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Libri: ‘Ferrari Rex’, la biografia più completa sul Drake

(Credits: Ferrari)
di PIERO LADISA – Tra le eccellenze italiane nel mondo, orgoglio della nostra penisola, occupa uno dei primissimi posti la Ferrari. Una storia, quella della Rossa di Maranello, nata un sogno che ha alimentato la vita del proprio fondatore: Enzo Ferrari. 

Sul Drake esiste una svariata bibliografia, arricchitasi recentemente di un vero e proprio compendio: Ferrari Rex. Biografia di un grande italiano del Novecento (Giunti-Giorgio Nada Editore, 2016, € 28). Nelle oltre mille pagine che compongono l’opera, suddivisa in quarantotto capitoli e corredata da un vasto repertorio fotografico, Luca Dal Monte (una vita nel mondo del motorsport con Peugeot, Toyota, Pirelli, Ferrari e Maserati. ndr) ripercorre in ogni singolo aspetto la vita privata e professionale di Enzo Ferrari intervallata da successi, delusioni e tragedie. 



Grazie anche ai numerosi colloqui che l’autore ha avuto modo di sperimentare negli anni con varie persone che hanno avuto l’onore di lavorare al fianco del Drake, emerge un quadro unico di una delle personalità italiane più rappresentative del secolo scorso. 

Quello scritto da Dal Monte è un libro consigliato a tutte quelle persone, amanti dei motori e non, che hanno voglia di conoscere e approfondire il vero volto di Enzo Ferrari.

"L'allenatrice" di Christian Montanaro: appuntamento venerdì 19 aprile


di REDAZIONE - Un modo alternativo di vivere il Venerdì Santo. Nella maniera surreale di Addolorata Pallone, la protagonista del libro “L’allenatrice” dell’avvocato e scrittore barese Christian Montanaro. Una, cioè, che ortodossa certo non è. E figuratevi allora se il venerdì santo poteva andarsene dietro alla Processione. Appuntamento venerdì 19 aprile alle ore 18,30 presso il Comitato Elettorale dell’attuale Assessore allo Sport Pietro Petruzzelli, in via Principe Amedeo angolo via Manzoni.

Il libro, edito nel 2017 dalla Mario Adda Editore di Bari (e classificatosi quinto per la narrativa edita sportiva alla 2° edizione del Concorso Letterario Nazionale “Bari Città Aperta”) tratta con ironia il tema della dilagante ascesa del calcio femminile e del ruolo della donna allenatrice di calcio. Un connubio solo fino a qualche anno fa praticamente impensabile.

A dare le fattezze ad Addolorata Pallone la bravissima e nota attrice Lia Cellamare, anche lei presente. Interverrà anche Isabella Cardone, allenatrice delle Pink Bari, consolidata realtà femminile del panorama calcistico nostrano.

A intervistare l’autore Christian Montanaro e a presentare la serata la giornalista Antonella Paparella che, proprio insieme a Montanaro, ha curato il simpatico format “I mondiali addolorati” la scorsa estate, con ottimi riscontri di visualizzazione e di pubblico sul web.

Presente ovviamente anche lo stesso Assessore allo Sport Pietro Petruzzelli.
Ingresso libero.

Libri: arriva nelle librerie la toccante storia d'amore di Serenella


di REDAZIONE -  Serenella. Gioie e dolori di una donna di Antonettore Maury è una toccante dichiarazione d’amore, un delicato omaggio alla donna della sua vita che ha lasciato questa Terra ma mai il suo cuore. Lo scrittore e saggista presta la voce alla moglie defunta e ne scrive le memorie in prima persona, come se fossero narrate da lei stessa. Serenella racconta del suo passato, delle sue gioie e dei tanti dolori, fa un bilancio della sua vita e osserva dall’esterno i giorni successivi al suo trapasso, attraverso gli occhi dell’uomo che le è stato accanto per cinquant’anni. Un commovente racconto d’amore e di perdita, un romanzo intimo e personale che per l’autenticità della sua storia si fa universale, coinvolgendo il lettore con la sua disarmante semplicità.


TRAMA. Una barella entra nell’Hospice di Perugia con una paziente in fin di vita che lamenta dolori insopportabili: è Serenella, una donna forte e coraggiosa che non vuole arrendersi al tumore in fase terminale che la sta distruggendo. Quando i dolori si attenuano un po’, lei comincia a ripercorrere la storia della sua vita, una vita semplice e felice. Ha sposato Toty, l’uomo che l’ha assistita fino all’ultimo e che ha deciso di prestarle la sua penna per scriverne la storia. Ha avuto due bei figli, ora ultraquarantenni, e tre nipoti. Prima che il tumore la colpisse, aveva sofferto per anni di sclerosi multipla. È stata un’esperienza molto felice, nonostante tutte le dure prove che ha dovuto affrontare, fatta di tanti piccoli e grandi ricordi, che insegnano come la felicità sia alla nostra portata, anche nelle circostanze più dolorose: essa è fatta della capacità di godere delle piccole cose, di un tramonto, di una vacanza in montagna, del ricordo della prima volta che si fa l’amore, di un gesto di tenerezza, di un bagno al largo col salvagente… Ma è fatta anche della capacità di sopportare il dolore, facendosi scudo della fede e della speranza di guarire, fino all’ultimo respiro, contro tutte le prognosi infauste, perché rimanere aggrappati alla vita è ciò che conta di più, per il rispetto che si deve a questo dono di Dio. E lei, in Lui, credeva semplicemente e fermamente. Ora Serenella riposa in pace, nella sua cappellina di Agello, accompagnata nel suo ultimo viaggio da chi l’ha tanto amata e dalle note struggenti della canzone di Edith Piaf, Inno all’amore.

BIOGRAFIA. Antonettore Maury è nato a Cagliari nel 1949 e vive a Perugia. Ha pubblicato nel 2013 per l’editore Nulla Die il saggio Ma che vita di m…anager! e nel 2014 il romanzo L’impero di carta. Pubblica nel 2018 in self publishing Serenella, gioie e dolori di una donna.

Alessandro Argentina: 'Museo della civiltà contadina e non solo'

di GRAZIA STELLA ELIA - Alessandro Argentina è un artista completo (fotografo, pittore, poeta, scenografo, restauratore di dipinti ad olio e di sculture in legno e cartapesta, ritrattista di famosi personaggi) che mi aveva già stupita quando, giovanissimo, nel 1994 aveva pubblicato con Levante editori di Bari un volume che, ora come allora, definisco un piccolo prezioso gioiello, per contenuto e manifattura, dal titolo ‘Francavilla Fontana- Ricordi’, in cui palesava la sua passione e grande abilità per la fotografia dei Maestri senza tempo. So che il libro, esaurito, ha ricevuto molti premi e che «...tutto rifinito a mano con custodia di cartone doppio pressato, oggi difficile ed oneroso da rieditare…», sono parole dell’editore.

Quando il giornalista Gianni Cavalli, uno dei fratelli che da vita alla Levante, mi ha donato un piccolo speciale volumetto, pubblicato da Schena Fasano, il cui titolo Museo della civiltà contadina - Francavilla Fontana ha catturato la mia attenzione, non ho potuto fare a meno di notare che era curato dallo stesso Argentina del ‘librone’ di cui sopra ( solo con Levante avviene che regalino libri non propri e che stimolino a recensirli : Signori d’altri tempi, come le foto e gli attrezzi di cui vi parlerò), per cui mi occuperò con infinita partecipazione del Museo, essendo studiosa di tutto ciò che riguarda la vita e le opere dei nostri predecessori. Chi fa nascere un museo etnografico deve raccogliere, ordinare, studiare l’eredità storica, linguistica e folclorica di un luogo e di una collettività, deve cioè conservare e far conoscere gli usi e costumi della gente del posto e non solo. Un museo etnografico, silenzioso eppure decisamente espressivo, racconta i mestieri, le opere, gli arnesi di lavoro, la religiosità, la vita quotidiana degli avi, improntata alla laboriosità, al sacrificio e spesso agli stenti. 

Questo Museo di Francavilla Fontana, ricco quant’altri mai di oggetti del mondo agricolo, artigianale e sociale, si pone quale brillante esempio da imitare, perché spesso la saggezza matura troppo tardi e tutto rischia di cadere tristemente nell’oblio, se non addirittura nella scomparsa di oggetti notevolmente documentari di un passato che a tutti appartiene. In questo caso la raccolta è sfociata in una esposizione a regola d’arte nel 1986, per opera di un professore innamorato della storia dei contadini della sua terra, Alessandro Argentina, il quale per molti anni ha fatto leva sulla sua grande passione, per giungere ad una formidabile raccolta di “pezzi” del mondo contadino. Per ospitare degnamente questo importante Museo, egli ha usato tutti i sottani del palazzo di famiglia: Palazzo Argentina, appunto, rinunciando ad ogni tipo di profitto, pur di vedere realizzato il sogno di un contenitore ampio, elegante e accogliente, che ospitasse una miriade di oggetti, gratuitamente fruibili da ogni visitatore. 

Il Museo consta di varie stanze che si diramano da un cortile interno, tutte organizzate secondo un sistema tematico. All’ingresso è possibile osservare numerosi carretti e calessi; poi lo sguardo può posarsi su gabbie per uccelli e piccionaie. A seguire la cucina, la sala dedicata al lavoro femminile della tessitura, un’osteria fedelmente ricostruita con tavola e panche originali e tutto quanto riguarda la lavorazione dell’uva con i relativi sistemi di misura. Proseguendo, si entra in una stanza che contiene selle, finimenti, attrezzi per cavalli. Vi sono poi le stanze con oggetti e attrezzi tipici del lavoro del fabbro e del ceramista (la ceramica è un’attività tipica e peculiare di Francavilla Fontana, per giunta Argentina è un virtuoso di dipinti a sfondo sacro su maiolica, tipo quello che illustra questo mie note). Si tratta dunque di un Museo gestito privatamente, aperto tutto l’anno, del quale il professore Alessandro Argentina deve andar fiero, poiché egli, esperto non solo di di fotografia d’epoca ma di costume e di ambiente, oltre che della linguistica e delle radici del suo popolo, è riuscito a compiere un’operazione culturale e sociale di enorme portata. 

Ma veniamo al libro, che è uno scrigno di sapienza e memorie; un libro particolare, perché, oltre a contenere numerose pagine ricche di immagini, contiene anche informazioni di carattere demologico e testi poetici in lingua e in dialetto di tutto rispetto, scritti da Alessandro Argentina e da altri autori. Pregnanti, sapide, straordinarie le poesie in vernacolo, specialmente quella dal titolo La terra meje, che mi hanno dato, unitamente alla condivisione, una forte emozione. Si riscontra quindi una trattazione variegata, fondata su studi approfonditi ed anche su reiterati incontri con le persone anziane, testimoni di una vita povera, ma ricca di dignità e fortemente legata agli antichi valori.

Alessandro Argentina, nel condurre la realizzazione di una imponente struttura materiale e linguistica, ha messo a partito tutte le sue qualità di professionista, conoscitore della lingua che ancora si parla nella Grecìa salentina, di storia e di etnografia del popolo di sua appartenenza. Egli può dire, con Orazio: Exegi monumentum aere perennius (Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo). Gli usi e costumi rivivono in una trama di cultura contadina, le cui testimonianze, salvate dalla devastazione e risorte nel contesto museale, danno voce ad un passato che merita di vivere nella mente e nel cuore di un’intera collettività. Trovo pertanto questo libro meraviglioso non solo per le immagini, ma anche per la maniera fantasiosa ed inedita in cui gli attrezzi sono descritti, intervallandoli con poesie, proverbi e cantilene. Esco da questa lettura arricchita e presa dal desiderio di visitare il Museo di Alessandro Argentina, per esprimergli tutta la mia stima ed ammirazione.

Le reliquie di sangue di San Francesco d'Assisi e il prodigio della liquefazione di Massimo Santilli

MILANO - “Il sangue di Francesco” è il titolo di un’inchiesta condotta da Massimo Santilli che ha consentito di raccogliere interessanti materiali sulla reliquia più importante di S. Francesco d’Assisi: il suo sangue stimmatizzato. Un appassionante viaggio nell'Italia delle reliquie francescane, dal Santuario della Verna ad Assisi, da Padova a Bologna e Castel Bolognese, da Ascoli Piceno a Castelvecchio Subequo in provincia dell’Aquila, passando per Piedimonte Matese in provincia di Caserta e quindi da Napoli a Roma. Così facendo, si ha modo di osservare veri capolavori d’arte in cui trova sede la memoria e la potenza spirituale del Poverello di Assisi, e di cogliere la percezione che si è avuta dei sacri resti dai secoli passati fino ai giorni nostri.

TRAMA - Il saggio svela la seduzione di uno studio che, colmando un vuoto di ricerca, ha raccolto interessanti materiali, anche inediti, sulla reliquia più importante del Santo Patrono d’Italia: il suo sangue stimmatizzato. L’avvincente viaggio sulle tracce dei sacri resti ematici di S. Francesco d’Assisi ci conduce in importanti centri come La Verna, Assisi, Roma, Napoli, Bologna, Padova, Ascoli Piceno, Piedimonte Matese in provincia di Caserta, Castel Bolognese in provincia di Ravenna e in un piccolo paese dell’Abruzzo montano qual è, appunto, Castelvecchio Subequo in provincia dell'Aquila. Attraverso la lettura del libro, si ottiene una singolare visione d’insieme sulle reliquie di sangue del Santo dei santi e ci si imbatte nel fenomeno mistico della liquefazione, entrando nella complessità di un simbolismo che interroga i vari contesti ambientali, dove l’evento si manifesta, e interpella gli indirizzi dell’analisi storico-religiosa e socio-antropologica di un percorso di conoscenza coinvolgente, che stimola profonde riflessioni personali e collettive.

Massimo Santilli frequenta la Facoltà di Magistero dell’Università degli studi di L’Aquila e inizia la sua proficua attività di ricerca in ambito storico e antropologico con particolare riguardo alla Valle Subequana e all'Abruzzo montano. Ha collaborato con vari Enti pubblici e autorevoli istituti culturali privati. È autore di vari volumi e saggi riguardanti la ricerca storica, demologica ed etnografica. Ha svolto e svolge attività didattica a progetto presso istituti di scuola primaria e superiore. Ha realizzato diversi audiovisivi e mostre fotografiche - documentarie che hanno goduto del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali. Nell’agosto del 2008 gli è stato conferito il Premio “Lo storico del villaggio” dal Prof. Umberto Dante, Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza Abruzzese e dell’Italia Contemporanea e Docente di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di L’Aquila, e dal Dott. Giustino Parisse, Centro Culturale “Il Cespo” e Caporedattore de “Il Centro”. Il 25 novembre del 2014 ha ricevuto il “Premio Regionale Saturnino” per la sezione “Storia locale e tradizioni popolari”.È ideatore e curatore del “Premio Nazionale P. Mario Di Pasquale” giunto alla XXVIII edizione.

Fizzarotti e Girasoli: due scrittrici tra Poeta, Poesia, Eros e Thanatos

di GRAZIA STELLA ELIA - Santa Fizzarotti Selvaggi, in questa ennesima fatica di scrittura, si presenta in tandem con Domenica Girasoli, in un libro dall’emblematico titolo Il Poeta, la Poesia tra Eros e Thanatos. Scenari della psicoanalisi, pubblicato di recente con la casa barese Levante editori. Un libro nel quale le quattro parole chiave, scritte con l’iniziale maiuscola, la dicono lunga sull’importanza che i relativi temi assumono nella trattazione. Temi esistenziali difficili, scabrosi, affrontati e dipanati con la competenza analitica e scientifica che emerge sin dalle prime pagine. Un libro che raccoglie saggi psicologici e filosofici in cui è protagonista la Poesia, vista nelle sue tante sfaccettature e considerata una sorta di deus ex machina dell’Arte. Scrive infatti la Fizzarotti a pagina 28: “La funzione poetica - ed essa soltanto - organizza e governa l’opera d’arte. Anzi, essa rende possibile il mutamento di cose, di oggetti, di parole in ‘altro’”. Già, perché “dal silenzio le parole sono generate per evocare nel labirinto del cuore l’Altro e l’Altrove”. Per creare l’arte bisogna prima soffrire. “I linguaggi dell’arte sono metafora di civiltà e di vita”, mentre la Poesia, operatrice catartica, trasfigura e sublimizza. Ecco il saggio che vede al centro il Poeta, il quale, “forse per magia, incontra l’anima del mondo […] dove, nel buio acceso da rari bagliori, appare il disegno dell’inimmaginabile”. Il poeta, nella sua produzione di versi sul tema dell’esistenza e della morte, rimane al centro nel saggio Ciò che fanno i Poeti. In queste pagine Domenica Girasoli prende in esame i più significativi testi di poeti, narratori, artisti, filosofi e scienziati: Orazio, Lorenzo De’ Medici, Foscolo, Carducci, Svevo, Leopardi, Mimnermo, Manzoni, Ungaretti, Balzac, Zola, Boito, Proust, Eschilo, Van Gogh… Molti, davvero tanti gli aspetti della visione che l’uomo ha della vita e della morte. Il pensiero della fine rimane comunque angosciante e soltanto “l’arte aiuta l’uomo a rivalutare la vita, pur sapendo che al termine c’è la morte”. L’arte è movimento, è cambiamento: attraverso la gestualità, l’immagine, la musica, la scrittura, la poesia, la mente umana comunica con i colori e il linguaggio dell’inconscio. La Girasoli si riferisce poi a Giuseppe Gorjux e alle sue “divagazioni”. Si apre un nuovo capitolo della Fizzarotti, che porta avanti il discorso su Gorjux, per proseguire con le citazioni di altri autori, fra cui Saffo, l’inquieta poetessa, che aveva scritto: “Qualcuno un giorno si ricorderà di me”. Segue l’analisi della coscienza, che è “il risultato del processo di una serie complessa e articolata di reazioni di cui gran parte è dovuta alle emozioni, forse all’impronunciabile”. La Fizzarotti non è affatto nuova a dissertazioni di ordine psicologico e qui disserta da par suo. “Nessuno di noi - ella scrive - è povero dentro di sé, basta aprire lo scrigno del cuore: talora un attimo riscatta un’intera vita”. E’ l’Arte espressa in tutte le arti, in primis la poesia, a dare “al nulla e al tutto l’anelito della leggerezza” (pag. 85). L’auspicio è che l’homo homini lupus si veda mutato in homo homini agnus e che l’Amore divenga Agape, “Sogno dei sogni”. Nel libro ci si imbatte in pagine scritte dalle due autrici in simbiosi e si passa alla lettura di testi personali, come quello in cui la Girasoli riporta i pensieri di varie persone menzionate con il nome di tanti fiori, sulla vita e sulla morte. A predominare è la paura di dover finire, il terrore della morte. Entrambe le autrici concordano nell’affermare la validità che ha l’Arte nell’offrire serenità a chi è inquieto al pensiero della morte. “La scrittura, il disegno, le note musicali sono testimonianze dell’esistere al mondo”. Il lavoro del terapeuta fa pensare alla maieutica di Socrate. Il terapeuta deve infatti indurre il paziente a guardare in se stesso per far affiorare le emozioni “da gestire affinché divengano i luoghi della ragione”. Racchiude, questo libro, un viaggio di esplorazione umana e artistica a tutto tondo, con la poesia, la pittura e la musica, con le peculiarità più espressive dell’Arte, capaci di far agire con illuminazione, ad onta delle inevitabili ombre. Mi pare opportuno, a questo punto, riportare le parole di Seneca che si leggono in apertura del libro: Ci vuole tutta una vita per imparare a vivere/e, ciò che forse ti stupirà di più, è che ci vuole/tutta una vita per imparare a morire. Concludo con alcune righe tratte dalla dotta prefazione del poeta-filosofo Francesco Bellino: “ Le due autrici hanno il merito di riproporre nei loro interessanti saggi il problema della vita e della morte in tutta la sua radicalità”. Auguri, dunque, a queste due donne, perché continuino a lavorare di fino, nell’intento di ricondurre alla serenità tante persone prese dall’inquietudine. Un lavoro non facile, che poggia su basi scientifiche, ma anche sulla capacità di generare empatia e calore umano.

C’era una volta… 'Fiabe e leggende' di Herman Hesse

di FRANCESCO GRECO - Sul molo, una sera, il vecchio Cecco iniziò a raccontare… una storia vecchissima, che parla di una bella dama, di un nano, di una pozione magica, di fedeltà e di infedeltà, di vita e di morte… (“Il nano”, 1903).  
  
Chi ha amato “Demian” (1919), “Siddharta” (1922) e “Il lupo della steppa” (1927), e considera Herman Hesse (1877-1962) uno scrittore-cult, parte del dna fondante della formazione dell’identità europea, ritroverà tutto il suo mondo magico e delirante in “Fiabe e leggende”, Piano B Edizioni, Prato 2019, pp. 190, euro 13,00 (Collana La Mala Parte). 
  
Che, essendo antecedenti alle sue opere più note, possono essere considerate “laboratorio”, prosa di formazione, prove di uno stile che poi muterà con le fasi della vita dello scrittore, contaminandosi con la psicoanalisi e le filosofie orientali, introspettive, di ricerca parossistica di se stessi, del senso, del mistero, dell’umano-divino.
   
Se i luoghi delle fiabe sono non-luoghi (per citare Marc Augè) rarefatti, metafisici, quelli di Hesse (Premio Nobel 1946) sono popolati da creature eteree ma ben ancorate al mondo reale: un cordone ombelicale definito, quasi edipico. 

In fondo la sua è la patria di Hegel, Schopenauer e Nietsche, oltre che di Goethe, Schiller e Beethoven.
   
In via Mostacker abitava una giovane donna, che in seguito a una disgrazia aveva perso il marito dopo il matrimonio… Accanto alla povera Elisabeth viveva un vecchietto, che raramente usciva di casa, un uomo piccolo e grigio… (“Augustus”, 1913).     
  
Queste “Fiabe e leggende” annunciano in nuce uno degli scrittori più letti e amati di sempre, i suoi long-seller contengono al nucleo più intimo quel mood di contemporaneità e aderenza all’animo umano e al divenire del mondo e la vita che hanno consegnato Hesse all’immortalità.

Pomeriggio letterario con AppPuglia e gli alunni della Educom al Caffè D’Arte

BARI - Al Caffè d’Arte a Bari gli alunni di quinta elementare della scuola “Parco delle Fiabe” (Educom) parteciperanno al Caffè letterario, all’interno del percorso didattico “Libriamoci” organizzato e promosso dalle docenti Maria Cristina Cimmarusti e Annalisa Cavallini. Mercoledì 3 aprile alle ore 16, durante il pomeriggio letterario, gli studenti dialogheranno con Luigi Laguaragnella, autore del libro “AppPuglia, storia di Donato e di uno smartphone che gli insegnò a viaggiare” (illustrato da Giuseppe D’Asta) edito da Giazira scritture. Il Caffè lettarario è la tappa finale del percorso didattico di lettura del testo insieme alle insegnanti. 

Sarà l’occasione di scoprire e conoscere l’autore, porre domande sulla storia di Donato e del suo viaggio tra le bellezze e i tesori della Puglia con uno smartphone “magico” e gli incontri ricchi di valori e messaggi educativi tra il protagonista e alcuni celebri personaggi della regione. Inoltre gli alunni potranno mettersi in gioco tra la lettura e la degustazione di una bevanda. Insieme all’autore sarà presente Cristiano Marti editore di Giazira scritture.

La finalità del Caffè Letterario rivolto agli alunni è aprire una finestra sul mondo, educare all’ascolto, trasmettere il piacere della lettura, condividere la cultura rivivendo un’atmosfera romantica e bohemien come Voltaire o Diderot.

Sabrina Ginocchio, tra favola e magia

di REDAZIONE - Nelle librerie arriva 'Azzurra' il nuovo libro della scrittrice Sabrina Ginocchio. Il libro è una delicata favola su una piccola goccia di pioggia che desidera atterrare su un morbido prato invece che in mare, come le succede sempre quando lascia la sua nuvola dalla forma di veliero. Seguire gli ostinati tentativi della goccia per raggiungere il suo scopo permette ai bambini di comprendere che anche gli esseri più piccoli e fragili possono avere grandi sogni, e che per quanto sia difficile l’ostacolo da superare, l’importante è non arrendersi mai. La favola contiene anche un forte messaggio ecologico che ricorda ai bimbi, e anche ai genitori che leggeranno con loro la storia, che la natura va rispettata, e che ha bisogno dell’aiuto e dell’amore di tutti gli esseri viventi.

Azzurra, dell’autrice Sabrina Ginocchio, è il terzo libro della collana “Il trenino racconta…” delle Edizioni03. Una collana che si occupa di storie dedicate all’infanzia contenenti messaggi positivi legati al rispetto degli esseri viventi e dell’ambiente, veicolati attraverso l’incanto della fantasia. Ogni libro racchiude un racconto impreziosito da illustrazioni a colori di Elisabetta Micheloni e attività interattive. In Azzurra viene sottolineata l’importanza dell’acqua, del riciclo e del rispetto per l’ambiente, raccontando la storia di una goccia di pioggia determinata ad atterrare su un prato, una volta lasciata la sua nuvola a forma di veliero. Nelle tante avventure che vivrà per realizzare il suo sogno, si troverà e visitare luoghi differenti e spesso in difficoltà, a causa dell’inquinamento. Ad esempio atterrando su uno stagno incontrerà una rana intenta a raccogliere l’immondizia con un retino, per cercare di rimediare agli errori degli esseri umani.

La natura è mostrata al bambino attraverso disegni pieni di colori e di fantasia e raccontata nella sua bontà e bellezza, come il simpatico pinguino che aiuta la goccia a tornare verso il mare, perché al Polo Sud fa troppo freddo per evaporare e poter raggiungere la sua nuvola/veliero. Messaggi semplici ma efficaci, che aiutano il bambino a comprendere la fortuna di essere circondati da alberi, corsi d’acqua e una varietà multicolore di animali, che meritano rispetto e protezione. Alla fine della storia sono presenti attività che stimolano l’intelligenza, la creatività e la voglia di sperimentare, e che riprendono il messaggio ecologico della favola inserendo delle sezioni dedicate, come quella sulla raccolta differenziata. È inoltre molto interessante l’attività pratica dedicata al riciclo: è stato infatti inserito all’interno del libro un ritaglio di carta seminabile (biodegradabile e riciclata) nella quale vi sono dei semi che i bambini potranno coltivare, utilizzando acqua e terra. Il foglio biodegradabile decomponendosi diventerà un ottimo compost ecologico per favorire la crescita delle piantine, così come Azzurra è un’ottima lettura per favorire a sua volta la crescita sana e consapevole del bambino.

TRAMA. Azzurra è una gocciolina che vive su una nuvola a forma di veliero. “Drindrin”, ecco il suono della campanella, il segnale della pioggia. Sentendolo, tutte le goccioline si tuffano. Dove andrà a finire Azzurra? Azzurra nei suoi viaggi incontrerà diversi personaggi, diversi ambienti, passerà dal caldo al freddo e anche tra luoghi inquinati. Il sogno di Azzurra è quello di atterrare su un morbido prato, ma ogni volta che si lancia dal veliero cade sempre nello stesso punto: nel mare. Riuscirà Azzurra a trovare l’inclinazione giusta per atterrare sull’erba?

Sabrina Ginocchio è la fondatrice e curatrice della collana "Il trenino racconta..." delle Edizioni ZEROTRE. Sabrina si definisce un frullato di Heidi e di Anna dai capelli rossi. Ha trascorso la sua infanzia in mezzo alla natura, come Heidi, tra pecore, mucche, noccioli, oliveti, boschi, mare… Ama vedere il mondo con gli occhi della fantasia e della scoperta, e come Anna spesso ribadisce: “Se conoscessimo tutto, non ci sarebbe più spazio per la fantasia”.

Libri: storia di Marta

di FRANCESCO GRECO - “E’ caro agli dei chi muore ancor giovane…”, (Menandro citato da Leopardi). Storia di Marta (5 luglio 1994) che amava il mare e i cani, gli piaceva De Andrè e voleva studiare Medicina (ottimi voti al Liceo “Stampacchia” di Tricase). Adorava i piercing, i tagli particolari dei capelli, truccarsi e vestire all’ultima moda. Si scambiava app col padre di Daniele di Gagliano, il suo ragazzo. “Mentre stavo ballando, fui costretta a fermarmi d’improvviso perché avevo male al ginocchio”, (Capodanno 2007). ”Alla festa dei 18 anni, accoppiò il colore del vestito (turchese e nero) a quello della torta a piani…”. Daniele le regalò una borsa firmata. Lui si ubriacò, lei pure: “Persino il mio cane assaggiò un cocktail”. Marta che “I want to live before I die” e “cullai il grande desiderio di mettere al mondo un bambino…”. Voleva andare a vivere a Parigi. Con Daniele (“Era molto bella e si faceva amare”) lo fecero la prima volta su un prato a Bologna. 

Storia di Mino, padre di Marta: “E’ contro natura che un genitore debba seppellire un figlio”. Verità lacerante. Un fiume di gente accompagnò Marta… Gli amici le fecero ascoltare le sue canzoni preferite… E storia di Gessyca, la mamma di Marta: “Un genitore che vede soffrire un figlio e che sopravvive a lui, subisce il più grande dei dolori. E’ contro natura… Marta era il mio porto di approdo sicuro, la mia forza”. E storia di Mattia, il fratello di Marta (“una guerriera come poche!”, Jacqueline, infermiera “personale”), che aveva intuito il “the end” vicino dopo un calvario di 7 anni. Lei stessa faceva coraggio a chi gli voleva bene, raccomandando di essere felice, di continuare a vivere la vita con la sua stessa gioia e passione, “in direzione ostinata e contraria”. Mino Cordella, “Tienimi forte”, Lupo editore, Lecce 2018, pp. 216, euro 12,00, bella cover di Antonio Pizzolante (coordinamento editoriale Gabriella De Donno e Giuseppe Martella). Alla prima presentazione (settembre 2018), a Castrignano del Capo, c’erano 1500 persone. Per desiderio della famiglia, i proventi della vendita andranno in un fondo per la realizzazione di un progetto di accoglienza, una residenza sul mare per i malati e le famiglie (e vorremmo che a questa piccola, grande donna coraggiosa, fosse intitolata una scuola, una piazza sul mare che amava tanto, magari un asilo…).

Ora Marta aiuta tanti sconosciuti a loro volta scaraventati nel tunnel buio della malattia, perché gli dèi sono capricciosi, spesso anche ingiusti nel loro voler somigliare agli uomini. “Sono solo un cuoco…”, sorride Mino Cordella mentre mi dona una copia e va via sotto la pioggia dopo aver preso un caffè al bar “Porta Terra” di Montesardo. Vero, e anche famoso (“Zio Tom”, Leuca, è un approdo sicuro per i cibi cucinati con amore e l'aria che si respira). Ma è soprattutto un uomo. E’ in pace con la sua coscienza: lui e tutta la sua famiglia hanno fatto sforzi sovrumani per cambiare il destino della figlia adorata. Questo libro è una storia di uomini veri e di donne forti (è il dna magno-greco, mediterraneo, guerriero, indomabile che emerge): tutti sorpresi dalla malattia, ma decisi nell'affrontarla. Vi scorre un flusso di dolore, di dignità e umanità, di memoria, speranza e smarrimento, di energie nascoste, insospettate e di senso della comunità. Aiuta a capire quali sono i valori per cui vale la pena vivere e lottare, l’essenzialità della vita depurata da disvalori, surrogati, barocchismi inutili. 

Ha le scansioni della tragedia greca: c’è l’oracolo impietoso, il fato imprevedibile e folle che irrompe nelle nostre vite e le schiaccia contro il muro e contro cui si combatte a mani nude. Ma può essere letto anche usando una password filosofica: perché la malattia? E perché è toccata a una ragazza così ricca di gioia di vivere, nella luce sfolgorante e pura della sua dolce primavera? Ma anche psicanalitica (Mino e Marta sono legati da un rapporto edipico, come ogni padre e figlia). E antropologica, sociologica, psicologica: chi sono davvero quelli intorno a noi? Cosa sono e come reagiscono quando la tragedia ci scaraventa in un vortice da cui alla fine si esce altro da sé? Quando si continuerà a vivere col peso di un’assenza, un vuoto che nulla e nessuno riuscirà mai più a colmare? Il libro è stato presentato giorni fa al Liceo "Stampacchia" e sarà riproposto a Montesano Salentino il 29 marzo, alle ore 19, a Palazzo Bitonti. Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Maglie, parleranno Mino Cordella, l'oncologo Giuseppe Serravezza. Condurrà Giuseppe Martella. I ragazzi dell'associazione "La giornata del sorriso" leggeranno brani del libro.

La ‘Via Crucis’ tradotta in dialetto di Martina Franca

di VITTORIO POLITO - Com’è noto la ‘Via Crucis’, o Via della Croce, è per la religione cattolica, un cammino spirituale, un esercizio di pietà che consiste nel sostare in meditazione e in preghiera dinanzi alle immagini della Passione di Cristo, che il singolo compie (insieme agli altri), tramite una meditazione intima, basata sulla considerazione dei messaggi che provengono dal Calvario. Solo considerando la Passione come dolore e sofferenza, l’uomo può avvicinarsi a Dio. Tuttavia il precursore della Via Crucis è considerato San Francesco, la cui vita si identifica con la Passione concretizzata nelle stigmate.

Oggi registriamo la pubblicazione di Cinzia Castellana “I dia Cróuscǝ - Via Crucis” (Editrice Apulia), nel dialetto di Martina Franca (TA), una pubblicazione diretta al mondo della tradizione religiosa quaresimale nel periodo in cui sono più sentiti i riti devozionali. L’agile pubblicazione, con traduzione in lingua a fronte, vuole essere un richiamo alla riscoperta dei valori della Passione di Cristo.

I versi di Cinzia Castellana, amabile ed eclettica persona e fine poetessa, sono dedicati alla natura, alle persone intime, al dolore, alla sua città, alla terra e alle preghiere. Assidua frequentatrice di “Palazzo Recupero”, un salotto letterario di Martina Franca, animato egregiamente da Teresa Gentile, è molto legata alla sua terra. È poetessa completa, dal momento che non si limita a scrivere in lingua, ma è “maestra” soprattutto nei componimenti poetici in dialetto martinese, “dipingendo” con colori originali ed appropriati i suoi versi e descrivendo meglio le sue emozioni.

Vito Fumarola, che firma la presentazione, afferma che Cinzia Castellana è “Una delle voci più vivaci e fresche del panorama linguistico del dialetto martinese nella realtà dei nostri giorni”, e non si può che concordare.

Don Mino Massa, parroco di Manduria afferma che: “Il dialetto, soprattutto se intriso di fede, è un prezioso strumento di comunicazione del popolo di Dio; il nostro popolo ha sempre pregato con la lingua dialettale, del resto questa vicinanza al popolo, questa concretezza, esprime quella che è l’incarnazione di Gesù Cristo che si è fatto uomo per noi, entrando nel nostro popolo. Nel passato la lingua liturgica ufficiale è stata il latino, non per escludere, ma per unire attraverso una lingua universale tutto il popolo dei cristiani; successivamente si è voluto adottare il linguaggio di ciascuna nazione per rendere più immediata la comprensione.”

Oggi si va ancora di più nell’intimo con il dialetto, documentato dalle numerose traduzioni nei vari dialetti, dei Vangeli, delle preghiere, Barese compreso, il “Cantico delle creature”, alle quali si sono aggiunte quelle della Via Crucis in vari dialetti: bergamasco, manduriano, siciliano, senigalliese, cremonese, abruzzese, ed oggi anche martinese.

“La preghiera – scrive padre Lorenzo Lorusso – ex Rettore della Basilica di San Nicola di Bari – esprime lo stato d’animo dell’orante e la situazione che sta vivendo; quindi ci possono essere preghiere che nascono da una situazione di gioia, di dolore, di rabbia, di gratitudine, di fiducia: la preghiera può diventare perciò una lode, una supplica, un grido, una richiesta, un ringraziamento, un’intercessione. Pertanto, si può pregare in diverse lingue e si può pregare anche in dialetto”.

Venerdì 29 marzo, padre Vincenzo Carucci, celebrerà a Martina Franca la Via Crucis meditata in lingua italiana e dialetto martinese con Cinzia Castellana e gli alunni del Liceo Statale “Tito Livio”, presso la Confraternita della Natività e Dolori di Maria.

Domenica 31 marzo, alle ore 20, sempre a Martina Franca, il libro “I dia Cróuscǝ” sarà presentato presso il Santuario della Madonna della Sanità. Interverranno: Don Marco Morrone, il prof. Vito Fumarola e il Maestro Benvenuto Messia, coordinati da Cinzia Santoro. L’autrice declamerà le varie stazioni nelle due lingue.

Il Respiro della Natura (The Breath of Nature) di Luca Bracali

di REDAZIONE -  Il Respiro della Natura (The Breath of Nature) è l’ultimo lavoro del pluripremiato fotografo e documentarista Luca Bracali. L’opera è divisa in due volumi cartonati (Vol. 1 Un viaggio dall’Alaska allo Zambia; Vol. 2 Romiti Vivai: La tradizione secolare del vivaio toscano nel mondo) raccolti in un cofanetto di pregio, e presentati nelle lingue italiano, inglese, francese e tedesco. Una selezione di più di 250 fotografie che permettono di viaggiare da un capo all’altro del mondo, e che offrono uno sguardo privilegiato sulle meraviglie del regno vegetale. Un cammino di bellezza ma anche di consapevolezza, per un artista che ha sempre messo al centro del suo lavoro l’importanza di rispettare il patrimonio naturale del nostro Pianeta, e la necessità di agire attivamente per la sua salvaguardia.

Luca Bracali presenta l’opera Il Respiro della Natura (The Breath of Nature), un viaggio visivo e insieme emozionale intorno al globo terracqueo, che racconta in più di 250 fotografie il regno vegetale nella sua bellezza e varietà, nella sua forza e fragilità. Il fotografo, documentarista, giornalista ed esploratore toscano propone meravigliose immagini di alberi, piante e foreste, espressione della potenza e della perfezione della natura, troppo spesso testimoni muti della cattiveria umana. Fotografie che evocano pace, fotografie drammatiche, fotografie di animali che convivono con il mondo vegetale; alberi in fiore, alberi secchi, colti al tramonto o in piena luce, piccoli arbusti o maestosi Baobab, piante immerse nell’acqua, tenaci tra i ghiacci, solitarie nel deserto. Attraverso le fotografie naturalistiche di Luca Bracali è possibile ammirare la vita nelle sue infinite e variopinte sfumature, quella stessa vita che gli alberi contribuiscono a proteggere con il loro incessante e prezioso lavoro.

Spesso si dimentica che la nostra esistenza è possibile anche grazie al processo di fotosintesi delle piante, che sottrae anidride carbonica all’atmosfera, rendendo l’aria che respiriamo compatibile con la vita; spesso si dimentica che rispettare il mondo vegetale, dalla più piccola pianta al più grande albero, significa rispettare il mondo intero che gentilmente ci ospita, e che ci fa prosperare. Luca Bracali non lo ha mai dimenticato, e nei suoi tredici libri fotografici porta avanti la sua missione di salvaguardia del Pianeta Terra, e di sensibilizzazione sullo sfruttamento insensato delle sue risorse. Un artista profondamente attento alle tematiche ambientali, in particolare ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, che tramite le sue opere, le mostre e le conferenze condivide la bellezza del mondo che ha conosciuto nei suoi viaggi di esplorazione attraverso 141 paesi, dall’Alaska allo Zambia, in terre inospitali e in paradisi terrestri, in foreste pluviali e tra i ghiacciai dell’Antartide. “Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto”, ha detto Rabindranath Tagore, e Bracali ci chiede di ascoltare a nostra volta quella flebile voce che invoca aiuto e comprensione.

Dalla sua opera: “Mai l’azione antropica sul territorio è stata così evidente e di così forte impatto come negli ultimi 30 anni, tanto da generare importanti, e probabilmente irreversibili, cambiamenti climatici. L’atmosfera è satura di gas serra, la terra respira con maggior fatica, le temperature a livello globale aumentano, gli oceani si riscaldano, i ghiacci si fondono”. Una tragica realtà di cui il fotografo porta testimonianza nelle numerose interviste che gli vengono rivolte (si ricordano quelle per Rai1/Unomattina, per Rai2/Tg2 Storie, per Rai3/Alle falde del Kilimangiaro e per Tv2000/Il mondo insieme) e soprattutto nei suoi documentari proposti dalle reti Rai e nei suoi reportage per diverse riviste specializzate tra cui il National Geographic, che gli sono valsi molti premi e riconoscimenti internazionali nel corso della sua carriera trentennale.

Luca Bracali (Pistoia, 1965) è un fotografo, esploratore, documentarista, giornalista e docente. Ha viaggiato in 141 paesi per realizzare i suoi reportage, ha pubblicato numerosi articoli su riviste di viaggi e di cultura, e ha firmato quindici servizi su National Geographic. È autore di tredici libri e vincitore di diversi premi in concorsi fotografici internazionali, tra i quali si ricordano nel 2017 Travel Photographer of the Year, Menzione speciale categoria “Earth & Climate” e nel 2018 TIFA Photography Awards, Silver winner categoria “Nature-Aerial”. Tra le sue opere si menzionano: I colori del viaggio (Gli Ori, 2006), SOS Pianeta Terra (Mondadori Electa, 2010), Fantasie della Terra (Zerotre, 2015), Myanmar. The true essence (Zerotre, 2015), Pianeta Terra. Un mondo da salvare (Silvana, 2016), Rapa Nui. Genesi di un restauro fra storia, leggende e misteri (Lorenzo De Medici Press, 2017), Il respiro della natura (Silvana, 2018). Nel 2010 debutta nel mondo della fine-art photography, e le sue immagini vengono esposte, in mostre personali, in più di cinquanta musei e gallerie di Roma, Milano, Bologna, Napoli, Sofia, Kiev, Odessa, Copenaghen, Yangon, Montreal, New York e Bruxelles (mostra “Arctic under attack” nella sala espositiva del Parlamento Europeo, 2017). Molto sensibile ai problemi ambientali, in primis lo scioglimento dei ghiacciai e il riscaldamento globale contribuisce attivamente a queste importanti cause attraverso progetti fotografici in Antartide e in Artide. Collabora con i ricercatori polari dell'università di Fairbanks in Alaska e della base russa di Barneo, punto di partenza per la sua eco-spedizione che lo porterà, nel 2009, ad essere l'unico reporter a raggiungere il Polo Nord geografico sugli sci in autosufficienza alimentare e logistica. Sarà inoltre tra i primi ad accedere allo Svalbard Global Seed Vault, nelle isole Svalbard.

Dal 2008 è membro di APECS (Association of Polar Early Career Scientists) per i suoi contributi mediatici e scientifici legati all'ambiente. Dal 2017 diviene ambasciatore dell’associazione no-profit “Salviamo il Pianeta”. Come regista e documentarista lavora dal 2011 per i canali Rai: per Rai1 cura la regia della rubrica "Easy Driver" ed è presente su Uno Mattina con il format “Un mondo da amare”; su Rai2 cura per il programma Niagara la serie di reportage “Cacciatore di emozioni”; su Rai3 presenta i suoi documentari nel programma Kilimangiaro. È inoltre autore, produttore e regista del progetto “Planet Explorer”, un live-tour fotografico e video, pensato appositamente per il web, che nel 2017 giunge alla sua undicesima edizione. Ha insegnato fotografia ai corsi Academy Passion Suite di Canon, per poi diventare Ambassador per Fujifilm. Ha tenuto nel 2017 il ciclo di conferenze “Global Warming” presso l’Università Bocconi di Milano, il Museo di Storia Naturale di Milano, l’Università di Pisa e la Concordia University a Montreal, e nel 2018 il ciclo di conferenze “Wildlife e Artico” presso l’Ospedale Meyer di Firenze e il Museo di Storia Naturale di Pisa. È autore della copertina de L'ultima Thule, lavoro discografico di Francesco Guccini. Il Minor Planet Center di Cambridge ha inoltre intitolato a suo nome il 198.616esimo asteroide scoperto.

Libri: 'Solo' con se stesso nell’Oceano, come tutti noi

di FRANCESCO GRECO - “Quel che non ti uccide ti rafforza”: il filosofo ha ragione. L’uomo d’affari sudafricano Brett Archibald ne è uscito così rafforzato da aver messo su una fondazione con la mission di credere in se stessi, coltivare la propria autostima, resistere alle avversità d’ogni sorta.
   
Aprile 2013, appassionato di surf, Archibald esce con gli amici sul “Nagu Laut”, ma il mare cambia umore d’improvviso, succede e la tempesta lo scaraventa in acqua: è notte e solo il giorno dopo se ne accorgeranno. 
   
L’imprenditore resta per ben 28 ore (due notti e un giorno, “Per la prima volta da quando sono in acqua le nuvole si aprono per mostrare una striscia di cielo stellato…”) alla deriva al largo dell’isola di Sumatra. Ce la fa perché ha una forza fisica e interiore fuori dall’ordinario. E il diario dell’avventura finisce in “Solo” (Disperso in acqua nell’Oceano Indiano), Editrice Nutrimenti (Mare), Roma 2017, pp. 416, euro 18,00 (bella traduzione di Stefano Spila). 
   
Come per altri romanzi in cui protagonista è il mare (si pensi a “Il vecchio e il mare”, di Hemingway, la lotta del vecchio pescatore col marlin), anche questo offre un affollamento semantico intenso: metafore e allegorie galleggiano in termini carsici, ma anche in superficie. Perché chi può dire di conoscere il mare, ma anche se stesso, gli altri, il mondo, senza peccare di supponenza?
   
Archibald ricostruisce quel che è avvenuto fuori e dentro di sè in quelle ore drammatiche, in cui riaffiora il suo vissuto, la vita precedente, in chiave psicanalitica, come se fosse sul lettino dell’analista. Non sa come finirà, se e quando lo ritroveranno: la tragedia è nell’aria, le minacce intrinseche del mare (squali, meduse, perfino un gabbiano che lo scambia per buon cibo) non lo deprimono in modo definitivo, intanto che riesce a tenersi a galla senza un rottame cui aggrapparsi, a dosare le forze per non esaurirle e affogare, in un delirio dei sensi e della memoria (“devo riprendere il controllo sui pensieri pessimisti e disordinati o la mia mente potrebbe scivolare verso la follia…”) dilatate all’estremo dalla sensazione che il pensiero successivo potrebbe essere l’ultimo. 
  
Il mare così si trasfigura nella vita di ogni uomo, da Ulisse ai giorni nostri, dove – nonostante lo neghiamo a noi stessi - ogni uomo è lupo all’altro uomo, il darwinismo e il cannibalismo imperano sovrani nascosti solo da una patita di perbenismo e di ipocrisia in ogni scomparto della società, gli squali in agguato sono ben mimetizzati e alla fin fine, disfatta ogni socialità, destrutturata la civiltà, viviamo e moriamo da soli.

Scritto in bello stile (avranno provveduto editor e agenti), questo libro avvincente è adatto ai deboli di spirito, a chi attraversa come un’ombra ispida la sua parabola esistenziale senza sapere cosa cerca e dove andare. Amebe solitarie sperdute nel cosmo, di cui non resterà traccia, ce ne andremo in silenzio, anonimi, inosservati (basta guardare i funerali tristi, anche di ricchi e potenti). 
  
Archibald ci dice invece che la vita è una magnifica occasione, guai a sottovalutarlo e a rintanarsi nel guscio sfatti dalla paura. Lui ce l’ha fatta grazie a quelle che chiama le tre “f”: fede, famiglia, amici. Ma la possiamo sfangare anche senza puntare tanto in alto...

Le fasi del salvataggio sono su www.brettarchibald.com. 

Storia della Svizzera multietnica e multirazziale


di FRANCESCO GRECO - Post-it per xenofobi d’accatto, populisti grotteschi, primatisti deliranti, quelli che “Prima gli italiani” e “La pacchia è finita”. Si sono inoltrati in un vicolo cieco se perfino la Svizzera dei referendum antistranieri è tornata indietro. Tant’è che ai penultimi mondiali (in Brasile), ha partecipato con la squadra più assortita dal punto di vista etnico, la più ibridata. E’ un caso o un format cui guardare per il futuro prossimo? 

Lo ha scoperto Toni Ricciardi in “Breve storia dell’emigrazione italiana in Svizzera” (dall’esodo di massa alle nuove mobilità), Donzelli Editore, Roma 2018, pp. 246, euro 19,50 (prefazione di Sandro Cattacin), collana “Saggine”. 
   
L’emigrazione è un serpente che cambia pelle di continuo. Ricciardi lo sa e ci fa entrare in questi scompartimenti che scandaglia offrendo spunti e dati oggettivi, elementi da cui ognuno può trarre le sue conclusioni. 
   
Se non si vuole risalire alla Roma imperiale, già in epoca medievale si trova traccia dei flussi dall’Italia verso la Svizzera. 
   
E può apparire un paradosso, ma quando nell’82 l’Italia vinse i mondiali in Spagna (con Paolo Rossi goleador e Pertini presidente), per gli svizzeri cambiò la percezione dell’italiano emigrato, la sua lettura antropologica. 
   
Si passò da “Geslossen Italien” e la valigia di cartone a un atteggiamento di tolleranza, contro ogni marginalità, una maggiore integrazione. Cosa di cui oggi godono le nuove generazioni di emigranti. Anche perché nel frattempo gli italiani si sono fatti valere e ricoprono ruoli che contano nella p.a., l’educazione, le aziende, ecc.
   
Un saggio ricco, ben articolato, che si legge d’un fiato, per capire, fra l’altro, che la chiusura e la demonizzazione sono atteggiamenti sbagliati, masochisti e che, al contrario, il dialogo, il confronto, l’integrazione, arricchisce tutti, il paese d’accoglienza in primis. Sovranisti e razzisti avvisati.

Monopoli rende omaggio ai seminaristi del 1786

di GIO.CA - A circa 40 chilometri da Bari sorge la dinamica, operosa, vivace città di Monopoli: nata intorno ad un porto naturale, risulta dotata di una parte antica che si estende in prossimità dello scalo marino fra graziosi vicoli stretti ed angusti ed un raffinato nuovo abitato in continua espansione  a ridosso della ferrovia. Notevole centro commerciale per quanto riguarda l’edilizia, la cantieristica navale e le industrie manifatturiere (da non dimenticare che sotto la dominazione spagnola fu un notevole volano per l’esportazione dell’olio nel regno di Napoli), oggi è sede di quel piccolo grande capolavoro industriale che è la MER MEC, azienda di livello mondiale per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per la diagnostica e  il segnalamento ferroviario.

Senza nessun volo pindarico  collego  questa moderna volitiva eccellenza alla pubblicazione di un  volume  straordinario e pregevole dal titolo  «Poesie latine, ed italiane recitate da giovani seminaristi nel Duomo della città di Monopoli nell’anno 1786. In lode del patrocinio della BB. Vergine della Madia  all’Illustriss. e reverendiss. Monsignor  Vescovo monopolitano  F. Raimondo Fusco dedicate sotto la scorta di D. Luigi Fino Professore delle Belle Lettere, e Maestro di quelle nel Seminario», frutto del lavoro paziente e certosino di una giovane professoressa, Gabriella Moretti,  che ha già regalato alla sua città ‘perle’ imperiture.  Per la serie : non basta avere voglia di sapere e amare la cultura, bisogna anche usarla e metterla a disposizione dei nostri simili.

Questo prezioso volume,  che è stato  pubblicato in una collana denominata «La Puglia nei Documenti» della Levante editori di Bari, peraltro,  diretta da un’altra professoressa, Irene Cavalli,  impegnata da anni a favore  della diffusione di quel sapere ‘conservativo’ che è il primo passo per imparare a vivere nel presente tutelando e rispettando il passato  che merita di essere tramandato, verrà presentato giovedì 21 marzo 2019 alle ore 18,00 presso il  Museo Diocesano di Monopoli.  L’importante evento è stato organizzato dalla diocesi di  Conversano Monopoli, in collaborazione  con la Società di Storia Patria per la Puglia, con Viaggiando nella Storia e il Polo Liceale di Monopoli ‘Licei G. Galilei-M. Curie’ nella persona del Dirigente professore  Martino Cazzorla,  promotore di tutta la vicenda, cui va il grande merito di aver stimolato l’interesse della Moretti.   Di tutti gli aspetti del volume parlerà il noto accademico di Letteratura Italiana dell’Università di Foggia Domenico Cofano - uno dei suoi ultimi lavori « Informa di messaggi. Dante e altri » (Edizioni del Rosone) è un libro da leggere - alla presenza del Vescovo sua Ecc.za Mons. Giuseppe Favale.

Saranno presenti, oltre il già citato prof. Cazzorla,  il Direttore dell’Archivio Unico Diocesano di Monopoli Don Vito Castiglione Minischetti  e Don Roberto Massaro,  Rettore del Seminario Vescovile di Conversano.

L’autrice del volume racconterà la genesi di questo  estenuante lavoro e le difficoltà incontrate e superate con pazienza, impegno, dedizione  e grande forza di volontà ( Per un grosso risultato finale necessitano: tante piccole volontà).

Si può concludere affermando che il 21 marzo  sarà scritta una nuova pagina di Storia, per continuare quella narrazione  del mondo che con  eventi, studi, e grande lavoro  ci ricorda che il passato ci ha lasciato un ‘prologo’, cui attingere sempre. 

Del Buono: "In 'Casa e agevolazioni fiscali 2019' spiego ai cittadini l'importanza delle detrazioni"

BARI - Abbiamo il piacere di ospitare nella sezione Interviste del Giornale di Puglia l'avv. Francesco Saverio Del Buono, tributarista del Foro di Bari ed esperto di fiscalità immobiliare, blogger, formatore articolista ed autore di saggi come il testo ‘Casa e agevolazioni fiscali 2019', in uscita in questi giorni per la casa editrice Primiceri.

Avvocato Del Buono, come arriva l’idea di questo testo?
L’idea di questo testo deriva da un approfondimento sulla tema delle detrazioni fiscali per interventi edilizi sugli immobili che ormai sogno da qualche anno, nel più vasto ambito del diritto e della fiscalità immobiliare di cui mi occupo. Queste detrazioni fiscali hanno una incidenza diretta sulle famiglie, su coloro che realizzano lavori nei propri appartamenti, permettendo di recuperare, anche con la possibilità di cessione del credito fiscale, buona parte delle somme investite per i lavori .
Da qui nasce l’idea di manuale non solo per addetti ai lavori ma per tutti coloro che sono interessati alla materia, come per esempio chi deve effettuare lavori di ristrutturazione in casa o nello stabile condominiale. Nel testo vengono presentate tutte le detrazioni (bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus, bonus verde e bonus arredi), il sistema della cessione del credito fiscale, gli aspetti relativi alla comunicazione ENEA per gli interventi di efficientamento, ed una raccolta di casi pratici e l’appendice normativa con i provvedimenti interpretativi dell’Agenzia delle Entrate.

Qual è l’importanza ad oggi delle detrazioni fiscali per ristrutturazioni ed efficientamento energetico?
L’importanza delle detrazioni è rilevante sotto diversi punti di vista: oltre al valore per chi realizza gli interventi, che tramite le detrazioni come detto recupera parte di quanto investito, voglio sottolineare l’importanza per il settore edilizio, e tutta la filiera produttiva: dall’impresa edile ai progettisti, a chi produce e vende i materiali, a chi sviluppa e realizza sistemi di efficientamento energetico, e tutto il comparto della ricerca collegato in un momento storico di grande sofferenza per il settore delle costruzioni.
Un altro aspetto da non sottovalutare è quello dei benefici che gli interventi apportano al patrimonio immobiliare del nostro paese: vetusto, a breve rischio statico, indifeso contro eventi sismici e calamità naturali, edifici in gran parte realizzati in epoche in cui concetti di efficientamento energetico e materiali contro la dispersione di calore erano di là da venire.
Riprova ne è che la legge di bilancio 2019 ha riproposto il medesimo pacchetto di detrazioni dello scorso anno, prorogando fino al 31 dicembre alle detrazioni scadute a fine 2018, compresi bonus verde e bonus arredi.

I cittadini sono sufficientemente informati su questo tema?
I cittadini sono a conoscenza di queste agevolazioni ma spesso hanno le idee poco chiare, dovuto al fatto che queste informazioni non arrivano al grande pubblico in maniera precisa e puntuale, tanto più che spesso le norme non sono facilmente comprensibili, e lacunose, per cui puoi bisogna andare a ricercare la giusta interpretazione nelle circolari dell’agenzia delle entrate, le risposte agli interpello, e tutti i documenti che possono fornire un quadro completo della situazione.
Nel mio piccolo porto avanti una opera di divulgazione su questi temi, a partire dal libro ‘Casa e agevolazioni fiscali 2019', ai seminari di approfondimento su questi temi che svolgo in tutta Italia, destinati a fiscalisti, ingegneri, amministratori condominiali, geometri, imprese ma anche a semplici cittadini, al blog Bonus casa dedicato interamente a queste detrazioni fiscali.

Sono previsti eventi di presentazione del libro in Puglia nei prossimi mesi?
Si, posso segnalare fin da ora gli appuntamenti di Brindisi (21 marzo) e Bari (4 aprile), ed invito chi fosse interessato a conoscere i dettagli di questo appuntamenti e di altri che sono in programmazione a scrivere ad apuliameetings@gmail.com

Imperi

di FRANCESCO GRECO - In tempi di imperi in crisi, culturale e politica, di leadership lesionate e di disimpegno dalle aree calde per seguire la dottrina sovranista dell’America First. Di nuovi imperi che emergono e fanno shopping in Africa imponendo monocultivar che assoggettano quei popoli (Cina), è istruttivo fare la scansione degli imperi di ieri e l’altro ieri, da Costantinopoli al Medioevo delle guerre di religione, dagli Urali fino a Lepanto e dintorni. Mentre sfuma il sogno imperiale dell’Isis, di tornare a colonizzare l’Europa, dalla Spagna ai Balcani.     
   
Avendo come italiani grosse lacune in storia e in economia, forse sarebbe utile per provare a capire l’oggi così barocco e inafferrabile.
   
Lo fa da par suo, con l’autorevolezza che gli si riconosce (anche se il professore emerito di Storia medievale tende a derubricare le colpe storiche della Chiesa), Franco Cardini ne “Il Sultano e lo Zar” (Due imperi a confronto), Salerno Editrice, Roma 2018, pp. 276, euro 15,00, collana “Aculei” diretta da Alessandro Barbero.
   
Con una cifra divulgativa, Cardini affronta e sviluppa il background (“sottosuolo”) e le dinamiche interne degli imperi, gli intrecci dei secoli, i personaggi (zar, sultani, imperatori), la loro psicologia, le battaglie e le guerre d’espansione. Fin negli aneddoti più minuti e quotidiani. 
  
Ne deriva un affresco in cui si trasfigura la storia dell’uomo anche sotto l’aspetto antropologico. I popoli e le loro classi dirigenti in fondo sono sempre uguali a se stessi, il marketing politico, la propaganda, l’immaginario individuale e collettivo. 
   
Forse l’epoca che viviamo, del pixel tracimante, l’intelligenza artificiale e il sempre connessi, cambierà queste categorie culturali e percezione del reale (guru, santoni e ciarlatani ci stanno provando). Ma ciò potranno dirlo solo gli storici (i Cardini) di domani. 

Anche De Benedictis (Giudebbe) ha onorato Leopardi con il suo ‘Infinito’ in dialetto barese


di VITTORIO POLITO - La “Gazzetta del Mezzogiorno” del 9 marzo scorso ha pubblicato, a firma di Lino Angiuli, una intera pagina dedicata ai duecento anni della poesia «L’Infinito» di Giacomo Leopardi, composta nel 1819. Trattasi della poesia più conosciuta dell’illustre poeta. Scrive Davide Rondoni, uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, sul periodico “Il Messaggero di sant’Antonio” (n. 3, pag. 72, 2019) «L’infinito non è un problema filosofico o letterario. 

È innanzitutto umano, esistenziale, Lui, Leopardi, dice: “Dove trova piacere l’anima aborre che sia finito”». Nella citata nota di Angiuli, la “Gazzetta” ha inserito anche la traduzione in dialetto garganico di Mattinata di Francesco Granatiero, dimenticando che la poesia di Leopardi è stata tradotta anche in dialetto barese dal grande poeta dialettale Giuseppe De Benedictis (1895-1963, Giudebbe), pubblicata sul suo volume “Canti di Giacomo Leopardi”, tradotti in dialetto barese (Schena Editore, 1987, pag. 75), e ripubblicata sul mio volume “Baresità, curiosità e…” (Levante Editori, 2009, pag. 41). 

De Benedictis non si è limitato alla traduzione letterale ‘sic et simpliciter’ dei versi del grande poeta, considerato il maggior poeta dell’Ottocento italiano, ma li ha interpretati nel loro contenuto intrinseco. Riporto pertanto la poesia di Leopardi tradotta in dialetto barese per il piacere dei cultori del dialetto barese e per “dare a Cesare quel che è di Cesare”. 

L’Infinito

di Giuseppe De Benedictis

Le so’ tenute semme ijnde o’core:
sta’ aldure sola sole e chisse chiande;
non fascene vèdè ddà ’mbonde a ’mbonde
ce sta’ chiù drète a mè, ce sta’ chiù ’nnande.
Assise, vèche e non me stanghe,
e mìtte ca me allasse la pavure
me fèngeche ’nu llarghe granne granne,
chiù granne, chiù de a ijre, josce, e cra’,
ca ’u cervijdde ma pote penza’,
addò non sijnde frusce de ’na sckosce,
ce pasce te sta’ dda, affunne affunne.
Sèndeche ’na bavètta chiànda-chiànda,
ca frusce fronza e fronze; jè na vosce
e chessa vosce ’u fazze ’nu combronde
che “chedda” ca tu ma’, non sijnde ma’
e “vosce” jè, ca ma’ fernesce, ma’,
jè, come d’u merì e d’u camba’.
Ce cosa granna granna ca jè chesse.
Ddò ’u penzijre mi’ jè ca se nèche,
e dolge dolge me ne voche ’mbunne.
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Ddà = là; ’mbonde = punto lontano; assise = seduto; e picche = e poco che; me allasse = mi lascia o mi lasci; me fengeche = mi fingo; cra’ = domani (da “cras”); frusce = fruscìo; sckosce = pulviscolo; affunne = profondo; sèndeche = sento; bavetta = venticello fresco; chianda chianda = tra pianta e pianta; ca frusce = che fruscia; fronza fronza = tra foglia e foglia; nu combronde = un confronto; chedda = quella; ca = che; non sijnde = non senti; ma’ = mai; se nèche = si annega; ’mbunne = in fondo.

Pasquale Soccio: raffinato autore del ‘Gargano segreto’

di GRAZIA STELLA ELIA - Sapevo della eccellente versatilità alla scrittura del professor Pasquale Soccio, sapevo della sua profonda passione per gli studi letterari e storici, ma leggere un suo libro, questo Gargano segreto (Mario Adda Editore), è un’altra cosa. Qui è l’anima dello scrittore raffinato, sensibile, poetico che emerge da ogni pagina, insieme alla dottrina e alla filosofia dell’uomo. Qui le descrizioni sono prose ricamate di poesia: una poesia ricca di storia, di letteratura, di mitologia, botanica, ornitologia, ecologia… 

I luoghi gli rubano l’anima e lui mette l’anima nel descriverli. I luoghi sono gemme che la sua penna magica rende più preziose; terra, cielo, mare, grotte, caverne, doline, declivi, campi, boschi si colorano d’incanto, producendo nel lettore emozioni forti e indimenticabili. I luoghi descritti si fanno visibili e persino la gente garganica appare viva e vera nella sua identità arcaica e fascinosa, colta di una cultura antica, poggiata su usi e tradizioni unici e speciali. 

Gli ulivi e i mandorli sono emblemi di bellezza paesaggistica che appaiono qua e là, a punteggiare di poetica fioritura il paesaggio che scorre dinanzi agli occhi del lettore in sequenze fotografiche. “Ulivi dalla pallida bellezza e mandorli che fioriscono come il miracolo di una preghiera vegetale” nelle zone aride e petrose, dove aleggia “La pallida santità degli ulivi e la grazia leggiadra dei mandorli in fiore” (pag. 42). 

I santuari hanno sempre dato e continuano a conferire al Gargano una profonda impronta di religiosità, capace di calamitare personaggi straordinari (Santi, pontefici, re…) e persone comuni di tutto il mondo. Col passare degli anni si è perduto il fascino degli antichi pellegrinaggi a piedi o sui carri, superati ormai dai rumorosi mezzi dell’attuale turismo religioso, che affolla e consuma. Comunque, tuttora “ha voce mistica la goccia che cade sul capo scoperto del pellegrino nella grotta dell’Angelo” (pag. 120). 

Allo scrittore bambino e ai suoi compagni sembrava “naturale che sulle mani di un frate fiorissero un giorno le stimmate”. E i riti? Sanno anch’essi di antico e di arcano, fortemente vissuti nell’ardore dei fuochi e dei cuori; riti raccontati con il vigore delle parole giuste, azzeccate quant’altre mai. 

Un figlio, Pasquale Soccio, incantato e affascinato dalla propria madre - terra, lieto di raccontarla al lettore con artistico piglio. La descrizione del pancotto è un vero capolavoro. Il pancotto sammarchese ha davvero “amore”. Un amore-sapore associato all’odore di una mamma: “Odore di pane e di madre: i primi doni della vita”. 

Da eccelso scrittore Pasquale Soccio offre pennellate preziose e veraci quando descrive il paesaggio del suo luogo natio, di cui sono parte integrante, caratterialmente e fisicamente, gli abitanti che lo vivono. Un Gargano che somiglia alla Grecia, specialmente quello raccontato a pagina 104, una delle tante pagine che si leggono in spirituale godimento e in poetica ammirazione. 

Un mondo che, in effetti, ha dell’olimpico, anche per la presenza di quell’albero di Minerva, che “spacca il sasso per donarti un frutto che è cibo e luce”. Persino nella parlata garganica, “nella sintassi libera e armoniosa”, è presente la Grecia e “nell’assiduo canto di donne non viste, felici di esprimersi e sicure ‘in chiuso ricetto’, si ascolta “il richiamo delle sirene”. “In una vaga azzurrità, tra mare e cielo, (la montagna, ‘materna montagna’) rimane sospesa, come un’iridescente bolla che al tocco svanirebbe d’incanto”. (pag. 116) 

Quanta ricchezza di scrittura! Una prosa descrittiva che gronda di fresca rugiada. Quasi mi rattrista l’idea che non vi sono più pagine da leggere. Le rileggerò tutte, per cogliere qualche perla che può essermi sfuggita. Grazie, infinitamente grazie, prof. Soccio, insigne scrittore con nella mente e nel cuore tanta poesia! In questo libro, con anticipo e con fermezza, suona il richiamo ecologico: “L’irrequieto uomo del cemento abbatte, divora, consuma e si consuma”. 

E non poteva che concludersi, questo libro, con il pensiero alla povertà di San Francesco e con l’immagine di un fiore: “Basta poco, e che poi è tutto; perché per un cuore disincantato non c’è nulla di meglio che una rosa di Stignano”. Mi pare opportuno chiudere queste note con le parole sempre attuali della scrittrice Iris Origo, dall’autore usate per introdurre il lettore alle pagine del suo lavoro d’amore per il Gargano, sua “zolla vivente e vagante”: In un’epoca di consumismi di massa, la bellezza fragilissima del paesaggio ha bisogno di segretezza per sopravvivere. 

L’impressione è che tra i lavori letterari di descrizioni paesaggistiche ed umane sia difficile trovarne uno che regga al confronto con questo lungo inno al Gargano e alla Puglia, “come Venere nata dal mare”. Dovrebbe pertanto, questo libro, essere usato nelle scuole quale importante modello di scrittura per i giovani, perché superino finalmente il contagio dei ‘messaggini’ telematici, quasi sempre schematici e privi di umano calore.

Pd, quo vadis? Parla la generazione Y

di FRANCESCO GRECO - “Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada!”, Vladimir Majakovskij. Già: una delle tragedie dei dem è proprio l’essersi estraniato dal mondo (Zavattini direbbe che non prende più l’autobus), chiuso nelle sue burocrazie autoreferenziali, che raccontano una realtà inesistente, fra i Parioli, Capalbio e le terrazze romane. La sconfitta del 4 marzo 2018 nasce anche da questo sostrato culturale, politico, storico. Come da una supponenza delle sue classi dirigenti. 

Così l’internazionale sovranista (Trump, Orban, Putin, Le Pen, Farage e i “nostri” Salvini vs Di Maio) ha avuto la meglio. Sarebbe stata necessaria una profonda, impietosa riflessione, un’autocritica radicale, analisi serie, fare, una volta per tutte, i conti con la Storia (con Mani Pulite, per esempio), oltre ogni ambiguità: anche per placare l’ira di milioni di elettori all’improvviso senza più identità (tant’è che a falangi sono transitati nel M5S). Invece assistiamo a un’opposizione livida e rancorosa, alla liturgia delle primarie, con i contenuti sullo sfondo, sbiaditi, esigui. Ora con Zingaretti segretario è iniziato un tempo nuovo, da riempire con contenuti al passo con la realtà, narrazioni, capaci di emozionare cuori e folgorare menti. E’ la sfida iniziata il 3 marzo. 

Che fare, mentre all’orizzonte incombono le Europee? A offrire un contributo articolato alla discussione, come si diceva un tempo, “sul tappeto”, un millennials (o quasi), la generazione Y (autodefinizione), nato nel 1989, mentre crollava il Muro di Berlino, Alexander Marchi, con “SOS, sociale, occupazione, sicurezza” (Proposte e provocazioni per un futuro europeo e riformista), Mauro Pagliai Editore, Firenze 2018, pp. 90, euro 10 (collana “Passaparola”). La rabbia e l’orgoglio di un ragazzo d’Europa ferito nel suo patrimonio di valori e ideali, d’un tratto relativizzati. Idee per far ripartire la sinistra in un momento storico in cui prevale la pancia, il furore iconoclasta di una narrazione tutta muscoli e demagogia e la comunicazione zeppa di fake-news e di strani mantra (governo del cambiamento, abolita la povertà, me ne frego!, aiutiamoli a casa loro, la pacchia è finita, ecc.). Spinte irrazionali, suicide, che pagano a breve distanza, ma sulla lunga destinate a esaurirsi. 

Se bisogna ritrovare la ragione, prima che i mostri facciano arretrare la civiltà e sprofondare il Paese oltre ogni orizzonte e diritto acquisito, questo ragazzo cresciuto fra Scozia (dove ha cominciato a studiare Scienze Politiche) e Italia, che si è sudato il pane facendo l’operaio per cinque anni, offre degli spunti seri e appassionati. E se la sinistra affetta dalla sindrome di Totò e Peppino a piazza Duomo (“Noio vulevù savuar: per andare dove dobbiamo andare dove dobbiamo andare?”), oltre che di Tafazzi e Cetto Laqualunque, ripartisse dalla generazione Y?

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