Anti-porcellum: countdown al 30 settembre per salvare la politica italiana

di Maria Teresa Lattarulo. C’è tempo fino al 30 settembre per firmare le richieste di referendum abrogativo della legge elettorale, ribattezzato “anti-porcellum”. Sebbene la raccolta firme si sia chiusa ai Comuni, infatti, è ancora possibile firmare ai banchetti. Nonostante non vi siano risultati certi, è probabile che sia stata già raggiunta la soglia legale di cinquecentomila firme; tuttavia la soglia di sicurezza che sarebbe auspicabile conseguire è di settecentomila.

Le richieste di referendum abrogativo, presentate alla Corte di Cassazione, l’11 luglio 2011, dal comitato referendario per i collegi uninominali, hanno ad oggetto la disciplina vigente per l’elezione delle due Camere, come modificata dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante “Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica” (c.d. “legge Calderoli”, significativamente denominata “porcellum” da un’espressione dello stesso Ministro proponente).
I quesiti sono due: il primo propone l’abrogazione integrale della legge n. 270 del 2005; il secondo è di tipo parziale, perché non abroga l’intera legge, ma interviene selettivamente sulle singole disposizioni della stessa e, precisamente, le disposizioni che modificano le regole introdotte nel 1993 dal c.d. “Mattarellum”.

Si tratta di due tecniche diverse di abrogazione che perseguono, tuttavia, il medesimo risultato: “cancellare” il meccanismo introdotto dal porcellum e far “rivivere” quello precedente, evitando, così, di provocare un vuoto normativo che condurrebbe alla paralisi del sistema.
Le caratteristiche indesiderabili dell’attuale legge elettorale sono principalmente quattro: le liste bloccate, il premio di maggioranza, le soglie di sbarramento e l’indicazione nominativa del premier.

La prima, impedendo all’elettore la scelta dei candidati e vincolando quest’ultima ai nominativi individuati dalle segreterie di partito, rende il Parlamento un consesso di nominati, anziché di eletti, svuotando di contenuto il diritto di voto sancito dall’art. 48 della Costituzione e scardinando, dunque, le basi stesse della democrazia.

Il premio di maggioranza consente alle liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti alla Camera di ottenere il 55% dei seggi, conducendo alla formazione di coalizioni eterogenee che determinano la frammentazione della maggioranza di Governo, a detrimento della sua stabilità.

Tale frammentazione è accentuata dalla soglia di sbarramento del 2% per i partiti coalizzati alla Camera (anziché del 4%, come nel sistema precedente) che conduce alla rappresentanza in Parlamento anche di partiti decisamente minori.

Infine l’indicazione del nome del candidato Presidente del Consiglio condiziona l’esercizio del potere di nomina del Presidente della Repubblica, trasformando surrettiziamente la nostra forma di governo parlamentare in un sistema “quasi” presidenziale.