Ilva: rimossi blocchi stradali, operai ancora su torri e nastri
TARANTO. Dopo la rimozione dei blocchi stradali sulle due statali vicine all'azienda, avvenuta ieri sera, e' ripresa stamane la normale attivita' lavorativa all'interno dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto.
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Alcuni dipendenti rimangono sul nastro trasportatore dell'altoforno 5, dove si trovano ormai dall'inizio della settimana, e sulla torre del camino E312. A meta' ottobre i sindacati Fim Cisl e Uilm Uil hanno programmato una manifestazione nazionale della siderurgia da tenersi in coincidenza con la conferenza di servizi che dovra' decidere sulla nuova autorizzazione integrata ambientale all'Ilva. L'iniziativa si terra' nella citta' (Bari o Roma) dove e' prevista la sede della conferenza.
"Siamo saliti sul camino perche' siamo disperati. Io ho un mutuo da pagare, 3 figli di 9 anni, 8 anni e 18 mesi e una moglie casalinga. Vogliamo lavorare, chiediamo solo questo. E sia chiaro, nessuno dell'azienda ci ha detto di protestare. Siamo spinti dalla disperazione".
Michelangelo ha 37 anni ed è uno dei 9 lavoratori dell'Ilva di Taranto sospesi a 60 metri d'altezza su una passerella del camino E312, che con i suoi 225 metri è il più alto d'Europa. E' al quarto giorno di protesta.
"ANDARE AVANTI COSI' E' DURA" - "Al momento no. Ma certamente andando avanti con l'Ilva cosi' anche per noi sara' un problema. E allora saremo costretti a comprare da un'altra parte", ha detto l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine di una iniziativa di Next, Salone europeo dell'Innovazione e Ricerca in corso a Trieste. "Ma in questa maniera, cioe' comprando acciaio, da un'altra parte - ha aggiunto - ci sara' meno produzione e meno lavoro per tutti". Secondo Bono a Taranto "il problema non e' tra il lavoro e l'ambiente. Ma il problema e' che la salute senza i soldi per mangiare non c'e"'. "Il lavoro allora bisogna farlo, non si puo' vivere senza lavoro e allora cerchiamo di farlo bene", ha concluso.
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"Siamo saliti sul camino perche' siamo disperati. Io ho un mutuo da pagare, 3 figli di 9 anni, 8 anni e 18 mesi e una moglie casalinga. Vogliamo lavorare, chiediamo solo questo. E sia chiaro, nessuno dell'azienda ci ha detto di protestare. Siamo spinti dalla disperazione".
Michelangelo ha 37 anni ed è uno dei 9 lavoratori dell'Ilva di Taranto sospesi a 60 metri d'altezza su una passerella del camino E312, che con i suoi 225 metri è il più alto d'Europa. E' al quarto giorno di protesta.
"ANDARE AVANTI COSI' E' DURA" - "Al momento no. Ma certamente andando avanti con l'Ilva cosi' anche per noi sara' un problema. E allora saremo costretti a comprare da un'altra parte", ha detto l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, a margine di una iniziativa di Next, Salone europeo dell'Innovazione e Ricerca in corso a Trieste. "Ma in questa maniera, cioe' comprando acciaio, da un'altra parte - ha aggiunto - ci sara' meno produzione e meno lavoro per tutti". Secondo Bono a Taranto "il problema non e' tra il lavoro e l'ambiente. Ma il problema e' che la salute senza i soldi per mangiare non c'e"'. "Il lavoro allora bisogna farlo, non si puo' vivere senza lavoro e allora cerchiamo di farlo bene", ha concluso.
