Oncologico di Bari, scontro politico sul caso Stallone: la maggioranza replica a FdI, «Nessuna lezione di moralità»
BARI – Si accende il confronto politico sulla vicenda che coinvolge Tommaso Stallone, direttore generale dell'IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. Dopo la presa di posizione dei capigruppo della maggioranza regionale, arriva l'affondo di Fratelli d'Italia, che chiede le dimissioni immediate del direttore generale e sollecita il presidente della Regione, Antonio Decaro, a rimuoverlo dall'incarico.
Fratelli d'Italia: «La sanità non è una merce, via subito Stallone»
«Non basta un'istruttoria affidata al Dipartimento Salute. Di fronte allo scandalo che ha travolto il direttore generale dell'Istituto Tumori di Bari, Tommaso Stallone, per Fratelli d'Italia c'è una sola strada: dimissioni. Volontarie o imposte», dichiarano gli esponenti del partito.
FdI ricorda che Stallone è stato nominato da Decaro nel giugno scorso, nonostante la precedente rimozione, nell'aprile 2025, dall'incarico di direttore generale dell'IRCCS di Castellana Grotte, disposta dall'allora presidente della Regione Michele Emiliano.
Secondo il partito, le dimissioni rappresenterebbero un atto necessario per tutelare l'Oncologico barese, i professionisti che vi lavorano, i pazienti e la stessa Regione.
Fratelli d'Italia richiama inoltre l'inchiesta del blogger Antonio Loconte sulla presunta incompatibilità di Stallone con l'incarico e sul trasferimento in comando della moglie del direttore generale dall'IRCCS De Bellis al Dipartimento Salute della Regione.
Nel comunicato si fa riferimento anche ai video diffusi e all'accusa di aver consegnato al blogger 5.500 euro attraverso tre bonifici istantanei in cambio del suo presunto silenzio. Circostanze che, sottolinea FdI, dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
«Di fronte ai video pubblicati e alla gravità del sistema di clientele e potere che scoperchiano, e che coinvolge a cascata altri dirigenti e imprenditori pugliesi, il direttore generale avrebbe dovuto fare un passo indietro immediato per avere piena libertà di difendersi dalle accuse. Ma, visto che non l'ha fatto, ci saremmo aspettati che fosse Decaro a rimuoverlo», affermano gli esponenti del partito.
La nota si allarga poi a una critica più generale alla gestione della sanità pugliese. FdI parla di un sistema caratterizzato, a suo giudizio, da «scambi di favori, clientelismo, amici degli amici e sprechi» e contesta le nomine dei direttori generali delle Asl effettuate a giugno, giudicate un'operazione di facciata e non una reale discontinuità rispetto al passato.
Nel mirino anche i conti della sanità regionale, con un disavanzo indicato dal partito in 369 milioni di euro per il 2025. Fratelli d'Italia ricorda di aver chiesto l'istituzione di una Commissione d'inchiesta e di aver ribadito la richiesta di un Consiglio regionale monotematico sulla sanità, senza tempi contingentati.
«Oggi quello che chiediamo a Decaro è un segnale vero di discontinuità: via subito Stallone dalla poltrona di direttore generale dell'Oncologico di Bari. La salute non è una merce. Oggi siamo qui a chiedere dignità e rispetto per i malati pugliesi», conclude FdI, richiamando anche le posizioni espresse da Francesco Diomede, presidente della rete delle associazioni pugliesi dei malati oncologici, e dalla psicologa della LILT Sara Elettra Petrassi.
La maggioranza: «Non accettiamo lezioni di moralità»
Alle accuse del centrodestra avevano già replicato i capigruppo della maggioranza regionale Minerva (Pd), La Ghezza (M5S), Fischetti (Prossima) e Passero (Per), precisando che la presidenza aveva avviato già sabato pomeriggio un'istruttoria sui fatti documentati dai filmati diffusi sul web.
«Non un richiamo formale, ma un'istruttoria circostanziata nei tempi e nelle procedure», avevano spiegato, annunciando anche l'indicazione di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
«Non siamo giudici ma amministratori pubblici e seguiamo le regole dell'amministrazione pubblica», avevano aggiunto, ricordando che esistono precisi criteri per la decadenza di un direttore generale e che la loro eventuale violazione comporta la cessazione dell'incarico.
La maggioranza aveva quindi rivolto una stoccata al centrodestra, contestandogli di non utilizzare gli stessi criteri di valutazione nei confronti dei propri esponenti.
«Non accettiamo lezioni di moralità da nessuno. Il nostro dovere è accertare i comportamenti lesivi nei confronti dell'ente e tutelare il lavoro dell'ente stesso, lasciando poi agli organi di competenza la parola sul profilo giudiziario», avevano concluso i capigruppo.
Il caso dell'Oncologico di Bari continua dunque ad alimentare il confronto politico regionale, tra richieste di rimozione del direttore generale, verifiche amministrative e accertamenti giudiziari ancora da definire.
