravi legate al consumo di bivalvi, causata dall’acido okadaico. Ed è diventata un motivo di allerta sanitario serio per le cozze allevate in mare in Italia. Tanto da finire nell’elenco degli allerta rapidi europei ed essere protagonista di un ritiro di prodotti contaminati nel nostro mercato. Il Sistema di allerta RASFF, con la notifica notifica 2019.3475 sempre del 4 ottobre 2019, non specifica quali lotti e quali partite di cozze sono interessati dall’allarme.

L’unico consiglio che può mettere al riparo da queste pericolose intossicazioni, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, oltre ad acquistare i molluschi esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza", sta nella cottura delle cozze e delle vongole, sistema che inattiva le tossine e mette al riparo da qualunque patologia del genere.

Trieste, malati di mente e legge Basaglia

Trieste, malati di mente e legge Basaglia

di VITTORIO POLITO – La cronaca quasi quotidianamente riporta casi di delitti ad opera di insani di mente come il caso di qualche anno fa a Bari che registrò l’assassinio della dott.ssa Labriola.

Oggi si registra il grave fatto di Trieste che ha visto il duplice omicidio di due agenti della Polizia di Stato e riporta all’attenzione un altro disumano delitto, molto probabilmente imputabile a problemi psichici dell’assassino (schizofrenia?). Il grave fatto fa riemergere il problema degli insani di mente che circolano liberamente sul territorio.

La schizofrenia, che significa mente divisa, è una malattia neurologica che causa un grave disturbo psicotico: chi ne è affetto diventa del tutto indifferente a ciò che accade, reagisce in modo assurdo o incoerente agli eventi esterni, perde il contatto con la realtà e si isola in un mondo suo proprio, incomprensibile agli altri. A causa della sua caratteristica destrutturante della personalità, la schizofrenia compromette tutti gli aspetti della vita del soggetto, sconvolgendo profondamente la sua rete relazionale e, quindi, coinvolgendo anche il nucleo familiare. È innegabile che si tratti di un problema serio, ad ampia diffusione nella popolazione, e che a volte si può accompagnare a sentimenti quali scoraggiamento, senso di impotenza e rassegnazione, paura, isolamento, sia nelle persone direttamente coinvolte che nel contesto sociale più ampio.

Grazie alla legge 180/1978, cosiddetta Basaglia, che ha imposto la chiusura degli ospedali psichiatrici e non avendo provveduto alla istituzione delle case-alloggio, come previsto dalla stessa legge, ha di fatto contribuito notevolmente ad incrementare i delitti da parte di malati abbandonati al loro destino. Non passa giorno che la cronaca non riporti fatti di tale gravità. La predetta legge, infatti, non ha tenuto per nulla conto della precedente n. 36 del 1904, il cui principale obiettivo era la tutela della società e quindi la custodia negli ospedali psichiatrici di tutte le persone affette da malattie mentali. Il concetto di pericolosità del malato è stato completamente disatteso e capovolto dai politici e da qualche psichiatra che non hanno tenuto conto che la schizofrenia, ad esempio, è descritta nei trattati odierni esattamente come in quelli di parecchi decenni fa. Secondo Carlo Fiordaliso, della UIL-Sanità, rappresenta «la follia di trasfondere in una legge l’impostazione di una scuola, in maniera totale e rigida», ed il riferimento è a quella universitaria del Basaglia.

La legge 833/1978, istitutiva del servizio sanitario nazionale, recependo i presupposti della 180, prevedeva una nuova visione della malattia mentale come una normale malattia che escludeva tutele differenziali (?). La stessa Commissione del Senato che condusse l’indagine tra il 1996 e il 1997, affermava nella relazione conclusiva che il sondaggio ha dimostrato la perdurante incapacità e la mancanza di volontà di dare attenzione al modello di tutela della salute mentale che informava la legge 180.

Non parliamo poi dell’iter burocratico previsto per un ricovero coatto per tali soggetti, tra l’altro di soli 7 giorni rinnovabili. Il malato deve essere visitato dallo psichiatra che richiede il ricovero, quindi necessita il parere di un secondo psichiatra per la conferma della diagnosi, infine serve la convalida del provvedimento da parte del sindaco. Insomma “Aspìtte ciucce mì ca cresce l’erve” (aspetta ciuco mio che l’erba cresca), nel senso che l’erba non cresce da un giorno all’altro e quindi l’asino morirebbe di fame. Tutto ciò ogni volta che l’insano di mente, che non fa terapia, si mette nella condizione, abbastanza frequente, di aggredire o disturbare il prossimo con il suo comportamento schizoide (nel frattempo il delitto viene compiuto).

Il prof. Vittorino Andreoli, noto psichiatra, in una intervista a “Famiglia Cristiana” di qualche anno fa, ipotizzava «... la possibilità di avere in ogni regione delle piccolissime strutture che si occupino dei trattamenti prolungati: dei luoghi dove sia possibile tenere sotto controllo i casi più difficili per cinque, sei mesi”. Mentre il dott. Rocco Canosa, psichiatra barese, sosteneva in contrapposizione che «Il trattamento sanitario obbligatorio c’è già e può essere attuato nella fase critica». E nelle fasi intermedie cosa si fa, dal momento che il malato può rifiutare il trattamento e quindi il pericolo per gli altri è sempre incombente?

Certamente indietro non si può tornare, ma a distanza di oltre 40 anni le strutture alternative previste si contano sulle dita, per cui il pericolo dei malati di mente, continua a raggiungere picchi elevati. Sta di fatto che spesso questi soggetti compiono delitti di una ferocia unica, e poi con l’infermità mentale si salva il colpevole ed i giochi sono fatti.

Alla luce di quanto sopra, appare evidente che non siamo per nulla tutelati dalle competenti autorità sanitarie dalle improvvise ire di questi soggetti, come la cronaca quotidiana dimostra inequivocabilmente, per cui farebbero bene legislatori, medici, amministratori e soprattutto sindaci, ad adottare seri e definitivi provvedimenti nei confronti di certi malati di mente e verificare anche che tali soggetti, oltre a non essere muniti di armi e di autorizzazioni a detenerle, siano sottoposti a controlli e terapie psichiatriche obbligatorie e verificabili quotidianamente. Solo così si potrà innalzare un’utile barriera a protezione dei cittadini. O qualcuno ritiene che «è meglio un uomo sano in una bara che un insano di mente in ospedale psichiatrico» (?).

Solidarietà, Impegno '95: regali a bimbi Pediatria oncologica Policlinico

Solidarietà, Impegno '95: regali a bimbi Pediatria oncologica Policlinico

BARI - L'associazione 'Impegno 95', Presidente Gaetano Balena, organizza martedì ore 18.30 un pomeriggio di festa con i bambini degenti della Pediatria oncologica del Policlinico, con canti, balli e giochi in compagnia di Sara.

Al termine il Presidente Nicola Papagna del Movimento Italiano Disabile di Bari consegnerà ai bambini e alle famiglie regali e dolciumi donati dalla famiglia Orlando gestori di Pane e Pomodoro e Torre Quetta.

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