PLAY: MUSICA&DINTORNI / 'Inneres auge': e Battiato cantò della malapolitica
di Michele TedescoDiscutere riguardo a un’ opera di Battiato è un po’ come provare la stessa sensazione di un insegnante, che in un colloquio con i genitori parla del profitto del primo della classe. Il più bravo. Il più intelligente.Cosa dire? “Inneres auge” è la title track che apre questo nuovo album e affronta il nostro presente nello stile tipico del maestro siciliano ( “Uno dice che male c’è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare primari e servitori dello stato? Non ci siamo capiti, e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti? Che cosa possono le leggi dove regna soltanto il denaro?” ). A questa, seguono altri 3 inediti: “Inverno” ( cover di De Andrè ), “Tibet”, e “U cuntu” ( incantevole perla cantata in dialetto siciliano e in latino ). Le altre tracce raccolgono rarità e B side. I tempi di “Gommalacca” ( disco arrangiato da Morgan, che all’ epoca si occupava di Musica e non si preoccupava di vestire Cavalli ), in cui un troneggiavano ampollose sonorità rock sono ormai lontani. La base di “Inneres Auge” è puramente elettronico-orchestrale. “Il tutto è più della somma delle sue parti”: ascoltare il Maestro Battiato è più dello sprecare parole che sempre e comunque non renderebbero giustizia a uno dei più grandi autori del nostro tempo.
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