Ilva: inizia countdown per chiusura. Braccio di ferro Governo-magistrati

Gli altoforni dell'Ilva
TARANTO. E' partito il conto alla rovescia per l’Ilva: entro l'11 ottobre, infatit, l’azienda dovrà aver avviato le operazioni di spegnimento degli impianti così come disposto dalla magistratura. Questa della Procura tarantina è la più stringente di tutte le passate direttive sia perchè fissa una scadenza temporale, e anche abbastanza ravvicinata, sia perchè prospetta molto chiaramente che eventuali omissioni e ritardi saranno segnalati dai custodi, responsabili delle aree sequestrate, all’autorità giudiziaria.


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 I 'NO' - A non essere favorevole però il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Spegnere in cinque giorni gli impianti dell’Ilva di Taranto è "impossibile" perchè "si tratta di impianti molto complessi, e infatti ciò che chiede la procura è l’avvio delle procedure di spegnimento", ha detto al Tg2 confermando che l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) sarà pronta la prossima settimana. Clini ha ricordato che l’autorizzazione è "lo strumento che la legge stabilisce per consentire l'esercizio delle attività industriali" e quando ci sarà la nuova Aia "la procura dovrà verificare se le condizioni dell’autorizzazione soddisfino anche i requisiti stabiliti di protezione e sicurezza dell’ambiente". E ha concluso: "Mi auguro che ci sia convergenza. Sono fiducioso nella legge e questa prevede che l’Aia sia la via per consentire all’Ilva di continuare a produrre rispettando l’ambiente e la salute delle popolazioni". Per il comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", che raccoglie l’adesione anche di lavoratori Ilva non più iscritti ai sindacati metalmeccanici "fare adesso degli scioperi significherebbe protestare contro la magistratura e soprattutto creare disagi a Taranto e ai cittadini quando invece se si è giunti al punto limite la responsabilità è di Riva e dell’Ilva". Sostengono invece l'azione dei magistrati e dei custodi, diversi movimenti ambientalisti, che già venerdì sera hanno dato vita ad una manifestazione nel centro di Taranto con la partecipazione di sei-settemila persone.

La produzione d'acciaio in Italia: grafico
PROBABILE IL RICORSO - Tuttavia e’ assai probabile che già oggi l'Ilva assuma una posizione, forse con un comunicato dopo che nelle ultime ore si sono susseguite una serie di riunioni per mettere a punto la linea della società. L’Ilva negli ultimi giorni ha prima dovuto prendere atto del no della Procura e del gip al piano da 400 milioni per i primi interventi di risanamento della fabbrica, giudicato dai magistrati assolutamente inadeguato e inconsistente, e ora deve provvedere a fermare gli impianti, compreso il grande altoforno 5 che sinora ha sempre cercato di tenere al riparo per evitare contraccolpi pesanti produttivi e, conseguentemente, occupazionali. Per quanto riguarda i lavoratori, non si segnalano al momento nè scioperi, nè proteste. I sindacati non sono orientati a proclamare astensioni dal lavoro come è avvenuto nelle scorse settimane. In realtà la Fiom è già contraria da settimane agli scioperi, tant'è che dagli ultimi si è dissociata rompendo anche con Fim e Uilm. La Fim stamattina sta vedendo come organizzare le assemblee tra i suoi iscritti mentre la Uilm sarebbe tentata dagli scioperi, raccogliendo la pressione dal basso, che dice essere molto forte, ma per il momento vi un atteggiamento cauto.

"HA INQUINATO PER 40 ANNI, POSSONO ASPETTARE 4 MESI" - All'Ilva di Taranto "servono le stesse regole con cui si produce acciaio in tutta Europa. Chiaro? Non ci sono soluzioni alternative. D'altronde, se hanno consentito di inquinare per 40 anni, possono aspettare 4 mesi. O no?". A commentare così e' il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, che interviene questa mattina all'inaugurazione del nuovo impianto per la preparazione di sughi della Barilla a Rubbiano di Solignano, in provincia di Parma. "Secondo me -continua Angeletti- l'azienda non ha fatto abbastanza, ma la questione e' molto semplice: bisogna imporre all'azienda di applicare le stesse regole, ne' di piu' ne' di meno, che si applicano in tutta Europa. E ovviamente -aggiunge- non si possono chiudere le produzioni perche', nel momento in cui si chiudono, le aziende che usano l'acciaio di Riva devono comprarlo da qualche altra parte". "E ovviamente -prosegue Angeletti- non e' che aspetteranno. Quando a Taranto si tornera' a produrre acciaio, forse, cioe' mai non sapranno a chi vendere".