Sapevi che il burraco è diventato famoso grazie alla Puglia? La storia assurda


Ad oggi basta andare un po’ in giro in una grande città per imbattersi in un manifesto dove si parla di tornei di Burraco; questo nel giro di qualche decennio è diventato uno dei giochi di carte più diffusi in Italia, diventando onnipresente tanto nelle case private quanto nei circoli ricreativi, con parecchi tornei dalla copertura nazionale.

Quello che non tutti sanno è che il gioco non solo non è Italiano ma se ad oggi è così popolare è grazie alla regione Puglia e ai suoi abitanti; una storia assurda e poco conosciuta.
 
I giochi di carte e la rotta sudamericana

Il Burraco affonda le proprie radici nell'area del Rio della Plata, tra Argentina e Uruguay, dove a metà del Novecento aveva già preso forma la sua antenata diretta chiamata “canasta”. Durante il corso degli anni ottanta del novecento, il Burraco arriva in Italia facendosi strada tra le città pugliesi, e diventando rapidamente uno dei giochi più popolari di tutta Bari.

Perché Bari e non Gorizia? La risposta a questa domanda passa attraverso un pizzico di storia e sociologia. Durante il corso della seconda metà del novecento, molti emigrati sono rientrati anche brevemente in patria dopo aver costruito una vita in sudamerica, proprio tra Argentina, Uruguay e Brasile. Bari, città portuale e nodo storico delle rotte transatlantiche fra il Sud Italia e l'America latina ha visto per decenni un flusso di parenti emigrati che tornavano per le festività o in pensione, portando con sé abitudini, ricette e, fra le altre cose, anche i giochi di carte appresi dall'altra parte dell'oceano.

Ecco quindi come il Burraco entra nella tradizione locale: come un gioco insegnato di persone, che permette partite lunghe, conviviali e adatte a serate intere passate intorno a un tavolo. Durante il corso degli anni ottanta il Burraco diventa una tradizione all’interno dell’ambiente sociale ricettivo locale, dove ben si configura insieme alla socialità domestica e alla tradizione di lunghe serate tra parenti e amici.

Ecco allora che da Bari il fenomeno inizia a migrare e a propagarsi: prima ai comuni vicini e poi alle altre province, attraverso reti familiari e amicizie, tramandato come accade per la martingale strategia.

Dai salotti pugliesi alla Federazione nazionale

Durante il corso degli anni novanta il Burraco aveva ormai superato la fase del passaparola diventando un vero e proprio fenomeno sociale ben strutturato.

Nei circoli, nei bar e nei salotti privati di molte città italiane si organizzavano partite regolari, con frequenze settimanali e gruppi stabili di partecipanti; la diffusione orale delle regole, però, aveva prodotto un effetto collaterale evidente: la nascita di varianti, sistemi di punteggio e regole diverse. Per ovviare a questa frammentazione, nel 1997 nacque la Federazione Italiana Burraco, conosciuta con la sigla Fibur, che si assunse il compito di codificare un regolamento univoco e di organizzare i primi tornei ufficiali a livello nazionale.

La codifica è stata il passaggio decisivo perché è stato ciò che ha reso possibile la nascita del circuito competitivo, permettendo quindi la nascita di leghe dove giocatori provenienti da regioni diverse si sfidano, dando quindi legittimità sportiva a un passatempo nato informalmente. Nella teoria dei giochi la canonizzazione dell’attività è fondamentale per poter farla crescere, come anche ci insegnano la presenza di varianti canonizzate della stessa attività; le regole della roulette sono forse il caso più famoso di situazioni del genere.

La storia del Burraco e della Puglia è una dolce storia di assurdità italiana che mostra come i giochi di carte possano diventare veri e propri laboratori sociali, decisivi per la diffusione di pratiche in grado di allargarsi a macchia d’olio e diventa importanti per chissà quante persone.