Capodogli su spiagge Gargano, l'esperto: "Forse per suoni in mare"
ROMA - "Un evento come lo spiaggiamento dei sette capodogli ieri sulle coste del Gargano in Puglia deve considerarsi eccezionale. Fenomeni di questo tipo sono frequenti negli oceani ma sono un'assoluta rarita' nel Mediterraneo , basti pensare che l'ultimo nel nostro mare risale all'800, avvenuto sempre nell'Adriatico". Lo ha detto Giuseppe Notarbartolo di Sciara , presidente del Comitato Scientifico di Accobams, Accordo per la Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica Contigua."Questo - continua Notarbartolo di Sciara - ci porta a supporre che lo spiaggiamento per cause naturali sia improbabile, perche' in tal caso sarebbero piu' frequenti. La direzione nella quale ci stiamo rivolgendo e' che un evento come questo sia legato all'immissione in mare di suoni a grande intensita', causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimento di petrolio. Occorre pero' ora - aggiunge - aspettare i risultati delle autopsie da parte dell'Universita' di Padova e di Las Palmas per avere dei riscontri. Se cosi' fosse esistono leggi nel Mediterraneo e in Italia che proteggono questi animali e che quindi chi conduce queste attivita' deve rispettare".
Lo spiaggiamento sull'Adriatico pugliese "e' un fatto inusuale e drammatico allo stesso tempo" per Greenpeace che e', sottolinea l'associazione ambientalista, "in stretto contatto con i tecnici intervenuti". "Riteniamo che in questo momento -spiega Giorgia Monti, della campagna Mare di Greenpeace- la cosa piu' opportuna sia lasciar lavorare gli operatori e i ricercatori affinche' vengano raccolti tutti i dati necessari. Greenpeace seguira' attentamente gli studi e le analisi che verranno fatte, e si assicurera' che chiarezza venga fatta sulle cause di questo drammatico evento".
"Purtroppo -spiega Monti- in questi casi risulta sempre molto difficile riuscire a salvare gli animali, per quanto le cause siano ancora tutte da chiarire, in caso di spiaggiamenti massivi gli animali arrivano spesso sulla costa a causa di gravi danni al loro sistema di orientamento". Quindi, anche una volta riusciti a riportarli al largo, il rischio e' che le balene disorientate e in difficolta' si lascino nuovamente trascinare verso riva, come e' successo per gli ultimi due esemplari che sono stati ritrovati oggi.
"Purtroppo eventi del genere -sottolinea Greenpeace- non sorprendono se si pensa all'uso improprio che viene fatto dei nostri mari, dalla pesca eccessiva, all'inquinamento alle aree marine industriali con rigassificatori a mare e trivellazioni petrolifere". "Chi piange di fronte a questi eventi senza aver fatto nulla prima per proteggere questi animali e l'ambiente marino in cui vivono, -conclude Monti- e' complice della morte di queste balene. Noi continueremo a lavorare perche' questa brutta storia non cada nel buio tra poco e, una volta scoperte le cause, si sviluppino meccanismi veri di protezione".
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