Consiglio regionale dice sì all'uso sociale dei beni confiscati alla mafia

BARI - E' passato all'unanimita' l'ordine del giorno del Consiglio regionale della Puglia, proposto dal centrosinistra e rivisto dall'assessore alla Trasparenza e Cittadinanza attiva, Guglielmo Minervini , d'intesa con i gruppi dell'opposizione, sulla la richiesta al Parlamento di rivedere l'emendamento alla finanziaria 2010, approvato dal Senato e che prevede la possibilita' di vendita dei beni confiscati. Dopo il confronto in una recente seduta, e' stata raggiunta l'intesa su una modifica parziale del testo, con la sostituzione della parte relativa alla richiesta rivolta alle Camere. Il documento condiviso sollecita di riaffermare ''il primato del riuso sociale dei beni confiscati, rispetto alle ipotesi di vendita'', nel quadro del contrasto alle organizzazioni mafiose e criminali.

L'alienazione di un bene sottoposto a confisca giudiziaria puo' esporsi al rischio, ''elevato in tutti i territori ad alta infiltrazione mafiosa'', di rientrare nella disponibilita' dei procedenti proprietari. E' orientamento comune nella societa' civile, al contrario, che gli ingenti patrimoni accumulati con le attivita' illecite vengano invece sottratti alle ''mafie'' in maniera certa e definitiva.

La preoccupazione espressa dal Consiglio regionale pugliese e' che l'introduzione delle possibilita' di vendere i beni possa creare incertezza nell'uso dei beni confiscati e indebolire la lotta alla criminalita' organizzata.

Vanno anche ricordate le esigenze delle associazioni e di quanti sono ''quotidianamente impegnati nella lotta alle mafie'', che vedono in quei patrimoni la risorsa per sostenere la loro attivita'. La Puglia esprime quindi l'auspicio che il Parlamento ''sappia trovare le modalita' con cui sostenere e facilitare la trasformazione dei beni confiscati in segni tangibili di legalita' e giustizia''.