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Libri: Operazione P.I.C., un mistero nelle isole partenopee di Achi


MILANO - Operazione P.I.C. Un mistero nelle isole partenopee è un romanzo giallo scritto con intelligenza e cognizione di causa. L’autore, Achi, conduce il lettore in una serie di intrighi e macchinazioni rivelando una profonda conoscenza della materia trattata: dalle procedure di indagine, ai sistemi giuridici, fino ai meccanismi psicologici utilizzati dalle organizzazioni settarie per controllare i propri adepti. I protagonisti Rossella Spargo e Arcos Mele si trovano immersi fino al collo in una vicenda pericolosa e ingarbugliata, occultata da numerosi strati di corruzione e connivenza. Senza mai arrendersi, e grazie al loro forte legame, anche se ancora in via di definizione, si improvviseranno detective pur non avendone i permessi, conducendo le indagini per una serie di omicidi misteriosi e inquietanti.

Achi accompagna i due protagonisti in un mondo di apparenze e inganni, denunciando poteri corrotti, una giustizia spesso inefficiente e un sistema di informazione pilotato e interessato all’autocelebrazione piuttosto che alla diffusione della verità. Nella cornice delle isole partenopee di Procida, Ischia e Capri, e con la fascinazione di simboli esoterici e religiosi, il romanzo procede con ritmo serrato e con uno stile originale e colto, portando alla luce una realtà celata allo sguardo degli onesti cittadini, inconsapevoli di essere parte di un meccanismo malato. E in Operazione P.I.C. Un mistero nelle isole partenopee la corruzione della società italiana trova una metafora nell’organizzazione a piramide rovesciata della setta de I figli di Skotos, che “possiede una base composta da una ridotta oligarchia, simile alla punta di una piramide, sulla quale si erge e sorregge l’intera organizzazione”. In quest’ottica Achi non solo costruisce una storia avvincente e intelligente che intrattiene e mantiene la tensione dalla prima all’ultima pagina, ma propone anche una riflessione sentita sulla società odierna, sui suoi vertici del potere, sullo sciacallaggio dei mezzi di comunicazione e sulla loro sudditanza a questi pochi, influenti eletti, che reggono malamente le sorti di una piramide posta in un equilibrio sempre più precario.

TRAMA - In una calda e limpida estate nel Golfo di Napoli, la vita delle isole di Procida, Ischia e Capri è macchiata dall’assassinio di tre preti. Trovare il vero colpevole sembra un’impresa impossibile per una giustizia italiana troppo spesso preda della corruzione e condizionata dalla macchina dell’informazione, intenta a creare scoop piuttosto che rincorrere la verità. Due ricercatori, la psicologa Rossella Spargo e il socio-antropologo Arcos Mele, si ritrovano a indagare sull’accaduto. In questa loro ricerca della verità, ricca di suspense, azione e indizi, riusciranno a portare alla luce una realtà sconvolgente, svelando, grazie alle loro deduzioni e alla profonda intesa che li lega, cosa si nasconde dietro quegli omicidi. Le rivelazioni però non finiscono qui, perché questo romanzo ci aiuta a indagare anche i sentimenti, mostrando la difficoltà di amare superando le convenzioni sociali e il coraggio necessario per seguire il proprio cuore.

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Libri, ‘Colore e Musica’: ritornano i versi del poeta Nicola D’Aprile

di GRAZIA STELLA ELIA - Se il poeta Nicola D’Aprile potesse sapere, dall’aldilà, che la sua famiglia ne rinverdisce la memoria, ripubblicando i suoi versi, sarebbe certamente commosso e felice.

Il Professor Daniele Giancane, che già si era occupato di questo poeta autodidatta e ne aveva fatto la presentazione in Polignano nel 1984, scrive ora una pagina introduttiva e descrive l’autore soprattutto dal punto di vista umano.

“Siamo davanti ad un autentico poeta popolare, dice il critico Giancane, che non si era abbeverato alla grande letteratura e non aveva seguito corsi di studio al di là della quinta elementare, ma che, però, aveva un talento originario. Una rara capacità di utilizzo della ‘parola’, una straordinaria creatività ed una conoscenza intuitiva ma profonda del cuore umano”.

Un poeta autenticamente dialettale, che trova nel suo dialetto la lingua giusta per esprimere la propria ‘identità’.

“Il dialetto è la sua culla e il suo modo di rapportarsi al mondo” dice ancora Giancane.

Significativa è anche la pagina di Giuseppe Miccolis, l’avvocato che nel lontano 1958 presentò l’originario lavoro poetico del “poeta di Polignano al Mare”.

Nella sua Nota introduttiva si legge tra l’altro: “Il D’Aprile ha cantato cesellando con una ‘vis poetica’ veramente schietta e si è servito, in gran parte, del dialetto polignanese che, per immediatezza di immagine e profondità di saggezza, a volte è ineguagliabile”.

Entro nelle pagine poetiche, felicemente imbattendomi in un vero inno al proprio luogo natio, di cui canta col cuore la bellezza del mare, dei frutti e delle donne.

Proseguo piacevolmente nella lettura e trovo che i versi, scorrevoli e musicali, sono canzoni che, tra il serio ed il faceto, raccontano un piccolo – grande mondo popolare in quel linguaggio dialettale autentico, che si parlava circa un secolo fa.

Sfilano i vari personaggi che, descritti con bonaria ironia e una buona dose di humour, si presentano al lettore nella loro specifica umanità.

È poi la volta della descrizione di fatti quotidiani ed eventi, in versi non solo dialettali, ma anche in lingua italiana.

L’assenza del vino vissuta come un grosso problema, il Natale, la posa della prima pietra, le scimmiette del dottore, il viaggio a Ferrandina, le nozze di un amico, compere a rate, l’ape e il contadino, rimpianti e tanti altri sono i temi dei componimenti in lingua italiana.

Con lo humour che non gli manca mai, il poeta racconta fatti effettivamente accaduti, cogliendo con bravura i lati più buffi, con un giusto dosaggio di allusioni popolaresche.

I racconti, scritti in rima baciata e alternata, si leggono col sorriso sulle labbra e mettono buon umore. Molto simpatico risulta, ad esempio, il componimento di pagina 48, che è una sorta di cantilena che inneggia alla donna ed esalta la moglie.

A pagina 65 Nicola D’Aprile, con note davvero poetiche, canta la primavera, vedendola rinascere nel “canto del fringuello” e nello zirlio del “vispo tordo sull’ulivo”, nel “vecchio pero che gonfia le gemme” e nelle “formiche che escono dal chiuso”, chiudendo con questa quartina:

Vorrei gridare all’aria al cielo al vento
una canzone che non ricordo più
il mondo è una eterna gioventù
vorrei gridare all’aria al cielo al vento.

Si succedono pagine e componimenti dai temi più vari: ricordi nostalgici degli anni verdi, eventi contemporanei, viaggi memorabili con il rimpianto del tempo passato che si fa malinconia.

Ecco infine una sorta di appendice, con le poesie in dialetto, che il Professor Tommaso De Russis aveva inserito nel suo libro ‘Polignano a Mare pubblicato nel 1993.

Qui il “poeta rurale” (come amava definirsi), autodidatta nella poesia come nella musica (suonava infatti vari strumenti) viene rievocato attraverso i suoi versi dedicati a personaggi di Polignano, al figlio Giovanni, alla donna che rifiuta il pretendente, al vecchio combattente…

Si può dire che questo libro dal titolo davvero azzeccato ‘Colore e Musica’, uscito in una sobria e pur raffinata edizione fuori commercio di cento copie curata da Levante editori, evidenzia una notevole vivacità di scrittura e pertanto si legge volentieri, fruendo della traduzione che accompagna i testi.

Emergono dagli scritti di Nicola D’Aprile figure emblematiche e significative tradizioni legate ad un contesto pugliese con una spiccata fisionomia di cultura contadina qual è Polignano, dove nacque il grande Domenico Modugno.

Una nota di apprezzamento va espressa all’editore Gianni Cavalli che, con il consueto pseudonimo di Livalca, ha scritto due toccanti pagine a testimonianza che la vera amicizia, pur esigendo confidenza e discrezione, non cessa neanche con la morte.

Presentazione del nuovo numero di ‘Incroci’

di VIP - L’ultimo numero di «incroci», la rivista semestrale fondata e diretta di Lino Angiuli, Daniele Maria Pegorari e Raffaele Nigro, contiene un inserto dedicato a Valenzano, il Comune dell’hinterland barese interessato dallo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione malavitosa.

L’inserto, intitolato ‘Sennonché’, intende affermare che, nonostante la problematica situazione ambientale, vi sono ‒ anche in questo paese ‒ non poche voci che affidano alla scrittura creativa i sogni e i bisogni di riscatto e di sviluppo.

In sintonia con questa esigenza utopica, l’editore Giacomo Adda ha ricavato dall’inserto un estratto speciale, in cui figurano testi, in versi e in prosa, firmati da Giuseppe e Lino Angiuli, Gina Cafaro, Francesco Calè, Claudio Carone, Vincenzo Dilena, Lino Di Turi, Leonardo Mancino, Antonio Miredi, Egidio Monteleone, Giuseppe Quaranta, accompagnati da disegni di Antonio Pasquale Prima. In copertina campeggia una foto di Rocco Martinelli che ritrae la Chiesa di Ognissanti, famoso e pregevole esempio di romanico pugliese presente nell’agro di Valenzano, che ben simboleggia il ruolo di resistenza civile che la Cultura è chiamata a svolgere soprattutto in tempi e luoghi “difficili”.

Il fascicolo, insieme con la rivista, sarà presentato alla cittadinanza giovedì 20 dicembre, alle ore 18.00, presso “Ianne” Ristorante e Wine Bar (Piazza Vecchia 1 Valenzano), con la presenza dei direttori, degli autori ospitati e dei non pochi sostenitori che hanno creduto nell’iniziativa.

Libri: annus horribilis, tra frau Boschi, Vespa e Pelè

di FRANCESCO GRECO - Un anno vissuto pericolosamente. Con sprezzo del pericolo, del ridicolo, dell’infamia, dello scherno dei sempre più basiti posteri. Poveracci! Il vecchio potere (si fa per dire) s’è dissolto, liquefatto, autorottamato (giglio magico e dintorni). Non era mancato nulla, ma ogni record è sempre migliorabile, non c’è limite al delirio e il libro mastro dei guinness è sempre aperto in un Belpaese trattato dall’Ue come un alunno svogliato, dove il nuovo che avanza ha l’acre odore del vecchio peggiore.

E infatti il nuovo regime gialloverde sorto sull’asse nord-sud (Rubicone vs terra dei fuochi, Roma ladrona che sconfina nel Regno dei neoborboni), ogni giorno si segnala al mondo per le sue performance imprevedibili, di cui noi stessi deteniamo i copyright, ma ne ignoriamo il format. Abbiamo abolito la povertà, ma i poveri chissà perché sono aumentati, vogliamo dare il reddito di cittadinanza a chi un lavoro manco lo cerca, ma a credito, mentre qualche neo-messia cerca nuovi algoritmi per menarci come bestiame brado.

Occasione un sacco ghiotta per il maestro Stefano Disegni, matita storica della satira italiettana. Che rottama uno sconvolgente 2018 con “Un anno di Disegni” (12 mesi di storia nazionale selezionati chirurgicamente da una grande matita satirica), Cairo Editore, Milano 2018, pp. 124, euro 10,00. Qui si incontra un tale che vuol essere chiamato Pelè, una tizia bionda candidata fra i canederli e i cannoli (collegi sicuri, cosa ci si inventa pur di non lavorare!), pensionati incazzati in coda allo sportello postale (600 euro per 30 anni di cantiere), migranti che non vogliono essere salvati, perché temono la trappola delle Ong e preferiscono per coerenza affondare eroicamente col gommone, un risveglio orripilante, un vecchio comico amareggiato dalle sconfitte elettorali, Fazio e Vespa travestiti da tappeti in attesa che un nuovo padrone li spiaccichi come si fa col materiale organico…

 Un modo di ridacchiare amaro, di ingannare l’attesa, per cercare di esorcizzare la paura che il 2019 (anno della troika e lo spread, dell’Italexit e le elezioni europee che faranno franare l’Europa) sia anche peggio…

‘Madreterra Madreterna’ parole della e dalla Puglia di Lino Angiuli

di VIP - Con la scusa della Nascita con la enne maiuscola, a dicembre si fa nascere di tutto, compresi i libri, che aspettano questo periodo per portare nelle case il profumo e il desiderio della carta inchiostrata.

In questi giorni ha visto la luce un ennesimo lavoro di Lino Angiuli dedicato alla Puglia: forse anche la poesia può contribuire a valorizzarla, insieme con gli enologi, i tour operator, i cuochi, le guide turistiche... Si tratta di “Madreterra Madreterna – Parole della e dalla Puglia” (quorumedizioni).

Una sorta di ‘filo marrone’ attraversa, lungo mezzo secolo, la produzione non solo poetica di Lino Angiuli. Un ‘filo marrone’ innestato nell’intima, calda e profonda relazione con l’orizzonte antropologico che egli ha spesso chiamato “matria”, con riferimento a una Puglia vissuta, tradotta, trascritta come residenza privilegiata dell’anima mediterranea nonché come sorgente inesauribile di poesia. L’itinerario qui proposto dallo stesso autore si snoda attraverso una selezione di testi, tutti editi ad eccezione dell’introduzione, accompagnati da ‘scatti’ appositamente offerti da sei artisti della fotografia: Pio Tarantini, Carlo Garzia, Michele Roberto, Giuseppe Pavone, Giuseppe Di Palma, Nicola Amato (sei quante sono le province pugliesi e le sezioni della raccolta).

Lino Angiuli (1946) è nato e vive in Terra di Bari. Collaboratore dei Servizi culturali della Rai e di quotidiani, ha partecipato alla fondazione di alcune riviste letterarie, tra le quali il semestrale «incroci», di cui è condirettore. Quattordici raccolte poetiche in lingua italiana e dialettale. La sua produzione è storicizzata in diverse opere di carattere scientifico e didattico. Molti i suoi lavori sul versante della valorizzazione della cultura popolare. Per chi volesse approfondire, si suggerisce: “Dal basso verso l’alto: studi sull’opera di Lino Angiuli”, a cura di Daniele Maria Pegorari (Manni editore).

Libri: i fiori di papavero (sckattarùle) di Franca Fabris Angelillo

di VITTORIO POLITO - Adda editore ha pubblicato recentemente il libro di Franca Fabris Angelillo “Le sckattarùle” (fiori di papavero), poesie e storie in dialetto barese con “La pazzia di Orlando”.

Teresa Gentile, giornalista, scrittrice e poetessa, sostiene che “È indubbio che il dialetto possiede una forza espressiva e descrittiva tale che meglio manifesta sentimenti, valori, culture, speranze. I dialetti - in sostanza - sono il linguaggio più autorevole della vera poesia, dell’armonia, della saggezza, della fraternità”.

Da qualche tempo il dialetto è sempre più presente: si parla spesso della sua importanza, della sua nobiltà, dei suoi rapporti con la lingua, di come e quando usarlo, della sua utilità nella comunicazione e, quindi, anche della sua utilità sociale e, perché no, della sua teatralità e della sua musicalità, come ha scritto e dimostrato con esempi concreti Franz Falanga (1933-2018), scrittore e dialettologo.

Molti utilizzano il dialetto solo per raccontare storielle, barzellette, battute o, come sostiene Daniele Giancane, che firma la presentazione, “per il recupero folklorico di usi e costumi, ormai scomparsi o quasi. Ma scrivere poesia è tutt’altro, poiché richiede spessore culturale, larga base di letture e riflessioni, studio delle strutture grammaticali e sintattiche” e “il fatto che la Fabris – contando sul suo spessore letterario e la conoscenza della poesia in dialetto barese, della grammatica e di un vasto vocabolario – è in grado di affrontare diverse tonalità del poetico: il lirismo a tutto campo”, come si può notare in questa raccolta.

Fabris, in questo terzo “viaggio” nel mondo della poesia dialettale barese, presenta, nella prima parte, versi e prose. In questa nuova raccolta sono presenti versi che riflettono il mondo interiore o semplicemente esprimono moti di un’anima che non smette di incantarsi per le sorprese della vita. La seconda parte è dedicata al racconto di personaggi caratteristici di Bari.

E, per concludere, non manca neanche un ricordo di Pasquale Sorrenti (1927-2003), lo scrittore e storico libraio di Bari, che l’autrice descrive con le parole di Vito De Fano: “Ci jè Pasquale? Nu cervjedde fine / e tene a mende tutte u Magazzine, / Tu uè nu libbre rare? Va da cudde, / c’aspjette n’ann’ e mjenze e non’ ha nudde. Però ce u tene dritte, ngap’a n’nanne, / te disce ci u’ha scritte eccome e quanne” (Un cervello fine/che tiene a mente tutto il magazzino. /Tu vuoi un libro raro va’ da lui / aspetti un anno e mezzo e non ha nulla / però se ce l’ha dritto, entro un anno / ti dice chi l’ha scritto e come e quando).

Libri: 'Cartelli d’Italia', l’Italia s’è destra

di FRANCESCO GRECO - Dai giornali: “Perde 4 dita con una sega”. Dev’essere un nerd che aspetta seduto sul divano il reddito di cittadinanza. Così impara…

   “Ciò il culo alla Belen” (beata te!)

   “Tenta suicidio sui binari ma il treno non passa”.
Aspetterà il successivo, se proprio vuole… 

   Su un distributore di condom:
“Guasto (Stasera pippe)”.

   Vota così: Scrivi, Maddalena Ficarotta, con Culora sindaco.
Chissà se è stata eletta a San Cataldo, lista Beni Comuni?

   Dottor Marco Lasagna, nutrizionista (ci avremmo giurato!)

   “Panini con bombette all’abrace” (che buoni!)   

   “Fanculo i rifugiati, viva la sorca!” (della Isoardi?)

   “Sugo pronto ai furti di mare” (slurp!) 

   “La vita è un tour de forse” (lo diceva Platone?)

Se il segno è semanticamente affollato, un surrogato del livello culturale di un paese, siamo messi niente bene, ma tanto, come diceva Pino Daniele, a chi glien’importa?
 
L’Italia spocchiosa, il cui padre nobile è il Totò delle lettera alla Malafemmina (oltre a Sordi, “Noi siamo noi e quelli non sono un c…” e Paolo Villaggio, “Mi dichi!”), che finge di essere colta, un sacco provinciale e supponente, che ostenta una cultura che non ha, che parla come Di Maio, è tutta qui, in “Cartelli d’Italia” (Presa in giro d’Italia in 1000 cartelli), di Cristiano Militello, Baldini+Castoldi e R101, pp. 380, euro 17, 00 (i proventi saranno devoluti alla Fondazione TOG, onlus nata a Milano nel 2011 che si occupa delle patologie neurologiche complesse dei bambini).

Procuratevelo subito, e le risate per le feste sono assicurate.

Viaggio nello splendore della Puglia del colore di Enrica Simonetti

di VITTORIO POLITO - Che la Puglia sia stata classificata tra le regioni più belle del mondo è documentato dal patrimonio culinario, artistico, storico, naturale e culturale che non teme confronti.

Ben 3 colossi dell’editoria mondiale: ‘National Geographic’, ‘Lonely Planet’ e ‘New York Times’ hanno attribuito alla Puglia il riconoscimento “Puglia più bella del mondo” seppur tra migliaia e migliaia di concorrenti.

La prova è fornita dalla recentissima e inconfutabile pubblicazione della giornalista Enrica Simonetti, “Puglia – Viaggio nel colore” con le stupende e inconfondibili foto di Nicola Amato (Adda editore).

«Blu cielo, verde Murgia, bianco calce, rosso fuoco: chi apre questo libro deve essere pronto a compiere un viaggio nel colore. Quattro itinerari, seguendo le tinte di una Puglia da conoscere, illuminata dallo splendore di un castello, dalla meraviglia di un affresco rupestre e dalla semplicità di un campo di papaveri o di una “gita” al faro. Isole e scogli deserti, spiagge rinomate, cammini tra i boschi e nel candore dei centri storici, entrando in masserie e cattedrali, girando tra torri costiere e antichi teatri. Nel “disordine” della Bellezza regna la perfezione di un Sud che non è un marchio da esportare, ma una meta interiore, una ricerca infinita del Mezzogiorno che è in noi».

La conferma che la Puglia è fra le più belle del mondo viene dalla ricchezza in fatto di natura, storia, architettura, monumenti storici, siti archeologici, spiagge, scogliere, le grotte di Castellana, i Trulli di Alberobello, il Santuario di San Michele Arcangelo, Castel del Monte, Monte Sant’Angelo, alcuni dei quali classificati “Patrimonio dell’Unesco”. Per non parlare del barocco, delle Cattedrali, dei teatri, delle masserie, delle gravine e delle cascate. Nei pressi di Grottaglie, è presente, infatti, la gravina di Riggio con un ‘paradiso’ naturalistico ricco di canyon, spettacolari anfratti, grotte e cascata. E poi, a Bari, risiede il nostro San Nicola con la sua storia millenaria e la sua splendida Basilica. San Nicola, com’è noto, è il Santo più celebre della cristianità. E non dimentichiamo neanche la Puglia mitica, con la sua storia, la sua arte, la sua letteratura. Una Puglia ricca di scrittori, poeti, saggisti, musicisti. La Puglia in sostanza risulta un “pozzo di miti”, tenendo conto che è a metà strada tra Atene e Roma e quindi non può dimenticare le pagine di storia che si sono consumate durante l’Impero Romano.

L’autrice ha al suo attivo altri libri che illustrano alcuni particolari della nostra Italia e della Puglia in particolare: “Lampi e splendori”, “Fari d’Italia”, “Luci sull’Adriatico” (Laterza), oltre ad un libro sul caporalato al Sud “Morire come schiavi” (Imprimatur Ed.).

Nicola Amato, fotografo e videomakers professionista, è promotore di iniziative culturali, pittore, musicista e collabora con importanti case editrici internazionali. Un libro-strenna di grande formato, illustratissimo, da non perdere.

Erika Ercoli torna nelle librerie con 'Il coraggio è sulla neve'


MILANO - Il coraggio è nella neve è un romanzo ricco di mistero e di introspezione, che mira a far riflettere su sé stessi, sul proprio ruolo nel mondo e sulla realtà che circonda gli esseri umani. È uno scoprire, insieme alla protagonista Silvia, il proprio animo, i propri desideri e paure, seguendola in un viaggio interiore circondati dal fascino di un paesaggio bianco, che conferisce alla narrazione un’aura di magia e suspense che solo la candida e pura neve riesce a evocare. Erica Ercoli torna in libreria con un nuovo straordinario romanzo che cattura lettori e lettrici di ogni età, dopo il suo brillante esordio con Ero in viaggio per l’India, dialogo tra mente e natura edito da Montedit nel 2012.

Una casa misteriosa. Una ragazza in crisi. Un paese che nasconde un grande segreto. La continua lotta con noi stessi, che non finisce mai fin quando non riusciamo ad accettare ciò che siamo. Un velo di mistero si insinua tra le righe di questo racconto, nel quale ogni lettore si riconosce e fa sua la storia. In una cornice invernale e immersa nel fascino della neve, un’avventura che fa riflettere e che volge ognuno di noi a cercare nuove prospettive di vita.

BIOGRAFIA. Erica Ercoli è nata l’11 gennaio 1988 a Rieti. All’età di diciotto anni pubblica il suo primo testo poetico rientrando tra i primi dieci autori selezionati per l’Antologia del Premio Letterario Internazionale “Archè” (Montedit, 2006). Dopo il liceo si trasferisce a Siena per frequentare la laurea triennale in Scienze Naturali. Durante questo periodo pubblica il suo primo romanzo: Ero in viaggio per l'India, dialogo tra mente e natura (Montedit, 2012), una storia basata su un dialogo tra l’uomo e la natura, che risalta l'aspetto scientifico e l'amore per la psicologia umana. Dopo la laurea triennale si iscrive a una delle poche facoltà Italiane che si avvicina all'etologia, con sede a Torino. Lo studio del comportamento animale unisce appieno la bellezza della natura e la profondità della psicologia. Nel 2015 contribuisce con sette componimenti poetici alla raccolta di poesie Tracce (Pagine, 2015), distribuita anche sulla piattaforma YouTube. Il suo secondo romanzo Il coraggio è nella neve (Gruppo Albatros Il Filo, 2017) è ispirato alla fantasia, alla natura e alla psiche dell’essere umano.

Contatti
https://www.facebook.com/erica.ercoli.3
https://www.gruppoalbatros.eu/

A San Marco in Lamis si presenta il libro ‘Il Gargano in tavola’

di VIP - Venerdì 14 alle ore 17,30 presso la Sala Teatro Giannone di San Marco in Lamis (FG), Via Frassati 2, Grazia Galante presenterà il suo libro “Il Gargano in tavola – Le ricette della cucina di ieri e di oggi” (Levante).

Interverranno: Michele Bruno, presidente Puglia Expo, Guido Pensato, operatore culturale. Modera e conduce Geppe Inserra, giornalista.

Il testo, che raccoglie oltre mille ricette collezionate da Grazia Galante attraverso informatori e amici del promontorio del Gargano, vuole essere un “ritratto” di un territorio dalla storia infinita, permeata da una religiosità ancestrale, che affonda le radici nella preistoria.

La cucina garganica, nei decenni passati sottovalutata e talvolta persino ignorata, merita di essere conosciuta e valorizzata, perché, “una comunità viene conosciuta in profondità anche attraverso il cibo”.

L’autrice non è nuova a questo genere di pubblicazioni. Infatti, oltre a ricerche sui mestieri scomparsi, alla medicina popolare, a filastrocche e indovinelli, alle fiabe e favole, ha pubblicato anche “La cucina tradizionale di San Marco in Lamis”, ”La religiosità popolare di San Marco in Lamis”, “Li còse de Ddì” (tutti editi da Malagrinò); “Fiabe e favole raccolte a San Marco in Lamis”, “La Vadda de Stignane e altri canti popolari”, “I giochi di una volta”. A quanto sopra di aggiunge il corposo “Dizionario del dialetto di San Marco in Lamis”, scritto a quattro mani con il fratello Michele, corredato con una sorta di repertorio-guida italiano-sammarchese per un’agevole ricerca dei lemmi e di una corposa bibliografia. Questi ultimi editi da Levante editori.

In distribuzione il n. 2/2018 de 'La Vita', periodico della Fidas

di VITTORIO POLITO - È in distribuzione il n. 2/2018 (anno XXXVI) del periodico di informazione della Associazione “Federazione Pugliese Donatori Sangue” (FIDAS), presieduta dalla prof. Rosita Orlandi.

Questo numero riporta la notizia della firma del protocollo d’intesa tra ANCI Puglia e FIDAS Puglia finalizzate alla promozione di iniziative comuni per incrementare la donazione del sangue e la cronaca della grande manifestazione svoltasi nella Multisala “Showville” di Bari, nel corso dell’evento “La solidarietà va in scena”, promosso dalla FPDS (Federazione Pugliese Donatori Sangue), presieduta da Rosita Orlandi, federata FIDAS (Federazione Italiana Donatori Sangue Regione Puglia), presieduta da Cosima P. Sergi, in occasione della quale è stato assegnato al sottoscritto il premio “Un amico per la comunicazione”, istituito nel 2001, con la seguente motivazione “Per il convinto e appassionato contributo alla promozione del Dono del Sangue”.

Il premio è assegnato solitamente per l’efficace contributo professionale ed umano, offerto da personaggi istituzionali ed operatori dei mass media a favore ed allo sviluppo della donazione del sangue ed alla promozione dell’immagine e delle attività associative. Il periodico riporta anche l’Albo del premio “Un Amico per la comunicazione dal quale si evince che i precedenti premi sono stati assegnati a Stefano Scarpa, Stefano Campanella, Maria Rita Tamburrini, Eugenio di Sciascio, Antonio Felice Uricchio, Luigi Russo, Bruno Pizzul, Carmen Lasorella, Gustavo Delgado, Luigi Spedicato, Silvia Papini, Maria Sasso, Antonio Caprarica, Lino Patruno, Giovanni Delle Donne, Nicola Simonetti, Raffaele Nigro, Luca Montrone, Dionisio Ciccarese, Fernando D’Aprile e Francesco Pira.

Il numero in distribuzione riporta anche le notizie relative al Convegno della FIDAS di Santeramo in Colle su donazione di sangue, organi e midollo osseo, la serata-evento svoltasi a Castellana Grotte per promuovere FIDAS e ADMO, il calendario 2019 delle raccolte di sangue per le province Bari, BAT e Taranto e l’elenco delle strutture trasfusionali aperte la domenica e tante altre notizie e appuntamenti utili ai donatori di sangue.

La mia gratitudine va alla FIDAS ed ai suoi dirigenti per aver voluto assegnare allo scrivente il premio 2018 “Un amico per comunicazione” e, per l’occasione mi piace riproporre il cambio del nome della palazzina “Goccia del latte” in “Goccia di sangue”, più congeniale all’attività che ivi si svolge da quarant’anni finalizzate a salvare, col sangue, vite umane.

Libri: Capitalismo in cerca di un’etica

di FRANCESCO GRECO - Il capitalismo in cerca di un’etica. Dire anima sarebbe blasfemo, da arresto preventivo. Non per noialtri, base della piramide, ormai senza più diritti se non la precarietà e le libertà apparenti, né per i destini dell’umanità, ma nel suo stesso interesse, per fermare il default sull’orlo del baratro.

Dopo aver accecato bambini, e cavalli (nelle miniere della rivoluzione industriale) e devastato e inquinato cieli, mari e terre, consumato territori, avvelenato l’ambiente per i prossimi secoli, alterato ecosistemi irriproducibili, delocalizzato per pagare il lavoro due soldi (elogiati per questo dai loro menestrelli), per continuare a esistere, a darsi un orizzonte futuro, non ha altra opzione.
 
C’è da vedere se il suo istinto di sopravvivenza esiste ancora, magari appannato, relativizzato, o se per caso il capitalismo non si sia avvitato in una dimensione masochistica, da cupio dissolvi, da autodafé definitivo.
 
Ai nostri carnefici che galleggiano fra rapina e finanza creativa il compito storico di smentirci. Prima che il buco nero ci inghiotta tutti quanti. E prevalga l’homo homini lupus, il richiamo della foresta, appetiti smodati, istinti bestiali, iconoclasti.
 
Colin Crouch, “Salviamo il capitalismo da se stesso” (Il futuro del capitalismo democratico dipenderà da quanto stati e cittadini rappresentati a livello globale sapranno farsi ascoltare), il Mulino editore, Bologna 2018, pp. 110, euro 12,00 (Collana “Voci”).

Il sociologo è molto fiducioso sul ruolo dei cittadini, delle istituzioni (Ue e Ocse per dire) e delle loro coscienze (egli stesso parla di “spinte autolesioniste”). Ma il trionfo di populismi, sovranismi e antipolitica, a livello planetario, rende tutti un po’ scettici. Anche perché le nuove classi dirigenti, prone, creano una normativa attorno al the end incombente propinandoci mantra vuoti e slogan elettorali che chiamano comunicazione e che altro non è se non miserabile demagogia.
 
E che i ricconi di Kensington o Chelsea ci affittino le loro magioni che invece preferiscono tenere vuote, o che Trump apra le porte ai poveracci del Centroamerica (“i potenti trattano sempre con alterigia le persone comuni, di qualunque estrazione siano”) appare improbabile assai.
 
Ma quando, come direbbe lo scrittore peruviano Manuel Scorza, si è toccato le nubi con il culo, non resta che sperare…

Il Gargano di Grazia Galante aggiunge un libro a… tavola

di VITTORIO POLITO - Fresco di stampa è disponibile il volume di Grazia Galante “Il Gargano in tavola – Le ricette della cucina di ieri e di oggi” (Levante editori).

Il testo, che raccoglie oltre mille ricette collezionate da Grazia Galante attraverso informatori e amici del promontorio del Gargano, vuole essere un “ritratto” di un territorio dalla storia infinita, permeata da una religiosità ancestrale, che affonda le radici nella preistoria.

La cucina garganica, nei decenni passati sottovalutata e talvolta persino ignorata, merita di essere conosciuta e valorizzata, perché, come sostiene Guido Pensato, che firma l’introduzione, “una comunità viene conosciuta in profondità anche attraverso il cibo”.

“Il Gargano - scrive Galante nella presentazione - anche sotto il profilo culinario, presenta una sua sostanziale unità, che si accompagna anche a significative differenziazioni interne, a varianti da campanile a campanile che sono l’indice di adattamento alle condizioni oggettive. Varianti di cui si dà conto nel testo di volta in volta per le singole ricette”.

L’autrice non è nuova a questo genere di pubblicazioni. Infatti, oltre a ricerche sui mestieri scomparsi, alla medicina popolare, a filastrocche e indovinelli, alle fiabe e favole, ha pubblicato anche “La cucina tradizionale di San Marco in Lamis”, ”La religiosità popolare di San Marco in Lamis”, “Li còse de Ddì” (tutti editi da Malagrinò); “Fiabe e favole raccolte a San Marco in Lamis”, “La Vadda de Stignane e altri canti popolari”, “I giochi di una volta”. Questi ultimi editi da Levante editori.

A quanto sopra di aggiunge il corposo “Dizionario del dialetto di San Marco in Lamis” (Levante), scritto con il fratello Michele con 20.000 lemmi dialetto-italiano, 1.500 proverbi e filastrocche, 2.600 sinonimi e contrari, 500 citazioni di autori dialettofoni, 10.000 lemmi italiano-dialetto, 60 tavole di nomenclatura comprendenti oltre 8.000 termini, indicazioni grammaticali (pronuncia, categoria grammaticale di ogni lemma, plurali e femminili irregolari, flessioni verbali irregolari), corredato con una sorta di Repertorio-guida italiano-sammarchese per un’agevole ricerca dei lemmi e di una corposa bibliografia.

Le ricette del presente volume, di oltre 400 pagine, sono state raggruppate per formati di pasta fatta in casa, sughi (con carne o pesce di mare e di lago), brodi, pizze, polente, ricette con pane, pasta, verdure spontanee e tuberi, ortaggi, funghi, legumi, uova, formaggi, contorni, dolci, liquori, sciroppi, conserve. Nell’appendice sono stati riportati brevi capitoli relativi alla panificazione di San Marco in Lamis e alla lavorazione del latte. Insomma non manca proprio nulla per trascorrere una gioiosa-golosa giornata a tavola nel promontorio del Gargano.

Guido Pensato, autentica anima di moltissime iniziative culturali sviluppatesi nella città di Foggia, scrive «Fortunatamente, anche qui, sul Gargano, si è andata costruendo, strutturando una koinè comune – italiana -, che si riconosce come il tessuto e la trama imbastita lungo tutta la storia del territorio e che sottende e sostiene tutti i suoi caratteri e che definiscono la “cucina del Gargano”, mentre conservano memoria e tracce della comune grande famiglia delle cucine meridionali; e di quelle – seppur remote – mediterranee».

Le foto di copertina sono di Luigi Nardella e Pino Marchesino, mentre il disegno del primo risguardo è di Annalisa Nardella.

Libri: la Bari dei 'Calzini neri'


di PIERO LADISA - Tra le novità edite dalla casa editrice barese Wip segnaliamo Calzini neri (2018, pp. 37, € 6) di Giuseppina Boccasile. La storia descrive l'incontro tra l'autrice e alcuni alunni, che avevano frequentato l'istituto dove la stessa aveva ricoperto il ruolo di dirigente scolastico, ai quali la Boccasile racconta appunto la storia dei calzini neri - in un misto tra fantasia e triste realtà - ambientata nella città di Bari nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Quell'incontro segna in positivo i ragazzi, che ritrovano così la forza per ripartire da quegli insuccessi scolastici che ne avevano segnato il cammino di studio. 

INTERVISTA ALL'AUTRICE

D. Cosa sono i calzini neri?
R. «I calzini neri sono neri per dimostrare la perdita di un caro estinto in guerra. Davanti alle case si vedevano pentoloni posti su un fuoco d'occasione. Nel momento dell'ebollizione si metteva il colorante nero e si aggiungevano i calzini neri dei bambini e gli abiti degli adulti».

D. Come è nata l'idea di pubblicare questa storia?
R. «L’idea è nata casualmente. Ero in pensione da due anni quando ho incontrato in un bar di Bari tre ex alunni della mia scuola. Non stavano attraversando un bel periodo e per tirargli su il morale ho iniziato a raccontargli una storia...».

D. Quando ha prospettato l'idea ai suoi ex alunni, come hanno reagito?
R. «I ragazzi si sono divertiti tanto e mi hanno chiesto di continuare a vederci, anche perchè io li ho spinti a fantasticare su una guerra tra calzini neri e calzini bianchi, tra la guerra e la pace. Alla fine i calzini neri hanno detto: "Anche noi eravamo bianchi e se ci mettete nella varichina diventiamo nuovamente bianchi"».

D. Le sono grati i suoi ex alunni per l'impatto che ha avuto la storia nei loro percorsi di vita professionale?
R. «Certamente gli ex alunni conoscevano già attraverso la storia locale, la storia nazionale per averla "cercata" a volte anche camminando nella città con stracci e secchi per leggere le scritte sui cippi e le lapidi. Questi ragazzi avevano partecipato alla creazione del gioco sulla storia di Bari dal 1000 al 1200; ad esempio avevano scoperto che nell'eccidio del 28 luglio 1943 era morto un maestro della scuola che frequentavano. La narrazione storica è nel loro DNA».

D. Ha nel cassetto altri racconti simili che potrebbero sfociare in una nuova pubblicazione?
R. «I miei cassetti sono pieni, ma ora mi devo impegnare di più nella formazione dei docenti perchè la storia, la filosofia e la geografia sono materie che sono state limitata nei programmi, come anche la storia dell'arte e la musica. Il noto pedagogista Giovanni Maria Bertin diceva che la società cambia se si impostano le conoscenze sull'arte che assume l'obiettivo di guardare al futuro».

Libri: Caravaggio postumo di se stesso

di FRANCESCO GRECO - Mistero Caravaggio, dura da quattro secoli: i guai con la legge se li cercava o gli franavano addosso? Fumantino lo era di suo (“cattivo carattere”), e anche amante delle armi (“spade e pugnali”). Ma stava sempre nel posto sbagliato. E sì che godette la protezione di nobili e alti prelati (il Cardinal del Monte, a Roma, per cui poteva girare con la spada, ed era un privilegio di pochi), che lo aiutarono capendo il suo genio, anche se visse di stenti, e non potendosi pagare un modello, a volte usò se stesso (“Ragazzo con canestro di frutta” e “Bacchino malato”, oggi alla galleria Borghese di Roma).

Trasgressivo, spirito inquieto, nacque il giorno di San Michele (29 settembre 1571) dalle seconde nozze di Fermo Merisi, rimasto vedovo all’improvviso, nella Milano di disperati, bordelli, bische e osterie, devastata dalla peste.

Anche quella sparsa dal superstizioso cardinale Carlo Borromeo: il terrore della Santa Inquisizione. I Lumi ancora tardavano a splendere.
 
Ansioso di modernità, Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (è il borgo rurale del bergamasco dove la famiglia si trasferì per sfuggire alla peste), incarnò il suo tempo. Nacque, come direbbe Nietsche “postumo di se stesso”, e non poteva non scontrarsi con lo spirito conservatore dell’epoca: il vento del nuovo veniva da Nord e nuovi equilibri politici si delineavano all’orizzonte.
 
La Chiesa vacillava sotto i colpi della riforma protestante avviata dal tedesco Martin Lutero, mentre incombeva il Giubileo del 1600, i papi morivano come mosche ed era pronta la pira per l’eretico Giordano Bruno e ardeva quella di migliaia di streghe.

Roma (“stava per trasformarsi in una delle più belle città del mondo”) intuì che le opere del pittori dell’epoca, che arrivavano nell’Urbe da tutta Europa (Spagna, Germania, Francia, Fiandre, Paesi Bassi), con i soggetti del Cristianesimo dei primordi, avrebbero funzionato a scopo propagandistico per “la lotta alle eresie” e per “sottolineare la supremazia universale della Chiesa”.
 
Sulle sue tracce, di città in città, fra cronaca nera e arte, dalla bottega milanese di Simone Peterzano dove 12enne impara i primi rudimenti con una retta di 24 scudi pagata dalla mamma Lucia per quattro anni, a Roma, Napoli, Malta, Siracusa, Messina, forse Palermo, ecc., a ricostruirne la breve, tormentata parabola del grande, un delizioso racconto di Paolo Jorio e Rossella Vodret, “Luoghi e misteri del Caravaggio”, Cairo Editore, Milano 2018, pp. 170, euro 13,00, cover: la “Decollazione di Giovanni Battista”, 1608, sta nella Concattedrale de La Valletta, a Malta.
 
Caravaggio aveva catturato quella luce violenta e pura che svela l’anima dell’uomo, nel suo sguardo, il passato e il futuro: oggi diremmo 3D. Ma anche vaghe tracce di Freud (“I Bari”).
 
Uomo sempre in fuga (dall’accusa di omicidio di Ranuccio Tomassoni, a Campo Marzio, il “suo” quartiere, il 28 maggio 1606, durante una partita di pallacorda, forse per un debito o per bullismo: il perdono papale non giunse mai), fascinoso, intrigante, commovente, vanitoso (si dipinse quasi in ogni sua opera), inarrivabile Caravaggio: una star del suo tempo e di tutti i tempi. La morte - che lo colse a Civitavecchia, il 18 luglio 1610, a meno di 39 anni - lo pose nell’Olimpo, fra gli immortali. Una morte ancora avvolta dal mistero, come poco si sa dei suoi resti.

Questo libro incalzante e ben scritto lo presenta con una luce vivida e aspra (la stessa della pittura del grande, che rende la sua opera “vera, viva e vitale”, “l’evolversi del suo stile era stato rapido, impetuoso…”) e ce lo fa amare ancora di più, per sempre.

‘I biscotti di Nicolino’ e altre ricette per la corretta alimentazione di grandi e piccini

di VITTORIO POLITO - È stato pubblicato da WIP edizioni, il libro di Nadia Lucia Laccetti e Domenica Romanelli “I biscotti di Nicolino”.

La pubblicazione di grande formato è il primo numero della collana “Favole golose” che fa parte di un progetto di educazione alimentare, creativo e giocoso, che utilizza lo strumento delle favole per avvicinare adulti e bambini alla corretta alimentazione.

Ogni favola veicola in maniera immediata ed efficace il messaggio portante del libro, spiegando i benefici o i problemi dovuti a una buona o cattiva alimentazione. Ad ognuna di esse fa seguito un piccolo ricettario che, attraverso il ricorso ad aneddoti e curiosità, fornisce informazioni medico-scientifiche utili sui principali ingredienti utilizzati, riscoprendo e valorizzando sapori antichi e il ritorno alla semplicità e genuinità delle preparazioni.

Il volume contiene la favola “I biscotti di Nicolino”, appunto, che insegna a Nicolino a non fare abbuffate di dolci che creano molti problemi alla salute, diabete in testa, consigliando di consumare saltuariamente certe prelibatezze. Il libro piacevolmente illustrato riporta anche altre ricette come la “Focaccia Farinella”, quella “Barese”, i “Calzoncelli” (una sorta di panzerottini ripieni di marmellata), le “Caramelle golose”, le “Mezze lune fantasia” ed un utile glossario.

Nadia Laccetti, psicologa, svolge l’attività libero-professionale nella provincia di Bari. Con la Wip Edizioni ha pubblicato nel 2015 “Semino e Monellina”.

Domenica Romanelli, medico gastroenterologa, svolge la propria attività lavorativa presso la ASL di Bari. Da diversi anni si occupa di educazione alimentare. Appassionata da sempre di cucina, ha come obiettivo la ricerca e la creazione di ricette dieto-terapiche salutari e gustose. Ha partecipato ad alcuni concorsi di cucina. Nel 2011 e nel 2015 è stata finalista del concorso “Premio Marietta”, Casa Artusi Forlimpopoli, Cesena.

Libri: 'Balle mortali', e antimoderne

di FRANCESCO GRECO - Quando mai Gaetano Burioni, medico condotto (oggi si dice di famiglia, o di base), avrebbe anche lontanamente pensato che a pensionarlo non sarebbero stati tanto i suoi 89 anni ma internet?

Infatti la sua categoria (come quella dei giornalisti) è a rischio estinzione. E’ la rete – dove corrono informazione e disinformatia - che la sta relativizzando un sacco.

Oggi Aulin e Oki vanno via come l’acqua fresca, i radiologi lavorano senza requie, una tac non si nega a nessuno, più un protocollo è surreale, più suscita interesse. Smanettando in rete dalla sua cameretta, un moccioso può prendersi gioco di un grande luminare. Tutti sono medici, ci si cura da soli, e ci si ammala anche: in rete apprendiamo infatti dei sintomi di una malattia che ci convinciamo di avere.
 
Così andare dal medico è diventato quasi un optional, perché pensiamo di saperne più di lui, diamo consigli anche agli altri nel rione e alle spalle denigriamo il medico di famiglia: sicuro che è laureato e specializzato? O tempora, o mores!
 
Internet ha dissodato il fertile limo dove leggende metropolitane e fake news allignano e prosperano che è una bellezza, e ci sentiamo quasi dei missionari a spargere perfida gramigna urbi et orbi condividendola sui social.

E siccome una menzogna centrifugata sul web dopo un giorno diviene verità canforata, comandamento divino, eccoci immersi in un mare di fetido relativismo, una notte interminabile in cui ogni vacca è grigia.
 
Umberto Eco aveva ragione: il mezzo agevola la prevalenza del cretino, ma non aveva previsto che la diffusione orizzontale di stupidaggini avrebbe persino deciso gli equilibri politici di mezzo mondo attraverso il lavaggio del cervello.

Forse Giulio Cesare intuì che i posteri avrebbero scritto in modo pressappochista, se non falso, delle sue gesta e per evitare falsi mise mano alle sue memorie (“De bello gallico”), altrimenti oggi sarebbe stato relativizzato anche lui.
 
Ciò che non si riesce a capire (e potrebbero dircelo i sociologi, gli psicologi, o magari gli psichiatri), è come mai in un’epoca dominata da scienza e tecnologia, e loro derivati, in cui la ragione ha vinto millenarie suggestioni, siamo così quasi geneticamente predisposti a credere a tutte le balle che ci spacciano gli sciamani di turno, e a nostra volta diventare testimonial, spargendole come seme infetto nei gangli più oscuri del reale, al limite del favoreggiamento. Perché cantiamo nel coro e ci facciamo lavare il cervello senza reagire?

Abbiamo relativizzato tutto: Dio, la scuola, la famiglia, la patria, la politica, la Costituzione: ma almeno la scienza, per un sottinteso spirito di conservazione, dovremmo tenerla fuori. 
 
E invece c’è, turgido, un preoccupante, delirante elemento di antimodernità, di arcaicità deteriore, di rifiuto della scienza e i suoi risultati. Nel nostro subconscio scorrono carsicamente forre irrazionali, diremmo quasi suicide, da cupio dissolvi in progress.

Osiamo discutere persino l’oggettività dei numeri (sui vaccini che hanno debellato secolari epidemie) e crediamo che le multinazionali del farmaco vogliono ingannarci, spacciarci prodotti dall’effetto placebo per ingrassare a spese nostre.
 
Così combattiamo battaglie già perse in partenza, privi ormai di libero arbitrio, menato all’alpeggio come bestiame brado. E a volte, per correre dietro alle tante vulgate (i vaccini provocano l’autismo e la sclerosi multipla, il latte crudo previene i tumori, ma “farlo bere ai bambini è come mettergli in mano una pistola carica”), ai negazionismi diffusi, al folklore dei santoni (gelosi dei loro protocolli, Di Bella), non solo sconfiniamo nel ridicolo, ma sacrifichiamo gli innocenti: i bambini. Da carcere a vita.
 
E la tragedia del nostro tempo è che con noi corrono allegramente anche persone che hanno studiato e che dovrebbero non solo rassicurarci, ma essere al riparo dai tentacoli delle piovre negazioniste: sennò che cosa hanno imparato nelle aule degli atenei? Ippocrate di Kos redivivo li prenderebbe a calci in culo radiandoli dall’Ordine e spingendoli in una bella galera.
 
A rimettere al centro la conoscenza e la ragione, scacciando i fantasmi di tempi oscuri in cui la mortalità infantile era altissima (a Londra nel 1740 sopravviveva un bambino su quattro), un sapido, essenziale saggio di Roberto Burioni, “Balle mortali” (Meglio vivere con la scienza che morire coi ciarlatani), editore Rizzoli, Milano 2018, pp. 182, euro 18,00 (ebook 9,99).   
 
Con intento divulgativo, Burioni (peraltro preso di mira da politicanti approssimativi e ignoranti, forse gelosi della loro tuttologia da bar sport) relativizza tutto lo sciocchezzaio che ci hanno sbattuto in faccia negli ultimi decenni e i profeti del nulla che lo hanno teorizzato.

Dal siero delle capre di un veterinario siciliano, Libero Bonifacio, al metodo Stamina di Vannoni (contro ictus, lesioni del midollo spinale, Parkinson, ecc.) senza scordare la somatostatina di Di Bella. Se il mondo accademico e le riviste scientifiche non li prendono in considerazione, ci sarà pure una buona ragione.
 
Chi poi, come noi, ingenui, ignorava l’esistenza di una setta detta “Roveto ardente”, apprenderà, non senza sgomento, delle strane teorie millenaristiche (la fine del mondo è imminente, ma se non arriva basta spostare la data) e che gli antibiotici sono il male assoluto. Cascami da pensiero integralista, demenziale, pre-illuminista. Voltaire e Pascal si farebbero un sacco di risate.
 
Fra le righe, Borioni ci dice di stare attenti a questi messia un tot al chilo, prima di ritrovarci nel Medioevo dei maghi, le streghe e gli untori. Meglio un antibiotico del SSN di una pozione magica che annuncia miracoli. Ma solo per la carta di credito degli apprendisti stregoni.   

Libri: “Quelli che se ne vanno”, e che non tornano

di FRANCESCO GRECO - E poi ci sono quelli che se ne vanno. Che studiano, prendono una laurea, si pagano un master, magari anche un dottorato di ricerca e poi partono col trolley e li incontri nelle ramblas di Barcellona, a Berlino, nella metro di Londra, Vienna, o anche a Stoccolma.

E che non torneranno più, almeno, non con questi chiari di luna. Non abboccheranno alle sirene del Belpaese per poi pentirsene amaramente.
 
Li chiamano “cervelli in fuga”. Se ne vanno e impoveriscono un paese, una cultura, svuotano, desertificano il futuro. Sommo masochismo, suicidi annunciati.
 
E’ un universo sfuggente, articolato, complesso, che Enrico Pugliese (professore emerito di Sociologia del Lavoro alla “Sapienza” di Roma) ha indagato in “Quelli che se ne vanno” (La nuova emigrazione italiana), il Mulino, Bologna 2018, pp. 158, euro 14,00 (collana “Contemporanea”). 
 
Pugliese ha fotografato l’emigrazione che muta semantica: ieri contadina e proletaria, valigia di cartone, grado di istruzione zero, o quasi, oggi è acculturata, “alta”.
Ieri solo dal Mezzogiorno, treni-bestiame, soppressata e olio del proprio campo, oggi anche dalla Lombardia e dal Veneto (“ne partono più dalle regioni ricche che da quelle povere”).

Ieri erano accolti (ma c’era geshlossen italien e “Non si affitta ai meridionali”) e il lavoro c’era, il giorno dopo già eri occupato e a fine mese portavi a casa (alla baracca) la paga, poi mandata alla famiglia, oggi, in Gran Bretagna per dire, causa Brexit, i camerieri italiani hanno molte difficoltà e trovare e conservare il lavoro.
 
E dunque, l’emigrazione di oggi, ci dice fra l’altro Pugliese, “ha nuovi protagonisti, così come nuova è la situazione economica e del mercato del lavoro nelle aree di destinazione”.

Nel post-industriale, in Germania si trova lavoro nei servizi, in Inghilterra nelle attività finanziarie.

Negli USA “l’ideologia del melting-pot è stata sostituita dalla realtà e dalla retorica della “salad bowl”, cioè la prevalenza unitaria di un’identità, nello specifico quella italoamericana.
 
Citando il presidente Svimez Adriano Giannola, Pugliese mette in guardia da quello che definisce uno “tsunami demografico” che fa mancare circa 3 milioni di ragazzi al di sotto dei trent’anni.
 
Se questo è il trend il Sud sarà un dormitorio, anzi, un ospizio, un’area di vecchi bisognosi di assistenza, di consumi per loro, di badanti e prostate, dentiere e pappagalli, di terre abbandonate e incolte, case svendute, desertificazione diffusa, disoccupazione (spariranno asili, scuole elementari, medie: non ci saranno più iscritti).
 
E come si risponde a questa ipotesi apocalittica, “the end”? Con la grottesca caccia al migrante (che almeno fa i figli più di noi e lavora meglio di noi, ma “letto” retoricamente come causa di ogni male possibile) e l’assistenzialismo giusto per oziare al bar sport, col reddito di cittadinanza che sollecita consumi bassi (cibi-spazzatura) ma consensi alti. Importante è abolire la povertà.
 
Un saggio, quello del sociologo, che ci spiega come siamo arrivati a tale decadenza (in Turchia un cuoco guadagna 4mila euro), che ci fa guardare allo specchio e ci mostra le rughe di montagne di errori di apprendisti stregoni, politici da talk show che si fan belli con le parole, di mancata programmazione, di carpe diem, il fallimento di generazioni di intere classi dirigenti, di sudici retori e demagoghi d’assalto, di ideologia tranchant, di cooptazione per censo e militanza nei posti di lavoro migliori, di scala sociale rotta: tutto quello che ha scacciato i migliori dalle nostre città, portandoli all’aeroporto e che extra moenia trovano pane e anche dignità.
 
Che non si azzardino a tornare: troverebbero solo umiliazioni e precarietà, lavoro nero e sottopagato oggi, pensioni da fame domani.

Oltre che buche assassine, monnezza che marcisce al sole o nella pioggia, ponti crollati miseramente, consumo egoistico e abbandono del territorio, criminalità organizzata sempre più arrogante e pervasiva, politici che “è colpa di quelli che c’erano prima...”.
 
Da questo girone infernale dantesco non si può che scappare con gioia e un senso di liberazione. Fuck-in little Italy.

In distribuzione il periodico della Basilica di San Nicola ‘Nicolaus’ 2018

di VITTORIO POLITO - È in distribuzione il numero 4,  2018, del periodico “Nicolaus”, Rivista storico-teologica dei PP. Domenicani della Basilica di San Nicola, diretta da padre Gerardo Cioffari o.p., responsabile padre Giovanni Matera o.p. (Basilica di San Nicola editore).

La corposa rivista si divide in due parti: la sezione storica, a cura di padre Gerardo Cioffari, e la sezione teologica, a cura di padre Emmanuel Albano o.p. Nella prima, padre Gerardo Cioffari, storico della Basilica, tratta del Concilio di Nicea e la presenza di San Nicola tra filologia, storia e agiografia; Francesco Quarto, parla di San Flaviano di Conversano in una ‘inedita’ edizione di un tipografo tranese del XVIII secolo; Francesca Montegiglio, illustra il trittico di San Nicola e l’iconografia di Andrea Rico da Candia; Adriana A.L. Sabetta ci parla dell’Odegitria della Cattedrale di Trani, un affresco angioino dimenticato.

Nella sezione teologica, padre Emmanuel Albano, tratta della “koinonia nella Chiesa antica (I-III sec.)”; Aldo Moda parla di “Adrienne von Speyr 50 anni dopo. Le idee fondamentali della sua mistica. Qualche linea per una rivitalizzazione”; mentre Giovanna D’Aniello, Pier Giorgio Taneburgo, Daniele Chiarulli, Angela Moschetta, trattano altri interessanti argomenti di teologia. Padre Ciro Capotosto o.p., conclude la sezione con “Il volto di Maria «dipinto» dalla Scrittura”.

Nel periodico è presente anche la nota in lingua tedesca “Kult des Heiligen Nicolaus des Wundertäters und das Armenische Mittelalter” (Culto di San Nicola taumaturgo e medioevo armeno), che padre Gerardo Cioffari ha trovato tra le carte dell’Archivio della Basilica. Un documento dattilografato, non datato, con grafica non molto buona, ma poiché il contributo è ritenuto interessante, il direttore del periodico ha deciso di inserirlo nel testo in distribuzione.

La rubrica delle recensioni chiude l’interessante periodico.

Matt&Bise il 24 Novembre presentano il nuovo libro a San Severo

Sabato 24 novembre, alle ore 17.00, presso il CC San Severo di San Severo (FG) Matt & Bise presentano il loro nuovo libro Mamma, Ci Siamo Persi a New York. Il duo di youtuber pubblica un nuovo libro educativo per imparare divertendosi attraverso la storia delle loro avventure a New York.

“Si può viaggiare in giro per il mondo senza parlare inglese in modo dignitoso? Matt e Bise si sono dati la risposta: no! Per rimediare hanno fatto la valigia e sono partiti. Destinazione: New York! Studiare sui banchi di un vero college americano è solo la prima di una lunga serie di sfide: sotto le luci di Times Square, nei più stretti e bui vicoli di Chinatown, in sella ai selvaggi cavallini delle giostre di Coney Island, nella complicatissima Subway, Matt e Bise hanno realizzato il loro sogno americano! Seguili in questo assurdo viaggio Oltreoceano, e impara l’inglese meglio di loro (anche perché non ci vuole poi molto)! Ma occhio a Mamma Bise, che spunterà quando meno te l’aspetti per insegnarti le regole di grammatica. Tra espressioni tipiche e modi di dire, in questo libro troverai tutto ciò che ti ser ve per poter urlare al mondo Yes! I can! Perché... se ce l’ha fatta Bise, ce la puoi fare anche tu! Matt& Bise saranno anche protagonisti di "Matt & Bise Come sopravvivere a New York", 9 brevi puntate del format che porterà il pubblico di Super! direttamente nella Grande Mela con il duo di youtuber più amati d'Italia. L'appuntamento è dal 22 ottobre, tutti i giorni alle 19.05 su Super! (Canale 47 DTT).”

Chi sono MATT & BISE? (Matteo Pelusi, 1993 & Valentino Bisegna, 1993), noti come il duo di youtuber più amati in Italia, sono specializzati in video divertenti e sfide. I loro contenuti sul canale YouTube registrano più di 250 milioni di visualizzazioni. Con ben 3 milioni di follower su Instagram e 2 milioni di fan su Facebook Matt & Bise non solo sono popolari nel mondo di Internet ma hanno partecipato a svariati programmi TV sulle reti Mediaset, Rai e Sky. Matt& Bise saranno anche protagonisti di "Matt & Bise Come sopravvivere a New York", 9 brevi puntate del format che porterà il pubblico di Super! direttamente nella Grande Mela con il duo di youtuber più amati d'Italia.

L'appuntamento è dal 22 ottobre, tutti i giorni alle 19.05 su Super! (Canale 47 DTT).

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