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Libri: Fabio Iadeluca racconta “Falcone e Borsellino, storia di amicizia e coraggio''



A trent’anni dalla strage di Capaci, il 23 maggio 2022 ricorre l’anniversario in cui la mafia uccise con un terribile attentato il giudice Giovanni Falcone, la moglie e magistrato Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Fabio Iadeluca sociologo e criminologo affermato, regala al pubblico un libro illustrato che racconta la storia straordinaria di due uomini: “Falcone e Borsellino”. Inserito nella collana “Curcio young” è impreziosito dalla prefazione dell’onorevole Rosy Bindi, già Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il libro ricorda quanto indelebile sia il segno che hanno lasciato Falcone e Borsellino e che a distanza di 30 anni noi tutti abbiamo il dovere di continuare a onorare e rendere più nota possibile la lotta contro le criminalità mafiose.
Un libro, adatto ai ragazzi che hanno un’età compresa o superiore a 11 anni, che ricostruisce la meravigliosa storia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

All’interno dell’opera è riportato un estratto del discorso che l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Matterella, che fece in occasione delle commemorazioni delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, in alcuni passi riporta: “La mafia volle eliminarli non soltanto per la loro competenza nella lotta alla criminalità organizzata, per la loro efficienza, per la loro conoscenza dei metodi e delle prassi del crimine organizzato, Li assassinò perché erano anche simboli di legalità, di intransigenza, di coraggio, di determinazione”.

Tra illustrazione, schemi e mappe il libro diviso in quattro parti racconta prima la vita di Giovanni Falcone dall’infanzia, agli studi, all’ingresso in magistratura, agli incarichi, al Pool Antimafia, al Maxi Processo e a Cosa Nostra, fino alla strage di Capaci.
 
Nella seconda parte Fabio Iadeluca, racconta la storia di Paolo Borsellino: vita, amicizia con Falcone, fino alla strage di Via D’Amelio del 19 luglio 1992 a Palermo. Nella terza e nella quarta parte l’autore parla della presenza di Cosa Nostra a Palermo e nelle province e, con l’ausilio dell’ottimo illustratore Filippo Barbacini, in quest’opera possiamo vedere tracciate le regioni, le cosche, le suddivisioni, le famiglie, nonché leggere la narrazione di quelle che furono le strategie mafiose negli anni più bui della storia italiana dal 1992 al 1993. “Falcone e Borsellino. 

Storia di amicizia e coraggio” di Fabio Iadeluca è un’opera intensa, cruda, che racconta fatti realmente accaduti, ma che parla anche dell’amicizia tra due uomini straordinari, portando il lettore a conoscere minuziosamente la storia, una storia che non va dimenticata, ma che va divulgata il più possibile, finché questi atroci sacrifichi non vengano dimenticati mai.






Sinossi dell’opera


Il lavoro di lotta continua contro la criminalità organizzata, a favore della legalità, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è un esempio di coraggio, onestà e rifiuto di sottomissione ai soprusi.
Due uomini, due amici, due eroi attraverso l’esempio dei quali i più giovani potranno imparare a non piegarsi mai ai soprusi e a credere fermamente nei propri ideali.


Biografia dell’autore


Fabio Iadeluca, sociologo e criminologo è da molti anni autore qualificato su temi di terrorismo, mafia e legalità, con numerose pubblicazioni al suo attivo. Si cimenta nella stesura di un libro per ragazzi con l’obiettivo di far conoscere alle nuove generazioni il coraggio di due grandi uomini, protagonisti della lotta per la legalità.



Stickeen, un cane tra i ghiacci dell’Alaska

FRANCESCO GRECO - “Mi piacciono i cani, ma questo qui mi apparì talmente piccolo e inutile che ebbi da ridire sulla sua partenza…”.

Da Argo a Rex, passando per il norvegese Tassen (Hans-Oleg Thyvold), il cane è l’animale più empatico che esista, in grado di comunicare con l’uomo, sintonizzarsi con i suoi stati d’animo e la sua coscienza.

Lo è anche Stickeen fra i ghiacci e la natura selvaggia dell’Alaska. Jhon Miur (Dunbar, Scozia 1838 – Los Angeles 1814), ingegnere, naturalista e scrittore, “precursore dei diritti dell’ambiente”, inventore dei parchi nazionali, è ricordato ogni anno il 21 aprile in tutti gli USA, ne fa il protagonista di “Stickeen” (Storia di un cane), La Vita Felice editore, Milano 2022, pp. 120, € 10, con i bozzetti di viaggio dell’autore (per i quali c’è voluta la liberatoria dell’University of the Pacific), testo inglese a fronte, curatela e traduzione di Saverio Bufaro e Massimo D’Arcangelo. Traduzione ben calibrata: scende nell’intima filologia del testo, porgendolo al lettore.

 La prima impressione è dunque sbagliata: la bestia, che gli indiani (gli hanno dato il nome della loro tribù e lo trattavano quasi come una divinità) hanno donato al reverendo Young, è determinata (“Dove vai tu, vado io…”) a salire sulla canoa e l’ingegnere non se ne pentirà perché il suo compagno di avventura è di piccola stazza ma di grande perspicacia, intelligenza, sensibilità e, si scoprirà, anche coraggio (“Il piccolo avventuriero aveva solo due anni, eppure nulla temeva, niente lo scoraggiava… sguazzando nella neve, nuotando in torrenti ghiacciati”). 

“Silenzioso, immortale”, gli darà delle lezioni così radicali, così cool (“come i bambini chiedono di essere amati e di poter amare”), che non poteva che comunicarle all’umanità (convinto dalle figlie, dopo che il racconto ha viaggiato per un po’ di tempo in una dimensione orale) affinché non si perdessero. 

 E bene ha fatto, perché, se Argo riconosce il suo padrone sotto le spoglie cenciose dell’ospite e Rex annusa il criminale e gli si para contro, Stickeen si rivela altrettanto profondo e pratico, tanto da sorprendere continuamente il suo padrone, che ingaggia una sorta di competizione (“Quando eravamo pronti a partire non si faceva trovare, e si rifiutava di venire al nostro richiamo”) quasi giocando a chi si porta più avanti nella sfida alla vita e alla morte (“non chiese mai aiuto né si lamentò, come se, simile a un filosofo, avesse imparato che senza fatica e sofferenza non potesse essere alcun piacere da provare”), quasi da pari a pari, come se l’animale (“considerato una misteriosa fonte di saggezza”) piegasse l’uomo ai suoi voleri in un gioco sottile in cui all’audacia segue la paura (“grida isteriche e singhiozzi e mormorii…”), e viceversa, dentro uno skyline inviolato e sublime che la Natura (“vince sui cani così come sugli uomini”) incontaminata e pura (“la pioggia lo rinvigoriva come una pianta”) dona, e nel farlo chiede all’uomo, e anche alla bestia che lo accompagna (“i suoi sguardi e i suoi versi erano così umani…”), qualcosa in cambio che essi sono ben felici di dare. 

Attenti a quei due: Chaplin e Churchill in riva al mare


FRANCESCO GRECO - Un progetto cinematografico a quattro mani? Una spregiudicata avventura finanziaria o l’immancabile complotto ebraico, dei Savi di Sion? Spremevano le loro meningi i reporter inglesi ma non riuscivano a capire di cosa parlassero i due illustri compatrioti quando le parabole delle loro schizofreniche esistenze riuscivano a incrociarsi, dandosi all’inizio del lei e in seguito del tu.

E non saremo certo noi a farlo ex abrupto, togliendo ai lettori il piacere di scoprirlo da soli. Due indizi però possiamo buttarli giù: si allearono per combattere il “cane nero” e Nietsche ne parla spesso e fu un espediente escogitato da Seneca, Van Gogh, Annibale, Jack London e tantissimi altri…

Due uomini abissalmente distanti come provenienza sociale e tendenze politiche (uno pensa al comunismo sol dell’avvenire, l’altro crede che Gandhi è solo un fachiro), ma che si vivevano l’uno il riflesso dell’altro, un transfert che intrigherebbe assai qualsiasi analista.

Ma l’argomento preferito delle loro conversazioni è, a ben vedere, solo una tattica, una password letteraria per raccontare due personalità forti che hanno segnato in profondità il Novecento. Le loro biografie assai complesse con tutti i chiaroscuri sono ripercorse da Michael Köhlmeier in “Due signori in riva al mare” (Lo strano incontro tra Chaplin e Churchill), Archinto editore, Milano 2021, pp. 240, € 24,00.

Due uomini inquieti, tormentati, uno cancelliere dello Scacchiere di Sua Maestà, (buona penna e con l’hobby della pittura), l’altro in quel momento l’uomo più famoso del mondo dopo le prime opere, sotto attacco del sistema mediatico-giudiziario (“Hollywood smaniosa di scandali”), che si raccontano le minuzie della vita, i ricordi dell’infanzia, le traversie quotidiane, con evidente complicità e condivisione intellettuale, anche per chiarirle a sé stessi.

Più distanti antropologicamente non avrebbero potuto essere: il regista e attore è figlio d’arte. Il padre era nel mondo dello spettacolo, ma senza ingaggi finisce nell’alcol che lo brucia a 38 anni: “Morto per l’Arte” è scritto sull’unica cor0na di fiori al suo funerale.

La madre è una ballerina con i capelli lunghi fino alle ginocchia. Anche lei senza fortuna: quando arriva un’altra più vistosa, detta “la sgargiante”, scivola dietro le quinte. E tuttavia non si perde d’animo e con mille acrobazie riesce a svezzare Charlie (fra un sottotetto e un orfanatrofio) e il fratello maggiore, Sydney, che diventerà il suo manager. La poetica del monello, del vagabondo, del circo è nell’infanzia del genio Chaplin.

Churchill invece nasce bene, infanzia con la bambinaia dalla forte personalità e grande immaginazione, molti giocattoli ma genitori freddi che lo mandano al college sbarazzandosene come fosse un importuno.

Si incontrano la prima volta nella primavera del 1927, a una festa a Santa Monica (California) nella villa sul Pacifico del miliardario William Randolph Hearst e la sua amante Marion Davies, invitati da Douglas e Mary Fairbank. Il regista è sotto processo per pedofilia, la sua United Artists sta fallendo, la stampa non risparmia colpi bassi: l’aria è densa dell’odore pesante del maccartismo. Si annoiano, così fanno una passeggiata sulla spiaggia dopo essersi rimboccati i calzoni e nonostante le scarpe di vernice. “Colloqui spassosi. Molto spassosi. Ma il loro spirito era tutt’altro che allegro”.

Scritto come un romanzo, dal ritmo evocativo e incalzante, senza sbavature né orpelli, lo si può leggere anche come il documento di un’epoca attraverso le vite sovrapposte di due uomini che si dicevano tutto sperando di esorcizzare le loro ansie e i loro dèmoni, o almeno di leggere più chiaro negli abissi del loro tempo e delle loro coscienze.

Curiosità baresi: la storia dell’Ospedaletto dei Bambini


VITTORIO POLITO – La casa editrice Schena pubblicò nel 1989 il volume di grande formato “Storia dell’Ospedaletto dei Bambini di Bari” di Mario Montinari (con la collaborazione di Massimo Montinari), dal quale si apprende che un largo numero di baresi, tra i quali il dott. Pietro Di Santo, l’avv. V.N. Di Tullio, i fratelli Chiarappa, il cav. Martino Cassano (direttore e proprietario del quotidiano “Il Corriere delle Puglie”), il prof. Enrico Nannei, matematico e docente a Bari, che nel 1891 perse per difterite, all’età di un anno e mezzo la figlia Maria Adele, furono d’accordo che mancava a Bari una vera assistenza pediatrica. Infatti i bambini venivano ricoverati ed assistiti presso l’Ospedale Consorziale insieme agli adulti e senza personale specializzato.

Nel gennaio 1892 il prof. Nannei inviava ad alcuni cittadini baresi una lettera finalizzata alla costituzione di un Comitato “che potrà recare vantaggi alle povere creature mancanti di tutto”, allegando nel contempo una scheda per la sottoscrizione. I sostenitori della proposta furono numerosi, tra i quali l’on. Nicola Balenzano, che assunse la presidenza del Comitato, l’arcivescovo monsignor Giulio Vaccaro, la signora Fulvia Perotti, lo stesso Nannei, segretario del Comitato, e tanti altri. Ovviamente, l’impegno era gratuito e volontario e durò per molti anni, fino al 1955.

Al direttore della Scuola d’Arti e Mestieri, ing. F. Baldi, fu dato l’incarico di predisporre un progetto che prevedeva un unico padiglione per una spesa prevista in lire ventimila, che molti cittadini si fecero a carico, e così il giorno di Pasqua comparve sul “Corriere delle Puglie” l’elenco dei 25 sottoscrittori.

Il 20 maggio 1911, con atto del notaio Michele Attoma, presenti il sindaco Giuseppe Capruzzi il senatore Balenzano ed i testimoni, si decise di far costruire un Ospedaletto, su un suolo di proprietà comunale, ubicato tra via Garruba, via Trevisani e via Crisanzio, e che se fosse venuto meno lo scopo per il quale l’edificio si era costruito, la proprietà tornava automaticamente al Comune di Bari. Successivamente nuove disposizioni legislative, che trasformarono l’Ospedaletto in Ente Morale (decreto del 7 aprile 1929), fu trasferita la proprietà allo stesso nosocomio pediatrico.

La parte centrale del nuovo ospedale fu inaugurata il 29 settembre 1912 con discorsi dell’avv. F. Damiani, del presidente on. Balenzano, allora sindaco di Bari, dal prof. Fiorese e da Gioacchino Poli.

Nel 1928 furono inaugurati nuovi reparti con 200 posti-letto.

E fu così che dopo tanti anni di lotte, aggiornamenti di piante edili, di polemici interventi, viene resa utilizzabile la nuova sede, in tutta la sua bellezza e ampiezza e il 27 aprile del 1977 tutti i reparti furono trasferiti nella nuova e grande sede di via Amendola con il nome di “Ospedale Pediatrico Regionale “Giovanni XXIII. Si tratta di una struttura realizzata secondo i più moderni criteri dell’assistenza pediatrica, con un intero piano operatorio che vede impegnato il numeroso personale nell’assistenza infantile dei piccoli degenti della Regione Puglia.

Oggi l’Ospedaletto Giovanni XXIII è gestito dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari.

Per concludere riporto dallo stesso libro una poesia in dialetto barese del primario pediatra pro-tempore, Ninì Loiacono, che racconta una notte trascorsa al Pronto Soccorso dell’Ospedaletto di Via Trevisani.

 

Na notte o Pronde Soccorse d’ via Trevisane

di Ninì Loiacono

 

Ié notta fonna e stogghe o Spedalette,

so midiche d’uardie da le sette.

Ma quanda piccininne hanne passate!

Da stamatine non me so fermate…

D’ l’ piccininne so nu dottore,

vedelle malate, me strenge’u core.

Bronghite, polmonite, scitte, anemì,

morbille… malatì grosse e… fessarì!

Arrive na mamme tutt’aggetate

me disce ca u figghie ha semme scettate,

disce; “Dottore, da sope e da sotte va

e pecchesse non zacce ce sa v’ha fà”.

E da nu paise n’aldune vene…

Jì ‘ngia demanneche: “Ce cose tene?”

E chedde, tenenne u figghie p’mmane,

me disce: “tenne la tosse du cane!”.

Sti cose… acquanne le so stediate –

a cudde memende ji so penzate –

Tosse de cane, scitte sope e sotte…

E so stediate pure la notte!

“Pertosse e diarrea” – ma sì –

sop’a le libbre sta scritte adacchesì!

Na mamme, poveredde, se ne sape?

vole asselute ca cusse dottore

’nge cur’u figghie su che tand’amore!

La Puglia protagonista al Salone del Libro di Torino



TORINO - Anche quest’anno la Puglia è protagonista al Salone del Libro di Torino, in programma dal 19 al 23 maggio, con uno stand istituzionale che riunisce 30 editori pugliesi, promuove la ricca scena di festival e premi letterari che si svolgono in Puglia e ospita un fitto programma con oltre 40 presentazioni con due omaggi a Carmelo Bene e Alessandro Leogrande.  Lo stand della Regione Puglia, realizzato da Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese, Poli Biblio-Museali di Puglia, PugliaPromozione e APE – Associazione Pugliese Editori, ospita Adda Editore, Besa Muci, Cacucci, Claudio Grenzi Editore, CSA Editrice, Di Marsico Libri, Editrice Rotas, Edizioni Dal Sud, Edizioni Dedalo, Edizioni del Poggio, Edizioni Di Pagina, Edizioni Milella, Edizioni Radici Future, Fos Edizioni, Gagliano Edizioni, Gelsorosso, I libri di Icaro, Kurumuny, Latte di Nanna Edizioni, Liberaria, Moon Edizioni,  Editore, Pensa Multimedia, Pietre Vive Editore, Posa Edizioni Itinera, Progedit, Schena Editore, Stilo, Vintage Editore e Wip Edizioni. Inoltre la Regione Puglia interviene in maniera ancora più organica e sostiene anche la partecipazione al Salone degli editori che hanno uno proprio stand: Manni Editore, Les Flaneur, Antonio Mandese Editore, Edizioni Dedalo, Liberaria Editrice, Stilo Editrice e Secop Edizioni. E quest’anno, per la prima volta con l’obiettivo di fornire una visione d’insieme del sistema editoriale pugliese, saranno promossi attraverso materiali informativi anche i festival e i premi letterali pugliesi I Dialoghi di Trani – Convivere; Chiostri, inchiostri e claustri – letture di mezza estate; Festival della Disperazione; Futuro Anteriore Festival; Premio Letterario di Poesia e Narrativa “Putignano Racconta”; Festival dei Sensi, Festa dei Lettori; Premio Presìdi del Libro “Alessandro Leogrande”; Visioni e Realtà DOC – Gli sguardi, le storie; Mare d’inchiostro; 100 di questi Rodari Festival di letteratura, educazione e fantasia; Attratto Contest; Premio di Letteratura per ragazzi e ragazze la Magna Capitana; Lectorinfabula, european cultural festival "Il Giudizio Universale"; Buck Festival, Letteratura per ragazzi di Foggia e l’Agenda 2030 che hanno partecipato ad una call della Regione Puglia. 

E come di consueto sarà molto ricco il calendario di presentazioni, con oltre 40 appuntamenti, che parte giovedì 19 maggio alle 15 con Partitura in versi di Marilena Abbatepaolo con Elisa Forte (giornalista ed event manager). A cura di Les Flâneurs Edizioni; alle 15:30 La forza mite dell'educazione. Un dispositivo pedagogico di contrasto al bullismo e cyberbullismo di Loredana Perla, Francesca Jole Garofoli, Ilenia Amati, Maria Teresa Santacroce. Con Loredana Perla (docente universitaria UNIBA), Francesca Jole Garofoli (docente universitaria UNIBA), Ilenia Amati (ricercatrice universitaria UNIBA), Maria Teresa Santacroce (presidente della Società Italiana di Scienze Umane e Sociali). A cura di Università degli Studi di Bari Aldo Moro; alle 16:00 C’è un fuoco da portare. Poesie di Christian Tito con Perigeion. A cura di Pietre Vive Editore, alle 17:00 Invasione di campo di Pierpaolo Lala e Rocco Luigi Nichil con Elisa Forte (giornalista ed event manager). A cura di Manni Editori, alle  18:00 Le stagioni del viaggio di Maria Pia Romano (autore). A cura di Besa Muci Editore, alle 19:30 La distruzione dell'amore di Anna Segre. A cura di Interno Poesia. Venerdì  20 maggio alle 11:00 La Puglia vista dal mare tra musica e Approdi con Loredana Capone (presidente del Consiglio regionale della Puglia), Nicolò Carnimeo (Presidente di Vedetta sul Mediterraneo, ideatore del Festival e docente di Diritto della Navigazione dell’Università di Bari), Roberto Soldatini (scrittore-navigatore, direttore d'orchestra, docente di violoncello al Conservatorio di Bari), Elisa Forte (giornalista ed event manager, responsabile comunicazione e ufficio stampa Festival Mare d’inchiostro). A cura di Festival Mare d’inchiostro, alle 12:30 L'arte di essere umani. Riflessioni, esperienze educative e responsabilità sociali curato da Pasquale Rubini e Viviana De Angelis con Loredana Capone (presidente del Consiglio regionale della Puglia), Mimma Gattulli (segretario generale del Consiglio regionale della Puglia), Prof.ssa Viviana De Angelis (assegnista di ricerca presso l'Università degli studi di Bari Aldo Moro), Don Pasquale Rubini (docente di Filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari). A cura di Consiglio regionale della Puglia – Sezione Biblioteca e comunicazione istituzionale, alle 15:00 L’arrocco di Francesca Silvestri con Raffaele Riba (direttore BookPride). A cura di Les Flâneurs Edizioni, alle 15:30 Fronte Sud di Ennio Tomaselli con Marina Lomunno (giornalista). A cura di Manni Editori, alle 16:00  Le nuove interpretazioni di Giulio Cesare Vanini di Mario Carparelli con Sossio Giametta (filosofo e traduttore). A cura di Pensa MultiMedia, alle 16:30  Presentazione del progetto culturale/editoriale Caro don Gaetano... con Valentino Romano (scrittore e saggista), Angela De Leo (scrittrice e critico letterario). Coordina Raffaella Leone. A cura di Associazione Culturale FOS, alle 17:30 La strada dell'acqua di Chiara Gobbo e Anna Baccelliere con Gino Dato (editore). A cura di Progedit – Progetti editoriali srl, alle 18:00 Fuori da ogni tempo di Rita Lopez. A cura di Besa Editrice, alle 18:30 La perfezione di Fabrizio Busso, Massimo Leitempergher con Alessandro Labonia (editore). A cura di CSA Editrice, alle 19:00 Presentazione dell'edizione 2022 di Lungomare di libri Ines Pierucci (Assessore alle Culture, Turismo, Marketing territoriale Comune di Bari). A cura di Assessorato alle Culture, Turismo, Marketing territoriale Comune di Bari, alle 20:00 Quattro giorni. Pertini, la visita di Stato in Puglia del marzo 1980 di Ottavio Cristofaro con Lorenzo D’Addabbo. 

A cura di Posa edizioni. Venerdì 21 maggio alle 11:00 Nota Bene di Piergiorgio Giacchè con Armando Petrini (docente universitario), Franco Perrelli (docente universitario). A cura di KURUMUNY, alle 11:30 Il libro dei tesori di Anna Bossi con Gino Dato (editore). A cura di Progedit – Progetti editoriali srl, alle 12:00 Come balene in bottiglia di Giacomo Talignani con Davide Mattiello (Gruppo Abele), Angelo Rossano (giornalista). A cura di Edizioni Radici Future, alle 12:30 Saggio sulla paura di Fabrizio Miliucci con Vitantonio Lillo-Tarì (editore). A cura di Pietre Vive Editore, alle 13:00 Presentazione nuovo marchio editoriale Inchiostro di Puglia con Michele Galgano (Inchiostro di Puglia), Lorenzo D’Addabbo (coordinatore editoriale). A cura di Posa edizioni, alle 14:30  BARI INEDITA. Il mare e la sua città di Marco Montrone con Gabriella Quercia (giornalista). A cura di GELSOROSSO, alle 15:00 BARI La città in guerra (1940 – 1945) di Pasquale B. Trizio con Marco Trizio (docente universitario). A cura di GELSOROSSO, alle 15:30 Tenero il tuo lago d'erba tagliente - Giovanni Gastel e la Bellezza visibile di Angela De Leo con Agostino Picicco (giornalista e scrittore). Coordina Raffaella Leone (PR SECOP edizioni). A cura di SECOP edizioni, alle 16:00 Incendio sul mare di Pier Paolo Giannubilo. A cura di Rizzoli, alle 16:30  Incontro/confronto Il piacere della scrittura con Agostino Picicco (giornalista, scrittore), Giuseppe Selvaggi (scrittore, studioso di tradizioni popolari), Maria Sportelli (scrittrice). Coordina Raffaella Leone (PR SECOP edizioni). A cura di SECOP edizioni, alle 17:00 Scriverò tutto domani di Giulia   con Angela Calcagni (moderatrice), Daniela Nuzzo (madre dell’autrice scomparsa). A cura di Moon Edizioni,  alle 17:30  Pensieri paralleli di Chiara Schiavone con Andrea Ventura (editor freelance). A cura di MUSICAOS EDITORE, alle 18:00  Quello strano colpo del Romeo di Francesco Serafino con Stefano Ruocco (editore). A cura di WIP Edizioni,alle 18:30  Presentazione del Premio di letteratura per ragazzi e ragazze la Magna Capitana con Aldo Patruno (direttore dipartimento Turismo, Economia della Cultura e valorizzazione del Territorio della Regione Puglia), Luigi De Luca (direttore del Museo Castromediano di Lecce e dirigente della Struttura di progetto Cooperazione territoriale Europea e Poli Biblio-Museali della Regione Puglia), Giuseppe D'Urso (presidente del Teatro Pubblico Pugliese), Gabriella Berardi (direttrice del Polo BiblioMuseale di Foggia), Barbara Schiaffino (componente della giuria tecnica del Premio e direttore editoriale della rivista Andersen, mensile dedicato ai libri per ragazzi). A cura di Regione Puglia, alle 19:30 Conversare con un sognatore di Roberto del Giudice con Angela Schena (editore). A cura di Schena Editore alle 20:00 Carmelo Bene e altre eresie curato da Franco Ungaro con Stefano De Matteis (docente universitario). A cura di KURUMUNY. Sabato 22 maggio alle 11:00  PULSIONI Racconti dell'Afa - Pretesti di scena noir di Uccio Biondi (autore/artista) con Angela Schena (editrice). A cura di Schena Editore, alle 11:30 Lettura animata del Kamishibai (teatro di carta) Storia vera di una penna e un pennello di Stefania Spagnolo (lettrice). A cura di Moon Edizioni, alle 12:00 Luoghi della Memoria in Puglia: Antifascismo, Resistenza, Accoglienza curato da Anna Gervasio e Vito Antonio Leuzzi con Prospero Cerabona (presidente Fondazione "Giorgio Amendola") e Associazione "Carlo Levi"), Aldo Patruno (direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e valorizzazione del Territorio della Regione Puglia), Mauro Paolo Bruno (dirigente di sezione dipartimento Turismo, Economia della Cultura e valorizzazione del Territorio della Regione Puglia), Anna Gervasio (direttrice Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea - IPSAIC), Raffaele Pellegrino (vicepresidente IPSAIC). A cura di IPSAIC Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, alle 13:00 L’algoritmo della speranza di Felice Giusti con Gino Dato (editore). A cura di Progedit – Progetti editoriali srl, alle 14:00 Chroma di Tersite Rossi con Piero Ferrante (giornalista). A cura di Les Flâneurs Edizioni, alle 15:00 Il bene in terra di Francesco Lanzo con Daniele Greco (critico letterario). A cura di MUSICAOS EDITORE, alle 16:00 Creativi si nasce o si diventa? di Piero Bianucci con Claudia Coga (editrice). A cura di Edizioni Dedalo, alle 16:30 Dentro ’l mal de fiori di Alessio Paiano con Jordi Valentini (docente universitario). A cura di KURUMUNY, alle 17:30 Siamo tutti Greta. Le voci inascoltate del cambiamento climatico di Sara Moraca, Elisa Palazzi con Elisa Palazzi (autrice e climatologa), Andrea Vico (divulgatore scientifico). A cura di Edizioni Dedalo, alle 18:30 Presentazione di Attratto Contest con Silvana Sola (Accademia Drosselmeier di Bologna). A cura di Libreria Minopolis e Accademia Drosselmeier, alle 19:00 Nero Finale di Giuse Alemanno con Andrea Malabaila (editore, scritte docente di scrittura creativa). A cura di Las Vegas Edizioni. 

Infine sono in programma due appuntamenti fuori dallo stand: venerdì 20 maggio ore 16.45 sala Verde del salone  Riccardo Riccardi Autore di Puglia viaggio nelle dimore storiche (Adda editore) con Loredana Capone, Anna Vita Perrone e Ivan Drogo Inglese in collaborazione con Consiglio regionale della Puglia e venerdì 20 maggio alle ore 20.45 nella Casa del Teatro ragazzi e Giovani, nel programma Salone Off, l’omaggio ad Alessandro Leogrande, che proprio il 20 maggio avrebbe festeggiato il suo compleanno, con lo spettacolo  ALESSANDRO, Un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande spettacolo di Koreja di Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno  con Fabrizio Saccomanno, Giorgia Cocozza, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic regia Fabrizio Saccomanno cura del progetto e consulenza artistica Salvatore Tramacere  tecnici Mario Daniele, Alessandro Cardinale coproduzione Ura Teatro con il sostegno del Consiglio Regionale della Puglia si ringrazia Feltrinelli Editore grazie a Cecilia Bartoli, Mario Desiati, Emiliano Morreale e Laura Scorrano un ringraziamento speciale a Maria Leogrande




Curiosità baresi: la storia dell’Ospedale Consorziale

VITTORIO POLITO - Circa un trentennio fa (1995) Mario, Massimo e Michele Montinari, tutti chirurghi, pubblicarono la “Storia illustrata dell’Ospedale Consorziale Policlinico di Bari – Dal San Pietro al San Paolo” (Levante editori). Un volume che aggiunge un importante tassello alla nostra storia locale che non s’inquadra solo nel centro storico, ai monumenti, al lungomare o ai sontuosi palazzi che ne fanno bella mostra, ma vi è anche la vita di una comunità a cimentarsi con sofferenze, timori, certezze e speranze legate alla carità di molti ed alle speculazioni di pochi.

Infatti Bari ha anche la sua storia ospedaliera che affonda le radici nel 1090-1100 quando fu costruita la Casa del Pellegrino, a cui seguirono, per iniziativa privata, l’Ospedale dei Gerosolimitani, l’Ospedale di San Tommaso, il lebbrosario di San Lazzaro, il Lazzaretto, il Sacro Monte di Pietà e l’Ospedale Civile, voluto da Francesco I, re delle Due Sicilie. Solo nel 1889 nasce il Consorziale ubicato nel Convento San Pietro, nella città vecchia, con 90 posti-letto.

 

Nel 1925 veniva istituita a Bari l’Università, formata inizialmente da due sole Facoltà: Medicina e Chirurgia e annessa Scuola per levatrici e quella di Farmacia. Le prime cliniche furono sistemate presso l’Ospedale San Pietro e presso l’ex Ospedaletto dei Bambini in via Trevisani, le rimanenti presso il Palazzo Ateneo. Il periodo bellico e il bombardamento dei tedeschi del 1943, costrinsero a trasferire tutte le cliniche presso lo stesso Palazzo Ateneo.

 

Con l’aumentare della popolazione studentesca il Consiglio Comunale di Bari nella tornata del 18 aprile 1933 autorizzò la costruzione del “primo lotto dell’Ospedale Policlinico di Bari” fino alla realizzazione di quello che vediamo oggi, compreso l’Ospedale San Paolo che per la sua realizzazione passarono ben 26 anni.

 

Gli autori, tutti medici, passano in ampia rassegna la storia ospedaliera barese fino ai giorni nostri e lo fanno, non solo descrivendo gli accadimenti nei vari periodi ed il succedersi dei vari personaggi, amministrativi e medici, nell’ambito delle amministrazioni universitarie, ospedaliere e cliniche, ma arricchendo il volume con una serie di documenti, immagini rare, piantine, riproduzioni di preziose pergamene, relazioni e ritagli di stampa, insomma una documentazione ragguardevole ed un completo panorama della storia ospedaliera barese, per dare al lettore la possibilità di una chiara valutazione storica.

Non va dimenticato che molte Cliniche ed Istituti Universitari sono stati retti da accademici del calibro di Alberto De Blasi (chirurgia), Donato Fumarola (microbiologia), Eugenio Ferrari, neurologia, Federico Vecchio (pediatria), Giuseppe Marinaccio (chirurgia), Giacomo Armenio (odontoiatria), Giuseppe Bertaccini (dermatologia), Giuseppe Sangiorgi (igiene), Giuseppe Solarino (patologia generale), Gualtiero Lugli (otorinolaringoiatria), Luigi Ambrosi (medicina del lavoro), Luigi Cardia (oculistica), Luigi Ferrannini (medicina), Nicola Pende (endocrinologia), Riccardo Giorgino (endocrinologia), Rodolfo Amprino (anatomia umana), Rodolfo Redi (chirurgia), Virgilio Chini (medicina), ecc. Sono stati citati solo alcuni. L’elenco non può essere esaustivo per motivi di spazio.

L’auspicio degli autori è che questa iniziativa sia fonte e stimolo perché altri approfondiscano la ricerca alla scoperta dei caratteri più nascosti o dimenticati.

E per concludere una poesia in dialetto barese sull’argomento di Vincenzo Dammacco del 1970.

 

U Spetale Consorziale

di Vincenzo Dammacco

 

U spetale dò a Bare

u chiamame u Consorziale,

pú recovere ié nu uà

tu non zà com’à da fà

 

Quanne trase, ié nu paise

ca remanne… scimunite,

u reparte uà dacchià

acchiminze a camenà

 

Quanne po, tu, si arrevate

arremanne pò m’becate,

cu portire addà parlà

non de fasce po’ passà

 

Ci po’ o’uasse mitte u grasse

tu de vite a come passe

passe iosce, passe crà,

fine a quanne sta u cambà

 

Quanne u brote po’ a fernute

e non buete chiù votà,

tu non buete chiù passà

acchemenzene le uà

 

Trase po’ ind’ò reparte

dà, si iesse pure matte,

vite cudd dà, malate,

po’! Cuddalde già operate

 

Stà ci chiange e se lamende

come a tante cilamedde, fine

a quanne stà chiù megghie

si ballate la tarandedde

 

 

 

 

Non de digghe l’imbrimire

dà so tutte scacchiatiddi

quanne u chiame ogni tante

fasce la recchia du mercante

 

La ’mbremera diplomata

cu registe va sembe mane

l’iniezione da và fa

fino a quanne da dalzà

 

Meno male ca le suore

dà so tutte Buene core

ci le fasce arrabbià

non ze pote chiù parlà

 

Quanne visite u Direttore

vonne apprisse l’ dottore,

la sfelate de le sante,

come o venerdì a’ Sante

 

Non parlame du mangià,

tu’acchiminze a gastemà,

Brote iosce e Brote crà

Pe’ cambà uà da mangià

 

Quanne tutte po’ ha fernute

fasce u brindese alla salute

si guarite e te ne và,

“U spetale iè Passa uà”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libri: Quello strano colpo del Romeo, il nuovo giallo di Francesco Serafino



di PIERO LADISA – Tra le novità editoriali della Wip segnaliamo l’uscita del romanzo Quello strano colpo del Romeo, l’ultimo giallo scritto da Francesco Serafino. Dopo la Festa insanguinata, Una tragica battuta di caccia, Il Cantiere maledetto e Il venditore di tappeti il maresciallo Carlo Prisciandaro torna in libreria per risolvere un nuovo fatto di cronaca nera che turba la provincia di Matera degli anni ‘60. In questo capitolo della saga il Prisciandaro, coadiuvato come sempre dai suoi più fidati collaboratori non solo della stazione dei Carabinieri di Matera anche dei distretti limitrofi, deve risolvere l’ennesimo caso indagando su alcuni furti commessi all’interno di una cattedrale tra le colline materane. A fare da sfondo alla una trama, ancora una volta ricca di emozioni e di colpi di scena che lascia incollato il lettore fino all’ultima pagina, i vari contesti storici dei luoghi lucani descritti meravigliosamente dall’autore.



INTERVISTA ALL’AUTORE

D. Caro Francesco, anche questa volta sei stato puntale come un orologio svizzero. Dopo due anni dal precedente romanzo, è uscito il tuo nuovo giallo che presenterai al Salone del libro di Torino
R. "Certamente, un altro dei tasselli da inserire nell’avventura letteraria del sottoscritto. Diciamo che stiamo raggranellando un bel punticino in classifica, auspicando una vittoria in trasferta, che dà morale e sicurezza nel prosieguo del campionato. Un bel sogno nel cassetto che si avvera".

D. Il periodo della pandemia, che ci ha costretto a rimanere a casa a lungo, ti ha permesso di sviluppare con maggiore tranquillità quest’ultima trama narrativa?
R. "No. Dopo l’ultimo libro, Il venditore di tappeti, cui sono molto affezionato, avevo deciso di non scrivere più. Causa la pandemia, infatti, non ho avuto modo di ben pubblicizzare il romanzo, anche nella stessa cittadina dove è ambientata la storia. C’è voluta tutta la nutrita schiera dei miei fedeli lettori, che a valle delle fiction trasmesse dalle televisioni nazionali, dei più blasonati colleghi di scrittura a farmi riprendere “la penna” in mano. E questo è avvenuto il 18 febbraio del 2021, data che ho voluto rimarcare nell’inizio della mia nuova storia, il 18 febbraio del 1966, appunto".

D. Come mai la scelta su quest’ultima location è ricaduta sulla Cattedrale di Irsina e sulla statua di Sant’Eufemia?
R. "Il romanzo è nato su una promessa fatta ad un amministratore locale, a valle di una mia graditissima presentazione dell’ultimo romanzo. Fui tanto contento di quella serata e dell’accoglienza ricevuta, che salutai preannunciando, che se avessi continuato a scrivere, uno dei luoghi cardine del romanzo sarebbe stato proprio quello stupendo borgo. E così è stato, ma non era Irsina! Questa volta volevo fare un qualcosa di diverso: volevo coinvolgere più realtà locali: ecco che allora è entrato in campo Montepeloso, arcaico nome di Irsina, dove vi ero stato più di trent’anni fa ed ero rimasto colpito proprio dalla statua della Santa. Del resto, i miei romanzi, hanno molto del vissuto e degli episodi che poi riporto nelle storie. Come ad esempio, la scena dell’autoarticolato parcheggiato davanti alla cattedrale".

D. In futuro ci sarà l’occasione di leggere un giallo con il maresciallo Prisciandaro ambientato a Bari?
R. "Chissà, può essere una promessa… magari ad un amministratore locale".

D. Anche in questa occasione non posso che rinnovarti l’invito, o meglio l’auspicio: ci sarà mai l’occasione di vedere il maresciallo Prisciandaro sul piccolo schermo?
R. "Questo è un altro sogno del cassetto, ma non di un comodino. Di una bella cassettiera di una camera da letto delle nostre nonne in legno massello! Sarei certamente contento, e perché no? Sarebbe una bella soddisfazione, anche per le mie figlie e per mia moglie, che mi supporta e mi sopporta da tanti anni. Già mi vedo, magari più anziano, seduto in poltrona, con pigiama e giacca quadrettata da camera a bere un latte caldo davanti all’apparecchio televisivo".

D. L’appuntamento è tra due anni? La tua mente sta già elaborando la prossima storia?
R. "No. Ora è molto prematuro. Però diciamo che ho già individuato due belle location d’ambientazione che mi intrigano molto. Sempre nella mia Lucania".

Simone Lemmo e 'Quella dannata felicità', il suo nuovo romanzo:' 'Non abbiate paura di essere voi stessi''




S'intitola 'Quella dannata felicità, edito da Algra Editore, il primo romanzo di Simone Lemmo che, dopo la poesia, si misura con la prosa.

Il romanzo racconta la storia di Tommaso, uno studente universitario che non ha mai avuto una relazione, è alla continua ricerca della felicità. La sua vita, però, cambia all’improvviso durante una notte in spiaggia trascorsa con alcuni amici. 

Chi è l'autore: Simone Lemmo si è diplomato al liceo classico “Mario Cutelli” e oggi studia Lettere Moderne all’Università degli studi di Catania. Nel 2016 ha fondato Radio Cutelli, la realtà che lo ha fatto avvicinare al mondo della radio. È speaker di Radio Zammù e, attualmente, in onda su Radio Amore con la trasmissione “Buongiorno con Amore”. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta poetica Cammino su di me (Prova d’autore). 

'Quella dannata felicità ' è​ il tuo primo romanzo. Che emozioni stai provando?​

Le emozioni sono indescrivibili. Sto vivendo un periodo particolarmente bello, sereno e ricco di incontri. Questo libro mi sta riempiendo di soddisfazioni e io sarò grato sempre. È nato per caso, probabilmente in un momento in cui sentivo il bisogno e la necessità di mettere nero su bianco determinati pensieri e parole. Custodirò dentro di me ogni sfumatura e ogni emozione legata a questa avventura. È un nuovo punto di arrivo ma, come sempre nella vita, un nuovo punto di partenza.

Raccontaci di Tommaso, il protagonista del romanzo. Cosa cambia nella sua vita?​

Tommaso è un studente universitario che nella vita non ha ricevuto regali da niente e nessuno. È spesso stato vittima di bullismo, emarginazione, e ha trovato nei libri il suo grande rifugio. Cresce in fretta, un po' costretto dalle circostante della vita. Fa i conti con sé stesso, con la sua interiorità e la sua identità. La sua vita cambia, come quella di tutti gli altri personaggi, durante la notte di San Lorenzo. Capisce cosa significa vivere rapporti che si incrinano, scopre il dolore di una perdita, da un nuovo valore all'amore, anche a quello che pensa essere il più distante possibile dalla sua immagine. Tutti nella storia sono soggetti ad una crisi, ad un cambiamento che li porta a lottare per cercare di conquistare "Quella Dannata Felicità".

Qual è il messaggio chiave di questo racconto?​

Ho imparato a mie spese che la vita non è fatta di cose solo bianche o nere: esistono infinite sfumature. Dobbiamo imparare a fare pace con i nostri dolori, a convivere con la sofferenza e a capire che i treni passano una volta sola. Con questa storia spero che ognuno possa davvero imparare a credere in se stesso, ad avere il coraggio di amarsi e accettarsi, guardarsi allo specchio la mattina e riconoscersi. Non dobbiamo avere paura di essere noi stessi: è il più grande gesto d'amore che si possa compiere.

 Tu​ e la scrittura: come scocca la scintilla?

La scintilla scocca per caso. Io da piccolino non ero un amante della scrittura e non ero nemmeno un accanito lettore. Poi tutto è cambiato! La mia vita è stata segnata da incontri importanti. Alle scuole elementari e  medie ho avuto la fortuna di avere due insegnanti di lettere che mi hanno trasformato, mi hanno trasmesso il loro amore per questa disciplina. Per gioco, e per costrizione, ho cominciato a leggere e scrivere tanto. Oggi scrivo in qualsiasi momento della giornata e non so più dove mettere i libri (ho terminato lo spazio!).


Studente, scrittore e speaker radiofonico. Come nasce la tua passione per la radio?​

La radio arriva nella mia vita come un fulmine a ciel sereno. Ho cominciato dal teatro, un mondo che mi ha sempre affascinato. Ho studiato in una scuola di recitazione per ben 13 anni, fino a quando non ho capito che il mio desiderio era un altro. Ho scoperto il grande amore per la televisione e il mondo della conduzione. Ho studiato e ho cominciato a realizzare alcuni programmi per le TV regionali. All'improvviso, in un pomeriggio d'estate, parlo con un'amica e le dico "Creiamo una radio del liceo?". È andata proprio così! Ho messo su "Radio Cutelli" e poi ho cominciato a fare la radio in maniera sempre più professionale. Oggi è il mio lavoro e la alterno alla conduzione televisiva.

6. In cosa consiste il tuo programma 'Buongiorno con amore'?​

"Buongiorno Con Amore" è l'ultima mia creatura. È una trasmissione prodotta da PrimaMusica Multimedia Project e in onda in Sicilia e Calabria sulle frequenze di Radio Amore. Ogni mattina dalle 9.30 alle 12.00 si alternano tantissimi momenti. La prerogativa di questa mia creatura è parlare a tutti, almeno tentare di farlo. La trasmissione vuole essere transgenerazionale, per le "famiglie" come ha detto qualcuno.

Ogni giorno ci sono circa quattro ospiti, noti e non, che appartengo a mondi diversi: cinema, cultura, musica, giornalismo, sport, scrittura, ecc. Ad oggi abbiamo superato le 150 puntate e i 600 ospiti. Ho avuto il privilegio di incontrare tutti i protagonisti del Festival di Sanremo, abbiamo informato sulla pandemia grazie ad illustri medici ed esperti, abbiamo fatto chiarezza sui drammi politici e bellici in Ucraina grazia ad illustri inviati sul territorio, abbiamo celebrato le carriere dei grandi del nostro paese negli ambiti più diversi, incontrando così quanti hanno contribuito a rendere bella la nostra storia da ogni punto di vista. Tutti mi hanno lasciato qualcosa , mi hanno offerto nuovi punti di vista della vita e delle cose. Cerco sempre di fare emergere le persone e non raccontare solo i personaggi. Come amo ripetere quotidianamente: c'è sempre qualcosa che ci riguarda nella vita degli altri. Gli altri siamo noi.

Trinitapoli inserita nelle 859 città che legge 'Edizione maggio dei libri'



A Trinitapoli entra nel vivo  la nuova edizione 2022 de Il Maggio dei Libri presso la Biblioteca Comunale “ Don Vincenzo Morra”, la campagna di promozione della lettura promossa dal Centro Nazionale del libro e lettura. Tra gli scrittori le cui opere furono date alle fiamme dai nazisti ci furono quelle del drammaturgo socialista ,Bertolt Brecht del padre delle teorie comuniste Karl Marx, dell’autore americano Ernest Hemingway, reo di diffondere valori borghesi, e di , Thomas Mann vincitore del Premio Nobel nel 1929, il cui appoggio alla Repubblica di Weimar e critiche al fascismo avevano provocato le ire dei nazisti. 

Esauriente l’introduzione della bibliotecaria Loredana Napoletano, che ha spiegato gli effetti deleteri della censura, sono seguite le letture degli studenti maturandi Paolo Argento, Marika Caprioli, Rita Cicolella, Lorena Dell’Olio, Maria Grazia Pensa, guidati dalla professoressa Maria Grazia Miccoli ed anche del piccolo Mattia Di Toma, uno dei più assidui ed entusiasti frequentatori della biblioteca che ha insistito per leggere il “pericolosissimo Bambi “di Felix Salten, anch’esso caduto sotto la scure della censura nazista. Da qualche anno l’azione sinergica di biblioteca, scuole e associazioni ha prodotto risultati da record. Trinitapoli è inserita nell’elenco delle 859 città italiane con la qualifica di Città che legge, assegnata dal Centro per il libro e la lettura, d’intesa con l’Anci. 

La biblioteca comunale ha quintuplicato i prestiti anche nel periodo di isolamento del lockdown ed il progetto dal titolo “Confini del mio linguaggio, limiti del mio mondo”, presentato dal comune ed elaborato dalla Lilith med 2000,(la cooperativa che gestisce i servizi bibliotecari, insieme agli istituti scolastici e alle associazioni, è stato finanziato dal CEPEL  conquistando il secondo posto in Italia. 

Tra le attività previste nel progetto ci sono gli allestimenti di  bookcrossing sparsi per il paese e di bibliopoint itineranti, finalizzati a portare il “libro” nei posti pubblici più impensati, come nel mercato cittadino del lunedì. È un’offerta ulteriore ed assolutamente gratuita di volumi che stanno donando i cittadini per darli in lettura a chi, eventualmente, non ha la possibilità di acquistarli. La passione per la lettura dei trinitapolesi gode anche di una certa “visibilità”. Chi arriva in estate in visita nel paese degli Ipogei, può, durante la sua passeggiata, imbattersi in qualche lettore che all’ombra di un tiglio, in panchina su viale Vittorio Veneto oppure seduto davanti all’uscio di un’associazione di ciclisti  che legge un romanzo sino al calar del sole. È una vista rilassante che desta sempre il desiderio di scattare una foto per conservare il ricordo di un pomeriggio trascorso in una Città che legge.

Aiutiamo i bambini di Haiti ad acquistare libri per la scuola primaria


VITTORIO POLITO -
Santa Vetturi, già docente di materie letterarie e presidente dell’Associazione Culturale “Virtute e canoscenza”, ha curato e realizzato un ennesimo volume, questa volta finalizzato ad aiutare i bambini di Haiti, uno dei paesi più poveri al mondo, colpito più volte dal terremoto. Si tratta del testo “HAIuTIamo”, parole e immagini per i bambini haitiani (WIP Edizioni), a cui hanno collaborato oltre cento autori italiani e stranieri con note, poesie, dipinti e foto che, spontaneamente, hanno offerto il loro contributo artistico, letterario ed economico per il raggiungimento dello scopo editoriale, per dare una mano ai bambini haitiani della scuola primaria “Centre Diocésain des Arts et Métiers” di Les Cayes, una tra le zone dell’isola più colpita dai terremoti e dall’uragano dello scorso agosto. Non è mancata neanche la collaborazione di alcune Amministrazioni Comunali della Puglia, della Basilicata e del Comune di Silandro (BZ).

Come detto, Haiti è uno dei paesi più poveri del mondo e i Salesiani vi svolgono da anni un’azione meritoria nel campo dell’istruzione, il principale obiettivo di tutti i progetti avviati dall’Associazione “Virtute e canoscenza”, è quello di garantire un futuro diverso alle giovani generazioni.

Il volume, con la sua bella copertina realizzata dal “Gruppo Artisti CSISE”, che invita alla lettura, si avvale della prefazione di Cosimo Rodia e dalla postfazione di Leopoldo Attolico.

Il testo può essere richiesto direttamente alla curatrice Santa Vetturi, alla casa editrice WIP ed a qualsiasi autore. Attraverso i canali social sarete informati di tutti gli eventi ad esso collegati.

Invito i lettori a seguire e sostenere, questa iniziativa finalizzata a dare una mano a chi ha bisogno, soprattutto ai bambini che rappresentano il futuro dell’umanità.

Chi scrive è presente nel testo per cui potete rivolgervi anche a me per l’acquisto di copie del libro (vittorio.polito@alice.it).

Infotel: virtuteecanoscenza@yahoo.it; Santa Vetturi 393.2883221; casa editrice WIP 080.5576003.

Libri: il Mediterraneo visto dalla parte delle donne




FRANCESCO GRECO - Dee, regine, principesse, sacerdotesse, maghe, ninfe, schiave, prostitute: il Mediterraneo visto dalla parte delle donne. Come una sorta di Olimpo rovesciato. Con qualche differenza non da poco. Mentre in alto le divinità antropomorfe brigano per condizionare i destini degli uomini, tra i flutti la del mare nostrum (inclusi quelli “territoriali” delle regioni che vi si affacciano) tocca difendersi dal destino cercando di non soccombere. Sullo sfondo vi si può leggere una matriarcato sottinteso: è vero che l’uomo, l’eroe, da Achille ad Agamennone, sono i protagonisti delle narrazioni da Omero a Euripide e Virgilio, ma le donne hanno nelle loro mani le fila della storia e sono determinanti (basti citare Elena) per il plot delle vicende, sempre al centro dello storytelling. Riflessioni semplicistiche: le teogonie e le cosmogonie dei popoli vissuti per millenni sul Mediterraneo sono ben più complesse quanto fascinose.

   “Donne e dee nel Mediterraneo antico”, di Paola Angela Bernardini, Editrice il Mulino, Bologna 2022, pp. 208, euro 15,00 (con un significativo corredo iconografico), declina il mare più vissuto, semanticamente affollato dei millenni, appunto, al femminile.

   E lo fa ricostruendo in modo lineare, divulgativo, le parabole esistenziali, storiche, passionali, di snodi importanti del mito che diviene leggenda e che da sempre ha trovato menestrelli pronti a cantarlo, intrecciando i diversi piani sino a divenire parte integrante del nostro immaginario. Perché le “avventure, le peripezie, i colpi di scena, i naufragi e i salvataggi” di Arianna, Ecuba, Cassandra, Clitemnestra, Andromaca, Elena e tutte le altre che accompagnano da sempre le nostre vite, si sono cristallizzati in topoi culturali, archetipi immortali che ereditiamo e trasmettiamo a nostra volta a chi verrà dopo di noi. Arianna è quella abbandonata sull’isola da Teseo, Clitemnestra arsa dalla gelosia, Cassandra inascoltata nelle sue profezie, Ecuba la vecchia regina di Troia sconfitta a cui tocca imbarcarsi di malavoglia sulle nave achea per accettare lo status di schiava, etc.

   Altro che rimuovere la mitologia greco-romana dai corsi di studi in nome non si sa bene che cosa. Forse delle serie tv fatte seguendo i gusti del pubblico con algoritmi e big-data?

   La studiosa, professore emerito all’Università di Urbino (dove ha insegnato Letteratura greca), ci dimostra in modo solare che separarci dal mito, dall’epos, dalla koinè è impossibile, sarebbe un suicidio, poiché non solo esso impasta il nostro dna più di quanto non sospettiamo, ma letto in modo giusto, è sempre di straordinaria attualità e può interagire con le nostre coscienze ed esistenze.

   Insomma, ci sono più cose sopra e sotto le onde del mare di quante ne contiene il cielo. Un saggio che prova, ove ce ne fosse bisogno, quanto il mondo antico fosse moderno nelle sue architetture esistenziali e affabulatorie, e comunque più vivo e bello di quello attuale, in cui ogni narrazione è decisa da furbastri nazistoidi che ci raccontano quel che vogliamo sentire, incartando nella narrazione l’audience e lo spot del prosciutto cotto.    

       


Libri: 'I rifugi della mente', nuova presentazione a Bitonto (Ba)


BARI - Nuova presentazione per “I rifugi della mente” (Les Flaneurs Edizioni), il nuovo romanzo dell’avvocato-scrittore barese Christian Montanaro.

Dopo le presentazioni al Rotary Club Bari Castello e alle Librerie Campus e Feltrinelli di Bari, il fantomatico “progetto Omnilife”, ideato dallo psichiatra americano Frank Perry, protagonista del racconto, approda questa volta al Salotto Letterario “Centro Studi G. Degennaro”, in Largo Teatro 7, a Bitonto (Ba).

L’appuntamento è per venerdì 13 maggio alle ore 18.30, nell’ambito della rassegna “Viaggi Letterari nel Borgo – X Edizione – Bitonto, città che legge. Un progetto nazionale di promozione della lettura, per il “Parco delle Arti”.

Evento in collaborazione con il Circolo dei Lettori della Libreria del Teatro e con il Rotary Club Bitonto Terre dell’Olio.

A moderare l’incontro sarà Gianluca Rossiello, titolare della Libreria del Teatro, in Bitonto. Per l’autore sarà un ritorno a Bitonto, dove ha già presentato i suoi precedenti romanzi.

L’ingresso è libero.

Per info: 080.3758368.

Per saperne di più sulla trama e sull’autore leggere sotto.

SINOSSI - Cambiare la propria vita secondo i propri sogni e le proprie aspettative, lontano da ogni negatività per raggiungere la felicità eterna. È questo che il famoso psichiatra Frank Perry promette ai suoi clienti attraverso il “progetto Omnilife”, prodotto di punta della sua Psychologies Corporation, creando degli invitanti rifugi per menti e cuori affranti dal dolore. Come quello di Daniela Bonetti, studentessa barese alle prese con un peso troppo grosso da affrontare per la sua giovane età. Se da un lato il progetto raccoglie consensi, dall'altro c'è chi invece sospetta ci sia qualcosa di losco dietro e inizia pertanto a indagare sul conto del professor Perry e sulla sua misteriosa organizzazione. Qual è, infatti, il vero prezzo della felicità?

L'AUTORE - Christian Montanaro, avvocato, giornalista pubblicista, scrittore e regista cinematografico. Esordisce nel 2012 con Campioni a chi? (Società Editrice Dante Alighieri di Roma), che è stato in due diverse settimane del 2012 il secondo libro elettronico più venduto in Italia sul circuito ultimabooks.it. Nel 2013 ha vinto il terzo premio, per la sezione cinema, al concorso “Avvocato & Scrittore 2013” indetto dall’Ordine degli Avvocati di Bari e dalla Apulia Film Commission. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo Bestseller – l’incubo riNcorrente (Mario Adda Editore), che ha ricevuto la menzione d’onore per la narrativa edita al concorso letterario nazionale “Bari città aperta”. Nel 2017 ha pubblicato il racconto “L’allenatrice” (Mario Adda Editore), quinto classificato per la sezione sportiva alla seconda edizione del concorso letterario nazionale “Bari città aperta”. Ha scritto anche i cortometraggi Occhi negli Occhi, L’animattore e Il giorno del giudizio. Attualmente per il Giornale di Puglia cura la rubrica “L’angolo dello scrittore”. E’ collaboratore fisso anche de “L’edicola del Sud”.

Doppio cognome. Qualche considerazione sulla recente sentenza della Corte Costituzionale. Si torna al soprannome?


VITTORIO POLITO
- La Corte Costituzionale, ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale sulle norme che regolano, nell’ordinamento italiano, l’attribuzione del cognome ai figli. In particolare, la Corte si è pronunciata sulla norma che non consente ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre e su quella che, in mancanza di accordo, impone il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori, stabilendo in una recente sentenza, in relazione alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che, al figlio sarà attribuito il cognome di entrambi i genitori, nell’ordine da essi stabilito, a meno che decidano di dare un solo cognome. In mancanza di un accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, sarà il giudice, in conformità da quanto disposto dall’ordinamento giuridico o legislativo, ad intervenire, per definire gli aspetti legati alla decisione. La Corte ha, dunque, dichiarato l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre, con riferimento ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi. È compito del legislatore regolare ora tutti gli aspetti connessi alla presente decisione.

La recente norma ispira a tornare all’antico, quando mancava l’anagrafe della popolazione e la raccolta delle informazioni relative alle persone, su cui si registravano i nomi dei nati, ad utilizzare i soprannomi che si usava aggiungere al nome proprio, derivandolo generalmente dal nome di uno dei genitori, dal luogo di origine, dal mestiere esercitato, o da un appellativo equivalente, al moderno cognome, diverso, sotto certi aspetti, dal nome proprio e dal cognome, prendendo generalmente spunto da qualche caratteristica fisica o altro, con cui si usa chiamare per scherzo o per ingiuria una persona.

Vito Antonio Melchiorre (1922-2010), nel suo volume “Storie e Patorie ovvero cenni sul folclore barese” (Adda Editore), sostiene che si sa con certezza che presso i Romani, ogni individuo di condizione libera possedeva un prenomen, un nomen, un cognomen e talvolta anche un agnonem o soprannome: il prenome era il nome individuale che ognuno aveva diverso dagli altri, salvo i casi di omonimia; il nome derivava dal gentilizio, il cognome designava la famiglia ed era comune a tutti i membri, l’agnome era un soprannome individuale, attribuito per qualche azione straordinaria o per particolari servizi a favore della comunità. Manlio Cortelazzo (1918-2009), linguista, già professore emerito dell’Università di Padova, uno dei massimi esperti in materia, autore di numerose pubblicazioni scientifiche sull’argomento, sosteneva che «I soprannomi costituiscono il nerbo dell’onomastica, la scienza dei nomi propri: ne accompagnano l’origine, l’evoluzione, i punti d’arrivo. Eppure sono guardati con sospetto e timore, perché sfuggono ad ogni tentativo di spiegazione razionalmente condotto». A Bari, ad esempio, nella città vecchia, esiste una via con il nome di “Roberto il Guiscardo”. In realtà egli si chiamava Roberto d’Altavilla, ma le sue vicende politiche lo portarono, tra l’altro, a circondare il Papa Nicolò II di ogni cura e rispetto, tanto che il pontefice nell’anno 1059 lo investì del titolo di Duca di Calabria e di Puglia per grazia di Dio e di S. Pietro. Si creava così una nuova situazione politica e giuridica nel Mezzogiorno d’Italia, che avrebbe avuto sviluppi di grande importanza storica nei secoli seguenti. Da queste vicende probabilmente il soprannome di “Guiscardo” (furbo, astuto). I nomi di guerra o di battaglia sono invece soprannomi usati nel tempo, soprattutto tra i marinai della Marina Sarda, nella quale era consuetudine per tutti gli imbarcati. Spesso sostituivano il nome vero per impedirne l’identificazione in caso di cattura, ma in generale per evitare l’eventuale omonimia. Con la fusione della Marina napoletana, pontificia e toscana con quella Sarda, il nome di guerra fu sostituito dal numero di matricola. Il soprannome nel mondo popolare barese ha tuttora un ruolo caratteristico ed è maggiormente diffuso tra gli abitanti della città vecchia, per designare una persona, un mestiere o un nucleo familiare di appartenenza, in particolare quando sono presenti molti omonimi.

Il soprannome nel mondo popolare barese ha tuttora un ruolo caratteristico ed è maggiormente diffuso tra gli abitanti della città vecchia, per designare una persona, un mestiere o un nucleo familiare di appartenenza, in particolare quando sono presenti molti omonimi, e Vito De Fano (1989-2011), noto poeta dialettale barese, non si è fatta sfuggire l’occasione per ricordare nei suoi versi qualche soprannome dei baresi.

NGOCCHE SOPANOME DE LE BARISE


di Vito De Fano

Mba Nòfrie u tèrte e don Mechele u ciùmme
nzjeme a Gnagnùdde e Cole mjenze core,
Fafuèche, Fattacciùcce e Cape de cchiùmme,
scèrene da Pasquale manad’ore

pe disce ca Gugù pjette a palùmme,
u figghie de Perchiùse u prefessòre
che Beccone, Brezànghe e mba Chelùmme,
Sparrèdde, Megnerùdde e Ciola gnore,

jèrene sciùte a case de Peddècchie,
u ziàne de Gnessè menza sciàbbue
e canate a Gelòreme quattècchie,

pe demannà percè ca u figghie scàbbue,
apparolàte a Rose mammalàgne,
mò spesàve la figghie de Zù Fagne?

E Peddècchie arraggiàte respennì:
Sciàte da Calandrjedde o Corighì,
ca chisse, amisce, no nzò… fatte mì.

 

Da Benàzze di V. De Fano, Schena Editore, Fasano (Br), 1986, pag. 25

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