Yara: cala gelo mediatico sulla vicenda

di Roberta Calò
Cala un velo di gelo mediatico sulla vicenda di Yara Gambirasio scomparsa il 26 Novembre dalla piccola cittadina di Brembate di Sopra. Sabato 15 gennaio nel corso di una conferenza il sindaco della piccola città di Brembate, Diego Locatelli, ha dato lettura di un comunicato dei genitori della piccola ginnasta: "Chi legge è autorizzato da parte della famiglia Gambirasio, sig. Fulvio e sig.ra Maura, a divulgare questo comunicato. Oggi 15 gennaio alle ore 15 la famiglia Gambirasio, vista la situazione venutasi a creare, i comunicati non corrispondenti alla verità e il coinvolgimento di persone che nulla hanno a che vedere con il grave fatto accaduto, chiede l'assoluto silenzio stampa per dar modo agli inquirenti e alle forze dell'ordine di svolgere l'attività investigativa con maggior serenità e tranquillità. Questo comunicato è autorizzato dalla famiglia Gambirasio e dà mandato al sottoscritto sindaco di Brembate Sopra Diego Locatelli a consegnarvi copia del comunicato".
Lo stesso Comune, con un secondo comunicato, avrebbe chiesto di abbandonare con riflettori e telecamere le strade della piccola cittadina per lasciar fare il corretto corso alle indagini e alla giustizia senza dover necessariamente intralciare il lavoro con fuga di false notizie o illazioni che potrebbero depistare erroneamente e inutilmente gli organi inquirenti.
La richiesta che non può presentarsi come un limite alla circolazione di notizie, si potrebbe porre, in un Paese in cui vige la libertà di pensiero e di espressione, come un bisogno di rispetto nel trattare tale vicenda abbandonando modalità invasive e congetture personali infondate lasciando spazio alla mera informazione entro un'ortodossa etica giornalistica.
In tale occasione hanno deciso di palesare la propria posizione anche i dipendenti della ditta Lopav-Pima di Ponte San Pietro la quale sarebbe stata coinvolta nella vicenda a seguito di precise segnalazioni. Il terzo comunicato riportava le seguenti puntualizzazioni:
1. «Sono in corso attività e indagini giuridiche nei confronti dell'amministratore delegato della società Lopav-Pima (attualmente detenuto nel carcere di Bergamo). In attesa di verificare i fatti e la sussistenza di eventuali reati, la società è gestita da un commissario straordinario nominato dal tribunale».
2. «I dipendenti che lavorano per la società Lopav-Pima sono 110 con un indotto di 250 persone».
3. «Siamo stati dipinti come mafiosi, corrotti e non onesti, in realtà siamo padri di famiglia, lavoriamo per guadagnare il nostro pane onestamente, per le nostre mogli, i nostri figli e continuiamo a farlo con la dignità insegnataci dai nostri genitori. Il sistema mediatico sta creando un mostro inesistente allo stato dei fatti».
4. «Chiediamo il diritto e il rispetto di lavorare con tranquillità senza dover essere additati da chiunque ci avvisti con i nostri mezzi. Voi fate il nostro lavoro, con dignità e professionalità, noi vorremmo fare altrettanto. Concedeteci questo sfogo, perché ogni volta che torniamo a casa la domanda dei nostri figli è: "ma è vero papà che sei mafioso?". Diteci voi cosa possiamo rispondere».
5. «Vi ringraziamo, ma è doveroso tutelare il nostro lavoro, i nostri figli e le nostre famiglie».
Gli inquirenti intanto hanno smentito che esista un testimone diciassettenne che ha visto Yara nel parcheggio del centro sportivo; i volontari invece continuano a setacciare le zone dei boschi che circondano Alzano Lombardo e le campagne di Sotto il Monte.