Ilva: Casapound Italia, l'industria italiana non si spenga per i diktat della magistratura
ROMA. ''L'ultimatum della magistratura pugliese per lo spegnimento dello stabilimento siderurgico dell'Ilva entro 5 giorni è inaccettabile''. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, sottolineando che ''la decisione causerà la perdita immediata di 50/60.000 posti di lavoro (Taranto e Genova e Novi Ligure che da Taranto dipendono per le forniture di materia prima), l'uscita definitiva del paese dalla siderurgia e un danno rilevante per il nostro settore industriale trainante, la meccanica''. ''Abbiamo elaborato un primo dossier su Ilva-Taranto - aggiunge Di Stefano - esaminando i dati tecnici riportati nelle perizie e negli stessi documenti giudiziari, da cui appare chiarissimo, perchè indicato negli stessi documenti giudiziari, che lo stabilimento siderurgico è in regola con le emissioni. La stessa direttiva europea 2004/107/CE che dovrebbe portare 'fuori norma' lo stabilimento al 31/12/2012 chiarisce puntualmente di non essere una 'norma' ma una semplice raccomandazione, ribadendo che la sua applicazione non deve portare a chiusure di stabilimenti o a spese sproporzionate''.
''Ribadendo la nostra solidarietà alle maestranze di Taranto, di Genova e di Novi Ligure - conclude il vicepresidente di Cpi - ci batteremo con ogni mezzo in nostro possesso per evitare altre decine di migliaia di disoccupati e un altro colpo mortale all'economia della nazione, di cui andranno ad avvantaggiarsi i concorrenti europei ed asiatici. Nessuna vertenza deve prevedere la chiusura degli impianti, le soluzioni per la salvaguardia dell'ambiente e della salute si possono e si devono trovare mantenendo la produzione e il lavoro''.
''Ribadendo la nostra solidarietà alle maestranze di Taranto, di Genova e di Novi Ligure - conclude il vicepresidente di Cpi - ci batteremo con ogni mezzo in nostro possesso per evitare altre decine di migliaia di disoccupati e un altro colpo mortale all'economia della nazione, di cui andranno ad avvantaggiarsi i concorrenti europei ed asiatici. Nessuna vertenza deve prevedere la chiusura degli impianti, le soluzioni per la salvaguardia dell'ambiente e della salute si possono e si devono trovare mantenendo la produzione e il lavoro''.
