IL COMMENTO / Due ore e mezza di Vendola

di Nicola Zuccaro
Due ore e mezza di lettura interrotte da un doveroso gorgheggio di acqua minerale per illustrare la Puglia del domani che vorrà lui, Nichi Vendola, interpellato come da prassi a esporre le linee programmatiche del governatorato che lo vedrà alla guida del tacco d'Italia nel quinquennio 2010-2015. Il tanto atteso giorno arriva nella mattinata di martedì 15 giugno, con una opposizione di centrodestra piuttosto attenta nell'ascoltare il lungo intervento, a differenza di una maggioranza, quella del centrosinistra, affaccendata in telefonate, nella scrittura di bigliettini o nella visione della posta. Dinnanzi a questa diversità e contrapposizione di atteggiamenti fra i banchi delle due ali del parlamentino regionale, Vendola recita quasi la parte di Churcill nella storica dichiarazione del "lacrime, sangue e sudore", poichè, a suo avviso, la Puglia sta attraversando una fase straordinaria di cambiamento nell'ambito di una pseudo-guerra, che, pur priva degli schemi delle due precedenti, tragiche perchè sanguinose, richiede lo sforzo di tutti per comprendere la globalizzazione e, prima ancora, l'europeismo. Ma arriva la conclusione di un discorso lungo il quale, con fare enciclopedico, il confermato governatore spazia dalla Sanità ai Trasporti all'Ecologia, tracciando un bilancio del passato piuttosto che designare le linee del futuro. Due ore e mezza che forse potevano essere osservate in ossequio ai costi della politica, poichè quel discorso poteva essere distribuìto ai giornalisti e prima ancora ai consiglieri già convocati per le dichiarazioni nella seduta convocata per il 18 giugno. Povertà per il 19% dei pugliesi, pari a 800.000 abitanti, Regione impegnata in prima linea nella confisca dei beni alla mafia, e Puglia capofila nel trasporto ferroviario, nella diportistica, nel fotovoltaico, nei cineporti, nel sostegno alle imprese, nel dialogo coi sindacati, nel diritto allo studio, con un comune denominatore rappresentato dal ritorno della politica intesa come servizio, come missione. Sostantivi che hanno rubato due minuti di applausi in un'aula poco affollata e che forse si è innamorata dell'oratoria vendoliana quando l'illustre autore ha richiamato l'attenzione dell'uditorio sul concetto di federalismo.
Cosa sarà mai il federalismo? E' il dare ai ricchi, ossia alle Regioni a statuto speciale, per togliere alle Regioni povere? Tematiche, quelle richiamate, che probabilmente lanceranno Vendola, in caso di elezioni anticipate e quindi prima del 2013, alla ipotetica guida di uno schieramento di centrosinistra. Bersani permettendo.