Movimento 17 ottobre, mobilitazione anche a Bari: sabato appuntamento in piazza Umberto


Il gruppo, nato dopo le proteste del 17 ottobre, annuncia presidi ogni sabato alle 15 in otto città italiane. Bari è l’unica piazza del Mezzogiorno inserita nella convocazione. Restano da chiarire organizzazione e partecipazione.

BARI, 21 ottobre 2026 – Un nome che richiama una data, una «M» cerchiata come simbolo e nessun volto riconoscibile. Il Movimento 17 ottobre annuncia una mobilitazione permanente contro il governo e inserisce anche Bari nella mappa delle piazze chiamate a scendere in strada. L’appuntamento è fissato per sabato 24 ottobre alle 15 in piazza Umberto, davanti al Palazzo Ateneo, con l’intenzione di ripetere il presidio ogni settimana.

La città pugliese è l’unica del Mezzogiorno tra le otto indicate dal gruppo. La convocazione è stata diffusa martedì 20 ottobre attraverso il profilo Instagram del movimento e rilanciata sul canale Telegram.

La convocazione in otto piazze

Oltre a Bari, l’elenco comprende Milano, in piazza Duomo; Bologna, in piazza Nettuno; Torino, in piazza Castello; Roma, al Circo Massimo; Firenze, in piazza Santa Maria Novella; Padova, in piazza Mazzini; e Genova, in piazza De Ferrari.

L’orario è lo stesso per tutte le città e la cadenza annunciata è settimanale, senza una data conclusiva. Tra gli slogan diffusi online figura l’obiettivo della «caduta di questo governo ladro». «Scendiamo in piazza. Riempiamo le strade di tutto il paese. Da nord a sud», si legge nella didascalia del post, che invita anche a organizzare iniziative autonome nelle città non comprese nell’elenco.

Per Bari, al momento, la comunicazione indica soltanto il luogo e l’orario del ritrovo. Non vengono specificati un eventuale corteo, un percorso, un programma dettagliato o i nomi di referenti locali e associazioni coinvolte nell’organizzazione.

Dalle proteste del 17 ottobre alla nascita del movimento

Il Movimento 17 ottobre prende il nome dalla giornata di sabato 17 ottobre, quando la rete «Italia in piazza», nata online e presentatasi come apartitica, ha promosso manifestazioni in diverse città italiane. Le mobilitazioni hanno raccolto persone, in larga parte giovani, per contestare il carovita, i bassi salari e l’aumento dei prezzi dei carburanti.

A Milano il corteo è degenerato in scontri e saccheggi nel centro cittadino, con numerosi interventi delle forze dell’ordine e persone fermate o accompagnate in questura. Tensioni si sono registrate anche in altre città, tra cui Torino e Bologna. Il giorno successivo, nuovi appelli circolati sui social hanno richiamato gruppi di giovani in piazza Duomo a Milano, dove si sono verificati ulteriori disordini.

Nelle stesse ore sono comparsi la pagina Instagram e il canale Telegram del Movimento 17 ottobre. Nella descrizione del profilo, il gruppo si presenta come «quelli delle piazze» e respinge le accuse di violenza, rivolgendole alle istituzioni.

Nelle chat circolerebbe inoltre una guida destinata a chi partecipa per la prima volta a una manifestazione, con indicazioni su come comportarsi in caso di fermi, cariche e utilizzo di lacrimogeni. Al momento, tuttavia, non risultano collegamenti accertati tra gli amministratori dei canali e gli autori dei saccheggi avvenuti a Milano.

«Non ci rappresenta nessuno»: il primo comunicato

Nel suo primo comunicato, il movimento rivendica di non avere «un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere». Si definisce un processo più che una sigla organizzata, espressione di giovani che avrebbero deciso di smettere di aspettare risposte dalle istituzioni.

Il documento individua tre principali motivazioni della mobilitazione. La prima è la sfiducia nei confronti delle istituzioni e del governo, giudicato autoritario. La seconda riguarda partiti e sindacati: il gruppo contesta sia le organizzazioni istituzionali sia le realtà di movimento accusate di voler monopolizzare le proteste. «Nessuno mette il cappello sulle nostre piazze» è una delle formule utilizzate per rivendicare autonomia.

Il terzo punto riguarda la tutela dei partecipanti da quella che il movimento definisce repressione. È in questo contesto che viene spiegata la scelta dell’anonimato: «Un movimento con un capo ha un bersaglio».

Tra i riferimenti citati compaiono le proteste in Egitto del 2011, le mobilitazioni di Hong Kong del 2019 e il principio «be water», oltre alle proteste studentesche in Serbia e alle iniziative della Gen Z marocchina organizzate attraverso le chat. Il comunicato si chiude con lo slogan «Un movimento, nessun padrone».

Il testo ha raccolto migliaia di interazioni sui social, ma non sono mancate le critiche. Alcuni utenti hanno evidenziato una possibile contraddizione: un gruppo che nega a chiunque il diritto di parlare a suo nome ha comunque scelto di diffondere un comunicato presentato come espressione collettiva.

Il monitoraggio delle forze dell’ordine

La convocazione è oggetto di attenzione da parte degli apparati di sicurezza. Secondo le informazioni riportate, sul fenomeno sarebbero al lavoro la Polizia di prevenzione del Viminale, le Digos territoriali e gli organismi di informazione. Anche in Puglia sarebbero monitorati profili social e chat, con l’obiettivo di individuare eventuali promotori e valutare possibili rischi per l’ordine pubblico.

Finora, sul territorio regionale, non sarebbero emersi segnali particolarmente allarmanti. La situazione resta comunque da seguire in vista dell’appuntamento di sabato.

Sul piano politico, dopo i disordini del 17 ottobre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto alle opposizioni di prendere le distanze dalle violenze. I sindaci di centrosinistra delle principali città, compreso quello di Bari, hanno invece richiamato l’attenzione sulle tensioni sociali e generazionali, chiedendo interventi su casa, lavoro e trasporti.

Per ora, l’elemento concreto è la diffusione dell’appello e l’inserimento di Bari tra le otto piazze annunciate. Quanti risponderanno alla convocazione in piazza Umberto e chi si occuperà materialmente dell’organizzazione del presidio saranno aspetti da verificare nei prossimi giorni.