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Lotus: le anime di Aoroa di Roberta Dieci



Roberta Dieci presenta “Lotus. Le anime di Aoroa”, il primo volume di una saga YA Fantasy. Un’intensa storia d’avventura e d’amore in una terra che appartiene al mito; la visione utopica di un mondo ai confini del sogno in cui la passione per la vita arde nei cuori dei suoi abitanti, in cui si è liberi di scoprire sé stessi e di esprimersi senza riserve. Dopo il pluripremiato “I sogni non fanno rumore”, l’autrice torna al suo amato mondo classico raccontando una storia che diventa leggenda, ambientata in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio a cui i due giovani protagonisti scopriranno di appartenere, e per cui varrà la pena combattere.


TRAMA. Lotus. Le anime di Aoroa, primo capitolo di una saga YA fantasy, è la storia di Bianca e Marco, due giovani che non si sopportano ma che scopriranno di essere legati da un sottile e misterioso filo rosso, che ne intreccia indissolubilmente i destini. Quando ai due ragazzi viene chiesto di partecipare alla competizione “Mens sana in corpore sano”, che li metterà alla prova sia a livello sportivo che intellettuale, si ritrovano catapultati in un mondo sconosciuto, dove vengono accolti dal mitico popolo degli Aoroi. Considerandolo all’inizio solo un sogno più reale di altri, ben presto Bianca si renderà conto che anche Marco sta vivendo un’esperienza simile, ipotizzando che si tratti di un sogno condiviso. Ma la verità è molto più complessa, e i due ragazzi vedranno stravolta la loro vita: dovranno combattere con coraggio per la propria terra d’origine e il proprio popolo, ma saranno poi divisi dal succo del fiore di Loto, che crea l’oblio su Aoroa e costringerà Bianca a tornare alla realtà.


BIOGRAFIA. Roberta Dieci è un’insegnante e scrittrice. È inoltre una calciatrice, e adora i tacchi a spillo, ama il latino e lo shopping compulsivo, è fan delle serate in famiglia e degli aperitivi con le amiche. Da quelli che lei stessa definisce "gli ossimori della sua vita" ha tratto storie eccentriche, vivaci, piene di personaggi passionali e contrastati. Pubblica nel 2017 per Bookabook Edizioni il romanzo rosa I sogni non fanno rumore. Il fantasy YA Lotus. Le anime di Aoroa (Reverdito, 2019) è il suo secondo romanzo.

Libri: Noi che ci stiamo perdendo di Manola Aramin

MILANO - Manola Aramini presenta il romanzo giallo “Noi che ci stiamo perdendo”, una storia di brucianti sensi di colpa, di segreti inconfessabili e di pericolose passioni. Il Commissario Fermi deve indagare su due misteriosi omicidi avvenuti in una calda e luminosa Fregene, che si contrappone all’oscurità che avvinceva la prima vittima, Tatiana, e che si ritrova tra le pagine della sua controversa e a tratti delirante autobiografia. Manola Aramini esplora le relazioni amorose scoprendone i lati più nascosti, e mostrando quanto dolore può nascere da un sentimento d’amore, e fino a che punto può logorare un’anima fragile. Un romanzo che appassiona per la sua trama gialla e per la sua acuta analisi della psicologia umana.

TRAMA. La scomparsa di Tatiana, la moglie di un noto pianista di origine portoghese, Arthur Cortes, avviene improvvisamente senza una ragione apparente. La vicenda si svolge a Fregene, nel litorale romano, dove Tatiana conduce una vita agiata e all’apparenza imperturbabile. Arthur Cortes sarà costretto a ripercorrere tutta la sua vita e ricorderà la sua storia d’amore con l’amante Alma, una giovane cantante di origine indiana, che vive ad Asti. Nel romanzo si susseguono personaggi ambigui, che metteranno a dura prova l’infallibile intuito del Commissario Fermi. Oltre all’apparenza di una normale vita borghese, inizieranno a comparire le ombre nella vita di Tatiana. Gli eventi ad un certo punto sconvolgeranno il Commissario che si troverà a lottare contro il tempo per salvare altre vittime, legate alla vita di Tatiana. Il romanzo è un giallo, con una forte connotazione psicologica che indaga le ragioni dell’amore e del tradimento. Noi che ci stiamo perdendo racconta gli amori ritenuti sbagliati e le fragilità dell’animo umano.

Manola Aramini è nata a Nizza Monferrato in provincia di Asti. Laureata in Scienze Politiche a Torino, ha conseguito un Master nella Dirigenza Scolastica a Roma. Ha inoltre frequentato un corso sulle tecniche editoriali a Milano. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo Gabbiani luminosi- Le donne fantasma di Mussolini (Milena edizioni) con il quale si è classificata terza al Concorso internazionale di letteratura “La finestra eterea” nel 2015. Si dedica all’insegnamento nella provincia di Asti, dove attualmente vive.

Il destino di stelle cadenti di Emanuele Zanardini



MILANO - Emanuele Zanardini presenta “Il destino di stelle cadenti”, una storia d’amore segnata dal fato, quella di Milo e Cassie, due giovani che conoscono troppo presto l’amarezza della vita. In un racconto che offre spiragli di luce nonostante le ombre che avvolgono i personaggi, si riflette sul destino e sulle coincidenze che a volte legano due persone appartenenti a sistemi solari lontani, avvicinandole anche a loro insaputa, prima di scaraventarle di nuovo sole nell’universo. Una storia di dolore e redenzione di un autore che riesce a parlare al cuore del lettore, e che cerca una risposta alla domanda: “Cosa succede a una stella quando cade?”.


TRAMA. Chi si preoccupa del destino delle stelle cadenti? Se lo chiede Cassiopea, la sera di San Lorenzo, mentre osserva il cielo stellato. Nella sua vita ne sono sfrecciate di stelle cadenti, che l’hanno illuminata per un istante e poi sono svanite. Come il padre, che non ha mai conosciuto. “Non credevo che una ragazza potesse essere così felice con me”. Milo si sorprende di tanta fortuna. E infatti non dura molto. Precario nella vita, soprattutto negli amori, si innamora almeno una volta al giorno. Anche di quella ragazza, che sembra un extraterrestre che guarda la sua navicella spaziale volare via. Cassie e Milo, due astri la cui orbita si congiunge per un breve tratto, che torna a dividersi per poi ancora unirsi, in un viavai di attese, di delusioni ma anche di forti emozioni. Quale sarà il loro destino? Vagare da soli nell’immenso spazio della loro esistenza, oppure riavvicinarsi definitivamente per costruire insieme il loro futuro?

Emanuele Zanardini ha scelto di cambiare rotta nella sua vita da adulto, dopo diciotto anni dello stesso lavoro, e di seguire la propria ispirazione. Così la passione per la scrittura, che lo accompagna fin dall’età della ragione, è diventata il movente delle sue giornate. Viaggiatore e fotografo, l’autore ha narrato le sue peregrinazioni nei cinque continenti per il web magazine Gli scrittori della porta accanto. Per il blog Fotografia moderna ha raccontato la Storia e le storie dietro immagini famose. Nel 2016 ha pubblicato la raccolta di racconti La guerra è finita! Andate in pace per BookaBook Edizioni. Nel 2019 pubblica in self-publishing il suo primo romanzo Il destino di stelle cadenti.

Il lirismo cromatico degli acquerelli di Maria Grazia Dell’Aere


di VITTORIO POLITO - La pittura è l’arte del dipingere, raffigurare il mondo esterno o immaginario per mezzo di linee, colori, masse, valori e toni. Un’attività basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche che alla fine danno luogo ad un prodotto finito, un quadro, una scultura, un progetto architettonico, ecc.

Maria Grazia Giovanna Dell’Aere, ha pubblicato recentemente per SECOP edizioni, collana “Oltre il confine”, l’agile e coloratissimo volumetto “Nudamore”. Perché “Nudamore?” Chiarisce l’interrogativo Giovanni Romano che firma l’introduzione: “Nudità e amore sono due parole inesorabilmente unite. Nudità degli amanti quando celebrano fisicamente l’amore, ma molto più nudità dell’anima che quando ama va incontro agli altri”.

Trattasi di una serie di acquerelli di figure di donne, colte negli attimi fugaci del loro vivere e scelte tra le numerose tavole della sua produzione.

Scrive Angela De Leo nell’introduzione che “la mostra pittorica sulle donne dell’autrice è un luminoso esempio di immagini, forme, colori” che “emozionano perché si trasformano nel canto, ora tenero ora impetuoso ora dolente ora appassionato e nostalgico, dell’universo femminile, che nei quadri di Maria Grazia si ripropone in tutte le sue innumerevoli sfaccettature d’acqua e d’aria, di terra e di fuoco”.

Non sono un critico d’arte ma la visione degli acquerelli di Maria Grazia Giovanna Dell’Aere, coloratissimi, destano effetti luminosi sorprendenti, gradevolmente accettabili, insomma un lirismo cromatico, che vedono protagonista il corpo femminile attraverso tecniche differenti che mostrano i talenti dell’autrice.

Il volume riporta anche alcune poesie firmate dalla stessa autrice e da Zaccaria Gallo, Romano Dell’Aere, Mimì Girasoli, Angela Strippoli, Federico Lotito, Anna Mininno, Benedetta Caterina, Nunzia Bevilacqua, Nico Mori e Angela De Leo.     

Nel ‘mosaico della felicità’ Cianci e Fizzarotti fondono Scienza e Arte


di GRAZIA STELLA ELIA - Guardando il titolo, il sottotitolo e l’aspetto ponderale di questo libro in edizione fuori commercio (Dario Cianci - Santa Fizzarotti  Selvaggi ‘Il mosaico della felicità. Biodiversità tra scienza, arte e poesia’ - Levante editori, Bari 2019), potrebbe accadere di avvertire una certa perplessità al momento di imbarcarsi in un mare di pagine dense di scienza, di saperi alti e di nozioni non comuni… E invece, una volta entrati nella lettura, si intensifica l’interesse a cogliere i messaggi edificanti che arrivano e catturano.

In apertura troviamo la lettera di Santa Fizzarotti Selvaggi allo scomparso scienziato Dario Cianci, intesa a ringraziarlo per averla coinvolta già da tempo in un progetto culturale che in questo libro si concretizza. 

Segue la Prefazione di Elena Ciani, della quale riporto un passo indicativo di ciò che il lettore troverà scorrendo le pagine. A pagina 13 infatti si legge: “[… ] Nasce un testo decisamente originale, che sfugge a qualunque facile definizione, dove considerazioni estetiche, etiche, epistemologiche, fenomenologiche ed escatologiche accompagnano suggestioni mitiche e mistiche in un vibrante elogio della Divinità, nelle sue molteplici forme visibili ed esperibili”.

Vi è poi la Presentazione puntuale e pregnante del Professor Donato Matassino, accademico ordinario dei Georgofili il quale, nel concludere le sue pagine dense di dottrina, scrive: “[…] l’opera ‘Il mosaico della felicità - Biodiversità tra scienza, arte e poesia’ comprende una visione dell’Universo […] di un Artista che, superando la cortina dell’effimero e dell’accadimento quotidiano, […] si proietta verso una visione di un tutto in cui il cuore, il sentimento e la scienza si fondono e concorrono alla percezione della consapevolezza che l’Universo, l’Arte, la Biodiversità e la Scienza sono modalità diverse di un’unica sostanza: ‘la Vita’”.

Ma entriamo in medias res, nel nostro caso nel vivo della lettura. Ci si imbatte in testi poetici che rivelano lo stile dell’autrice, una donna che non scrive soltanto versi, ma discute anche di filosofia, arte, paesaggistica e Natura - Madre.

Il coautore, uno scienziato a tutto tondo, parla di biodiversità, sottolineando che gli  elementi che la compongono non vanno mai separati, perché ciascuno è indispensabile. “La bellezza, l’armonia e la complessità del mondo, della natura, del paesaggio sono spesso arricchite dall’opera di poeti, pittori, cantanti” che le rappresentano nelle loro creazioni.

Secondo la Fizzarotti l’opera dell’artista viene mossa da “un vento poetico” portatore delle “voci delle madri e dei loro bambini”, un vento che consente di “sentire l’anima del mondo”. Ella fa riferimento al Michelangelo della Sistina e al Van Gogh del sole e della luna e dice: “Gli artisti, dotati di una seconda vita, sono profetici”.

La biodiversità, come afferma Dario Cianci, fornisce informazioni sulla variabilità genetica e consente di collegare il passato al futuro biologico. Sul filo della Scienza più rigorosa egli entra nei dettagli sull’argomentazione che riguarda la biodiversità. 

Il Professore giunge alle Conclusioni evidenziando la necessità di conservare e valorizzare i dati riguardanti la genetica di eredità, affinché le diversità umane e animali si usino in vista dei benefici in favore della intera umanità.

La Fizzarotti, nei suoi capitoli, parla poeticamente della natura e scrive un’ode alla rosa. Lo scienziato, dal canto suo, dice che la biodiversità animale ha tante analogie con la biodiversità umana e ricorda di aver programmato il Piano Difesa delle risorse genetiche delle popolazioni animali. Sottolinea l’importanza dell’archeologia nello studio genetico e ambientale delle razze. Anche le lingue hanno la loro eredità biologica. Questi studi di genetica antica permettono di operare meglio sulle razze attuali. Le produzioni alimentari corrispondono alla evoluzione delle piante e alle condizioni ambientali. La necessità di importare animali comporta un approfondimento sulle razze autoctone. Agli animali vanno attribuiti gli stessi diritti dell’uomo. La letteratura e l’arte spesso considerano così importanti gli animali, da farne oggetto di splendide opere. Immensa è l’utilità degli animali, soprattutto di quelli che forniscono alimenti nutrizionali. La biodiversità è in stretto collegamento con il ciclo della natura. Sia l’uomo, che gli animali, hanno esigenze di ordine climatico e alimentare.

Lo studioso si ferma a lungo a descrivere le caratteristiche climatiche e ambientali della Murgia antica, una zona molto particolare della Puglia.

Il discorso di Dario Cianci verte poi sul dromedario, animale resistente al caldo e alla sete e va in seguito sulla ricotta, alimento molto antico, consigliato a bambini e anziani, sul latte d’asina con le sue proprietà nutrizionali; importante per la grande somiglianza al latte materno, usato anche per la bellezza della pelle e considerato nel Medioevo “elisir di giovinezza”.

Troviamo ora la descrizione delle proprietà che possiede il caciocavallo, vanto alimentare della nostra regione. Lo scienziato decanta le qualità alimentari, terapeutiche e persino afrodisiache del latte di cammello, ritenuto prodigioso soprattutto dai popoli islamici.

Il cerchio scientifico del Professor Dario Cianci si chiude con il capitolo La nutraceutica, la scienza che esorta ad attenersi all’alimentazione naturale, mentre il percorso di Santa Fizzarotti Selvaggi si conclude con i versi Sentieri di seta e con il capitolo Alchimia, che comprende alcune ricette emblematiche della nutrizione naturale.

Si è potuto constatare quanto Elena Ciani nella Prefazione e Donato Matassino nella Presentazione hanno scritto per le pagine introduttive. Si può affermare, infatti, che dalla lettura di questo libro provengono riflessioni ed insegnamenti validi per la vita, degni di essere trasmessi alle attuali e future generazioni.

Al rigore scientifico dello studioso Cianci fa da contraltare la linea poetica e psicologica di Santa Fizzarotti Selvaggi, cosa che la dice lunga sulla possibilità di connubio tra Scienza e Poesia.

Infatti Scienza e Poesia, in felice binomio, hanno percorso un lungo cammino, procedendo per sentieri diversi, per raggiungere una meta comune: evidenziare e sottolineare l’importanza della biodiversità scientificamente, umanamente e artisticamente intesa.

Mauro Mogliani, relazioni e amori nel nuovo libro 'Cerco te'

di REDAZIONE - Mauro Mogliani presenta “Cerco te”, un thriller psicologico che indaga a fondo nelle relazioni interpersonali, nel bisogno di amore e attenzioni che, se non appagato, lascia cicatrici che possono portare a compiere i gesti più inconsulti. Un romanzo che analizza le motivazioni che spingono anche l’essere umano più insospettabile alla vendetta e alla violenza, mentre racconta il dissidio interiore dell’ispettore Nardi, un uomo dilaniato dai sensi di colpa, gettato suo malgrado in un gioco perverso in cui il tempo è il suo peggiore alleato. Un thriller avvincente vincitore del premio speciale al concorso nazionale di narrativa gialla-thriller-noir “Premio Tettuccio 2019”.

TRAMA. L’ispettore Piero Nardi riceve una lettera misteriosa firmata “Nessuno” che annuncia un gioco perverso: quattro donne verranno sequestrate in successione e liberate dopo sette giorni. La quinta vittima, questa volta un uomo, non sopravviverà. Il potenziale rapitore assicura che le donne, una volta rilasciate, staranno meglio di prima. Il gioco ha effettivamente inizio; la cittadina marchigiana di Tolentino è nel panico. Le donne vengono rapite e rilasciate dopo una settimana in stato confusionale; non ricordano più nemmeno chi sono. Spetterà a Nardi, con l’aiuto dell’ispettore Gambuti, scoprire cosa lega le vittime per anticipare le mosse di Nessuno, capirne gli intenti e impedire che compia l’annunciato e drammatico finale.

BIOGRAFIA. Mauro Mogliani esordisce nel 2014 con il thriller psicologico Nessuno sa chi sono io, pubblicato da Italic&Pequod. Nel 2015 pubblica per la stessa casa editrice Racconti per insognia.  Nel 2016 esce in ebook La confessione, facente parte del progetto "FeelBook: il libro che segue le tue emozioni". Nel 2018 pubblica per Leone Editore il thriller Cerco te, vincitore del premio speciale al concorso nazionale di narrativa gialla-thriller-noir “Premio Tettuccio 2019” e del premio speciale al concorso internazionale di poesia e narrativa di Prato “Un Tessuto di Cultura 2019”.

Giovanni Capurso: lo scrittore pugliese presenta il nuovo romanzo ''Il sentiero dei figli orfani''

BARI - Il giornalista e scrittore pugliese Giovanni Capurso presenta “Il sentiero dei figli orfani”, il suo terzo romanzo di formazione che racconta le memorie giovanili di Savino, un uomo che ripercorre il suo passato e rivive le fasi di quel delicato passaggio che dalla fanciullezza conduce all’adolescenza. Ambientato in un piccolo paese lucano, San Fele, un luogo “fuori dalla storia e dagli eventi”, il romanzo descrive i primi turbamenti d’amore e i primi schiaffi ricevuti da una realtà che opprime il desiderio di evasione del giovane, ansioso di conoscere il mondo. Da adulto tornerà nei luoghi che in un tempo lontano l’hanno lasciato orfano, e comprenderà infine il senso del suo viaggio.

Il sentiero dei figli orfani di Giovanni Capurso è un romanzo che accompagna per mano il lettore in una storia semplice e poetica, in una vicenda di vita vissuta in cui in tanti si potranno rispecchiare. Nel racconto della gioventù di Savino Chieco vi è infatti tutta la forza e la bellezza di quel luminoso periodo della vita, ma anche tutta l’incertezza di chi è in bilico tra due fasi dell’esistenza, di chi ha da poco sperimentato la crudezza della realtà ma non ha ancora gli strumenti per fronteggiarla. Savino ormai adulto ripensa con nostalgia al suo passato, a quella “curiosa creatura” dickinsoniana che lo aggredisce con la sua vividezza, con le sue domande senza risposte, con il suo carico di dolore non ancora metabolizzato. Ricorda la semplicità del suo paese, San Fele, in cui la vita scorreva al ritmo della natura, e ripercorre un’estate fondamentale per la sua crescita, un’estate in cui per la prima volta conosce da vicino la morte, e l’amore. La soglia che la madre lo spinge ad attraversare, per entrare nella stanza in cui riposa la salma della nonna, è infatti il confine che di lì a poco Savino supererà per iniziare a costruire la propria identità. La morte è per i bambini qualcosa di troppo lontano, un evento che non può toccarli personalmente; rendersi conto che invece fa parte della vita di tutti è il primo trauma che permette di crescere. Il primo amore è una devastazione dei sensi, e al pari della morte porta nella vita un senso di precarietà che confonde le labili certezze di Savino. Il romanzo è il racconto del passaggio, non privo di conseguenze, che dalla fanciullezza porta all’adolescenza, vissuto da un ragazzo che si sente imprigionato in un’esistenza che non gli appartiene, in un luogo in cui non c’è futuro. Savino vuole conoscere il mondo, vuole vedere il mare, quella distesa sterminata in cui sfocia il fiume sulle cui rive ha giocato fin da bambino, lo stesso fiume che rappresenta il limite dei suoi sogni di libertà. Una libertà incarnata nel personaggio di Adamo, che, come il suo illustre omonimo, non ha più una casa ed è in continuo viaggio alla ricerca di un posto a cui appartenere. Il sentiero dei figli orfani è un romanzo che ricorda agli adulti quali sogni splendevano nei loro giovani cuori; un’opera che riflette sulla situazione ancora attuale dei ragazzi che sono costretti ad emigrare dai loro paesi per potersi costruire un futuro dignitoso. Una delicata riflessione sul tempo che passa, sui desideri sfumati e sull’importanza di ritornare sui propri passi per chiudere un cerchio, per comprendere il proprio percorso e non sentirsi più orfani della propria terra.

TRAMA. In un’estate torbida agli inizi degli anni Novanta, il giovane Savino si affaccia all’età acerba dell’adolescenza come si affrontano i sentieri in salita del suo paese, San Fele, in Lucania, tanto in alto che gli altri sembrano “presepi accartocciati”. Da “principiante della vita” scruta senza troppa curiosità il carattere malinconico del padre Michele, quello un po’ bizzarro dello zio Gaetano, da cui ha ereditato il “demone del dubbio”, e si lascia rasserenare dai modi placidi della madre Carmela; un ménage familiare, il suo, animato da duelli verbali con il fratello Aldo, dal ricordo di antenati sconosciuti e dalle scorribande con Radu, detto l’Anguilla. L’idillio verrà spezzato dalla frequentazione di Adamo, forestiero con alle spalle una figlia perduta e il buio della galera, che concretizzerà un processo di crescita assieme all’infatuazione per la bella Miriam, ragazza di città audace solo in apparenza. Su uno sfondo pietroso ma vivido e tra atmosfere ancestrali, si apre uno scorcio di vita che è quella degli orfani della Lucania, di coloro, cioè – e Savino non farà eccezione – che dopo un’adolescenza passata a chiedersi cosa sia il futuro lasciano la propria terra ma non abbandonano le loro radici.

Giovanni Capurso (Molfetta, 1978) è docente di Filosofia e Storia, giornalista e scrittore. Ha pubblicato i romanzi di formazione Nessun giorno è l’ultimo (Curcio Editore, 2015), La vita dei pesci (Manni Editori, 2017) e Il sentiero dei figli orfani (Alter Ego Edizioni, 2019). Scrive regolarmente per numerosi periodici e blog.

Quel pianeta-Alzheimer ancora inesplorato


di FRANCESCO GRECO - Il caso ha voluto che ricevessi questo libro il giorno in cui sono andato far vista a zia Maria. Tutto ebbe inizio quando dimenticava accesi i fornelli del gas, oggi quando riesce a riconoscere i nipotini si fa festa.

Poi ho fatto un salto alla RSSA (vicino Taranto) dove da un anno è ricoverata zia Graziella. Sta bene per i suoi 90 anni e la demenza senile. Era diventata ingestibile, così i miei cugini l’hanno ricoverata. 
   
Ero seduto accanto a lei, quando in un angolo ho visto un giovane dai capelli neri seduto su una carrozzina, che mangiava avidamente da una  scodella di plastica. 
  
Mi hanno detto che ha 50 anni, nell’altra vita era un docente universitario, ha avuto un ictus, eccolo là…
   
Non ho potuto che riflettere sull’imponderabilità dei destini, la fragilità della vita. E ho continuato a farlo con “L’esperienza del limite” (Vivere la vita, vivere la malattia), Quorum Edizioni, Bari 2019, pp. 90, euro 7,00.
   
Un volume collettaneo (bella la cover, le foto di Carmen Lilia Stolfi scorrono come le sequenze di un film in bianco e nero), in cui si affronta la vecchiaia e le sue tante patologie (Cicerone diceva che l’anzianità è di per sé una malattia, laddove fossimo riusciti a non averne di gravi) con la leggerezza di una farfalla di campo e la consapevolezza che gli déi sono capricciosi e sottinteso il suggerimento di vivere la vita e goderla appieno senza farsi ingannare dai dis-valori della modernità. Come dicevano i latini: carpe diem, o nel Medioevo: del doman non v’è certezza…
   
Con pudore, dolcezza, a tratti poesia, Chiara Cannito, Lizia Dagostino, Grazia Depalo, Sabino Lafasciano, Onofrio Pagone, Nicola Pice frugano - ognuno per le sue competenze e interessi - negli anfratti della terza età e della sua patologia più drammatica, gli angoli più segreti, per restituirci un universo complesso, misterioso, inesplorato, che vive intorno a noi e con cui sappiamo relazionarci – come individui e come comunità – assai poco. 
   
Con cui siamo in credito di attenzione, sempre in cerca di una sintonia possibile, una modulazione di frequenza che potrebbe solo arricchirci, renderci più umani.      
   
E non si può non essere d’accordo con Gabriella Salvini Porro, presidente di Alzheimer Italia: “Lo scopo è che le persone affette da demenza si sentano ancora parte attiva della comunità e possano parteciparvi attivamente”.    
   
Uno “scopo”, una mission per la quale si deve lavorare intensamente (istituzioni e singoli), non solo per la riconoscenza che dobbiamo ai nostri anziani (domani lo saremo anche noi), ma anche come segno di un avanzamento sulla via della civiltà. 

'100 poesie del Ribelle', la nuova raccolta poetica di Mario Contino

BARI - Si intitola “100 Poesie Del Ribelle” l'ultimo libro pubblicato dal ricercatore e scrittore pugliese “Mario Contino”, edito da “Pedrazzi Editore” e già disponibile sul circuito “Amazon” e ordinabile presso qualsiasi libreria.

Una raccolta poetica, non la prima per l'autore, ma un lavoro importantissimo che cela una denuncia sociale, il malumore di quanti avvertono di vivere in un mondo vuoto e privo di valori.

Abbiamo così chiesto direttamente a Contino di darci qualche maggiore dettaglio su questa sua ultima “fatica” letteraria.

D: Come mai ha deciso di scrivere una raccolta poetica in rima?
R: La rima baciata, o incrociata, ha da sempre rapito la mia immaginazione. Le rime del Pascoli o del D'Annunzio rappresentano ancora oggi le mie poesie preferite, capaci di suscitare emozioni uniche ed autentiche. Capirà bene che al giorno d'oggi i ragazzi conoscono, come unica forma di frase in rima, i testi di questo o quel rapper, che tutto sono tranne che poesia. Ho scelto di scrivere 100 versi strutturati secondo una metrica precisa: tre quartine in rima alternata, per far comprendere che la rima è musica di per se, e può esprimere concetti profondi, trasmettere messaggi di fondamentale importanza.

D: I suoi studi sul folklore e sul “mistero” hanno influenzato anche questo libro?
R: Chiaramente alcune poesie contengono “messaggi” decifrabili solo da chi è in possesso delle giuste “chiavi di lettura”, non si tratta di verità assolute né di insegnamenti, non sono né un profeta né un maestro, ma indubbiamente sono messaggi di indiscutibile importanza ed in grado di variare il modo di percepire il mondo per chi dovesse riuscire a decifrarli.

D: Ha detto che è rivolto ai ragazzi. Perchè?
R: Perché loro sono il futuro ed il presente, e se riuscissero a cambiare il loro presente potrebbero salvare il loro futuro. Per far questo occorre, prima di tutto, risvegliare l'umanità che giace assopita in tutti loro, ossia la capacità innata e forse unica di riuscire ad emozionarsi, a ridere, a piangere, a provare compassione, a stupirsi delle piccole e grandi cose della vita, e soprattutto ad inorridire osservando ciò che ci circonda.

D: Quanto c'è della sua vita personale in questo libro?
R: Indiscutibilmente tanto, mi sono tolto molti sassolini dalla scarpa, come di dice in questi casi. Ho anche voluto omaggiare i miei affetti, donarli un pizzico di immortalità, perché nel ricordo si vive in eterno.

D: Perché dovrebbero comprare il suo libro?
R: Perché la vita merita risposte, ma ancor prima che queste arrivino occorre porsi le giuste domande. Oltre a ciò, credo che la poesia sia il nutrimento dell'anima, e Dio solo sa di quanto nutrimento ha bisogno, oggi, l'anima umana. Certo non parlo di Fede, mi riferisco al sentimento, che poi rappresenta anche i pilastri di ogni fede, ma ciò è secondario. È nato prima il sentimento è poi la fede, questo libro punta a riaccendere il sentimento.

Con tali premesse non possiamo che augurarci che il nuovo lavoro di Mario Contino possa essere apprezzato, e che il giovane autore possa riscuotere il giusto riconoscimento per il suo instancabile impegno.

Libri, Marco Ciriello racconta il suo Maradona


di PIERO LADISA – Diego Armando Maradona è considerato, insieme a Pelé, uno dei due giocatori più forti della storia del calcio. 

Tra le varie biografie riguardanti il 'Pibe de Oro' vi è una che si differenzia dalle solite: quella scritta dal giornalista Marco Ciriello (collaboratore de Il Messaggero e Il Mattino) dal titolo Maradona è mio amico (2018, pp. 192, € 16) edito da 66thand2nd. 

Nel suo racconto, suddiviso in tanti piccoli capitoletti, l’autore racconta l’ascesa di Maradona passando dai sogni di un ragazzo argentino di Villa Fiorito, alla definitiva consacrazione del ‘diez’ con le maglie della Selección e del Napoli fino al turbolento addio dal mondo del calcio. 


Alla carriera dell’asso argentino fa da sfondo la vita dello stesso Ciriello, che cresce nel 'mito' di Maradona. 

Due vite, quelle di Maradona e dell’autore, come due rette parallele che alla fine si intersecano in una giornata di giugno 2005 in cui Diego torna nella 'sua' Napoli per l’addio al calcio di Ciro Ferrara. 

L’opera di Ciriello è consigliata a tutti coloro che vogliono approcciarsi alla vita di Maradona seguendo un taglio differente rispetto a quello dei tradizionali ritratti sul 'Pibe de Oro'.

Da Stoccolma a Hong Kong una sola preghiera: "Salviamo la Terra"

di LIVALCA - Fin da quando il famoso pittore Apelle tirava ogni giorno qualche linea con il suo pennello («Nulla dies sine linea», Plinio) il mondo nuovo, o presunto tale, ha continuato ad essere una grande locanda in cui entrare, mangiare, riposarsi e ripartire… poi è giunta lei, Greta Thunberg da Stoccolma, che ci ha spiegato che lo stato generale, in sintesi la salute,  della locanda necessita di interventi non più rinviabili. 

Valentina Giannella, giovane giornalista italiana che vive a Hong Kong, messa alle strette da domande specifiche dei suoi figli, ha deciso di pubblicare un originale, dettagliato e completo  libro sul fenomeno della ragazzina svedese: «Il mio nome è Greta» (Centauria srl, Milano, 2019), avvalendosi di splendide illustrazioni di Manuela Marazzi, una botanica e naturalista napoletana molto nota nell’ambiente.

La Giannella è nata a Milano da padre nativo di Trinitapoli, giornalista e scrittore che  ci ha abituato spesso ad operazioni di ‘salvataggio’ artistico intellettuale (Operazione salvataggio, gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre, Chiarelettere, Milano,2014),  che la deve avere influenzata non poco su quali siano le ‘operazioni’ da intraprendere nel corso della vita,  tanto è vero che  la signora può essere considerata una cittadina del mondo e ha trovato il tempo e la voglia di fondare, con una socia, una dinamica agenzia foto giornalistica e una società di consulenza editoriale per le imprese italiane che vogliano espandersi in Cina.

Divagazione pilotata: in  questi giorni esce un volume fuori commercio a cura di Dario Cianci e Santa Fizzarotti Selvaggi dal titolo «Il mosaico della felicità. Biodiversità tra scienza, arte e poesia» ( Levante editori, Bari, 2019), da cui si evince che questi temi sono stati anche trattati in passato, ma sono rimasti ‘lettera morta’, come spesso avviene in tutto il mondo, perché disturbano il nostro vivere quotidiano.  Lo scienziato professore Cianci è scomparso qualche anno fa, ma questo libro, nel rendergli omaggio, puntualizza una verità cui tutti dovremmo attenerci.  Dice Dario Cianci : « Una sfida  della comunità scientifica è la ricerca dei raffinati meccanismi che avrebbero determinato le prime forme di vita sulla Terra.  Le argomentazioni ideologiche , filosofiche o teologiche non possono sostituire la base empirica per dimostrare che hanno ragione gli evoluzionisti o i creazionisti. Senza pregiudizi e preconcetti, il modello che si adatta meglio ai reperti che saranno resi disponibili deve essere accettato come il più plausibile. E’ consentito anche agli scienziati di dedicarsi alla religione o alla filosofia; ma che tutti sappiano che non parlano da ricercatori, ma da credenti o filosofi».

Divagazione libera: queste svedesi le studiano tutte per restare in primo piano.  Per la generazione mia e del padre di Valentina  - il famoso Salvatore (nomen omen) specializzato in ‘salvataggi’- le svedesi erano un mito per il loro modo disinvolto di vivere ( per piacere femministe sono stato in una classe al liceo in cui eravamo 6 ragazzi e 26 ragazze e tutto è filato liscio nel  pieno rispetto e amicizia ) e non  ci riesce difficile comprendere come  questa determinata ragazzina sia riuscita un venerdì di un giorno qualsiasi a far scendere per strada due milioni di persone che si ispirano ai valori della Green Nation ( scienza, giustizia e impegno).

Pensate mezzo secolo fa in  azienda i nostri collaboratori davano del ‘fissato’ (licenza più che poetica…filiale) a mio padre perché esortava a spegnere le luci una volta terminato il turno di lavoro e a non sprecare l’acqua quando si lavavano le mani ¬- il genitore invitava tutti, giornalisti compresi,  a consultare un testo utilissimo  curato dal professore Giorgio Nebbia  «Il problema dell’acqua» (Cacucci 1969) ¬¬-  e oggi sono i  nipoti di quei signori che ci pregano di porre rimedio allo ‘scempio’ messo in atto da una parte considerevole dell’umanità.

Il volume di Valentina Giannella ci spiega con efficace semplicità che quello che oggi chiamiamo effetto serra  - leggendo la spiegazione del libro ritengo di aver compreso anch’io il fenomeno e quindi penso di essere in grado di spiegarlo al mio nipotino - era stato scoperto nel lontano 1824 dal fisico francese Fourier, in sostanza gli scienziati avevano percepito che nel tempo la temperatura sulla Terra sarebbe aumentata. 

Il capitolo denominato cambiamento climatico mi ha sconvolto, specialmente quando analizza il  tempo che abbiamo a disposizione per rimediare. Non so perché ma mi è venuta in mente una semplice frase di Papa Francesco: «Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere cosa succede» che fotografa in maniera acuta quelle che sono le nostre mancanze e i nostri ritardi.

Nel capitolo dedicato alla ‘resilienza’ (la capacità che hanno i territori di resistere ai fenomeni naturali) ho trovato molte situazioni che da anni  illustra e denuncia il meteorologo Luca Mercalli: « La crescita è lenta, la rovina è rapida», «I modelli di consumo e di crescita del XX secolo non possono più essere sostenuti», « La realtà è che nella meteorologia appena si esce dall’ovvio si entra nell’assolutamente complesso»  e mi sono convinto che il problema Africa, siccità e alluvioni causate da deforestazione, deve vedere impegnata l’intera Europa non  nella spartizione dei migranti, ma nella soluzione dei problemi;  aiutando le autorità di quei luoghi a mettere in atto misure che noi stessi abbiamo difficoltà a recepire, convinti che si tratta di interventi lunghi e faticosi che non danno grande ‘visibilità (Oleum et operam perdidi) politica. Orazio  diceva non ‘essere così insensato da portare legna nella foresta’ (non sono tanto ‘insanius’ da avventurarmi nella citazione latina), che noi con logica odierna potremmo adattare in questo modo : è insensato privare la foresta di tutta la legna.  

La cosa non è  semplice ma un suggerimento ci arriva dalla  scienziata astrofisica Margherita Hack  che ci ha lasciato perle semplici e condivisibili da mettere in atto, da credenti e non credenti di destra e sinistra, immediatamente: «L’interesse per la scienza e le sue applicazioni dovrebbe essere inculcata nei bambini già dalle prime classi elementari», «Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e, quindi, siamo davvero tutti fratelli».

Valentina Giannella riporta alcune parole di Greta che ci segnano profondamente, fino a far crollare certezze e rovinarci il ‘meritato riposo’ :  «Stiamo sacrificando la biosfera per la ricchezza di una piccola parte della popolazione: La sofferenza di molti paga il lusso di pochi. Il sistema non funziona e va cambiato : dobbiamo concentrarci sull’equità».   Questa ragazzina svedese vanta una parentela - onestamente il libro non precisa il grado o forse sono stato io ‘incapace’ di dedurlo - con Svante Arrhenius il fisico e chimico premio Nobel nel 1903 per la sua teoria sul trasferimento di ioni visti come responsabili del passaggio di elettricità.  Questo scienziato, così mi ha riferito l’amico Pietro, è stato il primo a comprendere quel determinato passaggio da cui è scaturita una teoria nota in questi ultimi anni come ‘panspermia’ (…teoria che ritiene che i semi della vita siano stati sparsi per l’Universo e che la vita sulla Terra sia iniziata  con l’arrivo di detti semi…).

Io penso che il libro ‘chiavi in mano’ debba essere acquistato da tutti i centri che fanno informazione (le televisioni  e magari in primis quelle che vengono finanziate con il canone ) perché come diceva il poeta, scrittore di Sant’Arcangelo di Romagna Tonino Guerra : «  Non è vero  che uno più uno fa sempre due, una goccia più una goccia fa una goccia più grande».   

Per la serie che le uniche gioie che sia dato all’uomo di godere, sono quelle della famiglia, vi dico che le  immagini dei personaggi famosi che completano il mio scritto sono opera di un artista  digitale di nome Giacomo e di cognome Giannella. 

Valentina e Greta ci rammentano che fin  dai tempi degli antichi Romani vi era un proverbio «Non multa sed multum» (Quintiliano) che non è un invito a non studiare, ma  a fare, ognuno nel proprio campo, poche cose ma fatte bene.  

Meno ‘reality’  e  più  vita reale per tutti  è un richiamo che ci riconduce alla asserzione  che la ‘scienza non vale se non diventa coscienza’ e che non solo le carte geografiche vanno continuamente aggiornate, ma anche i nostri stili di vita e non perché lo chieda una ‘signorinella’, ma perché lo esige il futuro di tutti : NOI facciamo parte di quel futuro.

Libri: una pubblicazione di Petrone, Gelardi e Polito dedicata ai Santi protettori degli otorinolaringoiatri


di GRAZIA STELLA ELIA - Un nuovo libro mi arriva in omaggio: “I Santi protettori degli otorinolaringoiatri tra storia, leggenda e tradizioni”, (ECA Edizioni, Pescara 2019), un libro dal titolo singolare, opera di tre autori di tutto rispetto: Domenico Petrone, Matteo Gelardi e Vittorio Polito, tre uomini ai quali stanno a cuore la laringoiatria e i Santi che ne sono i protettori.

Come giustamente dice il prefatore Claudio Vicini, “salute del corpo e salute dell’anima” sono “un binomio che accompagna l’uomo dagli albori della sua comparsa sulla terra”.

Alla salute del corpo provvede la medicina; della salute dell’anima si occupa la religione.

Interessanti sono dunque le informazioni che si possono trarre dalla lettura di queste pagine.

È universalmente risaputo che il Santo protettore della gola è San Biagio; molto meno si sa di San Cono, il Santo protettore del naso e dell’orecchio che, insieme alla gola, costituiscono la triade di organi di cui si occupa l’otorinolaringoiatria. Ebbene, oltre a San Biagio, a proteggere gli otorinolaringoiatri e i malati al naso e all’orecchio è San Cono da Naso (Me).

Si leggono infatti ben 22 pagine che descrivono la vita di San Biagio piena di peripezie eppure illuminata da straordinari miracoli. Una vita che, dopo una serie di tormenti, si chiude con la decapitazione. In molte località della Puglia San Biagio è venerato, soprattutto perché di lui si conservano le reliquie. Venerato è anche in altre nazioni e gli si deve non solo la protezione dalle malattie alla gola, ma anche quella di altri organi. Il culto di San Biagio è uno dei più diffusi in Oriente e in Occidente. In Italia, come in tutto l’Occidente, viene festeggiato il 3 febbraio.

Da pagina 32 a pagina 58 si leggono su San Cono notizie maggiormente storiche rispetto a quelle relative a San Biagio.

Conone Navacita, comunemente noto col nome Cono, proveniva da una famiglia di alto lignaggio, che di buon grado lo avrebbe visto diventare un politico o un militare, ignara com’era della predisposizione di lui alla santità. Conone infatti non tardò a seguire i suggerimenti del cuore e si fece sacerdote, monaco di San Basilio, abbandonando volentieri la ricchezza e gli agi della sua famiglia, ben lontana dal pensarlo eremita in una grotta “umida e malsana”.

Mosso dal desiderio di visitare Gerusalemme, parte per la Palestina dove, stando accanto a bravi medici, diviene medico anch’egli, guaritore di malattie riguardanti il naso e l’orecchio. Tornato in patria, sente il bisogno di isolarsi e si ritira nella grotta di San Michele, dopo aver donato ai poveri l’eredità lasciatagli dai genitori.

Seguono tante altre notizie che sanno di leggenda. Conone passa per traversie dolorose, da cui però esce forte e luminoso, continuando a compiere prodigi fino alla morte, avvenuta all’età di 91 anni e la grotta di San Michele ospita la sua tomba, meta di moltissimi pellegrini.

Dopo la morte San Cono continuò a compiere miracoli e a proteggere Naso e tutti i suoi abitanti e pertanto sono descritti i prodigi da lui operati.

I cittadini di Noto non cessano di onorare San Cono con festeggiamenti e riti religiosi che annualmente si ripetono con immensa devozione.

Il libro si rivela ricco di immagini a colori che riproducono i due Santi e le strutture ad essi dedicate. A Naso vi sono, una di fronte all’altra, due chiese, una dedicata a San Biagio e l’altra a San Cono, nelle quali si conservano tele, abiti talari, calici, stendardi, ostensori e persino le cassette delle elemosine.

L’ultimo capitolo, intitolato “Il naso e l’orecchio tra storia, curiosità e riferimenti culturali”, è davvero molto ricco di informazioni storiche e di elementi di medicina popolare. Vi si trovano annoverati, per l’epistassi, medicamenti strani e curiosi.

Sono riportati anche alcuni modi di dire inerenti al naso. Stessa cosa per l’orecchio.

Molto interessante quanto viene detto di Beethoven, il quale, nonostante la sordità, compose musiche bellissime ed eterne.

A concludere vi sono le preghiere e, dulcis in fundo, una poesia di Joseph Tusiani, il grande poeta italoamericano nato a San Marco in Lamis.

Sono versi che l’autore rivolge a San Biagio, pregandolo di proteggergli la gola, perché da essa possa uscire, “ancor squillante e pura… la Parola”.

Questo è dunque un bel libro, che si legge d’un fiato, ammirando la fluidità del dire e la chiarezza delle immagini.

A Bari arriva 'Non è successo niente', il blog di Nicolò Targhetta che ha conquistato il web


BARI - Giovedì 6 Giugno presso la Feltrinelli di Via Melo a Bari arriva lo scrittore Nicolò Targhetta che incontrerà i suoi lettori per firmare le copie del libro ''Non è successo niente'' (BeccoGiallo editore), tratto dal blog di successo che ha conquistato il web e reduce anche dall'ottimo riscontrato ottenuto all'ultima edizione del Salone del Libro.

Il libro è un mix esilarante di dialoghi alla Joe R. Lansdale e situazioni alla Woody Allen, conditi con abbondanti dosaggi di Monty Python, Pif, Stefano Benni e Guido Catalano, racconta le avventure comiche e surreali dei trentenni Nicolò, Sergej e Primo.

Pubblicate ogni giorno a mezzogiorno sulla pagina Facebook del blog, le puntate di Non è successo niente sono diventate un immancabile appuntamento quotidiano per 90.000 fedelissimi lettori, tanto da convincere Becco Giallo a raccogliere gli episodi migliori in questo libro.

“Non è successo niente - racconta l’autore Nicolò Targhetta - è quello che dicevo ai miei quando, da piccolo, tornavo a casa da scuola. Mi succedevano le cose più spaventose in quella scuola, cicatrici esperienziali che mi avrebbero segnato tutta la vita e io a “com’è andata oggi?” rispondevo sempre “non è successo niente”. La cosa si è ripetuta dopo l’università. 110 e lode, applausi e poi non è successo niente. Anche per colpa mia, si intende. Ma mi sono scoperto a riutilizzare quella scusa. Quando qualcuno ti dice che “non è successo niente”, significa, di solito, che è successo tutto quanto.

Olimpiade, la madre di Alessandro


di FRANCESCO GRECO - Figura complessa, polisemica, sposa di Filippo il macedone e madre di Alessandro Magno (“cosmocratore”), chissà perché, Olimpiade è una donna poco studiata. Sappiamo tutto, o quasi, di altre figure mitiche dell’epoca classica, greco-romana: Medea, Cassandra, Elena, Cleopatra, Messalina, ecc., divenute delle icone immortali, archetipi scansionati (anche sotto l’aspetto psicanalitico), ma Olimpiade (“tempra di antagonista e animosità virile”) era un’illustre sconosciuta, o quasi, per di più infamata, vittima, dice Braccesi, della “macchina del fango” e di “odio di genere” e per “fini politici”, poiché condivideva la visione universale del figlio.

Attingendo a un’ampia bibliografia, intrecciando notizie di autori greci e romani, ma traendo proprie conclusioni, Lorenzo Braccesi ci offre una biografia ricca e appassionante come un romanzo in “Olimpiade Regina di Macedonia” (La madre di Alessandro Magno), Salerno Editrice, Roma 2019, pp. 174, euro 16,00.
  
La Regina è vista sotto un prisma di luce che la svela d’impeto, quasi senza rispetto, rivela ogni aspetto della personalità, anche il più oscuro della parabola esistenziale e politica, dacché influenzò l’avventura del figlio in cerca della fusione dei popoli, del governo di un solo ecumene, dei segreti del mondo, della conoscenza totale, come gli aveva insegnato Aristotele, il suo mentore. 

E, di riflesso, attraverso la sua biografia si intravede il suo tempo, il ruolo delle donne in una società patriarcale e poligamica, le dinamiche sociali, le lotte per il potere dell’aristocrazia, la spiritualità, le guerre e le loro motivazioni, la propaganda (le nozze multiple con principesse rese schiave), ecc.
   
Essendo Olimpiade la donna che mise al mondo Alessandro (anche se entrambi accreditano un amplesso divino, forse per stupire i contemporanei, oltre che i posteri), e avendo avuto madre e figlio un intenso scambio epistolare (di cui poco è rimasto), si arricchisce di contenuti anche la figura del macedone e le sue mirabili conquiste ai confini del mondo, fino alla morte improvvisa, quanto misteriosa, e la lotta per la successione. 
  
Da Diodoro a Plutarco, lo studioso attinge a fonti al netto di servilismo e propaganda. Altrimenti non sarebbero venute fuori le ombre che si profilano sulla morte di Filippo, cui moglie e figlio non sarebbero del tutto estranei (anche se ci sono più versioni).     

Ne esce un ritratto di straordinaria modernità (“donna e regina assolutamente fuori dagli schemi”), di una donna forte che “brilla di lice autonoma” (non diremo come morirà), che fu abile pr di se stessa, oltre che del figlio a cui scriveva di stare in guardia dagli amici più vicini, soprattutto quelli che gratificava. 
   
Sono i saggi palpitanti, vivi come questo che ci avvicinano alla storia, oltre che alla bellezza e alla grandezza di cui forse inconsciamente resta qualcosa nel nostro dna.

Libri: in Mediateca regionale presentato 'Cinetour'


BARI - Che il Colosseo faccia da sfondo alla terrazza del protagonista del film “La Grande Bellezza”, peraltro premiato con l’Oscar, è piuttosto evidente. Che i suggestivi Sassi di Matera diventino Gerusalemme in pellicole come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini nel 1964, “King David” con Richard Gere nel 1985 e una terza volta, nel 2002, con il film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, è noto a tutti. 

Ma i paradisi di celluloide in Italia sono tantissimi e molti sono dietro casa, anche a Bari e in Puglia. Cinetour - Guida ai set cinematografici d’Italia di Eleonora D’Uffizi (Edizioni All Around, pagg. 160, costo 12 euro) è una guida in italiano e in inglese divertente e pratica, destinata a tutti gli appassionati di “movie tourism” in cerca di novità, informazioni e chicche. Ma anche a chi vuole trascorrere un weekend o una vacanza alternativa, alla ricerca delle location cinematografiche e televisive che hanno visto protagoniste le star più amate del passato e del presente.

Il volume sarà presentato dall’autrice Eleonora D’Uffizi, giornalista romana appassionata di cinema ormai di casa nel capoluogo pugliese, mercoledì 29 maggio alle 18 alla Mediateca Regionale Pugliese (via Zanardelli 30 a Bari). A dialogare con lei la professoressa Angela Bianca Saponari, docente di Cinema e Industria Culturale all’Università “Aldo Moro” di Bari ed esperta di Turismo cinematografico. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Regione Puglia e la Fondazione Apulia Film Commission.

Tra analisi sull’importanza economica di questo settore turistico e aneddoti, non può mancare un focus sugli itinerari nostrani, dalla Puglia di Sergio Rubini al boom dei set in Salento, fino agli ultimi film in via di riprese “Si vive una sola volta” di Carlo Verdone e il “Pinocchio” di Matteo Garrone. 
Per informazioni: eleonora.duffizi@gmail.com, 334 17 90 985.

Saggi: la grande alienazione del tecno-capitalismo

di FRANCESCO GRECO - Quando a mezzanotte ordini una pizza e il rider (figura nata con la gig-economy) te la porta calda calda, forse non lo sai, ma stai alimentando una catena di alienazione. Quando la domenica pomeriggio vai al centro commerciale e prendi il tuo carrello, non sai che stai schiavizzando la commessa, che riprenderà a lavorare l’indomani mattina, lunedì.

La terza fase del capitalismo, detto tecno-capitalismo, sta cambiando i rapporti fra le classi, le persone, la socialità. 

La globalizzazione, l’uomo piegato alla merce, la virtualità in cui siamo immersi, hanno formattato il libero arbitrio, siamo massa nel senso più volgare, costretti a produrre e consumare brand talvolta nocivi alla salute, a fare lavori precari, tirati giù nella povertà, nella mani di “guru-inquisitori”, algoritmi, influencer.
  
Sarebbe già tragico e desolante, ma tutto è reso ancor più fosco appena si considera che non c’è coscienza, percezione della condizione di alienazione (“molte alienazioni, in verità…”). Non siamo liberi e pensanti per il sol fatto di armeggiare col tablet e condividere fake-news, al tempo insulso in cui, paradossalmente, la scienza e la tecnologia sono relativizzare e siamo prede di istinti millenaristici, primordiali.

Sarebbe cosa buona e giusta se la comunicazione si occupasse di questi temi, ma per vendere auto e prosciutti funziona meglio il gossip politico, dove illustri nullità vagano di canale in canale a spargere “il piacere del nichilismo”, tra grandi fratelli e amicidimaria, patologie della quotidianità.
  
“La grande alienazione”, (Narciso,  Pigmalione, Prometeo e il tecno-capitalismo), di Lelio Demichelis, Jaca Book, pp. 288, euro 25,00 (Collana “Dissidenze”), aiuta a dare un’occhiata nel burrone in cui siamo caduti, a prenderne coscienza. Magari può servire…     
  
Demichelis insegna Sociologia economica all’Università dell’Insubria e di questi temi ha già scritto.

Malattia che hai Santo che ti protegge: ‘I Santi protettori degli Otorinolaringoiatri’

di VITO FERRI - Ogni anno (3 febbraio) ricorre la festività di San Biagio, indiscusso protettore della gola e degli Specialisti Otorinolaringoiatri. L’Otorinolaringoiatra è notoriamente lo specialista di altri due apparati: l’orecchio ed il naso. Forse non è altrettanto noto che anche questi due organi di senso (udito ed odorato) hanno un Santo protettore in San Cono da Naso (Me). La curiosità di conoscere quanto di più sulla vita di questi due Santi ha indotto gli autori a ricercare nella storia, e talvolta nella leggenda, notizie sulla loro esistenza, integrandole con la storia e la tradizione popolare ci tramandano, talvolta condite da “pillole” di folclore e amenità.

In occasione del 106° Congresso Nazionale della Società Italiana di Otorinolaringologia, che si terrà a Rimini dal 29 maggio al 1° giugno prossimi, sarà fatto omaggio ai congressisti del volume “I Santi Protettori degli Otorinolaringoiatri tra storia, leggenda e tradizione” (ECA Editrice), scritto a tre mani da Domenico Petrone, direttore dell’U.O.C. di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale “Di Venere” di Bari-Carbonara, Matteo Gelardi, otorinolaringoiatra e citologo nasale al Policlinico di Bari e Presidente della Accademia di Rinologia (AICNA), e Vittorio Polito, giornalista e scrittore.

In particolare Gelardi ha scoperto che a Naso (Messina) si onora San Cono (o Conone), che insieme al più noto San Biagio, proteggono rispettivamente gli organi di senso dell’udito, del naso e della gola, coinvolgendo Petrone e Polito e dando così il via alle ricerche finalizzate alla raccolta della storia e dell’iconografia di quest’ultimo Santo, meno noto ai più.

Gelardi ha anche organizzato a Naso un esclusivo Congresso di Rinologia “Inter-Accademico AICA-IAR”, anche per saperne di più su San Cono che, come detto, risulta essere protettore del naso e dell’orecchio.

Ed ecco che Cono o Conone Navacita, figlio del conte normanno Anselmo, governatore della città, ancora ragazzo abbandonò la casa e le ricchezze e si ritirò nel locale convento di San Basilio. Trasferito al Convento di Fragalà, nel comune di Frazzanò, ebbe come maestri spirituali san Silvestro da Troina (1110-1164) e san Lorenzo da Frazzanò (1116-1162), che lo prepararono al sacerdozio. Conone, dopo l’ordinazione, continuò a manifestare segni di vocazione all’eremitaggio e, col permesso dei superiori, si ritirò in una grotta, che prese il nome di Rocca d’Almo. Ben presto la sua fama di santità superò i confini di Naso. Richiamato al monastero dai suoi superiori, fu eletto Abate. In seguito, al ritorno a Naso da un pellegrinaggio in Terra Santa, elargì ai poveri la ricca eredità del padre e si ritirò nella grotta di San Michele. La città era stata colpita da un morbo contagioso e i nasitani si rivolsero allora all’Abate che li liberò dalla malattia. Del miracolo vi è ricordo nello stesso stemma della città. Morì a 97 anni, un venerdì Santo del 28 marzo 1236. Canonizzato nel 1630, san Cono è patrono di Naso.

Il volume che racconta storia, vita, miracoli, curiosità, preghiere e poesie relative ai due Santi Biagio e Cono, si avvale della prefazione del prof. Claudio Vicini, presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatria, che valuta la pubblicazione “Molto gradevole la veste editoriale e l’iconografia, strutturata con gusto e intelligenza”, e raccomanda i lettori di “portare a termine la lettura di tutto il volumetto che ristorerà nel riposo il fisico e arricchirà lo spirito”.

La pubblicazione, che si avvale del coordinamento di Valentina Faricelli, Virginia Gigante e Antonio Lauriola, progetto grafico di Lara D’Onofrio, è stata realizzata con il contributo dell’Istituto Acustico Maico e del Gruppo Menzietti.

L’estate di Sibilla

di FRANCESCO GRECO - “Lì in fondo verso l’orizzonte iniziava implacabile un altro giorno e Sibilla non trovò sostenibile il dramma che sarebbe stato per lei uguale al precedente”. Le donne forti, appassionate, decise ad affermare se stesse sono una costante dell’universo narrativo della scrittrice triestina (ma nata negli Usa) Serena Castro Stera. 

“Non entrarono, lo fecero lì, sul gradino più alto dell’inferno, mentre le birre rotte colavano…”. Si potrebbe vagheggiare una dilatazione del proprio vissuto, quindi una carsica semantica dell’autobiografia. 

Magari intrecciata a un’istanza femminista, e femminile, di ritorno, senza la asprezze e i parossismi del politically scorrect un po’ narcisista.
   
“Sibilla amava osservare quella prova del genio umano, era ipnosi e incanto, era speranza accesa…”.  
   
Comunque sia, in “Un luogo da cui partire”, Robin Edizioni, Torino 2019, pp. 144, euro 12,00, ritroviamo il mondo declinato al femminile delle precedenti opere, “Una” (Curcio, 2017) e “Nemesi d’aprile” (Robin, 2018).
   
Qui possiamo usare due password per decodificarlo: la donna che affronta il rischio dei sentimenti e l’identità sessuale sfumata: due archetipi del nostro tempo.
   
La protagonista Sibilla è una donna in cerca di se stessa, che parte da Siracusa, dove di notte ai giardinetti cerca spunti per la sua arte e incontra un prete insonne come lei, e gira il mondo (Lisbona, Roma, Firenze, Napoli, ecc.).
   
La pittura per lei è una forma di empatia con l’altro (“Non gliene fregava niente se era un porno-prete”), il mondo, l’eros, la propria anima inquieta. Scoprirà che dietro l’apparenza, la convenzione, il conformismo che ci impasta, c’è sempre un’altra vita insospettata e più complessa. Ciò non spaventa la donna del III Millennio, di cui Sibilla incarna la forza e la luce, il modo diretto di affrontarla, senza paura. Convinta, alla fine, di poterla decodificare, scomporla come un puzzle, e magari possedere.

Al Teatro Di Cagno si presenta il libro che diventa interattivo


BARI - Il 25 maggio alle ore 21 presso il Teatro di Cagno di Bari sarà presentato il libro che diventa interattivo “TH 3000” (teatro e videoproiezione). Il testo è tratto dall’omonimo Thriller fantascientifico di Teresa Conforti Edito dalla Wip Edizioni.

In che modo la tv e le nuove tecnologie potrebbero incentivare la lettura? Libro e tecnologie multimediali: percorsi differenti per i quali è indispensabile oggi definire sentieri di collegamento.

La lettura ha smesso di essere parte del discorso pubblico al contrario dei serial o dei social. Pagina scritta e multimedialità diventano facce della stessa medaglia con la performance TH 3000 di Teresa Conforti.

Una concreta opportunità e un attrattore culturale per i giovani che preferiscono il linguaggio delle immagini o quello televisivo dei reality (spesso privi di contenuti) alla pagina scritta.

Con MEDIA BOOK (progetto sostenuto dalla Regione Puglia) gli strumenti multimediali che costituivano una minaccia per il libro e la lettura, diventano una grande occasione di promozione innovativa.

In scena Cristina Angiuli e regia Teresa Conforti. A seguire il Talk “ti racconto un libro” con gli interventi di autori pugliesi abbinato al programma MONITOR TEATRO in onda il lunedì alle 13,30 e il martedì alle 12,30 su Antenna Sud.
Tema della serata: la promozione della lettura attraverso la tecnologia.

Una cella, uno spazio apparentemente vuoto, angusto senza vie d'uscita, ma che diventa infinito grazie ad immagini, luci, ombre, visioni oniriche e musiche che dilatano lo spazio, abbattono la quarta parete e immergono lo spettatore nel mondo di TH 3000.

16 aprile 3000. Tutte le abitazioni sono dotate di telecamere di sicurezza collegate con le centrali di polizia. Con il sistema FX42 i processi si svolgono attraverso collegamenti via cavo in modalità flashback e flash forward. Il pubblico assisterà al processo virtuale di Rochester accusato di bigamia e sequestro di persona. Ma il tutto dal punto di vista della vittima Antoinette Mason, segregata in una cella per dieci anni. Elementi visivi e sonori produrranno un vortice di suggestioni ed emozioni che immergeranno lo spettatore nella storia: follia, adulterio, omicidio. Dalla cella al tribunale.

Dalla pazzia alla razionalità attraverso le testimonianze, i percorsi alternativi gli alibi. Un gioco di specchi. Un thriller mozzafiato con finale a sorpresa. 
Fondamentale a tal proposito il tipo di messa in scena che utilizzerà l'augmented reality per una scenografia immersiva. Il progetto mira a promuovere la lettura attraverso la tecnologia per favorire una partecipazione attiva dello spettatore.

Il libro si anima grazie alla tecnologia e il pubblico viene immerso nella dinamica performativa. La decostruzione del testo e la ricostruzione nella performance permetterà di catturare nuovi pubblici. II libro-spettacolo che non ha più un senso precostituito, diventa una «polifonia significante aperta allo spettatore» (Dort).

Ingresso 3 €. Nel costo del biglietto è compreso un libro a scelta, in omaggio, tra quelli messi a disposizione da WIP Edizioni.

Infotel: Il sipario – 080.5566431
Wip Edizioni – 080.5576003.

'Redènne redènne, scequànne scequànne', un contributo al dialetto barese


di VITTORIO POLITO - L’Editore WIP di Bari ha recentemente pubblicato il volume di Nicola Alberto Papagna “Redènne Redènne, Scequànne Scequànne” (ridendo ridendo, giocando giocando), un ulteriore contributo al dialetto barese che, com’è noto, rappresenta la lingua degli affetti ovvero di tutto quanto attiene ad una località e non ad un’altra. Il dialetto è anche quel cordone ombelicale che lega generazioni di persone alla propria origine e da cui trae linfa vitale. Insomma il dialetto rappresenta il DNA della nostra identità attraverso il quale siamo collocati in un posto preciso della nostra storia personale.

Ribadisco l’importanza del dialetto quale codice identificativo conosciuto solo da chi appartiene alla zona d’origine, i quali lo parlano bene e ne comprendono i significati e le sfumature. In questo senso chi parla un dialetto si auto-identifica col territorio, rafforzando così il legame culturale con la tradizione. Insegnarlo ai nostri figli significa renderli eredi di una grande ricchezza che durerà nei secoli.

Il testo riporta sommariamente notizie sui giochi di una volta, detti, proverbi e modi di dire, cenni sulla storia di Bari e di Torre a Mare, dei teatri di Bari, alcune ricette di pietanze baresi, scenette da cabaret, ecc. Insomma di tutto un po’. Dedicati dall’autore a Bari e al quartiere Carrassi, dove è nato, ed a Torre a Mare dove è vissuto per trent’anni con la famiglia.

Il volume è corredato da un breve glossario e di immagini dell’autore, di Giuseppina Boccasile e del sottoscritto, mentre la copertina è di Teresa Daugenti.

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