PLAY: MUSICA&DINTORNI / "Orchestra e voce" con Renga, ritorno al passato

di Michele Tedesco
La covermania dilaga, al pari dell’ influenza, e colpisce anche i “grandi” del nostro panorama musicale. Il tributo nei confronti di un artista che possa essere stato una fonte di ispirazione o un punto di riferimento, nella storia, ha portato molto spesso a ottimi risultati. Nella minor parte dei casi, fortunatamente, è stato disastroso ( vedi Masini vs Metallica; Vasco Rossi vs Radiohead ). Un intero album di cover un po’ troppo “oldies” per l’ interprete, pubblicato sotto Natale, può sembrare un’ operazione commerciale bell’ e buona. L’ imputato è Francesco Renga, il cantante che visse due volte: una prima, in cui era la voce dei Timoria, storica band bresciana che dal 1986 al 1998 ( anno della rottura con Renga ) in cui ha firmato alcune delle pagine più belle della storia del rock italiano; una seconda in cui il Renga si riscopre cantautore della sua esperienza sanremese, e di tutto quanto i più già sanno. Parlare della capacità interpretativa di Francesco Renga è una cosa del tutto inutile. Ingaggiarlo come giudice ( dotato delle opportune competenze tecniche ) in qualche talent show non sarebbe affatto una cattiva idea. I brani raccolti nell’ album “Orchestra e Voce” sono alcuni successi degli anni ‘60, egregiamente interpretati da una delle più belle voci sulla piazza italiana. “L’ immensità”, “Un amore così grande” e la meravigliosa “Pugni chiusi” di Demetrio Stratos i suoi Ribelli, nonostante siano degli evergreen, potrebbero considerarsi come scelte un po’ troppo obsolete per un ragazzo che negli anni della loro pubblicazione probabilmente era appena nato. Tra i pezzi c’ è anche “Uomo senza età”, canzone proposta da Renga alla cinquantanovesima edizione del Festival di Sanremo. In tanti avrebbero preferito un album di inediti; altri invece che Renga non avesse mai lasciato i Timoria.